lunedì 22 settembre 2014

Morte di un uomo eccezionale

Israele morta la spia Harari  vendico  la strage di Monaco
19:39 22 SET 2014

(AGI) - Gerusalemme, 22 set. - E' morto a Tel Aviv, all'eta' di 87 anni, Mike Harari, figura mitica nel pantheon delle spie israeliane. Nato nel 1927 a Tel Aviv e inquadrato fin da giovanissimo nelle file dell'Haganah, la milizia ebraica in lotta contro l'occupazione britannica, Harari fu uno dei protagonisti, nell'ombra, di una delle pagine piu' famose e controverse degli anni '70. Era lui a dirigere l'Operazione Ira di Dio lanciata dal Mossad per vendicare l'uccisione degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del '72 dai terroristi palestinesi di Settembre Nero. Nel corso di quella missione, ci fu il grave episodio dell'Affare Lillehammer, dal nome della cittadina norvegese dove gli agenti uccisero per errore un uomo marocchino scambiandolo per Ali Hassan Salameh, la mente palestinese dietro l'attacco ai giochi tedeschi. Per quella morte, nel 1998 la procura norvegese incrimino' Harari. Lo stesso Salameh mori' nel 1979 in un'esplosione a Beirut, attribuita a un commando sempre guidato da Harari. Oltre a questo, fu coinvolto anche nell'Operazione Fulmine all'aeroporto internazionale di Entebbe, nel luglio 1976, per liberare gli israeliani presi in ostaggio su un volo dell'Air France diretto da Tel Aviv a Parigi e dirottato nello scalo ugandese. In quella missione, mori' il comandante del gruppo d'assalto, Yonatan Netanyahu, fratello dell'attuale premier Benjamin. Spedito a guidare l'ufficio del Mossad in Sud America, ebbe discusse relazioni con il ditattore panamense Manuel Noriega di cui, secondo alcuni, fu consigliere fino alla destituzione, facilitando accordi per la vendita di armi tra Israele e Panama. Il ministro della Difesa israeliano, Moshe Yaalon, ha reso omaggio ad Harari sottolineando come la sua "influenza sul Mossad e sulla generazione di combattenti sia sentita oggi e lo sara' per gli anni a venire". "La maggior parte delle cose che Harari ha fatto per la sicurezza di Israele come combattente e comandante nel Mossad non e' di pubblico dominio e non lo sara' mai", ha aggiunto Yaalon, "ma tutti quelli che lo hanno conosciuto sanno che stiamo parlando di un uomo che ha condotto operazioni eccezionali e rivoluzionarie, con coraggio e creativita'". (AGI) .

    Le tre E: Efficienza, Efficacia, Economicità

    ENEL delle tre E, a cui la Pubblica Amministrazione deve improntarsi nello svolgimento delle sue funzioni, non ne ha nemmeno una e lo dimostrerò più avanti con una Storia Kafkiana assurda fino all'indecenza.

    Mi si può obiettare che ENEL non è Pubblica Amministrazione vera e propria, ma una S.p.A..
    Allora possiamo permetterci di fare un poco di ironia che, se ridiamo un po', non guasta.
    ENEL Servizio Elettrico S.p.A. in una lettera in mio possesso si è definita puntigliosamente una Holding, specificando all'utente, a cui ha creato un enorme disservizio, ogni definizione di questa Holding, come se l'utente fosse idiota e come se, specificando puntigliosamente, possa spiegare il disservizio medesimo, mai entrando nel vero merito dello stesso.
    Quello che racconterò si lega ad un altro post che, se volete, potete rileggere per meglio rendervi conto a che punto arrivano i distributori di Servizi in Italia:

    venerdì 4 aprile 2014


    ENEL con il trucco

    Lascio, come in un racconto giallo, a chi legge mettere in relazione o meno i fatti raccontati in quel post con la coda di essi.
    L'utente gabbato di cui si narra nel post di aprile 2014 ha dovuto accettare il contratto con ENEL Energia Libera dopo che un tecnico di ENEL Distribuzione aveva annullato in nome e per conto dell'utente (ma senza  firma dello stesso o sua dichiarazione in voce al numero verde dell'ENEL ) il contratto con ENEL Maggior Tutela, e finalmente ha potuto disdire l'onerosa luce di cantiere che da settembre 2013 aveva cercato di dismettere, avendo richiesto un regolare contratto ad  ENEL Maggior Tutela. Questo avveniva a gennaio 2014.
    Viene il legittimo sospetto che se ENEL consente tali maneggi ai suoi tecnici senza censurarli forse c'è dietro una precisa strategia. Ad esempio allungare quanto più possibile la necessità dell'utente di mantenere il contratto provvisorio per la luce di cantiere, sicuramente più remunerativo per ENEL... Infine, come si narra nel post di aprile 2014, dirottarlo su ENEL Energia Libera non è stato un caso o una pazzia del tecnico annullatore di contratti ENEL Maggior Tutela, ma una precisa strategia per dare un utente ad un settore di ENEL che sicuramente scelgono in pochi...
    Dopo la chiusura del contratto "provvisorio" per luce di cantiere la bolletta di chiusura a conguaglio non arrivava.
    Solleciti telefonici ripetuti con i soliti addetti del call-center che danno le spiegazioni più fantasiose e diverse, incazzature dell'utente che ribadiva il giorno di disdetta che, per fortuna sua, alla fine i fantasiosi operatori trovavano, senza però saper spiegare perché continuavano a fatturare consumi visto che il contatore era stato rimosso, senza saper spiegare perché le fatture che continuavano ad emettere però non le spedivano all'utente ma erano visibili solo sui loro monitor... Insomma un vero giallo!
    Alla fine un giorno arriva una telefonata sul cellulare dell'utente ed un uomo che si dichiara del settore tecnico dell'ENEL spiega che il tecnico che ha rimosso il contatore ha stilato sì un verbale ma non ha immesso i dati in rete, dunque l'utente dovrà avere pazienza, ci sarà un ritardo nella rendicontazione a conguaglio, ma sicuramente ci sarà...
    L'utente, più che giustamente, si preoccupa e chiede: "Chi mi garantisce che i dati letti sul contatore il giorno della rimozione, dato che tale azione è avvenuta in mia assenza nonostante avessi chiesto di essere avvertito e mi fosse stato garantito che ciò sarebbe avvenuto, non vengano alterati visto che lei dice che il tecnico NON li ha "immessi in rete" come avrebbe dovuto fare?"
    "C'è il verbale e quello non può essere alterato." Lo rassicura l'anonimo interlocutore ENEL.
    Passano i mesi ma non arriva alcun conguaglio che, giustamente, l'utente sospetta essere a suo credito, dato che se fosse stato a debito la fattura, secondo l'utente, sarebbe arrivata a razzo!!
    Intanto l'ENEL continua  a fatturare come se il contatore rimosso fosse ancora attivo.
    Quanto narro è assolutamente documentabile anche se capisco che chi legge comincia a sentire odore di qualcosa di illegale sul piano PENALE.
    Eh! Sì! Perché se è penale alterare i contatori da parte degli utenti lo è sicuramente anche da parte dell'ENEL!
    Pensate: un contatore rimosso senza la presenza di alcuno se non del tecnico ENEL, il quale, non si sa perché, NON IMMETTE IMMEDIATAMENTE I DATI DI CHIUSURA IN RETE, come dovrebbe!
    Ebbene l'utente si rompe le scatole e si rivolge ad un avvocato di una associazione dei consumatori. L'ENEL con lettere risibili e contraddittorie "fa ammuina".
    In una chiede una cifra a conguaglio, cifra alta, poi, contestata dall'avvocato che chiede chiarimenti sulle fatture che ha continuato ad emettere a contatore dismesso non essendo mai state spedite, dunque mai visionate, fa marcia indietro e scrive che la cifra è diversa, molto inferiore: prima era sui 300 euro, poi diventa sugli 80 euro... Scrive che ha potuto "consuntivare" l'utenza soltanto il 3 giugno 2014 (da gennaio!!!) ma non spiega come mai "avendo consuntivato il 3 giugno", quindi con i conti finalmente a posto dopo sei mesi, ha inviato ugualmente l'8 giugno una richiesta di pagamento di oltre 300 euro (quasi 400!) all'utente, per poi fare marcia indietro di fronte alla richiesta delle fatture fantasma, emesse post dismissione, da parte dell'avvocato dell'Associazione dei Consumatori.
    Alla fine in una lettera in mio possesso chiede euro 83,41: lettera inviata all'avvocato naturalmente, essendo ormai l'utente rappresentato dalla Associazione dei Consumatori. L'avvocato invia lettera di risposta il 5 agosto 2014 a chiusura dichiarando che l'utente pagherà l'importo scritto da ENEL il 2 agosto 2014. L'utente paga il  7 agosto 2014 e riceve una lettera da ENEL datata 3 agosto 2014 con oggetto: INGIUNZIONE DI PAGAMENTO per euro 83,44 perché ci sono centesimi 3 di mora!
    Ma quale mora se c'era un'apertura di contenzioso legale? Lo sanno pure i sassi che tutto è sospeso se si è aperto un contenzioso!
    L'avvocato, informato dal divertito utente, dice di lasciar perdere e se insistono presenterà diffida!!
    Che fiducia può avere il cittadino nei riguardi di simili carrozzoni a cui lo Stato Italia affida la distribuzione dell'Energia Elettrica?
    Quanto è costato ad ENEL in ore di lavoro questo scherzo? Lettere su lettere scritte da qualcuno che non sapeva neppure cosa stava scrivendo... Oppure, peggio, c'è dietro una malafede assoluta tesa a raschiare soldi ovunque e comunque fidando sulla stanchezza dell'utente cittadino?     

    Era ora: radiazione dall'Albo per fare vera pulizia

    Da: Nuovo Sud
    OPERAZIONE "LA CARICA DEI 104" COORDINATA DALLA PROCURA

    Falsi invalidi ad Agrigento, 19 arresti: dieci sono medici


    Falsi invalidi ad Agrigento, 19 arresti: dieci sono medici
    Nell'inchiesta coinvolta anche un'impiegata dell'Inps. A sette persone sono stati concessi gli arresti domiciliari. Le accuse vanno dalla corruzione alla truffa aggravata al falso.
    La polizia di Agrigento ha eseguito un'ordinanza cautelare per 19 persone emessa dal Gip Ottavio Mosti su richiesta del procuratore Renato Di Natale, dell'aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Andrea Maggioni. Ci sono anche 10 medici tra le persone destinatarie dell'ordinanza cautelare del Gip. Per sei è stata disposta la custodia in carcere, per otto gli arresti domiciliari e a cinque indagati è stato imposto l'obbligo di presentazione a polizia e carabinieri. Gli indagati sono complessivamente 101. I reati ipotizzati sono corruzione, falso e truffa aggravata.
    Nell'ambito dell'inchiesta 'La carica dei 104' della Procura di Agrigento, la Digos della Questura, in esecuzione di un ordinanza del Gip, ha arrestato Antonio Alaimo, 53 anni, di Favara, un bidello ritenuto "intermediario e procacciatore d'affari, nonché anello di congiunzione per l'operatività del sodalizio criminale". Destinatario del provvedimento cautelare in carcere anche Salvatore Patanè, 61 anni, tecnico radiologo, residente ad Agrigento, che, secondo l'accusa, avrebbe messo in contatto "i pretesi falsi invalidi con i medici compiacenti infedeli: radiologi, reumatologi, audiologi in servizio al poliambulatorio di Agrigento". L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dalla polizia anche nei confronti di tre medici: Giuseppa Gallo, 61 anni, di Naro, specializzata in pneumologia; Giuseppe Candioto, 61 anni, reumatologo; Antonino Scimè, 64 anni, residente ad Agrigento. Arrestato anche Daniele Rampello, 47 anni, di Raffadali (Agrigento). Agenti della Digos hanno notificato ordinanze cautelari a altri sette indagati agli arresti domiciliari. Sono Angelo Greco, 57 anni, di Palma di Montechiaro (Agrigento) indicata come 'intermediatrice d'affari'; il medico radiologo Alfonso Russo, 65 anni, di Aragona (Agrigento); il medico ortopedico Antonia Matina, 57 anni; il medico del Poliambulatorio di Agrigento, Lorenzo Greco, 60 anni; il medico e presidente della commissione Asp Ag5 Giuseppe Porcello, 74 anni; il medico pneumologo Salvatore Attanasio, 58 anni; e l'impiegata dell'Inps di Agrigento Gaetana Cacioppo, 50 anni. Un medico destinatario delle otto ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari è deceduto. Ad altri 5 indagati è stato imposto l'obbligo di presentazione a polizia e carabinieri.
    Andrebbe fatta pulizia ovunque tanto il fenomeno è diffuso.
    Ne ho fatto cenno anche nel post precedente a questo.
    Commissioni mediche di dubbia legalità ovunque: per la 104, per le pensioni di invalidità dei ciechi (di cui ho scritto più volte), per le patenti speciali e così via...
    Un Paese marcio.
    Un oculista che certifica una cecità che non c'è e che arriva a dire in televisione "che l'oculista non ha i mezzi per verificare se il paziente finge o meno" ho scritto che deve essere radiato dall'Albo semplicemente acquisendo il filmato agli atti.
    Se c'è la volontà di pulire Avanti Tutta! Perché c'è molto da fare! 

    domenica 21 settembre 2014

    Lavoro: quale la strada giusta?

    Da: La Stampa

    “La vecchia guardia vuole lo scontro ideologico”. La Cgil: “Discutiamo, ma ora basta con gli insulti”

    Il premier: «Difendere l’esistente vuole dire difendere le diseguaglianze». Camusso replica: «Sbaglia, evitare atti di forza». Sindacati spaccati. Bonanni apre a modifiche sull’articolo 18
    «Nel Pd c’è chi vuole cogliere la palla al balzo per tornare agli scontri ideologici e magari riportare il Pd del 25%. Noi no». Lapidario, Matteo Renzi. Dopo aver ascoltato per giorni in silenzio le parole di fuoco della minoranza del suo partito, decide di non tacere oltre. E, all’indomani dell’attacco ai sindacati, di fronte all’intera comunità degli iscritti Pd, risponde con durezza alla «vecchia guardia» che gli si è messo di traverso sul lavoro. La resa dei conti ci sarà il 29 settembre: in direzione un voto a maggioranza sancirà la linea sul Jobs act e tutti si dovranno adeguare. Ma la minoranza dem non demorde, prepara la battaglia parlamentare e avverte il premier che sta svoltando a destra. 

    «Chi oggi difende il sistema vigente difende un modello di diseguaglianze. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti. Quelli di cui nessuno si è occupato fino ad oggi», ribadisce Renzi in una lettera inviata agli iscritti Pd. Ma questa volta non parla solo dei sindacati che lo hanno paragonato alla Thatcher. Si rivolge a chi dal suo stesso partito lo accusa di essere «di destra». A loro spiega che «essere di sinistra significa combattere un’ingiustizia, non conservarla. Davanti a un problema c’è chi trova soluzioni provando a cambiare - rivendica - e chi organizza convegni lasciando le cose come sono». Il riferimento implicito ma chiaro, spiegano i renziani, è alla sinistra Pd che va ancora a braccetto con il sindacato. 

    Sono settimane che «big» del calibro di Bersani, D’Alema, Cuperlo lo attaccano. Ma adesso è in gioco la tenuta del partito nelle Aule parlamentari e la riuscita di una riforma, quella del lavoro, essenziale per andare a chiedere e ottenere margini di flessibilità in Europa. L’obiettivo è il primo via libera del Senato entro l’8 ottobre. E il segretario-premier decide di andare allo scontro. Rispolvera il vocabolario del rottamatore e dirama la sua dichiarazione di guerra: «Siamo qui per cambiare l’Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova». 

    Il premier l’ha annunciato davanti alle Camere: di fronte allo stallo non esiterà a usare l’arma del decreto. Ma lunedì 29, al ritorno da una settimana negli Usa, proverà a chiudere il cerchio sulla legge delega, chiedendo al partito unità di fronte al testo del governo e alla linea della maggioranza («Non credo ci saranno fratture, mi sembrerebbe strano opporsi», dice Marianna Madia). I numeri il segretario ce li ha in direzione e, assicurano dal governo, anche in Parlamento, grazie al voto favorevole già annunciato da FI. Ma, spiegano i renziani, il premier non è disposto ad accettare la fronda della minoranza Pd su una riforma così importante. Dunque, al Senato si discuterà la prossima settimana nel gruppo Pd e con gli altri partiti, ma poi il 29 Renzi detterà la linea, in nome di un mandato ricevuto dal 40,8% degli elettori. A loro, ha chiarito, non ha paura di rivolgersi neanche tornando alle urne. Ma certo non li tradira’ cedendo alla «vecchia» linea che riporterebbe il Pd «al 25%». 

    Non sembra intimorita, però, la «vecchia guardia». Su un tema come il lavoro serve «chiarezza», mentre la delega al governo a riformare lo statuto dei lavoratori, articolo 18 incluso, è troppo ampia. Togliere la reintegra ai nuovi assunti vuol dire, spiega Cesare Damiano, creare lavoratori tutti di «serie B», non portare uguaglianza. E anche il moderato Francesco Boccia afferma che «non si governa con i vaffa» e se va bene cercare di «prendere i voti di destra convincendoli da sinistra, non va bene farlo con politiche di destra». 

    «Basta inventare nemici per coprire le difficoltà del governo a mantenere, nella legge di Stabilità in arrivo, la valanga di promesse fatte», scandisce Stefano Fassina. E Alfredo D’Attorre: «Mi pare che se c’è qualcuno che cerca lo scontro ideologico quel qualcuno sia proprio Renzi». Lunedì la minoranza Pd lavorerà agli emendamenti al testo e martedì si riunirà per un documento unitario da consegnare al segretario sui temi economici. La resa dei conti avverrà in direzione. Intanto anche Nichi Vendola incalza: «Matteo, ti accingi a realizzare il grande sogno della destra politica ed economica». 

    Intanto la Cgil invita il premier a parlare ma mentre si cerca di ricucire su un fronte si apre una spaccatura nel sindacato. L’invito al dialogo, arriva tra le righe, o meglio tra i caratteri, di un tweet siglato dalla Cgil: «Basta insulti al sindacato: guardiamoci negli occhi e discutiamone». L’organizzazione guidata da Susanna Camusso sceglie così la stessa via del social network per replicare al premier Matteo Renzi e alle accuse di chi definisce le lotte del sindacato come battaglie del passato. In mattinata la Cgil conia un nuovo hashtag, #fattinonideologia e il riferimento è proprio alle parole di Renzi che ha accusato i sindacati di schierarsi a difesa delle ideologie e non dei problemi concreti della gente. Ma la Cgil è sola nel contrattacco, con la Cisl che si smarca. 

    Quale la strada giusta?
    Lo sapremo solo vivendo, come recita una nota canzone.
    Nessuno ha la ricetta sicuramente giusta ma certo qualcosa deve cambiare.
    Renzi vuole cambiare l'Italia, come ha detto, e il cambiamento lo vede come ha illustrato.
    In realtà, se applicato in modo giusto dalla magistratura che si occupa di cause di lavoro, l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori non creerebbe problemi ai datori di lavoro.
    Il problema è come è stato applicato negli anni: ci sono stati troppi casi in cui il lavoratore che si era macchiato di varie mancanze è stato comunque reintegrato.
    Questo è tanto vero che ormai è avvertito dalle gente più varia.
    Si sente dire: "L'hanno beccato al bar in orario di ufficio, o a fare la spesa, o che timbrava anche i cartellini di altri colleghi... tanto vedrai, l'hanno sospeso ma poi lo reintegrano." E' ormai un sentire comune che, se esiste, una ragione che poggia sui fatti ce l'ha.
    Nel settore privato, per mia esperienza di ascolto, scopro con sconcerto che gente che si dà malata con scuse palesemente fasulle, gente che accampa fumosi motivi di salute per non svolgere mansioni varie, è intoccabile. Chi ne fa la spese sono coloro che, per correttezza di valori o per la posizione di responsabilità che occupano, debbono farsi carico di un surplus di lavoro a causa dell'assenteismo intoccabile altrui.
    Colpa, oltre a certa magistratura, l'hanno anche certi medici di base i quali di fronte alle richieste del paziente mutuato non sanno dire di no. Ciascuno cerca di pararsi il c... scribacchiando quello che meno gli crea problemi di contrasto e la società diventa lassista a discapito di chi il lavoro lo brama ma rimane al palo.
    Forse è questo che Renzi vuole cambiare, ma non so se la sua ricetta funzionerà: "Fatta la legge, trovato l'inganno." E' un vecchissimo proverbio frutto dell'esperienza popolare vissuta sotto ogni tipo di governo.
    Di certo delle garanzie, create negli anni e con fatica per i lavoratori, si è abusato non per chi fa il suo dovere, ma per chi non vuole farlo.
    Conosco persone che, pur avendo un contratto per 40 ore settimanali, arriva a lavorarne 70 ed oltre, avendo posizioni di responsabilità che non chiedono la timbratura del cartellino; queste persone temono comunque il licenziamento, articolo 18 o non articolo 18: bastando la chiusura o la cessione dell'attività per la quale lavorano.
    Dunque la vita reale si scontra con la demagogia. Il sindacato difende i dipendenti pubblici con contratto a 36 ore settimanali, rigorosamente timbrate, ma non sempre efficienti. Il sindacato difende i cosiddetti "sottoposti" che, se lavativi, lo diventano ancora di più... Questa è constatazione della vita reale senza demagogia.
    Quando poi si scivola sulle 104 concesse a gente che ha patologie risibili da commissioni mediche insindacabili... si pensa male...
    Personalmente, pur essendo invalida civile a causa di problemi visivi retinici e, con l'età, avendo una MOC positiva per la colonna vertebrale per una osteoporosi grave e per i femori gravissima, esame fatto in un grande Ospedale Universitario, mi sono vista negare la 104 dalla Commissione medica della mia ASL: la Roma H. Ho accettato il verdetto ma, giustamente, medici e persone varie se ne sono stupiti avendo contezza di 104 concesse per affezioni banali. Corruzione? La gente sospetta e dice anche questo, dimostrando ormai la più totale sfiducia nelle Commissioni Mediche a vario titolo.
    Questa giungla del lavoro che crea indubitabile ingiustizia va riformata: Renzi lo vuole fare, ma non so quale sarà il risultato, come non lo può dire nessuno. Di certo così non può continuare. Sono finiti i tempi del PCI e della "classe operaia che va in paradiso". Si è troppo svilito il merito e premiato i furbi. Una volta l'operaio che, sacrificandosi, faceva studiare un figlio, poteva sperare di vederlo vivere una vita diversa dalla sua, e lì trovava la sua soddisfazione ed il suo riscatto. Ora vive solo frustrazione e disperazione per la mancanza di lavoro.
    Infine non dimentichiamo l'altro grande cancro della nostra società: la classe politica rapace che senza arte né parte, varandosi leggi e regole a proprio beneficio esclusivo, si è arricchita sulle spalle del popolo italiano che paga le tasse. Questo, anzi, è stato il male principale da cui sono discesi tutti gli altri mali: ingiustizia, corruzione, quando non addirittura collusione con la malavita. 

    venerdì 19 settembre 2014

    Cerchiamo di incastrare Renzi... dai!!

    Da: Il Secolo XIX

    Il padre di Matteo Renzi indagato a Genova

    Genova - Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio Matteo, è indagato per bancarotta fraudolenta dalla procura di Genova. Un’indagine avviata da tempo e collegata al fallimento di una società di distribuzione di giornali. Nei giorni scorsi ha ricevuto un avviso di prosecuzione delle indagini e dunque l’iscrizione nel registro degli indagati risale verosimilmente a diversi mesi fa. Le altre due persone indagate sono due ex amministratori, Antonello Gabelli e Gian Franco Massone.
    La società è fallita nel 2013, quando il padre di Renzi l’aveva già ceduta a un imprenditore genovese. La stessa società risulta essere stata intestata proprio a Matteo Renzi e alle sue sorelle tra il 1999 e il 2004. Risultano anche contributi figurativi versati all’attuale presidente del consiglio.
    I genitori di Matteo Renzi
    Le indagini sono partite dopo il fallimento, dichiarato un anno fa, della società Chil che si occupa di distribuzione di giornali. Aveva lavorato con Il Secolo XIX e anche con il Giornale della Toscana, inserto del “Giornale” di Milano edito da Denis Verdini. Dal 1999 al 2004 era stata intestata a Matteo e alla sorella, poi subentra il genitore. Nel 2006 Renzi senior vende il suo 50 per cento alle figlie Matilde e Benedetta.
    Chil era arrivata a fatturare 7 milioni di euro nel 2007. Poi cambia nome in Chil Post Srl e nell’ottobre del 2010 cede il suo ramo d’azienda a un’altra società creata dalla famiglia: la Eventi 6 Srl. La vecchia Chil, ormai svuotata, finisce a un imprenditore genovese e fallisce. Mentre la Eventi 6 decolla dai 2,7 milioni di fatturato del 2009 ai 4 milioni di euro del 2011. Dopo il suo collocamento in aspettativa, il dirigente Matteo Renzi segue il destino del ramo d’azienda.
    Il premier zittisce i suoi: nessuno parli di “giustizia a orologeria” 
    Matteo Renzi non vuole nemmeno pensare che le notizie su suo padre siano una “vendetta” della magistratura, come risultato del braccio di ferro con i giudici. La giustizia farà il suo corso e in ogni caso c’è la massima serenità che l’inchiesta si risolverà in un nulla di fatto, è la linea del premier. Dal giorno dell’inchiesta a carico dei candidati alle primarie del Pd, Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, tra i fedelissimi del premier gira l’impressione che ci sia qualcuno che voglia dar fastidio al Pd e al premier. Una mossa che bilancia, in qualche misura, le dichiarazioni nette degli scorsi giorni: «Sono i cittadini e non i magistrati a scegliere i candidati», aveva detto circa le primarie, e sull’inchiesta Eni aveva criticato «gli avvisi di garanzia citofonati ai giornali». Al punto di trovare una sintonia politica con i berlusconiani.
    Anm di Milano durissima con Renzi: «Decreto senza senso»
    In un lungo comunicato stampa i magistrati milanesi dell’Anm criticano il decreto legislativo del Governo Renzi «di cui, oltre al merito, stupisce il metodo, in quanto adottato con decretazione d’urgenza senza alcun confronto con le indicazioni che potevano provenire dagli operatori della giustizia», criticando «una indifferenza (per non dire dileggio) delle posizioni e della funzione della magistratura, di cui si svilisce il ruolo attraverso la diffusione di dati inesatti (sospensione feriale dei termini = ferie dei magistrati) e incongruenti (i tempi medi di definizione dei processi civili in Italia ed all’estero) nonchè di prospettive falsate (meno ferie ai magistrati = giustizia più veloce)». Per le toghe milanesi, quindi, «emerge con evidenza la necessità di tutelare non solo l’immagine e la dignità della magistratura» ma «di porre un freno a quel meccanismo perverso che ha condotto a scaricare sui magistrati e sul personale amministrativo i limiti di un sistema che finora non si è voluto riformare e dotare delle necessarie risorse». Da qui alcune «proposte concrete idonee ad accelerare i tempi della giustizia» tra cui «l’estensione (con adeguate modifiche) del rito del lavoro a tutte le controversie civili, con eliminazione del rito a citazione diretta, e con individuazione di termini a comparire non superiori a trenta giorni. E infine la provocazione, «l’eliminazione totale della sospensione feriale di cui all’articolo 1 della legge 742/1969».
    Tiziano Renzi: «Non sono preoccupato»
    «Sono un indagato, non posso parlare». Così Tiziano Renzi, padre del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, risponde al telefono riguardo l’inchiesta. È preoccupato? «No - ha risposto dopo una breve risata - anzi, sono molto preoccupato. Così preoccupato che non ho ancora nominato un avvocato». «Alla veneranda età di 63 anni e dopo 45 anni di attività professionale ricevo per la prima volta nella mia vita un avviso di garanzia. I fatti si riferiscono al fallimento nel novembre 2013 di una azienda che io ho venduto nell’ottobre 2010. Sono certo che le indagini faranno chiarezza ed esprimo il mio rispetto non formale per la magistratura inquirente ma nel dubbio, per evitare facili strumentalizzazioni, ho rassegnato le dimissioni da segretario del circolo del Pd di Rignano sull’Arno», ha affermato Tiziano Renzi in una nota.
    La procura: possibili nuovi indagati
    Potrebbero esserci nuovi indagati nell’inchiesta sulla bancarotta fraudolenta della Chil Post, la società di distribuzione giornali con sede a Genova, e che vede indagati Tiziano Renzi, padre del premier Matteo, e altre due persone. «Le indagini - ha detto il procuratore capo di Genova, Michele di Lecce - sono ancora in corso. Tant’è vero che è stata chiesta una proroga. Non è escluso che in futuro ci possano essere altri indagati».

    Matteo "non lo vuole nemmeno pensare" ma tutti sappiamo che i magistrati sono tutt'altro che santi. Inoltre la summa delle Leggi in questo Paese consente a costoro un'alta discrezionalità. I tempi, se occuparsi di un caso o meno, poi, li stabiliscono loro, come e quando gli pare. 
    Da quello che si legge la Società è fallita dopo che il padre di Matteo l'aveva ceduta. Indagassero. Ci sono i bilanci da verificare, dunque...
    Per quel che riguarda la mia piccola esperienza di vita debbo dire che mi sono sempre chiesta come mai in questo Paese falliscono tante Società, chiudendo, per poi riaprire con altra ragione sociale bellamente e senza problemi. Mi chiedevo e mi chiedo, probabilmente per totale ignoranza della materia, come facciano tanti a vivere così senza pagare mai.. Basta che cambi ragione sociale e i creditori non sanno più a chi rivolgersi? Intanto ricicci con un altro nome e chi se ne frega dei debiti? Come mai, mi chiedevo e mi chiedo, la Legge non fa nulla per i poveri creditori consentendo che nascano nuove Società a cui non si può chiedere il proprio credito?
    Uno dei miei figli trovò la sua prima occupazione presso una piccola società di certificazione ISO a normativa CEE. Lavorò per un anno come consulente con contratto a Collaborazione Coordinata e Continuata. Scoprì che il suo titolare, un Ingegnere, aveva cambiato in poco tempo almeno tre volte ragione sociale... conservandone addirittura i bigliettini pubblicitari. Chissà perché... e come mai questo è consentito con tanta facilità in questo Paese... che però con alcuni si scopre rigido ed indagatore...

    Ospedali Italiani sacrificati, Ospedali del Vaticano salvati



    Da: Corriere della Sera

    S.Filippo Neri, ferma cardiochirurgia primario sospeso: rischio sicurezza

    La Regione: «Gravi problemi di funzionamento, allarme per la salute dei pazienti. Il piano di rientro non c’entra nulla». La conferma degli operatori

    12 settembre 2014 | 21:09 di Redazione Roma Online

    ROMA - Il reparto di cardiochirurgia del San Filippo Neri chiuso per colpa della spending review sulla sanità? La Regione Lazio smentisce le voci allarmistiche riguardano l’ospedale su via Trionfale e spiega che si tratta solo di una interruzione temporanea dovuta alla sospensione del primario per sei mesi per motivi disciplinari e alla necessità di rivedere l’organizzazione interna della struttura . «L’attività, come è stato ampiamente e dettagliatamente spiegato dal commissario straordinario Angelo Tanese, è stata sospesa per motivi di sicurezza circoscritti al solo reparto di cardiochirurgia, in seguito all’emergere di gravi problemi di funzionamento» spiega in una nota la Regione Lazio.

    A rischio la sicurezza dei pazienti

    «Nelle ultime settimane con un procedimento disciplinare attivato dal commissario è stato sospeso per sei mesi dall’attività il primario della cardiochirurgia e, contestualmente, è stato chiesto un audit clinico alla Regione che ha rilevato nel reparto elevati fattori di rischio per la sicurezza dei pazienti peraltro confermati dagli stessi operatori - prosegue la Regione - In questa storia dunque il piano di rientro non c’entra nulla». A quanto sembra, già prima di agosto, il reparto è formalmente senza primario: la sospensione, a quanto trapela dal muro del riserbo, non sarebbe in alcun modo connessa a vicende relative alla salute dei pazienti ma riguarderebbe i regolamenti interni e l’organizzazione della struttura ospedaliera.
    «Rischio segnalato dagli operatori»
    Il primo a parlare della chiusura del reparto è stato il sindacato Uil. Con una nota del segretario regionale Fpl Paolo Dominici, aveva denunciato «la cessazione delle attività della gloriosa Cardiochirurgia», a causa appunto del «Piano di rientro dal disavanzo sanitario» che sta «causando i primi effetti di disagio a malati e lavoratori». Perché l’accusa della Uil è anche quella di «non aver anticipatamente coinvolte le organizzazioni sindacali sulla riorganizzazione e il conseguente ricollocamento dei lavoratori».Trovo gravissimo - la replica del commissario straordinario del San Filippo Angelo Tanese - che la Uil utilizzi in modo strumentale notizie non veritiere per creare allarme: la temporanea sospensione - spiega il dirigente - si è resa necessaria in modo del tutto imprevedibile e urgente a seguito di situazioni di rischio segnalate dagli stessi operatori».
    Difficoltà di organico
    «I chirurghi e gli anestesisti, l’8 settembre scorso - afferma Tanese - avevano segnalato le difficoltà di organico legata alle ferie ed evidenziato un livello organizzativo che non rispetta gli standard bisogna tutelare la salute dei pazienti». Quattro in tutto, che hanno preso due la via del Gemelli e due quella del San Camillo, mentre al 118 è stato comunicato di non portare al San Filippo, almeno per ora, pazienti con criticità cardiochirurgiche..
    Ancora non c’è la data per la riapertura
    «È il momento di lavorare tutti insieme per rilanciare il San Filippo Neri,che è presidio ospedaliero di eccellenza» la conclusione di Tanese. Per ora, in ogni caso, non sarebbe prevista una data esatta di riapertura della Cardiochirurgia del San Filippo ma in Regione assicurano che non c’è alcuna intenzione di indebolire il nosocomio, ma anzi si vuole dare «una nuova missione allo storico ospedale sulla Trionfale che resta un punto di riferimento».


    Chissà come mai gli Ospedali del Vaticano, ma che paghiamo noi Italiani con le nostre tasse, non vengono mai presi di mira con scuse varie per chiudere reparti calpestando professionalità eccellenti, in alcuni casi.
    Questo Ospedale è sotto subdoli attacchi da anni. Basta scorrere la cronaca dei governi passati. Ci provò Monti tanto per citarne uno. Il Gemelli, ad esempio, invece non si tocca, neppure quando avvengono casi come quello della tbc di un'infermiera che era in contatto con i bambini.
    Ogni tanto spariscono soldi in questi Ospedali di proprietà dello Stato Vaticano ma pagati con i fondi regionali della Sanità: ricordate l'IDI di Roma ed il S. Raffaele di Milano? Poi, complici i sindacati e con la scusa "della conservazione dei posti di lavoro", ecco pronti i soldi dei contribuenti dello Stato Italia per rimediare ai buchi dei soldi NON SI SA BENE FINITI DOVE, o forse si sa benissimo come molte cose che i telegiornali non diranno mai...
    Poi, per i piani di rientro, si taglia con scuse di facciata là dove non ci sono potenti protezioni politiche del Vaticano e dei partiti che dragano i voti dei "credenti".
    In questo piccolo blog io non sono di parte: l'unica parte che mi sta a cuore è la verità, facendomi schifo la menzogna e l'ipocrisia di cui si veste.
    Vedo che Renzi o non Renzi qui le cose non cambiano e che nonostante la bonomia di Papa Francesco la Chiesa è sempre un potentissimo centro di potere: che fa vittime con la complicità dei nostri inqualificabili politici.

    Da questo blog:

    sabato 13 aprile 2013


    Ospedali di proprietà delle Congregazioni Religiose Cattoliche, quindi dello Stato Vaticano

    Bossetti-Arzuffi: Apparenza e menzogna

    Da: La Stampa

    Delitto Yara, il cognato smentisce Bossetti: “Mi disse che quella sera era lì”

    Il muratore raccontò di aver visto i carabinieri vicino a casa della 13enne, ma questi arrivarono solo alle 19.30 quando lui in teoria doveva essere a casa
    BERGAMO
    Massimo Bossetti, commentando la scomparsa di Yara, raccontò al cognato Agostino Comi di essere passato vicino alla casa dei Gambirasio il giorno della sua scomparsa e di aver notato «la presenza delle forze dell’ordine». Ma quella sera, il 26 novembre 2010, i carabinieri arrivarono a Brembate di Sopra per cominciare le ricerche della ragazzina solo dopo le 19,30. Come fece allora il muratore di Mapello a notare la loro presenza se ha sempre sostenuto che a quell’ora si trovava già a casa «come sempre», in compagnia della sua famiglia? 

    «È significativa la circostanza che l’indagato non è riuscito a chiarire agli inquirenti le affermazioni del cognato Agostino Comi che ha dichiarato di aver appreso direttamente dall’indagato la circostanza...». Così scrive il gip Ezia Maccora nel provvedimento con cui lunedì ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata appena tre giorni prima dai suoi legali, Gazzetti e Salvagni. E giudica quello di Bossetti «un comportamento incoerente» con «ricostruzioni diverse e confuse» che «non possono considerarsi spontanee essendo state effettuate da Bossetti solo dopo aver letto l’ordinanza della misura cautelare».  

    Ci vogliono appena cinque pagine al gip Maccora per smontare l’istanza di 40 pagine presentata dagli avvocati in cui si sostiene, tra l’altro, che il pm avrebbe nascosto al giudice alcuni elementi rilevanti «già parte degli atti istruttori, la cui conoscenza avrebbe portato a un differente provvedimento», ovvero a scagionare il loro assistito. Accusa alla quale il gip risponde rammentando che le sue decisioni sono sempre state prese sulla base degli atti raccolti fino al giorno dell’arresto, ampiamente noti anche alle difese. Bossetti, dunque, deve continuare a rimanere in carcere «giacché la valutazione negativa della personalità dell’indagato può desumersi da criteri oggettivi e dettagliati».  

    Vale a dire, che rimane ancora intatta tutta la forza della prova del Dna eseguita su una traccia «di ottima qualità, conservata grazie al tipo d’indumenti su cui è stata trovata, gli slip e i leggings, indumenti più interni, meno esposti e quindi più protetti dagli agenti esterni». E dato che Bossetti «ha negato qualsiasi conoscenza o contatto con la vittima», «non ci sono elementi che giustificano la presenza di tale traccia del Dna dell’uomo sul corpo della ragazza, se non il contatto tra i due soggetti avvenuto al momento dell’aggressione subita da Yara Gambirasio la sera del 26 dicembre 2010».  

    C’è poi l’aggancio della cella telefonica di Bossetti alle 17,45 «nel medesimo ambito territoriale in cui si trovava la ragazza la sera della sua scomparsa» che esclude «nel contempo la presenza del muratore da contesti lavorativi o personali territorialmente diversi». L’unica vera novità, nota ancora il gip, è rappresentata dai due verbali resi da Bossetti l’8 luglio e il 6 agosto, per altro conosciuti dalle difese. Due verbali che in realtà complicano la posizione dell’indagato ed evidenziano le sue contraddizioni. In particolare quando il muratore racconta di essere passato da Brembate la sera della scomparsa di Yara tornando dal lavoro nel cantiere del cognato. Dice Bossetti: «...Non mi sono mai spostato dal cantiere, sono stato dal commercialista, dal meccanico, da mio fratello Fabio, all’edicola…».  

    Ricostruzioni diverse e confuse, nota il gip visto che «ciò che aveva dichiarato in sede di udienza di convalida non era stato riscontrato dai successivi e specifici accertamenti investigativi». In particolare il fatto che quel pomeriggio è risultato che Bossetti non andò in cantiere e quindi non si capisce perché si trovasse a Brembate tra le 18 e le 19, come hanno rilevato i filmati di diverse telecamere acquisiti dai carabinieri.  


    Da: Il Giornale.it

    Piera Bossetti, sorella di Giovanni, non ha dimenticato le voci che si rincorrevano lungo la Val Seriana su Ester Arzuffi prima che diventasse sua cognata. «Eh, andava...», ammicca in un'intervista trasmessa dal programma «Matrix». Andava dove? «Con gli uomini andava, da giovane andava anche in giù di là, a Seriate. Avevo sentito voci che andava con gli uomini, cose sue, che faceva lei. Poi non ho più saputo niente perché non siamo mai stati a contatto».
    Il marito, la nuora, la cognata: quanti familiari non escludono che Ester Arzuffi abbia avuto un amore segreto con Giuseppe Guerinoni dopo il matrimonio. «Mio fratello era un po' così - sospira Piera Bossetti - sempre stato così, non diceva mai niente, gli andava bene tutto». I ricordi si intrecciano con le malelingue, segreti mai detti trovano sfogo nella tragedia. Amori clandestini, figli della colpa, misteri sepolti nelle valli bergamasche. E questa donna di 67 anni che nega di avere avuto una doppia vita, come il figlio dagli occhi di ghiaccio nega di essere un killer nascosto dietro una vita irreprensibile.

    Tanta gente vive in una apparenza diversa dalla sostanza.
    In questo caso il Male ha tracimato riversandosi su una povera creatura amatissima dalla sua famiglia, i dignitosissimi Gambirasio, e togliendola al loro amore in modo laido e cruento.
    E' di questi giorni la notizia che ignoti, rozzi a mio avviso, hanno tracimato anche loro il loro sdegno picchiando la seconda figlia di Guerinoni perché sorella del presunto assassino (bisogna sempre scrivere e dire presunto per la Legge, fino a sentenza definitiva).
    Sono giuste le parole dell'avvocato dei Bossetti-Arzuffi: «Una cosa è l’amore per un parente, un’altra è la complicità in un delitto». Come a dire: è naturale che difendano Massimo, ciò non significa che stiano nascondendo o siano responsabili di qualcosa. "(Corriere della Sera).

    Scozia: ha prevalso il NO

    Da: La Stampa
    EDIMBURGO

    La Scozia ha detto no all’indipendenza in un referendum che ha spaccato la nazione e tenuto la Gran Bretagna e l’Europa con il fiato sospeso, secondo dati ormai quasi definitivi.Con 30 dei 32 collegi elettorali scrutinati, tra cui la capitale Edimburgo e la città più grande Glasgow, gli unionisti sono al 55% contro il 45% degli indipendentisti, secondo la BBC.  

    Alex Salmond, il leader indipendentista che ha trascinato la Scozia alle soglie di una decisione storica, ha riconosciuto la sconfitta a scrutinio ancora aperto: “Accetto il verdetto del popolo e invito tutti gli scozzesi a fare altrettanto”, ha detto a Edimburgo. Alistair Darling, leader del fronte del no all’indipendenza, ha parlato di “notte straordinaria” e ha ricevuto le congratulazioni di David Cameron per una campagna “ben combattuta”. Il Primo Ministro britannico, che negli ultimi giorni di campagna elettorale si era impegnato personalmente e aveva promesso maggiore autonomia alla Scozia, ha parlato al Paese in mattinata: “Insieme siamo migliori, ora nuovi poteri per tutto il Regno”. E mentre gli unionisti riuniti nella sede di Glasgow esultano, gli indipendentisti piangono per aver fallito un’occasione storica.  

    Il drammatico spoglio, durato tutta la notte, è stato seguito con un misto di apprensione e speranza da tutto il Paese, con centinaia di scozzesi riuniti nei pub rimasti aperti per l’occasione. I primi dati sono arrivati dalle più piccole e remote contee della Scozia, e il trend è apparso subito favorevole agli indipendentisti. La prima vittoria per il sì è arrivata dopo sette aree scrutinate nel collegio di Dundee, roccaforte indipendentista nota come ’Yes City’, dove il sì ha registrato il 57,35% contro il 42,65% del no. Anche Glasgow vota per l’indipendenza, 53.5% contro 46.5%. Ma non basta. In mattinata arriva anche il dato di Edimburgo, che vota convintamente per gli unionisti, 61% al no contro il 39% del no. 

    La giornata storica ha visto enorme partecipazione degli scozzesi: l’81.4% dei 4.2 milioni che si erano registrati per votare si sono recati alle urne. Gli indipendentisti, che hanno promesso un Paese sovrano, prospero e ancorato alla sterlina e alla casa reale, avevano compiuto una clamorosa rimonta e sembravano ad un passo dal successo. Ma alla fine ha prevalso il timore per i rischi economici e per 
    l’incertezza politica che l’indipendenza avrebbe potuto comportare. 

    In Europa tutti i Paesi in cui esistono rivendicazioni separatiste avevano gli occhi puntati sulla Scozia. Più di tutti la Spagna, dove la Catalogna ha già convocato, nonostante l’ostilità di Madrid e l’irrilevanza giuridica, un suo referendum indipendentista per il 9 novembre. Faceva il tifo per il sì anche la Lega in Italia, con il segretario Matteo Salvini arrivato in Scozia. 
    Per la Scozia è stato il giorno più lungo, quindici ore per decidere se separarsi per sempre dalla Gran Bretagna o mantenere intatto un legame che dura dal 1707. A Edimburgo e in molte altre città le file erano cominciate ancor prima dell’apertura dei seggi alle 7 di giovedì mattina, mentre volontari distribuivano bandierine e spillette agli angoli delle strade cercando di convincere gli indecisi.  
    Per alcuni votare per l’indipendenza è stato il sogno di una vita, adesso infranto. “Sono nazionalista da quando ho 13 anni,” ha detto Tommy Moore, 59 anni, spilletta “YES” appuntata sulla maglietta. “Gli unionisti dicono di amare la Scozia ma sono dei traditori”. Altri si erano detti pronti ad abbandonare una Scozia sovrana. “E’ un’idea ridicola, alimentata da miti e sciocchezze, tra cinque anni saremmo alla bancarotta,” ha dichiarato Graeme Halkerston dopo aver barrato il no in un seggio nel quartiere finanziario. “Se vince il sì, ci trasferiamo in Inghilterra”.  

    Il voto ha costretto gli elettori a confrontarsi con la fondamentale questione della loro identità e senso di appartenenza: Sono più le cose che ci dividono dalla Gran Bretagna o quelle che ci uniscono? Una studentessa di 18 anni al suo primo voto, Shonagh Munro, racconta: “Mia madre è inglese, mio padre scozzese, sono nata a Glasgow, studio a Edimburgo. Mi definisco scozzese ma sono orgogliosa di far parte del Regno Unito e non ci rinuncerei per nulla al mondo”.

    Sean Connery: sostenitore di comodo dell'indipendenza della Scozia


    Da: Yahoo Notizie
    (AGI) - Londra, 17 set. - Sean Connery, uno dei piu' noti sostenitori dell'indipendenza, non sara' in Scozia per il referendum a causa del suo status di "esule fiscale". A raccontarlo all'Edinburgh Evening News e' stato il fratello dell'attore, Neil, smentendo le voci che fossero problemi di salute a impedire al piu' famoso James Bond, ormai 84enne, di presentarsi nella terra dei suoi avi per sostenere il si'. "Non credo veramente che fara' un'apparizione questa settimana in Scozia", ha spiegato Neil, sottolineando che "Sean puo' soggiornare sul suolo britannico solo per un numero limitato di giorni all'anno per ragioni di tasse" e "intende usarli con accortezza". Nonostante sia sempre stato un grande sostenitore del distacco scozzese da Londra, il famoso attore vive da tempo alle Bahamas con la moglie Micheline Roquebrune, un fatto che suscita critiche anche tra gli indipendentisti. Su Twitter, sostenitori del si' hanno comunicato tutto il loro rammarico per la mancata partecipazione di Connery, mentre un attivista del fronte no ha ironicamente suggerito, in caso di vittoria degli indipendentisti, di chiedere indietro all'attore milioni di sterline di tasse non versate. 


    La mia previsione si è rivelata sbagliata.
    Per quanto sia forte la presenza del pensiero indipendentista, fino al punto di stampare una Lira Sterlina Scozzese già, come ho verificato di persona, 14 anni fa, e forse anche di più ma di questo non ne ho contezza, la maggioranza degli scozzesi ha preferito saggiamente di restare attaccata al Regno Unito, nel male e nel bene.
    Colpisce la totale incoerenza dell'attore Sean Connery, anzi, più che incoerenza si può parlare di opportunismo che sempre rivela contraddizioni e meschini egoismi. 
    Da anni si espone per l'indipendenza della Scozia e, al momento di dare il suo voto con coerenza, si sottrae con una scusa risibile: può stare solo pochi giorni in U.K. per ragioni fiscali e "intende usarli con accortezza" ... Quale migliore occasione dunque per usarne 1 o 2 al massimo per votare dopo aver sbandierato con baldanza le proprie idee? 
    La statura delle persone si vede al dunque... e l'attore Connery non è certo un eroe come i personaggi che interpreta... 

    martedì 16 settembre 2014

    Dal sito Facebook Disservizi e mancanza d'acqua

    Dal sito, come da titolo del post, Antonio Amati riporta il seguente articolo che testimonia della strisciante situazione, che su questo blog ho più volte denunciato documentandolo, riguardante molte Società Italiane erogatrici di servizi che si comportano nei riguardi dell'utenza come i gabellieri dei secoli bui, quando la democrazia non c'era ma prevaleva l'abuso: ricordate il magnifico Massimo Troisi ed il geniale Roberto Benigni nel famoso film "Non ci resta che piangere"? La scena mitica in cui, su una non chiara linea di confine, Massimo cerca di parlare con le sonnolente guardie per spiegare le proprie necessità e per domandare chiarimenti e, nella più assoluta incomunicabilità, quelli non fanno che ripetere: "Un fiorino." Ad ogni passo che Massimo e Roberto fanno non rispondono ma chiedono:  "Un fiorino."

    Così stiamo messi in Italia con le Società dei Servizi: fatturano e chiedono soldi senza spiegazioni e se vai presso un'Associazione dei Consumatori, pagando la tessera e una quota minima per un avvocato che firma una bella raccomandata, ammettono ob torto collo l'abuso e fanno marcia indietro, ma bisogna combattere per ripristinare il diritto leso. Perché?
    Dall'alto dei miei quasi 68 anni di esperienza di vita posso dire che nella mia gioventù era impensabile che questo avvenisse. Non ho memoria di bollette pazze, almeno fino a tutti gli anni intorno al 1960, cosa è accaduto dopo è una vera degenerazione anche di fiducia fra l'utente cittadino e le Società dei Servizi trasformatesi in gabellieri ciechi alla ricerca di soldi a tutti i costi. 
    L'ottuso gabelliere

    Conguagli tariffari Acea 2006/2011, Lega Consumatori: “Semplici richieste di soldi senza spiegazioni, sono illegittime”

    Conguagli tariffari Acea 2006/2011, Lega Consumatori: “Semplici richieste di soldi senza spiegazioni, sono illegittime”

    CASSINO (FR)
    13 SETTEMBRE 2014 ORE 08:55

    L’avvocato Isabella Marziale, Presidente provinciale della Lega Consumatori informa che numerosi utenti si stanno rivolgendo agli sportelli dell’associazione presenti sul territorio della Provincia di Frosinone, tra cui quello di Cassino, per avere informazioni in merito alle richieste di conguagli tariffari che Acea Ato5 sta inviando in questi giorni.
    “La nostra associazione – dichiara l’avvocato Marziale – anche in questa circostanza sta procedendo all’ esame di tutti gli atti ed azioni che sono a monte delle suddette richieste per verificarne la legittimità e la correttezza.
    La questione che ci viene posta dai nostri associati e non, riguarda due importi che Acea sta addebitando nelle bollette emesse lo scorso mese di luglio, il cui pagamento scade in questi giorni: trattasi del conguaglio tariffario 2006/2011, rateizzato in 12 rate e del deposito cauzionale, rateizzato in 2 rate.
    A prescindere dalla legittimità delle richieste di conguaglio tariffario 2006/2011, impugnate dinanzi al TAR del Lazio; a prescindere dalla mancanza di un provvedimento definitivo dell’autorità giudiziaria amministrativa; la nostra associazione, dall’esame delle bollette, ha riscontrato l’assoluta mancanza di chiarezza e di dettaglio nel calcolo degli stessi conguagli, rispetto ai consumi ed al periodo corrispondente.
    In bolletta viene addebitata una somma con la sola indicazione “periodo 2006-2011”, senza il dettaglio dell’operazione di calcolo effettuata dal gestore.
    Tale mancanza, viola il principio della chiarezza e trasparenza, introdotto dal legislatore con la legge n 481 del 1995, delle modalità di fatturazione cui deve attenersi il gestore di un servizio di pubblica utilità.
    Infatti, secondo tale normativa, il consumatore, attraverso la lettura della bolletta deve essere posto nelle condizioni di comprendere, in modo chiaro e dettagliato, cosa sta pagando, per quale periodo e per quale ragione.
    Nella fatturazione esaminata queste regole non sono state rispettate.
    Stesso dicasi per quanto riguarda il deposito cauzionale che Acea ha addebitato in bolletta, senza aver restituito, in molti casi, l’anticipo consumi che, a nostro avviso, dovrebbe essere restituito agli utenti, maggiorato dagli interessi prodotti in questi anni.
    In merito alla rateizzazione del conguaglio tariffario in 12 rate, riteniamo che, in alcuni casi, queste siano insufficienti poiché, a causa della grave crisi economica che stiamo vivendo, molte famiglie fanno fatica a pagare anche piccole somme e, pertanto, bisognerebbe effettuare una rateizzazione più lunga.
    Ad ogni modo la nostra associazione ritiene che, per correttezza, i consumatori debbano pagare solamente i consumi correnti presenti in bolletta, scorporando le somme in contestazione relative ai conguagli retroattivi ed al deposito cauzionale.
    Pertanto si diffida il Gestore a non procedere né alla riduzione del flusso idrico né allo stacco delle utenze nel caso in cui i consumatori intendessero impugnare la fatturazione, anche alla luce delle nostre osservazioni.
    Per ulteriori chiarimenti è a disposizione la nostra rete di sportelli ed il sito internet www.legaconsumatorifrosinone.it”.