sabato 27 novembre 2021
Per ridere un po': Le comiche: "Chiudiamo, apriamo. Chiudiamo, apriamo? Boh?"
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
venerdì 12 novembre 2021
ENEL Servizio Elettrico Nazionale - Servizio di Maggior Tutela - Leggere la bolletta
Fate attenzione alla vostra Bolletta Elettrica.
La fiducia che avevamo quali utenti degli Enti Statali o che agiscono in Concessione dallo Stato non ha più motivo di essere.
Accadono strane cose e questo nonostante la APERTURA DEL MERCATO, anzi, forse proprio per questo.
Partiamo dalla mia ultima bolletta elettrica: bimestre OTTOBRE-NOVEMBRE che ho pubblicato qui e su facebook.
Prima nelle innumerevoli pagine di tale DOCUMENTO appariva il costo per KWh. Ora lo cerco nelle n. 6 pagine senza trovare quello che per l'utente è l'ESSENZIALE.
Telefono al n. verde 800900800 e alle h. 17:25 circa di oggi 12 novembre 2021 mi risponde una voce gentile di tale Francesca.
Da lei apprendo che non posso trovare in quelle n. 6 pagine il costo orario dei KW PERCHE' NON C'E'! Verificati i miei dati fiscali ed anagrafici può dirmi il segreto: fino a settembre in fascia 1 (F1) che va dalle h. 08:00 alle h. 19:00 pagavo euro 0,089 per 1 KWh e in fascia 2 (F2) h. 19:00-20:00 e festivi euro 0.075 per 1 KWh.
Ma ad ottobre c'è stato un aumento, ovviamente deciso dal governo, che vedrò nella prossima bolletta: F1 euro 0,21/KWh e F2 euro 0,19/KWh, ma l'Aurorità per l'Energia, ARERA, per alleggerire la botta ha deciso che non ci saranno in bolletta gli ONERI DI SISTEMA.
Ma questa rompicoglioni che scrive ha fatto un altro appunto chiedendo lumi che la gentile operatrice Francesca non ha saputo chiarire:
1) Perché io ho l'ACCISA e una mia amica che vive in Liguria ed ha identico gestore ed identico contratto NON l'ha in bolletta? L'operatrice mi ha lasciato in attesa per informarsi, ma ha detto che poteva solo segnalare la cosa NON CONOSCENDO IL CRITERIO CON CUI L'ACCISA VIENE INSERITA IN BOLLETTA.
MA UN CRITERIO DEVE ESSERCI, NON POSSONO INSERIRLA A PIACERE, A VOLTE SI, A VOLTE NO, NEL LAZIO SI IN LIGURIA NO.
2) l'ALTRO APPUNTO A CUI LA DOLCE FRANCESCA NON HA SAPUTO DARE RISPOSTA (ed è ovvio perché non lo decide certo l'impiegata dell'ENEL!) è: perché l'ACCISA che è un'imposta costituisce imponibile della tassa chiamata IVA?
L'impiegata non era in grado di rispondere perché si applica l'IVA del 10% anche sull'importo dell'IMPOSTA chiamata ACCISA.
Forse perché l'ACCISA È un'imposta che grava sulla quantità dei beni prodotti, a differenza dell'IVA che incide sul valore?
Ma è in ogni modo un sistema impositivo iniquo quanto non limpido per il cittadino utente che deve valutare, SE VERAMENTE LIBERO DI FARLO, quale gestore è più conveniente nel MERCATO LIBERO!
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 7 novembre 2021
Per ridere un po': Le comiche: "Incomprensione"
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| "Incomprensione" |
Poretta Demente: "Tutta la vita no, perché j'a pure menato, poi s'è arreso."
Nullo Strano (alias Clemente Demente): "Ma puro io co' quei du' sordi che piglio da' reversibilità de Squily Brata (alias Schizzosa Invidiosa) m'è aumentata l'aliquota IRPEF e mo' pago de' più." (Sorride parlando al telefono).
Poretta Demente Husband: "Si, va be', però solo pochi giorni eh?"
Poretta Demente: "Nun te preoccupà, tanto nun po' sta tanto perché se scotta. Je devo sempre mette a crema, è così bianco!"
Poretta Demente Husband: "Ah beh certo! E poi non può lasciare troppo la "villa prestigiosa"... Che non si vende.. e la sta a fa' diventà la casa del buiaccaro."
Poretta Demente: "Prestigiosa non è mai stata: è quella matta de mi' sorella, che ha preso da mamma, che ha fatto fa l'annuncio così pe' qua' bagnarola de piscina che c'hai interrato tu.. Meno male che quello dell'Immobiliare j'ha suggerito de' non mette la foto del terrazzo abusivo che manco se po' sanà... L'urtima pazzia de' mi madre fori da ogni condono.. A meno che non ne faranno n'artro... Ma n'tanto stamo così.. Che nemmeno se potrebbe rogità co' l'abuso.."
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
sabato 6 novembre 2021
Novella pubblicata nella Raccolta "Mostri e ritratti" - La Giudìa
LA "GIUDIA"
"Pare na' "giudìa", è vero?" E fece la sua risatella fra il disarmante ed il cattivello.
Mia nonna era una vecchietta rinsecchita che vestiva ancora alla "paesana": con il fazzolettone ed il grembiule. Faceva la svanita quando le faceva comodo ma, ogni tanto, se ne usciva con qualche piccola malignità su qualcuno ed allora ti accorgevi che non era la vecchina innocua che voleva apparire.
La "giudìa" era la mia migliore amica di allora ed era una bella ragazzona mora di carnagione che nei tratti, evidentemente, a mia nonna richiamava la "facies" ebraica ed antichi, da me insospettati, pregiudizi la inducevano a chiamarla con quel termine fra il popolano ed il dispregiativo. La mia amica si chiamava Pamela e confesso che non sono in grado di distinguere "facies" particolari nei miei connazionali di cultura o religione ebraica. Pamela, comunque, era di cultura e religione cattolica.
Non è casuale per me scrivere cultura o religione, invece di cultura e religione: perché una persona può ricevere un tipo di educazione religiosa che rimarrà comunque nel suo bagaglio culturale, ma non necessariamente professerà in seguito quella religione, magari perché il suo pensiero si evolverà in modo diverso dalle sue radici. Dire, dunque, che Pamela era di cultura e religione cattolica, significa che era credente secondo i canoni di quella religione.
Pamela era alta, imponente e, per il gusto antico, una bella ragazza. Dietro la sua aria scanzonata ed indisponente si nascondevano un'insicurezza quasi patologica ed una confusione di idee che ancora dura.
Ci eravamo conosciute in classe, banalmente. Lei era arrogante, non le andava di studiare e passava il tempo ad irridere gli altri con una ragazza con la quale aveva subito legato: Miranda. Le ritenevo due sceme e mi erano francamente antipatiche. Non mi è mai piaciuta la gente che trae il suo divertimento dal dileggio degli altri. Si divertivano a fare scherzi sciocchi del tipo "attaccare la gomma da masticare sul bavero del cappotto di una compagna", oppure "staccare il soprabito di qualcuno dall'attaccapanni e gettarlo in terra".
Non gradivo i loro stupidi scherzi, ma la mia aria seria ed indispettita le divertiva ancora di più.
L'anno scolastico seguente ci fu una ridistribuzione delle sezioni: Pamela, io e poche altre, fra cui non c'era Miranda, fummo messe in una sezione diversa, mentre il grosso della nostra classe rimase in sezione "N".
Per caso finimmo per metterci nello stesso banco, giacché eravamo le uniche rimaste da sole e nessuna di noi voleva mettersi in un banco con una "nuova". Scoprii così che era una comica irresistibile: durante le lezioni si nascondeva dietro le compagne, eravamo all'ultimo banco, e diceva cose esilaranti che mi facevano ridere mio malgrado. Per questa ragione fui ripresa più volte dagli insegnanti ed, in generale, la mia condotta ne risentì. Però avevo bisogno di allegria, a casa mia non ne avevo molta, e lei me la dava.
Cominciammo a frequentarci anche fuori dalla scuola. Andavo a casa sua a studiare o lei veniva a casa mia. In realtà con Pamela era difficile studiare, non le andava e trovava mille scuse per distrarsi e continuare a scherzare ed a divagare.
La sua casa si trovava in un quartiere borghese medio alto, a mezza costa di uno dei colli della città. Era una bella casa, grande e ben arredata. Sua madre era una sorridente signora, tonda come una palla, che fumava molto e cucinava molto bene. Il padre era un distinto ed enigmatico signore: parlava a voce bassa ed era molto gentile. Il suo unico fratello, più piccolo di lei di un paio d'anni, era un ragazzo un po’ viziato, buono, ma un po’ troppo sicuro di sé ed irriverente.
Devo dire che, dopo aver visto la sua casa, avevo avuto un poco di vergogna ad invitarla a casa mia.
La mia casa era di tutt'altro tenore: niente salone, né doppi servizi, né accurate rifiniture; la mia era una piccola casa piccolo borghese. Siccome non l'invitavo, un giorno venne lei, spontaneamente: così ruppe i miei indugi.
Pamela aveva un gran bisogno d'amicizia e d'affetto. Univa, però, ad una calda umanità, un comportamento strano e difficile da accettare. Diceva cose inaccettabili con innocente e provocatoria arroganza e non si sapeva se bisognava riderne, tanto apparivano assurde, o arrabbiarsi.
Il mondo per lei era diviso in classi sociali a seconda del livello culturale e delle possibilità economiche. Eravamo negli anni 1964, 1965, e l'Italia aveva lasciato il classismo insieme al fascismo, idee così facevano solo ridere, soprattutto se le differenze di classe erano attribuite sulla base di diversità minime, quali ad esempio avere una laurea o non averla, avere un diploma o aver studiato solo fino alla licenza media, essere un impiegato di "gruppo B" rispetto ad uno di "gruppo C" e così via.
Pamela si mostrava sprezzante verso un giovane, che pure le piaceva tanto, definendolo "il figlio della sarta e del falegname", anche se questo ragazzo, che studiava nella nostra stessa scuola, era benestante proprio grazie al lavoro dei due bravi artigiani che erano i suoi genitori. "Il figlio della sarta e del falegname" non era attratto da lei, era incuriosito, piuttosto, dai suoi modi originali. Il suo fare irridente e, apparentemente, anticonformista, lo divertiva, la sua corte lo lusingava. E sì, perché Pamela, quando un ragazzo le piaceva, lo corteggiava.
Io le dicevo che era matta e ridevo della sua incoscienza.
Però, prendendola un po’ più sul serio, trovavo che non aveva dignità. Va bene che faceva tutto per scherzo, ma perseguiva il suo scopo con fatti concreti: telefonate continue, richieste di uscire insieme, atteggiamenti e discorsi spregiudicati. Paolo, così si chiamava il nostro compagno di scuola, non si tirava indietro; il suo atteggiamento era quello divertito di chi si dice:" Vediamo questa che vuole e dove vuole arrivare." Ma Pamela lo sapeva dove voleva arrivare e, soprattutto, cosa voleva veramente?
La sua contraddizione era evidente: da una parte faceva tutto con estrema leggerezza, come di chi non gliene importa niente, dall'altra si scopriva poi che soffriva come chi si era illuso di poter avere in cambio amore vero.
Da una parte disprezzava Paolo catalogandolo come appartenente ad una classe sociale inferiore, dall'altra gli correva dietro pur sapendolo fidanzato ufficialmente con una nostra compagna di classe che era anche sua amica.
"Ma se è fidanzato perché gli corri dietro? Non pensi a Lia che è tua amica? Non è leale e, scusami, nemmeno dignitoso, perché lui è impegnato e poi tu sei donna e lui uomo." Le dicevo, cercando di impostare un discorso serio, nonostante il suo sorriso fra il sarcastico e l'ironico.
"Io gli piaccio, se no non ci starebbe." Mi rispondeva con un sorriso di sfida.
"Un maschio ci sta sempre, ma come pensi che ti consideri?"
Le dava appuntamenti che poi non rispettava: ero scandalizzata dalla sua assoluta mancanza di amor proprio.
"Se vuoi che gli altri ti diano valore devi dartelo tu per prima, lo capisci?"
*****
Non so fino a che punto spinse i suoi rapporti con Paolo, di certo, almeno una volta, ebbero contatti molto intimi, ma lui non lasciò mai la fidanzata, si limitò a stare al gioco.
Tutto in Pamela era così: lei disprezzava l'oggetto dei suoi interessi o desideri, però si buttava nel rapporto umiliandosi con l'aria di divertirsi un mondo.
Scoprii molto presto che era tutta una difesa, inutile per altro, perché soffriva e perdeva, sempre. Non riusciva ad avere né orgoglio, né dignità, né amor proprio. Cercava di supplire a questo inalberando un'arroganza irridente e, a volte, persino villana, una spregiudicatezza che nel profondo di sé non esisteva affatto, anzi era affetta da sensi di colpa e vergogne incredibili per non essere, da tempo, più vergine.
Aveva buttato via sé stessa con un tale che non l'aveva mai amata, né rispettata e glielo aveva sempre detto francamente.
Barava con sé stessa dunque, perché aveva paura di affrontare la realtà, come molti. Aveva paura di dirsi: "Non mi ha amato il primo ed io sono stata stupida a continuare a rincorrere chi non m'ama." Le era mancata la forza di carattere per imporsi di stare sola, ad attendere qualcosa di dignitoso che avrebbe potuto anche non arrivare mai. A nulla valeva sminuire gli oggetti dei suoi desideri deridendoli o disprezzandoli quando, umiliandosi per essi, si poneva al disotto, finendo, nell'intimo, per scendere a livelli di disistima di sé che le provocavano un'insanabile insicurezza.
Ma perché affrontava la realtà a quel modo? Forse, come sempre, la risposta, oltre che in lei, in come era costruita, era anche nella sua famiglia, nei rapporti fra i genitori e fra lei e questi ultimi.
Frequentandola scoprii che anche su questi rapporti Pamela aveva mentito a sé stessa ed agli altri, cercando di modificare, con una realtà di fantasia, la realtà che non le piaceva e che temeva di affrontare.
Dei suoi genitori diceva: "Il sabato sera escono, vanno a far visita ad amici, giocano a carte, stanno sempre insieme."
In realtà la madre, sempre sorridente e gentile con me, via via che si entrava in confidenza, si lasciava sfuggire frasi pungenti, a volte addirittura acide, all'indirizzo del marito.
Passava il tempo e mi resi conto che quell'atteggiamento era costante e non frutto di un momento di lite o di tensione fra i coniugi. Da alcune frasi mi resi conto che la frattura era antica, cronica ed insanabile. Il padre, un vero signore, gentilissimo, era distaccato, ironico, indifferente alla moglie. Notai che non la conduceva mai con sé nei frequenti viaggi di lavoro che faceva.
Una volta mi stava mostrando delle foto di un suo recente viaggio a Vienna e gliene sfuggì una che forse pensava di aver già tolta dal mazzo: c'era una donna bionda, con un gran petto, a riempire il panorama. Più che la foto in sé, poteva essere una collega o chiunque altro, fu la sua reazione ad insospettirmi: tolse via la foto in fretta, senza lasciarmi il tempo di vederla meglio come le altre.
Ingenuamente parlai di questo episodio con Pamela e lei, con gli occhi feriti da una rivelazione non tanto ignota, ma inalberando, sia pure forzatamente, uno dei suoi sfrontati sorrisi, chiamò in causa il fratello, con mio grande disappunto. Pensandoci, in seguito, capii che anche quella era stata una manovra difensiva. Non sapendo assolutamente affrontare la realtà già nota, chiamò il fratello come per sfrontato gioco, per metterlo fra sé e la realtà che l'inconsapevole amica le gettava addosso. Non sapendo, in quella circostanza, come sfuggirla ancora ignorandola, camuffandola, tentò una strenua, goffa, penosa difesa, tirando in mezzo il fratello adolescente:
"Sai che papà a Vienna era con una donna? Fatti mostrare la foto!" Il fratello non rideva come lei ma, ferito da un'uguale situazione familiare, aiutato da un carattere arrogante e dall'incoscienza dell'età, andò dritto dal padre. Io ero costernata: tutto ciò mi qualificava come spia agli occhi del gentile signore e mentre ero ospite in casa loro. Non avrei mai immaginato che la mia amica mi esponesse così: pensavo di poter contare su una complice ed amichevole confidenza. Invece, visto che mi ero permessa di schiudere il tappo della fogna e di sentirne, per un attimo, il fetore, la mia amica mi puniva in modo sado-masochista.
Questa componente del suo carattere, sadismo e masochismo insieme, sarà presente in tutti i suoi rapporti umani, in particolare con l'uomo che poi sposerà, portandola al fallimento di tutti i suoi rapporti affettivi.
Con "fair-play" tutto inglese, il padre "dribblò" la spedizione del figlio sedicenne mostrandogli un'altra foto e dicendo che, probabilmente, io avevo visto male. Il ragazzino tornò rassicurato. Pamela, visto che il tappo era stato rimesso al suo posto, sogghignò sfottendomi:"Ah! Ah! Ah! Adesso mio padre penserà che sei una spia! Ah! Ah! Ah!" Ero umiliata e mortificata: la mia totale inesperienza sul peggio della vita mi aveva portato ad espormi dentro una situazione familiare piena di veleni.
Quest'episodio arrivò anche alla madre: e qui Pamela non riuscì a mettere il tappo. La signora, nonostante la sua aria tonda e rassicurante, smesso il bel sorriso, fumando nervosamente, disse qualcosa in più su suo marito, rispetto al solito, che mi svelò che lei era amara e nervosa perché da anni sapeva di venire sistematicamente tradita.
Perché Pamela costruiva, invece, un idillio fantastico fra i genitori?
Fra i due chi sbagliava era il padre, eppure lei lo prediligeva. Dimostrava questa scelta abbracciando ciecamente tutte le sue idee classiste, ed i relativi complessi di inferiorità nei riguardi di chi, a torto o a ragione, riteneva essere di classe sociale superiore. Mostrava verso la madre, che non aveva un diploma come suo padre, un sottile disprezzo. Non voleva essere come lei, una delle tante donne oneste e cornute; tentava, allora, di comportarsi in modo spregiudicato, pensando così di sfuggire a quel destino; entrando, invece, in contrasto con sé stessa, con la sua natura che era onesta, di qui i complessi perché non era più vergine.
*****
Aveva idealizzato il ragazzo a cui aveva regalato la sua innocenza perché figlio di un professore universitario, direttore di un istituto di ricerca, e con lui aveva idealizzato anche la sorella, che era sua amica.
"Non mi pare una persona perbene uno che si approfitta di una ragazza che è innamorata di lui per usarla come donna da letto! Doveva rispettare un sentimento che non si sentiva di contraccambiare! Invece, prima fa i suoi comodi, poi ti fa anche le prediche, per di più! Ma ti rendi conto che è un ipocrita ed un vigliacco?" Le dicevo senza mezzi termini, proprio perché ero un'amica vera.
Lei sorrideva con una smorfia, sapeva che quella era la verità, ma non riusciva a modificare in niente il suo giudizio su quella persona.
"Cosa fà?! Il "boy-scout"?! Bene!! Ambiente cattolico...Va a Messa....E bravo! Però va a letto con una ragazza che la prima volta che è andata con lui era vergine ed aveva solo sedici anni! E le dice che non sono fatti l'uno per l'altra, che non la sposerà mai, però continua ad andarci a letto! Ma che brava persona! Infatti ti fa le prediche, pure.....?!"
"Sì, mi dice che non devo andare con lui...."
"A me questa persona fa schifo!" Dicevo indignata.
"E sua sorella?" - Incalzavo. - "Te la raccomando! Tu dici che è tua grande e cara amica. Ma che amica è se non vuole che stai con il fratello? Un'amica vera sarebbe felice di avere come cognata una sua amica, una persona che conosce ed a cui vuole bene."
"Lei dice che non siamo adatti l'uno per l'altra."
"Ah! Certo, lei può giudicare dall'alto della sua maturità ed esperienza!" - Ironizzavo io. - "Perché non ha diciotto anni come te, vero?"
Pamela sorrideva con aria sorniona, sapeva che avevo ragione, ma non cambiava niente.
"E poi questa sorella che fa anche lei "la guida" nell'organizzazione cattolica degli "scouts" e non ritiene che l'obbligo del fratello sarebbe quello di sposarti! Questa è la gente che tu ritieni migliore di te: due ipocriti! Tu non hai un briciolo di amor proprio! Io un'amica così la cancellerei dalla mia esistenza!"
Ma per Pamela quei due molluschi avevano il grande merito di appartenere ad uno strato della borghesia "colta", e questo era per lei un valore che appannava tutto il resto.
*****
Anni dopo sposò un bravo ragazzo: ben educato, ragioniere, figlio di brava gente, padre impiegato. Cominciò a mortificarlo fin dall'inizio. Lui era innamorato di lei. Lei no. Aveva ancora dentro il mito del "boy-scout".
Con lui era arrogante, prepotente, insultante. Lo umiliava in pubblico deridendo lui e la sua famiglia, anche se non c'era nulla da irridere.
Una volta provai a dirle:"In fondo ti ha sposato anche se tu...."
"E allora?!" - Mi aggredì lei. - "Perché lui era vergine forse?!"
"Ma c'è un pò di differenza, non credi?" E ripensavo a quando era corsa, terrorizzata, a farsi le analisi temendo di essere incinta e, vigliaccamente, mi aveva chiesto se davo il mio nome al posto del suo al laboratorio di analisi:
"Perché?" Chiesi sorpresa e ferita da quella incredibile richiesta.
"Perché dal nome risulterà che avrò fatto il test di gravidanza."
Era il 1964 e un simile fatto, se risultava da un registro di analisi, poteva essere infamante per la reputazione di una giovane donna. Mi aveva chiesto di esserle vicino e, da amica, lo ero: l'avevo accompagnata, pensavo alla gravità del fatto in sé, ma non avevo pensato a quest'altra implicazione. Fui colpita che in quel momento pensasse agli altri, che potessero scoprire chi era veramente, che se ne vergognasse. La sua sfrontatezza, che si divertiva ad ostentare anche con me, con la quale amava scandalizzare, era scomparsa: tremava vilmente al pensiero che "si potesse sapere", che risultasse in qualche modo, da qualche parte, che lei aveva avuto bisogno di accertarsi se era incinta o no.
"E tu vorresti che dessi il mio?!" Sottolineai, esterrefatta dal suo mostruoso egocentrismo.
Si confuse, senza sapere cosa rispondermi. Incapace di assumersi la responsabilità del suo agire, pretendeva di nascondersi dietro il nome di un'amica ancora innocente.
*****
Presentò a suo marito l'ex amante. Organizzò disinvolte uscite insieme. Lui, il marito, era certo un debole. Avevano la stessa età e lui, come tutti i ragazzi, era forse un po’ più immaturo di lei. Ma con gli anni lui si disgustò completamente. Paradossalmente non si separarono, ma era un matrimonio fondato sui tradimenti dichiarati di lui, per vendetta, e su uscite di lei con questo e con quello, anche col vecchio e mai maturato "boy-scout", il quale però non diceva niente a sua moglie. Pamela, invece, non nascondeva nulla a suo marito: in sua presenza telefonava al vecchio "boy-scout" e lo informava quando usciva con lui o con altri. A letto non andava con nessuno. Credo, più che altro, perché fisicamente era diventata una montagna di grasso e cellulite. Vestita reggeva ancora, ma il suo aspetto "a nudo", evidentemente, la dissuadeva dal tentare ogni forma di tradimento. Era, comunque, un rapporto sado-masochista quello fra lei ed il marito. Restavano insieme perché avevano paura che al di là di quel loro rapporto fatto di graffi e di dolore non c'era che il buio e la solitudine.
Se lei lo avesse amato e rispettato avrebbero potuto essere felici, ma una volta formatesi le ferite delle offese non si rimarginavano mai, rinnovate dalle liti, da nuove offese e ripicche, tradimenti di lui e meschine vendette.
*****
E la guida scout? Colei che faceva, con altezzosa benevolenza, le prediche a Pamela perché non andasse a letto con suo fratello?
Aveva sposato, dopo nove anni di fidanzamento, un ragazzo timido e scontroso, molto egoista. Dopo due anni di matrimonio erano in mano agli avvocati: separazione, divorzio.
"Divorzio?! Come?! La cattolica!" Dissi malignamente io.
Pamela sorrise benevolmente. Quando avevo ragione non diceva mai niente.
Poi la ex guida scout ebbe un secondo marito.
"Come?! Ma il primo matrimonio, celebrato in Chiesa, non era un Sacramento? Davanti a Dio è bigama! Peccato mortale!"
Pamela sorrideva sempre benevolmente: lei, però, non giudicava mai le macroscopiche contraddizioni, l'arrogante ipocrisia, i guasti ed i fallimenti esistenziali dei membri di quella famiglia. Era feroce solo con il marito: l'unico che l'aveva amata veramente.
Poi la ex guida scout divorziò per la seconda volta: io mi sganasciai dalle risate. Pamela no. Mi disse: "Quando mi incontra, sai, mi fa ancora le prediche." Questa volta, però, le sfuggì un risolino derisorio. Effettivamente certa gente è senza ritegno.
Poi la ex guida scout ebbe un amante, poi un altro.....Sempre continuando a frequentare la Chiesa.
Il suo primo marito, intanto, si suicidò. Io rimasi sconvolta: mi dispiacque perché lo conoscevo anch'io, anche se non lo vedevo da molti anni. Chiesi a Pamela: "Cosa dicono quei due: l'ex-moglie e suo fratello che era suo amico?"
"Niente." Fu la risposta. "Evitano l'argomento. Ma un giorno gliel'ho chiesto io."
"E cosa ti hanno detto?"
"Né lei, né lui capiscono perché l'abbia fatto."
"Davvero?!" Sorrisi con sarcasmo. "Chissà perché l'hai saputo da me che Pietro si era suicidato. Loro non ti avevano detto nulla. Lui che ti racconta dei suoi tradimenti infantili e si vanta della pazienza di sua moglie, ma tace sulla fine di un amico che è stato suo cognato; lei che ti telefonava per raccontarti dei suoi viaggi, dei suoi amanti e non ti diceva niente di un evento così atroce: suo marito, sposato davanti a Dio in pompa magna, divorziato, che si è sparato un colpo in testa con un fucile."
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Esempio di vergognosa bolletta elettrica tipo
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
mercoledì 27 ottobre 2021
Quantistica, frontiera della Fisica - Un pregevole articolo del giornale LA REPUBBLICA
"L'atomo non si comporta in maniera definita, non è decaduto o non decaduto: è in questo limbo strano, che matematicamente si chiama sovrapposizione degli stati."
"abbiamo imparato che quello che è piccolo non si comporta come quello che è grande. Un atomo si comporta diversamente da un tavolo, anche se un tavolo è fatto di atomi. Il riconoscimento di questa diversità è che per descrivere un tavolo oggi usiamo la fisica classica: un architetto o un ingegnere che vogliono progettarlo conoscono questa fisica, che impariamo tutti a scuola. Se invece vogliamo andare a vedere come si comportano i singoli elementi, la fisica classica non funziona più e ci vuole la meccanica quantistica". E conclude: "È una teoria affascinante, con una potenza quasi ineguagliata nella storia della scienza...". Ma anche con una limitazione: "La teoria pone problemi concettuali nel capire il mondo. Ed è proprio questo l'ostacolo. Perché un atomo si comporta quantisticamente e tanti atomi no? Perché le proprietà quantistiche non si trasportano al mondo classico, nonostante la teoria predica questo? La teoria direbbe che le proprietà quantistiche dovrebbero facilmente entrare nel nostro mondo e noi dovremmo vedere in tutti gli oggetti un po' un comportamento magico, un po' ubiquo, diluito nello spazio. E invece il nostro mondo è una realtà solida: pietre, tavoli, persone che sono qui e non sono lì, fanno una cosa e non fanno l'altra. Il mondo classico è estremamente definito. Il mondo quantistico invece è opaco, vago, di onde che ancora non capiamo bene. Ecco questo è il lavoro che fa parte dei fondamenti della meccanica quantistica: capire i limiti di validità della teoria".
Pensiero mio: forse nel passaggio dallo stato indefinito (quantico) a quello definito della Fisica Classica la materia si stabilizza perdendo il suo stato indefinito?
Sono stata a Garching in Baviera, molti anni fa, accompagnando mio marito in uno dei suoi viaggi di lavoro: egli è un Fisico.
Angela Merkel e il premier della Baviera Markus Soeder visitano l'Istituto Max Planck di ottica quantistica a Garching, in Germania. 15 settembre 2021
Ricordo che percorrendo la strada che porta a Garching provenendo da Monaco di Baviera in autobus incrociai un cartello stradale che indicava: Dachau! Rabbrividii pensando alle tristi vicende storiche.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
EITAN
La
sete di denaro di italiani che hanno fatto camminare la funivia del Mottarone
in condizioni da roulette russa ha distrutto vite e, fra queste, la mamma di
Eitan, il papà, il fratellino, il nonno materno della mamma con sua moglie,
quindi bisnonno di Eitan.
Un
giornalismo che disinforma per incompetenza, ignoranza, scarsa intelligenza.
E
torno a dire che iscrivono all’Albo cani e porci.
Quindi
ho dovuto con la mia intelligenza cercare di carpire la realtà in mezzo a
questa confusione creata da incompetenti che dovrebbero fare informazione
corretta.
Ed
ho capito che Eitan è nato in Israele, che nei primissimi mesi di vita è stato
in casa della nonna materna, come accade spesso a chi partorisce ed ha una
madre ancora in grado di aiutarla.
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| i NONNI MATERNI DI EITAN |
Eh,
si, perché i nonni della madre di Eitan erano nella infausta cabina felicemente
in vacanza. La povera nonna materna di Eitan grida “Mi hanno ucciso anche mio padre”, ma non dice “i miei genitori” e
da questo si capisce che quando gli pseudo giornalisti scrivono che sono morti
i bisnonni di Eitan non hanno colto quanto gridato dalla nonna materna, ed è
evidente che la moglie del bisnonno di Eitan era probabilmente la seconda
moglie.
Ma
questi pseudo giornalisti si preoccupano di precisare che i nonni materni di
Eitan sono separati, che la moglie lo denunciò per maltrattamenti, che il bisnonno
era un uomo molto ricco… Gossip, imprecisione e confusione!
Questo
non è giornalismo, è imbrattatura di carta e della TV.
A
questo punto mi chiedo chi fosse la signora che un servizio RAI ha intervistato
in Italia e che parlava in perfetto italiano definita dalla scritta che è
comparsa “nonna paterna di Eitan”!
Se
così fosse, ma il dubbio è comprensibile, sarebbe la madre del papà morto e
della zia che lo vuole in Italia, quella si sicuramente sorella del papà di
Eitan a cui presumibilmente deve la vita perché potrebbe averlo coperto ed
avvolto con il suo grande corpo attutendone i danni traumatici.
Altri
due aspetti mi hanno colpito: l’iscrizione, voluta dai genitori, ad una scuola
gestita da suore cattoliche. Una scelta strana anche per chi ebreo non è se non
condivide l’insegnamento di quel tipo di scuole. Io, nata cattolica, non ho
voluto che i miei figli andassero in simili scuole, solo la mancanza di posti
nelle Scuole Materne dello Stato italiano mi ha costretta a mandare i miei
figli in scuole di suore, da cui li ho tolti per le scuole elementari, ad
eccezione di un figlio, perché nato a febbraio, che avrebbe perso un anno per
poter essere iscritto al compimento dei 6 anni alla Scuola statale, invece una scuola privata gestita da preti me
l’ha accettato anche se i 6 anni li avrebbe compiuti qualche mese dopo l’inizio
dell’anno scolastico. Infine un secondo figlio l’ho dovuto ritirare dalla
scuola comunale in terza elementare, durante l’anno scolastico, a causa di una maestra folle e un
Direttore scolastico peggio di lei ed iscriverlo nella medesima scuola privata
gestita da preti cattolici dove già andava il fratellino. Ma questa è un’altra
storia su cui ho scritto anche una novella dal titolo “Direttore Didattico
Fabi” che potete leggere anche su questo Blog.
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| Gali Peleg sorella della mamma di Eitan |
Il secondo aspetto è la vergognosa insinuazione che il rapimento di Eitan da parte del nonno e la guerra con la zia paterna sia per avere i soldi del risarcimento che spetta ad Eitan. Insinuazione triste e squallida vista la tragedia che questa creatura ha vissuto e sta vivendo e che non tiene conto nemmeno della legge e della logica.
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| La zia paterna Aya a cui il Tribunale dei Minori ha affidato Eitan essendo rimasto solo in Italia, ferito e ricoverato in ospedale, |
La vita del bisnonno materno di Eitan non vede il bimbo, suo pronipote, come parte lesa ma sua figlia, la nonna materna che grida il suo dolore. Inoltre se egli era realmente un uomo ricco, come qualcuno ha scritto, non saranno i soldi che mancheranno alla povera nonna israeliana. Non conosco la legge israeliana in fatto di Eredità, ma in genere in quasi tutti gli ordinamenti i figli ereditano dai genitori.
Sui
risarcimenti che i disgraziati italiani dovranno pagare ai superstiti si entra
nel Codice Penale prima e poi nel Civile e le parti superstiti danneggiate da
un simile crimine i Codici le individuano senza dubbi, e sicuramente Eitan è il
danneggiato principale, ma non è detto che la legge non riconosca anche ai nonni materni il danno di aver loro ucciso una figlia.
Pubblico
sotto un sito serio di informazione che chiarisce ogni notizia cialtrona.
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La famiglia Biran. L'unico
sopravvissuto alla tragedia della funivia è Eitan, di 6 anni Gentilissima Signora Fait, dire che sono sconcertata dai
commenti di IC è un pallido eufemismo. Un bambino di sei anni, che già vive
la tragedia spaventosa della perdita dei genitori e del fratellino in un
disastro cagionato, sino a prova contraria, da criminale inosservanza delle
più elementari misure di sicurezza, è stato ‘prelevato’ dal nonno materno in
occasione di una visita e portato all’estero, all’insaputa della zia paterna
e contro i provvedimenti del giudice italiano (competente, secondo una
convenzione internazionale cui anche Israele aderisce, in quanto giudice del
luogo in cui si trovava, anzi risiedeva, il minore nel momento in cui è
rimasto orfano). Certo, il Paese estero è Israele, in cui Eitan Biran è nato
e di cui è cittadino (mi piacerebbe sapere se è vero che ha anche la
cittadinanza italiana, come ho letto in alcuni giornali), ma, secondo tutti
gli articoli che ho potuto leggere, sia italiani che israeliani in lingua
inglese, il bambino è cresciuto in Italia sin dai primi mesi di vita, con i
genitori che da anni studiavano a Pavia, anche se immagino che sia stato più
volte in Israele in occasione di vacanze e festività, come è normale in epoca
di viaggi aerei di massa (almeno prima della pandemia). Si può certamente
discutere se, per aiutarlo a superare il trauma, sia meglio la continuità,
almeno temporanea, con l’ambiente in cui è cresciuto o un taglio netto, ma
non posso condividere la difesa o, peggio, l’approvazione di un gesto
arbitrario, in totale spregio della nostra legge (come se fossimo l’Afghanistan
dei talebani, da cui fuggire con qualunque mezzo). Si può anche discutere
sull’opportunità dell’iscrizione di Eitan in una scuola cattolica, ma non ho
trovato smentite alla notizia, pubblicata da diversi quotidiani che hanno
inviato cronisti in loco (e non si tratta di Avvenire), che in quello stesso
Istituto delle Canossiane il bambino già aveva frequentato la scuola materna
ed era stato iscritto alla prima elementare dai suoi genitori in gennaio
(periodo consueto per le iscrizioni scolastiche). Quanto all’osservazione sul
passato militare del nonno materno, non è una malevola pennellata di colore:
si parla specificamente di un ‘lungo passato militare’ (si intende forse ‘di
carriera’ o comunque qualcosa di più del servizio di leva e dei richiami dei riservisti?)
e anche di un impiego nella ElAl e se ne parla del quadro della ricostruzione
di come il signor Peleg ha organizzato ed attuato, in modo tecnicamente
perfetto, l’espatrio di un minore senza l’autorizzazione della zia tutrice e
malgrado un divieto di espatrio, scegliendo il percorso meno sorvegliato
(alcuni hanno parlato di tecniche di ‘esfiltrazione’, termine che indica il
portare persone fuori da un territorio nemico per metterle in salvo). L’unica
cosa che mi conforta è che ora, in Israele, sia la magistratura che le
autorità preposte alla tutela dell’infanzia sanno di dover vigilare sul
benessere di Eitan e sulla condotta dei suoi parenti e confido che siano in
grado di farlo. Augurando ad Eitan ogni bene, Le porgo i più cordiali saluti, Annalisa Ferramosca *** Carissima Deborah, sono italiano ma apprezzo e stimo Israele e
il suo popolo (quasi tutto, i sinistri, lì come qua mi sono indigesti): ho
avuto anche la fortuna di visitarlo (3 volte) accompagnato da amici
israeliani di Ramat Gan. mi sono commosso sulle alture del Golan, rievocando
l'eroismo di IDF che ha resistito alle aggressioni siriane, alla fine
prevalendo. Credo che tu stia descrivendo la vicenda di Eitan nella giusta
luce: questo disgraziato paese che è il mio paese ha distrutto la vita dei
genitori, del fratellino, dei bisnonni materni di Eitan. Li ha uccisi con la
sua superficialità che ha permesso a quella funivia di funzionare contro
tutte le norme e il buon senso. La magistratura che in Italia è l'unico
potere reale è ferma nelle indagini per conflitti interni. Ma la magistratura
che ha deciso l'affidamento del piccolo alla zia paterna, negando l'esistenza
di tutti gli altri parenti israeliani, la stessa magistratura che
interferisce con atti di imperio in questioni che vorrebbero tutto un altro
approccio (la magistratura di Bibbiano, per intenderci) ha deciso che il
futuro del piccolo deve essere italiano, allevato da una zia che non ama
Israele (Eretz Yisrael) come tanti sinistri che, pur essendo ebrei, odiano
Israele. *Eitan è israeliano*, è nato lì, era temporaneamente in Italia, i
suoi cari sono sepolti lì, tutti i suoi parenti sono lì, ma la zia che vive
in Italia (per motivi suoi) vuole sradicare il piccolo nipote e trova un
magistrato che la sostiene. Che senso ha tutto ciò? il nonno non ha
consegnato il passaporto perchè è un documento israeliano, è partito dalla
Svizzera che non è UE, e i solerti (vendicativi) giudici italiani non possono
interferire con le leggi di altri paesi. devono ricorrere a una convenzione
voluta contro i mariti islamici che in caso di separazione sottraggono il
figlio italiano alla *madre *italiana perchè così vuole la legge islamica.
Che cosa c'entra con questa vicenda che è tutta israeliana? i genitori sono
morti e la consuetudine vuole che i nonni materni si prendano cura degli
orfani. Ma in Italia non si possono criticare i magistrati perchè si
offendono e il loro delirio di onnipotenza ne risulta offuscato. io sento un
forte odore di antisemitismo. il partito di maggioranza, in Parlamento, è filo
iraniano (Grillo ha una moglie iraniana), l'ex PM e ministro degli esteri
D'Alema sostiene che Hamas e Hezbollah non sono terroristi, non più tardi di
ieri. Oltre a uccidergli la famiglia vogliono sequestrare il piccolo Eitan ed
educarlo in questo ambiente ostile? Ma tutto è possibile in un paese
dove il figlio di una delle vittime della sinistra è diventato direttore del
giornale che ha istigato all'odio contro suo padre. Povera Italia. Spero che
ci sia un giudice a Gerusalemme (anche se lì come qui la magistratura è
fortemente politicizzata) che riconosca che l'Italia non c'entra nulla con il
futuro del piccolo Eitan: la sua casa è Israele ed il suo futuro è lì. in
Italia sarebbe uno straniero infelice e discriminato. Noi italiani
dobbiamo solo chiedere scusa per il disastro che abbiamo combinato e che
qualche sinistro che odia Israele vuole continuare a perpetrare. Shalom Gentili Amici, avete scritto due lettere molto interessanti, l'una è
l'opposto dell'altra ma in sostanza entrambe dicono la stessa cosa: Eitan è
un bimbo israeliano, è ebreo, non credo sia un bene recidere le sue radici e
mi par di capire che la pensate esattamente come me. E' vero che andava dalle
suore anche alla scuola materna ma aveva i genitori che poi lo riportavano
alla realtà della sua identità ebraica.Pare che la zia paterna non abbia un
forte legame con Israele e le tradizioni del suo popolo quindi se rimarrà
affidato a lei perderà un importante bagaglio culturale. Io sono molto sicura
che il futuro di Eitan sia in Israele e sono molto dispiaciuta al pensiero
delle tante peripezie che ancora si giocheranno sulla pelle di quel povero
bambino. Spero in un giudice intelligente e rispettoso dei valori culturali
di un popolo. Il nonno avrà anche sbagliato nelle modalità del prelevamento
ma dobbiamo pensare che l'unico bene che gli rimane è quel bambino dal
momento che la funivia e l'incuria dei colpevoli gli hanno portato via tutta
la famiglia in un colpo solo.Invece di dipingerlo come un criminale credo che
i media farebbero meglio a parlare di un padre disperato per la morte della
figlia e del nipotino più piccolo. Un cordiale shalom |
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 24 ottobre 2021
Alieni Talebani e Pakistan
Rai, «Ombre pakistane» a Tg2 Dossier: il reportage di Leonardo Zellino
Questa visione dovrebbe cambiare l'Uomo rispetto all'Uomo antico che rifiutava e a volte perseguitava gli Uomini di Scienza che, con le semplici osservazioni e i calcoli dovuti alle loro intelligenze superiori rispetto a tutti gli altri uomini, erano arrivati a parte della verità e realtà di cosa siamo e dove stiamo.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.











