lunedì 5 dicembre 2016

Dopo Matteo Renzi

Da: RAI NEWS
Referendum sulle riforme costituzionali 
Referendum, vittoria netta del no. Il Premier Renzi si dimette: "Ho perso, vado via senza rimorsi" Il premier ai sostenitori del Sì: "Ho perso io, non voi, non sono riuscito a portarvi alla vittoria, la poltrona che salta è la mia, nel pomerigiio salirò al Quirinale a rassegnare le mie dimissioni".  In Italia il No ha vinto con il 59,95% contro il 40,5% per il Sì. L'affluenza alle urne in Italia è stata del 68,48% 

05 dicembre 2016 Matteo Renzi riconosce la sconfitta nel referendum sulle riforme costituzionali. Il popolo italiano "ha parlato in modo inequivocabile e chiaro", dice il premier in conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Il no ha vinto in modo straordinariamente netto. Congratulazioni". E ai sostenitori del Sì: "Un abbraccio forte e affettuoso. Avevamo un sogno, ci abbiamo provato, ma non ce l'abbiamo fatta. Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta, io ho perso, non voi. Volevo tagliare le poltrone, la poltrona che salta è la mia". "Viva l'Italia che partecipa e crede nella democrazia", dice comunque Renzi. "Nel pomeriggio le mie dimissioni al Quirinale" "L'esperienza del mio governo finisce qui", spiega Renzi. "Nel pomeriggio salirò al Quirinale per rassegnare le dimissioni". "Tutto il Paese sa di poter contare su una guida autorevole e salda come quella del presidente Mattarella". Poi: "Qui in questa sala saluterò il mio successore, chiunque egli sarà, e gli consegnerò la campanella e il dossier delle cose che restano da fare". Prima della conferenza stampa, il premier ha telefonato al Capo dello Stato per comunicargli le sue intenzioni. "Andiamo via senza rimorsi" "Io ho perso. Nella politica italiana non perde mai nessuno, io sono diverso, ho perso e lo dico a voce alta anche se con il nodo in gola. Non sono riuscito a portarvi alla vittoria. Ma ho fatto veramente tutto quello che si poteva fare in questa fase. Non credo che la politica sia il numero inaccettabile di politici che abbiamo, ma credo nella democrazia. E se uno perde non se ne va fischiettando, facendo finta nulla e sperando che passi la nottata. Non siamo stati convincenti, ma andiamo via senza rimorsi". E aggiunge: "E' normale che ci sia rabbia e delusione, ma non perdiamo il buon umore". 


Scrive Maurizio Molinari su La Stampa


È un popolo della rivolta espressione dello stesso disagio che in Gran Bretagna ha prodotto la Brexit, negli Stati Uniti ha portato alla Casa Bianca Donald J. Trump ed ora coglie un successo nell’Europa continentale che fa cadere il governo di uno Stato fondatore dell’Ue.  

Le dimissioni di Matteo Renzi e del suo esecutivo evidenziano la necessità da parte dei successori di dare in fretta risposte chiare alle crisi all’origine della protesta del ceto medio. Serve un nuovo welfare per le famiglie in difficoltà, una ricetta per rimettere in moto la crescita ed una formula per integrare i migranti: più tarderanno, più il movimento di protesta crescerà innescando un domino di conseguenze imprevedibili. Per far ripartire l’Italia non basta un nuovo governo: bisogna rispettare il popolo della rivolta e rispondere alle sue istanze.  

Con la mia faccia serena di questa foto del 20 novembre scorso, voglio commentare la sconfitta di Matteo Renzi.
Non cadrà il mondo, certo, ma non stiamo né meglio né peggio.
Lui ci ha provato a modo suo a farci uscire dalla "palude", ma la democrazia ha detto NO. 
Il sentore, intorno a me, gli era ostile, ma non fino a questo punto percentuale in tutta Italia.
Ho criticato alcune risultanze del Governo Renzi e le confermo, come confermo che il giovane uomo del Fare a me continua a piacere. Forse mi sbaglio su di lui, come mi sono clamorosamente sbagliata su Antonio Di Pietro, ma non lo ritengo arrogante come molti, credo che la sua esuberante sicurezza, il suo ostinato ottimismo, siano stati mal interpretati come arroganza.
Trovo invece che il suo discorso deluso di abbandono sia sincero e vero, oltre che umile, un'umiltà ed una sincerità che gli uomini politici in questo Paese NON hanno che raramente.

Hanno ben poco da ridere persone come D'Alema, un arricchito dalla politica senza arte né parte: giornalista è la sua professione.
Fateci caso: molti di loro, in assenza di una vera professionalità, di un vero mestiere, "sono giornalisti". Anche la simpatica Meloni, fra quelli che gioiscono, ho scoperto che inalbera la professione di "giornalista". Proprio militando dentro il partito creato da Di Pietro ho scoperto la facilità con cui, stando in politica, si può ottenere questa qualifica e l'iscrizione all'Albo.
C'è sempre un giornale, una rivista, del tuo ambiente politico, che ti fa pubblicare qualcosa, non importa se sai scrivere bene o meno, basta che scrivi qualcosa che sia nel filone delle idee del partito. Qualche fattura che dimostri che quegli articoli te li hanno pagati, un esamino ridicolo, e sei iscritto all'Albo dei Giornalisti.
Per questo leggerete sempre che molti politici sono "giornalisti".
Esulta Brunetta: lui una professione ce l'ha, è un Professore Ordinario di Economia, ed era nell'Università dove lavoravo prima di andare in pensione, infatti mi è capitato di incontrarlo. Una Dirigente Scolastica di sinistra mi dice che la sua omonima Legge sulla Pubblica Amministrazione è una buona Legge.
Dunque non tutto in ogni persona è da buttare. Ma di certo non potrei mai votare per il suo partito che ha come capo Berlusconi, che mi è anche simpatico perché mi fa ridere, ma è uno che ha usato l'enorme favore dei voti degli Italiani per fare una pletora di Leggi ignobili e tutte a suo esclusivo favore. Ha usato il Potere conferitogli da chi l'ha votato per sé stesso.
Il PD, senza Renzi, non avrà mai il mio voto. Riconosco a Bersani una Legge che impose alle Banche di non chiedere più ingiustificabili balzelli su alcune operazioni bancarie, tipo l'estinzione dei mutui fatti per l'acquisto di una casa. Per il resto le idee di sinistra proteggono troppo i parassiti, gli assenteisti e l'illegalità degli immigrati a forza dentro il nostro Paese.
Chi rimane? Salvini va bene solo per il problema immigrati... ma il resto... Meloni è simpatica e "donna con palle", un tipo di donna che stimo, è spontanea, chiara... Ma se in futuro voterò per lei sarà solo per dare un'ennesima sterzata all'Italia.
Lascio per ultimi, e non a caso, i 5Stelle, che hanno beneficiato di un mio voto a tutto campo alle Politiche del 2013.
Anche lì, siccome non sono un'idiota fideista che sposa un'idea e si fodera gli occhi di prosciutto, ho fatto delle critiche, ma non quelle del gregge dei detrattori di parte, ma critiche di sostanza.
L'Italia è difficile da cambiare. Servirebbe rigore e punizione vera per chi infrange regole e leggi, ma questo agli Italiani non piace, hanno il complesso del fascismo, senza sapere che il fascismo era il contrario: abuso di potere e lesione del diritto del singolo. 
Allora continuiamo così: gente che timbra il cartellino e va a farsi gli affari propri difesa dai sindacati di sinistra e reintegrata da giudici incredibili; senza pensare che questo modo di agire danneggia chi il lavoro non ce l'ha e deve  assistere a chi ruba uno stipendio, quindi risorse; gente che per inerzia o per dolo fa passare mesi e mesi senza chiudere un iter amministrativo, senza giustificato motivo, e al cittadino danneggiato lo Stato non da possibilità di denunciare il danno se non con spese e lungaggini giudiziarie senza fine; non rispettare le regole scritte nel Codice della Strada è la norma e chi protesta viene insultato e aggredito, mentre auto delle Forze dell'Ordine passano senza rilevare nulla; libertà di trasgredire aggressivamente che danneggia chi le regole le rispetta; continua la corruzione strisciante, il ricorso al "favore" per sbloccare il diritto leso...

E questo avviene anche sotto un Governo di Roma a 5 Stelle in cui i burocrati fanno ancora il bello e il cattivo tempo... Nonostante due Assessori a 5 Stelle, ad esempio, uno del Municipio VII ed uno della Giunta, cerchino di far ottenere a poveri cristi, che hanno i loro soldi bloccati da 7 anni nelle casse di un noto Consorzio romano, l'agognata casa economica in diritto di superficie.
A chi giova il blocco dei risparmi dei poveri cristi? 
Perché se il IX Dipartimento blocca la concessione a costruire, nonostante il Commissario Straordinario Tronca abbia firmato la Delibera dopo aver controllato e ricontrollato che tutte le carte fossero a posto,  il noto Consorzio romano non restituisce i soldi ai poveri risparmiatori?
Virginia Raggi sa quello che accade al Dipartimento IX del Comune di cui è Sindaco? 
  

domenica 4 dicembre 2016

Gli errori e le omissioni di Matteo Renzi

Da: La Repubblica.it

Referendum, se vince il Sì... se vince il No

Da Renzi che si rafforza con l'ok alla riforma alla sua caduta se invece prevale il NO. I probabili effetti del voto sul governo, sul quadro politico e sui mercati

sabato 3 dicembre 2016

Gianna Del Gaudio: il ladro che non c'è

Da: L'Eco di Bergamo Giovedì 01 dicembre 2016

Delitto di Seriate, ancora analisi
Il figlio: non c’erano segreti con mamma

Ancora analisi sul cutter usato per uccidere Gianna Del Gaudio, nuovamente sotto le lenti dei laboratori del Ris di Parma: i carabinieri specializzati nelle ricerche scientifiche hanno dovuto analizzare la minuscola traccia di Dna che appartiene al marito della vittima, Antonio Tizzani, tra l’altro unico indagato (anche se a piede libero) del giallo di Seriate.

Bisogna capire se si tratti di sangue, saliva o sudore dell’ex capostazione. Di conferme non ne sono ancora arrivate: serviranno ulteriori esami e altre analisi. Probabilmente gli esiti si avranno la prossima settimana. Ora sarà fondamentale capire la tipologia della traccia genetica del marito: in base a questo risultato, le indagini potrebbero imboccare direzioni differenti. «Il fatto che ci possa essere il Dna di mio papà su quel coltellino non mi stupisce più di tanto: se era in casa, potrebbe essere stato appoggiato da qualche parte ed essere stato contaminato da qualche traccia genetica di papà», dice Paolo Tizzani, uno dei due figli della coppia, quello che abita più vicino alla villetta dei genitori, nello stesso complesso di villette a schiera di piazza Madonna delle Nevi.
Le indagini proseguono come debbono e quello che arriva a noi, attraverso un giornalismo invadente, non è che un mosaico privo delle tessere che chi indaga ha.
Su queste poche tessere possiamo fare delle riflessioni e niente di più. Dalle parole del figlio Paolo sembrerebbe dunque che egli da per scontato che quel cutter apparteneva a suo padre, era in casa di suo padre. Se ne desume che il ladro, visto dall'unico testimone del delitto, suo padre, non recasse con se il cutter, ma l'abbia trovato lì, in casa. Perché mai, invece di fuggire dopo aver fatto scempio della povera Gianna, ha portato con sé il cutter inserendolo nella busta delle mozzarelle, anche quella presa velocemente in casa vista la repentina sua presenza in loco, così come descritta dal marito di Gianna?
In un'altra ipotesi, invece, il marito, dopo aver occultato in un primo momento il triste fagotto in casa, avrebbe avuto tutto l'interesse di condurlo lontano da lì, magari aggiungendoci dei guanti raccolti chissà dove e indossati prima chissà da chi... Ricordando sempre la macabra messa in scena di Parolisi sul corpo morto della moglie con una siringa raccolta chissà dove.
Il figlio è fiducioso, e si può capire che si difenda dall'orrore di accettare un padre uxoricida. Ma intanto dalle interviste giornalistiche vengono fuori quelle tesserine del mosaico che danno della verità, sempre celata senza i particolari, un aspetto sempre diverso. La convivente del figlio Mario, tale Alessandra, afferma che Gianna le voleva un gran bene, addirittura le andava a prendere il suo bambino a scuola. Da questo si arguisce che Gianna non era la nonna di quel bambino, probabilmente frutto di un legame precedente, non sappiamo se legale o meno, e che era ciò nonostante molto affettuosa con il piccolo e con la sua mamma. Ma, allo stesso tempo, Alessandra rivela che Elena, la moglie di Paolo non era altrettanto accettata da Gianna, pur essendo moglie regolare e madre di due nipoti di Gianna. Nel rivelare questo la convivente di Mario parla anche di una sua incompatibilità con Elena, per una profonda diversità di vedute. Elena nel frattempo è stata costretta ad andarsene da casa sua dove, da prima del delitto, evidentemente non si trovava bene, fino al punto di inventare un uomo incappucciato che le suonava il citofono quando era sola di notte ed il marito al turno di lavoro. In casa sua si è installato il suocero, dato che la casa del delitto rimane a disposizione degli inquirenti. Una famiglia momentaneamente divisa quella del figlio Paolo, come definitivamente divisa è quella del figlio Mario la cui moglie e parenti, scrivono alcuni quotidiani, avrebbero reclamato i soldi dei mobili comperati per un matrimonio ormai dissolto, messi in una casa dove ora abita un'altra donna. 
Queste tesserine danno di Gianna un'immagine tutt'altro che tradizionale della donna, magari all'antica, che predilige e preserva, con atteggiamenti affettuosi, le famiglie regolari che i suoi figli si sono costruite. Giacché, sempre alcuni giornali, hanno riportato voci incontrollate che attribuirebbero proprio a Gianna screzi anche con la moglie di Mario, fino ad addebitarle la fine di quel matrimonio. Trattasi di voci e dunque sono gli inquirenti che hanno in mano le tessere del mosaico e che possono dare di questa donna, che ha fatto una fine orrenda,  il giusto ritratto. 
Rita Coltellese *** Scrivere: Omicidio Gianna Del Gaudio
Rita Coltellese *** Scrivere: Giallo su uccisione Prof.ssa Gianna Del Gaudio
Rita Coltellese *** Scrivere: Gianna Del Gaudio un vero giallo

giovedì 1 dicembre 2016

Madre cieca e sorda?


Fortuna, medico legale: «Lanciata nel vuoto dall'ottavo piano viva e cosciente»



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di Marco Di Caterino
«Fortuna è caduta tra l'ottavo e il nono piano. E la sua posizione a terra indica senza ombra di dubbio che la bimba è stata lanciata». Questa la conclusione della perizia dell'ing. Antonio Ciarlegno, il consulente della Procura, incaricato di accertare da dove era stata lanciata nel vuoto la piccola Fortuna Loffredo, la bimba del Parco Verde abusata e uccisa da Raimondo Caputo, detto "Tito'" ex convivente di Marianna Fabozzi, mamma delle tre bambine che lo hanno accusato di essere il carnefice di "Chicca".
Un racconto dell'orrore quello del dottor Nicola Balzano, medico legale che ha seguito l'autopsia sul corpo di Fortuna. Mimma Guardato scoppia a piangere e scappa via dall'aula. Per il medico legale la piccola è caduta di spalle leggermente inclinata sul lato destro da un'altezza superiore di 10 metri. Drammatica la testimonianza sugli abusi subiti definiti cronici. Uno choc per tutti: «Quando è stata lanciata nel vuoto Fortuna era viva e cosciente. E da quello accertato non aveva subito violenze fisiche, del tipo che sono procurate quando ci si difende da un'aggressione, ha continuato il medico legale».

Durante la terza udienza del processo per l'omicidio di Fortuna sono stati sentiti due carabinieri: un vice brigadiere, che per primo effettuò la ricerca della scarpetta che mancava ai piedi della bimba al momento del ritrovamento del corpo, e iIl tenente Luigi Carriero, all'epoca responsabile del nucleo operativo della compagnia di Casoria, che coordinò le prime indagini.

In aula gelo e indifferenza tra i due imputati che si sono letteralmente ignorati, mentre si l'accusa, (il procuratore aggiunto Domenico Airoma e il pm Claudia Maone) e gli avvocati della difesa degli imputati si davano battaglia sulla determinazione esatta del punto dal quale sarebbe caduta Chicca. L'udienza è stata aggiornata alle 9:30 del 9 dicembre e verrà sentita la mamma della vittima.
Mercoledì 30 Novembre 2016,


I giornalisti, sia sui giornali che in televisione, sembrano eludere la realtà semplice che qualsiasi donna-madre NON può NON pensare: una bambina così piccola si lavava le parti intime da sola? La madre, nel provvedere alla sua igiene, non ha mai visto arrossamenti, gonfiori o peggio nella zona genitale della bambina?
Queste ovvie riflessioni io l'ho già scritte. Ora questa madre fa la vittima davanti alle telecamere come se cadesse dal pero e non fosse responsabile davanti alla Legge, oltre che moralmente, della sua bambina.
Non capisco perché il giornalismo elude questo aspetto che salta alla mente e agli occhi di chiunque abbia un minimo di senso della realtà.
Ora salta fuori che è volata di sotto viva. Senza un ovvio grido di paura mentre precipitava? E la madre, oltre che cieca, è anche sorda? Giacché non si è accorta di nulla e l'hanno dovuta avvertire che la sua bambina giaceva morta sotto casa... 
Rita Coltellese *** Scrivere: E la madre non lavava la sua bambina?

Prostituzione su strada: ma allora qualcosa si può fare!!!

Da: Il Caffè 7 ottobre 2016

DUE RAGAZZE E UN RAGAZZO DI  

ARDEA


Gestivano le prostitute su Pontina e Aurelia, 3 giovani sfruttatori in manette 

I Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, con la collaborazione dei colleghi delle Compagnie Aeroporti di Roma e Anzio, hanno eseguito un provvedimento cautelare emesso dal GIP del Tribunale di Velletri, per sfruttamento della prostituzione in concorso tra loro, arrestando un uomo e due donne di nazionalità romena, B.D., 25enne, M.A.R., 20enne e B.L.A. 23enne.
L’attività è scaturita dalle indagini condotte tra il febbraio e l’agosto 2015 dai Carabinieri della Stazione di Passoscuro che avevano permesso di appurare l'esistenza di un sodalizio criminale dedito al reclutamento, all'induzione e allo sfruttamento della prostituzione in danno di oltre 20 ragazze provenienti dall'est Europa, che si prostituivano lungo le strade statali Aurelia e Pontina. Le ragazze, quotidianamente, erano costrette a versare agli sfruttatori parte dei guadagni raccolti e, settimanalmente, una somma quale corrispettivo per l'occupazione delle piazzole ove esercitavano la loro attività. Nel corso delle indagini sono stati inoltre individuati 6 uomini italiani, tutti arrestati in flagranza di reato per favoreggiamento della prostituzione, i quali, dietro corrispettivo, accompagnavano le ragazze sul luogo di lavoro. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, i servizi di pedinamento svolti, l'esecuzione di riprese foto e video nonché l'acquisizione di numerose ricevute relative all'invio, da parte delle ragazze, di denaro ai loro sfruttatori tramite servizi di money transfer, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati e permesso ai Carabinieri di redigere un'articolata informativa. Il Gip del Tribunale di Velletri, competente per territorio sul luogo ove si perpetravano le condotte di sfruttamento, poiché sia sfruttatori che prostitute vivevano ad Ardea, su conforme proposta del Pubblico Ministero Luigi Paoletti, ha accolto pienamente le risultanze investigative emerse nel corso delle indagini, emettendo il provvedimento cautelare a cui i Carabinieri hanno dato esecuzione. Le due donne, che allo stesso modo si prostituiscono, sono state bloccate una presso la propria abitazione e l'altra sul luogo di “lavoro”, lungo la strada statale Aurelia, mentre l'uomo è stato fermato presso l’aeroporto “G.B. Pastine” di Ciampino, mentre stava per lasciare l’Italia, ed è stato trovato in possesso di circa 10.000 euro, che sono stati sequestrati quale verosimile provento dell'illecita attività da lui gestita. L'uomo è stato associato alla casa circondariale di Civitavecchia, mentre le due donne accompagnate presso le rispettive abitazioni e sottoposte al regime degli arresti domiciliari, a disposizione della competente Autorità Giudiziaria alla quale dovranno rispondere dei reati loro contestati.

Risiedevano ad Ardea RM gli sfruttatori, ma erano: un uomo e due donne di nazionalità romena, B.D., 25enne, M.A.R., 20enne e B.L.A. 23enne.
Perché poi costoro abbiano diritto ad un semi anonimato con le sole iniziali del nome non so. La nostra Legge protegge la privatezza di chi viene arrestato con prove?
E' una Legge da cambiare allora.


Da: Il Caffè 26 novembre 2016

SULLA 148 PONTINA

Sabaudia, arrestato 19enne: ogni giorno portava la fidanzata a prostituirsi

Un 19enne rumeno è stato arrestato ieri dai Carabinieri di Sabaudia per sfruttamento della prostituzione. Le indagini dei militari hanno permesso di appurare che il giovane accompagnava ogni giorno la propria convivente, anche lei rumena e di 19 anni, sulla Sr 148 Pontina a prostituirsi. L'arrestato, colto in flagrante, è stato trattenuto nelle camere di sicurezza per essere sottoposto al rito direttissimo.
Il meglio della Comunità Europea sbarca qui: la Romania post comunista rovescia la sua umanità peggiore dentro il nostro disastrato, in tutti i sensi, territorio.
Da questi due fatti, che vedono protagonisti i nostri beneamati Carabinieri, arguisco che, nonostante i Politici ignorino la necessità di mettere mano alla sporca materia ferma al lontano e diverso 1957, qualcosa per pulire le strade diventate bordello si può fare.
Solo per la SP  215 dal Km. 34 al 38 che unisce i comuni di Rocca Priora ed Artena a quanto pare le indagini sono lunghe e non giungono a conclusione.
Ho già riportato quanto mi disse un anziano Carabiniere di pattuglia in località Macere: stavano facendo delle indagini. Questo accadeva più di un anno fa. Transitavamo per quella strada con mio marito e come al solito eravamo stati costretti ad assistere allo squallido spettacolo di ragazze dalla pelle nera al margine della strada con le mutande abbassate, in pieno giorno, facendo gesti osceni per invogliare gli automobilisti in transito a comprare i loro corpi. Vista una rara pattuglia della Benemerita ferma a Macere chiesi a mio marito di fermarsi e mi accostai al finestrino dell'auto dei Carabinieri facendo presente quanto davo per scontato già sapessero. La risposta fu che stavano facendo indagini. Chiesi se fossero della Stazione di Artena, ma mi risposero che erano del Comando Compagnia di Colleferro.

Costretti a passare per quella strada per raggiungere più brevemente l'Appia verso sud, che ci conduce alla nostra seconda casa, inevitabilmente monitoriamo la situazione che è sempre uguale: una ragazza ogni tot metri, tutte della stessa etnia, tutte molto giovani, tutte nude nelle parti intime in pieno giorno e tutte adescanti:
Adescamento: Ai sensi dell’art. 5 della L. 20 febbraio 1958, n. 75 si prevede la punibilità di coloro i quali: “In luogo pubblico o aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto; seguono per via le persone, invitandole con atti o parole al libertinaggio.” 
La condotta assume rilevanza solo se esercitata in luogo pubblico o aperto al pubblico.
Il modo scandaloso è quello tale per cui l’invito risulterà fonte di disgusto, disprezzo o sdegno,  

mercoledì 30 novembre 2016

Movimento 5 Stelle: l'onestà è imprescindibile, ma non basta

Ieri ho sentito il bravo Di Maio dire che bisogna nazionalizzare il Monte dei Paschi di Siena.
Ora, io non sono un esperto di Economia e neppure di Finanza Bancaria ma, come ho illustrato in un recente post del 25 novembre u.s., personalmente ritengo sia stata una fregatura già essere diventato azionista con il 4% da parte dello Stato Italiano, accettando che gli interessi sul prestito miliardario-salvifico accordato dal Governo Monti alla Banca venissero restituiti in azioni.
Abbiamo visto come sono finiti gli azionisti di Banca Etruria: piccoli o grandi che si sia, azionista vuol dire comproprietario con tutti i vantaggi e i rischi del caso. E sul Monte dei Paschi, traballante, i rischi sono più dei vantaggi.
Di Maio propone addirittura di acquisire tutto il rischio nazionalizzando tale Banca!
Quale consulente del M5S gli ha suggerito un simile affare?
Perché, se io non sono competente, non credo che Luigi Di Maio lo sia, essendo questo il suo iter di Studi: Da: Wikipedia
Ha conseguito il diploma di Liceo Classico "Vittorio Imbriani" di Pomigliano d'Arco nel 2004.[2] Ha proseguito gli studi presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II", senza però mai laurearsi.[3] Dapprima iscritto alla facoltà di Ingegneria, dove ha fondato assieme ad altri studenti l'associazione di studenti di ingegneria "ASSI", si è in seguito trasferito nella facoltà di Giurisprudenza e ha creato con altri alunni del corso l'associazione Studenti Giurisprudenza.it nell'anno 2006, nella quale ha ricoperto la carica di Consigliere di Facoltà e di Presidente del Consiglio degli Studenti.[4] Dopo aver abbandonato gli studi, ha lavorato come webmaster, per poi lanciarsi in politica candidandosi nel Movimento 5 Stelle.[5]
Debbo dire che questo curriculum mi ha sorpreso. Girava voce che fosse laureato in Giurisprudenza...
Dunque mi ha sorpreso ancora di più la sua proposta politica per risolvere i problemi della Banca senese. Quello che non mi suona giusto non lo lascio mai sul vago, vado ad approfondire e, approfondendo, scopro un iter formativo del serio Di Maio sorprendente. Saltare da un Corso Universitario come Ingegneria, dove serve un grande impegno mentale per capire concetti e calcoli matematici, per approdare ad un Corso di Studi dove bisogna essenzialmente avere buona memoria per ricordare Leggi e Codici, per poi nemmeno laurearsi alla bella età di 30 anni, dal mio punto di vista non depone bene. Altra cosa che mi ha colpito è che mentre non si è dato un gran d'affare sui libri, sia ad Ingegneria che a Giurisprudenza, si è dato da fare per aggregare gruppi che rivendicavano i diritti degli studenti. Ho sempre pensato, fin da giovane, che prima di alzar polvere per reclamare diritti bisogna ottemperare ai propri doveri. Luigi non ottemperava al dovere di dare esami ma creava aggregazioni, prima per gli studenti di Ingegneria, poi per quelli di Giurisprudenza, facendosi eleggere quale rappresentante degli studenti al Consiglio di Facoltà, tipico, per la mia esperienza all'interno dell'Università, degli studenti con ambizioni politiche.
Sono costretta dunque a ridimensionare il giovane Di Maio per alcuni aspetti. Non ad un progetto formativo professionale egli mirava dentro l'Università, quanto ad estrinsecare una sua inclinazione alla rivendicazione, alla protesta, sempre e comunque.
Accetto la protesta e la difesa dei diritti solo da chi impegnandosi li vede lesi. E sul tema ho tre esempi di tre diverse lauree e relativi impegni professionali dei miei tre figli.
Passiamo al Sindaco della mia città natale: Roma.
Non avendo più la residenza dove sono nata ed ho vissuto fino ai miei 33 anni non ho potuto votare Virginia Raggi, ma l'ha fatto qualcun altro per me e su lei ho nutrito grandi speranze.
L'Assessore ai rifiuti di Roma, il Sindaco e Luigi Di Maio

Nonostante si sia tenuta accanto l'Assessore esperta di rifiuti tanto discussa, Roma è sporca in modo desolante. Le ho dovuto segnalare direttamente, e sicuramente qualcuno l'avrà letto per lei, che in un quartiere periferico di Roma la mondezza differenziata porta a porta non veniva ritirata da una settimana! Ho inviato le foto quale prova.
Capisco la sua insicurezza sui vari temi da affrontare, ma se ha faticato a scegliere degli Assessori che le garantissero affidabilità e conoscenza dei problemi come mai sui rifiuti Roma sta ancora così? 
Scendo di tanto in tanto a Roma dai Castelli Romani dove vivo e, l'ultima volta all'uscita della fermata della Metro Flaminio, mi sono trovata di fronte ad un desolante spettacolo di bancarelle disordinate, circondate di sporcizia e Piazzale Flaminio sporchissimo! Era un pomeriggio di un giorno feriale e temo che quella sia la normalità ormai per Roma! Dov'è il controllo del territorio dei quartieri? Dov'è il controllo costante, e non gli inutili blitz una-tantum, sul commercio abusivo che occupa, sporca ed evade ogni regola e tassa?
Virginia, l'onestà non basta, bisogna darsi da fare a far rispettare Leggi e regole.  

lunedì 28 novembre 2016

L'abolizione del Titolo V

Da: Marco Olivetti - Il Referendum Costituzionale Italiano nel 2006
Università degli Studi di Foggia - Dipartimento di Giurisprudenza 

Il 25 e 26 giugno 2006 si è tenuto in Italia il secondo referendum costituzionale nella storia della Repubblica[1]. Il corpo elettorale era chiamato ad esprimere un giudizio sulla riforma costituzionale approvata nel 2005 dal Parlamento, che avrebbe modificato 53 degli 80 articoli di cui si compone la parte organizzativa della Carta costituzionale del 1947. Si trattava di una riforma ampia ed incisiva, che aveva ad oggetto – in particolare – la forma di governo, il sistema bicamerale e il riparto di competenze legislative fra lo Stato e le Regioni[2]. Il giudizio del corpo elettorale è stato chiaro: con la partecipazione al voto del 53,6 per cento degli aventi diritto, il 61,7 per cento dei votanti ha respinto la riforma costituzionale, confermando pertanto in vigore la Costituzione del 1947.

Tuttavia l’analisi del risultato referendario scomposto per Regioni dimostra che il rifiuto della riforma – verificatosi in 18 Regioni su 20[1] – era molto più forte nelle Regioni meridionali, economicamente più deboli e dipendenti dal trasferimento di risorse economiche dalle grandi regioni dell’Italia settentrionale. La diversità del risultato sull’asse Nord-Sud si può ben vedere dal 65 per cento di voti favorevoli alla riforma nella provincia settentrionale di Sondrio (un’area montana della Lombardia, al confine con la Svizzera) e dall’82 per cento di voti contrari in Calabria, la Regione dell’Italia meridionale con maggiori problemi di sviluppo economico.



[1] Solo nelle Regioni settentrionali della Lombardia e del Veneto i voti favorevoli alla riforma hanno superato quelli contrari (ma anche in tali Regioni, le Province delle città capoluogo – Milano e Venezia – si sono espresse contro la riforma).

TITOLO V della Costituzione Italiana

Art. 127[33]

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.
La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un'altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell'atto avente valore di legge.


Questo articolo del Titolo V è quello che ha consentito di bloccare una parte dei provvedimenti della Riforma Madia.
Indubbiamente per un Paese piccolo come l'Italia la frammentazione amministrativa e legislativa delle Regioni non ha portato che spese in più, date le ruberie a cui abbiamo assistito. A questo si aggiunga il numero eccessivo di rappresentanti, 630 deputati, e un Senato che nella Riforma che è stata sottoposta a Referendum sparisce solo nella forma, in quanto dovremo comunque mantenere i viaggi, i soggiorni e chissà cosa altro ai nuovi senatori-consiglieri regionali o sindaci, e il risparmio economico non c'è che in minima parte...  
Rimane di buono solo l'abolizione del Titolo V.
Ma io resto dell'idea che non vado a votare.    

sabato 26 novembre 2016

Roberta Ragusa errori degli inquirenti hanno favorito l'assassino

Da: Vitadamamma.com
02 Maggio 2014
  • all’indomani della scomparsa di Roberta, Antonio andò ad Orzignano non rincasò con la sua auto ma lasciò la vettura parcheggiata all’esterno del cimitero.
Logli sostenne che la macchina era in panne, bloccata per un guasto improvviso.
Per caso proprio in quelle ore ebbe luogo la perquisizione dei Carabinieri in casa Logli e sulle auto presenti nella residenza. Ma la macchina di Antonio era ad Orzignano, fu controllata?

Logli ha sempre sostenuto di essere andato al cimitero di Orzignano per cercare sua moglie Roberta.
Ma è plausibile che una donna da sola, in pigiama a piedi e con una temperatura media di 4° sotto lo 0 sia arrivata a Orzignano provenendo da San Giuliano? Ciò è quantomeno difficile da ipotizzare. La logica rende infatti poco plausibile che Roberta potesse arrivare al cimitero di Orzignano a piedi, senza un piumino o un cappotto pesante che la proteggesse dal freddo, di notte e da sola.


                                                                                                                                                                                                                                                  

Colui che uccide e vuole nascondere il suo delitto mette in atto tutto quello che la sua lucida intelligenza di bestia braccata da chi indaga riesce ad architettare.
Sta all'intelligenza di chi indaga agire in modo da svelare la verità che l'assassino vuole a tutti i costi coprire per salvarsi dalle sue responsabilità.
In questa inchiesta è palese che l'elettricista di S.Giuliano Terme, in provincia di Pisa, indagato per l'omicidio ed occultamento di cadavere della moglie Roberta Ragusa, è stato più bravo di chi indaga. 
Come si fa, infatti, a credere ad una serie di affermazioni, anche dei suoceri di Roberta, che si possa perdere la memoria per una botta in testa, per la quale Roberta non ha avuto neppure bisogno di rivolgersi al Pronto Soccorso, avuta qualche giorno prima della sua definitiva scomparsa?  
Esistono affermazioni verosimili ed affermazioni inverosimili.
Quale verosimiglianza medica ci può essere in una simile ipotesi avanzata dai Logli?
Nessuna. Non nell'immediato, ma pochi giorni dopo la donna perde la memoria ed esce di casa a mezzanotte in pantofole e pigiama nel freddo del 13 gennaio e sparisce nel nulla? 
Come hanno potuto gli inquirenti non insospettirsi subito?
Se avessero detto loro che ci sono asini che volano con aria seria e convinta si sarebbero fatti ugualmente menare per il naso?
Per svelare un omicidio non deve necessariamente esserci il cadavere, né le prove scientifiche, ci sono anche i fatti logici.
Altrimenti qualsiasi affermazione che non può avere attinenza con il reale deve essere presa per buona!
Viene spontaneo invece dire: "Ma mi sta prendendo per il culo?"
E' offensivo per i magistrati e per gli inquirenti, che si dimostrano meno intelligenti dell'elettricista.
Come hanno potuto poi lasciare fuori dal blitz, che fecero a casa Logli con i cani molecolari, l'auto che l'elettricista disse di aver lasciato in panne davanti al cimitero? Mi sembra di una idiozia imperdonabile non andare immediatamente ad ispezionare quell'auto.
Perché si sono accontentati del fatto che l'auto non era lì ed era stata spostata altrove con la scusa, altrettanto inverosimile, sottolineata nell'articolo di Federica Federico? 
Un'omissione inspiegabile di un'ispezione che avrebbe potuto essere risolutiva!
Fa venire in mente un'altra omissione, finita poi in un processo contro il maresciallo inquirente, quella sul mancato sequestro della bicicletta nera, vista da una testimone, di proprietà della famiglia dell'assassino di Chiara Poggi.
Anche quell'inchiesta, viziata da quella omissione, ha provocato processi su processi, e una sentenza che rende giustizia solo in parte a Chiara.