mercoledì 19 ottobre 2016

Prima puntata dello sceneggiato televisivo "I Medici"

Ci risiamo: grande pubblicità, grandi aspettative, delusione.
Grande profusione di denaro pubblico da parte di RAI Fiction che appalta a Società di Produzione dove quasi sempre, per non dire sempre, la proprietà è di persone legate a vario titolo a Dirigenti o ex Dirigenti RAI.
In questo caso una delle Società Produttrici, la Lux Vide, è dei figli di Ettore Bernabei, ex Direttore Generale della RAI recentemente scomparso. Le altre due Società co-produttrici sono la Big Light Productions-Inghilterra e Wild Bunch TV-Francia.
La prima cosa criticabile è la regia. Mi sono chiesta di chi fosse la mano che faceva andare continuamente avanti e indietro nel tempo la narrazione, in un continuo dover ricorrere alla scritta "venti anni prima", "venti anni dopo", con qualche svista in cui nemmeno hanno messo la scritta, per cui smarrimento e domanda dello spettatore qualora abbia qualcuno accanto: "Ma adesso dove siamo? Ah! E' tornato al passato..." 
Il regista è:
Da: Wikipedia
Sergio Mimica-Gezzan (Zagabria2 maggio 1956) è un regista statunitense.
Conosciuto anche come Srdjan Mimica, è croato di nascita. È figlio d'arte, in quanto il padre è il regista croato Vatroslav Mimica: da bambino ha ricoperto il ruolo di Petar nel suo film Anno Domini 1573. È stato premiato tre volte dalla Directors Guild of America come assistente alla regia: nel 1990 per Ricordi di guerra, nel 1994 per Schindler's List e nel 1999 perSalvate il soldato Ryan.[1] È stato assistente regista di Spielberg anche in altri suoi successi, come Jurassic ParkMinority Report e Prova a prendermi.
Ora credo che sia finito il provincialismo italiano del "tutto quello che viene dagli USA è meglio"!
Non è così! Solo che loro valorizzano tutto quello che li riguarda, anche le Amanda Knox (aihmé!).
Noi abbiamo attori e registi altro che da Oscar! Solo che la brutta statuetta loro la danno in prevalenza a se stessi!
Del cast straniero salvo solo Dustin Hoffman. Lui non riesce a rovinarlo nemmeno il regista. Vent'anni prima e vent'anni dopo, prima di morire avvelenato, è sempre uguale! Nessun lieve trucco per segnare un tale lungo passaggio del tempo su un essere umano...
Dustin Hoffman nei panni del personaggio Giovanni De' Medici
Il nostro bellissimo e bravissimo Alessandro Preziosi è sacrificato e limitato nelle sue possibilità espressive nel ruolo del Brunelleschi, non per il ruolo, ma per come il regista pretende che lo interpreti.
Alessandro Preziosi nel personaggio del Brunelleschi
La bella e poco espressiva Miriam Leone si ostina a voler fare l'attrice, avrà sicuramente anche preso lezioni di recitazione... Ma purtroppo non tutti sono tagliati per l'arte scenica. La mia non è cattiveria.. Guardate tre foto prese a caso:



Nello sceneggiato interpreta, sempre con la stessa espressione, tranne sorridere o essere seria, una bella lavandaia che per arrotondare fa la modella nella bottega d'arte di Donatello. Il regista e gli sceneggiatori hanno preteso che mostrasse le sue belle cosce mentre il personaggio di Cosimo si agita su di lei, mimando un atto sessuale per far capire al pubblico come si fa, evidentemente, non essendoci, per certi registi, altro modo per narrare l'amore fisico fra un uomo ed una donna. Meno male che, invece, quando la narrazione coglie Donatello in un atto omosessuale con un giovane della sua bottega, il movimento avanti e indietro viene risparmiato allo spettatore, chissà perché.. a questo punto..

Splendido e bravo Guido Caprino nella parte dell'uomo di fiducia di Cosimo de' Medici.
Guido Caprino
Ma, in generale, anche se i soldi sono nostri, visto che è la RAI che sborsa, i nostri attori sono i più sacrificati, quelli relegati in parti minori, mentre l'attore scozzese Richard Madden, forte della sua fama per un serial fumettistico-fantastico che ha riscosso successo internazionale, ne è il protagonista. C'è chi ha scritto che è inespressivo ma non sono d'accordo... certo non è più bravo dei nostri attori, anzi... 

Infine intenso ed espressivo anche l'attore italiano Alessandro Sperduti nella parte di Piero De' Medici.


Roma, Cimitero Flaminio: chiacchiere e REALTA'


Cimitero Flaminio - Prima Porta

Il Cimitero Flaminio (noto anche come Cimitero di Prima Porta) è stato consacrato nel 1941 ed è considerato capolavoro di architettura cimiteriale contemporanea. Con i suoi 140 ettari di estensione è il cimitero più grande d'Italia percorso da 37 km strade interne. Nel rispetto dei singoli culti sono presenti i reparti dedicati alle diverse confessioni religiose (cattolica, evangelica, ebraica e islamica) con le rispettive chiese e templi: la Chiesa Cattolica dedicata a San Michele Arcangelo, il Tempio israelitico e la Cappella polacca, eretta dai polacchi in Italia e consacrata dal Beato Giovanni Paolo II il 1 Novembre 1991. Nelle immediate vicinanze dell’Area Crematoria sorge il Giardino dei Ricordi: tre ettari di collina alberata con prati e cespugli dedicata al rito della dispersione delle ceneri dei propri cari.
VAI ALLA FOTOGALLERY

Non solo 2 novembre - Siglato protocollo per valorizzare i cimiteri monumentali

I cimiteri monumentali, luoghi della memoria collettiva ma anche patrimonio storico-artistico del Paese: un "bene culturale" da visitare, da valorizzare e da tutelare. Questo il senso del protocollo d'intesa tra il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e SEFIT (Servizi funerari italiani) associata ad Utilitalia. Il documento è stato sottoscritto sabato 8 ottobre, nel Foyer del Teatro di Corte della Reggia di Caserta, dal sottosegretario ai Beni culturali Antimo Cesaro e il vicepresidente di Utilitalia Mauro D’Ascenzi, ecc. ecc.
Se si visita il sito di AMA Servizi Cimiteriali, si ottiene l'immagine elegiaca di cui qui sopra pubblico alcuni aspetti.
Ma siccome "Non solo 2 novembre" io l'ho sempre pensato e praticato (Rita Coltellese *** Scrivere: Cimitero Flaminio di Roma - Prima Porta) ieri, 18 ottobre 2016, ho purtroppo verificato quanto di seguito illustro con foto prese con il mio antiquato cellulare:
NON C'ERA L'ACQUA, NE' IN QUESTA FONTANELLA NE' IN TUTTE LE ALTRE DELLA PARTE NORD DEL CIMITERO, COME SI PUO' VEDERE ANCHE DALLA MANETTA DEL RUBINETTO MESSA IN POSIZIONE DI APERTURA

MATERIALE DI LAVORAZIONE DELLE TOMBE ABBANDONATO


NEL VIALE ESTERNO SI E' ACCOLTI DAL DEGRADO ILLUSTRATO DALLE FOTO SOTTOSTANTI:

POTATURE DI GROSSI RAMI LASCIATI ABBANDONATI LUNGO TUTTA LA STRADA (LA FOTO DOCUMENTA SOLO UN BREVE TRATTO DI UN BEN PIU' LUNGO ABBANDONO); IL NASTRO SEGNALE DI PERICOLO E I PALETTI MESSI A TENERLO SONO VISIBILMENTE LI' DA TEMPO IN QUANTO ALLENTATI E PIEGATI.


RIFIUTI IN ABBONDANZA OVUNQUE

martedì 18 ottobre 2016

I Comuni puliscano i rifiuti abbandonati e multino gli incivili

Da: LunaNotizie

Legambiente: “Preoccupazione e stupore per la richiesta di commissariamento del Parco del Circeo”

"Una polemica, quella dell'isola di Zannone, strumentale e inutile"

 Legambiente esprime stupore e viva preoccupazione dopo l’invio di una interrogazione, a firma del senatore Claudio Fazzone, indirizzata ai ministeri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e a quello delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, per chiedere un commissariamento del Parco Nazionale del Circeo. “Il pretesto è la vicenda dell’isola di Zannone in merito alla quale il primo cittadino di Ponza, Piero Vigorelli, lo scorso luglio aveva sporto denuncia nei confronti di Parco e Forestale per le condizioni in cui versava l’isola. Una polemica inutile e strumentale già allora, dal sapore quasi di un’autodenuncia, dal momento che riferita a rifiuti abbandonati sull’isola e mai rimossi dimenticando, o volutamente ignorando, che gli Enti Parco non hanno alcuna competenza in materia di smaltimento dei rifiuti, che di contro risulta essere invece di pertinenza delle amministrazioni comunali”.
I Circoli di Legambiente locale di Sabaudia e di Latina-Sezze (Arcobaleno Pontino) si dicono preoccupati da un possibile conflitto istituzionale, in un momento particolarmente delicato che vede l’Ente Parco in una fase di rilancio della propria attività. Secondo Stefano Raimondi, presidente del Circolo Larus Legambiente di Sabaudia “alle incaute richieste di restituzione dell’isola di Zannone a Ponza rispondiamo che non c’è nulla da restituire, essendo il Comune già titolato ad intervenire in tutti gli ambiti di pertinenza per quelle che sono le sue prerogative che la legge gli affida, tra cui appunto la competenza territoriale in materia di smaltimento dei rifiuti. L’amministrazione comunale faccia valere piuttosto queste sue prerogative dando, in questo modo, un segnale di disponibilità e di operosità che sicuramente aiuterebbe a rasserenare un clima di proficua collaborazione, e soprattutto abbandoni idee assurde che sono state paventate come la realizzazione di resort di lusso su di un’isola di così piccole dimensioni, completamente avulsi dal contesto territoriale, in favore invece di progetti che non svendano l’economia locale ma che puntino piuttosto sul coinvolgimento dell’imprenditoria locale e del mondo produttivo isolano, tramite azioni in favore di cooperative e giovani del posto, puntando su un’accoglienza sostenibile e ben integrata con lo straordinario valore naturalistico ed ambientale dei luoghi”.

Stefano Raimondi ha ragione: condivido ogni parola. Meno male che è rimasto lui a far vivere il Circolo Larus Legambiente di Sabaudia. Era costituito da un bellissimo gruppo di giovani, illuminati e motivati. Insieme al Presidente del Parco, Gaetano Benedetto, riuscivano a sensibilizzare ed a coinvolgere chi non è indifferente alla bellezza del territorio e alla sua conservazione naturale.
Gaetano Benedetto
(foto di Archivio Parco Nazionale del Circeo)


Credevo anch'io che il Parco avesse il compito di tenere pulito il territorio che amministra, ma fu proprio Stefano a dirmi che sono i Comuni responsabili della rimozione dei rifiuti.
Avevo, con sconcerto, scoperto che il sentiero che da Torre Paola sale per il Monte Circeo era una orribile discarica di rifiuti: sacchi interi ed altro gettati ai lati dell'inizio del sentiero che, dall'aspetto, stazionavano lì da mesi, se non da anni!
Stefano mi disse che i Comuni hanno il compito di ripulire dai rifiuti il territorio sotto la loro Amministrazione, anche quello compreso nel Parco. Io aggiungo che dovrebbero anche multare gli sciagurati che sporcano e inquinano luoghi di pregio naturalistico. Le leggi per farlo ci sono e si potrebbero mettere telecamere in zone inaccessibili, come alti pali o sugli alberi, in modo da registrare l'atto criminale di chi lascia i rifiuti. In questo blog ho documentato quanto realizzato da un sindaco dei Castelli Romani mettendo una semplice telecamera. 
Nella circostanza in cui appresi da Stefano che quel sentiero sporcato e inquinato avrebbe dovuto essere ripulito dal comune, appresi anche che esso era sotto l'Amministrazione del Comune di S. Felice Circeo e NON del Comune di Sabaudia.

A sinistra della Torre inizia il sentiero che si inerpica su per il Monte Circeo. A destra dell'immagine c'è il mare.




domenica 16 ottobre 2016

Due comodini: due libri

Due comodini: due libri

L'ho scritto: debbo sempre avere un libro sul comodino. Dividendomi, da fortunata pensionata, fra due case, irregolarmente, senza programmazione di tempi, sto conducendo doppie letture.
Sul comodino della casa di collina ho un libro di Moravia: "Il Conformista".
Su quello della casa al mare un libro di racconti di Giovanni Testori.
Moravia non mi appassiona, come invece è riuscita a fare la sua ex-moglie Elsa Morante.
Di lui, l'ho già scritto, mi sono piaciuti solo due romanzi: "Gli indifferenti" e "Agostino". "La Noia" non mi ha lasciato nulla e "L'amore coniugale" non è ben scritto.
"Il Conformista" mi ha fatto toccare ancora di più con mano quanto l'anima di questo scrittore sia così distante e differente dalla mia. Infatti, anche questo l'ho già scritto, la lettura è frutto di un incontro di due menti: quella dello scrittore e quella del lettore e il risultato è sempre diverso perché diversi sono i due protagonisti, appunto: lo scrittore e il lettore.
Ne "Il Conformista", nel descrivere la psicologia del protagonista fin dall'infanzia, Moravia svela una sua interpretazione dei fatti e delle azioni del suo personaggio e dei riflessi psicologici di tali fatti e azioni sul futuro "conformista" che mi sono alieni, avendo su di me i fatti e le azioni descritti tutt'altro effetto che quello che lui proietta su Marcello, il protagonista. Segno, dunque, di una psicologia a me estranea. Mentre ne "Gli Indifferenti" come in "Agostino" mi trovo d'accordo con certa critica che parla di un Moravia "morale", più che moralista (termine sempre usato con un'accezione negativa), in quanto è implicito nella presentazione dei personaggi e degli eventi un giudizio morale anche severo, ne "Il Conformista" egli descrive Marcello quasi come un deviato psicologicamente fin dalla fanciullezza, fino a cercare in questo il suo successivo bisogno di normalità e quindi il suo conformismo.
Conformismo che, dati i tempi storici in cui egli vive, non può farne che un servitore del fascismo.

Invece, al contrario di come  lo scrittore vuole presentare il suo personaggio, a me Marcello appare come una vittima di due ricchi genitori borghesi egoisti e disaffettivi; un povero bambino cresciuto in solitudine e silenzio. Mi fa pensare quasi al bergmaniano bambino del film "Il Silenzio"
Un'immagine del film di Ingmar Bergman "Il Silenzio"

Quindi Marcello mi fa tenerezza e pena perché egli è innocente, un innocente che riesce a salvarsi dalle insidie di un pedofilo solo grazie al fatto che gli spara. Ed è così puro da farsene una croce, non avendo nessuno con cui parlarne data la solitudine affettiva e comunicativa in cui i suoi sciagurati genitori lo lasciano, invece di autogiustificarsi di fronte a sé stesso per essersi difeso da turpi pretese, come farebbe la maggioranza degli individui.
A mio avviso Marcello è una vittima: in primis dei suoi distratti ed egoisti genitori e, quando adulto va a far visita ai due, si dimostra vittima ancor di più e buono verso queste due deprecabili figure che, in medesime circostanze, molti figli eviterebbero di incontrare, avendo a disposizione molti validi motivi per farlo. 
La madre, vanesia, mondana e superficiale in gioventù, si è lasciata andare senza interessi in una sciatta ignavia, coltivando, pur vecchia, una squallida relazione sessuale con il suo giovane autista. Marcello lo sa, eppure riesce a provare pena e tenerezza per questa donna così degradata. 
Il padre è ormai folle e Marcello gli fa visita nella clinica dove è ricoverato assistendo con desolazione alla sua follia, che non gli consente di avere con lui alcun contatto: come non c'è mai stato, neppure quando era ancora sano.
Marcello, dunque, è uno che subisce la sorte, più che essere "conformista".  A me egli appare come una persona deprivata di  aspettative giuste: l'amore, l'attenzione, la pulizia morale.
Ma per Moravia, futuro comunista che disprezza il regime fascista, descrivere questo personaggio fascista, cercando le radici delle sue scelte nella sua presunta "anormalità", il quale cerca nelle regole imposte dal regime una "qualsivoglia normalità", è una intellettualistica scelta in cui si coglie il disprezzo per il personaggio da lui creato.
Ecco, a me capita di capire più Marcello che la distaccata freddezza dello scrittore nel descriverlo, in quanto i fatti che egli vive me lo fanno apparire una vittima, che non si ribella, questo sì, ma pur sempre una vittima. Non somiglia neppure al protagonista de "Gli indifferenti", passivo spettatore del degrado morale ed economico della sua famiglia, che non muove un dito per cambiare le cose, perché Marcello qualcosa lo fa: serve il regime per il quale lavora come funzionario del Ministero dell'Interno. Non trovo spregevole quello che fa: individuare un suo mancato professore, a cui aveva provato a chiedere la tesi senza riuscire a farsela assegnare, e consegnarlo ai sicari fascisti. Non lo trovo "colpevole" come lo condanna lo scrittore facendogli pensare, nella scena finale, "Dio salvi loro che sono innocenti", quindi riconoscendosi implicitamente colpevole.
Egli ha consegnato ai sicari fascisti un uomo, a sua volta, tutt'altro che nobile, da come lo descrive Moravia stesso: un antifascista che se ne sta all'estero ben riparato da ogni rischio, avendo una vita comoda, con aspetti anche gradevoli, cinicamente cosciente di sacrificare altre vite umane deliberatamente esposte "per la Causa", senza rimorsi, dando per scontato che si tratta di "perdite inevitabili". Il cinismo di costui viene rilevato da Marcello con franchezza quando, pur sapendolo dipendente del Ministero dell'Interno, gli propone di tradire, passando dalla sua parte.
Quello che non capisco affatto è l'immediato innamoramento di Marcello per la moglie lesbica di siffatto professore, leader antifascista, di cui Moravia dà una descrizione quasi di bella figura nobile, anche se tradisce il marito su due fronti...
Qui sta la distanza siderale fra me lettore e lo scrittore, di cui non afferro la psicologia.
Come per molti scrittori, anche in Moravia ricorrono temi e figure nella sua narrativa.
De "Gli indifferenti" ritrovo ne "Il Conformista" la figura dell'avvocato che si approfitta del suo ruolo di amministratore economico di una famiglia per piegare sessualmente e sedurre una giovane e come la giovane, invece di ribellarsi, si abitui ad accettare per lungo tempo questa schiavitù sessuale.
Trovo, inoltre, qualcosa di autobiografico nell'accettazione senza ripulsa, da parte di Marcello, della rivelazione che la moglie gli fa, in viaggio di nozze, sulla sua verginità persa e sulla lunga relazione con l'anziano avvocato, come anche della sua breve relazione con una donna. Giacché Alberto Moravia ha dichiarato con semplicità e senza soprassalti morali che  Elsa Morante ebbe relazioni addirittura mercenarie prima di lui, nel periodo in cui, andata via di casa giovanissima, dovette mantenersi fuori casa.
L'altro scrittore, dell'altro comodino, Giovanni Testori, non l'avevo mai letto e nulla sapevo di lui se non qualche fugace notizia televisiva in cui mi appariva come uno scrittore intriso di cattolicesimo.
Ma quando, leggendolo, l'ho sentito descrivere i pensieri che attribuiva ad una donna nei riguardi di uomini "seduti al bar", ho cominciato a sospettare che fosse omosessuale. Non perché noi donne non si possa essere immensamente diverse l'una dall'altra, ma perché l'attenzione per gli attributi sessuali maschili, il modo goloso di pensarli, mi è sembrato non femminile. E sono andata a documentarmi su questo scrittore "cattolico" scoprendo che la mia impressione era esatta: egli è un omosessuale, dichiarato e sincero, vivendo il suo conflitto morale con i dettami del cattolicesimo.
Quello che mi sorprende è che la cultura prevalente in Italia negli anni della mia formazione, quella Democratica Cristiana, metteva all'indice i libri "peccamosi" di Moravia e mandava in TV opere di Giovanni Testori , che io non ho mai seguito, ma ricordo di aver visto passare nella TV in bianco e nero di allora.
Chissà perché ne avevo tratto l'impressione di uno scrittore severo nel suo cattolicesimo, invece in questi suoi racconti che sto leggendo descrive un'umanità povera, operaia, emarginata, reietta, che degrada anche moralmente mettendosi in vendita. Così la prostituzione, sia femminile che maschile, è quasi una normalità accettata da questa umanità da lui descritta e mi fa pensare che, siccome lo scrittore sempre pesca dalla vita reale, (a meno che non scriva di fantascienza), egli descriva un mondo che conosce attraverso uomini con cui egli ha avuto rapporti mercenari. Non si spiega altrimenti la conoscenza del borghese Testori di un mondo così povero ed infimo. Mi ricorda il comunista Pasolini, ricco regista e scrittore, che girava per le borgate romane cercando "i ragazzi di vita", poveri non omosessuali che si vendevano a lui per denaro o per una parte in un film.
Ecco come due mondi si incontrano: quello del cattolico NON comunista Testori  che descrive l'umanità povera e degradata lombarda e il cattolico comunista Pasolini che, per identiche necessità, viene in contatto con il peggiore degrado delle borgate romane, descrivendole.

sabato 15 ottobre 2016

A proposito di ipocrisia...

"Addirittura "Bella Ciao"..." Sento il commento sommesso e meravigliato di mio marito seduto al tavolo di colazione, mentre nella TV accesa scorrono le ennesime notizie sulla morte del novantenne Dario Fo, e mi viene da sorridere.
Sì, forse si sta esagerando, bisognerebbe avere il senso della misura.

Dal Blog di: Gianni Fraschetti

Dario Fo, a 18 anni si arruolò nel battaglione Azzurro di Tradate, e successivamente fu trasferito nei paracadutisti del battaglione Mazzarini della Repubblica Sociale Italiana. Nel 1977 "Il Nord", piccolo giornale di Borgomanero, raccontò quei trascorsi della vita di Fo: l'attore querelò subito "Il Nord", e al processo se ne uscì con la comica scusa che l'arruolamento era stato soltanto "un metodo di lotta partigiana". Le testimonianze lo inchiodarono: la sentenza del tribunale di Varese, datata 7 marzo 1980, stabilì che "è perfettamente legittimo definire Dario Fo repubblichino e rastrellatore di partigiani". Dario Fo non fece ricorso.

Dal mio post su Giorgio Albertazzi:

Rita Coltellese *** Scrivere: Quello che pochi sanno su Giorgio Albertazzi

Sonia Residoristudiosa vicentina,  autrice di un' ampia ricerca sulla violenza fascista nel Veneto centrale, lavorando sulle carte dell' Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli 
commento di Sergio Luzzato sul Corriere:
..... Albertazzi non li ha visti soltanto «scappare», i partigiani, le «poche volte» che li ha visti. Li ha visti in catene, dopo averli fatti prigionieri. E li ha visti cadaveri, dopo avere loro sparato. (nota di R. Coltellese: il virgolettato si riferisce al libro autobiografico dell'attore)
Sapevo dei trascorsi assassini di questo bravo attore bene invecchiato. Ma quanti lo sanno?
Mi ha colpito tempo fa vederlo in televisione in uno spettacolo congiunto con Dario Fo: quest'ultimo comunista, uomo di sinistra, dopo i trascorsi giovanili con camicia nera. Ma Fo in camicia nera non risulta che abbia mai ucciso: il bel vecchio Giorgio Albertazzi invece sì. Lo dicono i documenti ricordati in questo articolo.
Altra differenza: Albertazzi non ha mai cambiato idea politica.
Chi muore giace e chi vive ... dimentica sperando che anche gli altri lo facciano...

venerdì 14 ottobre 2016

Utilizzo del personale già in organico

Da: La Repubblica

Renzi: "Assumeremo 10mila persone tra poliziotti, infermieri e dottori"


Renzi: "Assumeremo 10mila persone tra poliziotti, infermieri e dottori"

Ricordo al nostro Presidente del Consiglio che è invalso l'uso di riempirsi la bocca con la "spending review", in barba a tanta gente che fa fatica anche a parlare in lingua italiana (basta seguire servizi mandati in onda dalla TV di Stato in cui vengono intervistate, per motivi più disparati , persone comuni), ma di revisione di spesa non se ne vede l'ombra!
Vuole fare concorsi? Bene! Sono posti di lavoro, ben vengano!
Prima, però, utilizziamo quelli che sono già pagati!
E utilizziamoli al meglio!
Che controllo ha Renzi sulla situazione?
Che gli raccontano?
Dove sono i poliziotti dell'organico in essere? A fare le scorte pagate ai politici? Date i mezzi a quelli che invece si occupano di noi popolo! Quelli che ci difendono dalla delinquenza comune.
Cosa gli raccontano i Presidenti di Regione sugli organici della Sanità Pubblica? Visto che, purtroppo, sono loro che decidono su questa importante materia.
Prima di assumere altri medici che si utilizzino al meglio della loro professionalità quelli che già sono stipendiati.
Non è "spending review" chiudere i reparti tenendo le braccia ferme ai professionisti con esperienza continuando a pagarli, danneggiandoli per il rischio di deprofessionalizzazione, e consentire a chi ha potere politico di bandire nuovi concorsi per nuove assunzioni!

Ridicolo al TG 2 delle h. 20:30!!!

Mentre ceniamo e vediamo il TG2, mio marito mi fa notare con un sorriso ironico una notizia che scorre nella striscia scritta che questo TG ha scelto di mandare in continuazione mentre mandano i servizi in video e audio:
"Pensionato decapitato in Liguria, l'uomo ucciso mentre era ancora vivo!"
Ma vi rendete conto? Chi è lo scemo messo a scrivere le notizie? Dov'è il regista che dovrebbe controllare quello che mandano in onda?
E noi paghiamo! E ci inondano di pubblicità nonostante il recupero dell'evasione tramite i contratti elettrici! 

giovedì 13 ottobre 2016

Dario Fo ha avuto una grande fortuna: FRANCA RAME

Da: POMPEILAB

Lo Stupro. Di Franca Rame 9 marzo 1973
Il processo contro gli aggressori di Franca Rame è terminato con la prescrizione. Accertata la matrice fascista dell'operazione e, soprattutto, quasi certa la mano "di Stato".

Un gesto che per anni è stato raccontato dalla stessa Franca. 
(Nota di Rita Coltellese: correggerei la parola  gesto del testo originale con crimine)

Lo Stupro. 

di Franca Rame

C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, forte, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare.
Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Prendo coscienza delle cose, con incredibile lentezza… Dio che confusione! Come sono salìta su questo camioncino? Ho alzato le gambe io, una dopo l’altra dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso?
Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, ad impedirmi di ragionare… è il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Sono come congelata.
Ora, quello che mi sta dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… e mi tiene tra le sue gambe… fortemente… dal di dietro… come si faceva anni fa, quando si toglievano le tonsille ai bambini.
L’immagine che mi viene in mente è quella. Perché mi stringono tanto? Io non mi muovo, non urlo, sono senza voce. Non capisco cosa mi stia capitando. La radio canta, neanche tanto forte. Perché la musica? Perché l’abbassano? Forse è perché non grido.
Oltre a quello che mi tiene, ce ne sono altri tre. Li guardo: non c’è molta luce… Né gran spazio… Forse è per questo che mi tengono semidistesa. Li sento calmi. Sicurissimi. Che fanno? Si stanno accendendo una sigaretta.
Fumano? Adesso? Perché mi tengono così e fumano?
Sta per succedere qualche cosa, lo sento… Respiro a fondo… due, tre volte. Non, non mi snebbio… Ho solo paura…
Ora uno mi si avvicina, un altro si accuccia alla mia destra, l’altro a sinistra. Vedo il rosso delle sigarette. Stanno aspirando profondamente. Sono vicinissimi.
Sì, sta per succedere qualche cosa… lo sento. Quello che mi tiene da dietro, tende tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo. Non ha aumentato la stretta, ha solo teso i muscoli, come ad essere pronto a tenermi più ferma. Il primo che si era mosso, mi si mette tra le gambe… in ginocchio… divaricandomele. È un movimento preciso, che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, perché subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Mi sento peggio che se fossi nuda!
Da questa sensazione mi distrae un qualche cosa che subito non individuo… un calore, prima tenue e poi più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro.
Una punta di bruciore. Le sigarette… sopra al golf fino ad arrivare alla pelle.
Mi scopro a pensare cosa dovrebbe fare una persona in queste condizioni. Io non riesco a fare niente, né a parlare né a piangere… Mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualche cosa di orribile.
Quello accucciato alla mia destra accende le sigarette, fa due tiri e poi le passa a quello che mi sta tra le gambe. Si consumano presto.
Il puzzo della lana bruciata deve disturbare i quattro: con una lametta mi tagliano il golf, davanti, per il lungo… mi tagliano anche il reggiseno… mi tagliano anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri. Quello che mi sta tra le gambe, in ginocchio, mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature…
Ora… mi aprono la cerniera dei pantaloni e tutti si dànno da fare per spogliarmi: una scarpa sola, una gamba sola.
Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena.
Ora quello che mi sta tra le gambe mi entra dentro. Mi viene da vomitare. Devo stare calma, calma.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”. Io mi concentro sulle parole delle canzoni; il cuore mi si sta spaccando, non voglio uscire dalla confusione che ho. Non voglio capire. Non capisco nessuna parola… non conosco nessuna lingua. Altra sigaretta.
“Muoviti puttana fammi godere”.
Sono di pietra.
Ora è il turno del secondo… i suoi colpi sono ancora più decisi. Sento un gran male.
“Muoviti puttana fammi godere”.
La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa più volte sulla faccia. Non sento se mi taglia o no.
“Muoviti, puttana. Fammi godere”.
Il sangue mi cola dalle guance alle orecchie.
È il turno del terzo. È orribile sentirti godere dentro, delle bestie schifose.
“Sto morendo, – riesco a dire, – sono ammalata di cuore”.
Ci credono, non ci credono, si litigano.
“Facciamola scendere. No… sì…” Vola un ceffone tra di loro. Mi schiacciano una sigaretta sul collo, qui, tanto da spegnerla. Ecco, lì, credo di essere finalmente svenuta.
Poi sento che mi muovono. Quello che mi teneva da dietro mi riveste con movimenti precisi. Mi riveste lui, io servo a poco. Si lamenta come un bambino perché è l’unico che non abbia fatto l’amore… pardon… l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, ma sento la sua fretta, la sua paura. Non sa come metterla col golf tagliato, mi infila i due lembi nei pantaloni. Il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere… e se ne va.
Tengo con la mano destra la giacca chiusa sui seni scoperti. È quasi scuro. Dove sono? Al parco. Mi sento male… nel senso che mi sento svenire… non solo per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per lo schifo… per l’umiliazione… per le mille sputate che ho ricevuto nel cervello… per lo sperma che mi sento uscire. Appoggio la testa a un albero… mi fanno male anche i capelli… me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo la mano sulla faccia… è sporca di sangue. Alzo il collo della giacca.
Cammino… cammino non so per quanto tempo. Senza accorgermi, mi trovo davanti alla Questura.
Appoggiata al muro del palazzo di fronte, la sto a guardare per un bel pezzo. Penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… Sento le loro domande. Vedo le loro facce… i loro mezzi sorrisi… Penso e ci ripenso… Poi mi decido…
Torno a casa… Torno a casa… Li denuncerò domani“.

Franca Rame con il marito Dario Fo nel 1955 con il loro figlio appena nato Jacopo

Grande Donna Franca Rame, senza la quale Dario Fo non avrebbe avuto la gloria che ha avuto: a lui il Premio Nobel, a lei la peggiore umiliazione violenta che una donna possa subire.
Questo la Società del nostro tempo ha tributato a questa coppia.
Lei è morta prima, 2013, lui oggi 2016.



Massimo D'Alema e il suo inattendibile NO


Eccolo il comunista che, come appresi tanti anni fa dalle pagine di "La Repubblica", andava in eschimo a tirare oggetti ai "ricchi" che uscivano da "La Bussola" di Viareggio, sulla sua barca da "ricco".

IL LEADER PDS: ' ANCH' IO LANCIAI UNA MOLOTOV ... '

MONTECCHIO - "Io un burocrate di partito... Ma se da ragazzo ho anche tirato le molotov". Detto da Massimo D' Alema, il freddo cinico D' Alema, fa il suo effetto, e la solita enorme platea della festa di Cuore ieri sera è restata un attimo muta. Lui ne ha approfittato per spiegare: "E' storia, Pisa ' 68, esattamente davanti alla Bussola di Viareggio. C' è stato anche un processo in Corte d' Assise".

Da: La Repubblica - 13 ottobre 2016 di GOFFREDO DE MARCHIS
Referendum, il No: da Fini a Pomicino, in fila le vecchie glorie della Prima Repubblica
Alla riunione di Italiani europei contro la legge in sala Dini, Ingroia, Civati e Salvi

Terza Bicamerale, Commissione D'Alema 1997-1998

Seconda Bicamerale, Commissione De Mita Iotti 1992-94

Prima Bicamerale, Commissione Bozzi 1983-1985



IL RISOTTO DI D' ALEMA TRAPPOLA A FUOCO LENTO

ORMAI non ci sono dubbi: c' è chi trama per distruggere Massimo D' Alema. Forse un politico invidioso dei suoi successi, forse un geloso compagno di partito, forse un antico rivale in amore. Non si sa. Ma il complotto c' è, e purtroppo per lui comincia a dare i suoi frutti avvelenati. Se ne sono accorti lunedì sera alcuni milioni di italiani, inconsapevoli spettatori di quello che sarà ricordato come "l' agguato del risotto". Teatro dell' episodio, il salotto politico di "Porta a porta", chez Bruno Vespa, ospite D' Alema. Si parlava della crisi e della Bicamerale, quando a un certo punto il viso dell' ex direttore del Tg1 s' è illuminato di un sorrisetto malizioso: "Abbiamo avuto la sensazione che in questa crisi qualcuno volesse cucinare qualcun altro a fuoco lento. E ci siamo rivolti a un esperto...". Parte il filmato, titolo "A fuoco lento". Chi sarà? Andreotti? Cossutta? Pacini Battaglia? Macché, la voce fuori campo rivela che è il solito D' Alema. Però a vederlo non è affatto il solito D' Alema. Maniche di camicia e grembiule bianco, l' uomo che sta cesellando il semipresidenzialismo appare impietosamente immortalato da una telecamera amatoriale - la faccia poco sospettosa della vittima lascia presumere che lui si fidasse del suo misterioso attentatore, e questo finora è l' unico indizio che abbiamo - mentre cucina un risotto d' emergenza. La scena è drammatica: l' uomo che ha battuto Berlusconi, domato Fini e piegato Bertinotti piange tagliando le cipolle (titolo in sovraimpressione: "Che commozione!"), il presidente della Bicamerale, che a Montecitorio invocava il doppio turno, chiede a voce alta "un coltello grosso, un coltellaccio, una mezzaluna ci vorrebbe per il prezzemolo", il leader che ha stregato il Pds rivela ai presenti il segreto del soffritto: "Invece di mettere la cipolla a sfriggere, io la lascio a bollire così perde il suo afrore". Simpatiche scene di vita quotidiana, immaginiamo un vero successo a casa del compagno Nicolino La Torre, ma riviste in italovisione danno ragione al saggio cardinal Mazzarino, che a suo tempo raccomandava ai potenti: "Non ammetter spettatori né tempi di tavola. Ciò che di tuo deve comparire in pubblico, ancorché affare di poco momento, travagliaci con tutta attenzione d' intorno, perché da una tua sola operazione dipende la tua fama per sempre". D' Alema non avrebbe mai dato il permesso di mandarle in onda, ne siamo sicuri. E invece un meschino traditore, un subdolo attentatore infiltratosi in quella cena, ha consegnato la cassetta a Vespa. Obiettivo, trasformare il "lìder Massimo" in "chez Maxim". E la trappola è scattata, inesorabile. "Non se l' aspettava, eh?" ha esclamato il padrone di casa a un segretario sempre più imbarazzato. Poi, per dare il colpo di grazia al malcapitato, è arrivato persino uno chef vero, Gianfranco Vissani, che D' Alema chiamava "il maestro", come non aveva mai chiamato neanche il professor Sartori. Dalla crisi si è così passati al dibattito sulla cotenna di maiale, e dalle asciutte domande di De Bortoli il leader pidiessino è scivolato a un brindisi con un calice di rosso. Finché, folgorato dal ricordo dell' Umbria terremotata, non ha posato in fretta il bicchiere e ha ricordato "questa terra che è stata ferita". Chiunque vi abbia assistito, non dimenticherà l' agguato del risotto. Chiunque lo abbia visto, oggi si domanda: ma chi è il traditore?
articolo di: Sebastiano Messina