"Purtroppo l'Italia è un paese in cui più si alza il livello di responsabilità, meno ce la si assume quando si commettono dei reati. Ma fin quando non si vincerà la battaglia per mettere in sicurezza dalla A alla Z il Paese avremo sempre le morti, i funerali di Stato e i pianti." Dott. Vincenzo Vittorini, della Fondazione 6 Aprile per la Vita - L'Aquila
Vincenzo Vittorini è un medico, un Chirurgo, nel terremoto di 7 anni fa de L'Aquila ha perso la moglie e la figlia. Insieme al suo collega, il medico Pediatra Massimo Cinque, che nel terremoto ha perso la moglie e 2 figli, ha fondato l'Associazione "6 aprile per la Vita", con lo scopo di chiedere giustizia per quanto accaduto. Non si può certo processare la Natura, ma si può richiamare alle proprie responsabilità chi era profumatamente pagato per assicurare una sicurezza che non poteva dare. Le colpe morali sono politiche: l'aver istituito una Commissione Grandi Rischi, i cui componenti, come in tutte le Commissioni istituite dallo Stato, venivano pagati molto bene, e che non poteva certo prevenire i terremoti. Dunque inutile il processo, finito in una assoluzione della Scienza nella persona dei suoi rappresentanti in detta Commissione. Non nascondo di aver espresso la mia solidarietà ad Enzo Boschi, che mi ha ringraziato dicendo che stava vivendo un incubo. L'errore di Boschi è stato, a mio modesto avviso, accettare di far parte di quella Commissione, essendo il suo compito solo consultivo e questo servizio egli poteva darlo già semplicemente nella sua veste di Presidente dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia. Purtroppo si è sempre portati ad accettare di essere inseriti nelle Commissioni: perché sono sempre incarichi che danno ulteriore prestigio, oltre a tutto il resto. Ma la coscienza di un uomo corretto non deve mai prestarsi alla manipolazione politica: l'uso spettacolare ed inutile che il governo Berlusconi, nella persona del Responsabile della Protezione Civile Guido Bertolaso, ha fatto di quella Commissione. Inutile rassicurare la popolazione se i terremoti la Scienza sa che non possono essere previsti né temporalmente, né per l'intensità, mentre per i luoghi si conoscono solo le zone a rischio sismico e l'unica cosa che si poteva fare, già molto tempo fa, era costruire le nuove case secondo criteri di edificabilità antisisma. In questo ennesimo terremoto, si spera che l'attuale Presidente del Consiglio, lungi dal mettere su inutili e dispendiosi carrozzoni, agisca come ha detto: iniziando una vera bonifica degli edifici ad iniziare dalle Scuole, contenitori di quanto di meglio possiede una Nazione: il futuro. Mi si rimprovera, e qualcuno mi deride anche, perché non attacco e non demolisco il nostro Presidente del Consiglio e, nonostante molte cose di questo Governo non mi piacciano, continuo a credere nella sua buona volontà. Le cose che non vanno le ho denunciate e continuo a denunciarle su questo piccolo blog: la politica dell'accoglienza di un esodo interessato proveniente dai più disparati Paesi africani; l'aver fatto una legge per la "Buona Scuola" che, causa un'impostazione NON trasparente del cosiddetto algoritmo, sta distruggendo economicamente e non solo famiglie di insegnanti, spargendoli per l'Italia ed innescando una serie infinita di ricorsi sia amministrativi che legali. Stia attento Matteo, a cui voglio ancora dare fiducia, a non fare dell'Italia un Paese di deportati: né quelli dell'attuale terremoto, né chi, come sua moglie, insegna e ha il diritto di stare, se non sotto casa, almeno ad una distanza umana dalla propria casa e dalla propria famiglia.
In mezzo alla campagna laziale, circondata da poche ville e case rurali, si ergeva una villetta economica, su un terreno che non poteva dirsi un giardino, in parte tenuto pulito per averci allocato un po' di giochi di plastica per bimbi piccoli che, nonostante i colori vivaci, avevano un aspetto malinconico e disadorno.
Con il diploma di puericultrice alcune e di maestra per la scuola d'infanzia altre, non avevano trovato lavoro, come speravano, in strutture comunali, dunque si erano organizzate in cooperativa ed avevano presentato il loro progetto a quel comune della campagna laziale. Era stato accettato, e per loro era stata una vera svolta. La villetta economica, di proprietà di una di loro, era stata messa a norma e subìto i controlli del comune. Anzi, li subiva periodicamente.
Le mamme lavoratrici affidavano nelle loro mani i loro tesori e tutto sembrava procedere bene.
A chi chiedeva loro dove lasciavano i loro bambini dicevano con forzata allegria: "A "Il Leprottino"!" Sembrandogli, quel tenero nome, rassicurante.
La sorvegliante Adalgisa prese la delega che una delle mamme, che lasciava il suo bambino ad orario più lungo, causa la lontananza del suo luogo di lavoro, aveva preparato per la nonna. "Quando non ce la faccio ad arrivare in tempo verrà la nonna." Disse con un sorriso fiducioso.
Adalgisa la prese e subito il cognome di quella donna la colpì. Era un cognome raro e lei aveva un'amica con quel cognome.
Appena la nonna venne a prendere il nipotino glielo disse: "Ho un'amica con questo nome, forse è parente?"
"Non so, - disse l'anziana donna - ma di certo viene dallo stesso paese: quel cognome nasce solo da quel posto, un paesino del Molise. Mi faccia sapere come si chiama la sua amica." Concluse sorridendo.
Ma quando Adalgisa riportò il nome di quella nonna alla sua amica, questa ebbe una reazione inaspettata.
"Quella! - Disse con un sorriso che pareva un ghigno. - E' una stronza, viziata dal padre e, quando è morto, ha rinchiuso sua madre in un ospizio e le ha preso la casa. Se è per questo siamo pure parenti! Ma non nominarmi con lei! Dille che ti sei sbagliata!"
"E come faccio?!"
"Allora dille che ho cambiato casa! Ma non ci tengo a incontrare quella matta! Perché è pure matta!"
Quando la nonna si trovò di nuovo nella necessità di sostituirsi alla mamma del suo dolce nipotino, chiese ad Adalgisa se poi aveva parlato con la sua amica.
Ma quella, sfuggendo il suo sguardo, disse che aveva cambiato casa e che comunque si era sbagliata su quel cognome.
Ma l'anziana donna non era una stupida ed aveva notato la stranezza del comportamento dell'Adalgisa, dunque fece una piccola ricerca e non le fu difficile scoprire che una donna con il suo cognome abitava in quella zona.
Non sapendo cosa quella avesse contro di lei, visto che erano effettivamente anche lontane parenti, ricordò con affetto la madre di quella donna: una persona di rara bontà e sincerità. Ignorava totalmente sia l'astio che colei aveva espresso, sia le notizie calunniose e distorte che aveva proferito su di lei. Pensò, soltanto, ad una ritrosia, perché decenni erano passati senza avere più alcuna occasione di incontro, e la sfiorò anche il sospetto che tale imbarazzo potesse nascere dalla differenza di condizione economica che, già esistente alla nascita di ciascuna, non era mutata con lo scorrere della vita e ad essa si era aggiunta una differenza sempre più marcata di cultura e di ambiente.
Ma il malanimo è una malapianta che si propaga per contagio, soprattutto fra menti deboli. Così, un giorno che era andata di nuovo a prelevare quel tesoro di meno di due anni, sentì la giovanissima sorvegliante, una ragazza dai capelli neri, deridere il suo nipotino dandogli del matto. La nonna sorrise, pensando ad uno scherzo, ma quella insistette, ripetendo scherzosamente la parola rivolgendosi con reiterata incongruenza verso la nonna la quale, pur non comprendendo perché quella desse del matto a quel bimbo così tranquillo e dolce, mentre intorno piccole pesti si agitavano facendo baccano, sorrise ancora compiacente. Ma riferì a sua nuora le sue perplessità, descrivendo la puericultrice su richiesta della mamma del povero nipotino dileggiato. La giovane era meno sensibile e attenta per carattere e rassicurò la nonna dicendo che, dalla descrizione fattale, quella doveva essere Dora e che adorava suo figlio.
La nonna fu felice di essere rassicurata, anche se dentro di sé mai aveva pensato che estranei potessero "adorare" i suoi figli e sempre era stata attentissima ad ogni sfumatura li riguardasse. Ma sua nuora spesso si convinceva che, anche nel suo posto di lavoro, qualcuno "adorava" il suo bambino solo perché, incontrandolo una volta, l'aveva ricoperto di complimenti superficiali e di maniera.
Ma un giorno che dovette stare nella casa dei genitori del piccolo, perché stava poco bene e non poteva dunque andare a "Il Leprottino", scoprì con meraviglia che il bambino, appena deposto sul grosso fasciatoio per essere cambiato, cominciò ad urlare piangendo! A nulla servivano le dolci rassicurazioni della nonna, il bimbo non sembrava sentire, ma reagire automaticamente a qualcosa che lo spaventava. La donna faticò non poco a cambiargli il pannolino ma, appena vide suo figlio, gli comunicò la strana reazione: faceva così forse perché stava male? Ma il figlio la sorprese dicendole: "No, è un po' di tempo che lo fa anche con me quando lo metto sul fasciatoio per cambiarlo e anche con la madre."
La nonna non voleva mai interferire nelle scelte dei suoi figli, temendo di urtarne le suscettibilità, e mai faceva mostra della sua esperienza, ma l'istinto di protezione, verso quella povera creaturina indifesa che amava, le fece dire: "Figlio mio! Questo bambino viene regolarmente e malamente sculacciato senza ragione quando lo mettono sul fasciatoio per cambiarlo! Ne sono certa! Questo bambino ha una reazione da trauma! Ma possibile che non lo avete pensato?"
"Mamma sì. Però non abbiamo prove. Ora Graziella parlerà con qualcuno al Nido."
In seguito seppe che sua nuora aveva segnalato al Nido le strane reazioni del bimbo, che avvenivano da un po' di tempo, e riferì alla nonna, molto preoccupata, che aveva dei sospetti su una, ma sperava che, con la segnalazione, le malvagità cessassero.
La nonna pensò che qualche veleno doveva essersi sparso in quel Nido, frequentato in prevalenza da figli di gente modesta e che, se suo figlio e sua nuora avessero dato ascolto ai suoi consigli abitandole più vicino, suo nipote avrebbe potuto stare con chi lo amava e non in quell'asilo il quale, nonostante l'accattivante nome, aveva un aspetto così desolato e del personale così desolante.
"Abbiamo paura di essere dimenticati, il patrimonio edilizio è del tutto compromesso", sintetizza tra le lacrime il sindaco, Stefano Petrucci. "L'Aquila è una ferita ancora fresca, sono passati sette anni e non è ricostruita, che cosa accadrà a noi?"
Conosco bene il Geom. Stefano Petrucci, è una persona perbene, bravo e rigoroso nel suo lavoro di Perito. Si è occupato, nel suo lavoro di libero professionista, dei miei terreni, delle eredità che da quei luoghi, oggi devastati dal terremoto, mi arrivavano dalle famiglie dei miei genitori: entrambe di Tino di Accumoli. Coltellese è un cognome che, quando sono nata nel 1946, esisteva solo in quel posto e non altrove. Oggi, grazie al moltiplicarsi delle generazioni, si è sparso un po' ovunque... Ma l'origine è lì e soltanto lì. Quando ero bambina si potevano trovare sparsi in Italia molti Coltellesi Cortellesi Cortellese, ma i Coltellese erano tutti e solamente originari di quel piccolo paesino del contrafforte appenninico facente parte dell'Abbruzzo e della provincia di L'Aquila, fino alla creazione della provincia di Rieti in epoca fascista. E dell'antica provincia di appartenenza ha il destino geologico: zona di terremoti storici. Solo che uno così devastante non c'è stato da che io sono al mondo: 70 anni. In quei posti dei miei avi passavo le estati. Ricordo un terremoto in cui vedevo le antiche pietre di quei muri, tirati su nel 1300 con la rena del fiume Tronto e la calce, ballare come entrando ed uscendo dai muri stessi, per poi, passato quel frullare di spavento, ritornare immoti e a posto come se si fosse trattato solo di un effetto visivo. Quei muri non crollavano. Poi sono iniziate le ristrutturazioni, gli abbellimenti, gli ampliamenti... Sospetto non sempre con i dovuti permessi ed i dovuti controlli da parte dell'Ufficio Tecnico del Comune... E la mancanza di applicazione delle regole antisismiche, che pure in quei luoghi ci sono, comporta i disastri che ora hanno creato lutti. Il terremoto però questa volta è stato davvero forte, molto forte. Ha ragione a piangere il Sindaco Petrucci, giacché quei luoghi sono da tempo in discesa economica e i paesi si sono spopolati, rimanendo solo pochi coraggiosi giovani agricoltori e piccoli allevatori. Il Governo, Matteo e gli altri, debbono aiutare soprattutto questi giovani che sono rimasti a far vivere quei luoghi di montagna: loro sono l'avvenire di quei posti.
Estate del 1965, una mia immagine diciottenne, con colui che sarebbe diventato mio marito, in un tratturo della campagna intorno a Tino di Accumoli. Oggi solo brutte immagini...
Foto di Cecilia Coltellese da Facebook: Una strada di Tino di Accumoli con case crollate
Bene! Io non sono razzista, giacché la razza e l'etnia nulla c'entrano con questo problema, e non sono imbecille, essendo l'imbecille persona di scarsa e limitata intelligenza e credo che fin qui, 70 anni, le mie azioni ed i miei scritti possano testimoniare che ho la fortuna di avere una buona intelligenza. Proprio per questo dico a chi ci governa: NON LASCIATE L'ITALIA IN MANO A SALVINI, MA ASCOLTATE ALTRA GENTE DELLA LEGA NORD, POLITICI, CHE DICONO COSE GIUSTE E REALISTICHE. Pro-memoria:
Ma erano 20.000!!! L'Albania era alla fame grazie al governo comunista, come la Romania, la Bulgaria, l'Ungheria e tutti i Paesi dell'Est che avevano provato il Comunismo al governo.
Oggi, l'Ungheria dice questo
E non è solo l'Ungheria. Le cifre parlano al di là della PROPAGANDA portata avanti dal Governo Italiano. Difendersi si può se si vuole.
E' come dire: possono entrare tutti da tutto il pianeta, indiscriminatamente, in Italia. PER ME E' FOLLIA PURA
Ora non abbiamo più neppure la Bossi-Fini
Buonista, buonismo, brutte parole, equivoche... Esiste la bontà, l'umanità, che però non sono mai subordinate al buonsenso. Altrimenti usciamo tutti di casa e prendiamo quanti più mendicanti sporchi e affamati troviamo a dormire per strada e portiamoli in casa nostra, laviamoli, sfamiamoli, mettiamoli a dormire nei nostri letti, laviamo le loro lenzuola e non cacciamoli poi via. Assurdo? No, affatto, giacché è la coerente logica di quello che dobbiamo fare se ci diciamo d'accordo con quello che sta facendo il nostro Governo.
Svizzeri, francesi, ungheresi, austriaci, inglesi, questi ultimi che addirittura hanno preferito andarsene dall'Europa piuttosto che accettare la distribuzione degli invasori,sono tutti cattivi e disumani? Sono buoni e umani solo i nostri governanti?
Non è propaganda leghista: l'ha detto l'ex galeotto truffatore e assassino Buzzi che, scontata la condanna, è assurto a gestore delle Cooperative rosse. L'ha detto in una intercettazione dei Benemeriti Carabinieri: "...rendono più della droga..."
Una sgrammaticata scritta che insulta i nostri sempre BenemeritiCarabinieri. Chi gli ha detto di venire a casa nostra? Sarebbe più giusto dire: "Chi glielo ha consentito?" Gli stessi che gli consentono di insultare l'unico baluardo che è rimasto fra noi cittadini Italiani e l'anarchia voluta da chi ci governa.
Ancora più espliciti! Notare l'aspetto sciupato di persone che fuggono dalla guerra secondo la propaganda dei TG RAI e non solo, che li spacciavano anche per siriani, considerandoci evidentemente dei poveri selvaggi che non sanno neppure dove è collocata la Siria e le etnie che la abitano.
Facce di profughi provenienti da guerre? Scusate l'inevitabile ironia: i segni degli stenti sono evidenti sui loro volti...
Profughi e profughe (de' che? da dove?),dall'aspetto evidentemente denutrito, sbarcano da un traghetto sotto gli occhi di un povero poliziotto italiano costretto, come tutte le Forze di Polizia, ad un tour de forces perenne.
Evviva! Ce l'abbiamo fatta! Ci daranno, con le tasse degli Italiani, quello che i nostri governi non ci hanno dato!
E adesso un bel "selfie" con i nostri cellulari!
Nata con il nome di Kashetu Kyenge aKambove, nella provinciacongolesedelKatanga, da una famiglia benestante e numerosa di etnia bakunda(il padre, funzionario statale, era capo villaggio e aveva quattro mogli e 39 figli), dopo le scuole superiori decise di intraprendere gli studi dimedicinaechirurgiaall'università, ma una commissione governativa la dirottò alla facoltà difarmaciadell'Università di Kinshasa; grazie all'interessamento di un vescovo ottenne quindi nel 1983 una delle tre borse di studio messe a disposizione degli studenti congolesi per frequentare medicina all'Università Cattolica del Sacro CuorediRoma, borsa di studio che, tuttavia, non giunse.
Arrivò dunque in Italia con un visto di studioospite di alcuni religiosi e di laici impegnati in attività di assistenza.Si stabilì provvisoriamente in un collegio di missionarie laiche a Modena, lavorando nel frattempo come badante per mantenersi. Si laureò alla Cattolica di Roma per poi specializzarsi in oculistica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia.
Acquisì la cittadinanza italiana nel 1994 quando contrasse matrimonio con un ingegnere nativo di Modena ma di originecalabrese.
Questo si legge su Wikipedia, molto utile, tanto che sono già tre volte che do un piccolo contributo all'impresa, ma verifico sempre con riscontri le informazioni ivi scritte.
Avendo sposato un italiano oggi questa signora è cittadina italiana, ma quando arrivò con un permesso di studio, posso dirlo con cognizione di causa essendomi occupata di soggiorni di studio di cittadini Cecoslovacchi quando la Repubblica Ceca e la Slovacchia non erano ancora divise e non erano incluse nella UE, per poter stare per un periodo limitato sul suolo italiano bisognava che la struttura ospitante facesse immediata segnalazione alla Questura per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo, dimostrando, il responsabile di tale struttura, che era garantito un reddito dalla struttura medesima e motivando la sua presenza con valida certificazione. Nel mio caso di lavoro c'era un Protocollo d'intesa e un Accordo di scambio per studio e ricerca fra il Politecnico di Praga e la struttura universitaria per la quale lavoravo.
Nel caso della Kyenge cosa fu fatto allo scadere del periodo limitato concessole per studio lo potete leggere nelle cronache, e si capisce perché manifesti che la clandestinità non debba essere un reato.
Un Italiano manifesta con giovani neri "rifugiati", dall'aspetto solido e prestante, con una scritta propagandistica priva di senso ma ad effetto: chi è nato in questa povera Italia, figlio di italiani, nipote e pronipote di italiani non è clandestino perchè ha costruito questo Paese con i propri sacrifici e con le proprie tasse.
Questa scritta è razzista allo stesso livello delle mussoliniane leggi razziali sugli italiani ebrei, in quanto ci dichiara CLANDESTINI NEL NOSTRO PAESE!
No. Per essere cittadini bisogna contribuire a costruire un Paese e non costituire un costo. Non vi abbiamo chiamati qui e non abbiamo soldi per mantenervi come il nostro Governo sta facendo.
Il nostro Governo ci dice che per chi lavora non ci sarà pensione o quasi, che dovrà lavorare fino a vecchiaia inoltrata. Chi cerca un lavoro ha difficoltà enormi a trovarlo. Molti emigrano ma nei Paesi dove vanno NON LI MANTIENE NESSUNO, come qui si pretende si faccia con voi!
Per chi di voi vuole lavorare c'è lo sfruttamento per gli uomini e per le donne, e non siamo noi italiani onesti, che viviamo correttamente, che ce ne avvantaggiamo:
Chi non serve alle Cooperative rosse o alle ONLUS cattoliche, per pompare soldi statali, finisce a fare il bracciante sfruttato, come gli africani tratti a forza dal loro continente dai negrieri per lavorare nelle piantagioni USA. Oppure:
Prostituzione: a Ragusa sgominata organizzazione che metteva sulla strada anche bambine di 14 anni
Bambini bellissimi! Chi li mette al mondo li deve anche mantenere. Come facciamo noi Italiani. Lo Stato non ci aiuta e posso dirlo con cognizione di causa con prove e fatti, essendo madre di 3 figli e nonna di quasi 6 nipoti: 5 al mondo ed 1 quasi in arrivo.
Tutti siamo capaci ad accoppiarci e a generare se poi si pretende che il problema non sia nostro ma di altri:
Ma che bravi! Come sono soddisfatti! E che ci vuole ad accoppiarsi? Ora ve lo dobbiamo mantenere noi con le nostre tasse vostro figlio? E perché? Perché se tutte le Donne Italiane che non hanno soldi e aiuti sono spesso costrette a rinunciare ad una gravidanza, con dolore e nel più assoluto menefreghismo dello Stato Italiano e della Chiesa Cattolica antiabortista?
Ho scritto un racconto-inchiesta in proposito riportando casi reali: è pubblicato su questo blog; sotto il link per una ricerca più rapida.
Non solo la commozione per il bambino sull'ambulanza!
Questi hanno bisogno di aiuto perché li stanno uccidendo da 5 anni: Assad e tutti i gruppi ribelli, compreso Al-Nusra, quello a cui abbiamo pagato il riscatto per le due sconsiderate, chissà quante armi e bombe ci hanno comperato!
Stretta sui profughi: niente appello per chi chiede asilo
Subito dopo uno sbarco in Sicilia (ansa)
Il caso. Il disegno di legge anticipato dal ministro della Giustizia Orlando: cambiano le regole per stabilire chi ha diritto alla protezione internazionale. Tribunali ingolfati da oltre 3mila ricorsi al mese. Il governo: in caso di rifiuto espulsioni più veloci
di GIULIANO FOSCHINICancellato l'appello. Nessuna udienza per il richiedente asilo. Giudici specializzati in tema di immigrazione e aumento dell'organico nei tribunali caldi. Il Governo ridisegna le procedure giudiziarie per il diritto di asilo. A spiegare il piano, nei giorni scorsi, davanti al Comitato parlamentare che si occupa delle procedure in materia di protezione internazionale, è stato il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha scalettato i nuovi interventi normativi previsti in un decreto legge attualmente al vaglio del Governo.
Dinieghi in sei casi su dieci Oggi un richiedente asilo resta in attesa di una risposta non meno di 24 mesi: i primi 12 vanno via, in media, per istruire la pratica e ottenere risposta alla domanda di protezione presentata alla competente commissione territoriale. In caso di diniego almeno un anno poi trascorre tra il primo e il secondo grado di giudizio, visto che quasi sempre i migranti presentano ricorso contro la decisione sfavorevole.
Gli ultimi dati del ministero dicono che nel 2016 circa il 60 per cento delle domande di protezione presentate vengono rigettate. "Questo incremento - spiega Orlando - si è tradotto inevitabilmente in un altrettanto esponenziale aumento del numero delle impugnazioni in sede giurisdizionale. Durante i primi 5 mesi del 2016 nei tribunali sono stati iscritti 15mila ricorsi in materia, con circa 3.500 nuovi ricorsi al mese". Aumentano quindi i dinieghi, e crescono di pari passo i ricorsi in tribunale. Le sedi maggiormente oberate sono Napoli e Milano, seguite da Roma e Venezia. Prima che un ricorso possa essere definito, però, serve del tempo: in questi primi mesi del 2016 soltanto 985 casi sono andati a sentenza e "con una bassissima percentuale di accoglimenti totali".
Via un grado di giudizio In media un procedimento, stando ai dati del 2016, dura poco meno di sei mesi (167 giorni). "Relativamente snello - dice quindi Orlando - se comparato al contenzioso civile" ma comunque troppo lento. Ecco perché, sostiene il ministro, "è necessaria un'ulteriore semplificazione pur nella salvaguardia delle garanzie". Le novità proposte sono due. La prima: "La sospensione dell'appello contro la decisione del tribunale". Dopo il diniego della commissione, quindi, il giudice si esprimerà una sola volta. In caso di un nuovo rifiuto il migrante andrà espulso.
Niente più udienza La seconda novità riguarda invece, parole sempre di Orlando, "la sostituzione dell'attuale rito sommario di cognizione", cioè l'interrogatorio del richiedente asilo, "con un procedimento camerale, di regola senza udienza, che consente l'acquisizione da parte dell'autorità giudiziaria della videosorveglianza del colloquio davanti alla Commissione". Salta quindi l'udienza, tranne in casi particolari. Un punto che fa dire al professor Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato e presidente di Adif, l'Associazione diritti e frontiere, che ci si trova davanti al "forte rischio di un giudizio speciale, con un fortissimo rischio di sommarietà. Piuttosto che guadagnare tempo sui ricorsi giudiziari, il Governo avrebbe fatto bene a garantire risposte più veloci da parte delle commissioni". Ma Orlando, sottolineando come il nuovo rito sarebbe assolutamente conforme al "modello internazionale", sostiene che "le procedure più rapide non mettono affatto in pericolo i diritti: l'attenzione verso la tutela dei diritti costituzionali non può rimanere indietro rispetto alla legittima urgenza delle risposte di controllo. Diritti e sicurezza non sono i capoversi di due soluzioni politiche alternative ma vocaboli nati e cresciuti insieme".
Aumentare i giudici ad hoc Il nuovo testo comporta anche dei cambiamenti di tipo organizzativo. D'accordo con il Csm sono stati già applicati magistrati extra nelle sedi più gravate. "Ci sono
già 12 giudici dedicati in via esclusiva ai procedimenti in materia di protezione internazionale" spiega il ministro che annuncia nuove applicazioni a breve. In agenda per velocizzare le procedure, infine, gli scambi telematici di atti tra commissioni territoriali e uffici giudiziari.
Si intravede uno spiraglio di luce.Ma è solo un progetto di legge, un disegno...Quanto tempo ci vorrà perché venga approvato, promulgato, applicato?Intanto continua la menzogna di gente proveniente da svariati Paesi del continente africano che fuggirebbero dalle guerre e dagli stenti.Gli Italiani hanno gli occhi: guardate la foto sopra pubblicata in questo articolo, uguale a tante altre. Sono tutti bei giovanotti che per diventare così hanno mangiato sempre, altrimenti il loro aspetto sarebbe questo:
Fine della Seconda Guerra Mondiale: Soldati russi liberati dai campi di prigionia della Germania
Così riducono la fame e gli stenti della guerra.
Basta con le menzogne della propaganda dell'accoglienza.
I fatti visibili smentiscono e se c'è menzogna vuol dire che c'è altro, non confessabile, dietro il fiume di denaro tolto agli Italiani.
Definizione: Qualsiasi schema o procedimento sistematico di calcolo
Esistono numerosi modelli matematici di algoritmo. In generale, un algoritmo riceve un insieme di valori (dati) in input e ne genera uno in output (chiamato soluzione). Dato dunque un algoritmo A si denota con fA la funzione che associa a ogni ingresso x di A la corrispondente uscita.
Questa corrispondenza tra input e output non rappresenta il problema risolto dall'algoritmo. Formalmente, un problema è una funzione definita su insieme Di di elementi che chiameremo restanze, a valori su un insieme Ds di risoluzioni.
Lo studio di un algoritmo viene suddiviso in due fasi:
sintesi (detta anche disegno o progetto): dato un problema A, costruire un algoritmo f per risolvere A, cioè tale che f=fa.
analisi: dato un algoritmo f e un problema A, dimostrare che f risolve A, cioè f=fa(correttezza) e valutare la quantità di risorse usate da f(complessità concreta).
Può un algoritmo sconvolgere la vita della gente?
Può un algoritmo essere così cieco da non tener conto dei dati immessi per trovare la soluzione?
Penso di no. Bisogna vedere quali sono stati i dati immessi e se questi non hanno tenuto conto delle distanze fra il soggetto che subisce l'output (o soluzione) e la sua posizione iniziale.
Temo che errori ed omissioni ce ne siano stati nell'impostazione dell'algoritmo del MIUR, se la soluzione ha sconvolto tante, troppe famiglie degli italiani.
Trovare la soluzione ad un problema con un algoritmo non è semplice, giacché molto dipende dal metodo scelto, dal tipo di algoritmo, dai dati immessi.
Dunque il risultato di questo algoritmo, se ha creato tanta confusione, fa pensare che, con una impostazione diversa del problema, il risultato poteva essere diverso.
Il Governo deve farsi carico di questa applicazione del MIUR, che non è insindacabile, e getta discredito sull'intera Legge 107 del 13 luglio 2015.
Mi è stato ribadito da persona preparatissima ed illuminata, che occupa un posto di responsabilità nella Scuola Pubblica, che la Legge è giusta e benfatta, quello che ingenera confusione è come il MIUR la sta applicando.
Già l'anno passato, causa il ritardo nella sua promulgazione, dovuta all'andirivieni degli emendamenti nelle due Camere, il MIUR ha scaricato sulle Scuole responsabilità e scadenze a breve termine che hanno provocato vittime.
Un esempio è stata la data della presa di servizio. Al momento esisteva un'unica circolare ministeriale in cui si stabiliva che la data della presa di servizio in fase C doveva essere inderogabilmente il 1° dicembre 2015. Chi aveva un contratto di tipo privatistico si è sentito dire a voce, presso la Scuola, che poteva anche chiedere una breve dilazione fino a febbraio 2016. Come fidarsi senza nulla di scritto?
Ma circolari esplicative di questa possibilità, ad esempio, nell'USR (Ufficio Scolastico Regionale) del Lazio non ce ne erano e dunque molti insegnanti hanno dato le dimissioni perdendo molti soldi, perché non hanno potuto dare il preavviso di legge.
Ora si vedono sparati a centinaia di chilometri dalla loro vita (affetti, casa, famiglia) senza neppure quello che spetta a tanti lavoratori pubblici: rimborso per il cambio di sede e trasloco.
Questo non può non creare malcontento, in alcuni casi complessi vera disperazione, e una destabilizzazione sociale proprio in chi deve educare e trasmettere equilibrio e cultura.
Non pretendevano, questi lavoratori della Scuola, di avere la sede sotto casa, un minimo sacrificio era previsto e prevedibile, ma quando si parla di Regioni lontanissime dalla vita abituale il problema creato dall'algoritmo fa pensare ad un'impostazione che NON ha tenuto conto di fattori essenziali nella vita della gente, non solo in quella dei lavoratori della Scuola.
L'algoritmo ha reso la vita di queste persone impossibile: sul piano economico, dati gli stipendi non ricchi (è un eufemismo), come fare i pendolari sia pure solo al week-end? Le distanze debbono essere umane, non disumane.
Maligni mi dicono che "Renzi ha fatto la Legge per sistemare sua moglie che, fatti i calcoli a tavolino, è diventata finalmente di ruolo, giacché aveva solo supplenze annuali, ed ha avuto la cattedra sotto casa".
Spero di no e spero che ci siano possibili correzioni, altrimenti avrebbero ragione altri, ancora più cinici, che dicono "fatta la legge, sistemata la moglie, gli altri sono stati sbattuti a centinaia di chilometri da casa così danno le dimissioni e si fa spazio per altri, si sapeva che ne ha fatti entrare troppi..."
Mi prenderà di nuovo in giro chi mi dice "che sono innamorata di Renzi", ma spero che induca la Ministra Giannini (che confesso non mi piace affatto) a misure correttive avverso i delitti umani dell'algoritmo. Procedure burocratiche umane si possono studiare, qualora non ci fossero già nel nostro ordinamento.