martedì 17 maggio 2011

Degrado

Km. 27,500 della Via Tuscolana, Comune di Rocca Priora (RM): chi volesse ripararsi dalla pioggia o dal vento mentre aspetta il bus COTRAL non ha la possibilità di veder arrivare il bus, perché il riparo trasparente della pensilina è totalmente foderato di manifesti, da chi messi è evidente dalla natura degli stessi. Esempio di inciviltà perché non è luogo di affissioni.... Queste persone poi pretendono di amministrarci e di farci rispettare le regole...

 La pensilina è vanificata nella sua funzione perché per vedere l'autobus bisogna sporgersi all'esterno. Le foto sono state fatte da me questa mattina, ma la condizione di "luogo di affissione" esiste da quando la pensilina è stata ripristinata, dopo un tempo lunghissimo in cui esisteva qualcosa di sbilenco, arrugginito e pericolante.

Oggi l'interno era quasi pulito: normalmente vi giacciono pezzi di manifesti strappati, bottiglie di birra ivi lasciate, sacchetti dell'immondizia.

Ho inviato queste foto al TG Regionale ed al Sindaco: la e-mail del Sindaco è tornata indietro per "over quota". Vuol dire che non leggono le e-mail né le cancellano. Ignorano del tutto i cittadini.

venerdì 13 maggio 2011

Alcuni brani......

Capitolo XII - Bianca
          A ventisei anni aveva già vinto il posto di ricercatore universitario. Con il tempo si capì perché: citava sempre suo padre, un alto ufficiale con tante buone conoscenze, tutte nei posti giusti. Citava professori ordinari della Facoltà di Ingegneria di un'altra importante università, "amici di papà", che però l'avevano male indirizzata a Cantieri.
          Costui, sensibile "agli amici di papà", essendo in commissione come presidente per quel posto di ricercatore, l'aveva fatta vincere, passando sopra la testa di un ingegnere che da anni collaborava con la sua cattedra e che era molto più anziano.
          Era molto sicura di sé, Bianca, e rideva troppo, anche quando non ce ne era bisogno. Era pronta a beffeggiare chiunque, secondo lei, non capiva, anche quando gli altri capivano benissimo ma restavano in silenzio. Questa era la sua percezione della realtà.

sabato 7 maggio 2011

Marta Russo

All'epoca dei fatti scrissi un saggio intitolato "Verità e Menzogna", ispirato proprio dall'assurda morte di Marta, evento patologico che, accadendo, dimostrava a che punto può arrivare la follia quotidiana volutamente ignorata. Oggi il Tribunale Civile, a seguito della condanna definitiva fino al terzo grado di giudizio, ha riconosciuto alla famiglia anche un risarcimento che loro useranno per fare del bene nel nome della figlia che è stata loro tolta. Il padre di Marta si è chiesto "come" può insegnare a dei giovani uno come Scattone, visto che insegna in una scuola. Io mi chiedo "come" non solo in senso morale e quale esempio per i discenti, ma cosa ne è della legge che richiede la fedina penale pulita per essere un dipendente dello Stato. Insegna forse in un Istituto privato? Alcuni dei miei figli, si sono ritrovati in cattedra in un Liceo Statale, quale professore di filosofia, Mario Merlino, estremista fascista coinvolto in fatti violenti e finito nelle maglie della giustizia. Durante le lezioni raccontava le sue imprese violente vantandosene: i miei ragazzi tornavano a casa raccontando stupiti e ridendo per l'assurda situazione. Queste sono le cose che avvengono nel nostro Paese, cose avvilenti per chi vorrebbe il rispetto del buonsenso e delle regole.
Una annotazione sul mestiere di giornalista: scriveva Piero Ottone su un "Venerdì" di "La Repubblica" di qualche anno fa, più o meno "noi giornalisti siamo ignoranti, perché dobbiamo stare in tempo breve sulla notizia e, non essendo esperti in tutto, scriviamo spesso cose inesatte". Da persona intelligente non aveva alcuna difficoltà ad ammettere una realtà tangibile, ma trovo assurdo che, a distanza di tanto tempo dall'uccisione di Marta Russo, si continui a definire gli autori della sua morte "ricercatori", quando erano due dottorandi di ricerca. A distanza di tempo dal terribile fatto, i giornalisti che vogliono occuparsene hanno avuto il tempo di documentarsi ed apprendere che il Dottorato di Ricerca è un titolo che si consegue per poi affrontare i concorsi per diventare Ricercatore. Scattone e Ferraro erano dentro l'Università per studiare e pubblicare qualche lavoro sulla filosofia del diritto in modo da diventare Dottori di Ricerca dopo qualche anno ed una tesi di Dottorato: nel frattempo arzigogolavano sull'uso improprio di armi, sul "coraggio" di puntarle in basso, verso la gente e le macchine che passavano, in un gioco assurdo, irresponsabile e crudele che ha portato a togliere la vita ad una giovane e valente studentessa  in modo insensato. Quello che è assurdo è che per la legge questo omicidio è colposo e non volontario. Come se fosse involontario l'atto di puntare una pistola da una finestra di un edificio pubblico verso la folla che passa in basso. Forse i giudici hanno ritenuto che Scattone non sapesse che c'era un proiettile dentro, visto che la pistola era stata portata in quel luogo da Ferraro. Trovo strano anche che non sia stata riconosciuta una responsabilità da parte dell'Università, almeno ai fini assicurativi, visto che ogni Ateneo è tenuto ad accendere una polizza assicurativa che tuteli gli studenti iscritti e tutti i frequentatori aventi titolo da eventuali infortuni.

domenica 1 maggio 2011

Nessuna speculazione

Roma, 30 apr. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Il reparto di neurochirurgia dell'ospedale Santo Spirito di Roma, dove e' stato inizialmente portato ieri il giornalista Lamberto Sposini dopo il grave malore che l'aveva colpito, "e' chiuso da gennaio di quest'anno, come previsto dal Piano di rientro dal deficit della sanita' laziale". Lo sottolinea Domenico Iscaro, presidente dell'Anaao Assomed e medico al Santo Spirito, aggiungendo pero' che "la sala operatoria chiusa e' ancora attrezzata, le apparecchiature sono al loro posto ma inutilizzate e il personale prende lo stipendio senza essere operativo".

"Non voglio speculare - premette il medico - Sposini e' apparso sin dall'inizio un caso molto grave: certo e' che se fosse arrivato a dicembre 2010, quando ancora il reparto era funzionante, sarebbe stato sottoposto al drenaggio nell'arco di mezz'ora, un'ora al massimo", senza dover essere trasferito in un altro ospedale.

Il punto e', secondo Iscaro, "che si e' accentrata l'attenzione sui ritardi nei soccorsi e sui malfunzionamenti del 118, quando in un grosso e importante ospedale come il santo Spirito - rimasto l'unico punto di riferimento per il centro della capitale dopo la chiusura del San Giacomo - si decide di chiudere un reparto, lasciando apparecchiature e personale inutilizzato, che gira per l'ospedale senza poter operare. Dov'e' il risparmio che si voleva ottenere? Di questo dovrebbe occuparsi la presidente Polverini, perche' a pagare sono ancora una volta i cittadini".

Nessuna speculazione, anzi, il Dott. Iscaro dice semplicemente la VERITA' che non deve essere taciuta e che viene alla ribalta solo quando ci incappa un paziente noto, come nel caso dello sfortunato e bravo giornalista televisivo.
A Roma c'è un detto antico: "I risparmi di Maria Calzetta", per mettere in ridicolo, con saggezza popolare, risparmi inutili che non sono tali. E' quello che si sta facendo e si è fatto per riparare a ruberie operate da politici e pubblici amministratori che, invece di pagare loro con i propri beni ed il sequestro dei loro guadagni fino alla fine della riparazione del buco creato nei conti della Sanità Pubblica, come sarebbe sacrosanto e giusto, debbono pagare i pazienti a rischio di vita, come nel caso di Sposini, e professionalità di medici acquisite con anni ed anni di una severa preparazione, che ha un costo per loro e per la nazione, e deve pagare il cittadino che con le sue tasse  ha permesso l'acquisto di attrezzature chirurgiche ora lasciate alla polvere. A Roma tutti parlano della nuovissima Rianimazione del S. Giacomo chiusa e mai usata per "I risparmi di Maria Calzetta". Non tutta la gente sa che i medici chirurghi, deprofessionalizzati da queste scellerate scelte, debbono essere pagati ugualmente, essendo vincitori di un pubblico concorso e assunti nel SSN a tempo indeterminato. 
Nel caso di Sposini, come in mille altri casi come il suo, la tempestività di un drenaggio, che diminuisca la pressione del sangue all'interno del cranio, è importantissima per evitare danni peggiori alle delicate strutture del cervello.

giovedì 28 aprile 2011

Corpo Forestale dello Stato di Sabaudia (LT)

Sigilli a manufatti abusivi sulle dune e sul Lago di Paola.
I nostri complimenti al Corpo Forestale dello Stato.
La lotta contro l'abusivismo edilizio deve ora continuare!

Il circolo Larus Legambiente di Sabaudia si complimenta con il Corpo Forestale dello Stato, comando stazione di Sabaudia, per la serie di sequestri portati a termine nell'antivigilia di Pasqua, di 4 manufatti abusivi sul lungomare tra Sabaudia e San Felice Circeo e sulle sponde del Lago di Paola.

Speriamo che a questa prima ondata ne seguano altre al fine di reprimere gli abusi e le violenze ambientali di coloro i quali intendono il Parco Nazionale del Circeo un territorio da saccheggiare, sottraendolo ai cittadini ed al suo ruolo di bene comune inalienabile.

Ricordiamo che sono ancora molti gli abusi commessi, a partire dagli scheletri di Quarto Caldo a San Felice Circeo, i quali attendono ancora l'abbattimento. L'auspicio è una maggiore collaborazione tra gli Enti, azioni di sorveglianza adeguate e soprattutto la repressione del fenomeno mediante abbattimento e ripristino dello stato originario dei luoghi, come peraltro previsto dalla legge, a partire dalle molte ordinanze di abbattimento ancora stranamente non eseguite.



Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia

martedì 26 aprile 2011

La Benemerita non si tocca

 brutale aggressione da parte di quattro giovani a Sorano (Grosseto)

Le condizioni di Antonio Santarelli e Domenico Marino sono stabili, anche se il primo continua ad essere tenuto in coma farmacologico, mentre l'altro rischia di perdere l'uso dell'occhio destro, oltre ad avere riportato vari traumi in tutto il corpo, in particolare al volto.

No, signori giornalisti, così non va bene. Le parole influenzano le menti e voi continuate a chiamare chi compie atti violenti e delinquenziali: giovani, oppure ragazzi!! No, sono solo delinquenti. Non bisogna attendere il giudizio di un tribunale per definirli tali: sono le loro azioni delinquenziali a definirli. Guai ad attenuare con le parole la violenza, aggravata dal fatto che è stata espletata con ferocia inaudita visto il risultato sui due carabinieri che stavano svolgendo il loro dovere. Violenza e ferocia gravissime perché rivolte verso l'Autorità dello Stato incarnata in una divisa Benemerita che non si tocca, perché il farlo è un attacco allo Stato stesso che rappresenta come una delle sue più alte istituzioni. Gli uomini possono essere fallaci ma la divisa no. Aggredire dei carabinieri è un atto di una gravità assoluta e spero che i delinquenti aggressori abbiano adeguata punizione, o rischiamo di brutto come società che vuol dirsi civile.

Sono d'accordo con Antonio Di Pietro sulla Libia

"Bombardare una nazione - dice il leader dell'Idv in una nota - non ci pare possa essere considerato uno sviluppo né naturale né costituzionalmente corretto. Né può valere l'ipocrita giustificazione che tutto ciò sarebbe già stato autorizzato dalle Nazioni Unite e dal Parlamento italiano".

"Infatti, l'Onu - spiega Di Pietro - non ha mai avallato tale scelta e, soprattutto, le nostre Camere non hanno mai discusso, né approvato un provvedimento in cui c'era scritto, nero su bianco, di fare guerra ad un'altra nazione. E' stato solo deliberato di impedire che avvenissero dei massacri della popolazione inerme durante una guerra civile. Già! Perché di guerra civile si tratta e pertanto l'Italia - conclude - non dovrebbe interferire nelle decisioni interne di un altro Stato, ma solo prodigarsi per fornire assistenza, solidarietà e supporto umanitario alla popolazione civile".

lunedì 18 aprile 2011

Petizione esempio di civiltà


Chi ama Latina non la sporca!

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Chi è per la legalità non infrange la legge!
Latina, 17 aprile 2011

Al Commissario Prefettizio
Dott. Guido Nardone
Piazza del Popolo 1
Egregio Commissario,
Anche quest’anno Latina e i suoi cittadini sono vittime dell’inciviltà di molti candidati che stanno insozzando la città coi loro manifesti elettorali affissi illegalmemte in ogni dove.
Oltre al degrado e alla sporcizia, il fenomeno dei manifesti illegali arreca danni permanenti ad alcune strutture pubbliche e costituisce un serio pericolo per la sicurezza laddove i manifesti nascondono la segnaletica stradale o, staccandosi dai supporti improvvisati, creano intralcio alla circolazione dei passanti e/o delle autovetture o, addirittura, certe strutture improvvisate potrebbero abbattersi sui passanti causandone il ferimento e persino la morte.
Un altro aspetto da non trascurare è il danno economico sofferto da chi (di solito commercianti) ha pagato inutilmente per dei manifesti pubblicitari che vengono coperti nel giro di poche ore.
Un aspetto molto grave dei manifesti elettorali illegali è l’esempio negativo che proviene proprio da chi si candida a governare la cosa pubblica, che irride con arroganza la legge e disprezza il senso civico.
L’indifferenza delle Istituzioni è però il risvolto più negativo, poichè ingenera nei cittadini un profondo senso di sfiducia e di abbandono e fornisce ai politici l’arrogante senso di impunità e di superiorità alla legge.
Ben consci che, come al solito, la classe politica nazionale ha provveduto preventivamente a condonarsi ogni violazione della legge sulle affissioni elettorali, rendendo vane le multe e lasciando i costi a carico della collettività, con questa lettera chiediamo alla S.V. - come ultimo atto d’amore verso questa città disgraziata - di voler contrastare fortemente e direttamente il fenomeno, facendo rimuovere prontamente ogni manifesto elettorale illegale e ogni struttura eretta illegalmente per sostenere i manifesti e addebitare ai trasgressori le spese per il ripristino dello stato dei luoghi.
Con l’occasione informiamo la S.V. che il comitato spontaneo "Chi ama Latina non la sporca! – Chi è per la legalità non infrange la legge!" martedì prossimo, a titolo dimostrativo, provvederà a staccare alcuni manifesti elettorali affissi illegalmente.
L’occasione ci è grata per porgere distinti saluti.


Primo firmatario Segue lista con _____________ firme

Questa pregevole iniziativa, che mi è giunta attraverso ambientalisti, la condivido in pieno. L'argomento è stato oggetto da parte mia di attenzione, in quanto la mondezza sparsa in giro mi disturba moltissimo e mi stupisco di come la gente, in genere, sopporti che chi si propone come suo rappresentante nelle istituzioni imbratti di manifesti tutto, anche luoghi dove è scritto: DIVIETO DI AFFISSIONE.
A Roma e provincia non è certo diverso che a Latina!! Al Km. 27,5 della Via Tuscolana, ad esempio, c'è una pensilina di una fermata del bus Cotral completamente foderata di manifesti. Praticamente da quando è stata ricostruita, dopo anni di un'orrenda pensilina arrugginita con ferri pencolanti e pericolosi per i poveretti che dovevano attendere il bus, è stata immediatamente foderata di manifesti senza soluzione di continuità, per cui non è possibile, per lo sventurato che attende il bus, vedere quando arriva, qualora volesse attendere seduto sulla panca e, peggio, qualora piovesse e volesse ripararsi. Le pareti trasparenti delle pensiline servono proprio a questo: a consentire la visibilità. Come può essere civile un Paese che consente questo schifo?! 
Prima si potevano elevare multe, ora a quanto sembra non più grazie al "Milleproroghe". Ma ci possiamo consolare, perché tanto non le elevavano neppure prima!!
Esiste inoltre una legge che impone ai candidati alle elezioni ed ai partiti di pagare per la pulizia delle strade invase dalla carta dei manifesti elettorali. Non so se il "Milleproroghe" abbia sollevato i partiti anche da questo ma so, per esperienza diretta, che non facevano nulla neppure prima.
A Grottaferrata, una volta ridente cittadina dei Castelli Romani (ora ride un pò meno), dopo un anno dalle elezioni che avevano portato Zingaretti ad essere Presidente della Provincia, i manifesti con la sua sorridente faccia erano ancora, mezzi strappati e mezzi no, lungo tutto un tratto della via Anagnina a far brutta mostra di sé. Il vento portava i pezzi staccati in giro a sporcare strada e marciapiedi (ove esistenti). La quantità era enorme e nessuno si peritava di pulire. Scrissi dunque a Zingaretti segnalando la cosa e ricordando i soldi che dovevano essere dati quale contributo alla sporcizia elettorale. Non mi rispose, e questo me lo aspettavo, ma tutto rimase sporco come prima ancora a lungo.
Non farò petizioni come i pregevoli cittadini di Latina, ma loro mi hanno ispirato un pensiero: ogni volta che vedrò immondizia in insopportabile quantità, farò delle foto e le pubblicherò con data e luogo dello schifo. I responsabili del pubblico imbrattamento sono avvisati.  

sabato 16 aprile 2011

Letture

Sto rileggendo "La Famiglia Manzoni" di Natalia Ginzburg. Lo lessi molti anni fa. Le riletture aggiungono sempre qualcosa in più al capire ed al riflettere.
Penso che le opere che si rifanno agli scambi epistolari sono sempre indiscrete. La storia ha le sue esigenze, soprattutto serve a noi per capire meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo, ma coloro che scrissero privatissime lettere, se avessero saputo che milioni di posteri le avrebbero lette, chissà se ne sarebbero stati contenti. Ci approfittiamo del fatto che quelle persone non esistono più e non sanno l'uso che facciamo delle loro intime espressioni di affetto o lagnanze... od altro.
La famiglia di Alessandro Manzoni fu numerosissima e tanti i lutti. Alessandro fu figlio unico di incerta paternità e si rifece mettendo al mondo molti figli, quindi ebbe generi e nuore, nipoti e altri quasi parenti, come la seconda moglie di Massimo D'Azeglio, ad esempio, che fu suo genero poi vedovo di una sua figlia, morta in giovane età come alcune altre sue figlie... Una vita di una persona eccezionale per ingegno, valore e fortune eppure così piena di dolori, delusioni e miserie, fa riflettere su quanto accade in una vita che sfugge ad ogni controllo e previsione.
Quello che si evince da questa lettura sulla vita minuta di una famiglia, pure benestante e per molti versi privilegiata, è la tragica situazione della medicina intorno alla metà del 1.800 dell'era cristiana. Praticamente curavano tutto con i salassi, senza alcuna percezione della causa della malattia e quindi dell'effetto che tale pratica poteva effettivamente avere sul malato. La piccola Matilde, una delle figliole di Manzoni, aveva "uno sbocco di sangue"? Le facevano un salasso. La seconda moglie Teresa aveva dolori di pancia? Si pensava che avesse un tumore ed invece era incinta di due infelici gemelline nate e morte. E così via in un seguirsi di morti prima dei 30 anni di cui non si saprà mai la vera causa. Eppure non era molto tempo fa. Accadeva in pieno Risorgimento ed in una famiglia che poteva permettersi servitori in abbondanza e di chiamare e consultare medici a volontà. Non oso pensare ai poveri, alla povera gente. Si sopravviveva. Bisogna leggere per capire il progresso immenso della medicina di oggi e forse ci si lamenterebbe di meno.
Altra considerazione mi viene da fare sull'economia di questa famiglia. Il nonno materno, Cesare Beccaria, non sarà stato ricchissimo ma certo nemmeno povero, dunque da lì ad Alessandro qualcosa venne. Molto gli venne dall'uomo di cui porta il nome, che la madre sposò proprio per convenienza economica. Moltissimo, attraverso la madre Giulia, gli arrivò dal ricco Carlo Imbonati, amante e convivente della sua genitrice. Dunque fa riflettere che poi quest'uomo si potesse ritrovare in "ristrettezze" in alcuni momenti della sua vita.
Infine i due figli maschi incapaci di condurre una vita equilibrata senza rovinare sé stessi e gli altri: Enrico e Filippo. Di questo non si può certo farne colpa ad Alessandro il quale, anzi, tentò, con consigli ed aiuto anche economico, di sollevare i suoi figli: ma egli, come l'uomo qualunque, nulla poté contro una natura che nasce con la persona e che non si cambia. Enrico distrusse tutta la cospicua dote della sua pregevole consorte, Emilia Redaelli, fino a finire in miseria. Filippo visse di debiti.
Grandezza e miseria. Visto nella vita intima anche un granduomo viene ridimensionato, nulla togliendo alla bellezza della sua Opera.

martedì 5 aprile 2011

Comunicato del Circolo Larus


LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI LATINA RESTITUISCE GIUSTIZIA AL TERRITORIO DEL PARCO NAZIONALE DEL CIRCEO E AI CITTADINI
COME IL CIRCOLO LARUS HA SEMPRE DENUNCIATO, LA DARSENA NEL LAGO DI PAOLA ERA COMPLETAMENTE ABUSIVA
La sentenza del Tribunale di Latina, che condanna l'amministratore della soc. IN LAND SEA per reati ambientali e paesaggistici sul Lago di Paola, luogo di straordinario valore naturalistico e sottoposto ad un regime vincolistico certo ed internazionale, è l'ennesima dimostrazione della fondatezza delle denunce presentate dal circolo Larus Legambiente e del complesso di abusi, illegalità e violenze ambientali che per anni hanno invece caratterizzato il Lago di Paola, le sue sponde e il territorio del Parco nazionale del Circeo.
Come sempre abbiamo sostenuto, quella darsena, insieme al complesso di infrastrutture a suo servizio e commerciali, era priva delle necessarie autorizzazioni, in primis del nulla osta dell'Ente Parco nazionale del Circeo. Non a caso proprio l'anno passato abbiamo voluto organizzare su quelle sponde e in quei locali, oggi per altro abbattuti, la nostra FestAmbiente, con l'intento di dare un segnale forte di riconquista del territorio, dopo anni di battaglie, alla libera fruizione dei cittadini, alla legalità e alla tutela ambientale. Proprio in quell'occasione fummo oggetto di deprecabili tentativi di intimidazione, prontamente rigettati, per via del nostro impegno in favore di legalità e ambiente. Questa sentenza è la migliore risposta a quanti, con arroganza e prepotenza, in quell'occasione posero in atto miserevoli tentativi atti ad impedirci il regolare svolgimento dell'iniziativa.
La magistratura di Latina, alla quale va tutto il nostro sostegno e plauso, con questa sentenza compie un atto di grande giustizia, restituendo verità e dignità ai cittadini e a quelle associazioni che da anni si battono per una gestione diversa del territorio e il ripristino della legalità. Soprattutto assesta un duro colpo alle abitudinarie condotte di alcuni, ispirate da logiche di pura speculazione, che intendono il Parco nazionale come una grande occasione per trarre profitto illegalmente a danno dell'ambiente e la legalità un optional di cui fare a meno.
Alla luce di quanto scritto, siamo convinti si debba aprire una discussione serena su una classe dirigente che presenta tra le sue file esponenti condannati per reati contro l'ambiente.
Si porgono cordiali e distinti saluti.
Il circolo Larus Legambiente di Sabaudia
Lago di Paola: Il ponte romano
Foto fatta da Rita Coltellese