lunedì 4 febbraio 2019

Tenente di Vascello Gregorio De Falco

Penso che l'Ufficiale di Marina Gregorio De Falco, dottore in Giurisprudenza, sia una di quelle persone italiane che si guadagnano quello che sono passo dopo passo, faticando sui libri, superando concorsi duri, con in più l'eterna insidia dei raccomandati in un Paese che fatica a vivere secondo le Leggi che si da, dunque, vista la corruzione delle commissioni concorsuali, chi studia e si prepara trova un ostacolo in più.

Il Tenente di Vascello Dott. Gregorio De Falco saluta militarmente


Quella sera del ridicolo, assurdo e tragico naufragio della Concordia De Falco, l'ha detto ieri nell'intervista rilasciata alla giornalista Annunziata, nemmeno aveva sotto la sua giurisdizione l'Isola del Giglio, ma quando uno dei suoi ragazzi gli ha fatto notare la lentezza con cui si muoveva un puntolino sullo schermo di controllo, troppo vicino alla costa, ha agito perché, come ha detto oggi, "qualcuno doveva pur farlo": evidentemente da quel punto di osservazione sono stati gli unici ad accorgersi del disastro che Schettino stava provocando.
Da lì, dal fare anche oltre il suo dovere, De Falco è diventato famoso. Ma mal gliene incolse, perché questo è un Paese in cui nessuno vuole prendersi responsabilità, onori si, ma responsabilità è meglio di no e il disastro della Concordia ha svelato varie carenze in Istituzioni che avevano la responsabilità di non consentire "inchini" invece tollerati...
Così De Falco invece di essere premiato è stato mandato a fare un lavoro dietro una scrivania e tolto dalle mansioni operative.
Ha fatto ricorso, il ricorso non è stato accolto, ma comunque lo hanno tolto da quel ruolo e inviato in un comando della Marina Militare.
Tutto questo subbuglio nella sua vita precisa e corretta deve aver giocato un qualche ruolo nella sua scelta di accettare l'offerta del M5S di entrare in politica: sperava di dare un buon apporto, avendo subito un'ingiustizia...
Ma l'illusione di poterlo dare è durata poco: è stato espulso dal M5S per non aver seguito l'ordine di scuderia.
Ora l'ordine di scuderia debbono seguirlo tutti gli eletti di tutti i partiti, anche se la Costituzione Italiana ha lasciato libertà di scelta con quella frase "senza vincolo di mandato", che nei fatti per molti diventa cambio di casacca, se fa comodo, e basta, ma guai ad applicarlo veramente, si finisce come Gregorio De Falco, espulso anche se figura di indubbio prestigio; meglio tenersi l'autotrasportatore  frascatano che dichiarava zero reddito, lui si che è un degno senatore a 5S!
Oggi ho ascoltato attentamente il suo punto di vista di uomo di mare sulle discusse (non da me, anzi!) scelte del Ministro dell'Interno Matteo Salvini per fermare gli sbarchi continui provenienti dai più disparati Paesi del Continente africano.
Egli è preparato nella sua materia e quello che ha detto va rispettato. In materia di naufraghi ha detto come stanno le cose dal punto di vista delle Convenzioni sulle quali, egli ha detto, non si può imporre alcuna legiferazione.
Mentre parlava delle regole sull'indubbia imposizione a tirare in barca o nave dei naufraghi e che quindi la Sea Watch non poteva fare altrimenti, mio marito, che sedeva accanto a me, ha espresso a voce alta quello che era anche il mio logico pensiero: "Sì, va bene, ma perché poi portarli fino qua in Sicilia?" 
Già, Senatore De Falco non più a 5S ma nel Gruppo Misto, non ha riflettuto che forse il porto sicuro Sicilia era un po' lontano dal luogo del naufragio?
Non si accorge, nonostante tutte le giuste regole che lei ha ricordato, che c'è una stranezza in tutti questi salvataggi di naufragi organizzati da criminali ed è la prua sempre verso la Sicilia?
Lei ha ricordato le regole dei naufragi e lei, oltre le Convenzioni, conosce inevitabilmente il Codice Italiano di Navigazione là dove parla dei naufragi:
Art. 491 - Indennità e compenso per assistenza o salvataggio di nave o di aeromobile

L’assistenza e il salvataggio di nave o di aeromobile, che non siano effettuati contro il rifiuto espresso e raGionevole deL comandante, danno diritto, entro i limiti del valore dei beni Assistiti o salvati, al risarcimento dei dannI subiti e al rimborso delle spese incontrate, nonché, ove abbiano conseguito un risultato anche parzialmente utile, a un compenso.

Il compenso è stabilito in ragione del successo ottenuto, dei rischi corsi dalla nave soccorritrice, degli sforzi compiuti e del tempo impiegato, delle spese generali dell’impresa se la nave è armata ed equipaggiata allo scopo di prestare soccorso; nonché del pericolo in cui versavano i beni assistiti o salvati e del valore dei medesimi.

Comunque anche nella Convenzione SAR è scritto MOMENTANEAMENTE: i naufraghi vengono scaricati nel primo porto sicuro (che nel caso Italia chissà perché è sempre il nostro) momentaneamente.
Però in Italia quel momentaneamente non viene rispettato e i naufraghi diventano stanziali in centri di accoglienza mantenuti dai contribuenti italiani.
Questo DEVE finire e il Ministro Matteo Salvini ha ragione e l'avrà anche se smette di fare il Ministro in questo governo. Ci saranno altri governi e gli italiani si pronunceranno se va bene loro questa imposizione, che limita la libertà di autodeterminazione del Paese, o se va bene la linea intrapresa con mille difficoltà da Matteo Salvini.
Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, adottata ad Amburgo nel 1979 (SAR) Search and Rescue 

 Il paragrafo 3.1.9 SAR sancisce che l’obbligo dello Stato responsabile della


zona in cui viene prestato il soccorso non è necessariamente quello di accogliere le navi nei propri porti quanto di coordinare le operazioni e cooperare affinchè la nave che ha garantito il primo soccorso possa approdare in un luogo sicuro dove far sbarcare momentaneamente i passeggeri.

venerdì 1 febbraio 2019

Racconti lunghi e brevi di persone vere. "Il Maestro"

"Il Maestro"


La porta si aprì e mio padre apparve sulla soglia sorridente accompagnato dall'ennesimo sconosciuto.
Il suo carattere aperto al prossimo, per cui nutriva un affettuoso interesse, lo induceva ad interessarsi ai personaggi più disparati: non importa se fossero gli ultimi nella scala sociale, poteva essere anche colui che dagli altri era considerato lo scemo del villaggio, quello che amava in ciascuno e che sapeva cogliere era la specificità di ciascuno, l'umanità.
Si irrigidiva e giudicava i comportamenti falsi o immorali, oppure egoisti e irresponsabili, insomma tutti quelli che portavano danno agli altri, e allora non era affatto amichevole con costoro, ma la sua bonomia spariva lasciando il posto ad una seria e critica distanza.
La persona che recava in casa quel giorno era un omino all'apparenza più giovane di lui, sorridente.
"Lui è un maestro! Vedrai come è bravo." Mi disse presentandomelo.
Lo fece accomodare nella nostra piccola sala da pranzo e mia madre gli offrì qualcosa.
Non so dove mio padre l'avesse conosciuto: forse nella rosticceria del "Sor Achille", dove si vedeva con alcuni suoi conoscenti nelle ore libere dal lavoro, forse qualcuno glielo aveva presentato.
Il maestro aveva un'aria di persona dignitosamente vestita, modi semplici ed educati.
Subito si interessò a me e alle mie difficoltà con l'aritmetica.
Ero arrivato alla quinta elementare senza sapere ancora le tabelline.
"Lui ha brevettato un modo per imparare le tabelline giocando." Lo vantò mio padre sorridendo.
Il maestro tirò fuori quello che sembrava un normale mazzo di carte da gioco italiane, ma che si rivelò qualcosa di molto diverso. Sorridendo e giocando con me mi illustrava come imparare la tabellina. Non so dirvi come fu e quale era il metodo da lui inventato, né cosa avessero di diverso quelle carte da lui brevettate dalle carte con cui giocavo a "ruba mazzo" o ad "asso piglia tutto", so che, dopo aver giocato con lui che come un prestidigiatore mi insegnava con quel metodo la tabellina, io sapevo tutta la tabellina e non la dimenticai più.
Era riuscito, con il sorriso e nello spazio di mezz'ora, ad ottenere da me quello che le maestre, che si erano succedute nei cinque anni delle scuole elementari, non erano riuscite ad insegnarmi.
Ero stupefatto. Quel maestro mi aveva conquistato.
"Purtroppo, - disse mio padre con dispiaciuta ammirazione - lui non può insegnare nella scuola pubblica, perché ha superato l'età massima per partecipare al concorso pubblico."
Il maestro ascoltava serio quello che mio padre mi diceva.
Ero in quell'età in cui ogni adulto ti sembra una persona grande e senza età, con una distinzione per gli adulti molto giovani o per i vecchi già con le rughe... Dunque accettai quello che mio padre diceva senza farmi tante domande sull'età del maestro che, forse, aveva superato i 40 anni che la legge metteva allora come limite per accedere ai pubblici concorsi.
Egli aveva un viso buono: somigliava vagamente all'attuale Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, un misto di candore e di mansueta simpatia nell'espressione.

Egli mi indicò oltre il vetro della grande finestra, eravamo al quinto piano di un palazzo del centro, delle nuvole gonfie e bianche che si stagliavano nel cielo azzurro: "Guarda quella nuvola - mi disse - cosa ti sembra?"
La guardai e lui continuò: "Non ti sembra un elefante? Vedi? Ha la proboscide.. e le orecchione.. Con la fantasia, se le guardi bene, potrai trovare in ognuna una figura che ricorda qualcosa.."
"E' vero! - Dissi ravvisando proprio un elefante nella prima nuvola che mi indicava.
"Vedi? - Sorrise lui gentile. - "Ora già ha cambiato forma e non puoi più ravvisare in essa un elefante.. Ma in ciascuna nuvola, se guardi bene, potrai ravvisare una forma che ti ricorda qualcosa."
Il maestro se ne andò ed io non lo incontrai mai più, ma aveva lasciato in me un ricordo bello ed indelebile. In così poco tempo aveva catturato la mia indolente attenzione di bambino, mi aveva insegnato finalmente la tabellina ed aveva stimolato la mia fantasia.
Chiesi a mio padre di lui, in seguito; lui lo incontrava ancora di tanto in tanto nei tavoli esterni della rosticceria del Sor Achille, dove si sedevano vari amici e conoscenti a chiacchierare sotto i grandi platani, al riparo di siepi cresciute in cassette sorrette da portavasi in ferro battuto.
Peccato che non potesse insegnare nella Scuola pubblica lui che aveva quel dono.. Mi dispiacque davvero e chiesi a mio padre se poteva farlo almeno nella scuola privata: "Il diploma magistrale ce l'ha.. Certo in qualche modo dovrà pur vivere." Mi rispose serio.
Cominciai a distinguere qualcosa di quello che avrei scoperto a poco a poco vivendo: pensavo alla maestra Mencarelli che teneva una bacchetta lunga di legno sulla cattedra, con la quale ci picchiava sul palmo delle mani se solo ci giravamo a guardare fuori dalla finestra dell'aula un elicottero che volava basso: "Porgi la mano!" Diceva con voce acuta e puntigliosa e noi paurosi allungavamo il palmo alla punizione con timore..
Ogni fantasia veniva repressa. Era la Scuola Elementare dell'Italia negli anni 1950 ed oltre. 

mercoledì 30 gennaio 2019

Riflessioni sul caso Marco Vannini

Rita Coltellese *** Scrivere: Marco Vannini come la Concordia

Già all'epoca dei fatti scrissi quanto sopra si può leggere cliccando sul link.
Oggi, alla luce dello sdegno nazionale di fronte ad una sentenza di Appello che riduce questa tragedia ad un Omicidio Colposo, meritevole solo di una pena di anni 5 per l'assassino e anni 3 per i suoi fiancheggiatori per aver omesso il soccorso immediato, che avrebbe potuto essere risolutivo per salvare la vita del giovane, faccio le seguenti riflessioni:
L'omicidio colposo è il reato consistente nella soppressione di una vita umana ad opera di una persona in conseguenza di un fatto a lei imputabile, ma compiuto senza intenzionalità. L'assenza dell'intenzionalità lo distingue dall'omicidio doloso o volontario.

Ora l'assassino di Marco Vannini leggo che era stato processato in Assise con il capo di imputazione di Omicidio volontario con dolo eventuale.
Evidentemente hanno accertato che NON c'è stata VOLONTARIETA' nello sparare al fidanzato di sua figlia, dunque il capo di imputazione per il quale è stato processato in Assise non era quello giusto.
Secondo la definizione sopra riportata di Omicidio Colposo dunque sembrerebbe giusta la diversa imputazione, in quanto la morte di Marco sarebbe stata provocata senza intenzionalità.
Ma in giurisprudenza i particolari fanno la differenza nel giudicare secondo il capo d'imputazione scelto.
Non i giustizialisti da tastiera, come qualche giornalista ha scritto, ma tutti gli uomini di buonsenso si chiedono come i giudici, pur cambiando il capo di imputazione, abbiano potuto ignorare una quantità enorme di particolari che rendono il capo di imputazione nella sua forma più grave in assoluto.
1 - Un militare, che usi abitualmente l'arma datagli in dotazione, o non la usi, è comunque addestrato ad usarla.
2 - L'imprudenza di prenderla per mostrarla senza accertarsi che ci fosse il colpo in canna, come c'era, deve far riflettere sul fatto che, se ha dichiarato di svolgere funzioni quotidiane nel suo lavoro che non richiedevano l'uso dell'arma, come mai c'era un colpo pronto in canna? 
3 - Questi aspetti riportati nel punto 1 e nel punto 2 non costituiscono aggravante nell' Omicidio Colposo come costituiscono aggravanti l'eccesso di velocità nella guida, ad esempio, nella NON intenzionalità di uccidere quando però si uccide? L'auto usata pericolosamente come arma tiene conto del rischio di uccidere come la pistola maneggiata irresponsabilmente costituisce un consapevole rischio di nuocere, sia pure senza intenzionalità.
4 - Lo sparo in sé non ha ucciso all'istante Marco, ancora non c'è né Omicidio Volontario, né Omicidio Preterintenzonale, né Omicidio Colposo per i giudici. Marco è vivo, ferito, urla, si lamenta e il NON ancora assassino può e deve soccorrerlo, ben consapevole, essendo cosciente di averlo ferito, che può rimediare al suo errore NON intenzionale. Ma non solo non lo fa, ma aspetta cercando di costruire una improbabile messa in scena coadiuvato da tutti i presenti:
a) fortemente improbabile che Marco si facesse il bagno nudo in vasca con la porta aperta in casa della fidanzata, in presenza del padre, per qualsiasi normalità comportamentale non è plausibile, eventualità comunque esclusa dai suoi stessi genitori;
b) plausibilmente, dato che è stato accertato che ha perso almeno 2 litri di sangue nel tempo che l'hanno lasciato agonizzare senza soccorrerlo, è stato messo nella vasca da bagno di peso per lavarlo del sangue che perdeva abbondantemente (il polmone è fortemente irrorato e il proiettile da sotto l'ascella aveva colpito il polmone), tale ricostruzione combacia con la sparizione della maglietta che il giovane indossava e con l'uscita mai spiegata, ma accertata da testimoni che li hanno visti, del figlio dell'assassino con la fidanzata visti correre affannati (forse alla ricerca di un cassonetto dove gettare la maglia per nascondere il foro del proiettile, negato assurdamente fino all'ultimo addebitando il foro ad un pettine a punta);
c) non soccorrere una persona colpita da un proiettile, sanguinante, urlante aiuto equivale ad un reato di Omicidio Colposo? Dal Codice in questa fase del delitto sembrerebbe di no, perché qui c'è l'intenzione che si estrinseca nel non agire per salvare la vita ad una persona che di conseguenza muore e il reato da Lesioni gravissime diventa Assassinio;
d) secondo i giudici questa parte fondamentale del delitto si può ascrivere nell'Omicidio Colposo o nel Volontario? E l'aver tentato fino all'ultimo di nascondere la realtà dei fatti tentando addirittura di indurre un Pubblico Ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, il Medico del tardivo Pronto Soccorso, a scrivere il falso sul Verbale di Pronto Soccorso costituisce reato? Nemmeno aggravante della condotta dell'Omicida colposo secondo loro?
Non sono laureata in Giurisprudenza ma un poco di studio e di logica mi fanno pensare che in questo Giudizio di Appello non si sono considerati dei pezzi fondamentali della tragica morte di Marco, proprio sul piano della stessa giurisprudenza.
Marco non è morto sul colpo, Marco è morto dopo e la condotta successiva allo sparo non è colposa, è intenzionale ed è per quella condotta intenzionale e omissiva, con l'aggravante di alterare il luogo e le circostanze in cui è avvenuto il delitto, che Marco è morto! 

Marco vivo e felice con la sua mamma

Nota a margine sui motivi che hanno indotto l'uomo che ha commesso il delitto di Lesioni gravissime a diventare un Assassino: nascondere il fatto per non perdere il posto di lavoro.
Motivo ignobile e vile per chiunque si fosse sottratto alle sue responsabilità facendo così morire un giovane, ospite in casa sua, che fa pensare che quest'uomo non è degno di portare alcuna divisa vista la viltà del suo agire. 

Ho un dubbio...

Ho un dubbio...
Ma se uno si piazza davanti al cancello di casa mia pretendendo di entrare perché ritiene sia un suo diritto, e rimane lì per giorni e giorni, al freddo, sotto la pioggia, finché non arrivano i giornalisti a riprendere il triste caso, poi arrivano i rappresentanti di varie Associazioni Umanitarie (senza fini di lucro per carità!), e tutti dicono che sono disumana a non farlo entrare, additandomi al pubblico ludibrio... Cosa devo fare secondo voi? Devo cedere? Devo farlo entrare senza nemmeno sapere chi sia, dargli un letto, da mangiare, chiamare un medico per visitarlo visto che dice di essere persona cresciuta in mezzo alle guerre, poi torturata e maltrattata, dunque sicuramente non in buona salute? Poi debbo pagargli anche le medicine, si intende.
Mi sorge un dubbio: se non lo faccio sono perseguibile?

martedì 29 gennaio 2019

Diritto ad entrare in Italia sempre e comunque


Sono una cittadina media con una buona cultura generale, disposta a capire.. Se mi sapete spiegare..




Dica, cosa vuole sapere?

Dal 1990 al 2000 c'erano regole di ingresso nel nostro Paese che io, quale funzionario dello Stato, dovevo applicare. Ad esempio, anche a fronte di un Protocollo d'Intesa fra noi e la Cecoslovacchia (all'epoca non divisa in Repubblica Ceca e Slovacchia) e ad un Accordo scritto fra un nostro Ateneo e uno di Praga, con tanto di copertura finanziaria firmata da due Rettori, quando arrivava in Italia uno studioso cecoslovacco dovevo immediatamente avvertire la Questura di Roma inviando nome, cognome, documento, periodo di permanenza e copia del Piano Finanziario che garantisse la copertura economica per il periodo in cui era qui, altrimenti non rilasciavano il Permesso temporaneo di soggiorno per motivi di ricerca e studio, senza il quale lo studioso non poteva circolare senza rischio di essere fermato e, qualora sprovvisto, accompagnato in Questura. Adesso scorrazza chiunque per il Paese...

Scorrazza, scorrazza! Che esagerazione!

Ma scusi, lei non è informato che i giovani africani, fatti sbarcare dalla Diciotti forzando la mano alle disposizioni dell'attuale Governo, sono scappati dall'elegante Centro Congressi di proprietà del Vaticano con vista sul Lago di Castelgandolfo? Senza documenti, senza sapere chi sono, se sani o malati..
 Che c'entra se sani o malati?
Ha presente quante malattie si possono contrarre in Africa che qui non ci sono? E' accaduto anche a italiani andati là per turismo pur avendo preso delle precauzioni. Questi giovani che arrivano con i barconi dicono di venire da condizioni difficili, per questo scapperebbero.. Possono avere addosso di tutto.




Ecco le stupidaggini! Io sono salito sulla Sea Watch e non mi sono preso niente! 

Eh, aspetti, per certi tipi di malaria africana ci sono anche 15 giorni di incubazione! Lei non sa niente, vedo, di Igiene e Profilassi. Ma mi dica, molti italiani come me non capiscono più niente sul Diritto ad entrare in Italia: navi come la Diciotti, e avevano diritto ad entrare, navi con bandiera olandese, ed hanno diritto ad entrare, li rifiuta persino l'Olanda ma secondo voi debbono entrare in Italia per forza.



Ma mi sembra evidente.. E' questione di umanità!

Allora se è questione solo di umanità non c'è bisogno di fare tanti arzigogoli una volta dicendo che li ha presi dai gommoni dei criminali una nave italiana, una volta tedesca o olandese ed è la stessa cosa, basta che chiunque si piazzi davanti alle nostre coste può entrare automaticamente in Italia "per umanità". Sbracamento totale dei nostri confini... L'Italia Paese di Tutti ma mantenuta dai soli ormai schedati dall'Agenzia delle Entrate...

venerdì 25 gennaio 2019

I Racconti di una cattivissima vecchia 9°: Visita al defunto

 Visita al defunto

Oggi, al supermercato, molta gente.. Una donnetta incolore, di età indefinita, vestita modestamente e ordinariamente, urla al cellulare: "Ma davero?! Ma chi? Tu socera? Oh quanto me dispiace! Ma quanno è successo? Ma do' sta' mo'? A casa?"
Penso infastidita che potrebbe parlare più piano senza invadere l'udito altrui e alla fine, sentendo che la suocera della persona con cui sta parlando è a casa penso ad un malessere, un incidente, comunque che è viva e dunque tutto questo pathos è fuori luogo.
Mi sposto facendo la spesa anche per non sentire più la voce altissima della burina.
Ma quella inizia un'altra telefonata ed urla arrivando anche a distanza: "E' morta a' socera de'.... Sì, se ne è andata. Eh, sì ce passo stasera.. Se vedemo lì.. Sì verso le otto.. Ma figurete a me nun me ne frega niente de' a morta, ma ce devo annà.. Ma nun me ne frega proprio niente!"
Il tono è di chi si prepara ad una serata interessante, diversa dal solito, in cui potrà succhiare tante informazioni minute da raccontare alle altre persone uguali a lei.
Sono disgustata e mi verrebbe da dirle: "Ma non ci vada, ne saranno contenti i vivi che restano e pure la morta se una miserabile come lei si asterrà dall'asfissiarli con la sua presenza!"
Ma quella continua con le sue succose informazioni sulla visita alla fresca defunta, senza ritegno, senza vergogna per quello che va urlando al cellulare in un luogo pubblico dove, volenti o nolenti, possono sentirla tante persone.
"Ah, ce vai pure te.." Siamo alla terza telefonata, sempre con lo stesso tono menefreghista, fatta eccezione per la prima in cui ha dimostrato sorpresa e una superficiale, esagerata, quanto finta partecipazione.  "Allora se ce vai tu... che ce annamo 'ndue..? - E' delusa, forse è una persona della sua famiglia e basta un solo rappresentante dato il rapporto con la famiglia della defunta, vede sfumare l'interessante serata e i relativi commenti e pettegolezzi che tanto le fanno gola, poi decide che non può perderseli: "Vabbè, ce vedemo lì."

giovedì 24 gennaio 2019

Il Papa non vuole muri!!!

Da: Fan Page
Papa Francesco a Panama: “Il muro anti-migranti? La paura rende pazzi”

Papa Francesco è a Panama dove oggi si aprirà la trentaquattresima Giornata mondiale della Gioventù. Sull’aereo come di consueto ha parlato con i giornalisti al seguito e rispondendo a una domanda sui muri anti-migranti il Pontefice ha detto che sono una conseguenza della “paura che fa diventare pazzi”.
continua su: https://www.fanpage.it/papa-francesco-a-panama-il-muro-anti-migranti-la-paura-rende-pazzi/
http://www.fanpage.it/

Non si costruiscono muri!
Porte aperte a tutti!
Sono coerente, non parlo e basta!


Parte delle mura Vaticane: le dimensioni delle persone sotto di esse danno conto della loro possente altezza

Parte delle mura Vaticane: in basso a destra della foto notare alcune persone per rendersi conto delle proporzioni



Mura e ancora mura invalicabili circondano il Vaticano



Mura e ancora mura altissime!


Guardate le automobili... Che muri!




Nel portone che si vede di fronte in questa immagine io sono cresciuta, dietro il mio palazzo, a poche decine di metri a piedi, c'è Via Leone IV dove affacciano parte delle Mura Vaticane.
Proseguendo a piedi lungo Via Ottaviano, verso Piazza Risorgimento e dopo averla attraversata, c'è Via di Porta Angelica e davanti all'Ufficio Postale, dove mio padre ha lavorato negli ultimi anni della sua carriera, si apre la Porta Principale del Vaticano: guai a provare solo ad avvicinarsi, potevi sbirciare dentro dal marciapiede della via, ma se ti fermavi la Guardia Svizzera, allora con tanto di alabarda, si avvicinava guardandoti con diffidente alterigia.
A me non la possono raccontare, perché io sono cresciuta a due passi da loro.. e so chi sono: la summa dell'ipocrisia!





mercoledì 23 gennaio 2019

Ipocriteide

Da: La Repubblica.it  22 gennaio 2019

Migranti, la Germania si sfila dalla missione Sophia. Salvini: "Non è un problema" Per Berlino il ritiro è dovuto alla linea dura del ministro dell'interno

La Germania “sospende” l’operazione navale Sophia  per il controllo del Mediterraneo. Berlino ha annunciato che non sostituirà la fregata impegnata nel Canale di Sicilia in attesa che “venga definito il mandato della missione”.  Ma la decisione tedesca rischia di significare la fine di ogni attività. Diminuendo così drasticamente il numero di navi militari attive nel Canale di Sicilia per soccorrere i migranti e controllare i trafficanti di uomini.
Non risulta che il governo Conte e i vertici militari di Roma siano stati consultati prima della decisione.

Da: TGCOM 24 22 gennaio 2019
Migranti, la Germania interrompe la partecipazione alla missione Sophia per la "linea dura dellʼItalia"

A partire da martedì, dopo la fregata Augusta, da Berlino non sarà più inviata alcuna nave tedesca davanti alla costa libica. La replica di Salvini: "Non è un problema se qualcuno si sfila"




Ma ceeerrrto! E' tutta colpa dell'Italia! Brutta e cattivona che non vuole più prenderseli tutti lei! Che, anche quando li "salvava" qualche nave tedesca, poi qua li scaricava: grazie a quel simpaticone di Renzi, naturalmente, che aveva fatto tutto con discrezione... finché quella tonta della Emma Bonino non ha svelato a quei beoti degli Italiani, che continuavano a chiedersi "Ma perché sempre tutti qua in Italia?", quello che aveva fatto quel furbacchione di Matteo Renzi!

Da: La Repubblica.it   12 giugno 2018

Al centro delle critiche europee il ministro dell'Interno Matteo Salvini e la sua decisione di non accogliere i migranti nei porti italiani. Una posizione definita dal premier francese Emmanuel Macron "irresponsabile" e "cinica". E dal portavoce di En Marche, "vomitevole".

Da: Il Giornale 16 giugno 2015

Nave della Merkel scarica 544 clandestini in Calabria

I militari tedeschi recuperano 544 immigrati nel Mediterraneo e li portano a Reggio Calabria: li ospiterà tutti l'Italia



Da: Quotidiano.net 15 ottobre 2018




Migranti, polizia francese avvistata mentre scarica profughi in Italia. Furia Salvini

Il mezzo filmato dalla Digos, la procura di Torino apre un fascicolo.  Il ministro: "Non guarderemo in faccia a nessuno". La replica da Parigi: "Un errore"













Se ne sono accorti...





















Mais de quoi? Di cosa!

Ma come di cosa Emmanuel! Non fare il finto tonto! Gli Italianer si sono accorti che gli africani una volta scaricati restavano tutti li!!! Poi tu ti sei messo a fare il furbo e, quelli che passavano, di notte glieli riscaricavi attraverso i boschi lì al confine!

Mais oui! C'est vrai! Mais chi li vuole a questi! Noi già abbiamo tanti algerini per via dell'Algerie ex notre colonia..



Soltanto??!!! Vogliamo parlare del Mali, del Niger, del Senegal ecc. ecc. ecc... Su Emmanuel non farmi fare l'elenco!

Mais oui! C'est vrai! Ma les Italiens sont très ignorants e non lo sanno. Puis sont influencés par la presse e la télé e le Pape..  Sur Angela nous faisons  du théâtre!















































































venerdì 18 gennaio 2019

Io e l'ebraismo

Io e l'ebraismo

Sto leggendo Amos Oz e credo che attraverso lui mi sto immergendo nell'ebraismo di Israele, del moderno Stato di Israele: ho acquistato 4 libri suoi e sto leggendo il primo: "Una storia di amore e di tenebra".
Non avevo mai acquistato suoi libri finché è stato in vita. Appreso della sua morte e delle notizie su di lui mi è venuta voglia di conoscerlo.

Non si possono leggere tutti gli scrittori del mondo viventi, giacché tanti ne leggiamo che sono vissuti prima di noi ma possono ancora parlarci attraverso i loro scritti..
Quindi a volte la nostra scelta è casuale. Di certo però a me l'ebraismo interessa da quando a 14 anni feci la traumatizzante scoperta che qualcuno, poco prima che io nascessi, aveva deciso che chi era ebreo non aveva diritto a vivere e doveva sparire dalla faccia della Terra.
L'ho già scritto in altri miei scritti: avevo 14 anni ed era di pomeriggio nella mia casa di Via Ottaviano, a Roma. Ero da sola, mio padre lavorava di turno pomeridiano quel giorno e mamma era uscita o per andare in Chiesa, dove si recava fino a tre volte al giorno, oppure per sbrigare qualche commissione. Guardavo la TV in bianco e nero, non ricordo se già ci fosse il secondo canale RAI o se fosse solo il primo, so che cominciarono a scorrere le immagini girate dagli statunitensi quando aprirono i campi di sterminio nazisti. Non sapevo nulla di quanto era accaduto appena prima che io nascessi: 1946. Provai un sentimento di tale smarrimento che pensai che non avrei mai voluto essere nata in un mondo in cui era stato fatto questo da uomini ad altri uomini. 
Per quei 14 anni i miei genitori mi avevano preservato dall'orrore: cattolici in modo diverso, comunque credenti che esista un Dio invisibile e soprannaturale che ha messo l'Uomo al centro della Creazione. Mio padre aveva una pessima idea della Chiesa Cattolica perché ne conosceva la nefanda Storia, ma diceva: "Credo ci sia un Ente Superiore a me." Indicando con il dito indice verso l'alto. Aveva un'idea di Gesù Cristo, l'ebreo, sublime e di grande rispetto, ma non credeva che fosse più figlio di Dio di quanto non lo fosse ciascuno di noi.
Mia madre, invece, era una cattolica perfetta: non c'era precetto della Chiesa di cui ella mettesse in dubbio la veridicità. Credeva dunque che Gesù fosse davvero Dio incarnato, credeva nella sua resurrezione dalla morte, credeva che Maria non fosse mai stata toccata da uomo, tantomeno da suo marito Giuseppe, e sapeva tutta la storia di questi ebrei, dei loro parenti, S. Anna, S. Gioacchino, S. Elisabetta, cugina di Maria e madre di Giovanni Battista, e della loro terra, la Galilea e la Giudea... Mia madre conosceva tutte le loro vicissitudini fino a trasmettermi una vera cultura storica su di loro, basata sul Vangelo dei 4 evangelisti riconosciuti dalla Chiesa Cattolica. Ma mi parlava anche della Bibbia, il libro storico in cui si parla solo del popolo ebraico. In particolare dei 10 comandamenti che i cattolici hanno adottato dagli ebrei che li ebbero da Dio tramite l'ebreo Mosè.
La divisione fra l'ebraismo e il cristianesimo ci fu perché gli ebrei non credettero affatto che Gesù fosse Dio incarnato, ma soltanto un predicatore come era stato suo cugino Giovanni Battista, che aveva fatto una brutta fine prima di lui.
Questo è quanto sapevo degli ebrei fino ai miei 14 anni.
Scoprire che qualcuno, seguendo un livido folle, un caporale, un imbianchino, avesse ritenuto come normale e giusto prendere casa per casa ogni ebreo: in fasce, fino al vecchio fragile, passando per le donne incinte, i bambini, gli adolescenti come ero io in quel momento che lo scoprivo, i giovani, uomini e donne, colti o meno che fossero e, strappandoli alle loro case, ai loro averi, trascinarli meno che animali in vagoni piombati, in campi per sterminarli.. fu scioccante.
Fino a quel momento, un po' a scuola dove si apprendeva poco o nulla della vera Storia, un po' a casa, un po' in parrocchia, essendo questi i luoghi che frequentavo, tutto quel che sapevo delle atrocità commesse dall'uomo era relegato in tempi di brutale ignoranza degli uomini, non in tempi così recenti e proprio nel secolo in cui l'Uomo aveva raggiunto la massima conoscenza scientifica della sua Storia.
Mi persi in un buco nero di scoperte che non davano alcun appiglio ad alcuna spiegazione di un simile orrore. La Germania aveva scienziati, musicisti, letterati.. Non era un primitivo villaggio sperduto in una parte isolata del mondo: era in mezzo all'Europa.
Fu una scoperta che, senza esagerare, posso dire che ha segnato il mio pensiero che allora era privo di vera conoscenza.
Non avevo amici ebrei e nemmeno ne ho ora. Ma la ferita inferta al mio concetto di Umanità è profonda e dolorosa. Vivendo poi ho scoperto che Dio non c'è come concepito dai cattolici, ma nemmeno dagli ebrei e nemmeno dai seguaci di Maometto. L'Uomo è una creazione biologica che fa parte del Creato. E nemmeno la più nobile. 
Proprio perché qualcuno si è permesso di perseguitarli con tanta dissennata ferocia ho per loro un particolare interesse. Ma già prima di apprendere questa orrenda pagina della Storia recente la piccola Rita aveva una sua peculiarità, come ciascuno di noi ne ha, che si estrinsecava in un sentimento di vergogna e di mortificazione per il modo in cui la maestra Lelli, nella Scuola Elementare "Luigi Pianciani" che frequentavo, si rivolgeva quasi ogni mattina all'unica bambina ebrea della mia classe: Disegni.
Ogni mattina dovevamo dire la preghiera in piedi, e rigorosamente cattolica, prima dell'inizio della lezione. La "Luigi Pianciani" era una scuola pubblica. Con il volto verso la maestra, la vedevo guardare verso il fondo della classe, con un'aria che mi metteva disagio, fredda, severa, si rivolgeva a Disegni con tono quasi di rimprovero, un atteggiamento di cui provavo vergogna e mi sentivo umiliata nel sentirle dire: "Disegni! Alzati in segno di rispetto!" Tutte ci giravamo a guardare Disegni che, essendo alta, era stata messa all'ultimo banco. Lei si tirava su in silenzio, strusciando la schiena lungo la parete di fondo, con un'espressione timida e vergognosa. Ed io sentivo tutto questo come sommamente ingiusto: per il tono con cui la maestra le si rivolgeva, per la richiesta che le faceva di alzarsi chiedendole un rispetto che, a me sembrava, a lei con quel gesto veniva negato, additandola come diversa da noi tutte. E questo mi dispiaceva. Non ho mai notato in nessun'altra il mio stesso sentimento. Una volta che provai ad esprimerlo con Silvestri, la "cocchetta" della maestra che sedeva come me ai primi banchi essendo come me piccoletta, lei mi rispose che era giusto: "Lei è ebrea e non prega come noi ma deve alzarsi per rispetto."
Silvestri era visibilmente la più ricca della classe: per i vestiti che portava e per gli oggetti che aveva. Era molto carina e anche molto cattiva e, sempre per questo mio strano cuore che mi sono trovata in sorte, arrabbiato per quello che stava facendo, non a Disegni, ma ad un'altra compagna di classe grande e grossa che non sapeva difendersi e piangeva, le strappai dalle mani il quaderno che lei le aveva sottratto sventolandolo per la classe dileggiandola: "Guardate, - diceva alle altre che ridevano - zero, zero, zero! Ha il quaderno pieno di zeri!" 
Piccola ma decisa, Rita, togliendoglielo dalle mani, le disse: "Ridaglielo! Questo non è tuo!" E anche le fiancheggiatrici ridanciane smisero di ridere, mentre io restituivo il quaderno alla compagna.
La maestra Lelli si faceva chiamare con il cognome del marito, quando nel posto di lavoro si dovrebbe usare il cognome di nascita, ed era molto orgogliosa di essere la vedova del generale Lelli. Come lo era di suo figlio che, ci informava, era laureato in Economia e Commercio. A me sottrasse le letterine di Natale che avevo ingenuamente portato a scuola per farle vedere alle mie compagne le quali non ne avevano di altrettanto belle, essendo le mie con la porporina e le finestrelle con disegni che si aprivano su altri disegni.. Non me le restituì più, dicendo compiaciuta: "Con queste farò giocare i miei nipotini!" L'aver distratto le compagne con quelle intime letterine scritte a mio padre negli anni mi costò il loro sequestro.
E' una scuola che non esiste più per fortuna.
Disegni se ne andò dopo la quarta elementare e la maestra Lelli disse:"Gli ebrei sono commercianti, a loro basta imparare a fare le somme, un po' di aritmetica, la cultura a loro non interessa".
La famiglia di Disegni aveva un negozio di abbigliamento a Piazza Risorgimento, la stessa Piazza dove affacciava la nostra scuola.
La rincontrai anni dopo proprio mentre passavo nei paraggi del suo negozio: lei era diventata una splendida adolescente, molto elegante e i passanti si giravano a guardarla.
La maestra Lelli non sapeva nulla di gente come Einstein ed altri per fare l'affermazione che fece...
Mio padre, uomo di sinistra, autodidatta, che mi parlava di poeti come Foscolo, Giuseppe Giusti e altri, che mi parlava di Storia come a scuola nessuno, facendomi riflettere sulla figura di Napoleone non come un eroe, ma come un ambizioso sanguinario che, per la sua gloria, aveva fatto morire tanti uomini unici ed irripetibili per le loro madri, mogli, figli, sugli ebrei dimostrò una certa ignoranza.
Un giorno che passavamo sul Lungotevere davanti alla Sinagoga disse che dentro era peccato entrare per i cattolici e che avevano sull'altare una testa di bue.
Ero un'adolescente che aveva i suoi 14 anni alle spalle da un po' e, indignata, gli risposi che non era vero e che era rimasto all'immagine biblica di quando Mosè, sceso dal Monte Sinai, li trovò che adoravano un bue tutto d'oro. "E' un'immagine simbolica, - dissi - per dire che adoravano le cose materiali. Lui però portò loro le Tavole della Legge per riportarli sulla buona strada, Tavole che anche i cattolici e i cristiani in genere hanno adottato."
Pensai che mio padre, che veniva da un piccolo paese di agricoltori, e che tanta fatica aveva fatto per crearsi un minimo di cultura, avendo dovuto iniziare a lavorare molto presto, era perdonato se aveva delle lacune.
Tornammo a parlare di ebrei solo una volta: ero ormai sposata e lui, socialista nenniano, deluso, si era messo a votare per il PCI, e parlava bene dell'U.R.S.S.. Sapendo che anche in Russia gli ebrei non avevano vita facile, obiettai che, senza arrivare agli orrori del nazismo, certo dal lato opposto i comunisti non si dimostravano tanto migliori su questo aspetto. E lui disse una cosa che mi dispiacque moltissimo, perché amavo mio padre, lo ritenevo un uomo intelligente, e tale era ritenuto da tutti coloro che lo conoscevano, dote riconosciutagli anche dai suoi detrattori, disse che gli ebrei facevano enclave fra di loro, escludendo gli altri, e mi raccontò dei tanti commercianti che lui conosceva nel quartiere Prati, dove avevamo la nostra casa: "Loro mettono regolarmente dei soldi in una cassa comune e se uno di loro fallisce con quei soldi lo aiutano a rimettersi in sesto. Così nessuno mai arriva ad un vero fallimento."
"A me sembra una cosa buona, - risposi - dovremmo prendere esempio da loro noi cattolici che ci riempiamo la bocca di solidarietà ma non ci aiutiamo affatto gli uni con gli altri."
"Ma così facendo loro danneggiano l'economia degli altri, in ogni Paese sono un'enclave chiusa. Per questo li perseguitano e lo fecero anche i nazisti."
La mia indignazione crebbe insieme al dispiacere di sentire mio padre cercare una qualsivoglia giustificazione anche ai nazisti: lui che odiava Mussolini!
"I bambini! Cosa c'entravano i bambini?!" Proferii verso quel nonno innamorato dei miei bambini. E lui mi rispose quanto di peggio io mi aspettassi da lui: "Poi i bambini diventano adulti."
Poco tempo dopo mio padre morì all'improvviso e quindi non potei più ritornare sull'argomento per verificare che forse ci aveva ripensato e che ammettesse di aver detto cose sbagliate.
Ho il copione originale del film "Mosca Addio" che Liv Ullmann lasciò graziosamente in dono a mio marito quando girò una delle scene del film nella Stazione Osservativa che lui gestiva in quel momento. Il film è tratto dalla storia vera di un'Astrofisica ebrea russa e di come veniva vessata nel suo Paese sotto il comunismo, fino a che si trasferì in Israele. Leggendo quel copione mi si è chiusa la gola e ho pianto.

Oggi, leggendo Oz, scopro che al tempo dello Zar gli studi superiori erano preclusi agli ebrei.
La Storia della persecuzione è dunque lunga e sotto qualsivoglia regime.. 
Non mi è mai piaciuta la parola ghetto, e tantomeno che a Roma fosse chiamato così il quartiere dietro la Sinagoga.
Ma leggendo ho scoperto che in altre città e nella Storia esistevano quartieri in cui abitavano gli ebrei che erano chiamati Ghetto.
Non capisco e per me tutto questo non ha senso.
Eppure in anni recenti, parlando con un ingegnere polacco che lavorava, pagato stentatamente a parcelle professionali, presso l'Università dove lavoravo, egli mi disse che anche al suo Paese gli ebrei erano malvisti "perché si aiutavano fra di loro escludendo gli altri, quindi così danneggiandoli". Mi ritrovai davanti la teoria di mio padre, come una nemesi. Risposi, turbata, più o meno quello che avevo risposto a mio padre. 
L'ingegnere ed io stavamo parlando del professore ordinario della mia Università, di origini polacche, che lo aveva fatto venire in Italia per svolgere quel lavoro che, chi aveva avuto il finanziamento per farlo, non sapeva fare. L'ingegnere era stato studente del professore polacco, il quale se ne era andato in Gran Bretagna per poi approdare in una cattedra nella nostra Università. Egli spesso commentava i fatti che riguardavano Israele fino a dirmi a denti stretti che lui odiava gli ebrei. Gli rispondevo indignata sul fatto che, se veniva attaccata, Israele faceva bene a rispondere e, se lo sapeva fare meglio di chi la voleva distruggere, peggio per chi ci provava.
Ma parlando con il suo ex allievo feci una scoperta sorprendente: "Ma se lui è ebreo." Mi disse.
Rimasi di sasso. Quanto deve aver sofferto sotto il comunismo in Polonia per rifiutare la sua origine? Mi chiesi smarrita. E ripensai ad un librino che mi era capitato di leggere dal titolo "Ebraismo ed odio di sé" di Otto Weininger. Vale la pena ricordare che Weininger abbandonò definitivamente l'ebraismo facendosi battezzare protestante.
Cosa dire. Per me tutti gli uomini sono uguali e in questo la penso come Einstein: apparteniamo tutti alla razza umana.
Il resto per me è aberrazione del pensiero.
Oggi molti si riempiono la bocca della parola razzismo a totale sproposito quando si dice che non si possono accettare masse di gente che arriva dai più svariati Paesi del continente africano, togliendo la sostanza del problema, fin troppo ovvia, e sostituendola con il razzismo e, peggio, con il fascismo.
E' una deriva, una manipolazione della realtà oggettiva del pericolo che corre un Paese praticamente invaso, non con le armi come in passato, ma con la destabilizzazione sociale ed economica.
Sono i cattivi modi di pensare che, falsando la realtà oggettiva, creano disastri nella Storia.
Questa fissa storica, che vuole ghettizzare i cittadini di una qualsivoglia nazione di religione o semplice cultura ebraica, è un'aberrazione del pensiero.
Siamo tutti uguali e coloro che vogliono entrare a forza nel mio Paese, senza rispettarne le Leggi, non sono diversi da me in quanto razza, ma in quanto persone che pretendono di non rispettare le Leggi giuste e necessarie per ogni Paese che mantiene la propria economia chiedendo le giuste tasse ai suoi cittadini.