martedì 11 giugno 2013

Esempi di civiltà

Spiagge Pulite 2013 - resoconto (by marco panista, published Lunedì 10 Giugno 2013 19:04)
                                                                                                            
La foto non è chiarissima ma riconosco sull'estrema destra Marco Omizzolo e Veronica Tecchio




SI E' SVOLTO SABATO 8 GIUGNO, PRESSO LA SPIAGGIA GOLFO SERENO A SAN FELICE CIRCEO, L'APPUNTAMENTO ANNUALE DI SPIAGGE E FONDALI PULITI
GRANDE SUCCESSO DI UNA DELLE INIZIATIVE NAZIONALI DI LEGAMBIENTE PIÙ AMATE, ALL'INSEGNA DELLA DIFESA DELLE NOSTRE SPIAGGE DA RIPULIRE DA RIFIUTI E ABUSIVISMO EDILIZIO
 
Dopo il rinvio di sabato 25 maggio a causa delle cattive condizioni meteo, si è svolta sabato 08 giugno, presso la spiaggia Golfo Sereno a San Felice Circeo (LT) “Spiagge Pulite”, una delle iniziative più amate e seguite di Legambiente. Organizzata dal circolo Larus Legambiente di Sabaudia, la giornata ha visto la partecipazione anche di altre associazioni, come Kirkos-rap, Odissea e degli studenti dell'istituto Leonardo da Vinci, impegnati già nel progetto “Litorale partecipato” del circolo Larus e dell'associazione Kirkos- rap.
 
Mare e spiaggia rappresentano dei beni comuni che vanno tutelati da ogni scempio e sopruso, pertanto l'impegno comune delle decine di volontari intervenuti, riforniti per l'occasione di un apposito kit di raccolta per i rifiuti, è stato quello non solo di ripulire un tratto di costa abbandonato, sporco, poco fruibile per cittadini e turisti e restituirlo alla sua originaria bellezza, ma anche per tornare a denunciare, con un blitz compiuto durante lo svolgimento dell'iniziativa, alcuni casi di abusivismo edilizio compiuti proprio sulla spiaggia e attualmente sotto sequestro. Per questo specifico chiediamo il pronto impegno da parte delle istituzioni e in particolare del Comune di San Felice Circeo per il suo prossimo abbattimento.
Ancora una volta l'impegno dei volontari, attivisti e simpatizzanti del Circolo e delle associazioni intervenute ha dimostrato come l'incuria si combatte anche con un impegno di volontariato contro chi vuole trasformare fondali e spiagge in discariche, colate di cemento, luoghi in cui regna l'abusivismo e si nega l'accesso al mare.
 
L'appuntamento è rinnovato non solo per la prossima edizione, ma anche alle imminenti iniziative che il circolo Larus organizzerà nelle prossime settimane, a partire dalla quinta edizione di Festambiente Larus che si svolgerà proprio a San felice Circeo il 2, 3 e 4 agosto.
   
Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia

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Mi sento un po' in colpa per non essere stata con loro, esempi di civiltà che, si spera, la gente sappia prendere raccogliendo i propri rifiuti in un sacchetto e conferendoli negli appositi cassonetti.
La bellezza della Natura non deve essere sporcata, sfregiata, da plastiche, vetri, alluminio, polistirolo ecc. abbandonati e che la Natura non può assorbire in alcun modo.
Raccogliete le cicche delle vostre sigarette in un contenitore qualsiasi, non lasciatele sulla bionda sabbia di questi luoghi e di nessun altro luogo. Alle mamme dico raccogliete le cannucce dei succhini dei vostri bambini: una volta che ho pulito con i meravigliosi compagni di Legambiente la spiaggia della Bufalara questi piccoli oggetti erano in una quantità spaventosa, misti alla sabbia! Che schifo e che peccato ridurre le spiagge così per pigrizia, per non fare il piccolo sforzo di darsi una minima regola...

lunedì 10 giugno 2013

Storiacce

Da: Corriere della Sera.it


Marrazzo in aula:«Il mio fu un errore grave»

Trans, droga e ricatti: l'ex presidente del Lazio testimone contro i carabinieri. Il racconto: «Berlusconi mi disse: 'Tutto bene, il video è stato sequestrato'»

di Ilaria Sacchettoni

ROMA - Abito grigio chiaro, vibrazioni emotive contenute dallo sforzo di recuperare ricordi e traumi del passato. Chiede l'avvocato Luca Petrucci, parte civile al processo: «Piero Marrazzo è cambiata la sua vita?». Risposta: «Mi sono separato. Mi sono dimesso. Ed era giusto farlo. Sono tornato a non fare (sottolineato dal timbro di voce) il mio lavoro. La pressione della stampa è stata micidiale. Sono contento che questa storia sia riportata nel giusto alveo di un processo».

L'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo esce dal tribunale (Jpeg)L'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo esce dal tribunale (Jpeg)
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REPUTAZIONE SVANITA - Premessa necessaria per capire la testimonianza di Marrazzo al processo che vede imputati i carabinieri della compagnia di Roma Trionfale Nicola Testini, Carlo Tagliente e Simeone Luciano, accusati di estorsione, spaccio, perquisizione illegale, rapina e concussione, è prevista la sua deposizione. L'affaire Marrazzo che ha rischiato di smantellare la fiducia nell'arma dei carabinieri ha invece sbranato la reputazione di un uomo.
A CASA DEL TRANS - Tutto inizia il 3 luglio in un appartamento di via Gradoli. «Allora ero presidente della Regione e commissario dei rifiuti e della sanità. Chiesi alla scorta di poter andare a piedi, sono entrato nell'appartamento della persona che avevo chiamato prima (il trans Natalie) e sono entrato mi pare di ricordare nel secondo ambiente. Ho iniziato a spogliarmi. Trovandomi in questa stanza, dopo un lasso di tempo non ho sentito un campanello e nell'accadere ho visto entrare degli uomini, uno più alto e uno un po' meno robusto. In seguito, questo è stato ribadito, erano carabinieri della stazione Trionfale. Sono stato relegato, mi è stato preso il telefonino per un lasso di tempo che mi è sembrato lungo. Ho avuto paura».
Il trans Natalie   (Proto)
Il trans Natalie (Proto)

«HO COMMESSO UN ERRORE GRAVE» - Intanto, prosegue il racconto «l'altra persona veniva tenuta in un'altra stanza. Le sentivo dire che non c'era campo. Non erano in divisa. Mi sentivo quasi sequestrato. Ma l'altra persona confermava che erano carabinieri. Questo stato è continuato e aumentava la paura. Natalie mi disse che se avessi dato dei soldi ero libero. Arriva il carabiniere più alto che mi spinge in bagno. Questa richiesta fu fatta dal carabiniere più alto. Mi fu consentito di rivestirmi e accedere nell'altra stanza. Ora sono passati quattro anni. Tre assegni che arrivavano a ventimila euro. Mi fu chiesto il numero di cellulare. Era una condizione di restrizione e violenza psicologica. Mi rendevo conto di aver commesso un errore grave in termini personale. Dicevano che se non avessero avuto ordini non potevano fare nulla».
IL RICATTO - Il pm domanda dei soldi. Quel giorno l'ex governatore ne aveva molti in contanti con se. «Avevo una vita impegnata ed ero al lavoro. Aiutavo a fare i pagamenti. Il mio segretario Adelfo Luciani se ne occupava. Era una cifra intorno ai 5mila euro per pagamenti da effettuare. In quel momento mi fu prelevato tutto quello che avevo dai due carabinieri. Me lo ricordo molto bene. Ottocento millecento euro erano per Natalie. Glieli diedi in contanti. Brevi manu». «Lei disse una cosa più precisa: la somma concordata per l'incontro era cinquemila euro. Mi sembra di averne dati duemila. La somma era inferiore. Evidentemente». Il pm chiede allora: «Quando i carabinieri le chiesero il numero di telefono quel giorno a casa di Natalie prima di lasciarla andare cosa pensò?». «Loro mi dissero che la cifra a cui pensavano era superiore e che quindi mi avrebbero chiamato». Domanda l'avvocato di Marrazzo Luca Petrucci: «Ma quante telefonate arrivarono poi?». Risposta: «Una, forse due».
Carlo Tagliente, uno dei carabinieri accusati del ricatto a Piero Marrazzo






Carlo Tagliente, uno dei carabinieri accusati del ricatto a Piero Marrazzo

«MAI I TRANS ALLA REGIONE» - Ancora Petrucci: «Nel verbale del 9 gennaio lei parlò di una sola telefonata di una persona a nome Brenda. Venne avvicinato? Raggiunto? Ha mai ricevuto questi trans in Regione?». «Mai». Domanda: «Li ha mai accompagnati sulla sua auto?». «Mai». Il momento è delicato. Nell'aula sesta del tribunale si cerca di incollare tra loro frammenti di reputazione lacerata nel corso di quattro lunghi anni. Quanti incontri in quell'anno? «Tre sicuramente. E poi un quarto», risponde Marrazzo. Si diceva fossero quotidiani i rapporti con i trans. «Il consumo di stupefacenti avveniva solo in questi casi?» Risposta: «Sono state dette falsità. Si sarebbe visto, nella mia vita sono anche uno sportivo, avrebbe inficiato il lavoro».

IL VIDEO E IL CAVALIERE - «Quando lei fu sentito in procura - chiede il sostituto Rodolfo Sabelli - il pm le mostrò il video?». «Si». Un passo indietro. «Andai d'urgenza al ministero e tornando mi dissero che mi aveva cercato la presidenza del consiglio. Non ricordo se richiamai io o il contrario ma ci sentimmo. Mi disse (Silvio Berlusconi, ndr) che un direttore dei giornali del gruppo, mi pare Signorini, è un video inutilizzabile, mi disse che ce l'aveva un'agenzia. Era un'agenzia ma il nome l'ho rimosso. All'inizio della settimana mi ricordo che ero tornato dalla Siria. La settimana in cui verrò poi ascoltato dai magistrati. Mi fu dato il numero... Chiamai. Mi rispose una donna. Le dissi vorrei vederlo e che mi sarei attivato per quella persona. Nei giorni successivi fui raggiunto da una nuova telefonata del presidente del consiglio. 'Tutto bene è stato sequestrato dai carabinieri', mi disse».
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Marrazzo con Rutelli e Veltroni in campagna elettorale
da: blitzquotidiano.it
La battaglia del Lazio. Il centrosinistra cerca candidati
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«Avevo una vita impegnata ed ero al lavoro. Aiutavo a fare i pagamenti. Il mio segretario Adelfo Luciani se ne occupava. Era una cifra intorno ai 5mila euro per pagamenti da effettuare.

L'articolo non chiarisce di chi erano i soldi: pubblici o privati?
Le frasi testuali riportate nell'articolo come dette in Tribunale fanno sembrare che l'allora Presidente di Regione "ero al lavoro. Aiutavo a fare i pagamenti." eseguisse dei pagamenti per lavoro "ero al lavoro "... Strano che un Presidente di Regione eseguisse personalmente i pagamenti con del contante... Da Funzionario della Pubblica Amministrazione in pensione posso affermare che i pagamenti si fanno per mandato di pagamento tramite la Tesoreria dell'Amministrazione in essere... Solo le piccole spese documentate possono essere rimborsate in contanti... Boh?!
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Da: Il Cofanetto Magico

 A che punto sono le indagini sulla morte del trans Brenda del caso Marrazzo?
Il transessuale Brenda
Che fine abbia fatto Brenda, coinvolta nel caso dell’ex Governatore del Lazio, Piero Marrazzo, lo sappiamo, purtroppo: è stata trovata morta (nel novembre 2009), soffocata dal fumo che aveva invaso il suo monolocale di via Due Ponti a Roma, dopo che un trolley, sistemato all’ingresso, aveva preso fuoco bruciando tutto l’appartamento. Allora la domanda dovrebbe essere formulata in un altro modo: Brenda è morta casualmente o è stata uccisa? E perchè non si sa più nulla delle indagini su questa vicenda a dir poco terrificante? Diciamo la verità: sin dall’inizio nessuno ha creduto che la sua morte fosse dovuta a cause naturali. Brenda dava fastidio a molte persone, soprattutto dopo la sua minaccia di parlare, raccontando tutto sul traffico di prostituzione, di cocaina; di uomini di potere che sarebbero stati coinvolti nello scandalo dei transessuali e in altri affari illeciti.
Lo ripeteva spesso, asserendo di essere in possesso di filmini molto compromettenti che avrebbero scoperchiato la pentola degli inferi. Potrebbe essere stata assassinata perchè era una testimone scomoda; infatti è stata la prima ad essere stata interrogata dalla procura, in quanto si temevano ripercussioni su di lei. E anche sulla sua amica Michelle, che però è scappata subito all’estero.

Gianguerino Cafasso faceva uso di cocaina e la vendeva anche ai trans, che poi la dividevano con i loro clienti.
Chi non è riuscito a fuggire è stato invece il pusher Gianguerino Cafasso; perchè è stato ucciso prima da una dose massiccia di eroina “mascherata” da cocaina.
Pure lui sapeva troppo; la sua eliminazione è avvenuta il 12 settembre dello stesso anno.
Ne abbiamo già parlato nel Cofanetto Magico (cliccate qui per leggere l’articolo), ponendoci molte domande a riguardo.
Anche di Piero Marrazzo abbiamo già discusso a lungo: una persona indegna che non merita ulteriore attenzione. Tuttavia lui è libero. Lui è vivo. Lo scandalo che lo ha coinvolto nel luglio 2009, quando fu trovato in compagnia del viado transessuale brasiliano Natalì, non è servito a niente, considerato che ha avuto il coraggio di chiedere di tornare a lavorare in RAI, la televisione pubblica sovvenzionata anche dai cittadini. Cittadini che gli hanno pagato molti dei suoi vizi: compresa l’automobile di servizio con cui si recava dalla sua amante trans.
Quello che non trovo giusto è non si sappia più nulla delle indagini sulla morte di Brenda e di Cafasso. Brenda aveva un trolley pronto; forse voleva scappare anche lei. Non ha fatto in tempo. Il nullaosta da parte della procura, che ha dato via libera alla sua sepoltura, è arrivato non molto tempo dopo la sua morte. Ma poi? Brenda faceva parte di quella società reietta, di quel sottobosco anonimo e disperato a cui non si offre neppure un segno di pietà. Forse per questo di lei non si parla più. Era una poveraccia nata in un corpo sbagliato, che guadagnava per spedire soldi alla sua famiglia in Brasile.
A causa di quel corpo che sentiva estraneo, non riusciva neppure a trovar un lavoro “normale” che le permettesse una vita dignitosa.
Per questo Brenda aveva deciso di vendere la sua “sfortuna”, la sua “sofferenza” a uomini ricchi che sapevano come sfruttarla. A uomini viziati che cercavano emozioni forti e spesso perverse per sopperire alla monotonia di una vita familiare senza particolari scosse.
Speriamo quindi di sapere presto a che punto sono le indagini sulla sua scomparsa e su quella di Gianguerino Cafasso (oltre ad avere notizie sui sei carabinieri indagati per questo squallido caso). Perchè i loro nomi non vengano dimenticati, soltanto per aver fatto parte di quella categoria di persone che vogliamo dimenticare. Anche Brenda e Gianguerino hanno sbagliato, nella vita: è vero. Soltanto che loro hanno pagato i loro errori con la morte.
Maria Cristina Giongo

E per finire.... promemoria:
Da: questo blog 

venerdì 22 febbraio 2013

Storace e Marrazzo: due ex Presidenti della Regione Lazio si stringono la mano con l'ex Assessore della Giunta Marrazzo Avv. Maruccio, (ex Consigliere Regionale di Italia dei Valori voluto e sponsorizzato da Antonio Di Pietro in entrambi i ruoli, nonché in quello di Coordinatore Italia dei Valori Lazio) che li ospita e fa da "notaio" del loro amichevole incontro.

domenica 9 giugno 2013

Una petizione

Change.org
Ciao Rita,

Grazie per aver firmato la nostra petizione, "La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco."

Puoi aiutare a vincere questa campagna chiedendo ai tuoi amici di firmare anche loro? È facile condividere con i tuoi amici su Facebook - clicca qui per condividere la petizione su Facebook.

Sotto c'è anche un esempio di email che puoi inoltrare ai tuoi amici.

Grazie ancora -- insieme stiamo creando il cambiamento,

Rete 100 passi

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Messaggio da inoltrare ai tuoi amici:

Ciao!

Ho appena firmato la petizione "La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco" su Change.org.

È importante. Puoi firmarla anche tu? Qui c'è il link:

http://www.change.org/it/petizioni/la-memoria-di-falcone-e-impastato-non-può-essere-offesa-da-un-panino-austriaco?share_id=wCmjCHUkBM&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petition

Grazie!

Rita
Questa email è stata inviata da Change.org a rita.coltellese@gmail.com.
Non hai firmato questa petizione? Clicca qui.
Puoi modificare le preferenze sulle notifiche o annullare l'iscrizione alle email di Change.org.
Lancia una petizione su Change.org
Indirizzo postale: Change.org. 216 West 104th Street, Suite #130, New York, NY 10025. US

La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco

Siamo venuti a conoscenza che in una panineria viennese, "Don Panino", si vendono panini dai nomi: Don Greco, Don Buscetta, Don Corleone, Don Mori, Don Falcone e Don Peppino, quest'ultimo con chiaro riferimento a Peppino Impastato. 

Nella descrizione del menù si legge: “Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue”.

Per quello su Giovanni Falcone la descrizione è invece: “Sarà grigliato come un salsicciotto”
Riteniamo l'episodio gravissimo e frutto non solo di un utilizzo di cattivo gusto per motivi commerciali, ma di qualcosa di più profondo. Il menù oltre ad essere offensivo nei confronti di Falcone ed Impastato fa un lavoro più sottile accomunando boss mafiosi e collusi con le vittime della mafia.
Temiamo che non si tratti di un episodio occasionale, di luoghi comuni sull’Italia o di un episodio di xenofobia. Il logo del locale che richiama il manifesto del film “il padrino” lo abbiamo già visto anche in Germania, in alcuni locali spesso gestiti da italiani.
Chiediamo quindi al Ministro degli Esteri Emma Bonino di intervenire presso le autorità austriache per l'immediata messa al bando di questi prodotti, l'oscuramento del sito e per l'avvio di accertamenti sull'origine dei locali che in Europa portano questo marchio.
Danilo Sulis
Presidente Rete 100 passi

Una notizia buona e una cattiva

2013
Da: RUSSIA OGGI
Liubov Rogovskaya, una signora minuta e bruna dall’espressione dolce che da trent’anni  dirige l’istituto, non nasconde il proprio orgoglio dando inizio alla visita: attraversiamo locali ristrutturati  da poco, dai teneri colori pastello e dalle  pareti ricoperte da disegni di animali o di paesaggi.
L’orfanatrofio ospita oggi 96 bambini in tenera età ai quali, a prima vista, non manca proprio nulla. Le sale gioco sono stracolme di giocattoli. Le palestre, i locali per le terapie in acqua e di sterilizzazione sono in condizioni eccellenti. Le attività per occupare e far crescere i piccoli sono molteplici, e vanno dallo sport alle attività manuali, al canto.
La maggior parte degli ospiti dell’istituto, come accade in tutti gli orfanatrofi in Russia, è composta da “orfani sociali”. Ciò significa che i loro genitori sono vivi,  ma per svariati motivi si sono separati dai figli. Assai di frequente, si tratta di persone ai quali sono stati ridotti i diritti genitoriali; talvolta ne sono stati privati del tutto.


Di conseguenza i bambini ospiti di questi istituti hanno status diversi: quelli i cui genitori non sono stati privati del tutto della patria potestà non possono essere adottati, ma soltanto ospitati in affido presso le famiglie. Sono dunque adottabili soltanto i bambini i cui genitori non hanno più alcun diritto su di loro, sia che li abbiano abbandonati per scelta, sia che vi siano stati costretti.
“Ventotto bambini si trovano qui soltanto provvisoriamente, in attesa di ritornare nelle loro famiglie naturali. Per tutti gli altri sarà invece indispensabile trovare famiglie alle quali darli in affido”, spiega la Rogovskaya.
A livello federale non esistono normative che prevedono aiuti alle famiglie in difficoltà. In Russia i servizi sociali non fanno niente per incoraggiare le madri a non separarsi dai figli. E non esistono neppure strumenti e metodiche per riabilitare quelle famiglie alle quali i servizi sociali abbiano tolto un bambino, perché “la sua vita o la sua salute erano in pericolo”.
Negli ultimi anni, però, sono proprio gli orfanatrofi ad aver intrapreso un’opera di “prevenzione” nei confronti dell’abbandono dei bambini o della loro entrata in istituto. “Abbiamo perfino un programma di aiuto per le madri, così che possano sviluppare i presupposti necessari a riottenere i loro bambini”, sottolinea la Rogovskaya.
Le madri si impegnano a fare visita regolarmente ai loro piccoli e in queste occasioni sono affiancate da psicologi, medici e pedagoghi. “Il nostro scopo è quello di far sì che tutti i nostri piccoli ritrovino  una casa. La loro o un’altra”, conferma Sofia Valerieva, capo infermiera dell’istituto.
Nel 2012, sono entrati in questo orfanatrofio 92 bambini  e 84 ne sono usciti o per essere inseriti in una famiglia o perché avevano raggiunto l’età per entrare in un istituto per la fascia di età 5-18 anni. Altri 25 hanno ritrovato le loro famiglie naturali.
Per accudire questo centinaio di orfanelli, l’istituto dà lavoro a  197 persone, ma secondo Valerieva sarebbero insufficienti: a fronte di 63 infermieri ne occorrerebbero almeno il  doppio. L’orfanatrofio ha visto il personale ridursi di parecchio ultimamente,  perché gli stipendi sono troppo bassi.
Sofia Valerieva come  capo infermiera guadagna 17mila rubli al mese, ossia 417 euro. Un infermiere semplice non supera  i 220 euro. La direttrice conferma che “questo per adesso è il nostro problema principale, e ormai siamo  anche a corto di personale medico e pedagoghi”.
Tuttavia l’atmosfera generale dell’istituto non lascia trapelare queste preoccupazioni. Ogni gruppetto di sei-sette bambini è affidato alle cure di due adulti.
Vedendo arrivare un visitatore, i piccoli alzano lo sguardo pieni di curiosità, ma restano sulle loro. Sono piuttosto timidi e riservati. Alcuni invece sono molto fieri di mostrare quello che sanno fare: per esempio il piccolo Artem, di quattro anni, dritto in piedi al centro della sala spettacoli, canta a squarciagola e ripete ben tre volte la stessa strofa di una canzoncina sull’albero di Natale.
Nei reparti lattanti, alcune balie si occupano una alla volta di ciascun bebè, soprattutto di quelli che necessitano di cure particolari. “La maggior parte dei bambini ha problemi di salute, congeniti o causati da un cattivo accudimento”, racconta con tristezza Valiereva. Alcuni bambini presentano ritardi nello sviluppo, altri sono arrivati qui dopo essere stati maltrattati a lungo, erano malnutriti o erano rimasti abbandonati a loro stessi.
Certo, l’Orfanatrofio numero 1 sembra un rifugio confortevole e sicuro per i piccoli orfani ai quali non manca niente, tranne l’essenziale: “Niente, nessun confort materiale sostituirà mai il calore di una vera famiglia”, conclude la Rogovskaya.
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Da: Giornalettismo.com
I neonati russi picchiati negli orfanotrofi

di   - 19/04/2013 - Ordinato l'arresto di due infermiere: bambini maltrattati perché piangevano



I neonati russi picchiati negli orfanotrofi

Le autorità russe hanno ordinato l’arresto di due infermiere, accusate di aver picchiato tre bambini in un orfanotrofio, dopo una notte passata a ubriacarsi. A riportare la notizia è il New York Times, che spiega come le donne avrebbero aggredito i piccoli per farli smettere di piangere.
LE INFERMIERE E L’AGGRESSIONE AI BAMBINI - Una delle vittime, che aveva soltanto 7 mesi, è stata ritrovata avvolta in un lenzuolo in modo che le sue urla fossero soffocate. Inizialmente in come, le sue condizioni sono ancora riservate. Gli altri bambini, un ragazzino di tre anni e una di 10 mesi, sono stati ricoverati con lesioni multiple, così come hanno spiegato gli investigatori. Tutto è avvenuto in un orfanotrofio nella regione orientale di Khabarovsk, lo scorso primo aprile: soltanto una settimana dopo l’aggressione è stata segnalata ai funzionari di polizia, tanto che le infermiere sono adesso scomparse.
ORFANI E RUSSIA – Il dramma degli orfani è diventato un tema sensibile e molto politicizzato in Russia, soprattutto dopo la decisione da parte del Cremlino di vietare le adozioni alle famiglie americane. Una risposta alle misure prevista dalla lista Magnitsky, con il mancato visto e sanzioni previsti per i funzionari russi che si sono macchiati di violazioni dei diritti umani. Prima ancora, alcuni casi di morte di bambini russi adottati negli Stati Uniti e in altri paesi aveva spinto le autorità a limitare l’accesso alle adozioni. Poco è stato però fatto per migliorare le condizioni di vita all’interno degli orfanotrofi russi o per promuovere le adozioni tra le stesse famiglie russe. Più di 600 mila bambini russi vivono al di fuori della custodia dei loro genitori biologici, molti confinati in “case-famiglia”. Circa 130 mila soffrono di problemi fisici e psichici, ma spesso negli orfanotrofi mancano strutture e personale adatto. Anzi, a volte vengono anche trascurati e maltrattati. “Non è chiaro – si legge sul Nyt – quanti bambini vivevano nell’orfanotrofio della regione di Khabarovsk o se ci fossero precedenti di abusi e violazioni”.
GLI ABUSI – Secondo quanto hanno spiegato gli investigatori, i pestaggi sarebbero iniziati quando diversi bambini si sarebbero svegliati durante la notte, iniziando a piangere. Picchiati dalle due infermiere, i piccoli sono stati trovati in condizioni gravi soltanto il mattino successivo, quando sono arrivati gli altri infermieri. Solo allora sono stati sono stati portati in ospedale.
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2012
Da: TM News

Cina/ Nuovo scandalo sul web: bambini incatenati in orfanotrofio

Avviata indagine dopo lo sdegno espresso sui social media


Roma, 6 lug. (TMNews) - Ancora una volta sono stati internet e i social media a denunciare una vicenda di abusi in Cina, questa volta ai danni di bambini con problemi psichici ritratti ammanettati in un orfanotrofio della contea Cangnan, nella provincia orientale di Zhejiang. La vicenda è emersa alla fine del mese scorso, quando sulla rete ha cominciato a circolare la fotografia di due bambini, di 6 e 9 anni, costretti a mangiare legati a una panca di legno, uno con una catena di metallo, l'altro con una stoffa blu al collo.

L'immagine ha subito scatenato la reazione indignata degli utenti dei social media, che ha indotto le autorità locali ad avviare un'indagine per maltrattamenti nell'orfanotrofio che accoglie 21 bambini, di cui 19 con problemi psichici o fisici. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa ufficiale Xinhua, le autorità locali hanno ammesso che le quattro donne che gestivano l'istituto "hanno usato le catene per separare i due bambini, entrambi affetti da disturbi mentali". Il più piccolo, precisa l'agenzia di stampa, è sordo-muto e affetto da epilessia, mentre il più grande sarebbe affetto da schizofrenia e tenderebbe ad azioni violente. Le catene servivano quindi a "evitare che i bambini defecassero senza controllo e che facessero del male agli altri minori".

La vicenda ha fatto tornare in primo piano i problemi di gestione degli istituti di cura in Cina, dopo che le autorità hanno deciso di affidarle o venderle a privati, ha sottolineato Xinhua. Ma anche sull'assenza di controlli da parte dello Stato, ha sottolineato all'agenzia di stampa un ricercatore dell'Accademia di Scienze sociali della provincia, Zhong Qi: "Non dobbiamo dimenticare un fattore importante in questa tragedia: l'assenza di supervisione e il fallimento del governo nel suo ruolo nel settore di asssistenza".

Una lettrice che ha lasciato un commento sotto il mio post del 16 ottobre 2011 sugli "Orfanotrofi Lager",(che riportava 2 notizie:in Russia nel 2011 e in Cina nel 1996), chiedeva se oggi tali situazioni limite sono ancora presenti.
In Russia sembra di sì e la notizia cattiva riguardava un caso brutto come ne sono capitati anche da noi recentemente negli Asili Nido...
Però c'è anche la notizia buona su un orfanotrofio modello.
In Cina, invece, sembrano esserci ancora dei problemi.

mercoledì 5 giugno 2013

TV inguardabile

Non riesco più a seguire trasmissioni che fino a poco tempo fa reggevo abbastanza.
"Agorà" su RAI3 è un fiorilegio di chiacchiere banali, di ripetizione di cose che sappiamo tutti e che gli ospiti di turno ripetono reiteratamente, mentre la gente aspetta decisioni dal governo PD-PdL che gli ospiti, ciascuno per la propria parte, sostengono, mascherando dietro bla-bla circonvoluti la NON decisionalità del governo medesimo.
Sono tutti occupati a demolire Beppe Grillo con le parole, ad evitare accuratamente di parlare dei disegni di legge che M5S presenta ma che PD e PdL non votano. Su Giacchetti, illuminato come Renzi del PD e per questo emarginato, stamane hanno accennato ridacchiando al fatto che il Movimento 5 Stelle ha votato a favore per la mozione Giacchetti, che aboliva il Porcellum, solo quando il PD l'aveva indotto a ritirare tale mozione.
Vomitevole tentativo di eludere la REALTA': Giacchetti voleva cambiare la schifosa legge elettorale vigente fatta dal governo Berlusconi e il PD gli ha detto di ritirarla.
Tutto qui. Il resto è "fuffa", tentativo di depistare i cervelli che non sanno capire da soli come stanno le cose.
Ha perfettamente ragione Beppe Grillo ad avercela con CERTI giornalisti, attenti non ad informare ma a falsare con ritocchi la realtà per compiacere chi li fa lavorare e li paga.
Si riempiono la bocca di: "lavoro che non c'è", "famiglie che non arrivano alla fine del mese", "percentuali di disoccupazione", "piccoli imprenditori che chiudono", "gente disperata che si suicida", pensando che la gente si accontenti di questo. Intanto prendono tempo e non fanno niente. Intanto continuano a percepire cifre da capogiro per i truffaldini rimborsi elettorali che si sono votati tutti d'accordo, fanno finta di voler cambiare questo tradimento del referendum scalandosi i "rimborsi" a poco a poco... piano piano... ma col tempo...
Poi, sempre pensando che il popolo è scemo, e forse in parte lo è, parlano di ciò che si dovrebbe fare ma non ci sono i soldi...
"Servirebbero 10 milioni di euro", fa uno per qualcosa che è per il popolo, "...ma non si sa dove si potrebbero prendere.. perché non ci sono soldi." 
Non ci sono soldi????!!!!
Ma per i milioni di euro che i Partiti si mettono in tasca ci sono!
Prendeteli da lì!
No! Loro ironizzano su Grillo!
Grillo i soldi li restituisce in un fondo per scopi economico-sociali, per aiutare quelli che voi dissanguate e non fate nulla se non parlare di: eliminare le tasse sul lavoro, ridurre e semplificare la burocrazia, sveltire il sistema giudiziario civile...
Bla, bla, bla, bla, e ancora bla, bla! 

La Gruber l'altra sera aveva ospite un giovane deputato M5S, il quale ha detto la cifra che fra una prebenda e l'altra prende mensilmente un deputato: euro 21.000 e tralasciamo le centinaia e le decine... visto che è la cifra che tanti giovani disoccupati sognerebbero avere come retribuzione annua!!
Ha spiegato, nonostante le interruzioni della Gruber che voleva fargli dire solo quello che pareva a lei e non quello che poteva attirare il consenso di chi ascoltava, che loro si tengono grossomodo sui 5.000 euro mensili, compresi i rimborsi spese, e il resto lo mettono nel fondo per gli aiuti alla piccola impresa e ad altri scopi socio-economici ampiamente illustrati dal M5S.
Messa all'angolo dalla lucida e intelligente sincerità del giovane deputato la Gruber se ne è uscita con questo commento (più o meno): "Lei non è sposato però, lei non ha famiglia, ci sono situazioni in cui un deputato ha famiglia e con quella cifra..."
Si è data la zappa sui piedi!!
Ha palesato il suo metro di vita, che è lo stesso dei politici che la sponsorizzano! Fuori dalla realtà quotidiana della gente, che lei palesemente ignora! Si capisce dalla frase che ha detto!
Forse la giornalista, che come tale dovrebbe informare, dobbiamo informarla che la gente con quella cifra si ritiene ricca, perché vive con molto meno! Come ebbe a dire l'ottimo Matteo Renzi con quell'espressione tipicamente fiorentina: "Con 5.000 euro al mese, via, si vive benino!"
Invece per la Lilli un deputato che ha famiglia con quella miseria come fa a vivere?!! Eh!!!
Siete fuori dalla realtà! Politici, giornalisti pagati dalla corrente politica che vi protegge, siete fuori dalla realtà! Grillo non c'entra niente, lui interpreta soltanto il disagio della nausea che suscitate nella gente perbene! Gente che non va più a votare tanto ha la nausea del vostro bla-bla!
Persino il Papa Francesco l'altro giorno ha detto che "L'ipocrisia è la lingua dei corrotti", più o meno testuale.
Alla Gruber vorrei chiedere come mai non invita più quel giornalista intelligente che risponde al nome di Andrea Scanzi. Non sarà forse perché parla troppo bene di Grillo e del suo Movimento?
In compenso, sere fa, aveva invitato nientemeno che Oscar Giannino! 
Mi chiedo a chi possono interessare le opinioni di un mitomane, un bugiardo patologico?! Boh?!   

Andrea Scanzi




Cronache di pazzie quotidiane - "Crostate e collane"

"Crostate e collane"

Marilena, sentito il citofono, disse a suo marito: "Giovanni vai ad aprire! Debbono essere Franco e Giovanna!"
Spenti i fornelli andò anche lei incontro agli amici che aveva invitato per il pranzo della domenica. I reciproci figli, tutti grandi, avevano altri impegni con amici e fidanzati vari.
"Ciao!" Li salutò con un sorriso e li baciò sulle guance.
Mentre Giovanni faceva accomodare Franco davanti al caminetto, Marilena disse a Giovanna che recava un involto coperto da un canovaccio di cucina pulito: "Hai portato un dolce! Lo sapevo, per questo non ho fatto torte!" 
"E' solo una crostata." Disse Giovanna sorridendo.
"Sono così buone le crostate che fai tu!" Disse sinceramente Marilena. "Andiamo in cucina... Oppure se vuoi rimani qui con loro e la porto in cucina io!" Giovanna optò per restare in salotto e allora Marilena informò gli amici che aveva invitato anche una coppia di vicini: "Per contraccambiare... loro ci invitano sempre..." Spiegò.
"Chi sono ?" Chiese Giovanna che in quel luogo conosceva tutti. Infatti Giovanni e Marilena avevano conosciuto lei e Franco quando erano arrivati ad abitare in quel posto ameno della campagna romana qualche anno prima.
Giovanna e suo marito erano ospiti ogni fine settimana e poi anche d'estate di una loro vicina, che a Marilena non piaceva molto, infatti l'amicizia con lei era bella e finita a causa delle sue intemperanze, con Giovanna invece continuava alla grande!
"Sono quelli che hanno acquistato la villetta del defunto Sig. Rossi."
"E come sono?" Parlò Giovanni: "Lui è un manutentore dell'Università dove lavoro. Non è una "cima", ma sembra una brava persona, lei... è un poco strana ma..." Non finì la frase che sentirono bussare sul retro, Marilena andò ad aprire e  salutò con un sorriso i nuovi venuti. La donna subito le chiese tutta emozionata: "Sono persone di riguardo?"
La padrona di casa rimase interdetta: per lei non esistevano persone a cui si doveva un particolare riguardo, ma solo simpatia e rispetto se venivano a casa sua. Imbarazzata rispose: "Sono amici, lei è una professoressa e... lui lavora al Ministero del Tesoro... sono amici." Il manutentore sorrideva e non diceva niente.
Li introdusse facendo le presentazioni. L'uomo, pur venendo semplicemente dai vicini di campagna, aveva messo un maglione a collo alto ed una giacca sportivo-elegante, la donna era in tailleur e addirittura recava il soprabito sul braccio a completamento.
Lasciati gli ospiti a familiarizzare in salotto, Marilena si scusò un attimo e tornò in cucina per gli ultimi ritocchi per il pranzo. La crostata di Giovanna troneggiava sul tavolo di cucina.
Tornata in salotto trovò tutti stranamente ammutoliti che guardavano sospesi e meravigliati la nuova vicina di Giovanni e Marilena: tutti tranne il marito di lei che inalberava sempre un sorriso inespressivo.
La donna aveva nelle mani dei fili di perle che aveva sciorinato mostrandole come farebbe un gioielliere: con cura e compiacimento. Aprì un astuccio che conteneva delle chiusure dorate e disse a Marilena che non capiva la scena: "Scegli il filo di perle che preferisci e la chiusura che vuoi, così te la faccio montare dal gioielliere."
Marilena era esterrefatta. Guardò Franco e Giovanna che tacevano in educata e contenuta meraviglia. Pure Giovanni taceva.
"Ma non capisco... Perché?" Fece quasi basita.
"Perché te lo meriti! Dai! Scegli!" Fece quella con aria teatrale e per niente in imbarazzo. 
Chi era in imbarazzo, invece, era la povera padrona di casa. Provò a dire: "Ma non posso accettare un simile regalo! Sono perle vere?" Chiese ancora incredula, anche se quella aveva usato proprio la parola gioielliere.
"Certo che sono vere!" Proferì sicura e padrona della scena la vicina di casa.
"Non potrei accettarle nemmeno se fosse il mio compleanno!" 
Provò a difendersi ancora Marilena, ricordandosi in quel momento che la strana vicina le aveva riferito "di essere delusa da un'altra vicina di casa perché per il suo compleanno lei le aveva regalato una collana di perle vere e quella le aveva detto che non poteva accettarle, alla sua insistenza le aveva detto che allora gliele avrebbe pagate"...
Ma quella insistette sicura, come se fosse normale ed usuale portare, invece che il vino, dei dolci o dei fiori a casa di qualcuno che ti ha invitato a pranzo, collane di perle con chiusura ovviamente in oro.
Costretta e per uscire dall'imbarazzo la padrona di casa scelse una di quelle chiusure che la donna aveva esposto fuori dall'astuccio. 
Pranzarono. Dopo qualche giorno la strana vicina la chiamò e le dette la collana su cui, disse, aveva fatto montare la chiusura da lei scelta.
Qualche tempo dopo l'amica Giovanna e Marilena si incontrarono per andare a teatro insieme.
"Sai, Giovanna, ho grattato con l'unghia una delle perle di quella collana e la vernice di finta madreperla è venuta via." Le disse con sollievo.
"Ma io l'ho vista subito che era pazza: come si è seduta, mentre tu eri in cucina, ha detto con enfasi: "Io comando il sindacato PLIO, (Previdenza Lavoratori Impiegati Operai), di tutta Roma!" Sai, Marilena, in trenta anni di insegnamento mi sono fatta una certa esperienza: sapessi quanti pazzi mi sono passati davanti agli occhi ai colloqui con i genitori! E lì si capivano pure i disagi e i problemi dei loro poveri figlioli!"

martedì 4 giugno 2013

Chi la sfanga e chi no

IERI
Da: Il Resto del Carlino

Bnl, assolti Fazio e Caltagirone E per Consorte pena dimezzata

La scalata

Smontata l’accusa: annullate tutte le condanne per aggiotaggio

di Marinella Rossi
Giovanni Consorte
Giovanni Consorte

Bologna, 31 maggio 2012 - Scalate truccate? Non per Unipol. Un colpo di ruvida spugna sull’estate 2005 delle inchieste intorno agli arrembaggi bancari made in Italy. Meglio: su metà di quelle inchieste. Se il processo all’assalto di Bpi ad Antonveneta ha retto all’esame d’appello alla bell’e meglio, con poche pene, ma con la conferma delle responsabilità dello zoccolo duro (il numero uno allora di Bankitalia, Antonio Fazio compreso), il processo gemello all’assalto a Bnl da parte degli uomini Unipol, allora, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, no.

Sconfessata la Procura della Repubblica di Milano e la sentenza di primo grado che condannava fino a 3 anni e 7 mesi, il verdetto d’appello si snoda a distanza di 7 anni dai fatti in pochi attimi davanti a un parterre di avvocati di classe A, increduli, esultanti e a tratti in lacrime, e imputati nel giorno della loro gloria assenti. Non regge, all’esame di secondo grado l’impervio reato di aggiotaggio che viene cancellato con formula tranciante (il fatto non sussiste) per tutti. Unipol, 'furbetti' e contropattisti.
Da Consorte a Sacchetti allo stesso Fazio, a Francesco Gaetano Caltagirone, Carlo Cimbri, Emilio Gnutti, Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Ettore e Tiberio Lonati, Guido Leoni, Giuseppe Statuto, il parlamentare Vito Bonsignore. Che, semplificando, e in attesa dei quindici giorni utili al giudice Flavio Lapertosa per scrivere le motivazioni, significa: la scalata a Bnl, quella su cui esplose lo scandalo della telefonata di Consorte all’allora segretario del Pd, Piero Fassino ("Abbiamo una banca"), non era irregolare. E forse Unipol, oggi, potrebbe avere una banca.

Sottili paradossi: proprio Consorte e Sacchetti restano impigliati e dunque condannati (per insider trading e ostacolo alla vigilanza Consob) a un anno e 7 mesi e un anno e 6 rispettivamente, proprio per le informazioni date ai loro referenti politici in corso di scalata, Nicola Latorre, Massimo D’Alema e Fassino, che, prive di rilievo penale per i politici, rilievo ne hanno per i due uomini delle coop rosse.

La sentenza non lascia spazio a troppe speculazioni: cancellate le pene pecuniarie a un milione e 300mila euro e un milione per i due ex Unipol. Unipol stessa ottiene una rideterminazione a 420 mila euro contro i 720mila stabiliti in primo grado. Revocate poi le sanzioni nei confronti della Banca popolare dell’Emilia Romagna (270mila euro in primo grado) e di Hopa (400mila), come conseguenza dell’assoluzione del banchiere Leoni e di Gnutti. E annullata è di conseguenza la provvisionale di 15 milioni a favore degli spagnoli del Banco di Bilbao, parte civile perché si sarebbe vista soffiare via Bnl dai francesi di Bnp Paribas, per colpa dei magheggi dei contropattisti. Segue, per BBVA, anche la beffa del pagamento delle spese processuali.
Ma una nota amara la inserisce nel giorno della vittoria Giovanni Consorte: "Dopo 7 anni la Corte d’appello riconosce la liceità dell’operazione Bnl da parte di Unipol". E a questa seguono le amarissime accuse degli avvocati vincenti, da Marco De Luca a Guido Alleva: "Resta il danno micidiale prodotto all’economia italiana". Una banca, Bnl, che sarebbe dovuta e potuta "rimanere in Italia". Proprio come sarebbe piaciuto ad Antonio Fazio.

di Marinella Rossi
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OGGI
Da:  RAI News 24

Sentenza Unipol, Berlusconi ascoltò la telefonata di Fassino e la fece pubblicare

Milano, 04-06-2013
Non solo Silvio Berlusconi ha ascoltato la telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte nella quale l'allora leader dei Ds chiedeva all'ex numero uno di Unipol "Allora abbiamo una banca?" ma il suo ruolo è stato fondamentale perché quella conversazione, ancora coperta dal segreto istruttorio, fosse pubblicata su Il Giornale.

Lo hanno scritto i giudici della quarta sezione penale nelle motivazioni della sentenza con la quale il 7 marzo scorso hanno condannato Silvio Berlusconi a un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio con il fratello Paolo.

L'incontro a cui fa riferimento la sentenza è quello del 24 dicembre 2005, quando Paolo Berlusconi vide il fratello ad Arcore insieme a due imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, quest'ultimo titolare della società che faceva le intercettazioni telefoniche per la procura di Milano. Per i giudici in occasione di quell'incontro la telefonata fu ascoltata da Silvio Berlusconi. Infatti, come scrivono nelle
motivazioni della sentenza, "deve piuttosto ritenersi che quella sera la registrazione audio venne ascoltata attraverso il computer, senza alcun addormentamento da parte di Silvio Berlusconi, o inceppamento del pc".

Secondo quanto sostenuto dalla difesa, infatti, l'ex premier non avrebbe sentito la
telefonata perché durante l'incontro si assopì per la stanchezza e perché il computer con cui avrebbero dovuto sentire la telefonata non funzionò. Circostanze a cui il
tribunale non ha creduto.
Per i giudici della quarta sezione penale di Milano non è credibile che il Cavaliere non sia mai stato messo al corrente dell'esistenza della ormai famosa intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte a proposito del tentativo di scalata a Bnl da parte di Unipol. In fase di udienza preliminare, il leader del Pdl aveva dichiarato "di essere assolutamente contrario alle intercettazioni che considera barbarie perché contrarie al diritto di segretezza delle comunicazioni, sancito dalla Costituzione quale espressione del diritto di liberta dell'individuo", ricordano i giudici.
Berlusconi davanti al gup "ha aggiunto che mai avrebbe consentito di ascoltarne una in casa sua né suo fratello glielo avrebbe mai proposto". Un'affermazione che il collegio persie duto da Oscar Magi scrive che "non è credibile né in generale né tantomeno alla luce di Silvio Berlusconi".

La pubblicazione della telefonata tra Piero Fassino (ex segretario dei Ds) e l'allora presidente di Unipol, Giovanni Consorte ("Abbiamo una banca"), aveva bisogno del via libera di Silvio Berlusconi, per "la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino", si legge nelle motivazioni della sentenza del tribunale di Milano, "non
potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata fatta peraltro ascoltare a casa sua, fosse poi pubblicata".
I giudici del tribunale di Milano nel condannare Silvio Berlusconi a 1 anno di reclusione hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche all'ex premier tenendo conto "della sua qualità di pubblico ufficiale" e "della lesività della condotta nei confronti della Pubblica Amministrazione".

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Essendo persona al di sopra di ogni sospetto, visto ciò che scrivo da quasi 3 anni su questo blog, posso permettermi di sorprendermi su come sia ondivaga la giustizia, con la g minuscola, in questo Paese.
Di tutta la storia quello che rimane è che la condanna maggiore se l'è beccata Berlusconi, reo di aver consentito che sul giornale di proprietà del fratello Paolo si pubblicasse l'imbarazzante telefonata fra Fassino e Consorte.
Che lui abbia i metodi pirateschi che ha lo sappiamo tutti, ma è anche vero che gli altri sono tutt'altro che santi!
Però le condanne se le becca tutte lui! Tutti i torti su quel che Silvio dice della magistratura, a mio avviso, non li ha.

lunedì 3 giugno 2013

Dal Blog di Beppe Grillo

Il M5S è stato espropriato di ogni rappresentanza istituzionale, dalla presidenza di Camera e Senato, a quella delle Commissioni parlamentari. Otto milioni di italiani sono a tutti gli effetti considerati extraparlamentari. Senza alcun diritto di rappresentanza. E' umiliante, vergognoso, antidemocratico. L'Italia non è più una democrazia. Il porcellum, che i partiti a parole vogliono cambiare, è immutato dal 2006 e ogni giorno ci spiegano l'urgenza di una nuova legge elettorale. Pudore? Cos'è il pudore? Prendere per i fondelli i cittadini con una falsa legge per l'abolizione dei finanziamenti pubblici? Letta, prendi appunti: è sufficiente lasciare i soldi dove sono. Il M5S lo ha fatto rinunciando a 42 milioni di euro. Questi pinochettini senza divisa tagliano tutto, scuola, pensioni, sanità, ma non i loro privilegi. 
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Grillo scrive semplicemente la VERITA'.
I fatti sono questi e questo vuol dire che la Dittatura dei Partiti, di cui parlai in un mio post tempo fa, è una realtà drammatica e molto preoccupante per la tenuta della nostra democrazia in "morte apparente".
Gli Italiani stanno a guardare. Quelli che ricorrono ai soliti mezzucci vigliacchi della "conoscenza", del "favore", i furbi, vivacchiano, ma tutti gli altri? Quelli che vorrebbero fare i furbi ma non ci riescono, cosa faranno? Quanto terrà questa asfittica economia?
Di certo le persone oneste che hanno a cuore la loro libertà di scelta non stanno tutte in quegli 8 milioni di persone che sostengono la protesta portata avanti da Beppe Grillo, ce ne sono anche fra quelle che votano per altri partiti in buonafede. Ma quanto durerà lo "stare a guardare" questi che RESISTONO IPOCRITAMENTE AL CAMBIAMENTO "facendo ammuina"?    

Italia dei (?)Valori: diversa da chi?

Da: Il Giornale.it

Parentopoli Giggino: assume il fratello con i soldi dell'Idv

L'incarico in Comune è gratuito ma De Magistris jr incassa 64mila euro dal partito. Motivo? Esperto di comunicazione


Roma - Sessantaquattromila euro in un anno e mezzo di lavoro, una retribuzione non certo stellare, ma neppure malaccio, specie se il contratto arriva senza alcuna selezione ma per tramite parentale.
Quando Luigi De Magistris, confondatore della Rivoluzione civile di Ingroia, ha chiamato Claudio de Magistris, suo fratello, come collaboratore diretto «a titolo gratuito» al Comune di Napoli, qualcuno ha storto comunque il naso per l'opportunità di prendere nello staff del sindaco il fratello del sindaco. Ma è gratis, si disse. Bè, proprio gratis in effetti no, perché in contemporanea con l'incarico da volontario presso il fratello, l'Idv nazionale ha sentito l'impellente bisogno di un nuovo collaboratore per l'area comunicazione del partito. Eh sì, la scelta è ricaduta proprio su Claudio de Magistris, fratello minore, retribuito (fino al 31 luglio 2012) dall'Idv di Roma ma in servizio, gratuito, presso il sindaco-fratello maggiore.
«L'Idv mi ha chiesto se volevo collaborare all'organizzazione del reparto comunicazione nazionale, ho accettato, sono un co.co.pro.», spiegò respingendo l'accusa di essere un Trota, o la Pezzogna di Palazzo San Giacomo. Le cifre non si conoscevano, e i molti dentro l'Idv campano, disturbati da quel che giudicano una sorta di familismo «a scrocco» da parte del sindaco (perché paga il partito), si sono dati da fare per tirarle fuori. Per i sei mesi del 2011, subito dopo la campagna elettorale vittoriosa di Luigi De Magistris curata dalla Milagro Adv (dove lavorava chi? Il fratello Claudio), il fratello Claudio viene contrattualizzato dall'Idv, con un compenso per il 2011 di 21mila euro circa. Il rapporto di fiducia col sindaco-fratello resta intatto anche per il 2012, retribuito tramite le casse di Di Pietro (alimentate dai soldi del finanziamento pubblico) con 43.470 euro. Così, mentre l'Idv pagava gli stipendi, il sindaco poteva emanare il decreto di chiamata gratuita del fratello, una cooperazione - si legge - «improntata ad un alto spirito di liberalità e disinteressata collaborazione».
Ma aiutata, diciamo così, dal contemporaneo incarico retribuito dall'Idv. Niente di irregolare, ma qualche dubbio di opportunità potrebbe venire, e a Napoli a molti è venuto. Anche perché l'attività di De Magistris jr spesso contempla impegni che sembrano avere poca attinenza con la comunicazione nazionale dell'Idv. Come il viaggio a Salonicco, a ottobre, per partecipare al «Womex, Fiera internazionale di world music». Missione finanziata, con opportuna delibera, dal Comune del fratello con 1.300 euro.
Nel frattempo il Comune di Napoli (dove peraltro la cugina di De Magistris è spuntata nello staff dell'assessorato allo Sport, 20mila euro di compenso), ha attribuito alla Milagro, società dove ha lavorato per anni il fratello del sindaco, un appalto per la gestione del Forum dei Comuni per i Beni comuni 2012. Anche qui tutto regolare, ma proprio non si trovava una società altrettanto competente senza ombre di preferenze parentali? Sempre la Milagro è la società che cura anche Napoli in Comune, l'house organ del Comune di Napoli. Qui però almeno paga De Magistris (o meglio, il Comune). Non Di Pietro.
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Non è esatto! Paga sempre il popolo contribuente: i soldi del Comune di Napoli sono i soldi dei contribuenti, i soldi di Di Pietro, (che prende in giro chi ancora gli dà retta raccogliendo firme per l'abolizione dei rimborsi elettorali), sono i soldi che becca per il Partito che si è inventato e con cui evidentemente fa lavorare chi gli pare a lui.
Berlusconi almeno fa lavorare tanta gente con i soldi suoi a Mediaset. Poi, con i soldi nostri, fa pagare la Minetti, Ghedini che per fare il suo avvocato è indaffaratissimo e in Parlamento non ci va mai, però lo paghiamo lo stesso e gli daremo pure una ricca pensione. 

sabato 1 giugno 2013

I Partiti Azienda

Da: Il Fatto Quotidiano


1993-1994 – Il tradimento del referendumIl 1993 fu l’ultimo anno in cui i partiti della cosiddetta Prima Repubblica ricevettero i soldi del finanziamento pubblico dei partiti. La cifra complessiva ottenuta fu poco sopra gli 82 miliardi di lire, vicina a quelli che oggi sarebbero 40 milioni di euro. Nell’aprile 1993 i Radicali propongono l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti e il 90% degli italiani si dice favorevole. Nel dicembre di quell’anno, però, il Parlamento vota la prima legge sul rimborso elettorale. Viene calcolato con una moltiplicazione, quella del numero degli iscritti al censimento per la cifra di 1.600 lire. Risultato: alle politiche del marzo 1994 i partiti ricevono quelli che oggi sarebbero 46 milioni di euro.
1999-2000 – La prima grande moltiplicazioneTra il 1994 e il 1996 si tengono quattro elezioni: politiche, europee, regionali, e poi ancora politiche. In questo biennio i partiti incassano nel loro complesso dallo Stato 144 milioni di euro: 46 milioni per le politiche del marzo ’94, 23 milioni per per le europee di giugno ’94 e ancora 29 milioni per le regionali dell’aprile 1995 e altri 46 milioni per le politiche dell’aprile ’96. Il 4 giugno 1999, con la legge 157, cambia il contributo pro-capite per le elezioni: non più 1.600 lire a testa ma 4.000, 3.400 per le europee. Così dalle europee che arrivano pochi giorni dopo, il 13 giugno ’99, i partiti incassano 86,5 milioni di euro, quasi il doppio di quanto avevano preso per le politiche di tre anni prima. Alle regionali dell’aprile 2000 ne ricevono altri 85 milioni.
2001-2002- La torta diventa gigante (a rate)Con quello stesso metodo di calcolo, ma moltiplicato per ogni annualità e per ogni Camera eletta, dalle elezioni politiche del 13 maggio 2001 i partiti nel loro complesso incassano 476,4 milioni di euro. È da questo momento in poi che arriva il sistema rateale: questi 476 milioni verranno infatti versati ai partiti annualmente, a fine luglio: 81 milioni nel 2001, e 98 nei quattro anni a venire. Nel luglio 2002, poi, con legge 156 la Camera si adegua all’euro: invece di 4 mila lire a elettore, il moltiplicatore diventa “un euro”, che poi va ancora a moltiplicarsi per il numero delle Camere (2) e per gli anni della legislatura (5). Risultato. I partiti prendono più soldi da subito (si passa da 81 a 98) e alle europee del giugno 2004 ricevono 246 milioni di euro. Sempre a rate.
2006-2010 – L’anno degli ZombieNell’aprile 2005 arrivano le regionali: altri 208 milioni di euro da mettere in cassa. Sempre a rate. Il 2005 è quindi il primo anno in cui i partiti possono contare sul quadruplo rimborso (a rate): Camera, Senato, Regioni e Parlamento europeo. Nel 2005, dunque, i partiti ricevono 189,7 milioni di euro: 98 per l’ultima rata delle politiche 2001, 49 per la seconda rata delle europee 2004, 41 per la prima rata delle regionali 2005. Nel 2006, con le politiche, la cifra si arrotonda a 190 milioni. Ma è proprio in quell’anno che una legge fa sballare i conti: afferma che anche se la legislatura si interrompe, i partiti che la compongono continueranno a prendere la rata. Il governo Prodi, eletto nel 2006, cade nel 2008. Ma fino al 2010 si è continuato a pagare i partiti del 2006.
Da qui all’eternità – I tagli (minimi) delle segreterieNel 2008, quindi, lo Stato pompa nelle casse dei partiti (vivi o morti che siano) una cifra mostruosa: 271,5 milioni di euro: 99 milioni per la terza tranche delle politiche 2006, 100,6 milioni come prima tranche per le politiche 2008, 49,3 milioni come quinta tranche delle europee del 2004, 41,6 milioni come quarta tranche delle regionali del 2005, cui vanno sottratti 20 milioni di euro grazie alla finanziaria del 2008. Fino al 2010 è questa la linea di spesa su cui ci si muove. In questa legislatura c’è poi una leggera controtendenza. Si è fermata la legge che dà i rimborsi ai partiti zombie e, in sede di Finanziaria, si è tagliato il rimborso del 10%. Si stima che la contribuzione annuale ai partiti si aggirerà per questo sui 143 milioni (assai più che nel ‘93).

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Si sono messi sotto i piedi un Referendum, simbolo della democrazia, si sono fatti una legge antidemocratica, ma non basta, hanno preso più soldi di prima in una corsa esponenziale!

In pratica è come se avessero detto: "Contribuenti! Non ci volete più dare i soldi perché avevamo messo su il sistema delle tangenti perché non ci bastavano e che ora Mani Pulite ci ha smantellato?! E noi ce ne freghiamo e ci facciamo una bella legge che non solo ci darà i soldi di prima, ma molti molti di più!"

Adesso che abbiamo votato Grillo, anche se Renzi lo diceva da più di un anno fa che si "era superata la vergogna" ma non se lo filavano, sono costretti a far finta di rinunciarci e hanno già cominciato: Epifani con "Abbiamo 180 dipendenti, dobbiamo licenziarli..."
Avrà imparato dalla Fiat: "Datemi i soldi se no licenzio gli operai".

Ma chi se ne frega, dico io, di tutti questi vostri imbucati, raccomandati, a cui avete garantito un posto di lavoro che per chi non è delle vostre congreghe non c'è!!!
Affari vostri!
Va bene il 2 per mille di chi ve lo vuole dare: punto!!
Tanto non esiste un sistema pulito per voi: NON E-S-I-S-T-E!

Si è visto da quanto sopra ricordato ed esposto.
Ogni sistema viene aggirato ed inquinato.
Dunque fate come vi pare ma basta con i soldi pubblici!!

L'esempio ce lo avete: Beppe Grillo ed il suo Movimento.

Non ci sono scuse.