venerdì 12 aprile 2013

Visualizzazioni

Ho constatato che, a seconda del browser che si usa, alcune parti della Home Page di questo blog non sono visibili: ad esempio i Lettori Fissi e il numero delle Visualizzazioni totali che compare in fondo alla pagina a sinistra in basso.
Per questa ragione vi aggiornerò ogni tanto sugli ingressi (o visualizzazioni) che posso prendere dalla mia bacheca delle Statistiche.
Visualizzazioni di pagine: tutta la cronologia
 38.835
Non contare le tue visualizzazioni di pagina

La scritta soprastante è l'opzione che ho scelto di non inserire nel conteggio il numero delle mie visualizzazioni.
Altro dato che Google mi mette in bacheca è quello che riguarda i Paesi da cui provengono gli ingressi:
Italia
23971
Stati Uniti
5938
Francia
1232
Germania
833
Regno Unito
640
Israele
512
Spagna
447
Ucraina
415
Polonia
286
Cina
277

giovedì 11 aprile 2013

Presidente della Repubblica: scegliamo bene!

Visto come siamo ridotti diamoci almeno un Presidente della Repubblica che non ci squalifichi agli occhi del mondo!


Dei nomi che girano alcuni sono preoccupanti, altri accettabili.


Accettabili

Inizierò dall'unica donna: Emma Bonino.
E' voce comune che sia persona che ha operato bene nelle cariche che ha finora ricoperto.
Potrebbe essere gradita anche al PdL visto che in passato ha appoggiato questo partito insieme al bizzarro Pannella.
Per me andrebbe bene e sarebbe il primo Presidente donna, finalmente!
Quando si presentò per la carica di Presidente della Regione Lazio, contro la candidata del PdL Polverini, io votai per lei. 

Gustavo Zagrebelsky potrebbe andare bene, essendo sicuramente un costituzionalista e dunque quanto di meglio per il rispetto della nostra Costituzione e la sua competente conoscenza. E' una figura più che presentabile anche a livello internazionale. 

Romano Prodi è una carta ancora spendibile, sia per la sua esperienza di Governo in Italia che per la carica rivestita in passato a livello europeo.

Pietro Grasso, altro nome possibile... ma allora perché non il magistrato Caselli? E' forse Caselli persona meno onorevole?

Raffaele Guariniello a me piace meno dei due precedenti: lo ritengo meno rappresentativo. 

Preoccupanti
Giuseppe De Rita è stato presidente del CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). È membro della Fondazione Italia USA, e quest'ultima cosa non depone a suo favore per me, basta leggere i miei post in cui sono riportate le notizie di alcune iniziative di cui si è occupata tale Fondazione che gode di finanziamenti pubblici dei contribuenti italiani: il sostegno alla calunniatrice condannata in via definitiva per tale reato Amanda Knox, cittadina statunitense a cui è stato concesso di riavere il passaporto e di tornarsene al suo Paese senza attendere il terzo grado di giudizio, ed ora che la Cassazione ha annullato il verdetto di Appello di nuovo indagata per omicidio della dolce Meredith cittadina inglese; altra meritevole iniziativa di tale Fondazione di cui De Rita è membro è stata dare un premio a Lapo Elkann per il merito di essere un discendente degli Agnelli credo, essendo nipote di Gianni Agnelli e figlio di Margherita. Altri meriti non si conoscono, visto il livello culturale espresso di sovente anche in televisione e le poco onorevoli gesta di cronaca legate a transessuali e droga.

Dario Fo, lo ha proposto Beppe Grillo e mi sembra uno scherzo. Intanto confesso che non ho mai capito il Premio Nobel per la Letteratura Italiana che gli hanno dato. Perché non l'hanno dato al grande Eduardo De Filippo allora? Pensavo che tale scelta fosse legata al fatto che ha scritto le sue Opere in dialetto napoletano. Ma Fo le sue le ha scritte in un dialetto addirittura inventato: il  grammelot. E cosa dire del suo "errore di gioventù"?
Da Wikipedia:
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, a seguito della chiamata alle armi della neonata Repubblica Sociale Italiana si arruola giovanissimo volontario[3] nelle file dell'esercito fascista, prima nel ruolo di addetto alla contraerea a Varese e successivamente come paracadutista nelle file del "Battaglione Azzurro" di Tradate, partecipando anche ad azioni di rastrellamento contro i partigiani.
La scoperta di questa militanza, emersa per la prima volta negli anni '70, provocherà smentite, polemiche, querele e processi da parte di Dario Fo - all'epoca attivo rappresentante in campo artistico della cultura della sinistra italiana - che si trascineranno per alcuni decenni. L'attore, infine, ha giustificato questa scelta con motivazioni di vario tipo, invocando l'incoscienza della giovane età, lo stato di necessità, la volontà di fornire un alibi al padre antifascista.
Da un eccesso all'altro: nero addirittura da Repubblica Sociale prima, rosso estremo dopo. L'ago della bilancia in Fo non sta in equilibrio. Posso comunque testimoniare, come molti credo, di aver visto, pubblicata su giornali, una sua foto dell'epoca con camicia nera e Fez.

Massimo D'Alema, vi basta il Cermis? Lo vogliamo pure fare Presidente della Repubblica del "Cala le braghe"?

Franco Marini, questo l'ho messo per ultimo perché, non so se ci avete fatto caso, l'elenco ha una logica discendente in tutti i sensi. Costui fa parte di quella genia di sindacalisti che sul sindacalismo (difesa dei lavoratori?) hanno fondato le loro ricchezze e fortune. Costui, atteggiandosi come molti di costoro con pipa o sigaro per fare la parte attoriale di stare dalla parte dei poveracci, finì in un'interessante inchiesta sulle Case degli Enti date a due soldi di affitto a potenti vari, anche se case di prestigio, come quella toccata a lui ai Parioli su due piani e che poi, grazie all'opzione perché la occupava, ha comperato ad un prezzo molto ma molto inferiore del suo reale valore!
31 agosto 2007 - Inchiesta del settimanale "L'Espresso"
"Case a politici e sindacalisti a prezzi super-scontati"
di SERENELLA MATTERA

ROMA - Case a prezzi stracciati per vip, politici e sindacalisti. Lo rivela un'inchiesta de L'Espresso in edicola oggi, dal titolo "Casa nostra". Una squadra "vasta e assortita", è la denuncia del settimanale, ha potuto comprare appartamenti a Roma a costi di molto inferiori a quelli di mercato. Una squadra bipartisan che va dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, agli ex presidenti di Camera e Senato Luciano Violante e Nicola Mancino. Dalla famiglia del leader Udc Pier Ferdinando Casini a quelle del ministro della Giustizia Clemente Mastella e del primo cittadino di Roma Walter Veltroni. Coinvolti nell'inchiesta anche altri potenti, come il presidente della Consob Lamberto Cardia e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni.

Le prime anticipazioni, trapelate ieri, hanno sollevato la reazione di alcuni dei politici chiamati in causa. Mastella ha annunciato una querela, mentre Cossiga si è limitato a spiegare: "Ho comprato a prezzi scontati, ma non ingiustamente". Duro il presidente del Senato, Franco Marini: "Sono false le notizie che mi riguardano (due piani di un palazzo ai Parioli pagati 1 milione di euro, ndr). Io non ho avuto nessuno sconto ma ho comprato a prezzo di mercato la casa che avevo in affitto da circa 20 anni. Mi pare si stia superando ogni limite con queste pseudo-denunce". 


L'onorevole è seminterrato
Le reazioni di Marini, Bonanni e Cardia

MariniEgregio direttore,
in merito all'articolo de 'L'espresso' dedicato alla vendita delle case da parte degli enti pubblici due chiarimenti su dati di fatto riportati, palesemente non veri, ed una conclusiva considerazione. Primo: non ho usufruito dello sconto del 30% stabilito dalla legge e utilizzato da decine di migliaia di cittadini italiani. Infatti, poiché la palazzina nella quale si trova il mio appartamento è stata qualificata 'di pregio', questo esclude la concessione di qualsiasi agevolazione per l'acquisto. Secondo: è vero che l'appartamento si trova su due livelli ma è del tutto improprio chiamarli 'due piani' in quanto si tratta di un piano rialzato e di un seminterrato. La conclusione: non esito a dire che non condivido la decisione dell'Agenzia per il Territorio di classificare la palazzina come 'immobile di pregio'. Aggiungo che, se fossi rientrato nella regola generale, sarei stato ben contento di utilizzare lo sconto previsto dalla legge per tutti i cittadini affittuari degli enti e questo in quanto non riesco proprio a capire perché un politico non debba ricevere lo stesso trattamento previsto dalla legge per tutti gli altri cittadini interessati al problema.
Franco Marini
Il presidente del Senato ha acquistato nel 2007, da Scip, 14 vani catastali (pari a 355 mq.) ai Parioli, pagandoli un milione di euro. 

mercoledì 10 aprile 2013

Luca Manfredi meglio di Magni

Finalmente la RAI ha mandato in onda uno sceneggiato in due puntate perfetto. Chi scorre questo blog sa che ci sono pochi post con l'etichetta TV, a causa dello scadimento generale dei prodotti televisivi e quindi del mio relativo disinteresse per essi.   Negli sceneggiati prodotti in questi ultimi anni ci sono sempre incongruenze, imprecisioni, assurdità, superficialità a tirar via, storie poco credibili, mal recitate e, soprattutto, mal dirette, perché, diciamocelo, quello che conta di più è la regia. Il regista cura e muove la scena, la riprende, suggerisce agli attori come recitarla... E nello sceneggiato "L'ultimo Papa Re", liberamente ispirato al film di Luigi Magni "In nome del Papa Re", il regista, Luca Manfredi, è stato bravissimo.
La cura dei particolari è stata perfetta, gli attori principali, come i caratteristi, ben scelti... Debbo dire che mi è piaciuto molto di più del film di Magni a cui si è ispirato. E' un gusto personale, naturalmente, ma ho molto apprezzato la cura dei particolari a cui solo mio marito è riuscito a fare due appunti: la bandiera italiana sventolata dopo la Breccia di Porta Pia, a suo avviso, doveva riportare lo stemma sabaudo che, sembra, solo dopo la caduta della monarchia fu tolto. Non sono una cultrice della Storia come lui, dunque non posso obiettare, dovrei fare delle ricerche in proposito per potergli dare torto o ragione. Il secondo appunto riguarda la pistola che il Cardinale Colombo (il sempre superbo attore Gigi Proietti) porge al figlio, dicendogli che era di suo padre. Secondo mio marito è una Colt costruita pressappoco intorno al 1850 e, svolgendosi l'azione nel 1867, è poco probabile che il padre di un uomo dall'apparente età di 60 anni almeno, come sembra essere il personaggio del Cardinale, possa aver posseduto una pistola di appena 17 anni prima, dunque relativamente nuova. Questa realtà però non mi sembra poi così non plausibile, immaginando il Cardinale quarantatreenne con un padre anche ultrasessantenne che acquista una pistola appena uscita. La scena, è vero, sembra dare un messaggio che darebbe ragione all'appunto di mio marito, e cioè che il Cardinale-Proietti dà al figlio la pistola, dicendo che era di suo padre, come se il nonno l'avesse usata per chissà quali gesta eroiche che, plausibilmente, è difficle pensare avesse compiuto ormai in tarda età.
Ma questi sono appunti di una persona che la Storia forse la conosce troppo bene... e nell'insieme dell'Opera sono peccati veniali qualora gli appunti fossero giusti. Il resto è perfetto. Ci è piaciuta molto la regia di Luca Manfredi: alcune inquadrature sembravano dei quadri. L'arte di narrare per immagini deve essere, appunto, un'arte.
Da qualche anno, anche nei film di oltreoceano, va di moda l'inquadratura da "mal di mare" o quella del "pedicello"; intendo quel modo di fare le riprese muovendo la camera fino al punto che è intollerabile seguire il filmato, pena la nausea. Ormai, qualsiasi sia la storia, noi smettiamo di vedere questo genere di film girati in questo stupido ed inutile modo che, forse, nella mente di chi lo realizza, crede essere innovativo. Altro modo "innovativo" è la ripresa sul  "pedicello": un modo ironico per descrivere le riprese fatte su particolari dei visi degli attori, continue, per tutto lo svolgimento dell'opera, che non si capisce cosa vogliano dimostrare. Non danno l'idea dell'espressione del viso che andrebbe visto nell'insieme e, meglio, inquadrato in una più ampia scena che dà l'idea del contesto, dell'interazione con altri personaggi qualora siano presenti in quella scena. Invece la camera si concentra fastidiosamente su un punto del viso che occupa tutto il campo della ripresa: una cosa senza senso!
Viva dunque la bella regia di Luca Manfredi.
Bravissimi tutti gli attori: dal grande Gigi Proietti, al perfetto Lino Toffolo nella parte del fido "perpetuo" del Cardinale Colombo; intensa e bella l'attrice Sandra Ceccarelli che dà il volto alla Contessa Flaminia; bravi Francesco Venditti e Marco Cassini che interpretano i due sfortunati eroi del Risorgimento Monti e Tognetti; Massimo Wertmuller è sempre l'attore di classe e bravura che tutti conoscono; Paola Tiziana Cruciani brava e vera nella parte della popolana romana madre del martire Tognetti; perfetti Renato Scarpa e Camillo Milli, attori comprimari che danno la rifinitura indispensabile ad ogni Opera ben fatta per la loro bravura.
Foto ripresa da DaringTodo, quotidiano di arte, informazione culturale e spettacolo

lunedì 8 aprile 2013

La Padania inventata

Da: Il Giornale.it


Volgare ed efficace come sempre, Umberto Bossi fotografa una Lega Nord in crisi: «Chi ha detto che tutto va bene è un leccaculo". 


L'asso nella manica di Maroni, tanto per ricordare a Bossi come andavano le cose quando era lui il segretario, sono alcune buste alzate al cielo: contengono «i diamanti di Belsito», l'ex tesoriere leghista indagato. Bobo ha invitato i segretari a consegnare i 13 diamanti («valgono 10mila euro l'uno») alle «sezioni più meritevoli» perché «i veri diamanti sono i militanti».

Ho visto in televisione, come tutti, pezzi filmati della riunione della Lega Nord a Pontida e mi sono chiesta: "Ma queste persone hanno dimenticato cosa faceva Belsito, con l'assenso di Bossi, dei soldi del finanziamento pubblico ai partiti che un referendum popolare aveva bocciato? Hanno dimenticato gli 800.000 euro (in Lire un miliardo e seicento milioni) dati alla scuoletta privata della seconda moglie di Bossi? Hanno dimenticato i filmati in cui il figlio non proprio intelligente di Bossi incamerava soldi contanti (sempre dei contribuenti) per le sue spese personali? Hanno dimenticato le altre ruberie della "badante" che, ahimé, sedeva in parlamento? Trovano giusto che una persona che nulla ha dato alla Società, che andava a comperarsi lauree fasulle nei Paesi dell'Est, prendesse mensilmente quello che i loro figli guadagnano si e no in sei mesi?
Sono tutti pazzi? Poco intelligenti? Tanto da trovare tutto questo normale e da andare addirittura a litigare fra loro sotto il palco dove un tecnico, che si è vantato di essersi laureato senza averlo mai fatto, ormai ridotto male da un ictus, continua a gettare fuori parole, parole, parole, di fronte ai fatti sopra elencati? 
Non ho francamente risposte. Solo tanta meraviglia.
Penso, però, che sia un fatto culturale. Lì di vera cultura ce ne è poca, e dove c'è ignoranza c'è chiusura, egoismo, ottuso individualismo.
In questo blog ho trattato altre volte l'argomento Lega Nord, sempre sotto l'etichetta Politica. Penso con desolazione che la maggior parte dei Lombardi ha votato Maroni quando avevano una persona pulita come Ambrosoli a disposizione.
E' la solita storia: Cristo o Barabba ed hanno scelto Barabba.
 L'unica Pianura Padana esistente geograficamente, il resto è pura invenzione


Da: Il Giorno.it


Inchiesta Lega, Rosi Mauro: "Cifre irrisorie per il Sinpa"

La senatrice si è commossa fino alle lacrime e ha parlato di "complotto all'interno della Lega nei suoi confronti"
Renzo Bossi e Rosy Mauro al centro, ai lati Francesco Belsito e Roberto Calderoli (ImagoEconomica)
Renzo Bossi e Rosy Mauro al centro, ai lati Francesco Belsito e Roberto Calderoli (ImagoEconomica)


Milano, 8 gennaio 2013 - Rosi Mauro, accompagnata dal suo legale Pier Paolo Caso, dopo il colloquio con il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini ha spiegato che ‘’e’ provato che i diamanti sono stati acquistati con i miei soldi. E quindi voglio uscire da questa situazione’’. La senatrice ha fatto riferimento ad una serie di articoli di stampa e servizi televisivi e ha aggiunto ‘’arrivare a tutte queste illazioni quotidiane...non ci sto’’.

Riguardo al Sinpa, altro punto su cui l’inchiesta milanese ha effettuato una serie di accertamenti, ha ribadito essere ‘’tranquillissima’’. ‘’Non posso pensare dunque - ha affermato Rosi Mauro - che si continui a scrivere che ho usato i soldi della Lega per un mio investimento’’. Inoltre la parlamentare si e’ sfogata parlando di un ‘’complotto’’ all’interno della Lega nei suoi confronti ‘’partito da lontano quando Bossi e’ stato male con la storia della badante. In quel periodo Maroni dove era? E Calderoli? E Giorgetti?’’.  La senatrice ha inoltre aggiunto di essersi ‘’fatta buttare fuori’’ dal Carroccio per non aver accettato ‘’i diktat di Maroni’’.
Quanto alla candidatura proposta dalla Lega di Tremonti premier non si è mostrata molto convinta: "L'ex ministro dell’Economia è uno che ha bloccato il federalismo fiscale, non e’ stato in grado di attuarlo’’ quando era ‘passato’ in Consiglio regionale in Lombardia ‘’con l’accordo trasversale di tutti i partiti’’, e che sarebbe servito come modello per il resto d’Italia. Rosi Mauro che davanti ai giornalisti a un certo punto si e’ commossa fino alle lacrime, si era gia’ presentata in Procura a dicembre per essere ascoltata come indagata nell’inchiesta sui presunti rimborsi illeciti in Regione Lombardia. La vice presidente del Senato aveva chiarito di avere acquistato lecitamente alcuni prodotti tecnologici per i suoi collaboratori.

domenica 7 aprile 2013

Morire di Inps

La tragedia di Civitanova Marche è lo spunto drammatico di riflessione su quanto del nostro destino è dovuto a noi stessi, alle nostre scelte, alla nostra capacità o incapacità di muoverci e quanto è dovuto alle scelte di chi crea leggi e regolamenti che stabiliscono confini dentro i quali dobbiamo muoverci.

Da: Cronache maceratesi.it sabato 6 aprile 2013 - Ore 20:26
Dai tre suicidi di Civitanova emerge un paese poco civile
Le colpe della politica e la cieca visceralità di tanta gente comune: da una parte l’abbandono degli “esodati” e dall’altra l’avversione, stavolta assurda, per gli immigrati
liuti-giancarlo



di Giancarlo Liuti



Sono pieno di rabbia perché non è un paese civile quello in cui un essere umano rimane di colpo senza lavoro, non riesce a trovarne un altro e non ha né cassa integrazione né pensione. Forse Romeo Dionisi non rientrava, formalmente parlando, nella categoria degli esodati. Ma il punto non è questo. Il punto è che lui, la moglie Anna Maria Sopranzi  e il cognato Giuseppe che abitava con loro hanno deciso di suicidarsi e dunque di esodarsi da soli nel senso proprio dell’esodo biblico di Mosè verso la terra promessa. Quale terra? Non la nostra di oggi, impietosa, crudele, perfino feroce. Una terra sognata, l’unica capace di cancellare le angosce e rendere sereni. La terra che c’è dopo la morte.
suicidio_civitanova_0Indagare sulle ragioni che hanno spinto tre persone a farla finita e tentare di renderle esaurienti e financo giustificabili rischia di essere una profanazione degli indecifrabili misteri che si affollano nei sentimenti e nelle coscienze degli individui. La famiglia Dionisi non era poverissima, come oggi s’usa definire l’estrema povertà in base alle fredde statistiche sul reddito. Giuseppe, ex operaio calzaturiero, aveva una pensione di circa 900 euro mensili, Anna Maria ne aveva una di circa 500. E il capomastro Romeo, messo sul  lastrico da un’impresa edile napoletana che poi era svanita nel nulla senza pagarlo, aveva pensato di potersela cavare da solo, rispettando le regole, mettendosi in proprio, aprendo una partita Iva, ottenendo un mutuo da una banca e da una finanziaria per versare i contributi che gli avrebbero garantito una decorosa vecchiaia. Ma, poi, la riforma Fornero: altri anni di attesa, col peso sempre meno sostenibile di 700 euro al mese per far fronte agli impegni e con l’aggiunta di 500 euro per l’affitto. Fatti i conti e posto che ogni risorsa fosse messa in comune, restavano 200 euro per tirare avanti in tre. Lui cercava lavoro, abbassandosi a manovale, in qualunque settore. Ma non aveva il Durc (altro ostacolo burocratico: “Documento Unico di Regolarità Contributiva”) e i lavori occasionali – molto rari e pagati pochissimo – non potevano essere che in nero. Debiti per i mutui? Debiti con l’Inps? Diecimila euro, pare. Da ultimo una cartella di Equitalia con la minaccia di pignorare la vecchia Panda. Fin qui le notizie fornite dall’informazione televisiva, cartacea e online. Notizie di cui prendo atto.
Oggi pomeriggio i funerali di Anna Maria Sopranzi, Romeo Dionisi e Giuseppe Sopranzi
Oggi pomeriggio i funerali di Anna Maria Sopranzi, Romeo Dionisi e Giuseppe Sopranzi
Ma c’è un particolare che emerge da ogni cronaca: la dignità di Romeo, di Anna Maria e di Giuseppe, il loro rifiuto di chiedere – quasi mendicare – un qualsiasi aiuto anche pubblico, il considerarsi  titolari di un diritto – il diritto, appunto, alla dignità – di fronte alla cui violazione (per la crisi economica, la speculazione finanziaria, l’evasione fiscale, la diffusa illegalità nella società civile) si sentivano impotenti e penosamente rassegnati. E’ questo, credo, che ha spalancato in quegli animi l’abisso di una ineluttabilità impossibile da affrontare con le loro deboli forze. (“Io voglio mettermi a posto con la legge”, diceva Romeo illudendosi, da uomo onesto, nella supremazia di quel diritto). Lo sconforto, l’incubo dello sfratto (“Tranquilli”, li rassicurava inutilmente il proprietario dell’appartamento, “sono vostro amico, mi pagherete quando potrete”). E, infine, il rischio del pignoramento dell’auto. Il fallimento, così parve a loro, di un’intera esistenza. Forse il rimorso per gli errori commessi. Forse qualche reciproco dissapore. Ma ripeto: nel gesto estremo di uccidersi c’è sempre qualcosa che prescinde dalla realtà oggettiva dei fatti, qualcosa che riguarda la fragilità della psiche e dell’istinto di sopravvivenza. Qui mi fermo: questo confine non va superato, la pietà esige un attonito e misericordioso silenzio.
La presidente della Camera Laura Boldrini stamattina al Comune di Civitanova tra il sindaco Corvatta e il vice- sindaco Silenzi
La presidente della Camera Laura Boldrini stamattina al Comune di Civitanova tra il sindaco Corvatta e il vice- sindaco Silenzi
Ma ribolle in me un altro genere di rabbia che non voglio nascondere, perché non è un paese civile quello in cui una simile tragedia scatena, come sta accadendo, sfrenate speculazioni politiche in vista di probabili nuove elezioni e tanta cosiddetta gente comune – si leggano parecchi commenti su Cm – ne trae l’occasione di aggredire verbalmente sia il sindaco Tommaso Claudio Corvatta per avere ospitato a casa sua, a Natale, una famiglia Rom con una donna incinta e un’altra malata di cancro, sia Laura Boldrini, il nuovo presidente di Montecitorio e già collaboratrice dell’Onu sullo scottante tema mondiale dei rifugiati per guerre, persecuzioni  e genocidi. Con la terribile vicenda di Romeo, Anna Maria e Giuseppe l’amministrazione comunale civitanovese non c’entra assolutamente nulla  e nulla avrebbe potuto fare per impedirla e nulla le era stato chiesto – per dignità, per pudore – dalle stesse vittime. Ancora meno c’entra Laura Boldrini, la cui figura di donna non militante in alcun partito e portatrice di lunghe esperienze internazionali  rappresenta invece un passo avanti – non sgradito perfino ai Cinque Stelle – nell’evoluzione democratica del nostro paese. Eppure questa orribile storia ha fatto emergere, assurdamente e paradossalmente, quel viscerale disprezzo verso gli immigrati, ai quali tutto – e troppo – si può magari rimproverare ma la cui presenza non va in alcun modo collegata al suicidio di Romeo, Anna Maria e Giuseppe. Perché, allora, questa totale perdita del lume degli occhi? Perché questa incapacità di distinguere, riflettere, capire? Solo collera contro la politica? Diciamo di sì. Anche in questa sciagura, infatti, la politica – la vecchia politica, quella di due, quattro, dieci, venti, trent’anni fa – ha le sue colpe e l’ho detto all’inizio. Ma temo che alla radice ci sia qualcosa di peggio. Ed è che purtroppo, per un verso e per l’altro, non siamo un paese civile.

Ho scelto questo articolo di una cronaca più locale perché, a differenza della genericità di altri, dice più precisamente i fatti, dai quali non si può prescindere se si vuole fare una serena riflessione. 
Primo dato è la reale situazione economica della famiglia dal punto di vista dell'introito mensile: in tutto euro 1.400, giacché il fratello di lei, che si è suicidato dopo di loro, viveva insieme alla coppia.
Non era certo una gran cifra, ma era sempre qualcosa.
Quello di cui ha colpa la società, invece, è la situazione di Romeo, il punto debole che ha ulteriormente indebolito la già risicata situazione economica.
Non è vero che egli fosse un esodato, come sottolinea l'articolista e come io avevo capito filtrando le notizie che arrivano in ogni forma, colpa di un giornalismo superficiale ed ignorante. La figura dell'esodato ha una connotazione ben precisa: è una persona che ha fatto un patto con lo Stato e che lo Stato non ha rispettato, causa la dissennata gestione della Cosa Pubblica degli ultimi vent'anni almeno. Senza stipendio e senza pensione ci stava pure Romeo COME gli esodati, ma per ragioni affatto diverse.
L'impresa edile per la quale lavorava era fallita e non l'aveva pagato. Ecco, prima colpa di come lo Stato si dà leggi e regolamenti che non tutelano l'onesto e consentono al disonesto di approfittare sempre e comunque. Nella mia esperienza di vita, per ragioni diverse ed ambienti diversi, ho constatato che in questo Paese si può creare una Società, fallire, sparire dando un indirizzo fittizio, poi ricicciare con altre ragioni sociali a più riprese continuando a far piangere dipendenti e fornitori.
Possibile che non ci sia un modo per porre fine a queste "economie truffaldine"? Magari con un maggior rigore e controllo su queste Società? Magari privando chi le mette su dei salvacondotti che consentono di non rifarsi sui beni dell'imprenditore e dei suoi familiari a cui, di solito, intestano i beni di famiglia per salvaguardarli dal fallimento? 
Romeo DOVEVA essere messo in grado dalle leggi di questo Paese di avere i suoi soldi. Invece, spesso per non dire sempre, servono altri soldi per avvocati per recuperare quelli dei propri crediti. In questo aspetto sta una parte della colpa della morte di Romeo e dei suoi cari conviventi.
E qui subentra l'INPS. Romeo apre una partita IVA e deve versarsi i contributi per una pensione che ora non prenderà più, ma quei contributi l'INPS se li terrà, come molti altri. Perché? L'INPS deve essere una PREVIDENZA, ed invece si è trasformata in una sanguisuga, in un Moloc che vuole i contributi ciecamente, anche senza logica, col solo scopo di impinguare le proprie casse.
Ma Romeo era la vittima sacrificale giusta: era l'uomo onesto che non può che vivere rispettando le regole.
Se si faceva furbo avrebbe potuto fare i suoi lavoretti in nero e poi, dopo una certa età, chiedere la pensione sociale, se i contributi che il datore di lavoro gli aveva versati (ammesso e non concesso che l'avesse fatto!) non erano sufficienti per ottenerla! Senza la proprietà di una casa e senza lavoro credo ne avesse i requisiti. Attendo smentite da chi ne sa più di me in materia.
E qui bisogna parlare della disonestà di tanta gente comune che i lavoretti in nero NON LI PAGA, o li paga con immensi ritardi... Anche questa gente ha ucciso un po' Romeo e la sua dignità per prima... So da persone che hanno fatto piccoli lavori edili presso la mia abitazione che noi siamo un'eccezione, perché paghiamo subito il saldo, il giorno che il lavoro finisce, perché prima abbiamo già dato un anticipo... Ci raccontano cose che dimostrano che sì, è vero, la nostra società non è civile affatto. Ma per questo e non solo per la ragione che l'articolista mette nel suo articolo. Infatti, dalla mia serena posizione di persona aperta a tutte le razze e a tutte le culture, posso serenamente dissentire su quello che il giornalista Giancarlo Liuti scrive: "quel viscerale disprezzo verso gli immigrati". Se c'è è di pochi, gli Italiani sono un popolo abbastanza accogliente. Quello che non va bene è l'immigrazione forzata ed illegale che comporta altre spese e disordine sociale ed ignorarlo è ipocrita. Non bisogna poi ignorare che certa immigrazione fa comodo a certe Associazioni senza fini di lucro, che così possono succhiare finanziamenti pubblici e quindi vivere.
Mi spiace ma non posso neppure essere indulgente con il sindaco che ospita a Natale la famiglia Rom con la donna incinta e una malata di cancro. A che pro? Per dimostrare cosa? Non tutti gli zingari, ma molti, non si vergognano di mendicare, anzi, fa parte della loro cultura, per me inaccettabile perché presuppone che ci sia un'altra cultura che produce per loro, quindi la loro è una cultura parassitaria. Se io scelgo di vivere come i Rom sono dunque da non giudicare male se faccio dormire i miei figli in una roulotte, se li mando a mendicare? Oppure debbo rispettare le leggi di questo Paese? Se mi ammalo di cancro o se debbo partorire è giusto che gli ospedali mi  accolgano perchè pago le tasse da generazioni, e lo posso dimostrare. Perché i Rom non pagano le tasse per avere gli stessi diritti? E non mi si venga a tirare fuori la carità, perché qui stiamo parlando di diritti e di doveri. Anna Maria, Romeo, Giuseppe, avevano avuto i prelievi dello Stato dai loro magri introiti e SI VERGOGNAVANO A MENDICARE, a differenza dei Rom. Per questo e solo per questo la gente si indigna. Bisogna essere pragmatici, guardare in faccia la realtà e non i gesti di pura facciata come quello fatto dal sindaco a Natale.
Ma torniamo sull'INPS ed al tanto sospirato DURC da Romeo che, pateticamente, nel foglietto che il Presidente del Consiglio Comunale ha mostrato alle telecamere aveva scritto "DURCH".
Quel documento gli serviva solo nel caso in cui avesse dovuto fatturare ad un Ente Pubblico, giacché solo le Pubbliche Amministrazioni non possono pagare se il fornitore del servizio non è in regola con la contribuzione INPS, INAIL e, se non ricordo male, Cassa Edili nel suo caso. Ma la gente come Romeo ha paura, subisce in toto le regole che vengono dall'alto, anche quando, come nei casi come il suo, sono regole che non si attenuano per le situazioni di estrema necessità. Per contro, apprendo dal TGR Lazio, che a Latina prendevano la pensione INPS delle zingare per invalidità dovuta a depressione...
Da una parte i rubinetti chiusi, a meno che gente come Romeo non si indebiti per "metterci l'acqua", e dall'altra il furto dei rubinetti rotti con "l'acqua che esce a rotta di collo"! Anche questa gente ha ucciso un po' Romeo.
Bisogna riformare l'INPS, ma non come ha fatto "lacrime di coccodrillo" Fornero. 
Bisogna consentire alla gente l'opzione di scegliere di non pagare i contributi all'INPS e farsi un'assicurazione se gli va, oppure niente, visto che quasi niente avranno pure quelli che riusciranno a versare contributi fino a 70 anni (sempre se ci arrivano!). Basta con questo Carrozzone Statale che dà pensioni a chi lo truffa e chiede soldi ai Romeo!
Ho già scritto in un post che è vergognoso ed insensato che non ci sia aumento di pensione oltre i 40 anni di contributi ma, se si continua a lavorare, l'INPS pretenda ugualmente i versamenti. Per farne cosa se non incamerarli proditoriamente? Quale legge, quale regolamento iniquo consente un simile obbrobrio a senso unico? Non hai contributi sufficienti? Mi incamero quelli che hai oppure vai ad indebitarti per pagarmeli!
Hai superato i 40 anni di contributi? La pensione è sempre quella legata a quei versamenti, ma se vuoi lavorare devi versarmi altri contributi ugualmente! Per quale previdenza? Perché di previdenza si tratta, o no??!! Allora è furto.
Avete presente la mitica scena del film "Non ci resta che piangere"? Con quei due geni di Massimo Troisi e Roberto Benigni: i gabellieri ottusi che ripetevano sordamente senza pensare e senza ragionare "Un fiorino, un fiorino, un fiorino", qualsiasi movimento i due esterrefatti protagonisti facessero avanti o indietro. Ecco è lo specchio della nostra Previdenza applicata ottusamente. 


sabato 6 aprile 2013

Tutto il mondo è paese

Novella, dalla Raccolta: "Le verità nascoste, racconti comici ma non troppo"

Tutto il mondo è paese

Era convinta che certi popoli siano più civili e bene educati di altri. Forse aveva pure ragione, ma non era quello il caso. Quella gente era inglese e gli inglesi sono come noi: certi sono molto bene educati e altri sono molto maleducati. Dipende esclusivamente dalle persone. 
Lei aveva un’amica londinese e, a parte che parlava un poco a voce alta, ma questa poteva essere una sua caratteristica molto personale, era molto ben educata. Forse perché era figlia di un ufficiale di Sua Maestà, di cui conservava per ricordo la spada, ma Elizabeth, detta Liz, era un amore di donna e mai avrebbe fatto quello che facevano quei vicini di Roberta.
“Furbizia italiana?! Tentativo di fregarti? Ma questi sono anche peggio cara Liz!”
Pecché? Cosa fanno?” Chiese l’amica con quel suo simpatico accento.
“Hanno lasciato la potatura della siepe lungo tutto il loro muro di cinta per un mese! Un mese, capisci?”
“E come mai? Non li avete fatti richiamare dall’Amministratore?”
“Sì, ma prima mio marito li ha chiamati a casa, al telefono, pregandoli di raccogliere i rami e le foglie che il vento stava spargendo per tutto il viale, arrivando anche dentro casa nostra quando aprivamo il cancello per uscire con le auto. Dopo un mese che non la raccoglievano abbiamo capito che aspettavano che la raccogliesse la manutenzione del condominio, a spese di tutti!”
Quette pessone sono molto scorette , davvero!” Proferì Liz.
“Altroché! E dopo che l’Amministratore li ha chiamati ed ha parlato proprio con lei, Katy, pregandola di provvedere, il marito ha chiamato a casa nostra con un’arroganza ed una maleducazione incredibili ed ha detto a mio marito, che per età potrebbe essere suo padre, che non doveva permettersi!”
“Il marito è italiano però.” Precisò senza malizia Liz.
“Sì, certo, ma lei non è da meno. Ho preteso che l’Amministratore addebitasse a loro la raccolta della loro siepe! Che sfacciataggine, lasciarla lì aspettando la manutenzione condominiale! Comunque hanno speso meno che se l’avessero fatta raccogliere da un giardiniere pagato da loro appositamente. E sai come si è giustificata lei, la tua conterranea?”
“Beh… Non proprio. Mi hai detto che è gallese…”
“Comunque penso ci siano anche gallesi educati, invece lei mi ha detto: “Mio padre è stato poco bene e non ha potuto raccogliere la siepe, sa mio padre è anziano, ha sessanta anni.” E lì con malignità le ho detto che è giovane, perché mio marito ne ha sessantadue!”
“Fa potare e raccogliere la siepe al padre che lei valuta anziano?” Sottolineò con ironia Liz.
“Ma se fosse vero che è per questo allora poteva pensarci quel maleducato del marito, oppure poteva pagare qualcuno per farlo… E’ evidente che invece la ragione era un’altra: approfittare della manutenzione condominiale. E nel frattempo il vento ha sparso le foglie ovunque lungo il viale, fino al nostro ingresso ed io ho dovuto pulirlo.” Roberta era molto seccata.
All’assemblea condominiale si sentì apostrofare così da Katy: “Tuo marito è maleducato, non saluta.”
“Mio marito saluta chi lo saluta.” Le rispose Roberta, pensando: “Chi vuol capire capisca! Ma che cafona! Parla proprio lei che non saluta e dovrebbe farlo per prima data la nostra età: lei ha l’età di mia figlia! Poi dopo che suo marito si è permesso di fare quella telefonata villana a casa nostra!”
Katy criticò l’operato dell’Amministratore, si lamentò che una staccionata con relativo cancelletto del giardino condominiale erano costati troppo. Si focalizzò in particolare sul cancelletto e insinuò che era veramente una cifra esagerata quella inserita fra le spese. L’Amministratore, già seccato dagli assurdi attacchi di un altro condomino che delegava proprio Katy, cominciò a pensare seriamente di dare le dimissioni, cosa che attuò di lì a poco. Era un onesto e preciso geometra che seguiva diversi cantieri e si era stufato di sentire assurdità del tipo “che lui aveva lucrato su un cancelletto di legno”.
Il giorno dopo questa Assemblea  il cancelletto sparì! 

All’Assemblea successiva erano presenti solo tre condomini: Roberta, Katy ed una signora anziana ed un poco svampita: il resto erano tutte deleghe.
Roberta esordì dicendo con durezza che qualcuno “si era fregato il cancelletto”.
Katy: “Sarà stato qualcuno venuto da fuori…”
Roberta: “Mi sembra molto improbabile che qualcuno di notte entri dentro il nostro condominio e al buio, perché non abbiamo voluto l’illuminazione condominiale e ciascuno illumina il proprio cancello a proprie spese,  smonta il cancelletto e se lo porta via! Avrà fatto comodo a qualcuno per il proprio orto all’interno del proprio giardino…” Insinuò senza accusare nessuno di preciso.
L’indomani il cancelletto ricomparve: gettato accanto alla staccionata, sull’erba. Il condominio pagò un operaio per rimetterlo al suo posto. L’ignoto ladro si era improvvisamente pentito?
Qualche giorno dopo Roberta di buon mattino uscì per andare al lavoro e trovò la strada condominiale sbarrata dall’auto del sessantenne padre di Katy il quale con flemma puliva lo specchietto esterno della sua auto. Roberta si chiese sbalordita perché mai non lo facesse davanti al cancello della villa di sua figlia, oppure all’interno dello spazioso giardino in gran parte pavimentato… Attese qualche secondo che lui si accorgesse che c’era la sua auto ferma a mezzo metro dal suo sportello: non era certo invisibile e non poteva non aver sentito il rumore del motore… Ma quello senza guardarla passò a pulire l’altro specchietto dopo aver girato intorno all’auto con la stessa flemma. A questo punto Roberta suonò il clacson e quello, che non sapeva parlare in italiano, digrignando i denti proferì: “Uno momento!” 
Roberta timbrava l’orologio di entrata al lavoro e non poteva certo stare lì ad aspettare i comodi dell’assurdo gallese, dunque cercò di passare di lato sfiorando la siepe che delimitava la strada condominiale e rischiando di graffiare la carrozzeria della sua auto: nel farlo dovette passare pianissimo, per non urtare l’auto che il gallese aveva messo di traverso, in orizzontale rispetto al lume della strada. Quello allora con rabbia le aprì lo sportello di destra ringhiando:
“Uno momento, uno solo momento!”
Roberta esterrefatta da tanta prepotente cafonaggine gli rispose brevemente: “Ma io debbo andare al lavoro ed ho un orario da rispettare!”
L’anziano energumeno, che pur essendo di età più giovane di suo marito sembrava decisamente più vecchio, richiuse lo sportello sbattendolo e bofonchiando qualcosa di inintelligibile nella sua lingua e la donna corse via con la sua auto pensando, a buon diritto, “Questo è pazzo!”  


venerdì 5 aprile 2013

Chiara Poggi: quale Giustizia?

Da: Notitia Criminis

E così il 17 dicembre 2009 Alberto Stasi è stato assolto in primo grado per l'omicidio della fidanzata in base all'articolo 530 secondo comma del codice di procedura penale che stabilisce l'assoluzione quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile”.

Dunque se non è zuppa è "pan bagnato" ma l'assoluzione per insufficienza di prove esiste ancora, anche se la voce che gira è che sia stata abolita.
Sarà stata abolita la formula: "Assolto per insufficienza di prove", ma è rimasto il concetto inserito nelle possibilità formulate dall'articolo 530 del Codice di Procedura Penale.
Sempre da Notitia Criminis:
...il gup Stefano Vitelli spiega il suo verdetto di non colpevolezza
Da rilevare che la scelta di farsi giudicare da un Giudice Unico (Gup) è sicuramente a favore dell'imputato, giacché su una sola persona pesa la responsabilità della condanna e, di fronte ad indagini sbagliate e lacunose, è ovvio che è un peso difficile da prendersi da soli.


Ecco alcuni stralci della sentenza, ripresi da Repubblica:
Sull'impianto accusatorio:
"Un complessivo quadro istruttorio da considerarsi contraddittorio e altamente insufficiente a dimostrare la colpevolezza dell'imputato, secondo la fondamentale regola probatoria e di giudizio dell'oltre 'ogni ragionevole dubbio'".
Sulla versione della difesa:
"Il racconto complessivo di Alberto Stasi in merito alle ore trascorse la sera in compagnia della propria fidanzata nell'abitazione di Via Pascoli, risulta da un lato, privo di evidenti contraddizioni e dall'altro, realisticamente articolato".
Sul presunto movente di Stasi:
"su un possibile movente/occasione dell'omicidio da parte dell'attuale imputato, non emerge una congrua prova".
Sulle prime indagini svolte sul computer dell'imputato:
"Queste alterazioni indotte da una situazione di radicale confusione nella gestione e conservazione di una così rilevante quanto fragile fonte di prova da parte degli inquirenti nella prima fase delle indagini ha comportato, in primo luogo, il più che grave rischio che ulteriori stati di alterazioni rimuovessero definitivamente le risultanze conservate ancora nella memoria complessiva del computer.(...)Gli accessi in questione hanno prodotto degli effetti metastatici rispetto all'esigenza di corretta e complessiva ricostruzione degli eventi temporali e delle attività concernenti l'utilizzo del computer nelle giornate del 12 e 13 agosto 2007. Rispetto dunque ad altre questioni probatoriamente rilevanti, non è più possibile esprimere delle valutazioni certe nè in un senso nè nell'altro: in questo ambito, il danno irreparabile prodotto dagli inquirenti attiene proprio all'accertamento della verità processuale".
Sull'ora del delitto :
"E' più che ragionevole affermare che la morte della ragazza si collochi nell'asso temporale immediatamente successivo alla disattivazione dell'allarme perimetrale avvenuto alle 9,12".
Impossibile, quindi, almeno in primo grado, dimostrare in modo certo la colpevolezza dell'unico imputato per l'omicidio di Chiara Poggi, il fidanzato Alberto Stasi.

Ancora una volta la capacità degli investigatori si rivela deficitaria, quando non addirittura pasticciona, favorendo così l'eventuale colpevole.
Ho testato, parlando con la gente, che il mio sentimento sfiduciato verso uno Stato che, troppo spesso, si dimostra non in grado di incastrare gli assassini è diffuso.
I mezzi scientifici oggi a disposizione sono tali e tanti che non si può non pensare che quello che non va sono gli uomini. Manca un giusto coordinamento di intelligenza nelle indagini, manca un rigore nella loro esecuzione che, invece di acquisire le prove, le distrugge, come dimostra quanto sopra riportato ed evidenziato.

Il movente: potrebbe essere quello di cui parlo nel mio post del 13 febbraio 2012.
Un lato oscuro che Stasi custodiva e che non voleva venisse rivelato.






giovedì 4 aprile 2013

Dichiarazioni a pagamento? Dubitare si può!


Da: La Stampa.it

Ruby protesta davanti al Tribunale “Volevano che accusassi Berlusconi”

Ruby ha letto un comunicato di protesta davanti al tribunale di Milano

La ragazza: «Voglio essere ascoltata al processo, non sono una prostituta. Non ho mai avuto rapporti sessuali a pagamento con Silvio Berlusconi»
Davanti ai giudici avrebbe voluto «raccontare» la sua «verità», «l’unica verità possibile», e forse potrà ancora farlo almeno nel processo a carico di Fede, Mora e Minetti, se il collegio deciderà di convocarla. È certo, però, che è stata proprio Karima El Mahroug, all’epoca “Ruby Rubacuori”, a fornire, quando venne interrogata nell’estate 2010 e pur nella varietà delle sue versioni, quegli elementi sui presunti festini a luci rosse ad Arcore che spinsero la Procura di Milano ad indagare, fino a portare a processo Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. 

«Di fronte alla pressione incessante dei magistrati ho ceduto: era più facile dire di sì e raccontare storie inverosimili», ha scritto Ruby in quelle 6 pagine di “memoria” - che nulla valgono dal punto di vista giudiziario - lette stamattina nel corso della sua “singolare” protesta davanti al Tribunale di Milano. Un testo per difendere se stessa e l’ex premier: con lui si è voluto scusare, in particolare, per le «bugie» che gli ha raccontato, compresa quella sulla sua parentela con Mubarak . Da una parte, dunque, le scuse al Cavaliere che «si sarebbe dimostrato rispettoso e disposto ad aiutarmi anche se avessi detto la verità’, dall’altro l’attacco ai pm da cui dice di aver subito una «violenza psicologica» che l’ha portata a inventare cose non vere. 

Agli atti del processo all’ex premier, però, restano quelle frasi che, in sostanza, hanno fatto scattare l’inchiesta. «Berlusconi - disse Ruby ai pm il 3 agosto 2010 - mi spiegò che il bunga bunga consisteva in un rito dell’harem che aveva copiato dal suo amico Gheddafi, nel quale le ragazze si spogliano e devono fargli provare “piaceri corporei”». E poi ancora la marocchina disse agli inquirenti che Berlusconi sapeva che lei era «minorenne» e che lui stesso le avrebbe consigliato «di raccontare in giro che sono la nipote di Mubarak, così potrò giustificare il denaro che mi darà». La ragazza poi in altri verbali fece dichiarazioni diverse, cadde in contraddizione e raccontò dettagli poco plausibili. Negò sempre, però, di avere avuto rapporti sessuali con il leader del Pdl, così come ha fatto anche stamattina. 

È proprio partendo da quegli spunti nei verbali di una ragazza di 17 anni, con un passato “burrascoso”, che i procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e il pm Antonio Sangermano sono andati avanti a raccogliere altri elementi di prova: intercettazioni, tabulati telefonici, interrogatori. In un appunto rintracciato dagli investigatori la ragazza, ad esempio, scriveva: «4 milioni e mezzo da B. entro due mesi». E in un’intercettazione diceva: «Io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire con qualcosa: 5 milioni». Gli inquirenti, dunque, convinti della forza del materiale probatorio, hanno preferito rinunciare alla sua testimonianza nel processo, a sentire quella che lei oggi ha chiamato «la mia verità». Quando è stata convocata dalla difesa, però, la ragazza se ne è andata in Messico. Alla fine si è presentata in aula lo scorso gennaio, ma a quel punto i difensori di Berlusconi non erano più interessati a sentirla.
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E' cattiveria pensare che un uomo ricco e potente possa pagare una giovane, che per vivere si accompagna con uomini ma, per carità, "non si prostituisce", per fare queste drammatiche sceneggiate sui gradini di un Tribunale?
Perché dobbiamo essere trattati da scemi? Pure noi che Berlusconi non l'abbiamo mai votato e non lo voteremo mai?
Quest'uomo raccoglie i voti di dieci milioni di italiani e li usa subito, come sempre, come al solito, per le sue personalissime faccende.

Renzi o i deputati del Movimento 5 Stelle sono la mia unica speranza! L'Italia pulita non ne può più!

Esiste però un'altra Italia, purtroppo, quella che nega l'evidenza e pretende di offendere la nostra intelligenza.

E, parlando con la gente, la ritroviamo intorno a noi... E' la gente che non vuole regole, che non vuole pagare le tasse, che ritiene furbo ed intelligente evaderle, che irride agli "scemi" che rispettano le regole...
Gente che spudoratamente commette abusi edilizi e che si adonta se qualcuno glielo fa rilevare. La cosa più triste è che in mezzo a questo genere di persone ci sono anche soggetti che vengono stipendiati per farla rispettare la legge...

Così una giovane extracomunitaria, che dovrebbe dimostrare con un contratto di lavoro la sua legale presenza sul nostro suolo, che ha rubato ed è stata arrestata, declama sulle scale di un nostro Tribunale che i magistrati l'hanno indotta a dire il falso! 
Lo ripeto: senza regole e senza morale la Società va a fondo.

C'è in molte persone un diffuso cinismo. 
Ti considerano matto se eviti gente equivoca, verso la quale c'è invece una diffusa indulgenza... Lo sfascio morale che viene da chi ha potere si diffonde, viene accettato... Le persone pulite sono scomode, rompiscatole... Meglio le meretrici ed i lenoni, le simpatiche piccole truffatrici che raggirano indifese vecchiette e le persone un poco ignoranti, meglio corrotte donnette che praticano piccola usura... E poi lasciamo fare ai prepotenti, perché opporsi, chi ce lo fa fare?! Chiudiamo gli occhi di fronte all'abuso, e non ci compromettiamo con i matti che vogliono il rispetto delle regole e pretendono l'onestà!
Tolleranza! Ci vuole tolleranza... A furia di tollerare e trovare "NORMALE" anche ciò che la saggezza ed il buonsenso comuni  riconoscono come "ANOMALO" siamo arrivati alle case di tolleranza a cielo aperto!   

Rocca Priora e i rifiuti

Chi segue questo blog avrà già letto cosa penso della gente che si rifiuta di usare le discariche per i rifiuti speciali messe a disposizione dai Comuni. Quella gente che di notte, o se di giorno, si guarda in giro con aria circospetta e poi scarica il materasso, la lavatrice, il pensile vecchi accanto agli indifesi cassonetti della spazzatura ordinaria e poi se ne va infischiandosene alla grande della bruttura che ha sparso sotto gli occhi di chi passa... tanto non c'è la sua firma!

Da: Il Mamilio.it

Rocca Priora pulisce i suoi boschi


Contro rifiuti ingombranti, pericolosi e depositi abusivi L'iniziativa promossa dall'Assessorato all'Ambiente
ROCCA PRIORA (15/7/2011 - ore 10.50) - L'Amministrazione comunale di Rocca Priora ha dato il via libera ai lavori di pulizia dei boschi da rifiuti ingombranti e pericolosi. Partiranno entro questa settimana dunque i lavori di rimozione della spazzatura, in contemporanea all'apposizione di sbarre che impediscano l'accesso alle zone boschive solitamente adibite a depositi abusivi.
L'altra parte del progetto, a cura dell'Assessorato all'Ambiente, guidato da Pino Giovannetti, prevede la creazione di speciali "guardie ambientali" che provvederanno a controllare i boschi del territorio roccapriorese e a sensibilizzare la cittadinanza sulle modalità per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti. Le aree interessate dall'operazione saranno quelle limitrofe a via Colle di Fuori, via della Montagna Spaccata e lungo la dorsale di via Tuscolana.

Dò atto al Comune di aver organizzato nel 2011 un sito di raccolta dei rifiuti speciali in Via della Montagna Spaccata dal lunedì al sabato dalle h. 9:00 alle h. 12:00 in cui si potevano conferire i seguenti rifiuti:
Organici: (potature)
Ingombranti: (divani)
Elettronici: (PC, stampanti)
Forse non è stato sufficientemente pubblicizzato perché la gente continua ad ammassare materassi, lavatrici, pensili e orrori vari accanto ai cassonetti.
Produco a testimonianza una rassegna fotografica:
Come si vede il senso civico di certi italiani è sotto lo zero.
Qualche anno fa scrissi alla provincia di Roma ricordando che nello Statuto di essa è stabilito che ha la Responsabilità del Coordinamento dello smaltimento dei rifiuti per il territorio provinciale. Ottenni che inviassero tale cartello.
In Italia le Istituzioni debbono essere sempre stimolate per applicare un minimo delle regole che si sono date... Ma i cittadini, non tutti per fortuna, non vogliono proprio sentir parlare di regole... Forse sono quei dieci milioni che votano per Berlusconi? O forse anche di più? Un conto è atteggiarsi a persona civile, un conto è esserlo nell'agire.
Questa è l'immagine allargata... Come definire le bestie umane che rovesciano i loro rifiuti, le potature dei loro giardini, lungo una strada? Colle Iano sullo sfondo potrebbe costituire un bel panorama... ma così...

Basta che non l'hanno visto mentre lo buttava...

Torno a rinnovare l'invito al Comune di applicare la legge: fate le multe, fate le multe, fate le multe! La legge lo stabilisce e il Comune, sempre a corto di soldi, può fare cassa!