domenica 16 ottobre 2016

Due comodini: due libri

Due comodini: due libri

L'ho scritto: debbo sempre avere un libro sul comodino. Dividendomi, da fortunata pensionata, fra due case, irregolarmente, senza programmazione di tempi, sto conducendo doppie letture.
Sul comodino della casa di collina ho un libro di Moravia: "Il Conformista".
Su quello della casa al mare un libro di racconti di Giovanni Testori.
Moravia non mi appassiona, come invece è riuscita a fare la sua ex-moglie Elsa Morante.
Di lui, l'ho già scritto, mi sono piaciuti solo due romanzi: "Gli indifferenti" e "Agostino". "La Noia" non mi ha lasciato nulla e "L'amore coniugale" non è ben scritto.
"Il Conformista" mi ha fatto toccare ancora di più con mano quanto l'anima di questo scrittore sia così distante e differente dalla mia. Infatti, anche questo l'ho già scritto, la lettura è frutto di un incontro di due menti: quella dello scrittore e quella del lettore e il risultato è sempre diverso perché diversi sono i due protagonisti, appunto: lo scrittore e il lettore.
Ne "Il Conformista", nel descrivere la psicologia del protagonista fin dall'infanzia, Moravia svela una sua interpretazione dei fatti e delle azioni del suo personaggio e dei riflessi psicologici di tali fatti e azioni sul futuro "conformista" che mi sono alieni, avendo su di me i fatti e le azioni descritti tutt'altro effetto che quello che lui proietta su Marcello, il protagonista. Segno, dunque, di una psicologia a me estranea. Mentre ne "Gli Indifferenti" come in "Agostino" mi trovo d'accordo con certa critica che parla di un Moravia "morale", più che moralista (termine sempre usato con un'accezione negativa), in quanto è implicito nella presentazione dei personaggi e degli eventi un giudizio morale anche severo, ne "Il Conformista" egli descrive Marcello quasi come un deviato psicologicamente fin dalla fanciullezza, fino a cercare in questo il suo successivo bisogno di normalità e quindi il suo conformismo.
Conformismo che, dati i tempi storici in cui egli vive, non può farne che un servitore del fascismo.

Invece, al contrario di come  lo scrittore vuole presentare il suo personaggio, a me Marcello appare come una vittima di due ricchi genitori borghesi egoisti e disaffettivi; un povero bambino cresciuto in solitudine e silenzio. Mi fa pensare quasi al bergmaniano bambino del film "Il Silenzio"
Un'immagine del film di Ingmar Bergman "Il Silenzio"

Quindi Marcello mi fa tenerezza e pena perché egli è innocente, un innocente che riesce a salvarsi dalle insidie di un pedofilo solo grazie al fatto che gli spara. Ed è così puro da farsene una croce, non avendo nessuno con cui parlarne data la solitudine affettiva e comunicativa in cui i suoi sciagurati genitori lo lasciano, invece di autogiustificarsi di fronte a sé stesso per essersi difeso da turpi pretese, come farebbe la maggioranza degli individui.
A mio avviso Marcello è una vittima: in primis dei suoi distratti ed egoisti genitori e, quando adulto va a far visita ai due, si dimostra vittima ancor di più e buono verso queste due deprecabili figure che, in medesime circostanze, molti figli eviterebbero di incontrare, avendo a disposizione molti validi motivi per farlo. 
La madre, vanesia, mondana e superficiale in gioventù, si è lasciata andare senza interessi in una sciatta ignavia, coltivando, pur vecchia, una squallida relazione sessuale con il suo giovane autista. Marcello lo sa, eppure riesce a provare pena e tenerezza per questa donna così degradata. 
Il padre è ormai folle e Marcello gli fa visita nella clinica dove è ricoverato assistendo con desolazione alla sua follia, che non gli consente di avere con lui alcun contatto: come non c'è mai stato, neppure quando era ancora sano.
Marcello, dunque, è uno che subisce la sorte, più che essere "conformista".  A me egli appare come una persona deprivata di  aspettative giuste: l'amore, l'attenzione, la pulizia morale.
Ma per Moravia, futuro comunista che disprezza il regime fascista, descrivere questo personaggio fascista, cercando le radici delle sue scelte nella sua presunta "anormalità", il quale cerca nelle regole imposte dal regime una "qualsivoglia normalità", è una intellettualistica scelta in cui si coglie il disprezzo per il personaggio da lui creato.
Ecco, a me capita di capire più Marcello che la distaccata freddezza dello scrittore nel descriverlo, in quanto i fatti che egli vive me lo fanno apparire una vittima, che non si ribella, questo sì, ma pur sempre una vittima. Non somiglia neppure al protagonista de "Gli indifferenti", passivo spettatore del degrado morale ed economico della sua famiglia, che non muove un dito per cambiare le cose, perché Marcello qualcosa lo fa: serve il regime per il quale lavora come funzionario del Ministero dell'Interno. Non trovo spregevole quello che fa: individuare un suo mancato professore, a cui aveva provato a chiedere la tesi senza riuscire a farsela assegnare, e consegnarlo ai sicari fascisti. Non lo trovo "colpevole" come lo condanna lo scrittore facendogli pensare, nella scena finale, "Dio salvi loro che sono innocenti", quindi riconoscendosi implicitamente colpevole.
Egli ha consegnato ai sicari fascisti un uomo, a sua volta, tutt'altro che nobile, da come lo descrive Moravia stesso: un antifascista che se ne sta all'estero ben riparato da ogni rischio, avendo una vita comoda, con aspetti anche gradevoli, cinicamente cosciente di sacrificare altre vite umane deliberatamente esposte "per la Causa", senza rimorsi, dando per scontato che si tratta di "perdite inevitabili". Il cinismo di costui viene rilevato da Marcello con franchezza quando, pur sapendolo dipendente del Ministero dell'Interno, gli propone di tradire, passando dalla sua parte.
Quello che non capisco affatto è l'immediato innamoramento di Marcello per la moglie lesbica di siffatto professore, leader antifascista, di cui Moravia dà una descrizione quasi di bella figura nobile, anche se tradisce il marito su due fronti...
Qui sta la distanza siderale fra me lettore e lo scrittore, di cui non afferro la psicologia.
Come per molti scrittori, anche in Moravia ricorrono temi e figure nella sua narrativa.
De "Gli indifferenti" ritrovo ne "Il Conformista" la figura dell'avvocato che si approfitta del suo ruolo di amministratore economico di una famiglia per piegare sessualmente e sedurre una giovane e come la giovane, invece di ribellarsi, si abitui ad accettare per lungo tempo questa schiavitù sessuale.
Trovo, inoltre, qualcosa di autobiografico nell'accettazione senza ripulsa, da parte di Marcello, della rivelazione che la moglie gli fa, in viaggio di nozze, sulla sua verginità persa e sulla lunga relazione con l'anziano avvocato, come anche della sua breve relazione con una donna. Giacché Alberto Moravia ha dichiarato con semplicità e senza soprassalti morali che  Elsa Morante ebbe relazioni addirittura mercenarie prima di lui, nel periodo in cui, andata via di casa giovanissima, dovette mantenersi fuori casa.
L'altro scrittore, dell'altro comodino, Giovanni Testori, non l'avevo mai letto e nulla sapevo di lui se non qualche fugace notizia televisiva in cui mi appariva come uno scrittore intriso di cattolicesimo.
Ma quando, leggendolo, l'ho sentito descrivere i pensieri che attribuiva ad una donna nei riguardi di uomini "seduti al bar", ho cominciato a sospettare che fosse omosessuale. Non perché noi donne non si possa essere immensamente diverse l'una dall'altra, ma perché l'attenzione per gli attributi sessuali maschili, il modo goloso di pensarli, mi è sembrato non femminile. E sono andata a documentarmi su questo scrittore "cattolico" scoprendo che la mia impressione era esatta: egli è un omosessuale, dichiarato e sincero, vivendo il suo conflitto morale con i dettami del cattolicesimo.
Quello che mi sorprende è che la cultura prevalente in Italia negli anni della mia formazione, quella Democratica Cristiana, metteva all'indice i libri "peccamosi" di Moravia e mandava in TV opere di Giovanni Testori , che io non ho mai seguito, ma ricordo di aver visto passare nella TV in bianco e nero di allora.
Chissà perché ne avevo tratto l'impressione di uno scrittore severo nel suo cattolicesimo, invece in questi suoi racconti che sto leggendo descrive un'umanità povera, operaia, emarginata, reietta, che degrada anche moralmente mettendosi in vendita. Così la prostituzione, sia femminile che maschile, è quasi una normalità accettata da questa umanità da lui descritta e mi fa pensare che, siccome lo scrittore sempre pesca dalla vita reale, (a meno che non scriva di fantascienza), egli descriva un mondo che conosce attraverso uomini con cui egli ha avuto rapporti mercenari. Non si spiega altrimenti la conoscenza del borghese Testori di un mondo così povero ed infimo. Mi ricorda il comunista Pasolini, ricco regista e scrittore, che girava per le borgate romane cercando "i ragazzi di vita", poveri non omosessuali che si vendevano a lui per denaro o per una parte in un film.
Ecco come due mondi si incontrano: quello del cattolico NON comunista Testori  che descrive l'umanità povera e degradata lombarda e il cattolico comunista Pasolini che, per identiche necessità, viene in contatto con il peggiore degrado delle borgate romane, descrivendole.

sabato 15 ottobre 2016

A proposito di ipocrisia...

"Addirittura "Bella Ciao"..." Sento il commento sommesso e meravigliato di mio marito seduto al tavolo di colazione, mentre nella TV accesa scorrono le ennesime notizie sulla morte del novantenne Dario Fo, e mi viene da sorridere.
Sì, forse si sta esagerando, bisognerebbe avere il senso della misura.

Dal Blog di: Gianni Fraschetti

Dario Fo, a 18 anni si arruolò nel battaglione Azzurro di Tradate, e successivamente fu trasferito nei paracadutisti del battaglione Mazzarini della Repubblica Sociale Italiana. Nel 1977 "Il Nord", piccolo giornale di Borgomanero, raccontò quei trascorsi della vita di Fo: l'attore querelò subito "Il Nord", e al processo se ne uscì con la comica scusa che l'arruolamento era stato soltanto "un metodo di lotta partigiana". Le testimonianze lo inchiodarono: la sentenza del tribunale di Varese, datata 7 marzo 1980, stabilì che "è perfettamente legittimo definire Dario Fo repubblichino e rastrellatore di partigiani". Dario Fo non fece ricorso.

Dal mio post su Giorgio Albertazzi:

Rita Coltellese *** Scrivere: Quello che pochi sanno su Giorgio Albertazzi

Sonia Residoristudiosa vicentina,  autrice di un' ampia ricerca sulla violenza fascista nel Veneto centrale, lavorando sulle carte dell' Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli 
commento di Sergio Luzzato sul Corriere:
..... Albertazzi non li ha visti soltanto «scappare», i partigiani, le «poche volte» che li ha visti. Li ha visti in catene, dopo averli fatti prigionieri. E li ha visti cadaveri, dopo avere loro sparato. (nota di R. Coltellese: il virgolettato si riferisce al libro autobiografico dell'attore)
Sapevo dei trascorsi assassini di questo bravo attore bene invecchiato. Ma quanti lo sanno?
Mi ha colpito tempo fa vederlo in televisione in uno spettacolo congiunto con Dario Fo: quest'ultimo comunista, uomo di sinistra, dopo i trascorsi giovanili con camicia nera. Ma Fo in camicia nera non risulta che abbia mai ucciso: il bel vecchio Giorgio Albertazzi invece sì. Lo dicono i documenti ricordati in questo articolo.
Altra differenza: Albertazzi non ha mai cambiato idea politica.
Chi muore giace e chi vive ... dimentica sperando che anche gli altri lo facciano...

venerdì 14 ottobre 2016

Utilizzo del personale già in organico

Da: La Repubblica

Renzi: "Assumeremo 10mila persone tra poliziotti, infermieri e dottori"


Renzi: "Assumeremo 10mila persone tra poliziotti, infermieri e dottori"

Ricordo al nostro Presidente del Consiglio che è invalso l'uso di riempirsi la bocca con la "spending review", in barba a tanta gente che fa fatica anche a parlare in lingua italiana (basta seguire servizi mandati in onda dalla TV di Stato in cui vengono intervistate, per motivi più disparati , persone comuni), ma di revisione di spesa non se ne vede l'ombra!
Vuole fare concorsi? Bene! Sono posti di lavoro, ben vengano!
Prima, però, utilizziamo quelli che sono già pagati!
E utilizziamoli al meglio!
Che controllo ha Renzi sulla situazione?
Che gli raccontano?
Dove sono i poliziotti dell'organico in essere? A fare le scorte pagate ai politici? Date i mezzi a quelli che invece si occupano di noi popolo! Quelli che ci difendono dalla delinquenza comune.
Cosa gli raccontano i Presidenti di Regione sugli organici della Sanità Pubblica? Visto che, purtroppo, sono loro che decidono su questa importante materia.
Prima di assumere altri medici che si utilizzino al meglio della loro professionalità quelli che già sono stipendiati.
Non è "spending review" chiudere i reparti tenendo le braccia ferme ai professionisti con esperienza continuando a pagarli, danneggiandoli per il rischio di deprofessionalizzazione, e consentire a chi ha potere politico di bandire nuovi concorsi per nuove assunzioni!

Ridicolo al TG 2 delle h. 20:30!!!

Mentre ceniamo e vediamo il TG2, mio marito mi fa notare con un sorriso ironico una notizia che scorre nella striscia scritta che questo TG ha scelto di mandare in continuazione mentre mandano i servizi in video e audio:
"Pensionato decapitato in Liguria, l'uomo ucciso mentre era ancora vivo!"
Ma vi rendete conto? Chi è lo scemo messo a scrivere le notizie? Dov'è il regista che dovrebbe controllare quello che mandano in onda?
E noi paghiamo! E ci inondano di pubblicità nonostante il recupero dell'evasione tramite i contratti elettrici! 

giovedì 13 ottobre 2016

Dario Fo ha avuto una grande fortuna: FRANCA RAME

Da: POMPEILAB

Lo Stupro. Di Franca Rame 9 marzo 1973
Il processo contro gli aggressori di Franca Rame è terminato con la prescrizione. Accertata la matrice fascista dell'operazione e, soprattutto, quasi certa la mano "di Stato".

Un gesto che per anni è stato raccontato dalla stessa Franca. 
(Nota di Rita Coltellese: correggerei la parola  gesto del testo originale con crimine)

Lo Stupro. 

di Franca Rame

C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… Né gran spazio… Forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente. Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento. Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo… un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere… Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.
Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.
Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo… mi tagliano anche il reggiseno… mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature…
Ora… mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.
Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.
Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare. Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano.
“Facciamola scendere. No… sì…” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.
Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore… pardon… l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere… e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.
Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…
Torno a casa… Torno a casa… Li denuncerò domani“.

Franca Rame con il marito Dario Fo nel 1955 con il loro figlio appena nato Jacopo

Grande Donna Franca Rame, senza la quale Dario Fo non avrebbe avuto la gloria che ha avuto: a lui il Premio Nobel, a lei la peggiore umiliazione violenta che una donna possa subire.
Questo la Società del nostro tempo ha tributato a questa coppia.
Lei è morta prima, 2013, lui oggi 2016.



Massimo D'Alema e il suo inattendibile NO


Eccolo il comunista che, come appresi tanti anni fa dalle pagine di "La Repubblica", andava in eschimo a tirare oggetti ai "ricchi" che uscivano da "La Bussola" di Viareggio, sulla sua barca da "ricco".

IL LEADER PDS: ' ANCH' IO LANCIAI UNA MOLOTOV ... '

MONTECCHIO - "Io un burocrate di partito... Ma se da ragazzo ho anche tirato le molotov". Detto da Massimo D' Alema, il freddo cinico D' Alema, fa il suo effetto, e la solita enorme platea della festa di Cuore ieri sera è restata un attimo muta. Lui ne ha approfittato per spiegare: "E' storia, Pisa ' 68, esattamente davanti alla Bussola di Viareggio. C' è stato anche un processo in Corte d' Assise".

Da: La Repubblica - 13 ottobre 2016 di GOFFREDO DE MARCHIS
Referendum, il No: da Fini a Pomicino, in fila le vecchie glorie della Prima Repubblica
Alla riunione di Italiani europei contro la legge in sala Dini, Ingroia, Civati e Salvi

Terza Bicamerale, Commissione D'Alema 1997-1998

Seconda Bicamerale, Commissione De Mita Iotti 1992-94

Prima Bicamerale, Commissione Bozzi 1983-1985



IL RISOTTO DI D' ALEMA TRAPPOLA A FUOCO LENTO

ORMAI non ci sono dubbi: c' è chi trama per distruggere Massimo D' Alema. Forse un politico invidioso dei suoi successi, forse un geloso compagno di partito, forse un antico rivale in amore. Non si sa. Ma il complotto c' è, e purtroppo per lui comincia a dare i suoi frutti avvelenati. Se ne sono accorti lunedì sera alcuni milioni di italiani, inconsapevoli spettatori di quello che sarà ricordato come "l' agguato del risotto". Teatro dell' episodio, il salotto politico di "Porta a porta", chez Bruno Vespa, ospite D' Alema. Si parlava della crisi e della Bicamerale, quando a un certo punto il viso dell' ex direttore del Tg1 s' è illuminato di un sorrisetto malizioso: "Abbiamo avuto la sensazione che in questa crisi qualcuno volesse cucinare qualcun altro a fuoco lento. E ci siamo rivolti a un esperto...". Parte il filmato, titolo "A fuoco lento". Chi sarà? Andreotti? Cossutta? Pacini Battaglia? Macché, la voce fuori campo rivela che è il solito D' Alema. Però a vederlo non è affatto il solito D' Alema. Maniche di camicia e grembiule bianco, l' uomo che sta cesellando il semipresidenzialismo appare impietosamente immortalato da una telecamera amatoriale - la faccia poco sospettosa della vittima lascia presumere che lui si fidasse del suo misterioso attentatore, e questo finora è l' unico indizio che abbiamo - mentre cucina un risotto d' emergenza. La scena è drammatica: l' uomo che ha battuto Berlusconi, domato Fini e piegato Bertinotti piange tagliando le cipolle (titolo in sovraimpressione: "Che commozione!"), il presidente della Bicamerale, che a Montecitorio invocava il doppio turno, chiede a voce alta "un coltello grosso, un coltellaccio, una mezzaluna ci vorrebbe per il prezzemolo", il leader che ha stregato il Pds rivela ai presenti il segreto del soffritto: "Invece di mettere la cipolla a sfriggere, io la lascio a bollire così perde il suo afrore". Simpatiche scene di vita quotidiana, immaginiamo un vero successo a casa del compagno Nicolino La Torre, ma riviste in italovisione danno ragione al saggio cardinal Mazzarino, che a suo tempo raccomandava ai potenti: "Non ammetter spettatori né tempi di tavola. Ciò che di tuo deve comparire in pubblico, ancorché affare di poco momento, travagliaci con tutta attenzione d' intorno, perché da una tua sola operazione dipende la tua fama per sempre". D' Alema non avrebbe mai dato il permesso di mandarle in onda, ne siamo sicuri. E invece un meschino traditore, un subdolo attentatore infiltratosi in quella cena, ha consegnato la cassetta a Vespa. Obiettivo, trasformare il "lìder Massimo" in "chez Maxim". E la trappola è scattata, inesorabile. "Non se l' aspettava, eh?" ha esclamato il padrone di casa a un segretario sempre più imbarazzato. Poi, per dare il colpo di grazia al malcapitato, è arrivato persino uno chef vero, Gianfranco Vissani, che D' Alema chiamava "il maestro", come non aveva mai chiamato neanche il professor Sartori. Dalla crisi si è così passati al dibattito sulla cotenna di maiale, e dalle asciutte domande di De Bortoli il leader pidiessino è scivolato a un brindisi con un calice di rosso. Finché, folgorato dal ricordo dell' Umbria terremotata, non ha posato in fretta il bicchiere e ha ricordato "questa terra che è stata ferita". Chiunque vi abbia assistito, non dimenticherà l' agguato del risotto. Chiunque lo abbia visto, oggi si domanda: ma chi è il traditore?
articolo di: Sebastiano Messina

mercoledì 12 ottobre 2016

Ricostruzione dopo terremoto Italia Centrale

Rita Coltellese *** Scrivere: Italia: Paese dell'Emergenza, mai della Prevenzione

Inizio con il rimando, tramite il link sopra pubblicato, al post che ho scritto il 30 agosto scorso sul terremoto della zona più orientale del Lazio, là dove esso confina con le Marche ad est, con l'Umbria a nord e con l'Abruzzo a sud. 
E' zona ad alto rischio sismico e già nel 1978, quando chiesi una licenza edilizia al Comune di Accumoli per costruire un basamento in muratura dove poggiare una casetta prefabbricata in legno, dovetti applicare tutte le regole antisismiche stabilite per quei luoghi.
Non completai la costruzione in legno ma tutta la muratura si.
Persino per il muro di cinta che doveva circondare la proprietà dovetti pagare un progetto da presentare al comune che stese un geometra di Amatrice. Il muro non poteva essere alto più di cm. 50 per le Leggi antisimiche e il progetto doveva essere firmato e presentato da un geometra.
Poi feci scelte diverse e non completai la casetta prefabbricata. Pochi anni fa ho venduto quella costruzione non completata e le mie ultime proprietà in quei luoghi.
Dunque trovo giusto quello che il Presidente del Consiglio dei Ministri ha detto sulla ricostruzione post-terremoto: verranno risarciti sia i proprietari di case residenti che non residenti. Trovo logico che egli pensi che per ricostruire un territorio debbano essere aiutate tutte le componenti di quel territorio.
Prima di tutto le attività produttive: coloro che vivono lì ed hanno attività agricole e/o di allevamento animali; poi certamente chi vi risiede anche se non ha attività produttive legate strettamente al territorio, poi anche chi ha case adibite solo a vacanza e non vi risiede stabilmente, giacché comunque costituisce una componente, sia pure stagionale, che fa vivere il territorio e vi paga tasse sulla casa.
Penso, però, che nel distribuire i risarcimenti NON si possa NON tener conto di eventuali lavori edilizi apportati alle abitazioni senza i dovuti permessi comunali. 
Dico questo perché, pur nella disgrazia, non si può premiare l'uso diffuso di infischiarsene delle Leggi dell'edilizia e dei regolamenti, fatti per prevenire disastri. Non a caso alcune abitazioni sono rimaste in piedi.
Un conto sono le vecchie case, magari rimbiancate per abbellirle come case-vacanza, un conto, invece, sono le ristrutturazioni delle antiche case fatte senza i dovuti criteri antisismici, sfuggendo ai controlli del comune, in un fai-da-te incosciente e abusivo che sposta tramezzi, rifà tetti che poggiano su vecchie strutture, apre finestre dove non c'erano, costruisce balconi e terrazzini che poggiano su muri antichi, costruiti quando le Leggi antisismiche ancora non c'erano...
Ecco, in questi casi, non credo che si possa meritarsi il risarcimento per l'intera casa, se si è contribuito ad averla appesantita e resa instabile con lavori in abuso.
So di antiche stalle divenute abitazioni con lavori in muratura fai-da-te senza l'ombra di una richiesta di licenza edilizia, dunque senza alcun controllo dell'Ente Comune, che ignora la diversa destinazione d'uso... L'assenza di controlli da parte dei comuni ha consentito addirittura che su terreni o aie sorgessero intere case dal nulla, senza alcun progetto o disegno presentato al comune..
Insomma l'italico abusivismo sparso per tutta la nazione non risparmia le zone ad alto rischio sismico, e l'abuso NON va premiato. 
Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nella sua ultima visita presso i luoghi del terremoto

Bergeggi, Liguria, domenica 9 ottobre 2016



Bergeggi è uno dei tanti meravigliosi luoghi della Liguria, da qualche anno vi si svolge una gara di nuoto corale, bellissima e spettacolare.

Morte di Trifone e Teresa - Le armi a casa di Ruotolo

Da: Pianeta Notizie  di 

Fonte: Settimanale Giallo di Gian Pietro Fiore

I carabinieri sono andati a Somma Vesuviana per perquisire la casa dove Giosuè Ruotolo vive insieme con i genitori e con i nonni. Ebbene, da quella casa i carabinieri sono usciti con sacchi di materiale importantissimo: hanno sequestrato infatti due fucili da caccia, una pistola e numerosissime munizioni. Un arsenale. Stando alle informazioni trapelate, quelle armi apparterrebbero al nonno di Giosuè, un anziano e malato signore, ed erano custodite in 
un edificio attiguo a quello in cui risiede la famiglia Ruotolo. La notizia del sequestro, che vi scriviamo in esclusiva, assume una notevole importanza nell’ambito dell’inchiesta sul duplice omicidio.
E vi spieghiamo perché. Si ritiene che la Beretta calibro 7.65, semiautomatica con caricatore monofilare con cui l’assassino ha ammazzato senza pietà Teresa e Trifone, sia un modello appartenuto a una fornitura militare della Prima guerra mondiale. I pezzi di pistola trovati nel lago di San Valentino appartengono proprio a una vecchia arma. E vecchie armi, come vi svela ora Giallo, sono state trovate in casa di Ruotolo, e appartengono proprio a suo nonno. Il sequestro di due fucili e una pistola a casa dei Ruotolo dimostra, inoltre, che in quell’ambiente domestico c’era disponibilità di armi e munizioni. In queste ore gli investigatori, in trasferta a Somma Vesuviana, stanno cercando di capire, anche attraverso una serie di interrogatori, se l’anziano nonno di Giosuè abbia posseduto in passato anche una Beretta 7.65, cioè il modello che è servito per uccidere Teresa e Trifone. Non è semplice scoprirlo e per questo sono state avviate delle indagini dettagliate.

Da: Il Gazzettino di Pordenone - un anno fa

La vecchia Beretta, una leggera e maneggevole 7,65 concepita per gli ufficiali di seconda linea e successivamente riconvertita per uso civile, nonostante sia così datata ha una matricola, come tutte le pistole che all'epoca uscivano dalla fabbrica d'armi Pietro Beretta. Come se la sia procurata l'autore del duplice delitto resta un mistero. Ce l'aveva in casa qualche parente? È un'arma ereditata da qualche nonno ufficiale del Regio esercito? Gli accertamenti sulla pistola si sono spostati a Somma Vesuviana, dove vive la famiglia del caporale Giosuè Ruotolo, il ventiseienne del 132° Reggimento carri sospettato di aver ucciso i fidanzati e raggiunto da un avviso di garanzia per duplice omicidio e porto abusivo di armi. Il giovane è incensurato e privo di porto d'armi.


Non ho trovato notizie sulle risultanze della perizia effettuata dagli inquirenti sulle armi a suo tempo sequestrate in casa paterna di Giosuè Ruotolo.
Sembra che queste armi, appartenute al nonno di Ruotolo, fossero custodite in un edificio adiacente alla casa, sempre e comunque della famiglia del processando.
Sicuramente il padre di Ruotolo sarà stato interrogato durante le indagini e gli sarà stata mostrata la pistola rinvenuta nel laghetto non lontano dal luogo del delitto. Gli sarà stato chiesto se la riconosceva come un'arma appartenuta a suo padre, nonno dell'indagato poi rinviato a giudizio. Durante il processo si saprà la risposta dell'uomo.
Sembra che quel tipo di pistola fosse in dotazione dell'esercito nella Grande Guerra. Molti militari non riconsegnano le armi in dotazione dichiarando di averle smarrite durante il conflitto, per poi conservarle per ricordo o per collezionismo. 
Ricordo quando la insostituibile trasmissione "Chi l'ha visto?" si occupò subito del caso. In un servizio da loro effettuato e mandato in onda in una puntata capii perché i Carabinieri esploravano insistentemente quel laghetto, dove poi la pistola fu ritrovata divisa in due pezzi. Nel filmato che andò in onda intervistarono un signore che fungeva da guardiano notturno del parco dove era il laghetto. Egli disse che era un pregiudicato che aveva scontato il suo debito con la società e ora aveva quel lavoro onesto; fece capire che, proprio per i suoi trascorsi, non potevano sfuggirgli certe stranezze, tipo che, di sera tardi, qualcuno getti un oggetto non proprio inconsistente in un laghetto per poi scomparire subito, eclissarsi.
Doveva essere stato lui ad indirizzare i Carabinieri in quel posto, non poteva essere casuale la ricerca così mirata ed insistente, finché non l'hanno trovata: prima un pezzo poi, insistendo ancora, anche l'altro.

martedì 11 ottobre 2016

Si o No e la Enews 446 di Matteo Renzi

Purtroppo non basta ridurre ad una sola Camera le decisioni, giacché questa sarebbe cosa buona se tali decisioni fossero sempre in favore di chi questo Paese lo mantiene pagando le tasse.
Ma così non è sempre... anzi.
Il Senato residuale, frutto probabilmente di vari pareri, è fatto di gente che, dice Renzi, non sarà pagata due volte, come sindaco e come senatore, come consigliere regionale e come senatore... Ma le spese per le riunioni a Roma di questi signori le pagheremo sempre noi contribuenti, e sappiamo, per triste esperienza, che costoro sui rimborsi spese ingrassano e noi ci impoveriamo.
Ciò nonostante, avendo tanto sperato in un cambiamento che ci facesse uscire dalla palude, ero disponibile anche a votare Si, sia pure con qualche interiore incertezza.
Ma il caos della prima importante Riforma portata avanti dal Governo Renzi, quella della Scuola, mi ha sconcertato.
Come si può lasciare nelle mani di una incompetente, che sorride sempre davanti al disastro di tante vite umane gettate nell'incertezza esistenziale, l'attuazione di una simile riforma, che persona addetta ai lavori, che pure ha sofferto e soffre sulla sua pelle responsabilità continue che il Ministero getta sulle sue spalle, mi dice essere buona, ma attuata malissimo da Dirigenti Ministeriali superpagati e tutt'altro che efficienti.
Renzi ha detto che "avrebbe fatto una guerra spietata alla burocrazia", ebbene sono i burocrati che hanno creato il caos dell'attuazione della Riforma della Scuola. Se debbo accettare, da persona competente e molto preparata, che la Legge 107/2015 è buona, come mi posso fidare che la Riforma della Costituzione non comporti nell'attuazione gli stessi sconguassi?
Quello che si vede nella vita minuta di ogni giorno è che i burocrati sono sempre lì e non pagano mai!!!
Paga chi è in frontiera. Chi si interfaccia con il pubblico. E sono coloro che vengono pagati peggio.
Nella Sanità, purtroppo a gestione regionale, si osservano mali antichi. Gente di valore non usata al meglio della sua professionalità, nonostante il Paese abbia speso per la sua formazione; anzi, per malinteso senso del risparmio, "si butta l'acqua con tutto il bambino"! Mentre i soliti baroni, più o meno validi sul piano della cura dei pazienti, impongono diktat aggirando le disposizioni di legge, bandendo concorsi e aumentando la spesa pubblica, quando ci sono professionalità a disposizione già stipendiate ma non usate al meglio.
Renzi si occupa del macroscopico del Paese, ma deve avere validi sensori nel microscopico, perché è quello il punto della percezione della gente: quello che vede e che sente ogni giorno!
Sui soldi tolti alla RAI e al suo mondo dorato, (a spese nostre), ho già scritto.
C'erano mille modi diversi di recuperare l'evasione e Renzi ha scelto il peggiore. Ha cattivi consiglieri che hanno scelto la via più facile: pagare l'imposta indiscriminatamente tramite TUTTI i contratti elettrici!
Troppa fatica esonerare chi era già "schedato" con un numero di abbonamento? Ad ogni abbonamento corrispondono un nominativo ed un codice fiscale, oltre che un indirizzo anagrafico. Con i codici fiscali, inoltre, è semplicissimo per l'anagrafe dell'Agenzia delle Entrate associare l'abbonato ai componenti del suo nucleo familiare e dunque non costringerli a dover dimostrare un bel nulla! 
Inoltre, nonostante questo iniquo e grossolano meccanismo di recupero dell'evasione, sembra che si sia recuperato meno di quel che ci si aspettava, mentre la pubblicità RAI è a livello delle Reti Televisive che vivono di sola pubblicità!
Sono tutti fallimenti di cambiamenti che non migliorano in niente la vita dei cittadini... anzi..
La guerra a cui assistiamo per la Legge Elettorale è una guerra di potere, non di preoccupazione per meglio rappresentare il popolo in una democrazia. 
Capilista scelti dal partito e bloccati? Ma non era decaduto il Patto del Nazareno?
Infine, nella Enews 446 del 10 ottobre, Renzi parla di sviluppo scientifico e di imprese grandi e a lungo respiro... Ma esiste un'Italia che vorrebbe contribuire allo sviluppo economico e all'innovazione di questo Paese con idee innovative, con brevetti... Che controllo ha il Ministero dello Sviluppo Economico su come funziona l'Ufficio Brevetti? Sui cavilli burocratici posti da certi funzionari sulla righetta, la paroletta... a discapito delle idee? La burocrazia ottusa e.. non solo.. soffoca e impedisce le idee.
Temo che non vi sia alcun controllo su questo settore...
Scusate l'ironia ma... sul sito del Governo in una pagina non hanno aggiornato neppure il nome del Ministro dello Sviluppo Economico, essendoci ancora Federica Guidi! In compenso persino Wikipedia ha aggiornato il nome: Carlo Calenda.