mercoledì 14 giugno 2017

Il PD sta cambiando la Società Italiana

Da: Città della Spezia.it  14/06/2017   h.14:28:13



Botte al pusher, arrestati quattro carabinieri

Militari dell'Arma nel mirino della Procura di Massa Carrara per abusi avvenuti in Lunigiana.

Lunigiana - Punto di svolta nell'inchiesta condotta dalla procura di Massa Carrara che si occupa di una serie di presunti abusi e azioni illegali commesse da alcuni carabinieri in servizio in Lunigiana. Stamani nove uomini dell'Arma sono stati raggiunti da misure cautelari. Quattro gli arresti (uno in carcere, tre ai domiciliari). Divieto di dimora per altri quattro, sospensione dal servizio per il restante. Sei di questi militari prestavano servizio presso la caserma di Aulla, tre nella frazione di Albiano. Le accuse? Falso e lesioni. Le misure cautelari disposte dal gip sono state richieste dal procuratore capo Aldo Giubilaro e dal sostituto procuratore Alessia Iacopini, che coordinano le indagini condotte da Carabinieri e Forestale.

Il tourbillon, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti a partire da quest'inverno con tanti di perquisizioni domiciliari e nelle caserme, ruota attorno a quello che sarebbe stato un pestaggio ai danni di un cittadino marocchino, presunto spacciatore. Secondo l'accusa, una volta portato in caserma nell'ambito di un'attività antidroga, quattro militari (come riferito dall'extracomunitario) ci sarebbero andati pesanti, colpendo ripetutamente il cittadino africano fino mandarlo in ospedale, per poi falsificare i verbali. Secondo l'accusa potrebbe non trattarsi di un caso isolato (l'indagine sta valutando anche altri episodi, per esempio quello di una presunta violenza sessuale su una prostituta, una volta portata in caserma), e nel calderone ci sarebbero anche delle sparizioni di droga sequestrata.

"L'adozione delle misure, ancorché dolorosa sul piano umano, deve rendere edotti dell'assurdità da parte di chiunque, militari dell'Arma dei carabinieri compresi, di considerarsi al di fuori e al di sopra delle leggi dello Stato e anzi offre garanzia, enucleati gli autori di condotte improprie, della sicura correttezza e del sicuro senso delle regole di quanti altri fanno parte dell'Arma", ha dichiarato in una nota il procuratore Giubilaro, che stamani ha fatto il punto della situazione in conferenza stampa, affiancato dal tenente colonnello Valerio Liberatori, comandante provinciale 
dell'Arma.


Pensavo di dare il 2 x mille al PD come l'anno scorso per testarne la buonafede: senza finanziamento pubblico bisogna dare il contributo in modo che operino (tutti i partiti) senza troppi compromessi.
Naturalmente è un gesto per andare incontro a quello che dicono. So bene che hanno sempre preso soldi da tutti e da tutto, anche quando c'era il finanziamento pubblico che io non ho mai voluto e dunque ho votato contro al Referendum.
Però, nonostante Renzi che continua a piacermi (ma non so per quanto ancora), quello che è troppo è troppo e, in questi giorni che debbo compilare il mio 730 on-line, non me la sento di dare il 2 x mille ad un partito che continua a governare senza l'assenso politico del popolo approvando Leggi che sono un insulto al mio pensiero, alla mia visione della Società.
La preoccupazione principale per costoro, l'ha ribadito la Serracchiani ieri su RAI 1, è sbrigarsi a far passare la Legge sullo jus soli e il reato di tortura.
I TG ci informano che hanno "salvato" 1200 africani su un barcone in cui c'erano 30 donne incinte. Pronte, perché le voci girano, a dare cittadini italiani tutti da mantenere insieme a loro.
La Serracchiani parla anche per bocca di Renzi, come si sa.
Non so a questo punto quale società del futuro questi vogliano dare all'Italia, ma non è quella che voglio io: ergo non posso votarli.
Nel frattempo abbiamo i Carabinieri che non possono dare due schiaffi a un cittadino marocchino che sta in Italia per spacciare droga, né possono portare una prostituta in caserma perché poi quella grida da verginella che i Carabinieri l'hanno violentata.
Ora io non penso che non ci siano mele marce anche fra le Forze dell'Ordine, ma so che non possono ripulire le nostre strade solo offrendo fiorellini.
La conseguenza di questa visione PD della Società è che da anni, ad esempio, bambini, che transitano con le loro mamme in auto sulla Strada Provinciale vicino casa mia, sono costretti ad assistere a quello che accadeva nelle Case Chiuse prima del 1957 e ora sul ciglio della strada e in pieno giorno.
Renzi e compagni, con l'ex-Direttore della rivistina di Legambiente Conte Gentiloni messo a governare, a nostre spese non solo di soldi, tanti, ma anche di calpestamento di regole e valori italici, vanno avanti come se noi non esistessimo.
No, Matteo Renzi, così non va. Non me ne va bene una delle cose che state facendo e comincio con il non darvi più il 2 x mille, che sarà pure simbolico per voi abituati a foraggiarvi anche con le banche (MPS), ma è il primo passo per togliere la fiducia che avevo risposto ancora in Matteo Renzi.



martedì 13 giugno 2017

SCUOLA: Incoscienti superficiali allo sbaraglio

Da: La Tecnica della Scuola
 Sabato, 10 Giugno 2017

Scuole aperte in estate, per Fedeli si può ma niente docenti: Giannini diceva il contrario

La scuola d’estate? Si può aprire, ma affidandola ad associazioni che non hanno nulla a che vedere con la didattica. Per cui i docenti d’estate continueranno a non insegnare.
Lo ha sottolineato la ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, il 10 giugno, partecipando ad un dibattito alla festa di Radio Popolare a Milano.
Sollecitata sulla possibilità di tenere aperte le scuole anche al termine dell'anno scolastico, la Fedli ha detto che i docenti non saranno coinvolti in eventuali attività che si potranno svolgere dopo il termine delle lezioni.
"Non ci si può confondere parlando di scuola aperta d'estate, e chi lo fa conosce molto poco la scuola italiana. Non c'è solo l'anno scolastico - ha detto Fedeli - ci possono essere attività con associazioni o altri soggetti ma tutto questo non c'entra con la docenza. Quindi non ci saranno docenti in estate".

La scuola è il territorio di esperimenti e tentativi superficiali del Ministro di turno.
Questa signora senza diploma di maturità e senza laurea, assistente sociale non con diploma universitario ma con diploma di scuola privata UNSAS, per distinguersi dai precedenti guastatori della Scuola Pubblica ha tirato fuori la sua ideuzza: aprire la Scuola anche d'estate.

Nota:  Qualcuno ha scritto su vari siti che il diploma di Assistente Sociale è equiparabile alla Laurea breve (triennale), pasticciando anche con le Scuole Dirette a Fini Speciali, ora estinte per le varie riforme fatte sui Corsi Universitari.
Nell'A.A. 1986-87 ho lavorato presso l'Ufficio Segreteria Amministrativa Scuole di Specializzazione e Scuole Dirette a Fini Speciali dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Le Leggi erano estremamente chiare e precise: per accedere alle Scuole Dirette a Fini Speciali, tramite Pubblico Concorso dati i posti numericamente limitati, BISOGNAVA AVERE IL DIPLOMA DI MATURITA', SI INTENDE IL DIPLOMA DI SCUOLA MEDIA SUPERIORE O DI SECONDO GRADO. Ancora meglio, per chi fosse proprio digiuno di Scuola, Diploma quinquennale. Tanto è vero che il Diploma di Istituto Magistrale (maestro elementare), essendo allora quadriennale, non consentiva l'accesso se non facendo l'anno integrativo per equiparare il diploma a quelli quinquennali. Quello della UNSAS, della Fedeli, era un Certificato e non poteva essere altrimenti, giacché SOLO LE SCUOLE E LE UNIVERSITA' STATALI POSSONO RILASCIARE TITOLI DI STUDIO CON VALORE LEGALE. 
L'ignoranza ingenera confusione. Prima delle Scuole Dirette a Fini Speciali esisteva presso le Università Statali il Corso biennale per Assistente Sociale, al quale si poteva accedere sempre e soltanto con il Diploma di Maturità quinquennale come per tutti i Corsi Universitari. 

Dunque il degrado e la confusione della nostra Società in decadenza consente anche questo, che diventi Ministro della Repubblica una signora che per tutta la vita ha fatto la sindacalista in CGIL, pagata, e che sguazza nell'indefinito dei suoi titoli di studio scandalizzandosi per di più per la reazione della gente, che è stufa di menzogne, mezze verità, sciocche bugie ed ha ragione di pretendere da chi vuole occupare posti di potere e di prestigio SERIETA'. 

Senza preparazione si va nell'improvvisazione.
La Scuola è una frontiera. Lo sa bene chi deve dirigerla e lo sanno bene i circa 7000 Dirigenti Scolastici, così trasformati da ex-Presidi dalla Legge 107/2015 sulla cosiddetta Buona Scuola.

Un Concorso durissimo ha selezionato le ultime leve di tale Dirigenza e per quelli di alcune Regioni, ad esempio il Lazio, la prima scoperta incredibile per un Paese civile è stata che hanno firmato un contratto in cui c'erano scritte delle cifre che, poi, per un errore, pare, di calcolo del Ministero sono state ridimensionate.
Ora un professore può aver fatto le proprie valutazioni di rinunciare all'insegnamento anche in virtù del trattamento economico che sottoscriveva. 
Ricordo molto bene quello che disse un Professore ordinario di Diritto Commerciale ad un Corso che seguii durante la mia carriera lavorativa: "Il contratto è vincolante e non è facile uscirne."
Qualsiasi tipo di contratto, non solo quello commerciale.
Lo Stato però se ne sfila, cambia le carte in tavola e il cittadino gabbato ha come unica via il ricorso al TAR: tempi lunghi, soldi e incertezza totale del giudizio dati i giudici che abbiamo.

Altra bella sorpresa è stata chiudere ai Dirigenti Scolastici ogni possibile via di fuga una volta entrati nell'inferno di una summa inumana di adempimenti capestro, con sanzioni pecuniarie sulle loro private tasche e penali sulle loro spalle personali, nell'impossibiltà tecnica di farvi fronte! Molti hanno pensato di dare le dimissioni e tornarsene a fare i professori, ma hanno trovato la porta sbarrata dietro le loro spalle: tale corridoio all'indietro non si può fare come prima quando si era Presidi, debbono dimettersi e richiedere l'insegnamento lasciato che, qualora non concesso, resterebbero senza lavoro.
Quello che scrivo è documentato dalla Associazione Nazionale Presidi.
Non bastando Ministri della Pubblica "Distruzione" della Scuola, ora si aggiunge la Ministra con maturità (questa ce l'ha) della Salute che con la solita improvvisazione-spot-pubblicitario ha deciso che saranno i Dirigenti Scolastici a controllare, sotto la loro responsabilità civile-pecuniaria e penale le certificazioni di vaccinazione!
Un altro carico sulle spalle delle Scuole non solo in termini di lavoro impiegatizio ma di competenze! Giustamente ieri ad un TG il Vicepresidente della Associazione Nazionale Presidi diceva proprio questo: che un impiegato della Segreteria di una Scuola non ha le competenze sanitarie per interpretare certificati che dovrebbero essere di esclusiva competenza della ASL, anche perché, qualora l'impiegato sbagliasse, ne rispondono penalmente e di tasca propria sempre i Dirigenti Scolastici.
Queste allucinanti disposizioni provengono dai Ministeri retti da due.... non posso scrivere cosa perché verrei querelata.
E mi fa ridere Gentiloni che dimostra "massima fiducia" in queste persone per continuare a tenere in piedi un governo fatto di compromessi fra le varie parti politiche, una massa in movimento da una parte all'altra, che cambia nome e formazioni, mentre il popolo, che sa di vivere in una Repubblica Democratica, vede che gli viene vietato antidemocraticamente di votare.

La Scuola massacrata da Comuni e Province che, in barba a stringenti regole di Legge sulla sicurezza, in barba alle certificazioni dei VV.FF., ai controlli delle ASL, tengono gli edifici scolastici NON a NORMA; ma l'assurdo kafkiano di tutto questo è la Legge 81/2008 che punisce i Dirigenti Scolastici per INADEMPIENZE dei Comuni e delle Province sugli edifici scolastici!
L'unica difesa del Dirigente è la chiusura ma, qualora effettuata di fronte a situazioni di pericolo, verrebbe denunciato per interruzione di pubblico servizio.
Nessuno sana questa situazione ed altre, ma superficialmente si pensa di aprire le scuole anche d'estate, affidandole ad associazioni (ammanicate politicamente) in modo da trasformare la Scuola in parcheggio figli. 
Chi sarà il Responsabile civile e penale di questi NON dipendenti del MIUR che occuperanno gli edifici scolastici quasi tutti NON a NORMA? Si può continuare a gettare sulle spalle dei Dirigenti Scolastici anche questo? Il Governo vuole o no farsi carico di questo incostituzionale scarico di responsabilità su persone a cui il medesimo Governo NON DA GLI STRUMENTI DI DIFESA?

Perché la Ministra attuale, come la precedente, non da invece attenzione alla macchina burocratica del MIUR che fa acqua da tutte le parti?
Dopo l'incredibile ma vero casino dell'algoritmo male impostato e per questo mai svelato nei suoi criteri ispiratori, dopo avere detto a voce, e senza garanzia di una circolare scritta, che si poteva rinviare la presa di servizio fino ad inizio anno 2016, costringendo così molti professori a prendere servizio subito, non avendo dallo Stato una certezza scritta, che è arrivata solo dopo, e perdendo conseguentemente i soldi del preavviso di tre mesi da dare ai precedenti datori di lavoro, quale altro danno debbono subire i lavoratori della Scuola?

Ebbene ce ne sono sempre di nuovi! Impiegati di Uffici Scolastici Provinciali che tolgono 12 punti ad un professore cancellando proditoriamente punti già presenti l'anno passato nel suo curriculum, e dovuti alla vincita del Concorso a Cattedre di molti anni fa in cui egli aveva conseguito l'abilitazione all'insegnamento: motivo, l'impiegato non sa cosa sia il D.D.G. (Decreto Dirigenziale) citato dal professore nei documenti nel definire il suo concorso vinto! E lo dice al professore senza vergognarsi, e quando il professore allibito obietta che basta andare su Google per saperlo se uno proprio non lo sa, quello imperterrito gli risponde che non è obbligato ad andare su Google! E grazie a tale incredibile, rivendicata incompetenza, una persona rischia di non ottenere il trasferimento richiesto!
Ci si chiede come sia possibile tenere impiegati di questo livello in posti così delicati in cui si decide della vita e del lavoro delle persone, oppure c'è dietro un disegno per favorire qualcuno, dunque corruzione?

domenica 11 giugno 2017

"Migranti": la scoperta dell'acqua calda

Da: La Stampa

I soldi buttati dell’accoglienza. Migliaia di coop improvvisate spremono i migranti e lo Stato

In Sardegna chi ha fallito col turismo si è ripreso con gli immigrati
ANSA
Lo Stato investe per l’accoglienza 4,5 miliardi l’anno. Per un richiedente asilo adulto vengono erogati 35 euro al giorno. Per un minorenne 45. Complessivamente nelle strutture temporanee di accoglienza sono ospitati attualmente 142.981 migranti (dati aggiornati al 15 maggio)

INVIATO A PORTO TORRES
La Lancia Delta si ferma sullo sterrato davanti al grosso cubo 
di cemento e fa scendere la ragazza nera. L’autista ingrana la 
prima sollevando un polverone che si deposita sul vestito della 
giovane nigeriana. Ha un volto appesantito e magro. Le fa 
sembrare gli occhi ancora più grandi. Sono venuti a prenderla 
alle dieci del mattino, l’hanno portata a battere e adesso, 
sei ore dopo, la riconsegnano a domicilio. «Senti, scusa…». 
La ragazza gira impercettibilmente la testa e abbassa gli occhi, 
perché la paura scaccia ogni emozione ma non la vergogna. 

Supera il cancello e si confonde fra uomini e donne ospiti di 
quella che era una discoteca e ora è un Cas: centro straordinario di accoglienza.

Ma pensa! Questi ci informano di quello che noi, semplici 
cittadini, ci diciamo fra noi già da tempo! Qui addirittura 
la nigeriane portate a battere vengono riportate al Centro di 
Accoglienza!
Viva l'Italia in mano alla sinistra sempre più affondata nella 
demagogia e per niente nella realtà!
E continuano a parlarci di assurdità nei telegiornali! Stasera sul 
TG2 ci hanno fatto vedere come intrattenevano dei giovani 
robusti di pelle nera nel fare uno spettacolo per integrarli meglio!
Una, scusate ma mi viene da dire scema, sorridente parlava di 
integrazione, così imparano la lingua ecc. ecc..
MA CHI PAGA TUTTO QUESTO? La scema, la solita cooperativa
che le da lavoro per fare questo lavoro di integrazione tramite 
il teatro...
Indovinate chi? Ma voi che pagate le tasse! E vi pigliano per scemi!
Spero per voi che non lo siate!
Poi la notizia quotidiana di morti presi al filo delle acque libiche!
Ma, scusate, perché non muoiono tentando di arrivare dal Marocco in Spagna? 
Se non siete scemi, come chi ci governa crede, la risposta è....
Ma dai che la sapete! 



"Ripuliture" - Dalla Raccolta "Novelle Nuove"

"Ripuliture"
 
"Cornelio, usciamo un po', facciamo una passeggiata!" Barbara era andata a cercarlo nell'orto, dove lui cercava di stare il più possibile continuando in quella sua tranquillità malsana che si era ricavato aiutato dal suo carattere passivo e vile. Fare finta di niente gli veniva naturale, la sua vita da tantissimo tempo, dopo i primi traumi all'inizio del loro matrimonio, era uno scorrere senza spontaneità, che sarebbe riuscito a pochi, qualora psicologicamente sani, ma lui già da prima aveva un carattere rivelatore di qualcosa che non andava nella sua testa. Era di un ordine ossessivo, nel suo modesto lavoro come a casa. Poteva anche sembrare una virtù l'essere ordinato per un uomo, apprezzabile da chi lo aveva sposato. Ma Barbara non apprezzava niente di lui e lo diceva a tutti, senza ritegno. Però lui le serviva per puntellare la sua fragilità psichica, l'assenza di una stabilità, che lui accettava, dopo aver pensato di combattere le sue stranezze anche picchiandola. Da tanti anni aveva accettato che in casa comandasse lei, da quando, scoperto che lei lo tradiva anche, aveva avuto un crollo e pensato di andarsene. Poi era rimasto. Per le figlie, ancora piccole, ma non solo, per il suo carattere vile e per un sordido calcolo pratico, come ebbe a dire ad una conoscente. Stancamente aveva considerato che, ad esempio, un suo collega si era separato dalla moglie e per un periodo si era adattato a vivere con un'altra donna. Dopo due anni era finita e si era trovato a dover cercare una casa, ma erano troppo care per il suo reddito, anche a sceglierle nelle zone più economiche.

Lui capì che l'invito doveva avere una motivazione innaturale, perché la conosceva bene. Se in lui, reprimere le reazioni spontanee sostituendole con un fare innaturalmente calmo per mantenere la sua tranquilla infelicità, era la norma, per lei la norma erano delle pulsioni che metteva in atto per reprimere le sue ansie, le quali nascevano dalla sua incapacità di accettare la sua vita così come era. Non le bastava la patologica e incontrollabile mitomania che la spingeva a creare una realtà inesistente, ma appagante per la sua megalomania, ella cercava inesauribilmente di convincere tutti che le bugie che diceva erano verità e, in particolare, quelle che servivano a coprire atti vergognosi che la riguardavano. 
Essendo furba, ma non intelligente, Barbara pensava di poter tenere su piani diversi certi aspetti della sua vita. Dunque non le era bastato il patto fatto con Cornelio tanti anni prima, quando lui era rimasto con la lusinga di lei che aveva bisogno di un uomo che curasse gli interessi di famiglia, anche per le figlie: loro bene comune. Con un giro di persone disoneste, fra cui alcuni suoi amanti più o meno fugaci, era entrata in un sistema di bustarelle e di ricatti nell'ambito del suo lavoro, per cui erano iniziati ad entrare molti soldi che con il suo misero stipendio impiegatizio non avrebbe mai visto. Lui si era adattato sordidamente anche a questo. Il denaro, le possibilità che esso dava, erano diventati una compensazione della sua condizione, e lui aveva fatto sua anche la smodata ambizione di lei, arrivando a sentirsi tronfio per ogni minimo successo avessero le sue figlie o i loro mariti. Non una soddisfazione naturale connaturata in ogni genitore, ma di più! Una rivalsa verso il mondo intero consapevole o meno della sua umiliazione esistenziale. Ne scaturiva, in chi conosceva la loro patologia familiare, meraviglia e fastidio per quel pavoneggiarsi di persone socialmente e culturalmente modeste, se non fosse per la sovrastruttura di acquisti che davano conto di larghe possibilità economiche non spiegabili dai loro rispettivi lavori.

Smise il lavoretto che stava eseguendo nell'orto e obbedì alla richiesta di lei, come faceva sempre. Docilmente le chiese dove voleva andare.
"Ma qui, lungo la strada!" Fece lei spazientita. "Dai sbrigati!"  L'esortazione di lei gli fece capire quello che già aveva intuito, conoscendola, che dietro c'era un altro scopo che non quello che avesse voglia di fare due passi. Non le chiese nulla e si avviò per cambiarsi le scarpe rientrando in casa. 
"Fai presto che dalla torretta ho visto che stava caricando i boccioni!" Lui capì, ma sempre calmo le disse: "Che devi fa' Barbaré? Chi è che carica i boccioni?" 
Sapeva benissimo a chi si riferiva: a dei vicini di casa che per abitudine caricavano l'acqua da portarsi nella casa al mare. Nonostante cercasse con pazienza di controllarla era risalita sulla tozza torretta che sovrastava la loro "villa": risultato di pezzi messi insieme un po' per volta dai proprietari precedenti, senza un disegno architettonico di insieme, al quale la megalomania di lei aveva fatto delle aggiunte in un vero patchwork. 
Era capitato che, passeggiando con altri vicini che aveva abbindolato per la sua smania di socializzare proiettando su di loro un'immagine di sé inesistente, ma di cui aveva estremo bisogno, fossero passati quelli che avevano la casa al mare, ed ora lei sapeva quale strada percorrevano in quella loro periodica trasferta e voleva incrociarli chissà per quale suo nevrotico disegno.
Poi capì, quando per via lei lo prese per mano.
Da anni non erano più una coppia unita da amore e lei nella sua psicopatologia non ne faceva mistero, parlandone con vicini di casa e conoscenti, trattandolo davanti agli altri come un servo. Lui anche non era normale, giacché accettava piattamente tutto questo. Dunque ora andare a passeggiare tenendosi per mano che senso aveva se non il solito di continuare a vivere una doppia vita di facciata e di deliranti menzogne per gli altri e di miseria fra le mura di casa?
Camminarono a lungo, ma le persone che lei voleva li vedessero così non si vedevano passare. Forse avevano fatto un'altra strada, forse tardavano... Camminavano: senza gioia lui, passivamente prono alla volontà di lei, tesa e compressa nella sua malata rabbia, follemente convinta che bastasse recitare per convincere gli altri di una realtà diversa da quella squallida che vivevano.
In particolare la sua fragile intelligenza si era convinta che, ora che uno dei suoi generi era  diventato, per la sua visione megalomane, "una personalità", lei doveva dare un'immagine di sé e del suo matrimonio perfetta!
Nessuno sano di mente avrebbe mai pensato ciò, dopo che per anni aveva umiliato in ogni modo quello straccio di marito che le camminava accanto.
I due, peraltro, si erano resi grottescamente ridicoli recitando parti di persone con lavori importanti con il vicinato e non solo. Esclusi quei pochi di scarsa intelligenza ed altrettanto scarsa aderenza alla realtà visibile a chiunque, forse anche perché persone poco scolarizzate, la credibilità di simili recite era inesistente per i più.
Lei si era lasciata andare alla sua sfrenata mitomania vantando lauree e titoli che la sua ignoranza scolastica svelava essere impossibili. Si era vantata di svolgere una professione altamente specializzata onde spiegare gli introiti che invece le arrivavano tramite le sue tresche truffaldine con persone altrettanto disoneste del suo ufficio. Aveva attribuito titoli accademici anche a Cornelio, poco più che un operaio nel suo vero lavoro prevalentemente manuale,  e lui su sua malata insistenza era arrivato anche a recitare vere e proprie scenette per assecondarla. L'infantile copione era sempre predisposto da lei e per sparare assurde vanterie anche uno dei suoi generi si era prestato a fargli da spalla. Non poteva certo parlare da solo e allora, a voce altissima, si era messo in balcone con il genero accanto che fingeva di chiedergli "come era andato il viaggio" e aveva ripetuto un assurdo copione immaginato dalla sua squilibrata compagna di vita: aveva detto di essere un inventore, che la sua invenzione era stata acquistata da una ditta di una città di provincia, che lui aveva raggiunto tale città in auto, aggiungendo particolari per rendere, a suo modo di vedere, la recita più credibile, tipo che "sull'autostrada tirava un vento, un vento"... Ma il pezzo forte del ridicolo l'aveva raggiunto quando, sempre obbedendo al copione preordinato della mente malata ed infantile di lei, disse che arrivato nella città, andati insieme con la moglie presso la ditta, subito avevano preso un aereo per la Germania per fare in loco il brevetto europeo! Una vera ed inutile follia tanto tale copione sarebbe apparso insostenibile anche per un bambino. Invece il genero, che gli faceva da spalla, non gli disse che da quella città non esisteva un aeroporto che avesse voli internazionali, che furono messi in seguito ma purtroppo pochi e non per la Germania... Né gli disse che non bisognava andare in Germania per fare brevetti europei, giacché si facevano presso gli uffici preposti italiani!
Il genero non era malato come la coppia, era solo un opportunista. 
Mediocre negli studi, laureatosi tardi e con un basso voto di laurea, non aveva trovato altra strada, restando a pietire dietro un professore all'università, che quella di guadagnare poco o nulla, facendosi schiavo del professore. Unico sistema, vergognoso, imposto a chi vuole fare tale carriera in Italia, se non si è figlio di professore o la sua amante.
Lui si era adattato bene a questa condizione, anche se c'era stato l'infortunio della fidanzata che era rimasta incinta. Le aveva detto subito che non aveva soldi per poterla sposare, ma che era disposto a farlo. 
Cornelio e Barbara avevano pagato tutto pur di rimediare alla facciata: e da quel momento avevano anche mantenuto la famiglia della figlia, aiutandoli in ogni modo. Avevano dato loro la casa in città, e mentre lui passava il tempo dietro il professore assecondandolo in tutto e sperando in una sistemazione che tardava ad arrivare, la sua famiglia mangiava a casa dei suoceri. Quello che faceva all'università, dunque, faceva anche in famiglia: assecondava per il suo  meschino interesse. Fra alti e bassi Barbara ne veniva ripagata da piccoli successi della zoppicante ascesa nel mondo universitario di questo genero senza grandi qualità, se non quella della perseveranza. Dietro di lei, miseramente, si gonfiava come un tacchino anche Cornelio.
Ora, dopo tanti anni, arrivato all'età di 50 anni nel più assoluto precariato, di contratto in contratto a termine, finalmente il professore gli aveva dato un posto in un ufficio che era di supporto alla Camera dei Deputati. La vicinanza con tale potere mandò in pazzia totale Barbara, che sempre aveva avuto nella sua piccola mente marcia come unici valori "le raccomandazioni", "lo scambio di favori", "la "corruzione", uniche leve, per lei, per farsi largo nella vita. Oltre queste, naturalmente, c'erano quelle usate da suo genero: servire obbedendo, attendere nella precarietà di un contratto che scadeva senza sapere se ce ne sarebbe stato un altro e quando, e così arrivare ad un'età matura. 
Come aveva conseguito la laurea in ritardo e con un basso voto, così i posti dove il professore di volta in volta lo metteva erano decisi e favoriti da lui, egli non aveva mai affrontato un duro concorso vincendolo da solo per la sua qualità e preparazione. Era uno strumento nelle mani del professore. L'importante era essere "diventato importante".
In realtà il posto "importante" ora raggiunto lo era solo per la retribuzione, continuando egli a servire il suo professore come aveva sempre fatto. Quello che Barbara non sapeva era che l'ennesimo contratto era solo per tre anni, rinnovabile una sola volta per altri tre. Arrivato alla soglie dei sessanta anni avrebbe dovuto sperare solo di nuovo nel suo padrino o trovarsene un altro: stando vicino alle stanze del potere era possibile! 
Per questa nuova "importante" posizione di suo genero ella aveva deciso di dare una ripulitura all'immagine della sua famiglia. Dunque, quei vicini che dovevano passare in auto, dovevano vederla mano nella mano con Cornelio come due innamoratini di Peynet! Da un po' di tempo aveva cominciato a chiamarlo con aggettivi vezzeggiativi, tipo "stellino" e altri che avevano avuto come unico risultato di suscitare il riso in chi conosceva i loro trascorsi.

Finalmente, ormai stremati dalla passeggiata mano nella mano, e mentre stavano ritornando indietro, i vicini da cui voleva farsi vedere in questa rinnovata idilliaca veste passarono in auto.
La donna li guardò piena di meraviglia e subito un sorriso ironico le affiorò alle labbra. Barbara guardò di sbieco il marito che guidava e che rimase imperturbabile.
Ella sapeva, interrogando ossessivamente, come solo lei sapeva fare, una ex-amica a cui aveva sottratto il marito, che quell'amica si era confidata e sfogata al telefono proprio con quel vicino, confidando la sua umiliazione di cornuta preoccupata, a dire il vero, più di perdere i soldi che il marito possedeva piuttosto che il marito stesso, un vecchio sporcaccione che l'aveva già abbondantemente tradita in passato. La mente sciocca e malata di Barbara temeva che il suo vicinato sapesse quel segreto di Pulcinella, in quanto aveva agganciato quella traballante coppia, che in fondo viveva come lei e Cornelio solo per la facciata, proprio tramite il loro figlio che frequentava la casa di quei vicini, essendo amico dei loro figli. La sua mente malata si era accesa apprendendo che il padre di quel giovane era un uomo ricco. Aveva fatto di tutto per agganciarlo sotto gli occhi falsamente indifferenti di Cornelio, umiliato e silente, giacché lei gli ricordava ad ogni piè sospinto che in quella casa tutto era suo e lui era solo un tollerato ospite.
Di fronte a tali squallide manovre i vicini, già abbastanza schifati, presero le distanze definitivamente per non essere coinvolti, data l'amicizia dei loro figli con il figlio del viscido ricco fedifrago.  
Dunque come non pensare che tali manovre fossero palesi e come non prevedere che il giovane figlio di quella coppia, che lei aveva agganciato sommergendola di inviti e offerte di favori, non ne parlasse con i suoi amici, come era puntualmente avvenuto?

La donna in auto si girò verso suo marito che guidava impassibile e gli disse: "Hai visto? Era la pazza." La chiamavano così, senza offesa dato che lo era veramente.
"Ho visto." Rispose lui continuando nella sua impassibilità a guidare.
"Mano nella mano..." Aggiunse lei ironica.
"E ti meravigli?" Rispose lui indifferente.

giovedì 8 giugno 2017

Creaturine indifese e alienazione

Per me è sempre doloroso parlare di argomenti che riguardano bambini sfortunati a cui la sorte ha riservato brutte cose.
Loro sono la cosa più bella che abbiamo e debbono essere preservati quanto più possibile…
Sono dunque terribilmente dolorosi i casi di dissociazione mentale momentanea, che portano alla sconvolgente scoperta di aver dimenticato la propria creatura in auto provocandone la morte, e negli ultimi anni sono stati diversi: troppi.
L'ultimo quello in provincia di Arezzo.
Un padre, sopravvissuto alla devastazione di aver provocato la morte del suo bambino per questa patologica amnesia momentanea, ha detto che "bisogna fare una Legge che renda obbligatorio un congegno rilevatore di presenza del bimbo a bordo".
Ora, pur nel dramma inimmaginabile che vivono persone a cui è capitata questa immane tragedia, mi permetto di dissentire, non perché non sia possibile tale installazione, anche da parte delle Case Automobilistiche, ma per il pensiero ormai comune che per ogni manchevolezza o deficienza debba essere fatta una Legge che obblighi a fare qualcosa!
Dopo il primo caso di cui si è avuta notizia in Italia e che tutti ci ha colpiti, avendo un cucciolo da portare in auto, nel mio interesse, avrei subito messo un congegno che ne rilevasse la presenza,  e non mi servirebbe una Legge per farlo!
Ho avuto i miei figli in anni in cui non esisteva l'obbligo del seggiolino in auto, né era facile trovarne in giro, eppure mio marito ed io pensammo bene di comperarne un paio e di adattarli per la nostra tranquillità e sicurezza: eravamo negli anni fra il 1966 e il 1970.
Rita Coltellese *** Scrivere: Elena e gli altri....

Questo esagerato ricorso alla tutela dall'alto per tutto e su tutto comporta un abbassamento delle capacità di sopravvivenza che, se portato all'esagerazione nella richiesta di tutela, può arrivare a formare generazioni di inetti, incapaci di sviluppare quelle capacità di aderenza alla realtà necessarie per vivere.
Un esempio è la follia del gioco che gira sul WEB che porterebbe al suicidio adolescenti dai 13-14 anni fino ai 17... 
Come non pensare che in piena sanità mentale nemmeno a 13 anni qualcuno può indurti al suicidio senza un vero motivo esistenziale.
Cosa siamo diventati? Degli insetti insensati senza discernimento?
Come non pensare a quanto diventavano grandi presto bambini e bambine che dovevano lavorare aiutando i genitori nei campi, portando al pascolo gli animali, oppure le bambine accudendo i fratellini più piccoli per aiutare la mamma oberata dalla fatica quotidiana di una vita povera e senza aiuto alcuno?
Fra stenti e fatica crescevano anche le facoltà mentali della sopravvivenza, e quei bambini dimostravano un'assennatezza e una aderenza alla realtà ammirevoli.
Oggi si da per scontato che adolescenti con vite più comode debbano essere tutelati da tutto, ammettendo implicitamente che sono incapaci di aderire alla realtà da soli: quindi che sono alienati.

Da: Corriere Innovazione del 5 giugno 2015
Una startup italiana, Remmy, il cui stand in questi giorni a Smau Bologna, ha attratto grande attenzione, ha sviluppato un prodotto che potrebbe evitare molte tragedie: un sensore che avverte se il bambino si sposta dal seggiolino e ci avverte, una volta spento il motore, che si trova ancora a bordo.

Questa la Società che lo produce.

 Remmy s.r.l. - Piazza San Francesco, 8 - 40122 Bologna (Italia) - P.IVA 03317611204

Comunque con un po' di ingegnosità si possono realizzare anche altri sistemi semplici!

Non serve una Legge! Basta fare! 

mercoledì 7 giugno 2017

Da Kappler a Riina

Da: Newsmondo.it

Processo Stato-mafia, Totò Riina risponderà in aula

 
Totò Riina vuole parlare. Il boss mafioso ha fatto sapere attraverso il proprio legale di essere disposto a rispondere in aula di tribunale alle domande degli inquirenti circa i fatti presi in analisi dal processo che indaga sul rapporto tra Stato e mafia. Il padrino corleonese non aveva mai accettato di rispondere in aula, e ora, una volta stabilito quando avverrà l’esame, bisognerà capire quanto le sue dichiarazioni possano spostare le indagini.
Da: PalermoToday
"Voglio parlare, anzi no": Riina ci ripensa e non risponde ai pm

"Voglio parlare, anzi no": Riina ci ripensa e non risponde ai pm

Il boss, che si era detto disponibile a deporre nell'ambito del processo per la trattativa Stato-mafia, ha negato il consenso. In videocollegamento dal carcere ha detto: "Sto male, ho un problema".
di Redazione
09 febbraio 2017
Scusate l'ironia, ma non c'è bisogno di essere una strega, come la foto fatta spiritosamente per Halloween vorrebbe suggerire, per capire cosa vogliono dire queste due notizie apparentemente contraddittorie susseguitesi in un breve intervallo temporale!
E' un avvertimento, anche rozzo, come rozzo è il soggetto che lo ha mandato a chi poi ha alzato il vergognoso polverone, offendendo gli Italiani perbene su una questione allucinante: umanitaria, verso colui le cui gesta, di cui va orgoglioso, sono state di una disumanità assoluta.
Vi si parla di dignità! Come se morire in carcere per un simile personaggio non fosse dignitoso!
Chi ha messo in giro questo vulnus, ricevuto l'avvertimento, ha fatto sapere all'avvocato: "Provaci. Presenta la richiesta e stiamo a sentire le reazioni."
Mi ricorda un'altra pagina vergognosa della nostra Storia repubblicana: Andreotti, altro personaggio inquinato di relazioni mafiose (Salvo Lima che ha pagato caro il suo fare da anello di congiunzione con quel mondo), chiese ai parenti dei martiri delle Fosse Ardeatine se potevano concedere all'assassino Kappler di morire fuori dal carcere. Naturalmente i poveretti risposero di NO, indignati, e non soltanto loro, che si potessero invocare questioni umanitarie per il capo della Gestapo a Roma, il torturatore di Via Tasso... Andreotti, dietro la sua fredda e imperturbabile maschera, era quello che tutti abbiamo capito cosa fosse, e fece fuggire Kappler mettendo su una pagliacciata in cui la donna che aveva sposato il torturatore recitò la improbabilissima parte della protagonista.
E il popolo onesto Italiano fu di nuovo beffato, insieme alle dolenti persone che avevano perso i loro cari alle Fosse Ardeatine.
Mi aspetto una levata di scudi decisa contro questa ennesima presa in giro dell'Italia onesta, da parte di tutte le componenti della Società Civile, della magistratura sana, della politica sana.
problema"

Potrebbe interessarti:http://www.palermotoday.it/cronaca/processo-trattativa-stato-mafia-riina-domande.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/PalermoToday/115632155195201

Potrebbe interessarti:http://www.palermotoday.it/cronaca/processo-trattativa-stato-mafia-riina-domande.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/PalermoToday/115632155195201

martedì 6 giugno 2017

Cassazione: lo Stato si inginocchia davanti a Riina?

La Corte di Cassazione ha sede in Roma, presso quello che i romani chiamavano "il Palazzaccio", a Piazza Cavour. Posto che io ho nella mente fin dalla mia tenerissima infanzia, essendo nata quando i miei genitori abitavano in Via della Mercede, dove ho vissuto fino ai miei 5 anni, avendo vissuto per sei mesi circa in Via dei Soldati per poi trasferirci sull'altra sponda del Tevere in Via Ottaviano, dove ho vissuto fino ai miei 18 anni.
Il "Palazzaccio" con la sua grossa mole un po' barocca, un po' tardo rinascimentale, e un po' umbertina, era visibile da Via dei Soldati, abitando allora in un palazzo che faceva angolo con Via dell'Orso. Ma già da prima, quando abitavamo in Via della Mercede, andavamo nel palazzo che sorgeva fra i giardini di Castel S.Angelo e il "Palazzaccio" in cui c'era la sede della Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra. Mio padre era Invalido di Guerra e andavamo lì per prendere alcune delle provvidenze ed agevolazioni che lo Stato gli riconosceva.
Il Palazzo che ospita la Casa Madre dei Mutilati ed Invalidi di Guerra.
Alla sua destra nella foto si intravede il "Palazzaccio", oggi sede della Suprema Corte di Cassazione.

Dopo, trasferitici nel Rione Prati, era normale capitare in Piazza Cavour, o andare a giocare nei giardini della vicina Mole Adriana. 
Non vi sono mai entrata, né mai vi è entrato alcuno dei miei familiari.
Ho dovuto dunque documentarmi per capire cosa è la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha emesso una sentenza che ha colpito tutte le persone che credono nello Stato basato sulla Legge e sull'onestà.
Tale sentenza parla di "ragioni umanitarie e di dignità" da riconoscere ad un uomo che ha vissuto di sopraffazioni e di omicidi e che non si è mai pentito di aver così vissuto.
Inevitabilmente il pensiero va a Corrado Carnevale, magistrato di Corte di Cassazione che annullava tutte le sentenze di condanna ai mafiosi. 

Dott. Corrado Carnevale classe 1930 ancora in vita.

Con la carica di Presidente della prima sezione penale della Corte suprema di cassazione Corrado Carnevale assume di fatto il monopolio del giudizio di legittimità sulle sentenze di mafia. In questa veste il collegio da lui presieduto cancella circa cinquecento sentenze di mafia, per vizi di forma[5]

fu al centro di un controverso caso giudiziario in cui venne accusato di aver favorito, durante la presidenza della prima sezione penale della Cassazione, alcuni imputati eccellenti in processi di Mafia,

Fu però definitivamente assolto nel processo per concorso esterno in associazione di tipo mafioso

Da: PalermoToday
Polemica per la possibile scarcerazione del boss Totò Riina, Cortese: "E' ancora il capo di Cosa Nostra"
"Totò Riina deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis", dice in modo più netto il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, in un'intervista al Corriere della Sera. Quello della Cassazione, spiega, è un "annullamento con rinvio, il Tribunale dovrà integrare la motivazione sui punti indicati dalla Cassazione e sono certo che a quel punto reggerà l'intero impianto. Questa decisione non mi preoccupa". La Cassazione dice che non è motivata a sufficienza l'attualità del pericolo, ma "siamo perfettamente in grado di dimostrare il contrario - afferma -. Abbiamo elementi per smentire questa tesi. E per ribadire che Totò Riina è il capo di Cosa nostra", "le indagini sono in corso e non ho nulla da dire, né potrei farlo. Ma vorrei ricordare che il pubblico ministero Nino Di Matteo vive blindato proprio a causa delle minacce che Totò Riina ha lanciato dal carcere. Se non è un pericolo attuale questo, mi chiedo che altro dovrebbe esserci". 
Potrebbe interessarti: http://www.palermotoday.it/cronaca/mafia/boss-salvatore-riina-cassazione-carcere-polemica.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/PalermoToday/115632155195201
Il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti
Contiamo su Uomini dello Stato come Lei Procuratore!!!



lunedì 5 giugno 2017

Il sonno della Ragione genera mostri

Chissà quanto si sono divertiti i pazzi affiliati all'idea delirante del Daesh o Isis o aspiranti al sacrificio per Allah, nel vedere una folla impazzita correre insensatamente per nulla, calpestandosi come bisonti di una mandria impazzita, senza vedere più neppure un fragile bambino, ma solo la propria folle paura!
Se avete così introiettato la paura che possano esserci attentati quando si sta in mezzo ad una folla NON ANDATE DOVE CI SONO GROSSE CONCENTRAZIONI UMANE!!!
Se scegliete di andare fidatevi dei Servizi che offrono le Forze dell'Ordine e le Istituzioni e state sereni, no che al minimo allarme indistinto perdete la brocca correndo insensatamente. 
La TV continua a mandare e rimandare immagini ansiogene, quasi con compiacimento, invece di mettere in risalto le bottiglie in vetro gettate ovunque ormai da anni. Un buon giornalismo, raro ormai, deve servire per mettere in risalto le anomalie tollerate, deve chiedere conto alle Istituzioni della loro inanità!
Mi spiace parlare dall'alto dei miei fortunati oltre 70 anni, giacché sono ancora qui a ricordare che, fino almeno ai miei 30 anni di età, non c'erano bottiglie di birra, soprattutto, ovunque: sui muretti e a terra alle fermate dei bus, nei giardini, lungo le strade... Un'abitudine che gli italiani NON AVEVANO! L'hanno mutuata da comportamenti degli immigrati dall'Est Europa e dalle immagini dei film statunitensi in cui si vedono attori bere volgarmente dalla bottiglia!
Perché importiamo il peggio del vivere di altri popoli?
Perché abbiamo tanta poca stima di noi stessi?
Perché siamo così gregge che segue la pecora che sta davanti fino al burrone?
Oggi ad "Agorà", trasmissione non solo schierata, ma degradata anch'essa, il Direttore di Libero diceva che "un giovane inglese non avrebbe mai fatto quello che ha fatto il giovane a torso nudo in Piazza S. Carlo a Torino"! E l'ha ripetuto e ripetuto!
Ma codesto giornalista non ricorda i giovani inglesi di Liverpool che come bisonti hanno schiacciato gli inermi tifosi italiani nello stadio belga di Heysel? Un altro esperto nello sputo in alto che ti ricade in faccia!

"Calma! Abbiamo scherzato! Fermi, dove scappate?!"
Sembrano dire il ragazzo a torso nudo e i suoi amici.