giovedì 9 novembre 2017

Maksim Gorkij: "Storia di un uomo inutile"

Evsej Klimkov sarebbe "l'uomo inutile" di questo romanzo scritto da Maksim Gorkij nel 1913.
Maksim Gorkij

Anche Maksim come Evsej rimane orfano presto, ma lui fu più fortunato del suo infelice personaggio perché andò a vivere dalla nonna, grande narratrice di leggende popolari.
In mancanza della lettura i racconti verbali avevano da sempre una potenza immaginifica sulle menti, aprendo spazi e luoghi mai visti, e vicende ricche di vita e di sentimenti. 
Quando l'affetto della nonna gli mancò a causa della sua morte il giovane ed evidentemente sensibile Gorkij tentò il suicidio. Ma si riprese ed iniziò giovanissimo una vita errabonda ed avventurosa mantenendosi facendo mille mestieri. Imparò a leggere e scrivere da un cuoco alfabetizzato su un battello dove lavorò. Nessuna scuola, nessuna università: soltanto la vita. Questo dimostra che il romanziere ha, come il pittore, come lo scultore, come qualunque artista, una potenza interiore che deve esprimersi e prendere forma.
Leggere, come sto facendo, "Storia di un uomo inutile" per la prima volta a 71 anni è diverso dal leggere lo stesso libro in un'età precedente. Me ne accorgo quando invece rileggo dopo molti anni libri già letti in gioventù: è come se leggesse si la stessa persona che quel libro ha amato, ma allo stesso tempo vedendo tante cose con occhi più maturi, dunque diversi. Non sono cambiata fino al punto da leggere autori o libri che non ho amato in gioventù, perché distanti dal mio modo di essere, ma certo quel che leggo risente della mia lunga vita molto riflessiva e attenta e dunque di tutta l'esperienza accumulata.
Forse anche da giovane Evsej mi avrebbe fatto pena, ma non con aggiunta la desolata consapevolezza della ingiustizia senza Dio, e dunque senza consolazione, che debbono sopportare gli innocenti.
E Evsej è innocente e non capisce tutta la miseria a cui deve assistere, le azioni degli squallidi personaggi con cui gli tocca vivere i suoi giorni di orfano, solo, cercando di capire l'incapibile, mentre intorno a sé ciascuno proietta su di lui i suoi pensieri, senza capire l'assoluta inconsapevole innocenza del ragazzo, anzi, infischiandosi altamente di cercare di capire in quale fatica, a comprendere le loro azioni, egli sia immerso.
Egli annaspa nella sua misera condizione di innocente e cerca di galleggiare come una fragile barchetta di carta sull'acqua di un torrente che viene trascinata via, dove la corrente vuole. 
E guardo ad Evsej come ad un figlio o ad un nipote abbandonato e solo: ed è una creatura per me da proteggere.
Forse Evsej è una parte dell'Autore, una parte del suo vissuto, alcuni aspetti di esso. Sempre per chi scrive c'è qualche pezzetto di sé in ciò che scrive..  
La inconsapevolezza e l'incomprensione portano il ragazzo ad assecondare le figure con cui, suo malgrado, deve convivere. Per certi tratti la solitudine affettiva fa si che egli si affezioni, come un cagnolino innocente, a questo o a quel personaggio, per poi restarne allontanato nel suo stupore per le loro sconsiderate e a lui oscure azioni. Suo malgrado egli rimane coinvolto, pur se innocente, nelle squallide vicende di uomini e donne che conducono vite misere e disperate.
A Evsej, come a molti, viene negata la possibilità di scegliersi una vita... una qualsiasi vita.
La Russia che viene descritta è di grande miseria. C'è chi spera nello Zar, ma verrà comunque perseguito dalla polizia politica che reprime e basta, senza cercare di capire chi è ancora a favore del Potere ancora in atto.
Siamo dunque prima della Rivoluzione di un secolo fa.
Mentre leggevo mi tornavano in mente squarci della Russia durante la Rivoluzione descritta da Boris Pasternak: stessa fatica, stessa miseria.
E dopo tutto questo patire.. Stalin!
Maksim Gorkij con Stalin

domenica 5 novembre 2017

Populismo ad intermittenza

Da: La Stampa

«I posti di lavoro sarebbero stati di più se le banche avessero lavorato meglio. E invece qualcosa non ha funzionato», ha spiegato ieri Renzi nella newsletter inviata agli iscritti al suo sito. E ancora: «Se vogliamo che qualcosa cambi davvero le alte burocrazie di questo Paese devono smettere di buttare la croce addosso ai politici di turno e assumersi anche loro le proprie responsabilità. Chi ha sbagliato, paghi: non è populismo, è giustizia».

Quando le pare, Renzi, è populismo eh?
Chi non vuole l'invasione africana, che ritiene una follia e un danno futuro e irreversibile per il Paese, invece è populista.
Addirittura insiste che deve essere approvato lo jus soli entro la fine della legislatura, fino a mettere la fiducia!!! Subito, appena l'africana incinta sbarca e scodella il pupo, avremo cittadini italiani da mantenere.
Eh, sì, da mantenere, giacché non risulta che costoro siano portatori di alcunché, se non delle loro bocche e bisogni di quello che stentatamente i contribuenti Italiani hanno costruito, nonostante le depredazioni varie tipo il gonfiamento di ogni opera pubblica per farci rientrare le mazzette e tanto altro...
Peccato Renzi... peccato...

giovedì 2 novembre 2017

Famiglie che si possono smembrare e famiglie che non si possono smembrare

Ieri al TGR Lazio sentita e vista la seguente notizia:
"Famiglie con bambini senza casa si sono sistemate sotto il portico della Chiesa dei S.S. Apostoli. Vivono accampati nell’ampio porticato della Basilica minore dei Santi Apostoli, nel cuore di Roma. Sono peruviani, italiani, magrebini e cittadini dell’est europeo che hanno trovato riparo qui dopo essere stati sgomberati da un edificio di Cinecittà che avevano occupato."


I frati oltre a fornire loro l'acqua li foraggiano anche di cibo
"Io ci ho diritto, me devono da da'!"

Questo si sente dire dai parassiti. Nasciamo tutti nudi, chi in famiglie povere, chi in famiglie che hanno qualcosa o molto. Ma poi la vita dobbiamo costruircela noi con le nostre mani. 
C'è gente che ha colpi di sfortuna non addebitabili a sé, ma credo che tanta gente viva trascinandosi svogliatamente, mettendo comunque bambini  al mondo senza porsi il problema di come li crescerà... Tanto si aspetta che debbano essere gli altri a pensarci: dunque vogliono la casa come un diritto e se non la ottengono occupano quelle altrui. Scacciati da abitazioni rivendicate dalla proprietà si accampano e pretendono che gli si dia la casa, mentre altri per averla pagano un affitto, oppure mettono soldi da parte come le formiche rinunciando  a tante cose per comprarsela. 

Il cronista del TGR, a conclusione del servizio, auspicava che presto bisognasse dare una sistemazione a queste famiglie con bambini, ma senza separarle smembrandole!

Ma certo! Nel pensare ai bambini, così "sistemati" dai loro non molto responsabili genitori, bisogna tener conto anche degli adulti!
Guai a separare le famiglie!

Nessuno, in questa Società schizofrenica, pensa alle centinaia di famiglie di insegnanti della Scuola Pubblica  smembrate senza ritegno, né criterio, né vergogna da un Ministero impazzito tramite i suoi Uffici degli Ambiti Territoriali che hanno diviso famiglie con bambini deportando madri e padri a centinaia di chilometri dai loro figli!
Persone che hanno studiato, lavorato, si sono sacrificate, hanno acquistato case pagando mutui, a cui nessuno paga queste trasferte forzate e gli affitti che debbono pagarsi per mantenere una casa in più!

Però debbo sentire che a gente che pretende sempre dalla Società si deve dare una casa gratis e stare attenti a non smembrare la famiglia!
Fra queste belle persone hanno intervistato anche un arabo che non sapeva nemmeno parlare bene l'italiano ma, con aria decisa, ha detto "che da qui non ci muoviamo finché non ci danno una casa"!

Avrei voluto dire a costui e a quelli come lui: "Ma chi ti ci ha chiamato? Arrivi e pretendi? Perché non vai a chiedere una casa al governo del tuo Paese? Marocco? Tunisia? Qualsiasi sia perché non vai con la stessa aria decisa a chiederla a loro, dove sei nato e dove sei cittadino?"

Questa Italia abbandonata, l'Italia degli insegnanti della Scuola Pubblica, sappia chi deve ringraziare di questo ignobile stato di cose e si regoli quando andrà a votare!

mercoledì 1 novembre 2017

Oppio, religioni e ragionevole ateismo

"Le religioni sono l'oppio dei popoli" Karl Marx.
Karl Marx - nato in Germania nel 1818: filosofo, economista, politologo, storico, sociologo, uomo politico e giornalista


martedì 31 ottobre 2017

TV pessima maestra

Avendo una lunga esperienza di vita posso affermare che, negli anni, la Televisione è peggiorata sempre più, fino a diventare inguardabile.
Molte persone mi dicono che "non c'è più nulla da vedere", "non guardo più la televisione".
Io riesco a seguire solo "Chi l'ha visto?" essendo una trasmissione di Servizio alle persone che, dopo aver fatto denuncia di scomparsa di un loro caro, non sanno più dove sbattere la testa. Spesso si scopre che dietro certe scomparse si celano invece delitti e, in questi casi, i cronisti della trasmissione danno anche una mano alle Forze dell'Ordine con le loro inchieste ben fatte e documentate.
Altra trasmissione gradevole per la naturalezza e la semplicità del porsi di Sveva Sagramola e per gli argomenti trattati è Geo&Geo.
Sarà un caso? Sono entrambe di RAI 3, che non è più la Terza Rete del mitico Guglielmi ma si salva con queste due trasmissioni.
Delle private a volte seguo la Gruber in Otto e mezzo, ma non sempre, dipende dagli ospiti e dagli argomenti trattati.
Quello che infastidisce della TV è avvertire il tentativo di indottrinare i telespettatori, invece di dare loro una equilibrata informazione anche all'interno di un dibattito fra ospiti in studio che si confrontano con le loro idee.
Stamane sono riuscita a seguire Agorà fino a quando la conduttrice non ha indotto Orfini, che fino a quel momento aveva fatto un'ottima figura, a dare una mano all'attrice Asia Argento nella sua tardivissima confessione di aver avuto rapporti sessuali a lungo e ripetuti con l'uomo potente Weinstein. Orfini è arrivato a dire che "le vittime hanno sempre ragione" annoverando fra queste l'Argento, data l'impostazione data dalla conduttrice alla domanda.
Questa omologazione, generalizzazione di tutto messo nel frullatore televisivo fino a trarne un frappè della morale e dell'etica è rivoltante ed inaccettabile. 
Matteo Orfini: Presidente del PD

Il qualunquismo poi della Bortone, ma non solo, sulla "solidarietà" femminile che dovrebbe esserci nei riguardi della povera "stuprata" Asia Argento è da respingere assolutamente sul piano morale.
Una bella immagine della famiglia di Asia Argento: da sinistra nella foto il padre Dario, lei bambina, la madre Daria, la sorellastra Anna Ceroli, nata da una precedente relazione di Daria Nicolodi con lo scultore Mario Ceroli, la sorellastra Fiore Argento nata da Marisa Casale prima moglie di Dario Argento.
Anna Ceroli morì a 22 anni in un incidente con il motorino.
Nessuno ha tolto alla figlia di un regista di successo e della nota attrice Daria Nicolodi la possibilità di respingere le pesanti "avances" del repellente Weinstein. Ella le ha accettate instaurando una vera relazione. Che lui fosse un porco che ci provava con tutte non toglie nulla alla sua scelta volontaria di piegarsi per non rinunciare all'interesse che gliene è derivato di lavorare. E' una forma di prostituzione non uno stupro. Tu mi dai una cosa e io te ne do un'altra.
Dunque Orfini poteva dimostrare un po' di coraggio e meno ipocrita opportunismo e fare dei distinguo, invece forse ha temuto di inimicarsi tante donne che si sono prostituite per lavorare, oppure le stupide femministe che non distinguono uno stupro vero da altro genere di scelte, più o meno imposte,  e ha finito in bruttezza invece che in bellezza.
Votano pure le donne che non si sono mai prostituite, Orfini, che sono riuscite a lavorare lo stesso rinunciando a strade più comode e facili, per loro è stata più dura, ma hanno conservato la dignità di sé stesse con la loro integrità.
Votano pure le donne che sono state violentate veramente, Orfini, cioè prendendo botte e cazzotti, e l'essere confuse con quelle che lei ha definito "vittime" non fa loro piacere. 
La TV la smetta di fare frappè.
Serena Bortone: giornalista e conduttrice televisiva

venerdì 27 ottobre 2017

Renzi deludente

robobertQuando un partito che dovrebbe essere di sinistra non ha più una base che lo vota o lo sostiene, ma solo vertici che difendono le loro poltrone incuranti dei problemi veri della gente, non ha più ragione di esistere ...  e questo vale per tutta la sx

Questo commento di un lettore di "La Repubblica" sotto un articolo intervista a Massimo D'Alema riassume il mio pensiero.
Il lettore si firma con uno pseudonimo, altrimenti ne avrei riportato nome e cognome.

Renzi è l'ennesima speranza perduta.
Va in giro con il treno per sentire i problemi della gente ma in realtà fa bagni di folla per la campagna elettorale. Giacché quello che pensa la gente, quella come me che l'ha votato, l'ha abbondantemente informato su alcune delle cose che non vanno e non ho visto il minimo interesse.
Ad esempio la sua Riforma della "Buona Scuola", nonostante chi legge per lui le e-mail che la gente gli scrive, a cui lui chiede di scrivere per sapere le cose che non vanno, gli farà sicuramente uno schema o un sunto delle problematiche, non si è visto nemmeno uno spiraglio di luce da parte sua, mentre tutto procede con l'Apparato sordo e cieco chiuso nella solita torre d'avorio, e i Dirigenti Scolastici e gli insegnanti nel tritacarne: per davvero e non per modo di dire.
Errori su errori nell'applicazione della sua Legge 107/2015 non vengono corretti, nemmeno dai Giudici del Lavoro per quel che attiene le mobilità sbagliate...
Non solo disagi esistenziali vivono tanti insegnanti, strappati alle famiglie per errori di algoritmo e non solo, ma danni economici pesanti tenendo conto degli stipendi vergognosi che prendono gli insegnanti italiani.
Siamo sempre "diversi" in Europa: gli eletti nei vari Consigli Regionali e Parlamento prendono retribuzioni le più alte di Europa rispetto agli equivalenti eletti in altri Paesi Europei, e gli insegnanti sono invece i peggio pagati rispetto ai loro equivalenti Europei.
Perché mai, Renzi, dovremmo votarla ancora?
Lei manda newsletter e chiede partecipazione, addirittura un contributo per il treno... Cos'è un'icona chiusa in sé stessa che elargisce parole?
E' come chi l'ha preceduta. Noi che stiamo in mezzo ai problemi quotidiani avvertiamo che lei parla parla ma non ce ne risolve alcuno. Noi siamo in balia di una burocrazia lenta, incapace, erronea, che non paga mai per i propri errori. Basta entrare in certi Uffici del MIUR per vedere gente che si trascina senza fare nulla, che guarda il cellulare, o delle carte tanto per far vedere che fa qualcosa, mentre le vite di chi la Scuola la vive in frontiera dipendono da questi bradipi.

L'importante è restare attaccato "all'albero MIUR" che paga lo stipendio.
Lavorasse chi sta in frontiera.

Marco Vannini come la Concordia

Chi non segue la trasmissione di vero Servizio alla gente, ma anche alle Forze dell'Ordine, che si chiama "Chi l'ha visto?", può non conoscere la triste sorte di un giovane di 20 anni, bello e sano, figlio unico, che è morto per l'errore di una specie di Schettino il quale, fatto l'errore, invece di rimediare prontamente cercando di limitare il danno, ha cercato stoltamente ed irresponsabilmente di non ammetterlo, di nasconderlo, provocando la fine di una vita!
Da: Ultimenotizieflash.com
E’ il 17 maggio del 2015. Marco chiama a casa intorno alle 23 per dire che, dopo aver cenato a casa della sua fidanzata, si sarebbe anche fermato a dormire lì. Come raccontano i suoi genitori Marco spesso dormiva da lei, stanno insieme da tre anni e passano molto tempo nelle rispettive famiglie. Dopo questa chiamata però in casa succede qualcosa: intorno alle 23,40 il 118 riceve una telefonata. Un uomo chiede aiuto, un ragazzo ha avuto un malore. Il ragazzo è Marco. Quando al telefono l’operatore chiede maggiori informazioni, il suo interlocutore dice che l’allarme è rientrato e che non c’è più bisogno del loro aiuto.
Ma la persona del 118 ricorda di aver sentito delle strane urla in sottofondo come di una persona che dicesse di voler parlare con i suoi genitori. Passano circa 30 minuti e al 118 arriva una nuova chiamata: questa volta si chiede l’intervento dell’ambulanza. L’uomo al telefono dice che il ragazzi si è ferito alla schiena con un pettine appuntito. E’ un codice verde non c’è bisogno che a bordo dell’ambulanza ci sia anche un medico. E così l’ambulanza arriva a sirene spente preleva Marco ma i soccorritori si rendono subito conto che c’è qualcosa che non va. Secondo la loro descrizione Marco è vestito, ha una maglietta e sulla schiena un forellino come se ci fosse una bruciatura da sigaretta ma non riescono a capire cosa ha. Arrivati in ospedale si rendono conto che la situazione è davvero grave.
Intanto i genitori della fidanzata di Marco hanno chiamato la mamma e il papà del ragazzo. Hanno detto al telefono di andare in ospedale a Ladispoli ma di non preoccuparsi perchè Marco era solo caduto dalle scale. La mamma e il papà di Marco arrivano persino prima dell’ambulanza al centro di primo soccorso e vedendo che il mezzo del 118 ha le sirene spente si rassicurano pensando che non sia nulla di grave. Ma appena vedono Marco, incosciente, capiscono che c’è qualcosa che non va. Nel frattempo si avvicina il fratello della fidanzata di Marco e dice: “Stavamo solo giocando è partito un colpo”. Questo è il ricordo che ha il padre di Marco mentre il padre della ragazza si decide finalmente a dire ai medici che è partito un colpo dalla sua pistola e che Marco quindi è stato ferito. Secondo le parole dello zio del ragazzo, intervenuto nella puntata di Chi l’ha visto in onda il 27 maggio, il proiettile sarebbe entrato da sotto il braccio avrebbe forato il polmone, trapassato il cuore e sarebbe poi uscito dall’altra parte. I dottori capiscono che la situazione è gravissima. Viene chiamato l’elisoccorso per arrivare al Gemelli di Roma ma il cuore di Marco si ferma i medici cercano di fare il possibile. Sono le tre di notte quando Marco arriva in ospedale a Roma ma è già morto. E’ bene ricordare che in casa al momento del famoso “incidente” c’erano Marco, la sua fidanzata, il fratello di lei con la compagnia, la mamma e il padre della ragazza. Quattro testimoni che non parlano.
I genitori del ragazzi vogliono sapere che cosa è successo in quella casa: se è stato solo un banale e tragico incidente, perchè aspettare tanto tempo prima di far intervenire i soccorsi? Perchè raccontare tante versioni diverse e perchè Marco se era davvero cosciente non ha chiamato loro per chiedere aiuto? Il padre della fidanzata di Marco è indagato, le indagini vanno avanti e i genitori del ragazzo sperano di avere al più presto le risposte che cercano.
Nella trasmissione di mercoledì 25 ottobre sera, presenti in studio gli sfortunati genitori di questo unico amatissimo figlio, sono state mandate di nuovo le registrazioni del 118 in risposta alle chiamate fumose, elusive, dei componenti della famiglia che ha causato la morte di Marco. In sottofondo ho risentito di nuovo chiarissime le urla di dolore del povero ragazzo. Eppure quella gente ha continuato a tenerlo lì, nel tentativo folle di nascondere quanto accaduto, a coprire l'incopribile... E mi è tornato in mente Schettino, lo stesso insensato tentativo di nascondere il macroscopico errore commesso, comunicando alla Capitaneria di Porto "che avevano solo un guasto all'impianto elettrico", mentre già gli era stato comunicato che ben 5 compartimenti della nave erano allagati  (il responsabile delle macchine l'ha informato subito)  e la nave iniziava ad inclinarsi. Egli aspettava, aspettava.. ma cosa? Di confrontarsi con il mondo per quello che aveva fatto, fino a che la situazione è arrivata ad un punto che tanta gente, che avrebbe potuto salvarsi qualora avesse dato l'allarme prima, è morta precipitando nei corridoi diventati pozzi data l'inclinazione raggiunta dalla Concordia.
Il processo mentale di chi ha volontariamente o involontariamente (dovrebbe accertarlo il processo in atto) sparato a Marco è lo stesso di Schettino.
Il bel sorriso di Marco Vannini ucciso a 20 anni

Erano una famiglia felice: l'hanno distrutta

domenica 22 ottobre 2017

La Scuola colpevole di tutto

La mia lunga esperienza di vita, 71 anni fra pochi giorni, vissuta lucidamente, sempre presente ai fatti che accadevano, umilmente cercando sempre di capire e di analizzare i pro e i contro, mi consente di dire che mai si era vista tanta follia generale anche nelle Istituzioni, una volta baluardo imprescindibile delle follie individuali senza il quale nella società umana si instaura il caos e il disordine.
La Scuola è diventata la discarica di ogni responsabilità, sia dell'Istituzione che la dovrebbe gestire, sia dell'individuo genitore che ha la responsabilità sui figli minori.
Non voglio qui elencare le mancanze vergognose del MIUR nei riguardi di chi Dirige le Scuole e dei docenti e, per l'edilizia scolastica e relativa manutenzione delle Scuole, le irresponsabilità dei Comuni  e delle Provincie, né tirare in ballo la Politica, massima responsabile in assoluto della trascuratezza verso un'Istituzione importantissima che forma le generazioni future del Paese, qui voglio parlare delle follie dei genitori di questi poveri uomini e donne del futuro. 
Chi vive nella Scuola ne sente e ne vede di tutti i colori ogni giorno, ma solo poche follie conquistano le cronache dei giornali, delle televisioni e delle radio, insomma dei mezzi di comunicazione in generale.
Prendo lo spunto da una delle ultime:
Da: Il Piccolo 18 ottobre 2017

Gorizia, il Tar promuove il bocciato: «Suo padre non sapeva»

I giudici accolgono il ricorso dei genitori separati di un alunno: «Solo la mamma fu avvisata dello scarso rendimento, così fu impedito al padre di intervenire»

«Ma così si dà ai figli un messaggio di sfiducia»

TRIESTE. «I professori si stanno mettendo sulla difensiva. Sempre più spesso nei consigli degli insegnanti sento dire “facciamo così per star tranquilli coi genitori”, per evitare proteste e ricorsi»
TRIESTE. Il pordenonese Enrico Galiano insegna materie letterarie in una scuola media di Pravisdomini, è nella classifica dei migliori cento professori d’Italia stilata da Masterprof.it, ha creato la cliccatissima webserie “Cose da prof” ed è reduce dalla fortuna del suo ultimo romanzo “Eppure cadiamo felici”, storia di un’adolescente con qualche problema di relazione coi coetanei.
Galiano, il fenomeno dei ricorsi è in aumento?

Perché le famiglie non si fidano più?

A casa si può avere la visione di un ragazzo intelligente che non si applica e subito si pensa che la colpa sia dei docenti. Ma in caso di bocciatura la responsabilità va divisa equamente: 33% gli insegnanti, 33% la famiglia e 33% il ragazzo. Con un ricorso pare invece che sia tutta colpa della scuola. Vale il discorso delle opinioni su questioni scientifiche: oggi sembra che tutti siano in grado di dire la loro e, così come si spiega al medico come si fa il medico, ci si arroga il diritto di insegnare all’insegnante il suo lavoro.

I docenti come devono comportarsi con le famiglie?

Non devono prendere le accuse sul personale ma cercare di spiegare via via e con trasparenza le decisioni, cercando di aprire a una sinergia coi genitori.

Quanto pesa una separazione nel percorso di un dodicenne?

Può pesare moltissimo. Se il ragazzo è particolarmente fragile ci sono ricadute su rendimento e capacità di crescere in modo sano. Ho visto ragazzi molto bravi risentire di certe situazioni.

Che idea si è fatto del caso di Gorizia?

Difficile parlare senza conoscere le cose da vicino. Mi pare una situazione obliqua, perché la scuola ha avvisato la famiglia ma il giudice ha ritenuto insufficiente la comunicazione causa qualche lacuna formale.

È stata presa la scelta giusta per il ragazzo?

Gli insegnanti hanno deciso di fermarlo, certo non per un approccio punitivo: simili decisioni vengono prese domandandosi se sia più utile dal punto di vista educativo promuovere o bocciare. La prima cosa cui penso è però la decisione della famiglia, che invia al ragazzo un messaggio di sfiducia verso insegnanti e istituzione scolastica. Penseranno sia positivo aver preso questa linea, hanno mostrato invece che qualcosa si è rotto nel rapporto scuola-famiglia.

Ha ancora senso bocciare un dodicenne?

Al di là di questo caso, credo serva una piccola rivoluzione. Si decida tutti assieme che fino a 13 anni la bocciatura non si fa più, come già accade in altre parti del mondo dove il lavoro sul profitto si affianca a quello su autostima e crescita personale dei ragazzi. Oppure torniamo alla scuola selettiva degli anni Cinquanta, dove nozioni e conoscenze contavano più della maturazione personale.



sabato 21 ottobre 2017

Suicidio inspiegabile


La procura ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Sequestrati il pc e il telefonino del ragazzo che ha lasciato un biglietto d’addio. L’ha fatto vedere prima a due compagni di classe: «Se sentirete una carezza sulla testa, è la mia anima»

di Rinaldo Frignani


Mentre tutti scendevano nel cortile della scuola per andare a ricreazione, lui ha risalito una rampa di gradini e si è affacciato alla balaustra. «Ciao a tutti!», ha gridato. Poi si è lanciato nella tromba delle scale finendo nel seminterrato, dopo un volo di circa sei metri. È morto così ieri mattina, in un istituto privato del centro, uno studente di 13 anni. La procura indaga per istigazione al suicidio, i carabinieri hanno sequestrato il telefonino e il pc del ragazzino. Sotto choc i genitori che hanno vegliato la salma del figlio — che ha un fratello maggiore di 16 anni e uno minore di sei — al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni.

Risultati immagini per rita coltelleseDi fronte ad una immane tragedia umana si cercano spiegazioni per aiutare la ragione a capire.
Ma a volte non ce ne sono se non nella mente di chi ha compiuto il gesto.
Di solito per un adulto si ricorre alla depressione, ma nel caso di un bambino?
Gli psichiatri dicono che esistono anche le depressioni nei bambini.
Ma questo bambino viene descritto come "tosto" e solare insieme.
Eppure ha compiuto un gesto di cui di certo non capiva la portata: non solo ha interrotto la sua giovane vita, ma ha segnato per sempre quella dei suoi genitori, del fratello più grande e del fratello più piccolo.
Mi è capitato di apprendere del suicidio cruento (per impiccagione) di un giovane di 24 anni, bello, con affetti, laureato, più che benestante che, per rapporti familiari, avevo incontrato qualche volta quando era bambino. Ho provato dolore e smarrimento perché rimane un gesto senza spiegazione, se non la solita depressione di cui però, se c'era, si erano appena visti pochi possibili segnali.
Era un bambino allegro, sano... Poco più di dieci anni dopo che l'ho visto per l'ultima volta, vivace ma educato, ad un matrimonio, si è ucciso anche se aveva tutto!