domenica 8 aprile 2012

VIP Immaginari

Dalla Raccolta di novelline divertenti "Le Verità nascoste"


VIP Immaginari




Aveva acquistato la multiproprietà alla fine degli anni ottanta pagandola poco più di dieci milioni delle vecchie lire. Un suo studente in tesi di laurea aveva da qualche anno una casa in quel Residence e gli aveva mostrato le foto del posto e lui aveva acquistato sulla carta. Praticamente si trattava di diventare proprietario di una quota alberghiera e di poter godere per quindici giorni l'anno dell'appartamento acquistato. Il posto era bellissimo, uno dei più belli della Costa Smeralda. La foto non rendeva abbastanza la bellezza del luogo. Dunque ne fu molto felice. Il venditore gli aveva detto che non vendevano a tutti, ma tendevano a scremare scegliendo persone di un certo livello, per non far scadere l'ambiente che richiedeva una certa selezione.
Una delle volte che arrivò per la vacanza trovò il W.C. chiuso con lo scotch dalla squadra delle pulizie. "Che garanzia!" Disse a sua moglie.
"Lucioooo!" Gridò inorridita la donna dopo un po'.
"Che c'è?!" Accorse allarmato l'uomo in bagno.
"Ho levato lo scotch e guarda che roba!" La donna aveva alzato la tavola del sedile di colore bianco avorio: era costellata di inequivocabili schizzi giallo carico di orina.
"Mi sono seduta per fare pipì senza sapere cosa c'era sotto!" Disse con un moto di ribrezzo.
"Chiamo subito la direzione!" La direzione si scusò e mandò una donna delle pulizie a pulire. Dissero poi che la governante avrebbe provveduto a fare un'indagine su chi aveva avuto l'incarico di pulire quell'appartamento e, naturalmente, la persona sarebbe stata punita.
Andarono poi a fare la spesa. "Una banana quattromila lire!!" Sussurrò sua moglie. "Siamo in Costa Smeralda!" Le rispose lui a bassa voce.
Comperarono novemila lire di prosciutto cotto e molte altre cose. Mentre la moglie pagava lui imbustava. All'uscita lei si rese conto che lui non aveva messo nelle due buste il pacco del prosciutto. Tornò subito alla cassa ma né il cliente successivo, un signore molto sussiegoso, né la cassiera avevano visto il costoso pacchetto: volatilizzato!
"E' la prima volta che mi accade!" Esclamò la moglie un po' smarrita.

All'Assemblea di condominio conobbero molti degli altri proprietari. Tutti o quasi avevano o cercavano di avere un'aria molto signorile.
Un anziano signore chiese la parola e si alzò per dire: "Voglio che si comperino lenzuola di Fiandra." La moglie di Lucio aveva il pessimo difetto di non farsi incantare da sovrastrutture varie e con pragmatismo disse subito: "Ma se ha di queste pretese, perché non si compera una casa per tutto l'anno in Costa Smeralda, invece di una multiproprietà da dividere con altri periodicamente?"

Le spese condominiali, piuttosto basse all'inizio, cominciarono a salire in modo esponenziale. Esisteva, da Regolamento condominiale, un Consiglio di Sorveglianza costituito da tre Consiglieri di cui uno era il Presidente. Veniva eletto ogni anno dall'Assemblea dei proprietari e doveva sorvegliare che l'Amministratore, in pratica, non rubasse. Il primo Consiglio che Lucio e sua moglie trovarono era costituito da un membro che non veniva mai, un ragioniere commercialista romano ed un notaio milanese. Il notaio era anche il Presidente.
"Un notaio è una garanzia." Pensavano i due.
Poi ad un'Assemblea costui perorò una spesa che a Lucio, ma anche ad altri, sembrava inutile: trenta milioni di casseforti da mettere negli appartamenti. Essendo un'innovazione serviva un' alta percentuale di millesimi, ma il notaio disse che non era vero. Lo disse con sicura saccenza e prepotenza. La moglie di Lucio citò il Codice Civile, ma quello rispose all'affollata Assemblea dei proprietari che, essendo una multiproprietà, il Regolamento non rispondeva alle regole che il Codice detta per il condominio. Si scoprì che molti inaccorti proprietari non avevano nemmeno il Regolamento condominiale che doveva essere allegato all'atto di compravendita. Lucio e consorte lo avevano, ma non l'avevano portato con loro. La moglie di Lucio chiese che venisse inviato a tutti i condomini che ne erano sprovvisti. L'Amministratore mostrò un faldone dicendo con un sorriso ironico che non si poteva spedire un simile volume a tutti i proprietari sparsi per la penisola. Ma l'implacabile moglie di Lucio non si fece intimidire e disse che non il Regolamento di Contabilità lui doveva inviare, bensì solo le poco più di 10 pagine del Regolamento che lei aveva  a casa. L'Amministratore capì che il "bluff" non gli era riuscito e provvide ad inviare il dovuto. A questo punto si scoprì che di un banale Regolamento di Condominio si trattava e che, dunque, il notaio era un bugiardo e stava dalla parte dell'Amministratore. Con quali vantaggi? Non si sa, ma una volta trovarono il ragioniere romano in vacanza nel loro stesso periodo, pur avendo già usufruito del proprio: dunque l'Amministratore regalava ai componenti del Consiglio gli appartamenti che non venivano usati  né affittati dai proprietari di quel periodo.

Le spese crescevano e i proprietari protestavano. Cambiarono Amministratore e i Consiglieri. Questa volta si trattava di un consiglio quasi tutto costituito da calabresi. Uno era un medico, un altro un ingegnere, il terzo un magistrato. Una vera garanzia! 
Ad un'Assemblea l'Ingegnere si presentò con un progettino per rifare la hall del Residence. Lucio e la moglie si opposero, ma dato che i proprietari erano sparsi per l'Italia e delegavano l'Amministratore l'inutile spesa passò e il Consigliere incassò la parcella per il progetto. Le spese salivano ed oltre a Lucio e sua moglie molta altra gente si lamentava. Il medico incaricò un suo amico avvocato di fare una perizia legale su certi affari che riguardavano il condominio. Nessuno l'aveva autorizzato, ma l'avvocato presentò una cospicua fattura al Condominio. Ci fu un'affollata e furente Assemblea in cui molti proprietari provarono ad opporsi. Ma l'Amministratore, ormai in perfetto accordo con i Consiglieri, disse che non si poteva far pagare al Consigliere, anche se aveva sbagliato a dare mandato all'avvocato che conosceva senza la delibera assembleare, e dunque che si pagasse questa fattura! In fondo erano solo venti milioni di lire! Una cifra impossibile per una consulenza, al di fuori delle tabelle stabilite dall'Ordine per  quella Regione, sostennero Lucio e gli altri! Ma i tre Consiglieri erano tutti d'accordo e avevano molte deleghe e la parcella fu pagata, comprensiva delle spese di viaggio che l'avvocato aveva fatto dalla sua città a quella dove si teneva l'Assemblea.
"Ma chi gli ha detto di partecipare all'Assemblea dei proprietari?! A quale titolo costui è venuto in Assemblea?!" Tuonò Lucio.
L'Amministratore fece mettere a verbale che aveva accompagnato l'ingegnere consigliere. "E chi se ne frega! Lo pagasse lui allora!" Dissero in molti.
Invece grazie ai proprietari che delegavano al buio pagò tutto il condominio. Intanto qualcuno aveva scoperto che il medico e l'ingegnere erano della stessa città calabrese ed entrambi impegnati in politica. Sul giornale uscì che nei Consigli comunali, dove costoro erano impegnati, c'erano infiltrazioni malavitose della organizzazione criminale chiamata "n'drangheta".

Ad una successiva Assemblea l'Ingegner Cuzzocrea, il Dott. Liggio ed il magistrato Curziogiardina imposero un'altra spesa non pertinente: la messa a norma di una canna fumaria di un vicino ristorante il cui gestore non riteneva di doverla riparare anche se i fumi disturbavano, guarda il caso, proprio la casa del Curziogiardina. A nulla valsero le proteste dei tartassati proprietari: le deleghe in mano ai tre e al connivente Amministratore fecero passare anche questa spesa assurda ed impropria, non essendo il ristorante in proprietà al condominio ma assolutamente estraneo ad esso. L'unica cosa è che era adiacente alla proprietà del Condominio Residence e che i fumi davano fastidio al magistrato il quale, per non aprire un contenzioso lungo e fastidioso con il gestore del ristorante, preferì farlo pagare al condominio.

L'ambiente "scremato" dal venditore risultava essere tutt'altro che edificante. La moglie di Lucio fu insultata in Assemblea da uno dei tre personaggi  perché voleva far valere la legalità ed uno di loro, con arroganza violenta, le disse: "Venda, venda, gliela compero io!"
"Tutto questo puzza di illegalità lontano un miglio!" Commentò successivamente con altre proprietarie. Quel giorno suo marito per fortuna non c'era, altrimenti non si sa cosa sarebbe successo. L'Amministratore, che non l'aveva nemmeno salutata al suo arrivo, alterò il verbale di Assemblea omettendo fatti che vi erano accaduti ed eludendone altri fino a stravolgere la realtà. Ne seguì una lunga diatriba scritta. Molti proprietari  inviarono raccomandate di protesta ma, siccome nessuno denunciò in Tribunale tutti questi illeciti, tutto continuò come prima. Fino a quando, in mezzo a mille scandali quotidiani, non uscì sul giornale che i due in odore di "n'drangheta" erano stati inquisiti.
A questo punto molti proprietari andarono a leggere meglio le carte e scoprirono, in un documento che riportava voti e deleghe di ciascuno, che il numero massimo di deleghe che ognuno poteva rappresentare, come da Regolamento, era stato superato di moltissimo e ciascuno dei tre Consiglieri, più i loro amici, avevano votato chi con 20 deleghe, chi con di più e così via! L'Amministratore dunque non aveva applicato il Regolamento, favorendo con questo sistema il rinnovo dei Consiglieri.
"Davvero un bell'ambientino! Scremato soprattutto della "zella" degli onesti!" Commentò Lucio.
"L'unica strada è la denuncia in Tribunale, - disse sua moglie - sperando che non incontri un magistrato come Curziogiardina però!"
"In fondo, pensò la moglie di Lucio, questo Condominio è lo specchio dell'Italia di oggi".





sabato 7 aprile 2012

Roberta Ragusa e i ritrovamenti casuali

Da: PisaToday

Roberta Ragusa scomparsa ricerche
Si sarebbero svolte solo nelle prime 48 ore le ricerche di Roberta Ragusa, vale a dire fino al 15 gennaio. Poi l'avvistamento, ritenuto attendibile, nell'area di servizio di Firenze Peretola sull'autostrada, bloccò la perlustrazione a tappeto del territorio. E' questo quello che emerge in un documento inedito del Comune di San Giuliano Terme inviato alle autorità competenti e sul quale viene scritto il resoconto dei due giorni di attività, prima dello stop. Si tratta di una sorta di brogliaccio delle ricerche nel quale si legge che in quei due giorni furono impiegati decine di uomini e mezzi nella perlustrazione del territorio prima di fermarsi una volta appreso dell'avvistamento a Peretola. Da allora, era il 15 gennaio, le ricerche di Roberta Ragusa non sarebbero mai più state fatte in modo così massiccio e coordinato, anche con l'impiego di volontari, anche se gli inquirenti assicurano che quotidianamente i Carabinieri battono il territorio e non hanno mai smesso di cercarla. Non si è neppure appreso ufficialmente se sono state visionate le immagini registrate dalle telecamere di sicurezza sparse sul territorio o lungo la rete viaria e autostradale in cerca di riscontri su presunti avvistamenti.
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Di certo chi scrive ha ragione, ma la cronaca recente di casi di scomparsa, poi rivelatisi omicidi, dice che le uccise sono state ritrovate casualmente.

Il caso più clamoroso è quello di Yara Gambirasio. L'età giovanissima della ragazzina, e il fatto che la scomparsa è avvenuta in un territorio dove il partito dell'allora Ministro dell'Interno ha un alto elettorato, ha fatto sì che ci fosse uno spiegamento di forze senza pari. Eppure il corpo della povera piccola è stato ritrovato per caso da un signore che si divertiva a far volare un modellino di aereoplano: lì accanto erano passati gruppi di persone che setacciavano i luoghi cercandola.

Lucia Manca, probabilmente strangolata in casa dal marito che poi l'ha caricata nel portabagagli della sua auto profittando delle ore notturne, è stata ritrovata per caso da persone che dovevano preparare un percorso per una gara campestre.

La funzionaria della Prefettura di Ascoli Piceno, uccisa dal suo amante perché troppo invadente ed insistente, è stata ritrovata seppellita in un bosco dei dintorni ormai ridotta a sole ossa.
Da: La Repubblica.it



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Il ritrovamento è stato favorito dalle abbondanti piogge che nei mesi scorsi hanno "lavato" la terra. Il luogo della sepoltura non è distante dalla strada. E' una pineta molto frequentata dagli ascolani, per sport o gite fuori porta. Appare quindi strano che il cadavere sia stato sotterrato proprio qui, e nemmeno in profondità. Ma tutto questo lascia pensare a una situazione d'emergenza, per cui chi avrebbe ucciso la donna si sarebbe trovato costretto ad agire in fretta. La zona non è peraltro distante da quelle battute, a suo tempo, dalla polizia alla ricerca del corpo della Goffo.


Sicuramente gli inquirenti terranno conto di questa casistica che dice chiaramente che non è facile trovare un corpo anche quando lo si cerca in modo certosino. Speriamo che, anche in questo caso, accidentalmente, si ritrovi il cadavere di questa sfortunata e bella donna, almeno affinché i suoi figli possano avere una tomba dove piangerla. Per loro, vittime innocenti, sarà una triste Pasqua.
Chissà perché, pensando che se ne sia andata con le gambe sue, il marito si è premurato immediatamente di distruggere il suo cellulare ed ha chiesto alla sua amante di fare altrettanto... 
Roberta Ragusa

venerdì 6 aprile 2012

17 giugno 2011 il video - 6 aprile 2012 la notizia

La notizia era attesa da giorni ed è arrivata. Il Consiglio dei ministri ha sciolto  i comuni di  Casal di Principe,  Castel Volturno e Casapesenna per condizionamenti da parte della camorra. Il provvedimento è avvenuto sulla base dei risultati delle commissioni di accesso nominate dal  ministro dell'Interno per verificare proprio le infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione della cosa pubblica.

Il comune di Casal di Principe è gestito da un commissario prefettizio in seguito alle dimissioni dei consiglieri comunali e del sindaco, dopo che furono arrestati  diversi amministratori tra cui l'ex sindaco, Cipriano Cristiano, nell'ambito dell'inchiesta denominata "Il principe e la scheda ballerina". Inchiesta che vede  anche il coinvolgimento del parlamentare del Pdl, Nicola Cosentino. Analoga situazione di commissariamento a Castel Volturno, dove si sono dimessi sindaco e consiglieri, ma anche qui c'è un'indagine della Dda in corso, che vede coinvolti i due precedenti sindaci, Antonio Scalzone e Francesco Nuzzo.

Aggiornamento Luglio 2014
Il video rimosso era una intervista della TV locale di Caserta datata 17 giugno 2011 al Presidente del Consiglio Comunale di Casal Di Principe Teodoro Scalzone. Non so per quale ragione sia stato rimosso dato che nell'intervista il rappresentante dell'UDEUR si limitava a difendere l'operato del sindaco.
Successivamente, come si può leggere in tutte le cronache dei media sul WEB e non solo, il Comune è stato commissariato e qualche mese dopo in aprile 2012 è apparsa la notizia pubblicata dal quotidiano La Repubblica e comunicata anche nei TG RAI.
Per chiarezza pubblico questa lettera apparsa sui media che spiega le problematiche del Comune di  Casal Di Principe nel 2011: 
Da: Caserta News.it
Domenica 24 Aprile 2011

Debiti fuori bilancio, Di Sarno (Città Nuova) scrive al sindaco Martinelli


POLITICA | Casal di Principe
Il consigliere comunale Daniele Di Sarno, leader del gruppo consiliare di "Città Nuova" e delegato al contenzioso dell'ente comunale casalese ha appena scritto un'accurata e documentata lettera avente ad oggetto la "richiesta urgente informazioni circa l'esistenza di debiti fuori bilancio –art. 194 d.lgs. n° 267/2000". La missiva è indirizzata al sindaco Pasquale Martinelli, al Presidente del Consiglio comunale Teodoro Scalzone, al segretario Pietro Dragone, alla giunta comunale, al Collegio Revisori dei Conti, ai dirigenti degli uffici Tecnico, Finanziario e Servizi Sociali, ai capigruppo consiliari, al consigliere Antonio Corvino ed al Presidente della Prima commissione consiliare Lorenzo Corvino. Di seguito il testo della lettera: Il sottoscritto consigliere comunale Daniele Di Sarno, quale capogruppo di Città Nuova, nonché delegato al contenzioso di questo ente, in nome, per conto e nell'interesse di tutti i consiglieri comunali, premesso che l'art. 194 comma 4 del TUEL prevede che gli enti locali riconoscano con deliberazione consiliare la legittimità di debiti fuori bilancio derivanti da: a) Sentenze esecutive; b) Copertura di disavanzi di consorzi, aziende speciali e di istituzioni, nei limiti degli obblighi derivanti da statuto, convenzione ed atti costitutivi, purché sia stato rispettato l'obbligo del pareggio del bilancio di cui all'art.114 ed il disavanzo derivi da fatti di gestione; c) Ricapitalizzazione, nei limiti e nelle forme previste dal codice civile o da norme speciali, di società di capitali costituite per l'esercizio di servizi pubblici locali; d) Procedure espropriative e di occupazione d'urgenza per opere di pubblica utilità; e) Acquisizione di beni e servi, in violazione degli obblighi di cui ai commi 1,2, e3 dell'art. 191 del TUEL nei limiti degli accertati e dimostrati di utilità e di arricchimento per l'ente, nell'ambito dell'espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza; che, per quanto attiene all'ipotesi prevista dalla lettera a), il riconoscimento di un debito promanante da una sentenza è un atto obbligatoriamente assumibile entro e non oltre l'esercizio nel quale quella sentenza è divenuta nota all'ente; che la competenza circa il riconoscimento dei debiti fuori bilancio spetta all'organo consiliare, che deve non solo e non tanto sanare una o più spese assunte senza impegno, quanto verificare che ciò non pregiudichi gli equilibri di bilancio; che ai sensi dell'art. 193 del TUEL, il riconoscimento dei debiti fuori bilancio richiede una deliberazione consiliare da approvare in seduta obbligatoria, entro il 30 settembre di ogni anno, o con diversa periodicità stabilita da regolamento di contabilità interno; che la presenza di debiti fuori bilancio ai quali non sia stato fatto fronte validamente con i mezzi di copertura previsti dalla legge in materia, obbliga il consiglio dell'ente a dichiarare lo stato di dissesto, pena lo scioglimento del consiglio comunale; che i debiti derivanti da una sentenza esecutiva, ma non ancora definitiva, previsti dalla lettera a) dell'art. 194 TUEL, si distinguono da tutti gli altri tipi previsti poiché per questi, la valenza della deliberazione consiliare non è quella di riconoscere la legittimità del debito che di per sé già esiste in virtù della statuizione del Giudice, ma quella di ricondurre tale debito al sistema di bilancio; che attualmente tale amministrazione, in attesa dell'approvazione del Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2011, nonché del consuntivo 2010, atto quest'ultimo che evidenza eventuali avanzi di amministrazione e/o di cassa, e trovasi a gestire il bilancio corrente in dodicesimi; che, prima dell'approvazione del consuntivo 2010 nonché del preventivo 2011, occorre portare ad evidenza contabile, debiti fuori bilancio riconducibili ad ipotesi di cui all'rt. 194 del D.lgs. 267/2000; tanto premesso, chiede ai responsabili dei vari settori e/o uffici amministrativi, ciascuno per quanto di propria competenza, di comunicare al Responsabile del servizio finanziario, con estrema sollecitudine e comunque prima dell'approvazione dei Bilancio di previsione 2011 e del consuntivo 2010, l'esistenza d situazioni debitorie formatesi fuori dai canoni normativi di impegno spesa; di stilare un elenco dettagliato degli stessi; di curare l'istruttoria, ed al responsabile dei Servizi Finanziari, di indicare i mezzi finanziari con cui farvi fronte, il tutto al fine di attivare la procedura obbligatoria diretta alla delibera di riconoscimento in Consiglio comunale delle poste debitore così come formatesi e nel contempo far rientrare nella corretta gestione di bilancio quelle spese che ne erano del tutto fuori.

Fonte : comunicato stampa


Da: La Repubblica.it - 2014 

Roberto Saviano, scrittore, Autore di "Gomorra", sue dichiarazioni sul suo sito facebook

"Per molti Renato Natale, medico, 60 anni compiuti, è l'uomo giusto per traghettare la città verso un futuro di normalità, dopo che il 6 aprile 2012 il Comune è stato sciolto per condizionamenti da parte della camorra e dopo che buona parte della classe politica è finita in carcere per collusioni con i clan. In carcere sono ormai rinchiusi anche i capi della criminalità locale con tantissimi loro affiliati.
Oggi i casalesi sono disorientati dalla mancanza dei vecchi punti di riferimento. «Ecco, se fossi lì - ha scritto Saviano - voterei lui: uomo di coraggio, che i clan hanno sempre contrastato». 

IdV non si smentisce: problemi ovunque

Da: Il Mamilio

5/4/2012 - MONTECOMPATRI
Il 13 marzo scorso il partito monticiano di Di Pietro era stato commissariato. Il senatore Idv Pedica aveva però  dichiarato sostegno a Marco Catoni
Il Circolo ex Idv replica a Colagrossi: 'Non si possono scavalcare i militanti del territorio'
'Nella lista di Martorelli non c'è neppure un candidato consigliere dell'Idv, ma solo scatole vuote'
a cura della redazione politica
MONTECOMPATRI (5/04/2012 - ore 12,15) - Dal Circolo Peppino Impastato ex (o non ex, dipende dai casi) IDV Monte Compatri, in risposta a quanto affermato dal segretario provinciale Gianni Colagrossi, che ha ribadito il sostegno a Martorelli, riceviamo e pubblichamo:

"Apprendiamo con divertimento le dichiarazioni di Colagrossi, politico che abbiamo visto due volte in 4 anni, in prossimità della sua candidatura alle Regionali. Nella lista di Martorelli non c'è neppure un candidato consigliere dell'IDV, che anziché sostenere il proprio candidato Mauro Catoni, porta l'acqua con le orecchie ad una lista piena di simboli come scatole vuote. Che senso ha spostare i simboli quando i militanti in carne ed ossa stanno da un'altra parte? Che politica sarebbe?

L'Api è un'invenzione dell'ultimo minuto affidata a parenti dell'ex candidato sindaco Paolo Gentili, SEL è rappresentata dal kamikaze Vernini e da un certo Amalia, mai visto nelle sezioni a fare politica col sudore. IDV è un contenitore con la faccia di Colagrossi stampata di lato, nemmeno sopra.

Poi dicono l'antipolitica, di cosa si lamentano lor signori?

Per costruire una coalizione di Centrosinistra bisogna trovare una sintesi, non si può imporre un accordo capestro e poi se gli altri partiti non ci stanno o chiedono modifiche, scavalcare i militanti del territorio e calare accordi dall'alto. Questa metodologia è la morte della politica e il trionfo dell'arroganza, una prepotenza che allontana sempre più i cittadini per bene dall'impegno civico. Stavolta però c'è un gruppo di cittadini che non ne può più e che combatterà con il coltello tra i denti per la Buona Politica, quella leale e trasparente che piace ai cittadini e fa solo gli interessi della comunità.

Noi non molleremo mai".


In diversi miei post precedenti ho portato esempi concreti di ciò che ho constatato personalmente militando all'interno di un partito, Italia dei Valori, che purtroppo NON è quello che il suo leader va dicendo a parole.
Questo è l'ennesimo esempio. 

ACEA al di sopra di ogni Legge!



Da: Il Mamilio

5/4/2012 - GENZANO
L'allarme: 'Mantenuto il distacco per morosità. Il gestore potrà rimuovere il contatore a sua discrezione'
Il regolamento di utenza di Acea ignora il referendum. Se ne parla il 13 in aula consiliare
L'Amministrazione, in collaborazione con il Coordinamento Acqua Bene Comune Castelli Romani, organizza la seconda assemblea sulla gestione del servizio idrico
a cura della redazione attualità

GENZANO (5/04/2012 - ore 13,45) - Si terrà il prossimo venerdì 13 aprile, alle ore 17 nell’aula consiliare del Comune di Genzanol’assemblea pubblica, la seconda, in collaborazione con ilCoordinamento Acqua Bene Comune Castelli Romani, sulla gestione del servizio idrico e sull’attuazione del referendum.



Il convegno sarà preceduto, in vista della convocazione dellaConferenza dei sindaci di tutti i Comuni dell’ATO, coordinata dal presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, da un incontro privato tra tutti i primi cittadini, su iniziativa proprio del sindaco genzanese Flavio Gabbarini.

Già nei giorni scorsi, il Coordinamento Acqua Bene Comune Castelli Romani, mediante nota, ha messo in allarme cittadini e amministrazioni in merito al redigendo regolamento di utenza di Acea Ato 2 spa, che verrà presentato proprio alla prossima conferenza dei Sindaci. Un documento che pare andare in direzione diametralmente opposta al risultato referendario.

“All’articolo E.1.6 la bozza del regolamento continua a mantenere la pratica del distacco per morosità, su decisione unilaterale del gestore – scrivono dal Coordinamento -. Anzi, rispetto al regolamento attuale, il taglio dell’acqua per chi non è in grado di pagare le tariffe illegittime di Acea – tali sono, visto che continuano a mantenere il profitto eliminato dai referendum e si basano su un calcolo che non tiene conto del parametro di qualità – ne esce rafforzato.
Non solo Acea continuerà a mantenere il diritto unilaterale di tagliare l’acqua a chi vuole: nel nuovo regolamento si prevede poi “la piombatura” e “la rimozione del contatore” a discrezione del gestore. Un’azione che fisicamente tende a eliminare il diritto di accesso all’acqua potabile.
Le conseguenze sono evidenti. Migliaia di famiglie oggi nella provincia di Roma non riescono a pagare le tariffe dell’acqua, che hanno subito aumenti vertiginosi negli ultimi tre anni.
Ricordiamo a tutti che il Tribunale di Latina, anche per i motivi esposti, ha dichiarato nei mesi scorsi vessatoria – e quindi illegale – la clausola del regolamento idrico dell’Ato 4 che prevede il distacco per morosità. Correttamente i magistrati hanno sottolineato che prima di esercitare un’azione di forza di questa portata, il gestore deve obbligatoriamente richiedere la valutazione di una parte terza, come, ad esempio, il giudice di pace. Se questo principio giuridico vale per la provincia di Latina, non capiamo perché non possa essere applicato in tutta la regione Lazio. Un punto, questo, sul quale chiediamo un pronunciamento urgente e pubblico del presidente Zingaretti.

Acea con il nuovo regolamento di utenza riceverebbe poi poteri di accesso alle abitazioni private dei cittadini che non sono concessi neanche alle forze dell’ordine. Il gestore potrà entrare nelle proprietà private senza preavviso per controllare contatori che – per legge – non sono di sua proprietà. La titolarità degli acquedotti fino al misuratore è infatti dei Comuni, mentre Acea ha esclusivamente una concessione che le permette di utilizzare la rete, contatori compresi. L’enorme potere che la bozza di regolamento dunque concede al gestore è sproporzionata e non rispetta il principio costituzionale della proprietà pubblica del sistema idrico.

Il nuovo regolamento degli orrori è ricco di sorprese. Se la punizione per chi ritarda il pagamento è alta – rescissione del contratto – quasi nulla accade quando Acea non rispetta i parametri minimi di servizio. L’articolo B1.7, ad esempio, prevede qualche euro di rimborso – “senza altro indennizzo di sorta” – in caso di interruzione del servizio per un periodo superiore ai 15 giorni.

Chiediamo a questo punto una presa di posizione ferma e chiara da parte dei Sindaci, che nei prossimi giorni saranno chiamati a discutere questa bozza di Regolamento di utenza. Votare queste norme significherà firmare una cambiale in bianco ad Acea, aprendo le porte a una vera e propria guerra dell’acqua, con pattuglie di tecnici inviati nelle case dei cittadini più bisognosi armati di sigilli e tagliatubi. Chiediamo poi una parola di chiarezza al presidente della provincia Nicola Zingaretti che subito dopo il risultato del referendum commentò: “I cittadini hanno avuto una grande capacità di giudizio e hanno compreso l’importanza che questo voto avrebbe avuto per il futuro imminente del nostro Paese”. Ora è arrivato il momento della verità: da che parte si schiererà la politica? Con le grandi multinazionali o a fianco dei cittadini?"

La revisione del regolamento di utenza e la governance di Acea Ato2, alla luce del nuovo assetto societario, saranno i temi dibattuti il prossimo 13 aprile.

giovedì 5 aprile 2012

Questo articolo avrei voluto scriverlo io!

Da: Il Giornale.it

Compensi onorevoli Nessuno sa tagliarli

Dovevano studiare il taglio delle retribuzioni ai deputati italiani, per ridurle ai livelli dell’Europa. Mesi di "intenso lavoro" poi il responso: "Impossibile". Ma non si poteva fare come per le pensioni?

di -
Non ce l’hanno fatta a tagliare gli stipendi dei parlamentari. Proprio non ci sono riusciti. Hanno messo insieme un gruppo di professoroni, roba da Pico della Mirandola e Archimede Pitagorico, cervelloni con curriculum lunghi come la quaresima, prof.avv.cav.grand.uff, ordinari di università due e tre, titolari di cattedre e saperi dottorali, giuristi, economisti, bocconiani, hanno trasformato il gruppo in una commissione, hanno dato la poltrona di presidente della commissione al capo dell’Istat, Enrico Giovannini e poi hanno dato loro 7 mesi di tempo (per la precisione 7 mesi e 4 giorni). E alla fine questo grumo di intelligenza riunito, questo concentrato di sapienza universale, che cosa ha prodotto? Niente. La resa. Bandiera bianca. «Gettiamo la spugna». Gli stipendi dei parlamentari sono i più alti d’Europa ma non si possono tagliare, hanno concluso. E hanno sciolto la commissione. Roba che verrebbe da sciogliere anche la loro laurea. Nell’acido, però.
Dico io: ci volevano il presidente dell’Istat e la laurea alla Bocconi per dire come tagliare gli stipendi dei parlamentari? Bastava andare ai giardinetti pubblici, prendere il primo pensionato sulla panchina e domandarlo. Non al pensionato, che sarebbe fin troppo: bastava la panchina. L’avrebbe saputo dire anche una sedia sdraio: si prendono le forbici, zac, oplà, e gli stipendi si tagliano. Invece no: i professoroni si sono riuniti per 7 mesi e 4 giorni, hanno sudato sette camicie, hanno elaborato formule astruse (VRt=VGt*PILGt+VFt*PILFt+VSt*PILSt+VBt*PILBt+VOt*PILOt… e vi risparmio il resto), hanno emesso documenti di decine di pagine, note a margine, codici, codici a barre, allegati, collegati, e poi… Poi, alla fine, hanno salvato il portafoglio all’amata casta, che fra l’altro è quella che garantisce ai medesimi professoroni prebende e incarichi d’oro. Ma guarda un po’ che sorpresa. A ben pensarci è andata quasi di lusso: se stavano ancora un po’ lì a studiare, in effetti, c’era il rischio che questi ai parlamentari regalassero pure un aumento…
Per giustificare il loro fallimento i professoroni si sono attaccati un po’ a tutto. Nel loro comunicato finale, dopo essersi elogiati per «l’intenso lavoro», fanno riferimento all’«eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri Paesi» e alla «difficoltà incontrate nella raccolta dei dati». Qualsiasi studente al primo anno di università sarebbe mandato a casa con un calcio nel sedere se si presentasse all’esame con una preparazione così modesta. Ma loro, i professoroni capeggiati dal presidente dell’Istat, invece no: loro dominano la statistica nazionale, loro maneggiano i numeri della contabilità pubblica, fanno da docenti e consulenti. Avete capito bene: consulenti. Consulenti de che? Non riescono nemmeno a raccogliere due dati sugli stipendi dei parlamentari europei, mi dite voi come diavolo fanno a presiedere l’Istat?
Dio solo lo sa. Fra l’altro anche sull’«intenso lavoro» ci sarebbe da dire. Risulta che dal 1° settembre al 31 dicembre (data della prima resa) si siano riuniti 5 volte in tutto. E risulta che dal 31 dicembre ad oggi (data della resa finale) non si siano riuniti più. Magari sbagliamo, ma questo «intenso lavoro», be’, un po’ ci è sfuggito. E se ci fosse stato sarebbe ancora più grave: in sette mesi si costruiscono edifici, si scalano montagne, si vola nello spazio. Come mai in sette mesi (e con cotanto impegno) non si riesce a dare una onorevole sforbiciatina ai parlamentari? Fra l’altro, come è noto, in questo Paese si sta tagliando tutto, ma proprio tutto: le pensioni, i risparmi, i consumi, i servizi… Possibile che l’unica cosa che non si taglia sia lo stipendio di Montecitorio e dintorni? Dicono i tecnici che era complicato. Eh già, in effetti. Complicato. Ma riformare il sistema previdenziale non era complicato? E la riforma del catasto con conseguente maggiorazione dell’Imu? Non era complicato? E che cos’era allora? Un gioco da ragazzi? Ma sì dai, divertiamoci: «un due tre stella» e la riforma del fisco, «strega tocca color» e cambiamo le pensioni. E gli stipendi dei parlamentari? No, quello no: è complicato. Ci vuole come minimo la laurea in astrofisica, visto che quella in Bocconi non basta…
La legge, fra l’altro, aveva buone intenzioni: prevedeva di ridurre gli stipendi dei parlamentari italiani a quelli della media europea.
Peccato che la commissione del presidente dell’Istat non sia riuscita a stabilire la media statistica. Che è un po’ come se il Papa non riuscisse a stabilire quando cade la Pasqua. Singolare no? Così l’Europa, almeno in questo campo, resta lontana. Ma sicuro: ci stanno sfracassando i cosiddetti con il fatto che dobbiamo essere europei, e l’Europa ci chiede l’articolo 18, e l’Europa vuole il taglio delle pensioni, l’Europa di qua e di là, possibile che l’unica cosa in cui non siamo europei sono gli stipendi dei parlamentari? Non solo non siamo europei: non lo vogliamo diventare. Anzi no, mi correggo: non ci riusciamo. Non ci riusciamo perché il prof Giovannini e i suoi quattro cavalieri dell’aritmetica perduta non sanno far di conto. E il risultato finale qual è? Una beffa nella beffa: i parlamentari conservano il loro stipendio, la politica conserva i suoi costi e Giovannini conserva la sua poltrona. Non solo quella dell’Istat, cosa già di per sé ingiustificabile, ma anche quella della Commissione. Che, come tutte le cose inutili, si scioglie ma mantiene in carica, cioè in poltrona, il suo presidente. Perfetto, no? Giovannini incarna il miracolo italiano: doveva ridurre gli sprechi del Paese. È riuscito solo ad aggiungerne uno. Se stesso.

Un articolo impeccabile! Sottoscrivo ogni parola!
Continuano a beffarci mentre vanno avanti con provvedimenti che spremono solo i più deboli.
Una nota sull'IMU: mi avevano detto che avevano esonerato le Fondazioni Bancarie ma l'avevano messa con aliquota seconda casa alle case dei vecchietti che, non potendo vivere da soli, erano costretti a ricoverarsi in una Casa di Riposo.
Non volevo crederci! Stamane ad "Agorà" ne hanno parlato e c'è chi in Parlamento cercherà di far cambiare questa bella pensata!! Ma c'è anche chi ha detto quello che sbalorditi pensiamo tutti: ma come gli è venuto in mente?
MA GLI E' VENUTO IN MENTE! Ed è ormai fuori di dubbio che Monti NON è quello che pensavo: mi debbo arrendere ai peggiori giudizi!

Oltre ogni limite

Da: Corriere della sera.it

Le intercettazioni / Spuntano elargizioni a favore dei figli del segretario e di Rosy Mauro

Case, Porsche, lauree. La lista dei soldi ai Bossi

Le telefonate tra una segretaria del Senatur e Belsito: «Dillo a Umberto: se io parlo, finite in manette»


Francesco Belsito e Renzo Bossi insieme a Camogli  per il «Raduno nautico padano» del 2011 (Cavicchi)Francesco Belsito e Renzo Bossi insieme a Camogli per il «Raduno nautico padano» del 2011 (Cavicchi)



MILANO - È una fitta sequela di telefonate, intercettate dai carabinieri del Noe per la Procura di Napoli, a cogliere l'indagato tesoriere leghista Francesco Belsito mentre, sfogandosi al telefono in febbraio con la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada, «rievoca tutte le elargizioni fatte ai Bossi e alla vicepresidente del Senato Rosy Mauro»; si vede consigliare di «fare tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a loro favore e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza»; e «riferisce di essere in possesso di copiosa documentazione e di una registrazione compromettente per la Lega».
Dillo a Bossi: se io parlo, voi finite in manette
Il contesto delle conversazioni è la vigilia della convocazione che Belsito riceve da Bossi a Roma e che, anche sulla base del gelido commento di Rosy Mauro («la vedo brutta»), interpreta come anticipo della propria defenestrazione da tesoriere leghista, a causa delle spinte che dentro il partito (a suo dire specie da Castelli e Stiffoni) lo vorrebbero estromettere in seguito alle prime notizie giornalistiche sui milioni di euro di rimborsi elettorali investiti da Belsito in Tanzania.
Ma altro che Tanzania, prospetta la responsabile leghista dei gadget nel suggerire a Belsito: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega (...). Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega».
L'elenco che i due riassumono al telefono poco prima di mezzogiorno del 26 febbraio (e che viene riassunto dai carabinieri) comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (Renzo Bossi)»; «i 670.000 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l'avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».
I «costi liquidi» dei ragazzi di Renzo
In altre telefonate la lista si allunga con «l'ultima macchina del Principe, 50.000 euro... e certo che c'ho la fattura!». Oppure con «i costi liquidi dei ragazzi di Renzo» (forse gli uomini di scorta), che Belsito ricorda in «151.000» euro ma Dagrada corregge in «no, un momento, 251mila euro sono i ragazzi, ma sono fuori gli alberghi, che non ti riesco a scindere quando girano con lui, mi entrano nel cumulo e riprendere tutte le fatture è impossibile». Poi c'è la casa di Gemonio, e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6.000 euro», ridimensiona Belsito alla Dagrada, che teme invece la somma sia molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori, e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c'è da aggiungere l'auto di tuo figlio».
I franchi e gli euro per Rosy Mauro
Spesso Belsito ironizza su chi nel partito lo avversa ma non sarebbe in condizione di farlo perché parimenti da lui beneficato: «Sai quanto gli ho dato l'altro giorno alla nera? (Rosy Mauro, ndr)? Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh... vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti traducono come «altre somme che le dà mensilmente», e come i «200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa» che avrebbe «bilanci truccati».
La dipendente leghista Dagrada raccoglie lo spunto sull'atteggiamento di Rosy Mauro e rilancia, invitando Belsito a dire alla vicepresidente del Senato: «Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta...Perché se lei non c'ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere». A Bossi, la donna auspica che il tesoriere dica chiaramente: «Gli devi dire: noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finché io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c'è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti».
«Ho una registrazione e documenti come prova»
Si prepara un ricatto al Senatur? No, questo no, almeno a sentire i due che parlano al telefono la notte dell'8 febbraio. Nadia Dagrada suggerisce: «Non è che tu glielo metti come ricatto», piuttosto si tratterebbe di informare Bossi che «i militanti si spaventano di più se esce fuori Rosy che non la Tanzania».
Belsito si prepara a giocare le proprie carte se il partito lo metterà al muro. E dice di poterlo provare : «Dico cosa mi volevano far fare, glielo dico della Fondazione e... che dovevo portargli dei soldi». Dagrada gli domanda: «Giusto! Ma tu quello poi ce l'hai registrato?». Belsito: «Sì». Dagrada: «Dopodiché si affrontano le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, ndr) ....altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!».
Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella5 aprile 2012 | 9:08

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Stamane nella trasmissione di Rai 3 "Agorà" si parlava dell'"affare" Lega Nord. Un rappresentante di tale partito, di cui non ricordo il nome ma non è importante, un uomo giovane, ha detto che il partito farà chiarezza su dove sono finiti i soldi che ha pagato il POPOLO PADANO!!!
In studio c'è stato un coro di proteste e io da casa ho detto:".... a str..zo! E che i soldi del rimborso elettorale te l'hanno pagati solo quelli che ti votano?!!!"
In studio c'erano Fassina, Livia Turco ed altri che hanno detto più o meno la stessa cosa a parte str..zo, che però secondo me l'hanno pensato!
Volente o nolente anch'io romana di Roma Ladrona debbo pagare questi scellerati anche se non vado a votare
Solo perché sono cittadina italiana ed ho diritto al voto e nonostante un Referendum che ha detto NO!
Ma di cosa stiamo a parlare? Di cosa parlano? Vogliamo che si applichi il referendum e venga abolita una legge antireferendaria, quindi incostituzionale! Ma quali altre carte dobbiamo portare per dimostrare che gli italiani si sono pronunciati e che loro, la Casta, hanno emanato una legge sopra la testa degli italiani!
Trovo patetico Antonio Di Pietro che parte con un altro Referendum in cui gli italiani, secondo lui e chi scioccamente andrà a mettere la sua firma, dovrebbero pronunciarsi di nuovo per abolire una legge che, applicando la Costituzione, è di per sé nulla!
Tutto questo sa di teatrino tragicomico e spero che gli italiani NON vadano a votare in massa, in modo che i Partiti capiscano che senza il voto di chi è stanco di farsi prendere in giro sono solo dei palloni sgonfi!
Lo stesso Di Pietro, che ricorda che i partiti sono previsti nella Costituzione, dovrebbe ricordarsi che mettersi sotto i piedi un risultato inequivocabile di un Referendum calpesta la Costituzione. Non possiamo tirare fuori la Carta Costituzionale solo quando ci fa comodo perché non è carta igienica! Anche se la Casta la usa come tale.
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Ed ora un commento in salsa verde su quello che ha detto il "Trota" a proposito della ristrutturazione della villona di famiglia: papà stava in ospedale, poverino, quindi non c'entra nulla, ma era il 2004 e nel 2012 il genio di famiglia dice che "debbono ancora finire di pagare chi l'ha ristrutturata"!!!
8 anni per saldare un lavoro?!!! Ma a quest'ora qualunque ditta avrebbe intentato un'azione legale per recupero del credito!!
Ma tant'è: il furbetto "Trota" pensa che chi ascolta quel che dice sia come lui, sullo stesso piano intellettivo, e per quelli che lo hanno votato ha sicuramente ragione!!
Questa persona prende sui 10.000 euro al mese. Laureati superspecializzati debbono accontentarsi dei call-center. Cosa pensano di fare gli italiani ?
Questo signore con questa pettinatura "a cresta" è un altro figlio di Bossi. I cervelli italiani in fuga e questi rimangono tanto ci sono i soldi nostri dei rimborsi elettorali da scialacquare!

mercoledì 4 aprile 2012

Buona Pasqua a tutti


Felice Pasqua a tutti... e nonostante tutto...

Aspetta e spera cittadino/suddito!

Da: Il Giornale.it

Tagliare gli stipendi ai politici è una missione impossibile La Commissione si arrende

La Commissione Giovannini, creata per livellare gli stipendi dei parlamentari a quelli europei, getta la spugna: "Impossibile produrre risultati attesi"



Voluta dall'ex ministro Renato Brunetta, dal primo settembre è guidata dal presidente dell'Istat Enrico Giovannini. Ma ora la stessa Commissione sulle retribuzioni di parlamentari e amministratori pubblici getta la spugna e Giovannini rimette il suo mandato al governo.
"Nonostante l’intenso lavoro svolto nei mesi scorsi, i vincoli posti dalla legge, l’eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati non hanno consentito alla Commissione di produrre i risultati attesi", sostengono dalla Commissione Giovannini. La difficoltà maggiore deriva dal fatto che su 30 istituzioni e enti per cui la Commissione stava lavorando, solo 9 hanno un corrispondente nei sei Paesi scelti per il confronto. In più, anche per quei pochi che avevano una buona corrispondenza con quelli degli altri paesi  "non è stato possibile acquisire, per tutti e sei i paesi i dati necessari, né dati con la precisione richiesta, né comunque dati ragionevolmente affidabili sotto il profilo statistico".
La Commissione, quindi, non può raggiungere l'obiettivo fissato per legge: individuare un livello retributivo europeo, da porre come limite massimo agli stipendi italiani in organi ed enti dello Stato. Il presidente della commissione, comunque, "rimane necessariamente in carica. Qualora il Governo ritenesse che la commissione debba proseguire nei suoi lavori lo si invita ad esprimere tempestivamente il proprio orientamento, anche procedendo ad una nuova nomina dei suoi membri".

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Volere è potere. Se volessero potrebbero emanare una legge tutti d'accordo per ridursi gli emolumenti.
Invece votano quasi unanimi le leggi per levare i soldi ai poveri cristi come noi tutti.
La Commissione è stata messa nella condizione di non poter operare, dilazionando i tempi delle eventuali rinunce ai privilegi, ora dilatati all'infinito viste le dimissioni del Presidente della Commissione... Fanno "ammuina" come ho già scritto in un post di alcuni mesi fa.
Intanto Monti, nel quale i poveri italiani avevano sperato, va avanti con le "liberalizzazioni" aprendo nuove farmacie ed aumentando le licenze dei tassì!! Viene da ridere per non piangere: qualcuno ha sentito se per caso hanno abolito i tre anni (il tempo del Corso di una Laurea breve!) di sfruttamento dei laureati in Economia e Commercio presso gli studi dei Commercialisti al fine di avere un'attestazione che consenta loro poi di accedere ad un Concorso pubblico per l'Iscrizione all'Albo dei Dottori Commercialisti? Le liberalizzazioni non toccano certe greppie? Era solo un esempio... l'elenco potrebbe continuare.  

martedì 3 aprile 2012

Roma Ladrona!!

Da: TGCom24

Bufera sulla Lega,"Soldi trafugati per i Bossi"
Indagato il tesoriere Belsito che poi si dimette

Nel mirino dei pm anche Paolo Scala e Stefano Bonet sospettati di appropriazione indebita. Accertamenti su un rimborso per spese elettorali di 18 milioni. L'inchiesta dopo la denuncia di un esponente del Carroccio

foto Ansa - il tesoriere Belsito

21:04 - Perquisita la sede della Lega Nord di Milano, in coordinamento fra le procure di Napoli, Milano e Reggio Calabria. Un'inchiesta riguarda gli investimenti in Tanzania effettuati dal tesoriere Francesco Belsito indagato per appropriazione indebita e truffa allo Stato. Il leghista, tra l'altro, avrebbe commesso illeciti anche da sottosegretario nel governo Berlusconi. Belsito è nel mirino dei pm di Napoli anche per riciclaggio, coinvolti Lavitola e Tarantini.
"Coi soldi mantenuta tutta la famiglia Bossi"Il tesoriere della Lega Francesco Belsito avrebbe distratto soldi pubblici "per sostenere i costi della famiglia Bossi". E' quanto si legge nel decreto di perquisizione eseguito dai finanzieri del nucleo tributario di Milano nell'ambito dell'inchiesta in cui è indagato il tesoriere del Carroccio. Nel documento si parla di "esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord. Si tratta di contanti o assegni circolari o attraverso contratti simulati".

Viaggi, alberghi e cene per figli Bossi e Rosy Mauro
In particolare da una nota dei carabinieri del Noe agli atti delle indagini si evince che il tesoriere Francesco Belsito, con i soldi dei rimborsi elettorali avrebbe foraggiato con viaggi, alberghi, cene, i figli di Umberto Bossi e Rosy Mauro, leader del Sinpa, il sindacato padano, molto vicina a Bossi.

Pagata anche la campagna elettorale del Trota
Parte dei fondi sottratti al partito sarebbero serviti per finanziare la campagna elettorale per le regionali del 2010 in Lombardia di Renzo Bossi. E' questo un particolare che, secondo indiscrezioni, emerge dagli atti dell'inchiesta dei pm milanesi. Altri soldi sarebbero stati usati per pagare i lavori di ristrutturazione della villa di Gemonio del leader del Carroccio Umberto Bossi.

Poverini i Bossi! Non bastavano i circa 10.000 euro al mese (forse anche di più) che gli italiani debbono pagare per lo stipendio del "Trota"! Quelli gli serviranno per le piccole spese! Lui e gli altri Bossi debbono vivere come principi! In fondo piano piano l'Italia sta retrocedendo verso le epoche in cui c'era la monarchia assoluta, in cui la plebe doveva pagare e basta! I principi passavano il potere ai figli anche se erano pazzi o deficienti e vivevano tutti nel lusso alla faccia dei plebei che si ammazzavano per pochi soldi!  Tutto come adesso!
Lusi, nella marea di milioni di euro che il partito riceveva grazie ad una legge contro-referendum (come dicevamo: chi se ne frega del parere della plebe!), aveva preso 20 milioni di euro e Rutelli e compagni non se ne erano manco accorti! 
Pensate quanti giovani ricercatori si potrebbero finanziare solo con 20 milioni di euro!
Invece si danno ai partiti che non si accorgono neppure se spariscono, tanti ce ne tolgono a noi plebei che abbiamo pure pagato i seggi per il referendum!  E si abolisce il finanziamento per i ricercatori meritevoli! Se la notizia vi è sfuggita l'ha commentata il chirurgo, oggi politico, Ignazio Marino con desolazione al telegiornale.