sabato 23 maggio 2015

I compiti e le responsabilità dei Presidi

Per scrivere con serietà, dato che su questo blog cerco di fare VERA informazione, mi sono documentata intervistando vari Presidi (oggi Dirigenti Scolastici), leggendo quello che scrive la loro Associazione ed altro, in modo da dire, con estrema semplicità, quali sono i fatti attuali e quali saranno con la Riforma di Matteo Renzi.

Questi i compiti, le responsabilità e la situazione ad oggi secondo un gruppo di DS distribuito tra vari distretti di Roma e provincia, in Scuole per lo più di estrema periferia cittadina;
non sono equiparati ai dirigenti pubblici, un esempio: un DS che ha dagli 80 ai 150 dipendenti e gestisce un'utenza di circa 700-1500  alunni e relative famiglie, ha uno stipendio che è la metà di quello di un dirigente pubblico di II livello (non di I), che gestisce uffici con una media di 10-15 dipendenti e non è responsabile della sicurezza dei lavoratori e degli utenti come il Dirigente Scolastico.
Tra le tante responsabilità recentemente ne è comparsa una nuova: quando un dipendente chiede un prestito ad una finanziaria o ad una banca, viene chiesto al DS di attestare la solvibilità del dipendente (sic!). Il MIUR ha passato anche questa patata bollente sulle spalle dei Dirigenti Scolastici!
I DS debbono fare le gare per la fornitura di qualsiasi bene o servizio, dei più vari, dall'assicurazione per gli alunni ai bus per le gite, dal servizio di psicologo ai campi scuola, per la gestione delle macchine del caffè o del centro estivo, dovendo ottemperare a norme di differente rango, natura e complessità, a seconda dell'entità dell'appalto. 
Ogni Pubblica Amministrazione ha un ufficio gare. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO GARE. Se il DS è super-super fortunato i bandi di gara li fa il Direttore dei Servizi Amministrativi (DSGA), ma sono rarità, essendoci casi in cui il DSGA non sa fare neanche la contabilità ordinaria. E' abilità dunque del DS riuscire a fare tutto senza avere nessun ricorso al TAR.
Andiamo ancora per esempi: un DS che deve gestire 120 dipendenti a tempo indeterminato, deve occuparsi di tutto: contratti, previdenza, assegni familiari, ricostruzioni di carriera e pensionistiche, gestione assenze e relativi decreti per la Ragioneria dello Stato, anno di prova, ecc. A questi si sommano svariate decine di supplenti che ogni anno transitano per una scuola: anche solo per un giorno di supplenza si deve fare un contratto (firmato in triplice copia e validato elettronicamente sul sistema informatico del MIUR); a volte si comincia con un giorno, poi la supplenza si prolunga e allora bisogna fare contratti distinti alla stessa persona anche per giorni consecutivi. In una scuola che comprenda, ad esempio, elementari e medie, transitano mediamente 60 supplenti ogni mese (circa 2 al giorno), che d'inverno possono diventare anche 4 al giorno. In 9 mesi un DS può firmare e convalidare tra i 500 e i 600 contratti. Nella scuola media superiore va un po' meglio, perché si chiamano meno supplenti. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO DEL PERSONALE. Si occupano di tutto questo mediamente, facendo sempre riferimento al DS, 2 o 3 impiegati amministrativi in dotazione, non di più, dato che tutto l'organico a disposizione raramente arriva a più di 5 impiegati in tutto.
Se su 5 amministrativi, mettiamo il caso, 2 si occupano di un settore, gli altri 3 dovranno occuparsi dei 950-1000 alunni, parliamo sempre di cifre medie, (compresi i rapporti con le ASL, l'Ente Locale che fornisce AEC, mensa e trasporto); della comunicazione interna (scioperi, avvisi, disposizioni di servizio); sicurezza e manutenzione (che vuol dire tampinare invano l'Ufficio tecnico del municipio per le riparazioni); organizzazione gite e campi scuola (mi dicono sia un lavoro pazzesco, riferiscono "sembriamo un'agenzia di viaggi"); supporto alla didattica (libri di testo e test INVALSI, soprattutto, un'altra mole di lavoro in termini di controllo e trasmissione dati). TUTTO QUESTO VIENE FATTO SU DIRETTIVA E SOTTO COSTANTE SUPERVISIONE DEL DS CHE NON HA FUNZIONARI DI LIVELLO INTERMEDIO AI QUALI PUO' DELEGARE FUNZIONI VICARIE. NON PIU'!
Il DSGA, quello che prima si chiamava semplicemente il Segretario della Scuola e oggi è il Direttore dei Servizi Gestionali Amministrativi, (quindi non il DS), si occupa da solo di tutta la contabilità della baracca, che ha un vero e proprio bilancio come tutte le PA, con tanto di revisori dei conti. Il DSGA è anche il consegnatario dei beni. L'UFFICIO CONTABILITA', TESORERIA E PATRIMONIO DELLA SCUOLA CONSTA QUINDI DI 1 PERSONA, che si occupa anche del magazzino e dell'archivio.

POI C'E' IL CONTENZIOSO, che il DS deve gestire direttamente, perché spesso è coperto da profili di riservatezza: penale, civile, amministrativo (TAR), disciplinare. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO LEGALE. L'Avvocatura dello stato non difende i DS, anzi li delega ad andare in giudizio al posto suo.

INFINE  c'è il sito web, che deve rispettare alcuni requisiti di legge e deve essere costantemente aggiornato. Nelle scuole, soprattutto del primo ciclo, non ci sono professionalità in grado di gestire l'informatizzazione degli uffici. Infatti per la gestione, implementazione e sicurezza del sistema informatico della segreteria bisogna pagare un esterno, rosicchiando dai 7000 euro l'anno che il MIUR dà per il funzionamento amministrativo e didattico (software, antivirus, fotocopiatrici, scanner, stampanti, toner, carta, registri - elettronici e cartacei - materiale per le pulizie, ecc. ecc.).
Mi chiedo onestamente come facciano!!
Alcuni DS arrivano a farsi aiutare gratuitamente da familiari che hanno competenze informatiche pur di non rosicchiare le scarsissime dotazioni.
IN QUASI TUTTE LE SCUOLE D'ITALIA IL PRESIDE GLI ATTI LI REDIGE, NON LI FIRMA SOLTANTO. SPESSO E' NECESSARIO SCRIVERSI ANCHE LE CIRCOLARI INTERNE.

L'organigramma delle Scuole che compare sul sito del MIUR è uno specchietto per le allodole: si tratta di docenti ad orario pieno, con compiti di supporto organizzativo e didattico, pagati meno di una colf, rispetto al lavoro che fanno in più. Ci sarebbe anche da dire che il DS deve anche occuparsi di guidare i docenti nella costruzione di un progetto didattico-educativo d'istituto, magari per diversi ordini di scuola  o diversi indirizzi nel caso delle superiori: i programmi ministeriali non esistono più da tempo, ci sono solo "indicazioni" sui traguardi che debbono raggiungere, il COME (contenuti, strategie) lo debbono scrivere i DS in una sorta di manifesto della scuola, il Curricolo d'istituto, che con tutte le attività extrascolastiche costituisce il Piano dell'offerta formativa (POF) della scuola.
Con la Riforma Renzi nessuno verrà assunto e licenziato dai DS: chi è nell'albo è assunto a tempo indeterminato e pagato regolarmente. Solo che adesso i docenti scelgono la scuola e i DS non hanno voce in capitolo, in futuro dovranno scegliersi a vicenda. Chi non è scelto? Va nelle cattedre che avanzano (quelle più scomode, sicuramente) oppure come jolly per coprire le supplenze su gruppi di scuole. Esistono già albi di questo genere, sono i docenti DOP (dotazione organica provinciale), che di solito hanno perso la cattedra perché appartenenti ad insegnamenti in esaurimento.
Bisogna essere giusto Superman!

Se qualche giornalista professionista vuole fare la fatica di andare in giro ad intervistare i Dirigenti Scolastici, ex Presidi, (ammettendo che possano dedicare loro un poco del loro prezioso ed affannato tempo), potranno verificare se in questo post c'è anche la più piccola menzogna! Sarebbe sicuramente un lavoro più serio che pubblicare stupidi slogan tipo "Preside Sceriffo"! Senza Colt per di più!!
TANTO PER RIDERE.....

venerdì 22 maggio 2015

Stralci da un Romanzo

Nascere e morire, null'altro




CAPITOLO I  - Rione Colonna e Rione Ponte intorno al 1949-1952
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Spesso andiamo negli ambulatori dell'ENPAS, che è la mutua degli statali come papà. Mamma dice che sta dietro al Parlamento. Sono ambulatori puliti, luminosi, addirittura eleganti. Anche lì andiamo a piedi. Qui è tutto vicino quello che ci serve.
Quando mamma non ha tempo per portarmi al Pincio a giocare mi conduce a "Fontan de' Trevi": lei la chiama così. Non c'è quasi nessuno. Lei si siede sui sedili di marmo bianco e lavora ai ferri qualcosa di lana, mentre io gioco. Sempre da sola, a meno che non incontro la mia amichetta più alta di me, tanto che io debbo alzare il viso verso il sole per guardare il suo bel visino color cioccolato chiaro circondato da una corona di riccioli scuri leggeri. Con lei gioco bene: è buona, gentile, ben educata e siamo in grande armonia. Il padre legge il giornale seduto su una panchina e ha una gamba tesa, non la può piegare. Un giorno è passato anche papà e mi ha detto che quel signore, dalla pelle del colore di quella della mia amichetta, è un mutilato di guerra di prima categoria. L'ha detto con rispetto e quasi ammirazione, aggiungendo: "Io sono solo di seconda categoria." Ho capito che dipendeva dalla gamba. Forse il padre della mia compagna di giochi era somalo ma era cittadino italiano e aveva dovuto combattere in guerra come mio padre, che non voleva, ma ci era dovuto andare lo stesso altrimenti, diceva, "ti fucilavano". Papà aveva sofferto molto di andare "a uccidere gente che non ti ha fatto niente". Parlava di Mussolini dicendo che "era un pazzo", "aveva gli occhi da pazzo", "quel mascalzone", "quel delinquente", "quel pagliaccio": lo odiava perché, diceva, "sono partito per la guerra che ero un uomo e sono tornato che ero mezz'uomo". 
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Mamma racconta che appena sposati, per un tempo breve, hanno abitato in uno degli appartamenti fatiscenti che papà aveva comperato in Trastevere: due in Vicolo del Moro e due in Vicolo del Cinque. Poi papà due li aveva rivenduti allo stesso prezzo che li aveva pagati a zio Gianni, per gratitudine, perché l'aveva fatto lavorare come cameriere la sera, nelle trattorie che lui prendeva in gestione. Così, oltre allo stipendio del Telegrafo, aveva potuto guadagnare qualcosa in più.
Gli altri due li aveva venduti guadagnandoci  e con quei soldi aveva comperato un appartamento affittato in Via Ottaviano.
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Intanto il nostro contratto d'affitto per la soffitta era scaduto e, dato che quelli non se ne volevano andare, siamo andati ad abitare nella grande casa  del Sig. Micarelli in Via dei Soldati. 
Mica c'eravamo solo noi anche lì! Noi avevamo una stanza grandissima e papà aveva comperato i mobili nuovi per la casa  di Via Ottaviano e la nostra stanza era la più bella. Nelle altre, oltre al proprietario di quell'immenso appartamento e a suo figlio, il giovane Ing. Micarelli, c'erano tante famiglie. 
Accanto alla nostra stanza c'era la famiglia Russo: padre, madre, un figlio di circa la mia età e una figlia un poco più grande. Parlavano con un accento del nord ed erano bianchissimi di pelle! La loro stanza era un terzo della nostra, poverini, e ci stavano in quattro! Poi c'era una cucina grandissima e ognuno aveva il suo fornello a gas a due fuochi. Quello nostro era il più nuovo e ne aveva tre. Tutta questa gente a volte aveva qualche attrito, ma dirimeva tutte le questioni il Sig. Micarelli: un vecchio alto e magro, sempre con il cappello in testa, anche in casa, che girava in canottiera e pantaloni appoggiandosi lievemente ad un bastone per aiutare le gambe insicure. Quando c'era qualche problema più grosso interveniva il giovane ingegnere: alto e magro come il padre, bello e molto rispettato perché era laureato!

giovedì 21 maggio 2015

Oro bianco

Da: StrettoWEB.com

“Oro bianco”: il narcotraffico della ‘ndrangheta raccontato da Gratteri e Nicaso

Il nuovo libro di due massimi esperti di ‘ndrangheta: in “Oro bianco” vengono ricostruite le rotte della cocaina, un business planetario, dall’America alla Calabria

Frutto di una proficua collaborazione tra il magistrato Nicola Gratteri e lo scrittore Antonio Nicaso, il loro nuovo libro “Oro bianco”, edito da Mondadori.
Come è noto, Gratteri è da anni impegnato nella lotta contro la ‘ndrangheta, convinto di dover portare avanti questo onere rimanendo e combattendo nella sua terra di origine, la Calabria.
Antonio Nicaso, invece, storico amico del magistrato, è un giornalista, scrittore, ricercatore e consulente italiano, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale. Non per niente, dalla sua Caulonia, nel reggino, è partito, diventando autore di diversi libri, tra cui vari bestseller internazionali; ad oggi vive e lavora in Nord America.
Già in passato, Gratteri e Nicaso hanno collaborato per dare “vita” a delle storie che hanno avuto molto successo, anche e soprattutto tra i giovani; proprio questo venerdì Nicola Gratteri incontrerà gli studenti del Liceo Classico di Reggio Calabria, “Tommaso Campanella” e quelli del Liceo Scientifico “A. Volta” per parlare dei suoi bestseller “Fratelli di sangue” e “Dire e non dire”, scritti proprio con Antonio Nicaso.
E di Nicaso e Gratteri è anche il sopracitato “Oro Bianco”, un libro che ripercorre le tappe di un business a cui la ‘ndrangheta tiene molto, quello della cocaina, divenuta ormai frutto di un commercio planetario. Un vero e proprio “viaggio”, quello descritto nel libro, che parte dalla Colombia e arriva fino in Calabria: i due autori hanno visitato la Bolivia, il Perù, l’Argentina, il Brasile, il Canada, il Messico, gli Stati Uniti, entrando nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la “pasta base”; ma non solo, il viaggio continua verso l’Africa, l’Australia (il Paese primo nella classifica dei consumatori di droga al mondo), per proseguire in Germania, in Austria, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda, in Belgio, in Olanda.
Le rotte della cocaina ricostruite nel libro sono quelle d’aria, ma anche quelle tracciate via mare e via terra dai produttori della droga, che fanno viaggiare la “polvere bianca” fino ai consumatori per pura sete di guadagno.  Il tutto è arricchito da approfondimenti e interviste a decine di investigatori, esperti, giornalisti, e dall’aiuto offerto ai due autori dalle forze di polizia italiana e straniere specializzate in un narcotraffico che da “elite” quale era almeno fino agli anni Novanta, è oggi diventato di massa.
Secondo l’Unodc,si riporta, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, nel 2012 nel mondo 243 milioni di persone fra i 15 e i 64 anni hanno assunto almeno una volta sostanze illecite; tra queste, la cocaina risulta essere la più richiesta e venduta dalla ‘ndrangheta.
Varie operazioni si sono susseguite nel corso degli anni, e in molte di queste è stato coinvolto il magistrato Nicola Gratteri, che anche attraverso quest’ultimo lavoro insieme a Nicaso ha voluto offrire un “reportage” su un tema di grande attualità, e al tempo stesso trasmettere anche la voglia di combattere la ‘ndrangheta e tutti gli “sporchi” traffici ad essa legata.
Per promuovere il suo libro inchiesta sulla cocaina e l'enorme ricchezza che la sua vendita comporta per l'organizzazione criminale chiamata 'Ndrangheta, Gratteri sta girando da tempo per l'Italia: il 13 aprile è stato in RAI, ospite nella trasmissione "Che tempo che fa", il 16 aprile è stato a Roma, presso il  centro commerciale Cinecittàdue, il 9 maggio a Catanzaro e così via ovunque per comunicare il risultato della sua inchiesta:
Del suo viaggio, racconta ancora il magistrato, "mi ha colpito il controllo assoluto del territorio. Ci sono zone dove l'esercito ha paura ad entrare, e 'ndranghetisti che entrano ed escono da questi territori". Ci sono, aggiunge, "sottomarini che possono trasportare fino a 14 tonnellate di cocaina. I narcos hanno anche la possibilità di affittarsi un satellite per controllare il radar degli Stati Uniti quando passa a controllare l'America Centrale, e quando non guarda quel pezzo di mare i narcos passano con i sottomarini".
Oggi la cocaina, spiega Gratteri, "costa 50 euro al grammo, il prezzo lo decidono domanda e offerta. Solo la Procura di Reggio Calabria sequestra ogni anno 3 tonnellate di cocaina, ma sono il 10% di ciò che arriva in Europa. Bisognerebbe cambiare le regole del gioco omologando i sistemi giudiziari, quantomeno in Europa, dove ancora ci muoviamo in ordine sparso, e gli 'ndranghetisti man mano che salgono verso nord sono sempre meno controllati, non c'è la cultura del controllo del territorio". Sulla liberalizzazione della marijuana, precisa il magistrato, "non si risolverebbe il problema perchè in farmacia costerebbe comunque di più rispetto al mercato nero, altrimenti lo Stato non rientrerebbe con i costi". Un panorama, quello descritto da Gratteri, dove comunque "c'è spazio per il realismo e la denuncia, perchè non bisogna mai assuefarsi".

E' ovvio che il denaro, tanto denaro, tutto corrompe: dunque il potere della 'Ndrangheta è comperare uomini ovunque, nelle banche, nelle strutture dello Stato, i voti per far eleggere chi poi può usare per i suoi sporchi fini.

Ma chi da questo immenso potere a questi venditori di droga? 
Chi la consuma, e ne consuma tanta!!
Perché gli uomini, tanti uomini, ne hanno bisogno?
Sono questi che creano il potere dell'organizzazione criminale, dunque sono loro i colpevoli dell'immenso potere della 'Ndrangheta.
Non esiste dire "poveri drogati": c'è una scelta, dunque niente "poveri", non è il cancro che viene pure se non lo vuoi.
Questa gente è colpevole quanto chi gliela vende. Spesso uccidono guidando le auto sotto l'effetto delle droghe.
Per me sono criminali quanto i loro fornitori in quanto, se non ci fosse richiesta, per i trafficanti non ci sarebbe nemmeno convenienza a commerciarla.

  

Quale incommensurabile idiozia...


Roberto Formigoni
@r_formigoni
 
Emma #Bonino è guarita 'sparita ogni traccia di cancro'. Che ne dite, voi che vi proclamate atei, è stata la preghiera di Papa Francesco?

Non trovo questo sciocco particolarmente interessante da dedicargli ben tre post in poco tempo, ma non è colpa mia se da un po' di tempo si agita facendo parlare di se per cose poco edificanti. Sulla mia posta mi è arrivato questo twitter... Che dire?... Penoso. Solo una persona di scarsissima intelligenza può scrivere una cosa simile.
Cosa vuol far credere, che lui è devoto al Papa e crede che basta che lui preghi per qualcuno e il cancro sparisce?
Formigoni si fa mai un giro per gli ospedali pediatrici dove bimbi innocenti languono afflitti dalle forme tumorali più crudeli?
Lui che non è ateo dicesse al Papa di pregare per loro perché domani mattina saranno tutti guariti dal cancro e sollevati dalle loro sofferenze.
Penso che Francesco, gesuita, sia incommensurabilmente più intelligente di lui e sappia bene come stanno le cose.
Rispetto per i credenti di qualsiasi religione, purché non intollerante verso gli altri, ma rispetti, questo sciocco, i non credenti che, tolti quelli che lo dicono per posa, sciocchi anche loro, lo sono perché purtroppo non sanno illudersi di fronte a tanta ingiustizia e dolore e altrettanta Assenza.

Di male in peggio...

Da: TGCOM24

Formigoni non si pente: "Ho reagito come un maschio arrabbiato"

Dopo l'ira a Fiumicino per un ritardo su un volo, il video della scenata fa il giro della rete. Il senatore si difende: "Ricevo telefonate di supporto: mi sono comportato come un cittadino che subisce un disservizio"

Nonostante l'appellativo di "Celeste", non ha certo la calma serafica delle creature del cielo. Formigoni perde le staffe, soprattutto quando perde l'aereo: è diventato virale il video in cui il senatore sbraita parolacce e scaglia un telefono. Tutto per un ritardo su un volo Alitalia-Etihad Roma-Milano. Ma lui si difende: "Quando uno siincazza, si incazza! Mi rimborseranno". L'azienda replica: "Voleva saltare la fila". 

L'ex-presidente della regione Lombardia si difende dalle critiche per il video dell'ira funesta in aeroporto: "Mi hanno cambiato tre volte il gate e sono stato in giro per l'aeroporto per quasi un'ora. Ho reagito come un cittadino normale, tanto che in molti mi stanno telefonando per confermarmi i continui ritardi della compagnia, dandomi ragione".

Certo da Roberto, il politico mite, dialogante e profondamente cattolico, certi insulti alcuni proprio non se li aspettavano, ma anche a questa critica lui risponde: "Chi dice così è un perbenista, che magari non va mai in chiesa". Ma Formigoni non è nuovo a lamentele accalorata contro i disservizi aerei: già in Francia qualche anno fa aveva tentato di salire su un aereo in partenza intimando al personale di terra un classico "Lei non sa chi sono io".

Anche in questo caso la compagnia italiana ha risposto senza scomporsi: "Non si è presentato in tempo al gate, come devono fare tutti senza eccezioni", ma il politico insiste: "Alitalia-Etihad non offre un buon servizio, mi dovranno rimborsare il taxi e una notte d'albergo a Roma".
Il critico dei "perbenisti" che non vanno mai in Chiesa (si vede che lui molto religioso ci va) insieme ad una scosciatissima ex-fidanzata (così definita dai rotocalchi) 

Se è vero che ha detto: "Ho reagito come un maschio arrabbiato" è un poverino, perché attribuirebbe ad un atteggiamento VIRILE la maleducazione e la volgarità.
"Ho reagito come un cittadino normale", non è vero se non raramente, la gente ormai subisce di tutto in questo Paese.
Secondo lui chi si è schifato di una simile scena ad opera di un ricco Senatore: "...è un perbenista, che magari non va mai in chiesa". Il perbenismo può riguardare altro, ad esempio fare il cattolico religioso che va in Chiesa e vivere liberamente la propria sessualità con donne visibilmente disinibite. Insomma usare il cattolicesimo per ipocrita tornaconto politico e non per una convinzione su valori realmente vissuti.
Infine è recidivo, visto che l'arroganza maleducata l'aveva già sfoderata in un episodio in Francia.
Intanto, insisto, paghi il telefono che ha scaraventato con superbia, perché l'Alitalia è stata salvata con i soldi dei contribuenti... Italiani non dimenticate!



E i giornalisti televisivi continuano a minimizzare...

Da: La Repubblica
Bardo, i media tunisini sull'arresto di Touil: "Il 18 marzo era qui, incontrò 2 terroristi uccisi"
Tunisi insiste con la versione che vede il 22enne arrestato a Gaggiano parte attiva nell'attacco terroristico
Abdel Majid Touil il giorno dell'arresto e, a destra, il giorno dello sbarco (ansa)

Il 18 marzo scorso, giorno della strage al Museo del Bardo, Abdel Majid Touil (Abdallah), il marocchino di 22 anni arrestato in provincia di Milano per l'attentato che a Tunisi ha provocato 24 morti e 45 feriti, era a Tunisi. Non solo, quel giorno avrebbe incontrato in place Pasteur i due terroristi poi uccisi dalle forze speciali al museo, cioé Yassine Laabidi e Jabeur Khachnaoui, e con loro si sarebbe poi diretto verso il Bardo. Insieme ai due terroristi, ancora secondo i media tunisini, c'era un tale Othmane.
Queste sono le indiscrezioni che trapelano dall'inchiesta condotta dai magistrati di Tunisi che classificano come importante il ruolo del giovane marocchino nell'attentato al museo. Sempre secondo indiscrezioni investigative, riportate ancora dai media tunisini, Touil avrebbe preso parte alla seconda riunione della cellula terroristica responsabile dell'attacco, avvenuta l'11 marzo, nella quale è stato deciso di incaricare Med Amine Guebli e Elyes Kachroudi di fornire i kalashnikov agli assalitori.
Tunisi, dunque, insiste nella sua versione. E conferma la sua valutazione investigativa che vuole il 22enne parte attiva nell'attentato. Versione che viene totalmente smentita dal racconto del paese (Gaggiano) in cui il ragazzo è stato arrestato, dove parenti, testimoni e insegnanti (il ragazzo frequentava un corso di alfabetizzazione italiana) ripetono che dopo il suo arrivo in Italia su un barcone - il 17 febbraio da Porto Empedocle - Touil non si è più mosso dal paesino dell'hinterland milanese.

 Stamane, alla ormai inguardabile trasmissione "Agorà" abbiamo assistito, finché abbiamo resistito, ad un fiorilegio di sorrisini di intelligenza dei vari importanti giornalisti che minimizzavano come "delirio" il pericolo di attentati, mettendo in dubbio le capacità investigative della Polizia tunisina "perché si era fatta sorprendere senza prevedere l'attentato del Bardo". 
Primo: non riflettevano, gli importanti giornalisti, su quante volte "si è fatta sorprendere la nostra Polizia" dagli innumerevoli attentati nostrani negli anni passati! Nulla togliendo alla professionalità dei nostri Investigatori!
Secondo: non riflettevano, gli importanti giornalisti, sugli attentati nella metropolitana di Madrid e in quella di Londra...
Cattiva memoria?
Tutte Polizie incapaci visto il giudizio "tranchant" su quella tunisina?
Non potendo attaccare le nostre Forze dell'Ordine, che sono stati costretti a riconoscere come molto professionali, e non volendo accettare che il marocchino è colpevole, hanno cercato pateticamente di mettere in dubbio l'inchiesta di Tunisi.
Il conduttore, Gerardo Greco, si è spinto fino alla disinformazione dicendo che "la madre del fermato era andata dai Carabinieri per chiedere il duplicato del passaporto del figlio in quanto era sbiadito e malridotto". 
Ho avuto un dubbio: dunque non era vero che, invece, ne aveva denunciato lo smarrimento dopo l'attentato di Tunisi?
Guardate che è una differenza non secondaria sul piano investigativo: nel caso addolcito da Greco il passaporto era nelle mani della madre, sia pure sbiadito e bisognoso di copia leggibile, nel caso in cui il passaporto non c'era più e lo si dichiarava smarrito si trattava di documento "scomparso non si sa dove".
La realtà, invece, sembra, anche dai filmati, che la donna avesse nelle mani solo una fotocopia. 
L'altro aspetto fumoso, portato a prova dell'"innocenza" del cittadino marocchino, è l'approdo in suolo italiano il 17 febbraio 2015 e il respingimento, dato che non risulta che in Marocco ci siano guerre, che però non ha impedito a costui di rimanere in Italia e di andare a nord!
A nord "il respinto e dunque non avente titolo per stare sul nostro suolo" andava a scuola di italiano e i professori addirittura possono testimoniare che lui il giorno dell'attentato era  a scuola!!!
Bene! Non capisco più in che Paese vivo!
Se fosse vero, e le Forze dell'Ordine l'avranno già accertato, non si comprende come faccia un clandestino ad iscriversi ad una scuola di italiano messa su per immigrati, necessariamente pagata con le mie e le vostre tasse?!!!   



mercoledì 20 maggio 2015

Della serie: "Lei non sa chi sono io!!!"


Da: Bergamonews il Video




Da: Il Messaggero l'articolo

Formigoni perde il volo, sfuriata e minacce in aeroporto 

di Simone Pierini
Roberto Formigoni fuori di sé in aeroporto per aver perso il volo. L'ex governatore della Lombardia perde la pazienza e al telefono si infuria scaraventando insulti all'altro capo della cornetta.
«Figli di pu….a», «Banda di co….i», «Teste di ca..o». Urla Formigoni che poi minaccia l'interlocutore: "Vi denuncerò". Una volta terminata la conversazione sfoga la sua rabbia scagliando in terra il telefono del gate. La scena è stata ripresa con un cellulare da un passante che ha pubblicato il filmato su Facebook.
Il motivo scatenante la rabbia è la perdita del volo. Secondo l'autore del video «ci sono dei voli in ritardo. Un gruppone è arrivato e li hanno imbarcati tutti. Dopo un bel pezzo è arrivato lui, solo lui, il solo rimasto a terra». E lo difende, almeno fino alla sfuriata. «Non aveva torto - scrive - almeno fino a quando non ha dato in escandescenza».

«La compagnia italo-araba ha dato ieri sera sfoggio di inefficienza, incompetenza e incapacità». È il commento del senatore Roberto Formigoni sull'odissea vissuta tra i varchi dell'aeroporto di Fiumicino. «Ero arrivato in anticipo al varco di imbarco indicato che è poi stato cambiato quattro volte - racconta - e alla fine, dopo avere percorso chilometri di corridoi in aeroporto, insieme con altri tre passeggeri, sono stato costretto a restare a Roma un'altra notte». Formigoni ribadisce, come già aveva detto ieri sera in aeroporto, di non avere nulla contro i dipendenti: «non ce l'ho con voi, ho detto ieri sera - sottolinea il senatore - che dovete rispettare delle disposizioni ma con la Compagnia». L'ex governatore della Lombardia spiega di essere giunto «al varco B02, indicato sulla carta d'imbarco, alle 21.25, quindi in anticipo rispetto al termine richiesto per il volo delle 22, ma di esser stato indirizzato ad un altro varco, il B11, dove invece stavano imbarcando un altro volo, quelle delle 21, che era in ritardo. Dopo aver provato ad essere imbarcato su quell'aereo ('mi hanno detto prima sì e poi nò), Formigoni è stato mandato al varco B6. «Da lì, insieme con altri due passeggeri, sono stato mandato al B27 dove ho trovato il volo chiuso e l'ultimo bus dei passeggeri che stava per partire. I dipendenti, ma non è colpa loro, non hanno voluto sentire ragioni e io, con gli altri, siamo stati costretti a tornare a Roma, prendere un albergo e ripartire stamani. Ciliegina sulla torta: il volo delle 8 di stamane è partito alle 9...». 
Il Senatore Formigoni, cattolico di Comunione e Liberazione, ha rotto un telefono pagato anche con le mie tasse e dunque lo deve ripagare. Tanto con la politica, che consente prebende ricche come nessun'altra carica equivalente in Europa, è così ricco che sarà per lui una spesa minima...
Per il resto si vede che è cattolicissimo dal comportamento tenuto: umile, niente parolacce...
Egli non sa che quello che è avvenuto a lui è pane quotidiano per noi "Terzo Stato"!
Fra i diecimila aneddoti che potrei raccontare io, una qualsiasi del "Terzo Stato", ne scelgo uno molto attinente: 
nave per la Sardegna, Porto di Civitavecchia, ogni anno, dal 1987, parte sempre con un poco di ritardo "per aspettare qualche ritardatario", ma davanti al portellone aperto e con la nostra auto quasi imbarcata siamo in attesa dell'auto di nostra figlia con due bambini che ha sbagliato l'uscita dell'Autostrada, spostata in avanti per non far attraversare la città alle auto che si recano all'imbarco, preghiamo di attendere qualche minuto, sta arrivando, spieghiamo... Alle 8:30 in punto il Comandante dà ordine di tirare su il portellone e noi dobbiamo fare retromarcia. I marinai sono dispiaciuti e non possono dire che il Comandante è uno stronzo, non lo diciamo neppure noi quando mia figlia arriva un attimo dopo, in tempo per vedere il portellone che si sta chiudendo e i bambini si mettono a piangere.
Quante volte dal 1987 ad oggi abbiamo atteso anche mezz'ora ed oltre, già imbarcati, per aspettare non si sa cosa prima della partenza: oltre 20 anni di esperienza di partenze per quella bella terra.. Una volta che mia figlia ha tardato meno di 5 minuti la nave è partita in perfetto orario.
Io non sono un Senatore della Repubblica e dunque non abbiamo i soldi di un Formigoni: abbiamo pagato una grossa differenza per poterci imbarcare su una nave che partiva alle h. 10:00 ed era più lenta. Non sappiamo perché costava di più: abbiamo pagato e basta, passeggiando per il porto in attesa e cercando di consolare i nostri nipotini in lacrime. 

1789: eliminazione delle basi economiche e sociali del cosiddetto Ancien Régime

Da: Il Fatto Quotidiano

Vitalizi politici, Boeri: “Slegati dai contributi versati, faremo trasparenza”

“I politici hanno sempre giustificato le retribuzioni molto vantaggiose che si sono dati”, con motivazioni che, analizzate, “non reggono. E reggono ancora meno i vitalizi che si concedono e che sono in gran parte slegati dai contributi da loro versati. Anche su questo faremo una operazione di trasparenza“. Lo ha promesso il presidente dell’Inps Tito Boeri intervistato davanti alle telecamere di DiMartedì“Sento spesso parlare di diritti acquisiti, ma uno acquisisce il diritto ad avere una pensione versando i contributi durante tutta la vita lavorativa. Se ci sono persone che hanno versato pochi contributi e poi hannopensioni altissime, non li chiamerei diritti acquisiti“, aveva detto poco prima ribadendo che quello di avere “pensioni molto più alte dei contributi versati” è un sistema “insostenibile” e che andrebbero “riallineate le pensioni alte ai contributi versati”. 
Commento condivisibile


io non ho mai capito che cosa fanno di tanto speciale per aver diritto al vitalizio che sarebbe un premio a chi ha operato per il bene comune; questa gentaglia non ha mai lavorato per il bene comune ma solo per loro e per gli amici degli amici

Francia 1789: La società era suddivisa in tre ceti o classi sociali: clero,nobiltà e terzo stato. Il terzo Stato costituiva il 98% della popolazione ed era la classe maggiormente tassata, in quanto la tradizione monarchica francese prevedeva consistenti privilegi per la nobiltà e il clero.
Li chiamavano sicuramente DIRITTI ACQUISITI: se li erano dati da soli e li avevano "acquisiti".
Questa Casta attuale inqualificabile ha fatto lo stesso, come se la Rivoluzione, che cambiò la Storia, non ci fosse mai stata!!!

E Franco Di Mare.. Floris.. minimizzano con il sorrisetto di intelligenza


Da: Il Messaggero

Strage Bardo, fermato marocchino a Milano. In Italia con barcone migranti




Un cittadino nordafricano di 22 anni, Touil Abdel Magid, presumibilmente marocchino, è stato arrestato nel Milanese perché ritenuto coinvolto nella strage al Museo del Bardo a Tunisi. Ne ha dato notizia, stamani, la Polizia di Stato. L'uomo è arrivato in Italia a inizio 2015 a bordo di uno dei barconi partito dalla Tunisia carico di migranti. 
Il marocchino arrestato era ricercato a livello internazionale dalle autorità Tunisine che lo ritengono coinvolto nell'attentato costato la vita a 24 persone, tra cui quattro italiane. È stato catturato dalla Digos e dai Ros a Gaggiano (Milano) ieri sera. Gli investigatori nel corso delle perquisizioni hanno sequestrato alcune pen drive con all'interno materiale informatico.

I reati contestati nel mandato di cattura emesso dal Tribunale di Tunisi sono: omicidio volontario con premeditazione, cospirazione al fine di commettere attentati contro la sicurezza interna dello Stato e commettere un attentato allo scopo di mutare la forma di governo, incitamento della popolazione ad armarsi l'una contro l'altra e provocare disordini sul territorio tunisino, sequestro di persona a mano armata, partecipazione ad addestramento militare all'interno del territorio tunisino al fine di commettere reati terroristici, utilizzo del territorio della Repubblica al fine di reclutare e addestrare persone per commettere atti terroristici.

Il marocchino arrestato a Gaggiano, nel Milanese, in quanto ritenuto del gruppo che ha messo a segno l'attentato al museo del Bardo è irregolare ed è stato trovato in un'operazione congiunta di Ros e Digos presso dei parenti che invece hanno un permesso di soggiorno.

Touil Abdel Magid non era conosciuto alle forze dell'ordine in Italia. Su di lui c'è solo un decreto di espulsione del 17 febbraio scorso, un mese prima dell'attentato a Tunisi. Nell'appartamento in cui vivono la madre e i fratelli (estranei all'inchiesta, ndr) è stato sequestrato del materiale da parte degli agenti della Digos di Milano. Materiale su cui gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.

Sarà la corte d'appello a valutare la richiesta di estradizione attesa da Tunisi per il marocchino arrestato. Prima della segnalazione da parte dei servizi di intelligence italiani, Abdelmajid non era conosciuto dalle forze dell'ordine italiane, così come i suoi due fratelli, che a quanto si apprende in ambienti investigativi svolgono attività di spaccio e comunque sono ignari dell'attività terroristica contestata al 22enne e non sono stati colpiti da provvedimenti.

Le congratulazioni di Alfano. L'arresto del marocchino sospettato di essere coinvolto nella strage del Bardo a Tunisi dimostra «l'eccellente lavoro delle Forze di Polizia: congratulazioni ai nostri uomini in divisa, agli inquirenti e all'intelligence, che hanno saputo tessere con alta professionalità la rete investigativa, senza escludere alcun canale di possibile infiltrazione». Poi la replica alle critiche provenienti da Fi, M5S e Lega: «Leggo dichiarazioni surreali o deliranti di indignazione perchè abbiamo avuto l'abilità di arrestare un sospettato di terrorismo. Questa è l'opposizione. Anche questa è la ragione per cui governiamo».

I premier via Twitter. Renzi invece ha affidato ai Social le sue congratulazioni.«Grazie alle forze dell'ordine che hanno arrestato in Lombardia uno dei ricercati della strage di Tunisi. Orgoglioso della vostra professionalità».

Tutti contro Renzi colpevole di voler fare

Da: Repubblica.it   
Renzi-Zingaretti, scintille sugli aumenti delle tasse nel Lazio

Scintille tra il premier Matteo Renzi e il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Ad innescare la polemica è  stato il presidente del Consiglio parlando a Porta a Porta: "In Lazio, Piemonte, Liguria, Abruzzo hanno portato l'addizionale al livello massimo, loro volevano alzare il tasso dell'addizionale ma noi abbiamo messo una forchetta. Lo spieghino perché aumentano le addizionali: i comuni devono essere messi in condizioni di spiegare le tasse e noi abbiamo creato il sito Soldipubblici.it". 

La risposta di Zingaretti è arrivata poco dopo. Dai toni molto espliciti: "E' molto semplice far quadrare i conti del governo centrale con tagli agli enti locali" attacca il presidente del Lazio. Ed ecco la nota completa: "Spiego con piacere al Presidente del Consiglio il motivo per cui nel Lazio, ma solo per i redditi superiori a 35 mila euro, è stata aumentata l'aliquota Irpef: perché il governo ci ha tagliato circa 725 milioni di euro di trasferimento in due anni. Se ce li restituisce, siamo pronti ad abbassare subito  Irap e Irpef. Voglio anche evidenziare che, grazie a politiche virtuose di bilancio, per il rimanente 80% degli abitanti del Lazio non ci sarà alcun incremento dell'Irpef ma addirittura per gli scaglioni da 28mila a 35mila una riduzione.  E' giusto poi ricordare che in questi due anni, oltre ad aver tagliato circa 1 miliardo di euro di sprechi, abbiamo anche pagato 8,7 miliardi di debiti ereditati e fatti negli ultimi 15 anni dalle precedenti amministrazioni.  Mi capitò di dirlo qualche mese fa: è molto semplice far quadrare i conti del governo centrale con tagli agli enti locali. Lo sanno fare tutti".

19 maggio 2015 a "Ballarò"
Primo ospite l'ex premier Enrico Letta. Comincia l'intervista e Letta esordisce: "Ho fatto del mio meglio. L'Italia di oggi? Son cambiate molte cose in positivo, mai stato una condizione per la quale la moneta è messa molto bene. Abbiamo occasioni, nella situazione dell'Italia possiamo cogliere delle opportunità. Sentenza sulle pensioni? Situazione complessa, io penso bisogna essere onesti e il governo ha preso la decisione che andava presa. Riforma della scuola? Anche questa si sta via via raddrizzando".

Sono contenta dell'equilibrio dimostrato da Enrico Letta, nonostante il meschino tentativo di chi lo intervistava di far leva su un suo eventuale rancore nei riguardi del compagno di partito che lo rasserenava incitandolo però a fare di più e, vista la sua cautela, gli ha levato il bastone del comando dalle mani.
Ripeto che se le riforme di Matteo Renzi saranno buone lo sapremo in futuro. Diamo tempo al tempo. Gli effetti del Governo Monti li vediamo ora e li paga proprio il suo Governo. Se la Corte Costituzionale si fosse pronunciata quando era al Governo Letta la patata bollente l'avrebbe avuta in mano lui: e Letta, da persona onesta, lo sa e l'ha riconosciuto.

Intorno una canea di critiche aprioristiche. Ritengo questo, da parte delle opposizioni e di certo giornalismo, assolutamente
irresponsabile. 
Quanto a Zingaretti, stesso partito del Presidente del Consiglio, dice bene:"E' molto semplice far quadrare i conti del governo centrale con tagli agli enti locali". Ma le Regioni in passato hanno scialacquato e da qualche parte bisogna iniziare ad operare il risparmio della spesa! 
Quanto all'IRPEF è aumentata anche sulle pensioni non eccelse come la mia che, avendo iniziato a versare i contributi solo a 40 anni di età, necessariamente non è elevata: eppure dal primo cedolino del dicembre 2011 ad oggi il netto che percepisco è diminuito proprio a causa delle ritenute dell'IRPEF Regionale e dell'IRPEF comunale.