sabato 22 febbraio 2014

Da: La7 LETTA-RENZI E QUEL GELIDO RITO DELLA CAMPANELLA




Gelido è poco, non l'ha guardato in faccia se non per un micro-secondo ed ogni gesto è stato improntato ad un vero e proprio disprezzo.
I media hanno scomodato come esempio il passaggio Prodi-Berlusconi, che pure non appartenevano allo stesso partito e per di più Prodi sapeva che Berlusconi, (ed ora è a processo), aveva comperato i senatori di Di Pietro (che ha sempre scelto il meglio del meglio sulla piazza) per farlo cadere, eppure Prodi ha sorriso per la forma stringendogli la mano.
Io porterei anche l'esempio contrario, Berlusconi, pur eletto con una grossa maggioranza, costretto a passare la campanella ad un fresco senatore creato ad hoc, Mario Monti, che pure elegantemente gli sorride e gliela porge con modo.
Un passaggio come questo non si era mai visto.
Indubbiamente è palese che Renzi lo aveva più volte rassicurato e dunque Letta si è sentito gabbato e tradito.
Chi è Renzi veramente? Lo sapremo solo vivendo....

Induzione al suicidio

Da: La Repubblica.it


Casalnuovo, rabbia ai funerali del commerciante suicida

Eduardo De Falco si è ucciso a 43 anni dopo aver ricevuto una multa di duemila euro dall'Ispettorato del lavoro per la presenza della moglie, priva di regolare contratto, nella sua pizzeria ."Vergogna, lo avete assassinato"


"Scrivetelo che l'hanno ucciso, scrivetelo. Lo hanno ucciso": attimi di tensione ai funerali di Eduardo De Falco, ilcommerciante di 43 anni che si è ucciso davanti alla sua abitazione a Pomigliano d'Arco (Napoli), dopo aver ricevuto una multa di duemila euro dall'Ispettorato del lavoro per la presenza della moglie, priva di regolare contratto, nella pizzeria a taglio di cui l'uomo era titolare a Casalnuovo.


Il suocero di Eddy, al termine della cerimonia religiosa, ha urlato il proprio dolore alle telecamere presenti davanti la gremitissima chiesa Santissima Maria del suffragio, dove amici, parenti, e commercianti di Pomigliano e Casalnuovo, si sono riuniti attorno alla famiglia del 43enne, distrutta dal dolore per la perdita del proprio caro. L'uomo brandiva una busta con alcune centinaia di euro che, ha spiegato ai giornalisti, gli sono stati dati da una pensionata che ha voluto esternare così la propria solidarietà alla moglie ed ai tre figli del commerciante suicidatosi ieri con i gas di scarico della propria vettura. Rabbia, dolore, e tanta commozione per un gesto che nessuno dei presenti pare avesse presagito.
Il suocero di EddY



"Era molto orgoglioso - raccontano i vicini di casa - una bravissima persona, rispettosa, discreta, che non voleva dare fastidio a nessuno. Lavorava da quando era bambino, e forse non voleva subire l'umiliazione di farsi prestare i soldi. Non aveva detto a nessuno delle sue difficoltà. Come faranno ora Lucia ed i bambini". Parole confermate da una zia di Eddy, che aveva racimolato i soldi necessari per pagare la multa entro le 24 ore necessarie per non ricevere altre sanzioni accessorie. "Li avevo pronti per darglieli - spiega tra le lacrime - e invece lui non c'è più".
Rabbia nelle parole dei commercianti di Casalnuovo, che oggi hanno effettuato una serrata in segno di solidarietà e protesta e che, all'uscita della bara dalla chiesa, hanno inveito contro i politici presenti, tra i quali il sindaco di Casalnuovo, Antonio Peluso,  alcuni assessori e consiglieri anche di Pomigliano, presenti alla cerimonia funebre con i gonfaloni dei due comuni.



"Ci stanno uccidendo tutti - hanno gridato i commercianti - i politici si fanno vedere solo quando qualcuno di noi si uccide, o alla notte bianca. Si vergognassero. Non dovevano venire qui. Siamo esasperati, ogni giorno qualcuno chiude, ci si ammazza, e nessuno fa nulla, dalle istituzioni locali a quelle nazionali. Vergogna". Chiusi nel silenzio, invece, la moglie del commerciante, Lucia, che non ha tolto gli occhi dalla bara, in evidente stato di choc, sostenuta da alcuni parenti, a poca distanza dalla figlia maggiore, di appena 14 anni, e dai suoceri ed i cognati.
Eccoli i volti di ogni persona che con Eddy si identifica,
vi si legge il dolore, il sentimento di sconfitta, la desolazione delle persone oppresse da uno Stato
che non ci somiglia più: uno Stato che non siamo noi, uno Stato che ha istituzionalizzato il  NON
rispetto delle Regole, con una Casta che non paga mai, ma che chiede a chi dignitosamente CERCA COMUNQUE
DI VIVERE un rigore insensato e pretende di imporglielo anche oltre la logica della ragione,
anche oltre il buonsenso



"E' arrivato il momento di dire basta, ora chiamiamoli omicidi"  -  dichiara il Presidente della Confartigianato di Napoli, Enrico Inferrera."Il gesto del signor De Falco è un grido di disperazione che non possiamo più ignorare l'ennesimo esempio di come la crisi in atto colpisce per lo più i titolari di piccole imprese che da sempre sono il motore dell'Italia".  

"Il caso del pizzaiolo suicida deve indurre ad accertare i fatti e il verbale ispettivo nonchè a dare un'interpretazione certa della regolazione relativa al coadiuvante familiare. Sarebbe infatti particolarmente assurda l'equiparazione tra la moglie che collabora saltuariamente nell'attività commerciale del marito e il lavoratore subordinato in nero anche ai soli fini della comunicazione obbligatoria agli enti previdenziali o al ministero del lavoro, con conseguenti pesanti sanzioni". Lo afferma il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Ncd).

I miei occhi sono inariditi da troppe cose amare che ho visto, eppure per questo giovane padre di 43 anni non ho potuto e non posso evitare che la stretta allo stomaco che dà questa orrenda notizia mi faccia inumidire gli occhi, mio malgrado. E' qualcosa di più di una stretta allo stomaco, è qualcosa che sale dalle viscere, perché è terribile quello che una classe politica cieca e bulimica solo per sé ci ha fatto e ci continua a fare.
L'applicazione cieca delle regole, fuori dalla logica e dal buonsenso, mentre altrove le regole si calpestano davanti agli occhi di tutti, operando rapine del denaro pubblico che hanno superato in numero e quantità ogni umana sopportabilità, ci fa salire dal ventre un urlo silenzioso perché le parole non bastano più!

Cesare Pavese scrisse: "I suicidi sono degli omicidi timidi."
A che punto bisogna arrivare perché passi la timidezza?


Per non dimenticare mai

‘giorni della Memoria 2014’
tre Donne a Ravensbrück
-  a cura di ivano ciccarelli  -

“allenare la memoria e il cervello è un mezzo per resistere”
(Lidia Beccaria Rolfi)

“i macellai nazisti non hanno la ‘grandezza’ dei demoni:
sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano”

(Hannah Arendt)

Quello che segue è un collage dedicato alla memoria delle Donne tedesche, polacche, cecoslovacche, rumene, greche, francesi, belghe, olandesi ed italiane deportate, schiavizzate, torturate ed uccise nel primo campo di sterminio per sole donne realizzato dai nazisti a Ravensbrück. Donne accusate di essere ebree, comuniste, socialiste, religiose, zingare, lesbiche. Tutte, a modo loro, si opposero o non collaborarono alla barbarie nazista del secolo scorso.


Un collage composto da brani tratti dalle testimonianze di tre Donne:

Olga Benàrio in Prestes. Ebrea, comunista, già attiva nella Resistenza a Berlino; catturata in Brasile sul finire del 1936, fu consegnata dal regime di Vargas alle SS; arrivò a Berlino incinta di cinque mesi, così che nella prigione femminile della Gestapo nacque Anita; allattata per i primi sei mesi, gli fu poi tolta ed affidata alla nonna paterna; internata nel lager di Lichtenburg, poi è tra le prime a Ravensbrück dove restò per 6anni, morì che ne aveva 34, nel febbraio 1942 in una camera collettiva a gas di Bernburg.

Lidia Beccaria in Rolfi. (Mondovì, 08.04.1925 - 17.01.1996), figlia di contadini, a 18anni contribuì alla Resistenza, l’anno dopo, nel 1944, fu arrestata e deportata a Ravensbrück assieme ad altre tredici donne. Rimase nel Lager sino al 26 aprile 1945. Da donna libera, in Italia, insegnò nelle scuole e divenne scrittrice. Testimone contro ogni negazionismo e critica contro chi identificava la Resistenza nella sola esperienza della lotta armata.

Maria Arata in Massariello. (Massa Carrara 14.12.1912 - Milano 12.02.1975) da giovane collaborò alla Resistenza raccogliendo fondi per i partigiani del milanese e procurando documenti falsi per ebrei e antifascisti. Nel luglio del 1944 viene arrestata ed inviata dalle SS a Ravensbrück, liberata nell’aprile del 1945 dalle truppe sovietiche. Da donna libera insegna nei licei. Poco prima di morire terminò il suo libro di ricordi, tradotto nel 2005 anche in tedesco.

I luoghi:

Ravensbrück, primo Frauenkonzentrationslager. Situato sulla riva di un lago a nord di Berlino. Aperto nel 1938, nel 1939 furono attivati 4 laboratori per la ‘vivisezione umana’;      - solo qui - furono internate ed immatricolate 130mila Donne - solo qui - 92mila furono sterminate. Fu chiuso dall’esercito russo nel 1945.

Bernburg, villaggio a sud di Berlino e sede di un nosocomio psichiatrico. Himmler nel 1939 lo trasformò in laboratori per la vivisezione umana e sperimentazione delle prime ‘…camere a gas per morte collettiva collegate ad altoforni per l’incenerimento dei corpi…’; in quattro anni di attività - solo qui - sparirono più di 30mila deportati, in prevalenza ebree, comuniste, religiose e bambini Rom provenienti da Ravensbrück. Fu chiuso dalle truppe Alleate nel 1945.

Olga, Lidia e Maria a Ravensbrück

Olga l’ingresso del campo è stretto tra un bosco di pioppi e un lembo del lago che sembra voler invadere l’area edificata. A sinistra, su uno spiazzo sopraelevato, ci sono case e alloggi in muratura per ufficiali della Gestapo, medici e infermiere delle SS. Allineati ai lati, 6 blocchi nei quali abitano 600 soldati delle SS. Sullo stesso lato, altri 12 capannoni ospitano il canile, l’arsenale e i magazzini. A cinquecento metri da lì, a destra dell’entrata, sulla parte pianeggiante dell’area, c’è il campo di concentramento: 60 enormi padiglioni in legno costruiti simmetricamente uno dopo l’altro; 5 baracche molto più piccole, sempre di legno e costruite più tardi per i deportati maschi; 20 baracconi in muratura dove la Siemens gestisce i laboratori destinati ai beni per la guerra nazista prodotti da manodopera reclutata tra noi deportate. Il Frauenkonzentrationslager termina con 13 camerate in legno dove le SS tengono isolati i bambini divisi dalle madri, prevalentemente Rom deportati o catturati durante i rastrellamenti. Sul sentiero tra l’entrata principale e i padiglioni delle donne c’è il ‘bunker’, unico edificio in muratura a due piani, dove ci interrogano, ci isolano e ci torturano

Lidia …nessuna persona normale può immaginare l’aspetto del campo di concentramento di Ravensbrück, un luogo concepito, studiato e strutturato apposta per violentare la persona, per umiliarla, per distruggerla, per renderla bestia…

Olga …arrivai a Ravensbrück con le prime 900 prigioniere; ci fecero allineare nel cortile; ci raparono tutte a zero; un ufficiale ci chiamò una ad una consegnandoci divise a strisce grigie e blu e fasce con triangoli numerati. Siamo classificate dal colore del triangolo: azzurro per straniere, immigrate e apolidi; viola per le testimoni di Geova; verdi per le comuni; neri per zingare, lesbiche e malate di mente; io e le altre ebree, ne ricevemmo uno in più di color giallo in modo che, dalla sovrapposizione capovolta di uno dei triangoli, si otteneva la stella di David…

Maria ...il 30 giugno 1944 arrivarono le prime deportate italiane: 14 donne, tra i sedici e i cinquant’anni, provenienti dalle Carceri Nuove di Torino. Tra loro Lidia Beccaria Rolfi che aveva matricola 44140 e Anna Cherchi matricola 44145…

Olga …molte di noi, a scaglioni, cominciarono a partire su dei grossi pullman blu. Dopo un po’ tornavano indietro solo gli indumenti pesanti, giacche gonne e cappotti che ci ordinavano di redistribuire alle nuove arrivate. Tutte ci chiedevamo: dove sparivano queste donne? Ci organizzammo e quelle che erano d’accordo, portarono con se pezzetti di matita e foglietti di carta su cui scrivere i luoghi riconosciuti durante il tragitto e che avrebbero poi infilato in un buchetto praticato negli orli di gonne o cappotti. Dopo mesi riuscimmo ad intercettare qualche foglietto, portavano tutti lo stesso nome: Bernburg…

Lidia …il lavoro nel campo inizia nel momento in cui le deportate vengono svegliate dalla sirena del campo e dura per tutto il giorno, interrotto soltanto dalla lunga cerimonia dell’appello e dalle brevi pause per i pasti. La situazione è ancora piu difficile per chi, come me, è una ‘verfügbar’, cioè una operaia disponibile. Sono stata verfügbar per i primi cinque mesi di prigionia, in pratica una verfügbar è un corpo reclutabile per lavori massacranti e inutili; scavare fosse, scaricare battelli sul lago, affrescare vagoni, tagliar legna, pulire le fogne ecc. ecc…

Olga …per non impazzire nei pensieri ho trovato il modo di scolpire degli scacchi nella mollica che, col tempo, racimolai nella mensa della Siemenslager dove ci danno il pane di segale (…) con la fibbia dei sandali ho graffiato una scacchiera sulle tavole del dormitorio e, giocando, inganno il tempo, non penso. Fui scoperta e punita…

Lidia …per poter sopravvivere a Ravensbrück, occorreva salire di almeno un gradino la scala sociale, occorreva affrancarsi dalla condizione di sottoproletarie e diventare operaie; sopravvivere significa lavorare nel Siemenslager, dentro una fabbrica, con orari di lavoro anche di 14 ore, un tetto sopra la testa e pasti migliori. Per questo un giorno ho rubato una divisa a righe indispensabile per lavorare in fabbrica…

Olga …nel gennaio 1940 in un solo giorno la popolazione raddoppiò. Da Polonia, Austria e Cecoslovacchia sono arrivate 2940 donne. Qualche mese dopo venne Himmler per passare in rassegna il campo, il ricevimento fu allestito col massimo rigore. Mentre Himmler passava in rassegna le truppe, da una baracca mai identificata e in perfetta lingua tedesca, echeggiò: Heinricch Himmler non sei altro che un pederasta assassino!! Himmler finì la rassegna, salì sull’enorme Daimler-benz nera e andò via col suo seguito. Quando sparì le SS andarono in completa isteria, assalirono le baracche, ci fecero uscire nude sulla neve ma nessuno confessò. Io, perché oltre che tedesca e comunista, anche ‘jüdin’, ed altre, fummo punite per un mese intero nei sotterranei del bunker…

Maria …dopo di loro altre deportate arrivarono a Ravensbruck. Un trasporto di 45 donne il 5 agosto, da Verona, con prigioniere provenienti anche da Fossoli di Carpi. Tra queste deportate, Nella Baroncini matricola 49553, con le sorelle Angelina, Iole e la madre Teresa. Un altro trasporto arrivò l’11 ottobre da Bolzano. Il numero delle deportate italiane è stimato in 110. Tra loro Mirella Stanzione matricola 77415 con la madre e Bianca Paganini matricola 77399 con la madre Amelia e la sorella…

Olga …dalla mensa della Siemenslager io e Kate, un’olandese, rubavamo fette di pane e margarina che incartavamo in fogli dove scrivevamo messaggi o poesie, i pacchettini li portavamo di notte alle donne trattenute in infermeria per gli ‘esperimenti’, ci scoprirono e fummo punite…

Lidia …una mattina all’appello mi sono intrufolata nelle colonne delle operaie stabili ma venni immediatamente scoperta dalle SS e fui salvata da una deportata cecoslovacca che mi raccomandò al capo del personale della Siemens e non fui neanche punita. Il giorno dopo all’appello fui chiamata tra le operaie della ‘KolonneSiemens’, lo ero diventata a tutti gli effetti e lo devo ad una cecoslovacca che neanche conoscevo…

Olga …le uniche notizie dall’esterno giungevano con le nuove deportate che di volta in volta arrivano a Ravensbrück (…) per fissarle, così da avere un minimo di cognizione su come avanzava l’occupazione nazista e come si organizzavano Resistenza e Alleati, con altre donne ci riunivamo di notte, ognuna portava notizie che raccoglieva ovunque nel campo, poi con la matita si trascrivevano su dei cartoncini rubati negli uffici della Siemenslager ritagliati e ricollocati su di un ‘atlante’ composto a memoria (…) una spiata riportò alle SS delle nostre riunioni e mi indicarono come responsabile, cercarono l’atlante che Kate salvò sotto le vesti. Fui di nuovo punita in isolamento per tre settimane…

Maria …la prima vittima italiana fu la madre di Marianna Murri – anch’essa deportatata a Ravensbruck da Roma - morta nell’inverno 1944 di polmonite…

Olga …gli ‘esperimenti’ li conducono su donne selezionate a caso per ‘seguire lo sviluppo del bacillo del tetano’, degli stafilococchi e delle malattie veneree delle donne. Le iniezioni vengono praticate sulle gambe per provocare infezioni, poi, nelle piaghe, introducono schegge di legno e ferro. Senza anestesia per non ‘compromettere il carattere scientifico degli esperimenti’. Ad altre scambiano e trapiantano gli arti. Quando arrivarono gli uomini, cominciarono anche con loro, esponendo i testicoli ai raggi X, poi asportati per esaminarli. Qualche ‘cavia’ sopravvive, la maggior parte no…

Maria …altri cinque trasporti arrivarono dall’Italia, da Trieste e da Bolzano. Le deportate italiane arrivarono in un momento particolare, proprio quando il campo era nel caos più totale e estremamente popolato. Vennero destinate a lavori saltuari nei ‘kommand’ esterni, alla costruzione del nuovo lager destinato alle operaie della Siemens, a tagliare legna, a costruire terrazzamenti, a spalare carbone, a tirare il rullo spianatore…

Olga …le punizioni consistono in soste più e meno prolungate, nelle celle del bunker dove, durante gli interrogatori o nelle celle le SS ci bastonano, oppure ci frustano sul ‘prügelbock’, una sorta di sgabello di legno con piano superiore concavo e lacci di cuoio sulle quattro gambe dove, immobilizzate nude, ci frustano fino allo svenimento…

Lidia …un giorno vidi spalancarsi i cancelli di Ravensbrück, le SS gridavano ‘fünf zu fünf’ un ordine al quale tutte capivamo di allinearci cinque per cinque, così incolonnate e a suon di spinte e frustate ci spinsero fuori dal campo. Varcato il grande cancello d’ingresso, camminai prima in riva al lago poi nella pineta dove mi resi conto che forse avevo lasciato Ravensbrück definitivamente ma che questo non voleva dire ancora: libertà! Le truppe alleate erano nei pressi del campo. Le SS ci facevano marciare fünf zu fünf per usarci come scudi umani alla loro fuga. Poi vidi arrivare l’esercito russo a cavallo e mi salvarono, ci salvarono tutte…

Le nostre Maria, Lidia e tante altre uscirono vive dall’inferno di Ravensbrück. Purtroppo Olga morì in una camera a gas e poi bruciata nei forni. Una vita sfortunatamente breve. Ci ha lasciato con la sua ultima lettera scritta in fretta a sua figlia dopo aver appreso dell’imminente trasferimento a Bernburg. Consegnata ad una amica di camerata che, liberata, riuscì a farla arrivare ad Anita. Stralci dell’ultima lettera di Olga, chiudono questo semplice contributo alla Memoria. L’esempio consegnato da queste Donne all’intera umanità, è ben altra cosa!

Nella convinzione che anche Maria, Lidia e le sopravvissute di Ravensbrück potrebbero sottoscriverla per Tutte e Tutti noi…

…domani avrò bisogno di tutta la mia forza e di tutta la mia volontà. Per questo, non posso pensare alle cose che mi torturano il cuore, che mi sono più care della mia stessa vita. E per questo mi accomiato ora da voi.

Mi è totalmente impossibile immaginare, amata figlia, che non ti rivedrò, che non ti stringerò mai più tra le mie braccia anelanti. Vorrei poterti pettinare, farti le trecce… ma no, quelle te le hanno tagliate. Ma ti stanno meglio i capelli sciolti, un po’ spettinati.

Prima di tutto devi diventare forte. Devi camminare scalza o con i sandali, correre all’aria aperta con me. Tua nonna all’inizio non sarà d’accordo, ma poi ci capiremo molto bene. Devi rispettarla e volergli bene per tutta la vita, come facciamo io e tuo padre. Tutte le mattine faremo ginnastica… vedi? Ho ricominciato a sognare, come tante notti, e dimentico che questo è il mio addio. E ora, quando ci penso di nuovo, l’idea che non potrò più stringere il tuo corpicino tiepido è per me come morire (…)

cara Anita, caro amore mio, piango sotto le coperte perché nessuno mi senta, poiché oggi sembra che non avrò la forza di sopportare una cosa così terribile. Ed è per questo che mi sforzo di dirvi addio adesso, per non farlo nelle ultime e difficili ore. Dopo questa notte voglio vivere per il breve futuro che mi resta (…)

Ho lottato per ciò che c’è di più giusto e di più buono al mondo.

Ti prometto adesso che fino all’ultimo istante non dovrai vergognarti di me. Spero che mi capiate: prepararmi alla morte non vuol dire che mi arrendo, ma che saprò affrontarla quando arriverà. Ma nel frattempo possono ancora succedere tante cose… Conserverò fino all’ultimo momento la voglia di vivere. Adesso vado a dormire per essere più forte domani.
Vi bacio per l’ultima volta. Olga

riferimenti:
Tillion Germaine, Ravensbrück, Fazi - Campo dei Fiori 2012;
Fernando Morais, Olga. Vita di un’ebrea comunista***, il Saggiatore 2005;
Valentina Greco, La costruzione di una biografia nel passaggio dalla memoria alla testimonianza di Lidia Beccaria Rolfi. DEP n.2/2005 (DEP: deportate - esuli - profughe) rivista telematica di analisi sulla memoria femminile;
Maria Arata Massariello, Il ponte dei corvi. Diario di una deportata a Ravensbrück, Mursia 2005;
Lidia Beccaria Rolfi e Anna Maria Bruzzone, Le donne di Ravensbrück,Einaudi 2003;
Bruno Maida, Etica della testimonianza: la memoria della deportazione femminile e Lidia Beccaria Rolfi, FrancoAngeli 1997;
Lidia Beccaria Rolfi, L’esile filo della memoria, Einaudi 1995;
Hannah Arendt, la banalità del male,Feltrinelli 1963.

*** il libro di Morais viene pubblicato in Brasile nel 1984, poi in tutto il mondo (in Italia nel 2005). Le testimonianze raccolte da Ravensbrück trovano ampio riscontro anche nelle memorie delle nostre Arata e Beccaria, Nel 2004 il regista brasiliano Jayme Monjardim, ne fa un film giudicato ‘eccellente’ per ambientazione e ricostruzione storica. Olga è interpretata da una giovanissima e sorprendente Camila Morgado. Il film, proiettato in tutte le sale del mondo, riceverà molti ed importanti premi internazionali; nonostante ciò, mai doppiato quindi mai proiettato nelle sale italiane. Tuttavia la sua versione originale in lingua portoghese è rintracciabile on-line o presso il sottoscritto che, qualora lo vogliate, sarà lieto di fornirvene copia (eventuali contatti presso: ivano.ciccarelli@libero.it).
NB: il particolare di immagine a pag.1 è tratto da una scena del film di Monjardim,


venerdì 21 febbraio 2014

Ascoltate e pensate


Carolina Kostner

Un angelo che scivola sul ghiaccio al suono della musica con movenze di grande grazia e bellezza, frutto però di un duro e lungo esercizio e di una volontà inflessibile con sé stessa.
Una farfalla leggera che sfida la gravità apparendo quasi eterea ed essendo invece molto terrena e per questo ancora più degna di grande ammirazione per il risultato di perfezione che riesce a trasmettere.
Meravigliosa...
...anche quando non pattina mantiene la sua grazia
in una volontà di ferro che si impone una grande disciplina
Ed eccola con il suo fragile amore che sposerà presto:
Auguri Carolina: meritavi l'ORO Olimpico
ma tu non sei russa...

Credit crunch

Ho già scritto sull'assurda abitudine, imposta soprattutto dal giornalismo televisivo e cartaceo, di usare termini inglesi per tutto, anche quando la stessa cosa si può dire con parole italiane comprensibili a tutti.
Dicono che però è necessario che gli italiani conoscano le lingue. Va bene, ma non è infarcendo le informazioni giornalistiche di termini inglesi sia per l'economia, sia per la scienza, sia per qualsiasi sciocchezza, che la gente imparerà l'inglese. I giovani, freschi di studio, lo sanno più degli adulti e degli anziani, ma non necessariamente debbono sapere e capire termini specifici e specialistici. Dunque questo modo di esprimersi di chi fa informazione è sciocco ed anche snobbistico.
Fare informazione vuol dire arrivare a tutti, far capire a tutti, altrimenti che informazione è?
Personalmente sono fra gli anziani che l'inglese lo hanno studiato per cinque anni, che lo hanno rinfrescato con corsi nel luogo di lavoro e viaggiando: sono dunque una privilegiata rispetto alla media della gente della mia età, ma a volte anche della gente più giovane di me. Eppure questo giornalistico italico sistema mi irrita, perché lo ritengo una mancanza di considerazione per tutti coloro che non conoscono l'inglese, ma hanno diritto di capire lo stesso quello che la televisione e la radio di Stato dicono. Altrimenti dichiarassero che parlano per pochi eletti e arrivederci e grazie!
Prendo l'esempio che ho messo nel titolo del post. Sapete cosa vuol dire? STRETTA DEL CREDITO, da parte delle banche ovviamente! Ebbene, visto che si può dire in due parole italiane comprensibili a tutti, perché dirlo con due parole inglesi che non capisce nessuno, nemmeno chi l'inglese lo sa? 
E' stupido, anche perché un professore di Economia Aziendale della Luiss, ospite oggi nella trasmissione RAI Uno Mattina condotta da un giornalista bravo e gradevole come Duilio Giammaria, ha ammesso sorridendo che in effetti Credit Crunch si potrebbe dire benissimo Stretta del Credito. Inoltre è cosa spiegabile con parole semplici: le banche non danno soldi alle imprese ed alle famiglie perché non possono più permettersi i mancati rientri e le inevitabili sofferenze.
In passato si è anche abusato del credito: per quel che si apprende dai vari scandali che arrivano sulle cronache, ma anche per antiche informazioni personali avute da chi lavorava presso una grande banca, poi fusa con altre in un gruppo, proprio all'ufficio fidi. Si spingevano i funzionari a dare crediti anche a chi non dava sufficienti garanzie, qualora a raccomandarlo fosse un politico di spicco. Un mio amico, che rigidamente si oppose su una pratica che gli avevano affidato e mise il veto al credito applicando le regole buone per tutti, fu trasferito dalla sede centrale ad una sede periferica.
La politica ha avvelenato l'economia in modo capillare e non solo sui grandi palcoscenici.
Oggi siamo ridotti così anche per questo. Un fenomeno isolato non incide, un fenomeno micro diffuso incide sul macro.   

giovedì 20 febbraio 2014

Vendo multiproprietà a Portorotondo


Quando, nel 1989, acquistai la multiproprietà in questo vero paradiso, lo feci su una foto più o meno come questa che pubblico: e non fui delusa, anzi, il posto superava di molto la foto.
Ho trascorso qui le più belle vacanze della mia vita: i miei figli hanno potuto vivere liberi nel Residence e nel mare, poi i miei nipoti... Settembre, perché sono proprietaria delle prime due settimane, è il mese migliore. Non c'è la folla di luglio e, peggio, agosto, ma ci sono i prati verdi e fioriti, la piscina di acqua di mare non affollata, in cui si può fare anche il riposino pomeridiano sui comodi lettini, ci sono i 2 campi da tennis liberi, il campo di bocce, il calcetto e la pinetina idem... Nel piccolo molo si possono tenere barche e gommoni raggiungibili con pochi passi dalla nostra abitazione che si trova nell'edificio fronte mare e piscina.
La sera, nella spesa condominiale, è compreso uno spettacolo di cabaret che si tiene nel piccolo anfiteatro fronte piscina, come anche lezioni di ginnastica per chi vuole usufruirne, e un miniclub per i bambini.
Vendo tutto questo per euro 15.000, trattabili se veramente intenzionati.
cell. 349 7878211 

Ho un'anima divisa: Beppe Grillo o Matteo Renzi?

Da: IL POST del 22 dicembre 2013

Tre risposte sull’abolizione delle province


Domenica 22 dicembre sulle prime pagine di diversi giornali si torna a parlare di una questione che sembra non finire mai: l’abolizione delle province. Sabato 21 dicembre, infatti, alla Camera è stata approvata l’ennesima legge sull’abolizione. Ecco una breve guida per capire a che punto siamo arrivati.
Che cosa è stato approvato ieri?
Sabato 21 dicembre la Camera ha approvato il cosiddetto “DDL Delrio” – dal nome del ministro per gli Affari regionali, le Autonomie e lo Sport Graziano Delrio – o più precisamente il DDL 1542. Si tratta di un disegno di legge presentato dal governo alle Camere il 20 agosto 2013. Dopo diversi mesi di discussione in commissione, il DDL è stato approvato con i voti del PD, Scelta Civica e del NCD. SEL ha votato contro, mentre Lega Nord, M5S e Forza Italia hanno abbandonato l’aula, in un tentativo di far mancare il numero legale sul provvedimento.
Il DDL, in sostanza, regola tre aspetti pratici dell’abolizione delle province. Il primo: stabilisce che i consigli e le giunte provinciali saranno abolite e sostituite da assemblee di sindaci del territorio della vecchia provincia. In altre parole non ci saranno più elezioni, presidenti di provincia, giunte e assemblee provinciali: l’assemblea dei sindaci sarà costituita da tutti i sindaci dei comuni con più di 15 mila abitanti e dai presidenti delle unioni di comuni con più di 10 mila abitanti.
L’assemblea eleggerà un presidente con un sistema di voto ponderato (ogni sindaco conterà in proporzione al numero di abitanti del suo comune). Le funzioni di questa nuova assemblea saranno essenzialmente di pianificazione in aree per cui in precedenza erano competenti le province, come l’edilizia scolastica e le strade. Gli incarichi nell’assemblea provinciale non saranno remunerati.
Gli altri due aspetti regolati dalla legge sono l’istituzione delle città metropolitane e nuove regole per la fusione dei comuni. Quest’ultimo punto serve in sostanza a rendere più facile per i comuni riunirsi e quindi partecipare all’assemblea provinciale. Il primo punto invece è più importante. Le città metropolitane si sostituiranno alle province dal primo gennaio 2014 a Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria (Roma capitale, invece, avrà uno status ancora più particolare).
In queste città, in altre parole, non ci sarà un’assemblea provinciale formata dai sindaci e nemmeno la vecchia provincia. Il sindaco della città metropolitana sarà automaticamente il sindaco della vecchia città capoluogo di provincia. Il sindaco metropolitano sarà affiancato da un consiglio metropolitano – formato da sindaci del territorio eletti dagli altri sindaci – e da una conferenza metropolitana – formata nello stesso modo dell’assemblea provinciale.
In alternativa, ma il punto non è ancora chiaro, il sindaco metropolitano potrebbe essere eletto dai cittadini della ex provincia, diventando in questo modo simile a un presidente di provincia, ma senza un’assemblea di consiglieri eletti (e pagati) dai cittadini. Queste modifiche dovrebbero entrare in vigore dal primo luglio 2014.
Quindi non ci sono più le province?
No, ci sono ancora quasi tutte (poi vedremo perché quasi). Come abbiamo scritto sopra, il DDL Delrio deve essere approvato anche dal Senato. Non solo: il DDL non basta ad abolire le province, bisogna anche modificare la Costituzione. Per questo motivo il governo, il 20 agosto (lo stesso giorno in cui venne presentato il DDL Delrio), ha presentato anche un DDL costituzionale, il 1543, con il quale viene modificata la Costituzione per eliminare tutti i riferimenti alle province.
Le leggi che modificano la Costituzione devono essere approvate per due volte da ciascuna Camera e se nella seconda lettura non ricevono almeno due terzi dei voti devono essere sottoposte a un referendum prima di entrare in vigore (un referendum senza quorum). Si tratta, come è chiaro, di un processo piuttosto lungo e complicato, ma necessario. Senza una riforma costituzionale che elimini le province, la Corte Costituzionale boccerà qualsiasi tentativo di cancellazione, come è successo pochi mesi fa.
Ma le province non le avevano già abolite?
No, ma ci hanno già provato. Il governo Monti adottò diversi provvedimenti per tentare l’abolizione delle province (alcune erano contenuti nel famoso decreto “Salva-Italia”, altri nel decreto sulla cosiddetta spending review). Pochi mesi fa si è già parlato della famosa “riduzione delle province”, delle norme sulle città metropolitane – abbastanza simili a quelle del DDL Delrio – e di altre misure. Il 31 ottobre 2012 due allora ministri del governo Monti, Cancellieri e Patroni Griffi, presentarono persino una mappa che mostrava le “nuove” province, che sarebbero dovute nascere di lì a pochi mesi.
Quella riforma complessiva venne bloccata principalmente perché alcuni dei decreti chiave non vennero riconfermati dal parlamento a causa della caduta del governo Monti nel dicembre 2012. Nel luglio 2013, inoltre, la Corte Costituzionale ha bocciato più o meno tutto quello che era rimasto, sostenendo che non si possono fare riforme importanti utilizzando lo strumento dei decreti legge.
Di fatto, quindi, dopo Monti siamo tornati punto e a capo? Non proprio. Alcuni elementi della riforma Monti sono rimasti in piedi. Forse non lo avete notato, ma è dal novembre del 2012 che in Italia non si vota più alle elezioni provinciali. Nell’ultima legge di stabilità del governo Monti – ma impugnata davanti alla Corte Costituzionale – era scritto che:
Nei casi in cui in una data compresa tra il 5 novembre 2012 e il 31 dicembre 2013 si verifichino la scadenza naturale degli organi delle Province oppure la scadenza dell’incarico di Commissario straordinario delle Province, nominato ai sensi delle vigenti disposizioni di cui al TUEL, o in altri casi di cessazione anticipata del mandato degli organi provinciali, è nominato un commissario straordinario per la provvisoria gestione dell’Ente fino al 31 dicembre 2013.
Attualmente ci sono 20 province italiane commissariate, di solito perché gli organi elettivi sono arrivati a scadenza e la legge ha bloccato l’indizione di nuove elezioni: Ancona, Asti, Belluno, Biella, Brindisi, Como, Genova, La Spezia, Roma, Vibo Valentia, Vicenza, Avellino, Benevento, Catanzaro, Foggia, Frosinone, Massa-Carrara, Rieti, Taranto e Varese (alcune di queste, in realtà, sono state commissariate in seguito alla “fuga dei presidenti di provincia” dell’ottobre 2012). Con il famosodecreto legge sul femminicidio dell’agosto 2013, il governo Letta ha anche prolungato fino al giugno del 2014 la data entro cui scatta il commissariamento, che altrimenti sarebbe scaduto il 31 dicembre, prima che il governo riuscisse a completare tutti i passaggi della sua riforma.
Ho scelto questo articolo de "Il post" perche', come in altre occasioni, informa con chiarezza sugli argomenti che, in genere, dai giornalisti non vengono mai spiegati, ma solo commentati per sommi capi lasciando i lettori in una nebulosa informazione che non consente mai di farsi una giusta opinione delle cosE.
Parto da questo argomento perché è uno dei pochissimi che sono stati trattati nei 10 minuti dell'incontro fra Matteo Renzi e Beppe Grillo, presente Luigi Di Maio che poi dichiara: 
Luigi Di Maio : Oggi il Movimento 5 Stelle è andato alle consultazioni di Renzi. Non avevamo niente da dirgli e questo già lo sapevamo: le consultazioni si fanno per formare un Governo (noi non abbiamo nessuna intenzione di appoggiare l'avatar di De Benedetti). Soprattutto dopo che lui ha citato il provvedimento "Delrio" sulle province che alla fine non abolisce le province. Non c'era nient'altro da dire: sono persone senza credibilità che aspetteremo alla prova dei voti in Aula.Chi si aspettava altro credo che non abbia capito lo spirito di questo Movimento. Noi alle loro balle non crediamo. E a voi noi non ne raccontiamo. Chi invece mi parla di "forma" forse non ha percepito la rabbia del Paese verso questa gente che ci ha ridotti in mutande (inclusi i renziani).
Ora che avete letto la spiegazione, per me chiara, dell'articolo de Il POST potete farvi un'idea personale sulle parole di Di Maio e dunque sulla posizione del Movimento 5 Stelle su uno specifico argomento.
Personalmente ho capito che il Decreto Del Rio tende a non fare più elezioni (sempre costose per noi popolo) per gestire il territorio che ricade sotto le ex-province, eliminando la moltiplicazione della spesa e lasciando ai sindaci dei comuni facenti parte di quel territorio la gestione dello stesso con il mezzo di consigli, variamente regolamentati per le città metropolitane, non remunerati.
L'iter fino ad ora adottato è ben spiegato nell'articolo, come anche le ragioni tecniche dell'eliminazione delle Province, dato che, appunto, sono stabilite nella Costituzione Italiana, dunque la loro eliminazione non può avvenire con un semplice DDL ma deve seguire un cambiamento costituzionale.
Dunque quello che dice Di Maio è vero, il DDL è uno schema di abolizione della spesa dei Consigli Provinciali, a cui deve seguire necessariamente la votazione prevista per i cambiamenti degli articoli della Costituzione con la maggioranza prevista per tali casi.
Ma ha ragione anche Del Rio che, nelle more dell'immobilità da palude, tenta di cambiare almeno il peso della spesa pubblica.
Allora il Movimento 5 Stelle vuole aiutare questo cambiamento o preferisce limitarsi a criticare dicendo: "Avete detto il falso, perché non è vero che con questo decreto le Province vengono abolite."
Credo nell'onestà intellettuale di Di Maio e di Beppe Grillo ma allora se non è disonestà è ottusità, chiusura a priori.
Chi vi ha votato come me non può accontentarsi di una ottusità quasi infantile che si traduce in impuntature illogiche.
Sempre restando su questo argomento come campione di ragionamento, che senso ha dire "che alla fine non abolisce le province?", quando lo sapete benissimo quale deve essere il necessario passo del cambiamento della Costituzione?
Ecco, questo atteggiamento assolutamente non collaborativo non porta nulla di buono.
Aspettiamo di avere un plebiscito elettorale che ci consenta di fare un Governo monocolore? E intanto cosa ci facciamo con oltre 8 milioni di voti?
Le perplessità su Renzi, se non farà quello che ha detto, diventeranno fatti che si concretizzeranno con elezioni inevitabili ed allora il Movimento 5 Stelle davvero spazzerà via il PD. Ma ora bollarlo come il pupazzo di Di Benedetti, di gente come Verdini... mi fa rabbrividire. Speriamo che Renzi abbia applicato la filosofia del suo conterraneo Machiavelli: che il fine giustifica i mezzi e che di questi "mezzi" egli si serva pragmaticamente per raggiungere i suoi fini.   

martedì 18 febbraio 2014

Ma si può avere Giustizia?!

Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Corte dei Conti sequestra il conto di Bassolino

La procura della magistratura contabile dispone il sequestro conservativo dopo una indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. Per la procura gli appalti della Regione Campania sarebbero stati esosi per l'ente e dannosi per il servizio

Danno erariale nella gestione dell’acqua. La Sorte dei Conti sequestra il conto di Bassolino
Cinquantatre milioni di euro, da dividere – con percentuali diverse – tra gli ex amministratori della Regione Campania e le aziende che hanno gestito la depurazione. In cima alla lista della procura della Corte dei conti – che ha chiesto il blocco dei conti correnti alla Guardia di finanza – c’è l’ex governatore Antonio Bassolino, chiamato a rispondere per il 20% della cifra, pari a circa 10,6 milioni di euro. C’è poi l’ex assessore all’ambiente Walter Ganapini – ambientalista storico, con un passato a capo dell’agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente – che risponde per 2,6 milioni di euro e l’ex dirigenza dell’Arin, la società che gestisce l’acqua di Napoli, ripubblicizzata un anno fa dalla giunta de Magistris: Maurizio Barracco, ex Ad, e Francesco Panico, con 3,7 milioni di euro ciascuno di presunto danno erariale. Chiamata in giudizio è anche la società che ha gestito il sistema di depurazione fino a pochi mesi fa, la Hydrogest spa, che deve rispondere per 10,6 milioni di euro.
La contestazione della procura della Corte dei Conti arriva dopo un’accurata indagine delegata alla Guardia di finanza sul sistema di depurazione delle province di Napoli e Caserta. L’affidamento dell’appalto – avvenuto durante il governo Bassolino – si basava sul sistema del project financing. Per i magistrati contabili il vero affare lo avrebbe realizzato solo la società vincitrice, grazie ad un sistema che garantiva il pagamento automatico del servizio da parte della regione Campania. Quel tipo di affidamento – scelto nel 2002, quando Bassolino svolgeva anche il ruolo di commissario straordinario all’emergenza rifiuti – era stato sconsigliato dal Cipe, vista “la complessità del sistema depurativo”, spiega il nucleo tributario della Guardia di finanza. Nonostante il parere negativo, nel 2003 l’appalto viene aggiudicato alle società Termomeccanica Ecologia e Giustino Costruzioni, poi confluite in Hydrogest. Il piano economico prevedeva un investimento di 120 milioni di euro da destinare all’adeguamento del sistema fognario e di depurazione della regione Campania. In cambio il raggruppamento di società di era aggiudicata la gestione dei canoni per le acque reflue, “per un volume di affari stimato in oltre un miliardo di euro”. Qualcosa, però, non ha funzionato: per la Guardia di finanza su quella gestione hanno pesato “significative anomalie”.
In sostanza – spiega la Procura della corte dei conti – il rischio imprenditoriale alla fine gravava solo sulla regione Campania e la stima del “ricavo garantito” sarebbe risultato abnorme. Secondo la ricostruzione della Procura, la Hydrogest non avrebbe attivato le procedure per riscuotere i canoni dai gestori idrici, avendo la certezza di ricevere in ogni caso i soldi dalla regione. Non solo. Nell’accordo con l’Arin – il gestore dell’acquedotto di Napoli – ha concesso un aggio sulla riscossione “nettamente superiore ai limiti imposti”, pari al 20%.

Gli italiani non sperano più che possano avere Giustizia, vedere condannati i ladri di Stato, coloro che si sono approfittati del denaro pubblico sia per vantaggi personali, sia malversandolo, sprecandolo, creando buchi enormi...
Non sperano più: per questo in Sardegna metà della popolazione ha rinunciato al diritto che sancisce una democrazia: il voto.
La gente ha troppe volte sperato e troppe volte ha visto che era impotente di fronte ad un'impunità garantita anche da lunghi processi che poi non sfociano in nulla!
Magari si riuscisse a far pagare a Bassolino quello che la sua mala gestione ha provocato. Magari gli sequestrassero tutti i beni presenti e futuri tanto che i suoi eredi debbano rinunciare all'eredità!
Costui che si atteggiava a comunista!! In favore del popolo!
Non c'è speranza. Soprattutto le Regioni si sono rivelate un enorme spreco di denaro e una mostruosa ed arrogante burocrazia, contro la quale il cittadino nulla può. Una burocrazia che non vuole pagare nemmeno quando sbaglia, imponendo i danni della sua criminale lentezza ai cittadini che per essa hanno sempre torto, anche quando hanno ragione. 
Il cittadino è una nullità che deve subire e basta. Al massimo può sprecare un po' dei suoi soldi cercando una giustizia lenta da ottenere e mai incisiva su chi ha sbagliato. I burocrati, chiusi nei loro uffici, al caldo di uno stipendio sicuro non pagano mai per i loro errori: al posto loro paga il cittadino, con le sue tasche.
Inutili sono le Leggi emanate per dare un preciso termine al Procedimento Amministrativo, per dare precisi nomi ai Responsabili di tale Procedimento: la burocrazia è come l'acqua che si richiude su sé stessa, uniforme e piatta, perché tutto continui come prima.