domenica 28 settembre 2014

Un articolo di raro equilibrio su De Magistris

Da: La Stampa

Di: GIUSEPPE SALVAGGIULO
Come mai è scoppiata una polemica su Luigi De Magistris, sindaco di Napoli?  
Tutto nasce dalla condanna in primo grado per abuso d’ufficio a 15 mesi di reclusione (pena sospesa) decisa dalla decima sezione penale del tribunale di Roma. I fatti risalgono al 2007, quando De Magistris era pm a Catanzaro e conduceva l’indagine «Why not» sull’uso di fondi pubblici per la formazione professionale in Calabria, delegando al poliziotto e consulente informatico Gioacchino Genchi (pure lui condannato) l’acquisizione di tabulati telefonici. Tra questi, i dati di otto utenze telefoniche riconducibili a parlamentari (tra cui Prodi, allora premier, e Mastella, allora ministro della Giustizia). Secondo la Procura di Roma che ha istruito il processo, De Magistris e Genchi violarono la legge che tutela la riservatezza dei parlamentari, acquisendo i loro dati telefonici (chi, quando e per quanto tempo ha chiamato ed è stato chiamato, non il contenuto delle conversazioni) senza la prescritta autorizzazione delle Camere. A conclusione del dibattimento, la Procura aveva chiesto l’assoluzione di De Magistris e la condanna di Genchi. Il tribunale ha condannato entrambi. 

Come mai si riparla della legge Severino?  
La legge Severino, approvata come decreto legislativo dal governo Monti alla fine del 2012, è la stessa applicata dal Senato un anno fa per sancire la decadenza di Silvio Berlusconi in seguito alla condanna penale definitiva per fronde fiscale. Il caso De Magistris è diverso: la sua condanna non è definitiva (ha già annunciato ricorso in appello). Ma la legge Severino prevede (articolo 11, comma 1) la «sospensione di diritto» per i sindaci che «hanno riportato una condanna non definitiva» per una serie di reati tra cui, appunto, l’abuso d’ufficio. 

Come funziona la sospensione?  
La legge Severino prevede che sia il prefetto, ricevuta notizia della sentenza dalla cancelleria del tribunale e accertata la «sussistenza della causa di sospensione», a renderla operativa. Ieri il prefetto di Napoli, Francesco Antonio Musolino, ha dichiarato di aspettare gli atti prima di decidere. 

Il prefetto potrebbe lasciare De Magistris in carica?  
Un’interpretazione restrittiva della legge Severino potrebbe ipotizzare che, vista la sospensione della pena decisa dal tribunale, il sindaco avrebbe titolo di rimanere al suo posto in attesa dei successivi gradi di giudizio. Ma la maggioranza dei giuristi propende per l’interpretazione sfavorevole a De Magistris: sospensione inevitabile, come del resto già accaduto in altri Comuni. 

Quali sono le conseguenze della sospensione?  
La sospensione può durare al massimo diciotto mesi. Il sindaco viene «congelato», ma la giunta non cade. Resta in carica retta dal vicesindaco (a Napoli, Tommaso Sodano della Federazione della Sinistra). De Magistris può opporsi facendo ricorso al Tar affinché ribalti la decisione del prefetto ed eventualmente chiedere di sollevare una questione di costituzionalità (la Carta fondamentale prevede la presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva, dunque perché sospendere un innocente?). Se entro i 18 mesi la Corte di appello lo assolve, De Magistris torna in carica. Se conferma la condanna, scatta una nuova sospensione di ulteriori 18 mesi in vista della sentenza della Cassazione. Se in questo periodo di sospensione la sentenza di condanna diventa definitiva, De Magistris decade e si scioglie il Consiglio comunale. In ogni caso, il mandato del sindaco scade nella primavera del 2016, dunque la sospensione - di fatto - esaurirebbe la sua esperienza amministrativa. 

Chi difende De Magistris? Chi lo attacca?  
A difenderlo sono in pochi. Politicamente, il sindaco di Napoli è isolato. Entrato in politica nell’Italia dei Valori, mollò ben presto il partito di Antonio Di Pietro. Per un periodo ha ipotizzato la creazione di un movimento personale. Poi ha aderito alla lista Rivoluzione Civile guidata da Antonio Ingroia, ex pm come lui, condividendo un fallimentare esito elettorale nel 2013. Negli ultimi mesi ha flirtato con la lista Tsipras, quindi ha manifestato apprezzamento per Renzi. Alle elezioni europee non si è schierato. Anche il vasto fronte di simpatizzanti non organici ai partiti si è dissolto negli anni. Ad attaccarlo, il centrodestra (che invoca un’applicazione draconiana della legge Severino, mentre per Berlusconi ne denunciava l’incostituzionalità), una buona parte del centrosinistra (a partire dal Pd, che fu sconfitto da De Magistris nel 2011), l’Associazione nazionale magistrati (i suoi ex colleghi, visto che dopo l’elezione ha lasciato la toga) e perfino il presidente del Senato Pietro Grasso (un altro ex pm). 

Un uomo in buonafede che ha fatto il suo dovere: isolato.
Il silenzio del dott. Antonio Di Pietro è assordante: non una parola pubblica su un magistrato che in IdV aveva portato il prestigio di una persona che faceva il suo dovere senza timori e alla quale, altri magistrati, avevano tolto l'inchiesta che coinvolgeva politici. Se se ne è andato da IdV è perché quelli puliti se ne sono andati tutti vedendo tanti piccoli razzi, scilipoti e marucci vari di cui Di Pietro, pur essendone a conoscenza, non faceva parola. Ai voglia a scrivergli come hanno fatto in tanti... De Magistris e l'eurodeputata Alfano, che però è sempre stata indipendente (ma a Vasto c'era pure lei), glielo hanno detto in una infuocata riunione che un conto era la facciata ed un conto era l'andazzo all'interno del partito, che bisognava far combaciare i fatti con le parole... Dunque se ha cercato di fare il sindaco della sua disastrata città senza l'etichetta, svalutata dal leader, di IdV, si può capire. Ora gli fanno pagare il lavoro fatto. Nessuno gli è vicino: bella gente davvero! Travaglio scriveva interminabili post sul blog di Di Pietro vantando il furbo Genchi, ed ora... Ricordo di aver fatto un commento critico allora per il fatto che Genchi si era messo in aspettativa sindacale (se non ricordo male) e si faceva pagare come consulente esterno per le intercettazioni che faceva per conto della procura. Da qualche parte sul vecchio blog di Di Pietro forse si può ancora leggere quel commento a fronte delle lodi sperticate di Travaglio.
Spero che De Magistris tenga duro e mantenga la sua dignità che altri, mi pare, stanno dimostrando di non avere. 

Nulla cambia

Dal sito Facebook della Deputata Carla Ruocco, che io ho votato, apprendo:
24/09/2014
Oggi al Senato questi parlamentari hanno votato contro un ordine del giorno del Movimento 5 Stelle a prima firma Mario Giarrusso che chiedeva lasospensione del vitalizio agli onorevoli in carcere per custodia cautelare. Come se non bastasse, il Pd ha evitato il voto su un odg che avrebbe soppresso il vitalizio ai senatori condannati come Dell'Utri e Berlusconi.
Come hanno fatto? Hanno cercato di "dissolvere" l'ordine del giorno M5S dentro un altro ordine del giorno proposto dal Pd che è una promessa di Pinocchio: leggiamo infatti che anziché sopprimere i vitalizi per i condannati, il documento invita a: "a concludere nel minor tempo possibile l'esame della proposta che il consiglio di presidenza (la proposta è di Laura Bottici-M5S depositata lo scorso 9 giugno ndr) ha avviato lo scorso 25 luglio" .
Un gioco di parole per guadagnare tempo e non decidere ancora nulla.
Questo giochino non impegna affatto il Senato in maniera inequivocabile a sopprimere i vitalizi per i condannati come da noi proposto: concludere l'esame non significa approvare la soppressione dei vitalizi per i condannati. L'ufficio di presidenza potrebbe anche bocciare la proposta diLaura Bottici del M5S!
Il Bilancio del Senato poteva essere una buona occasione per tagliare i privilegi della casta. Per questo, con una serie di odg, il M5S aveva chiesto innanzitutto la riduzione di indennità, vitalizi e diaria dei senatori. Ma indovinate cosa ha fatto l'Aula di Palazzo Madama? Ovviamente ha votato contro.

Il M5S ha chiesto di ridurre l'indennità dei senatori portandola a un massimo di 5mila euro lordi. Stessa cosa per la diaria, che chiediamo non superi i 3.500 euro lordi e che venga erogata sulla base delle effettive presenze in Aula. La riposta è stata no.
Abbiamo proposto di abolire da subito l'assegno di fine mandato e di destinarlo alle finanze statali, di ridurre i vitalizi per gli ex senatori, che ci costano ben 82,5 milioni di euro solo nel 2014. La nostra proposta è stata bocciata.
Infine, il M5S ha previsto una sforbiciata anche alle figure dirigenziali del Senato che costituiscono uno spreco: ad esempio abbiamo chiesto che il Vice Segretario Generale sia uno solo. Ne ricaveremmo un risparmio di almeno 300mila euro. Ma l'Aula del Senato ha detto no.
Mentre il Movimento 5 stelle continua a lavorare per abolire sprechi e privilegi nei palazzi della politica, la maggioranza al governo da una parte dichiara di voler cambiare verso e dall'altra opera per conservare intatti tutti i privilegi acquisiti dalla casta.

Noto nomi eccellenti come quello di Vannino Chiti! Uno degli oppositori ai cambiamenti proposti da Matteo Renzi...
Bravo. Eccone un altro che ha votato contro l'O.d.g. Giarrusso: Nicola Latorre... e poi Anna Finocchiaro... e, che te lo dico a fà, Formigoni! Ma lui non è del partito di Renzi.. ma non fa niente è esattamente come Chiti, Finocchiaro e Latorre!
Fra quelli che hanno votato, ovviamente, a favore la senatrice del Movimento 5 Stelle Paola Taverna "de' Torre Maura", anche lei ha preso il mio voto  alle politiche.
Differentemente da loro io però spero molto su Matteo Renzi nonostante i suoi inqualificabili compagni di partito.

sabato 27 settembre 2014

Storie dal Paese di Babiloburo - Una storia che non potrebbe mai accadere in Italia!!

Storie dal Paese di Babiloburo

Una storia che non potrebbe mai accadere in Italia!!


Babiloburo è un Paese che è stato chiamato così giacché è governato da una Babilonia Burocratica costituita da burocrati inamovibili, impunibili, insensati, che applicano regole contraddittorie, irrazionali in modo perentorio a cui tutto il popolo deve attenersi, sballottato da un ufficio all'altro, da un burocrate all'altro. I babiloburi escono di casa con il cuore stretto dalla più assoluta incertezza quando debbono affrontare una qualsivoglia pratica che regola la loro vita. Spesso i babiloburi non hanno un lavoro, oppure ce l'hanno ma il futuro è incerto, potrebbero essere licenziati, sono per questo sfruttati, lavorano anche 14, 15, 16 ore al giorno! Mentre i burocrati che comandano l'organizzazione della vita del Paese lavorano solo in alcune ore, in alcuni casi non più di 36 ore settimanali, e il loro lavoro è garantito per tutta la vita.
Questo rende i burocrati di Babiloburo potentissimi e neppure il sistema politico riesce a toccarli.
Una solida donna, che passava le giornate della sua vita dentro la cucina del suo ristorante, decise di investire i soldi guadagnati con il suo sudato lavoro in un edificio, una villa in cui i suoi figli potevano avviare un'attività di ospitalità per persone anziane.
La popolazione invecchiava in quel Paese chiamato Babiloburo e tale attività poteva assicurare ai suoi volenterosi figli una sicura attività lavorativa.
Ma si affidò ad un suo compagno di infanzia che, pur facendo l'imprenditore edile, essendo un poco balzano le fece spendere l'equivalente di 520.000 euro senza finire la costruzione. 
Aveva finito i soldi ed il suo sogno si era fermato.
Un vero peccato, perché la solida donna aveva ottenuto tutti i permessi possibili ed immaginabili per quella costruzione. Cosa rarissima e difficilissima nel Paese di Babiloburo dominato da una burocrazia per l'edilizia che induceva moltissimi all'abuso, ricorrendo alla conoscenza, all'amicizia, alla bustarella, oppure all'abuso nudo e crudo punto e basta.
Questo aveva reso Babiloburo un Paese pieno di cemento senza i dovuti permessi, dunque disordinato, in cui i babiloburi costruivano anche dove non avrebbero dovuto con la complicità remunerata di amministratori pubblici che, invece, avrebbero dovuto controllare. Tante regole contraddittorie e assurde portavano a tanti abusi edilizi.
Case abusivamente ampliate non pagavano quanto avrebbero dovuto di tasse a discapito dei poveretti, come la solida donna della nostra storia, che cercavano di fare tutto in regola per non avere pensieri, però penando dietro regole assurde e contraddittorie.
Ad esempio, pur avendo ottenuto dall'Amministrazione in cui era il suo terreno l'approvazione del progetto presentato in cui era stabilito dove doveva essere costruito l'accesso alla villa, ella scoprì che per accedervi doveva prima chiedere ad altre Amministrazioni Pubbliche altri permessi. Folle? Certo, ma siamo a Babiloburo mica in Italia!
Un permesso lo doveva dare l'Amministrazione Provinciale, uno un Ente chiamato Bonifica, uno un Ente delle Acque ed infine, avuti tutti questi spendendo tanto tanto tempo viaggi soldi e fatica, doveva portare il tutto alla Amministrazione Principale di quella regione. 
Questa Amministrazione governava tutta la regione ed era anche proprietaria della striscia di terreno, pochi metri, che dalla strada municipale arrivava all'ingresso di casa sua. Secondo i regolamenti scritti la Regione, essendo proprietaria, doveva curare tale striscia e, sempre per regolamenti scritti, tale cura era deputata dalla Regione all'Ente Bonifica. In realtà nessuno potava gli alberi che sorgevano su quella striscia di terreno e, spesso, da essi cadevano grossi rami che potevano uccidere persone che transitavano sia a piedi che in auto. 
D'estate, poi, i rami più piccoli, caduti, potevano innescare incendi qualora qualcuno avesse gettato su di essi mozziconi di sigarette accese.
Nella stagione delle piogge, invece, cadendo nelle cunette di scolo delle acque piovane ostruivano la loro funzione e l'acqua allagava le strade, creando pericolo.
Bisogna dire che l'Amministrazione  del territorio, in cui era la costruenda villa della brava cuoca, curava la strada ed ogni tanto (ma non spesso) faceva ripulire le cunette di scolo delle acque di impluvio. L'Amministrazione Provinciale, che pure concedeva o meno i permessi, non faceva un bel nulla.
Tutto questo a un italiano appare assurdo e contraddittorio, ma così è a Babiloburo!
La solida lavoratrice dovette anche pagare l'equivalente di mille euro alla Regione per poter avere l'accesso a casa sua.
Dopo dieci anni in cui cercava ormai di vendere la costruzione abbassando il prezzo, almeno per rientrare in parte delle spese, ebbe un colpo di fortuna e l'acquistò una simpatica famiglia per viverci. Certo dovette cederla per molto meno di quanto il suo folle ex-compagno di infanzia le aveva fatto spendere... ma acquirenti non se ne trovavano e con la liquidità acquisita con la vendita poteva aiutare comunque i suoi figlioli..
I nuovi proprietari erano come la venditrice persone che preferivano soffrire molto ma avere tutto in regola.
Erano felici dunque che l'acquisto avesse passato il rigido esame del loro notaio, una donna tutta di un pezzo, rigorosa fino al punto di aver fatto andare a monte un loro precedente tentativo di acquistare un acro di terreno in cui sorgevano due villette, una piscina con spogliatoio, un capannone ed una costruzione molto bella che fungeva da forno all'aperto. Mancava una concessione e lei disse: "Non voglio certo giuocarmi il sigillo notarile!" Ovviamente a Babiloburo non tutti i notai erano così. C'era pure chi ometteva la parte abusiva costruita, dunque fantasma, e rogitava solo quello che era a posto. Evidentemente nonostante l'asfissiante macchina burocratica nessuno controllava l'operato di codesti notai! 
Si fece anche il passaggio di nominativo dalla brava cuoca al capofamiglia acquirente per il permesso di entrare nella casa attraversando la striscia di terreno regionale. Ma la pratica languiva. Passarono due anni e non si capisce bene cosa nel frattempo facesse chi doveva occuparsene...

Telefonate, richieste di dichiarazioni mancanti scoperte all'ultimo ritardarono le cose fino al punto che il nuovo proprietario venne informato che la Regione era pronta a registrare il permesso di accesso ma le tasse di registrazione nel frattempo erano aumentate: invece dell'equivalente di 360 euro bisognava pagarne 1.150!
Ebbene, anche a Babiloburo esistono cittadini mutanti che si ribellano.
La moglie del capofamiglia si arrabbiò, lesse le Leggi che regolavano i tempi di svolgimento delle pratiche e scoprì che, in quel caso, si era davvero tracimato persino per un Paese come quello!
La mutante, perché non rassegnata come quasi tutti i babiloburi, si recò presso una Associazione che difendeva i cittadini dai soprusi della burocrazia e con un bravo avvocato ottenne di non pagare il surplus di tasse scaturite dalla lentezza elefantiaca dei burocrati regionali.
L'avvocato le costò pochissimo ed il risultato fu un gran risparmio.
Ma siamo sempre nella Babilonia Burocratica e per avere la copia del permesso registrato dovette aspettare ancora un po', telefonando a vari uffici regionali in cui chiunque rispondeva dava il nome di persone diverse che, a suo avviso, avevano la pratica.
"Chi le ha detto che dovrebbero occuparsene il Dott. Ghiri e la Sig.ra Lumachi?" Rispondeva con tono acido la Sig.ra Nonsochestoafà.
"Me lo ha detto la segretaria del Dott. Lasciatemistà, Capo Settore! A cui, peraltro, avevo anche inviato una e-mail chiedendo dove era finito il permesso finalmente registrato e di cui ho pagato la tassa, dopo che avevo pagato un valore di 400 in bolli... e mille li aveva pagati la precedente proprietaria... praticamente in tutto siamo a 2000 per un pezzo di carta per entrare a casa mia!"
"Deve rivolgersi al Dott. Somorto."
"E' sicuro? Sa perché ognuno con cui parlo mi fa un nome diverso e quando chiamo quel nome mi apostrofa dicendo "Chi glielo ha detto?! Si sbaglia!", come se fosse colpa mia se nessuno sa CHI ha in mano questo tipo di pratica che, essendo stata registrata da un altro ufficio, dopo che l'aveva seguita un altro ancora, ora era stata passata a qualcuno solo perché la spedisse." 
"E' il Dott. Somorto. Telefoni a lui: le detto il numero di telefono." Disse la Sig.ra Nonsochestoafà con tono secco.
La babilobura mutante che non demordeva fece il numero. Una voce d'oltretomba, che ci si immaginava appena risvegliata da un sopore quotidiano in mezzo a carte giacenti e polverose, rispose fiocamente di essere il Dott. Somorto.
"Mi pare di aver chiamato qualcuno.... sì devo aver chiamato qualcuno per dire di venire a prendersi la pratica un mese e mezzo fa... devo averlo fatto.. credo."
"Noi non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione, comunque, scusi, ma non gliel'hanno trasmessa per spedircela?"
"Se vuole... la spedisco..."
"E' previsto che la Regione spenda i soldi per la raccomandata?" Si preoccupò la mutante che non si smarrisse dopo due anni e tante spese e pene.
"Sì... - fece con voce incerta Somorto - è previsto. Se vuole.. Altrimenti viene qui, io sono al primo piano del Palazzone della Regione, stanza n. 1250."
Forse sperava di vedere qualcuno ogni tanto che lo risvegliasse un poco dal suo stato comatoso, ma la signora mutante fu cattiva: "Debbo fare 100 km. per venire da lei, sia gentile, faccia la raccomandata."
E la raccomandata alla fine arrivò con il prezioso carico di fogli costati fra carburante, telefonate, bolli ecc. oltre l'equivalente monetario di 2000 euro!
Ma voi pensate che sia finita qui?
Perché voi siete in Italia, un Paese Civile, Moderno, digitalizzato, dinamico, ragionevole, mica nel folle Babiloburo!
Nonostante l'Amministrazione del Territorio Locale avesse dato tutti i permessi e stabilito che l'ingresso sulla strada doveva essere quello e solo quello, nonostante la Regione, che se ne impippava di tenere in ordine le striscie di terreno di sua proprietà fra la strada pubblica ed i terreni privati ma chiedeva soldi per concedere permessi di passaggio, avesse finalmente ratificato che, viste circa 240 leggi e i permessi dell'Ente Bonifica che doveva curare gli alberi ma non lo faceva e quello della Provincia che non faceva nulla in assoluto ma doveva comunque decidere sulla vita altrui, il tratto di terreno di sua proprietà dalla strada al cancello della villa era dato in concessione ai proprietari della villa medesima, per costruire su quel terreno di terra battuta un'entrata decente carrabile i nuovi proprietari dovevano comunque chiedere un permesso di costruzione all'Amministrazione del Territorio Locale che aveva stabilito che lì e solo lì doveva essere aperto il cancello d'accesso. 
Siete sfiniti? Ma non gli indomiti nuovi proprietari i quali pagarono un geometra che fece i disegni richiesti, la relazione richiesta e presentò il tutto all'Amministrazione del Territorio Locale.
Tutto era a posto ma mancava una firma! Senza quella firma non potevano scattare i 30 giorni che bisognava aspettare dopo aver ottenuto il permesso di costruire finalmente l'accesso. Non si sa perché, ma a Babiloburo è così: ottenuto il permesso non si può iniziare subito dopo avere atteso tanto. No, trenta giorni e poi via!
Il senso di tutto questo non me lo chiedete, non lo so, io vivo in Italia, dove cose così assurde non possono accadere!
Sapete di chi era quella firma? Di un Poliziotto stradale che doveva stabilire che il passaggio poteva essere concesso per raggiungere la strada.
Ma il poliziotto non metteva la firma e nessuno sapeva spiegare il perché. I protagonisti della nostra storia cominciarono a girare per le stanze del Palazzo dell'Amministrazione del Territorio Locale chiedendo lumi, ma nessuno sapeva dire il perché. 
Uno diceva che quello doveva firmare ed inviare la pratica al suo ufficio, un altro diceva che forse non aveva tempo perché era sempre per strada (ma allora perché gli affidavano pratiche che doveva firmare in ufficio?), domanda inutile.
Qualcuno cominciò ad ammettere che ci doveva essere un problema e che bisognava parlare con lui e solo con lui: solo quel poliziotto aveva quell'incarico e nessun'altro!
Lo cercarono sia il geometra incaricato della costruzione del passaggio, sia i proprietari. Ma in mesi e mesi di ricerche costui non c'era mai.
Alla fine il capofamiglia e l'esterrefatto geometra lo trovarono e lui, con molto sussiego, disse che la firma lui non la metteva perché non si sapeva come fosse classificata la strada!
"Ha questo incarico e non conosce la classificazione delle strade?"
Si stupì la moglie mutante del nuovo proprietario.
"L'Amministrazione del Territorio Locale non conosce come sono classificate le sue strade?" Dissero attoniti in molti.
Appresero dunque che se la strada fosse stata classificata come era venti anni prima il passaggio non si poteva costruire, anche se la Regione aveva scritto e registrato che "non vi erano vincoli all'accesso alla strada pubblica secondo il Nuovo Codice della Strada", anche  se  L'Amministrazione del Territorio Locale aveva approvato e concesso l'ingresso della casa proprio in quel punto e guai a spostarlo.
L'Amministrazione contraddiceva sé stessa? Ma allora non avete capito che non siamo in Italia dove queste cose NON possono MAI accadere! Siamo in una Babilonia che ha smarrito il senso della realtà e financo del ridicolo: siamo nel Paese di Babiloburo!
A questo punto un cittadino babiloburo si sarebbe rivolto al conoscente, avrebbe fatto capire che era disposto a pagare la firma del poliziotto... Ma non la mutante moglie del proprietario.  Ella chiese in giro confidenzialmente se il poliziotto fosse corrotto, non per accondiscendere ad una eventuale corruzione naturalmente, ma per chiarirsi le idee. Lesse le Leggi ed i regolamenti ed ebbe le idee ancora più chiare: qualsiasi fosse stata la classificazione 20 anni prima le Nuove Disposizioni dettate dal Codice della Strada cancellavano le precedenti: si stupì che questo non fosse stato subito ovvio a tutti. Essendo una regola legale generale: ogni nuova disposizione annulla la precedente.
Ma ormai a Babiloburo nessuno riesce più a ragionare in modo ovvio e lineare e forse davvero il poliziotto era in buonafede... chissà.
Può un organismo Amministrativo superiore che governa tutta la Regione scrivere che  "non vi sono vincoli all'accesso alla strada pubblica secondo il Nuovo Codice della Strada", farlo firmare dal Dirigente che ha la Delega per tali contratti, registrarlo presso la potente Agenzia delle Tasse ed essere sconfessato da un poliziotto stradale che decide che lui non firma perché non ha chiari i regolamenti aggiornati?
No, non può neppure a Babiloburo senza il rischio che la mutante non possa denunciarlo per omissione di atti d'ufficio.

Opinione basata su fatti veri ed accertati


De Magistris è innocente ma deve dimettersi


Dopo la condanna in primo grado per abuso d’ufficio a 1 anno e 3 mesi, Luigi De Magistris deve lasciare la carica di sindaco di Napoli. Perché è giusto così e perché la legge Severino stabilisce la sospensione senza possibilità di scappatoie (che sarebbe anche poco decoroso imboccare, magari in attesa che il prefetto lo iberni fino all’eventuale assoluzione d’appello). Sono decine i consiglieri regionali, provinciali e comunali sospesi o rimossi per una condanna in primo grado o per una misura cautelare. E la legge è uguale per tutti, come De Magistris ben sa, avendo fatto della Costituzione il faro della sua vita professionale, prima da pm e poi da sindaco.
Ciò premesso, parliamo del processo che ha originato la sentenza dell’altro ieri, di cui siamo ansiosi come non mai di leggere le motivazioni. Chi conosce i fatti alla base del processo a De Magistris e al suo consulente tecnico Gioacchino Genchi ai tempi dell’inchiesta “Why Not” a Catanzaro, poi scippata da una manovra di palazzo, non può che meravigliarsi per la condanna dei due imputati e pensare a un tragicomico errore. Purtroppo, come sempre, i fatti li conoscono in pochi, men che meno chi ne scrive. Sui giornali si leggono ricostruzioni fantascientifiche: La Stampa vaneggia addirittura di “intercettazioni illegali”, “a strascico” e di un “elenco sterminato” di galantuomini spiati da Genchi con un “metodo” che sarebbe stato bocciato dalla sentenza. Balle. Il processo non riguardava l’”archivio Genchi” (perfettamente lecito: il consulente riceveva tabulati e intercettazioni da decine di procure e tribunali per “incrociarli”, dare un senso ai legami che ne emergevano e smascherare autori di stragi, omicidi e altri gravissimi delitti), né fantomatiche “intercettazioni”.
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Ma soltanto tabulati telefonici: cioè elenchi di numeri di utenze a contatto – in entrata e in uscita – con i telefoni degli indagati. Nemmeno una parola sul contenuto (che si ricava dalle intercettazioni). Nel 2007, su mandato del pm De Magistris, Genchi acquisì dalle compagnie telefoniche i dati su centinaia di tabulati, incappando – ma questo lo si scoprì solo alla fine – anche in quelli di cellulari in uso, secondo l’accusa, a 8 parlamentari (Prodi, Mastella, Rutelli, Pisanu, Gozi, Minniti, Gentile, Pittelli). Di qui l’accusa di averli acquisiti senz’avere prima chiesto al Parlamento il permesso di usarli, violando la legge Boato e l’immunità dei suddetti. Un ingenuo domanderà: come fai a sapere che quel numero telefonico è di un onorevole? Prima acquisisci i dati dalla compagnia poi, se scopri che l’intestatario è un eletto, chiedi alle Camere il permesso di usarlo. I giudici di Roma però sono medium, o guidati dallo Spirito Santo: appena leggono un numero, intuiscono subito che è di un parlamentare. Ergo non si spiegano perché De Magistris e Genchi chiedessero a Tim e Vodafone di chi fosse questo o quel numero: dovevano saperlo prima, per scienza.
Purtroppo De Magistris e Genchi sono sprovvisti di virtù paranormali. E rispondono di abuso d’ufficio. Questo fra l’altro non è più reato dal ’97, salvo che produca un “danno ingiusto” o un “ingiusto vantaggio patrimoniale”. E quale sarebbe il danno patito dagli 8 politici? La “conoscibilità di dati esterni di traffico relativi alle loro comunicazioni”. Cioè: c’era la possibilità che si sapesse con chi telefonavano. Come se le frequentazioni con personaggi poco limpidi fossero colpa non di chi le intrattiene, ma degli inquirenti che scoprono, peraltro in un’indagine segreta. C’è pure un problema di competenza, visto che sui reati dei pm di Catanzaro è competente la Procura di Salerno, non di Roma. Però decise di occuparsene lo stesso il pm Achille Toro, già in contatto con personaggi emersi in Why Not e poi costretto a lasciare la toga perché coinvolto nello scandalo Cricca. Pazienza se, dall’accusa di abuso d’ufficio per i tabulati di Mastella, De Magistris e Genchi erano già stati inquisiti e archiviati a Salerno. Li hanno riprocessati a Roma per lo stesso reato. Ultima perla: fra le vittime del presunto abuso c’era pure Pisanu, il quale però ha detto a verbale che i tabulati che lo riguardano non sono suoi, ma della moglie. Era vittima, ma a sua insaputa.
Il Fatto Quotidiano, 26 Settembre 2014

venerdì 26 settembre 2014

Le mele avvelenate del governo Monti

Da questo Blog:

mercoledì 16 luglio 2014


Questioni di Leggi ad hoc


Rileggete questo post: vi si parlava della Legge Severino e di come, studiata bene "a tavolino", abbia favorito Berlusconi e Penati.
Una mia amica ligure dice sempre che "questi sono delle volpi", se le studiano bene le leggi per poi fregarci.
Ed ecco che hanno fregato il buon Luigi De Magistris, persona perbene che i napoletani, oppressi da tanti mali, si erano votati.
Ora la legge Severino li scippa del loro Sindaco, grazie ad una giudice che è andata totalmente contro quello che aveva valutato la Pubblica Accusa: il PM non condannava De Magistris, anzi... Proprio la Pubblica Accusa non lo accusava di quello che, invece, questa magistrato donna ha voluto condannare nel suo comportamento.
E' inutile che ipocritamente l'Associazione Magistrati si indigni. Non ricordo se si è indignata quando a De Magistris scipparono l'inchiesta che coinvolgeva i politici che ora, secondo la sentenza, dovrebbe anche risarcire.
Ma anche se in appello tutto questo dovesse rientrare, l'effetto l'ha ottenuto: ha ricordato agli italiani che i politici non si toccano! Attenti, perché finite come De Magistris: vi tolgono tutto, le inchieste, il lavoro di magistrato se si vuole fare politica, e vi rovinano economicamente condannandovi a risarcimenti milionari.
E chi fa più niente! Per carità! C'è la Legge Severino!
Belle mele avvelenate ha lasciato il governo Monti: Legge Fornero, Legge Severino...  amicizie non commendevoli ma favorite della ministro Cancellieri....

Da: Linkiesta 2012

Ma anche ammettendo che la continua candidatura di magistrati in politica non sia un male, anzi sia perfino un bene, un altro problema – enorme – resta: perché quasi tutti i giudici che scelgono la politica si mettono in aspettativa anziché dimettersi? Nella nostra infografica di qualche giorno fa elencavamo quanti magistrati in politica da decenni siano ancora in aspettativa. Cioè, tecnicamente, pronti a riassumere l’incarico di magistrati, dopo decenni, e senza che la loro assenza venga considerata tecnicamente una vacanza, mentre il problema della carenza di organico attanaglia, tra i vari, la giustizia italiana.

Già, non tutti si dimettono come ha fatto Luigi De Magistris, a cui molti con accanimento lo chiedettero.
Pensate a Claudio Vitalone che riuscì a tornare in magistratura anche dopo il processo per l'uccisione di Mino Pecorelli, pensate a Scalfaro che ha potuto anche ricoprire la carica di Presidente della Repubblica restando magistrato: tutti in aspettativa indefinita...
Questa è l'Italia signori, e non cambia...

giovedì 25 settembre 2014

Economia stravolta

Un commento saggio preso dal Blog di Beppe Grillo:

BANCHE
Nei mercati l’accumulazione del valore monetario dipendeva dalla produzione industriale di beni e servizi (secondo la formula Denaro-Merce-Denaro). Oggi gli speculatori (con l’utilizzo di algoritmi e una finanza creativa-virtuale) gestiscono un sistema di accumulazione particolare in cui il Denaro produce Denaro senza dover passare attraverso la produzione di alcunché; creazione fittizia di denaro. Ma ricordando che nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. Il risparmio fonte di sudore, di lavoro, di sacrifici , il risparmio reale con i meccanismi matematici viene spostato nelle caselle virtuali e piano piano , talvolta anche molto velocemente esso cambia di tasca. Lasciando ai risparmiatori tasche vuote e futuro incerto. Il risparmio quale ammontare per i periodi di crisi , per la vecchiaia o per mandare a scuola un figlio sparisce come le puntate fatte sul gioco delle tre carte.
Le banche tornino a fare da supporto all’economia reale utilizzando la liquidità nei settori di produzione e di consumo, prendendo le distanze dai prodotti derivati-mutui sub-prime ecc. 
Alla Banca Centrale Europea deve essere chiesto di far scendere il tasso di sconto allo 0,10% e di riallineare l’Euro in rapporto ai parametri

O Masiero 25.09.14 14:07| 

Cultura storica e presenzialismo senza concretezza

Gentile redazione,

inviamo in allegato il comunicato dell'Associazione Nuovi Castelli Romani sull'evento di sabato 13 settembre a Castel Gandolfo,

cordiali saluti,

Ufficio Stampa




Si è tenuto lo scorso 13 settembre, presso la cripta della Chiesa della Parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo, il convegno approfondimento sulla figura di Santa Teresa D'Avila. L'evento organizzato dall'Associazione Nuovi Castelli Romani si è inserito nel tradizionale omaggio che l'associazione, ormai da sette anni, fa al Pontefice. Quest'anno l'omaggio è stato rivolto a Papa Francesco, scegliendo di incentrare l'attenzione su Santa Teresa D'Avila, in occasione dei cinquecento anni dalla sua nascita. Verso la figura della Dott.ssa della Chiesa iberica inoltre sarà incentrato tutto il prossimo anno ecclesiastico a lei dedicato. Durante il convegno è stato disegnato dai vari ed autorevoli relatori, un viaggio all'interno del contributo intellettuale che Teresa D'Avila ha fornito alla Chiesa ed alla riflessione filosofica e teologica, tra cui il suo contributo alla riforma dell'Ordine Carmelitano, presente al convegno con una sua rappresentanza, tra gli altri. Omaggio a Teresa D'Avila è stato fornito anche attraverso l'esposizione di alcune opere del Maestro Guadagnuolo, facenti parte di una sua prossima mostra.
Numerose le autorità civili ed istituzionali presenti: dal Sindaco di Castel Gandolfo Milvia Monachesi, padrone di casa, al Sindaco di Nemi Alberto Bertucci, al Presidente del Parco dei Castelli Romani Sandro Caracci. Suggestivo in particolare il connubio ed il filo conduttore che ha visto i Comuni di Nemi e Castel Gandolfo, i comuni dei due laghi, a simboleggiare un ideale abbraccio dei Castelli Romani, verso una vicinanza ai temi dell'approfondimento culturale che sono segno distintivo di questo territorio e dell'attività dell'Associazione Nuovi Castelli Romani, da anni impegnata su questo fronte.

Do volentieri spazio a questo dotto convegno anche se, come più volte ho ribadito in questo blog, mi è molto difficile credere che ci sia un Dio che abbia messo l'animale intelligente Uomo al centro della Creazione, come invece credono molte religioni, fra cui quella Cristiana Cattolica.

Chiedo, invece, al Presidente del Parco dei Castelli Romani Sandro Caracci come vengono spesi i fondi in dotazione a codesta Istituzione?
Cosa esattamente fa per tenere puliti e decenti i boschi che fanno parte di tale Istituzione?
In tempi recenti ho tentato di segnalare a chi girava con pick-up con le insegne di detta Istituzione il degrado del bosco di Colle Iano, ad esempio, avendolo incrociato più volte transitante proprio nella strada che attraversa tale bosco. Mi è sembrato molto strano che dovessi segnalare io i rifiuti scaricati in vari punti, visto che gli occhi li aveva anche il dipendente stipendiato che guidava la Vs. auto, di cui i contribuenti pagano il carburante ed il resto.
Ho ripetuto la segnalazione anche agli indirizzi e-mail sul sito web del Parco Regionale dei Castelli Romani: chissà se qualcuno l'ha mai letta?
Forse certe Istituzioni, mantenute da noi tutti contribuenti, servono solo a far presenziare le sue cariche ad edificanti convegni?

Luigi De Magistris: vergognosa sentenza

L'ho conosciuto a Vasto quando credevamo entrambi che Antonio Di Pietro fosse quello che non è.
Lui è sicuramente un persona perbene e l'ha dimostrato, come ho narrato in questo blog ma come hanno scritto anche tanti giornali, chiedendo e richiamando il fondatore di Italia dei Valori sulla questione morale del partito.
Questa sentenza, che dicono non si dovrebbe commentare ma che io commento definendola vergognosa, serve solo a togliere nei cittadini italiani quel poco di fiducia che ancora hanno nelle Istituzioni che, ricordiamolo sempre, sono fatte di uomini e sappiamo che non tutti hanno la schiena dritta ed il cervello scevro da inquinamenti.
Questa sentenza mi porta a ribadire quello che ho scritto molte volte: quello che ripeteva sempre Antonio Di Pietro, e cioè "che bisogna avere fiducia nei magistrati", è una affermazione ipocrita come molte cose che lo riguardano.
Anche Luigi De Magistris era un magistrato, ma sicuramente diverso dall'ex-magistrato che non ha saputo mantenere fede ad un'Italia veramente di Valori. 
I signori politici sono intoccabili, come molte categorie in questo Paese, e se ci sono privilegi intoccabili, che riguardino i soldi pubblici che si sono votati in modo da intascarne tanti o che riguardino le verità nascoste che non vogliono far sapere, vuol dire che siamo sempre lì: "nobili", "prelati" e terzo stato che siamo noi tutti toccabilissimi, insomma una società pre-rivoluzione francese.
Ora, secondo la giudice che lo ha condannato, De Magistris dovrebbe "andare per stracci", come diciamo a Roma, per pagare "i danni" a questi magnifici politici, gente come Rutelli, Mastella... per essere stati intercettati su utenze telefoniche intestate a società (di comodo?) o ad altro, non bastandogli quello che gli paghiamo per telefonare con utenze a spese dello Stato.. Quei numeri, come spiega bene l'articolo del Fatto Quotidiano che riporto qui sotto, erano nell'agenda di un inquisito per traffici certo non leciti. Personalmente io, (e non solo io), metterei in galera tutti i politici per il solo fatto che rispondevano su quei telefoni nebulosamente intestati.
Guai a toccare gli Intoccabili, ci sarà sempre qualche giudice che ve la farà pagare: RICORDO CHE C'E' STATO UN REFERENDUM POPOLARE IN CUI, CON UNA PESANTE MAGGIORANZA, IL POPOLO ITALIANO (TERZO STATO O PLEBE FATE VOI) HA DETTO CHE I GIUDICI DEBBONO RISPONDERE CON LA LORO RESPONSABILITA' CIVILE DEI LORO ERRORI.
Basta con l'interpretazione della legge a modo "come gli pare"! Lo dimostra anche questa sentenza uscita nonostante che il PM, magistrato anche lui, avesse detto tutt'altra cosa!!
Le Leggi sono lì ma questi signori magistrati le interpretano ad personam. Questo dà loro una discrezionalità mostruosa, distorcente a mio avviso la stessa Costituzione Italiana in diversi suoi articoli che non sto qui a ricordare: basta rileggere la Carta Costituzionale. 

Why Not, condannati de Magistris e Genchi. Il sindaco: “Errore giudiziario”

Il pm di Roma Roberto Felici - il 23 maggio 2014 - aveva chiesto l'assoluzione per l'ex magistrato e la condanna per il consulente. Cuore del processo l'acquisizione di utenze di alcuni parlamentari. Una vicenda che risale al 2006 quando l'attuale primo cittadino era pubblico ministero a Potenza, titolare dell'inchiesta Why Not. È stato anche disposto il risarcimento danni materiali e morali dei parlamentari che si videro sequestrare i tabulati telefonici

Why Not, condannati de Magistris e Genchi. Il sindaco: “Errore giudiziario”
Il rinvio a giudizio per l’affaire Why not e l’acquisizione di tabulati telefonici di politici e parlamentari, tra il 2006 e il 2007, era arrivato il 21 gennaio 2012. L’ex pm, oggi sindaco di Napoli Luigi de Magistris è stato condannato, a Roma, ad un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi. Tra i numeri analizzati da quest’ultimo finirono l’allora ministro di Giustizia Clemente Mastella (indagato in Why Not e prosciolto dopo la sottrazione del fascicolo a de Magistris), il deputato Francesco Rutelli, il senatore Giancarlo Pittella, i deputati Beppe Pisanu (ex ministro dell’Interno di un governo Berlusconi), Marco Minniti, Antonio Gentile, Sandro Gozi. Per un breve periodo fu indagato, come atto dovuto, anche l’ex premier Romano Prodi, poi archiviato. 
Il pm aveva chiesto l’assoluzione per l’ex magistrato. Il pm di Roma Roberto Felici – il 23 maggio 2014 – aveva chiesto l’assoluzione per l’ex magistrato: ”Chiedo l‘assoluzione per Luigi de Magistris perché il processo ha dimostrato che non era a conoscenza che stesse compiendo atti illeciti”. Per Genchi invece era stata sollecitata una condanna ad un anno e sei mesi di reclusione. Cuore del processo l‘acquisizione di utenze di alcuni parlamentari. Una vicenda che risale al 2006 quando l’attuale primo cittadino era pubblico ministero a Catanzaro, titolare dell’inchiesta Why Not.
I due imputati sono accusati di abuso d’ufficio per aver acquisito le utenze senza le necessarie autorizzazioni parlamentari, diProdiRutelliMastellaMinniti e Gentile. Nel corso della requisitoria, il pm Roberto Felici aveva spiegato come pur essendo stato de Magistris a dare “carta bianca ” al suo consulente tecnico, indagando sui contatti trovati nell’agenda di Antonio Saladino (un imprenditore indagato) fu Genchi a trasformarsi in “dominus” dell’inchiesta e a disporre non solo i decreti di acquisizione degli atti, poi firmati dal magistrato. Per l’accusa Genchi arrivò a scegliere i nominativi, con le utenze telefoniche, di chi doveva entrare a far parte dell’inchiesta. La difesa, invece, sosteneva che i tabulati erano stati acquisiti ignorando chi utilizzasse quei telefoni visto che le utenze, in molti casi, erano intestate a società e terze persone. Di fatto si indagava su utenze delle quali non potevano sapere a priori le intestazioni. Scoperte, per l’appunto, soltanto dopo l’acquisizione dei tabulati e delle notizie richieste alle compagnie telefoniche.
Disposto il risarcimento per gli onorevoli di cui erano stati acquisiti i tabulati. Un modus operandi che, secondo il pubblico ministero, rappresentava “una violazione e una indebita intrusione nella vita privata” dei parlamentari. Per il pm capitolino, in sostanza, il sindaco di Napoli ebbe un ruolo secondario nella gestione dell’indagine e dagli esiti processuali emerge che non fosse a conoscenze che quelle utenze si riferivano a parlamentari in carica. Nel chiedere l’assoluzione il pm, riferendosi a de Magistris, ha affermato di “non apprezzare quelli che erano i suoi metodi, la sua ansia ed euforia investigativa e l’uso eccessivo di strumenti come le perquisizioni. Non ho trovato elementi, però, – aveva detto Felici – per dire che lui fosse a conoscenza che si stava commettendo un illecito acquisendo quei tabulati”. Il Tribunale, presieduto da Rosanna Ianniello, però non ha accolto la richiesta della Procura e ha emesso un verdetto di condanna per entrambi gli imputati. Il giudice, pur concedendo le attenuanti generiche ha inflitto anche l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. La pena comunque è stata sospesa ed è stata disposta la non menzione nel casellario giudiziario. È stato anche disposto il risarcimento danni materiali e morali dei parlamentari che si videro sequestrare i tabulati telefonici. Si tratta degli onorevoli Sandro Gozi, Romano Prodi, Marco Minniti, Clemente Mastella e Giancarlo Pittelli, dei senatori Francesco Rutelli e Antonio Gentile. In via provvisionale il Tribunale ha stabilito un risarcimento danni di 20mila euro ciascuno per questi personaggi presenti nel processo come parte civile.
Luigi de Magistris: “Ho subito la peggiore delle ingiustizie”. “La mia vita è sconvolta, ho subito la peggiore delle ingiustizie. Sono profondamente addolorato per aver ricevuto una condanna per fatti insussistenti. Ma rifarei tutto, e non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato” dice Luigi de Magistris dopo la condanna. ”In Italia, credo, non esistano condanne per abuso di ufficio non patrimoniale. Sono stato condannato per avere acquisito tabulati di alcuni parlamentari, pur non essendoci alcuna prova che potessi sapere che si trattasse di utenze a loro riconducibili. Prima mi hanno strappato la toga, con un processo disciplinare assurdo e clamoroso, perché ho fatto esclusivamente il mio dovere, dedicando la mia vita alla magistratura, ed ora mi condannano, a distanza di anni, per aver svolto indagini doverose su fatti gravissimi riconducibili anche ad esponenti politici. Non avendo commesso alcun reato, ho la speranza che si possa riformare, in appello, questo gravissimo e inaccettabile errore giudiziario“, sottolinea ancora de Magistris.
“La mia vita è sconvolta e sento di aver subito la peggiore delle ingiustizie, ma non cederò alla tentazione di perdere completamente la fiducia nello Stato. Rifarei tutto, ho giurato sulla Costituzione ed ho sempre pensato che un magistrato abbia il dovere di indagare ad ogni livello, anche quello che riguarda la politica. Oggi, con questa sentenza, di fatto, mi viene detto che non avrei dovuto indagare su alcuni pezzi di Stato, che avrei dovuto fermarmi. Rifarei tutto, perché ho agito con coscienza e rispettando solo la Costituzione. Vado avanti con onestà e rettitudine, principi che hanno sempre animato la mia vita e che una sentenza così ingiusta non può minimamente minare. La Giustizia è più forte della legalità formale intrisa di ingiustizia profonda”, conclude il sindaco di Napoli. 
“La sentenza emessa oggi dal tribunale di Roma rende piena giustizia agli uomini politici tra i quali Francesco Rutelli e Clemente Mastella” dicono i legali dei due esponenti politici, gli avvocati Titta eNicola Madia oltre a Cristina Calamari. “La grave violazione delle prerogative dei parlamentari in questione determinò una violentissima campagna di stampa contro il governo all’epoca in carica”.
Riporto qui sotto alcuni dei commenti più significativi sotto questo articolo del Fatto Quotidiano


Anche se avesse saputo di spiare dei parlamentari, data la qualita umana delle persone che bivaccano in parlamento e l'opacita del loro operato, De Magistris ha fatto bene a metterli sotto controllo scoprendo poi, guarda caso cose molto interessanti e poco appropriate per delle persone dello stato (minuscolo). In un paese dove i politici cercano accordi con la mafia in sicilia, chiudono gli occhi e fanno affari con la camorra per uccidere un territorio come in campania, ma che volete che sia spiarli a loro insaputa. Io direi ATTO DOVUTO. In Italia siamo al di la della democrazia e della legalita, siamo nell' abuso totale, metodi giacobini ci vorrebbero, altro che.



“L’immunità va rivista e non solo per i Senatori, ma anche per i deputati – scrive Aldo Giannuli – negli ultimi quaranta anni se ne è fatto un uso ignobile che ha coperto il
sistematico latrocinio di una classe politica sempre più indecente”.



Esattamente Giannuli che lavoro fa ?


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      Già consulente per la Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Stragi
      consulente per le Procure di Palermo, Bari, Milano (strage di Piazza Fontana), Pavia e Brescia (strage di Piazza della Loggia).
      Trova una quantità enorme di documenti non catalogati dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno, nascosti nell' archivio della via Appia” sull'eversione nera
      Oggi è un ricercatore universitario collaboratore di molti giornali
    • In un Paese dove la complicità tra politica e mafie è una costante; dove la
      corruttela inquina appalti pubblici, forniture, gestione di servizi e quant’
      altro; dove il voto di scambio permette l’ accesso al Parlamento e, quindi,
      alle più alte cariche dello Stato, a soggetti indegni e squalificati; dove alla
      Magistratura, potere dello Stato, si impedisce di operare cambiando, per
      favorire il delinquente di turno, leggi e procedure processi durante, può
      capitare che un pubblico ministero, avvalendosi della collaborazione di un
      perito, possa incorrere involontariamente in un “abuso d’ ufficio” senza trarne
      alcun beneficio sia in termini economici sia di carriera.
      E’ un reato che, COMUNQUE, deve essere perseguito, ma c’ entra poco, in quanto
      a gravità, con concussione, corruzione, falso in bilancio e riciclaggio.
      Di sicuro, un “lodino” o una leggina “ad hoc” salvifici per il dottor Luigi de
      Magistris non ci saranno.




    Un Paese alla rovescia: De Magistris condannato per aver svolto indagini contro politici.
    Il comandante De Falco ("Vada a bordo, cazzo"), destinato ad incarichi amministrativi. Forse per il reato di parolacce nei confronti dell' "eroe" Schettino la sera del naufragio della Concordia?



    Fatemi capire, aver intercettato dei parlamentari senza permesso del parlamento è un illecito?
    Ma se avessero chiesto il permesso a cosa servivano le intercettazioni?
    Assolvano De Magistris in formula piena perché il fatto non sussiste, visto che la giustizia viene applicata "in nome del popolo italiano".

    Mi fermo qui.
    Fra Luigi De Magistris condannato e Gregorio De Falco messo dietro una scrivania oggi l'Italia Pulita si sente indifesa e sola, incerta sul suo futuro.
    Termino con il titolo del quotidiano La Repubblica:

    De Falco: "Schettino in cattedra e io spedito in ufficio, questo Paese storto punisce i suoi servitori"