lunedì 14 agosto 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 5^ puntata

Un bel matrimonio
5^ puntata

La Polizia l'aveva raggiunta telefonicamente sul suo cellulare, noto a quasi tutti per il suo lavoro, che lei era già alla Gare de Lyon.
Arrivata a Nizza non andò a casa sapendo che c'erano i sigilli e si presentò direttamente al posto di Polizia come indicatole dal poliziotto che l'aveva avvertita di quanto accaduto.
L'accolsero con facce di circostanza per il lutto che l'aveva colpita e un'ammirazione malcelata per la diva, la personalità dello spettacolo nota ed ammirata che era.
Il Commissario Roux le tese la mano facendole le sue condoglianze e la relazionò su quanto accaduto: "E' evidente che si tratta di suicidio: suo marito è stato trovato nella vasca da bagno piena di acqua e con le vene dei polsi tagliate... Nell'acqua abbiamo trovato la lametta da barba con cui si è inferto i tagli."
L'uomo le parlava con deferente rispetto e un imbarazzo di circostanza.
Lei essendo un'attrice non ebbe alcuna difficoltà a fingere anche se le modalità definitive, usate da chi si era assunto quello sporco incarico di liberarla e liberarsi  di chi poteva diventare per lei e per altri un vero problema, le si stavano svelando in quel momento.
"Perdoni, signora, ma debbo porle necessariamente alcune domande: suo marito era depresso?"
Lei fece la sua parte: "Ma proprio depresso no... Non clinicamente... Era momentaneamente senza lavoro... Io stavo prendendo dei contatti per aiutarlo..."
"Forse lei non si è accorta del suo avvilimento e una volta rimasto solo questo ha preso il sopravvento e..."
Lei si prese il volto fra le mani e non le fu difficile piangere. Quei momenti erano estremamente pesanti comunque.
Il Commissario riprese dopo una breve pausa in cui le chiese doverosamente se voleva che le portassero un bicchiere di acqua. Lei scosse la testa e si asciugò le lacrime.
"Abbiamo rimosso il corpo dopo aver espletato tutti i rilievi, stasera dovrebbe poter dormire a casa sua se se la sente... Essendo evidente che si tratta di suicidio credo che il magistrato farà rimuovere i sigilli senza ulteriori accertamenti."
"Non c'è problema... Posso andare in albergo per questa notte... Non so se ce la farei a dormire lì ora... Subito." E si passò la bella mano affusolata sul viso..
"Comunque se se la sente, signora, dovrebbe procedere al riconoscimento. E' la prassi. Se vuole uno dei nostri uomini può accompagnarla alla Morgue. Vuole chiamare qualche parente che possa starle vicino in questo momento?"
"Oh, no, no! Mia madre è a Parigi, ero appunto andata a farle visita e anche a mia nonna... Sanno già tutto.. Sa per via della TV.. I parenti di mio marito sono in Italia, in Toscana... Bisogna avvertirli.. Ma sapranno già tutto per via della televisione anche lì..."
"Già, già. - Annuì il Commissario. - "Lei è una persona famosa e non è stato possibile arginare la stampa di fronte al suicidio di suo marito. Mi spiace..."

Infatti, mentre era nell'auto della Polizia che l'accompagnava alla Morgue per il penoso riconoscimento, squillò il suo cellulare e dovette farsi forza per rispondere vedendo sul display il nome del padre di Bruno.
L'uomo era disperato e piangeva. Aveva appreso la terribile notizia della morte del figlio dalla televisione italiana e non capiva, non capiva.. Continuava a ripeterlo cercando da lei una risposta.
Usò tutto il suo mestiere di attrice per dare alla sua voce lo stesso disperato smarrimento del padre: "Non lo so, non lo so Luigi... Io ero da mia madre a Parigi.. Una breve visita di soli due giorni.. Per mia nonna.. E' vecchia e può morire da un momento all'altro..Volevo rivederla.. No, non sta male ma è molto anziana e ci tenevo..."
L'uomo fra i singhiozzi le disse che stavano per partire in aereo per Nizza. Lei rispose che li avrebbe attesi all'aeroporto per andare insieme "da Bruno".

Intanto Il Commissario Roux riceveva nel suo ufficio una telefonata inaspettata: era la Segreteria del Ministro che gli annunciava l'arrivo di "un supporto" per le indagini a motivo della notorietà della vedova che esponeva l'amministrazione della giustizia ad una eccessiva pressione mediatica.
Il Commissario Roux ringraziò perplesso e seppe che la persona era di grande esperienza ed era dei Servizi Speciali alle dirette dipendenze del Gabinetto del Ministro. Si sarebbe presentata a lui in serata. La voce maschile della Segreteria concluse pregandolo di non fare parola con nessuno del suo Ufficio né della telefonata né del suo contenuto. La persona sarebbe stata solo un funzionario inviato dal Prefetto per aiutare e fare da interfaccia con la stampa. 

domenica 13 agosto 2023

Céline e la Guerra

 Avevo letto "Voyage au bout de la nuit" tanto tanto tempo fa.

Le pagine del libro che era nella mia libreria della villetta di Rocca Priora sono infatti ingiallite... Un blocco di pagine, le prime 80, si sono scollate dalla copertina dell'Edizione dei "David dall'Oglio" stampata nel 1966 dalla Tipografia Varese.

Il 1966 è l'anno di nascita della mia prima figlia... Studiavo ancora Medicina e leggevo sempre per inclinazione e passione, come sempre ho scritto.

Ma non ho letto più nulla di Céline, forse per il suo antisemitismo che non mi spiego se non con la sua testa piena di rumore e influenze infantili del padre frustrato che sfogava il fallimento  delle sue aspirazioni sugli ebrei e sui massoni. Un capro espiatorio insensato quanto irreali le colpe ad esso attribuite.

Ho comperato "Guerra", non romanzo ma appunti di vita e di guerra usciti postumi. Céline fu ferito in guerra, come mio padre, lui nella Prima e mio padre nella Seconda Guerra Mondiale. Entrambi certamente scossi e cambiati da quella esperienza atroce, ma solo questo li accomuna: Céline andò volontario, mio padre costretto. E questa differenza di fronte all'esperienza di riceverne il corpo cambiato vuol dire moltissimo.

Céline da quel che scrive nel "Viaggio al termine della notte", nelle prime pagine che sto rileggendo, si capisce che il suo andare in guerra volontario è un atto giovanile di cui si è pentito, ingannato da valori che poi rivede con spirito critico e sarcasmo.

Mio padre odiava la guerra e chi l'aveva scatenata: Mussolini. Tutto il suo dolore fisico lo si legge nel suo foglio matricolare, che io ho incorniciato, e nella cartella clinica degli Ospedali Militari dove fu ricoverato. Di quello mentale parlava poco ma mi disse con rabbia più volte: "Perché io debbo sparare ad uno che non mi ha fatto niente?"

Céline, che pure era partito volontariamente a sparare contro i tedeschi, scrive ripensandoci che in fondo lui con i tedeschi era stato da ragazzino e aveva parlato anche la loro lingua...

Spirito tormentato. Ben diverso da un uomo come mio padre che la guerra l'aveva subita: "Come facevi, ti mandavano a Gaeta e ti fucilavano." Non c'era via di scampo per un uomo che dalla vita voleva solo la vita: vivere in pace, lavorare per costruirsi un avvenire, un amore una famiglia, nient'altro.

Céline in divisa militare con tutta la sua "ferraglia", come la chiama lui, addosso.


Un'immagine di Céline in un'età matura. Fu antisemita e collaborazionista dei nazisti che avevano occupato la Francia.



domenica 6 agosto 2023

Emile Zola

 

Emile Zola

 

Ieri sera sono andata a letto alle 23:00 e come al solito ho preso il libro, immancabile, che ho sul comodino.

Per la prima volta in quasi 77 anni leggo Zola: “Germinale”, e all’una di notte chiudo il libro. Due ore di lettura per leggere la parte finale di un libro potente, un romanzo grandioso sulla realtà.



Emile Zola, leggo che si documentava con precisione prima di scrivere i suoi romanzi e si sente e vede.

Nel leggere questo affresco durissimo della vita dei minatori i pensieri che mi si smuovono dentro sono tanti… Alcuni anche molto personali…

Ma, soprattutto, prevalgono i pensieri storico-filosofici che la Letteratura smuove, se vera Letteratura…

Quello che mi ha sorpreso di Zola è l’assoluta modernità del suo linguaggio, esplicito e brutale nella sua assoluta realtà, che se si pensa che il libro è stato scritto nel 1885 è straordinario, soprattutto se raffrontato al linguaggio di scrittori quasi coevi come Victor Hugo e Feodor Dostoevskij.

Mi spiego meglio: Victor Hugo aveva 38 anni quando è nato Emile Zola e Dostoevskij 19. Non bisogna avere la stessa età anagrafica per assorbire la mentalità e gli umori del tempo che ci si trova a vivere. Ci sono in questi tre scrittori tematiche che sono denominatori comuni del loro tempo, come l’estrema povertà e la sofferenza che essa comporta e il desiderio di liberarsi dell’oppressione di chi guida i popoli.. Appare in Zola l’accenno a quell’Internazionale che nasceva in Europa e che doveva nascondersi dalla dura repressione dei governi, russo o francese che fossero. Ne ho scritto su questo Blog su “I Demoni” di  Dostoevskij http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2022/04/riflessioni-su-i-demoni-di-fedor.html.

All’inizio del secolo andava già sfumando il potere del popolo portato dall’evento epocale della Révolution del 1789 e iniziava il potere del nuovo despota: Napoléon. Nasceva Hugo nel 1802 e quello che era il mondo degli ultimi lo trovate ne “I Miserabili”. Dostoevskij non descrive un mondo migliore nella sua Russia, egli stesso rischiò di essere giustiziato e fu condannato alla Siberia.

All’inizio del nuovo secolo, nel 1917, ecco l’altra grande Rivoluzione in Russia: i tre Grandi Scrittori erano già morti ma le tensioni socialiste che scorrevano per l’Europa erano sfociate di nuovo nel sangue come pensavano e speravano personaggi dei loro romanzi come Etienne di Germinale.

Ma le speranze di riscatto degli oppressi, dei “miserabili” come li chiama anche Zola come Hugo, finiranno nel sangue anche con nuovi oppressori scaturiti da quel socialismo in cui tutti avevano sperato: Stalin. Ma questa è altra Storia che per vederla da vicinissimo bisogna leggere Salamov oppure Solgenitsin….

La lotta contro una nuova oppressione continua, come la Storia.

Ma dei tre scrittori Zola è il più assolutamente e sorprendentemente dentro il tempo attuale per il linguaggio realistico ed esplicito per quel che riguarda il sesso, mentre i suoi quasi coevi scrivono con un pudore ottocentesco a lui sconosciuto.

Emile Zola è nato nel 1840 ma è un secolo ed oltre più avanti. Solo i geni possono fare questo.

Recentemente ho letto un autore del mio secolo, Thomas Mann, di cui avevo letto “Morte a Venezia” e “Tonio Kroger” e sapevo che non era nelle mie corde, ma ho voluto leggere quello che viene definito il suo capolavoro “I Buddenbrook”, ed ho notato il pudore nello scrivere ad esempio dei dubbi che il padre di Hanno ha su una possibile liaison fra sua moglie e un giovane ufficiale con cui lei fa musica. Nulla da spartire con la modernità di un uomo dell’ottocento come Zola. Mann è un Premio Nobel ma vicino a Zola per me scompare… Ma l’ho detto: non è uno scrittore che mi emozioni o mi trasmetta messaggi universali.

Mentre Zola in “Germinale” mi ha fatto pensare anche ad una persona che con me aveva del DNA in comune e che la vita dei minatori nelle miniere di carbone l’ha in gran parte vissuta..



domenica 30 luglio 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 4^ puntata

  Un bel matrimonio
4^ puntata

Davanti alla TV la nonna di Laurie si riposava seduta sul divano, felice di aver preparato un buon pranzetto a sua nipote che sarebbe ripartita quella sera.
Laurie era in cucina a rigovernare. Lo aveva voluto ad ogni costo perché diceva che non doveva stancarsi, visto che era arrivata all'improvviso a portarle lavoro...
Invece lei era felicissima di quell'improvvisata. La sera prima le aveva raggiunte anche sua figlia, la madre di Laurie, che abitava in un quartiere più periferico con il suo ultimo compagno. Era rimasta sorpresa anche Yvonne quando le avevano telefonato insieme con Laurie annunciandole la sua lieta visita alla nonna. E si erano riunite tutte e tre a casa della vecchia Célestine cenando insieme. 
Le due donne non vedevano spesso Laurie di persona, la vedevano in televisione ed erano molto orgogliose della carriera che aveva fatto. Era andata via di casa giovanissima: bella ed intraprendente aveva saputo farsi strada!

"Laurie! - Gridò Célestine con la voce strozzata dalla violenta emozione che l'aveva colta mentre sullo schermo televisivo passavano le notizie di BFM TV - Laurie!! Mon Dieu.. Vieni a vedere!"
Laurie capì. Non sapeva cosa avessero fatto a Bruno per evitare il disastro che sarebbe seguito per ciò che aveva appreso e corse verso il soggiorno dove era sua nonna: la donna era smarrita e indicava lo schermo dove stavano dando il notiziario.
"Il marito della nota attrice-presentatrice Laurie Chantal è stato trovato morto nella vasca da bagno della abitazione coniugale a Nizza dalla collaboratrice domestica entrata con le sue chiavi questa mattina. Sul posto la Polizia Scientifica sta facendo i primi rilievi. Forse un malore. Altre notizie in aggiornamento."
La tensione dentro di sé era al massimo. Ma dovette calmarsi per la nonna. L'abbracciò, le disse che doveva subito rientrare a Nizza ovviamente, telefonò a sua madre che aveva anche lei appresa la ferale notizia in quel momento dai notizari, si sbrigò con poche parole con l'ottima ovvia scusa che doveva rientrare subito, la rassicurò che rientrando in treno non le sarebbe successo nulla, avrebbe potuto piangere in pace... 

In treno ebbe tempo per pensare. Non pensieri di pietà per Bruno, ma lucidi pensieri di come si era dovuta difendere dopo che lui aveva visto quelle foto dimenticate in qualche recesso del suo PC. L'aveva trattata come una puttana, con disprezzo. Ma in fondo lei lo era. Lo era stata. Lo sbaglio era stato voler costruire una vita diversa con lui, una vita in fondo con valori piccolo borghesi. Alla soglia dei quaranta anni voleva dei figli, finché la biologia glielo permetteva e lui le era sembrato l'uomo giusto. In fondo l'aveva amato... Ma non fino al punto di compromettere la sua immagine così faticosametne conquistata e che costituiva il suo benessere economico ed il suo avvenire. 

lunedì 24 luglio 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 3^ puntata

 Un bel matrimonio
3^ puntata

"Non ti ho ancora detto che debbo andare un paio di giorni a Parigi, da nonna..."
Lui la guardò sorpreso: "Perché, cosa è successo?"
"Non sta tanto bene e..."
"Tua madre?"
"Anche lei ha un'età e se posso dare una mano... Poi vorrei rivederla.. Non si sa mai.. A quell'età da un momento all'altro.."
"No, per carità, però così all'improvviso... Ti ha telefonato tua madre?"
"No, no! Figurati, lei non mi dice mai niente! Non vuole dare preoccupazioni né allarmi.. Sono io che parlando con nonna ho saputo di alcuni suoi malesseri e allora voglio starle vicino. Giusto un paio di giorni.. Ti dispiace restare da solo? Parto la mattina e torno il giorno dopo a sera. Vado in treno, non mi va di guidare". 
"Vai pure tranquilla. Non sono mica un bambino che non può restare da solo. Salutami tua madre e tua nonna."
"Senz'altro..."
"..Potrei approfittare di questa tua assenza di due giorni per tornare in Italia per riprendere certi contatti di lavoro.. Mando prima un po' di e-mail e.."
"Proprio ora? Manda pure le e-mail.. Ma sappi che anche qui avevo avviato dei contatti.."
"Le solite promesse... Lo hai detto. E' ora che io mi dia da fare. Abbiamo delle scorte ma non ci tengo a fare il mantenuto."
Ecco, risentiva nella voce e nell'atteggiamento di lui la presa di distanza. Ormai la fiducia si era incrinata e anche se lei si era difesa strenuamente e non aveva ammesso niente in lui c'era il dubbio.
"Aspettami, - si affrettò a dire - può darsi che voglia venire con te in Toscana. Mi farebbe piacere stare un po' nel casale dei tuoi, con loro, mentre tu se vuoi vai a Roma o a Milano a prendere contatti per il tuo lavoro."
"Va bene.. - si convinse lui - Ti aspetto qui."

*****

Il treno correva verso nord. la campagna scorreva davanti ai suoi occhi volti fuori dal finestrino. Non voleva chiedersi "cosa" avrebbero fatto. Non lo voleva sapere.
"Come" avrebbero risolto quel problema non doveva riguardarla.
Era un capitolo sbagliato della sua vita che andava chiuso. Non poteva rischiare la sua immagine così faticosamente costruita e poi... Tutti quei nomi che potevano finire coinvolti.

*****

Mentre la nonna di Laurie l'accoglieva sorpresa e felice sulla porta del suo piccolo appartamento nel VI arrondissement a Parigi, a Nizza qualcuno apriva la porta dell'appartamento dove era Bruno con le chiavi.








domenica 9 luglio 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 2^ puntata

 Un bel matrimonio
2^ puntata

Arrivata a casa parcheggiò nel garage vicino alla sua abitazione dove avevano un posto auto in affitto.
L'appartamento era suo, da prima che sposasse Bruno, ed era situato nella Vieille ville. L'aveva fatto restaurare e l'aveva arredato con mobili non di pregio, moderni. Lì erano andati ad abitare dopo la stupenda ubriacatura del loro matrimonio avvenuto in Toscana, nella terra di Bruno dove viveva ancora la sua famiglia. 
Si avviò verso casa cercando di contenere l'ansia e preparandosi a fingere.
Le venne un attimo, ma solo un attimo, di scoramento al pensiero di quanto era stata innamorata di Bruno, di quanto erano stati felici per quasi due anni...
Tutto era finito, precipitato negli ultimi mesi.
Forse aveva ragione "Lui", l'uomo importante con il quale aveva vissuto cose diverse... Cose che però le erano piaciute e le erano servite per essere quella che ora era. 
"Lui" l'aveva presentata, protetta, aiutata a salire sempre più su in quell'ambiente difficile, spietato.
Mentre si avviava alla casa ormai prossima dove sapeva che Bruno l'aspettava, perché al momento era senza lavoro, ma sperava che lei lo aiutasse con le sue conoscenze nell'ambiente a trovare un incarico, pensava a sé stessa, alla parte dura di sé, quella parte che Bruno aveva intuito e messo in pericolo. Aveva ceduto alla voglia di sentirsi di nuovo giovane e fresca, vivendo un amore pulito...
Tutto era finito nel breve spazio di tempo di nemmeno due anni!
Bruno aveva visto "quelle foto". Nemmeno si ricordava che erano rimaste in un vecchio file dentro il suo PC. Le aveva fatte per compiacere "Lui", che se ne era anche servito per mostrarle a certi personaggi più importanti di lui stesso. Era una ragazza compiacente e sveglia e così era passata avanti a tante dell'ambiente ottenendo contratti importanti non soltanto nella TV di Stato.
Ma come spiegarlo a Bruno?!
Il loro rapporto si era incrinato. Lei non poteva fare il nome di "Lui" né di quelli che l'avevano aiutata anche grazie alla sua disponibilità.
Rischiava il divorzio e dopo come avrebbe fatto a far tacere Bruno? Data la sua notorietà sicuramente il giornalismo del gossip si sarebbe gettato su quella separazione così precoce, dopo i bellissimi servizi sul loro matrimonio nella splendida cornice della campagna Toscana.
E se lui avesse detto del motivo? Della scoperta delle foto pornografiche? Il giornalismo scandalistico si sarebbe gettato a fare ricerche, inchieste, per trarne articoli all'infinito e relativi guadagni... 
Chissà quanto sarebbe durato.. Chissà che danni ne avrebbe riportati la sua immagine artistica e pubblica.. Forse scavando scavando quei demoni del giornalismo in cerca di scandali sarebbero arrivari a "Lui"... E forse anche più su..
Di questo aveva parlato con "Lui" quando si erano incontrati in un posto fuori mano, lontano da microfoni e obiettivi, dove erano avvenuti in un lontano passato anche altri tipi di incontri.
"Hai voluto l'amore "puro" senza essere pura." La rimproverò con sarcasmo "Lui".
Era vero. Ma alla soglia dei quaranta anni voleva dei figli, una famiglia... Aveva pensato di poterla costruire con un uomo come Bruno: non ricco, ma una persona perbene, con una famiglia perbene, con un lavoro di tecnico fonico che nel loro ambiente non sarebbe mai rimasto senza un ingaggio.

Aprì la porta con le chiavi.
Bruno stava guardando la TV. La spense e si girò verso di lei: "Ciao, sei stanca?"
"Un po'... Ho parlato con un po' di gente per te ma per ora ho solo promesse.. Ma prima o poi qualcosa troveremo."
Lui scosse le spalle chinando un poco la testa: "Non ti preoccupare, nel caso provo con le mie conoscenze in Italia. Qui era per starti vicino, ma si sa, il nostro lavoro può comunque portarti lontano per brevi e lunghi periodi.. Tanto vale."
Il tono era sereno in apparenza ma lei avvertì un orgoglio che prima non c'era, un sentimento di freddezza appena accennato che li allontanava.
Pensò che doveva fare subito quanto suggeritole da "Lui" e dal suo emissario, che se Bruno fosse partito per l'Italia con il pretesto valido del lavoro lei lo avrebbe perduto e non avrebbe più potuto controllarlo.

domenica 25 giugno 2023

Per ridere un po': Le Comiche "Gente ridicola priva di specchio"

 

"Gente ridicola priva di specchio"

"Come sta signora?!" Salutò per prima con un sorriso da un orecchio all'altro la donna più giovane.
L'altra rispose educatamente e laconicamente con un "Bene" accennando appena un sorriso e, per educazione, aggiunse: "E loro?"
Niente era casuale ormai per la donna più anziana, avendo accumulata una tale esperienza di vita sugli esseri umani da avere sempre lucidamente presente chi aveva davanti fin da quando l'aveva conosciuto e relativi comportamenti.
Quel "E loro?" era voluto, includendo il marito della donna, anch'egli presente, ma anche gli assenti, segnatamente i due figli maschi della coppia.
"Benissimo!" Rispose con lo stesso slancio la donna grassottella.
"Seeeh! Te credo proprio che ve' va bene co' quei due che se fanno le canne e urlano dalla mattina alla sera senza ritegno! Mi marito e io se ne semo annati da casa perché avevve come vicini era un incubo. V'avemo chiesto con educazione de nun farli urlà armeno dalle 14 alle 16, nell'ora del riposo, pe nun parlà dopo le 23 e oltre... Ma il suo "elegante" consorte, che mo' fa er paino, ha risposto co' la voce dal tono gutturale che annava bene così, con malgarbo, dimenticandose de' quando mio marito se teneva pure n'braccio uno de quei due quanno erano ancora piccoli... Seconno voi eravamo noi a nun sopportà le vostre "educate creature", peccato che l'inquilino a cui abbiamo affittato la casa ci ha detto meravigliato che sentiva odore de' canne e urli tali che è dovuto uscì a dì ai due giovenotti de falla finita! Che esistono pure l'artri.. Stessa cosa l'inquilina che è venuta dopo che quer ragazzo che aveva affttato se ne è annato via. M'ha detto meravijata che urlano a tutte le ore, l'odore delle canne lei non l'ha saputo riconosce ma dice che c'è n'odore strano. Lei non c'ha er coraggio dell'inquilino precedente che era un uomo giovane e robusto, e c'ha paura a dije quarche cosa, però m'ha detto che pe' non sentivve tiene e finestre chiuse. Me chiedo come fa poveretta quanno fa caldo!" Questo pensava la donna anziana avviandosi verso la sala della sede dell'Amministratore del condominio dove si teneva la riunione durante la quale, ad un certo punto, la donna grassottella, protestando per certe spese, disse: "Io non alzo mai la voce ma questa volta questa cosa mi ha fatto arrabbiare!"
La donna anziana stavolta sorrise e ammiccò ad una condomina che le sedeva vicina che era sua amica: "Questa proprio non si guarda allo specchio. Una volta stavamo per chiamare il 112 per le urla di una lite fra lei e la figlia femmina! Ti ricordi? Te lo raccontai. Ci eravamo proprio spaventati, la ragazza urlava: "Papà portami via! Non ci voglio più stare con "questa!!!" Dove "questa" era lei, la madre."
Quando si affrontò il problema di una spesa importante che riguardava un avvallamento della strada condominiale che procurava l'entrata dell'acqua piovana nel giardino di un amico della coppia, il quale abitava proprio attaccato a loro, la donna anziana ricordò all'amica-condomina un episodio: "Che persone sono lo dimostra il fatto che sono stati ben zitti su quanto è accaduto con l'acqua piovana: dall'amico loro, quello che per validi motivi chiamiamo "Il Bestia", l'acqua è passata da questi "signori" e abbiamo sentito un tramestìo, sciabordìo di acqua, agitazione, chiari rumori di scopate per gettarla fuori di casa... Non so se in seguito sia risuccesso perché siamo andati via dalla nostra casa resa invivibile grazie al loro livello di civiltà. Comunque, all'epoca, il militare, che con questi ci parlava, mi disse che nella casa di quello a cui io ho affibbiato il soprannome di "Il Bestia" i mobili galleggiavano!"
"Gente falsa, ostile, maleducata e...senza specchi per guardarsi!" Pensò con disgusto l'anziana donna.

domenica 18 giugno 2023

Un bel matrimonio - Romanzo Giallo a puntate - 1^ puntata

Un bel matrimonio
1^ puntata

L'auto correva veloce sulla A8 che da Nizza conduceva a Brignoles. La donna guidava tesa. Il bel volto, coperto in parte dagli occhiali neri, era altresì nascosto dalla larga falda del cappello che calzava, anch'esso nero.
Il dolce paesaggio intorno non sembrava interessarla presa come era a raggiungere prima possibile la meta.
Da Nizza al luogo dove aveva l'appuntamento non ci voleva che poco più di un'ora. Aveva scelto quel luogo abbastanza lontano da occhi indiscreti, ma non troppo da richiedere un allontanamento di troppe ore che non avrebbe saputo come giustificare con suo marito.
Gli impegni del suo lavoro erano sempre ottime scuse richiedendo contatti, incontri i più disparati e per motivi diversi, ma dovevano sempre essere corredati di qualcosa di plausibile e, a volte, di luoghi e nomi precisi. Non che suo marito le facesse interrogatori in tal senso, ma era naturale parlarne a volte, se non altro per interessarlo al suo lavoro e lui stesso, pur discreto, capitava che le chiedesse qualcosa. 
In fondo l'aveva conosciuta che era già un'attrice nota, soprattutto in televisione, e lui stesso lavorava in quel mondo creativo dunque ne conosceva ogni aspetto.
Era giunta a Brignoles, ma non andò in centro, prese per una strada che portava verso la campagna, una di quelle a due corsie che attraversavano per chilometri la Provenza. Questa portava a Le Val, un piccolo centro a pochi chilometri da Brignoles, ma dopo poco l'auto girò a destra per una strada non asfaltata ma imbrecciata di bianco e si fermò quasi subito in uno slargo alla sua destra dove già era un'auto di grossa cilindrata ferma.
Un uomo vistala arrivare ne scese e si appoggiò all'auto accendendosi una sigaretta.
Era fra i 40 e i 50 anni, di corporatura massiccia, con occhiali scuri, vestito con un completo in giacca e cravatta.
"Salve, è puntuale." Le disse con un tono in cui si poteva sentire una sfumatura ironica.
Lei tesissima: "Hanno mandato lei?"
"Vuole parlare in macchina?" Le chiese l'uomo senza rispondere alla domanda di lei.
"No, qui non ci sente nessuno." - Rispose lei, restando in piedi nel suo tubino scuro che le fasciava la bella figura sottile e nel dirlo girò lo sguardo intorno nella piazzola erbosa dove si erano fermati: un cipresso e alcuni alberi rendevano il posto ameno e discreto ad un tempo, mentre in lontananza faceva da sfondo un pezzo della A8 che si intravedeva e, più dappresso, degli orti.
"Hanno mandato me perché la faccenda va chiusa."
Lei ebbe un brivido ma chiese: "Come?"
"Come lo sappiamo noi. Lei deve fare solo quello che le diremo e dovrà farlo come diremo." E calcò sulla parola "come".
Lei era ora impaurita. "Ma... Cosa pensate di fare?"
"Signora, - le disse con fredda durezza l'uomo - la personalità in gioco non può rischiare, credo che glielo abbia detto nel colloquio che avete avuto all'aria aperta come questo, - e fece un gesto ampio con il braccio e la mano come ad indicare uno spazio libero intorno a loro - dunque lasci fare a noi e sistemeremo la cosa."
"Cosa debbo fare?" Chiese ora obbediente, sollevata in fondo di non doverne sapere nulla.
"Fra una settimana lei andrà a Parigi da sua nonna ammalata."
"Ma mia nonna sta bene... E poi a Parigi c'è mia madre se serve.."
L'uomo fece una smorfia fra l'ironico e lo sprezzante: "Non faccia domande né commenti. Glielo ripeto: lei deve fare quello che le diciamo noi."
"Va bene. - Di nuovo il tono obbediente anche se teso.
"Esattamente fra una settimana da oggi: non prima e non dopo."
"Quanto debbo restare a Parigi?"
"Verrà richiamata, non si preoccupi." Ed ora il sorriso ironico fu più volutamente evidente.
Il colloquio era finito. L'uomo risalì in auto e partì prima di lei, lasciandola lì smarrita e con un senso di vuoto nello stomaco.
Riprese la strada del ritorno non tesa come era all'andata ma con la mente affollata di ricordi e di pensieri che cercava di mettere in ordine.
"Lui", la personalità che non poteva rischiare, nel colloquio all'aperto che era avvenuto al buio, in un'ora tarda, con le auto di scorta poco distanti acquattate nel buio, le aveva detto che era stata una stupida: "Ti sei innamorata del tecnico fonico e gli hai spiattellato tutto! E brava!"
"Non è vero! Non avrei potuto dirgli una cosa del genere!"
"Ah certo! - Aveva proferito lui con sarcasmo. - Altrimenti il vostro romantico amore... Puf!"
"Ha trovato delle foto.."
"E tu perché tenevi "quelle" foto? Per ricordo?" Il tono era duro.
Lei sapeva di aver sbagliato, si era messa in un vicolo cieco da sola. Ma aveva diritto anche lei di vivere un amore pulito e quell'uomo ancora giovane e pulito glielo aveva dato.  

(Il racconto è frutto della fantasia dell'Autrice, ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale)


venerdì 9 giugno 2023

I Racconti di una cattivissima vecchia 15°: "Tre notizie sulla morale dell'Italia di oggi"

 "Tre notizie sulla morale dell'Italia di oggi"


Vi avverto che la vecchia oggi sarà più cattiva del solito.
La prima notizia è atroce e ne abbiamo sentite altre purtroppo in passato: una creaturina tenerissima di 14 mesi è stata dimenticata in auto dal padre "dissociato" dalla realtà che, dimentico di lei, è andato al lavoro lasciandola legata al suo seggiolino nell'auto chiusa.
La bimba è morta. E certo non deve aver fatto una bella morte.
Il copione l'abbiamo già visto e speravamo di non vederlo più dopo il dolore per le creature così morte e lo strazio dei genitori, soprattutto quello, padre o madre, che è sceso dall'auto senza voltarsi indietro.
Speravamo di non vederlo più perché è stata fatta una legge che impone un seggiolino dotato di suono antiabbandono che avvisa il genitore distratto che nel sedile posteriore c'è un amato essere umano.
Questo sventurato padre non l'aveva. Né lui né la madre hanno pensato di comprarlo nonostante la legge lo imponga per i bambini sotto i 4 anni di età.
La cosa è ancora più grave perché questo padre è un Carabiniere.
Inutile infierire ricordando che è proprio lui che dovrebbe controllare gli altri affinché ottemperino alla legge sui seggioloni salva vita ai bambini.
Non posso non essere cattivissima vedendo che l'auto è nuova, costosa, addirittura con l'optional dei finestrini oscurati...
Un Carabiniere di 45 anni che può permettersi un'auto del genere ma non ha il seggiolono salvavita per la sua bambina...
Penso ad un Chirurgo superspecializzato che ha 10 anni di più ma un'auto così non se la può permettere e per avere un SUV, non metalizzato come quello del Carabiniere, ne ha comperato uno usato solo perché non aveva un'auto abbastanza potente per rimorchiare il suo gommone per andarsene in mare, unico svago di una vita stressante...
L'asilo dove il Carabiniere portava ogni mattina la sua bambina era nella cittadella militare dove lavorava, probabilmente a prezzi di favore...
I miei figli non hanno mai avuto strutture nei loro posti di lavoro che gli passassero l'asilo nido, vicino, sicuro e a buon prezzo...

La seconda notizia è di un tizio, pregiudicato per vari reati fra cui lo spaccio, senza arte né parte, che ogni tanto vendeva qualcosa come ambulante, non si sa nemmeno se avesse la licenza visto che l'attività era saltuaria, il quale avrebbe ammazzato la giovane e belloccia nuora davanti ai due piccolissimi nipotini e a circa un chilometro di distanza il genero, giovane anche lui e con figli piccoli perché, pare, volesse vendicare l'onore della famiglia dato che c'erano voci che i due cognati fossero amanti.
"Onore"? Pare che la sera prima il figlio, a cui ha ammazzato la moglie la mattina dopo, avesse litigato con suo padre dicendogli di non dire fesserie e che non c'era nulla di vero in quelle voci malevole.
Ma soprattutto, dico io, non erano affari suoi e, volendo (ma non voleva), al massimo erano affari di suo figlio...
Apprendiamo che questo pregiudicato dal lavoro saltuario ma "uomo che teneva all'onore" prendeva il Reddito di Cittadinanza: questi sono i parassiti che si mantengono con le mie tasse!!!

La terza notizia mostra due persone anziane, lei ancora in forma lui con problemi di diabete, che vivono in macchina perché sfrattati.
Il sentimentalismo da quattro soldi di certe trasmissioni TV della RAI si mobilita presentando il caso come pietoso e mandano i potenti mezzi della RAI!
Viene fuori che stanno così perché la casa è stata messa all'asta. Nessuno spiega a chi si fa prendere da questo sentimentalismo immorale che se la tua casa va all'asta vuol dire che non hai pagato il mutuo, fino a perderla.
Allora potevi venderla se non ce la facevi e con quei soldi ridurre il tuo tenore di vita affittando qualcosa di piccolo, visto che siete in due.
L'altro possibile ed unico caso è che l'hai data in garanzia per avere dei soldi, insomma l'hai ipotecata e le ipoteche come tutti i debiti vanno onorate.
La conferma al mio pensiero pragmatico l'ha data con disarmante sincerità l'uomo della coppia, affatto vittima come pietosamente gli inviati TV volevano far apparire, il quale ha detto che "lui e la moglie se l'erano goduta, avevano girato il mondo, avevano avuto tanti soldi, Società...". Insomma non si è preoccupato minimamente di spiegare per quali errori loro erano ridotti così: nessun imbarazzo, tanto meno nessuna vergogna, manifestando che il pietismo della RAI non era necessario, anzi, ha detto che aveva avuto tanto ed ora poteva anche accettare questa riduzione del suo vivere, dimostrando così la tranquilla irresponsabilità nella quale, probabilmente, erano sempre vissuti fino a ridursi così.
Ma questa gente cade sempre in piedi ed ecco che, di fronte alle telecamere della RAI, la sindaca ha dato loro le chiavi di una casa messa a disposizione dal comune...



martedì 30 maggio 2023

“Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita” (W. Shakespeare, La tempesta, atto IV, scena I)

 Capitolo XVII

Sua figlia aveva capito il grande sforzo mentale che l'affrontare quell'intervento le era costato. E le aveva detto: "Grazie di essere ancora qui fra noi."
L'aveva colpita la profondità di quel ringraziamento. Anche se pensava che ormai la sua presenza nel mondo non era materialmente così indispensabile per i suoi figli come lo era stata in passato, ma capiva che la presenza affettiva di un genitore che ti ama e che ami è per sempre indispensabile.
Non esistono rapporti tutti uguali, giacché ogni individuo è diverso e crea con il proprio genitore, anch'egli persona unica e irripetibile, un rapporto specifico nella sua singolarità. Addirittura uno stesso genitore può avere un rapporto psicologico-affettivo differente con ciascun figlio.
Lei era figlia unica ed i suoi genitori, così differenti fra loro per carattere e personalità, avevano avuto con lei un rapporto affettivo diverso.
Elena non sapeva dire se aveva amato più suo padre o sua madre e chi dei due l'avesse amata di più. Quello che era certo è che la loro mancanza di serenità l'aveva fatta molto soffrire. Eppure il loro ricordo l'accompagnava sempre, ormai sfrondato dalle asperità dei problemi che in vita le avevano rovesciato addosso loro malgrado... Non erano mai sereni, ciascuno con la propria infelicità.. Ed era proprio la consapevolezza che avrebbero meritato di essere felici e non lo erano stati che le dava un malinconico rimpianto nel pensare loro.
La sua vita, invece, anche grazie alla loro rettitudine morale e ai loro sacrifici era andata meglio. Grazie all'incontro con suo marito aveva avuto una vita amorosa felice.. Per questo era serena ad accettare anche l'inevitabile Morte, avendo la consapevolezza che come ripeteva sempre sua madre con saggezza: "La vita ha un termine."
Ora che aveva riacquistato un corpo funzionante per continuare a vivere teneva sempre presente che all'improvviso tutto poteva finire, ma viveva serena, anche allegra, apprezzando ogni attimo dei suoi giorni.

A sei mesi dall'intervento chirurgico la colpì profondamente la notizia della morte improvvisa di una nota giornalista che, pochi mesi prima, aveva rilasciato un'intervista dall'ospedale dove era ricoverata avendo subito anche lei un intervento chirurgico al cuore.
La donna con molto spirito spiegava di essere scomparsa dagli schermi televisivi per un malore improvviso che le aveva svelato un problema cardiaco risolvibile con un intervento di Cardiochirurgia.
Il malore era stato "come se all'improvviso le avessero spento la luce e si era fatto buio". Elena, colpita, aveva pensato a sé e che invece del buio era rimasta cosciente di vedersi morire...
L'aveva colpita anche che la giornalista, che lei aveva seguito negli ultimi tempi in una trasmissione che piaceva in particolare ad Adriano, avesse avuto quel malore fatale nello stesso periodo in cui era accaduto a lei. Ed era stata operata da un noto quanto bravo Cardiochirurgo il cui nome suo figlio le aveva fatto nell'immediato ritenendolo il migliore della città. Ma mentre Elena era ormai a casa dopo due mesi di ospedale fra ricovero in un Reparto di Cardiologia dapprima, di Cardiochirurgia poi e, infine, in un Reparto di Riabilitazione Cardiochirurgica, passando per tre ospedali diversi, la nota giornalista era ancora presso l'ospedale dove l'avevano operata avendo avuto la riapertutra dello sterno.
La donna, di grande carattere, lodava i Chirurghi e dava a sé stessa la colpa di tale infortunio, al suo essere non paziente come avrebbe dovuto essere...
Ma nelle notizie che accompagnavano quella della sua morte apprese che lo sterno si era riaperto ben due volte! Elena pensava con estrema consapevolezza a quanto quella donna doveva aver sofferto. 
A lei era andata bene anche grazie a quello che quella giovane e bella infermiera della Terapia Subintensiva le aveva insegnato. Rivedeva il volto di lei china sul suo letto di sofferenza quando non riusciva a tossire per espellere il catarro che si formava per l'immobilità: "Si abbracci così il torace ". E le fece vedere come doveva cingersi la gabbia toracica con le braccia per poi dare i colpi di tosse. E lei aveva fatto sempre così, anche quando era ormai nell'Ospedale per la Riabilitazione.
Ma lei aveva una gabbia toracica piccola, non ampia come la povera giornalista che appariva con un corpo largo...
Le pensò spesso con vero sgomento per giorni.. Apprese che aveva la ferita dello sterno mai richiusa che si era infettata e veniva sottoposta a terapia antibiotica.. Questo il 4 del mese in cui era morta poi il giorno 18...
Aveva 70 anni... E lei, Elena, stava vivendo il suo 77esimo ed erano state operate più o meno nello stesso periodo.. Si, Elena era stata fortunata...