martedì 17 settembre 2013

Concordia-Gulliver nel mondo di Lilliput


Un'opera grandiosa, mai tentata prima: un mastodonte pieno di acqua di mare, dunque con un peso immane, è stato tirato su da uomini lillipuziani ma con un gran cervello che ha consentito, mediante calcoli ingegneristici precisi ed accurati sulle forze in gioco, le spinte, i carichi, di riuscire in un'impresa eccezionale!
C'è chi lavora pazientemente, accuratamente, aggiustando, rischiando, temendo, provando e riprovando e chi commenta il lavoro degli altri senza capirci niente. Così hanno dovuto avere anche la pazienza di rispondere alle domande, domandine vuote di chi non capisce nulla di quell'immane lavoro ingegneristico e tecnico, dove circa 500 persone si sono impegnate al massimo.

L'errore di un lillipuziano senza cervello ha causato morti, infelicità di chi li amava e un immane lavoro.
Dicono che "rischia 15 anni di carcere"...
Non basterebbe un ergastolo: 32 morti e miliardi di danni!!

Da: Il Post - Concordia raddrizzata


Ambiente pulito in tutti i sensi



COMUNICATO LEGAMBIENTE – COORDINAMENTO PROVINCIALE
16.09.2013

Il Presidente Cusani come Alice nel Paese delle meraviglie.

Dopo anni di denunce, attentati, dichiarazioni, prove scientifiche documentate, dossier e conferenze sul
tema del radicamento delle mafie, con il processo in corso presso il Tribunale di Latina per disastro
ambientale per come è stata gestita la discarica di b.go Montello, nel quale Legambiente si è costituita
parte civile mentre latitanti sono risultate la Provincia, il Comune di Latina e la Regione Lazio della
Polverini, dopo l'omicidio di Don Cesare Boschin, le condanne, gli attentati incendiari, la relazione
dell'ex Prefetto Frattasi, i sequestri, le confische e gli omicidi commessi, il Consiglio provinciale di
Latina si sveglia da un decennale letargo e vota un documento....vago, incerto, timido
Ci aspettavamo un documento autorevole, capace di affrontare i nodi strutturali del problema, di
proporre soluzioni serie per sconfiggere le mafie in questa provincia, coraggioso, tecnicamente evoluto.
Invece la “montagna ha partorito un topolino”. Il documento è inconsistente, privo di spessore, timido
Per lottare contro le mafie è richiesto ben altro impegno, altra determinazione, una conoscenza
approfondita del fenomeno e il coraggio di scelte radicali. Difficile trovare questo coraggio in chi definì
gli uomini della Commissione d'Accesso per il Comune di Fondi “pezzi deviati dello Stato”!!!
La lotta alle mafie libera un popolo e un territorio dalla morsa delle violenze e della corruzione, dal
traffico illecito dei rifiuti, del cemento, dal racket, dalla droga e dunque da una prospettiva di morte civile,
economica, e purtroppo non solo. Si tratta di una battaglia di civiltà e per la democrazia che non dovrebbe
diventare motivo di scontro politico ma unire la politica in un percorso comune di impegno qualificato.
Così purtroppo pare non essere in provincia di Latina.
A seguito delle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone, il Consiglio provinciale di Latina ha
presentato oggi e votato un documento che doveva costituire, almeno nelle aspettative logiche, la risposta
politica al radicamento delle mafie in provincia, ai relativi problemi di violenza, all'inquinamento
ambientale determinato dai traffici e affari delle ecomafie. Un documento che doveva rassicurare i
cittadini e far avanzare quanti sono impegnati sul fronte della lotta per la legalità.
Dopo decenni di lotte e l'impegno organizzato profuso nel territorio da parte di molte associazioni e
cittadini, dopo alcuni importanti risultati ottenuti, come le sentenze di condanna, i sequestri, le confische e
l'assegnazione di alcuni beni, gli abbattimenti (Isola dei Ciurli e nel Parco nazionale del Circeo in primis),
anziché proporre soluzioni reali e credibili, assumendo i risultati dell'enorme lavoro già condotto a partire
dal dossier sulla discarica di B.go Montello di Legambiente e le relative prove del giro di compravendite
di terreni e immobili circostanti la discarica che hanno interessato nomi legati ai clan della camorra, il
Presidente della Provincia Cusani promuove un documento che delude profondamente per la sua
inadeguatezza e fragilità, dimostrando di non conoscere affatto i termini del problema o sottovalutandoli
gravemente. Il documento risulta sterile, privo di contenuti, timido.....IMBARAZZANTE!!
Anziché chiedere indagini patrimoniali, un monitoraggio severo su giri di compravendite immobiliari
sospette, un controllo severo sulle varianti ai piani regolatori, l'apertura di uffici DIA e DDA in provincia,
un maggiore raccordo con le forze dell'ordine, la Prefettura e la Questura, chiedere che vengano rese pubbliche le dichiarazioni di Schiavone rilasciate alla Commissione d'inchiesta parlamentare sul ciclo
illegale dei rifiuti, avviare progetti seri e qualificati di educazione alla legalità, di investire sul tema anche
con iniziative pubbliche, ritiene di combattere le mafie e l'enorme giro di corrotti e “vassalli” che li
circondano chiedendo ai parlamentari locali alcune interrogazioni, peraltro arrivando in ritardo rispetto a
diverse interrogazioni parlamentari già presentate, di sensibilizzare in modo vago la cittadinanza sui temi
ambientali e sulla legalità e sollecitando “l'amore” per il territorio. Dichiarazioni di una innocenza commovente.
Come Legambiente, continuiamo a chiedere l'apertura degli uffici della DIA e DDA in provincia di Latina, indagini patrimoniali diffuse e serie, un controllo continuo del territorio, una seria politica contro la corruzione e per la trasparenza amministrativa, investimenti in favore delle forze dell'ordine e della Magistratura, il sostegno a quanti sono impegnati su questo fronte e senza dubbio programmi di educazione ambientale e alla legalità seri e adeguatamente sostenuti.



Circolo Larus Legambiente Volontariato Via Garibaldi n° 45, 04016 Sabaudia (LT)
C.F. 91080270597 – c/c bancario n° 1/13672/92 presso Cassa Rurale ed Artigiana dell’Agro Pontino, ABI 08738, CAB 74110
Telefoni:, +393382546257, +393475252133 – E-mail: circolo.larus@email.it - internet: www.laruslegambiente.it

lunedì 16 settembre 2013

Perché tante cariche di prestigio a costui?

Corte Costituzionale, il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Giuliano Amato

Nicola Morra, capogruppo del M5S al Senato, si augura un passo indietro dell'ex vice di Craxi dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano: "Non faccia una frittata della giustizia". Il M5S presenterà un'interrogazione urgente al presidente del Consiglio e al Guardasigilli

Giuliano Amato
“Giuliano Amato si dimetta da giudice della Corte costituzionale”, ha detto Nicola Morra. “Lo chiediamo con forza e decisione dopo aver letto l’articolo sul Fatto Quotidiano, relativo ad una intercettazione telefonica del 21 settembre 1990 che è agli atti di un processo per tangenti a Viareggio”. Il capogruppo M5S contesta l’incongruenza tra il ruolo di cui Amato è appena stato investito e il suo comportamento nei confronti di una testimone nell’ambito di un processo per corruzione. “E’ una vicenda che si sviluppa in epoca pre Mani Pulite dove l’allora deputato e vice segretario del Psi di Craxi telefonò e chiese alla vedova di un esponente socialista di non fare nomi dei protagonisti di una tangente da 270 milioni di lire. ‘Non fare i nomi con i giudici, niente frittate’, disse Amato alla vedova dell’esponente del Psi”.
“Se non si vuole che ora Giuliano Amato faccia lui una frittata della Giustizia, si dimetta da giudice della Corte Costituzionale”, è la richiesta del M5S. “Il Movimento 5 Stelle presenterà anche una interrogazione urgente al presidente del Consiglio ed al Ministro della Giustizia”.
 Il Fatto Quotidiano > Blog di Peter Gomez > Dimissioni di A...

Dimissioni di Amato per non trascinare nel fango Consulta e Quirinale

Qualunque persona di buon senso e in buona fede dopo aver ascoltato il nastro del suo colloquio telefonico con la vedova del senatore socialista, Paolo Barsacchi, scovato dal nostro valente collega Emiliano Liuzzi, non può arrivare a conclusioni diverse. Invitare una testimone in un processo per tangenti a non fare nomi per tenere fuori da uno scandalo i vertici del proprio partito è un comportamento incompatibile con la funzione di giudice costituzionale.
L’obiezione secondo cui il colloquio, registrato dalla signora Barsacchi, è molto antico (risale al 1990), non vale. Nella carriera dell’ex vicesegretario del Psi, due presidenze del Consiglio e più volte ministro, ci sono altri episodi del genere. Storie spesso diverse tra loro che dimostrano però come il caso Barsacchi, per Amato, non sia stato un incidente di percorso, ma la regola.
Bettino Craxi, infatti, utilizzò Amato per tutti gli anni ’80 e i primi anni ’90 per tentare di arginare (leggi insabbiare) il crescente numero di inchieste che coinvolgevano gli amministratori del Garofano. Non per niente l’ex sindaco di Torino, Diego Novelli, durante la bufera scatenata dalla scoperta delle mazzette versate nel suo comune a Dc, Psi e Pci, fu rimproverato proprio dal neo giudice costituzionale per aver portato in Procura il faccendiere-testimone d’accusa Adriano Zampini “anziché risolvere politicamente la questione”. E nel 1992, quando il dottor Sottiledivenne per la prima volta premier, fu proprio il suo governo a spingere il Sismi e il Sisde a raccogliere dossier sui magistrati di Mani Pulite che stavano scoperchiando l’enorme rete di corruttele che aveva messo in ginocchio il Paese.
Lo si legge nella relazione del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezzadel 6 marzo del ’96 e lo racconta nel suo libro, Sorci Verdi, l’ex ministro dell’Ambiente del governo Amato, Carlo Ripa di Meana: “Giuliano mi riproverò: disse che l’azione giudiziaria di Mani Pulite – come indicavano i servizi e il capo della Polizia Vincenzo Parisi – era un pericolo per le istituzioni”. Una considerazione significativa che dimostra come nella testa del neo giudice costituzionale alberghi da sempre un singolare ragionamento: il problema in Italia non sono i ladri e le ruberie, ma chi li scopre.
Anche per questo, ma non solo, oggi le istituzioni sono di nuovo in pericolo. Quale fiducia potranno avere d’ora in poi i cittadini nelle decisioni della Consulta, visto che tra loro siede un giudice che giustifica e anzi consiglia ai testimoni di essere reticenti? Cosa penseranno delle scelte del Quirinale gli italiani quando sentiranno Giorgio Napolitano ripetere le parole da lui stesso utilizzate un anno fa, il 25 settembre del 2012: “Chi si preoccupa dell’antipolitica deve risanare la politica” perché “far vincere la legge si può come avvenne contro la mafia, come dimostrano Falcone e Borsellino”?
Domande retoriche. Alle quali in qualsiasi Paese del mondo non si risponde con il silenzio imbarazzato dei partiti delle larghe intese di queste ore, ma con una lettera d’immediate dimissioni. La firmerà Amato? Alla luce dell’esperienza pensiamo di no. Ma per una volta ci piacerebbe essere smentiti. Vedere l’ex vice-segretario Psi picconare con la sua presenza ciò che resta della credibilità di Consulta e Quirinale è un brutto spettacolo.  È una di quelle  scene di cui l’Italia non ha davvero più  bisogno.
Il Fatto Quotidiano > Economia & Lobby > Amato a Mussari...

Amato a Mussari: ‘Io ti aiuto alla presidenza Abi. Tu finanzi il mio torneo’

Il neogiudice costituzionale intercettato con il numero uno del Monte dei Paschi nel 2010: "Se vuoi candidarti ti sostengo". Poco più di un mese dopo la richiesta di non ridurre la sponsorizzazione al Tennis club Orbetello: "Mi hanno fatto sapere che il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125, ma siamo già sull'osso". Le telefonate pubblicate dal Corriere della Sera e dalla Stampa

Giuliano Amato
Nel febbraio 2010 si apre la corsa per il nuovo presidente dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana. Il 14 Giuliano Amato chiama Mussari per chiedergli “se è vera la voce circa la sua candidatura all’Abi in modo tale da fare qualcosa per sostenerlo”, annota la Guardia di finanza nel brogliaccio riportato dal Corriere. “Mussari glielo conferma”. Il presidente di Mps diventerà il numero uno dell’Abi il 23 giugno, e naturalmente non è dato sapere se l’appoggio del “dottor Sottile” abbia pesato in qualche modo. Amato richiama Mussari il primo aprile. Oggetto della conversazione, a quanto si intuisce, il torneo organizzato dal Circolo tennis Orbetello, di cui il politico ex socialista è stato presidente dal 1996 al 2003 (oggi è presidente onorario). Un evento a cui Amato tiene molto. Tanto che quando si è fatto il nome di Amato come possibile successore di Napolitano al Quirinale, lui ha ironizzato: “Tutti mi chiamano presidente? Preferisco pensare che sia per il Tennis club di Orbetello”. 
Amato: “Mi vergogno a chiedertelo, ma per il nostro torneo a Orbetello è importante perché noi siano ormai sull’osso, che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125“.
Mussari: “Va bene, ma la compensiamo in un altro modo“.
Amato: “Guarda un po’ se riesci, sennò io non saprei come fare… Trova, ce l’hai un gruppo? La trovi?”
Mussari: “La trovo, contaci“. 
Dalle intercettazioni a disposizione degli investigatori emerge anche la consuetudine di rapporti di Mussari con il Gotha della politica, da Gianni Letta (che chiede finaziamenti per il teatro Biondo di Palermo), Silvio BerlusconiDaniela Santanchè (che gli chide un appuntamento per il socio d’affari Angelucci), Piero FassinoRomano Prodi.

Noi e gli animali

FOTO e Testo Da: Repubblica.it - Torino. Mamuthones, un purosangue di 5 anni, cavalcato da Scompiglio, questo il soprannome del fantino pistoiese Jonathan Bartoletti,




Eccolo qui questo bellissimo purosangue di 5 anni, pochi attimi prima che la stoltezza dell'uomo lo facesse prematuramente morire nel fiore dei suoi anni migliori!

Intendiamoci, noi siamo animali onnivori, mangiamo anche la carne di molti altri animali, fra cui il cavallo.
Ma farli morire insensatamente è atto crudele.

Dal punto di vista sentimentale è crudele e orribile anche mangiarli, ma così siamo fatti e, se possiamo rinunciare alla carne noi adulti ormai in senescenza, non possono farlo i bambini, gli adolescenti e nemmeno i giovani che svolgono attività di qualsiasi tipo che richiedono sforzo muscolare.
Dunque gli estremismi dei vegetariani o dei vegani sono, appunto, estremismi che non tengono conto della Natura.
Riflettevo proprio pochi giorni fa sull'ennesimo documentario che mostrava come una crudeltà il cibarsi di animali da parte di altri animali.
In quel caso si trattava delle Orche Marine che isolavano un cucciolo di Capodoglio per poi mangiarselo.
Quale orrore!
Ma perché, noi che facciamo quando sbraniamo i teneri agnellini a Pasqua e non solo?! La differenza con l'Orca Marina è che in città ci pensa qualcun altro ad accoppare l'agnello per noi, dunque non ne sentiamo i teneri belati, non sentiamo quelli strazianti della madre, non assistiamo al suo orrendo squoiamento... Ce lo troviamo bello tagliato a pezzi e confezionato, dunque possiamo dimenticarci di come fosse tenero e bellissimo prima di finire così.

Noi siamo questo.
Ma non dobbiamo USARE gli animali sempre e comunque piegandoli ai nostri bisogni.
Debbo dire che quando ho sentito e poi letto la notizia della morte del bellissimo purosangue alla partenza del Palio di Asti, ho pensato male... Ho pensato: "Chissà cosa gli hanno dato povero cavallo per farlo vincere..."
Insomma ho pensato ad una morte dovuta a chissà quale mistura di droghe...
Invece sembra che il povero animale semplicemente sia inciampato sul "canapo" (Chissà che roba è? Ho pensato. Poi l'ho visto e credo sia semplicemente una deformazione dialettale per indicare una grossa corda di canapa. Boh?!!) e si sia spezzato il collo morendo sul colpo.
Foto da: Da: Repubblica.it - Torino.
Il momento della tragica caduta
  


Ecco io caddi così nel parcheggio di IKEA Anagnina: anch'io sbattei la faccia a terra come il cavallo, ma avevo le braccia che il cavallo non ha e mi parai istintivamente con un braccio che si spezzò, ma così non mi spezzai il collo e non morii.
Questa la foto del "mio canapo":
La Toro Assicurazioni che copriva IKEA ha ritenuto che "l'insidia" (termine legale usato dal loro perito che invece disse e scrisse che c'era) non ci fosse ed è andata in causa.
Gli è andata bene perché una giovane (potrebbe essere mia figlia) magistrato ha condannato me (il cavallo, mi si perdoni l'ironia) a pagare alla controparte euro 2.600 di spese legali.
Potevo fare ricorso, ma sarebbero stati altri soldi buttati cercando una improbabile giustizia.

Questa la foto del "mio canapo" che IKEA si è affrettata a cambiare:
Come si vede hanno messo una barra ad altezza media del torace dell'eventuale "cavallo-signora di mezza età" che dovesse passare di lì, in modo che non ci sia solo la situazione precedente con una sola barra ad altezza delle caviglie...

Chissà perché l'avranno cambiata, visto che "l'insidia" non c'era per il magistrato...?

Il Kit procedurale è sempre lo stesso

Da questo blog: 10 maggio 2012
Quello di cui voglio parlare è della facilità con cui ormai ci si disfa di una moglie, di una convivente, in qualche caso di un'amante che esige troppo...

Il copione è sempre lo stesso e sembra che funzioni, perché, a meno di non essere un cretino integrale come un certo caporalmaggiore (aihmé!) del nostro esercito, la si sfanga quasi sempre.

Il kit procedurale, lo dicono i fatti, è questo: l'amante che si accontenta del poco dignitoso ruolo, o non si accontenta e allora giù bugie anche con lei, le varianti sono una richiesta di dignità e rispetto (che pretese!) da parte di una moglie o di una convivente, anche senza l'esistenza di un'amante, raramente un'insistenza ossessiva dell'amante, nel qual caso si fa fuori lei, ma in genere si fa fuori la moglie. Questa figura familiare, spesso madre dei propri figli, sparisce da casa e lui, il marito, non sa dove mai possa essere andata. Puff!! Non c'è più!

Da: La Stampa.it

“Marilia stava per rovinarmi
ma non volevo ucciderla”


Claudio Grigoletto con la 29enne brasiliana Marilia Martins

Brescia, il pilota confessa.
La procura non crede
al delitto d’impeto
BRESCIA
Prima ha negato tutto. Nessuna relazione con Marilia Rodrigues Silva Martins. Poi ha ammesso la storia extraconiugale la sua dipendente, e in un secondo momento ha aggiunto che lei attendeva un figlio da lui. 
Ora, a distanza di due settimane dal delitto della 29enne brasiliana, trovata morta il 30 agosto a Gambara (Brescia) nell’ufficio della Alpi Aviation do Brasil, arriva l’ultimo tassello: «Sì, sono stato io». Claudio Grigoletto, il pilota 32enne in cella dal 3 settembre per omicidio premeditato, procurato aborto e tentata soppressione di cadavere, ha confessato. Lo ha fatto ieri in carcere al pm Ambrogio Cassiani. Un interrogatorio di tre ore, nel corso del quale il titolare dell’azienda che commercializza ultraleggeri ha fornito la sua versione: un omicidio preterintenzionale, frutto di una lite degenerata. Una discussione scatenata da Marilia, incinta al quarto mese, che voleva l’amato – sposato e con due bimbe - tutto per sé. «Lascia subito la moglie o ti rovino», lo avrebbe minacciato «O comunichi tu alla tua consorte la decisione o lo faccio io». Ma Grigoletto, da luglio padre della seconda figlia, temporeggiava. Poi sarebbero partiti gli schiaffi, Marilia avrebbe tentato di aggredire l’amante con un pezzo di legno, parte di un tavolo smontabile e sarebbe scivolata a terra picchiando la testa tre volte. 

Grigoletto l’avrebbe vista in preda a violente convulsioni e per calmarla le avrebbe messo le mani attorno al collo. Solo allora si sarebbe reso conto che la situazione era fuori controllo e i gesti successivi – la manomissione della caldaia per fare fuoriuscire il gas, l’acido versato in bocca alla ragazza, il corpo coperto di giornali per tentare di appiccare un incendio – sarebbero imputabili a uno stato confusionale. «Una confessione genuina, non c’è alcuna premeditazione» lo difendono i legali Elena Raimondi e Renata Milini, che ieri hanno depositato il ricorso al Riesame. 
Ma per la Procura troppi elementi non quadrano. Il pilota avrebbe pianificato l’eliminazione dell’amante perché incapace di sfilarsi dal tunnel di bugie in cui si era cacciato. Marilia era un «problema» che rischiava di fargli saltare il matrimonio. Il 29 agosto l’avrebbe attirata in ufficio con la promessa di parlare della loro futura casa, quindi l’avrebbe picchiata e strangolata. Poi avrebbe inscenato il suicidio aprendo il gas, versandole in bocca l’acido e mettendole in mano un accendino. Alle 18 si sarebbe recato all’aviosuperficie di Bedizzole per una lezione di volo. 

Nei giorni precedenti con l’iPhone e con il pc avrebbe navigato sul web per informarsi su avvelenamenti, esplosivi e tecniche incendiarie, comprato guanti in gomma, acido e ammoniaca (nel suo ufficio gli scontrini ), e avrebbe portato a Gambara un attrezzo a pappagallo; lo stesso rinvenuto al campo di volo di Bedizzole, che per il Ris è compatibile con l’impronta sul tubo svitato della caldaia. 
Nella sede dell’azienda i militari della scientifica hanno trovato sangue del pilota e di Marilia. Sangue mescolato che il pilota ha lasciato anche sul tappetino della sua Land Rover.  

SENZA COMMENTI!!!

Barbari e sudicioni ovunque

9 settembre 2013 - Sabaudia (LT) Via Sacramento, Pantani dell'inferno, zona di pregio naturalistico 
Foto di Rita Coltellese

Purtroppo la barbarie impera indisturbata e le Istituzioni dormono quando potrebbero multare e fare cassa.
Mi spiace che l'orribile sacco delle immondizie di colore celestino che galleggia al centro della foto non si veda molto bene: dal vivo si vedeva benissimo, come un pugno in un occhio! A distanza ne galleggiavano altri due che né il mio cellulare né quello di mio marito sono riusciti a rendere a sufficienza!
Questo avviene nel territorio di un comune in cui il Sindaco Lucci, giustamente rieletto, ha saputo avviare una raccolta differenziata, affidata alla Ditta Sangallo, che funziona bene.
Purtroppo i barbari sono innumerevoli e la lotta sembra essere impari.
Torno ad esortare ad utilizzare le leggi vigenti per applicare multe. Gli ausiliari del traffico, utilizzati da maggio a settembre sul lungomare per fare multe (anche a chi ha il contrassegno sia orario che annuale di parcheggio, da testimonianze di innumerevoli ricorrenti), possono essere utilizzati come guardie ecologiche per evitare che la ricchezza di Sabaudia, la Natura, sia sporcata ed inevitabilmente imbruttita dai barbari sporcaccioni.


Il 12 giugno scorso ho pubblicato su questo blog un post con dei filmati che illustrano cosa sono i "Pantani dell'Inferno". Basta cliccare a lato in Archivio 2013, giugno e il giorno 12 e lo troverete.

domenica 15 settembre 2013

Squilli dal Passato - già pubblicata il 13/03/2012 e il 17/05/2013

Sinceramente sbalordita dal successo della ripubblicazione della novella "Cattiva" che totalizza oggi 950 lettori (ho solo i numeri delle statistiche, null'altro), ripubblico questa novella che, a mio avviso, dovrebbe suscitare più di una riflessione sulla follia, incongruenza e molto altro dei comportamenti umani...

Squilli dal passato



Dalla raccolta di novelline "Le verità nascoste"


Squilli dal passato

Il telefono squillò e Renata andò a rispondere. Una voce di donna sconosciuta le disse: “Ciao sono Elisa.” Renata cercò rapidamente nella sua mente un riscontro a quella voce ed a quel nome e non lo trovò. La buona educazione di cui era permeata le creava un senso di ansioso imbarazzo a causa del vuoto totale che quella voce sconosciuta, ma che la salutava con tanta sicura confidenza di essere conosciuta,  trovava nella sua mente. Cercò rapidamente un riscontro con il nome, ma le Elise che conosceva, due o tre fra cui una parente, non corrispondevano a quella voce. Alla fine si arrese all’imbarazzo e disse cautamente, come chi ha timore di offendere: “Elisa … chi?”
“Ma Elisa la tua vicina di casa!” Disse la voce con superficiale meraviglia, come di chi si stupisce di non essere immediatamente riconosciuta! Nella mente di Renata finalmente si aprì uno squarcio di luce lontana e subito vi inquadrò una perfetta scema che un anno prima era scomparsa da una casa lì vicino senza salutare e senza farsi più viva. Il sentimento che provò fu sgradevole, perché quella chiamata fatta così, sicura di essere immediatamente riconosciuta, confermava  il giudizio che Renata aveva di quella donna. Seccata per l’assurdità della pretesa di essere nei suoi pensieri, fino al punto di venire evocata al pronunciare del solo nome dopo oltre un anno, Renata rispose educatamente ma con intenzione nella voce:
“Scusami, ma sai… Conosco almeno tre persone che si chiamano Elisa… E poi è passato del tempo…”
“Eh, sì, è vero, - ammise la sconsiderata – è passato più di un anno! Non mi sono fatta più viva perché ho avuto varie disavventure… Avrete saputo da Gianna e da Giulia…”
L’irritazione di Renata aumentò, mentre pensava che odiava la gente che non parlava direttamente dei suoi casi, soprattutto se indecenti, e rimandava sempre a qualcun altro la loro esplicita diffusione, come in un discarico di responsabilità di parlare da sé di ciò che la riguardava in prima persona. Dunque disse con aria vaga:
“… Sì, mi sembra che mi accennarono…” Intanto ricordava che anche quelle due erano state reticenti e non si erano più fatte sentire per mesi, lasciando in Renata una brutta impressione, perché avevano fatto passare le Feste di Natale e Fine Anno senza nemmeno farle gli auguri, né lei era riuscita a raggiungerle telefonicamente per darglieli: scomparse anche loro!
“Ho lasciato Pippo perché lui insisteva per farsi intestare metà della casa e ci aveva messo solo dieci milioni di lire.” Spiegò Elisa con voce piatta. “Affaracci vostri!” Pensò con rabbia Renata, sempre più scocciata di dover perdere il suo tempo a stare a sentire quelle tardive spiegazioni su cose che avevano capito tutti già mentre accadevano. Invece, siccome non riteneva di dovere franchezza a chi franco non era mai stato, elusivamente e sottilmente rinfacciando disse:
“E’ per questo che volevate cambiare l’atto notarile dal mio notaio…”
Ora nella voce della sciocca si sentì un lieve imbarazzo: “Beh, sì, era lui che insisteva per cambiare il rogito facendosi intestare metà della casa, ma l’atto era stato fatto giusto: lui era proprietario per un sesto, perché la casa era costata sessanta milioni di lire.”
L’irritazione di Renata al ricordo dei fastidi avuti dai due aumentò:
“Dicevate che il vostro notaio aveva sbagliato l’atto e volevate che il mio lo correggesse, per questo venivate a chiedere il suo indirizzo e numero di telefono… Che poi perdevate e tornavate di nuovo a richiedermelo…” Renata ricordava il suo tempo prezioso perso a far accomodare i due vicini, a sentire quello che volevano e all’ansia che le trasmettevano per la evidente falsità del loro atteggiamento, fra loro e nei suoi confronti. Sentiva che c’era qualcosa che non andava in quelle scene che venivano a fare a casa sua; era come se recitassero ciascuno una parte fingendo per sé stessi, senza dirsi francamente la verità e, allo stesso tempo, coinvolgevano l’ignara vicina usandola: lei per prendere tempo e non dire al suo convivente che non voleva cedere alla sua pretesa, lui stando al gioco di lei e sperando che prima o poi cedesse.
La voce del passato si era fatta più incerta di fronte alla educata ma puntuale ricostruzione dei fatti esposta da Renata. “Sì… poi l’avevamo chiamato il tuo notaio e abbiamo detto che il suo nome ce lo avevi dato tu… Ma lui ci ha detto che l’atto fatto dal mio notaio era giusto così.”
“Come vi dissi allora, trovavo strano quello che dicevate. Il notaio intesta le percentuali di proprietà come gli viene detto da chi acquista. Non è che le decide lui!”
“Eh, sì. Ma Pippo insisteva per rifarlo intestandosi il 50%… Ma io ho un figlio… Non posso togliergli quello che sarà suo per favorire i figli di Pippo!”
“Affaracci vostri!” Ripensò Renata. “Potevate dirlo chiaramente senza coinvolgere il mio notaio, il quale mi telefonò seccatissimo chiedendomi: “Chi sono questi che mi ha mandato? Non si capisce cosa vogliono, vengono solo a farmi perdere tempo, l’atto che ha fatto il loro notaio è a posto”.
“Ho resistito così…” Fece la voce incerta.
“Coinvolgendo gli altri in una stupida finzione reciproca, per non dirvi tra voi e dire  chiaramente agli altri: ‘Vogliamo cambiare le percentuali di proprietà. Come si può fare notaio? Finta vendita? Donazione?’. Oppure potevi dire al tuo convivente: ‘Non ho nessuna intenzione di accondiscendere alla tua richiesta.’ E facevamo prima, senza rompere i coglioni a me ed al mio notaio in stupide manfrine.”  Ecco cosa pensava disgustata Renata ricordando. Aveva saputo poi dalle due care reciproche amiche che Elisa, giunta alla rottura, se ne era andata, dopo aver inutilmente cercato di mandare via lui, il quale obiettava che quella “era anche casa sua, anche se solo per un sesto, e poi lui ci aveva fatto piccoli lavoretti”. 
“Ma cosa vuoi che abbia fatto mai in due soli anni!” Aveva commentato Gianna raccontandoglielo. “I normali lavoretti di manutenzione e aggiustamento che sono deputati di solito agli uomini di casa! Non valgono certo i venti milioni di lire che mancano per arrivare al 50% del prezzo pagato per la casa! E poi Pippo, dopo che si è separato dalla moglie, era ridotto male. Era andato a vivere con un altro separato per dividere le spese e quello era un grande disordinato! Pippo doveva pulire… riordinare… faceva tutto lui! Venire qui a vivere con Elisa per lui è stata una svolta. Lei, invece, per acquistare questa casa per venirci a vivere con Pippo ne ha venduta una che il padre le aveva comperato, senza dire niente al suo povero genitore che abitava al piano di sotto ed aveva fatto fare una scala interna per salire al piano di sopra dalla figlia… Quel poveretto si è ritrovato degli estranei in casa praticamente!”
“Peggio per lui. Ha viziato questa figlia, mi pare. – Sostenne Renata. – Mi avete detto, tu e Giulia che la conoscevate da anni, che il padre è laureato ma lei non è andata oltre il liceo. I soldi per farla studiare non mancavano al padre, mi sembra: figlia unica, avevano o la cameriera in divisa, addirittura con la crestina, o il cameriere in giacca da servitore… Vorrà dire che farà chiudere la scala di comunicazione fra i due appartamenti”. 
Sempre Gianna le aveva raccontato che nell’immediato Elisa si era fatta ospitare da Giulia, che dopo poco tempo l’aveva cacciata perché si portava degli uomini in casa. Renata era disgustata e pensava al figlio ancora bambino di quella sciagurata che, a seguito delle corna che le aveva fatto suo marito, non aveva trovato di meglio che rendergli la pariglia addirittura con il suo parrucchiere, che era pure fidanzato! Ora, dopo il fallimento di quella breve convivenza, ricominciava, senza tener conto dello spettacolo di sé che dava a quel bambino.
Dopo un anno che era scomparsa con lei e la sua famiglia, dopo averle chiesto cortesie varie in nome del buon vicinato e delle amicizie in comune, ricicciava dal suo nulla in tal modo. Subito venne fuori il motivo della telefonata:
“Ho messo in vendita la casa. Conosci qualcuno a cui può interessare?”
“No, mi dispiace.”
“Non hai amici che vogliono venire ad abitare vicino a voi… magari?”
“No.”
“Se ti capita… Se conosci qualcuno.”
“Senz’altro.” Le disse per togliersela di torno.
Quando richiuse finalmente il telefono, pensò con disgusto a quanto sia capace di arrivare certa gente. “Sparisce e ricompare dopo un anno ripresentandosi con il solo nome, come se al mondo esistesse solo lei con quel nome, o come se la gente non facesse che ricordarsela e pensare a lei! Egocentrismo infantile, proprio!”
Quando riferì a Gianna l'assurda ed interessata chiamata di Elisa, questa commentò: “Ma io la capisco Elisa…” 
“Davvero? Cosa capisci?” Renata aveva notato questo lassismo nei giudizi della sua amica, che per altri versi stimava per una certa saggezza.
“Ma… sai… poverina… Ma lo sai che non ha potuto nemmeno riprendersi i suoi mobili antichi? Quel pazzo di Pippo ha chiamato i Carabinieri quando lei è venuta a prenderseli…” 
"Non lo so e sono felice di non aver assistito ad una scena così squallida: roba da gente che viene dalle baracche che, però, almeno è giustificata dal degrado ambientale dovuto alla povertà se agisce in modo da fare scandalo!”

*****

In quella stessa casa il telefono squillò e questa volta rispose il marito di Renata, perché lei era al lavoro.
"Pronto."
"C'è Renata?" Chiese una voce femminile leggermente incrinata come da una rattenuta emozione.
"No, è al lavoro. Chi la desidera?" Chiese con cortesia l'uomo.
"Sono Rita Gianni." Disse la voce incrinata. L'uomo ammutolì dalla sorpresa. Anche se, in questo caso, di anni ne erano passati almeno dieci, aveva ben presente chi fosse la persona, anche perché non aveva detto, come la scema Elisa, solo il nome, ma anche il cognome.
Sapeva chi era perché, anche se erano almeno dieci anni che non si faceva viva con loro, era una persona la cui casa frequentava uno dei suoi figli, ormai uomo fatto che sceglieva chi frequentare. E di quella  casa, di quella persona e della sua famiglia, ogni tanto arrivavano notizie attraverso quel figlio di Renata e suo, che da tempo non viveva più con loro, essendo sposato, ma che ogni tanto parlava spontaneamente delle vicende di quelle persone. Erano frammenti di notizie a cui non seguivano domande da parte di Renata e di suo marito che, per valide ragioni, ritenevano tali persone infrequentabili.
L'uomo era molto ben educato e seppe dissimulare la sorpresa di quella voce che tornava da un passato in cui c'era stata una breve conoscenza attraverso suo figlio, la quale si era interrotta perché Rita Gianni, suo marito e suo figlio erano letteralmente spariti ed i loro scarsi contatti si erano volatilizzati, né Renata e suo marito li avevano cercati o incentivati.
La ragione di quella improvvisa telefonata dopo dieci anni era alquanto strana giacché, frequentando suo figlio, sia pure sporadicamente, la donna sapeva che egli abitava altrove e raramente era in visita a casa dei genitori. Inoltre aveva un cellulare, dunque volendo lo si poteva rintracciare attraverso quello: comunque aveva chiesto di Renata.
Ma in mancanza di Renata la donna si aggrappò al marito, senza ritegno alcuno, eppure l'uomo era persona riservata, che non invitava certo alla confidenza. 
"Sono disperata, - esordì lasciando l'uomo basito e senza parole - a causa dei vostri vicini, i Disegni. Vi dobbiamo delle scuse, voi ci avevate avvertito... ci avevate detto di stare attenti, ma noi...." L'uomo taceva aspettando il resto, mentre pensava che allora l'avviso l'avevano recepito, anche se avevano fatto finta di nulla ed avevano preferito sparire con chi li aveva preavvisati piuttosto che con le conoscenze appena fatte. “Affaracci loro" avrebbe pensato Renata a posto suo, ma l'uomo era più educato di sua moglie o... forse ... più inibito e  rimase in ascolto meravigliato ma sulla difensiva. Ricordava che quella donna un poco volgare e superficiale aveva pensato e cercato di sfruttare le profferte della loro vicina, che si metteva a disposizione per elargire favori vantando poteri che non aveva ma, chiedendo ad ometti che corteggiava, a volte riusciva ad ottenere qualcosa. Era, così, paga nel suo malato narcisismo e credeva di dar ad intendere che lei era una donna importante. In realtà era una donnetta ignorante e molto disturbata che, da informazioni che Renata aveva avute casualmente ma inconfutabilmente, allacciava relazioni con uomini a cui poi chiedeva soldi o favori per sé, per i suoi familiari o per terzi, a cui li offriva in cambio di regali che poi quelli le facevano per ringraziarla. 
"Da due anni so che mio marito è l'amante di Cristina, la vostra vicina, - disse con voce tesa - lo so con certezza perché me l'ha confessato lui quando ha avuto l'infarto. La cosa dura da dieci anni." L'uomo non sapeva cosa dire a quella esternazione che gli entrava in casa dalla diretta interessata, la quale confessava comunque qualcosa che lui e Renata già sapevano per altre vie, pur rimanendo a distanza da quelle persone che, certo, se l'erano voluta. Cosa poteva mai volere da loro ora quella donna? Addirittura faceva loro delle scuse... Evidentemente per piena coscienza di essersi comportati male con loro, sparendo per far piacere a quel soggetto che tanto bene si era intrufolato nella loro precaria esistenza.
"Io non posso perdere tutto, - stava dicendo intanto la donna - ho fatto tanti sacrifici! Ma il marito di questa Cristina che razza di uomo è?!! E' morale o immorale?!!" Chiese disperata all'esterrefatto interlocutore, il quale non seppe cosa rispondere a quella domanda che già conteneva in sé la risposta. Cosa voleva da lui? Che l'appoggiasse e la sostenesse in un giudizio morale che era nei fatti? Per risponderle qualcosa disse:
"Ma i vostri figli cosa dicono?" Sapeva che uno dei  figli era al corrente della situazione ed era quella una delle vie attraverso le quali già conosceva quei fatti, che drammaticamente la donna veniva a riversare su di loro dopo dieci anni di silenzio e di distanza. Lei non si stupì di quel riferimento, dando forse per scontato che la sua situazione fosse nota a molti.
"I miei figli hanno detto che siamo maggiorenni e vaccinati..." 
"Ed hanno pure ragione..." Pensò l'uomo. Uomini di trenta anni e più cosa potevano dire o fare, non volevano proprio entrarci  in affari così squallidi riguardanti i loro genitori ormai alle soglie della vecchiaia. Un'età che dovrebbe essere della saggezza e del buon esempio... invece.. davano scandalo rendendosi grotteschi più che ridicoli. Ma la donna andò allo scopo della telefonata, che, come quella di Elisa, un fine l'aveva:
"Posso venire da voi?" L'uomo si allarmò.
"Per...?"
"Per parlarne." 
"Ma parlare di che?"- Pensò il marito di Renata. Poi: "Cosa c'entriamo noi?" E pensò che sua moglie aveva fatto più che bene ad allontanare gli scomodi vicini che invece Rita Gianni e suo marito avevano scelto di frequentare. Cercò una plausibile scusa:
"In questo periodo stiamo andando spesso nella casa al mare che abbiamo comperato da poco... Siamo un po' occupati perché la stiamo arredando..."
La donna capì che il suo disperato tentativo di coinvolgere i vicini di chi le stava creando tanti problemi era fallito. Ringraziò e salutò, battendo in ritirata.
Il marito di Renata raccontò a sua moglie l'assurda telefonata allibito. Sua moglie fu come al solito cattiva e sarcastica: "Quella voleva venire qui a fare la piazzata alla vicina chiamandola "puttana" dal nostro cortile e chiedere conto "all'immorale" delle loro comuni corna, te lo dico io! Hai fatto benissimo a scaricarla! Li avevamo avvertiti credendoli due persone perbene, lo sanno ed infatti ha chiesto scusa al plurale, quindi anche per lui a cui, sicuramente, sta carpendo soldi con qualche ricatto. Qualcuno l'ha detto: "Lo ricatta, lo ricatta." Non so su cosa, non voglio saperlo, che stiano a distanza.
"Infatti ha detto proprio: "Io non posso perdere tutto, ho fatto tanti sacrifici." "
"Già. - Concluse la moglie asciutta. - Ricordi quello che ci raccontò il nostro figlio più piccolo degli affittuari di Giulia? Sì, quello che spacciava all'ingrosso e si era messo con quella modella fallita da cui aveva avuto una figlia. Nostro figlio era tornato dal liceo, aveva mangiato e si era seduto sul muretto a prendere un po' di sole in attesa che io tornassi dal lavoro: sentì quei rumori pazzeschi che facevano quei due copulando... Probabilmente avevano assunto quello che lui vendeva... Per fare quei versi, così forte... Ricordo ancora la faccia sbalordita di nostro figlio quando me lo raccontò appena rientrata... Poi scoprimmo che in casa c'era la figlia che lui aveva avuto dalla moglie, una ragazzina di tredici anni che era ospite del padre in quei giorni... La ragazzina deve aver telefonato alla madre chiedendole di venirla a riprendere e la madre venne il giorno dopo. Di nuovo nostro figlio mi venne incontro con gli occhi sbalorditi: "Mamma..." mi disse, ed io pensai "L'hanno fatto di nuovo: copula con strilli e versi.." Ma lui mi lesse nel pensiero dall'espressione del viso e mi disse: "No, no! Oggi no! Però è venuta la madre della ragazzina  a riprendersela ed è rimasta fuori e, mentre la ragazzina usciva per raggiungerla, la modella è uscita sul balcone e quella ha cominciato ad urlarle: "Puttana, sei una lurida puttana!" E l'altra, per nulla intimorita, le urlava dal balcone le stesse cose. Mamma, una scena da borgatari quali sono: se ne sono dette di tutti i colori! "
"Sapendo chi sono i soggetti abbiamo evitato di essere coinvolti, nostro malgrado, in una scena simile; - disse il marito di Renata - l'unico modo che Rita Gianni aveva per avvicinarsi alla casa di quella lì era dal nostro cortile, è chiaro."