mercoledì 13 dicembre 2017

Novità sui figli di Franco Occhionero

Rita Coltellese *** Scrivere: Un bel passato, un presente angoscioso


Parto da quanto scrissi nell'immediatezza della notizia dell'arresto dei figli di quello che è stato un caro amico e di cui, insieme a sua moglie Marisa, ho un ottimo ricordo, e sopra metto il link di quel post del gennaio di quest'anno che rende l'idea dei miei sentimenti.
Mi sono chiesta più volte quale fosse la loro sorte, non volendo più disturbare una loro parente all'epoca sconvolta più di me. Giorni scorsi ho sentito, all'autoradio prima e in TG dopo, il loro nome. 
Al di là di quello che si contesta loro in una materia per me ostica e complessa, è un dato di fatto che in questo Paese si mandano ai domiciliari gli assassini acclarati come tali, dunque a me appare molto strana una così lunga e severa detenzione.
Forse sarà per un antico affetto che avevo per questa famiglia, che l'assenza di frequentazione di decenni non ha cancellato giacché davvero nulla avevo da rimproverare loro, a differenza di tanta altra gente, che sento dentro di me tristezza per la sorte toccata ai figli di Franco. Lui non c'è più e non lo sa e questa è l'unica consolazione.
Credo che forse dietro tutto questo ci siano degli intoccabili
Da: Il Dubbio
15 Jul 2017 

«Cronaca da una cella di Rebibbia: qui si vive all’inferno»


La dichiarazione spontanea di Francesca Occhionero, reclusa nel carcere di Rebibbia dal 9 gennaio del 2017 con l’accusa di cyberspionaggio

Ritengo che sia assolutamente infondato ed ingiusto quanto sostenuto per la custodia cautelare che sto subendo: ma ciò è stato e sarà trattato nelle opportune sedi.
Quel che, invece, ora mi preme evidenziare riguarda il fatto che la detenzione avviene in condizioni generali di assoluta, evidente e nota illegalità, e ciò rischia di essere strettamente collegato con i fatti di causa.
Sono note le condanne inflitte dalla Cedu all’Italia per lo stato di illegalità delle carceri ( per le dimensioni delle celle e per il sovraffollamento, che dovrebbe far pensare ad un ricorso eccessivo alla custodia cautelare in carcere).
Ma sono altrettanto ben note le condizioni concrete nelle quali i detenuti sono costretti a “sopravvivere”, così come mi trovo io, letteralmente a “sopravvivere”.
Qualche cenno:
1) Nel cortile della mia sezione c’è una fogna a cielo aperto, con odori insopportabili, tra sterpi da cui fuoriescono topi di varie dimensioni; ebbene, qui si svolge l’ora d’aria!
2) Detenute che hanno piaghe e sfoghi cutanei sono chiuse in “isolamento sanitario” per giorni, senza che si presenti un dermatologo, nonostante il sospetto ( arguibile dall’isolamento) del trattarsi di malattie infettive. Infatti, il reparto Nido è stato isolato in quarantena per “scabbia”.
3) Io stessa, ormai piena di sfoghi e punture di insetti, il 7 giugno scorso chiedevo di avere un parere medico. La risposta dell’infermiere di turno in ambulatorio è stata che il medico sarebbe stato disponibile per il mio settore solo il martedì successivo.
Insomma, ci si può ammalare solo di martedì, ovviamente iscrizione nella lista permettendo. Cosa analoga era successa a maggio, quando sono rimasta bloccata per un colpo della strega dovuto a cinque mesi passati su un letto con un materasso di cui dirò.
Per i miei ponfi, non sono riuscita ad avere neanche una crema cortisonica, in quanto, a detta dei vari infermieri di turno, sarebbe terminata da tempo. Ho assistito io stessa un infermiere mettere del Voltaren gel su un ponfo derivante dalla puntura di un’ape.
4) Una ragazza, che lamentava da tempo l’insorgenza di piaghe sulle gambe, dopo un mese ha finalmente ricevuto una visita medica e le è stata diagnosticata una micosi infettiva ( si è parlato di tigna).
La stessa ragazza ha continuato a condividere i 9 mq. di cella con la sua concellina ed a frequentare gli spazi comuni.
5) Condivido una cella di meno di 9 mq ( magari lo fossero!) con un’altra persona che dorme sul letto superiore di un letto a castello dotato di materassi di gommapiuma usurati, bucati, bruciati, pieni di acari e pulci, ormai scaduti da oltre 10 anni. Alla richiesta di sostituzione mi sono sentita rispondere, con il visibile sconcerto della stessa polizia penitenziaria, che non ci sono materassi a sufficienza.
6) Sono obbligata a nutrirmi mediante il vitto passato dal carrello del carcere, ma con grande disgusto e sofferenza fisica. Ne ho capito il motivo quando altre detenute che hanno lavorato in cucina me ne hanno riferito le pessime condizioni igieniche. Pentole, teglie, mestoli e tutto il resto viene infatti “lavato” con spugnette bisunte e praticamente senza detersivi.
Non vi è mancata la presenza di scarafaggi e persino un grosso topo. I grandi scolapasta vengono sfilati dalle pentole in ebollizione e, con tutta la pasta, trascinati sul pavimento anziché essere sollevati. E questo solo un cenno.
7) Il congelatore non funziona, col risultato che è impossibile conservare alcunché. Nella cella la temperatura è infatti ormai prossima a quella di un forno.
Il cibo si scongela e ricongela.
Per non dire che, ovviamene, gli approvvigionamenti interni sono fuori di qualsiasi logica: i prodotti sono limitati ed i prezzi raddoppiati e triplicati.
8) Il cortile, le grate delle finestre e i davanzali sono preda di piccioni ( e dei loro escrementi) e di gabbiani.
Sovente i gabbiani attaccano i piccioni lasciando i cadaveri a marcire sui davanzali delle finestre. Facile immaginare gli odori ed il vomitevole panorama.
9) Il carcere è teatro di continue risse e scontri tra le detenute a causa della difficile convivenza nelle celle, la cui assegnazione avviene inevitabilmente in funzione della scarsa disponibilità; e così vengono fatti convivere soggetti assolutamente incompatibili tra loro e con il carcere ( molti di loro dovrebbero essere indirizzati presso altre strutture, idonee per adeguati trattamenti psichiatrici).
10) Il bagno presente in cella è in condizioni pietose. Lo sciacquone perde acqua ininterrottamente, la cipolla della doccia, completamente intasata dal calcare, è un proiettile pronto a partire con la pressione dell’acqua. Dopo esserne stata colpita una volta, d’intesa con la mia concellina, mi faccio la doccia usando il solo tubo.
Il filtro/ riduttore del lavandino è analogamente “esploso” a causa del calcare e, data l’assenza di tappi, è finito nello scarico. Il water è privo di coperchio.
11) Una mattina mi sono svegliata con la cella completamente allagata a causa di un’enorme perdita dal muro del bagno ( problema che aveva già interessato la cella a fianco). Tutto galleggiava, sia nel bagno che nella cella, le lenzuola del letto del piano di sotto erano zuppe, così come le scarpe e tutto ciò che poggiava in terra.
A nulla sono valsi i solleciti alle assistenti di sezione, che ben poco potevano fare, se non a loro volta sollecitare la manutenzione. L’idraulico si è presentato solo tre giorni dopo.
Nel mentre, il bagno, il water e il bidet erano del tutto inutilizzabili, e quindi ci è stato dato l’unico suggerimento pratico possibile: «Chiudete tutti i rubinetti dell’acqua e … usate i secchi».
Tutto ciò, anche in estrema sintesi, era la necessaria premessa per OSSERVARE che le condanne inflitte dalla CEDU sono ben note, ma altrettanto note sono le concrete condizioni, come quelle da me vissute, nelle quali i detenuti e le detenute si trovano a “sopravvivere”, spesso in condizioni davvero disumane ed inaccettabili per una società civile.
Ebbene, poiché tutto ciò è ben noto, è mio libero pensiero ritenere che continuare a fare uso della custodia cautelare sia una forzatura inammissibile, un abuso del diritto, una ingiustizia.
Tanto più nei casi come il mio, nel quale il rischio di fuga è formalmente escluso, quello di inquinamento è riconosciuto come scemato, residuando, nei provvedimenti che mi hanno negato una attenuazione della misura, solo il rischio di reiterazione, il quale però resta escluso dalla assoluta mancanza di elementi circa i fatti di insussistenti e non provate esfiltrazioni informatiche.
Mi sembra, quindi, evidente la forzatura del mantenimento della mia custodia cautelare in carcere, che nei vari provvedimenti, in modo significativamente seriale, viene espressamente ancorata alla mia ( asserita) mancata resipiscenza ed alla mia mancata collaborazione, come se una qualche norma la ponesse a buon motivo della misura cautelare!
Tralascio le altre evidenti forzature contenute nei vari provvedimenti ( nei quali, ad esempio, si fa riferimento a dati informatici esfiltrati: ma da dove risultano tali esfiltrazioni? ma dove sono indicate negli atti di Pg?). Prima o poi inevitabilmente emergerà che dette forzature sono solo l’evidente segno della debolezza dell’impianto accusatorio, cui evidentemente il giudice avverte il bisogno di porre rimedio.
Tutto ciò premesso e considerato, la CONCLUSIONE appare evidente.
Infatti, quanto sopra sintetizzato induce a sospettare che le ben note, illegali e talvolta disumane condizioni carcerarie, rispetto alle quali non coglie il segno di alcuna reazione, vadano a conciliarsi perfettamente con l’aspettativa che il detenuto “collabori”, anche se per legge una collaborazione non è dovuta ed anche se ( come nel mio caso) una collaborazione è persino impossibile.
Ovvio che non posso minimamente accettare l’idea che tale sospetto possa avere un lontano fondo di verità: sarebbe a dir poco avvilente ed irrispettoso della intelligenza e della dignità umana e professionale di chi dovesse far uso di simili strategie.
Per cui, ferma restando la incomprensibile inerzia che accompagna le note condizioni carcerarie, voglio tenere del tutto lontano il sospetto di un uso strumentale e distorto dello strumento carcerario, che, diversamente ragionando, a ben vedere, si tradurrebbe in una vera e propria tortura.
Dovendo e volendo escludere l’indicato sospetto, debbo però aggiungere che nel mio caso non ritengo si possa in alcun modo ipotizzare la attuale sussistenza dei presupposti di legge per il mantenimento del mio stato di detenzione. Come ho già detto, fuga ed inquinamento sono esclusi; e il pericolo di reiterazione non ha ragione d’essere. Ed ovviamente la mancanza di tali presupposti non può essere colmata con riferimento ad insussistenti e non provati fatti di esfiltrazioni informatiche ( che peraltro non sarebbero a me riferibili): nel fascicolo non ve ne è la minima traccia e non capisco perché si continui meccanicamente ad invocarle.
Al riguardo non posso e non voglio trattare profili tecnici, ma ritengo significativo che, salvo errori nelle notizie di cui dispongono, io e mio fratello siamo, almeno in Italia, gli unici imputati per “tentati” reati informatici attualmente in carcere e certamente siamo i detentori di un record assoluto di durata di custodia cautelare carceraria per tali reati.
In conclusione, quindi, CHIEDO, in primo luogo, che ognuno per quanto di propria competenza si attivi affinché cessino le denunciate illegalità in ambito carcerario e, in secondo luogo, che, considerata la insussistenza almeno attuale – dei presupposti di legge, venga rimossa o attenuata la misura cautelare a me applicata.

Da: Il Dubbio 
18 Aug 2017 

«Vi racconto la fantasiosa montatura sui fratelli Occhionero»


Parla l’avvocato Roberto Bottacchiari
Qualche settimana fa abbiamo pubblicato in esclusiva la lettera integrale che Francesca Occhionero ha scritto dal carcere romano di Rebibbia per denunciare le condizioni disumane di detenzione che sta vivendo insieme alle altre detenute. Oggi, mentre è in corso anche una petizione su Change. org rivolta al Presidente Mattarella per chiedere di porre fine alla detenzione preventiva della donna, torniamo sulla vicenda dei fratelli Occhionero, accusati dalla Procura di Roma di aver creato una centrale di cyberspionaggio per monitorare istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali, imprenditori, politici di primo piano e massoni. Sentiamo il punto di vista della difesa.
Avvocato Roberto Bottacchiari, sulla stampa è emerso che i fratelli Occhionero sapevano di essere indagati e per questo avrebbero sistematicamente cancellato file compromettenti. Addirittura avrebbero negato di fornire le password e bloccato l’accesso ai loro pc lanciandosi sui computer appena gli agenti sono entrati a casa loro.
Si tratta di una fantasiosa ricostruzione giornalistica. Gli investigatori sono entrati per arrestare Giulio con un provvedimento che prevedeva anche il sequestro dei pc, non l’accesso agli stessi, ma la polizia insisteva nel voler accedere. Questa cosa ha indisposto Giulio che si è rifiutato di fornire le credenziali di accesso anche per proteggere i dati dei suoi clienti. I computer devono essere analizzati nel rispetto di tutte le regole del contraddittorio, in base alla metodica forense che preserva dal rischio di contaminazione e cancellazione dati. Cosa analoga è accaduta con Francesca: in maniera insistente, con fortissima pressione, le chiedevano la password di accesso, lei rispondeva che non aveva la password perché lavorava con la smart card. Loro l’hanno costretta a digitare la password ma non è servito a nulla e gli investigatori hanno sostenuto che lei abbia sfilato di proposito la smart card. Il fatto di averla sfilata è stata una reazione di autodifesa rispetto a quello che stava accadendo. Non è che Francesca non ha collaborato, sono gli investigatori che sono andati contro le regole. E poi in assenza dell’avvocato: ero stato avvisato ma nessuno mi aveva parlato di accesso ai computer.
Sta dicendo che la polizia ha operato in maniera illegale?
Quantomeno con dubbia legalità: d’altronde basti pensare che la polizia postale ha inoculato, qualche mese prima dell’arresto, un malware nel computer di Giulio. Sono entrati con un falso aggiornamento Microsoft. Da intercettazione passiva si è trasformata in attiva: hanno compiuto una attività di perquisizione e sequestro e non lo hanno comunicato. Giulio comunque ha presentato una denuncia alla Procura di Perugia che ha avviato le conseguenti indagini.
Passiamo al cuore dell’indagine: gli Occhionero sono accusati di essersi introdotti in oltre 18000 profili e di aver conservato in server americani i dati acquisiti illecitamente.
Punto primo: sul fatto che il malware appartenga a Giulio non esiste alcuna prova. Inoltre sono state fatte anche indagini patrimoniali e non sono stati trovati soldi estorti a qualcuno dei possibili soggetti spiati. Poi sfatiamo subito un altro aspetto che è stato urlato dalla stampa: il computer di Matteo Renzi non poteva essere infettato perché usava Apple mentre il software che avrebbe usato Giulio è Microsoft. Inoltre dall’analisi dei nostri periti solo 1935 ( 8,2%) username recano anche la password ma non risultano essere stati mai utilizzati; all’interno dei 1.935 indirizzi, solo 11 ( 0,5%) sono relativi ad Enti; da essi, non risultano essere mai state utilizzate le credenziali; nessun elemento risulta transitato verso Giulio Occhionero: nessuna esfiltrazione. Rispetto a quest’ultimo punto un grave errore è stato commesso dal Tribunale del Riesame che scrive di dati esfiltrati. Il pm Albamonte ci ha confermato che invece nelle contestazioni manca l’esfiltrazione.
Però addirittura nelle indagini sarebbe intervenuta l’Fbi con i suoi potenti mezzi.
Come si legge espressamente nel documento che vi ho fornito, il 21 marzo 2016 la Polizia Postale Italiana chiedeva agli americani di sapere dove Giulio avesse comprato la licenza di un software ( Afterlogic Corporation) che sarebbe servita, a parer loro, per comporre il malware. L’Fbi ha risposto, specificando che tutto quello che aveva comunicato non poteva essere usato dall’Italia in nessun procedimento legale. E invece ce lo troviamo nell’ordinanza di custodia cautelare. Ma poi secondo il buon senso Giulio andava a comprare la licenza dando il suo nome e la sua carta di credito se avesse avuto intenzioni illegali? Per non dire del fatto che mai un hacker collocherebbe i propri server nel Paese – gli Usa – con la più severa legislazione in materia di crimini informatici. Insomma, tutto stride con la linea dell’accusa.
Si è scritto anche che Giulio Occhionero spiasse il pm Albamonte.
Non è affatto così. Semplicemente aveva incaricato una persona di procurargli gli appunti di un intervento che Albamonte aveva tenuto in un convegno sui reati informatici.
La sua cliente è in custodia cautelare da ormai quasi otto mesi.
Purtroppo, come ha ben descritto nella sua lettera Francesca, le condizioni di detenzione sono difficili. Contro di lei sembra esserci una sorta di accanimento. Alcuni esempi: la precedente udienza è stata segnata da un episodio che lascia quantomeno perplessi: i fratelli Occhionero sono stati condotti in Tribunale con le manette ai polsi, con un caldo afoso, e senza poter bere dell’acqua dalla bottiglietta che gli volevamo offrire noi avvocati. Ma la cosa drammatica è che la giudice era in ferie e nessuno ci aveva avvisato! Per non parlare delle vessazioni che subisce: circa un mese fa una detenuta si è infiltrata tra i visitatori tentando la fuga. Hanno dato la colpa a Francesca chiedendole perché non avesse avvisato le guardie che la detenuta voleva fuggire. Dopo questo le è stato dimezzato il piazzale dove corre. Questa cosa è fuori da ogni regolamento.
Secondo gli inquirenti ad incastrarla sarebbero sostanzialmente due intercettazioni telefoniche: in una lei rispondendo al fratello dice ‘ Giulio ti prego di non coinvolgere mamma nei nostri problemi…… come vedi sono dei falsi allarmi’ e la seconda in cui lei, parlando con un tecnico informatico, dice che ha necessità di connettersi ai server Usa, dove, secondo la relazione della Mentat, sarebbero custoditi i dati esfiltrati.
Nel primo caso quell’espressione è mal collocata nel contesto investigativo, non è oggetto di acquisizione agli atti del processo e si riferiva ai problemi economici per superare i quali la mamma aveva ampiamente contribuito, ad esempio vendendo un villino a Santa Marinella per dividere il ricavato tra i due figli. Come si legge chiaramente dalla trascrizione della seconda telefonata la mia cliente dice espressamente ‘ non sono un tecnico informatico’ e chiede aiuto per entrare nel dominio dell’azienda che dirige, ossia la Westlands. com a cui specifica che accedono anche altri dipendenti. Quindi di quale oscuro server stiamo parlando? Ci tengo però a dire che a riguardo della mia cliente è avvenuto un fatto gravissimo: a Francesca il Tribunale del Riesame ha negato i domiciliari perché si rifiuta di collaborare. Quale norma prevede questo? Un’altra motivazione è che potrebbe reiterare il reato utilizzando lo smartphone ma i periti hanno già stabilito che dal cellulare quel malware non può essere utilizzato.
Avvocato ascoltando la sua versione, quella dei fratelli Occhionero sembrerebbe una montatura gigante.
Senza il reato di esfiltrazione di dati, di cui ripeto non si hanno prove, il reato minore che così rimarrebbe sarebbe quello di aver tentato di utilizzare una email con relativa password. Questa è cosa ben diversa dall’aver danneggiato il computer di qualcuno, che è l’aggravante che giustifica la custodia cautelare, ma non vi è stato nessuno che abbia potuto dire una simile cosa. L’Acea ha persino rinunciato a costituirsi parte civile per non aver subito danni.
Da: La Repubblica.it  25 settembre 2017

Roma, cyberspionaggio: torna libera Francesca Occhionero

Con il fratello Giulio, che resta in carcere, sospettati di aver spiato diversi politici. I due erano stati arrestati il 9 gennaio
In carcere per otto mesi Francesca Maria Occhionero,sospettata assieme al fratello Giulio di cyberspionaggio, torna libera ma con l'obbligo della firma. La decisione è del giudice monocratico del tribunale di Roma che ha, invece, respinto l'istanza presentata dal fratello che resta in carcere, a Regina Coeli.

Il magistrato, accogliendo la richiesta avanzata dall' avvocato Roberto Bottachiari difensore della donna, ha disposto per la Occhionero l'obbligo di firma. Secondo il giudice nel corso dell'istruttoria dibattimentale è emerso un "chiaro ridimensionamento"
del ruolo di Francesca Maria nella vicenda mentre per il fratello, ingegnere nucleare, il quadro probatorio resta immutato.

Da: Il Dubbio 

29 Sep 2017 Francesca Occhionero: «Pensavo che in cella ci andasse chi commette dei reati. Invece…»



Francesca Occhionero, scarcerata lo scorso 25 settembre, dopo circa 9 mesi di detenzione preventiva nel carcere romano di Rebibbia si racconta al Dubbio




«Mi preparavo a trascorrere un’altra notte in cella. Un’ora dopo mi sento chiamare dall’altoparlante “Occhionero scendi a piano terra” e la guardia “prepara la tua roba e vattene perché sei libera”». Comincia così il racconto al Dubbio di Francesca Occhionero, scarcerata lo scorso 25 settembre, dopo circa 9 mesi di detenzione preventiva nel carcere romano di Rebibbia, nel quale era rinchiusa perché accusata di cyber spionaggio col fratello Giulio, che rimane a Regina Coeli. Nel provvedimento firmato dal giudice Bencivinni si legge che viene concesso alla Occhionero l’obbligo di firma e dimora a Roma, oltre il parere favorevole per i domiciliari del pm Albamonte, per questi due motivi: la “condotta rispettosa” tenuta in carcere e gli elementi emersi dall’incipit dell’istruttoria dibattimentale “consentono di ritenere che vi sia stato un parziale ridimensionamento” della posizione della donna.


«Ho sempre avuto l’impressione di essere stata arrestata sulla base di un fumus che non si è mai concretizzato in una serie di prove ci racconta nello studio del suo avvocato Roberto Bottacchiari. Al giudice è bastato da un lato che le intercettazioni fossero chiarite e dall’altro sentire paradossalmente solo il primo teste dell’accusa, il dottor Pereno del Cnaipic ( Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche della Polizia postale), per capire che contro di me non ci sono elementi probanti: nessuna esfiltrazione di dati, nessun collegamento con il malware e i server». E sul perché abbia fatto nove mesi di carcere preventivo Francesca Occhionero si dà due spiegazioni: «Avendo avuto molto tempo di pensare in cella, temo che abbiano strumentalizzato la mia detenzione per fare leva su Giulio, e per acquisire conoscenza di elementi da poter poi contestare in maniera specifica, anche se ad oggi manca ancora l’individuazione di un fatto criminale». E sul rapporto con suo fratello, che i giornali hanno descritto talvolta come in crisi, ci risponde: «Assolutamente, il rapporto tra me e mio fratello è solidissimo».
Tornando al 25 settembre, le chiediamo cosa ha fatto appena saputo di dover lasciare Rebibbia: «In pochissimo tempo ho preparato la mia roba. Poi grandi abbracci più o meno sinceri: ho stretto amicizie profonde che mi hanno fatto trascorrere domeniche normali. Prima di uscire mi hanno prelevato il dna. E poi l’incontro con mio marito fuori dal carcere. Ero emozionata ma anche tesa perché credevo che qualcuno potesse cambiare idea e rispedirmi dentro. La prima notte non ho dormito, ero adrenalinica, carica, non sapevo cosa fare». Il mattino invece sono subentrati sentimenti contrastanti: «Da un lato avevo una grande voglia di uscire, di tirare subito su le tapparelle e di andare a correre lungo il Tevere, ma poi è subentrata l’ansia del giudizio popolare. Sono entrata in banca e mi sono sentita gli occhi addosso di chi sussurrava nelle orecchie il mio nome, guardandomi e pensando di non essere visto. Mi sono resa conto di avere una popolarità negativa».
E sulla celebrità che il caso ha suscitato: «Non mi ero resa conto subito di quello che riportavano i giornali e le televisioni, perché nei primi giorni di detenzione non mi era stato permesso di accedere a nulla. Poi ho notato due cose: che per la stampa mio fratello era ingegnere nucleare, io semplicemente ‘ la sorella di’ o la runner. Tutti avevano omesso il mio dottorato di ricerca in chimica. Poi ho letto che mi dipingevano come “lady hacker”, “la bella spia” e mi sono resa conto che si trattava di una montatura, di una enorme bufala che si smonterà. Ma purtroppo qualcuno dentro e fuori il carcere ha goduto nel vedermi rinchiusa». Qualche mese fa il Dubbiopubblicò in esclusiva una lettera dal carcere di Francesca Occhionero in cui denunciava le pessime condizioni di detenzione: «Le prime notti ho pianto, poi alla disperazione è subentrata la rabbia per una situazione così surreale e shockante. Ho passato i primi venti giorni nella sezione Camerotti, dove ci sono quelli in attesa di giudizio. Avevo paura ad uscire dalla cella fredda e spoglia per farmi la doccia, temevo di essere aggredita. Non capivo perché le guardie mi davano del “tu” e si rivolgevano a me con “questa”, “quella”, palesando una chiaro atteggiamento di insufficienza. Poi sono stata trasferita in un reparto migliore. Comunque non sono mai riuscita ad abituarmi alla condizione di detenzione perché per me ogni giorno era l’ultimo psicologicamente, non riuscivo a entrare nel sistema, lo rigettavo, pensavo di uscire subito. Passavo il tempo leggendo e scrivendo, anche un libro sulla mia vicenda, e facendo sudoku. E poi nell’ultimo mese sono riuscita a far riaprire una palestra donata al carcere da De Rossi e Totti e ho insegnato fitness a oltre 50 detenute». Sarà il processo a mettere un punto a questa storia ma concludiamo chiedendo a Francesca Occhionero che idea in generale si sia fatta di questa vicenda: «All’inizio pensavo che qualcuno doveva far carriera sulla nostra pelle. Adesso credo che siamo un perfetto capro espiatorio, il soggetto giusto a cui dare la colpa di qualcosa messo in piedi da altri nel passato, essendoci altri sei malware in circolazione». Un ultimo pensiero sul carcere: «È un mondo che non mi aveva mai incuriosita. Confesso di aver avuto un pregiudizio, per cui se qualcuno entrava in carcere doveva aver fatto qualcosa. Il classico luogo comune su cui mi sono dovuta ricredere. Ora dico che bisogna pregare di non incappare nella giustizia; purtroppo si è incrinata la mia fiducia in alcuni ambiti delle istituzioni e delle forze dell’ordine».
Da: Il Sole 24 Ore 




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  • Movimenti finanziari esteri ed email della P4 In chiusura il filone bis sull’ingegnere-hacker Occhionero

    Movimentazioni finanziarie su conti correnti esteri riconducibili a Giulio Occhionero, l’ingegnere-hacker sotto processo per «accesso abusivo» ai sistemi informatici di Camera, Senato, ministeri, del sito personale di Matteo Renzi (matteorenzi.it) e dell’ex casella di posta di Mario Draghi alla Banca d’Italia. Un particolare di non poco conto nel secondo maxi filone d’indagine che sta conducendo il sostituto procuratore di Roma Eugenio Albamonte. 
    L’accesso abusivo ai sistemi informatici pubblici Gli accertamenti del Centro nazionale anticrimine informatico (Cnaipic) e della polizia postale hanno consentito di individuare i presunti accessi ai sistemi informatici istituzionali (vicenda ad oggi sotto processo a Roma). L’accesso però avrebbe avuto il presunto scopo di carpire informazioni e documenti riservati, che poi sarebbero finiti in server custoditi negli Stati Uniti d’America. Gli inquirenti, però, hanno scoperto che parte di questo materiale «riservato» sarebbe finito anche su email che i magistrati avevano già individuato. Nei documenti investigativi, infatti, si legge che queste caselle di posta elettronica «risultavano essere già emerse nel luglio 2011 nel corso del procedimento della cosiddetta P4». 
     Le email emerse nell’inchiesta sull’associazione a delinquere detta P4 Stando agli atti, sono molteplici gli indizi probatori che «lasciano intendere che la vicenda non sia una isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza secondo le modalità sin qui descritte (carpire informazioni segrete, ndr)». I documenti fanno riferimento all’esistenza di quattro diverse caselle di posta elettronica utilizzate da Giulio Occhionero per le sue operazioni (purge626@gmail.com, tip848 @gmail.com, dude626 @gmail.com e octo424@gmail. com): stando agli investigatori, le stesse email sono state individuate in un’altra indagine, quella sulla P4 della Procura della Repubblica di Napoli, che ha portato al coinvolgimento di Luigi Bisignani. 
    La rete di società estere di Giulio Occhionero Un’inchiesta giornalistica de Il Sole24Ore ha dato un contributo alle indagini della magistratura. In particolare è stata ricostruita la rete di società riferibili a Giulio Occhionero e alla sorella Francesca Maria, tutte domiciliate al civico 207 di Regent Street, nel cuore della capitale britannica. Si tratta delle società “gemelle” Westlands Securities Limited e Westland Securities srl Limited, entrambe ora inattive. Francesca Maria ha ricoperto incarichi in otto società, tra le quali la Westlands Securities Srl, cancellata dal registro delle imprese nel 2015 e trasferita a Londra. Fino ad allora, azionisti della Westlands risultavano la Westlands Securities Limited di Londra con il 49% delle azioni, la Owl Investments (Tci) Limited, domiciliata nelle isole Turks & Caicos, con un altro 49% e Marisa Ferrari, madre di Giulio e Francesca Maria, con una quota del 2%. Ad amministrare l’entità londinese, inoltre, erano un cittadino maltese, John Galea, e una società delle Turks & Caicos, la Carlton Directors Limited. Ma chi controllava la Westlands, che è stata sciolta nel giugno 2014? Se si sale al piano superiore si arriva ancora una volta nelle isole delle Indie occidentali britanniche, fino alla Icsl Trust Corporation. La Westlands Securities Srl Limited, società “gemella” della prima, aveva tre amministratori: uno è Giulio Occhionero, gli altri sono la International Company Services di Malta e la Marashen Corporation del Delaware. Se si sale ancora una volta al al livello superiore, si arriva proprio nel Delaware, dove ha sede la Westlands Securities Llc. Impossibile risalire al reale beneficiario e quindi a chi controlla la società. 


    sabato 9 dicembre 2017

    REI, il PD gioca di anticipo su M5S

    Reddito di inclusione, cos’è

    Il Reddito di Inclusione (REI) è una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, che è stata introdotta D. lgs. 147/2017 in sostituzione della SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) e ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione).
    Il REI è un beneficio economico, o sussidio, erogato dall’INPS tramite una carta prepagata di Poste Italiane SpA, che viene ricaricata mensilmente di un importo variabile in base ai requisiti del soggetto beneficiario.
    Il beneficio del Reddito di inclusione è sempre subordinato all’ISEE familiare e all’adesione ad un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa.

    Reddito di inclusione, requisiti 2018

    Come detto quindi il nucleo familiare richiedente dovrà soddisfare specifici requisiti:
    • di residenza e anagrafici;
    • economici;
    • di composizione del nucleo familiare;
    • di compatibilità.

    Requisiti di residenza e anagrafici

    La norma prevede che il richiedente REI deve essere, congiuntamente:
    1. cittadino dell’Unione o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, ovvero cittadino di paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
    2. residente in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

    Requisiti economici

    La norma prevede che il nucleo familiare del richiedente il Reddito di Inclusione deve essere, per l’intera durata del beneficio, e congiuntamente, in possesso di:
    1. ISEE non superiore ad euro 6.000;
    2. valore dell’ISRE ai fini ReI non superiore ad euro 3.000;
    3. un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore ad euro 20.000;
    4. patrimonio mobiliare, non superiore a euro 6.000, accresciuta di euro 2.000 per ogni componente il nucleo familiare successivo al primo, fino ad un massimo di euro 10.000;
    5. un valore non superiore alle soglie indicate per ISEE e all’ISRE riferiti ad una situazione economica aggiornata qualora si sia verificata una variazione dell’indicatore della situazione reddituale (ISR) ovvero della situazione lavorativa.

    Requisiti familiari

    Per quanto concerne i requisiti familiari del reddito di inclusione, nel nucleo del richiedente al momento della domanda, deve essere presente almeno un soggetto con le seguenti caratteristiche:
    • un componente di età minore di anni 18;
    • una persona con disabilità e di almeno un suo genitore, ovvero di un suo tutore;
    • una donna in stato di gravidanza accertata;
    • almeno un lavoratore di età pari o superiore a 55 anni:
      • che si trovi in stato di disoccupazione:
        1. per licenziamento, anche collettivo,
        2. dimissioni per giusta causa;
        3. risoluzione consensuale (legge 604/1966);
      • ed abbia cessato, da almeno tre mesi, di beneficiare dell’intera prestazione per la disoccupazione, oppure in mancanza dei requisiti, si trovi in stato di disoccupazione da almeno tre mesi.

    Requisiti di compatibilità

    Il ReI è compatibile con lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti il nucleo familiare, a patto che:
    1. si proceda a comunicare entro 30 giorni tale nuova occupazione;
    2. si rispettino i requisiti economici indicati sopra.

    Reddito di inclusione, domanda

    Il richiedente il cui nucleo familiare soddisfi tutti i requisiti di residenza e anagrafici, economici, di composizione del nucleo familiare e di compatibilità, potrà fare domanda di REI.
    La domanda di Reddito di Inclusione potrà essere presentata dal 1° dicembre 2017, presso i comuni o gli altri punti di accesso identificati dai comuni, utilizzando il modello denominato “Modulo di domanda di Reddito di inclusione” che trovate in fondo a questa guida.

    A quanto ammonta il Reddito di Inclusione (REI), ecco gli importi

    L’ammontare dell’importo è correlato al numero dei componenti del nucleo familiare. Tiene inoltre conto di eventuali altri trattamenti assistenziali e di altri redditi in capo al nucleo stesso. Non può comunque superare l’importo dell’assegno sociale. Inoltre il richiedente REI se in possesso dei requisiti, nella stessa domanda da presentare al comune può richiedere gli assegni per nuclei familiari con tre o più figli di età inferiore ai 18 anni.
    Componenti nucleo​Importo mensile
    ​1​187, 50 €
    ​2​294, 50 €
    ​3​382, 50 €
    ​4​461,25 €
    ​5​485,41 €
    Il beneficio economico su indicato sarà erogato tramite accredito sulla CartaREI, per un massimo di 18 mesi, dai quali saranno sottratte anche le eventuali mensilità di Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) già percepite.


    Progetto personalizzato REI

    In ultimo, ma non meno importante, la normativa prevede che l’erogazione del ReI è condizionata alla sottoscrizione del progetto personalizzato.
    Entro 20 giorni dalla presentazione della domanda viene definito un progetto personalizzato di reintroduzione sociale e lavorativa.

    Circolare INPS numero 172 del 22-11-2017 e modello domanda REI

    Per maggiori approfondimenti vi lasciamo alla lettura della Circolare INPS numero 172 del 22-11-2017 qui di seguito allegata.
      Modello Domanda Reddito di Inclusione REI (700,9 KiB, 9.058 download)
      Circolare INPS numero 172 del 22-11-2017 (2,4 MiB, 3.758 download)
    Temo che le prostitute, accertate dai Carabinieri della stazione di Artena RM come nigeriane provviste di tesserino di rifugiate politiche rilasciato dalla Questura, possano rientrarci tranquillamente, avendo i requisiti presi da quanto esplicitato sopra e che qui riporto:
    1) sono cittadine di paesi terzi ( Nigeria) in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo ...... titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria)  in quanto RIFUGIATE POLITICHE con tanto di documento.
    2) Sono sicuramente con un reddito inesistente dato che la prostituzione consentita dalle nostre leggi non prevede Denuncia dei Redditi.

    Oltre al danno di apprendere che una pipì fatta in luogo pubblico alle h. 5:30 del mattino, riparandosi dietro una colonna della piazza principale di Domodossola, può essere soggetta a sanzione di euro 5.000 come stabilito da una legge nazionale per chi commette Atti contro la Pubblica Decenza, e che tale uguale sanzione NON viene applicata alle nigeriane che spingono il loro culo nudo oscenamente verso i passanti ogni giorno, in pieno giorno, in una via di transito per tutti, bambini compresi, apprendiamo che con le nostre tasse potremmo dover pagare loro anche il REI, avendo costoro sulla carta i requisiti!

    Governi che consentono questo meritano la cancellazione.


    venerdì 8 dicembre 2017

    Prossime elezioni Politiche: per chi votare?

    E' da tanto che ci penso: si avvicinano le elezioni Politiche e mi chiedo per chi votare.
    Penso che queste saranno elezioni importanti per il futuro del nostro Paese: decisive.
    Siamo all'inizio di un secolo e se penso a quello che accadde nel 1917, un secolo fa, mi rendo conto di quanto tutto è cambiato in cento anni.
    Il secolo passato iniziò con una guerra sanguinosa e con la Rivoluzione Russa.
    Per noi Italia quella guerra era necessaria, completava la nostra indipendenza dall'Austria.
    Pensate: eravamo ancora sotto l'Impero Austro-Ungarico!
    Dopo, sia pure con l'Italia unita, non andava tutto bene e sembrava che l'Uomo Forte, Mussolini, fosse la soluzione. Era socialista con Turati... ma poi del suo spirito socialista era rimasto solo l'indubbia propensione per le opere sociali... Ne ha fatte, e di importanti. Ma a quale prezzo! Ha venduto l'anima ad un mostro come Hitler e ha fatto delle Leggi che hanno disonorato il nostro Paese: Leggi contro gli Italiani di religione o cultura ebraica. Una follia che ha cancellato tutto quello che di buono aveva fatto nel sociale. Infine ha trascinato il Paese in una guerra insensata ed inutile che ci ha distrutti e ci ha fatto perdere la Dalmazia.
    Da queste ceneri abbiamo tentato di costruire una democrazia. E forse ci siamo riusciti, perché siamo liberi di circolare senza che nessuno ci fermi chiedendoci la "tessera del partito", senza che nessuno ci strappi i documenti se non vogliamo avere alcuna tessera di partito, e siamo liberi di criticare anche ferocemente i politici, meno la magistratura, secondo Potere dello Stato, che pure presenta molti aspetti insoddisfacenti e criticabili...
    Comunque una democrazia c'è. Cosa la insidia e la deforma lo sappiamo cosa è: la delinquenza organizzata che si lega ai politici, ad alcuni settori delle Istituzioni... inquinando i rapporti e i diritti nella Società. La corruzione nelle Istituzioni dal più potente al più piccolo individuo uccide l'Economia e l'impunità di fronte a questi delitti uccide la democrazia.
    La sinistra che si erge a moralista, nei fatti ha dimostrato, attraverso i comportamenti di molti suoi esponenti, di  parlare in un modo ed agire in un altro: arricchendosi con la Politica, usando il sistema della raccomandazione, come qualsiasi democristiano. Il sistema della raccomandazione toglie i diritti di chi è più meritevole, stravolgendo il mondo del lavoro e l'ascensore sociale.
    In questo marasma i Partiti si sono frantumati, la gente ha perso fiducia a causa degli scandali, dello spreco vergognoso del denaro pubblico, usato per versare soldi nelle tasche degli amici imprenditori che poi li facevano tornare in parte al Partito. Dunque opere pubbliche lasciate a metà e all'incuria, oppure appalti che, grazie a leggi oggi in parte corrette, vinti per una cifra decuplicavano la spesa!
    Infine gli esponenti Politici, sempre rissosi e pronti ad accusarsi l'un l'altro, tornavano tutti d'accordo nel vararsi Leggi, Norme e Provvedimenti che a poco a poco li hanno staccati dal resto della cittadinanza, avendo per sé privilegi inimmaginabili per la massa sempre pagante, fino a costituire una vera e propria CASTA!
    A questa orribile situazione, di cui la Casta non sembrava avere contezza, come chiusa dentro una bolla di sapone che la isolava dalla massa, la gente ha pensato di porre rimedio votando un Movimento che prometteva ONESTA'. 
    Fra questi io.
    Non sono pentita del voto dato, ma mi accorgo che non ho risolto granché con quel voto.
    Non posso dunque votare di nuovo per il Movimento 5 Stelle.
    Non approvo il loro Reddito di Cittadinanza, temo che possa diventare un incitamento al parassitismo.
    Ma se fosse solo per i cittadini Italiani che hanno perso il Lavoro potrei essere d'accordo.
    Il PD, nel tentativo di inseguire il Movimento 5 Stelle, ha varato il REI: Reddito di Inclusione. Peggio!
    In detta legge è previsto che si dia anche a chi NON E' CITTADINO ITALIANO ma abbia il permesso di soggiorno.
    La triste realtà in cui ci hanno gettati il governo Renzi prima e questo portato avanti da Gentiloni, fa sì che siano presenti sul nostro territorio persone arrivate da ogni dove a cui è stato dato il permesso di soggiorno, anche se entrati senza essere richiesti. Gente povera arrivata qui solo per ottenere quel poco di benessere che ci è rimasto. Gente che Renzi ha voluto che noi mantenessimo, addirittura alloggiata negli alberghi con in più l'orribile presa in giro del paragone con l'emigrazione italiana!
    Penso che Renzi un emigrato italiano non l'abbia mai conosciuto da vicino: MA IO SI! E varie generazioni. Mio nonno all'inizio del secolo scorso negli USA (conservo una sua lettera autografa del 1910 in cui descrive a mia nonna, rimasta in Italia, la sua situazione e quella degli immigrati italiani nel New Jersey), poi giovani della mia generazione partiti per scendere nelle miniere del Belgio o per fare gli operai alla catena di montaggio della Opel in Germania, infine quelli acculturati della generazione dei miei figli (oggi 50enni)! Nessuno ha trovato letto, cibo e pulizia gratis più paghetta all'arrivo, pur con accesso concesso legalmente.
    Ben diverso è l'arrembaggio alle nostre coste chiamato "immigrazione", che vogliono imporci con una costosissima accoglienza, adducendo motivazioni sulle quali ormai tanti italiani ridono tanto sono destituite di fondamento. 
    Non posso dunque votare PD, pur avendo speso tempo e soldi per votare proprio Renzi ben 4 volte!
    Continua a parlare di Leggi di Civiltà, una Civiltà che non condivido.
    Passi per le Unioni Civili per le coppie dello stesso sesso (anche questa legge propagandata con motivazioni false dicendo che era anche per le coppie etero, che già hanno il Matrimonio Civile se vogliono),  che però ci è costata un notevole impegno di spesa sull'INPS per le pensioni di reversibilità alla persona superstite.
    Ma l'insistenza sullo Jus soli è per me inaccettabile.
    C'è una Legge Civilissima che dà tutto al nato da stranieri nel nostro suolo fino al 18esimo anno quando potrà con coscienza scegliere se vuole diventare cittadino italiano o prendere la cittadinanza del Paese da cui provengono i genitori. Anzi, volendo possono avere entrambe le cittadinanze. In Cina, come in altri Paesi, questo non è possibile. Se vuoi la loro cittadinanza devi rinunciare a quella della tua famiglia.
    Dunque debbo escludere di poter sperare in uno come Renzi che di quelli del PD mi appariva il migliore.
    Anche quella che sembrava una legge che avrebbe messo ordine e giustizia nella Scuola Italiana, Istituzione fondamentale del Paese, la cosiddetta "Buona scuola", ha creato ingiustizie che hanno innescato ricorsi, cause di lavoro e reso impossibile la vita a molti operatori di questa importantissima Istituzione.
    Renzi sembra ignorarlo, perché potrebbe, con appositi provvedimenti, aggiustare una situazione per molti versi inaccettabile: MA NON LO FA. Il suo prosecutore, Gentiloni, ride felice parlando di situazione in miglioramento ma la gente vive ogni giorno una situazione diversa, trovando pastoie burocratiche ovunque, messe insensatamente a vanvera. Lo Stato, lungi dal facilitare le cose al cittadino onesto, gliele rende difficili creando ostacoli ad ogni onesta iniziativa.
    Non prendo neppure in considerazione Berlusconi e il suo partito.
    Neppure Salvini che come unico cavallo di battaglia, dal mio punto di vista, ha la contrarietà a questa invasione africana spacciata per immigrazione inevitabile, utile e necessaria.
    Non basta per me per dargli in mano il Paese.
    Rimane la Meloni che mette al primo posto gli Italiani, coloro che pagano le tasse per questo Paese da generazioni, la difesa dei confini e, come Salvini, contro lo Jus soli.
    Giorgia Meloni: finalmente un Presidente del Consiglio donna?


    Forse voterò per Fratelli D'Italia, non ho molte scelte, ma a Meloni voglio dire di abbandonare ogni riferimento con il passato e, prima di tutto, il nome di Mussolini: porta male, mi creda, sa di Storia andata male. L'idea di eventualmente mettere in lista un Mussolini, Canio figlio di Guido, a sua volta figlio di Vittorio figlio di Benito, non è una buona idea, già mi imbarazza pensare di votare per il suo partito con un Mussolini in lista. Non per la persona, che sicuramente è persona colta, ben preparata essendo stato Ufficiale di Marina, ma per il tristo cognome che si porta dietro. Seppelliamo il passato. Serve il presente e servono leggi che ridiano decoro e serenità alla gente: un esempio è togliere dalla strada la prostituzione, rendendola illegale con punizioni pesanti, non reprimerla perché sarebbe assurdo, come fermare l'acqua (sporca) con le mani, ma toglierla dallo sguardo dei cittadini perché sfacciata ormai ed oscena. Si creassero zone di fruizione per chi vuole, con sexy-shop e quello che i frequentatori vogliono: non limitare la loro libertà, MA NON DEBBONO LIMITARE LA MIA E QUELLA DELLE PERSONE CHE CHIEDONO DECORO, oltre ai bambini naturalmente di cui la sinistra non si cura

    Madri e padri che percorrono in auto mattina o pomeriggio in pieno giorno le strade d'Italia debbono bendare i loro bambini?


    mercoledì 6 dicembre 2017

    Ignoranza giornalistica

    Politici vari, soprattutto della cosiddetta sinistra italiana, si riempiono la bocca di una parola inglese: fake-news. Sembrandogli, evidentemente, troppo comprensibile dire in italiano, la NOSTRA lingua, notizie false.
    E questa è la prima critica che faccio a politici sciocchi e giornalisti che hanno l'aggravante di dover COMUNICARE, quindi essere quanto più possibile COMPRENSIBILI A TUTTI!
    La seconda critica è l'ostinazione a non aggiornarsi su cose che cambiano e questo è grave se si pretende di informare
    Alcuni esempi: da anni, con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stato decretato che l'Università di Roma più antica si chiama SAPIENZA, Sapienza e basta NON "La Sapienza".
    Gente che pretende di informarci continua a scrivere: l'Università "La Sapienza".
    Da qualche anno, ad esempio, è stato cambiato il codice  di avviamento postale di Rocca Priora, RM, da 00040 in 00079.
    Imperterriti siti web e Istituzioni varie continuano a pubblicare e ad usare 00040.
    AGGIORNATEVI!
    Potrei continuare con altri esempi, ma passo direttamente all'ignoranza.
    Ho citato in alcuni miei scritti sull'argomento l'intelligente ed umile ammissione di Piero Ottone, grande giornalista, sulla sua rubrica fissa, Vizi & Virtù, sul settimanale Il Venerdì di Repubblica: egli ammise in un suo articolo l'ignoranza "di noi giornalisti" dovendo stare velocemente sulla notizia e non potendo certo essere conoscitori di tutto lo scibile umano.
    Piero Ottone, pseudonimo, il suo vero nome era Pier Leone Mignanego 

    Tanta umiltà, tipica delle menti intelligenti, non trova riscontro frequente nella classe giornalistica ed è forse dovuto alla facilità dell'esamino per essere iscritti all'Albo.
    Così leggiamo strafalcioni "scientifici" che fanno scompisciare dalle risate gli addetti ai lavori, ma che per la maggior parte della gente priva di cultura scientifica costituiscono vere e proprie notizie false, le "fake-news" che tanto scandalizzano Boldrini e compagni.
    Ma mentre le "fake-news" che preoccupano costoro sono facilmente smontabili per la loro stupidità, i concetti scientifici sono molto meno smontabili e vengono acquisiti dai percettori delle notizie come verità, mancando una capacità culturale per capirne l'assurdità.
    Si costituisce così un nuovo Medioevo oscurantista fatto di informazioni che nulla hanno a che fare con una qualsivoglia REALTA'. 
    In mancanza di cultura per capire l'assurdo di certe informazioni date dai giornali c'è sempre e comunque l'intelligenza personale che, bastandole la logica, trova la notizia, giornalisticamente ignorante, incredibile.
    Esempio recente ed attuale è l'avvelenamento letale da tallio di una famiglia del nord Italia.
    Il tallio è un metallo. I giornali strillavano che forse tale sciagura era dovuta agli escrementi dei piccioni "che contengono tallio". Non i piccioni di quella località dove i poveretti avevano soggiornato d'estate, badate, ma i piccioni in generale! Dalle Alpi a Pantelleria! Anche menti non acculturate ma pensanti si sono chieste come mai il metallo fosse presente genericamente nelle feci dei piccioni! Quale oscuro metabolismo poteva provocare ciò? E dove prendevano il tallio i piccioni dalle Alpi a Pantelleria, essendo affermato negli articoli di tutti i giornali categoricamente "che gli escrementi dei piccioni contengono tallio"? Non di quei piccioni in particolare, ma dei piccioni punto e basta!
    Chi è dotato di intelligenza a logica si è chiesto come mai allora non si è mai visto che turisti di luoghi artisticamente bellissimi e infestati dai piccioni non abbiano riportato mai sintomi di avvelenamento?! Ma i giornalisti non se lo sono chiesto, dunque, non solo di ignoranza si tratta.
    E' molto divertente leggere i commenti sotto un articolo sull'argomento della SCI, Società Chimica Italiana.
    Infine il continuo vedere scritto: il Deserto del Sahara!
    Sono stata in Egitto, qualche anno fa, ed ho appreso da un intelligente e colto egiziano, che giustamente ne rideva, la nostra abitudine di scrivere ciò, senza sapere che Sahara vuol dire deserto nella loro lingua, dunque i giornalisti scrivono il Deserto del Deserto usando la stessa parola in due lingue diverse: una inutile ripetizione. Basta scrivere "il Sahara". Mi si può obiettare che io ho avuto modo di apprenderlo in una determinata circostanza, ma chi fa informazione e pretende di informarmi dovrebbe avere molte più informazioni di me!   

    Rita Coltellese *** Scrivere: La solita "informazione" che disinforma

    Rita Coltellese *** Scrivere: Lessico giornalistico

    lunedì 4 dicembre 2017

    Arte italiana

    Una gentile richiesta mi è pervenuta da Margaret di Artsy per introdurre nel mio blog il seguente link:

    https://www.artsy.net/artist/gian-lorenzo-bernini 

    sono ben felice di ospitare qualcosa di nuovo, tanto da aver creato per questo una nuova etichetta: Arte.

    Buona visione.



    sabato 2 dicembre 2017

    Ultime su Di Maio

    Premesso che solo gli ottusi non aggiornano le loro opinioni in base ai fatti, la mia opinione su Di Maio è ancora in discesa.
    L'ultima è di poco fa: TG RAI. Intervistato dice più o meno: "Noi ripristineremo l'art. 18 ma non per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti, perché le imprese sotto i 15 dipendenti di solito sono a conduzione familiare e l'imprenditore è egli stesso un lavoratore nell'impresa e gli altri sono spesso familiari".
    Cosa c'è che non va in quello che ha detto? 
    Non lo avete colto?
    Ha detto che lui ripristina l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori MA NON PER LE IMPRESE AL DISOTTO DEI 15 DIPENDENTI!
    Come se fosse una pensata a favore delle piccole imprese targata M5S!
    Ma questo giovanotto l'ha mai letto l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori? Io penso di no, altrimenti saprebbe che esso già contiene l'esenzione per le imprese al disotto dei 15 dipendenti!
    Dunque se lo si ripristina esso tornerà ad avere l'effetto legale così come era!
    Ma si può dare il Paese in mano ad uno così?!



    L'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300) si applica solo alle aziende con almeno 15 dipendenti e afferma che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo.
    In assenza di questi presupposti, il lavoratore può fare ricorso.

    venerdì 1 dicembre 2017

    Sottomarini: tragedie in tempo di pace


    Nel momento della tragedia argentina del sottomarino ARA SAN JUAN scomparso, mi torna in mente la tragedia di 17 anni fa dei marinai del sottomarino russo, forse morti lentamente per esaurimento dell'ossigeno.
    L'ultimo messaggio scritto del capitano dell'ARA SAN JUAN a circa 7 ore di distanza dalla telefonata delle h. 0:30 del 15 novembre scorso


    Dall'Archivio di "La Repubblica":  

    Falliti tutti i tentativi di salvataggio. Da lunedì
    ci proverà un batiscafo inglese

    "Kursk", ormai è catastrofe
    dagli abissi solo silenzio
    Polemiche tra i russi. Si parla di due esplosioni
    che avrebbero provocato l'affondamento


     MOSCA - La Russia si arrende all'evidenza e per la prima volta il capo di governo parla di "catastrofe" evocando la tragedia dei 118 uomini imbarcati sul sommergibile "Kursk". Già da due giorni i marinai prigionieri sul fondo del Mare di Barents non danno più segni di vita e sarebbe stato penoso e illusorio continuare a parlare in modo perentorio di possibilità di salvezza. Continuano comunque i tentativi di aggancio allo scafo, tutti falliti, oggi, come quelli dei giorni scorsi.

    Le condizioni del mare rimangono difficili e il boccaporto dei mezzi di salvataggio non riesce a centrare la botola del sommergibile che si trova in posizione diagonale visto che il "Kursk" è inclinato sul fianco destro. 

    Esperti dello stato maggiore della marina russa dubitano che possano avere successo i tentativi che saranno fatti a partire da lunedì con il batiscafo "LR5", l'"elicottero del mare" messo a disposizione dalla Gran Bretagna e che sta arrivando sul luogo della tragedia a bordo della nave norvegese "Normand Pioneer".

    Il sommergibile russo è intanto sprofondato sul fondo melmoso e si è ulteriormente piegato sul fianco toccando i 65 gradi di inclinazione. Gli specialisti britannici hanno detto di poter intervenire fino a un massimo di 60 gradi, osservano gli esperti. 

    In Russia è polemica ormai durissima. La "Komsomolskaia Pravda" rivela che il primo giorno un batiscafo era riuscito a centrare il boccaporto, ma l'esaurimento delle scorte di ossigeno aveva costretto l'equipaggio alla risalita. Il giornale sottolinea che il batiscafo dovrebbe avere un'autonomia di quattro ore, ma è ridotta alla metà per mancanza di manutenzione.

    Il senso della tragedia già consumata avvolge ormai ogni cosa. Tragedia avvalorata dalle voci provenienti dagli Stati Uniti. Voci attendibili che parlano di uno squarcio nello scafo del "Kursk" tale che per i 118 marinai (o per la maggior parte di essi) la morte potrebbe essere arrivata subito o, al massimo, poche ore dopo l'incidente di sabato mattina. E il rumore dei colpi di maglio battuti ritmicamente dall'interno del sommergibile per farsi sentire dai sonar? A mezza bocca, gli esperti americani fanno capire che sarebbero tutte invenzioni dei russi. Ma stasera un'emittente televisiva russa, citando vertici della Marina, ribadisce che un flebile segnale sarebbe stato avvertito anche oggi: un nuovo motivo di speranza per i familiari delle persone a bordo.

    E tutti i russi si dibattono tra la disperazione, le polemiche tra Cremlino (che ha accettato, in ritardo, l'aiuto degli inglesi) e vertici militari che avrebbero voluto far tutto da soli, il dolore delle famiglie e dell'opinione pubblica e le dichiarazioni ottimistiche di alcuni ammiragli che, adesso, parlano di riserve d'aria a bordo del "Kursk" ancora per diversi giorni e invitano a non credere che tutto sia finito.

    Anche sulle cause regna l'incertezza delle molte verità "di parte". Si va dall'impatto contro una roccia, alla collisione con un'altra unità partecipante all'esercitazone, allo scontro con una nave americana. Adesso, sempre da fonti Usa, emerge quella dell'esplosione, anzi delle due esplosioni: una delle quali fortissima che farebbero pensare a un siluro scoppiato nel suo alloggiamento. 

    E se di esplosione si trattasse, tornerebbero reali i timori di inquinamento nucleare. Se a bordo del "Kursk" è scoppiato un siluro, i motori atomici del sommergibile potrebbero essere stati danneggiati. A quel punto, una volta superati l'orrore e il dolore per la tragedia dei marinai, comincerebbero le preoccupazioni e le polemiche ambientali per gli abitanti dei paesi che si affacciano sul Mare di Barents. 

    (17 agosto 2000)

    Per tutti i marinai un canto che a me piace moltissimo, una dedica malinconica:
    Rita Coltellese *** Scrivere: Grandissimi! Le Orme: "Marinai"

    giovedì 30 novembre 2017

    RAI senza ritegno

    Capita di rado che la RAI trasmetta produzioni accettabili giacché, seguendo mode del momento, costruisce sceneggiature penose, con personaggi inattendibili sul piano psicologico e della vita reale, situazioni spesso volgari, piene di parolacce, mostrando un'umanità livellata verso il basso in tutti i sensi, spingendo così spettatori deboli di carattere a ritenere giusto parlare in modo sboccato, manifestare apertamente le proprie tendenze sessuali e altri deprecabili comportamenti da società degradata.
    Ogni tanto c'è qualche produzione ben fatta ed è questo il caso di "La strada di casa", prodotto dal bravo attore Luca Barbareschi, che presenta una storia con situazioni umane credibili, attendibili, dignitose pur nella loro complessità, con personaggi dalle psicologie ben costruite, con quel tanto di mistero da svelare che tiene desto l'interesse dello spettatore e con degli attori bravissimi oltre che belli come il giovane attore Eugenio Franceschini.
    Eugenio Franceschini: bello, volto molto espressivo, figlio d'arte.
    Ebbene, la RAI ha pensato bene di vendersi al massimo un'Opera benfatta e dunque gli italiani, paganti volenti o nolenti il famoso canone ora anche in bolletta elettrica grazie a Renzi, dunque per molte famiglie pagato più volte se hanno più case con contratto elettrico per residenti, si sono dovuti sorbire continue interruzioni pubblicitarie dello sceneggiato con inevitabile fastidio.
    Ricordo che molti anni fa giornali e telegiornali davano addosso alle TV di Mediaset perché interrompevano i film e gli sceneggiati con inserti pubblicitari, affermando che, essendo Opere artistiche, non si potevano interrompere senza creare un danno all'Opera stessa.
    Motivi che si sono rivelati pretestuosi al massimo, visto che la RAI ha poi cominciato a farlo superando in interruzioni la TV privata, che è giustificata dal fatto che vive solo di pubblicità, mentre la RAI è soltanto senza alcun ritegno e rispetto per il telespettatore pagante canone.

    giovedì 23 novembre 2017

    Bellezza e bravura italiana

    Caterina Murino e Alessio Boni: due fra i nostri attori più belli e bravi. Ne abbiamo molti, fra gli attori giovani, di belli e bravissimi, ma mi piace ricordare questi due che sono eccezionali per bellezza e bravura. Se fossimo gli USA potrebbero essere divi da star-system, ma l'Italia è un Paese piccolo, con investimenti necessariamente minori... Molti di loro parlano e recitano in inglese volendo, lingua che completa la loro preparazione professionale.


    Il volto bellissimo ed espressivo di Caterina Murino


    Bellissima, sarda di nascita, Caterina si è cimentata in Opere teatrali, cinematografiche e in TV, sempre bravissima, duttile e molto espressiva.



    Alessio Boni e Lucrezia Lante della Rovere in una produzione di Luca Barbareschi per RAI 1 "La strada di casa".
    Finalmente un'Opera molto ben fatta con un bravissimo Alessio e una strepitosa Lucrezia, veramente molto brava.