mercoledì 25 maggio 2016

Don Giovanni con HIV

Da: La Repubblica.it

Nuovo arresto per Valentino Talluto, l'untore dell'Hiv: avrebbe contagiato 43 persone

La richiesta della procura è stata accolta dal gip Francesco Patrone, che deve però ancora pronunciarsi su un'altra richiesta del pm: quella di epidemia dolosa. Tra i contagiati dal 32enne, anche un bambino di otto mesi, figlio di una donna con cui ha avuto rapporti non protetti


martedì 24 maggio 2016

Roberto Giachetti




Cara Rita Coltellese,

quando ho deciso di candidarmi a guidare la nostra città, l’ho fatto – con un po’ di incoscienza forse – perché non ne potevo più di vederla rappresentata come una macchia nera, come il simbolo del malaffare, del degrado, della decadenza. Non può essere questo il destino della Capitale. Questa voglia di riscatto, questa sfida alla rassegnazione è il tratto della mia campagna, il motore della nostra avventura.
Per questo diciamo #RomatornaRoma. Una città che torna ad essere amata e invidiata nel mondo. Una città dalla quale i migliori non fuggano ma nella quale i migliori vogliano impegnarsi. È uno sforzo che non si può affrontare da soli. Non fatevi ingannare, chiunque vinca le elezioni non può farcela da solo.
Ci vuole un progetto nazionale del Paese sulla sua Capitale.
Ci vuole un sindaco onesto e competente capace di decidere con le mani libere.
Ci vuole una squadra di primo livello al suo fianco, che generosamente si mette a disposizione della città.
Ci vuole una rivoluzione della macchina amministrativa del Campidoglio e un patto nuovo con chi ci lavora dentro.
Ci vuole una città pronta a fare la sua parte, ad essere coinvolta in un progetto di cambiamento: a modificare le abitudini quando serve, a partecipare e condividere le scelte ogni volta che sarà necessario.
Su tutto questo, soltanto noi possiamo offrire garanzie. La prova è nella mia storia personale: ho contribuito ad amministrare questa città nei suoi anni migliori, quando siamo stati un modello per il Paese. La prova è nelle scelte di rottura che abbiamo fatto anche rispetto al nostro recente passato: le liste pulite, la scelta di offrirle al vostro giudizio prima ancora che fossero raccolte le firme.
E una scelta di rottura, forse la più forte, la compio oggi. Senza filtri, senza riunioni di partito, senza caminetti, senza trattative. Contro il parere di molti. Per la prima volta in assoluto, un candidato sindaco presenta prima del voto la squadra con la quale governerà i nodi cruciali della città. Nessun altro candidato è in grado di farlo, nessuno di loro può permettersi questa libertà. Nessuno può contare su una squadra di questo livello, per competenza, integrità, prestigio.
Sono le donne (tante) e gli uomini (pochi) con i quali risolleveremo Roma. E anche qui si cambia rotta: mai più l’onta – una delle tante che abbiamo conosciuto grazie a Gianni Alemanno – di una giunta decaduta per non aver rispettato la presenza di donne previste dallo statuto. Anche qui cambiamo tutto: larga maggioranza di donne. Voglio proprio vedere chi avrà voglia di protestare per questo.
E ora i nomi, che tanto attendete. Ma con due premesse. La mia squadra è ben più larga di loro. E in parte la conoscete già. Ci sono i nostri candidati presidenti di municipio, innanzitutto: Sabrina Alfonsi, Francesca Del Bello, Paolo Marchionne, Emiliano Sciascia, Alessandro Rosi, Dario Nanni, Valeria Vitrotti, Anna Rita Marrocchi, Andrea Santoro, Maurizio Veloccia, Cristina Maltese, Massimiliano Pasqualini, Valerio Barletta, Daniele Torquati.
Amministratori giovani e onesti, con i quali attueremo quel decentramento di cui da anni si chiacchiera è basta. A loro trasferirò finalmente competenze e risorse e personale adeguati a metterle in pratica. Smetteranno di essere maxi frustrati e diventeranno realmente mini sindaci dei municipi che governano.
Sono i pezzi di una squadra larga, larghissima con la quale proveremo a cambiare le cose. A partire dai consiglieri comunali che saranno eletti nelle liste che mi sostengono e che comporranno una maggioranza forte e coesa, fondamentale per il progetto che dovremo realizzare. Coinvolgendo direttamente i cittadini sulle scelte cruciali con meccanismi di partecipazione diretta che abbiamo giá in mente e che sono nel nostro programma. Lo stiamo presentando scheda per scheda ogni giorno e lo conoscerete nella sua versione completa questa settimana.
La seconda premessa riguarda i nomi che sto per leggervi. Sono romani per nascita, romani per adozione o romani per scelta. Amano questa città e vogliono impegnarsi per tornare a farla splendere. Non sono espressioni di partito, di corrente, di lobby. Sono professionisti che nella maggior parte dei casi fanno lavori bellissimi, che amano molto e per i quali sono pagati meglio e corrono rischi minori degli incarichi a cui li sto chiamando. Non sono amici miei, sono amici di Roma. A loro va la mia profonda gratitudine. Per aver deciso di mettere il loro prestigio e le loro capacità al servizio della città. Per aver compreso la mia proposta, ben prima di conoscere l’esito delle elezioni. Una generosità e una libertà desuete, che sono la prova migliore di aver individuato la squadra più giusta.

I nomi della Giunta

Ho chiesto a Livia Turco di occuparsi di servizi sociali, welfare, immigrazione. Non ha bisogno di presentazioni, ha una storia che parla da sola, una donna di sinistra capace di rivolgersi a tutti. È stata un ministro apprezzatissimo e Roma ha esattamente bisogno di assessori così, capaci di fare il ministro. La passione con la quale ha accettato la mia proposta mi ha commosso.
Ho chiesto a Silvia Scozzese, Commissario del Governo per il debito di Roma di tornare a occuparsi di Bilancio e razionalizzazione della spesa del Campidoglio. Raramente ho incontrato una persona così competente e rigorosa coi numeri e insieme consapevole delle vite che ci sono dietro quei numeri.
Ho chiesto a Lorenza Baroncelli di occuparsi di Rigenerazione Urbana. Per me Lorenza è davvero un simbolo. È romana, ha studiato qui, eppure ha avuto tutte le sue soddisfazioni professionali lontano da qui. Quanti giovani romani sono in questa condizione? Lorenza ha lavorato a Milano con Stefano Boeri, ha lavorato a Londra, in Colombia, a Tirana, a San Paolo. Ha collaborato al piano strategico di Expo Milano. Attualmente è assessore al comune di Mantova e ringrazio sin d’ora il bravissimo sindaco Mattia Palazzi per la generosità e la comprensione, ma è ora che Lorenza torni a lavorare a casa sua, alla ricucitura della sua città.
Ho chiesto a Carla Ciavarella, dirigente penitenziario di lunghissimo corso di cui ho conosciuto tempra e capacità nel corso delle mie tante visite nelle carceri, di occuparsi di Patrimonio, Casa e progetti speciali. Tra questi, voglio ricordarlo proprio oggi – anniversario della strage di Capaci, giornata della legalità – le ho chiesto di occuparsi dell’Ufficio di scopo per i beni confiscati alla criminalità. Ha lavorato presso le Nazioni Unite dove ha gestito progetti contro il traffico degli esseri umani e di assistenza alle vittime di violenza in Afghanistan, Balcani, Sudafrica.
Ho chiesto a Claudia Servillo, dirigente del Ministero dell’Ambiente, di occuparsi di Ambiente e rifiuti. Ha una lunga esperienza proprio sulla gestione dei rifiuti anche in ambito comunitario.
Ho chiesto a Stefania Di Serio, esperta di mobilità e di innovazione che ha lavorato in Atac e per Umbria mobilità di occuparsi di Trasporti. È stata amministratrice nel centro storico di Roma, docente universitario di Mobilità sostenibile, è membro del board dell’Associazione Mondiale del Trasporto Pubblico.
Ho chiesto a Francesco Tagliente, già apprezzato Questore di Roma di tornare ad occuparsi della sicurezza della nostra città. Si è occupato per 40 anni di controllo del territorio, ordine e sicurezza pubblica a Roma. É stato recentemente, scelto dal Governo come prefetto a Pisa.
Ho chiesto a Marco Rossi Doria, primo maestro di strada a Roma e a Napoli, sottosegretario all’istruzione dal 2011 al 2014, membro della delegazione ONU per i diritti dell’infanzia, di tornare a occuparsi per Roma di Scuola, università, formazione professionale.
Infine ho chiesto a Marino Sinibaldi, uno dei più grandi esperti di cultura del nostro Paese, direttore di Radio Tre, presidente del Teatro di Roma, ideatore e direttore di Libri Come, la festa del libro dell’Auditorium, autore di numerosi saggi e vincitore di numerosi riconoscimenti di occuparsi di Cultura e Turismo, il nostro principale assett industriale.
Avete ascoltato nove nomi, sei donne e tre uomini. Dieci insieme a me. Al momento sono queste le persone di cui credo di avere bisogno per governare la città. Se poi, dovessi rendermi conto che ci bisogno di individuare altre figure per farla ancora più forte – o per gestire deleghe che spero di riuscire ad accorpare – lo comunicherò comunque, in questo stesso modo, prima del voto. Con loro ci saranno altri ruoli cruciali in Campidoglio, fondamentali per il buon governo della città e nel corso dei prossimi giorni presenterò anche loro.
Uno soltanto, in un ruolo chiave voglio anticiparlo. Si tratta di Alfonso Sabella, che sarà il mio capo di gabinetto. Ha combattuto la criminalità organizzata in prima linea da magistrato, ha catturato Brusca e Bagarella, ha speso la vita al servizio della giustizia. Il lavoro di lotta alla corruzione e alle infiltrazioni criminali che ha avviato a Roma merita di andare avanti.
Questa è la mia squadra. O meglio un pezzo importante di essa. Da una parte staff anonimi che guidano e telecomandano le decisioni di chi chiede il vostro voto. Dall’altra una squadra autorevole al servizio della città. L’ho offerta a voi perché penso che in questa trasparenza, nel racconto della verità sempre e comunque passi la ricostruzione di un rapporto di fiducia tra i cittadini e chi li governa. E poi perché il resto della squadra siete voi, ciascuno di voi.
Roma torna Roma, solo se ci crediamo e ci lavoriamo tutti insieme a partire dal 5 giugno.

Grazie
Roberto Giachetti


Se votassi a Roma voterei Virginia Raggi perché è l'unico modo per provare il cambiamento.
Non ho nulla contro Giachetti, se non il fatto che dentro l'Amministrazione di Roma lui c'è stato e, anche se è persona onesta, dello scandalo "Affittopoli" che durava da decenni, quindi anche quando Rutelli era sindaco e lui vice, non si è accorto. Recentemente gli ho segnalato una nicchia di codesto scandalo, quello di gente senza titolo che abita nelle Scuole Pubbliche di proprietà comunale e il Comune di Roma NON FA NIENTE. Quindi, sia che diventi Sindaco, sia che entri soltanto come Consigliere al Comune di Roma, questo impegno di dare esecuzione allo sgombero degli occupanti, che abitano negli ex alloggi degli ex custodi a spese dei contribuenti e violando le norme di sicurezza per gli alunni e studenti, norme richieste però al personale scolastico, DEVE PRENDERSELO.
Rita Coltellese *** Scrivere: Alloggi dati in uso per Servizio agli ex-custodi delle Scuole Pubbliche

Miniappalto per le fasce frangivento del Pontino

Rita Coltellese *** Scrivere: Ieri: Regione Lazio al TG3
Rita Coltellese *** Scrivere: Così funziona la Regione Lazio

Riporto i due ultimi post in ordine di tempo sul problema della cura del patrimonio verde della Regione Lazio.
L'Ente Bonifica di mussoliniana memoria pare che non ha soldi dato che deve riceverli dalla Regione che a sua volta dice di non averli.
Penso che nel nostro Paese di soldi se ne sprecano tanti, ma tanti e le cronache di ogni giorno ce ne danno conto. Quello che ogni cittadino onesto e di buona volontà si augura da anni è che le Pubbliche Amministrazioni imparino ad usarli bene, come il buon padre di famiglia (e anche e soprattutto la buona madre...).
Ho visto madri di famiglia fare economie spartane, che hanno consentito accantonamenti per investimenti utili anche per le generazioni future, e madri cicale sconsiderate che ritenevano indispensabili spese voluttuarie per poi trovarsi senza soldi per arrivare a fine mese. 
Non voglio banalizzare, ma nelle Pubbliche Amministrazioni non è differente.
Dunque la Regione Lazio elargisce soldi per cose non prettamente indispensabili e poi dichiara di non averli per curare il suo intoccabile patrimonio verde, mettendo a rischio l'incolumità dei cittadini. Sono scelte demagogiche che non tengono conto delle esigenze reali del territorio.
Dunque l'ostinazione di una cittadina come me ha prodotto un frutto: dovevano venire in aprile per la potatura dei giganteschi eucalipti, trascurati da anni, e sono venuti in maggio.
Bene! Non ci speravo più!
Però, apprendo dai diretti interessati che hanno avuto il miniappalto, di 24 piante in tutto si tratta! 10, ormai secche e pericolosissime, da abbattere e 14 in vigore da potare! 
Dovrei essere felice e lo sono... però non sono miseramente individualista e penso a questo territorio Pontino che avrebbe meritato un poco di più di un miniappalto...

Le fasce frangivento, i laghi salmastri e... in lontananza l'Isola di Ponza
Il "profilo della Maga Circe", in lontananza si intravede una delle isole ponziane, poi il lago di Paola e le serre.
L'Amministrazione Zingaretti dovrebbe avere una maggiore attenzione per questi luoghi dove in troppi rimpiangono Mussolini e la sua bonifica, in modo da mantenere bene quello che rimane di quella poderosa opera pubblica e non far sentire il rimpianto di quell'epoca ai discendenti dei coloni veneti. 

Immagini dei canali che l'Ente Bonifica deve mantenere puliti per evitare che il lavoro della bonifica non venga vanificato, sullo sfondo il Promontorio del Circeo






sabato 21 maggio 2016

Marco Pannella

Non volevo scrivere niente di Marco Pannella perché, come tutti hanno notato, anche Sorgi stamane l'ha detto ad Agorà, in vita non gli si dava tanto spazio su giornali e TV e inusitatamente da morto è una vera celebrazione corale.
Mio marito mi ha detto una cosa che mi ha fatto sorridere: "E' perché adesso si è tolto dalle scatole, ora non dà più fastidio  e quindi ne parlano volentieri." Un commento un po' ironico e solo apparentemente cinico, giacché gli esseri umani, soprattutto del mondo politico e giornalistico, ci hanno tolto ogni illusione di vera umanità.
Non ho mai votato per il Partito Radicale, anche se riconosco che alcune loro battaglie hanno aperto nuovi orizzonti di libertà.
Non condivido alcune loro scelte ed esagerazioni.
Comunque ho anch'io il mio piccolissimo aneddoto su Pannella che forse dà conto della sua atipicità come uomo politico fuori dagli schemi.
Era un giorno d'estate di un anno imprecisato e mio marito ed io scendemmo in una Roma infuocata dai Castelli Romani in un giorno forse festivo, forse era un sabato.. Scendemmo alla fermata metro di Barberini e ci avviammo lungo Via del Tritone, in discesa verso via del Corso. Non c'era che poca gente, molti erano fuori per il fine settimana o in vacanza. Ad un tratto dei ragazzi in moto urlarono a qualcuno che transitava nel marciapiedi opposto al nostro, facendomi girare a guardare verso l'altra parte della strada: "Ah Marcoooo!" Avevano gridato. E vidi Marco Pannella che risaliva Via del Tritone lentamente, senza reagire a quel richiamo un po' irrispettoso degli scooteristi. Mi meravigliai che in quel giorno non lavorativo egli camminasse solitario verso Piazza Barberini da cui noi discendevamo.
In quel periodo doveva essere deputato e quindi avrà avuto un suo ufficio presso Montecitorio che, per chi legge e non conoscesse Roma, non è molto distante da Via del Tritone. Ma lo strano è che potesse lavorare di sabato, quando i suoi colleghi non lavoravano nemmeno nei giorni feriali... Non ci pensammo più di tanto e arrivammo alla Galleria Colonna, oggi Galleria Alberto Sordi. Non ricordo cosa dovevamo fare, ma non stemmo molto, uscendo dall'uscita che dà su via del Corso. Nel tornare, proprio alla svolta fra via del Corso e via del Tritone, io camminavo girata verso mio marito che era rimasto qualche passo dietro di me, parlandogli, e mi ritrovai con la faccia contro lo stomaco di qualcuno che veniva in senso inverso. Sbattei letteralmente contro la sua camicia e mi scusai alzando confusa il viso verso quello dell'uomo altissimo che avevo "investito", lui sussurrò qualcosa di inintelligibile guardando quasi trasognato davanti a sé, non se la prese affatto e continuò il suo cammino verso Piazza Colonna, probabilmente per raggiungere il Parlamento. Recava in mano un pacchettino di carta bianca, come quello con cui avvolgono i medicinali in farmacia o i cornetti al bar.
Così solitario, vestito in giacca e cravatta con un abito chiaro, mi sembrò davvero un politico atipico. Avendo a disposizione la "buvette" non credo fosse un cornetto... Forse aveva avuto bisogno di un farmaco e la farmacia che sta a Piazza Barberini era aperta...
Tranquillo e così solo.. al lavoro un sabato..
Ricordo quando Luigi Preti lo definì "un matto" in televisione: una conduttrice gli aveva domandato cosa pensava di Pannella e lui sorridendo con bonomia, come si parla di persona da non tenere in conto, disse: "E' simpatico... ma.. è matto!" Luigi Preti ho letto che è morto nel 2009.. ma quasi nessuno se ne è accorto.
Luigi Preti

martedì 17 maggio 2016

Il Buonsenso non ha colore politico

Da: AVVENIRE.it

Bagnasco: utero in affitto colpo finale
Foto ANSA: Il Cardinale Bagnasco fra gli alluvionati in Liguria nel 2014
La legge sulle unioni civili "sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia" e "le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell'utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà". Lo ha detto il presidente Cei Angelo Bagnasco, nella relazione all'assemblea generale criticando la legge sulle unioni civili da poco approvata in via definitiva alla Camera. 

Le vere priorità del Paese sono altre è la critica che ancora una volta arriva da Bagasco. Il lavoro che manca, la povertà, le dipendenze come quelle legate al gioco d'azzardo sono i problemi del Paese rispetto ai quali "la gente vuole vedere il Parlamento impegnato senza distrazioni di energie e di tempo, perché questi sono i problemi veri del Paese, cioè del popolo. Per questo non si comprende come così vasta enfasi ed energia sia stata profusa per cause che rispondono non tanto a esigenze, già per altro previste dall'ordinamento giuridico, ma a schemi ideologici" ha detto ancora il presidente della Cei, parlando della "recente approvazione della legge sulle unioni civili".

Invece la vera emergenza è la condizione delle famiglia e l'inverno demografico con la natalità che continua a diminuire. "Si avverte l'urgenza di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico. Gli esperti dicono che la messa in atto del cosiddetto fattore famiglia sarebbe già un passo concreto e significativo", ha messo in evidenza l'arcivescovo di Genova.


Che non ho portato il mio cervello "all'ammasso" e dunque sono aperta ad ogni affermazione di buonsenso, credo sia noto a chi mi legge.
Bagnasco ha ragione e non può rinunciare alla guida etica del popolo cristiano cattolico.
Come più volte scritto ho avuto una educazione cattolica, ho militato durante gli anni della mia formazione nell'Azione Cattolica, ho avuto una evoluzione esistenziale che mi ha portato a non essere più credente in esseri invisibili e sommamente interessati all'animale Uomo, ma se una persona di Chiesa dice cose giuste sono pronta a riconoscerle.
Ho criticato e critico la Chiesa Cattolica nei suoi aspetti ipocriti e disonesti dal punto di vista economico, ma certi principi etici non posso non accoglierli come semplicemente giusti per una Società che non sprofondi nel caos.
Ho scritto che non ritengo, come urlacchiano in giro in tanti, che le Unioni Civili "siano una acquisizione di Civiltà". Dipende a quale Civiltà si tende. Ho scritto che, se proprio vogliono unirsi legalmente persone con tendenze omosessuali, gli si dia pure questo Istituto, ma che non si vesta tale richiesta con l'ipocrisia delle "coppie di fatto eterosessuali", le quali hanno, se vogliono, l'Istituto del Matrimonio Civile. Insomma c'è tanta ipocrisia anche in chi parla di "libertà" e riconoscimento dei diritti.
Ho scritto che, in un'Italia disastrata sul discorso pensioni, in cui esiste un parassitismo inaccettabile, ad iniziare dai politici che si sono varati leggi anticostituzionali perché affatto diverse da quelle applicate a tutti gli altri cittadini italiani, invece di cambiare il parassitismo pensionistico, si aggrava allungando i tempi di erogazione di una pensione di una persona omosessuale sul superstite, spesso molto più giovane. Questo mentre a chi già lavora e ai giovani che non trovano lavoro si prospetta una vecchiaia assai grama.
Le Leggi di uno Stato dovrebbero avere la connotazione dell'equità, non rincorrere gli egoismi.
Rincorrendo gli egoismi personali si arriva agli uteri in affitto e alla "rapina" degli ovuli.
Sprofonderemo in un mercato che snatura la psicologia umana fin qui studiata. Dovremo inventarci un'altra Società e, a mio avviso, non sarà migliore di questa, già così piena di difetti che per ora nessuno si è preoccupato di riformare.
Tutti si riempiono la bocca con la parola Famiglia Naturale, ma quando mai è stata aiutata la Famiglia Naturale di un uomo ed una donna che si sposano e mettono al mondo dei figli?
Posso dare testimonianza che i miei figli, nati negli anni d'oro delle nascite, 1966-1970, nel quartiere Tiburtino di Roma, dove abitavamo e dove dovevano frequentare la Scuola Elementare, avevano una scuola di zona ricavata da una palazzina di edilizia abitativa: le aule erano ricavate nelle stanze di appartamenti, non essendo edilizia scolastica. Per frequentare una Scuola degna di questo nome due riuscii ad iscriverli alla "Fratelli Bandiera", fuori quartiere, in una vera scuola: edilizia scolastica di epoca fascista!!! Per il resto dovetti pagare scuole cattoliche sia per la Scuola Materna, essendoci un limitatissimo numero di posti in quella pubblica, sia per parte delle elementari e medie, essendo i figli tre.
Per la Scuola Media di Secondo grado mi impuntai perché volevo che andassero alla Scuola Pubblica. Il Liceo di Grottaferrata, di zona per dove abitavamo in quel periodo, era ospitato nei locali di una Parrocchia, essendoci solo il progetto del Liceo Scientifico che non veniva però costruito.
Lo Stato italiano, per questo, versava tanti tanti soldi ai preti per l'affitto dell'edificio parrocchiale. I bagni spesso erano intasati e si allagavano, la palestra era umidissima e non si poteva farci esercizi senza sporcarsi e/o bagnarsi... 
Partecipai con studenti e genitori a scioperi e manifestazioni per avere il Liceo Statale. Alcuni studenti furono arrestati poi rilasciati dalla Polizia!
Ora il Liceo c'è. Ma perché i miei figli hanno dovuto fare lezione in aule fredde, in cui dovevano indossare la giacca a vento per non morire di freddo, dovendo stare necessariamente fermi per ore?
Ho il sospetto che si voleva favorire la scuola privata o gli affitti di edifici appartenenti alla Chiesa! Erano tempi in cui la Democrazia Cristiana aveva molti rappresentanti nella politica italiana...
E cosa dire degli assegni familiari per moglie e figli a carico?
Erano cifre risibili.
Così si aiutava la Famiglia Naturale allora.
Asili nido? Solo a pagamento.
Oggi è la stessa cosa!
Una mia nuora ha dovuto pagare euro 600 al mese per l'Asilo Nido semiprivato, avendo solo una convenzione con il Comune di residenza..
Per un'altra, rimasta a casa per seguire la prole, mio figlio riceve assegni familiari ridicoli, così come per i suoi figli... 
Bagnasco dunque ha ragione, anche se la Chiesa ha pensato più al suo portafoglio che alla Famiglia Naturale con la DC complice.
La Famiglia Naturale poggia solo ed esclusivamente su se stessa, al massimo, quando ci sono, con l'aiuto dei nonni, sia economico che di supporto per ogni esigenza.
Una Società che tratta così la Famiglia con figli concepiti e messi al mondo nel modo classico e naturale, non può che degenerare dietro le scelte cervellotiche di una minoranza egoista che manipola il concepimento, mentre chi potrebbe continuare a concepire secondo natura è costretto a rinunciare per le difficoltà economiche e non solo. E si meravigliano della denatalità...

lunedì 16 maggio 2016

Verità e.. automobili nascoste..

Da: Quotidiano.Net

Roma, 16 maggio 2016 - La notizia è di qualche giorno fa: Alfio Marchini, candidato sindaco di Roma per il centrodestra, dopo aver girato la città in utilitaria per la sua campagna elettorale, cambia mezzo e sale su una Ferrari grigia, lasciando all'autista la guida della più proletaria Fiat Panda. A scoprirlo, e a raccontarlo a Repubblica locale, è stato un cittadino che ha assistito al cambio d'auto in un autogrill sul Grande Raccordo Anulare.
L'imprenditore spiega che lo fa per non ostentare il suo benessere, ma non riesce a convincere gli internauti e il cambio d'auto è 'esploso' sui social network, cui va a ruota anche il candidato sindaco del Pd Roberto Giachetti.

GIACHETTI AL VELENO - "Ma Marchini è così: la mattina dice una cosa e la sera ne fa un'altra. La mattina dice che è libero dai partiti e la sera fa un accordo con Berlusconi, Alemanno e Storace. Lui è così... Non mi stupisce che quindi usi la Ferrari e poi dietro l'angolo la cambia con un'utilitaria per farsi vedere dagli elettori", è il commento al veleno di Giachetti interpellato da Agorà. 
Ho sentito anch'io in diretta stamane Giachetti ironizzare su Marchini ad Agorà.
Giachetti è una persona vera ed onesta e Matteo Renzi ha voluto che si candidasse anche per l'esperienza che egli ha avuto a lungo nell'Amministrazione di Roma. 
La mia simpatia per lui però, come per chiunque, non fa sconti sulla verità, e la verità è che lui ha lavorato a lungo con uno che si faceva fotografare in motorino, Rutelli, poi andava in Lancia Kappa e scorta a vedere come procedeva la manifestazione estiva "Big Jim" al Foro Italico dove qualcuno, che aveva conseguito laurea e specializzazioni, un giovane medico, veniva pagato Lit. 12.000 l'ora per stare in una infermeria ricavata in un sottoscala a fare la Guardia Medica di Legge per la manifestazione!
Cosa voglio dire con questo? Non solo che in questo Paese chi si fa il mazzo studiando e conseguendo titoli non trova facilmente lavoro e se lo trova viene sfruttato, come il giovane medico, mentre chi in vita sua ha fatto solo il politico, vedi Rutelli, e si finge senza pretese facendosi fotografare su un motorino, cercando di darla a bere che lui è di parche esigenze, in realtà viene strapagato e marcia in Lancia Kappa pagata dai contribuenti. Eh, già! Perché la Lancia Kappa non era sua come il Ferrari di Marchini, il quale se gira per Roma in Panda ha ragione: visto il traffico con un'auto più piccola si gira e si parcheggia meglio.
Purtroppo ho troppa memoria per non beccare in contraddizione le persone. Non era Giachetti a "fare il finto" ma, dato che era uno stretto collaboratore di Rutelli, dovrebbe ricordarsi di questi mezzucci che usava l'ex sindaco di Roma.
Lancia Kappa
 
Rutelli versione basso profilo

domenica 15 maggio 2016

Teatro e Politica

Da: La Repubblica.it Grillo e la battutaccia sul sindaco musulmano di Londra: "Se si fa esplodere a Westminster..." di EMILIO MARRESE
Spettacolo a Padova davanti a 2500 persone (paganti). Riferimenti non espliciti su Pizzarotti. E, alla fine, anche sul neo-sindaco Sadiq Khan
PADOVA. Una battutaccia sul nuovo sindaco di Londra, Sadiq Khan, di origini pachistane e religione musulmana: Beppe Grillo prima sottolinea come un fatto straordinario e positivo che "un bangladesciano" sia stato votato con tanto entusiasmo come primo cittadino della capitale britannica, lo indica come esempio delle impensabili sorprese che la vita può riservare a chiunque, dimostrazione che non si deve smettere mai di sognare e che la storia può avere svolte incredibili e spiazzanti. Poi però non resiste alla tentazione della satira dissacrante e conclude "voglio poi vedere quando si fa saltare in aria a Westminster...". E' solo una delle poche concessioni alla stretta cronaca che Grillo inserisce nel suo show.


Che dire? A me non fa ridere.
E' dello stesso tenore delle battute fatte a caldo sul pilota pazzo della Lufthansa che ha macabremente trascinato in una orrenda morte persone inermi, passeggeri che avevano pagato per finire nelle mani di un mostro folle. Fatti che fanno smarrire il pensiero nel dolore per l'orrore che la sorte ha riservato a persone innocenti, che non hanno in alcun modo cercato quello che è a loro capitato...
Stessa cosa per coloro che sono morti a causa dei folli che si fanno esplodere...
Dunque Grillo non ha giustificazioni in questi suoi smarrimenti di gusto, umanità e non so cosa d'altro...
Quelli che ridono a simili battute sono dei dementi senza spessore di umanità e di buongusto.
Grillo non è un comico né un politico quando fa così: è uno scadente battutaro da bar. 

venerdì 13 maggio 2016

Figli assassini: biologici o adottati non c'è differenza

Da: AGI.it

Coniugi presi a bastonate e sgozzati nel Cagliaritano, il figlio confessa

Cagliari - Si e' portato alla tempia la pistola del padre con cui era fuggito dalla casa del delitto, poi l'ha puntata contro gli agenti della squadra mobile di Cagliari che dopo due giorni di ricerche l'avevano rintracciato vicino a Nuxis (Sulcis). Igor Diana, 28 anni, sospettato del duplice omicidio dei genitori, Pino 68 anni e Luciana 62, massacrati a colpi di bastone e accoltellati nella loro casa di Settimo San Pietro (Cagliari), era pronto a sparare contro gli agenti, ma la pistola, una Beretta calibro 7,65, si e' inceppata e i poliziotti l'hanno colpito alle braccia prima che potesse ferirli. La fuga del giovane ieri sera e' proseguita nella boscaglia, sempre pistola in pugno, ed e' stata interrotta dai carabinieri, che l'hanno ammanettato e arrestato con l'accusa di tentato omicidio e detenzione e porto illegale di arma comune da sparo. Trasportato in ospedale al Cto di Iglesias Igor Diana ha poi confessato il delitto dei genitori. Il giovane e' ancora ricoverato con una prognosi di 60 giorni: le pallottole sparate dai poliziotti gli hanno rotto un gomito e ferito di striscio l'altro braccio. Nei prossimi giorni dovra' essere operato. Nel frattempo la sua posizione e' al vaglio del pm di Cagliari, Daniele Caria.

Ieri sera, proprio davanti al magistrato e al capo della Mobile Alfredo Fabbrocini, Diana ha rilasciato "dichiarazioni autoaccusatorie" che hanno consentito agli inquirenti di "chiudere il cerchio": contro di lui erano gia' stati raccolti numerosi elementi che fin da subito avevano spinto gli investigatori a concentrare su di lui i sospetti del duplice omicidio. Il pick-up grigio della famiglia Diana, con Igor alla guida, e' stato individuato ieri sera da uno dei due elicotteri, quello dell'Arma, impegnati nell'imponente caccia all'uomo: si temeva che il giovane potesse uccidersi o scaricare la sua violenza su persone a lui vicine, che sono state protette fino alla cattura. Nelle ore precedenti c'erano state altre segnalazioni e gia' cinque volte le forze dell'ordine avevano fermato pick-up grigi simili a quello ricercato.
I primi a inseguire Igor Diana a terra sulla strada per Nuxis sono stati tre agenti della Squadra mobile, che gli hanno imposto inutilmente l'alt. Diana ha accelerato e si e' dato alla fuga a folle velocita', mentre nella zona convergevano i rinforzi. Dopo pochi minuti il pick-up e' finito sul guard rail. Diana e' uscito armato, mentre gli inseguitori si disponevano a ventaglio di fronte a lui e gli intimavano di arrendersi. Il giovane si e' puntato la pistola alla tempia, probabilmente per cercare di distrarre gli agenti e li ha sorpresi per lucidita' e determinazione: ha improvvisamente diretto la canna verso di loro, pronto a sparare, ma e' stato maldestro, ha scarrellato e uno dei proiettili gli e' caduto, mentre un altro ha bloccato l'arma. La reazione degli agenti e' stata rapidissima: gli hanno sparato alcuni colpi raggiungendolo al gomito destro e di striscio al braccio sinistro. Igor non si e' fermato: ancora armato si e' buttato nella boscaglia, ma ormai non aveva piu' scampo. Altre due pattuglie dei carabinieri erano sopraggiunte, mentre l'elicottero continuava a seguirlo dall'altro. I carabinieri l'hanno sorpreso dietro un cespuglio, bloccato con la forza e ammanettato. Nell'auto di servizio, Igor ha perso conoscenza durante il tragitto verso l'ospedale Cto di Iglesias. Qui, dov'e' stato medicato e ricoverato, il giovane si e' ripreso e ha parlato davanti al pm. Gli inquirenti hanno richiesto gli esami tossicologici, dato che dalle testimonianze e' emerso che Igor Diana faceva uso di marijuana e hashish. 
Ha trascorso almeno due giorni nella casa del delitto coi cadaveri dei genitori adottivi percossi a bastonate e poi uccisi con coltellate alla gola. Il duplice omicidio, scoperto solo mercoledi' mattina da un parente, risale alla notte fra domenica e lunedi' scorsi. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile di Cagliari, Igor ha dormito nella villetta di Settimo San Pietro (Cagliari) la notte del massacro: il padre scalzo e in pigiama giaceva insanguinato nel seminterrato, la madre, senza vestiti, era riversa sul letto della camera al piano di sopra, con il collo tagliato e le mani ancora ferite dal coltello dal quale aveva cercato di difendersi.
La mattina dopo, Igor, cambiatosi d'abito, e' uscito tranquillamente per andare al bar, vedere amici e rifornirsi di marijuana ed e' sicuramente tornato in casa anche dopo, prima di cominciare la fuga. Il giovane, come emerso dalle testimonianze, faceva uso di droghe leggere, in particolare marijuana e hashish. Negli ultimi tempi era diventato violento e nella famiglia Diana si viveva una situazione di forte tensione. Tre anni fa il figlio maggiore, adottato quando aveva 6 anni in un orfanotrofio russo assieme al fratello Alessio, da Pino Diana, chef in pensione e volontario della Protezione civile, e Luciana Corgiolu, ostetrica, era rimasto coinvolto in un incidente stradale in cui era morto il conducente di uno scooter ed era stato accusato di omicidio colposo.
Quello dei coniugi Diana, stimati e benvoluti, sembra essere stato un delitto d'impeto, ma poi il presunto responsabile ha agito con lucidita' - secondo quanto emerso finora dalle indagini - fermandosi nella villetta per cambiarsi piu' volte d'abito. Igor Diana ha poi lasciato la casa del delitto martedi' con la pistola, una Beretta 7,65, e il pick-up grigio del padre, su cui ha dormito l'altra notte rifugiandosi in campagna: nel fuoristrada aveva anche qualche coltello e munizioni, che gli sono stati sequestrati assieme alla pistola dopo la cattura. Polizia e carabinieri l'hanno cercato ininterrottamente dalla scoperta del delitto. Igor armato poteva essere pericoloso per se stesso - aveva piu' volte minacciato di uccidersi - e per gli altri, anche per persone a lui care, con le quali, comunque, non si e' mai messo in contatto durante la fuga. Si e' mosso da solo, col telefono staccato, in modo da non poter essere geolocalizzato. Parenti e compaesani hanno, piuttosto, collaborato con le forze dell'ordine - come ha riferito il capo della Squadra Mobile, Alfredo Fabbrocini - fornendo indicazioni e suggerimenti. (AGI) 

Ho scelto questo articolo fra i tanti che narrano di questo ennesimo orrore perché chiamano l'assassino o con il suo nome o definendolo semplicemente "il giovane".  Di un uomo giovane infatti si tratta. Mentre sentiamo definirlo in TV "il ragazzo"..
"Ragazzo" un uomo di 28 anni???!!!!
Un uomo che aveva convissuto con una giovane donna che se ne era andata con il loro piccolino di poco più di un anno. Un uomo che non era stato capace di costruirsi un futuro e che il padre adottivo cercava di aiutare attrezzando un locale di sua proprietà  a piccolo laboratorio per la pasta all'uovo, lui cuoco di professione voleva insegnargli una parte della sua arte per guadagnarsi la vita.
Ma questo Igor preferiva il bar, le droghe cosiddette leggere, ed aveva anche avuto un incidente in cui era morto qualcuno... Insomma uno che accumulava fallimenti e guai.
Alla fine, invece di uccidersi come sembra avesse minacciato più volte, ha letteralmente massacrato chi gli aveva dato amore, appoggio e protezione.
Non è perché sia stato adottato: ammazzano i genitori anche figli usciti da quel ventre che annichiliscono, inutile ricordare Pietro Maso, Erika De Nardo e altre figure sciagurate e sanguinarie... Il crimine è nella testa di chi lo compie a prescindere da tutto. Non c'è sempre un motivo, una causa scatenante, non bisogna cercare in chissà quale influenza genetica perché costui è adottato... Di Pietro Maso e la De Nardo si può conoscere la genetica: genitori, nonni, fratelli, sorelle... E si scopre che il mostro è isolato nella sua specificità. Troppo facile pensare "chissà chi erano e come erano i genitori biologici", giacché purtroppo tanti genitori biologici sono finiti sotto i colpi dei loro figli. 

Che Yara e i suoi cari abbiano Giustizia

Da: La Stampa di Paolo Colonnello

“Yara è morta tra paura e dolore dopo una lunga agonia”

La requisitoria del pubblico ministero al processo contro Bossetti
Seduto accanto ai suoi avvocati, con il maglioncino viola delle prime udienze, il carpentiere di Mapello sembra immune a qualsiasi sentimento e così si guarda intorno svagato anche quando il pm ripercorre gli istanti drammatici delle ultime ore di vita di Yara, 13 anni, abbandonata in un campo incolto a pochi chilometri da casa in una notte fredda di novembre, dopo essere stata portata con violenza tra gli arbusti, picchiata, colpita con un coltello.  

«L’abbondante produzione di acetone ritrovato tra gli organi di Yara, ha rivelato lo stress subito da questa bambina. Così come l’edema polmonare ci ha raccontato che ha avuto difficoltà respiratorie prima di morire. Stava perdendo sangue, avrà provato, dolore, paura e freddo». Ed è proprio il freddo che alla fine la ucciderà, dopo una lunga agonia, senza arresto cardiaco: morta nel peggiore dei modi, abbandonata a pochi chilometri da casa dopo essere stata picchiata, senza probabilmente, nemmeno capire il perché.  

Yara, dice il pM, «è stata aggredita lì, colpita lì, e lì è rimasta finchè la morte non è sopraggiunta». Spiega che non c’è stato trascinamento del corpo, che non è stata avvolta in un tappeto e poi portata nel campo di Chignolo, che non è stata spogliata e rivestita. Yara e al sua fanciullezza sono state vittima di un solo uomo e del suo raptus sessuale anche se non è stata violentata, sebbene il la sua maglietta sia stata sollevata, il reggiseno e i leggins tagliati fino a lasciare la famosa traccia di Dna, confrontata con ben 23 marcatori quando ne sarebbero stati sufficienti 15, formata da 18 prelievi che hanno permesso di isolare 1000 microgrammi per microlitro, restituendo un profilo genetico inequivocabile, quello di “ignoto uno”.  
Il pm fa piazza pulita di ogni suggestione, di ogni elemento spurio introdotto in questi mesi di dibattimento, di ogni fantasia che avrebbero voluto allontanare da Bossetti sospetti e certezze.  

Invece le prove e gli indizi sono tanti e fanno impressione. E i reati sono lì a raccontarlo: otre all’omicidio la calunnia, per aver cercato di attribuire a un compagno di lavoro la responsabilità dell’omicidio di Yara, la ragazzina ginnasta che forse Bossetti aveva conosciuto andando ad abbronzarsi nel centro estetico vicino a casa della bambina oppure incontrandola nei suoi giri tra cantieri e passaggi davanti alla palestra dove Yara si allenava, per poi tornare a casa stando “sotto i lampioni”, come le aveva raccomandato la mamma.


La belva in foia ha trascinato la bambina in un prato, per fortuna non è riuscita a violentarla, almeno questo orrore le è stato risparmiato, perché lei si è difesa, la belva ha tagliato i suoi vestiti, l'ha colpita per tenerla ferma, l'ha ferita con l'arma con cui le ha tagliato i vestiti, eccitata le ha eiaculato addosso, poi se ne è andata lasciandola lì. Non pensava di averla uccisa, aveva finito il suo sfogo malato senza darle colpi così forti da volerla uccidere, forse pensava che si sarebbe rialzata, che avrebbe pianto, gridato e che qualcuno l'avrebbe soccorsa, e lei, la belva, ha temuto di essere riconosciuta dalla sua vittima, e allora si è tenuta lontano da quei luoghi. Ma i giorni passavano e la bambina non si trovava... Allora, forse, la belva ha cominciato a capire che forse era rimasta lì, dove lei l'aveva lasciata... E ha capito che era morta. Forse è tornata in quel luogo per vedere se era ancora lì.
Tanti che la cercavano sono passati di là senza vedere il suo corpicino nascosto da pochi arbusti.
L'assassino ha pensato che era fortunato, che il tempo giuocava in suo favore: pioveva sul prato, cadeva la neve... Gli animaletti facevano il resto. Alla fine anche il vento ha portato qualcosa... Ma non il DNA, quello non vola con il vento, ma l'assassino forse non ha una cultura sufficiente a capire, a sapere che il DNA rimane, che gli scienziati studiano addirittura DNA antichissimi.
Viva la Scienza! Unico vero progresso di un'umanità ancora in grandissima parte ferma all'uomo delle caverne.