venerdì 12 ottobre 2012

La versione della Polizia sul prelievo forzoso di un bambino

DA: La Repubblica.it

La ricostruzione del Viminale. In un'informativa alla Camera il sottosegretario De Stefano ha ricostruito l'episodio. La polizia, con lo psicologo, lo psichiatra e il padre sono andati nella scuola per prendere il ragazzino, che si è rifiutato di seguirli. Il Viminale ha chiarito che gli altri alunni sono stati allontanati dalla classe. A questo punto il papà è riuscito con fatica a portarlo fuori dall'aula, ma nel corridoio la reazione del minore è diventata ancora più energica. "Il bambino - ha detto ancora De Stefano - appena uscito dall'edificio invocava con urla l'intervento dei familiari della madre che sono arrivati muniti di telecamere. Due poliziotti cercavano di fronteggiare i familiari mentre un terzo cercava di aiutare il padre a portare il figlio in auto. Nonostante la resistenza sempre più accesa dei familiari, i poliziotti sono riusciti ad allontanarli consentendone la partenza".

Da persona inesperta a me sembrano immagini prese da un cellulare... Dunque estemporanee. Una telecamera presuppone premeditazione dell'atto.

Ho evidenziato in neretto le parti che rivelano che il bambino, di 10 anni dunque abbastanza grande da capire e scegliere, NON VOLEVA ANDARE CON IL PADRE.
Anche se era influenzato dai risentimenti materni (cosa frequentissima) è ugualmente incomprensibile come un giudice ritenga di fare il bene del bambino estirpandolo dal suo ambiente quotidiano, in cui si trova bene, altrimenti sarebbe volato nelle braccia del padre, per rinchiuderlo in una Casa famiglia. Posto in cui, sembra, debba stare un anno!
Viveva con sua madre, suo nonno e sua zia ed ora vive in mezzo ad estranei. Aveva la sua casa, le sue piccole cose, le sue abitudini, i suoi amichetti... Anche uno stupido capisce la violenza terribile che gli è stata fatta con questa scelta discutibile. Già, discutibile, ma noi viviamo in un Paese dove con i Poteri non si discute, anche quando fanno cose sbagliate.
A chi ha chiesto scusa il rappresentante del Governo: alla madre? Al nonno? Il diritto di famiglia ha allargato alcuni diritti ai nonni, ad esempio di poter vedere i nipoti qualora uno dei genitori o entrambi non vogliano.
Qui si calpesta il diritto naturale in nome di non discutibili diagnosi di psicologi. E gli psicologi cosa dicono di un simile trauma da prelievo violento? Esiste un psicologia di comodo? Tutto ed il contrario di tutto?
Non ho mai sentito nessuno essere felice di essere portato a vivere in una Casa famiglia. A meno che non si venga sottratti ad un ambiente in cui si consuma violenza fisica sul minore o atti sessuali.
Non poteva il giudice scegliere l'affidamento condiviso previsto dal Diritto? Perché doveva punire l'unica persona innocente in questa storia? Perché di fatto questo hanno fatto.  

Sempre da "REPUBBLICA.IT"

La zia materna e il nonno del bambino di 10 anni, prelevato a forza l'altro ieri da scuola su ordine del Tribunale dei Minori, sono stati segnalati dalla Questura di Padova alla magistratura per le ipotesi di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza di un provvedimento dell'autorità giudiziaria. Con loro, nella comunicazione di notizia di reato inviata alla Procura, comparirebbe anche una terza persona. Potrebbe essere uno dei genitori dei compagni di scuola del bambino, che avevano aiutato i parenti. Lo si apprende da fonti investigative che rivelano che ci sarebbe anche un secondo filmato girato dalla polizia scientifica, consegnato in Procura, e che potrebbe chiarire molte cose.

Non ho parole! Il braccio forte della legge si fa sentire, ragazzi! Stiamo tranquilli! Quando facciamo le nostre denunce vedrete che verranno ascoltate! 
Eppure sento tanta gente che sporge denunce per cose gravi e la legge non fa niente, e si sente sola, indifesa... Però denunciano chi difende i propri affetti, a torto o a ragione che sia. Inoltre è altamente educativo che si denunci anche il genitore di qualche compagno di scuola che è intervenuto di fronte ad una scena violenta. E' giusto: bisogna insegnare alla gente "a farsi gli affari propri"!
Tutti zitti e tutti fermi, altrimenti in galera!|
Ma che razza di Paese siamo diventati? 
  

giovedì 11 ottobre 2012

I bambini non si toccano

Bimbo Padova: la madre accusa, "non me l'hanno fatto vedere"

(AGI) - Roma, 11 ott. - "Sono andata nella casa famiglia con il pediatra e ho chiesto che il bambino venisse visitato, ma non mi e' stato permesso". E' la denuncia della mamma del bambino di 10 anni sottratto con la forza da scuola a Padova per essere portato in una comunita'. Il piccolo "e' stato portato in comunita' - spiega la mamma a Mattino 5 - perche' la Corte d'Appello di Venezia ha emesso un decreto sulla base del fatto che al bambino era stata diagnosticata la PAS (sindrome da alienazione parentale). Secondo la PAS, se il bambino non viene prelevato dalla famiglia materna e resettato in un luogo neutro, come una sorta di depurazione, non potra' mai riallacciare il rapporto con il padre. Tutto questo in base ad una scienza spazzatura che arriva dall'America, il cui promotore e' Gardner, un pedofilo morto suicida". VIDEO "In Italia - attacca la donna - ci sono modi piu' civili per far riallacciare i rapporti tra padre e figlio"; il bambino "vedeva suo padre in incontri protetti una volta alla settimana, ogni settimana". "Ieri sera sono andata nella casa famiglia nella quale e' stato portato mio figlio, ma mi hanno impedito di vederlo. Ero con il pediatra e ho chiesto che il bambino venisse visitato perche', visto il modo barbaro con il quale e' stato trascinato via da scuola, aveva sicuramente riportato qualche trauma, ma, soprattutto, volevo accertarmi del suo stato psicologico. Ma questo non mi e' stato permesso".

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Seguo la trasmissione "Chi l'ha visto" dal suo esordio e per questo vengo presa affettuosamente in giro in famiglia. Ieri sera mio marito, causa forse il raffreddore, si è rassegnato a rimanere a vederla insieme a me, anche perché era inutile migrare sull'altro televisore "tanto non c'era niente da vedere, solo spazzatura". E' rimasto e, come molti uomini, riesce a sopportare meno il dolore, dunque di fronte alla scena ripresa dal cellulare della zia che, evidentemente, era andata a prendere a scuola Leonardo e al modo come è stato trascinato via, mio marito si è indignato oltremodo e voleva denunciare i poliziotti i quali, fra l'altro, hanno detto alla zia che si ribellava: "Io sono un ispettore di polizia e lei non è nessuno."
Io difendo le Forze dell'Ordine ma debbo riconoscere che c'è gente che dovrebbe stare altrove e non svolgere un ruolo così delicato ed importante nella Società.
Giustamente c'è stata indignazione in tutta la Nazione e si sono mossi pure i due Presidenti di Camera e Senato. 
Non possiamo entrare nel merito della lite fra due ex-coniugi che si scarnificano pubblicamente sulla pelle del figlio, ma certo mi chiedo, come ho fatto per i coniugi Camparini a cui è stata sottratta la figlia e data in adozione come se loro e la nonna paterna fossero morti e sepolti, cosa possa aver fatto questa madre per essere cancellata dalla vita di suo figlio.
L'ho già scritto: i genitori NON debbono essere perfetti, perché la perfezione in natura non esiste. Possono anche farti soffrire per i loro problemi (a me è accaduto) ma il bimbo li ama, perché sono mamma e papà, e li preferisce ad ogni asettica perfezione... 
Questi Assistenti Sociali mi incutono timore, perché è stato dato loro un potere sulla vita altrui che non sempre sanno gestire. Certi magistrati poi anche peggio...
Senza entrare nel merito, dunque, della guerra fra questi due genitori, mi rende perplessa la notizia che il padre era presente alla cruenta scena in cui il bambino, evidentemente, non voleva andare con lui e con gli agenti, tanto è vero che si è fatto trascinare, dimenandosi, mentre un braccio strusciava sull'asfalto malamente, lo tiravano per le braccia, per le gambe... Questo padre non si è sentito stringere il cuore a trattare così il bambino che, una volta caricato a forza in macchina, ha detto che non respirava, per lo stress, credo, e per lo sballottolamento a cui l'avevano sottoposto?
Per non parlare della scena raccapricciante dell'arrivo degli agenti in classe, i compagni che vengono fatti uscire, immagino l'ansia che deve aver attanagliato questo bambino rimasto solo come una preda accerchiata dagli agenti voluti da suo padre...
Non prendono così neppure i mafiosi: hanno più rispetto.
Come scrissi per Federico Aldrovandi: non bloccano così neppure i cani pericolosi, lo so perché l'ho vissuto con i miei occhi, stanno attenti a non fare male a molossi ringhianti che aggrediscono l'uomo.
Signori, questo è un mondo alla rovescia. Diamoci una regolata di buonsenso, tutti: poliziotti, magistrati, genitori separati che si litigano i figli... 
Il padre dice che "il bambino è sereno e che lui l'ha salvato". Lo spero per lui perché sono traumi che restano per sempre e un domani potrebbe chiedergliene conto. Mi piacerebbe risentire cosa farà Leonardo fra 10 anni...
Il video mostra chiaramente una donna che corre verso un gruppo di persone e comincia ad urlare, è la zia del bambino: le riprese sono fatte con un cellulare e non con una cinepresa, come sembra che abbia detto la polizia secondo alcuni giornali.

Assassino contessa: giustizia "soft"




Da: Corriere della Sera.it

Delitto dell'Olgiata, condanna confermata:
16 anni per il domestico Winston

Processo d'appello per l'uomo reo confesso dell'omicidio della contessa Filo della Torre.

In primo grado condannato a 16 anni.Condanna confermata:16 anni per il domestico Winston.
Processo d'appello per l'uomo reo confesso dell'omicidio della contessa Filo della Torre. Lui: chiedo perdono

Alberica Filo della Torre uccisa nella sua casa il 10 luglio 1991 (Ansa)Alberica Filo della Torre uccisa nella sua casa il 10 luglio 1991 (Ansa)
ROMA - La prima Corte d'assise d'Appello di Roma ha confermato martedì la condanna a 16 anni per Winston Manuel Reyes, accusato dell'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa nelal sua villa all'Olgiata, alle porte di Roma, il 10 luglio 1991. La sentenza è stata pronunciata dalla Corte d'Assise d'Appello presieduta da Mario Lucio D'Andria dopo una riunione in camera di consiglio di poco più di un'ora. «Avremmo auspicato un trattamento sanzionatorio più grave». Così l'avvocato Giuseppe Marazzita, legale della famiglia di Pietro Mattei, vedovo della contessa Alberica Filo della Torre, dopo la lettura della sentenza.
«PERDONO» - «Mi rivolgo a tutti, avvocati, giudici e soprattutto alla famiglia Mattei; voglio solo chiedere perdono per quello che ho fatto». Winston Manuel Reyes, già condannato in primo grado a 16 anni nel processo per l'omicidio di Alberica Filo della Torre assassinata il 10 luglio 1991, ha rilasciato questa dichiarazione spontanea nel processo d'appello davanti alla I Corte d'assise d'appello di Roma che martedì lo giudica nel secondo grado di giudizio. Nessuna reazione a queste parole da parte di Pietro Mattei, marito della contessa, in tribunale insieme con il suo legale, l’avvocato Giuseppe Marazzita, che, dopo la lettura della sentenza ha aggiunto: «Si conferma l'impianto accusatorio basato proprio su quelle prove che eravamo stati noi della parte civile ad assicurare alla procura». «Ma non cerchiamo vendetta - ha detto il legale - solo giustizia, ciò che conta è la sentenza di condanna».

Una foto di Winston Manuel Reyes (Proto)Una foto di Winston Manuel Reyes (Proto)
ACCUSA: ERGASTOLO - Ma l'accusa chiedeva ancora l'ergastolo per il domestico. Il pg Donatella Maria Luisa Greco ha chiesto il massimo della pena nel corso del processo di secondo grado nei confronti dell’ex domestico il filippino negandogli tutte le attenuanti generiche che gli erano state riconosciute in primo grado dal gup Massimo Di Lauro che lo aveva condannato a 16 anni di reclusione il 14 novembre dello scorso anno per omicidio volontario.
«CONFESSIONE TARDIVA» - «Una confessione tardiva - ha sottolineato il pg Greco - fatta quando ormai c'erano tutte le prove contro di lui. Una confessione arrivata solo dopo vent'anni e comunque non proprio credibile visto che nasconde il furto dei gioielli e ammette solo quello che non può negare. Non si desume un sincero pentimento e per questo ci vuole la condanna all'ergastolo».


++++++++++++++++++++++++

Nemmeno se ti chiami  Filo della Torre e appartieni ad una importante famiglia ti salvi dall'ingiustizia.
Se gli inquirenti riescono ad individuare, anche se tardivamente, l'assassino, ci pensa una giustizia sempre più con la g minuscola a togliere la vera Giustizia.
Una donna con due figli piccoli, un marito innamorato, una vita bella, viene uccisa in casa sua da un ex domestico il giorno in cui deve festeggiare il suo decimo anniversario di matrimonio. 

Viene tormentato un ragazzo vicino di casa solo perché ha qualche problema di natura psichica.
E l'assassino tace, mentre quello soffre per qualcosa che non ha fatto.
Passano gli anni, la sofferenza del marito, anche sospettato, i bambini senza la loro mamma... saranno ripagati da soli 16 anni di carcere ad un assassino che dice di essere pentito, ma che non ha mai aperto bocca finché la prova del DNA non l'ha stanato. 
Mio marito dice che una pena così esigua è dovuta al processo breve per il quale ha optato consigliato dai suoi avvocati: spero che così non sia, altrimenti tutti gli assassini sceglieranno tale strada.

Attività politica pagata dai contribuenti: perché?


Da: La Repubblica.it

Dieci conti correnti, il tesoro di Maruccio
"Spostati 780mila euro in un solo anno"

La procura: al setaccio i movimenti sospetti segnalati dalla Banca d'Italia

di MARIA ELENA VINCENZI

Dieci conti, si diceva. Uno Unicredit (su cui risultano accreditati 92 euro), due presso la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, uno al Credito Artigiano e tre a Intesa San Paolo. Mentre quelli del partito su cui Maruccio ha messo e tolto denaro sono della Banca delle Marche. E sono state proprio quelle coordinate bancarie a ricevere le decine e decine di bonifici che il presidente Idv si è accreditato nell'ultimo anno dai conti del suo gruppo. Somme di cui ora i procuratori aggiunti Alberto Caperna e Nello Rossi e il pubblico ministero Stefano Pesci vogliono capire l'utilizzo. Intanto non c'è dubbio: per loro sono soldi destinati al gruppo e finiti nelle sue banche. Con bonifici (581mila) e con prelievi allo sportello (200mila). Tanto basta per configurare il peculato. E se, come ieri ha garantito Maruccio, sono fondi spesi per l'attività politica, verrà dimostrato. Molti gli aspetti da chiarire. Proprio per questo ieri i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria sono andati a perquisire l'ufficio della Pisana e quattro immobili riconducibili a Maruccio. Una a Maierato, in Calabria, intestata ai suoi genitori, e tre a Roma: una casa in via Duodo, una in via della Balduina e uno studio in via Pereira. Queste ultime due, però, erano dismesse da qualche tempo. Quella in via Duodo, quartiere Prati, in cui il consigliere Idv risiede con la famiglia, è intestata alla moglie ed è stata acquistata lo scorso anno per un milione di euro. L'immobile, nove vani con box e garage, è gravato da un mutuo da tremila euro al mese. Una spesa, tra le tante, sulla quale si dovrà fare chiarezza.

Le fiamme gialle ora stanno vagliando il materiale contabile del gruppo trovato alla Pisana. E anche i computer trovati a casa del presidente Idv, che ieri mattina è stato svegliato dai finanzieri. Il prossimo passo dell'indagine, infatti, è capire dove siano finiti quei quasi 800mila euro.
£££££££££££££££££££££££££

Non voglio aggiungere altro su questo ignobile scandalo che coinvolge un uomo fortemente voluto da Di Pietro e messo nei posti dove stava.
Voglio stigmatizzare quanto da lui detto a giustificazione: "sono fondi spesi per l'attività politica".
Questo giustifica tutto! Mentre in giro Di Pietro si affanna a parlare come tutti lo possono sentire, per contro questi di Italia dei Valori, insieme a TUTTI gli altri, ritengono una giustificazione spendere una cifra abnorme per un cittadino normale per non ben identificate spese per "attività politica"!
Non c'è bisogno di sottolineare l'enorme contraddizione!
Hanno votato tutti compatti il DIRITTO di darsi le prebende più alte d'Europa e di spartirsi i nostri soldi per attività politica"!
Ma l'attività politica se la pagassero da soli!
Perché noi dobbiamo finanziare la loro raccolta di voti? Perché di questo si tratta.
E' una perversa spirale: loro votano per i "rimborsi elettorali" strafregandosene del referendum che ci è costato milioni (seggi, schede, scrutatori) ed al quale abbiamo risposto NO a larghissima maggioranza; loro stabiliscono con leggine  e regolamenti ad hoc che i "rimborsi" non devono essere fatti a presentazione scontrino o fattura (come è scritto in Leggi e Regolamenti che regolano questa materia per tutto ciò che riguarda il Bilancio dello Stato e come debbono fare tutti i funzionari dello Stato che vanno in missione, ad esempio); loro affondano le mani in centinaia di migliaia di euro, quando non milioni, per attività vaghe, che nessuno controlla, tanto sono soldi degli altri, di coloro che si sono visti aumentare le tasse che già pagavano, di coloro che ora debbono pagarsi anche la sanità perché qualcuno ha rubato e c'è il disavanzo, di coloro che hanno figli che non trovano lavoro perché l'economia è bloccata dalla IMMERITOCRAZIA, fatta di corruzione che toglie l'ossigeno e i sogni ai meritevoli...

Leggete la Storia, basta andare a due secoli fa circa, la Rivoluzione Francese c'era già stata, ma già i privilegi cercavano di tornare... Avevano decapitato i nobili, tolto potere al clero, ma già, dopo il bagno di sangue del Terrore, si insinuava la Restaurazione attraverso Napoleone che reclutava i giovani per andare a morire per la sua gloria, perché lui si autoincoronasse Imperatore, perché lui mettesse tutti i suoi parenti ovunque in posti di potere. Levato di mezzo lui la gente voleva solo la pace e si piegava di nuovo ai Re... La borghesia, insieme ai poveri contadini, piegavano la schiena a sostenere i nuovi parassiti.

I Partiti ci hanno esautorato di ogni autoderteminazione, hanno fatto leggi che autorizzano la rapina, si sono votati immensi privilegi che li fanno vivere come miliardari con la differenza che i miliardari, se lo sono perché hanno fatto impresa, hanno lavorato e dato lavoro con i propri capitali, mentre questi PRENDONO il denaro pubblico per sé e per la loro corte di piccoli parassiti che chiedono lavoro che i vari consiglieri, deputati, senatori pagano con i nostri soldi. Fanno vivere un sottobosco di gente senza arte né parte ma che gravita loro intorno per avere quello che da soli non si sanno conquistare.

Vivono come i nobili che ghigliottinarono, con scorte pagate da noi, ci vanno pure a fare la spesa usandoli come servitori pagati da noi... E hanno l'aria sussiegosa davanti ai microfoni perché "chi approfitta sono sempre gli altri".
Come possiamo riappropiarci dei nostri soldi perché vadano per le scuole dei giovani, per gli ospedali, per i mezzi pubblici che spesso sono inaffidabili e sono carri bestiame, per gli investimenti per il lavoro, per l'ambiente sempre più offeso dalla bruttura del degrado?
Prima di tutto non votando più per simili soggetti ipocriti, che una cosa dicono ed un'altra ne fanno, trattandoci da idioti.

Ed ora, però, una riflessione su quello che siamo noi, popolo, che votiamo codesti soggetti. Possiamo sbagliarci, possiamo essere ingannati, ma quanti del nostro popolo italiano votano chiedendo qualcosa in cambio del proprio voto?
Chi vende il proprio voto vende sé stesso.
Eppure ci dicono che un delinquente PUO' DISPORRE DI 4000 voti, ad esempio. Chi sono quei 4000 individui che hanno venduto il proprio voto al delinquente perché possa disporne?
Sono anche e soprattutto costoro che riducono il Paese così.
Fatevi un esame di coscienza, se l'avete, si può e si deve vivere facendosi largo onestamente e non mettendosi in vendita.  

mercoledì 10 ottobre 2012

IdV: un Partito come tutti gli altri



Lazio: indagato capogruppo Idv, perquisita anche abitazione Maruccio


Roma, 10 ott. - (Adnkronos) - Al momento le perquisizioni della Guardia di Finanza disposte dai pm della procura di Roma Alberto Caperna e Stefano Pesci sono limitate al gruppo consiliare del Lazio dell'Idv e in particolare al suo capogruppo, Vincenzo Maruccio, che risulta indagato. Le perquisizioni riguardano l'ufficio di Maruccio in regione e la sua abitazione. Lo spunto per questo filone di indagine l'ha dato una segnalazione dalla Banca d'Italia che ha registrato movimenti di denaro sospetti.




Regione Lazio, indagato Maruccio: capogruppo Idv si dimette

ultimo aggiornamento: 10 ottobre, ore 12:35
Roma - (Adnkronos) - Vincenzo Salvatore Maruccio si sarebbe appropriato di 500mila euro, negli ultimi due anni, provenienti dai fondi più altri 200mila nell'anno in corso. L'indagine non rappresenta una costola dell'inchiesta che ha coinvolto Franco Fiorito. Il Tribunale del Riesame conferma l'arresto dell'ex capogruppo Pdl accusato di peculato. Spuntano nuove spese, viaggi in Costa Azzurra e hotel di lusso a Positano.

Perquisizioni questa mattina nella sede del Consiglio regionale del Lazio, in via della Pisana a Roma. Le perquisizioni riguardano l'ufficio del capogruppo Idv Vincenzo Salvatore Maruccio in Regione e anche nella sua abitazione.

Il capogruppo è indagato per peculato. Secondo quanto emerso dalle prime indagini, gli si contesta di essersi appropriato di 500mila euro provenienti dai fondi dell'Italia dei valori.

L'accusa di peculato si riferisce a una sottrazione dai fondi che poi sarebbero stati trasferiti parte sui conti di Maruccio e parte usati per spese che nulla hanno a che fare con l'attività del gruppo.

Oltre ai 500mila, agli investigatori risulta anche un prelievo di 200mila euro. Questo è avvenuto nell'anno in corso mentre gli altri sono stati presi negli ultimi due anni.

Immediato l'ultimatum di Antonio Di Pietro sulle dimissioni dell'esponente e Maruccio obbedisce lasciando i suoi incarichi. Pochi minuti prima delle decisione di Maruccio, il leader dell'Italia dei valori aveva comunicato, in sala stampa alla Camera, di aver imposto una decisione in termini molto ravvicinati al segretario regionale del partito e capogruppo in regione.

"La magistratura accerterà come stanno le cose - aveva detto Di Pietro - ma intanto una cosa e' certa: abbiamo dato tre ore a Maruccio per sospendersi dal partito, dimettersi da capogruppo, dimettersi da consigliere regionale e da coordinatore regionale. Questa e' la risposta concreta che la politica deve dare, quando interviene la magistratura.
$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$

DI PIETRO CANDIDA SUO FIGLIO CRISTIANO ED E’ SUBITO POLEMICA

Antonio Di Pietro, leader dell’italia dei Valori, ha deciso di candidare suo figlio Cristiano alle elezioni regionali del Molise ed è subito scoppiata la bufera. Oltre alle polemiche del mondo politico che attacca il segretario nazionale dell’Idv, accusandolo di ‘favoritismi’ e sistema ‘patriarcale’ nelle candidature, gli iscritti dell’Italia dei valori del circolo di Termoli hanno deciso di stracciare le loro tessere in segno di protesta.
Antonio Di Pietro ha deciso di difendersi, rispondendo alle accuse, in un video messaggio pubblicato sul suo blog. “ A Montenero di Bisaccia abbiamo candidato Cristiano non perché è un figlio di papà senza esperienza politica – ha spiegato Di Pietro – Ha dovuto fare, e deve continuare a fare, la trafila come tutti gli altri iscritti all’Idv. Non si è svegliato una mattina per trovarsi candidato. Quando abbiamo creato il partito, dieci anni fa, si è rimboccato le maniche anche lui e ha contribuito, con me e con migliaia di altre persone, a costruirlo”.
$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$

Debbo dire che quando ho sentito la notizia dal Giornale Radio mentre ero in automobile sono scoppiata in una gran risata!
Ho detto a voce: "Che bella notizia!!"
Non perché sia contenta di scoprire l'ennesimo scandalo e sottrazione di denaro pubblico, ma perché il marcio in Italia dei Valori viene fuori.
Per chi non avesse letto i tanti post che ho scritto sulla mia adesione e fuga dal Partito Italia dei Valori, faccio qui un riassunto:
mi iscrissi che era un semplice Movimento, senza soldi dello Stato, a chi si iscriveva, se poteva, veniva richiesto un "obolo" in più che io detti nella misura delle mie possibilità: Lit. 150.000.
Quando Antonio Di Pietro nominò i primi Coordinatori per ogni regione facendo una riunione qui a Roma con essi, alcune persone che io avevo interessato alla nascente aggregazione politica, andarono ad informare il Coordinatore per il Lazio che dovevano diffidare di una persona che, essendo stato sindaco di un piccolo centro, aveva la pecca che il suo segretario personale era stato beccato a chiedere una mazzetta di Lit. 30.000.000 di allora ad un fornitore del comune. La risposta fu lapidaria: "Noi abbiamo bisogno di voti."
Mi fu evidente che una tale linea di condotta non poteva che essere stata suggerita dal creatore del Movimento, altrimenti cosa li aveva riuniti a fare i Coordinatori di fresca investitura?
La delusione fu grande. Mi dissi: "Ma allora che differenza c'è da un Partito come la DC?"
Presi tutte le lettere che Antonio Di Pietro mi aveva scritto iniziando con "Cara Rita" e con la sua firma autografa, i volantini, la ricevuta del versamento al Movimento, le schede delle persone che avevo reclutato per il suo "Osservatorio sulla legalità" e che gli avevo inviato per fax nel suo studio in provincia di Varese e tutto il resto... e buttai tutto nell'immondizia.
Nel 2008, dopo che non votavo più da un po' e dopo aver strappato la tessera elettorale, decisi di tentare di nuovo. In fondo lui, l'ex-magistrato di "Mani Pulite", parlava bene in TV... Mi si riaccese la speranza di poter fare qualcosa per il mio Paese, nel mio piccolo piccolo...
Di nuovo tessera, attività politica ecc. ecc..
Ho conosciuto Maruccio ed ho distribuito volantini elettorali per lui... Ma già avevo visto nel Partito infinite piccole contraddizioni. 
Me ne sono andata da un po'... Dopo aver testato che, alle mie denunce di ciò che non andava e anche a quelle di altre donne di IdV non solo del Lazio, Antonio Di Pietro non rispondeva.
Ho visto andar via la gente migliore, quella motivata soltanto dall'impegno sociale, dalla voglia di fare bene in un Partito che credevamo diverso dagli altri.
Invece è come tutti gli altri. Perdete ogni speranza se pensavate di votare per questi qua...

Di Pietro sulla candidatura di suo figlio Cristiano, per la quale è passato sopra la testa dissidente di un'intera sede di IdV: " Ha dovuto fare, e deve continuare a fare, la trafila come tutti gli altri iscritti all’Idv. Non si è svegliato una mattina per trovarsi candidato. Quando abbiamo creato il partito, dieci anni fa, si è rimboccato le maniche anche lui e ha contribuito, con me e con migliaia di altre persone, a costruirlo”.
Peccato che quelli che "hanno fatto la trafila" stanno ancora a portare volantini, raccogliere firme nei gazebo, fare, insomma, "i portatori d'acqua", mentre suo figlio che, per meriti naturalmente, è entrato in Polizia dove è stato anche il padre, ora prende una bella prebenda di Consigliere Regionale. Eppure nel Partito del Molise ci sono fior di giovani molto più preparati di suo figlio.
Stessa cosa per Maruccio: lui nemmeno la trafila ha fatto. E' uscito letteralmente dal "cappello a cilindro" del prestitigiatore Antonio Di Pietro.
Nessuno l'aveva mai visto prima quando lo ha proposto come Coordinatore Regionale per il Lazio al posto del povero Stefano Pedica che, pur non essendo esente da pecche (smarrivano le tessere degli iscritti poco prima dei Congressi in cui si doveva votare), si dava da fare avendo sempre appiccicato il Segretario Regionale, l'ex-socialista Salvatore Doddi, poi diventato Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione di ACEA ATO2, nonostante Di Pietro asserisca pubblicamente, a mezzo stampa, che "nei C.d.A. delle Società Municipalizzate ci mettono gli uomini dei Partiti e questo è un modo per dare soldi ai partiti, quando basterebbe un Amministratore Unico e si risparmierebbe". Ecco, è uno dei tanti esempi della duplicità del Presidente di Italia dei Valori.
Tornando su Maruccio seppi da un compagno di partito, un avvocato serio e di poche parole, che:
"Di Pietro deve pagare pegno a Scicchitano ."
"E chi è Scicchitano?" Chiesi meravigliata.
"E' l'avvocato di Di Pietro - rispose - quello che gli segue tutte le cause per le querele che gli fanno. Maruccio è un avvocato del suo studio."
Un calcio nel sedere a Stefano, "promosso" al Nazionale a organizzare eventi, che ha fatto buon viso a cattivo gioco, ma so che la sera prima della proclamazione di Maruccio a Coordinatore Lazio IdV piangeva sulla spalla di Salvatore Doddi.
Al Congresso c'era la parola d'ordine che si doveva votare per Maruccio. Le procedure di voto sono state quantomeno fantasiose... Spero che mi legga qualcuno che era presente e che ha il coraggio di confermare.
Dopo questo le Elezioni Regionali. Tutti sapevano che Maruccio "era il candidato di Di Pietro". Così, da perfetto sconosciuto nel Partito, è stato eletto e con lui la Rodano, anche lei uscita da poco dal solito "cappello a cilindro" e già candidata alle regionali.
Ecco, in IdV funziona così. Niente di male se si pesca nel "milieu" di gente di valore... ma... così...
Ed è così in tutta Italia nelle sedi IdV. Qualcosa esce sui giornali, ma molto rimane solo uno scambio di informazioni fra coloro che si sono conosciuti al raduno di Vasto.
Razzi e Scilipoti non sono un isolato "infortunio" del prestitigiatore, sono la norma. E' casuale che ci capiti un De Magistris (peraltro molto critico e messo a tacere in un'infuocata riunione della Dirigenza a porte chiuse, ma non tanto perché qualcuno non me l'abbia riferito). Sonia Alfano, lo ricordo, è indipendente... non tesserata.
Dunque, peggio per me che ci ho voluto credere, però ho imparato molte cose... Anche alla mia età c'è ancora tanto da vedere e da imparare.
Sempre quell'avvocato serio e di poche parole mi disse:"Questo del Consiglio Regionale è solo il primo passo per Maruccio, lui è destinato alla poltrona in Parlamento."
E bravo Di Pietro! Ora dice: "Questa e' la risposta concreta che la politica deve dare, quando interviene la magistratura." 
Eh no! Troppo comodo! Proprio stamane ad Agorà, la trasmissione della rete RAI 3, qualcuno dei presenti diceva che "I partiti NON debbono attendere che arrivi la magistratura, ma debbono avere dei meccanismi interni di autocontrollo."
Soprattutto, aggiungo io, quando c'è a disposizione TANTO DENARO PUBBLICO!
Capito Di Pietro? Soprattutto quando certi candidati li abbiamo scelti in prima persona per "pagare pegno", come mi disse quell'avvocato serio serio...
Non hai voluto ascoltare (ma forse non te ne è mai fregato niente, erano solo gli illusi a crederlo) le voci della gente pulita, e hai creato un partito di riciclati, basta che ti portavano voti, e poi hai concesso poltrone a chi ti serviva per privatissime ragioni (es. Scicchitano-Maruccio) e questo è il risultato.
Non basta andare in TV a fare le facce quasi da macchietta, citando "mia madre diceva... mia sorella dice..." come se fossero oracoli della saggezza popolare, per infinocchiare la gente se poi si scelgono le persone in base a parametri così discutibili.
Come diceva Angeletti ieri sera a "Ballarò", i soldi delle tangenti, di cui ti sei occupato come magistrato, li pagavano i Gardini per lavorare ai politici mascalzoni che ricattavano gli imprenditori, ma oggi sono i soldi delle tasse del popolo italiano a cui certi eletti attingono direttamente, non bastandogli la prebenda personale, molto più alta di qualunque eletto equivalente in Europa.
Nonostante io sia fuori dal Partito per scelta, continuano ad arrivarmi informazioni dirette, data la stima reciproca che c'è con le persone più pulite: l'ultima arriva dal recente raduno di Vasto. Una giovane molto motivata (non diciamo la sede) si è rivolta all'On. Rota denunciando lo scorretto comportamento di alcuni notabili della sua sede di riferimento: nepotismi ecc..
Risposta: "Noi abbiamo bisogno di voti". La giovane idealista ci è rimasta malissimo. 
Da quando me ne andai la prima volta ad ora non è cambiato nulla, anzi, visti i fatti odierni, è peggiorato.

martedì 9 ottobre 2012

Senso dell'onore


Da: La Repubblica.it

Diffamò Carfagna, Guzzanti condannata
La decisione del tribunale civile in seguito a un intervento dell'attrice durante il "No Cav Day" del 2008: quarantamila euro di risarcimento.  L'esponente pdl: "Stabilito il principio che la satira non può diffamare, l'onore non si dileggia". Sabina sul suo sito: "Sbagliata quella frase ma..."

di GIOVANNI GAGLIARDI

Sabina Guzzanti

Sabina Guzzanti al ''No Cav Day'' (8 luglio 2008)

Quarantamila euro. E' la cifra che Sabina Guzzanti dovrà pagare all'ex ministra Mara Carfagna per le affermazioni ritenute diffamatorie pronunciate dall'attrice durante il "No Cav Day", che fu organizzato a piazza Navona, a Roma, nel 2008. "Una sentenza che si commenta da sola", è stata la prima reazione della Carfagna.

La canzoncina. Per il giudice va sanzionato uno stornello in cui la Guzzanti, facendo il verso a una canzone romana diceva: "Osteria delle ministre, le ministre son maestre e se a letto son portento figuriamoci in parlamento, dammela a me Carfagna, pari opportunità".

La frase allusiva. Una parodia a cui poi avevano fatto seguito allusioni sessuali su presunti rapporti tra l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la ex ministra (era il periodo in cui circolavano le presunte intercettazioni "hot" che coinvolgevano il Cavaliere e l'esponente del Pdl). E una frase in particolare ritenuta anche questa diffamatoria da parte del Tribunale.

Le motivazioni della condanna. Per la giustizia capitolina, insomma, "In relazione alla gravità dell'offesa e della diffusione pubblica della medesima" e per "aggressione gratuita a personaggio pubblico" la Guzzanti dovrà adesso versare 40 mila euro a Mara Carfagna. Quarantamila euro per
Danni aveva.

"Quelle intercettazioni non esistono". "E' una sentenza che si commenta da sola - dice al telefono Mara Carfagna, dopo un 'no-comment' iniziale  - Mi limito solo a dire che la sentenza ha stabilito due principi fondamentali. Il primo è che le intercettazioni di cui si parlava non esistono. Il secondo: la satira non può dileggiare l'onore e la reputazione di un personaggio pubblico". 

"Ho avuto torto". A fine giornata arriva il commento della Guzzanti che pubblica una lettera sul suo sito. Ripete più volte di avere avuto torto, ma elenca una serie di motivi che l'hanno spinta ad attaccare la Carfagna. "Ho avuto torto non è un titolo sarcastico, è la verità. Ho offeso la Carfagna. Per la verità ho insultato Berlusconi, ma la Carfagna ha tutto il diritto a sentirsi offesa", scrive la Guzzanti. Ammette di aver sbagliato ma aggiunge: "Quello che mi sento di contestare è che se è vero che è un'offesa quella da me proferita, è pur vero che è di molto più offensivo quello che gli italiani e le italiane in particolare, hanno subito con la nomina della Carfagna a ministro delle pari opportunità. Un allarme rosso che avrebbe dovuto mobilitare donne e uomini che sono intervenuti a dire 'se non ora quando' solo quando era troppo tardi. Siamo stati offesi ma l'offesa che abbiamo subito non è risarcibile da nessun tribunale. il codice non ci tutela. eppure è indubbio che ci ha danneggiato".

!!!!!!!!
Credo che la maggior parte degli italiani sia con Sabina Guzzanti: anche se ha esagerato sempre di satira si trattava.
Forse ha sbagliato davvero ad attribuire una "liaison" alla Ministro Carfagna del governo Berlusconi (concluso e speriamo che non ce ne siano altri) con il vecchio Silvio. Perché di un vecchio si tratta, visto che 75 anni li ha compiuti. Si potrà dire? Oppure c'è querela anche per questa evidenza biologica?
I giornali, poi, ci hanno informato che la deputata Carfagna in realtà aveva una relazione con il compagno di partito (ora non più, in entrambi i sensi) Bocchino, sposato. Una cosa un poco disdicevole, anche di questi tempi di rilassata morale. Bocchino ha ammesso pubblicamente la relazione e la moglie, sempre dalle notizie dei media, sembra non abbia accettato il tradimento del marito e l'ha lasciato.
Io sono forse bacchettona e ancora mi scandalizzo dell'adulterio, perché esso presuppone sempre falsità, menzogna ed inganno.
Ma la Carfagna, però, ci tiene all'"onore", parola che credevo, viste le sue scelte, fosse per lei sorpassata dai tempi. 
!!!!!
Da: La Stampa 15/03/2011

La moglie di Bocchino: la Carfagna e mio marito? Sapevo della loro storia

«Si presentava dovunque io andassi in vacanza»
«Roberto D'Agostino mi ha detto: "Sai che gira voce di foto di tuo marito con la Carfagna, foto un po' intime?". Io gli ho risposto: "Se ci sono, pubblicale. Tanto non è che non lo so che lui ha questa relazione'"». Con queste parole Gabriella Buontempo mette fine alle voci che girano da tempo sulla natura del rapporto tra suo marito Italo Bocchino e Mara Carfagna. E a Vanity Fair, in edicola dal 16 marzo, rivela pubblicamente per la prima volta che una relazione c'è stata davvero.  
!!!!!! 
 Che tra i due c'era una relazione, spiega la moglie di Bocchino, "lo sapevo da due anni e mezzo". "Italo - prosegue - sostiene di averla troncata. Per carità, l'avrà troncata: lei si è fidanzata, ora dice che si sposa". I due, marito e moglie, continuano a vivere sotto lo stesso tetto, anche se secondo Gabriella Buontempo Bocchino non ha "gestita bene" la vicenda "perché questa storia la sapeva tutto il Parlamento e a un certo punto è arrivata anche al mio orecchio. Ho dovuto reagire: non mi va di passare per la scema del villaggio". "Un po' di delusione c`è stata - poi confessa - Anche per la scelta della persona. In politica, la Carfagna è sempre stata 'telecomandata' da mio marito: segue tutto quello che lui dice. Se non era per Italo, mica li prendeva tutti quei voti in Campania". 

Gabriella Buontempo spiega poi di avere conosciuto personalmente la Carfagna: "Certo - dice - si presentava dovunque io andassi in vacanza. È addirittura andata dal mio parrucchiere". Quanto a Berlusconi, spiega di avere "amato il Berlusconi della discesa in campo, ma negli ultimi cinque anni l'ho detestato cordialmente". Berlusconi, conclude, ha iniziato a non piacerle più "quando sono cominciate le candidature cooptate di persone non provenienti né dal mondo della politica né dal mondo civile. Persone scelte solo in base all'estetica". L`unica a ribellarsi è stata Veronica (Lario, ndr), "e l'hanno presa per pazza. O per una moglie gelosa". In America i politici si dimettono per molto meno."Ma qui siamo in Italia. E in questo Paese, se non hai almeno un'amante, sei uno sfigato".


Non state a sentire tutta la "pappardella", la "chicca" arriva alla fine...

Aggiornamento: il video era preso dal WEB, da YOU TOUBE, chi l'aveva reso pubblico attraverso quel mezzo l'ha rimosso. Era la ripresa di una dichiarazione (pubblica in quanto rivolta ai cittadini) della signora Carfagna.

domenica 7 ottobre 2012

Ezio Mauro e Adriano Sofri

E' evidente che Adriano Sofri è molto amico del Direttore di "La Repubblica" per i frequenti articoli che questo quotidiano gli pubblica.
In quello di lunedì 24 settembre 2012 c'è un articolo lunghissimo di Sofri, annunciato già dalla prima pagina, di carattere etico-morale sulla pena senza fine in Italia: praticamente l'ergastolo ostativo, cioè quello per cui non è ammessa la Grazia richiesta al Presidente della Repubblica, atto che presuppone l'accettazione della sentenza.
Adriano Sofri dietro le sbarre

Tale ergastolo ha un'unica eccezione: la collaborazione pentitistica. 
Sofri si dilunga sull'analisi "morale" della delazione contenuta in questa formula.
Premetto che il mio pensiero, la mia idea morale della vita, non mi fa accettare una persona che ha vissuto come Adriano Sofri, per cui trovo il suo "moralismo" intellettualmente ipocrita.
Dovrebbe scrivere e riflettere sull'arroganza dei suoi errori e delle conseguenze che essi hanno provocato, invece preferisce disquisire sulle scelte morali di certe regole di giustizia.
A sua differenza, che riflette sulla pena inflitta, io rifletto sul Male fatto da chi, qualche volta, è chiamato a pagare.
Ha mai riflettuto Sofri e quelli che la pensano come lui sulle vittime del Male fatto?
La loro pena è Eterna: è NON VITA.
Per i loro cari, ugualmente, si tratta di  pena  Eterna: privazione della vicinanza, dell'amore, della comunicazione con la persona che NON ESISTE PIU'.
Ha  riflettuto Sofri sulla differenza fra  NON ESISTERE PIU', per mano e scelta di qualcuno, e l'essere VIVO in carcere per sempre di questo qualcuno?
Se potesse scegliere fra le due condizioni, quale delle due sceglierebbe?
E andiamo alla delazione, alla collaborazione ed all'ipocrita termine di "pentito".
Ma certo che costoro "si pentono" perché a loro conviene e non certo per qualcosa di intimamente provato.
Certo che non vi è nulla di nobile in questo, ma lo Stato non ha altro modo per entrare nel sottosuolo mafioso, per scardinare omertà ed alleanze fra le cellule di un cancro che, comunque, non si riesce mai ad estirpare definitivamente.
Insomma: la visione "morale" di uno come Sofri è decisamente opposta alla mia. 

sabato 6 ottobre 2012

Le Regioni

Se si vuole fare un'analisi equilibrata dei fatti e delle cose non si deve farsi influenzare dalle ideologie.
Le Regioni le volle la sinistra: fortemente.
Non riuscendo ad arrivare al Governo del Paese (ci sarebbe riuscita se non avessero ammazzato Aldo Moro) pensò bene di frantumare il potere e di prenderselo almeno nelle Regioni "rosse".
Così si sono numericamente moltiplicati gli eletti dei Partiti da mantenere.
Mi fermo solo a questa considerazione: da mantenere.
Quindi stipendi a loro e spese di funzionamento delle strutture che dovevano ospitare i "Parlamenti" Regionali. Trascuro i soldi che si sono inventati che dovessero essere dati ai gruppi politici... Ho già scritto molto e ripetutamente su questa rapina.
Fermiamoci ai loro stipendi, benefit, vitalizi...
Mio marito, pensionato dello Stato con 43 anni di versamenti, di cui 3 incamerati dall'INPS senza che la sua pensione potesse essere incrementata neppure di 1 centesimo, mi ha fatto ridere commentando l'assurdo a cui assistiamo da parte di questi figuri politici "eletti":
"Domani riunisco un po' di pensionati e insieme deliberiamo di aumentarci la pensione."
"Se lo fanno i Consiglieri Regionali è giusto, perché non lo potete fare pure voi?" Ho risposto divertita.
"Poi potremmo anche decidere per votarci un vitalizio in più per quelli che hanno versato i contributi a fondo perduto oltre i 40 anni di servizio..." Ha continuato serio in modo faceto.
Ecco, il paradosso è questo: perso ogni ritegno, ragione e vergogna, questi signori si votano (qui sì tutti d'accordo) gli aumenti, i benefit ecc. ecc..
Ebbene, come queste "leggi" se le sono votate ora le possono "abrogare", cancellare con leggi successive: come con leggi hanno cambiato, a livello governativo nazionale, i nostri diritti.

Alla manifestazione dei cittadini a Madrid davanti al loro Parlamento c'erano cartelli significativi. Uno di questi mi ha colpita in modo particolare  per il contenuto della frase che era  scritta in stampatello:

Cuando la injusticia es ley,La rebeliòn es un deber.

Quando l’ingiustizia è legge, la ribellione è un dovere.

L'ingiustizia si è fatta Legge nel nostro Paese anche di più che in Spagna.
Tutti lo dicono. Non sanno più per chi votare. Pensano, e giustamente, che sono tutti uguali.
Continuano il loro inutile teatrino delle critiche reciproche preparandosi ad acchiappare di nuovo il potere alle prossime elezioni, per poi usarlo non per il Servizio alla nazione, ben pagati e dunque gratificati dal lavoro importante da svolgere, amministrare il denaro pubblico, bensì per approfittare al massimo di quel potere per sé e per la loro corte partitica.

UOMINI e non-uomini

L'ho scritto tante volte e non mi stanco di ripeterlo: sono stata educata da due persone buone, cattoliche, mia madre profondamente religiosa e credente, mio padre credente in Dio e diceva: "Cristo è stato un grand'uomo." Sì, penso anch'io che, al di là della bella favola della Resurrezione, Gesù Cristo, detto il Nazareno, è stato un Grand'Uomo perché ha dato solo messaggi di Amore e di Rispetto fra gli Esseri Umani.
Ma fra gli Uomini, intesi nel senso più alto del concetto di Umanità, ci sono e ci saranno sempre dei non-uomini. L'aspetto non li distingue, magari li distinguesse... L'orrore ce l'hanno dentro la testa, là dove non si vede. Se una società gli dà la possibilità di tirare fuori questa loro non-umanità troveranno una scusa per esprimerla.
Così è stato per il nazismo. Ho sentito fare tante analisi storiche: "i tedeschi sono stati umiliati dopo la prima guerra mondiale del XX secolo", "Hitler ha fatto leva su questo" ecc. ecc.. Ma quello che hanno fatto non ha alcun senso... Alcuna spiegazione né storica, né logica, né umana...
Già da ragazzina, quando appresi dell'orrore attraverso le immagini girate dagli Americani all'apertura dei Campi di Sterminio, il semplice buonsenso mi faceva dire: "Hitler era un pazzo, un paranoico, un mostro. E' rassicurante dire questo, ma i milioni di persone che in suo nome hanno commesso orrori quotidiani e gratuiti chi sono?" Credo siano dei non-uomini, esseri diversi dentro.
Quando ci fu la guerra in Jugoslavia mio figlio dopo la laurea prestava servizio militare: era tenente di complemento. Ricordo il suo quasi muto smarrimento di fronte ad una orrenda notizia che veniva da là: una bimba di 5 anni violentata e poi uccisa con una sventagliata di mitra a forma di croce.
"Che c'entra la guerra con questo? - Si chiedeva smarrito il giovane tenente. - Come può un Uomo, un soldato, anche nell'orrore della guerra fare questo: violentare una bambina e ucciderla in un modo orribile?"
Ho sentito in lui lo stesso smarrimento che io ebbi a 14 anni davanti a quel televisore in bianco e nero che mi mostrava l'inimmaginabile dei campi nazisti. Cercava una risposta in noi genitori che avevamo vissuto più di lui. "Se mi mandassero in guerra potrei sparare per difendere la mia postazione ma non potrei trasformarmi fino a tal punto." Tentai io di dargli una risposta: "Chi agisce così ce l'ha dentro e nella società si trattiene, la guerra gli dà la possibilità di farlo, è la scusa per farlo."
Ecco, penso questo dei non-uomini del nazismo.
Questo concetto doveva essere in embrione in me già quando sentii per la prima volta il titolo del libro di Primo Levi "Se questo è un uomo": pensavo, finché non lo lessi, che la frase dubitativa del titolo si riferisse all'uomo nazista, non all'ebreo ridotto a pelle e ossa. In me si era fissato quel concetto: che chi era capace di tanto non era un uomo e su questo essere si poteva dubitare che lo fosse, Uomo nel senso datogli dalla filosofia a cui io ero stata educata. Invece Primo Levi si riferiva alla visione di come era stato ridotto l'Essere Umano privato di tutto e rinchiuso in quei campi. Quando si è ucciso mi è venuto da piangere e mi sono sentita tradita da quel suo gesto di resa: l'orrore a cui aveva assistito lo aveva depresso dentro. Aveva cercato di liberarsene scrivendo, lui che era un Chimico, ma alla fine la resa. Ecco che invece Venezia ce l'ha fatta: ha atteso la morte naturale e di questo lo ringrazio perché quei maledetti non-uomini non hanno vinto.


Primo Levi giovane quando fu rinchiuso dai non-uomini nei campi di sterminio

Metropolitana

Ho in coda vari post su argomenti più importanti di questo, ma data la contingenza, il fatto è accaduto ieri, un resoconto ed un commento ci vogliono.
Premetto che non sono fra quelli che sono costretti a servirsene ogni giorno, la prendo ogni tanto... Eppure è successo varie volte che il servizio si interrompesse senza preavviso alcuno e che ci facessero uscire senza alcuna informazione su quale mezzo prendere per raggiungere la meta per la quale eravamo saliti su quel mezzo. 

Una volta era dovuto all'imponderabile: una donna disperata che si era gettata sotto il treno... Accade anche questo, a Roma come a Milano, come ovunque...

Quello che è avvenuto ieri non è paragonabile a ciò che è accaduto pochi giorni fa alla Metropolitana di  Milano, ma è ugualmente un copione già da me vissuto, pur non avendo, statisticamente parlando, una grande frequentazione con questo mezzo.

Sono entrata alle h. 15:40 circa al capolinea sud della linea A diretta in centro.
Alla fermata di Furio Camillo i passeggeri si accorgono che essa si prolunga oltremodo... Le porte sono aperte. Nessuno dice nulla. Eppure esiste un sistema di altoparlanti. 

Si è saputo dopo che si trattava di un guasto sulla linea elettrica avvenuto, così ha detto il conducente del nostro treno, all'altezza di Ponte Lungo.

Scesa, e guadagnata l'uscita, ho visto il Responsabile di Stazione di turno assediato da gente che entrava e da noi che, uscendo, chiedevamo informazioni su quale mezzo prendere per raggiungere le rispettive mete.

Il poveretto era nel pallone totale: rispondeva a ciascuno una parola senza completare l'informazione, ottenendo il risultato che così nessuno se ne andava e restava lì nella speranza che finisse la frase. Alla fine, non governando la situazione, si arrabbiava, dichiarava che "ora non c'è neppure il collega", che chissà dove era dovuto correre data l'emergenza, e la sua funzione veniva vanificata anche grazie alla totale indisciplina della gente che, egoisticamente, poneva la domanda che gli interessava personalmente senza attendere che il poverino finisse di dare la risposta ad un altro utente.

Quello che mi preme sottolineare, comunque, è la totale disorganizzazione in emergenza.
Un guasto può verificarsi ma la dirigenza lo deve prevedere e creare un iter, un protocollo a cui attenersi addestrando allo scopo il personale.
Ma la dirigenza, ovunque in questo Paese, è selezionata non per merito ed il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Il conducente del nostro treno è sceso e se ne stava andando tranquillamente senza dare spiegazioni ai passeggeri: riconosciutolo per la camicia celeste è stato circondato da alcuni e si è limitato a dire con un sorriso distaccato e rassegnato: "C'è stato un guasto elettrico".
Il protocollo, invece, dovrebbe prevedere che il conducente, dotato di un microfono udibile in ogni carrozza del treno, dia ai passeggeri le informazioni ricevute in cabina di pilotaggio prima di scendere.
Questo non necessita di particolari dotazioni tecniche mi sembra e il protocollo comportamentale, una volta stabilito, deve prevedere sanzioni per il conducente che non lo rispetta.

Una volta tornati in superficie i passeggeri chiedono sempre "che autobus va a...?" Nelle mie esperienze del genere ho verificato sempre che il Responsabile di Stazione non sa dare codeste ovvie informazioni!!!
L'organizzazione deve dotare di un elenco dei mezzi pubblici, con le varie linee, ogni cabina di ogni Stazione, di modo che il Responsabile di turno può leggere e dare le informazioni. Per evitare smarrimenti e sciatterie della serie "il collega del turno precedente l'ha spostato", basta inchiodare tale elenco in un punto della cabina.

E andiamo avanti con la cronaca di questo, a quanto pare frequente disservizio: l'agitato Responsabile di Stazione ci dice: "Andate a Colli Albani".
Ora il personale dovrebbe essere addestrato, qualora il semplice buonsenso non gli venisse in aiuto, a pensare che non tutti coloro che entrano dentro una linea della metropolitana  la conoscano tutta: c'è chi non è della città, c'è chi la prende per la prima volta, c'è chi la prende abitualmente da un punto ad un altro ignorando totalmente le altre fermate... Dire in malo modo, perché non si è in grado di far fronte ad un'emergenza (peraltro ripeto, mi dicono frequente), "andate a ....." significa mandare la gente allo sbando.
Dunque a Colli Albani poteva andare, secondo questa informazione, solo chi doveva tornare indietro, verso Anagnina.
Arrivata a Colli Albani a piedi una fiumana di persone ne usciva bofonchiando: "Ve piasse un corpo a tutti quanti!" "Li mortacci vostra!", ho sentito i più crudeli dire "Je deve venì un tumore, je deve venì!!" I più civili e dotati di spirito solidale mi informavano che era inutile scendere, la metropolitana era guasta. Convinta dell'unica informazione avuta dal Responsabile di Stazione di  Furio Camillo rispondevo: "Devo tornare ad Anagnina." Pensando che quello che mi veniva detto riguardasse solo l'andata verso il centro, e considerando che la gente spesso tiene conto solo di una parte della realtà: quella che la coinvolge in prima persona. Invece, finita di scendere la rampa di scala, vedevo che già avevano chiuso i cancelli della rampa di fronte. Continuavo, comunque, a scendere per verificare la veridicità di quanto detto e, nell'andare, incrociavo un giovane in camicia celeste e gli chiedevo se era un dipendente Cotral, avuta risposta affermativa gli dicevo dell'informazione avuta dal suo collega, ma egli mi rispondeva: "Arco di Travertino, deve andare ad  Arco di Travertino". Un'altra fermata a tornare indietro... Di fronte al mio disappunto si giustificava educatamente: "In questo momento io sono un passeggero come lei." Forse perché finito il turno tornava a casa?
Arrivata ad Arco di Travertino traversavo sulle strisce mentre un'auto della Polizia transitava rallentando, mentre il conducente ed il collega che gli sedeva accanto guardavano dalla parte opposta alla mia, verso la fermata dell'autobus, subito fuori della metropolitana, ora affollatissima. Ho pensato: "Bene, sono venuti ad aiutare gli addetti e le guardie giurate per mettere un po' d'ordine." Invece l'auto si ferma sulle strisce, fa una leggera retromarcia senza guardare indietro e quasi investe due donne che mi precedono sulle strisce, le quali si scostano spaventate e, superato così il pericolo, si girano verso il conducente che non se le fila affatto, non si scusa e le due donne, forse intimorite perché è la Polizia, se ne vanno. Arrivata all'auto che mi taglia la strada sulle strisce ne scende un giovanotto in divisa e io con aria severa gli faccio: "Stavate per investire quelle due donne." Lui mi guarda e non mi risponde. Va verso la folla ferma civilmente (almeno in quel momento) davanti alla fermata dell'autobus e mi guarda di nuovo di sfuggita ed io, girando dietro l'auto, che è ferma sulle strisce pedonali, rincaro la dose con tono polemico: "Sulle strisce... Eh, certo loro sono la Polizia!"
L'ultima puntata di questo pomeriggio interrotto, un appuntamento con un avvocato della Federconsumatori perso, ha per protagonista il  Responsabile di Stazione di Arco di Travertino, un giovanotto gentile che non porta la divisa che lo potrebbe rendere riconoscibile: solito caos, gente con domande incalzanti e disordinate, due guardie giurate che, interrogate, rispondono ad altri, una inserviente che è nella cabina ed io che con voce chiara chiedo: "Chi è il dipendente Cotral qua dentro?" Si fa avanti il giovane in maglietta chiara, sorridente e mi dice "Sono io - non mi fa parlare e aggiunge - chieda il rimborso." Riferendosi al biglietto già timbrato ad Anagnina che ho in mano.
"Se mi fa parlare non perdo tempo io e nemmeno lei..."
Lui, con un bel sorriso: "Non perdo tempo, è un piacere."
"Posso entrare con il biglietto timbrato ad Anagnina, visto che mi hanno fatto scendere a Furio Camillo e voglio, almeno, tornarmene a casa?"
"Vada pure." Mi dice sempre con tono gentile.

Mappa Roma