domenica 24 febbraio 2019

Gerusalemme

Ma quando ho visto Gerusalemme
piccolo fiore sulla roccia
ho sentito come un requiem
quando a parlargli mi inchinai

Requiem per sei milioni d'anime
che non hanno il mausoleo di marmo
e che malgrado la sabbia infame
hanno fatto crescere sei milioni d'alberi
Inch Allah
Salvatore Adamo
J'ai vu l'orient dans son écrin
Avec la lune pour bannière
Et je comptais en un quatrain
Chanter au monde sa lumière
Mais quand j'ai vu Jérusalem
Coquelicot sur un rocher
J'ai entendu un requiem
Quand sur lui je me suis penché

Ne vois-tu pas humble chapelle
Toi qui murmures paix sur la terre
Que les oiseaux cachent de leurs ailes
Ces lettres de feu danger frontière

Le chemin mène à la fontaine
Tu voudrais bien remplir ton seau
Arrête-toi Marie-Madeleine
Pour eux ton corps ne vaut pas l'eau

Inch'Allah Inch'Allah Inch'Allah Inch'Allah

Et l'olivier pleure son ombre
Sa tendre épouse son amie
Qui repose sous les décombres
Prisonnières en terre ennemie

Sur une épine de barbelés
Le papillon guette la rose
Les gens sont si écervelés
Qu'ils me répudieront si j'ose

Dieu de l'enfer ou Dieu du ciel
Toi qui te trouves ou bon te semble
Sur cette terre d'Israël
Il y a des enfants qui tremblent

Inch'Allah Inch'Allah Inch'Allah Inch'Allah

Les femmes tombent sous l'orage
Demain le sang sera lave
La route est faite de courage
Une femme pour un pavé

Mais oui j'ai vu Jérusalem
Coquelicot sur un rocher
J'entends toujours ce requiem
Lorsque sur lui je suis penché

Requiem pour 6 millions d'âmes
Qui n'ont pas leur mausolée de marbre
Et qui malgré le sable infâme
on fait pousser 6 millions d'arbres

Inch'Allah Inch'Allah Inch'Allah Inch'Allah



Questa stupenda poesia, perché di poesia in musica si tratta, scritta da quel grande musicista e poeta italiano cresciuto in Belgio, figlio di un minatore italiano, Salvatore Adamo, dà un'immagine bellissima di Gerusalemme: "piccolo fiore sulla roccia"... 
Ma Gerusalemme, nel libro "Una Storia di amore e di tenebra" scritto da Amos Oz, vista dal di dentro, da chi ci è cresciuto, è qualcosa di vivo e complesso. Per il piccolo ebreo Amos, figlio di ebrei dell'est Europa che hanno dovuto lasciare il loro Paese per l'ostilità dei loro connazionali e per leggi limitanti la loro esistenza di cittadini, è qualcosa di opprimente e insieme il futuro.
Questa dell'antisemitismo diffuso in Europa sia nella Russia zarista, sia in altri Paesi Europei, fino nella forma estrema del nazismo, ma anche nella Russia comunista, io non la comprendo, né posso accettare quello che mi disse un ingegnere polacco a possibile spiegazione: "Perché loro si aiutano l'uno con l'altro e nei posti mettono sempre i loro." Inaccettabile.
In Italia allora dovremmo odiare tutti i Professori Universitari, ad esempio, perché mettono nei posti di ricercatore e professore i loro figli, togliendo il posto a persone più meritevoli. Eppure pur essendo il fenomeno visibile a tutti e criticato non si è creato un pogrom contro di loro.
Leggendo la Storia antica si scopre che essi vivevano in Palestina molto tempo prima della nascita del profeta Gesù Cristo, dalla cui data facciamo iniziare il conteggio dell'era che stiamo tutt'ora vivendo.
Ma erano un popolo che ha subito continue invasioni da popoli più prepotenti, che distruggevano, invadevano, uccidevano.. In fondo come l'Italia che è stata oggetto di saccheggi e domini da parte di popoli venuti dal nord come dal sud: basta ricordare la presenza araba in Sicilia e altrove.
Alla fine, una volta emigrati, gli ebrei si sono sparsi in altri Paesi e ne sono diventati cittadini. Se non li avessero perseguitati ingiustamente non avrebbero mai pensato al sogno sionista: che altro non è che ritornare nella Terra da dove sono originati e crearvi uno Stato di Israele.
Ma anche qui non sono stati graditi dagli arabi che rivendicano quelle terre come loro. Eppure la Storia non ha traccia di uno Stato Palestinese di iniziativa araba, bensì di un passaggio continuo di quelle terre di mano in mano. Agli Ottomani subentrarono gli inglesi, esperti in colonie e protettorati, come d'altra parte altri Paesi Europei..
Si salvarono da quello che chiamano Olocausto, (parola che a me da fastidio, perché sembra che questo popolo di cultura e religione ebraica, sempre perseguitato, fosse predestinato ad arrivare ad un olocausto quasi preparato dalla Storia), quegli ebrei che cominciarono a tornare nella Terra degli avi, lasciando ciò, che nelle varie nazioni di cui facevano parte, avevano costruito.
Arrivati nella Terra d'Israele si dovettero adattare a ristrettezze economiche e di vita che nei loro Paesi di provenienza non avevano conosciuto...
Trovo tutto questo sommamente ingiusto quanto inspiegabile.
Gerusalemme, passata per mille mani nei secoli, oggi è giusto che sia solo di Israele, anche perché, come scrive Amos Oz e come si legge nella storia dal 1947 in poi, gli ebrei avevano accettato una divisione con gli arabi, ma sono stati quest'ultimi che invece hanno rifiutato tutto minacciando gli ebrei di far finire tutto nel sangue se non se ne fossero andati tutti!
Ora vorrei che ciascuno si sentisse ebreo e si chiedesse che scelta ho? Farmi scacciare sempre, perseguitare, annichilire come ha fatto la Germania nazista oppure dire basta, ho diritto a vivere come tutti e qui rimango e mi difenderò?
E' una pretesa assurda e mostruosa negare a gente civile di esistere: io ebreo non ho scelta, o farmi uccidere o difendermi.
Leggere le pagine di Oz mi crea sofferenza come quando a 14 anni scoprii l'orrore nazista.
La Storia non è altro che un continuo di sopraffazioni, uccisioni e massacri ora con un pretesto ora con un altro. L'Uomo è la peggiore bestia del Pianeta, la specie si salva solo grazie all'intelligenza di alcuni individui che regalano agli altri i frutti del loro elevato intelletto. 
Gerusalemme, contesa dalle religioni che credono in un Dio Creatore che avrebbe espresso nell'Uomo sé stesso, è il fulcro di questa follia che, se non è l'oppio dei popoli come scrisse Marx, è comunque una menzogna per la quale la gente si massacra l'uno contro l'altro, dunque non può certo essere una cosa buona...


Non vi è nulla di sacro in questa città. Ci sono solo tanta Storia e dei simboli... Il Dio antropomorfo non c'è per nessuno dei poveri folli delle tre religioni che se lo raffigurano con qualche variante ma sempre interessato agli Uomini, invisibile... e presente.
C'è ormai uno Stato, Israele, e bene ha fatto Trump a decidere di spostare l'Ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme.
Gli arabi che rivendicano tutta la Palestina come loro, dovrebbero rivedere la loro storia, quando dominavano in Sicilia e in Spagna... Non hanno bisogno di Gerusalemme per fare questo Stato Palestinese: che fine hanno fatto i soldi depositati da Arafat nelle Banche Svizzere? Sono usati per costituire lo Stato Palestinese? Oppure sono usati per altri scopi?
Che fine fanno i fondi internazionali destinati ai palestinesi ?di Deborah Fait

Deborah Fait, Yasser Arafat con Abu Mazen

E' possibile che 20 anni dopo Oslo,  miliardi di dollari, miliardi di euro, aiuti da tutto il mondo, compreso Israele, l'Autorita' Palestinese non sia stata capace di costruire un solo ospedale moderno, una qualsiasi struttura e continui a piangere miseria?
Questa e' la domanda che molti si fanno, per "molti" intendo le persone pensanti, non certo i pacifisti filopalestinesi o i sinistri antisraeliani che continuano il boicottaggio contro Israele, accecati dall'odio e dalla loro criminale ideologia.
Allora?
Qualcuno sa dirmi dove sono finiti i miliardi e perche' l'ANP (per non parlare di Gaza) pullula di villone con  piscina di proprieta' dei capi e capetti palestinesi mentre non esiste un ospedale degno di questo nome, non esistono universita' se non quelle dove si allevano amorevolmente giovani fanatici destinati a diventare possibili terroristi, (es.: Bir Zeit)?
Qualcuno sa dirmi perche', letteralmente affogati, alla Paperon de' Paperoni,  nei miliardi che il mondo manda da decenni all'ANP, miliardi che avrebbero potuto ricoprire d'oro ogni casa palestinese e rendere ricco ogni singolo abitante, miliardi che avrebbero potuto costruire ospedali e atenei all'avanguadia, la popolazione palestinese  vive male e chi ha bisogno di cure serie deve venire in Israele o andare in qualche altro paese disposto ad accoglierli e a curarli gratis?
Volete la risposta?
Banche Svizzere!
Ecco dove sono i soldi, depositati in conti piu' o meno segreti in Europa e proprio recentemente e' stato smascherato un signore che era stato aiutante di Arafat e che e' il possessore di un conticino di 39 milioni di euro.
Cioe' a dire che la maggior parte dei soldi sono stati allegramente rubati , complici i donatori che non hanno mai, e ribadisco MAI, chiesto notizie riguardanti le loro miliardarie donazioni, fedeli al patto internazionale che ai palestinesi bisogna dare dare dare all'infinito senza mai chiedere una mera pezza giustificativa.
La cosa piu' comica, sbalorditiva e schifosa e' che,se i palestinesi vivono in condizioni miserevoli,gli stessi donatori, che poi altro non sono che i vari governi, ong e organizzazioni umanitarie, non trovano di meglio che dare a Israele la colpa di tale miseria.
Ridere per la scemenza del mondo o piangere per la stessa scemenza mista alla consapevolezza che i soldi, i tanti infiniti soldi, vanno in ville, in bombe, in terrorismo e ladrerie varie?
Abbiamo seguito per anni la saga monetaria di Arafat, ci siamo letteralmente disgustati dal suo patrimonio personale pari a molte centinaia di miliardi e alla vita da principessa della moglie, ormai vedova allegra, Suha a Parigi, poi a Londra, poi a Tunisi finche' non l'hanno sbattuta fuori dal Paese per ritrovarla a sperperare il patrimonio, rubato da suo marito ai palestinesi cui doveva essere destinato,  in Europa.
I palestinesi, ovviamente parlo dei capi, hanno ricevuto piu' aiuti e soldi sonanti di chiunque altro nella storia. Nessun "non-paese" del mondo ha ricevuto tanto, nessun paese esistente del mondo ha ricevuto tanto eppure ancora oggi l'ANP e' incapace di provvedere degnamente alla popolazione creando lavoro e costruendo qualcosa che possa renderla lontanamente simile a una nazione.
L'ANP costruisce appartementi lussuosi...chissa' per chi... ma niente ospedali, scuole e infrastrutture.
Salam Fayyad, considerato relativamente onesto, e' incapace di fermare tanta corruzione perche' ostaggio dei capetti di  Fatah che non permettono si mettano in pericolo i loro conti in banca. Hanno lavorato sodo, protetti prima da Arafat, giustamente soprannominato Arraffa, poi dai loro amici in Europa, per crearseli e adesso non sono disposti a cedere soldi e potere alla faccia del loro "amato popolo palestinese".
Vediamo un po' perche' il mondo continua a prestare cosi' poca attenzione alle donazioni continue ai palestinesi.
E' semplice e lo spiega bene anche Barry Rubin in un interessante articolo sul JP.
E' semplicissimo: il denaro non e' mai stato dato per ragioni umanitarie ma per ragioni politiche, per seri e vergognosi sentimenti israeliani in passato e sempre e, oggi in particolare, per pagare tutto l'enorme carrozzone burocratico a Gaza e beneficiare cosi' anche hamas.
Le sinistre mondiali, i media sotto il loro controllo, gli accademici da sempre antisemiti, odiano Israele e considerano i palestinesi  vittime e amanti della pace mentre gli israeliani sono il satana della situazione.
E' questo che deve essere molto chiaro per capire la situazione. Per quella gentaglia non esiste il terrorismo, non e' mai esistito, non esistono i missili, nessuno minaccia Israele, nessuno auspica la sua sparizione dalla faccia della terra. Sono degli irresponsabili pieni di odio e di idee terzomondiste che vedono in Israele l'ebreo da perseguitare e da disprezzare in favore di una popolazione che idealizza e considera eroi  i tagliagole e gli assassini di bambini.
E cosi' la pioggia di soldi continua nonostante la situazione tragica in cui versano le economie europee e la crisi monetaria internazionale: i palestinesi sono i coccoli di tutti, hanno saputo vendersi cosi' bene che buona parte dell'opinione pubblica non sa o non vuole sapere il male che hanno fatto al mondo intero (dimenticato, se non negato, tutto il sangue che hanno fatto scorrere in Europa con attentati e bombe, dimenticati i missili che scorazzavano per l'Italia negli anni 70, dimenticato o negato tutto), per non parlare di Israele di cui non interessa niente a nessuno.
I miliardi continuano ad arrivare, i palestinesi li usano per la loro propaganda internazionale e per accrescere di piu' e sempre di piu' l'odio e il boicottaggio contro Israele.
Solita storia, solita ingiustizia, solita cieca idiozia del mondo, passano gli anni, niente cambia.

http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

martedì 19 febbraio 2019

Si ride per non piangere. 2° Episodio: "Magistratura e Politica"




Salvini, mi aiuti a capire, ma la Magistratura è indipendente, giusto? Non vuole interferenze, giusto?






Giusto.

Ma la Magistratura ora non sta interferendo con il potere governativo? I poteri dello Stato si suddividono in Potere legislativo spettante al Parlamento, Potere esecutivo spettante  al Governo e Potere giudiziario spettante alla Magistratura...

E' così.

Ecco, a me sembra che se lei ha preso una decisione insieme al resto del Governo lei ha esercitato il Potere che le spetta: quello esecutivo e se la Magistratura interferisce su una decisione che spetta al Governo mettendola in discussione con una messa sotto accusa, non espropria il governo del potere esecutivo sostituendosi ad esso?

Beh... in effetti sembrerebbe... Ma non lo so cosa sta accadendo.. Sono perplesso.. Io ho agito nell'interesse dello Stato non facendo scendere dei clandestini sul suolo italiano. Salvare dei naufraghi va bene ma poi perché debbono venire qui?

Non lo so, me lo dica lei che è il Potere Esecutivo. Lei ha deciso in modo giusto per me. Non è che essendo naufrago acquisisci il Diritto di entrare in un Paese per forza. Quando sei stato tolto dall'acqua e stai bene puoi e devi essere sbarcato prima possibile in terra ferma. Non capisco perché sempre in Italia. Renzi zitto zitto aveva firmato quella cosa capestro.. Poi la Bonino l'ha detto candidamente.. Ma adesso Renzi non c'è più e sarà molto difficile che ritorni.. Perché allora venire qui? La Diciotti li ha salvati e li poteva depositare da dove erano salpati. 

Dicono che non era un porto sicuro..

Scusi, ma per partire era sicuro se sono entrati dentro il barcone e hanno preso il largo. Mo' per tornarci non è più sicuro? E la Magistratura la mette sotto accusa perché lei non poteva, secondo loro, prendere la decisione di vietare l'entrata di clandestini? A me sembra che l'abbiano voluta espropriare del Potere Esecutivo datole dal popolo con libere elezioni.

Io avevo solo il 17,5%... Però quando si forma un governo le forze politiche mettono insieme il mandato ricevuto dagli elettori e se riescono ad ottenere una maggioranza governano.

Appunto. Invece qua governa la Magistratura a cui non è andata bene la decisione del Potere Esecutivo e ha scritto che lei ha commesso Sequestro di persona... Stavano sulla nave, erano salvi, la Diciotti dopo averli salvati, curati, sfamati li poteva riportare da dove erano partiti. Nessun sequestro, ma molto pretesto.. A me sembra un Abuso di potere da parte della Magistratura la quale, a mio modesto parere, non può in nessun caso esercitare un potere – in senso stretto – dello Stato, infatti per poter parlare tecnicamente di potere, e quindi di imperium, è necessario che esso derivi dal popolo. Invece qua la Magistratura ha deciso che lei non si poteva permettere di prendere la decisione che ha preso.

Certo non ho fatto nulla contro il mio Paese, anzi ho difeso i suoi confini da entrate clandestine. Potrei capire se avessi rubato o ammazzato, allora la Magistratura è nel suo pieno potere di chiedere la mia messa sotto accusa. Vede che faccia stranita che ho... Perché proprio non capisco...

Mai la Magistratura deve sentirsi legittimata a sostituirsi alla politica; anche di fronte a periodi di debolezza di quest’ultima, la Magistratura non deve mai indossare una veste che non sia quella che le ha ricamato su misura la Costituzione e, allo stesso tempo, mai la politica deve utilizzare la giustizia per i propri scopi. Atteggiamenti differenti hanno prodotto e continueranno a produrre gravissimi danni allo Stato di Diritto ed ai principi di libertà e democrazia.
Avv. Giuseppe Palma

https://www.fanpage.it/la-magistratura-in-italia-ordine-o-potere-considerazioni-giuridico-costituzionali-di-un-giovane-avvocato/

Matteo Renzi: cecità o arroganza?

Da: AGI
Il boom demografico dell’Africa
Parlando di immigrazione, Renzi ha sottolineato l’importanza della questione dell’esplosione demografica dell’Africa. In particolare l’ex segretario del Pd ha dichiarato: "l’Africa oggi ha un miliardo di persone e arriva nei prossimi 30 anni a due miliardi e mezzo, la Nigeria passa da 160 milioni a 450 milioni di persone nel giro di 25 anni".
Sui numeri della Nigeria, Renzi è impreciso; meno su quelli africani.

Secondo le previsioni delle Nazioni Unite (qui scaricabili), nello scenario mediano, gli abitanti dell’Africa passeranno dal miliardo e 288 milioni del 2018 a due miliardi e 440 milioni nel 2048. La soglia dei due miliardi e mezzo dovrebbe comunque essere varcata nel 2050.
Nello scenario più estremo, invece, la soglia dei due miliardi e mezzo dovrebbe essere varcata già nel 2045.
Per quanto riguarda la Nigeria, le stime dell’Onu – nello scenario mediano – prevedono che dai 196 milioni di abitanti del 2018 si arriverà nel 2043 a 356 milioni.
Nello scenario più estremo nel 2043 si arriverebbe a circa 380 milioni di abitanti. Siamo comunque molto lontani dai 450 milioni citati da Renzi, senza contare che il punto di partenza nel 2018 non è di 160 milioni ma di quasi 200 milioni di abitanti.
"Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani" questo il titolo del nuovo libro di Matteo Renzi di cui l'Agenzia Giornalistica Italiana ha riportato alcune parti commentandole.
In questa parte che riguarda la Nigeria e la sua esplosione demografica, l'AGI contesta soltanto alcuni dei dati in previsione confrontandoli con quelli delle stime ONU. Non riporta eventuali conclusioni che ne trarrebbe l'autore del libro.
Personalmente ritengo l'errore più grave commesso da Renzi la follia di aver sottoscritto con i partners europei l'impegno a far entrare ogni nave ong, barcone, nave commerciale o militare nei nostri porti a scaricare i predestinati naufraghi affidatisi alla criminalità che gestisce l'immigrazione clandestina.
Credo davvero che il suo cervello abbia avuto un guizzo di follia per aver accondisceso ad una simile condizione.
Non il referendum è stato il suo maggior errore, per me, ma questo.
Ha esposto un Paese, il suo Paese, ad una immigrazione massiccia di gente di ogni tipo, spesso mendace sulle vere ragioni della sua decisione di abbandonare il proprio Paese situato in un altro Continente. Ha speso milioni di euro dei contribuenti Italiani per sfamare, curare, pulire, mantenere per anni questa gente scaricata nel nostro suolo senza alcun ordine e titolo.
I nostri già gravosi problemi per una Società che mostra da tempo segni di degrado civile e che si regge sulle spalle dei soliti ligi al dovere, sempre più stanchi di fare la parte di "Atlante", si sono aggravati ulteriormente con innumerevoli effetti che sono sotto gli occhi di tutti, meno di coloro che si dicono di sinistra, che stanno non più dalla parte del popolo italiano, bensì lo disprezzano con sorrisetti di superiorità, appellando chi raccoglie le sue istanze in questo momento come "populista". 
Il mitico Atlante = il cittadino Italiano che paga le tasse e rispetta le regole

Evidentemente su Matteo Renzi mio marito ed io ci siamo sbagliati.
Ad esempio sulla sua Legge 107/2015 sulla Riforma della Scuola.
La lungaggine del Parlamento con gli innumerevoli emendamenti avevano portato il suo varo a ridosso dell'inizio dell'anno scolastico.
Molti lo avevano consigliato di rimandare la sua applicazione all'anno scolastico successivo, ma egli ha voluto che partisse subito senza valutare che l'elefantiaca, lenta e pasticciona macchina del Ministero della Pubblica Istruzione, a cui i governi cambiano solo la sigla lasciando il resto come è, avrebbe creato vittime, come infatti è stato.
Di queste vittime Matteo Renzi se ne è infischiato altamente in modo cinico, disinteressandosi ai contenziosi legali che ne sono scaturiti fra il MIUR e i lavoratori della Scuola, anche di fronte alla sua stessa ammissione che il CTU, nominato dal Tribunale per fare luce sulle assegnazioni delle Cattedre, ha dichiarato l'algoritmo usato per tali assegnazioni non corretto. Dopo di che il silenzio. Nessun indirizzo politico ne è scaturito per correggere gli errori, il Tribunale interessato non si sa cosa abbia fatto dopo tale perizia e il MIUR è sempre chiuso dentro la sua elefantiasi, né il governo Gentiloni, proseguimento della politica renziana, si è interessato al problema.

Al cinismo che ha dimostrato nei riguardi delle famiglie smembrate degli insegnanti sbattuti a centinaia di chilometri di distanza dalle loro case, ma senza alcun rimborso spese, fa da contrappeso la sua preoccupazione per chi si è affidato ai criminali pensando di approdare dove c'è un welfare che è costato lacrime e sangue agli italiani, che sacrificano il numero dei figli che potrebbero mettere al mondo al tentativo di dare  loro una vita migliore, mentre gli africani, pur con i lamentati stenti, copulano instancabilmente, mostrando poi bambini trascurati come mai ad un italiano si consentirebbe togliendogli nel caso i figli. Se la Nigeria contribuirà ad affollare il Pianeta non può essere un problema dell'Italia, se non sul piano meramente difensivo: chiusura dei confini e, in un nero futuro, (in tutti i sensi), forse bisognerà pensare anche ad armarsi per difendersi dall'invasione. 

Forse ora il suo cinismo gli si ritorce contro, qualora le accuse nei riguardi dei suoi genitori avessero un fondamento di realtà, giacché se è vero che la loro attività imprenditoriale è finita al centro dell'attenzione per la sua figura politica, è anche vero che in Italia non ci sono sufficienti controlli su piccole società che chiudono, lasciando creditori a piangere, per poi riaprire disinvoltamente con diversa ragione sociale e chi ha perso i propri soldi in questi giuochini deve spenderne altrettanti nel tentativo, spesso vano, di avere giustizia da processi civili lunghi e di esito incerto.



Per arrivare a colpire con un’ipoteca un’azienda che nasce e da subito evade le tasse, Agenzia delle Entrate ed Equitalia impiegano almeno 51 mesi. Per un’analoga riscossione forzosa sull’evasione dei contributi previdenziali e assicurativi, Inps, Inail ed Equitalia hanno bisogno di almeno 25 mesi.


Di troppe cose non si è preoccupato Matteo Renzi, voleva consigli da chi l'aveva votato e a cui inviava la sua settimanale Newsletter, ma non li ha ascoltati, o per cecità o, come dicevano e dicono i suoi detrattori, per arroganza. Io penso per indifferente cinismo.

domenica 17 febbraio 2019

Alcune cose dette da Amos Oz...

"La letteratura è cugina del gossip. Il gossip a sua volta è il risultato della nostra volontà di guardare dentro le finestre degli altri per sapere come vivono, cosa mangiano. La letteratura però fa un passo in più: non solo vuole vedere cosa c’è dentro la finestra altrui, ma indaga su che cosa si vede da quella finestra. La letteratura permette cioè di assumere lo sguardo altrui sul mondo. Un persona capace di vedere se stesso o l’universo con gli occhi degli altri non può essere un fanatico, perché una persona così sa che ci sono tanti modi di vedere e leggere la realtà."


Questa affermazione di Amos Oz mi ha fatto sorridere, non solo perché è quel che penso anch'io, ma perché mi ha ricordato una uguale affermazione di Dacia Maraini.
Questo mi conforta, perché una mia lettrice mi aveva fatto proprio una simile critica sul mio libro "Normalità apparente".
Inoltre vivo da 53 anni con un uomo per il quale la Letteratura deve essere per forza fantastica, mai basata sulla esperienza della realtà e dunque è il mio primo critico.
Tutti da giovanissimi abbiamo amato Salgari e Jules Verne, ma poi a me è piaciuto immergermi in altre realtà, vive e vissute da occhi diversi dai miei, e ritrovarmi in esse almeno nei sentimenti provati, sia pure in esperienze di vita diverse.
Adesso, ad esempio, sto leggendo una parte del romanzo di Oz "Una Storia di amore e di tenebra" in cui lui racconta con sottile umorismo di sé bambino.
Nonostante egli ne parli con divertito spirito critico, aspetto della realtà che mi riguarda ma che riguarda anche altri di cui narro, l'immagine del piccolo Amos mi appare come di piccola vittima dell'esagerato formalismo degli adulti, al quale viene sacrificato e a cui egli oppone, dietro un'apparente acquiescenza, un opportunismo difensivo. Così il bambino Amos per non scontentare  gli adulti li asseconda onde evitare conflitti, dimostrandosi così, ai miei occhi di lettrice, più maturo degli ignari e pretenziosi adulti preoccupati soltanto dei loro desideri, di come loro vogliono che il bambino sia, preoccupati solo delle loro aspettative e mai che si ponessero nel punto di vista dei bisogni di un bambino. Quindi, anche se lui ne sorride narrandolo, a me questi adulti appaiono ciechi e molto egoisti nei riguardi di Amos, a cominciare dai suoi genitori per finire agli amici di famiglia come la "zia" Mala infantilmente ed ottusamente convinta che lo sciroppo che lei chiama gazzosa sia nei desideri del bambino, scegliendo per lui e insistendo in totale egocentrica incomprensione perché ne beva ancora, senza percepire affatto che il bimbo ne prova uno schifo totale.
Ma Amos si industria e, per non essere scortese e ferire il fragile infantile io della creatrice di sciroppi rivoltanti, lo fa bere alle sue piante in vaso, dopo essere stato in forse se farlo bere al suo derelitto canarino in gabbia valutando, saggiamente, che forse nella piccola vaschetta del povero uccellino sarebbe stato più visibile che nella terra di un vaso.

mercoledì 13 febbraio 2019

Leggendo "Una Storia di amore e di tenebra"

Tanta, troppa gente, nel passato e nel presente e in troppi Paesi, parla di "ebrei" come se fossero una categoria di persone, categorizzando milioni di persone invece tutte diverse. Ma non solo perché italiani, o francesi, piuttosto che israeliani o statunitensi, polacchi o lituani, ma soprattutto perché persone diversissime tra loro in quanto individui!
Un esempio recente me lo suggerisce Philip Roth di cui ho scritto dopo averlo letto ed ora che sto leggendo Amos Oz.
Fra questi due uomini, di cultura ebraica, c'è un abisso immenso.
E non solo per le loro diverse esperienze di vita, bastando leggere le loro biografie, ma per il modo in cui la realtà viene interpretata dalle loro due menti, dai sentimenti che trasmettono attraverso la loro analisi della realtà.
Non c'è da stupirsi, naturalmente, dato che scrittori che vengono da una formazione e cultura cristiana sono fra loro ugualmente immensamente diversi, essendo ogni persona una cassa di risonanza della realtà specifica nella propria individualità. Ma la mia riflessione parte da questa inspiegabile e voluta categorizzazione dell' ebraismo. Amos Oz non solo non ha nulla in comune con Roth, ma di sicuro ha molto in comune con me, nata cristiano cattolica che ha elaborato la realtà oggettiva della propria esperienza fino a diventare atea e con sentimenti e visioni dell'esistenza che trovano in Oz una mente simile in alcuni passaggi. Ad esempio nella primissima infanzia, essendo il libro che sto leggendo autobiografico, in cui in età precocissima Amos pensava e rifletteva sui fatti che gli accadevano fino ad averne da adulto memoria.
Quando racconto mie esperienze in cui non potevo avere più di tre anni molti mi dicono "Non è possibile". Perché loro non hanno ricordi così precoci. Dunque, dicono "Ti sbagli, eri più grande". Ma non è così, perché posso datare quei nitidissimi ricordi per i luoghi dove sono avvenuti, luoghi dove ero solo a quella data età, poi non più.
Ma quello di cui voglio parlare, non avendo finito di leggere il libro ma stando circa alla metà, è della ferita principale della vita di Amos Klausner che si dette il nome di Oz, che in ebraico vuol dire Forza.
Non sono ancora arrivata al punto in cui, forse, darà dettagli sul suicidio di sua madre: come e in quali circostanze. Per ora sto scoprendo quello che lui scrive di aver provato subito dopo, aveva dodici anni e mezzo, e qualcosa di quello che ha provato pochi anni dopo.
Ma prima di leggere le pagine di un dolore, il solo fatto di aver appreso che la madre di questo scrittore si fosse uccisa quando lui aveva dodici anni e mezzo mi aveva fatto pensare all'immenso trauma che si spalanca dentro l'anima di un bambino lasciato solo, di colpo, dalla propria madre. Un abbandono totale, definitivo, inspiegabile. 
Lo scrittore bambino con sua madre Fania Mussmann e suo padre Yehuda Arieh Klausner

La madre se ne va volontariamente nel Nulla ed io, figlio bambino che resto da solo, non posso capire di depressione, di male psichico... Io sono, debbo essere al centro dei pensieri di mia madre, sono, debbo essere la sua ragione di vita, la cosa in assoluto più importante per lei, così, circondato e protetto dal suo amore io cresco come una piantina al sole del suo calore e all'acqua delle sue lacrime per me... Se sto male, se mi faccio male.. Lei è sempre preoccupata per me ed io sono io perché lei mi ama. Cresco sicuro di me perché c'è lei che mi ama.
Questo sono stata io bambina e questo, tenendolo ben presente dentro di me, sono stata, ho cercato di essere, per ognuno dei miei tre bambini.
Si può sbagliare, e si sbaglia, uno schiaffo, uno sculaccione, uno strillo, un rimprovero, ma mai far sentire ad un figlio che lui non è tutto per te, lui unico ed irripetibile, ciascun figlio, nessuno amato meno dell'altro, così, con l'amore, viviamo coperti come da una copertina calda in inverno.
Come deve essersi sentito il piccolo Amos, figlio unico, come sono stata anch'io, di fronte alla sparizione di sua madre per suicidio?
Non è solo l'assenza improvvisa e definitiva, ma è che quella madre non ha pensato a me andandosene, non ero io al centro del suo cuore, non sono stato io figlio il motivo sufficiente a farla stare al mondo: nudo, solo nudo al mondo deve essersi sentito Amos. Tradito anche. E in colpa. Come infatti lui scrive.
Non mi sono stupita di questo aspetto, anzi, me lo aspettavo. Sempre, quando ci viene inflitto un dolore ingiusto, ci incolpiamo attribuendo a noi stessi la colpa: "Forse ce  lo meritavamo?"
Poi c'è l'elaborazione...
Quanto deve aver sofferto il piccolo Amos per risalire dal pozzo nero in cui l'ha gettato l'abbandono volontario e definitivo di sua madre...
Non so, per mia fortuna, cosa sia la depressione, e dunque non ho il diritto di giudicare: è una malattia psichiatrica. Come si può imputare ad un malato la sua malattia? Eppure, eppure, sono sempre dalla parte di chi subisce danno e dolore in conseguenza degli atti di questi malati: per loro è più importante la loro malattia che chiunque altro. Non sono uno psichiatra, ma mi sembra che la malattia sia una fuga. Fuggire dalla realtà che non si sopporta pensando solo a sé stessi in un egocentrismo estremo. Perché, se solo l'amore per un figlio superasse ogni cosa, anche il malato potrebbe tenere conto che ogni cosa che fa nuoce a lui: al suo cucciolo. Un amore naturale, istintivo, animale dovrebbe salvare il malato psichiatrico da gesti estremi. Ma chissà, forse uno psichiatra non sarebbe d'accordo con queste mie analisi.

mercoledì 6 febbraio 2019

La Compagnia del cigno: bravi attori sprecati

Prima di scrivere le mie personali impressioni su questo sceneggiato ho voluto leggere alcune recensioni di persone, peraltro mi sembra giovani da come scrivono, su vari siti che si occupano di spettacolo. 
Ebbene ho riscontrato esattamente le mie impressioni.
Non si comprende perché gli sceneggiatori, che poi ottengono finanziamenti per costruire la loro opera, mettano in dette opere tante superficiali ed inutili scene che danno fastidio, a quanto leggo, anche ai giovani.
Inserirò in questa recensione una mia personale esperienza: mia figlia era portata sia per le arti che per la scienza e sondò diverse strade. Una di queste, non potendo accedere alla scuola di regia che avrebbe preferito, fu tentare di scrivere delle sceneggiature. Niente di meglio che imparare da chi fa lo sceneggiatore di mestiere riuscendo anche a camparci. Il padre chiese ad un noto scrittore, regista e attore, con il quale ebbe una casuale conoscenza, se poteva indirizzarla a qualche sceneggiatore introdotto nell'ambiente per imparare. Il personaggio indirizzò mia figlia ad uno sceneggiatore e gratuitamente ella provò a lavorare con lui. Dopo un po' mia figlia capì che nulla di creativo e spontaneo avrebbe mai potuto scrivere perchè con molta sincerità, quasi con umile imbarazzo, lo sceneggiatore disse che in quella sceneggiatura che stavano costruendo bisognava metterci un po' di sesso, un po' di questo e un po' di quello che andava di più in quel momento, secondo i finanziatori s'intende, per farlo piacere alla gente... Da cascare le braccia. Mia figlia ringraziò e non ci andò più.
Le recensioni dei giovani che leggo, che costituiscono la "gente" come me, invece pensano in modo molto meno banale di come si figurano coloro che gestiscono il portafogli dello spettacolo in genere. Non si comprende dunque, allora come adesso, questo manierismo nel costruire situazioni sempre poco veritiere e spontanee. In che mondo vivono coloro che finanziano queste sceneggiature? Di certo non lo stesso della maggior parte della gente. E' vero che La Compagnia del Cigno ha avuto tanti telespettatori, ma intanto perché non c'è molto da vedere la sera in TV, e poi il merito va ascritto solo ed esclusivamente agli attori.
Penso alla sorte dell'attore. Di quello bravo, che deve soggiacere a sceneggiature non sempre accettabili... Ma deve pur vivere e quello dello spettacolo è un ambiente che se dici troppi no non lavori più.
Poi ci sono i registi. Se sei fortunato e capiti con uno bravo tanto di guadagnato, ma spesso sei costretto a soggiacere ad impostazioni che magari non condividi e non sempre ti puoi permettere di obiettare.
Il posto ideale per l'attore bravo è il Teatro e i testi teatrali consolidati: Pirandello, Shakespeare, Ibsen ecc.. Lì i personaggi sono ben costruiti, leggi il testo e puoi discutere con il regista se vuoi dargli una tua personale interpretazione, si discute insieme, si crea..
Mi dispiace che attori come Alessio Boni, che ho visto in varie interpretazioni, sia stato sacrificato dentro un Maestro d'Orchestra isterico, inutilmente aggressivo.. Eppure è riuscito, nonostante la sceneggiatura e il regista, a dare un volto intenso e sofferto al personaggio.
Dispiace per Anna Valle, sicuramente meno brava come attrice di Boni, ma comunque chiusa in un personaggio che non convince, appena sussurrante, mai uno scatto d'ira, mentre a Boni è stata chiesta l'esagerazione opposta.
Ario Nikolaus Sgroi - Musicista e attore. Di lui mi ha colpito lo sguardo: bellissimo, profondo, espressivo.

Ario qualche anno fa: stesso sguardo intenso.

Poi le immancabili, imbarazzanti, scene di sesso. Ma per chi le fanno? Per i guardoni? La gente normale non ha bisogno di vedere che Boni si mette sopra Valle mimando un atto sessuale! Ci sono mille modi diversi per far capire che un uomo ed una donna che si amano fanno l'amore. Perché questa fantasia da porno film quanto più possibile esplicito? Perché costringere Anna Valle a mostrare i suoi capezzoli? E' bassa filmografia questa. Non ha senso. Persino quelle brave allieve, sembra prese dai conservatori dopo selezione, lo sceneggiatore e regista le ha costrette a mimare atti sessuali mostrando i propri seni. A che serve ai fini della storia? A quali spettatori è diretta questa roba? Se vogliono vedersi film porno non guardano una storia che vuol essere umana e di musica classica.
Peccato perché quei ragazzi sono tutti bravissimi anche come attori.
E che dire della brava (con una splendida voce) Natoli, troppo sclerotizzata in un rapporto madre-figlia innaturale, non spontaneo. E il bravissimo attore che interpreta il padre di Domenico costretto a recitare un pezzo di sceneggiatura di maniera privo di senso, imbarazzante, invitato a tavola con la Natoli...
Tutti bravi tranne la mente stupida di chi ha creato quelle scene.
Molte delle mie impressioni le ho ritrovate, come detto, nelle recensioni di persone giovani sul WEB, ad esempio su MyMovies.
Mio marito ha faticato a seguire i dialoghi innaturalmente sussurrati, a differenza degli urli imposti a Boni quando angariava i suoi studenti. Dato che ha un'età ha temuto di essere diventato sordo.. Invece altri spettatori giovani hanno denunciato questo modo di recitare il cui uso è invalso da un po' di tempo: un modo che vorrebbe forse far sembrare più spontanea la recitazione e invece, come scrive un recensore, "non parla così la gente".
Fabrizio Ferracane interpreta il padre di Domenico uno dei giovani musicisti

Anche sull'omosessualità ho letto critiche dirette e spontanee, vere.
Si esagera. Va bene che esiste ed è sempre esistita ma certo non riguarda la maggioranza della popolazione, dunque perché metterla dappertutto? Non lo scrivo io, anche se lo noto anch'io, ma dei giovani nei loro commenti. Anzi, qualcuno su La Compagnia del Cigno si è lamentato che alcune scene fossero volgari. Io non trovo questo, ma la scena in cui lo zio di Matteo cerca di nascondere le sue mutande nel divano tenendole in mano l'ho notata come esagerata. Non c'era bisogno di quelle mutande per far capire cosa stavano facendo con il suo amico quando Matteo è entrato in casa.
Insomma, peccato per gli attori, tutti bravi, anche i giovani musicisti.

lunedì 4 febbraio 2019

Tenente di Vascello Gregorio De Falco

Penso che l'Ufficiale di Marina Gregorio De Falco, dottore in Giurisprudenza, sia una di quelle persone italiane che si guadagnano quello che sono passo dopo passo, faticando sui libri, superando concorsi duri, con in più l'eterna insidia dei raccomandati in un Paese che fatica a vivere secondo le Leggi che si da, dunque, vista la corruzione delle commissioni concorsuali, chi studia e si prepara trova un ostacolo in più.

Il Tenente di Vascello Dott. Gregorio De Falco saluta militarmente


Quella sera del ridicolo, assurdo e tragico naufragio della Concordia De Falco, l'ha detto ieri nell'intervista rilasciata alla giornalista Annunziata, nemmeno aveva sotto la sua giurisdizione l'Isola del Giglio, ma quando uno dei suoi ragazzi gli ha fatto notare la lentezza con cui si muoveva un puntolino sullo schermo di controllo, troppo vicino alla costa, ha agito perché, come ha detto oggi, "qualcuno doveva pur farlo": evidentemente da quel punto di osservazione sono stati gli unici ad accorgersi del disastro che Schettino stava provocando.
Da lì, dal fare anche oltre il suo dovere, De Falco è diventato famoso. Ma mal gliene incolse, perché questo è un Paese in cui nessuno vuole prendersi responsabilità, onori si, ma responsabilità è meglio di no e il disastro della Concordia ha svelato varie carenze in Istituzioni che avevano la responsabilità di non consentire "inchini" invece tollerati...
Così De Falco invece di essere premiato è stato mandato a fare un lavoro dietro una scrivania e tolto dalle mansioni operative.
Ha fatto ricorso, il ricorso non è stato accolto, ma comunque lo hanno tolto da quel ruolo e inviato in un comando della Marina Militare.
Tutto questo subbuglio nella sua vita precisa e corretta deve aver giocato un qualche ruolo nella sua scelta di accettare l'offerta del M5S di entrare in politica: sperava di dare un buon apporto, avendo subito un'ingiustizia...
Ma l'illusione di poterlo dare è durata poco: è stato espulso dal M5S per non aver seguito l'ordine di scuderia.
Ora l'ordine di scuderia debbono seguirlo tutti gli eletti di tutti i partiti, anche se la Costituzione Italiana ha lasciato libertà di scelta con quella frase "senza vincolo di mandato", che nei fatti per molti diventa cambio di casacca, se fa comodo, e basta, ma guai ad applicarlo veramente, si finisce come Gregorio De Falco, espulso anche se figura di indubbio prestigio; meglio tenersi l'autotrasportatore  frascatano che dichiarava zero reddito, lui si che è un degno senatore a 5S!
Oggi ho ascoltato attentamente il suo punto di vista di uomo di mare sulle discusse (non da me, anzi!) scelte del Ministro dell'Interno Matteo Salvini per fermare gli sbarchi continui provenienti dai più disparati Paesi del Continente africano.
Egli è preparato nella sua materia e quello che ha detto va rispettato. In materia di naufraghi ha detto come stanno le cose dal punto di vista delle Convenzioni sulle quali, egli ha detto, non si può imporre alcuna legiferazione.
Mentre parlava delle regole sull'indubbia imposizione a tirare in barca o nave dei naufraghi e che quindi la Sea Watch non poteva fare altrimenti, mio marito, che sedeva accanto a me, ha espresso a voce alta quello che era anche il mio logico pensiero: "Sì, va bene, ma perché poi portarli fino qua in Sicilia?" 
Già, Senatore De Falco non più a 5S ma nel Gruppo Misto, non ha riflettuto che forse il porto sicuro Sicilia era un po' lontano dal luogo del naufragio?
Non si accorge, nonostante tutte le giuste regole che lei ha ricordato, che c'è una stranezza in tutti questi salvataggi di naufragi organizzati da criminali ed è la prua sempre verso la Sicilia?
Lei ha ricordato le regole dei naufragi e lei, oltre le Convenzioni, conosce inevitabilmente il Codice Italiano di Navigazione là dove parla dei naufragi:
Art. 491 - Indennità e compenso per assistenza o salvataggio di nave o di aeromobile

L’assistenza e il salvataggio di nave o di aeromobile, che non siano effettuati contro il rifiuto espresso e raGionevole deL comandante, danno diritto, entro i limiti del valore dei beni Assistiti o salvati, al risarcimento dei dannI subiti e al rimborso delle spese incontrate, nonché, ove abbiano conseguito un risultato anche parzialmente utile, a un compenso.

Il compenso è stabilito in ragione del successo ottenuto, dei rischi corsi dalla nave soccorritrice, degli sforzi compiuti e del tempo impiegato, delle spese generali dell’impresa se la nave è armata ed equipaggiata allo scopo di prestare soccorso; nonché del pericolo in cui versavano i beni assistiti o salvati e del valore dei medesimi.

Comunque anche nella Convenzione SAR è scritto MOMENTANEAMENTE: i naufraghi vengono scaricati nel primo porto sicuro (che nel caso Italia chissà perché è sempre il nostro) momentaneamente.
Però in Italia quel momentaneamente non viene rispettato e i naufraghi diventano stanziali in centri di accoglienza mantenuti dai contribuenti italiani.
Questo DEVE finire e il Ministro Matteo Salvini ha ragione e l'avrà anche se smette di fare il Ministro in questo governo. Ci saranno altri governi e gli italiani si pronunceranno se va bene loro questa imposizione, che limita la libertà di autodeterminazione del Paese, o se va bene la linea intrapresa con mille difficoltà da Matteo Salvini.
Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio marittimo, adottata ad Amburgo nel 1979 (SAR) Search and Rescue 

 Il paragrafo 3.1.9 SAR sancisce che l’obbligo dello Stato responsabile della


zona in cui viene prestato il soccorso non è necessariamente quello di accogliere le navi nei propri porti quanto di coordinare le operazioni e cooperare affinchè la nave che ha garantito il primo soccorso possa approdare in un luogo sicuro dove far sbarcare momentaneamente i passeggeri.

venerdì 1 febbraio 2019

Racconti lunghi e brevi di persone vere. "Il Maestro"

"Il Maestro"


La porta si aprì e mio padre apparve sulla soglia sorridente accompagnato dall'ennesimo sconosciuto.
Il suo carattere aperto al prossimo, per cui nutriva un affettuoso interesse, lo induceva ad interessarsi ai personaggi più disparati: non importa se fossero gli ultimi nella scala sociale, poteva essere anche colui che dagli altri era considerato lo scemo del villaggio, quello che amava in ciascuno e che sapeva cogliere era la specificità di ciascuno, l'umanità.
Si irrigidiva e giudicava i comportamenti falsi o immorali, oppure egoisti e irresponsabili, insomma tutti quelli che portavano danno agli altri, e allora non era affatto amichevole con costoro, ma la sua bonomia spariva lasciando il posto ad una seria e critica distanza.
La persona che recava in casa quel giorno era un omino all'apparenza più giovane di lui, sorridente.
"Lui è un maestro! Vedrai come è bravo." Mi disse presentandomelo.
Lo fece accomodare nella nostra piccola sala da pranzo e mia madre gli offrì qualcosa.
Non so dove mio padre l'avesse conosciuto: forse nella rosticceria del "Sor Achille", dove si vedeva con alcuni suoi conoscenti nelle ore libere dal lavoro, forse qualcuno glielo aveva presentato.
Il maestro aveva un'aria di persona dignitosamente vestita, modi semplici ed educati.
Subito si interessò a me e alle mie difficoltà con l'aritmetica.
Ero arrivato alla quinta elementare senza sapere ancora le tabelline.
"Lui ha brevettato un modo per imparare le tabelline giocando." Lo vantò mio padre sorridendo.
Il maestro tirò fuori quello che sembrava un normale mazzo di carte da gioco italiane, ma che si rivelò qualcosa di molto diverso. Sorridendo e giocando con me mi illustrava come imparare la tabellina. Non so dirvi come fu e quale era il metodo da lui inventato, né cosa avessero di diverso quelle carte da lui brevettate dalle carte con cui giocavo a "ruba mazzo" o ad "asso piglia tutto", so che, dopo aver giocato con lui che come un prestidigiatore mi insegnava con quel metodo la tabellina, io sapevo tutta la tabellina e non la dimenticai più.
Era riuscito, con il sorriso e nello spazio di mezz'ora, ad ottenere da me quello che le maestre, che si erano succedute nei cinque anni delle scuole elementari, non erano riuscite ad insegnarmi.
Ero stupefatto. Quel maestro mi aveva conquistato.
"Purtroppo, - disse mio padre con dispiaciuta ammirazione - lui non può insegnare nella scuola pubblica, perché ha superato l'età massima per partecipare al concorso pubblico."
Il maestro ascoltava serio quello che mio padre mi diceva.
Ero in quell'età in cui ogni adulto ti sembra una persona grande e senza età, con una distinzione per gli adulti molto giovani o per i vecchi già con le rughe... Dunque accettai quello che mio padre diceva senza farmi tante domande sull'età del maestro che, forse, aveva superato i 40 anni che la legge metteva allora come limite per accedere ai pubblici concorsi.
Egli aveva un viso buono: somigliava vagamente all'attuale Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, un misto di candore e di mansueta simpatia nell'espressione.

Egli mi indicò oltre il vetro della grande finestra, eravamo al quinto piano di un palazzo del centro, delle nuvole gonfie e bianche che si stagliavano nel cielo azzurro: "Guarda quella nuvola - mi disse - cosa ti sembra?"
La guardai e lui continuò: "Non ti sembra un elefante? Vedi? Ha la proboscide.. e le orecchione.. Con la fantasia, se le guardi bene, potrai trovare in ognuna una figura che ricorda qualcosa.."
"E' vero! - Dissi ravvisando proprio un elefante nella prima nuvola che mi indicava.
"Vedi? - Sorrise lui gentile. - "Ora già ha cambiato forma e non puoi più ravvisare in essa un elefante.. Ma in ciascuna nuvola, se guardi bene, potrai ravvisare una forma che ti ricorda qualcosa."
Il maestro se ne andò ed io non lo incontrai mai più, ma aveva lasciato in me un ricordo bello ed indelebile. In così poco tempo aveva catturato la mia indolente attenzione di bambino, mi aveva insegnato finalmente la tabellina ed aveva stimolato la mia fantasia.
Chiesi a mio padre di lui, in seguito; lui lo incontrava ancora di tanto in tanto nei tavoli esterni della rosticceria del Sor Achille, dove si sedevano vari amici e conoscenti a chiacchierare sotto i grandi platani, al riparo di siepi cresciute in cassette sorrette da portavasi in ferro battuto.
Peccato che non potesse insegnare nella Scuola pubblica lui che aveva quel dono.. Mi dispiacque davvero e chiesi a mio padre se poteva farlo almeno nella scuola privata: "Il diploma magistrale ce l'ha.. Certo in qualche modo dovrà pur vivere." Mi rispose serio.
Cominciai a distinguere qualcosa di quello che avrei scoperto a poco a poco vivendo: pensavo alla maestra Mencarelli che teneva una bacchetta lunga di legno sulla cattedra, con la quale ci picchiava sul palmo delle mani se solo ci giravamo a guardare fuori dalla finestra dell'aula un elicottero che volava basso: "Porgi la mano!" Diceva con voce acuta e puntigliosa e noi paurosi allungavamo il palmo alla punizione con timore..
Ogni fantasia veniva repressa. Era la Scuola Elementare dell'Italia negli anni 1950 ed oltre. 

mercoledì 30 gennaio 2019

Riflessioni sul caso Marco Vannini

Rita Coltellese *** Scrivere: Marco Vannini come la Concordia

Già all'epoca dei fatti scrissi quanto sopra si può leggere cliccando sul link.
Oggi, alla luce dello sdegno nazionale di fronte ad una sentenza di Appello che riduce questa tragedia ad un Omicidio Colposo, meritevole solo di una pena di anni 5 per l'assassino e anni 3 per i suoi fiancheggiatori per aver omesso il soccorso immediato, che avrebbe potuto essere risolutivo per salvare la vita del giovane, faccio le seguenti riflessioni:
L'omicidio colposo è il reato consistente nella soppressione di una vita umana ad opera di una persona in conseguenza di un fatto a lei imputabile, ma compiuto senza intenzionalità. L'assenza dell'intenzionalità lo distingue dall'omicidio doloso o volontario.

Ora l'assassino di Marco Vannini leggo che era stato processato in Assise con il capo di imputazione di Omicidio volontario con dolo eventuale.
Evidentemente hanno accertato che NON c'è stata VOLONTARIETA' nello sparare al fidanzato di sua figlia, dunque il capo di imputazione per il quale è stato processato in Assise non era quello giusto.
Secondo la definizione sopra riportata di Omicidio Colposo dunque sembrerebbe giusta la diversa imputazione, in quanto la morte di Marco sarebbe stata provocata senza intenzionalità.
Ma in giurisprudenza i particolari fanno la differenza nel giudicare secondo il capo d'imputazione scelto.
Non i giustizialisti da tastiera, come qualche giornalista ha scritto, ma tutti gli uomini di buonsenso si chiedono come i giudici, pur cambiando il capo di imputazione, abbiano potuto ignorare una quantità enorme di particolari che rendono il capo di imputazione nella sua forma più grave in assoluto.
1 - Un militare, che usi abitualmente l'arma datagli in dotazione, o non la usi, è comunque addestrato ad usarla.
2 - L'imprudenza di prenderla per mostrarla senza accertarsi che ci fosse il colpo in canna, come c'era, deve far riflettere sul fatto che, se ha dichiarato di svolgere funzioni quotidiane nel suo lavoro che non richiedevano l'uso dell'arma, come mai c'era un colpo pronto in canna? 
3 - Questi aspetti riportati nel punto 1 e nel punto 2 non costituiscono aggravante nell' Omicidio Colposo come costituiscono aggravanti l'eccesso di velocità nella guida, ad esempio, nella NON intenzionalità di uccidere quando però si uccide? L'auto usata pericolosamente come arma tiene conto del rischio di uccidere come la pistola maneggiata irresponsabilmente costituisce un consapevole rischio di nuocere, sia pure senza intenzionalità.
4 - Lo sparo in sé non ha ucciso all'istante Marco, ancora non c'è né Omicidio Volontario, né Omicidio Preterintenzonale, né Omicidio Colposo per i giudici. Marco è vivo, ferito, urla, si lamenta e il NON ancora assassino può e deve soccorrerlo, ben consapevole, essendo cosciente di averlo ferito, che può rimediare al suo errore NON intenzionale. Ma non solo non lo fa, ma aspetta cercando di costruire una improbabile messa in scena coadiuvato da tutti i presenti:
a) fortemente improbabile che Marco si facesse il bagno nudo in vasca con la porta aperta in casa della fidanzata, in presenza del padre, per qualsiasi normalità comportamentale non è plausibile, eventualità comunque esclusa dai suoi stessi genitori;
b) plausibilmente, dato che è stato accertato che ha perso almeno 2 litri di sangue nel tempo che l'hanno lasciato agonizzare senza soccorrerlo, è stato messo nella vasca da bagno di peso per lavarlo del sangue che perdeva abbondantemente (il polmone è fortemente irrorato e il proiettile da sotto l'ascella aveva colpito il polmone), tale ricostruzione combacia con la sparizione della maglietta che il giovane indossava e con l'uscita mai spiegata, ma accertata da testimoni che li hanno visti, del figlio dell'assassino con la fidanzata visti correre affannati (forse alla ricerca di un cassonetto dove gettare la maglia per nascondere il foro del proiettile, negato assurdamente fino all'ultimo addebitando il foro ad un pettine a punta);
c) non soccorrere una persona colpita da un proiettile, sanguinante, urlante aiuto equivale ad un reato di Omicidio Colposo? Dal Codice in questa fase del delitto sembrerebbe di no, perché qui c'è l'intenzione che si estrinseca nel non agire per salvare la vita ad una persona che di conseguenza muore e il reato da Lesioni gravissime diventa Assassinio;
d) secondo i giudici questa parte fondamentale del delitto si può ascrivere nell'Omicidio Colposo o nel Volontario? E l'aver tentato fino all'ultimo di nascondere la realtà dei fatti tentando addirittura di indurre un Pubblico Ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, il Medico del tardivo Pronto Soccorso, a scrivere il falso sul Verbale di Pronto Soccorso costituisce reato? Nemmeno aggravante della condotta dell'Omicida colposo secondo loro?
Non sono laureata in Giurisprudenza ma un poco di studio e di logica mi fanno pensare che in questo Giudizio di Appello non si sono considerati dei pezzi fondamentali della tragica morte di Marco, proprio sul piano della stessa giurisprudenza.
Marco non è morto sul colpo, Marco è morto dopo e la condotta successiva allo sparo non è colposa, è intenzionale ed è per quella condotta intenzionale e omissiva, con l'aggravante di alterare il luogo e le circostanze in cui è avvenuto il delitto, che Marco è morto! 

Marco vivo e felice con la sua mamma

Nota a margine sui motivi che hanno indotto l'uomo che ha commesso il delitto di Lesioni gravissime a diventare un Assassino: nascondere il fatto per non perdere il posto di lavoro.
Motivo ignobile e vile per chiunque si fosse sottratto alle sue responsabilità facendo così morire un giovane, ospite in casa sua, che fa pensare che quest'uomo non è degno di portare alcuna divisa vista la viltà del suo agire. 

Ho un dubbio...

Ho un dubbio...
Ma se uno si piazza davanti al cancello di casa mia pretendendo di entrare perché ritiene sia un suo diritto, e rimane lì per giorni e giorni, al freddo, sotto la pioggia, finché non arrivano i giornalisti a riprendere il triste caso, poi arrivano i rappresentanti di varie Associazioni Umanitarie (senza fini di lucro per carità!), e tutti dicono che sono disumana a non farlo entrare, additandomi al pubblico ludibrio... Cosa devo fare secondo voi? Devo cedere? Devo farlo entrare senza nemmeno sapere chi sia, dargli un letto, da mangiare, chiamare un medico per visitarlo visto che dice di essere persona cresciuta in mezzo alle guerre, poi torturata e maltrattata, dunque sicuramente non in buona salute? Poi debbo pagargli anche le medicine, si intende.
Mi sorge un dubbio: se non lo faccio sono perseguibile?