domenica 9 giugno 2013

Una notizia buona e una cattiva

2013
Da: RUSSIA OGGI
Liubov Rogovskaya, una signora minuta e bruna dall’espressione dolce che da trent’anni  dirige l’istituto, non nasconde il proprio orgoglio dando inizio alla visita: attraversiamo locali ristrutturati  da poco, dai teneri colori pastello e dalle  pareti ricoperte da disegni di animali o di paesaggi.
L’orfanatrofio ospita oggi 96 bambini in tenera età ai quali, a prima vista, non manca proprio nulla. Le sale gioco sono stracolme di giocattoli. Le palestre, i locali per le terapie in acqua e di sterilizzazione sono in condizioni eccellenti. Le attività per occupare e far crescere i piccoli sono molteplici, e vanno dallo sport alle attività manuali, al canto.
La maggior parte degli ospiti dell’istituto, come accade in tutti gli orfanatrofi in Russia, è composta da “orfani sociali”. Ciò significa che i loro genitori sono vivi,  ma per svariati motivi si sono separati dai figli. Assai di frequente, si tratta di persone ai quali sono stati ridotti i diritti genitoriali; talvolta ne sono stati privati del tutto.


Di conseguenza i bambini ospiti di questi istituti hanno status diversi: quelli i cui genitori non sono stati privati del tutto della patria potestà non possono essere adottati, ma soltanto ospitati in affido presso le famiglie. Sono dunque adottabili soltanto i bambini i cui genitori non hanno più alcun diritto su di loro, sia che li abbiano abbandonati per scelta, sia che vi siano stati costretti.
“Ventotto bambini si trovano qui soltanto provvisoriamente, in attesa di ritornare nelle loro famiglie naturali. Per tutti gli altri sarà invece indispensabile trovare famiglie alle quali darli in affido”, spiega la Rogovskaya.
A livello federale non esistono normative che prevedono aiuti alle famiglie in difficoltà. In Russia i servizi sociali non fanno niente per incoraggiare le madri a non separarsi dai figli. E non esistono neppure strumenti e metodiche per riabilitare quelle famiglie alle quali i servizi sociali abbiano tolto un bambino, perché “la sua vita o la sua salute erano in pericolo”.
Negli ultimi anni, però, sono proprio gli orfanatrofi ad aver intrapreso un’opera di “prevenzione” nei confronti dell’abbandono dei bambini o della loro entrata in istituto. “Abbiamo perfino un programma di aiuto per le madri, così che possano sviluppare i presupposti necessari a riottenere i loro bambini”, sottolinea la Rogovskaya.
Le madri si impegnano a fare visita regolarmente ai loro piccoli e in queste occasioni sono affiancate da psicologi, medici e pedagoghi. “Il nostro scopo è quello di far sì che tutti i nostri piccoli ritrovino  una casa. La loro o un’altra”, conferma Sofia Valerieva, capo infermiera dell’istituto.
Nel 2012, sono entrati in questo orfanatrofio 92 bambini  e 84 ne sono usciti o per essere inseriti in una famiglia o perché avevano raggiunto l’età per entrare in un istituto per la fascia di età 5-18 anni. Altri 25 hanno ritrovato le loro famiglie naturali.
Per accudire questo centinaio di orfanelli, l’istituto dà lavoro a  197 persone, ma secondo Valerieva sarebbero insufficienti: a fronte di 63 infermieri ne occorrerebbero almeno il  doppio. L’orfanatrofio ha visto il personale ridursi di parecchio ultimamente,  perché gli stipendi sono troppo bassi.
Sofia Valerieva come  capo infermiera guadagna 17mila rubli al mese, ossia 417 euro. Un infermiere semplice non supera  i 220 euro. La direttrice conferma che “questo per adesso è il nostro problema principale, e ormai siamo  anche a corto di personale medico e pedagoghi”.
Tuttavia l’atmosfera generale dell’istituto non lascia trapelare queste preoccupazioni. Ogni gruppetto di sei-sette bambini è affidato alle cure di due adulti.
Vedendo arrivare un visitatore, i piccoli alzano lo sguardo pieni di curiosità, ma restano sulle loro. Sono piuttosto timidi e riservati. Alcuni invece sono molto fieri di mostrare quello che sanno fare: per esempio il piccolo Artem, di quattro anni, dritto in piedi al centro della sala spettacoli, canta a squarciagola e ripete ben tre volte la stessa strofa di una canzoncina sull’albero di Natale.
Nei reparti lattanti, alcune balie si occupano una alla volta di ciascun bebè, soprattutto di quelli che necessitano di cure particolari. “La maggior parte dei bambini ha problemi di salute, congeniti o causati da un cattivo accudimento”, racconta con tristezza Valiereva. Alcuni bambini presentano ritardi nello sviluppo, altri sono arrivati qui dopo essere stati maltrattati a lungo, erano malnutriti o erano rimasti abbandonati a loro stessi.
Certo, l’Orfanatrofio numero 1 sembra un rifugio confortevole e sicuro per i piccoli orfani ai quali non manca niente, tranne l’essenziale: “Niente, nessun confort materiale sostituirà mai il calore di una vera famiglia”, conclude la Rogovskaya.
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Da: Giornalettismo.com
I neonati russi picchiati negli orfanotrofi

di   - 19/04/2013 - Ordinato l'arresto di due infermiere: bambini maltrattati perché piangevano



I neonati russi picchiati negli orfanotrofi

Le autorità russe hanno ordinato l’arresto di due infermiere, accusate di aver picchiato tre bambini in un orfanotrofio, dopo una notte passata a ubriacarsi. A riportare la notizia è il New York Times, che spiega come le donne avrebbero aggredito i piccoli per farli smettere di piangere.
LE INFERMIERE E L’AGGRESSIONE AI BAMBINI - Una delle vittime, che aveva soltanto 7 mesi, è stata ritrovata avvolta in un lenzuolo in modo che le sue urla fossero soffocate. Inizialmente in come, le sue condizioni sono ancora riservate. Gli altri bambini, un ragazzino di tre anni e una di 10 mesi, sono stati ricoverati con lesioni multiple, così come hanno spiegato gli investigatori. Tutto è avvenuto in un orfanotrofio nella regione orientale di Khabarovsk, lo scorso primo aprile: soltanto una settimana dopo l’aggressione è stata segnalata ai funzionari di polizia, tanto che le infermiere sono adesso scomparse.
ORFANI E RUSSIA – Il dramma degli orfani è diventato un tema sensibile e molto politicizzato in Russia, soprattutto dopo la decisione da parte del Cremlino di vietare le adozioni alle famiglie americane. Una risposta alle misure prevista dalla lista Magnitsky, con il mancato visto e sanzioni previsti per i funzionari russi che si sono macchiati di violazioni dei diritti umani. Prima ancora, alcuni casi di morte di bambini russi adottati negli Stati Uniti e in altri paesi aveva spinto le autorità a limitare l’accesso alle adozioni. Poco è stato però fatto per migliorare le condizioni di vita all’interno degli orfanotrofi russi o per promuovere le adozioni tra le stesse famiglie russe. Più di 600 mila bambini russi vivono al di fuori della custodia dei loro genitori biologici, molti confinati in “case-famiglia”. Circa 130 mila soffrono di problemi fisici e psichici, ma spesso negli orfanotrofi mancano strutture e personale adatto. Anzi, a volte vengono anche trascurati e maltrattati. “Non è chiaro – si legge sul Nyt – quanti bambini vivevano nell’orfanotrofio della regione di Khabarovsk o se ci fossero precedenti di abusi e violazioni”.
GLI ABUSI – Secondo quanto hanno spiegato gli investigatori, i pestaggi sarebbero iniziati quando diversi bambini si sarebbero svegliati durante la notte, iniziando a piangere. Picchiati dalle due infermiere, i piccoli sono stati trovati in condizioni gravi soltanto il mattino successivo, quando sono arrivati gli altri infermieri. Solo allora sono stati sono stati portati in ospedale.
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2012
Da: TM News

Cina/ Nuovo scandalo sul web: bambini incatenati in orfanotrofio

Avviata indagine dopo lo sdegno espresso sui social media


Roma, 6 lug. (TMNews) - Ancora una volta sono stati internet e i social media a denunciare una vicenda di abusi in Cina, questa volta ai danni di bambini con problemi psichici ritratti ammanettati in un orfanotrofio della contea Cangnan, nella provincia orientale di Zhejiang. La vicenda è emersa alla fine del mese scorso, quando sulla rete ha cominciato a circolare la fotografia di due bambini, di 6 e 9 anni, costretti a mangiare legati a una panca di legno, uno con una catena di metallo, l'altro con una stoffa blu al collo.

L'immagine ha subito scatenato la reazione indignata degli utenti dei social media, che ha indotto le autorità locali ad avviare un'indagine per maltrattamenti nell'orfanotrofio che accoglie 21 bambini, di cui 19 con problemi psichici o fisici. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa ufficiale Xinhua, le autorità locali hanno ammesso che le quattro donne che gestivano l'istituto "hanno usato le catene per separare i due bambini, entrambi affetti da disturbi mentali". Il più piccolo, precisa l'agenzia di stampa, è sordo-muto e affetto da epilessia, mentre il più grande sarebbe affetto da schizofrenia e tenderebbe ad azioni violente. Le catene servivano quindi a "evitare che i bambini defecassero senza controllo e che facessero del male agli altri minori".

La vicenda ha fatto tornare in primo piano i problemi di gestione degli istituti di cura in Cina, dopo che le autorità hanno deciso di affidarle o venderle a privati, ha sottolineato Xinhua. Ma anche sull'assenza di controlli da parte dello Stato, ha sottolineato all'agenzia di stampa un ricercatore dell'Accademia di Scienze sociali della provincia, Zhong Qi: "Non dobbiamo dimenticare un fattore importante in questa tragedia: l'assenza di supervisione e il fallimento del governo nel suo ruolo nel settore di asssistenza".

Una lettrice che ha lasciato un commento sotto il mio post del 16 ottobre 2011 sugli "Orfanotrofi Lager",(che riportava 2 notizie:in Russia nel 2011 e in Cina nel 1996), chiedeva se oggi tali situazioni limite sono ancora presenti.
In Russia sembra di sì e la notizia cattiva riguardava un caso brutto come ne sono capitati anche da noi recentemente negli Asili Nido...
Però c'è anche la notizia buona su un orfanotrofio modello.
In Cina, invece, sembrano esserci ancora dei problemi.

mercoledì 5 giugno 2013

TV inguardabile

Non riesco più a seguire trasmissioni che fino a poco tempo fa reggevo abbastanza.
"Agorà" su RAI3 è un fiorilegio di chiacchiere banali, di ripetizione di cose che sappiamo tutti e che gli ospiti di turno ripetono reiteratamente, mentre la gente aspetta decisioni dal governo PD-PdL che gli ospiti, ciascuno per la propria parte, sostengono, mascherando dietro bla-bla circonvoluti la NON decisionalità del governo medesimo.
Sono tutti occupati a demolire Beppe Grillo con le parole, ad evitare accuratamente di parlare dei disegni di legge che M5S presenta ma che PD e PdL non votano. Su Giacchetti, illuminato come Renzi del PD e per questo emarginato, stamane hanno accennato ridacchiando al fatto che il Movimento 5 Stelle ha votato a favore per la mozione Giacchetti, che aboliva il Porcellum, solo quando il PD l'aveva indotto a ritirare tale mozione.
Vomitevole tentativo di eludere la REALTA': Giacchetti voleva cambiare la schifosa legge elettorale vigente fatta dal governo Berlusconi e il PD gli ha detto di ritirarla.
Tutto qui. Il resto è "fuffa", tentativo di depistare i cervelli che non sanno capire da soli come stanno le cose.
Ha perfettamente ragione Beppe Grillo ad avercela con CERTI giornalisti, attenti non ad informare ma a falsare con ritocchi la realtà per compiacere chi li fa lavorare e li paga.
Si riempiono la bocca di: "lavoro che non c'è", "famiglie che non arrivano alla fine del mese", "percentuali di disoccupazione", "piccoli imprenditori che chiudono", "gente disperata che si suicida", pensando che la gente si accontenti di questo. Intanto prendono tempo e non fanno niente. Intanto continuano a percepire cifre da capogiro per i truffaldini rimborsi elettorali che si sono votati tutti d'accordo, fanno finta di voler cambiare questo tradimento del referendum scalandosi i "rimborsi" a poco a poco... piano piano... ma col tempo...
Poi, sempre pensando che il popolo è scemo, e forse in parte lo è, parlano di ciò che si dovrebbe fare ma non ci sono i soldi...
"Servirebbero 10 milioni di euro", fa uno per qualcosa che è per il popolo, "...ma non si sa dove si potrebbero prendere.. perché non ci sono soldi." 
Non ci sono soldi????!!!!
Ma per i milioni di euro che i Partiti si mettono in tasca ci sono!
Prendeteli da lì!
No! Loro ironizzano su Grillo!
Grillo i soldi li restituisce in un fondo per scopi economico-sociali, per aiutare quelli che voi dissanguate e non fate nulla se non parlare di: eliminare le tasse sul lavoro, ridurre e semplificare la burocrazia, sveltire il sistema giudiziario civile...
Bla, bla, bla, bla, e ancora bla, bla! 

La Gruber l'altra sera aveva ospite un giovane deputato M5S, il quale ha detto la cifra che fra una prebenda e l'altra prende mensilmente un deputato: euro 21.000 e tralasciamo le centinaia e le decine... visto che è la cifra che tanti giovani disoccupati sognerebbero avere come retribuzione annua!!
Ha spiegato, nonostante le interruzioni della Gruber che voleva fargli dire solo quello che pareva a lei e non quello che poteva attirare il consenso di chi ascoltava, che loro si tengono grossomodo sui 5.000 euro mensili, compresi i rimborsi spese, e il resto lo mettono nel fondo per gli aiuti alla piccola impresa e ad altri scopi socio-economici ampiamente illustrati dal M5S.
Messa all'angolo dalla lucida e intelligente sincerità del giovane deputato la Gruber se ne è uscita con questo commento (più o meno): "Lei non è sposato però, lei non ha famiglia, ci sono situazioni in cui un deputato ha famiglia e con quella cifra..."
Si è data la zappa sui piedi!!
Ha palesato il suo metro di vita, che è lo stesso dei politici che la sponsorizzano! Fuori dalla realtà quotidiana della gente, che lei palesemente ignora! Si capisce dalla frase che ha detto!
Forse la giornalista, che come tale dovrebbe informare, dobbiamo informarla che la gente con quella cifra si ritiene ricca, perché vive con molto meno! Come ebbe a dire l'ottimo Matteo Renzi con quell'espressione tipicamente fiorentina: "Con 5.000 euro al mese, via, si vive benino!"
Invece per la Lilli un deputato che ha famiglia con quella miseria come fa a vivere?!! Eh!!!
Siete fuori dalla realtà! Politici, giornalisti pagati dalla corrente politica che vi protegge, siete fuori dalla realtà! Grillo non c'entra niente, lui interpreta soltanto il disagio della nausea che suscitate nella gente perbene! Gente che non va più a votare tanto ha la nausea del vostro bla-bla!
Persino il Papa Francesco l'altro giorno ha detto che "L'ipocrisia è la lingua dei corrotti", più o meno testuale.
Alla Gruber vorrei chiedere come mai non invita più quel giornalista intelligente che risponde al nome di Andrea Scanzi. Non sarà forse perché parla troppo bene di Grillo e del suo Movimento?
In compenso, sere fa, aveva invitato nientemeno che Oscar Giannino! 
Mi chiedo a chi possono interessare le opinioni di un mitomane, un bugiardo patologico?! Boh?!   

Andrea Scanzi




Cronache di pazzie quotidiane - "Crostate e collane"

"Crostate e collane"

Marilena, sentito il citofono, disse a suo marito: "Giovanni vai ad aprire! Debbono essere Franco e Giovanna!"
Spenti i fornelli andò anche lei incontro agli amici che aveva invitato per il pranzo della domenica. I reciproci figli, tutti grandi, avevano altri impegni con amici e fidanzati vari.
"Ciao!" Li salutò con un sorriso e li baciò sulle guance.
Mentre Giovanni faceva accomodare Franco davanti al caminetto, Marilena disse a Giovanna che recava un involto coperto da un canovaccio di cucina pulito: "Hai portato un dolce! Lo sapevo, per questo non ho fatto torte!" 
"E' solo una crostata." Disse Giovanna sorridendo.
"Sono così buone le crostate che fai tu!" Disse sinceramente Marilena. "Andiamo in cucina... Oppure se vuoi rimani qui con loro e la porto in cucina io!" Giovanna optò per restare in salotto e allora Marilena informò gli amici che aveva invitato anche una coppia di vicini: "Per contraccambiare... loro ci invitano sempre..." Spiegò.
"Chi sono ?" Chiese Giovanna che in quel luogo conosceva tutti. Infatti Giovanni e Marilena avevano conosciuto lei e Franco quando erano arrivati ad abitare in quel posto ameno della campagna romana qualche anno prima.
Giovanna e suo marito erano ospiti ogni fine settimana e poi anche d'estate di una loro vicina, che a Marilena non piaceva molto, infatti l'amicizia con lei era bella e finita a causa delle sue intemperanze, con Giovanna invece continuava alla grande!
"Sono quelli che hanno acquistato la villetta del defunto Sig. Rossi."
"E come sono?" Parlò Giovanni: "Lui è un manutentore dell'Università dove lavoro. Non è una "cima", ma sembra una brava persona, lei... è un poco strana ma..." Non finì la frase che sentirono bussare sul retro, Marilena andò ad aprire e  salutò con un sorriso i nuovi venuti. La donna subito le chiese tutta emozionata: "Sono persone di riguardo?"
La padrona di casa rimase interdetta: per lei non esistevano persone a cui si doveva un particolare riguardo, ma solo simpatia e rispetto se venivano a casa sua. Imbarazzata rispose: "Sono amici, lei è una professoressa e... lui lavora al Ministero del Tesoro... sono amici." Il manutentore sorrideva e non diceva niente.
Li introdusse facendo le presentazioni. L'uomo, pur venendo semplicemente dai vicini di campagna, aveva messo un maglione a collo alto ed una giacca sportivo-elegante, la donna era in tailleur e addirittura recava il soprabito sul braccio a completamento.
Lasciati gli ospiti a familiarizzare in salotto, Marilena si scusò un attimo e tornò in cucina per gli ultimi ritocchi per il pranzo. La crostata di Giovanna troneggiava sul tavolo di cucina.
Tornata in salotto trovò tutti stranamente ammutoliti che guardavano sospesi e meravigliati la nuova vicina di Giovanni e Marilena: tutti tranne il marito di lei che inalberava sempre un sorriso inespressivo.
La donna aveva nelle mani dei fili di perle che aveva sciorinato mostrandole come farebbe un gioielliere: con cura e compiacimento. Aprì un astuccio che conteneva delle chiusure dorate e disse a Marilena che non capiva la scena: "Scegli il filo di perle che preferisci e la chiusura che vuoi, così te la faccio montare dal gioielliere."
Marilena era esterrefatta. Guardò Franco e Giovanna che tacevano in educata e contenuta meraviglia. Pure Giovanni taceva.
"Ma non capisco... Perché?" Fece quasi basita.
"Perché te lo meriti! Dai! Scegli!" Fece quella con aria teatrale e per niente in imbarazzo. 
Chi era in imbarazzo, invece, era la povera padrona di casa. Provò a dire: "Ma non posso accettare un simile regalo! Sono perle vere?" Chiese ancora incredula, anche se quella aveva usato proprio la parola gioielliere.
"Certo che sono vere!" Proferì sicura e padrona della scena la vicina di casa.
"Non potrei accettarle nemmeno se fosse il mio compleanno!" 
Provò a difendersi ancora Marilena, ricordandosi in quel momento che la strana vicina le aveva riferito "di essere delusa da un'altra vicina di casa perché per il suo compleanno lei le aveva regalato una collana di perle vere e quella le aveva detto che non poteva accettarle, alla sua insistenza le aveva detto che allora gliele avrebbe pagate"...
Ma quella insistette sicura, come se fosse normale ed usuale portare, invece che il vino, dei dolci o dei fiori a casa di qualcuno che ti ha invitato a pranzo, collane di perle con chiusura ovviamente in oro.
Costretta e per uscire dall'imbarazzo la padrona di casa scelse una di quelle chiusure che la donna aveva esposto fuori dall'astuccio. 
Pranzarono. Dopo qualche giorno la strana vicina la chiamò e le dette la collana su cui, disse, aveva fatto montare la chiusura da lei scelta.
Qualche tempo dopo l'amica Giovanna e Marilena si incontrarono per andare a teatro insieme.
"Sai, Giovanna, ho grattato con l'unghia una delle perle di quella collana e la vernice di finta madreperla è venuta via." Le disse con sollievo.
"Ma io l'ho vista subito che era pazza: come si è seduta, mentre tu eri in cucina, ha detto con enfasi: "Io comando il sindacato PLIO, (Previdenza Lavoratori Impiegati Operai), di tutta Roma!" Sai, Marilena, in trenta anni di insegnamento mi sono fatta una certa esperienza: sapessi quanti pazzi mi sono passati davanti agli occhi ai colloqui con i genitori! E lì si capivano pure i disagi e i problemi dei loro poveri figlioli!"

martedì 4 giugno 2013

Chi la sfanga e chi no

IERI
Da: Il Resto del Carlino

Bnl, assolti Fazio e Caltagirone E per Consorte pena dimezzata

La scalata

Smontata l’accusa: annullate tutte le condanne per aggiotaggio

di Marinella Rossi
Giovanni Consorte
Giovanni Consorte

Bologna, 31 maggio 2012 - Scalate truccate? Non per Unipol. Un colpo di ruvida spugna sull’estate 2005 delle inchieste intorno agli arrembaggi bancari made in Italy. Meglio: su metà di quelle inchieste. Se il processo all’assalto di Bpi ad Antonveneta ha retto all’esame d’appello alla bell’e meglio, con poche pene, ma con la conferma delle responsabilità dello zoccolo duro (il numero uno allora di Bankitalia, Antonio Fazio compreso), il processo gemello all’assalto a Bnl da parte degli uomini Unipol, allora, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, no.

Sconfessata la Procura della Repubblica di Milano e la sentenza di primo grado che condannava fino a 3 anni e 7 mesi, il verdetto d’appello si snoda a distanza di 7 anni dai fatti in pochi attimi davanti a un parterre di avvocati di classe A, increduli, esultanti e a tratti in lacrime, e imputati nel giorno della loro gloria assenti. Non regge, all’esame di secondo grado l’impervio reato di aggiotaggio che viene cancellato con formula tranciante (il fatto non sussiste) per tutti. Unipol, 'furbetti' e contropattisti.
Da Consorte a Sacchetti allo stesso Fazio, a Francesco Gaetano Caltagirone, Carlo Cimbri, Emilio Gnutti, Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Ettore e Tiberio Lonati, Guido Leoni, Giuseppe Statuto, il parlamentare Vito Bonsignore. Che, semplificando, e in attesa dei quindici giorni utili al giudice Flavio Lapertosa per scrivere le motivazioni, significa: la scalata a Bnl, quella su cui esplose lo scandalo della telefonata di Consorte all’allora segretario del Pd, Piero Fassino ("Abbiamo una banca"), non era irregolare. E forse Unipol, oggi, potrebbe avere una banca.

Sottili paradossi: proprio Consorte e Sacchetti restano impigliati e dunque condannati (per insider trading e ostacolo alla vigilanza Consob) a un anno e 7 mesi e un anno e 6 rispettivamente, proprio per le informazioni date ai loro referenti politici in corso di scalata, Nicola Latorre, Massimo D’Alema e Fassino, che, prive di rilievo penale per i politici, rilievo ne hanno per i due uomini delle coop rosse.

La sentenza non lascia spazio a troppe speculazioni: cancellate le pene pecuniarie a un milione e 300mila euro e un milione per i due ex Unipol. Unipol stessa ottiene una rideterminazione a 420 mila euro contro i 720mila stabiliti in primo grado. Revocate poi le sanzioni nei confronti della Banca popolare dell’Emilia Romagna (270mila euro in primo grado) e di Hopa (400mila), come conseguenza dell’assoluzione del banchiere Leoni e di Gnutti. E annullata è di conseguenza la provvisionale di 15 milioni a favore degli spagnoli del Banco di Bilbao, parte civile perché si sarebbe vista soffiare via Bnl dai francesi di Bnp Paribas, per colpa dei magheggi dei contropattisti. Segue, per BBVA, anche la beffa del pagamento delle spese processuali.
Ma una nota amara la inserisce nel giorno della vittoria Giovanni Consorte: "Dopo 7 anni la Corte d’appello riconosce la liceità dell’operazione Bnl da parte di Unipol". E a questa seguono le amarissime accuse degli avvocati vincenti, da Marco De Luca a Guido Alleva: "Resta il danno micidiale prodotto all’economia italiana". Una banca, Bnl, che sarebbe dovuta e potuta "rimanere in Italia". Proprio come sarebbe piaciuto ad Antonio Fazio.

di Marinella Rossi
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OGGI
Da:  RAI News 24

Sentenza Unipol, Berlusconi ascoltò la telefonata di Fassino e la fece pubblicare

Milano, 04-06-2013
Non solo Silvio Berlusconi ha ascoltato la telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte nella quale l'allora leader dei Ds chiedeva all'ex numero uno di Unipol "Allora abbiamo una banca?" ma il suo ruolo è stato fondamentale perché quella conversazione, ancora coperta dal segreto istruttorio, fosse pubblicata su Il Giornale.

Lo hanno scritto i giudici della quarta sezione penale nelle motivazioni della sentenza con la quale il 7 marzo scorso hanno condannato Silvio Berlusconi a un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio con il fratello Paolo.

L'incontro a cui fa riferimento la sentenza è quello del 24 dicembre 2005, quando Paolo Berlusconi vide il fratello ad Arcore insieme a due imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, quest'ultimo titolare della società che faceva le intercettazioni telefoniche per la procura di Milano. Per i giudici in occasione di quell'incontro la telefonata fu ascoltata da Silvio Berlusconi. Infatti, come scrivono nelle
motivazioni della sentenza, "deve piuttosto ritenersi che quella sera la registrazione audio venne ascoltata attraverso il computer, senza alcun addormentamento da parte di Silvio Berlusconi, o inceppamento del pc".

Secondo quanto sostenuto dalla difesa, infatti, l'ex premier non avrebbe sentito la
telefonata perché durante l'incontro si assopì per la stanchezza e perché il computer con cui avrebbero dovuto sentire la telefonata non funzionò. Circostanze a cui il
tribunale non ha creduto.
Per i giudici della quarta sezione penale di Milano non è credibile che il Cavaliere non sia mai stato messo al corrente dell'esistenza della ormai famosa intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte a proposito del tentativo di scalata a Bnl da parte di Unipol. In fase di udienza preliminare, il leader del Pdl aveva dichiarato "di essere assolutamente contrario alle intercettazioni che considera barbarie perché contrarie al diritto di segretezza delle comunicazioni, sancito dalla Costituzione quale espressione del diritto di liberta dell'individuo", ricordano i giudici.
Berlusconi davanti al gup "ha aggiunto che mai avrebbe consentito di ascoltarne una in casa sua né suo fratello glielo avrebbe mai proposto". Un'affermazione che il collegio persie duto da Oscar Magi scrive che "non è credibile né in generale né tantomeno alla luce di Silvio Berlusconi".

La pubblicazione della telefonata tra Piero Fassino (ex segretario dei Ds) e l'allora presidente di Unipol, Giovanni Consorte ("Abbiamo una banca"), aveva bisogno del via libera di Silvio Berlusconi, per "la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino", si legge nelle motivazioni della sentenza del tribunale di Milano, "non
potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata fatta peraltro ascoltare a casa sua, fosse poi pubblicata".
I giudici del tribunale di Milano nel condannare Silvio Berlusconi a 1 anno di reclusione hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche all'ex premier tenendo conto "della sua qualità di pubblico ufficiale" e "della lesività della condotta nei confronti della Pubblica Amministrazione".

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Essendo persona al di sopra di ogni sospetto, visto ciò che scrivo da quasi 3 anni su questo blog, posso permettermi di sorprendermi su come sia ondivaga la giustizia, con la g minuscola, in questo Paese.
Di tutta la storia quello che rimane è che la condanna maggiore se l'è beccata Berlusconi, reo di aver consentito che sul giornale di proprietà del fratello Paolo si pubblicasse l'imbarazzante telefonata fra Fassino e Consorte.
Che lui abbia i metodi pirateschi che ha lo sappiamo tutti, ma è anche vero che gli altri sono tutt'altro che santi!
Però le condanne se le becca tutte lui! Tutti i torti su quel che Silvio dice della magistratura, a mio avviso, non li ha.

lunedì 3 giugno 2013

Dal Blog di Beppe Grillo

Il M5S è stato espropriato di ogni rappresentanza istituzionale, dalla presidenza di Camera e Senato, a quella delle Commissioni parlamentari. Otto milioni di italiani sono a tutti gli effetti considerati extraparlamentari. Senza alcun diritto di rappresentanza. E' umiliante, vergognoso, antidemocratico. L'Italia non è più una democrazia. Il porcellum, che i partiti a parole vogliono cambiare, è immutato dal 2006 e ogni giorno ci spiegano l'urgenza di una nuova legge elettorale. Pudore? Cos'è il pudore? Prendere per i fondelli i cittadini con una falsa legge per l'abolizione dei finanziamenti pubblici? Letta, prendi appunti: è sufficiente lasciare i soldi dove sono. Il M5S lo ha fatto rinunciando a 42 milioni di euro. Questi pinochettini senza divisa tagliano tutto, scuola, pensioni, sanità, ma non i loro privilegi. 
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Grillo scrive semplicemente la VERITA'.
I fatti sono questi e questo vuol dire che la Dittatura dei Partiti, di cui parlai in un mio post tempo fa, è una realtà drammatica e molto preoccupante per la tenuta della nostra democrazia in "morte apparente".
Gli Italiani stanno a guardare. Quelli che ricorrono ai soliti mezzucci vigliacchi della "conoscenza", del "favore", i furbi, vivacchiano, ma tutti gli altri? Quelli che vorrebbero fare i furbi ma non ci riescono, cosa faranno? Quanto terrà questa asfittica economia?
Di certo le persone oneste che hanno a cuore la loro libertà di scelta non stanno tutte in quegli 8 milioni di persone che sostengono la protesta portata avanti da Beppe Grillo, ce ne sono anche fra quelle che votano per altri partiti in buonafede. Ma quanto durerà lo "stare a guardare" questi che RESISTONO IPOCRITAMENTE AL CAMBIAMENTO "facendo ammuina"?    

Italia dei (?)Valori: diversa da chi?

Da: Il Giornale.it

Parentopoli Giggino: assume il fratello con i soldi dell'Idv

L'incarico in Comune è gratuito ma De Magistris jr incassa 64mila euro dal partito. Motivo? Esperto di comunicazione


Roma - Sessantaquattromila euro in un anno e mezzo di lavoro, una retribuzione non certo stellare, ma neppure malaccio, specie se il contratto arriva senza alcuna selezione ma per tramite parentale.
Quando Luigi De Magistris, confondatore della Rivoluzione civile di Ingroia, ha chiamato Claudio de Magistris, suo fratello, come collaboratore diretto «a titolo gratuito» al Comune di Napoli, qualcuno ha storto comunque il naso per l'opportunità di prendere nello staff del sindaco il fratello del sindaco. Ma è gratis, si disse. Bè, proprio gratis in effetti no, perché in contemporanea con l'incarico da volontario presso il fratello, l'Idv nazionale ha sentito l'impellente bisogno di un nuovo collaboratore per l'area comunicazione del partito. Eh sì, la scelta è ricaduta proprio su Claudio de Magistris, fratello minore, retribuito (fino al 31 luglio 2012) dall'Idv di Roma ma in servizio, gratuito, presso il sindaco-fratello maggiore.
«L'Idv mi ha chiesto se volevo collaborare all'organizzazione del reparto comunicazione nazionale, ho accettato, sono un co.co.pro.», spiegò respingendo l'accusa di essere un Trota, o la Pezzogna di Palazzo San Giacomo. Le cifre non si conoscevano, e i molti dentro l'Idv campano, disturbati da quel che giudicano una sorta di familismo «a scrocco» da parte del sindaco (perché paga il partito), si sono dati da fare per tirarle fuori. Per i sei mesi del 2011, subito dopo la campagna elettorale vittoriosa di Luigi De Magistris curata dalla Milagro Adv (dove lavorava chi? Il fratello Claudio), il fratello Claudio viene contrattualizzato dall'Idv, con un compenso per il 2011 di 21mila euro circa. Il rapporto di fiducia col sindaco-fratello resta intatto anche per il 2012, retribuito tramite le casse di Di Pietro (alimentate dai soldi del finanziamento pubblico) con 43.470 euro. Così, mentre l'Idv pagava gli stipendi, il sindaco poteva emanare il decreto di chiamata gratuita del fratello, una cooperazione - si legge - «improntata ad un alto spirito di liberalità e disinteressata collaborazione».
Ma aiutata, diciamo così, dal contemporaneo incarico retribuito dall'Idv. Niente di irregolare, ma qualche dubbio di opportunità potrebbe venire, e a Napoli a molti è venuto. Anche perché l'attività di De Magistris jr spesso contempla impegni che sembrano avere poca attinenza con la comunicazione nazionale dell'Idv. Come il viaggio a Salonicco, a ottobre, per partecipare al «Womex, Fiera internazionale di world music». Missione finanziata, con opportuna delibera, dal Comune del fratello con 1.300 euro.
Nel frattempo il Comune di Napoli (dove peraltro la cugina di De Magistris è spuntata nello staff dell'assessorato allo Sport, 20mila euro di compenso), ha attribuito alla Milagro, società dove ha lavorato per anni il fratello del sindaco, un appalto per la gestione del Forum dei Comuni per i Beni comuni 2012. Anche qui tutto regolare, ma proprio non si trovava una società altrettanto competente senza ombre di preferenze parentali? Sempre la Milagro è la società che cura anche Napoli in Comune, l'house organ del Comune di Napoli. Qui però almeno paga De Magistris (o meglio, il Comune). Non Di Pietro.
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Non è esatto! Paga sempre il popolo contribuente: i soldi del Comune di Napoli sono i soldi dei contribuenti, i soldi di Di Pietro, (che prende in giro chi ancora gli dà retta raccogliendo firme per l'abolizione dei rimborsi elettorali), sono i soldi che becca per il Partito che si è inventato e con cui evidentemente fa lavorare chi gli pare a lui.
Berlusconi almeno fa lavorare tanta gente con i soldi suoi a Mediaset. Poi, con i soldi nostri, fa pagare la Minetti, Ghedini che per fare il suo avvocato è indaffaratissimo e in Parlamento non ci va mai, però lo paghiamo lo stesso e gli daremo pure una ricca pensione. 

sabato 1 giugno 2013

I Partiti Azienda

Da: Il Fatto Quotidiano


1993-1994 – Il tradimento del referendumIl 1993 fu l’ultimo anno in cui i partiti della cosiddetta Prima Repubblica ricevettero i soldi del finanziamento pubblico dei partiti. La cifra complessiva ottenuta fu poco sopra gli 82 miliardi di lire, vicina a quelli che oggi sarebbero 40 milioni di euro. Nell’aprile 1993 i Radicali propongono l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti e il 90% degli italiani si dice favorevole. Nel dicembre di quell’anno, però, il Parlamento vota la prima legge sul rimborso elettorale. Viene calcolato con una moltiplicazione, quella del numero degli iscritti al censimento per la cifra di 1.600 lire. Risultato: alle politiche del marzo 1994 i partiti ricevono quelli che oggi sarebbero 46 milioni di euro.
1999-2000 – La prima grande moltiplicazioneTra il 1994 e il 1996 si tengono quattro elezioni: politiche, europee, regionali, e poi ancora politiche. In questo biennio i partiti incassano nel loro complesso dallo Stato 144 milioni di euro: 46 milioni per le politiche del marzo ’94, 23 milioni per per le europee di giugno ’94 e ancora 29 milioni per le regionali dell’aprile 1995 e altri 46 milioni per le politiche dell’aprile ’96. Il 4 giugno 1999, con la legge 157, cambia il contributo pro-capite per le elezioni: non più 1.600 lire a testa ma 4.000, 3.400 per le europee. Così dalle europee che arrivano pochi giorni dopo, il 13 giugno ’99, i partiti incassano 86,5 milioni di euro, quasi il doppio di quanto avevano preso per le politiche di tre anni prima. Alle regionali dell’aprile 2000 ne ricevono altri 85 milioni.
2001-2002- La torta diventa gigante (a rate)Con quello stesso metodo di calcolo, ma moltiplicato per ogni annualità e per ogni Camera eletta, dalle elezioni politiche del 13 maggio 2001 i partiti nel loro complesso incassano 476,4 milioni di euro. È da questo momento in poi che arriva il sistema rateale: questi 476 milioni verranno infatti versati ai partiti annualmente, a fine luglio: 81 milioni nel 2001, e 98 nei quattro anni a venire. Nel luglio 2002, poi, con legge 156 la Camera si adegua all’euro: invece di 4 mila lire a elettore, il moltiplicatore diventa “un euro”, che poi va ancora a moltiplicarsi per il numero delle Camere (2) e per gli anni della legislatura (5). Risultato. I partiti prendono più soldi da subito (si passa da 81 a 98) e alle europee del giugno 2004 ricevono 246 milioni di euro. Sempre a rate.
2006-2010 – L’anno degli ZombieNell’aprile 2005 arrivano le regionali: altri 208 milioni di euro da mettere in cassa. Sempre a rate. Il 2005 è quindi il primo anno in cui i partiti possono contare sul quadruplo rimborso (a rate): Camera, Senato, Regioni e Parlamento europeo. Nel 2005, dunque, i partiti ricevono 189,7 milioni di euro: 98 per l’ultima rata delle politiche 2001, 49 per la seconda rata delle europee 2004, 41 per la prima rata delle regionali 2005. Nel 2006, con le politiche, la cifra si arrotonda a 190 milioni. Ma è proprio in quell’anno che una legge fa sballare i conti: afferma che anche se la legislatura si interrompe, i partiti che la compongono continueranno a prendere la rata. Il governo Prodi, eletto nel 2006, cade nel 2008. Ma fino al 2010 si è continuato a pagare i partiti del 2006.
Da qui all’eternità – I tagli (minimi) delle segreterieNel 2008, quindi, lo Stato pompa nelle casse dei partiti (vivi o morti che siano) una cifra mostruosa: 271,5 milioni di euro: 99 milioni per la terza tranche delle politiche 2006, 100,6 milioni come prima tranche per le politiche 2008, 49,3 milioni come quinta tranche delle europee del 2004, 41,6 milioni come quarta tranche delle regionali del 2005, cui vanno sottratti 20 milioni di euro grazie alla finanziaria del 2008. Fino al 2010 è questa la linea di spesa su cui ci si muove. In questa legislatura c’è poi una leggera controtendenza. Si è fermata la legge che dà i rimborsi ai partiti zombie e, in sede di Finanziaria, si è tagliato il rimborso del 10%. Si stima che la contribuzione annuale ai partiti si aggirerà per questo sui 143 milioni (assai più che nel ‘93).

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Si sono messi sotto i piedi un Referendum, simbolo della democrazia, si sono fatti una legge antidemocratica, ma non basta, hanno preso più soldi di prima in una corsa esponenziale!

In pratica è come se avessero detto: "Contribuenti! Non ci volete più dare i soldi perché avevamo messo su il sistema delle tangenti perché non ci bastavano e che ora Mani Pulite ci ha smantellato?! E noi ce ne freghiamo e ci facciamo una bella legge che non solo ci darà i soldi di prima, ma molti molti di più!"

Adesso che abbiamo votato Grillo, anche se Renzi lo diceva da più di un anno fa che si "era superata la vergogna" ma non se lo filavano, sono costretti a far finta di rinunciarci e hanno già cominciato: Epifani con "Abbiamo 180 dipendenti, dobbiamo licenziarli..."
Avrà imparato dalla Fiat: "Datemi i soldi se no licenzio gli operai".

Ma chi se ne frega, dico io, di tutti questi vostri imbucati, raccomandati, a cui avete garantito un posto di lavoro che per chi non è delle vostre congreghe non c'è!!!
Affari vostri!
Va bene il 2 per mille di chi ve lo vuole dare: punto!!
Tanto non esiste un sistema pulito per voi: NON E-S-I-S-T-E!

Si è visto da quanto sopra ricordato ed esposto.
Ogni sistema viene aggirato ed inquinato.
Dunque fate come vi pare ma basta con i soldi pubblici!!

L'esempio ce lo avete: Beppe Grillo ed il suo Movimento.

Non ci sono scuse. 

Gli Uomini di Buona Volontà ci sono, ma non piacciono al PD

Da: Corriere Informazione.it
30 Maggio 2013 11:35
di nadia levato 
La Camera ha bocciato la mozione presentata da Roberto Giacchetti per l'abolizione della legge elettorale Porcellum ed un ritorno al cosiddetto Mattarellum. I no alla proposta sono stati 415 mentre i si 139. In 9 si sono astenuti. La mozione ha trovato il consenso di SEL e del Movimento 5 Stelle, ma anche il sostegno di alcuni esponenti del Partito Democratico di ala renziana. Tanto basta a far diventare la mozione del vicepresidente della camera ennesimo motivo di spaccatura e polemiche tra le fila del Partito Democratico. Il primo no arriva dal presidente del consiglio Enrico Letta, che ha dichiarato: "mettere il carro davanti ai buoi significa far deragliare il carro". Anna Finocchiaro parla di "mozione intempestiva". Di parere contrario Matteo Renzi, che si complimenta con Giacchetti e dichiara: "abbiamo dimostrato che non soltanto il PDL, ma anche gran parte del PD non vuole cambiare e si vuole tenere il porcellum".
Roberto Giacchetti


Assemblea - Comunicato di seduta (Resoconto sommario)
Mercoledì 29 Maggio 2013 - 30ª Seduta pubblica

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E' stata invece respinta la mozione 1-00046, del senatore Crimi (M5S) e altri, volta a indire un referendum popolare d'indirizzo per scegliere la forma di Stato e di Governo e a delineare un percorso per una limitata riforma della seconda parte della Costituzione, riguardante la riduzione del numero di deputati, senatori e consiglieri regionali, la soppressione delle province, l'introduzione del referendum propositivo, l'incandidabilità delle persone condannate con sentenza definitiva, l'incremento delle garanzie costituzionali per le opposizioni parlamentari, la fissazione di un termine perentorio per l'esame dei ddl d'iniziativa popolare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crimi. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Gentili colleghi, signor Presidente, signor Ministro, la parola «riforme» è una delle più ricorrenti che abbiamo sentito dall'inizio della cosiddetta Seconda Repubblica.
Sotto il nome di riforma abbiamo visto operare ogni genere di nefandezza, tanto che in ogni settore, a sentire parlare di riforme, vengono i brividi ai cittadini coinvolti. Adesso ci troviamo a parlare di riformare lo Stato, la forma di governo e di Stato: a questo punto, a rabbrividire sono tutti i cittadini.
Rabbrividiscono all'idea che a mettere mano alla nostra Costituzione, che può essere considerata tra le più belle del mondo, almeno nella prima Parte, sia un Parlamento eletto con una legge elettorale che presenta profili di incostituzionalità; un Parlamento che al suo interno non è ancora riuscito a risolvere conflitti di interessi, incompatibilità e incandidabilità; un Parlamento in cui sono presenti persone che, seppur candidate, di candido hanno ben poco.
Questo Parlamento si appresta ad effettuare una riforma a suo dire epocale. Almeno così pensavamo, e invece, fin dal principio, avremmo dovuto capire che così non era: dalla nomina di un Ministro per le riforme costituzionali, già citata nell'intervento dei miei colleghi. Badate bene, non un Ministro per le riforme semplicemente, come è stato negli ultimi anni, ma delle riforme costituzionali, attribuendo, quindi, al Governo, anziché al Parlamento, quell'azione propulsiva riformativa: una novità assoluta.
Oggi ci troviamo inoltre ad affrontare un percorso strano; un percorso che facciamo fatica a capire e che vorrei spiegare per bene, affinché anche i cittadini che magari ascolteranno o leggeranno il testo potranno capire.
In sostanza, intraprenderemo un percorso per modificare la Costituzione e per accelerare il processo di modifica: impiegheremo cioè circa sei mesi per approvare nei due rami del Parlamento (con uno stop di tre mesi nel mezzo per fare il doppio passaggio) una modifica della procedura di modifica (scusate il giro di parole). Al termine di questi sei mesi circa, potremo finalmente iniziare il processo di riforma, che sarà più breve, nel senso che, tra l'approvazione prima in uno e poi nell'altro ramo del Parlamento, anziché tre mesi ne passeranno due. In sostanza, si interviene sulla Costituzione per modificare le regole per modificarla: è di questo che oggi stiamo trattando. Si avvia un percorso di mesi che porterà all'attuazione di una riforma costituzionale per prevedere tempi un po' più brevi per le successive riforme.
La domanda che sorge spontanea è: perché non utilizzare questo tempo iniziale per promuovere direttamente le modifiche necessarie?
È una tacita ammissione di non avere le idee chiare e di non avere né la volontà, né la capacità di avviare quel processo di rinnovamento dello Stato e del Governo da tutti auspicato, tanto per far prendere tempo (perché a noi sa tanto di una presa di tempo).
Passando ora al dettaglio delle proposte di modifica al percorso per modificare la Costituzione, si parla, innanzitutto, dell'istituzione di un Comitato, di una nuova Bicamerale composta da 20 senatori e 20 deputati, nominati tra i componenti delle Commissioni affari costituzionali delle due Camere. È una proposta che abbiamo letto in più mozioni.
Si prevede poi che i progetti di legge saranno esaminati in sede referente, il che, a dire delle stesse mozioni, permetterà di ridurre ed ottimizzare i tempi di esame delle proposte di modifica nei due rami del Parlamento, dimenticando che le Commissioni affari costituzionali di Camera e Senato hanno già dimostrato di potere e sapere lavorare insieme, indipendentemente dal fatto che si preveda in Costituzione questa modalità di collaborazione paritetica. In sostanza: evitiamo una nuova Bicamerale, che potrebbe portare ai fallimenti già visti; le due Commissioni potrebbero già lavorare insieme. Istituzionalizzare con una complessa riforma costituzionale ciò che già si può fare ci sembra una forzatura.
La mozione di maggioranza prevede poi in particolare, alle lettera c), l'introduzione nell'ambito di detta riforma di previsioni di modalità di esame presso le Assemblee con tempi rapidi e certi, stabilendo anche un limite di 18 mesi. Si tratta di questioni che, a nostro avviso, potrebbero essere risolte già domani, con semplici modifiche regolamentari nei due rami del Parlamento, senza dover scomodare una riforma costituzionale per velocizzare delle procedure.
L'unica novità degna di nota, presente nella mozioni di maggioranza, è quanto previsto all'ultimo punto, lettera d), vale a dire la facoltà di richiedere comunque il referendum confermativo, a prescindere dal raggiungimento dei quorum deliberativi previsti dalla Costituzione nei due rami del Parlamento (ovvero i due terzi dei componenti). Doveva essere un obbligo; adesso è diventata una facoltà, ma è già un passo avanti.
Il punto che un po' ci inquieta, però, è la generica previsione - sempre nell'ambito dell'impegno per il disegno di legge di revisione costituzionale - che l'esame presso le Assemblee debba avvenire «secondo intese raggiunte fra i due Presidenti» di Camera e Senato. Si tratta di un impegno generico - già previsto dai Regolamenti e che ci sembra quindi un po' eccessivo prevedere esplicitamente - che ci auguriamo non apra la strada a strane proposte, come l'approvazione congiunta del testo definitivo in una seduta comune di Camera e Senato, ipotesi già ventilata nelle settimane che hanno preceduto questo dibattito. Ci auguriamo, lo ripeto, che non apra a questa eventualità.
La nostra mozione prevede di impiegare i prossimi sei mesi, anziché in un lungo processo tecnico di modifica dei modi per modificare (perché è questo che ci accingiamo a fare: modificare i modi per modificare la Costituzione), in una vera e propria consultazione popolare di indirizzo. Ridiamo ai cittadini la possibilità di decidere le forme di Stato e di Governo di cui questo Paese deve dotarsi: una consultazione popolare, al termine di un percorso di informazione che vede coinvolti due soggetti. I Gruppi parlamentari, innanzitutto, protagonisti del confronto all'interno di quest'Aula, in sostanza dovrebbero traslare all'esterno il dibattito parlamentare, utilizzando i mezzi di informazione e, quindi, aprendo il dibattito ai cittadini, istituzionalizzandolo e tutelandolo nelle forme di imparzialità, trasparenza, parità di accesso e partecipazione. Si tratterebbe di utilizzare dunque i mezzi di informazione - ed il servizio pubblico in particolare -, per fare informazione e formazione serie.
Ad essere coinvolti sarebbero poi anche i centri di cultura, le scuole di ogni ordine e grado, le biblioteche, le associazioni e gli enti locali, che possano avviare percorsi formativi, avvalendosi anche di esperti, sui temi della forma dello Stato e della forma di Governo.
La consultazione popolare d'indirizzo, distinta nelle varie tematiche (forma di Stato, forma di Governo e - perché no?- anche legge elettorale), si dovrebbe basare su quesiti che alla fine di questo dibattito pubblico potranno essere formulati dagli stessi Gruppi parlamentari, appunto attuando una traslazione del dibattito da parlamentare a pubblico, oppure da un comitato di garanti. Insomma, in qualche modo questi quesiti dovrebbero chiedere ai cittadini di esprimersi sulle proposte di riforma di Stato e Governo distintamente, prevedendo però anche l'opzione zero, che è da non dimenticare, ossia la permanenza dello status quo. Benché infatti qui parliamo di riforme, non sappiamo se la maggioranza dei cittadini le vuole: magari no, magari preferirebbero che impiegassimo il nostro tempo a fare altro.
La novità che ci piacerebbe poter introdurre, inoltre, è l'abbassamento dell'età a 16 anni per l'accesso a questa consultazione popolare d'indirizzo straordinaria. Infatti, qualunque tipo di riforma dello Stato andremo ad approvare avrà i suoi effetti nei prossimi anni, non prima di un biennio da adesso. Riteniamo pertanto che, debitamente formati e informati, a subire o a giovarsi - questo non è dato sapere - di questa eventuale riforma saranno proprio i giovani che voteranno per la prima volta tra qualche anno. Questi giovani devono essere coinvolti anche nel processo riformatore.
Infine, secondo la nostra mozione, tutto il percorso di riforma deve avvenire all'interno degli istituti già previsti dagli articoli 72 e 138 della Costituzione, censurando fin da ora ogni forma di modifica della Costituzione stessa volta a semplificare il processo, in quanto potrebbe essere una strada pericolosa. Questo in merito alla mozione.
In merito alla legge elettorale, abbiamo presentato l'ordine del giorno G2. È chiaro che, com'è già stato detto da altri colleghi, è necessaria una clausola di salvaguardia, una modifica immediata, per evitare che si vada a votare con il «Porcellum».
È noto che la qualità della legge elettorale definita «Porcellum» non ha bisogno di commenti; non sappiamo ancora se la si definisce così perché è una furbata oppure perché è una brutta legge. Nel dibattito è stata introdotta la proposta del ripristino del «Mattarellum». Noi ci vogliamo sottrarre al dibattito sulla bontà dell'una o dell'altra, perché sappiamo che esso solitamente si basa su meri calcoli di convenienza elettorale, e non è questo che oggi serve al Paese.
L'attuale legge elettorale presenta aspetti di probabile incostituzionalità e criticità a tutti note; pertanto riteniamo che, nell'attesa di una nuova legge elettorale che non risponda a calcoli contingenti, si possa procedere ad una revisione di quella attuale, che risolva almeno le criticità e i profili di incostituzionalità già evidenziati. Proponiamo, ad esempio, l'introduzione della preferenza, che non comporta alcun cambiamento sostanziale, e l'uniformità del metodo di calcolo del premio di maggioranza tra Camera e Senato. Questo è infatti uno dei profili che, con la legge attuale, rendono poi difficile la governabilità.
Proponiamo inoltre l'introduzione di una soglia minima significativa per accedere al premio di maggioranza e, infine, l'uniformità delle condizioni di accesso alla ripartizione dei seggi tra liste e coalizioni, onde evitare che si facciano coalizioni strumentali per accedere ad una ripartizione dei seggi con minimi incrementi percentuali, tentando così di concentrare maggiormente nelle singole forze politiche la presenza nelle consultazioni elettorali. (Applausi dal Gruppo M5S).

Ha preso la parola anche un altro senatore del Movimento 5 Stelle.
Gli interventi dei parlamentari sono visibili su un altro link del sito del Senato dove c'è il resoconto stenografico completo...questo è sommario.
Sui siti istituzionali c'è tutto...le Tv e la stampa possono dire quello che vogliono ma i FATTI documentati parlano chiaro. Le loro proposte  o mozioni vengono bocciate dagli altri. Ogni giorno è così...

Alcune sere fa Epifani è stato ospite della trasmissione condotta dalla Gruber su La7. Sulla legge elettorale da cambiare il "traghettatore" (parola che Renzi, con la sua freschezza e generosità, ha detto che non gli piace) si è espresso in un modo che mi ha fatto pensare alla stessa posizione attendista del PdL. Grossomodo ha detto che prima bisogna fare una riforma costituzionale... e poi... successivamente... in quell'ambito... anche il cambiamento della legge elettorale.
Se, nel frattempo, il governo dovesse cadere, dico io e non solo io, si rivota con il "Porcellum"!
Posizione attendista...palude...anticamera. Come volete: ma come assomiglia al PdL!! Ed io pensavo: "Come ha ragione Grillo!!"
Qualcuno fra loro lo dice, gli scappa: "Se non avesse preso tanti voti il Movimento 5 Stelle non staremmo qui a parlare di cambiamenti."
Ne parlano... certo. Ma pianino... andiamo pianino...
Italiani, avete votato per PD e PdL alle amministrative... Non vi siete fidati degli "inesperti" candidati M5S, ma guardate che questi si stanno muovendo un po' solo per quei voti che quelli come me hanno dato al Movimento di Beppe Grillo! E nemmeno tanto! Pensateci bene la prossima volta!

venerdì 31 maggio 2013

Per non dimenticare

Da: L'Espresso
Idv     Chi è Maruccio, l'uomo del disastro
di Andrea Palladino


Ritratto dell'ex enfant prodige del partito nel Lazio. Spuntato dal nulla e arrivato in pochi anni alla stanza dei bottoni del partito. E ora finito in carcere
(13 novembre 2012)
L'ex capogruppo dell'Idv alla Pisana, Vincenzo Maruccio, è stato arrestato il 13 novembre 2012 con l'accusa di peculato per l'illecita appropriazione di fondi destinati al partito

"Voce del verbo fare". Amava scrivere così sui manifesti elettorali, Vincenzo Maruccio, l'enfant prodige dell'Idv del Lazio, spuntato dal nulla, arrivato in pochi anni prima al potente studio legale romano di Sergio Scicchitano, ombra di Di Pietro, poi nella stanza dei bottoni del partito. Per finire, però, nel registro degli indagati della Procura romana. Con l'accusa di peculato.

Quella poltrona all'assessorato dei Lavori pubblici della giunta Marrazzo l'aveva voluta con forza. Posto chiave, dove si prendono le decisioni fondamentali sulle grandi opere, fra cemento, potere e tanti, tanti soldi. Così, dopo essere stato catapultato dal nulla fino alla giunta regionale per sei mesi, fra il 2009 e il 2010, il trentunenne avvocato di Antonio Di Pietro lascia l'assessorato per la difesa dei consumatori, considerato di serie B, per entrare nel sancta sanctorum dei fondi regionali.

Con un'idea precisa: tutte le grandi opere vanno realizzate, mettendo da parte quei rompiscatole dei comitati cittadini. Sì, dunque, alla striscia di asfalto della nuova autostrada Cisterna-Valmontone, progetto ereditato dal precedente assessore Bruno Astorre, ex Margherita.

Sì al raddoppio della Pontina, sfidando l'opposizione degli ambientalisti. Sì all'espansione dei porti sulla costa laziale, il boccone ghiotto che piace tanto ai grandi investitori. Mafie comprese. La colata di opere, cemento e asfalto finite in mano al giovanissimo avvocato originario di Vibo Valentia non poteva, però, non attirare lo sguardo interessato di quell'area grigia a cavallo tra massoneria e cosche della 'ndrangheta. Siamo nel marzo del 2010, pochi giorni prima delle elezioni regionali, quando Vincenzo Maruccio è assessore della giunta uscente. La Dda di Catanzaro sta monitorando i telefoni di un gruppo di imprenditori calabresi, per un'indagine delicata e riservata sui presunti contatti tra la cosca Mancuso di Vibo Valentia e un'associazione culturale con sede a Roma, in odore di massoneria. Francesco Comerci - ritenuto dal pm Bruni «prestanome per conto di Nicola Tripodi» nella società romana Edil Sud e accusato di associazione mafiosa - parla con Rosario Presti, imprenditore formalmente immacolato.

Spiega di aver incontrato un politico calabrese, attivo a Roma: un'assessore regionale, un pezzo grosso. I magistrati di Catanzaro sembrano non avere dubbi, anche perché all'epoca quel ritratto poteva corrispondere solo a Maruccio, l'uomo che aveva riempito Roma con la "voce del verbo fare" e che, dal niente, era poi stato eletto con 8.030 preferenze. Il contenuto della telefonata sembra chiaro: voti, in cambio di appalti. Un'ombra che si allunga sull'uomo chiave dell'Italia dei valori nel Lazio, uno dei più vicini a Di Pietro, che per ogni questione, ogni dubbio, ogni decisione ripeteva ormai come un disco: «Chiamatemi Maruccio». E lui arrivava, alzandosi dalla doppia poltrona di capogruppo in Regione e di segretario politico.

La bufera scoppia all'improvviso. Quando la Banca d'Italia segnala ai magistrati una serie di movimenti sospetti sul conto corrente dell'Idv della Regione Lazio. Dopo una prima verifica scatta per Maruccio l'iscrizione nel registro degli indagati, con l'accusa di peculato. «Per ora lavoriamo su questo fatto preciso, poi vedremo», commentano i pm, assicurando, però, che gli investigatori stanno ricostruendo passo dopo passo la fulminante ascesa dell'avvocato calabrese. Dietro le bocche cucite dei magistrati si intuisce che l'asse Calabria-Lazio potrebbe risultare estremamente interessante, anche perché non è chiaro che fine abbiano fatto i soldi entrati nei conti di Maruccio. Gli estratti bancari mostrano un vorticoso giro di entrate e uscite, che l'ex capogruppo Idv giustifica con la "normale" attività politica. Acquisto dei condom per il Gay Pride compreso.


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Chissà come saranno contenti gli Italiani di aver pagato con le loro tasse i condom per far divertire gli omosessuali che hanno partecipato a quel raduno che chiamano Gay Pride e che quella persona raffinata ed intelligente che risponde al nome di Franco Zeffirelli in televisione definì "un troiaio".

Il giovane avvocato di Antonio Di Pietro, (l'uomo della legalità non dimentichiamolo), si giustificava con quella benemerita spesa (per lui!) insieme a non ben definite "attività politiche"!  

Ha avuto anche l'inutile (per lui!) assessorato per la difesa dei consumatori. 
Ora capisco ancora meglio perché, pur avendo IdV un suo uomo nel C.d.A. di ACEA ATO2 come Consigliere e Vicepresidente, questi non ha fatto nulla per NON FAR PAGARE agli utenti della mia zona la depurazione fognature + IVA al 10% come io gli avevo segnalato, visto che le fognature NON LE AVEVANO, ed in cambio mi era stato detto da un avvocato cassazionista, messomi a disposizione presso la sede regionale del partito per il problema da me proposto, di indurre i cittadini a fare una class-action perché "ora anche IdV ha una associazione di consumatori". 
Era Maruccio all'assessorato forse "l'associazione di consumatori di IdV"??
I militanti, i tesserati, erano ritenuti dei poveri sciocchi evidentemente.
Ma io non lo sono e rifiutai. Scrissi un dépliant e lo diffusi informando chi pagava le fognature senza averle che l'uomo di IdV non aveva fatto nulla e, se proprio volevano fare un class-action era meglio si rivolgessero alla Federconsumatori. Cosa che personalmente io ho fatto ottenendo giustizia.

Questo era il Partito. 
Ma non tutti i tesserati erano scemi ed ora il Partito non esiste più.
Personalmente non ho mai raccolto firme ai banchetti perché vedevo che i tesserati erano solo "portatori d'acqua".
Ho fatto campagna elettorale, questo sì, anche perché mi fu chiesto di stare in lista per le amministrative.
Me ne sono andata molto tempo prima che venisse fuori lo scandalo Maruccio, come ho ampiamente documentato su questo blog.


IdV: il lupo perde il pelo ma non il vizio

----- Original Message -----
Sent: Friday, May 31, 2013 2:50 PM
Subject: Comunicato del candidato alla Segreteria Nazionale IDV ANTONIO BORGHESI

CONGRESSO IDV: C'E' CHI VUOLE FERMARE IL CAMBIAMENTO?
Cari amici,
il congresso nazionale del partito è l’ultima occasione che abbiamo per invertire la rotta e aprire una fase nuova, in totale rottura con il passato. L’ho detto sin dall’inizio: sogno un partito nuovo, democratico, aperto, con un’organizzazione non più verticistica, ma dal basso. Credo sia il sogno di molti di voi.
Ebbene, alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni, il timore è che vi sia qualcuno che non voglia che tutto questo accada e che, piuttosto, punti ad una Italia dei Valori gattopardesca, dove tutto cambia senza che nulla cambi davvero.
Ho la forte preoccupazione che il congresso possa non svolgersi con la trasparenza e la legalità che questo importante momento di rinascita di Italia dei Valori richiede.
Mi  auguro che, mercoledì prossimo, l’Ufficio di presidenza faccia sentire forte e chiara la sua voce. Diversamente, farò una seria riflessione se continuare o meno questa avventura: che senso avrebbe continuare a giocare un partita non regolare, dove si farebbe strame delle regole?
Ecco il punto. Nell’ultimo mese, nelle ultime settimane, c’è stata una anomala ed abnorme crescita di iscritti. Ciò è accaduto, soprattutto in alcune regioni. Io ho denunciato, ogni giorno, puntualmente queste anomalie. Potete farvene un’idea chiara dall’allegato che vi mando unitamente a questa mia comunicazione.
Alle amministrative, abbiamo presentato le nostre liste in soli 19 comuni su 700 che andavano al voto, peraltro con esiti preoccupanti, nonostante gli entusiasmi di qualcuno. Ebbene, allora come è possibile che, in alcune regioni non ci siamo presentanti per mancanza di persone da mettere in lista ed improvvisamente, in quelle stesse regioni, compaiono centinaia di iscritti?
Ieri, la maggioranza dei garanti dei candidati, al termine della riunione,  ha dichiarato di non poter assicurare il controllo sulla effettiva autenticità di ogni singolo tesseramento del 2013.
In effetti, avendo avuto accesso ai moduli di iscrizione depositati presso la sede, ho potuto constatare come in molti casi le sottoscrizioni sembrano prodotte dalla stessa mano, in altri  mancano riferimenti telefonici , in qualche caso, previa mia telefonata di accertamento, il neo-iscritto non sapeva neanche cosa fosse Italia dei Valori.
Ebbene, io mi chiedo e vi chiedo: che senso ha? E’ evidente che siamo di fronte al vero nodo di questo congresso straordinario. Così non può andare!
Dalle decisioni che saranno assunte nelle sedi opportune dei prossimi giorni, dipenderà la mia decisione di continuare o meno questa battaglia.
Se qualcuno sta truccando le carte, dopo le opportune verifiche, va fatto accomodare alla porta. Senza se e senza ma. Siamo stati il partito della legalità. Ma se non riusciamo a farla rispettare neanche dentro casa nostra, allora niente ha più senso.

Antonio Borghesi
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Antonio Borghesi non si era mai accorto prima dell'andazzo all'interno del Partito di cui anch'io ho fatto parte?
L'on. Ivan Rota mi scrisse e seguì la "sparizione della mia tessera" proprio alle soglie del Congresso Regionale Lazio. Eppure un serio avvocato della mia sede aveva consegnato già da tempo nelle mani della Segretaria del Coordinatore Regionale la mia scheda con firma e pagamento per il rinnovo annuale. Poi, all'improvviso, riapparve.
Che ridere! E non fu l'unico episodio prima di quel Congresso: potrei fare altri nomi di compagne di partito (anche loro poi fuggite)  che hanno vissuto la stessa esperienza.

Siamo stati il partito della legalità. Ma se non riusciamo a farla rispettare neanche dentro casa nostra, allora niente ha più senso.  Scrive Borghesi... Ma quando mai "siamo stati il partito della legalità" caro Borghesi! A parole!
Non la facevano rispettare nemmeno prima la trasparenza e la legalità!
Lei dice che allora niente ha più senso : infatti! E da molto!
Tutte le lettere, anche pubbliche, scritte da tanti tesserati al creatore del Movimento poi Partito a lei non sono mai giunte? Non ne ha mai avuto sentore? Di Pietro le cestinava e basta?
Boh??!