martedì 19 maggio 2015

Stralci da un Romanzo



Nascere e morire, null'altro

CAPITOLO I  - Rione Colonna e Rione Ponte intorno al 1949-1952


Il primo pensiero che io ricordi: una figura d'uomo in controluce, con il cappello in testa, è china verso di me: è mio padre. Alla mia sinistra un'altra figura in controluce, mia madre, cerca di aiutarlo a sistemarmi addosso qualcosa, forse il cappottino. Sono molto soddisfatta, mi piace che si occupino di me. Penso:
"Ma loro esistono solo per me? Sono coscienti di esistere come mi sento Io? Oppure soltanto Io mi sento così, cosciente di esistere, e loro sono solo figure che esistono solo per Me?"

Sono in una piccolissima camera da letto, in un letto ad una piazza e mezza che occupa quasi tutta la larghezza della stanza; le coperte mi schiacciano, mi pesano addosso, voglio essere tolta da qui. Piango, ho capito che piangere fa sì che qualcuno venga. Non viene nessuno ed io mi lascio cadere pian piano dal letto, le coperte e le lenzuola mi trattengono un po', mi fasciano e mi depositano dolcemente a terra restando, in parte, sotto di me. Ora sono soddisfatta e mi riaddormento.

Mia madre cucina su di un fornello a carbone, tutto nero, è di ferro. Sul davanti ci sono due aperture quadrate nelle quali mamma mette il carbone che prende da una busta di carta. Per far prendere il fuoco usa una ventola dal manico di legno con attaccate tante piume scure. Quando il fuoco è bruciato resta una cenere grigia e a me piace mettere un cucchiaio da minestra in quella cenere e girare; a volte il cucchiaio si incastra e io mi arrabbio e strillo nel tentativo di tirarlo fuori.
Il fornello sta accanto ad una finestra dalla quale si vedono solo i tetti delle case ed il cielo. I coppi dei tetti sono di vari colori, nelle sfumature del marrone-rossiccio. A me piace guardare i tetti ed il cielo nel quale volano le rondini. Che strani giochi fanno: si rincorrono, tornano repentinamente indietro, per poi fuggire di nuovo. A volte danno anche una leggera malinconia, quando volano nel cielo rosato del tramonto, prima che scenda la sera, ed aumentano il loro verso stridulo come se fossero prese dall'angoscia per il buio che avanza.
Nel vano della finestra, sulla destra, c'è murato un uccello morto; la nicchia nella quale giace con le ali aperte ed il capo reclinato è chiusa da un vetro. La mamma con voce dolce dice che ce lo ha messo chi abitava questa soffitta prima di noi, e che doveva averlo amato tanto quell'uccello per creargli quella tomba.
"Lì lo poteva vedere sempre." Dice.
"Ma come fa a rimanere così. E' intatto."
"L'aria rimasta nella nicchia è poca per indurre la putrefazione. Doveva essere solo chi lo ha murato lì e l'uccello deve essere stata la sua unica compagnia. Prima che venissimo noi c'era la guerra. Chissà chi abitava quassù."
Questa cucina ha un caminetto piccolo piccolo. Non lo accendono mai. Non capisco perché visto che qui fa freddo. Però la Befana scende da lì perché i giocattoli li ho trovati proprio sul pavimento davanti al camino.
Alla camera dove dormiamo si accede mediante due scalini. E' piccolissima. C'è soltanto il letto dove dormiamo tutti e tre insieme, un piccolo armadio ad una sola anta con lo specchio rotto, un mobile a cassetti ed una sedia impagliata. L'armadio papà l'ha comperato così, con lo specchio già rotto, da una sua cugina che lo ospitò appena giunto a Roma dal paese. In fondo alla stanzetta c'è una finestra che dà su uno stretto cortile pieno di fili di ferro tesi da un muro all'altro per stendere i panni ad asciugare.
Questa stanza è l'unico angolo intimo per noi giacché la cucina è anche l'ingresso della soffitta e qui non ci abitiamo solo noi.
Dopo la nostra cucina c'è la cucina degli zii, a cui si accede con un gradino. La porta, a due ampie ante, è aperta solo quando loro ci sono. Di lato, a sinistra di questa grande porta, c'è un passaggio per chi abita oltre quella stanza e deve passare da lì.
La soffitta è fatta a scatola cinese: a sinistra della cucina degli zii c'è uno stanzone buio dove abita la madre di zio Gianni con suo marito. Lei si chiama Giuditta ma il marito non è il padre dello zio, perché Giuditta l'ha avuto senza marito lo zio Gianni. Oltre lo stanzone, anch'esso di passaggio, ci sono ancora altre stanze dove abitano due coppie. Tornano solo per dormire la sera ed escono presto la mattina. Sono educatissimi e molto calmi e silenziosi. Nel passare salutano sempre. Nella cucina della sorella di mia madre gli zii non ci sono quasi mai, perché gestiscono una trattoria. Sono tre anche loro ed io amo molto la mia cuginetta Lalla. Lei è più grande di me, è bella, vivace, allegra ed è più ricca di me, infatti lei possiede tanti giornalini che io non ho. Lei quando li legge me ne dà qualcuno ed io li guardo, mi piacciono le figure a colori, a volte le guardo capovolte, me lo dicono, io non so ancora leggere. Lalla ha anche gli album delle figurine: dei fiori, che è noioso, degli animali e quelli più belli di Cenerentola e di altre favole. E' bellissimo quando compera le bustine di figurine, l'emozione di sapere quali nuove figurine ci saranno, e se ci saranno dei doppioni. Poi Lalla ha tanti giocattoli, io voglio giocare con tutti, sono capricciosa, lei a volte non vuole, ma gli zii la sgridano e lei cede. Gli zii sono buoni: zio Gianni mi permette anche di fare la pipì per terra nella sua camera da letto; io gli chiedo il permesso: "Falla falla?" e lui mi dice sorridendo: "E falla un po'!"
La zia un giorno stava stirando e teneva una boccettina con dentro un liquido trasparente come l'acqua, sul tavolo accanto a lei. La boccettina era chiusa con un tappo di sughero sul quale era infilato uno spillone. La bottiglietta mi incuriosì ed io faticosamente allungai una mano e la presi. Appena l'ebbi aperta l'annusai e mi girò la testa. La zia mi prese con la mamma e mi portarono a respirare aria pura davanti alla finestra aperta sui tetti. Mi ripresi subito. Mi spiegarono che quello che avevo respirato era ammoniaca. Imparai che non si doveva fare.


Il mestiere di giornalista

Da: Il Corriere della Sera
NOTIZIA DEL 2013 - di Alessandro Fulloni

Giulia Innocenzi k.o. all’esame da giornalista
Ironie e sfottò. E lei: «Mi fanno pena, poracci»

La cronista di «Servizio pubblico» non passa la prova scritta. Il web s’infiamma con le prese in giro. Ma c’è molta solidarietà

Giulia Innocenzi a «Servizio Pubblico»Lo sfogo è quello di Giulia Innocenzi, 29 anni, riminese, giornalista di «Servizio Pubblico» e volto noto della trasmissione anche per le polemiche in diretta con direttori come Augusto Minzolini e Maurizio Belpietro. Il 15 ottobre Innocenzi non ha passato lo scritto dell’esame di Stato per l’iscrizione all’albo de i giornalisti professionisti. Prova severissima che una certa ansia la mette, figurarsi, anche alle firme eccellenti tra le quali si conteggiano,anche in tempi recenti, bocciature non pronosticabili.

Prendo lo spunto da questa notizia (vecchia) per alcune considerazioni e riflessioni.
Primo: per la mia esperienza non mi risulta quello che scrive il giornalista che firma l'articolo: Prova severissima che una certa ansia la mette... Intende l'esame per l'iscrizione all'Albo.
Quando scrivevo su una rivista sponsorizzata da un Consigliere Regionale Lazio, allora di IdV, c'era nella Redazione un ragazzetto di belle speranze, scarsa cultura ed intelligenza, ma grandissima ambizione, che dette l'esame: lo passò. Ricordo che prima di tale impresa si informava da altri, più esperti, durante le riunioni periodiche della Redazione su questo esame. All'epoca parlavano anche di quiz... E comunque se l'ha passato quel ragazzetto che molto sperava nella politica (ed aveva ragione, visto che molti politici di lungo mestiere, ma senza un vero mestiere, hanno passato tale esame presentando le fatture a loro pagate dai giornali di partito dove scrivevano articoli "politici") penso che lo possa passare chiunque.

Stupisce, solo me che voglio stupirmi sempre delle cose non logiche, che la ragazzetta che accompagna il tribuno Santoro nelle sue trasmissioni "giornalistiche", ultima in ordine di tempo di una lunga serie di biondine che gli hanno fatto da spalla nelle sue trasmissioni, non fosse iscritta all'Albo. Non si ha notizia se abbia ritentato e sia riuscita, ma di sicuro scrive anche su importanti quotidiani.
Pare che abbia dichiarato che lei, come Beppe Grillo, è contraria all'Ordine dei Giornalisti.
In linea di massima dovrebbe essere giusto, se non che un Ordine dovrebbe servire a garantire almeno una deontologia professionale che qualora non rispettata dovrebbe portare ad un richiamo o ad una sanzione. Insomma una garanzia di serietà. Oltre a questo l'Ordine non serve ad altro.
Quando scrivevo in quella rivista di cui sopra, qualcuno mi propose di fare l'esame e dunque di diventare "professionista". Ma a me non interessava e non lo feci. Scrivo libri e tengo questo blog e mi basta. La cosa più bella in assoluto è la Libertà di Pensiero e di Espressione. Quanto alla deontologia, come persona e come blogger, cerco di scrivere con onestà nel rispetto di tutti, senza partigianerie ed eccessi, dunque la rispetto comunque, anche nel mio stesso interesse.
Mi fa tristezza vedere come i giornalisti professionisti, nonostante i proclami di "assoluta libertà", siano invece sempre piegati alla tesi di chi li paga.
Nel mio piccolo mi vidi bocciare un articolo su un'iniziativa del cantante Claudio Baglioni, che poi pubblicai qui, sul mio blog:

martedì 9 luglio 2013

Un articolo rifiutato

Tutti parlano della visita del Papa in carica a Lampedusa ed io mi sono ricordata di questo articolo, che scrissi nel 2009 per una rivista dove pubblicavo, che fu rifiutato dalla Direttrice Editoriale con questa motivazione: "Claudio Baglioni è di destra e la nostra rivista non lo è."

"Gli Uomini della Storia accanto....."
                                                           di Rita Coltellese

Se volete leggerlo basta cercarlo in Archivio o tramite la data o tramite l'Etichetta "Scrivere" . 
Questo per dimostrare che se si fa parte di una Redazione non si è liberi affatto.
Comunque, soprattutto i giornalisti televisivi, cercano di formare la pubblica opinione, sempre più con difficoltà, soprattutto grazie al WEB che ha immensamente allargato la possibilità di informarsi e di formarsi un'opinione personale senza influenze.
Questo comporta che i loro sforzi spesso appaiono risibili a molti: i più intelligenti naturalmente. Basta leggere i commenti dei lettori sotto gli articoli dei giornali on-line.
Certo una gran parte di spettatori, che non ha la possibilità di accedere alla rete, rimane inerme e influenzabile... soprattutto se di scarsa intelligenza e capacità culturale. 
Quello che è sconcertante è vedere "gli ospiti in studio" che dovrebbero servire, negli intenti dei conduttori, a "formare l'opinione" del pubblico!
Dopo lo scandalo della mitomania di un Oscar Giannino ancora lo invitano per fare opinione!
Ma se una persona qualsiasi si inventa titoli accademici mai conseguiti, e dice un mucchio di risibili panzane, come può essere credibile nei suoi giudizi? Fra tanta gente che ha una preparazione culturale, una credibilità non inquinata, una serietà ed una moralità perché scegliere certi soggetti? Perché la gente deve stare a sentire le opinioni di un tipo simile? Forse perché ha delle conoscenze in ambito giornalistico che vogliono aiutarlo facendogli pagare "le ospitate"?
Dopo la vergognosa débacle del Movimento poi Partito personale da lui creato, usando la sua fama di magistrato anti-corruzione, Antonio Di Pietro si è buttato a fare  "le ospitate" anche lui. Ora leggo che Santoro vuole fare una nuova trasmissione avendo come ospite fisso lui e... Alba Parietti... Altro soggetto di cui la gente deve sorbirsi le arroganti opinioni non si sa perché..
Ci sono tante attrici (brave), donne intelligenti, che non vengono invitate a fare le opinioniste con la frequenza annosa di questa modesta attrice.. Misteri dei conduttori-giornalisti televisivi. 

domenica 17 maggio 2015

Mai sentito parlare del Cavallo di Troia?

Da: La Repubblica

Libia avverte: accordo tra Is e scafisti, miliziani tra i migranti sui barconi

Libia avverte: accordo tra Is e scafisti, miliziani tra i migranti sui barconi
Migranti accompagnati a terra dopo essere stati soccorsi dalla Guardia di finanza italiana. Mediterraneo, 22 aprile 2015 (ansa)
L'allarme di un consigliere governativo libico che cita come fonti alcuni 'traghettatori': i jihadisti permettono l'imbarco dei profughi dai territori sotto il loro controllo in cambio della metà dei guadagni, poi sfruttano i viaggi della speranza per inviare terroristi in Europa. Domani vertice Esteri-Difesa per il via alla missione navale contro i trafficanti. Francia frena su quote rifugiati


ROMA - L'allarme ritorna periodicamente, ma stavolta sembra meno generico del solito. Parlando alla Bbc, il consigliere governativo libico Abdul Basit Haroun ha detto che i combattenti dello Stato Islamico arrivano in Europa anche a bordo dei barconi che attraversano il Mediterraneo e che ne ha avuto conferma da alcuni scafisti che operano in zone del Nord Africa controllate dall'Is. Gli scafisti avrebbero spiegato che i miliziani si nascondono tra i profughi, ma a bordo restano separati dalla massa, non hanno paura della traversata e sono "convinti al cento per cento" della loro missione.

sabato 16 maggio 2015

Zingari, Sinti e Rom: siamo tutti uguali nei DOVERI, poi nei diritti

Da: La Repubblica

Violini e bandiere della Pace: la marcia dei Rom e Sinti

BOLOGNA - Parte cantando l'inno d'Italia il corteo rom e sinti organizzato oggi a Bologna per la manifestazione nazionale delle due etnie. Con chitarre, trombe, violini e bandiere della pace, sono alcune centinaia le persone che hanno cominciato a sfilare da pochi minuti per le strade della città. In coda al corteo anche qualche decina di esponenti dei centri sociali. Il corteo, che sfila fuori dalle mura del centro cittadino, è organizzato in difesa delle minoranze, per i loro diritti e contro la xenofobia e cade nel giorno dell'anniversario della rivolta nel campo di sterminio di Birkenau.

Il presidente dei sinti: "Non siamo ladri". "Le contro manifestazioni di oggi sono la dimostrazione di politiche razziste. Devono capire che possono venire a dialogare con noi. Siamo stanchi di essere oggetto delle campagne elettorali di Salvini e altri. Siamo stanchi di essere considerati dei ladri e delinquenti, Hitler faceva queste politiche". Così Davide Casadio, presidente dell'associazione sinti italiana, a margine della manifestazione. Prima della partenza del corteo - a ritmo di alcune canzoni suonate dai manifestanti, tra cui l'inno nazionale e Bella ciao - alcuni sinti hanno depositato una corona di fiori nel luogo in cui la Banda della Uno bianca uccise due sinti italiani, nel campo di via Gobetti. "Siamo qui per dire che abbiamo subito come popolo - ha aggiunto Casadio - noi siamo per il dialogo. Salvini è un razzista, perché il razzismo è sentire gli altri meno importanti. Ma noi abbiamo combattuto per la Resistenza e per il Paese. Vogliamo dire che ci siamo anche noi". "Noi siamo d'accordo con la chiusura dei campi - ha spiegato - ma non con le ruspe. Noi non li abbiamo mai voluti i campi, siamo stati costretti da varie politiche".

Da: Cerca Notizie
Miss Italia 1997
E quest’anno fra le concorrenti c’e’ una zingara, Vincenza Di Rocco, che legge la mano e che chiede l’elemosina.
Per i miei sono diventata il disonore della famiglia , dice.
Solo che e’ troppa la voglia di entrare qui, nel regno degli occhi, e di farsi vedere.
Vincenza Di Rocco io l'ho conosciuta: ero nel parcheggio di "Toys" a Romanina e una bella ragazza dai lunghi capelli biondi, con un lungo vestito verde acqua, chiedeva l'elemosina fra le auto e venne al mio finestrino. Forse l'ho già raccontato in un altro post dove parlavo di zingari.
Io cerco sempre il dialogo e ascolto le ragioni degli altri. La riconobbi perché l'avevo vista nei servizi televisivi in cui quel gran signore che era Mirigliani la presentava come concorrente al concorso di Miss Italia. Non vinse ma successivamente vidi un altro servizio televisivo su di lei e la sua famiglia: ricordo un suo fratellino minore che sperava di riuscire nella boxe.
Quel giorno le dissi che l'avevo riconosciuta e le chiesi cosa ne aveva tratto da quell'occasione che le era stata data da Mirigliani, e cosa ne era stato delle speranze del suo fratellino con la boxe. Lei fu negativa in tutto: niente di niente, per lei e per il fratello minore.
"Non capisco però - le dissi - perché aspettate sempre che siano gli altri a darvi qualche cosa. Non puoi fondare la tua cultura sul fatto che gli altri ti debbano dare, a me nessuno da niente e debbo lottare, darmi da fare per ottenere di che vivere."
Lei mi rispose più o meno quello che mi aveva risposto in una circostanza analoga una bella zingara giovane, dall'aspetto pulito, con il suo bambino ben tenuto in braccio: che nessuno dava loro lavoro perché non avevano fiducia.
"La fiducia bisogna conquistarsela, - dissi loro in entrambe le circostanze - e non vi aiutano i vostri simili, che sono tanti, troppi, rubando. Perché questo avviene, è nei fatti".
Alla ex partecipante a Miss Italia che mi disse che le servivano i soldi per i pannolini del suo bambino chiesi quanto costavano, ricordo che disse Lit. 5000. Gliele diedi, dicendole però che non poteva fondare la sua vita sui soldi degli altri.
So che la loro cultura non prova vergogna per l'elemosina, ma come dissi una volta ad un mio amico, un ingegnere americano, che li giustificava proprio con questo argomento, nessuna cultura può essere accettabile se fonda il suo sostentamento sul parassitarne un'altra che, invece, si fonda sul lavoro. Giacché se tutti scegliessero di vivere così non ci sarebbe nessuno da parassitare.
Detto questo ognuno ha il diritto di vivere come vuole, ma non può invocare il rispetto e la considerazione se non paga i servizi e pretende che glieli paghino gli altri.
Intendo ad esempio la raccolta dei rifiuti, ma anche le tasse in generale, se si pretende di essere curati negli ospedali, camminare sulle strade asfaltate con le auto, mandare a scuola i propri figli ecc. ecc. ecc. bisogna contribuire.
Non ho nulla contro gli zingari, sinti o rom che siano, non è questione di razza, ma questione di come si vive.
Se un italiano non sinto, non rom, non zingaro, lascia i propri rifiuti in giro, dove non deve, mi fa schifo, se non paga le tasse e scrocca i Servizi che io pago con le tasse, mi fa schifo, se mi entra in casa per rubare quello che io ho comprato con il mio lavoro... beh, mi viene voglia di prenderlo a tortorate. Ma questo non è razzismo, con il razzismo non c'entra proprio nulla.
Dunque mi sta bene:  Il corteo, che sfila fuori dalle mura del centro cittadino, è organizzato in difesa delle minoranze, per i loro diritti ma prima debbono venire i doveri, e spiace che di questi non se ne parli nell'articolo.

Il frutto avvelenato del Governo Monti

Il Governo Monti, messo su in quattro e quattrotto dal vecchio ex comunista Napolitano che, per lo scopo, ha dato l'investitura di Senatore a Vita al Grande Economista Mario Monti, ha fatto più danni che altro.
L'unica cosa giusta l'ha fatta per il Monte dei Paschi di Siena dandogli i soldi giusti per evitarne il disastro.
Il popolo, che pensa sempre a male come Andreotti, pensò che i soldi racimolati spremendolo erano giusti giusti per la cifra salva-MPS.
Pensate che a me non passava nemmeno per la testa e fu un mastro-muratore, padre di famiglia, che stava lavorando in casa mia, che mi aprì gli occhi. Lui (e tanti altri come lui) erano pacificamente sicuri che quei soldi a noi spremuti erano serviti per quello e solo per quello. 
Ora una delle mele avvelenate del "Salvatore della Patria" è arrivata al giovane Renzi-Biancaneve che deve racimolare i soldi necessari per porvi rimedio, mentre i sindacati, come condor, lo guatano dall'alto ammonendolo a "restituire il maltolto a tutti, ma proprio a tutti"!

Il nemico in casa

Da: ADN KRONOS

"Togliti il crocifisso", 12enne senegalese aggredisce coetanea a Terni.

Un bambino di 12 anni di origine senegalese, secondo quanto comunicano i carabinieri di Terni in una nota, avrebbe aggredito una sua coetanea ieri all'uscita da scuola dicendole di togliersi il crocefisso che portava al collo e colpendola con una mossa di Karate alle spalle. La ragazzina è stata portata in ospedale per una forte contusione e giudicata guaribile in 20 giorni.
Secondo quanto si apprende lo studente senegalese vive a Terni con la famiglia da diversi anni, non solo regolarmente presente in città ma anche ben integrata con il tessuto sociale. Sul fatto indagano i carabinieri di Terni.

E' un povero bambino, sicuramente condizionato da discorsi di adulti.
Mi ha fatto comunque tornare in mente un altro fatto, accaduto anni fa in televisione, nella solita "trasmissione salotto", non ricordo condotta da chi. 
Credo di averne già parlato in un altro post in passato: un rappresentante palestinese in Italia, ospite in studio, così si espresse sul crocefisso: "Cosa mi significa un cadaverino appeso al muro." Lo disse con una smorfia di disprezzo che ancora ricordo.
Ora, a fronte di una intolleranza assoluta di certo credo musulmano nei riguardi di qualsiasi pensiero diverso dal proprio, noi italiani siamo tolleranti fino al masochismo. Chi mi legge sa che ormai non credo neppure che esista un Dio che tenga conto in qualche modo dell'Uomo e delle sue vicende, ma ritengo che il credo e la tradizione di ciascuno vadano rispettati, purché non aggressivi e intolleranti verso gli altri. In Italia il Crocefisso è il simbolo di una tradizione religiosa consolatoria per milioni di persone e mi stupii che nella nostra RAI si fosse consentito al rappresentante palestinese di parlare in modo sprezzante ed offensivo su un simbolo sacro per i Cristiani. In casa nostra! Quando con certo credo musulmano devi stare attento a parlarne anche se stai a casa tua!
E' evidente che non c'è un rapporto di parità.
Inoltre abbiamo "il nemico in casa" costituito da magistrati che decidono che il crocefisso deve essere rimosso dalle scuole perché "i bambini di altre religioni si traumatizzano"!
Gesù Cristo era ebreo e fu crocefisso dai Romani, occupanti della Giudea.
Gli altri non c'entrano e sono ben altri i traumi che debbono subire nei loro Paesi di provenienza.

venerdì 15 maggio 2015

Di Pietreide: questa mi mancava!!

Da: Dagospia, 2012

 DI PIETRO - TONINO HA UN MOROSO IN CASA
Pur chiedendone le immediate dimissioni, Antonio di Pietro ha difeso l'operato di Vincenzo Maruccio, accusato di aver sottratto fondi del gruppo alla Pisana per 700 mila euro: «Non abbiamo avuto mai nulla da obiettare per come ha svolto la sua attività». Ma non è affatto vero. A fine settembre l'ex pm è stato costretto a scusarsi proprio per le inadempienze del suo pupillo.
MARUCCIO DI PIETROMARUCCIO DI PIETRO
È successo a Latina, dove la segreteria regionale dell'Idv Lazio retta da Maruccio ha affittato una sede nel centralissimo corso della Repubblica. Dopo aver saldato le prime mensilità, Maruccio ha interrotto i pagamenti. Esasperato, il proprietario ha deciso di scrivere a Di Pietro, lamentando i quattro mesi arretrati, i due di anticipo non versati e la mancata voltura delle utenze. In tutto, circa 6 mila euro.
E il leader Idv ha dovuto fare ammenda in una lettera, inviata per conoscenza al segretario regionale e a quello cittadino Enzo De Amicis: «Sono mortificato dalle inadempienze del nostro partito. Mi tenga informato». Maruccio sembra essere recidivo: a Latina l'Idv era infatti rimasto senza sede proprio per morosità. Stanco di aspettare l'affitto, il proprietario precedente aveva deciso di cambiare le serrature. P. Fa.


Disinformazione continua

E' bastato vedere un poco en passant un pezzetto della trasmissione "Otto e Mezzo" condotta dalla Gruber per farsi due risate.
Pagliaro, giornalista mai in video, che fa i servizi informativi per la trasmissione condotta dalla Gruber, ha detto che non è vero che i Sindaci possono far lavorare gli immigrati clandestini che manteniamo in attesa di capire se hanno o meno lo status di rifugiati politici, lo impedisce la Legge Bossi-Fini che dice che i richiedenti asilo NON POSSONO LAVORARE!

La deprecata (dalla sinistra) Legge Bossi-Fini fa comodo quando pare e piace a certa disinformazione televisiva!
I respingimenti in pratica non mi pare che ci siano più, ad esempio, ma bisogna applicare questa regola detta da Pagliaro per coadiuvare le tesi di Lilli Gruber che, con la sua spocchietta "radical chic", vuole far passare l'idea che Alfano è un cretino disinformato sulla Bossi-Fini e la sua corretta applicazione!!
Al Ministero dunque non c'è un Funzionario che abbia tirato per la giacchetta il Ministro dicendogli che la circolare per i Sindaci non la poteva fare!! Che la Bossi-Fini vieta ai richiedenti asilo di lavorare!!

Se davvero da qualche parte è scritto qualcosa del genere non è certo interpretabile come fa comodo alla Gruber e al buon Pagliaro che lavora per lei!
Dare un lavoro retribuito, con relativa contribuzione come da legge, ad una persona che è entrata clandestinamente nel nostro Paese è ovvio che sia sconsigliabile dalla Legge, dato che si deve accertare se trattasi di furbacchione che vuole emigrare senza rispettare le leggi del Paese dove arriva o di povero disgraziato minacciato di morte nel suo tragico Paese.
Ma cosa c'entra con l'occupare gratuitamente l'essere umano mantenuto in attesa di capire chi è e cosa è entrato a fare in Italia?  Credo proprio che la circolare del Ministro Alfano sia assolutamente compatibile con qualsiasi Legge di questo Paese.

Nel frattempo Lilli Gruber con Pagliaro facciano una telefonatina a Migliore, quello del PD, che non conosce nemmeno lui la norma dai due bravi giornalisti invocata... tanto è vero che lui ha detto che "se lavorano non debbono farlo gratis"!
Insomma, lui li vuole anche pagare e... naturalmente versargli i contributi!
  

giovedì 14 maggio 2015

Il migliore amico dell'uomo

Da: ANSA.it

Cane veglia padrone morto, muore di fame

Nel Bolognese. L'uomo sarebbe morto per cause naturali

BOLOGNA, 14 MAG - Ha vegliato il padrone, ed è morta con lui. Penelope, Pinscher nano di 10 anni, è stata trovata ieri accanto al corpo di un pensionato 82enne di Imola, nel Bolognese, deceduto nel suo appartamento. A trovarli due parenti dell'uomo, avvertiti da una vicina, preoccupata di non vederli da alcuni giorni. Erano sul letto, morti. Dagli accertamenti l'uomo sarebbe morto per cause naturali e Penelope lo avrebbe vegliato per giorni senza abbaiare, fino a morire, probabilmente di fame.

Lettera di Matteo Renzi agli insegnanti

Gentilissime e gentilissimi insegnanti,
 
oggi per la prima volta dopo undici trimestri il PIL italiano torna a crescere. È un risultato di cui dovremmo essere felici, dopo anni di recessione. Ma personalmente credo non basti questo dato: l'unica strada per riportare l'Italia a crescere è investire sulla scuola, sulla cultura, sull'educazione. Non ci basta una percentuale del PIL, ci serve restituire prestigio e rispetto alla scuola.
 
Stiamo provando a farlo ma purtroppo le polemiche, le tensioni, gli scontri verbali sembrano più forti del merito delle cose che proponiamo di cambiare. Utilizzo questa email allora per arrivare a ciascuno di voi e rendere ragione della nostra speranza: vogliamo restituire centralità all'educazione e prestigio sociale all'educatore. Vogliamo che il posto dove studiano i nostri figli sia quello trattato con più cura da chi governa. Vogliamo smetterla con i tagli per investire più risorse sulla scuola. In una parola, vogliamo cambiare rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi. Dopo anni di tagli si mettono più soldi sulla scuola pubblica italiana.
 
L'Italia non sarà mai una superpotenza demografica o militare. Ma è già una potenza superculturale. Che può e deve fare sempre meglio. Per questo stiamo lavorando sulla cultura, sulla Rai, sul sistema universitario e della ricerca, sull'innovazione tecnologica. Ma la scuola è il punto di partenza di tutto. Ecco perché crediamo nel disegno di legge che abbiamo presentato e vogliamo discuterne il merito con ognuno di voi.
 
Intendiamoci. Non pensiamo di avere la verità in tasca e questa proposta non è “prendere o lasciare”. Siamo pronti a confrontarci. La Buona Scuola non la inventa il Governo: la buona scuola c'è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi. Il nostro compito non è fare l'ennesima riforma, ma metterci più soldi, spenderli meglio e garantire la qualità educativa.
 
Per questo con il progetto La Buona Scuola:
 
I.              Assumiamo oltre centomila precari. Ovviamente chi non rientra nell'elenco si lamenta, quelli del TFA non condividono l'inclusione degli idonei del 2012, quelli della GAE chiedono di capire i tempi, quelli del PAS fanno sentire la propria voce. Tutto legittimo e comprensibile. Ma dopo anni di precariato, questa è la più grande assunzione mai fatta da un Governo della Repubblica. E non è vero che ce l'ha imposta la Corte di Giustizia: basta leggere quella sentenza per capire che la Corte non ci ha certo imposto questo.
 
II.            Bandiamo un concorso per altri 60 mila posti il prossimo anno. Messa la parola fine alle graduatorie a esaurimento si entra nella scuola per concorso. Ma i concorsi vanno fatti, non solo promessi. Altrimenti si riparte da capo.
 
III.           Mettiamo circa quattro miliardi sull'edilizia scolastica. Ancora non sono sufficienti a fare tutto, ma sono un bel passo in avanti, grazie anche all'operazione Mutui BEI che vale circa 940 milioni di euro. Costruire una Buona Scuola passa anche dai controsoffitti e dagli infissi, non solo dalle previsioni normative. É il più grande investimento in edilizia scolastica mai fatto da un Governo della Repubblica.
 
IV.          Diamo più soldi agli insegnanti. Ci sono 40 milioni di euro per la vostra formazione. A questi si devono aggiungere 500 euro netti a testa per la Carta del Professore: musica, libri, teatro, corsi per pagare ciò che ritenete utile per aiutarvi nella vostra crescita culturale. E ci sono 200 milioni di euro per il merito. Possiamo discutere sui criteri con cui applicare il merito, ma questi soldi non possono essere dati in parti uguali a tutti.
 
V.           Attuiamo l'autonomia. Dopo anni di ritardi completiamo il disegno dell'autonomia attribuendo libertà educativa e progettuale alle singole scuole e impedendo alle circolari ministeriali di governare in modo centralistico gli istituti. Si rafforzano responsabilità (e conseguenti valutazioni) del dirigente scolastico che non è certo uno sceriffo ma un primus inter pares dentro la comunità educativa.
 
VI.          Realizziamo la vera alternanza scuola-lavoro. Abbiamo il 44% di disoccupazione giovanile e un preoccupante tasso di dispersione scolastica. Segno evidente che le cose non funzionano. Replichiamo le esperienze di quei Paesi come Germania, Austria e Svizzera che già sono presenti sul territorio nazionale in Alto Adige con il sistema duale, puntando a un maggior coinvolgimento dei ragazzi nelle aziende e ad un rafforzamento delle loro competenze.
 
VII.         Educhiamo cittadini, non solo lavoratori. L’emergenza disoccupazione giovanile va combattuta. Ma compito della Buona Scuola non è solo formare lavoratori: è innanzitutto educare cittadini consapevoli. Per questo reintroduciamo spazio per la musica, la storia, l’arte, lo sport. E valorizziamo la formazione umanista e scientifica.
 
VIII.       Affidiamo a deleghe legislative settori chiave. Ci sono temi su cui da decenni si aspetta un provvedimento organico e che finalmente stanno nelle deleghe previste dal testo. In particolar modo un maggiore investimento sulla scuola 0-6 e gli asili nido, sulla semplificazione normativa, sul diritto allo studio, sulla formazione iniziale e l’accesso al ruolo degli insegnanti.
 
Ho letto tante email, appassionate, deluse, propositive, critiche. Mi hanno aiutato a riflettere, vi sono grato. Leggerò le Vostre risposte se avrete tempo e voglia di confrontarvi. Da subito posso fare chiarezza su alcune voci false circolate in queste settimane:
 
-       Le aziende non hanno alcun ruolo nei consigli di Istituto;
 
-       I giorni di vacanza non si toccano:
 
-       Nessuno può essere licenziato dopo tre anni;
 
-       Il preside non può chiamare la sua amica/amico, ma sceglie tra vincitori di concorso, in un ambito territoriale ristretto.
 
         
 
C'è un Paese, l'Italia, che sta ripartendo. Con tutti i nostri limiti abbiamo l'occasione di costruire un futuro di opportunità per i nostri figli. Sciuparla sarebbe un errore. Conosco per esperienza di padre, di marito, di studente l'orgoglio che vi anima, la tenacia che vi sorregge, la professionalità che vi caratterizza. Mentre scrivo sul computer scorrono nella mente i volti e i nomi dei professori che mi hanno accompagnato come credo accada spesso a ciascuno di voi: le storie di chi all'elementare Rodari, alla media Papini, al Liceo Dante si è preso cura della formazione mia e dei miei compagni di classe. Un professore collabora alla creazione della libertà di una persona: è veramente una grande responsabilità. Vi chiedo di fare ancora di più: darci una mano a restituire speranza al nostro Paese, discutendo nel merito del futuro della nostra scuola. Il nostro progetto non è “prendere o lasciare” e siamo pronti a discutere. Ma facciamolo nel merito, senza la paura di cambiare. L'Italia è più forte anche delle nostre paure.
 
 
 
Aspetto le Vostre considerazioni.
 
Intanto, buon lavoro in queste settimane conclusive dell'anno scolastico.
 
Molto cordialmente,
 
 
 
Matteo Renzi