domenica 13 gennaio 2013

Scelte di Vita di un blogger


Vivere a Roma con 500 euro al mese. Ed essere felici

La scelta di Carlo Bonaccorsi che ha abbandonato un lavoro sicuro e ha aperto un blog per raccontarla

Vivere con 500 euro al mese, la metà di mille euro (stipendio medio di tutta una generazione) ed essere felici. Se vi sembra uno slogan o l’idea strampalata di qualcuno che vuole farsi beffa dei vostri/nostri problemi, siete lontani dal vero. E' invece quello che ha deciso di fare circa due anni fa Carlo Bonaccorsi che ha lasciato il lavoro che aveva da 14 anni e ha aperto un blog dal titolo 500 euro al mese per raccontare la sua esperienza.

E se magari pensate a una vita senza gioie e solo privazioni, non è questo il caso. Anzi la prima cosa che mi colpisce di Carlo, quando ci sentiamo, è che la sua voce squillante contrassegnata da quella tipica cadenza romana, sembra quella di un uomo che 40 anni non li ha compiuti ancora e invece ne ha 50. Certo, c’è da dire che nel computo dei suoi 500 euro al mese non ci sono le spese né di affitto né di mutuo visto che ha una casa ereditata dai genitori, ma, lo sappiamo bene, non sempre quella è l’unica voce di spesa. Anzi. E non tutti decidono di lasciare un lavoro sicuro per una somma del genere.

Carlo, chi eri prima di decidere di vivere con 500 euro al mese? E perché questa decisione?

“Lavoravo in una ditta di import export a Fiumicino da circa 15 anni. Mi occupavo delle spedizioni all’estero. Avevo uno stipendio di circa 1500 euro al mese con gli straordinari pagati e contratto a tempo indeterminato, ma non vivevo più. Con la crisi è cambiato il carico lavorativo, arrivavo a 10 ore al giorno, ma non solo: avendo la reperibilità venivo chiamato anche quando non sarei dovuto andare, era richiesta una presenza costante, dovevo essere sempre a disposizione”.

Quindi la tua decisione ha a che fare con lo stress da lavoro o c’è dell’altro? C’è stata la classica goccia che fa traboccare il vaso, insomma qualcosa che ti ha portato a prendere questa decisione?
“Non c’è un vero e proprio episodio significativo. Semplicemente non mi sentivo realizzato in quello che facevo, la mia vita era dedicata solo al lavoro. Ero una persona curiosa e mi ritrovavo invece a passare tutta la giornata lavorando. Avevo trascurato gli affetti, altri interessi e visto che il lavoro era una parte importante della mia vita, ma non la più importante, ho lasciato perdere. La decisione non ha incontrato neanche particolari ostacoli (alla fine tutti siamo dei numeri, necessari finché non ci sono altri) e molti noi la mattina si svegliano per andare al lavoro e non sono contenti di farlo. Era così anche per me, ma non volevo più che lo fosse. Mi trovavo ogni giorno a stare 2 ore in macchina fermo sul grande raccordo anulare e non ero contento. Che vita è quando qualcuno ti dà i soldi per arrivare distrutto a casa e non avere più tempo né per te né per gli altri? E così mi sono fatto due conti, mi sono reso conto che potevo farcela con 500 euro al mese. Non ho figli, sono, come dico io un single con fidanzata”.

E questi 500 euro al mese da dove vengono?
"250 euro sono una rendita, o meglio un vitalizio di un’assicurazione sulla vita che avevo stipulato quando ero giovane e che percepisco (e continuerò a percepire) semestralmente. Il resto viene dall’affitto di un magazzino. Qualcuno sul blog ha commentato che non pago le tasse, ma non è così: si tratta di 500 euro al netto delle imposte. Essendo una formichina riesco a gestire il tutto. Poi certo ci sono momenti più duri: quest’anno l’Imu non è stata una cosa da niente”.

E come vengono ripartiti questi soldi?
“La spesa maggiore è per l’alimentazione, ma riesco ad usare alcuni escamotage. Ad esempio, il sabato vado prima della chiusura ai mercati rionali che non dovendo aprire il giorno dopo hanno i prezzi molto più bassi. Questo in particolare d’estate dove la frutta d’estate arriva a 30 centesimi al chilo. Non mangio carne tutti i giorni, preferisco i legumi, compro pesce azzurro che costa meno (alici 5 euro al kg), guardo tutte le offerte dei volantini, acquisto vestiti ai mercati rionali, compro le scarpe con i saldi magari quelle che non metterò subito ma l’anno dopo. Vivo a Ostia, vado in centro spendendo 1,50 euro. ho l’impianto autonomo e avendo una casa piccola non ne ho molto bisogno. In più non pago condominio e non ho ascensore. Ho una macchina con impianto a gas ma la uso poco. E poi sfrutto le biblioteche (scoperte da quando non lavoro) per leggere. Alcuni mi dicono 'ma non fai troppa fatica?' e io rispondo 'Quanta fatica fai tu ad alzarti ogni mattina e a vedere persone con cui non vorresti stare?'. Certo, posso fare questo perché ho più tempo libero. E liberare il tempo è positivo perché liberi anche le tue risorse che ti possono portare ad altro. Faccio un esempio neanche tanto banale. Mio fratello doveva andare in ospedale per un mese io l’ho portato a casa e ho provveduto a lui, così ha risparmiato anche la comunità”.

E se capita qualche spesa extra, come un dente da curare?
“Quanto ai dentisti: c’è anche la sanità pubblica che fa prezzi interessanti. Certo, se capita un’urgenza è diverso, ma ho qualcosa da parte. C’è pure chi è andato in Ungheria a farsi curare i denti, spendi il 70% di meno e con i voli low cost alla fine risparmi...".
 
E perché aprire un blog?
“Perché volevo dire, tramite la mia esperienza, che si può vivere con poco, che non c’è bisogno di tanti oggetti che non fanno la felicità. Così facendo ho scoperto piaceri che avevo dimenticato come passeggiare, leggere e tanto altro. Secondo me molta gente vorrebbe provare a lasciare il lavoro o preferirebbe lavorare meno, ma non ce la fa perché ha paura, si preoccupa di cose che per la maggior parte delle volte neanche accadono. Posso dire un’ultima cosa?”.

Prego.
“Magari sembra strano, ma come vivo non è molto differente da chi pur lavorando tantissime ore al giorno, tra mutuo spese e altro, resta con 500 euro al mese. La gente a volte mi guarda stranita ma non è molto diverso. Non sono affatto pentito della mia scelta, anzi la rifarei anche se a volte mi annoio. Ma fa parte del pacchetto".

OOOOOOOOOOOOOOO

Che dire? Scelta filosoficamente rispettabile.
Ma bisogna avere i presupposti per poterselo permettere.
Primo presupposto: non avere figli. Carlo non ne ha.
Non è un presupposto da poco, anzi! 
All'istante in cui decidi di provare la gioia di averli, paghi anche il prezzo per tutta la vita di preoccuparti per loro.
Poi ci sono anche "genitori per caso" che non si pongono molti problemi di responsabilità e, a volte, nemmeno di amore...
Ma, restando nella normalità dei sentimenti, i figli ti condizionano tutta la vita e, siccome i soldi servono per vivere, non è possibile farne a meno.
Carlo ha, legittimamente, potuto farlo perché deve pensare solo a sé stesso.
Ed ha ragione e, posso testimoniare per esperienza personale, che quello che dice sul lavoro è vero in questo momento storico in Italia: "Con la crisi è cambiato il carico lavorativo, arrivavo a 10 ore al giorno, ma non solo: avendo la reperibilità venivo chiamato anche quando non sarei dovuto andare, era richiesta una presenza costante, dovevo essere sempre a disposizione”". Conosco chi sta "2 ore in macchina fermo sul grande raccordo anulare" e lavora anche più di "10 ore al giorno", ma arriva anche a 12 ore al giorno, e dice  le stesse cose che dice Carlo. Ma ha voluto la gioia di avere almeno un figlio e non può fare altrimenti.
Recentemente è venuta alla ribalta la storia di quella mamma di 4 bambini morta per troppo lavoro, per eccesso di responsabilità, visto che il marito, muratore, era disoccupato e non era in grado di mantenere i figli che avevano fatto insieme.
La povera ragazza, 34 anni, è morta mentre era in viaggio per andare e tornare dal suo lavoro: era sfruttata, ma non poteva rifiutarsi perché pensava ai suoi bambini. Non aveva il tempo di controllare la sua salute e tirava avanti anche se non si sentiva bene: è morta schiantata dal cuore e a nulla sono serviti i soccorsi chiamati dagli altri utenti della metropolitana in una gara di umanità vera e sincera.
Isabella Viola morta a 34 anni lascia 4 bambini

Il problema è che la "classe degli egoismi", costituita dai politici di ogni colore, che in questi giorni ci assorda di chiacchiere per riprendersi le poltrone dalle quali potranno arricchirsi con i soldi di chi paga le tasse, non dà nulla a chi decide di mettere al mondo i cittadini del domani! Nulla.  

sabato 12 gennaio 2013

Nave portata sugli scogli: un anno dopo

Da: News24h.it

Concordia, esiste una conversazione inedita prima della telefonata tra il comandante Schettino e l'ufficiale operativo Gregorio De Falco. E proprio da questo audio si evince cosa ha scaturito l'ira di De Falco nei confronti del comandante.
La saga ‘Schettino‘ non finisce qui e improvvisamente spunta fuori una nuova telefonata, inedita, che precede la conversazione ascoltata da tutta Italia tra il comandante del Costa Concordia e l’ufficiale operativo Gregorio De Falco. In questa prima telefonata con il comandante Leopoldo Manna dal comando capitaneria di porto a Roma, Francesco Schettino già si trovava di fronte la nave abbandonata.

Da questa telefonata scaturisce quello che poi avrebbe provocato l’ira di Gregorio De Falco. Manna ha un tono fermo e deciso ma già da questa conversazione Schettino fornisce delle spiegazioni alquanto imbarazzate e confuse. Fa di tutto per non ammettere di esser passato, di sua volontà e a motore manuale, troppo vicino agli scogli dell’isola del Giglio.

Bisogna scriverlo in "rosso vergogna": il primo enorme errore di Schettino, portare la Nave sugli scogli, è quasi meno grave di quello che ha fatto dopo, ritardare l'ammissione del primo errore. Lì si è manifestata in tutta la sua drammaticità la debolezza di carattere dell'uomo nella sua totale, meschina incapacità ad ammettere immediatamente la sciocchezza commessa e correre ai ripari prima possibile. Lo si evince da come risponde al Comandante Manna prima ancora della successiva telefonata con De Falco. L'uomo non è stato in grado, da subito, di ammettere l'enormità di quanto accaduto e ha messo in atto una vera e propria rimozione difensiva a salvaguardia del suo Io, assolutamente inadeguato al compito che, suo malgrado, gli avevano affidato fino a quel momento. 




venerdì 11 gennaio 2013

Mafia - Stato, Relazione di Pisanu

Cliccando sul sottostante link si può leggere la bozza, non corretta, della Relazione che il Sen. Pisanu, Presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha letto ed è stata trasmessa anche su RAI GR Parlamento
documento depositato link – clicca qui

http://mailing.antoniodipietro.it/inc/rdr.php?r=34436c534c1015
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In questi giorni, nei telegiornali, è stata data, da parte dei magistrati che si sono occupati dell'inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, una versione leggermente diversa rispetto a quanto riferito da Pisanu.


Da: Il Secolo XIX
Stato-mafia, chiesti 11 rinvii a giudizio


Palermo - Il pubblico ministero Nino Di Matteo ha concluso l’atto di accusa all’udienza preliminare sulla cosiddetta “trattativa Stato-mafia” con la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli 11 imputati.
Dunque, di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato sono accusati i boss Luca Bagarella, Totò Riina, Giovanni Brusca e Nino Cinà, gli ex ufficiali del Ros dei carabinieri Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno, il senatore Marcello Dell’Utri e l’ex ministro Calogero Mannino.
Invece, Massimo Ciancimino è accusato di concorso in associazione mafiosa, e l’ex ministro Nicola Mancino di falsa testimonianza.
Nel procedimento era imputato anche il boss Bernardo Provenzano, ma la sua posizione è stata “stralciata”.
L’ex ministro Calogero Mannino ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato. L’istanza è stata fatta al gup Piergiorgio Morosini. Il giudice si è riservato la decisione. Mannino è accusato di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato.
Nell’udienza odierna, svoltasi nell’aula bunker del carcere Ucciardone a Palermo, anche Mancino ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato ma il gup, anche in questo caso, si è riservato di decidere.
Ingroia: «Noi spiati da un’agenzia»
«Siamo stati spiati e pedinati da un’agenzia. È una sensazione condivisa anche con altri colleghi a me vicini. C’è chi sta indagando. Qualcosa di torbido si è mosso contro di noi». Lo ha detto Antonio Ingroia all’Ansa a proposito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia.
Bagarella: «Mai avuto contatti con politici»
Nega di avere mai avuto contatti con politici di «qualsiasi» colore il boss Leoluca Bagarella, intervenuto con dichiarazioni spontanee all’udienza preliminare sulla trattativa Stato-mafia. Il capomafia è imputato, insieme, ad altri padrini, politici e ufficiali dell’Arma di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato.
Le dichiarazioni di Bagarella che, secondo i pm, attraverso il boss Vittorio Mangano e il senatore Marcello Dell’Utri avrebbe cercato contatti con Silvio Berlusconi, ha seguito l’intervento del pm Nino Di Matteo che ha ricostruito l’impianto accusatorio a carico degli 11 imputati.
Se ieri è stata la volta del quadro storico in cui sarebbe maturato il patto tra pezzi delle istituzioni e le cosche, delle prime fasi della trattativa e delle manifestazioni di disponibilità dello Stato ai clan attraverso il cambio dei vertici del Dap e del ministro dell’Interno, oggi il magistrato ha affrontato il capitolo delle attenuazioni del carcere duro e del ruolo dell’ex numero due del Dipartimento Francesco Di Maggio.
Un gesto che, secondo l’accusa, lo Stato avrebbe messo sul piatto nel dialogo avviato con Cosa nostra. Nel lungo intervento anche un cenno alla mancata cattura del boss Nitto Santapaola: il Ros pochi mesi prima del suo arresto da parte della polizia sapeva dove fosse e lo stava intercettando, ma non lo prese. Per i magistrati l’ennesima concessione fatta dallo Stato alle cosche.

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Mariangela Melato

Da: TGCOM24

Addio alla Melato, signora della recitazione

L'attrice si è spenta a Roma a 71 anni. E' stata protagonista di alcuni dei momenti più alti del nostro cinema e del nostro teatro passando con disinvoltura dalla tragedia alla commedia

foto LaPresse

11:08 - Lutto nel mondo dello spettacolo. Al termine di una lunga malattia si è spenta a Roma, a 71 anni, Mariangela Melato, una delle più celebri attrici italiane. Nata a Milano, è stata grande protagonista tanto in teatro quanto al cinema, dove negli anni 70 interpretò molte celebri commedie dirette da Lina Wertmuller. Dal 1993 era legata al teatro stabile di Genova.
Cinque David di Donatello, altri Nastri d'argento e un Globo d'oro. L'elenco dei premi raccolti dalla Melato durante la sua carriera, oltre all'onorificenza di Commendatore al Merito della Repubblica italiana conferitale nel 2003, sono solo un minima certificazione di quello che l'attrice milanese ha rappresentato per il cinema e il teatro italiano.

Dopo aver mosso i primi passi nel 1960, si fece le ossa passando attraverso la guida di grandissimi del teatro, da Dario Fo a Luchino Visconti ("La monaca di Monza") e Luca Ronconi (L'orlando furioso"). Talento purissimo ed eclettismo che la portarono a passare da tragedie classiche come "Medea" o "Fedra" alla commedia cinematografica con esiti felicissimi.

Il debutto al cinema è del 1969 in "Per grazia ricevuta" con Nino Manfredi, ma, sotto la guida di Lina Wertmuller e accanto a Giancarlo Giannini, fu protagonista di alcuni degli esempi più brillanti del nostro cinema negli anni 70: "Mimì metallurgico ferito nell'onore", "Film d'amore e d'anarchia", fino ad arrivare a quel capolavoro di interpretazione del conflitto sociale che fu "Travolti dal destino nell'azzurro mare d'agosto". Senza dimenticare "La classe operaia va in paradiso", "Caro Michele", "Casotto" e tanti altri.

Negli ultimi anni l'impegno cinematografico si era rarefatto complice la crisi di un certo tipo di commedia all'italiana, ma lei aveva continuato a incantare in teatro ("Chi ha paura di Virginia Woolf?", "Il dolore"), con qualche apparizione in televisione. Come la più recente, la "Filomena Marturano" interpretata nel 2010 accanto a Massimo Ranieri.

Sorella dell'attrice e cantante Anna Melato, Mariangela era stata legata sentimentalmente per anni a Renzo Arbore.

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E' morta questa mattina, all'alba.
Mi dispiace. Tutti dobbiamo morire e non sappiamo il modo e l'ora.
Dicono che abbiamo sconfitto i tumori. In alcuni casi avviene. Ma in molti altri no. Si combatte, si soffre ed alla fine si cede.
Mariangela Melato era una donna intelligente. Per questo se ne sente di più la mancanza.
Di lei ricordo la bravura nel suo lavoro. 
Ricordo uno stupido articolo che scrisse una giornalista su un quotidiano molti anni fa: la definiva "una vetrinista di Grandi Magazzini".
Era stato il suo lavoro, nell'attesa di poter vivere con quello che desiderava fare: recitare. 
Ricordo quando, con la sincerità e la schiettezza della persona intelligente che era, raccontò che l'avevano messa "in prima differenziale". 
Oggi, per fortuna, molti non sanno cosa era: erano classi in cui venivano messi bambini ritenuti, a torto o a ragione, "diversi": ritardati, troppo agitati, con difficoltà di apprendimento.
Non ricordo il pretesto con cui l'avevano messa lì, perché ritenuta diversa... Ricordo il sorriso come lo raccontava e la testimonianza che, in questo modo, dava dell'assurdità di quella disposizione della scuola di allora, cancellata dal progresso pedagogico.
La capii perché era capitato anche a me e ne ricordo ancora lucidamente, a 66 anni finiti, l'episodio che indusse una povera ed ignorante maestra a spostarmi dalla "prima classe della scuola primaria normale" alla "differenziale".
Dovevamo essere già un pezzo avanti nell'anno scolastico perché la poveretta, di cui non ricordo il nome, si era messa alla lavagna e ci chiedeva di trovare nomi di fiumi inizianti con la lettera "T". Essendo a Roma qualcuno disse "Tevere", e lei scrisse la parola sulla lavagna. Io dissi: "Tronto". E' il fiume che scorre nella valle sotto la collina dove sorge il paesino dove sono nati i miei genitori e dove tornavamo in vacanza d'estate, per questo la bimba di poco più di sei anni che ero lo conosceva. Ma, evidentemente, non lo conosceva la poveretta che avrebbe dovuto sapere almeno la geografia italiana!
Ella mi guardò come si guarda uno che sta dicendo una grande sciocchezza, provò ad ignorarmi dando attenzione ad altri bambini.. Ma io insistetti perché scrivesse anche il nome di quel fiume sotto "Tevere"... Lei non lo fece. Fermò la lezione e andò a parlare con altre colleghe. Non so cosa credeva che fosse la parola "Tronto", certo ne ignorava l'esistenza... 
Ricordo che dalla mia piccola statura guardavo in su, verso la poveretta che illustrava a due colleghe quello che, secondo lei, io avevo detto e sentii la frase: "...bisogna metterla in prima differenziale..." Capii che quella non aveva capito il nome del fiume e che non lo conosceva e provai a ripetere: "Il Tronto è un fiume." Ma non mi ascoltavano perché chiuse nella realtà che si erano create per ignoranza: forse la mente della povera maestra aveva ingenerato un equivoco... Chissà.
So che ci rimasi poco: qualcuno con un pizzico di intelligenza in più si rese conto di qualcosa e tornai in "prima normale" o direttamente in seconda.
Ecco, si poteva finire bollati come "diversi" anche per questo.  


martedì 8 gennaio 2013

Le nostre tasse pagano i detenuti


Da: La Stampa.it 08/01/2013 

Sovraffollamento delle carceri - Strasburgo condanna l’Italia


La Corte europea dei diritti umani dà ragione a sette detenuti di Busto Arsizio e Piacenza: «Diritti violati,
a disposizione meno di tre metri quadrati». Lo Stato dovrà pagare 100 mila euro per danni morali
STRASBURGO
L’Italia condannata dalla Corte Europea dei diritti umani per lo stato delle proprie strutture carcerarie. I giudici di Strasburgo hanno stabilito, all’unanimità, che sette detenuti - tre nel carcere di Piacenza e quattro in quello di Busto Arsizio - costretti in celle troppo anguste (3 metri quadri) e in una generale situazione di sovraffollamento, dovranno essere risarciti per danni morali, per un ammontare complessivo di 100 mila euro, perché vittime di trattamento inumano e degradante. Ma la decisione va oltre i casi singoli esaminati. Quella di oggi, infatti, è una sentenza-pilota. In sostanza Strasburgo riconosce che negli istituti di pena italiani c’è ormai un problema strutturale di sovraffollamento e per questo chiede alle autorità italiane di mettere in campo entro un anno soluzioni adeguate per invertire la tendenza e garantire che le violazioni non si ripetano. In quest’arco di tempo la trattazione dei ricorsi pendenti su questo fronte - che sono centinaia e in continuo aumento - resterà sospesa. Poi - avverte Strasburgo - scatteranno procedure analoghe a quella decisa oggi. Un impegno, quindi, anche per il governo e il parlamento che usciranno dalle prossime elezioni. 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Avevo sentito la notizia dalla mia autoradio mentre tornavo a casa dalla spesa.
Mi spiace per i garantisti, ma trovo ingiusto che, spremuti dalle tasse come siamo, dobbiamo dare tanti bei soldi a chi, se sta in carcere, si suppone che tanto bene non si è comportato.
Ho l'impressione che questa nostra società europea garantisca di più chi vive in modo scorretto e disonesto che chi lavora (quando lavora) con sacrificio e paga le tasse, senza nuocere a nessuno.
Ho smesso di vedere trasmissioni come "Report" o "Striscia la notizia" perché era un continuo documentarci come i nostri soldi sono stati buttati per opere lasciate a metà ed in rovina...
Fra queste ricordo edifici che erano carceri, mai completate...
Potrebbe la magistratura iniziare ad indagare su chi, pubblico amministratore, politico, ha buttato i nostri soldi per lasciare poi incompiuto ed in rovina questo e quel carcere? Si potrebbe chiedere a costoro un risarcimento per danno erariale o altra imputazione? Nel nostro ordinamento giudiziario c'è il modo per fargliela pagare con i loro beni personali? Perché dobbiamo pagare sempre noi che siamo i danneggiati?

Finché la soluzione di ogni sciattume nella conduzione dello Stato sarà farlo pagare ai contribuenti... non avremo mai uno Stato democratico, ma uno stato irresponsabile che fa pagare la propria dissennatezza ai soliti senza diritti, ma con il dovere di pagare sempre e comunque per gli errori altrui. 

Storie di carceri e dintorni...
Sprechi Il commissario: sto per dimettermi.
Il sindaco: aspettiamo i fondi
Calabria, il carcere fantasma chiuso perché manca la strada
Per costruirlo è costato 90 milioni €.
Per custodirlo vuoto altri 2,5 milioni € l’anno.


Una veduta del nuovo carcere di Reggio Calabria, ancora non aperto perché manca una strada d'accesso.

(A. Sapone)


REGGIO CALABRIA — Mentre la maggior parte delle carceri italiane è sul punto di esplodere a causa del sovraffollamento, a Reggio Calabria c’è un penitenziario nuovo e completamente vuoto, se si esclude il custode. Fatto e finito, pronto ad ospitare fino a 300 reclusi, ma mai utilizzato. Terminato nel 2005 è costato, «più di 90 milioni di euro».

Ci sono i muri di cinta e le torrette di sorveglianza con l'impianto di aria condizionata;
i blocchi detentivi a tre piani con le celle, da 2 a 6 detenuti, larghe «anche 30 metri quadri» dotate di tv a colori.
Ci sono le telecamere a circuito chiuso dell'impianto di sorveglianza,
le scrivanie e i computer negli uffici amministrativi.

E allora, proprio quando il vecchio penitenziario reggino di San Pietro strabocca di esseri umani, perché non apre il nuovo carcere di contrada Arghillà?
Manca la strada.


La strada di accesso al carcere di Arghillà, periferia Nord di Reggio, non esiste.
Meglio, esiste un tortuoso sentiero asfaltato che passa tra i vigneti della zona, un percorso ritenuto «non idoneo per il trasporto dei detenuti» dall’amministrazione penitenziaria. E per fare la strada vera e propria, l’allacciamento che dovrebbe collegare la struttura carceraria alla tangenziale e dunque allo svincolo della Salerno-Reggio Calabria, non ci sono i soldi.


Il cancello di ingresso del carcere (A. Sapone)

In più, manca l’impianto di raccolta acque..
«Una telenovela che non si sa quando finirà », commenta Paolo Quattrone Provveditore regionale della amministrazione penitenziaria; «Quest’opera è come un bambino non voluto», dice sconsolato Mario Nasone direttore dell’Ufficio esecuzione penale esterna di Reggio Calabria. «Sono demoralizzato dalla miopia della classe politica locale.
Arghillà non è solo un carcere necessario, ma, con i circa 200 posti di lavoro che creerebbe una volta in funzione, per Reggio rappresenterebbe una sorta di piccola Fiat», dice Nasone. La storia del penitenziario fantasma inizia nel 1988 quando l’allora sindaco Italo Falcomatà individuò l’area dove realizzare l’opera. Nel 1993 fu indetta la gara d'appalto vinta da un consorzio (CMC di Ravenna e Pizzarotti di Parma).

Lavori iniziati, fermati, proseguiti, rifermati da intoppi burocratici ma, faticosamente, il carcere di Arghillà ha preso forma e inghiottito finanziamenti. Per tentare di sbloccare la situazione il 1 dicembre 2006 è stato nominato Commissario straordinario per il completamento dei lavori il presidente dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Giovanni Grimaldi. Che ora minaccia le dimissioni: «Mancano ancora 20 milioni di euro per completare l’opera, il 30 ottobre ho scritto la quarta protesta. Sono pronto a dimettermi». Il sindaco di Reggio Calabria Giovanni Scopelliti (An) constata che il carcere è «una delle tante incompiute, ma la competenza è dei ministeri, Infrastrutture e Giustizia. So che il presidente Berlusconi è informato».
Roberto Rizzo
11 novembre 2008
Corriere della Sera
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giovedì 13 novembre 2008 11:23
CARCERI: OCCHIUTO (UDC), GOVERNO CHIARISCA SU PENITENZIARIO DI ARGHILLA'

(ASCA) - Cosenza, 11 nov - ''Giusto costruire nuove carceri, ma il Governo chiarisca,
innanzitutto, se e quando entreranno in funzione quelle gia' realizzate, ma ancora inspiegabilmente chiuse.


Pur essendo terminati i lavori dal 2005, con una spesa di 90 milioni di euro, l'istituto penitenziario di Arghilla' di Reggio Calabria non e', infatti, ancora operativo, mentre nel resto d'Italia le carceri sono sul punto di esplodere per il sovraffollamento''.
Lo ha detto l'on. Roberto Occhiuto (Udc).

''La mancata apertura della struttura - dice Occhiuto - e' anche causa di pesanti ricadute sul piano occupazionale.

Nonostante la nomina di un commissario straordinario, mancano i fondi per realizzare il collegamento del penitenziario alla tangenziale e allo svincolo della Salerno - Reggio Calabria''.
Occhiuto, in proposito, ha presentato un'interrogazione ai ministri della Giustizia e delle Infrastrutture e Trasporti, sottoscritta anche dai deputati Mario Tassone, Michele Vietti e Roberto Rao.

red/res/ss (Asca)



Il carcere incompiuto di arghillà

Nel cuore di Arghillà c’è una storia dimenticata. Quella del carcere compiuto solo sulla carta, in abbandono da circa tre anni, da quando tutto si è inspiegabilmente fermato.
Una storia lunga, che inizia nel 1989, quando il penitenziario ottiene i primi finanziamenti ma i lavori iniziano nel 1993. Costano 16 milioni di euro.

Perché non si va avanti con i lavori necessari per l’attivazione della casa di detenzione?
Nel primo governo Berlusconi erano stati trovati i fondi per la sua ultimazione tramite l’allora sottosegretario alla giustizia Giuseppe Valentino. In quell’occasione, il centro destra al potere aveva accusato il centro sinistra di non aver fatto niente negli anni precedenti.
Ma ora tutte le buone intenzioni e tutti gli stanziamenti per il collegamento viario dove sono andati a finire?
Tra i muri del penitenziario è ormai cresciuta una folta vegetazione.
E così mentre in Italia le carceri scoppiano, qui è tutto fermo.
I 300 posti per i reclusi sono rimasti sulla carta.

Alessia Luccisano
Sabato 01 novembre 2008
www.reggiotv.it/news.php?categoria=1&id=4920 

300 posti costati, senza essere operativi, molto più di 300 posti in un Hotel di lusso!
Quale schifo! Ma avete intenzione di votarli questi...?

Liti coniugali tramite Twitter

Riporto questo graziosissimo articolo non per fare del pettegolezzo, ma perché l'ho trovato veramente ben scritto, rispettoso dei due coniugi e deliziosamente scherzoso su come cambia il costume grazie alla tecnologia. Per il resto mi dispiace per Mentana che stimo come giornalista ma, se le cose stanno così, forse almeno l'ultimo dell'anno poteva fare uno sforzo e stare con la sua famiglia. 

Da: Il Giornale.it

Lady Mentana, un caso Veronica ai tempi di Twitter

Negli scorsi giorni Twitter, non si sa quanto inavvertitamente, è diventato il citofono universale della famiglia Mentana


È la conseguenza peggiore di Twitter e dei social network. Diventare il pianerottolo di egocentrismi e la tromba delle scale, con un effetto megafono devastante, di beghe casalinghe o familiari.
Negli scorsi giorni Twitter, non si sa quanto inavvertitamente, è diventato il citofono universale della famiglia Mentana.
Al netto di un eventuale, gigantesco «fake» (e la burla in tal caso sarebbe riuscitissima, dato che nessuno ieri ha smentito), il capofamiglia Enrico il 31 dicembre ha twittato l'augurio di un 2013 «libero e felice i cui giovani comincino a lottare davvero per scardinare un mercato del lavoro che nega i loro diritti». E subito dopo la moglie Michela Rocco di Torrepadula, invece che telefonargli, come si fa in questi casi, ha risposto con un tweet lapidario, che non ha neppure avuto bisogno di sfruttare tutti i 140 caratteri in dotazione: «Belle parole, peccato che hai lasciato moglie e figli a Pinzolo per festeggiare con i tuoi amici vip». Dopodiché, in un crescendo irresistibile che di Twitter sfrutta la velocità e la sintesi, e delle antiche beghe fra coniugi inaciditi, il rancore e la cattiveria, la moglie Michela Rocco di Torrepadula tracima, nel silenzio del marito e nella curiosità pettegola e spiona dell'Italietta vacanziera che coi social network ha trasformato il condominio in un intero Paese. È la versione web del caso Veronica Lario. In pochi anni si è passati dalla lettera a un quotidiano ai tweet: «Della tua numerosa prole non hai nessuno accanto, solo 4 amici di merda, ma potenti». E ancora: «Buon anno, il peggio deve ancora venire». E dopo: «Non sono a Cortina. Nemmeno a San Moritz. Non a Crans Montana. Sola coi miei figli. E tu con Ddv (Diego Della Valle, ndr) & Co. W i figli W la famiglia». Fino a un ironico: «La prossima volta mi rivolgo a Chi l'ha visto?» e, il 3 gennaio, un micidiale «la felicità dei miei figli non ha prezzo, per tutto il resto c'è... MasterCard no di sicuro».
La privatezza dei sentimenti famigliari, com'è noto, non ha prezzo. Per tutto il resto rimane il peggior gossip da primo dell'anno e l'amara dimostrazione che i tanto decantati e pubblicizzati social network, e in particolare Twitter, devastante per la velocità irrazionale con cui si pensa (?), si battono 140 caratteri e si invia a tutto il mondo il proprio non-pensiero, abbiamo perfezionato all'ennesima potenza le vecchie liti di «famiglia», dove la famiglia è qualsiasi micro-comunità, dall'ufficio alla redazione, dal partito politico alla squadra, mantenendo la stessa cattiveria, e amplificando il pubblico.
Dai vicini di casa si è passati al popolo della Rete. Il quale, a differenza dei primi, ha una memoria assoluta. E una lingua molto più lunga.

IMU ed Europa


Da: La Stampa.it 08/01/2013 

L’Europa: “L’Imu diventi più equa”

Bruxelles boccia la tassa sulla casa:
«Rischia di aumentare la povertà, bisogna renderla più progressiva»

L’Imu, l’imposta municipale unica che, dal 2012, ha sostituito e accorpato le vecchie Ici e Irpef sulla casa «contiene qualche elemento di equità», ma «altri aspetti potrebbero essere migliorati ancora per aumentarne la progressività». Lo afferma la Commissione europea nell’Employment and Social developments in Europe 2012, il rapporto sulla situazione sociale e del lavoro diffuso a Bruxelles. Nel rapporto si ricorda come l’Imu sia stata introdotta per «ridurre i trattamenti fiscali agevolati per la casa» facendo leva «sul basso effetto distorsivo delle tasse sulla proprietà e sul basso tasso di evasione», quest’ultimo conseguente alla facile individuazione, attraverso il catasto, del bene da tassare.  

Viene riconosciuta la validità’ di misure quali la deduzioni, quella di 200 euro per la prima casa, quelle per i figli a carico e la marcata differenzazione delle aliquote applicabili sull’abitazione principale e sulla seconda casa, ma va fatto di più, perché «in Italia le tasse sulla proprietà sembrano aumentare lievemente la povertà». Bruxelles suggerisce all’Italia di migliorare l’Imu attraverso l’aggiornamento dei valori catastali, le deduzioni non collegate alle capacita’ reddituale del contribuente, e la definizione della residenza primaria e secondaria . 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Debbo dire che a volte mi inorgoglisce sentir dire cose che avevo già scritto in precedenza, anche se il Professor Monti, grande economista, continuava a dire nei dibattiti che "in Europa la tassa sulla casa c'è ovunque".
Certo che c'è ma non può essere che non si tenga conto del reddito di chi l'abita.
Una vedova che vive con una pensione di reversibilità del marito, ad esempio, che le viene decurtata quasi del 50% se possiede una casa, come può continuare a vivere nella casa dove ha passato una vita se deve pagare un'IMU che quasi equivale ad un affitto? Si può obbligarla a venderla perché non riesce a sostenere questa tassa? E' assurdo ed ingiusto, socialmente ed umanamente. Dunque, come ho scritto in precedenti post, si deve tener conto del reddito annuo a disposizione della persona che abita nella propria casa.
Questo è un possibile caso. Ma se ne possono portare anche tanti altri. 
Da: Famiglia Cristiana.it - Foto Corbisi
Dall'articolo: "Uno sguardo profondo sulla vedovanza"  17/05/2010

lunedì 7 gennaio 2013

Ciechi veri e ciechi falsi


EDITORIALE: CECITÀ SOCIALE E CECITÀ LEGALE 

Alcuni nostri soci, e soprattutto amici giornalisti, mi hanno chiesto di scrivere un breve articolo chiarificatore circa il concetto di cecità legale nell'ordinamento giuridico italiano.
Il motivo è semplice: i recenti scandali relativi al presunto continuo smascheramento di fantomatici "falsi ciechi" ci impone di puntualizzare alcuni concetti purtroppo ancora poco conosciuti.
Nel linguaggio comune, e quindi nell'immaginario collettivo, si intende con la parola "cieco" colui che è completamente privo della vista, colui che vive nelle tenebre, che non percepisce alcuna luce. Tipici corollari di questa condizione sono gli occhiali scuri, il bastone bianco e il cane guida.
Se questo però è il significato della parola in lingua italiana, ben diversa appare invece la definizione legislativa contenuta nella legge n. 138 / 2001. Questo testo ha innovato profondamente la normativa precedente introducendo, nella disciplina della disabilità visiva, anche il parametro del campo visivo. Si è trattato indubbiamente di un importante passo avanti in quanto, nel passato, la sola considerazione dell'acutezza visiva o "visus" aveva dato luogo a innegabili distorsioni e penalizzazioni inaccettabili.
Per rendere più comprensibile la situazione creatasi possiamo fare un paragone con la assai più nota definizione di morte. Nel senso comune si definisce morta una persona che non respira più il cui cuore ha inoltre cessato di battere. Alcuni anni fa però il legislatore, allo scopo di favorire la donazione degli organi, ha introdotto nel diritto il concetto di "morte cerebrale". Secondo questa normativa è da considerarsi legalmente morta una persona con encefalogramma piatto da almeno sei ore, anche se il suo cuore continua a battere, il corpo è caldo e il respiro, sia pur aiutato strumentalmente, continua a persistere.
Nessun giornalista si azzarderebbe però a scandalizzarsi constatando il prelievo di un organo da un individuo ancora tecnicamente "vivo". Si possono certamente criticare e non condividere questi artifici giuridici, tipici di una filosofia del diritto chiamata "positivismo". Io sono infatti fra coloro che non amano questi "giochi lessicali". Non è corretto però ignorare che tale prassi è ormai invalsa universalmente nella cultura contemporanea che pare sempre più dilettarsi nel tentativo di modificare la realtà tramite l'uso distorto del linguaggio, anzichè adeguando, come sarebbe giusto, le parole alla realtà stessa e, in fin dei conti,  alla verità.
Questa e però la situazione di fatto è nessuno ha il diritto di negarla. Ebbene, sia chiaro, oggi per la legge italiana la parola cieco ha un significato diverso. Vediamolo più da vicino.
La sopra citata legge n 138/2001 definisce il cieco totale come colui che non vede nulla, o riesce a distinguere la luce dal buio, o riconosce il movimento di una mano mossa davanti al suo viso oppure, e quì sta la maggiore differenza, presenta un residuo perimetrico binoculare inferiore al 3%. 
In altre parole: chi vede come da un buco della serratura, ma in quel pezzettino di campo visivo presenta un'acutezza anche di 10 / 10, è da considerare, a tutti gli effetti, CIECO TOTALE.
Le ragioni di questa disciplina vanno ricercate nel fatto che il campo visivo, al pari del visus, rappresenta un elemento altamente invalidante nello svolgimento delle attività quotidiane.
Ci sono poi anche i cosiddetti "ciechi parziali" che possono vedere fino ad 1 / 20 o avere un residuo perimetrico binoculare inferiore al 10%. Anche costoro, seppure accompagnati all'aggettivo "parziale", sono considerati comunque "ciechi" dall'ordinamento italiano.
Si può certo discutere sulla logicità o sull'opportunità di questa classificazione. Chi volesse però avventurarsi in tali giudizi dovrebbe tuttavia almeno avere un'idea concreta di cosa sia possibile fare o non fare, magari dopo un ciclo di riabilitazione visiva, quando si rientri nei requisiti legali della cecità.  
Ecco qualche esempio in proposito: teoricamente, ammesso che ne esistano, un soggetto con campo visivo inferiore al 3% ma con visus di 10 / 10 potrebbe essere in grado di leggere il testo degli articoli di giornale o i bugiardini dei medicinali. Paradossalmente si troverebbe più a suo agio nel leggere tali piccoli caratteri rispetto ai titoli cubitali.
Un maculopatico grave, al contrario, non leggerà mai nulla ma potrebbe essere in grado di spostarsi, anche con scioltezza, lungo percorsi ben conosciuti.
Ci sono infine attività quotidiane, come cucinare, cucire, alcuni lavori di meccanica o bricolage, fare le pulizie ecc., che si riescono a recuperare attraverso cicli di riabilitazione sanitaria o sociale. Perchè allora gettare la croce addosso a chi, sempre con dolore e sacrifici, è riuscito a rendersi autonomo nonostante una minorazione sensoriale così grave?
La conferma della fondatezza di queste nostre considerazioni la si può trovare, anche se i mass-media non ne riportano le notizie, nel gran numero di archiviazioni ed assoluzioni che fanno seguito alla maggioranza dei casi indagati. Presto speriamo di poter diffondere dati precisi in proposito ma i presupposti vanno indubbiamente in questa direzione. 
Chiediamo dunque, ancora una volta, attenzione ed onestà intellettuale, da parte dei giornalisti come dei magistrati, delle forze dell'ordine come degli operatori  sanitari. Sparare sulla "Croce Rossa" non fa onore a nessuno.

Marco Bongi   



CIRCOLARE INPS: REDDITO FAMIGLIARE PER GLI INVALIDI AL 100%
La circolare INPS n. 149 del 28 dicembre 2012 ha dichiarato che, a partire dal 1 gennaio 2013, per poter fruire della pensione di invalidità civile al 100% non si dovrà superare il tetto reddituale di circa 16.000 euro annui, considerato però cumulativamente con quello del coniuge. La nuova e sorprendente disposizione, che per ora non coinvolge ciechi, sordi e invalidi parziali, prende le mosse da una discussa sentenza della Corte di Cassazione pronunciata nel mese di novembre scorso. La decisione dell'INPS sta suscitando ovviamente notevoli reazioni critiche da parte delle organizzazioni che rappresentano le persone disabili.   
Da parte nostra, anche se la questione non ci riguarda ancora direttamente, non possiamo che esprimere la più viva preoccupazione e la nostra piena solidarietà nei confronti di chi sarà penalizzato dalla nuova normativa. Costringeranno forse gli invalidi civili a separarsi legalmente, magari "pro forma"? provocazione per provocazione, non abbiamo paura di affermarlo. Tanto, a lor signori, cosa interessa delle famiglie e dei problemi reali della povera gente?

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Sempre nell'intento di dare informazioni e spunti di riflessione, pubblico questo editoriale firmato da Marco Bongi dell'Associazione torinese per Ipovedenti A.P.R.I.; in esso vengono chiariti aspetti importanti sul piano legislativo ed oculistico che danno la possibilità di "vederci chiaro" riguardo ai controlli operati dalla Guardia di Finanza sui falsi ciechi e sull'indebita percezione di pensioni di invalidità. 
Prima di proporre le mie riflessioni di invalida civile senza alcuna pensione di invalidità, vorrei commentare l'informazione sulla Circolare INPS. In essa viene scritto: "..per ora non coinvolge ciechi, sordi e invalidi parziali, .." O chi ha scritto questa nota si è sbagliato e voleva dire invalidi totali, oppure non si capisce il senso... Perché mai l'applicazione del tetto di reddito lascerebbe per ora fuori i ciechi, legalmente riconosciuti come tali, ed i sordi (cosa comprensibilissima) e anche gli invalidi parziali? Questi ultimi percepiscono forse una pensione? E qualora così fosse (non ne ho informazione) perché un tale trattamento di favore,(per ora!), come chi è riconosciuto cieco o sordo?
Spero che qualcuno che legge possa illuminarmi in proposito.
Ed ora le mie riflessioni.
Personalmente ho capito molto bene le dotte spiegazioni di Bongi, essendo io affetta dai primi mesi di vita da una corioretinite maculare bilaterale, non dovuta a toxoplasma ma di origine ignota.
Sono stata fortunata e le numerose recidive che potevano portarmi a cecità quasi totale hanno risparmiato, anche grazie a massicce cure cortisoniche, la macula dell'occhio sinistro, consentendomi così di leggere, scrivere, vedere la TV e guidare l'automobile.
Se chiudo l'occhio sinistro con il destro posso certamente muovermi a piedi, ma con molta prudenza se dovessi attraversare una strada ad alto traffico, e non mi avventurerei in bicicletta, come ho visto fare a "non vedenti" che percepivano la pensione di invalidità!
Dunque qualche truffatore che percepisce indebitamente la pensione di invalidità c'è di sicuro, a giudicare dai filmati trasmessi da tutte le TV. 
Il mio occhio destro, oltre a lesioni alla periferia della retina, ha una lesione sulla macula, dove c'è la visione centrale, quella della messa a fuoco per capirci. Al posto della visione centrale c'è una macchia scura che occupa tutto il campo visivo. Con quell'occhio vedo con la periferia della retina dove non ci sono lesioni... Insomma è come una pellicola che ha preso luce ed ha alcune parti semicancellate e sfuocate. Con il sinistro, quello che chiamo l'occhio buono, ho solo lesioni periferiche.
Questa disabilità ha consentito alla Commissione medica per gli invalidi civili di darmi un'invalidità del 37%. Che non mi è mai servita a nulla. Nemmeno per il lavoro. Essendo stata in graduatoria, nei vari concorsi esterni ed interni alla Pubblica Amministrazione che ho dato, sempre con un punteggio non pari a quello di eventuali altri concorrenti: unico vantaggio che avrei potuto avere era solo su un altro concorrente a parità di punteggio.
Questa  invalidità, insieme ad una grave forma di osteoporosi, non è stata sufficiente, ormai ultrasessantenne, a farmi ottenere la cosiddetta Legge 104: I lavoratori che sono riconosciuti portatori di handicap ai sensi della legge 104/92 comma 3, possono usufruire di n. 3 giorni di permesso mensile.
La Commissione medica della ASL Roma H, preposta a giudicare, ha ritenuto che non ne avessi il diritto. 
Però, un'altra Commissione medica, quella per il rinnovo della patente per gli invalidi civili, ha ritenuto che dovessi stare un anno ferma e di ripresentarmi per il rinnovo un anno dopo!!
Naturalmente, in questo secondo caso, ho fatto ricorso!
Ma non si può non fare alcune riflessioni sulla totale inaffidabilità di codesti medici messi nelle Commissioni!
Come può essere possibile che uno stesso invalido è ritenuto non bisognoso di riposo per i suoi occhi (lavoravo sul PC per diverse ore al giorno), ma bisognoso di star fermo un anno per la guida??!! 
Quest'ultima follia, poi, meriterebbe una Commissione d'inchiesta (se si fosse in un Paese in cui il Diritto del Cittadino venisse rispettato) per capire come può un malato di corioretinite maculare MIGLIORARE in un anno!
L'oculista che ha scritto questo dovrebbe essere richiamato dall'Ordine Provinciale dei Medici in cui è iscritto per valutarne le capacità professionali!
La retina è un tessuto nervoso che, una volta leso e cicatrizzato come avviene nella mia malattia, non può rinnovarsi! Magari si potessero cancellare le lesioni ed al loro posto rinascere il tessuto retinico! SAREBBE UNA SCOPERTA DA PREMIO NOBEL!!
Dunque, perché teniamo questi soggetti nelle Commissioni? Perché li pagano anche con le mie tasse?
Come tutto in Italia la risposta è: per vessare il suddito-cittadino che non ha alcuno strumento di difesa contro codesti soprusi.

sabato 5 gennaio 2013

Marò italiani e militari USA: differenze.

Da: Quotidiano.Net

Kochi, riprende la libertà vigilata dei due marò
La stampa indiana loda la correttezza italiana

Il 15 gennaio di nuovo dal giudice



BATTUTE E LA RICONOSCIUTA CORRETTEZZA ITALIANA
Il ritorno dei marò in India ha scatenato una serie di battute su Twitter e commenti lusinghieri sulla stampa indiana.
‘’Così i marines italiani sono tornati a Kochi! Come mai gli italiani sono così attratti dal nostro Paese che non vogliono mai andare via?’’ scherza Suhel Seth, pubblicitario e star dei talk show, alludendo alla potente presidente del Congresso, l’italo-indiana Sonia Gandhi.
Il giornalista del Times of India Anshul Chaturve  invece riflette sulla correttezza dimostrata dai marò e scrive : ‘’Noi non siamo così abituati, vero?’’. In un altro post ci si domanda se il ritorno dei militari ‘’sia dovuto alla fermezza del governo del Kerala o piuttosto all’etica degli italiani’’.
In un lungo editoriale intitolato ‘’Vedete, sono tornati’’, lo storico quotidiano The Telegraph di Calcutta, sottolinea invece il contrasto tra il comportamento degli imputati italiani e quello degli indiani che spesso evadono dalla libertà vigilata. Cita poi l’ex ambasciatore indiano negli Usa, Ronen Sen, secondo il quale l’India ha ‘’un complesso derivante dall’era coloniale secondo il quale c’è la tendenza a pensare che i nostri governanti agiscano dietro pressioni esterne. Ma il mondo è cambiato e l’India è cambiata’’. ‘’Bisogna prendere atto - conclude - che il governo italiano ha agito in buona fede’’.

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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Strage del Cermis
EA-6B Prowlers over Mount Rainier.jpg
Coppia di Grumman EA-6B Prowler in volo
Stato bandiera Italia
Luogo Cavalese
Data 3 febbraio 1998
Tipo omicidio plurimo colposo
Morti 20
Responsabili cap. Richard Ashby, pilota
cap. Joseph Schweitzer, navigatore

Il termine strage del Cermis è utilizzato in Italia per identificare la morte di 20 persone ad opera di un aereo statunitense nei cieli italiani.
Il 3 febbraio 1998 alle ore 15:13 un Grumman EA-6B Prowleraereo militare statunitense del Corpo dei Marines al comando del capitano Richard Ashby, decollato dalla base aerea di Aviano alle 14:36 per un volo di addestramento, tranciò le funi del tronco inferiore della funivia del Cermis, in Val di Fiemme. La cabina, al cui interno si trovavano venti persone, precipitò da un'altezza di circa 150 metri schiantandosi al suolo dopo un volo di 7 secondi. Il velivolo, danneggiato all'ala e alla coda, fu comunque in grado di far ritorno alla base.
Nella strage morirono i 19 passeggeri e il manovratore, tutti cittadini di Stati europei: tre italiani, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese.

L'inchiesta 

Nonostante la presenza di testimoni, la dinamica dei fatti non apparve subito chiara. Solo la prontezza dei magistrati trentini, che sequestrarono immediatamente l'aereo incriminato nella base di Aviano, ha permesso di chiarire le responsabilità. In effetti l'aereo era già pronto per essere smontato e riparato. La dinamica poté essere provata solo dopo che all'interno del taglio sull'impennaggio di coda furono trovati resti della fune tagliata. Le autorità militari statunitensi, visti alcuni precedenti, provarono a insinuare che la funivia fosse caduta da sola: infatti, vent'anni prima nella stessa zona era accaduta una simile tragedia, il Disastro della funivia di Cavalese, nella quale erano morte 42 persone.

Conseguenze immediate 

Il presidente degli Stati Uniti d'America Bill Clinton si scusò per l'incidente alcuni giorni dopo, e promise alle famiglie delle vittime risarcimenti in denaro. L'episodio creò un clima di tensione tra statunitensi e italiani. Il primo ministro italiano Romano Prodi presenziò dopo pochi giorni una rappresentanza del governo in terra statunitense.
I media italiani diedero forte risalto all'episodio[2][3].
I pubblici ministeri italiani richiesero di processare i quattro marine in Italia, ma il giudice per le indagini preliminari di Trento ritenne che, in forza della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo statuto dei militari NATO, la giurisdizione sul caso dovesse riconoscersi alla giustizia militare statunitense.
Inizialmente tutti e quattro i membri dell'equipaggio furono indagati, ma solo il pilota cap. Richard Ashby e il suo navigatore cap. Joseph Schweitzer comparirono effettivamente davanti al tribunale militare americano per rispondere dell'accusa di omicidio colposo.

L'equipaggio del Prowler 

Processo 

Il processo contro Ashby fu celebrato a Camp Lejeune nella Carolina del Nord. La Corte militare accertò che le mappe di bordo non segnalavano i cavi della funivia e che l'EA-6B stava volando più velocemente e a una quota molto minore di quanto permesso dalle norme militari. Le prescrizioni in vigore al tempo dell'incidente imponevano infatti un'altezza di volo di almeno 2000 piedi (609,6 m). Il pilota dichiarò che egli riteneva che l'altezza di volo minima fosse di 1000 piedi (304,8 m). Il cavo fu tranciato ad un'altezza di 360 piedi (110 m). Il pilota sostenne che l'altimetro dell'aereo era mal funzionante, e affermò di non essere stato a conoscenza delle restrizioni di velocità. Nel marzo del 1999 la giuria assolse Ashby, provocando l'indignazione dell'opinione pubblica italiana ed europea. Anche le accuse di omicidio colposo nei confronti di Schweitzer non ebbero seguito.
I due militari furono nuovamente giudicati dalla corte marziale USA per intralcio alla giustizia per aver distrutto un nastro video registrato durante il volo nel giorno della tragedia. Per tale capo d'accusa furono riconosciuti colpevoli nel maggio del 1999. Entrambi furono degradati e rimossi dal servizio. Il pilota fu inoltre condannato a sei mesi di detenzione, ma fu rilasciato dopo quattro mesi e mezzo per buona condotta.
Nel febbraio 2008 i due piloti hanno impugnato la sentenza e richiesto la revoca della radiazione con disonore, allo scopo di riavere i benefici finanziari spettanti ai militari; hanno anche affermato che, all'epoca del processo, accusa e difesa strinsero un patto segreto per far cadere l'accusa di omicidio colposo plurimo, ma di aver voluto mantenere l'accusa di intralcio alla giustizia «per soddisfare le pressioni che venivano dall'Italia». È comunque stato riconosciuto che l'aereo viaggiava a bassa quota e che la velocità era eccessiva considerati gli ostacoli presenti in zona.

La confessione di Joseph Schweitzer 

Nel gennaio 2012, un'inchiesta di National Geographic fa luce su alcuni retroscena della vicenda grazie alla testimonianza inedita degli investigatori americani che tentarono invano di far condannare i responsabili e di Joseph Schweitzer, navigatore dell'aereo, che per la prima volta parla e descrive il video turistico distrutto per impedire che si arrivasse alla verità (e per la cui distruzione fu accusato di intralcio alla giustizia): «Ho bruciato la cassetta. Non volevo che alla Cnn andasse in onda il mio sorriso e poi il sangue delle vittime».

Risarcimenti ai familiari 

Nel febbraio 1999 il Senato degli Stati Uniti ha stanziato circa 40 milioni di dollari per i risarcimenti ai familiari delle vittime e per la ricostruzione dell'impianto di risalita, ma nel maggio dello stesso anno lo stanziamento, respinto da una commissione del Congresso, non è stato confermato dal governo nella persona del ministro della difesa William Cohen.

Dei risarcimenti hanno quindi dovuto farsi carico, quantomeno in prima istanza, la Provincia Autonoma di Trento e il Parlamento Italiano.

Nell'immediatezza del fatto, la Provincia Autonoma di Trento ha stanziato cinquantamila euro per ogni vittima come concorso alle spese immediate, ed è intervenuta per finanziare la ricostruzione dell'impianto di risalita. Tali somme sono state rimborsate alla Provincia dallo Stato italiano nel settembre del 2004.

Il 13 luglio 1998, la Federazione italiana lavoratori trasporto della provincia di Trento e altri avevano convenuto in giudizio davanti al tribunale di Trento gli Stati Uniti d'America, chiedendo che fosse accertato e dichiarato che l'attività di addestramento svolta dai velivoli militari statunitensi sopra il territorio della provincia autonoma arrecava grave pericolo all'incolumità fisica degli abitanti, chiedendo in via principale la pronuncia di una condanna del governo statunitense alla cessazione immediata dell'attività pericolosa accertata, e in particolare il sorvolo del territorio con i caccia militari, e in via subordinata l'adozione di ogni più opportuna cautela per limitare tale attività, al fine di escludere qualsiasi pericolo per la vita, la salute e l'integrità fisica dei lavoratori addetti ai trasporti su fune. Tuttavia, con regolamento preventivo di giurisdizione, gli Stati Uniti d'America e il Governo italiano proposero ricorso alla Corte di Cassazione perché dichiarasse il difetto assoluto di giurisdizione del giudice italiano, in forza del principio di diritto internazionale generalmente riconosciuto della cosiddetta immunità dalla giurisdizione civile dello Stato estero; le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 530/2000, in accoglimento del ricorso, pronunciarono il difetto assoluto di giurisdizione e la condanna della Federazione dei lavoratori trentini a rifondere le spese di lite. La Suprema Corte precisò nella circostanza che, in base all'art. 10, comma 1 Cost., le consuetudini internazionali formatesi anteriormente all'entrata in vigore della Costituzione, come l'immunità dalla giurisdizione civile dello Stato estero in relazione alle attività in cui si esplica il suo potere sovrano (acta iure imperii), sono recepite automaticamente e senza limiti nell'ordinamento interno, sicché doveva essere dichiarato il difetto di competenza giurisdizionale del giudice italiano, che non poteva quindi entrare nel merito e concedere il provvedimento inibitorio urgente richiesto.

La legge del Parlamento italiano su risarcimenti 

Nel dicembre del 1999 il Parlamento Italiano ha approvato una legge, che prevedeva un indennizzo per i familiari dei deceduti, pari a 4 miliardi di lire per ogni vittima. In conseguenza di tali provvedimenti delle autorità italiane, e in ottemperanza ai trattati NATO, il governo degli Stati Uniti ha dovuto risarcire allo Stato italiano il 75% delle somme complessivamente erogate.

Vittime 

  • Hadewich Antonissen (24, Vechelderzande), belga;
  • Stefan Bekaert (28, Lovanio), belga;
  • Dieter Frank Blumenfeld (47, Burgstädt), tedesco;
  • Rose-Marie Eyskens (24, Kalmthout), belga;
  • Danielle Groenleer (20, Apeldoorn), olandese;
  • Michael Pötschke (28, Burgstädt), tedesco;
  • Egon Uwe Renkewitz (47, Burgstädt), tedesco;
  • Marina Mandy Renkewitz (24, Burgstädt), tedesca;
  • Maria Steiner-Stampfl (61, Bressanone), italiana;
  • Ewa Strzelczyk (37, Gliwice), polacca;
  • Philip Strzelczyk (14, Gliwice), polacco;
  • Annelie (Wessig) Urban (41, Burgstädt), tedesca;
  • Harald Urban (41, Burgstädt), tedesco
  • Sebastian Van den Heede (27, Bruges), belga;
  • Marcello Vanzo (56, Cavalese), manovratore della Cabina in discesa, italiano;
  • Stefaan Vermander (27, Assebroek), belga;
  • Anton Voglsang (35, Vienna), austriaco;
  • Sonja Weinhofer (22, nata a Monaco, domiciliata a Vienna), austriaca;
  • Jürgen Wunderlich (44, Burgstädt), tedesco;
  • Edeltraud Zanon-Werth (56, nata ad Innsbruck, residente a Bressanone), italiana.  
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L'incidente di oggi sul Cermis, provocato da imprudenza nella guida di una slitta da neve, ha riportato alla memoria dei telegiornali gli incidenti di vario genere avvenuti in quei luoghi e, fra questi, principalmente quello provocato da incoscienti e spericolati piloti di aerei militari statunitensi.
Inevitabile l'accostamento alle vicende in cui, loro malgrado, perché non si sa nemmeno se sono stati proprio loro gli autori dei colpi che hanno ucciso i due pescatori indiani, sono stati coinvolti i due corretti militari italiani.

Quello che si evince dall'accostamento fra le due vicende è che paghiamo sempre noi, anche quando non abbiamo fatto niente:
1 - I marò italiani difendevano una nave commerciale, che trasportava materiale importante per il nostro Paese, da attacchi di pirati.
1 - I militari statunitensi scorrazzavano per i nostri cieli senza rispettare nemmeno le regole di quota e solo per divertimento.
2 - I marò italiani hanno sempre dichiarato, insieme a tutti coloro che sono stati testimoni dei fatti e che erano sulla nave italiana, di aver sparato in aria e l'ora in cui hanno incrociato una barca, presumibilmente di pirati, non corrisponde con quella in cui sono morti i due pescatori. C'erano altre navi nella zona e l'unica che ha accostato in porto quando le autorità indiane hanno segnalato l'avvenimento è stata quella italiana.
2 - Sia i militari autori della strage di 20 persone, sia le autorità sopra di loro, hanno cercato di non assumersi la responsabilità del fatto eclatante e addirittura di nascondere le prove.
3 -  Da un anno i due marò, pur avendo avuto fiducia nella giustizia indiana, insieme alle Autorità italiane, aspettano che si faccia chiarezza che, pur essendoci i mezzi per farla, non si fa, congelando la loro libertà personale, tenendoli lontani dalle loro famiglie, chiedendo soldi per la nave costretta in porto e per i militari stessi detenuti. 
3 - Gli irresponsabili militari statunitensi furono rimandati a casa pur essendo provata la loro responsabilità della strage.
4 - Le Autorità italiane, pur non essendoci ancora prova che gli spari che hanno ucciso i 2 pescatori siano partiti dai fucili italiani, hanno rifuso le famiglie per la parte pecuniaria.
4 - Le Autorità USA, addirittura dopo la parola del Presidente, hanno deciso di non pagare le vittime, quasi tutte di Paesi europei, oltre ai pochi italiani! E i primi risarcimenti li ha pagati il popolo italiano con le proprie tasse!

Potrei continuare con questo parallelismo perdente...
Ma perché stiamo sempre dalla parte dei fessi? Con gli scorretti e prepotenti statunitensi come con gli indiani!
Che razza di classe politica abbiamo sempre avuto e continuiamo ad avere?!
La summa dell'ignominia è: la condanna della Federazione dei lavoratori trentini a rifondere le spese di lite! Dopo che: gli Stati Uniti d'America e il Governo italiano proposero ricorso insieme!!!

Vergogna governo italiano! Vergogna! 
Governo D'Alema (21.10.1998 - 22.12.1999).