martedì 8 novembre 2016

Avversione per le Forze dell'Ordine

Il Fatto Quotidiano censura quello che non gli piace, ma non la rabbia e la bava contro Renzi e contro le Forze dell'Ordine. 

Da: Il Fatto Quotidiano

Firenze, poliziotto ferito costretto a pagare ticket in ospedale: era stato colpito negli scontri in piazza


Il profilo di questo Davide dice "Studente in tecniche psicologiche", che è un corso per la laurea breve.
Nonostante il suo amore per la psicologia non ha capito perché "mi è venuto in mente che le persone che rubano lui le ritenga oneste": glielo spiego, perché ritenendo disonesto (intellettualmente) chi sceglie di fare il poliziotto, gli debbono star bene per forza quelli che infrangono la legge. Giacché senza gli intellettualmente disonesti libertà assoluta di delinquere. 

Ci sono poliziotti disonesti come in ogni contesto umano, ma tradiscono il giuramento che hanno fatto e, comunque, la maggioranza fa il proprio dovere. Queste malevole prese di posizione a priori contro le Forze dell'Ordine, invece, fanno parte di una ben precisa forma mentis che prescinde dall'errore del singolo.

Aggiornamento: "stranamente" il terzo tentativo è stato pubblicato da "Il Fatto"!
Sarà perché in esso ho scritto che l'avrei comunque copiato e incollato sul mio blog pubblicandolo?
Ridicolo. Somigliano, in questo, al blog di Beppe Grillo.

E la chiamano IMMIGRAZIONE?

Da: ADNKRONOS
Con l'accusa di sequestro di persona e induzione alla prostituzione ai danni di una giovane nigeriana, la polizia di Palermo ha arrestato due donne e un uomo, tutti nigeriani. In carcere sono finiti un 27enne, un 28enne anni e un 26enne. Gli agenti della Squadra Mobile di Palermo diretta da Rodolfo Ruperti, con l'ausilio di personale della Squadra Mobile di Trapani e del Commissariato di Castelvetrano, hanno posto fine all'incubo vissuto da una giovane nigeriana, fuggita dalla miseria del suo paese e finita nelle mani di una spietata organizzazione criminale che ha tentato di costringerla a prostituirsi, minacciandola con riti 'Voodoo' e segregandola in una stanza per più di 48 ore.
Durante la sua prigionia la donna, attraverso un dispositivo cellulare, è riuscita a contattare l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni che a sua volta si è messa immediatamente in contatto con gli uffici della Squadra Mobile di Palermo. "I poliziotti, con un azione coordinata tra le due questure, sono riusciti ad individuare il luogo di prigionia della ragazza, alla periferia di Castelvetrano - dicono gli inquirenti - in forza hanno fatto irruzione nell'appartamento, traendola in salvo e fermando i tre aguzzini, due donne ed un uomo". La vittima, una volta soccorsa, ha raccontato agli agenti i particolari della sua odissea per raggiungere il nostro paese, iniziata circa tre mesi fa e scandita da stenti, privazioni, viaggi estenuanti e minacce: "spinta dal desiderio di una vita migliore per se e per il figlio la donna si era rivolta, nel suo paese, ad alcuni connazionali che le avevano presentato un uomo, il quale avrebbe provveduto ad organizzarle il viaggio per l’Italia".
Da qui il calvario. Per assicurarsi il prezzo del viaggio, di circa 30mila eurol'uomo non avrebbe esitato a sottoporre la giovane donna, a un inquietante rito 'Voodoo' terrorizzandola sulle nefaste conseguenze alle quali sarebbe andata incontro se non avesse corrisposto quanto pattuito. Successivamente la donna è stata trasportata in auto a Benin City ed affidata ad altri uomini per proseguire il viaggio, di circa un mese, attraverso il deserto del Niger. Da qui ha raggiunto la Libia, per poi a bordo di un 'barcone', intraprendere un pericoloso viaggio in mare, approdando sulle coste siciliane, a 'Pozzallo', lo scorso 24 ottobre.
Dopo lo sbarco la donna è stata accompagnata dalle autorità italiane presso una struttura di accoglienza di Padova.
 Poco dopo si è messa in contatto con i suoi referenti nigeriani in Italia, i quali hanno provveduto a farle raggiungere, attraverso diverse tappe, Castelvetrano, dove ad attenderla c'era la figlia dell'uomo che nel suo paese l'aveva sottoposta al rito Voodoo. "Quest'ultima, con la complicità della sorella e del 26enne ha messo la donna davanti alla cruda realtà: per onorare il debito di 30mila euro, precedentemente contratto, si sarebbe dovuta prostituire. Al suo rifiuto, i tre sono passati alle vie di fatto, rinchiudendola in una stanza senza viveri per un giorno intero".
Ma la giovane vittima, non si è persa d'animo: "fortunatamente ha nascosto addosso un telefono cellulare, miracolosamente sfuggito agli aguzzini, con cui è riuscita a chiedere aiuto all'OIM, la quale ha provveduto a metterla immediatamente in contatto con personale della Squadra Mobile di Palermo". A questo punto gli investigatori, attraverso sofisticati sistemi di localizzazione e sulla scorta della descrizione fornita al telefono dalla donna sul panorama che scorgeva dalla sua prigione, sono riusciti, con non poche difficoltà, a individuare il suo luogo di segregazione e a trarla in salvo, fermando gli aguzzini.
All'interno dell'appartamento sono stati ritrovati quattro telefoni cellulari, alcune scatole di profilattici e cinque feticci di varie forme (un corno, un lucchetto, un oggetto di legno con materiale pilifero, una bustina contenente peli verosimilmente di pube e un osso di noce di cola) tutti utilizzati per i riti Voodoo.
Benemeriti Carabinieri alle prese con controllo dei documenti ad una prostituta di pelle nera.
Controllo inutile ai fini dell'espulsione viste le normative vigenti.
Sotto una retata: stesso risultato dato lo sbracamento della Politica in Italia.


Per i fautori della necessità di "accogliere" e delle relative leggendarie motivazioni atte ad infiocchettare la bisogna, ecco una storia emblematica, che ha bisogno di pochi commenti, solo di mettere in risalto pochi dati di fatto:
nigeriana la vittima, nigeriani i suoi aguzzini, nigeriana l'organizzazione criminale!!
Donna già con un figlio! Voleva sfuggire alla miseria del suo Paese: la Nigeria!
Fin qui nulla ci azzecca con guerre ed altro: miseria!
Possono venire tutti qui i miserabili della Terra? 
Se sì non si possono fare differenze: venghino, venghino, da ogni Paese! Altrimenti è discriminazione!
La nigeriana non è affogata e siamo contenti per lei. Ma se affogava era stata una sua scelta avventurarsi verso quello che lei credeva un "Eldorado"!
D'altra parte la signora crede nel "voodoo"! Che si può pretendere da tanta primitività?
Ma la domanda che faccio alla Politica Italiana, parafrasando una famosa canzone,  è: Ma che colpa abbiamo noi? 
Ecco che, grazie ad un cellulare in dotazione della signora, nonostante la miseria lamentata, ella può chiedere aiuto, ed ecco che la nostra deprecata Polizia, deprecata dall'estrema sinistra e gente limitrofa, la salva!
Chissà come si metteranno d'accordo nel loro cervello i fautori di sinistra dell'accoglienza a tutti i costi con il loro odio verso le Forze dell'Ordine che rimediano a tali guasti?
Mistero, penso, anche per gli psichiatri.
Prostituta nigeriana con letto pronto accanto.
Chissà cosa ne direbbe la senatrice Merlin se potesse vedere come è ridotta l'Italia.

Bordello chiuso dalla Legge Merlin del 1957 e riaperto senza legge ai margini della strada.

Poveri Carabinieri!
Lavoro per le "immigrate" mai richieste dall'Italia ma comunque presenti sul nostro territorio con tutto il contorno di criminalità che portano con sé.



Prostitute africane sfuggite alla miseria (?) ma piuttosto in carne (?)

Avere 70 anni

Pochi giorni fa, il 4 novembre, ho compiuto 70 anni: questa la  mia foto più recente; l'ho fatta ieri con il mio vecchio cellulare che mi ostino a non cambiare.
Qualche anno fa ho deciso di far crescere i miei capelli al naturale ed ora sono molto felice del colore bianco argento di essi.
Molti mi chiedono come mai non ho rughe.
Credo dipenda innanzi tutto dalla genetica, dalla pelle che abbiamo avuto in sorte.
La mia è una pelle grassa al centro del viso che in gioventù mi ha provocato qualche brufolo e qualche punto nero.
In vita mia ho fatto la pulizia del viso una sola volta da un'estetista: ero giovane, intorno ai 30 anni.
Ho la fortuna di avere dei capelli grossi che non sono né lisci, né ricci, come si vedono nella foto, sono facilmente piegabili con bigodini o pettini a caldo.
Per il resto, forse, abbiamo il viso che riflette anche il nostro mondo interiore: se siamo sereni, distesi, se non contraiamo la nostra espressione, le rughe si formano meno.
Non sono mai stata tante ore al sole, non sono una cultrice dell'abbronzatura "biscottata".
La mia spesa di prodotti cosmetici è così scarsa che, se tutte le donne fossero come me, l'industria cosmetica andrebbe fallita.
Ho cominciato a truccarmi presto, 15 anni, ma mai pesantemente.
I prodotti che ho usato erano sempre a basso costo.
Il primo fondotinta che ho usato era della Gemey, colore "beige tendre". La Gemey era una delle marche più economiche all'epoca.
Come base ho cominciato ad usare la crema Venus giorno fin dai miei 15 anni. Motivo: costava poco ed era leggera e fresca. La vendevano alla Standa di Via Cola Di Rienzo a Roma e, all'epoca, io abitavo in Via Ottaviano.
Una sola volta provai a cambiare acquistando una crema di una marca costosa e molto pubblicizzata di cui non ricordo il nome, forse Lancôme; la vendevano solo in profumeria e la pagai circa Lit. 20.000, per una scatolina più piccola del solito barattoletto della Venus che costava sulle Lit. 4.000. Mi resi conto che non aveva nulla di più della Venus, anzi, forse qualcosa di meno.. Solo le avevano dato un colore rosato, mentre la Venus è bianca. Tornai alla Venus che uso ancora. 

domenica 6 novembre 2016

La solita tragedia che si poteva evitare

Da: Lecco Notizie

Tre avvisi di garanzia per il crollo del viadotto di Annone

LECCO – Sono tre i primi avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Lecco per la vicenda del crollo del viadotto di Annone nei confronti di tre ingegneri, due della Provincia e uno di Anas.
I loro nomi sono stati iscritti nel fascicolo d’inchiesta: si tratta di Angelo Valsecchi, classe 1966, dirigente provinciale alla viabilità, il collega Andrea Sesana, classe 1981 di Oggiono, responsabile del servizio concessioni e reti stradali, mentre per Anas risulta indagato Giovanni Salvatore, classe 1960 di Taranto, capo del centro manutenzioni e responsabile dal 2011 della tratta interessata dal crollo del viadotto sulla SS36. 
Le ipotesi di reato sono omicidio e disastro colposo, e lesioni.
Quest’ultimo, quel drammatico venerdì, era stato contattato dal capo cantoniere sul posto per effettuare un sopralluogo dopo la caduta di calcinacci dal viadotto, che avevano spinto l’addetto dell’azienda stradale a chiudere una sola corsia di marcia. L’ing. Salvatore, partito da Milano, riuscì ad arrivare ad Annone solo pochi minuti dopo il crollo.
Non risulta implicata, almeno per il momento, la ditta di autotrasporti titolare del tir che ha causato il crollo del cavalcavia, così come l’autista: l’effettivo peso dell’autoarticolato è uno degli elementi al vaglio degli inquirenti, insieme al cavalcavia crollato e a quello che ne resta, oggetto ora di accurate analisi guidate da un consulente del Politecnico di Lecco, nominato dalla Procura.
Non abbiamo voluto sparare sul mucchio nè criminalizzare nessuno, creando mostri”. Con queste parole il procuratore capo Antonio Chiappani, titolare del fascicolo insieme al sostituto Nicola Preteroti, ha commentato i tre avvisi di garanzia emessi. “L’inchiesta è molto tecnica e occorre procedere con cautela e rimettere tutti i tasselli al loro posto. Sarà un lavoro lungo”.

D'accordo non voler creare mostri e non voler criminalizzare nessuno, ma la magistratura deve rendersi conto che persino nelle calamità naturali, a volte, la gente muore per l' irresponsabilità di qualcuno.
Purtroppo assistiamo a troppe sentenze in cui si danno pene severe a chi palesemente non aveva i mezzi per evitare la morte di qualcuno, mentre si toglie dalle spalle, di chi rivestiva ruoli in cui aveva precise responsabilità e mezzi per intervenire e non l'ha fatto, la giusta pena.
Giovanni Salvatore, Andrea Sesana e Angelo Valsecchi

Dal 2011, 5 anni fa, scrive Lecco Notizie, Giovanni Salvatore era Capo del centro manutenzioni e responsabile della tratta interessata dal crollo del viadotto sulla SS36.
Giustamente il Procuratore Capo Antonio Chiappani dice che l'inchiesta deve essere rigorosamente tecnica, ma già con la logica si può intravedere una responsabilità precisa: la manutenzione era dell'ANAS e chi era a Capo di tale responsabilità ha un nome preciso. Se l'ex Sindaco  Carlo Colombo, insieme al Sindaco di Suello, avevano già constatato visivamente la necessità di intervenire da parte dell'ANAS è gravissimo che l'ANAS non l'abbia fatto, avendo i mezzi tecnici per accertare quello che i due Sindaci avevano accertato solo con i cinque sensi e la conseguente logica. Dunque non si vogliono creare mostri ma forse ci sono irresponsabili.
Bisogna scrivere, scrivere e scrivere.
Spero che i due ex Sindaci abbiano messo per scritto le loro richieste a suo tempo. Questa sarebbe una ulteriore prova della criminale inadempienza da parte dei responsabili ANAS.
Dalla pagina facebook dell'ex Sindaco:
Circa 10 anni or sono, stanchi dei troppi mesi di chiusura del ponte di Annone, il sottoscritto ed il collega di Suello Giuseppe Mauri chiedemmo un incontro all'Anas per sollecitare la risoluzione di un problema ormai insostenibile.
Ci recammo a Milano e tra le soluzioni proposte, caldeggiammo la demolizione del ponte e la ricostruzione dello stesso sul modello del nuovo ponte di Bosisio.
Ci fu detto in modo poco simpatico che non era compito nostro occuparci di queste cose e che noi, non essendo tecnici, dovevamo solo pensare a fare bene il Sindaco.

10 anni fa 
Giovanni Salvatore non c'era, ma ha avuto 5 anni per rendersi conto della tragica situazione di quel ponte. Se l'ANAS gli ha negato i mezzi per intervenire, spero per lui che abbia messo per scritto la necessità tecnica di mettere in sicurezza quel tratto di strada sotto la sua responsabilità, altrimenti pagherà sicuramente.

I dipendenti della Provincia di Lecco: due responsabilità diverse ma entrambe convergenti su quel tratto di strada. Dovevano sapere della situazione di stabilità di quel ponte per forza, altrimenti come avrebbero potuto esercitare su di esso il controllo che loro competeva?
E allora come hanno potuto consentire il passaggio di un simile carico? 
Tralascio il febbrile scarica barile delle ultime ore, che avrebbero potuto, con una repentina chiusura, salvare la vittima da una morte orrenda, schiacciato come un insetto... Ma l'irresponsabilità è precedente e sostanziale e chi ha omesso di fare il proprio dovere dovrà pagare. Principalmente l'ANAS, che ha inteso risparmiare sulla sicurezza.

In Italia sento troppo spesso gente, anche raccomandata per occupare il posto che occupa nell'apparato statale di turno, darsi delle arie dicendo "sono a Capo di...", "sono io il Responsabile del..", poi quando c'è da esercitare sostanzialmente la responsabilità vantata lavarsi pilatescamente le mani agendo con stupefacente superficialità, a volte scaricando su chi ha ruoli inferiori incombenze e responsabilità che non gli competono. Insomma gentarella che si dà importanza ma che non sa assumersi veramente la responsabilità ricoperta indegnamente. Vogliono solo gli onori e scantonano gli oneri.