sabato 22 giugno 2013

Cronache di pazzie quotidiane - Prepotenti



Prepotenti

All’inizio i rapporti erano stati idilliaci: come quasi sempre accade in tutti i rapporti umani.   Poi, via via che andava avanti la conoscenza, si guastarono: come avviene quasi sempre in ogni rapporto umano; pensate a due quando si sposano, anche se va bene non saranno mai al settimo cielo come nel giorno del matrimonio. Pensate agli amici, prima o poi ve ne faranno una che vi deluderà… o forse la farete voi… e anche se l’amicizia continuerà, quando va bene e non finisce, ci sarà sempre “quella cosa” che l’amico vi ha fatto e che non doveva fare o l’avete fatta voi… Insomma i rapporti si incrinano sempre anche se non sempre si spezzano! Figuriamoci fra colleghi e vicini di casa!
Ora lui era un professore ed anche qualcosa di più… l’altro era un muratore che lavorava in proprio, aveva una partita IVA e per questo si sentiva e.. si diceva.. un imprenditore.
Il Professore era in là con gli anni e molto liberal: non badò alla voce gutturale del suo vicino né, anche se si sorprese un po’, alle urla belluine e piagnucolose insieme della sua consorte che litigava con la figlia maggiore…Certo un giorno lui e sua moglie, una scrittrice molto liberal anche lei, furono in dubbio se chiamare o meno il “113” alle grida disperate della figlia del muratore che lo invocava di portarla via perché “non ci voleva più stare con questa!” Visibilmente intendendo con “questa” sua madre. Non lo fecero e continuarono a far finta di non aver sentito.
Poi il Professore cominciò a seccarsi: “Ma con questi non si riesce neppure a leggere un libro in giardino… Urlano anche nelle ore del riposo!”
Infatti, i figli maschi più piccoli erano diventati da piagnucolosi a fortemente litigiosi e le urla non tenevano conto neppure delle ore del riposo pomeridiano, la sera, poi, il muratore si metteva nel suo giardinetto e parlava fino a tardi con i suoi ospiti, con vocio udibile dall’interno della camera da letto dove il Professore tentava di dormire.
Un pomeriggio il Professore provò a dire al suo vicino che non si riusciva nemmeno a parlare nel suo giardinetto perché le voci dei suoi “angioletti” sovrastavano ogni suono e lui e sua moglie non riuscivano a sentire quello che si dicevano l’un l’altro. Il muratore rispose con tono villano “che non li poteva legare e imbavagliare” e il Professore commise l’errore di  usare il suo umorismo inglese dicendogli: “Ci provi!”
Infine anche la moglie del Professore, nonostante i suoi tentativi di comunicare, si scontrò contro il muro dell'ottusaggine del muratore; lo pregò di badare a ciò che i suoi "angioletti", piuttosto grandicelli, gettavano sulla via comune: scatole di succhi di frutta, cannucce, carte di gelati ecc., e si sentì rispondere tutt'altro che garbatamente: "Anche lei sporca con i suoi fiorellini!"
La donna si sorprese: "Lei considera i fiori che cadono dal mio muretto alla stessa stregua dei rifiuti?" Chiese piena di autentica meraviglia per il modo di ragionare di quell'uomo... E quello rincarò la dose: "Poi suo marito si lamenta che non lo facciamo dormire fino a mezzanotte perché parliamo in giardino e lei allora? Lei che si è messa a parlare al telefonino in balcone alle sei del mattino?"
La donna cercò nella sua memoria un simile evento e si ricordò che un anno prima uno dei suoi figli era andato in vacanza in Honduras e, dato il fuso orario, l'aveva avvertita che era arrivato bene a quell'ora italiana!
Fatta luce sul ricordo la donna al culmine della meraviglia replicò: "Ma è stata una sola volta... E sappiamo tutti che qui i cellulari riescono a ricevere solo in balcone!" 
A queste ragioni se ne aggiunsero poi altre: il muratore, insieme ad altri comproprietari, si fece venire la bella idea di mettere due cancelli all’imbocco e all’uscita della strada privata, indi di stabilire un senso unico. La ragione addotta era sempre la solita: la sicurezza. Il Professore disse che non era d’accordo: lo spazio non c’era per applicare cancelli carrabili, giacché, per legge, bisognava lasciare di lato un passaggio pedonale e la strada era stretta, addirittura appena sufficiente al passaggio di un’auto. Qualora fossero stati montati dei cancelli, con il passaggio pedonale di legge, non ci sarebbe stato spazio nemmeno per quella! L’idea di un senso unico, poi, era assurda, fece presente l’anziano Professore: quando lui si fermava per scaricare spesa, merci od altro davanti al suo cancello, data la strettezza della via in comproprietà, chi doveva passare sarebbe rimasto bloccato in attesa, invece, potendo indifferentemente percorrerla in entrambi i sensi, poteva uscire dalla parte opposta.
Ma queste logiche e pragmatiche osservazioni non smossero il muratore né altri comproprietari delle parti comuni che la pensavano come lui.
La scrittrice, convinta del valore della comunicazione, provò a spiegare al vicino e a quelli che la pensavano come lui che due cancelli, al di là dell’oggettiva impossibilità logistica di installarli, erano una finta sicurezza, in quanto i ladri potevano comunque entrare dai muretti delle villette esposte sulla via principale e, scavalcandoli, passare di giardino in giardino fino alle villette incluse e “rinchiuse” nella via privata… Inoltre, fece presente l’indomita anziana donna, i cancelli, senza le dovute lance a punta sopra, potevano essere agevolmente scavalcati da chiunque!
“Finirebbe che dopo la spesa sostenuta resterebbero eternamente aperti – aggiunse con una smorfia suo marito – come ho visto fare in tanti posti!”
“Poi lo spazio è così stretto che sai quanti struscerebbero le fiancate delle auto!” 
Ma tutti questi ragionamenti lasciarono il tempo che trovarono. Zitti, zitti e sotto sotto il muratore e gli altri si provvidero di cartelli di “Divieto di transito” ed altro per istituire almeno il senso unico. I due anziani trovarono questa novità senza che nessuno si fosse preoccupato di avvertirli!
Allora lei si arrabbiò: “Siamo alle solite! Sempre e comunque in Italia la gente cerca le vie traverse del non rispetto di leggi e regole!”
Stilò una lettera che distribuì a tutti i comproprietari nella quale ricordava ai cospiratori quello che era scritto nei loro rogiti notarili e che, per essere  cambiato, doveva esserci l’unanimità o quasi, essendo le proprietà comuni di tutti! Se no perché il Codice Civile le chiamerebbe comuni?
Il colpo di mano rientrò. Ormai non si salutavano più. 
Ma una cosa sulle proprietà comuni il muratore la impose: insieme ad un altro comproprietario costruì due dossi, assolutamente fuorilegge, nel senso che non erano quelli prescritti dal Codice della Strada, di cui, evidentemente, lui e chi era d’accordo con lui, se ne impippavano altamente: erano fatti di mattoni messi uno sull’altro e ricoperti di asfalto. Un giovane lo giustificò dicendo che “lui aveva i bambini e lì la gente correva troppo”. Dimostrando di avere la memoria corta e di aver dimenticato di aver conosciuto l’ostinato Professore proprio perché costui l’aveva richiamato perché passava con la sua auto a velocità “allegrotta”! E come si era inalberato il giovane! E, se non fosse uscita la “comunicatrice” a dirimere la questione, fra suo marito e lui stava nascendo una vera lite. Ora gli andava bene il dosso anche se non a norma!
La scrittrice stilò una seconda lettera che distribuì a tutti i comproprietari ricordando che “qualora qualcuno si fosse fatto male cadendo su quei dossi o ne avesse avuto danno all’auto” ne dovevano rispondere con la propria tasca TUTTI i comproprietari e non soltanto chi materialmente li aveva costruiti senza consultare TUTTI GLI AVENTI DIRITTO!
Le spese per inutili cancelli furono abbandonate, rimasero i dossi self-made e nessuno, ad eccezione del giovane, si mostrò interessato a tirare fuori un centesimo di euro per pagare una sporadica e necessaria pulizia della via in comproprietà che accumulava erbacce spontanee ovunque alte anche mezzo metro!
Valla a capire la gente! 

mercoledì 12 giugno 2013

Difendere la Natura è difendere la Vita



Salviamo i Pantani dell'Inferno
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Scritto da marco panista   
Venerdì 24 Maggio 2013 16:52



Introduce Stefano e illustra Nick.
Stefano fa parte del gruppo dei meravigliosi ragazzi del Circolo Larus di Sabaudia... ora meno ragazzi... ma io li ho conosciuti più giovani e ancora li considero così...


Sono preparati, puliti e pieni di ideali. Hanno un'ottima preparazione culturale e andrebbero aiutati con dei fondi per portare avanti la loro opera di difesa di un territorio unico nel suo genere.


Nick, biologo ed ornitologo, non è un ragazzo, essendo della mia generazione, parla italiano avendo sposato una bella signora italiana, ma non benissimo, dunque ha preferito illustrare le problematiche dei Pantani dell'Inferno nella sua lingua: egli è inglese.

martedì 11 giugno 2013

Esempi di civiltà

Spiagge Pulite 2013 - resoconto (by marco panista, published Lunedì 10 Giugno 2013 19:04)
                                                                                                            
La foto non è chiarissima ma riconosco sull'estrema destra Marco Omizzolo e Veronica Tecchio




SI E' SVOLTO SABATO 8 GIUGNO, PRESSO LA SPIAGGIA GOLFO SERENO A SAN FELICE CIRCEO, L'APPUNTAMENTO ANNUALE DI SPIAGGE E FONDALI PULITI
GRANDE SUCCESSO DI UNA DELLE INIZIATIVE NAZIONALI DI LEGAMBIENTE PIÙ AMATE, ALL'INSEGNA DELLA DIFESA DELLE NOSTRE SPIAGGE DA RIPULIRE DA RIFIUTI E ABUSIVISMO EDILIZIO
 
Dopo il rinvio di sabato 25 maggio a causa delle cattive condizioni meteo, si è svolta sabato 08 giugno, presso la spiaggia Golfo Sereno a San Felice Circeo (LT) “Spiagge Pulite”, una delle iniziative più amate e seguite di Legambiente. Organizzata dal circolo Larus Legambiente di Sabaudia, la giornata ha visto la partecipazione anche di altre associazioni, come Kirkos-rap, Odissea e degli studenti dell'istituto Leonardo da Vinci, impegnati già nel progetto “Litorale partecipato” del circolo Larus e dell'associazione Kirkos- rap.
 
Mare e spiaggia rappresentano dei beni comuni che vanno tutelati da ogni scempio e sopruso, pertanto l'impegno comune delle decine di volontari intervenuti, riforniti per l'occasione di un apposito kit di raccolta per i rifiuti, è stato quello non solo di ripulire un tratto di costa abbandonato, sporco, poco fruibile per cittadini e turisti e restituirlo alla sua originaria bellezza, ma anche per tornare a denunciare, con un blitz compiuto durante lo svolgimento dell'iniziativa, alcuni casi di abusivismo edilizio compiuti proprio sulla spiaggia e attualmente sotto sequestro. Per questo specifico chiediamo il pronto impegno da parte delle istituzioni e in particolare del Comune di San Felice Circeo per il suo prossimo abbattimento.
Ancora una volta l'impegno dei volontari, attivisti e simpatizzanti del Circolo e delle associazioni intervenute ha dimostrato come l'incuria si combatte anche con un impegno di volontariato contro chi vuole trasformare fondali e spiagge in discariche, colate di cemento, luoghi in cui regna l'abusivismo e si nega l'accesso al mare.
 
L'appuntamento è rinnovato non solo per la prossima edizione, ma anche alle imminenti iniziative che il circolo Larus organizzerà nelle prossime settimane, a partire dalla quinta edizione di Festambiente Larus che si svolgerà proprio a San felice Circeo il 2, 3 e 4 agosto.
   
Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia

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Mi sento un po' in colpa per non essere stata con loro, esempi di civiltà che, si spera, la gente sappia prendere raccogliendo i propri rifiuti in un sacchetto e conferendoli negli appositi cassonetti.
La bellezza della Natura non deve essere sporcata, sfregiata, da plastiche, vetri, alluminio, polistirolo ecc. abbandonati e che la Natura non può assorbire in alcun modo.
Raccogliete le cicche delle vostre sigarette in un contenitore qualsiasi, non lasciatele sulla bionda sabbia di questi luoghi e di nessun altro luogo. Alle mamme dico raccogliete le cannucce dei succhini dei vostri bambini: una volta che ho pulito con i meravigliosi compagni di Legambiente la spiaggia della Bufalara questi piccoli oggetti erano in una quantità spaventosa, misti alla sabbia! Che schifo e che peccato ridurre le spiagge così per pigrizia, per non fare il piccolo sforzo di darsi una minima regola...

lunedì 10 giugno 2013

Storiacce

Da: Corriere della Sera.it


Marrazzo in aula:«Il mio fu un errore grave»

Trans, droga e ricatti: l'ex presidente del Lazio testimone contro i carabinieri. Il racconto: «Berlusconi mi disse: 'Tutto bene, il video è stato sequestrato'»

di Ilaria Sacchettoni

ROMA - Abito grigio chiaro, vibrazioni emotive contenute dallo sforzo di recuperare ricordi e traumi del passato. Chiede l'avvocato Luca Petrucci, parte civile al processo: «Piero Marrazzo è cambiata la sua vita?». Risposta: «Mi sono separato. Mi sono dimesso. Ed era giusto farlo. Sono tornato a non fare (sottolineato dal timbro di voce) il mio lavoro. La pressione della stampa è stata micidiale. Sono contento che questa storia sia riportata nel giusto alveo di un processo».

L'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo esce dal tribunale (Jpeg)L'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo esce dal tribunale (Jpeg)
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REPUTAZIONE SVANITA - Premessa necessaria per capire la testimonianza di Marrazzo al processo che vede imputati i carabinieri della compagnia di Roma Trionfale Nicola Testini, Carlo Tagliente e Simeone Luciano, accusati di estorsione, spaccio, perquisizione illegale, rapina e concussione, è prevista la sua deposizione. L'affaire Marrazzo che ha rischiato di smantellare la fiducia nell'arma dei carabinieri ha invece sbranato la reputazione di un uomo.
A CASA DEL TRANS - Tutto inizia il 3 luglio in un appartamento di via Gradoli. «Allora ero presidente della Regione e commissario dei rifiuti e della sanità. Chiesi alla scorta di poter andare a piedi, sono entrato nell'appartamento della persona che avevo chiamato prima (il trans Natalie) e sono entrato mi pare di ricordare nel secondo ambiente. Ho iniziato a spogliarmi. Trovandomi in questa stanza, dopo un lasso di tempo non ho sentito un campanello e nell'accadere ho visto entrare degli uomini, uno più alto e uno un po' meno robusto. In seguito, questo è stato ribadito, erano carabinieri della stazione Trionfale. Sono stato relegato, mi è stato preso il telefonino per un lasso di tempo che mi è sembrato lungo. Ho avuto paura».
Il trans Natalie   (Proto)
Il trans Natalie (Proto)

«HO COMMESSO UN ERRORE GRAVE» - Intanto, prosegue il racconto «l'altra persona veniva tenuta in un'altra stanza. Le sentivo dire che non c'era campo. Non erano in divisa. Mi sentivo quasi sequestrato. Ma l'altra persona confermava che erano carabinieri. Questo stato è continuato e aumentava la paura. Natalie mi disse che se avessi dato dei soldi ero libero. Arriva il carabiniere più alto che mi spinge in bagno. Questa richiesta fu fatta dal carabiniere più alto. Mi fu consentito di rivestirmi e accedere nell'altra stanza. Ora sono passati quattro anni. Tre assegni che arrivavano a ventimila euro. Mi fu chiesto il numero di cellulare. Era una condizione di restrizione e violenza psicologica. Mi rendevo conto di aver commesso un errore grave in termini personale. Dicevano che se non avessero avuto ordini non potevano fare nulla».
IL RICATTO - Il pm domanda dei soldi. Quel giorno l'ex governatore ne aveva molti in contanti con se. «Avevo una vita impegnata ed ero al lavoro. Aiutavo a fare i pagamenti. Il mio segretario Adelfo Luciani se ne occupava. Era una cifra intorno ai 5mila euro per pagamenti da effettuare. In quel momento mi fu prelevato tutto quello che avevo dai due carabinieri. Me lo ricordo molto bene. Ottocento millecento euro erano per Natalie. Glieli diedi in contanti. Brevi manu». «Lei disse una cosa più precisa: la somma concordata per l'incontro era cinquemila euro. Mi sembra di averne dati duemila. La somma era inferiore. Evidentemente». Il pm chiede allora: «Quando i carabinieri le chiesero il numero di telefono quel giorno a casa di Natalie prima di lasciarla andare cosa pensò?». «Loro mi dissero che la cifra a cui pensavano era superiore e che quindi mi avrebbero chiamato». Domanda l'avvocato di Marrazzo Luca Petrucci: «Ma quante telefonate arrivarono poi?». Risposta: «Una, forse due».
Carlo Tagliente, uno dei carabinieri accusati del ricatto a Piero Marrazzo






Carlo Tagliente, uno dei carabinieri accusati del ricatto a Piero Marrazzo

«MAI I TRANS ALLA REGIONE» - Ancora Petrucci: «Nel verbale del 9 gennaio lei parlò di una sola telefonata di una persona a nome Brenda. Venne avvicinato? Raggiunto? Ha mai ricevuto questi trans in Regione?». «Mai». Domanda: «Li ha mai accompagnati sulla sua auto?». «Mai». Il momento è delicato. Nell'aula sesta del tribunale si cerca di incollare tra loro frammenti di reputazione lacerata nel corso di quattro lunghi anni. Quanti incontri in quell'anno? «Tre sicuramente. E poi un quarto», risponde Marrazzo. Si diceva fossero quotidiani i rapporti con i trans. «Il consumo di stupefacenti avveniva solo in questi casi?» Risposta: «Sono state dette falsità. Si sarebbe visto, nella mia vita sono anche uno sportivo, avrebbe inficiato il lavoro».

IL VIDEO E IL CAVALIERE - «Quando lei fu sentito in procura - chiede il sostituto Rodolfo Sabelli - il pm le mostrò il video?». «Si». Un passo indietro. «Andai d'urgenza al ministero e tornando mi dissero che mi aveva cercato la presidenza del consiglio. Non ricordo se richiamai io o il contrario ma ci sentimmo. Mi disse (Silvio Berlusconi, ndr) che un direttore dei giornali del gruppo, mi pare Signorini, è un video inutilizzabile, mi disse che ce l'aveva un'agenzia. Era un'agenzia ma il nome l'ho rimosso. All'inizio della settimana mi ricordo che ero tornato dalla Siria. La settimana in cui verrò poi ascoltato dai magistrati. Mi fu dato il numero... Chiamai. Mi rispose una donna. Le dissi vorrei vederlo e che mi sarei attivato per quella persona. Nei giorni successivi fui raggiunto da una nuova telefonata del presidente del consiglio. 'Tutto bene è stato sequestrato dai carabinieri', mi disse».
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Marrazzo con Rutelli e Veltroni in campagna elettorale
da: blitzquotidiano.it
La battaglia del Lazio. Il centrosinistra cerca candidati
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«Avevo una vita impegnata ed ero al lavoro. Aiutavo a fare i pagamenti. Il mio segretario Adelfo Luciani se ne occupava. Era una cifra intorno ai 5mila euro per pagamenti da effettuare.

L'articolo non chiarisce di chi erano i soldi: pubblici o privati?
Le frasi testuali riportate nell'articolo come dette in Tribunale fanno sembrare che l'allora Presidente di Regione "ero al lavoro. Aiutavo a fare i pagamenti." eseguisse dei pagamenti per lavoro "ero al lavoro "... Strano che un Presidente di Regione eseguisse personalmente i pagamenti con del contante... Da Funzionario della Pubblica Amministrazione in pensione posso affermare che i pagamenti si fanno per mandato di pagamento tramite la Tesoreria dell'Amministrazione in essere... Solo le piccole spese documentate possono essere rimborsate in contanti... Boh?!
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Da: Il Cofanetto Magico

 A che punto sono le indagini sulla morte del trans Brenda del caso Marrazzo?
Il transessuale Brenda
Che fine abbia fatto Brenda, coinvolta nel caso dell’ex Governatore del Lazio, Piero Marrazzo, lo sappiamo, purtroppo: è stata trovata morta (nel novembre 2009), soffocata dal fumo che aveva invaso il suo monolocale di via Due Ponti a Roma, dopo che un trolley, sistemato all’ingresso, aveva preso fuoco bruciando tutto l’appartamento. Allora la domanda dovrebbe essere formulata in un altro modo: Brenda è morta casualmente o è stata uccisa? E perchè non si sa più nulla delle indagini su questa vicenda a dir poco terrificante? Diciamo la verità: sin dall’inizio nessuno ha creduto che la sua morte fosse dovuta a cause naturali. Brenda dava fastidio a molte persone, soprattutto dopo la sua minaccia di parlare, raccontando tutto sul traffico di prostituzione, di cocaina; di uomini di potere che sarebbero stati coinvolti nello scandalo dei transessuali e in altri affari illeciti.
Lo ripeteva spesso, asserendo di essere in possesso di filmini molto compromettenti che avrebbero scoperchiato la pentola degli inferi. Potrebbe essere stata assassinata perchè era una testimone scomoda; infatti è stata la prima ad essere stata interrogata dalla procura, in quanto si temevano ripercussioni su di lei. E anche sulla sua amica Michelle, che però è scappata subito all’estero.

Gianguerino Cafasso faceva uso di cocaina e la vendeva anche ai trans, che poi la dividevano con i loro clienti.
Chi non è riuscito a fuggire è stato invece il pusher Gianguerino Cafasso; perchè è stato ucciso prima da una dose massiccia di eroina “mascherata” da cocaina.
Pure lui sapeva troppo; la sua eliminazione è avvenuta il 12 settembre dello stesso anno.
Ne abbiamo già parlato nel Cofanetto Magico (cliccate qui per leggere l’articolo), ponendoci molte domande a riguardo.
Anche di Piero Marrazzo abbiamo già discusso a lungo: una persona indegna che non merita ulteriore attenzione. Tuttavia lui è libero. Lui è vivo. Lo scandalo che lo ha coinvolto nel luglio 2009, quando fu trovato in compagnia del viado transessuale brasiliano Natalì, non è servito a niente, considerato che ha avuto il coraggio di chiedere di tornare a lavorare in RAI, la televisione pubblica sovvenzionata anche dai cittadini. Cittadini che gli hanno pagato molti dei suoi vizi: compresa l’automobile di servizio con cui si recava dalla sua amante trans.
Quello che non trovo giusto è non si sappia più nulla delle indagini sulla morte di Brenda e di Cafasso. Brenda aveva un trolley pronto; forse voleva scappare anche lei. Non ha fatto in tempo. Il nullaosta da parte della procura, che ha dato via libera alla sua sepoltura, è arrivato non molto tempo dopo la sua morte. Ma poi? Brenda faceva parte di quella società reietta, di quel sottobosco anonimo e disperato a cui non si offre neppure un segno di pietà. Forse per questo di lei non si parla più. Era una poveraccia nata in un corpo sbagliato, che guadagnava per spedire soldi alla sua famiglia in Brasile.
A causa di quel corpo che sentiva estraneo, non riusciva neppure a trovar un lavoro “normale” che le permettesse una vita dignitosa.
Per questo Brenda aveva deciso di vendere la sua “sfortuna”, la sua “sofferenza” a uomini ricchi che sapevano come sfruttarla. A uomini viziati che cercavano emozioni forti e spesso perverse per sopperire alla monotonia di una vita familiare senza particolari scosse.
Speriamo quindi di sapere presto a che punto sono le indagini sulla sua scomparsa e su quella di Gianguerino Cafasso (oltre ad avere notizie sui sei carabinieri indagati per questo squallido caso). Perchè i loro nomi non vengano dimenticati, soltanto per aver fatto parte di quella categoria di persone che vogliamo dimenticare. Anche Brenda e Gianguerino hanno sbagliato, nella vita: è vero. Soltanto che loro hanno pagato i loro errori con la morte.
Maria Cristina Giongo

E per finire.... promemoria:
Da: questo blog 

venerdì 22 febbraio 2013

Storace e Marrazzo: due ex Presidenti della Regione Lazio si stringono la mano con l'ex Assessore della Giunta Marrazzo Avv. Maruccio, (ex Consigliere Regionale di Italia dei Valori voluto e sponsorizzato da Antonio Di Pietro in entrambi i ruoli, nonché in quello di Coordinatore Italia dei Valori Lazio) che li ospita e fa da "notaio" del loro amichevole incontro.

domenica 9 giugno 2013

Una petizione

Change.org
Ciao Rita,

Grazie per aver firmato la nostra petizione, "La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco."

Puoi aiutare a vincere questa campagna chiedendo ai tuoi amici di firmare anche loro? È facile condividere con i tuoi amici su Facebook - clicca qui per condividere la petizione su Facebook.

Sotto c'è anche un esempio di email che puoi inoltrare ai tuoi amici.

Grazie ancora -- insieme stiamo creando il cambiamento,

Rete 100 passi

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Messaggio da inoltrare ai tuoi amici:

Ciao!

Ho appena firmato la petizione "La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco" su Change.org.

È importante. Puoi firmarla anche tu? Qui c'è il link:

http://www.change.org/it/petizioni/la-memoria-di-falcone-e-impastato-non-può-essere-offesa-da-un-panino-austriaco?share_id=wCmjCHUkBM&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petition

Grazie!

Rita
Questa email è stata inviata da Change.org a rita.coltellese@gmail.com.
Non hai firmato questa petizione? Clicca qui.
Puoi modificare le preferenze sulle notifiche o annullare l'iscrizione alle email di Change.org.
Lancia una petizione su Change.org
Indirizzo postale: Change.org. 216 West 104th Street, Suite #130, New York, NY 10025. US

La memoria di Falcone e Impastato non può essere offesa da un panino austriaco

Siamo venuti a conoscenza che in una panineria viennese, "Don Panino", si vendono panini dai nomi: Don Greco, Don Buscetta, Don Corleone, Don Mori, Don Falcone e Don Peppino, quest'ultimo con chiaro riferimento a Peppino Impastato. 

Nella descrizione del menù si legge: “Siciliano dalla bocca larga fu cotto in una bomba come un pollo nel barbecue”.

Per quello su Giovanni Falcone la descrizione è invece: “Sarà grigliato come un salsicciotto”
Riteniamo l'episodio gravissimo e frutto non solo di un utilizzo di cattivo gusto per motivi commerciali, ma di qualcosa di più profondo. Il menù oltre ad essere offensivo nei confronti di Falcone ed Impastato fa un lavoro più sottile accomunando boss mafiosi e collusi con le vittime della mafia.
Temiamo che non si tratti di un episodio occasionale, di luoghi comuni sull’Italia o di un episodio di xenofobia. Il logo del locale che richiama il manifesto del film “il padrino” lo abbiamo già visto anche in Germania, in alcuni locali spesso gestiti da italiani.
Chiediamo quindi al Ministro degli Esteri Emma Bonino di intervenire presso le autorità austriache per l'immediata messa al bando di questi prodotti, l'oscuramento del sito e per l'avvio di accertamenti sull'origine dei locali che in Europa portano questo marchio.
Danilo Sulis
Presidente Rete 100 passi

Una notizia buona e una cattiva

2013
Da: RUSSIA OGGI
Liubov Rogovskaya, una signora minuta e bruna dall’espressione dolce che da trent’anni  dirige l’istituto, non nasconde il proprio orgoglio dando inizio alla visita: attraversiamo locali ristrutturati  da poco, dai teneri colori pastello e dalle  pareti ricoperte da disegni di animali o di paesaggi.
L’orfanatrofio ospita oggi 96 bambini in tenera età ai quali, a prima vista, non manca proprio nulla. Le sale gioco sono stracolme di giocattoli. Le palestre, i locali per le terapie in acqua e di sterilizzazione sono in condizioni eccellenti. Le attività per occupare e far crescere i piccoli sono molteplici, e vanno dallo sport alle attività manuali, al canto.
La maggior parte degli ospiti dell’istituto, come accade in tutti gli orfanatrofi in Russia, è composta da “orfani sociali”. Ciò significa che i loro genitori sono vivi,  ma per svariati motivi si sono separati dai figli. Assai di frequente, si tratta di persone ai quali sono stati ridotti i diritti genitoriali; talvolta ne sono stati privati del tutto.


Di conseguenza i bambini ospiti di questi istituti hanno status diversi: quelli i cui genitori non sono stati privati del tutto della patria potestà non possono essere adottati, ma soltanto ospitati in affido presso le famiglie. Sono dunque adottabili soltanto i bambini i cui genitori non hanno più alcun diritto su di loro, sia che li abbiano abbandonati per scelta, sia che vi siano stati costretti.
“Ventotto bambini si trovano qui soltanto provvisoriamente, in attesa di ritornare nelle loro famiglie naturali. Per tutti gli altri sarà invece indispensabile trovare famiglie alle quali darli in affido”, spiega la Rogovskaya.
A livello federale non esistono normative che prevedono aiuti alle famiglie in difficoltà. In Russia i servizi sociali non fanno niente per incoraggiare le madri a non separarsi dai figli. E non esistono neppure strumenti e metodiche per riabilitare quelle famiglie alle quali i servizi sociali abbiano tolto un bambino, perché “la sua vita o la sua salute erano in pericolo”.
Negli ultimi anni, però, sono proprio gli orfanatrofi ad aver intrapreso un’opera di “prevenzione” nei confronti dell’abbandono dei bambini o della loro entrata in istituto. “Abbiamo perfino un programma di aiuto per le madri, così che possano sviluppare i presupposti necessari a riottenere i loro bambini”, sottolinea la Rogovskaya.
Le madri si impegnano a fare visita regolarmente ai loro piccoli e in queste occasioni sono affiancate da psicologi, medici e pedagoghi. “Il nostro scopo è quello di far sì che tutti i nostri piccoli ritrovino  una casa. La loro o un’altra”, conferma Sofia Valerieva, capo infermiera dell’istituto.
Nel 2012, sono entrati in questo orfanatrofio 92 bambini  e 84 ne sono usciti o per essere inseriti in una famiglia o perché avevano raggiunto l’età per entrare in un istituto per la fascia di età 5-18 anni. Altri 25 hanno ritrovato le loro famiglie naturali.
Per accudire questo centinaio di orfanelli, l’istituto dà lavoro a  197 persone, ma secondo Valerieva sarebbero insufficienti: a fronte di 63 infermieri ne occorrerebbero almeno il  doppio. L’orfanatrofio ha visto il personale ridursi di parecchio ultimamente,  perché gli stipendi sono troppo bassi.
Sofia Valerieva come  capo infermiera guadagna 17mila rubli al mese, ossia 417 euro. Un infermiere semplice non supera  i 220 euro. La direttrice conferma che “questo per adesso è il nostro problema principale, e ormai siamo  anche a corto di personale medico e pedagoghi”.
Tuttavia l’atmosfera generale dell’istituto non lascia trapelare queste preoccupazioni. Ogni gruppetto di sei-sette bambini è affidato alle cure di due adulti.
Vedendo arrivare un visitatore, i piccoli alzano lo sguardo pieni di curiosità, ma restano sulle loro. Sono piuttosto timidi e riservati. Alcuni invece sono molto fieri di mostrare quello che sanno fare: per esempio il piccolo Artem, di quattro anni, dritto in piedi al centro della sala spettacoli, canta a squarciagola e ripete ben tre volte la stessa strofa di una canzoncina sull’albero di Natale.
Nei reparti lattanti, alcune balie si occupano una alla volta di ciascun bebè, soprattutto di quelli che necessitano di cure particolari. “La maggior parte dei bambini ha problemi di salute, congeniti o causati da un cattivo accudimento”, racconta con tristezza Valiereva. Alcuni bambini presentano ritardi nello sviluppo, altri sono arrivati qui dopo essere stati maltrattati a lungo, erano malnutriti o erano rimasti abbandonati a loro stessi.
Certo, l’Orfanatrofio numero 1 sembra un rifugio confortevole e sicuro per i piccoli orfani ai quali non manca niente, tranne l’essenziale: “Niente, nessun confort materiale sostituirà mai il calore di una vera famiglia”, conclude la Rogovskaya.
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Da: Giornalettismo.com
I neonati russi picchiati negli orfanotrofi

di   - 19/04/2013 - Ordinato l'arresto di due infermiere: bambini maltrattati perché piangevano



I neonati russi picchiati negli orfanotrofi

Le autorità russe hanno ordinato l’arresto di due infermiere, accusate di aver picchiato tre bambini in un orfanotrofio, dopo una notte passata a ubriacarsi. A riportare la notizia è il New York Times, che spiega come le donne avrebbero aggredito i piccoli per farli smettere di piangere.
LE INFERMIERE E L’AGGRESSIONE AI BAMBINI - Una delle vittime, che aveva soltanto 7 mesi, è stata ritrovata avvolta in un lenzuolo in modo che le sue urla fossero soffocate. Inizialmente in come, le sue condizioni sono ancora riservate. Gli altri bambini, un ragazzino di tre anni e una di 10 mesi, sono stati ricoverati con lesioni multiple, così come hanno spiegato gli investigatori. Tutto è avvenuto in un orfanotrofio nella regione orientale di Khabarovsk, lo scorso primo aprile: soltanto una settimana dopo l’aggressione è stata segnalata ai funzionari di polizia, tanto che le infermiere sono adesso scomparse.
ORFANI E RUSSIA – Il dramma degli orfani è diventato un tema sensibile e molto politicizzato in Russia, soprattutto dopo la decisione da parte del Cremlino di vietare le adozioni alle famiglie americane. Una risposta alle misure prevista dalla lista Magnitsky, con il mancato visto e sanzioni previsti per i funzionari russi che si sono macchiati di violazioni dei diritti umani. Prima ancora, alcuni casi di morte di bambini russi adottati negli Stati Uniti e in altri paesi aveva spinto le autorità a limitare l’accesso alle adozioni. Poco è stato però fatto per migliorare le condizioni di vita all’interno degli orfanotrofi russi o per promuovere le adozioni tra le stesse famiglie russe. Più di 600 mila bambini russi vivono al di fuori della custodia dei loro genitori biologici, molti confinati in “case-famiglia”. Circa 130 mila soffrono di problemi fisici e psichici, ma spesso negli orfanotrofi mancano strutture e personale adatto. Anzi, a volte vengono anche trascurati e maltrattati. “Non è chiaro – si legge sul Nyt – quanti bambini vivevano nell’orfanotrofio della regione di Khabarovsk o se ci fossero precedenti di abusi e violazioni”.
GLI ABUSI – Secondo quanto hanno spiegato gli investigatori, i pestaggi sarebbero iniziati quando diversi bambini si sarebbero svegliati durante la notte, iniziando a piangere. Picchiati dalle due infermiere, i piccoli sono stati trovati in condizioni gravi soltanto il mattino successivo, quando sono arrivati gli altri infermieri. Solo allora sono stati sono stati portati in ospedale.
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2012
Da: TM News

Cina/ Nuovo scandalo sul web: bambini incatenati in orfanotrofio

Avviata indagine dopo lo sdegno espresso sui social media


Roma, 6 lug. (TMNews) - Ancora una volta sono stati internet e i social media a denunciare una vicenda di abusi in Cina, questa volta ai danni di bambini con problemi psichici ritratti ammanettati in un orfanotrofio della contea Cangnan, nella provincia orientale di Zhejiang. La vicenda è emersa alla fine del mese scorso, quando sulla rete ha cominciato a circolare la fotografia di due bambini, di 6 e 9 anni, costretti a mangiare legati a una panca di legno, uno con una catena di metallo, l'altro con una stoffa blu al collo.

L'immagine ha subito scatenato la reazione indignata degli utenti dei social media, che ha indotto le autorità locali ad avviare un'indagine per maltrattamenti nell'orfanotrofio che accoglie 21 bambini, di cui 19 con problemi psichici o fisici. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa ufficiale Xinhua, le autorità locali hanno ammesso che le quattro donne che gestivano l'istituto "hanno usato le catene per separare i due bambini, entrambi affetti da disturbi mentali". Il più piccolo, precisa l'agenzia di stampa, è sordo-muto e affetto da epilessia, mentre il più grande sarebbe affetto da schizofrenia e tenderebbe ad azioni violente. Le catene servivano quindi a "evitare che i bambini defecassero senza controllo e che facessero del male agli altri minori".

La vicenda ha fatto tornare in primo piano i problemi di gestione degli istituti di cura in Cina, dopo che le autorità hanno deciso di affidarle o venderle a privati, ha sottolineato Xinhua. Ma anche sull'assenza di controlli da parte dello Stato, ha sottolineato all'agenzia di stampa un ricercatore dell'Accademia di Scienze sociali della provincia, Zhong Qi: "Non dobbiamo dimenticare un fattore importante in questa tragedia: l'assenza di supervisione e il fallimento del governo nel suo ruolo nel settore di asssistenza".

Una lettrice che ha lasciato un commento sotto il mio post del 16 ottobre 2011 sugli "Orfanotrofi Lager",(che riportava 2 notizie:in Russia nel 2011 e in Cina nel 1996), chiedeva se oggi tali situazioni limite sono ancora presenti.
In Russia sembra di sì e la notizia cattiva riguardava un caso brutto come ne sono capitati anche da noi recentemente negli Asili Nido...
Però c'è anche la notizia buona su un orfanotrofio modello.
In Cina, invece, sembrano esserci ancora dei problemi.

mercoledì 5 giugno 2013

TV inguardabile

Non riesco più a seguire trasmissioni che fino a poco tempo fa reggevo abbastanza.
"Agorà" su RAI3 è un fiorilegio di chiacchiere banali, di ripetizione di cose che sappiamo tutti e che gli ospiti di turno ripetono reiteratamente, mentre la gente aspetta decisioni dal governo PD-PdL che gli ospiti, ciascuno per la propria parte, sostengono, mascherando dietro bla-bla circonvoluti la NON decisionalità del governo medesimo.
Sono tutti occupati a demolire Beppe Grillo con le parole, ad evitare accuratamente di parlare dei disegni di legge che M5S presenta ma che PD e PdL non votano. Su Giacchetti, illuminato come Renzi del PD e per questo emarginato, stamane hanno accennato ridacchiando al fatto che il Movimento 5 Stelle ha votato a favore per la mozione Giacchetti, che aboliva il Porcellum, solo quando il PD l'aveva indotto a ritirare tale mozione.
Vomitevole tentativo di eludere la REALTA': Giacchetti voleva cambiare la schifosa legge elettorale vigente fatta dal governo Berlusconi e il PD gli ha detto di ritirarla.
Tutto qui. Il resto è "fuffa", tentativo di depistare i cervelli che non sanno capire da soli come stanno le cose.
Ha perfettamente ragione Beppe Grillo ad avercela con CERTI giornalisti, attenti non ad informare ma a falsare con ritocchi la realtà per compiacere chi li fa lavorare e li paga.
Si riempiono la bocca di: "lavoro che non c'è", "famiglie che non arrivano alla fine del mese", "percentuali di disoccupazione", "piccoli imprenditori che chiudono", "gente disperata che si suicida", pensando che la gente si accontenti di questo. Intanto prendono tempo e non fanno niente. Intanto continuano a percepire cifre da capogiro per i truffaldini rimborsi elettorali che si sono votati tutti d'accordo, fanno finta di voler cambiare questo tradimento del referendum scalandosi i "rimborsi" a poco a poco... piano piano... ma col tempo...
Poi, sempre pensando che il popolo è scemo, e forse in parte lo è, parlano di ciò che si dovrebbe fare ma non ci sono i soldi...
"Servirebbero 10 milioni di euro", fa uno per qualcosa che è per il popolo, "...ma non si sa dove si potrebbero prendere.. perché non ci sono soldi." 
Non ci sono soldi????!!!!
Ma per i milioni di euro che i Partiti si mettono in tasca ci sono!
Prendeteli da lì!
No! Loro ironizzano su Grillo!
Grillo i soldi li restituisce in un fondo per scopi economico-sociali, per aiutare quelli che voi dissanguate e non fate nulla se non parlare di: eliminare le tasse sul lavoro, ridurre e semplificare la burocrazia, sveltire il sistema giudiziario civile...
Bla, bla, bla, bla, e ancora bla, bla! 

La Gruber l'altra sera aveva ospite un giovane deputato M5S, il quale ha detto la cifra che fra una prebenda e l'altra prende mensilmente un deputato: euro 21.000 e tralasciamo le centinaia e le decine... visto che è la cifra che tanti giovani disoccupati sognerebbero avere come retribuzione annua!!
Ha spiegato, nonostante le interruzioni della Gruber che voleva fargli dire solo quello che pareva a lei e non quello che poteva attirare il consenso di chi ascoltava, che loro si tengono grossomodo sui 5.000 euro mensili, compresi i rimborsi spese, e il resto lo mettono nel fondo per gli aiuti alla piccola impresa e ad altri scopi socio-economici ampiamente illustrati dal M5S.
Messa all'angolo dalla lucida e intelligente sincerità del giovane deputato la Gruber se ne è uscita con questo commento (più o meno): "Lei non è sposato però, lei non ha famiglia, ci sono situazioni in cui un deputato ha famiglia e con quella cifra..."
Si è data la zappa sui piedi!!
Ha palesato il suo metro di vita, che è lo stesso dei politici che la sponsorizzano! Fuori dalla realtà quotidiana della gente, che lei palesemente ignora! Si capisce dalla frase che ha detto!
Forse la giornalista, che come tale dovrebbe informare, dobbiamo informarla che la gente con quella cifra si ritiene ricca, perché vive con molto meno! Come ebbe a dire l'ottimo Matteo Renzi con quell'espressione tipicamente fiorentina: "Con 5.000 euro al mese, via, si vive benino!"
Invece per la Lilli un deputato che ha famiglia con quella miseria come fa a vivere?!! Eh!!!
Siete fuori dalla realtà! Politici, giornalisti pagati dalla corrente politica che vi protegge, siete fuori dalla realtà! Grillo non c'entra niente, lui interpreta soltanto il disagio della nausea che suscitate nella gente perbene! Gente che non va più a votare tanto ha la nausea del vostro bla-bla!
Persino il Papa Francesco l'altro giorno ha detto che "L'ipocrisia è la lingua dei corrotti", più o meno testuale.
Alla Gruber vorrei chiedere come mai non invita più quel giornalista intelligente che risponde al nome di Andrea Scanzi. Non sarà forse perché parla troppo bene di Grillo e del suo Movimento?
In compenso, sere fa, aveva invitato nientemeno che Oscar Giannino! 
Mi chiedo a chi possono interessare le opinioni di un mitomane, un bugiardo patologico?! Boh?!   

Andrea Scanzi




Cronache di pazzie quotidiane - "Crostate e collane"

"Crostate e collane"

Marilena, sentito il citofono, disse a suo marito: "Giovanni vai ad aprire! Debbono essere Franco e Giovanna!"
Spenti i fornelli andò anche lei incontro agli amici che aveva invitato per il pranzo della domenica. I reciproci figli, tutti grandi, avevano altri impegni con amici e fidanzati vari.
"Ciao!" Li salutò con un sorriso e li baciò sulle guance.
Mentre Giovanni faceva accomodare Franco davanti al caminetto, Marilena disse a Giovanna che recava un involto coperto da un canovaccio di cucina pulito: "Hai portato un dolce! Lo sapevo, per questo non ho fatto torte!" 
"E' solo una crostata." Disse Giovanna sorridendo.
"Sono così buone le crostate che fai tu!" Disse sinceramente Marilena. "Andiamo in cucina... Oppure se vuoi rimani qui con loro e la porto in cucina io!" Giovanna optò per restare in salotto e allora Marilena informò gli amici che aveva invitato anche una coppia di vicini: "Per contraccambiare... loro ci invitano sempre..." Spiegò.
"Chi sono ?" Chiese Giovanna che in quel luogo conosceva tutti. Infatti Giovanni e Marilena avevano conosciuto lei e Franco quando erano arrivati ad abitare in quel posto ameno della campagna romana qualche anno prima.
Giovanna e suo marito erano ospiti ogni fine settimana e poi anche d'estate di una loro vicina, che a Marilena non piaceva molto, infatti l'amicizia con lei era bella e finita a causa delle sue intemperanze, con Giovanna invece continuava alla grande!
"Sono quelli che hanno acquistato la villetta del defunto Sig. Rossi."
"E come sono?" Parlò Giovanni: "Lui è un manutentore dell'Università dove lavoro. Non è una "cima", ma sembra una brava persona, lei... è un poco strana ma..." Non finì la frase che sentirono bussare sul retro, Marilena andò ad aprire e  salutò con un sorriso i nuovi venuti. La donna subito le chiese tutta emozionata: "Sono persone di riguardo?"
La padrona di casa rimase interdetta: per lei non esistevano persone a cui si doveva un particolare riguardo, ma solo simpatia e rispetto se venivano a casa sua. Imbarazzata rispose: "Sono amici, lei è una professoressa e... lui lavora al Ministero del Tesoro... sono amici." Il manutentore sorrideva e non diceva niente.
Li introdusse facendo le presentazioni. L'uomo, pur venendo semplicemente dai vicini di campagna, aveva messo un maglione a collo alto ed una giacca sportivo-elegante, la donna era in tailleur e addirittura recava il soprabito sul braccio a completamento.
Lasciati gli ospiti a familiarizzare in salotto, Marilena si scusò un attimo e tornò in cucina per gli ultimi ritocchi per il pranzo. La crostata di Giovanna troneggiava sul tavolo di cucina.
Tornata in salotto trovò tutti stranamente ammutoliti che guardavano sospesi e meravigliati la nuova vicina di Giovanni e Marilena: tutti tranne il marito di lei che inalberava sempre un sorriso inespressivo.
La donna aveva nelle mani dei fili di perle che aveva sciorinato mostrandole come farebbe un gioielliere: con cura e compiacimento. Aprì un astuccio che conteneva delle chiusure dorate e disse a Marilena che non capiva la scena: "Scegli il filo di perle che preferisci e la chiusura che vuoi, così te la faccio montare dal gioielliere."
Marilena era esterrefatta. Guardò Franco e Giovanna che tacevano in educata e contenuta meraviglia. Pure Giovanni taceva.
"Ma non capisco... Perché?" Fece quasi basita.
"Perché te lo meriti! Dai! Scegli!" Fece quella con aria teatrale e per niente in imbarazzo. 
Chi era in imbarazzo, invece, era la povera padrona di casa. Provò a dire: "Ma non posso accettare un simile regalo! Sono perle vere?" Chiese ancora incredula, anche se quella aveva usato proprio la parola gioielliere.
"Certo che sono vere!" Proferì sicura e padrona della scena la vicina di casa.
"Non potrei accettarle nemmeno se fosse il mio compleanno!" 
Provò a difendersi ancora Marilena, ricordandosi in quel momento che la strana vicina le aveva riferito "di essere delusa da un'altra vicina di casa perché per il suo compleanno lei le aveva regalato una collana di perle vere e quella le aveva detto che non poteva accettarle, alla sua insistenza le aveva detto che allora gliele avrebbe pagate"...
Ma quella insistette sicura, come se fosse normale ed usuale portare, invece che il vino, dei dolci o dei fiori a casa di qualcuno che ti ha invitato a pranzo, collane di perle con chiusura ovviamente in oro.
Costretta e per uscire dall'imbarazzo la padrona di casa scelse una di quelle chiusure che la donna aveva esposto fuori dall'astuccio. 
Pranzarono. Dopo qualche giorno la strana vicina la chiamò e le dette la collana su cui, disse, aveva fatto montare la chiusura da lei scelta.
Qualche tempo dopo l'amica Giovanna e Marilena si incontrarono per andare a teatro insieme.
"Sai, Giovanna, ho grattato con l'unghia una delle perle di quella collana e la vernice di finta madreperla è venuta via." Le disse con sollievo.
"Ma io l'ho vista subito che era pazza: come si è seduta, mentre tu eri in cucina, ha detto con enfasi: "Io comando il sindacato PLIO, (Previdenza Lavoratori Impiegati Operai), di tutta Roma!" Sai, Marilena, in trenta anni di insegnamento mi sono fatta una certa esperienza: sapessi quanti pazzi mi sono passati davanti agli occhi ai colloqui con i genitori! E lì si capivano pure i disagi e i problemi dei loro poveri figlioli!"

martedì 4 giugno 2013

Chi la sfanga e chi no

IERI
Da: Il Resto del Carlino

Bnl, assolti Fazio e Caltagirone E per Consorte pena dimezzata

La scalata

Smontata l’accusa: annullate tutte le condanne per aggiotaggio

di Marinella Rossi
Giovanni Consorte
Giovanni Consorte

Bologna, 31 maggio 2012 - Scalate truccate? Non per Unipol. Un colpo di ruvida spugna sull’estate 2005 delle inchieste intorno agli arrembaggi bancari made in Italy. Meglio: su metà di quelle inchieste. Se il processo all’assalto di Bpi ad Antonveneta ha retto all’esame d’appello alla bell’e meglio, con poche pene, ma con la conferma delle responsabilità dello zoccolo duro (il numero uno allora di Bankitalia, Antonio Fazio compreso), il processo gemello all’assalto a Bnl da parte degli uomini Unipol, allora, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, no.

Sconfessata la Procura della Repubblica di Milano e la sentenza di primo grado che condannava fino a 3 anni e 7 mesi, il verdetto d’appello si snoda a distanza di 7 anni dai fatti in pochi attimi davanti a un parterre di avvocati di classe A, increduli, esultanti e a tratti in lacrime, e imputati nel giorno della loro gloria assenti. Non regge, all’esame di secondo grado l’impervio reato di aggiotaggio che viene cancellato con formula tranciante (il fatto non sussiste) per tutti. Unipol, 'furbetti' e contropattisti.
Da Consorte a Sacchetti allo stesso Fazio, a Francesco Gaetano Caltagirone, Carlo Cimbri, Emilio Gnutti, Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Ettore e Tiberio Lonati, Guido Leoni, Giuseppe Statuto, il parlamentare Vito Bonsignore. Che, semplificando, e in attesa dei quindici giorni utili al giudice Flavio Lapertosa per scrivere le motivazioni, significa: la scalata a Bnl, quella su cui esplose lo scandalo della telefonata di Consorte all’allora segretario del Pd, Piero Fassino ("Abbiamo una banca"), non era irregolare. E forse Unipol, oggi, potrebbe avere una banca.

Sottili paradossi: proprio Consorte e Sacchetti restano impigliati e dunque condannati (per insider trading e ostacolo alla vigilanza Consob) a un anno e 7 mesi e un anno e 6 rispettivamente, proprio per le informazioni date ai loro referenti politici in corso di scalata, Nicola Latorre, Massimo D’Alema e Fassino, che, prive di rilievo penale per i politici, rilievo ne hanno per i due uomini delle coop rosse.

La sentenza non lascia spazio a troppe speculazioni: cancellate le pene pecuniarie a un milione e 300mila euro e un milione per i due ex Unipol. Unipol stessa ottiene una rideterminazione a 420 mila euro contro i 720mila stabiliti in primo grado. Revocate poi le sanzioni nei confronti della Banca popolare dell’Emilia Romagna (270mila euro in primo grado) e di Hopa (400mila), come conseguenza dell’assoluzione del banchiere Leoni e di Gnutti. E annullata è di conseguenza la provvisionale di 15 milioni a favore degli spagnoli del Banco di Bilbao, parte civile perché si sarebbe vista soffiare via Bnl dai francesi di Bnp Paribas, per colpa dei magheggi dei contropattisti. Segue, per BBVA, anche la beffa del pagamento delle spese processuali.
Ma una nota amara la inserisce nel giorno della vittoria Giovanni Consorte: "Dopo 7 anni la Corte d’appello riconosce la liceità dell’operazione Bnl da parte di Unipol". E a questa seguono le amarissime accuse degli avvocati vincenti, da Marco De Luca a Guido Alleva: "Resta il danno micidiale prodotto all’economia italiana". Una banca, Bnl, che sarebbe dovuta e potuta "rimanere in Italia". Proprio come sarebbe piaciuto ad Antonio Fazio.

di Marinella Rossi
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OGGI
Da:  RAI News 24

Sentenza Unipol, Berlusconi ascoltò la telefonata di Fassino e la fece pubblicare

Milano, 04-06-2013
Non solo Silvio Berlusconi ha ascoltato la telefonata tra Piero Fassino e Giovanni Consorte nella quale l'allora leader dei Ds chiedeva all'ex numero uno di Unipol "Allora abbiamo una banca?" ma il suo ruolo è stato fondamentale perché quella conversazione, ancora coperta dal segreto istruttorio, fosse pubblicata su Il Giornale.

Lo hanno scritto i giudici della quarta sezione penale nelle motivazioni della sentenza con la quale il 7 marzo scorso hanno condannato Silvio Berlusconi a un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto d'ufficio con il fratello Paolo.

L'incontro a cui fa riferimento la sentenza è quello del 24 dicembre 2005, quando Paolo Berlusconi vide il fratello ad Arcore insieme a due imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, quest'ultimo titolare della società che faceva le intercettazioni telefoniche per la procura di Milano. Per i giudici in occasione di quell'incontro la telefonata fu ascoltata da Silvio Berlusconi. Infatti, come scrivono nelle
motivazioni della sentenza, "deve piuttosto ritenersi che quella sera la registrazione audio venne ascoltata attraverso il computer, senza alcun addormentamento da parte di Silvio Berlusconi, o inceppamento del pc".

Secondo quanto sostenuto dalla difesa, infatti, l'ex premier non avrebbe sentito la
telefonata perché durante l'incontro si assopì per la stanchezza e perché il computer con cui avrebbero dovuto sentire la telefonata non funzionò. Circostanze a cui il
tribunale non ha creduto.
Per i giudici della quarta sezione penale di Milano non è credibile che il Cavaliere non sia mai stato messo al corrente dell'esistenza della ormai famosa intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte a proposito del tentativo di scalata a Bnl da parte di Unipol. In fase di udienza preliminare, il leader del Pdl aveva dichiarato "di essere assolutamente contrario alle intercettazioni che considera barbarie perché contrarie al diritto di segretezza delle comunicazioni, sancito dalla Costituzione quale espressione del diritto di liberta dell'individuo", ricordano i giudici.
Berlusconi davanti al gup "ha aggiunto che mai avrebbe consentito di ascoltarne una in casa sua né suo fratello glielo avrebbe mai proposto". Un'affermazione che il collegio persie duto da Oscar Magi scrive che "non è credibile né in generale né tantomeno alla luce di Silvio Berlusconi".

La pubblicazione della telefonata tra Piero Fassino (ex segretario dei Ds) e l'allora presidente di Unipol, Giovanni Consorte ("Abbiamo una banca"), aveva bisogno del via libera di Silvio Berlusconi, per "la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino", si legge nelle motivazioni della sentenza del tribunale di Milano, "non
potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata fatta peraltro ascoltare a casa sua, fosse poi pubblicata".
I giudici del tribunale di Milano nel condannare Silvio Berlusconi a 1 anno di reclusione hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche all'ex premier tenendo conto "della sua qualità di pubblico ufficiale" e "della lesività della condotta nei confronti della Pubblica Amministrazione".

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Essendo persona al di sopra di ogni sospetto, visto ciò che scrivo da quasi 3 anni su questo blog, posso permettermi di sorprendermi su come sia ondivaga la giustizia, con la g minuscola, in questo Paese.
Di tutta la storia quello che rimane è che la condanna maggiore se l'è beccata Berlusconi, reo di aver consentito che sul giornale di proprietà del fratello Paolo si pubblicasse l'imbarazzante telefonata fra Fassino e Consorte.
Che lui abbia i metodi pirateschi che ha lo sappiamo tutti, ma è anche vero che gli altri sono tutt'altro che santi!
Però le condanne se le becca tutte lui! Tutti i torti su quel che Silvio dice della magistratura, a mio avviso, non li ha.