lunedì 24 marzo 2014

La Casta dei Sindacalisti

Da: www.dorinopiras.it



mar232014

moretti
Penso di non essere stato l’unico ad avere qualche curiosità sulla storia passata di Mauro Moretti, capire come si possano formare certe idee sul rapporto tra il lavoro che uno svolge e il suo salario, soprattutto a fronte del risultato del servizio sotto gli occhi di tutti. Soprattutto avevo un vago ricordo di un Moretti sindacalista e mi rodeva il dubbio. Purtroppo ciò che mi rodeva era corretto, perchè questo Moretti qui è lo stesso che per una decina d’anni ha scalato la CGIL fino a divenirne Segretario nazionale del settore trasporti. In contemporanea galoppava verso i vertici delle Ferrovie dello Stato fino a uscire dal sindacato ed entrare nelle grazie di Necci fino a sostituirlo quando questo cadde in disgrazia. Forse potrebbe essere il famoso caso dell’eterogenesi dei fini: «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali».

Da: Il Messaggero
La protesta di Moretti contro i tagli ai mega-stipendi dei manager: se lo fanno me ne vado

!!!!!!!!!!!!


Appena sentita la notizia, a parte il plauso per Matteo Renzi che ci piace sempre più, il mio sarcastico commento è stato: "Minaccia di andarsene? Prego quella è la porta!"
Poi ho scoperto di essere in buona compagnia in questa opinione.
Ho dedicato molti post alle Ferrovie dello Stato, in particolare a quei servizi che necessitano ai pendolari che, qualora decentemente funzionanti, lascerebbero volentieri l'auto a casa. Ma il Moretti, tanto bravo a promuovere se stesso, dei normali viaggiatori lavoratori, studenti ed altro se ne fotte e lo dimostrano i fatti.
Non di sole Frecce Rosse, Argento ecc. vive l'italiano medio, bensì dei treni locali su cui conta, ma essi non hanno orari, sono notoriamente carri bestiame ecc. ecc..

E si permette pure di parlare Moretti!!!
"Ma va' a da via e ciap!" 
Ora apprendo da questo sito di Dorino Piras che proviene dal sindacalismo!
Eh bravo! Quasi tutti quelli che ritroviamo in posti ambiti ed in politica provengono dal mondo sindacale: hanno usato il potere che veniva loro dall'essere parolai, più o meno con una professionalità (ma anche senza fa lo stesso), per farsi molto bene gli affari loro e della loro discendenza.
L'Italia è stata rovinata dai parolai a discapito di chi sapeva lavorare ed agire.
Basta con le parole e le finzioni: quello che deve contare sono i risultati concreti ed i fatti.



Matrimonio cattolico: Sacramento che si può annullare a piacimento

Da: Il Messaggero.it

Andrea Bocelli e Veronica Berti si sono sposati. Tutto in gran segreto per cercare di tenere lontani i fotografi. Invano. Cerimonia ieri alle 18 in un luogo mistico della Versilia, quello del santuario di Montenero retto dai Padri Vallombrosani. Veronica, anconetana, è figlia d'arte, suo padre è il baritono anconetano Ivano Berti. Assieme da anni (Veronica è anche il manager del tenore) Bocelli e la Berti hanno una figlia, Virginia, nata proprio due anni fa, il 21 marzo.
Kikapress.com/RS Photo


Il tenore è arrivato al Santuario su un Range Rover bianco verso le 17.30, mezz’ora prima dell'avvio della cerimonia, accompagnato dai figli Matteo e Amos, avuti dal primo matrimonio con Enrica Cenzatti, chiuso nel 2000 e annullato nel 2010 dalla Sacra Rota. Gli invitati non più di una cinquantina. Una volta ricevuta la benedizione, la coppia, per il ricevimento, si è trasferita nella villa di Vittoria Apuana, dove vive quando Bocelli non ha impegni artistici in giro per il mondo.

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Ancora un esempio della morale flessibile della Chiesa Cattolica.
La parte che colpisce di più è la seconda della notizia: ..."accompagnato dai figli Matteo e Amos, avuti dal primo matrimonio con Enrica Cenzatti, chiuso nel 2000 e annullato nel 2010 dalla Sacra Rota..."
Matteo ed Amos dunque sono nati da un matrimonio che non è mai esistito, in quanto ANNULLATO.

Una cosa tristissima! 
La Chiesa Cattolica che, quando io ero giovane credente ed iscritta all'Azione Cattolica, annullava i matrimoni dei VIP dopo lunghissimi e costosissimi "processi" (i poveracci non potevano permetterselo, dunque il loro Sacramento restava indissolubile) si è opposta tenacemente, attraverso la Democrazia Cristiana, al divorzio del Matrimonio Civile in Italia.
Quando, nonostante gente come Amintore Fanfani, la legge è stata fatta dopo un civilissimo Referendum popolare, la Sacra Rota ha abbassato i prezzi e gli ANNULLAMENTI del Sacramento del Matrimonio sono diventati accessibili anche a gente comune e, dunque, sono aumentati in numero.

Quando mi sono sposata io, con rito religioso perché ancora credente, il divorzio non c'era per quel che attiene il Matrimonio Civile: dunque lo Stato Italiano era molto più rigido della Chiesa sul piano etico.

Quello che trovo non accettabile è l'ipocrisia.
Essendomi formata in ambiente cattolico ho visto l'adattarsi della Chiesa Cattolica ai costumi sempre più lassi: quello che era "peccato" esecrabile all'epoca della mia gioventù, giacere biblicamente con un uomo o, addirittura più grave perché più visibile, convivere senza essere sposati e procreare, oggi è graziosamente accettato come non più peccaminoso sul piano morale dalla Chiesa, la cui rigidità flessibile ed insindacabile le ha consentito di sopravvivere ed ancora vivere da 2000 anni.

giovedì 20 marzo 2014

David-Matteo contro Golia-Sistema Italia


Matteo Renzi, per il quale mio marito stravede, io lo guardo con simpatia e spero che ce la faccia.
Spero che tutte le cattiverie che Beppe Grillo scrive su di lui nel suo blog si rivelino non vere.
Lo spero per l'Italia e, come dice Matteo stesso, per il futuro dei nostri figli e, per quelli della mia generazione, per i nostri nipoti.
MATTEO - DAVID
Cosa sento in giro su di lui: gente che non crede più in niente mi dà della scema perché spero ancora in una rinascita morale dell'Italia, che è strettamente legata a quella economica, in quanto vanno eliminati due mali cronici, la corruzione ed il parassitismo. Ma c'è gente che, pur non aspettandosi granché neppure da Renzi, mi dice "Ma almeno lo lasciassero lavorare! Criticano! Ma se loro fino ad adesso non hanno fatto niente!"
Giusto, dico io, almeno non gli mettessero i bastoni fra le ruote!
Ma riuscirà David-Matteo con la fionda del suo entusiasmo ambizioso e determinato a sconfiggere il gigante Golia-Sistema Italia?
Guardate che è un'impresa titanica ed intorno Matteo ha un esercito di menagrami di tutti i partiti, compreso il suo! 

La materia dei mali da riformare è vastissima e non si può certo riassumere in un post: ci vorrebbe un libro!
La corruzione ed il parassitismo infatti sono due parole che riassumono per sommi capi tanti fatti che rendono la vita dell'italiano, che pretenderebbe efficienza efficacia ed economicità, difficilissima.
Non voglio addentrarmi nei meandri dei soliti Ministeri, sempre portati ad esempio negativo di inefficienza, di stagnazione delle pratiche, di mollezza degli addetti ai lavori, perché esistono innumerevoli strutture dello Stato dall'ambito "posto fisso" che sono anche peggio dei Ministeri.
Vogliamo parlare delle "Società" di Servizi fintamente privatizzate ma in realtà lottizzate dai partiti che hanno riempito i posti dirigenziali di loro raccomandati?
Sono delle finte S.p.A. e delle altrettanto finte possibilità di scelta nel libero mercato.
Parlo di chi ci fornisce l'acqua (che un referendum vuole pubblica), parlo di chi ci fornisce la corrente elettrica, parlo di chi gestisce le telecomunicazioni.

Posso personalmente testimoniare, con carte scritte, che ad esempio ACEA, ENEL e TELECOM impongono al cittadino iter che con il Diritto confliggono. Il cittadino di fronte a codesti carrozzoni, sempre in qualche modo mantenuti con soldi pubblici, è ridotto a dover subire azioni che con la legalità hanno poco o nulla da spartire.
Queste S.p.A., che in realtà sono di gestione pubblica, si chiudono dentro delle torri inaccessibili al singolo cittadino-utente, offrendo dei non-servizi attraverso call-center di poveri lavoratori senza alcun potere, se non quello di leggere su un monitor quello che ha scritto il precedente collega che l'utente disperato ha chiamato.

Vale la pena di scendere dal generale al particolare per far capire che, qualora si trattasse realmente di una Società privata soggetta alle regole del Codice Civile ma anche, per certe manifestazioni, del Codice Penale, basterebbe rivolgersi ad un buon avvocato e forse si potrebbe avere giustizia!
Ma codesti carrozzoni sono privilegiati dalla blindatura dello Stato e se ne infischiano di te pulce-cittadino, del Codice Civile e pure di quello Penale: tanto hanno i loro burocrati pagati solo per scrivere lettere presa-in-giro in cui evadono i problemi reali e concreti, in cui non danno spiegazioni realistiche, lasciando tutto nella palude ferma ed immobile dell'assurdo.

La palude da cui Matteo vuole farci uscire ha anche questi meandri in cui non c'è scelta, perché questi apparati-carrozzoni dati in mano a dirigenti messi lì dai partiti, hanno di fatto il monopolio dei servizi essenziali.

Prendo una vicenda che mi riguarda, una delle tante che vivono anche altri cittadini, i quali mi dicono "ti prendono per stanchezza", nel senso che rinunciano o cercano vie traverse... raccomandazioni o mazzette...  

Ho chiesto di avere una linea telefonica con ADSL a Telecom nel comune di Sabaudia, provincia di Latina. La pratica si è svolta abbastanza celermente, queste le date: 
6 dicembre 2013 - assegnato numero telefonico
26 dicembre 2013 - inviata documentazione richiesta: Modulo richiesta attivazione firmato, Documento di identità del firmatario, Modulo offerta Telecom n. 155505486, Ricevuta pagamento TARES al Comune sulla proprietà intestata al richiedente l'utenza nella quale dovrà essere effettuato il collegamento telefonico. Tutti i cavi interni all'abitazione sono stati collaudati e portati all'esterno per l'allaccio da ditta certificata.
9 gennaio 2014 - l'utente viene contattato sul suo cellulare, inserito nei documenti richiesti, e gli viene comunicata la spesa di allaccio: euro 234,00 e l'invio di ulteriori documenti, spedibili SOLTANTO per posta, che l'utente dovrà firmare per accettazione e rispedire; la richiesta di accorciare i tempi mediante spedizione per e-mail viene dichiarata non possibile da chi ha chiamato.
16 gennaio 2014 - Non avendo ricevuto nulla l'utente chiama il 187. Il lavoratore del call-center comunica che risulta il contatto del 9 gennaio 2014 non può fare nulla, solo inserisce il sollecito. 
18 gennaio 2014 - Arrivano per posta i sospirati documenti, firma dell'utente per accettazione della spesa di impianto e rispedizione come richiesto per fax.
Fanno il sopralluogo verificando che esistono palerie con fili telefonici sia a sinistra dell'abitazione dell'utente sia di fronte essendoci insediamenti abitativi da decenni!
ATTENZIONE! DA QUESTO MOMENTO SI ENTRA NELLA SOLITA VICENDA KAFKIANA!
10 febbraio  2014 -  Avendo atteso invano i tecnici Telecom l'utente chiama il 187. La sorprendente risposta è che il tecnico Telecom HA ANNULLATO AUTONOMAMENTE LA RICHIESTA DELL'UTENTE PER IMPOSSIBILITA' TECNICA AL COLLEGAMENTO!
Protesta dell'utente per non essere stato informato e richiesta di spiegazioni.
Il lavoratore del call-center non sa darle, chiede se la casa è in aperta campagna, in zona isolata.
L'utente risponde che no, è in una strada con abitazioni e pali telefonici. Il lavoratore del call-center scrive un sollecito. 
24 febbraio  2014 - L'Operatore del call-center AP 815 prende nota dell'ennesimo reclamo dell'utente, dice che il Servizio Tecnico Telecom lo possono contattare solo loro e non possono dare il numero telefonico di tale Servizio all'utenza. Dice che l'utente verrà ricontattato dal Responsabile dopo che avrà parlato con il  Servizio Tecnico.
7 marzo 2014 - L'utente, avendo altra linea telefonica in provincia di Roma, è registrato sul sito Area Clienti Telecom e tenta anche attraverso quella via di comunicare il suo disagio.
 14 marzo 2014 - Sull'indirizzo e-mail dell'utente, fornito dallo stesso sui documenti inviati, arriva la lettera che pubblico sotto:


Ora cosa si può commentare di fronte all'assurdo?
E vi risparmio quello che abbiamo dovuto affrontare con ENEL, che è ancora più complesso e grave di questo che stiamo vivendo con Telecom.
Ovviamente l'utente, a cui nella lettera NON SI CAPISCE PER QUALE OSCURA RAGIONE TELECOM SI RIVOLGE CON IL "TU", ha telefonato al 187 richiamandosi all'assurda missiva e dichiarando che SI, VUOLE LA LINEA TELEFONICA!!
Viene da dire: "Ma perché fino ad ora abbiamo giocato?!"
Come funziona Telecom?
Cosa vuol dire e cosa nasconde questo assurdo modo di agire?
Può essere l'Italia ritenuta un Paese civile se questi sono i suoi Servizi essenziali?
Telecom ha in mano le infrastrutture, quindi non si scappa, non è che se l'utente si rivolge ad Infostrada, ad esempio, questa è libera di installare pali o quant'altro: sempre deve rivolgersi a Telecom.

Cosa potrà mai fare David-Matteo per rendere questo Paese efficiente e... NORMALE? 
Potrà tagliare la testa al Gigante-Burocratico-Golia? 


lunedì 17 marzo 2014

Una splendida notizia!

Lazio: Vincono l’acqua pubblica e la partecipazione.

Approvata la prima legge in Italia per la gestione pubblica e partecipata dell’acqua, presentata da cittadini e comuni. 

Dopo la straordinaria vittoria referendaria di giugno 2011, dopo un percorso durato due anni che ha intrecciato le esperienze dei comitati e di numerosi comuni del Lazio, dopo 12 mesi di pressioni sul Governo Regionale, oggi, 17 marzo, finalmente, è stata approvata all’unanimità la proposta di Legge popolare n°31, per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico nella Regione Lazio.


Una legge che recepisce i risultati referendari, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale da gestire senza finalità di lucro, fino al fondo stanziato per incoraggiare la ripubblicizzazione delle gestioni in essere. Una legge che rimette al centro finalmente gli enti locali, delineando gli ambiti territoriali ottimali sulla base dei bacini idrografici e dando la possibilità ai comuni di organizzarsi in consorzi e di affidare il servizio anche ad enti di diritto pubblico, tutelando al contempo la partecipazione delle comunità locali nella gestione di questo bene fondamentale, anche rispetto alle generazioni future.

Una discussione in Aula Consiliare niente affatto semplice che, in prima seduta ,  si è protratta fino a tarda notte, per essere poi aggiornata a questa mattina.  Decisiva è stata la costante presenza di rappresentanti dei comitati e degli enti locali che hanno contribuito a sventare i tentativi di ostruzionismo e di modifica dei principi cardine della legge.

Una pressione dal basso che assolutamente non dovrà attenuarsi nei prossimi mesi, quando a livello regionale dovranno essere elaborati atti legislativi fondamentali , quali la legge sugli ambiti di bacino idrografico e la nuova convenzione di cooperazione tipo. Saranno queste infatti le prossime occasioni per applicare concretamente i principi contenuti nella legge approvata oggi e di  valorizzare gli spazi di partecipazione da questa aperti.  Nel frattempo ci si aspetta che, coerentemente alla legge approvata, venga salvaguardata la libertà di quei comuni del Lazio che rischiano il passaggio forzato al gestore dell’ATO di riferimento pur volendo gestire il servizio in autonomia. Unico neo della discussione odierna è stato, infatti, il poco coraggio della maggioranza nell’affermare con chiarezza tale principio.


Oggi quindi si festeggia  insieme a tutti gli altri comitati che, in altrettante regioni, stanno lavorando per l'approvazione di testi di legge analoghi.

L'auspicio è che, a partire dal Lazio, si inneschi finalmente una reazione a catena che veda i governi regionali rispettare la volontà dei cittadini e il diritto all'acqua, proprio in un momento in cui questo viene nuovamente minacciato dal vento privatizzatore che soffia dal governo.

Per approfondire i contenuti della legge e le prospettive da questa aperte invitiamo la stampa e i cittadini ad una conferenza stampa domani, 18 marzo, alle ore 11.30 presso la sede del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, al secondo piano in via S.Ambrogio, 4 a Roma.

Coordinamento Regionale Acqua Pubblica



Simona Savini 3494136733
Cinzia Di Napoli 3936122793
Alfonso Perrotta 3283716743

domenica 16 marzo 2014

Mancanza di valori


Sesso, per i ragazzini è un incubo: "Queste a 14 anni aprono le gambe come niente e ci ribaltano"

Un'inchiesta de "Il Fatto Quotidiano" racconta il rapporto fra i liceali e il sesso. Le ragazze sono troppo più esperte: "Non sappiamo che fare. Se vai male a letto sei finito"

Il Fatto Quotidiano11 Marzo 2014



ROMA - Per le ragazzine è un bisogno, quasi un dovere - "Se a quattordici anni non ti fai stappare sei una sfigata". Per i ragazzini è tutto diverso. E tutto tremendamente più difficile. Continua il viaggio di Beatrice Borromeo, per "Il Fatto Quotidiano", nel mondo del sesso fra gli adolescenti. Dopo la storia di Chiara, 15enne milanese simbolo delle giovani di oggi - disinibite e "sveglie" - il protagonista della puntata è Mattia, un 15enne liceale alle prese con le prime cotte e la sensazione di inadeguatezza di fronte alle ben più sfontate coetanee.  
"La mia prima volta? - dice il giovane - Vorrei fosse con una ragazza di cui sono innamorato. Non con una che mi salta addosso e mi ribalta". Poi Mattia racconta di una sera per lui da incubo. Litri di alcol stanno per salutare l'anno nuovo e c'è una festa alla quale partecipano ragazzi e ragazze, tutti adolescenti. In lui è forte il desiderio di rivedere la ex. "L’ho vista ubriaca, che girava e chiedeva ad alta voce: ‘Chi vuole un pompino?’. È stata una cosa orribile, tristissima", racconta lui. 
Ma il peggio arriva poco dopo. "C’erano quattro ragazzi e due ragazze, tutti di 16 anni, che facevano le loro cose al piano di sopra. Poi la mia ex, che ha solo 14 anni, si è aggiunta a loro.  A quel punto - dice Mattia, come riporta "Il Fatto Quotidiano" - i miei amici mi hanno portato via, ero disgustato". Non è stato solo l’alcol, però, a spingere l’ex nell’orgia ma la voglia di farsi vedere. "L’ha fatto solo per farsi notare, perché sapeva che c’erano i ragazzi più grandi. Me l’aspettavo, perché queste ragazze aprono le gambe come niente – dice mordendosi il labbro – ma ci sono rimasto comunque malissimo".
Mattia non è il tipico liceale: beve poco, non fuma, è ancora vergine. "Le ragazze ci provano, ma io non voglio che la mia prima volta sia con una che mi salta addosso e mi ribalta. Voglio che sia speciale, voglio essere innamorato".
Innamorarsi di ragazze così, però, sembra difficile. "Non sappiamo bene cosa dobbiamo fare - ammette il 15enne - Metti che ci andiamo a letto e va male: diventa molto imbarazzante. Non fai a tempo a uscire dalla stanza che lei sta già messaggiando con le sue amiche per mandare un resoconto completo di tutto quello che abbiamo appena fatto. Descrivono ogni dettaglio e poi ti danno il voto, dicono se sei stato bravo o no. È davvero una sfida avere a che fare con queste cose". Una sfida alla quale Mattia, per ora, non è ancora pronto. 
Quando ero giovane io erano gli anni '60 del secolo scorso. In Italia c'era ancora il mito dell'illibatezza, eppure ho visto e sentito compagne della mia classe quindicenni parlare nei bagni della scuola, durante l'ora di ricreazione, di ogni sorta di rapporti sessuali che avevano con i loro ragazzi del momento, stando bene attente a rimanere vergini, per conservarla come una dote spendibile per un eventuale futuro matrimonio con qualcun altro, mentre l'esperienza che andavano acquisendo era, almeno per me, da vere meretrici.

Molti anni dopo sentivo e leggevo inchieste in cui si evidenziava come i rapporti sessuali delle ragazzine e dei ragazzini dell'età dei miei figli già intorno ai 14 anni venivano liberamente vissuti.

Come fu per me così per la generazione dei miei figli non trovavo corrispondenza fra la mia esperienza personale e queste inchieste.
Come per me negli anni sessanta, in cui c'erano delle giovanissime ciniche e per nulla romantiche ma anche ragazzine come me che ritenevano il sesso qualcosa di molto intimo e serio da vivere in un rapporto affettivo profondo e vero, così è stato per i miei figli, senza distinzione di sesso: così per la femmina come per i maschi.

Oggi, scherzosamente, uno di loro, uomo maturo, mi dice che ho sbagliato insieme a suo padre ad insegnargli che il sesso va legato al sentimento.
Lo dice ridendo, dunque non lo pensa.

Ecco, credo che, in ogni tempo, le cose si ripetono: ci sono persone che vivono, per istinto o per educazione, il sesso come mangiare o bere, anche smodatamente, come smodatamente bevono alcool o fumano... e anche peggio.
Ognuno vivesse come crede e ne pagasse le conseguenze.
Ma non facciamo di tutta un'erba un fascio perché l'altro ieri, ieri, come oggi ci sono anche le anime belle, che vogliono qualcosa di meglio e di più, come il ragazzo riportato in questa inchiesta che prova sentimenti diversi dal gruppo, sentimenti che fanno sì che provi disgusto davanti ad eccessi, ammucchiate ed altro, perché aspira a qualcosa di pulito, qualcosa legato ai suoi valori, qualcosa che potrà, lui lo sa, dargli emozioni ben diverse e di ben altra qualità quando incontrerà la ragazza che avrà i suoi stessi valori e sentimenti.   

giovedì 13 marzo 2014

Non voglio infierire... però...

Da: Tzé Tzé (rubrica di rassegna stampa del blog di Beppe Grillo)

BABY SQUILLO, MUSSOLINI IN LACRIME: COSA POSSO DIRE? SONO DISTRUTTA

Un filo di voce. «Cosa posso dire? Sono distrutta». Alessandra Mussolini risponde al telefono al Messaggero per un secondo, e si sente chiaramente che piange. Lei, la pasionaria della politica, sempre in prima fila a battagliare, è ora la vittima inconsapevole dell'uomo con il quale ha praticamente passato tutta la vita: l'ex capitano della Finanza, Mauro Floriani, suo fidanzato dai tempi della scuola e poi marito. Dal giorno in cui Floriani è finito nell'inchiesta sulle baby squillo, il matrimonio è andato in frantumi. Da più di una settimana lui ha dovuto fare i bagagli, e ha preso un appartamento non molto lontano da quello della famiglia. (Fonte

LA TELEFONATA INTERCETTATA - "A che ora ci vediamo domani?", chiedeva Mauro Floriani, marito di Alessandra Mussolini, al telefono a una delle due ragazzine che si prostituivano nell'appartamento di viale Parioli. Floriani è tra i 20 indagati sul caso delle due minorenni che ricevevano clienti a pagamento in una delle zone più chic della capitale. Il Marito ora rischia 4 anni di carcere per prostituzione minorile.(Fonte)

Uno dei commenti:

Allora, Ale, quando lo castriamo quel pedofilo di tuo marito, come volevi tu?
Fai vedere che i Mussolini sono coerenti come nel "ventennio" quando tuo zio Galeazzo Ciano venne giustiziato perchè contro il Partito di tuo nonno.

In fondo non trovo cattivo questo commento né altri: Alessandra Mussolini parla ed ha sempre parlato con grande supponenza ed arroganza, forte non tanto delle sue qualità personali, quanto delle parentele (Loren) e del nome Mussolini che, comunque, appartiene nel bene e nel male alla Storia.
E' emersa caparbiamente dalla mediocrità dapprima tentando la via del cinema (si lamentò sui media che la importante zia Sofia non l'aveva aiutata abbastanza), anche adattandosi a fare foto che con la recitazione avevano poco a che fare, poi in politica, per sua stessa ammissione, aiutata dal padre Romano, ottimo musicista che ho avuto modo di conoscere nella Piazzetta di Portorotondo in cui tenne un gradevole concerto gratuito a soli tre mesi da un'operazione al cuore.
Queste che pubblico sono foto (artistiche?) che sono sul web pubblicate da vari giornali: 




Spunto di riflessione:
Mauro Floriani, suo fidanzato dai tempi della scuola e poi marito.... Come ha fatto ad accettarlo?

mercoledì 12 marzo 2014

Beppe Grillo e l'Unione di Italia

Con un post sul suo blog dal titolo:

E se domani... Grillo ha scatenato un fiume di polemiche e, a casa mia, l'indignazione di mio marito che ha detto cose pesanti su Beppe Grillo "che vuole distruggere l'Unità d'Italia come la Lega Nord". Nell'immediatezza della notizia data dal telegiornale ho provato a replicare: "Forse lo ha detto perché guarda cosa sono diventate le Regioni... dei buchi neri di spesa e di ruberie.." Ma non mi ha fatto nemmeno continuare perché la sua ira si è abbattuta anche su di me che ho votato per il suo Movimento, e non c'è stata possibilità di ascolto da parte sua. Sono solo riuscita a dire: "Questo è il telegiornale, mi riservo di leggere quello che realmente ha scritto sul suo blog" 

Ed ecco cosa ha scritto sul suo blog Beppe Grillo:

"Le regioni attuali sono solo fumo negli occhi, poltronifici, uso e abuso di soldi pubblici che sfuggono al controllo del cittadino. Una pura rappresentazione senza significato."



Ebbene, mi sono trovata perfettamente d'accordo con queste parole. Anche alla luce della deludente constatazione che il candidato Consigliere per il Parlamento Regionale del Lazio a 5 Stelle, Davide Barillari, da me conosciuto in campagna elettorale e che mi aveva fatto un'ottima impressione, anche più di Carla Ruocco e Paola Taverna presenti anche loro alla riunione, si è rivelato il contrario di ciò che quel giorno aveva detto: "Noi non siamo niente senza voi cittadini, abbiamo bisogno di voi, dei vostri suggerimenti per governare insieme."
Ho posto lui solo due questioni: 
1 - quella di una farraginosa ed insensata burocrazia che impone al cittadino che possiede un terreno in alcune zone del Lazio un costosissimo, lungo nel tempo, iter di permessi per poter entrare a casa propria dalla strada comunale, esistendo fra i terreni privati e la via una cosiddetta "fascia frangivento" di pertinenza regionale;
2 - la prossima Legge Regionale sull'acqua pubblica.
Alla prima questione ha risposto, dopo vari invii sui suoi indirizzi e-mail e infine alla e-mail del Movimento 5 Stelle Lazio, con un breve commento su questo blog sotto il post dedicato al problema. A mio parere bastava presentare una mozione al Consiglio Regionale chiedendo di delegare l'iter ai Comuni con una subdelega: però la sua risposta chiedeva una collaborazione che sarei stata pronta a dare... ma la cosa è finita con un nulla di fatto.
Alla seconda questione non ha risposto affatto, né mi risulta dai comunicati dei Comitati per l'Acqua del Lazio il suo nome per un qualsivoglia interessamento...

Che dire? Ha ragione Beppe Grillo, le Regioni non servono a nulla e dunque neppure il Consigliere a 5 Stelle.


Ecco alcuni dei commenti sotto il post di Beppe Grillo ...........
E se domani...

Ritornando di nuovo vassali di Stati certamente ci ripotrterà ad essere quello che eravamo prima del 1861. Un paese invaso e depredato da altri. In questo momento abbiamo bisogno di essere più Stato, magari con una Dirigenza diversa, che abbia a cuore la Costituzione e la capacità di realizzarLA a partire dal art. 1. Bisogna essere Stato Italia Forte per rigettare tutti i trattati "criminali" come il Fiscal Compact e obbligare la BCE a stampare denaro per gli Stati Membri. Più Stato

Pierluigi 09.03.14 21:28| 
L'Italia e' stata faticosamente riunificata centinaia e centinaia di anni dopo la caduta dell'Impero Romano. Certo che un'Italia cosi' concepita, andrebbe amministrata da uomini onesti, senza macchia e senza paura, uno Stato come questo non ha piu' ragione di esistere, andrebbe rifondato, oppure meglio che si divida prima della sua implosione. In questo modo sopravvivera' solo chi si rimbocchera' le maniche e non quelli che invece sambra facciano di tutto per distruggere quel poco che si puo' ancora salvare.Grazie M5S
devis mandreoli Commentatore certificato 09.03.14 21:13| 
Mi pare che ci sia soltanto la secessione mentale di Grillo dal movimento, ma qualcuno ha chiesto a Grillo se è autorizzato a sparare cazzate ogni giorno. Ma secondo lui chi ha voluto, a parte le migliaia di morti degli eroi risorgimentali a volere l'Italia liberata dal nazifascismo? E sempre secondo questo grande provocatore si può dimenticare tutto? Forse, una cosa è volere uno stato democratico, correttezza e non corruzione, regole chiare e trasparenza della Pubblica Amministrazione e del privato sottaciuto, altra cosa è innescare una possibile divisione del popolo italiano, pericolosissima che ci potrebbe indurre in una guerra civile senza fine. Grillo smettila di dire CAZZATE!
mario scollo 09.03.14 20:11| 
Ecco no, non sono più d'accordo con Beppe Grillo quando scrive che l'Italia: ".. è diventata, un'arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme..."
No, Beppe, l'Italia ha i dialetti regionali che aveva anche prima dell'Unione, ma la lingua che ci unisce è quella di Dante e della ricchissima Letteratura espressa in questa lingua.

Se poi ti riferisci alle lingue e tradizioni delle centinaia di migliaia di stranieri provenienti ormai da ogni parte del mondo per venire "a cercare fortuna" in questa nostra povera Italia, allora il discorso è diverso e più complesso ma, comunque, la loro presenza non può essere in alcun caso ragione e motivo di spezzare l'Italia in macroregioni come tu suggerisci.
Le macroregioni, che tu suggerisci, avrebbero senso solo per eliminare il magna-magna di 20 Parlamenti Regionali che sono solo fonte di malapolitica, cattiva gestione, sperpero di denaro pubblico, spreco dei fondi europei in fumosi e malfatti progetti a cui possono accedere solo gli ammanicati ecc. ecc. ecc...
Ma pensare che la cura per liberarla da grandi e piccoli profittatori sia quella di frantumarla e di far rivivere, come scrivi, la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie, è un'idea antistorica ed insensata: sarebbe come buttare il bambino con l'acqua sporca.
Fiorito

Invece dobbiamo far pagare duramente l'acqua sporca: è l'unica strada. Senza punizione né sanzione tutto continuerà come prima.

Feste e baccanali con la ex-Presidente della Regione Lazio Polverini
Se è mancato qualcosa negli ultimi decenni è stato il rigore verso i ladri, gli sperperatori del pubblico denaro.
Grande colpa hanno i Dirigenti della RAI, TV di Stato che pretende da noi tutti un "canone" e che consente a facce, che dovrebbero scomparire dagli occhi dei cittadini, di presentarsi impunemente in trasmissioni surreali, in cui giornalisti, che si dovrebbero solo vergognare, pongono sorridendo domande a tali facce di bronzo, dando, a chi guarda codesta pagata TV, l'impressione che tutto si può fare, basta non vergognarsi affatto, ripresentarsi come se niente fosse invitati dalla TV di Stato e parlare come se il proprio operato fosse stato normale, perché la presenza lì, della faccia di bronzo di turno, è avallata dal sorridente giornalista, pagato dai contribuenti, che porge così alla faccia che dovrebbe sparire una "normalizzazione". 

E Davide Barillari a cui ho scritto tempo fa per questa Legge Regionale (e non ha risposto) cosa farà?


12 marzo - La Regione Lazio alla prova dell'acqua

Domani il consiglio regionale inizia la discussione sulla proposta di legge popolare per l'acqua pubblica. Sceglierà il rispetto della volontà popolare?
Domani, 12 marzo, la Regione Lazio ha un'ottima occasione per rispettare la volontà popolare espressa con i referendum sull'acqua di giugno 2011 e di applicare quei decreti presidenziali che hanno sancito quel risultato con la formula "E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare".
Potrà farlo approvando la legge di iniziativa popolare n°31, che 40.000 cittadini insieme a 40 amministrazioni comunali della Regione Lazio hanno presentato affinché si vada in direzione di una gestione davvero pubblica e partecipata del servizio idrico.
La discussione in aula consiliare sarà quindi un momento cruciale affinché quel testo venga approvato senza stravolgerne i principi, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale, quindi gestibile al di fuori delle regole di mercato, e dalla definizione degli ambiti territoriali ottimali sulla base dei bacini idrografici, senza dimenticare gli aspetti che tutelano la partecipazione delle comunità locali e che incoraggiano la ripubblicizzazione delle gestioni in essere.
La Regione Lazio avrà anche l'occasione per valorizzare la partecipazione dei cittadini che è stata tema ricorrente della campagna elettorale di Zingaretti: è infatti la prima volta che viene utilizzato lo strumento del referendum propositivo, previsto dallo Statuto Regionale. Nel caso in cui la discussione non porti, entro il prossimo 25 marzo, ad un atto deliberativo determinato in base ai principi del testo di legge n.31, andremo infatti incontro ad un referendum regionale, che darà nuovamente la parola ai cittadini, ma che comporterà anche una spesa collettiva che può essere evitata approvando la legge 31 e applicando la volontà già espressa da 2 milioni e mezzo di cittadini del Lazio in occasione dei referendum del 2011.

Ancora una volta quindi parlando di acqua si parla di democrazia, ma non solo, perchè una legge che contenga i principi di ripubblicizzazione e di gestione di un servizio pubblico fuori dal mercato rappresenterebbe un passo in avanti non solo per l'acqua, ma anche per la difesa degli altri servizi pubblici locali e dello stesso ruolo degli enti locali, oggi più che mai sotto attacco.
Per tutti questi motivi invitiamo tutte le realtà, i cittadini e le cittadine, le istituzioni e gli organi di informazione ad accendere i riflettori su ciò che avverrà nei prossimi giorni nella sede della Pisana e sui protagonisti di questo importante passaggio: i consiglieri regionali, che sono chiamati a discutere la proposta n°31, e le amministrazioni e i comitati, promotori di quel testo.
Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio

Simona Savini 3494136733
Cinzia Di Napoli 3936122793
Alfonso Perrotta 3283716743


Per approfondimenti:
http://www.acquapubblicalazio.it/

Per incoraggiare i consiglieri regionali ad esprimersi a favore della proposta di legge i comitati hanno lanciato un'azione di pressione alla quale invitiamo ad aderire (vedi azione di pressione
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L'ACQUA NON SI TOCCA!!! 

giovedì 6 marzo 2014

Assenteismo = parassitismo

Da: Il Messaggero.it

Vigili urbani, boom di assenze
Uno su quattro rimane a casa

PER APPROFONDIRE vigili urbaniromaassenteismomalattie
di Luca Lippera

I numeri come sempre non hanno bisogno di grandi commenti: quasi un quarto dei vigili urbani di Roma - secondo dati del Comune - mediamente non sono al lavoro.
Tra ferie, malattie, assistenza a familiari malati, corsi di studio e «altri motivi» il 23,86 per cento degli agenti è stato assente nell’ultimo trimestre del 2013. Alcune cifre - potete vederle tutti nel sito del Campidoglio - balzano agli occhi: i malati, in alcuni gruppi periferici, sono stati più del doppio rispetto a quelli degli uffici centrali. Può trattarsi di una coincidenza - un’epidemia di influenza incontenibile - ma di ipotesi se ne possono fare finché si vuole. Considerando, solo per fare un esempio, che i gruppi che hanno sede in Centro prendono gli straordinari con più facilità rispetto ai colleghi lontani e dimenticati negli “avamposti” di frontiera.

MISTERI «EPIDEMIOLOGICI»
La classifica della cosiddetta «morbilità» vede in testa il XIV Gruppo (Monte Mario) con un 7,40 per cento di malati tra ottobre e dicembre dell’anno scorso. Seguono il XII (Monteverde), attestato al 7,15, l’VIII (Tintoretto) con il 5,86 per cento e il VII (Tuscolano) fermo al 5,83. Essendo la statistica e la matematica un metro implacabile, è difficile non notare che nel centralissimo gruppo Trevi - sempre nello stesso periodo di riferimento - i vigili che hanno presentato un certificato medico sono stati solo il 3,51 per cento, a Prati addirittura il 3,32, al Comando uno striminzitissimo 3,24. I numeri, in tutti e tre i casi, sono più della metà che altrove, quasi che le epidemie si diffondano a volte con scientifica precisione, come i miasmi che sterminarono tutti i primogeniti dell’Egitto nella tragedia biblica delle “sette piaghe”.

LA VORAGINE
Resta il fatto che negli ultimi tre mesi del 2013 i vigili presenti al lavoro sono stati il 76,14 per cento del totale. Questo significa che ogni giorno, in media, sono disponibili solo 4.586 agenti sugli oltre 6 mila in forza alla Polizia Municipale: ben 1.500, una falange, non sono presenti, aprendo una voragine nel lavoro quotidiano. Va detto, per trasparenza, che circa il 14 per cento ha beneficiato di periodi di ferie (c’era il ponte del 1° Novembre e poi è arrivato Natale). Ma nei numeri, già di per sé impressionanti, potrebbero nascondersi verità ancora più scomode, verificabili solo dal Comando Generale del corpo. Chi sono ad esempio gli uomini (e le donne) che al Tuscolano, all’Eur, a Monte Mario e Monteverde si ammalano con più frequenza rispetto ad altre zone? Sono agenti destinati dai rispettivi comandanti a stare in ufficio o “pizzardoni” spediti senza sosta per strada a occuparsi di viabilità?

IL CASO TUSCOLANO
Il gruppo con più presenze medie è stato Prati (78,6 per cento), seguito da Trevi (77,8), Marconi, Aurelio e Parioli. Il Tuscolano - maglia nera, in un certo senso - ha avuto a disposizione solo il 66 per cento dei 267 vigili in forza nella pianta organica. Idem , più o meno, al Tiburtino, dove gli agenti sono invece 216. Ma le statistiche dicono che certi numeri sono solo teorici: tra turni, assenti, malati e ferie gli uomini sulla strada restano una rarità.
Martedì 04 Marzo 2014 - 08:10

Se si vuole, il parassitismo di molti settori del pubblico impiego si può eliminare.

Parassitismo perché da anni ed anni, accedendo a certi posti per concorso spesso superato su segnalazione più che per vera prova fatta bene, certa gente si sente "sistemata"e nel diritto di ricevere uno stipendio anche lavorando il minimo indispensabile.

Questo costituisce un danno sociale enorme.
Prima cosa: viene a mancare il servizio per il quale la persona è stata assunta.
Seconda cosa: viene pagato uno stipendio per intero con un danno economico per il bilancio dello stato.
Terza cosa: è un danno sociale perché un posto di lavoro viene occupato da persona che si assenta, quando c'è tanta disoccupazione, soprattutto fra i giovani, e  dunque tanta scelta di materiale umano che potrebbe lavorare con efficienza.

Cambiare questo andazzo si può: eliminando le leggi privilegio.
Eh sì!! Ho spesso scritto delle leggi privilegio stratosferico della Casta, ma esistono anche leggi che privilegiano i lavoratori del pubblico impiego.
Spesso si tratta di privilegi ottenuti con rivendicazioni sindacali che, negli anni, hanno consentito ai sindacati di acquisire un grande potere, acquistato con la conquista dei privilegi per questo settore lavorativo.

Abbiamo così creato una sottocasta che deputa solo alla coscienza del singolo la presenza al lavoro e l'efficienza.  

Se si vuole si può cambiare.
Cominciando, come è stato fatto in alcuni settori del pubblico impiego, a togliere soldi dallo stipendio in caso di assenza, fino ad arrivare a trasformare il contratto di lavoro in un part time e quindi a dimezzare lo stipendio dell'assenteista.
Oggi il lavoratore può scegliere unilateralmente il part time, ebbene si può rendere la cosa bilaterale: può scegliere anche il datore di lavoro della P.A., qualora il lavoratore si assenti frequentemente e per le più svariate ragioni  dai suoi doveri. 

Non ti piace lavorare tanto? E allora provvediamo a farti lavorare meno: però ti paghiamo pure di meno!!

Finché non si toccheranno le tasche, come è per ogni cosa, le cose non cambieranno.

Lo Stato dovrebbe farsi sentire: ma come può applicare il rigore ai privilegiati uno Stato governato da una Casta viziata dai privilegi?

mercoledì 5 marzo 2014

Una vita da precario - Raccolta di Novelle "Le verità nascoste"

Una vita da precario


C'è chi cerca lavoro e non lo trova e si adatta a lavori a termine per necessità, per vivere mantenendosi e prova frustrazione e dolore, ma non può fare altrimenti, la dignità gli impedisce di farsi mantenere dalla famiglia di origine o da altri...
Ma lui, come altri ed altre, aveva un fine e l'aveva perseguito con ogni mezzo e alla fine era riuscito.
Non importa se aveva dovuto adattarsi alla più assoluta precarietà dalla stentata laurea in poi: aveva una morale adattabile, una dignità flessibile e sapeva piegare l'orgoglio all'opportunismo più falso pur di perseguire i suoi scopi.
Di famiglia modestissima, i suoi campavano con un po' di terra e qualche mucca, si era iscritto all'Università per fare qualcosa dopo il diploma all'Istituto Tecnico. Lavoro non se ne trovava... Campare al paese facendo il contadino come i suoi genitori non gli sorrideva... Si era iscritto al Corso di Studi che gli sembrava più utile: Giurisprudenza... Ma come era faticoso dare gli esami... Aveva conosciuto una ragazza che gli si era attaccata come una cozza... Non è che fosse convinto di amarla veramente.. Certo gli piaceva... E poi era molto calda... Anche il sesso così generosamente dato non gli dispiaceva affatto. Si lasciava amare. Lei era pure ricchetta: i suoi avevano una villa con un grande terreno. Non aveva capito bene cosa facessero nella vita, erano un po' strani. La madre si diceva laureata in Legge.. ma quando parlava diceva strafalcioni che persino lui notava.. In fondo qualche esame all'Università l'aveva dato e capiva quando uno era ignorante. Ma lui faceva finta di crederci... Chi glielo faceva fare di chiedere a Serafina, la sua ragazza, la verità sugli studi di sua madre. Poi un giorno glielo disse lei, con molto imbarazzo ed un po' di dolore: "Mia madre dice delle bugie... Forse non sta bene.. Lei non è nemmeno diplomata. Lavora in uno studio di un avvocato e basta."  Lui si mostrò comprensivo, non gli costava niente perché gli conveniva. Gli piaceva stare nella bella villa di Serafina, mangiare gratis... Certo di soldi ne giravano in quella casa. La madre comandava a bacchetta il suo moscio marito che davanti a vicini e conoscenti spacciava per improbabile dottore. Lui vedeva e taceva ma il padre di Serafina glielo aveva detto: "Faccio il tornitore nell'Istituto di Ingegneria Meccanica." Marcello ascoltava e faceva finta di niente. L'unica noia era Serafina che lo spronava a laurearsi.
Alla fine ci riuscì con 102 su 110. Aveva 29 anni.
Rimase all'Università bighellonando dietro ad un professore. Offriva il suo molle opportunismo che si piegava volentieri per ogni servizio. Non gli bruciava una dignità che non c'era, mentre c'era l'ambizione di emergere. In questo era aiutato dalla madre di Serafina che era strana, stravagante e mentiva, ma aveva una smodata ambizione di emergere che gettava anche addosso a lui. In fondo lui una laurea alla fine l'aveva, anche se con voti bassi, e l'unico modo di emergere era servire, offrire servizi, fingere sempre e farsi aiutare. Anche dalla madre di Serafina che, nella sua nebulosa attività, vantava conoscenze a cui chiedere favori. Cosa desse in cambio la sua debole morale non voleva chiederselo. Arrivò ad offrire a delle impiegate dell'Università, con cui aveva a che fare lavoricchiando dietro al professore, favori che la madre della sua ragazza poteva fare tramite l'avvocato dove lavorava. Alla fine tutto si risolse in chiacchiere, ma intanto si era mostrato gentile e disponibile e quelle erano meno scostanti quando andava a chiedere carta per le fotocopie o altre piccole incombenze per il professore, il quale gli aveva promesso di farlo accedere ad un Dottorato di Ricerca e lui ci sperava per avere la borsa di dottorato e non lavorare più gratis. 
Tutto andava bene, il professore l'aveva fatto accedere al Dottorato: poco importava la prova concorsuale.. Se non voleva lui... Altri avevano concorso avendo 110 e lode, ma il professore aveva fatto valere gli scarsi lavori scritti con lui ed altri come più confacenti a quel tipo di Dottorato. Non erano pubblicazioni che dicessero granché, ma il professore doveva avere tanti lavori, era il numero che contava più che i contenuti, ed essendo occupato a tessere contatti ed affari, per avere più potere, doveva avere gente come lui che scriveva, poi lui, il professore, supervisionava, tagliava, aggiungeva e via! Comunque, anche senza ingegno, quel posto, per avere finalmente un po' di soldi con la borsa, se lo era guadagnato. Era stato un buon servitore. Ma non gli pesava, era nella sua natura, l'importante era arrivare e allora... Non ci sarebbe stato nessun ostacolo per sentirsi finalmente qualcuno! Umile con i potenti e superbo con tutto il resto! Quelle umiliazioni le avrebbe riscattate librandosi al di sopra degli altri!
Ma proprio in quel momento Serafina gli disse di essere incinta.
Rimase stordito. Lei voleva sposarsi e tenere il bambino. Lui, timoroso delle reazioni soprattutto della madre di cui conosceva le folli furie, disse: "Va bene, ma io non ho soldi." Sui suoi genitori sapeva di non poter contare, ovviamente, e la mite Serafina andò a parlare con i suoi genitori. Il padre le disse di non preoccuparsi: "C'è tuo padre." La madre si dette da fare per organizzare tutto il rinfresco e Marcello si ritrovò sposato senza cacciare un euro. Gli dettero anche la casa di città e, date le scarse entrate,  i suoi suoceri pagavano pure il condominio.
Non si sentiva affatto umiliato: niente orgoglio, non gli competeva, provava invece una certa euforia di poter vivere in una casa di città, lui che aveva sempre vissuto in paese.
Serafina dopo la laurea aveva fatto pratica dall'avvocato dove lavorava sua madre. Non le davano soldi e le affibbiavano le carte da portare in Tribunale. Anche lei faceva la galoppina. Tentò l'esame per l'iscrizione all'Albo ma le andò male. Alla figlia dell'avvocato invece andò bene. La madre rosicava e aumentò le sue pressioni sull'anziano avvocato. Intanto nacque il bambino ma aveva qualcosa che non andava e... dopo varie cure e ricoveri morì.
Usò la sua disgrazia per impietosire l'ambiente universitario dove lavorava. Provò un concorso di ricercatore, l'ossessionante suocera chiese favori a destra e a manca, fece ridere una sua amica e vicina di casa vantandosi che "aveva fatto fare una telefonata da una persona importante".  Marcello non ebbe il posto di ricercatore. Il professore gli fece fare un contratto a termine per l'identico ruolo. Ma dopo un anno stava di nuovo senza stipendio. A mangiare mangiavano: sempre a carico dei suoceri. Non si chiedeva da dove venissero i soldi che, soprattutto sua suocera, faceva confluire nel dispendioso bilancio: mantenevano la sua famiglia, ma lui non si sentiva  a disagio per questo, anzi! 
Nel frattempo sua moglie aveva tentato di nuovo il concorso per l'iscrizione all'Albo. Questa volta andò bene. Non si chiese se era stato anche per le richieste di raccomandazione della sua irrequieta suocera. Andava bene così. Certo gli conveniva star zitto, essere acquiescente, assecondare le pazzie di quella strana donna insieme al suo appiattito marito, anche se lei non lo risparmiava con battute sferzanti e anche sfuriate e rinfacci. Stava zitto soprattutto nei periodi in cui restava senza reddito. Poi di nuovo un contratto a termine come ricercatore, poi niente, poi un assegno di ricerca... poi di nuovo niente. La moglie ed il secondo figlio, che nel frattempo gli era nato, vivevano più nella villa dei suoceri  che nella casa di città. Loro mantenevano il tutto. Finiti i sei mesi dell'assegno di ricerca per molto tempo sembrò che l'ambiente universitario non sapesse più che farsene di lui. I mesi passavano senza soldi e almeno le bollette le doveva pagare. Sua moglie riusciva a racimolare qualcosa con piccole vertenze di clienti trovati qua e là ma, se voleva restare nello studio dell'avvocato conosciuto da sua madre, doveva continuare a fare del lavoro per lui e accontentarsi di poco più di un rimborso spese. Sua suocera invidiava ferocemente la figlia del titolare dello studio perché aveva il nome associato a quello del padre. Però Serafina fingeva di esserle amica anche se sua madre la chiamava con epiteti tipo "la matta".
Certo sua suocera non era un simbolo né di morale, né di intelligenza ed equilibrio, ma a lui conveniva tenersela buona visto che da più di dieci anni manteneva la sua famiglia sia per il vitto che per l'alloggio. Gli aveva procurato anche delle consulenze nei mesi in cui non aveva avuto alcun reddito. Continuava però ad andare all'università gratis per non perdere i contatti. Continuava a collaborare alle pubblicazioni... Finché sua suocera non reclamò per l'indisponibilità della casa di città che, in un certo periodo, le avrebbe fatto comodo. Usò anche questo umiliante evento per pietire comprensione da parte del potente che serviva in quel momento e quello gli disse: "Ci sarebbe un posto a termine per Strasburgo." Fece un salto in aria dentro di sé e rispose calmo che era disponibile.
Nel suo smodato egoismo ed altrettanta smodata ambizione non si pose l'ostacolo della separazione da sua moglie e da suo figlio: lui volava alto! Aveva raggiunto quello che desiderava.
Fu aiutato in questa scelta dall'ambizione megalomane della suocera, a cui si accesero gli occhi  al pensiero delle vanterie che avrebbe potuto finalmente propalare nel vicinato senza ricorrere alle solite menzogne, ma anche quel mollaccione di suo suocero si dimostrò vanesio per il suo successo e Serafina, che lo amava e a cui si era stretto il cuore al pensiero di vivergli lontana, accettò la sua scelta per la sua carriera che, dopo sedici anni, finalmente aveva avuto un'impennata.