domenica 2 marzo 2014

Burocrazia = Pazzia

Palermomania.it > CRONACA REGIONALE

Trapani, veterinario ha un contratto da un minuto a settimana

La vicenda paradossale scaturisce da un’applicazione “alla lettera” di un decreto assessoriale che calcola il compenso in base alla retribuzione ricevuta dal professionista nel 2009. Il medico: “È mortificante”

di Palermomania.it | Articolo inserito il: 02/03/2014 - 07:03

Cosa c’è di strano nel fare il veterinario presso un’azienda sanitaria? Nulla, se non fosse che il contratto prevede un solo minuto di lavoro a settimana. È questa la paradossale e incredibile situazione che sta vivendo Manuel Bongiorno, veterinario di Castelvetrano, che svolge l’attività da convenzionato con l’Asp di Trapani.
Da un anno, infatti, ha una convenzione da un minuto settimanale. Convenzione valida fino a giugno del 2014 (automaticamente rinnovabile, ndr), almeno stando a quanto si legge nella lettera di incarico dell’Asp che ha trasformato il suo contratto di diritto privato in incarico ambulatoriale a tempo determinato.
È successo - ha spiegato Paolo Ingrassia, presidente nazionale del sindacato veterinari italiani - che in base ad un decreto assessoriale di stabilizzazione è stata convertita la prestazione erogata in precedenza in debito orario. La somma guadagnata nell’anno preso a riferimento equivale ad un minuto di debito orario. Il mio collega arriva in ufficio saluta per l’ingresso, saluta per l’uscita e va via senza scambiare neppure una parola. Se deve lavorare è tutto straordinario”.
La vicenda paradossale nei prossimi giorni arriverà sul tavolo non solo del dirigente dell’Asp di Trapani Fabrizio De Nicola, ma anche all’assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, considerando che il caso di Manuel Bongiorno non è isolato: “Ci sono anche tanti altri veterinari che hanno un contratto di quattro minuti di 45 minuti, di un’ora - ha aggiunto Ingrassia -. E così via. Queste persone rappresentato paradossalmente solo dei costi, non delle risorse. Una vicenda che si commenta da sola”. 
Intanto,  anche il diretto interessato ha chiesto che venga fatta qualcosa. “Ho chiesto di smettere per potere lavorare davvero - ha osservato Bongiorno -. Io voglio dare il mio contributo all'azienda e non voglio essere mortificato”.

Un altro esempio di idiozia burocratica: burocrati senza cervello che scrivono e applicano leggi e regolamenti in un mondo in cui la realtà, il buonsenso e la ragione non esistono più. Vivono in una bolla di irrealtà.
E' spaventoso e c'è poco da ridere.
Buttano i soldi dalla finestra: pensate, debbono fare un mandato di pagamento per meno di 2 euro! Un tizio, pagato con i soldi della Regione (quindi dei contribuenti) passa il suo tempo lavoro a redigere mandati di pagamento di importi esigui e ridicoli per pagare questi insensati contratti, anch'essi redatti e firmati da funzionari amministrativi e impiegati della Regione che avranno passato chissà quante ore lavorative a fare ciò!!
Tutte queste scartoffie (anche la carta costa, le cartucce delle stampanti costano) e tempo lavoro pagati per qualcosa di insensato: veterinari che non possono dare alcun servizio in un tempo così distribuito... Quindi un costo lavoro totale per produrre NIENTE!!!
Va rimosso subito il folle burocrate che ha partorito una simile insensatezza!! Bisogna finirla! Le Regioni, inoltre, sono peggio dei Ministeri! Sono solo centri di spesa pubblica che creano perdite a rotta di collo! 

sabato 1 marzo 2014

Salva Roma: perché?

Sono romana "de' Roma", non sono leghista, ma mi chiedo perché, dopo che Roma ha avuto i finanziamenti per Roma Capitale oltre al resto, bisogna tappare i buchi con altri soldi dei contribuenti italiani.

Da: La Repubblica.it
26 febbraio 2014
...nelle casse del Campidoglio fino al 2012 sono sempre entrati 450 milioni di euro l'anno sotto forma di trasferimenti statali "per il finanziamento del bilancio". 

Ma come si è giunti a questa situazione? Dal 2008 nella Capitale opera una sorta di "bad bank". Da quando il sindaco - allora era Alemanno, mentre al Tesoro c'era Tremonti - ha assunto la funzione di Commissario straordinario del governo, l'ordinamento contabile di Roma è stato distinto in due gestioni: una commissariale, che ha preso in carico tutte le entrate e i debiti assunte fino al 28 aprile 2008, e una ordinaria. Nel dicembre dello stesso anno è stato predisposto un piano di rientro. I vari accertamenti, rivisti e corretti in più occasioni, hanno portato ad aggiornare il disavanzo al 31 dicembre 2012 a 13,89 miliardi, che diventano 8,53 senza considerare gli interessi maturati in un periodo fino al 2048.

Il Commissario si è visto assegnare un assegno annuo da 500 milioni tra il 2008 e il 2010 per finanziare il piano di rientro: in pratica lo Stato si è fatto carico di dotarlo di risorse per gestire i danni atavici sui quali si è deciso di mettere un punto fermo. Dal 2011, come dettaglia la relazione della Camera al provvedimento bloccato, il Tesoro ha costituito un fondo da 300 milioni annui, mentre per la quota restante (200 milioni) le mani sono andate nelle tasche dei cittadini: quella fetta è stata coperta dalla gestione ordinaria con l'aumento dell'addizionale Irpef al limite massimo dello 0,4% oltre che dall'addizionale commissariale sui "diritti d'imbarco". A ciò si è aggiunta comunque la dotazione del fondo del Mef (altri 50 milioni) prevista per "agevolare i piani di rientro dei Comuni" commissariati.
Il problema è che anche la "gestione ordinaria", la parte che sarebbe dovuta essere "good", ha continuato a generare debiti. Il sindaco Marino, da poco insediato, aveva indicato il monte debiti in poco meno di 900 milioni. Nonostante l'introduzione dell'Imu, che ha mandato in soffitta l'Ici sugli immobili, sia stato un "favore" importante per le casse del Comune - con i proventi balzati da 700 milioni a 1,6 miliardi, facendo aumentare le entrate complessive di un miliardo l'anno (+25% in più a fronte di ricavi complessivi per 5 miliardi) - solo nel 2012 il saldo di gestione è risultato negativo per 280 milioni di euro. Di qui l'urgenza di correre a salvare la Capitale.

Le nuove norme - ora bloccate - avrebbero permesso al Commissario (separato dalla figura del sindaco già dal 2010) di inserire 115 milioni di debiti emersi per obbligazioni antecedenti al 28 aprile 2008, cioè di scaricarli sulla gestione commissariale da quella ordinaria. A ciò si sarebbe aggiunta una seconda partita di giro tra le due gestioni relativa all'anno 2009, con effetto benefico per i conti del bilancio "ordinario" e la possibilità di riportare in equilibrio la parte corrente dei bilanci 2013 e 2014. Proprio questa partita è stata valutata in 485 milioni complessivi.


Il problema di Roma, come peraltro quello di Napoli e di gran parte degli enti locali, è quello di riscuotere quanto dovuto dai cittadini, dalle società partecipate e anche dallo Stato. Già nel 2012 la Corte dei Conti sottolineava che dall'entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, il Campidoglio è riuscito a incassare soltanto il 12% delle multe. Un'operazione di cui prima si occupava Equitalia, ma che dal 2013 è tornata al Comune. Sulla stessa lunghezza d'onda anche i residui: nel 2012 le riscossioni accertate, ma ancora da effettuare ammontavano a poco meno di due miliardi di euro. Ma non basta: solo un passeggero su quattro paga il biglietto dell'autobus, con una perdita annua da 100 milioni di euro (Londra solo il 2% non paga).

Per quanto riguarda i contenziosi con lo Stato i sindaci da Veltroni ad Alemanno fino a Marino hanno messo all'indice il contenzioso urbanistico degli anni Cinquanta e i mancati trasferimenti per il trasporto locale. Di certo nei piani del Comune mancano operazioni di tagli alla spesa e recupero crediti: i residui conservati, ovvero quelli che il Comune conta di recuperare negli anni, sono iscritti a bilancio per 4,4 miliardi, ma nel 2012 la riscossione si è fermata al 33%.

Tornando al Salva Roma, alle operazioni contabili tra "good" e "bad bank" il tentativo di salvataggio aggiungeva un'altra voce ancora, che ha sollevato i dubbi dell'ufficio studi del bilancio della Camera. In particolare, con la norma congelata si sarebbe permesso al Comune di cambiare la natura di una partita di crediti nei confronti delle controllate, riacquisendone la "esclusiva titolarità". Il servizio studi sottolinea però che
"non risultano evidenti" le ragioni "in base alle quali Roma Capitale debba riacquisire la titolarità di crediti che dovrebbero già essere dall'origine nella titolarità" del Comune stesso, "in quanto crediti dell'ente verso le proprie partecipate". Poi la richiesta cruciale: "Nell'ipotesi si tratti di posizioni creditorie precedentemente eliminate in quanto di scarsa esigibilità, andrebbero chiariti i motivi che ora ne determinano la reiscrizione tra le attività patrimoniali di Roma Capitale". Diversamente, sarebbe cosmesi contabile bella e buona.

Da ultimo, il Salva Roma prevede un sostegno finanziario per superare l'emergenza della gestione dei rifiuti, con stanziamenti di 6, 6,5 e 7,5 milioni nel triennio 2013-2015, con effetti di indebitamento pubblico che non sono previsti per le operazioni di spostamento di crediti e debiti tra il Comune di Roma e la sua "bad bank".

Credo che l'articolo de La Repubblica.it sia esaustivo e comprensibile, certo non a tutti coloro che di ragioneria e di bilanci non hanno dimestichezza, comunque quello che si capisce è che c'erano debiti prima di Alemanno e che si è cercato di porvi rimedio con un'operazione onerosa per lo Stato (soldi dei contribuenti Italiani) e che non tutto è chiaro, soprattutto per quel che attiene il recupero crediti.
Le cose viste da molto vicino mostrano crediti vantati soprattutto dalle controllate, cioè le solite AMA, ATAC, ACEA ecc..

IL RIMEDIO: Non si può continuare a porre rimedio alle cattive gestioni del denaro pubblico chiedendo altro denaro pubblico.
L'imposizione fiscale, ce lo ripetono ad ogni telegiornale, è altissima, livello Paesi del Nord Europa, SENZA AVERNE PERO', a differenza di tali Paesi, UNA RICADUTA IN SERVIZI.
Roma non ha ancora una raccolta differenziata dei rifiuti nonostante da anni la UE abbia messo al bando le discariche.
La ragione è sempre la stessa: corruzione. Visibile anche quando ancora non è assurta alle aule dei tribunali, bastando la semplice logica ed il buonsenso: perché Malagrotta è andata avanti così tanto? E siamo arrivati ai tribunali... ecco la risposta.
Dunque dobbiamo fare un'unica legge: chi amministra il denaro pubblico e crea ammanchi, dal piccolo comune alla Regione, DEVE PAGARE CON IL SUO PATRIMONIO PERSONALE e, non coprendo l'intero buco economico, con quello dei suoi eredi.

Non è una misura eccessiva. L'ho già scritto: nell'Antica Roma chi ambiva a gestire la Cosa Pubblica pagava di tasca propria opere pubbliche.
Qui la gente, con una rete di connivenze, appoggi e favoritismi fatti passare con leggi e leggine, si arricchisce a spese dei contribuenti e le perdite si riversano sui contribuenti medesimi.

Si chiedesse conto in modo retroattivo a Veltroni, Rutelli e poi ad Alemanno delle loro gestioni.
Finché questi non pagheranno i buchi saremo sempre chiamati noi a tapparli e tutto continuerà come prima.

Spero in una Legge che li chiami a rispondere: invito il M5S a redigerla (se non l'ha già fatto).  
******


Seguono immagini di quello che ci fanno con i soldi per Roma:
Centro di Roma: perché gli amministratori non li fanno svuotare?


I cittadini ci provano, ma nessuno degli amministratori se li fila... se non per chiedere più soldi 


 Perché gli amministratori non multano chi ha affisso tutti questi manifesti incamerando soldi invece di chiederli a noi?


Persino sotto lo Stato Pontificio facevano rispettare le leggi 


.... e multavano... oltre le pene corporali....


Dobbiamo rimpiangere lo Stato Pontificio? Speriamo di no!!!!!!!

Giardinetto pubblico. Gente peggio dei maiali! Ma da quanto tempo gli amministratori che chiedono soldi a palate NON LO FANNO PULIRE?



...da quanto tempo gli amministratori che chiedono soldi a palate.... non passano a pulire?

Perché non multano gli imbrattatori? Forse perché certi telegiornali, certi giornalisti chiamano questi barbari "writers", "artisti"? Tanto basta chiedere i soldi ai contribuenti....


Castel  Sant'Angelo!!! Questi sono gli immigrati di cui l'Italia ha bisogno!!
Hanno la licenza di vendita ambulante che chiedono agli italiani?
Ma se non hanno nemmeno il permesso di soggiorno!!!
Però sporcano lasciando cartacce che... indovinate chi paga?


Malagrotta? No, uno spazio cittadino.


Questa è Malagrotta.


giovedì 27 febbraio 2014

Arricchimenti con le coperture della politica

“Vi svelo i potenti di Acea”. Parla la vedova dell’uomo chiave dell’inchiesta Cerroni

Debora Tavilla, ex dipendente dell'azienda di servizi, è stata la moglie di Arcangelo Spagnoli, membro della struttura Commissariale dei rifiuti, morto nel 2012. Figura cardine delle indagini della Procura di Roma. I magistrati hanno trovato conti milionari all'estero riconducibili all'uomo. La donna rivela al Fatto.it: "Ho scoperto che mio marito aveva comprato un grosso appartamento di cui non sapevo nulla"


Era il grande sogno dell’imprenditore Manlio Cerroni - finito ai domiciliari su richiesta del procuratore della capitale Pignatone e del pm Galanti il 9 gennaio scorso per traffico di rifiuti – quell’inceneritore di Albano Laziale in provincia di Roma. Un’opera che avrebbe visto la nascita di un colosso dei rifiuti: oltre al re di Malagrotta, anche le società del Comune di Roma - Ama e Acea - erano parte attiva di quel progetto, attraverso la società Coema. E a tessere la rete di rapporti e relazioni – il giusto carburante, secondo i magistrati romani, per far funzionare l’alleanza a tre – c’era il personaggio chiave dell’affaire romano, Arcangelo Spagnoli. Ex consigliere comunale, uomo dai mille contatti, ad iniziare da Biagio Eramo, ai vertici di Acea fin dagli anni ‘90. Dieci anni fa Spagnoli entra nella struttura Commissariale dei rifiuti, creata per la gestione dell’ennesima emergenza nella Capitale. Ha un ruolo bipartisan, lavora con tutti, con l’obiettivo di veder nascere il colosso romano della “monnezza”, unendo ‘il Supremo’ - è proprio Spagnoli a coniare il soprannome per Cerroni – con le ambizioni industriali di Acea, multinazionale che da poco si era quotata in Borsa, pronta a entrare nel business più promettente, dopo l’acqua e l’energia. L’inchiesta su di lui si sono fermate nel gennaio del 2012, quando muore per un malore. Ma proprio sul nome di Spagnoli si erano concentrate le indagini, tanto da portare il Noe a perquisire la sua abitazione lo scorso 9 gennaio, al momento degli arresti degli uomini della Holding Cerroni.
Oggi la vedova Spagnoli, Debora Tavilla, ha deciso di raccontare la sua verità ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. Quando i Carabinieri hanno bussato alla sua bellissima casa all’EUR ha scoperto una sorta di seconda vita del marito, che mai avrebbe sospettato. I tre milioni di euro mandati all’estero tracciati dalla Guardia di finanza? “Mai visti quei soldi, al momento della morte di mio marito – dichiara la Tavilla – non c’erano sui suoi conti. I magistrati facciano chiarezza, sono la prima io a volerlo”. Mandato a chi, dunque, quel fiume di denaro? Nelle informative della Gdf quel flusso ritenuto sospetto è stato tracciato con precisione: “199 mila euro nel 2003, 507 mila euro nel 2004, 1,07 milioni nel 2005, 509 mila euro nel 2006, 325 mila euro nel 2007 e 187 mila euro nel 2008”, ultimo anno della consulenza di Spagnoli presso la struttura commissariale. Le Fiamme Gialle hanno poi rilevato diverse incongruenze tra i redditi dichiarati e la disponibilità finanziaria.
Alle nostre telecamere, la donna fa un’altra rivelazione: “Ho scoperto solo poco prima della sua morte che mio marito aveva il possesso di un grande appartamento a Roma, sempre all’Eur. Non mi aveva detto nulla”. Un immobile acquistato nel 2009 per una cifra dichiarata di 660 mila euro, come risulta dall’informativa della Finanza.
Nell’ordinanza di custodia cautelare contro Cerroni il nome di Tavilla appare non solo come moglie di Arcangelo Spagnoli, ma soprattutto come dipendente di Acea, dal 1999 al 2010, con aspirazioni di promozioni e avanzamenti di carriera grazie al marito influente. “E’ vero, sono entrata su segnalazione di mio marito, sostenendo un colloquio. Mio marito diede il mio curriculum ad un dirigente, fui presa. Ma come me entrarono altri parenti – afferma -. Entrò anche Camillo Toro, figlio dell’allora magistrato Achille, che seguiva sempre Biagio Eramo, uno dei massimi dirigenti. Anche il nipote di Eramo lavora in Acea. Eravamo una grande famiglia”, è l’incipit del suo racconto, raccolto nel video esclusivo de ilfattoquotidiano.it.
Secondo gli inquirenti Spagnoli intendeva agevolare Acea per migliorare la posizione della moglie e mantenere una riconferma presso la regione Lazio. Nella rete di parenti e amici di chi conta in Acea spunta il figlio dell’ex magistrato Toro, che ha patteggiato recentemente una condanna a 6 mesi, pena sospesa, per rivelazione di segreto d’ufficio e che continua ancora oggi a lavorare in Acea al settore legale. L’azienda precisa: “Una vicenda che non riguarda l’Acea, ma comunque secondo l’attuale normativa non è possibile risolvere il contratto di lavoro”. Nella grande famiglia Acea viene citata anche una parente dell’ex deputato Antonio Buonfiglio (An, Pdl e poi Fli ndr), Tiziana, che – precisa l’azienda – è entrata per concorso pubblico a titoli ed esami nel 1997. Tavilla racconta anche della facilità dei rapporti tra ‘il Supremo’ e il management di Acea: “In Acea, Manlio Cerroni – ricorda – entrava con un pass personale e incontrava i vertici dell’azienda”.
Biagio Eramo, attualmente Direttore generale di ingegneria e servizi, ex presidente di Acea Ato 2 (la controllata che gestisce il sistema idrico a Roma e provincia), ed ex Ad di Ama, tra il 2006 e il 2008, contattato da ilfattoquotidiano.it, spiega: “Cerroni entrava in Acea come tutti gli altri visitatori esterni e veniva registrato. Aveva rapporti con i vertici per il suo ruolo, da privato, in Coema. Nulla più”. Negli atti dell’inchiesta della Procura di Roma emerge che tra i destinatari dei regali inviati da Cerroni e dalla sua azienda Colari c’era anche Eramo: “Tra i destinatari c’era una molteplicità di soggetti”, è la risposta del manager di Acea. Su suo nipote assunto in Acea, l’ufficio stampa dell’azienda conferma: “E’ stato assunto sulla base di elenchi trasmessi dalle università romane di nominativi con il massimo dei voti, selezionati da un’apposita commissione”.
Di certo il dossier Coema stava a cuore a tanti. Debora Tavilla aggiunge un dettaglio: “A mio marito avevano anche promesso un posto quando sarebbe nato l’inceneritore“. E proprio sul consorzio Coema, la Procura continua le sue indagini. Intanto a ilfattoquotidiano.it risulta che Debora Tavilla sia stata ascoltata per diverse ore dal pm titolare del fascicolo.
di Andrea Palladino e Nello Trocchia, montaggio video Samuele Orini

Direttamente dal blog di Beppe Grillo: Luigi Di Maio conosceva Eduardo De Falco

Salviamo il panificio di Eddy #PerEddy



per_eddy.jpg
Il MoVimento 5 Stelle è una comunità in cui nessuno deve essere lasciato indietro. Eduardo De Falco, Eddy, il panettiere di Pomigliano che si è tolto la vita dopo aver ricevuto una multa, faceva parte della nostra comunità. Aiutiamo la sua famiglia! Ognuno contribuisca come meglio può.

di Luigi Di Maio

"VI CHIEDO AIUTO.
Eddy era uno di noi. Era del Movimento. Era un commerciante di Pomigliano d'Arco che si è suicidato qualche giorno fa per una multa di 2000 euro, fattagli dall'ispettorato del lavoro: la moglie lo stava aiutando nel panificio che gestiva (si è beccato per questo 2000 euro da pagare entro 12 ore + altri 9000 euro). Una tragedia. Eddy si è tolto la vita lasciando la moglie e tre bambini. Lo avevo conosciuto qualche anno fa. Venne a proporre al Movimento 5 Stelle del mio comune un progetto sul latte e pane a "km 0". Mi disse: "lanciatelo voi, io lavoro come un somaro". Davanti all'umiliazione di quella multa non ha retto e si è tolto la vita. Eddy era uno tosto. Se non ha retto lui, c'è da preoccuparsi... La sua famiglia ha lanciato un IBAN (attraverso l'associazione di commercianti di cui Eddy era socio). Devono pagare le multe e le spese. Il panificio di Eddy deve andare avanti. E' l'unico sostentamento della sua splendida famiglia.
EDDY ERA UNO DI NOI. E NOI siamo una COMUNITÀ.
Io come tutti i parlamentari M5S, contribuisco ogni mese al fondo per gli imprenditori in difficoltà da un anno, versando metà del mio stipendio. Ma questa volta contribuirò anche al fondo del panificio di Eddy.
Chiedo anche a voi di partecipare. Basta anche qualche centinaio di euro. Aiutiamoli. Massima Diffusione!" Luigi Di Maio

IBAN: IT93R0335967684510700165443
Intestazione: APE (Associazione per Esercenti)
Causale: PER EDDY

NON SONO ISCRITTA AL MOVIMENTO E SU TANTE COSE POSSO NON ESSERE D'ACCORDO, MA L'HO VOTATO.
TROVO ATROCE QUELLO CHE HANNO FATTO A DE FALCO.
Darò anch'io il mio piccolo contributo.

Medicina difensiva

Da un mio post del 18 gennaio 2013


E' invalso l'uso delle denunce contro i medici, anche quando non c'è errore ma altri fattori. Intanto il medico deve pagarsi un avvocato e, una volta uscito dal lungo iter legale, forse riavrà le spese legali, cosa che dipende dal magistrato il quale, anche in caso di non sussistenza del fatto, può decidere di compensare le spese.
Gli ospedali sono assicurati e, per l'errore dei sanitari nel posto di lavoro, tale assicurazione dovrebbe sopperire alla bisogna. Ma questo non sempre avviene e i medici non riescono più a svolgere con la dovuta serenità il loro lavoro.
In un Paese dove le uniche categorie di persone garantite da leggi che le proteggono sono i politici ed i magistrati (non a caso mi dicono che le prebende di quest'ultimi sono equiparate a quelle dei parlamentari), i medici del SSN, a cui si chiedono competenze non indifferenti e che esercitano una professione di grande responsabilità, non sono garantiti affatto da denunce, anche per cose che esulano dalle loro capacità di controllo, come ad esempio l'insieme della capillare organizzazione ospedaliera.
Questa è un'altra pesante prova della totale sperequazione sociale in questo Paese.

Questa mia analisi di più di un anno fa prendeva lo spunto da uno sciopero dei ginecologi, addetti alle sale parto ospedaliere, dopo l'ennesima denuncia dissennata.

Perché dissennata? Perché spesso senza un vero fondamento di dolo da parte dei medici, oppure di incompetenza, ma la gente denuncia comunque: all'americana o basandosi su quanto si vede in certi film americani.
Ma la vita non è un film e la medicina non è così facilmente comprensibile da tutti come oggi, con molta presunzione, tanti credono. 
La Scienza Medica esige una preparazione capillare teorica e pratica di anni ed anni ed un aggiornamento di Sapere che non si ferma mai.

Come si può pretendere di capire tutto quando non se ne hanno le basi scientifiche che consentono, quelle sole, di "capire veramente" come stanno le cose?
Ma non c'è soltanto la presunzione, c'è anche la non accettazione della morte, il folle concetto che se qualcuno muore la colpa non può essere che del medico.
L'ho già scritto questo concetto mi pare: il Medico non è Dio, questo per i credenti, il Medico non può tutto, questo per i non credenti.
Il corpo umano è una magnifica macchina, ma fragile e complessa.
Dunque questa generale follia delle denunce sempre e comunque nasconde una sfiducia totale nei riguardi della classe medica che può, per alcuni casi, essere motivata da comportamenti incompetenti oppure cinici di alcuni medici, ma molto dalla speranza meschina di ricavare denaro dalla pratica legale aperta.

I danni di questa pratica ormai diffusa non sono visibili a tutti, ma a chi ha intelligenza per capire oltre le forme e le apparenze e a chi nelle strutture ospedaliere lavora sì!

Per non essere attaccati non c'è che la difesa preventiva. E quale migliore difesa del non prendersi responsabilità di alcun tipo. Ognuno pensa solo, scusate l'espressione volgare ma che rende immediatamente l'idea, "a pararsi il culo". Dunque scartoffie su scartoffie, consulenze su consulenze, il paziente langue nei pronto soccorso in attesa che qualcuno agisca, poi, se qualcuno lo fa, assecondando l'istinto per il quale ha scelto di curare il prossimo, e il paziente muore comunque, quello sarà il primo ad essere denunciato.

Nasce così una Medicina non spontanea e professionale come dovrebbe: una Medicina Difensiva.
L'indecenza degli stipendi bassi, non adeguati alla preparazione eccellente ed al rischio, dei medici di frontiera, gli ospedalieri, (essendo in Italia quelli dei Policlinici Universitari un discorso a parte, sia per stipendi che per selezione), comporta che pagarsi un'Assicurazione personale, oltre quella che ha l'Ospedale, significa togliere alla propria vita familiare dai 9.000 ai 18.000 euro l'anno. Pura follia! 
Dunque dobbiamo accontentarci di medici ridotti dalla paura della denuncia a fare lo stretto indispensabile e di non tentare inutili eroismi: ed i primi a rimetterci siamo noi pazienti.
A guadagnarci sono proprio quei cinici che, senza particolari meriti, si sono fatti un nome in vari modi e con vari mezzi, dai quali, sempre per ignoranza, si recano "privatamente" in tanti sborsando cifre assurde per avere nulli o scarsi risultati. Ma non fa niente: hanno pagato, dunque stanno sicuri!
Effetto pubblicità! La gente si fa depredare e non riflette sul merito del risultato. Per contro è pronta alla denuncia verso il medico ospedaliero o l'Ospedale in genere. Chissà perché non denuncia il "papavero della medicina" che si è fatto strapagare in Clinica Privata e che non ha dato alcun risultato: vigliaccheria? Del "papavero" si ha paura perché "ha un nome" pubblicizzato, quindi è ricco (anche grazie ai creduloni) e può contrattaccare con ottimi avvocati?

Renzi ha un compito immane, mi sembra David contro Golia! Chissà se potrà riuscire, fra le mille cose, a restituire la giusta dignità ad una nobile professione che tanti interessi diversi e la gente incarognita hanno svilito.
Dott. Graziano Delrio, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Renzi
Specialista in Endocrinologia... ma Ricercatore all'Università
Forse non conosce i rischi della Vera Professione Medica Attiva
Ma può sempre informarsi...
     

domenica 23 febbraio 2014

"A slow air" da Roma a Torino

Stasera c'è stata l'ultima rappresentazione a Roma, al Teatro Argot Studio in Trastevere...
Potranno vedere questo interessante lavoro teatrale i torinesi e chi vive nei dintorni di Torino il 27 febbraio prossimo.
Se volete prenotarvi o chiedere informazioni:
prenotazionicap10100@gmail.com
Gli attori, bravissimi, che reggono un'ora e mezzo di scena disegnando i due personaggi, sono:
Nicola Pannelli e Raffaella Tagliabue

Debbo dire che i due attori sono più belli dal vivo che nelle foto.
Nicola Pannelli ha una gamma di espressioni, sia del viso che vocali, eccezionali. Le pause giuste, la gestualità sapientemente spontanea, sono frutto di una padronanza dell'arte della recitazione a lungo limata e ottimamente guidata dalla regia di Giampiero Rappa: ottimo regista ed Autore.
Questa pièce teatrale però non è di Giampiero, ma di un Autore scozzese: David Harrower. Si regge tutta su due fratelli che sono in fredda e non si parlano da anni.
I rapporti familiari sono spesso segnati da incomprensioni, piccoli e grandi torti, fatti e subiti. I due protagonisti parlano ciascuno in due punti diversi dello spazio scozzese, ciascuno sfogandosi su fatti e fatterelli della loro quotidianità e a mano a mano svelano avvenimenti del passato che li riguardano, fino ad arrivare ad un presente in cui finalmente si guardano, il loro spazio si riunisce nello stesso punto e c'è un incontro-scontro che non sveliamo come si risolverà... lasciandolo al vostro piacere di scoprirlo. 
La sorella, una testa piena di slanci e di sogni che si sono scontrati con la concretezza della realtà, dimostra i suoi difetti e debolezze caratteriali che sembrano dar ragione al fratello, più tranquillo e sereno nelle sue scelte esistenziali, ma rivelerà poi dei lati umani che possono dare risultati positivi...
Raffaella Tagliabue, molto più bella che in foto, dà vita a questa sorella arruffona, pasticciona, irruenta e un poco fallita con slancio e molta bravura.
Si sorride, anche, e c'è nella storia un personaggio che non appare in scena, il figlio di lei, che si rivelerà fondamentale per la conclusione del finale.

testo di David Harrower
Traduzione Gian Maria Cervo e Francesco Salerno
Con Nicola Pannelli e Raffaella Tagliabue
Regia Giampiero Rappa
Una Coproduzione Narramondo Teatro e Gloriababbi Teatro
Debutto nella Rassegna teatrale a cura di Rodolfo di Giammarco
“TREND Nuove frontiere della scena britannica – XI edizione”

sabato 22 febbraio 2014

Da: La7 LETTA-RENZI E QUEL GELIDO RITO DELLA CAMPANELLA




Gelido è poco, non l'ha guardato in faccia se non per un micro-secondo ed ogni gesto è stato improntato ad un vero e proprio disprezzo.
I media hanno scomodato come esempio il passaggio Prodi-Berlusconi, che pure non appartenevano allo stesso partito e per di più Prodi sapeva che Berlusconi, (ed ora è a processo), aveva comperato i senatori di Di Pietro (che ha sempre scelto il meglio del meglio sulla piazza) per farlo cadere, eppure Prodi ha sorriso per la forma stringendogli la mano.
Io porterei anche l'esempio contrario, Berlusconi, pur eletto con una grossa maggioranza, costretto a passare la campanella ad un fresco senatore creato ad hoc, Mario Monti, che pure elegantemente gli sorride e gliela porge con modo.
Un passaggio come questo non si era mai visto.
Indubbiamente è palese che Renzi lo aveva più volte rassicurato e dunque Letta si è sentito gabbato e tradito.
Chi è Renzi veramente? Lo sapremo solo vivendo....

Induzione al suicidio

Da: La Repubblica.it


Casalnuovo, rabbia ai funerali del commerciante suicida

Eduardo De Falco si è ucciso a 43 anni dopo aver ricevuto una multa di duemila euro dall'Ispettorato del lavoro per la presenza della moglie, priva di regolare contratto, nella sua pizzeria ."Vergogna, lo avete assassinato"


"Scrivetelo che l'hanno ucciso, scrivetelo. Lo hanno ucciso": attimi di tensione ai funerali di Eduardo De Falco, ilcommerciante di 43 anni che si è ucciso davanti alla sua abitazione a Pomigliano d'Arco (Napoli), dopo aver ricevuto una multa di duemila euro dall'Ispettorato del lavoro per la presenza della moglie, priva di regolare contratto, nella pizzeria a taglio di cui l'uomo era titolare a Casalnuovo.


Il suocero di Eddy, al termine della cerimonia religiosa, ha urlato il proprio dolore alle telecamere presenti davanti la gremitissima chiesa Santissima Maria del suffragio, dove amici, parenti, e commercianti di Pomigliano e Casalnuovo, si sono riuniti attorno alla famiglia del 43enne, distrutta dal dolore per la perdita del proprio caro. L'uomo brandiva una busta con alcune centinaia di euro che, ha spiegato ai giornalisti, gli sono stati dati da una pensionata che ha voluto esternare così la propria solidarietà alla moglie ed ai tre figli del commerciante suicidatosi ieri con i gas di scarico della propria vettura. Rabbia, dolore, e tanta commozione per un gesto che nessuno dei presenti pare avesse presagito.
Il suocero di EddY



"Era molto orgoglioso - raccontano i vicini di casa - una bravissima persona, rispettosa, discreta, che non voleva dare fastidio a nessuno. Lavorava da quando era bambino, e forse non voleva subire l'umiliazione di farsi prestare i soldi. Non aveva detto a nessuno delle sue difficoltà. Come faranno ora Lucia ed i bambini". Parole confermate da una zia di Eddy, che aveva racimolato i soldi necessari per pagare la multa entro le 24 ore necessarie per non ricevere altre sanzioni accessorie. "Li avevo pronti per darglieli - spiega tra le lacrime - e invece lui non c'è più".
Rabbia nelle parole dei commercianti di Casalnuovo, che oggi hanno effettuato una serrata in segno di solidarietà e protesta e che, all'uscita della bara dalla chiesa, hanno inveito contro i politici presenti, tra i quali il sindaco di Casalnuovo, Antonio Peluso,  alcuni assessori e consiglieri anche di Pomigliano, presenti alla cerimonia funebre con i gonfaloni dei due comuni.



"Ci stanno uccidendo tutti - hanno gridato i commercianti - i politici si fanno vedere solo quando qualcuno di noi si uccide, o alla notte bianca. Si vergognassero. Non dovevano venire qui. Siamo esasperati, ogni giorno qualcuno chiude, ci si ammazza, e nessuno fa nulla, dalle istituzioni locali a quelle nazionali. Vergogna". Chiusi nel silenzio, invece, la moglie del commerciante, Lucia, che non ha tolto gli occhi dalla bara, in evidente stato di choc, sostenuta da alcuni parenti, a poca distanza dalla figlia maggiore, di appena 14 anni, e dai suoceri ed i cognati.
Eccoli i volti di ogni persona che con Eddy si identifica,
vi si legge il dolore, il sentimento di sconfitta, la desolazione delle persone oppresse da uno Stato
che non ci somiglia più: uno Stato che non siamo noi, uno Stato che ha istituzionalizzato il  NON
rispetto delle Regole, con una Casta che non paga mai, ma che chiede a chi dignitosamente CERCA COMUNQUE
DI VIVERE un rigore insensato e pretende di imporglielo anche oltre la logica della ragione,
anche oltre il buonsenso



"E' arrivato il momento di dire basta, ora chiamiamoli omicidi"  -  dichiara il Presidente della Confartigianato di Napoli, Enrico Inferrera."Il gesto del signor De Falco è un grido di disperazione che non possiamo più ignorare l'ennesimo esempio di come la crisi in atto colpisce per lo più i titolari di piccole imprese che da sempre sono il motore dell'Italia".  

"Il caso del pizzaiolo suicida deve indurre ad accertare i fatti e il verbale ispettivo nonchè a dare un'interpretazione certa della regolazione relativa al coadiuvante familiare. Sarebbe infatti particolarmente assurda l'equiparazione tra la moglie che collabora saltuariamente nell'attività commerciale del marito e il lavoratore subordinato in nero anche ai soli fini della comunicazione obbligatoria agli enti previdenziali o al ministero del lavoro, con conseguenti pesanti sanzioni". Lo afferma il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Ncd).

I miei occhi sono inariditi da troppe cose amare che ho visto, eppure per questo giovane padre di 43 anni non ho potuto e non posso evitare che la stretta allo stomaco che dà questa orrenda notizia mi faccia inumidire gli occhi, mio malgrado. E' qualcosa di più di una stretta allo stomaco, è qualcosa che sale dalle viscere, perché è terribile quello che una classe politica cieca e bulimica solo per sé ci ha fatto e ci continua a fare.
L'applicazione cieca delle regole, fuori dalla logica e dal buonsenso, mentre altrove le regole si calpestano davanti agli occhi di tutti, operando rapine del denaro pubblico che hanno superato in numero e quantità ogni umana sopportabilità, ci fa salire dal ventre un urlo silenzioso perché le parole non bastano più!

Cesare Pavese scrisse: "I suicidi sono degli omicidi timidi."
A che punto bisogna arrivare perché passi la timidezza?