lunedì 25 maggio 2015

Scherzi mortali?

Su Domenico Maurantonio, 19 anni, trovato morto in fondo ad un chiostrino dell'Hotel dove alloggiava con la Scuola, il Liceo Ippolito Nievo di Padova, per una gita scolastica.

Da: Il Mattino di Padova

Poco alcol e nessun lassativo nel sangue: lo rivelano i primi risultati delle analisi ematiche sul corpo di Domenico Maurantonio, il ragazzo padovano morto in gita a Milano precipitando dal quinto piano di un hotel. Si tratta dei test preliminari, riportano oggi il Gazzettino e il Corriere della Sera, ma chiariscono che Domenico al momento della caduta aveva un tasso alcolemico inferiore a un grammo per litro di sangue. Un livello superiore al limite consentito per mettersi alla guida di un veicolo ma non così eccessivo come si sospettava. Secondo gli investigatori, difficilmente con un simile quantitativo di alcol il giovane avrebbe potuto perdere conoscenza e cadere dalla finestra. Quindi prenderebbe piu' consistenza l'ipotesi di una bravata, di uno scherzo terribile tra compagni di classe.
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Ho visto che non è venuto nessuno della classe, sono dispiaciuta», ha sospirato la mamma di Domenico. «C’erano gli insegnanti, loro sì che li ho visti», ha continuato. Ed effettivamente i docenti del Nievo erano presenti. Si sono accorti anche loro che nessuno studente si è presentato alla messa. «La mamma è arrabbiata con loro perché è convinta che nascondano qualcosa, credo sia per questo che non sono venuti», dice una professoressa del liceo scientifico. Giovedì sera a un telegiornale nazionale i genitori di Domenico, dopo aver sottolineato che è impossibile che nessuno abbia visto o sentito qualcosa, hanno fatto riferimento ai compagni della quinta E: «Abbiamo ricevuto su Facebook messaggi di solidarietà di amici che non appartengono alla classe», ha detto la mamma del diciannovenne prima di concludere, rattristata, di aver rilevato «mancanza di umanità». Molti compagni di classe, invece, compresa anche la fidanzatina Anna, erano presenti giovedì sera allo spettacolo teatrale della scuola dedicato a Domenico.
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Da: Il Giornale.it
Bruno Maurantonio"Avevo immaginato che i ragazzi fossero sotto choc, che il loro silenzio fosse il frutto del contraccolpo per quanto accaduto". E ancora: "Certamente non si è trattato di un suicidio né di un incidente. Cadere da quella finestra per “errore” è praticamente impossibile. Ci sono stato, ho visto l’hotel. Ho la certezza come genitore che mio figlio non si sarebbe messo in una situazione di pericolo da solo", ha affermato Maurantonio al Corriere. Infine il padre parla anche della messa in ricordo di Domenico a cui non hanno partecipato i compagni di scuola.
So che la tragedia di Domenico ha colpito molte persone, che è una tema sentito da molte famiglie.Ora bisogna soltanto arrivare alla verità". Intanto proseguono le indagini. In settimana saranno ascoltati 10 ragazzi della 5F sempre del liceo scientifico Nievo che erano i gita con la classe di Domenico. Gli investigatori sono convinti che abbiano sentito qualcosa. Il cerchio si stringe però attorno ai due diciottenni compagni di stanza di Domenico. Quando sono arrivati nella sala per la colazione dell'hote avrebbero detto al docente: "Domenico non è qui e nemmeno in stanza...". Ma nessuno avrebbe detto ai professori ad esempio della presenza di feci nel corridoio dell'albergo. Particolari e dettagli dietro cui è probabile si nasconda la chiave del giallo.
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Da: Il Corriere della Sera


Mutande e pantaloncini, da quanto si è appreso, sono stati trovati vicino al cadavere. Il capo della Mobile: chi ha scritto il messaggio mostrato in tv non è un testimone diretto

Domenico Maurantonio, il 19enne di Padova morto a Milano lo scorso 10 maggio volando giù dalla finestra del quinto piano dell'hotel «Da Vinci» di Bruzzano dove era ospite per una gita di classe a Expo, non indossava gli indumenti intimi quando è precipitato. Mutande e pantaloncini, da quanto si è appreso, sono stati trovati vicino al cadavere. Indumenti intimi che non indossava quando è precipitato. Un elemento questo che potrebbe far pensare anche che qualcuno li avesse gettati giù dalla finestra. È quanto emerge dall’indagine condotta dal pm di Milano Claudio Gittardi. Il giovane, che sarebbe morto tra le 5.30 e le 7 del mattino, al momento del ritrovamento indossava soltanto una maglietta. A dare l’allarme alla polizia è stato un operaio che stava effettuando dei lavori di ristrutturazione nel cortile dove Domenico Maurantonio è precipitato. Il ritrovamento degli indumenti accanto al corpo del ragazzo sembrerebbe confermare l’ipotesi della goliardata tra compagni di classe finita tragicamente. Al momento, puntualizza la squadra mobile, nessuno è stato iscritto nel registro degli indagati in relazione alla morte di Domenico. Non si smentisce comunque la necessità della formulazione tecnica di una o più ipotesi di reato, per permettere l’esecuzione di atti irripetibili in concomitanza con l’autopsia, che altrimenti non potrebbero essere disposti.


Gli indizi
Al momento, nell’ambito delle indagini coordinate dal pm Claudio Gittardi e condotte dalla Squadra mobile, in attesa degli esiti degli approfondimenti medico-legali, tossicologici e genetici, ci sono alcuni dati ritenuti certi: la caduta non è stata accidentale, in quanto il parapetto della finestra da cui il ragazzo è precipitato è alto un metro e 10 cm, cosa che fa supporre che Domenico debba o essersi sporto volontariamente o con l’aiuto di qualcun altro; i segni ecchimotici trovati sul braccio destro; la serata a base di alcol, non solo birra ma anche superalcolici; il ritrovamento di feci nel corridoio e il fatto che il giovane, prima di volare giù, si fosse sporcato. Da quanto è stato riferito, i compagni di classe di Domenico hanno fornito una serie di dettagli, ma alcuni passaggi dei loro verbali presenterebbero delle incongruenze e, pertanto, inquirenti e investigatori proseguiranno con le loro audizioni.

È «inattendibile» il messaggio apparso su Whatsapp in una conversazione tra un presunto testimone della morte di Domenico Maurantonio, presente nell’hotel Da Vinci di Milano, e una terza persona. A dirlo è la Squadra mobile milanese. Gli investigatori hanno precisato che l’autore di quel messaggio «è stato a lungo cercato e infine individuato ma non sa niente». «La persona in questione è un frequentatore dell’albergo - spiega il capo della mobile Alessandro Giuliano -. Tutto ciò che ha scritto è frutto di un passaparola, di notizie apprese sui giornali o in televisione. Non è un testimone diretto».



La Vita, l'unico bene che abbiamo, non si può perdere così: a 19 anni.
Un'età sufficientemente matura per sapersi gestire senza problemi: Domenico era maggiorenne, cittadino che non doveva stare sotto la tutela di nessuno.
Eppure egli non c'è più e di certo non si è suicidato. Era senza indumenti intimi, sporco delle sue feci ed altre erano nel corridoio e gli ottimi e benemeriti investigatori stanno esaminando anche il DNA per stabilire che siano sue.
Un quadro inquietante che pone, a chi è rimasto colpito da questa tragedia assurda, delle domande a cui gli investigatori daranno sicuramente risposta, anzi, molte già le avranno, ma la gente, che deve fermarsi solo alle informazioni giornalistiche, si chiede:
1 - nessuno ha sentito un grido nella caduta per 5 piani? Solo se ci si getta volontariamente questo può essere possibile: in tutti gli altri casi no!
2 - Alcune notizie dicono che egli ha dormito nel letto matrimoniale in mezzo a 2 compagni, perché nel singolo dove dormiva lui si era steso un compagno venuto da un'altra stanza. In questo caso come avrebbe potuto alzarsi senza che gli altri due non si accorgessero di nulla?  Un'altra notizia giornalistica dice invece che lui avrebbe dormito in un'altra stanza rispetto a quella a lui assegnata. Gli inquirenti queste differenze le avranno di sicuro già accertate e saranno dirimenti per arrivare alla verità.
3 - Le stanze dell'Hotel si suppone siano dotate di un bagno per stanza: solo nelle locande di quart'ordine esiste il bagno in comune nel corridoio in Italia. Perché Domenico non era in bagno? I suoi compagni hanno detto che non sanno niente perché dormivano. Allora CHI ERA CHE BLOCCAVA IL BAGNO? Qualcuno doveva essere sveglio se occupava il bagno. Perché non dice che Domenico, sentendosi male di intestino, forse perché non abituato a stravizi alcolici, ha necessariamente bussato e chiesto di liberarlo? E gli altri in stanza non hanno sentito il bussare alla porta del bagno? La richiesta della sua necessità? Perché mai il ragazzo è uscito dalla stanza praticamente nudo?
4 - Una classe è fatta almeno di 25 studenti, se erano 3 o 4 per stanza, tolte le 2 stanze coinvolte, quella dove lui era assegnato e l'altra da cui proveniva il compagno che ha occupato il lettino singolo, oppure, secondo un'altra versione, quella dove lui si sarebbe trasferito, rimangono molti compagni non coinvolti giacché dormivano in altre stanze: perché non sono andati al funerale del ragazzo? Nessuna dolorosa ed inevitabile domanda dei genitori doveva tenerli lontano. E' disumano ed inquietante questo comportamento.
Infine dico chiaramente che il filmato con le dichiarazioni della Preside mi lasciano sconcertata: "E' stato un malore mal gestito, secondo me, punto e basta!"

Eh! Certo! Uno ha mal di pancia, si sente male ovviamente, non può trattenere le feci e "mal gestito", esce dalla camera (che ha pagato) pur avendo un bagno, senza mutande, perde le feci per strada fino alla finestra il cui davanzale sta ad oltre un metro da terra, vi sale sopra e si getta di sotto!"
Ma si rende conto questa Preside della fredda idiozia che ha detto?!!









Schizofrenia e Intelligenza: non sempre l'una uccide l'altra

ANSA.it

Morto il Nobel John Nash, il genio che interpretò il caso

La sua 'beautiful mind' ha spaziato da economia a intelligenza artificiale


Il Nobel John Nash, uno dei più grandi matematici di tutti i tempi, è morto in un incidente stradale all’età di 86 anni, ma di sicuro le sue teorie avranno ancora molto da dire nel futuro di campi di ricerca di frontiera, come l’intelligenza artificiale. 

Il caso, lo stesso che ha messo fine alla sua vita e a quella della moglie che era in taxi con lui, è stato il protagonista del suo lavoro: dalla teoria dei giochi alle equazioni differenziali alle derivate parziali, aveva utilizzato la matematica per capire quanto e come il caso influenzi le situazioni complesse della vita quotidiana. Di qui le applicazioni all’economia, alla politica e alla strategia militare.

Se la sua teoria dei giochi l’ha portato a studiare molti aspetti del rapporto fra l’uomo, la società e il denaro, ricerche altrettanto importanti sono rimaste a lungo segrete. Soltanto nel 2011, infatti, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha reso pubbliche le lettere nelle quali, negli anni ’50, Nash descriveva una macchina per scrivere e decifrare messaggi in codice, anticipando molti dei concetti che diventati fondamentali nella moderna crittografia.

La lunga vita di Nash, tormentata dalla schizofrenia, ha ispirato il romanzo ‘A beautiful mind’, di Sylvia Nasar, che nel 2001 il regista Ron Howard ha portato sullo schermo, interpretato da Russell Crowe.

Nato il 13 giugno 1928 in Virginia, a Bluefield, John Forbes Nash si era laureato nel 1950 con una tesi sui giochi non cooperativi, che conteneva già la base della teoria dell’equilibrio, che descrive strategie nelle quali nessun giocatore ha interesse ad essere l'unico a cambiare. E’ stata la teoria centrale del lavoro di Nash, per la quale nel 1994 ha vinto il Nobel per l’Economia.
E come il frutto di un 'gioco non cooperativo' Nash aveva descritto nel 2008, la crisi finanziaria internazionale: ''tutti quelli che speculano sperando di vincere sul mercato azionario - aveva osservato - giocano un gioco non cooperativo ma speculativo, dove si puo' vincere o si puo' perdere. Come in tutti i giochi''. 

Nel 1951 ha avuto una cattedra al Massachusetts Institute of Technology (Mit). La malattia lo tormentava già ed è in questo periodo che ebbe una relazione con la sua infermiera, Eleanor Stier, che lasciò non appena seppe che aspettava un figlio da lui. Nel 1954 veniva arrestato per atteggiamenti legati ad un comportamento omosessuale. Tre anni più tardi sposava Alicia Lopez-Harrison de Lardé, rimasta al suo fianco per tutta la vita e morta con lui nell’incidente automobilistico.

I segni della schizofrenia cominciarono ad essere evidenti nel 1959, tanto da costringerlo a ritirarsi dall’insegnamento al Mit. Nell’anno successivo nasceva il figlio, John Charles Martin Nash, e il progressivo peggioramento delle sue condizioni portava Alicia a chiedere il divorzio, che ottenne nel 1963. La relazione fra i due, però, non si è mai interrotta. Dopo un lungo ricovero nell’ospedale del New Jersey, a Trenton , nel 1970 Nash andava a vivere come inquilino in casa di Alicia, con la quale si è risposato nel 2001.
Negli anni '70 le condizioni di salute, decisamente migliorate, lo avevano portato nuovamente nell’ambiente universitario, a Princeton, e ad ottenere i riconoscimenti scientifici più prestigiosi, come il premio Neumann nel 1978. Il Nobel per l’Economia nel 1994 e il premio Steele nel 1999. L’ultimo, il premio Abel, era andato a ritirarlo il 19 maggio 2015 a Oslo. L’incidente in cui è morto con la moglie Alicia è avvenuto al rientro negli Stati Uniti, mentre tornava a casa in taxi.

Da queste poche note si apprende una storia che, se si volesse inventarla, i più troverebbero incredibile.Come dice bene l'articolista "Il caso, lo stesso che ha messo fine alla sua vita e a quella della moglie che era in taxi con lui": una beffarda conferma alle sue teorie.Alla notizia della sua morte avevo pensato ad una fine naturale, data l'età, invece, come dico io,"la vita ci sorprende con i suoi effetti speciali"...Come in molte vite di grandi si scoprono anche pagine poco edificanti: l'abbandono dell'infermiera incinta di lui e l'arresto per non ben chiari "atteggiamenti omosessuali".

domenica 24 maggio 2015

Una riflessione sull'omosessualità

Da: ANSA.it

Nozze gay, l'Irlanda vota sì. Arcivescovo Dublino, la chiesa faccia i conti con la realtà

L'affluenza a livello nazionale è stata del 60,5%


Gli irlandesi hanno detto sì alle nozze gay con il 62,1% dei voti. Lo hanno annunciato esponenti di entrambi gli schieramenti. Leader della campagna per il "no" hanno detto che l'unica questione aperta è il margine della vittoria dei "sì". ''Sono ottimista per la vittoria del sì'', ha detto il premier irlandese Enda Kenny, commentando i risultati da cui emerge sempre più chiara una vittoria del blocco favorevole alle nozze gay.

Arcivescovo Dublino, la chiesa faccia i conti con la realtà - La Chiesa in Irlanda "deve fare i conti con la realtà". Parola dell'arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, che all'indomani della travolgente vittoria dei 'sì' al referendum sulle nozze gay fa una sorta di autocritica. "Ci dobbiamo fermare, guardare ai fatti e metterci in ascolto dei giovani. Non si può negare l'evidenza", ha dichiarato l'alto prelato alla televisione nazionale irlandese. Martin naturalmente ha votato al referendum ma riconosce che il risultato è "una rivoluzione sociale".

La cattolica Irlanda ci stupisce.
L'affluenza alle urne non è stata totale, ma oltre il 60% degli Irlandesi ha ritenuto giusto uscire di casa per andare a votare per un referendum su una materia così particolare che non riguarda, necessariamente, la maggioranza degli Irlandesi.
I referendum di solito si fanno su materie che riguardano gli interessi della totalità della popolazione: per leggi da abolire, questioni legate alla salute e all'ambiente, ad esempio.
Per il divorzio o l'aborto già scendiamo nel terreno non solo sociale ma etico.
Ecco, la domanda è: come si vede una Società?
L'Irlanda, evidentemente, pur essendo cattolica, si vede svincolata dalla visione morale che la Chiesa Cattolica ha della omosessualità.

La Chiesa Cattolica ha fatto suo il comandamento biblico, quindi comune anche alla religione ebraica da cui il cristianesimo è nato come un getto nuovo da un albero,  del "crescete e moltiplicatevi". La Natura ha selezionato la specie umana in modo da moltiplicarsi in un unico modo: maschi congiunti con femmine. La religione con il Vecchio ed il Nuovo Testamento ha condannato la sodomia.  Tutto il resto è un fatto puramente culturale.
Un esempio l'abbiamo dall'Antica Grecia:Nella Grecia antica, l'omosessualità era, per le classi colte, al pari dell'eterosessualità, una ricerca del bello e quindi indipendente dal sesso di chi veniva amato, questo tenendo presente che comunque si trattava di una società fortemente maschilista, di cui conosciamo principalmente il punto di vista maschile. 
Tali rapporti non sostituivano in nessun modo il matrimonio tra uomo e donna, ma si verificavano prima e accanto ad esso. Un uomo maturo non avrebbe mai di solito avuto un compagno maschio maturo (con rare eccezioni inepoca ellenistica come quella riguardante Alessandro Magno e il suo compagnocoetaneo Efestione), ma l'uomo più anziano sarebbe stato di norma l'erastes(amante) di un giovane eromenos (amato).
Questa forma di pederastia, derivante dalla più arcaica pederastia cretese, diventa nei secoli seguenti una raffinata e rigorosa istituzione a sfondo anche e soprattutto pedagogico-iniziatico. Gli uomini adulti potevano pertanto anche cercare ragazzi adolescenti come partner, come indicato da alcuni dei primi documenti riguardanti i rapporti pederastici risalenti alla civiltà micenea; spesso sono stati favoriti sulle donne. Anche se i ragazzi schiavi potevano essere acquistati, e abusati, i ragazzi liberi dovevano invece essere corteggiati, oltre che mantenersi rigorosamente entro i limiti stabiliti dalle norme della pederastia greca. Le fonti antiche suggeriscono inoltre che il padre del ragazzo avrebbe dovuto acconsentire al rapporto dando uno speciale benestare.
A proposito di omosessualità maschile tali documenti rappresentano un mondo in cui i rapporti con le donne abbinati in parallelo alle relazioni con i giovani sono stati il fondamento essenziale della vita amorosa di un uomo normale. Le relazioni omoerotiche rappresentavano una istituzione sociale variamente costruita nel tempo e con possibili variazioni da una città all'altra (vedi pederastia ateniese e pederastia tebana).
Il matrimonio poggiava su un accordo formale tra sposo e sposa in cui era presente la consegna della dote allo sposo. In questo accordo, stipulato tra suocero e genero, la donna non esprimeva il proprio consenso. Poi,il trasferimento della donna costituiva il compimento del matrimonio, nel quale si realizzava l’unione: la sposa cambiava casa, ma anche padrone,passando dal padre allo sposo.(da Wikipedia)

Da un punto di vista scientifico la moderna psicologia ha interpretato l'omosessualità in vari modi e già questo dimostra che non si ha certezza della sua genesi.
Freud definisce gli omosessuali degli "invertiti" e l'omosessualità una perversione. In seguito, nello sviluppare la sua psicologia dell'omosessualità, riconosce una bisessualità insita nell'uomo, che poi viene sublimata in una sessualità matura e abbandonata in favore di un rapporto eterosessuale. Quando ciò non accade, significa che è avvenuto un arresto durante lo sviluppo psico-affettivo. L'omosessualità maschile viene spiegata da Freud non come una avversione per le donne, ma come un tentativo di evitare la vagina della donna, che evoca fantasie castranti riconducibili alla relazione con la madre, per cui l'incontro con l'altro uomo è vissuto come rassicurante e tranquillizzante per la presenza del pene nella zona genitale. L'omosessualità femminile viene spiegata come un tentativo di evitare per sempre il dolore nato da una delusione d'amore con il padre. A questi assunti di base Freud aggiungerà alla teoria sull'omosessualità varie componenti narcisistiche che intaccano un lineare sviluppo del sé che, associate con un mancato superamento del complesso di Edipo e con vissuti fortemente identificativi con la figura materna, possono portare la persona all'impossibilità di un rapporto affettivo eterosessuale e, quindi, ad una omosessualità stabile. 
Secondo Reich la scelta omosessuale, così come quella eterosessuale, non sono libere da nevrosi e corazzamenti, questo perché l'uomo vive in una società in cui esiste una morale repressiva e non un senso etico della vita. Reich distingue, inoltre, una omosessualità stabile e una omosessualità situazionale, ovvero quella che può avvenire in ambienti in cui i rapporti con l'altro sesso sono ostacolati, come carceri, navi e collegi.
Secondo lo psicologo viennese Adler l'omosessualità era espressione di un sintomo nevrotico non dovuta a fattori organici. La sua psicologia dell'omosessualità vedeva gli omosessuali come l'espressione di una distanza esplicita tra il maschile e il femminile. Alla base dell'omosessualità vedeva un vissuto di inferiorità, di scoraggiamento e di insicurezza sperimentati durante lo sviluppo infantile: un padre tiranno o una madre forte e possessiva possono portare il bambino a scegliere la strada dell'omosessualità come tentativo di compensazione rispetto a questi vissuti. Secondo Adler l'omosessualità era un disturbo non curabile.

Jung parlava di Animus e Anima come componenti complementari nella vita dell'individuo: la donna si identifica maggiormente con l'Anima, che racchiude tutte le componenti femminili, pur mantenendo un dialogo continuo con il suo Animus; l'uomo, viceversa, si identifica maggiormente con il suo animus. Nel suo modello di psicologia dell'omosessualità, Jung giunge alla conclusione che quando avviene un'inversione in questi processi di identificazione, accade che la donna si identifichi con l'Animus e l'uomo con l'Anima, con il conseguente sviluppo dell'omosessualità. Jung riconosce all'omosessuale maschio una serie di effetti positivi sostenuti dalla sua scelta omoaffettiva: sensibilità, senso estetico, empatia e tenerezza sono solo alcuni.(da: Crescita Personale.it)

Ma se persino nell'Antica Grecia, in cui l'omosessualità era accettata al pari dell'eterosessualità, l'istituto del matrimonio esisteva SOLO fra uomo e donna, come mai oggi ci sono queste istanze di riconoscere un identico valore al matrimonio fra due persone dello stesso sesso?
Ho già espresso su questo blog la mia personale opinione su questo tema: credo che la migliore accettazione delle unioni omosessuali sia dare loro un istituto diverso dal matrimonio fra un uomo ed una donna. Anche nella Società dell'Antica Grecia l'istituto matrimoniale fondava le sue basi sulla procreazione: la discendenza era importante per avere i cittadini della polis e per gli Dei in cui loro credevano. 
Il matrimonio ha dei risvolti giuridici, economici e sociali ed è costruito, nelle società moderne, con tutta una serie di provvidenze che tendono a garantire la cellula della Società in cui nascono e si formano i cittadini del futuro: la famiglia. 
Costruire un istituto matrimoniale identico a quello fra uomo e donna significa un risvolto economico non indifferente per lo Stato in cui venisse istituito.
Pensate alla pensione di reversibilità ad esempio.

Una volta acquisito il diritto di parità con il matrimonio che può procreare, la coppia omosessuale vorrà accedere all'adozione della prole e, come avviene nella coppia etero, grazie alle tecniche di procreazione a cui anche la famiglia etero oggi può accedere, chiedere la stessa cosa solo "affittando" un utero di donna compiacente.
Il progresso della scienza biologica e genetica, e l'accettazione da parte della legge di queste pratiche per le coppie etero, fa si che non le si possa negare alle coppie omo.
La Scienza dunque cambia la Società: il suo concetto.
L'Uomo ha giocato con l'atomo e ne ha scoperto le terribili potenzialità distruttive, se ne è servito, ma ora lo teme qualora finisse in mani folli, perché significherebbe la distruzione del Pianeta.
Allo stesso modo ha giocato con la genetica, non solo aiutando i gameti di un uomo ed una donna ad incontrarsi per generare un figlio altrimenti ostacolato dalla Natura, ma si è spinto a far incontrare i gameti di donatori sconosciuti e ad impiantare la morula nell'utero di una donna il cui patrimonio genetico nulla ha a che fare con quello dei due gameti, per uscirne poi un essere umano che, con la madre che lo partorisce, ha in comune solo il sangue che l'ha nutrito per 9 mesi.
Ho conosciuto un bimbo nato così, da una donna ormai nubile e sola, che l'aveva ottenuto andando in Spagna, dove questo tipo di pratiche era consentito.
Aveva perso il compagno per un tumore e anche il bimbo che, naturalmente, lui le aveva lasciato in grembo... Rimasta sola fece questa scelta. Il bimbo era bello ed inconsapevole di non avere un padre e nessuna possibile anamnesi da raccontare ad un medico che l'avesse preso in cura in futuro.
Ricordate quando si va dal medico la domande di rito: "Di cosa è morto suo padre?" "Aveva diabetici in famiglia?" ecc.
Tutto questo ha un senso per stabilire alcuni dati della nostra salute, per la previsione e prevenzione...
"Come farà questo bambino?" Mi chiesi.
Dunque chissà come si svilupperà la Società del futuro e come cambierà le nostre psicologie.. Giacché abbiamo parlato anche di "processo di identificazione"... 


sabato 23 maggio 2015

I compiti e le responsabilità dei Presidi

Per scrivere con serietà, dato che su questo blog cerco di fare VERA informazione, mi sono documentata intervistando vari Presidi (oggi Dirigenti Scolastici), leggendo quello che scrive la loro Associazione ed altro, in modo da dire, con estrema semplicità, quali sono i fatti attuali e quali saranno con la Riforma di Matteo Renzi.

Questi i compiti, le responsabilità e la situazione ad oggi secondo un gruppo di DS distribuito tra vari distretti di Roma e provincia, in Scuole per lo più di estrema periferia cittadina;
non sono equiparati ai dirigenti pubblici, un esempio: un DS che ha dagli 80 ai 150 dipendenti e gestisce un'utenza di circa 700-1500  alunni e relative famiglie, ha uno stipendio che è la metà di quello di un dirigente pubblico di II livello (non di I), che gestisce uffici con una media di 10-15 dipendenti e non è responsabile della sicurezza dei lavoratori e degli utenti come il Dirigente Scolastico.
Tra le tante responsabilità recentemente ne è comparsa una nuova: quando un dipendente chiede un prestito ad una finanziaria o ad una banca, viene chiesto al DS di attestare la solvibilità del dipendente (sic!). Il MIUR ha passato anche questa patata bollente sulle spalle dei Dirigenti Scolastici!
I DS debbono fare le gare per la fornitura di qualsiasi bene o servizio, dei più vari, dall'assicurazione per gli alunni ai bus per le gite, dal servizio di psicologo ai campi scuola, per la gestione delle macchine del caffè o del centro estivo, dovendo ottemperare a norme di differente rango, natura e complessità, a seconda dell'entità dell'appalto. 
Ogni Pubblica Amministrazione ha un ufficio gare. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO GARE. Se il DS è super-super fortunato i bandi di gara li fa il Direttore dei Servizi Amministrativi (DSGA), ma sono rarità, essendoci casi in cui il DSGA non sa fare neanche la contabilità ordinaria. E' abilità dunque del DS riuscire a fare tutto senza avere nessun ricorso al TAR.
Andiamo ancora per esempi: un DS che deve gestire 120 dipendenti a tempo indeterminato, deve occuparsi di tutto: contratti, previdenza, assegni familiari, ricostruzioni di carriera e pensionistiche, gestione assenze e relativi decreti per la Ragioneria dello Stato, anno di prova, ecc. A questi si sommano svariate decine di supplenti che ogni anno transitano per una scuola: anche solo per un giorno di supplenza si deve fare un contratto (firmato in triplice copia e validato elettronicamente sul sistema informatico del MIUR); a volte si comincia con un giorno, poi la supplenza si prolunga e allora bisogna fare contratti distinti alla stessa persona anche per giorni consecutivi. In una scuola che comprenda, ad esempio, elementari e medie, transitano mediamente 60 supplenti ogni mese (circa 2 al giorno), che d'inverno possono diventare anche 4 al giorno. In 9 mesi un DS può firmare e convalidare tra i 500 e i 600 contratti. Nella scuola media superiore va un po' meglio, perché si chiamano meno supplenti. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO DEL PERSONALE. Si occupano di tutto questo mediamente, facendo sempre riferimento al DS, 2 o 3 impiegati amministrativi in dotazione, non di più, dato che tutto l'organico a disposizione raramente arriva a più di 5 impiegati in tutto.
Se su 5 amministrativi, mettiamo il caso, 2 si occupano di un settore, gli altri 3 dovranno occuparsi dei 950-1000 alunni, parliamo sempre di cifre medie, (compresi i rapporti con le ASL, l'Ente Locale che fornisce AEC, mensa e trasporto); della comunicazione interna (scioperi, avvisi, disposizioni di servizio); sicurezza e manutenzione (che vuol dire tampinare invano l'Ufficio tecnico del municipio per le riparazioni); organizzazione gite e campi scuola (mi dicono sia un lavoro pazzesco, riferiscono "sembriamo un'agenzia di viaggi"); supporto alla didattica (libri di testo e test INVALSI, soprattutto, un'altra mole di lavoro in termini di controllo e trasmissione dati). TUTTO QUESTO VIENE FATTO SU DIRETTIVA E SOTTO COSTANTE SUPERVISIONE DEL DS CHE NON HA FUNZIONARI DI LIVELLO INTERMEDIO AI QUALI PUO' DELEGARE FUNZIONI VICARIE. NON PIU'!
Il DSGA, quello che prima si chiamava semplicemente il Segretario della Scuola e oggi è il Direttore dei Servizi Gestionali Amministrativi, (quindi non il DS), si occupa da solo di tutta la contabilità della baracca, che ha un vero e proprio bilancio come tutte le PA, con tanto di revisori dei conti. Il DSGA è anche il consegnatario dei beni. L'UFFICIO CONTABILITA', TESORERIA E PATRIMONIO DELLA SCUOLA CONSTA QUINDI DI 1 PERSONA, che si occupa anche del magazzino e dell'archivio.

POI C'E' IL CONTENZIOSO, che il DS deve gestire direttamente, perché spesso è coperto da profili di riservatezza: penale, civile, amministrativo (TAR), disciplinare. LA SCUOLA NON HA UN UFFICIO LEGALE. L'Avvocatura dello stato non difende i DS, anzi li delega ad andare in giudizio al posto suo.

INFINE  c'è il sito web, che deve rispettare alcuni requisiti di legge e deve essere costantemente aggiornato. Nelle scuole, soprattutto del primo ciclo, non ci sono professionalità in grado di gestire l'informatizzazione degli uffici. Infatti per la gestione, implementazione e sicurezza del sistema informatico della segreteria bisogna pagare un esterno, rosicchiando dai 7000 euro l'anno che il MIUR dà per il funzionamento amministrativo e didattico (software, antivirus, fotocopiatrici, scanner, stampanti, toner, carta, registri - elettronici e cartacei - materiale per le pulizie, ecc. ecc.).
Mi chiedo onestamente come facciano!!
Alcuni DS arrivano a farsi aiutare gratuitamente da familiari che hanno competenze informatiche pur di non rosicchiare le scarsissime dotazioni.
IN QUASI TUTTE LE SCUOLE D'ITALIA IL PRESIDE GLI ATTI LI REDIGE, NON LI FIRMA SOLTANTO. SPESSO E' NECESSARIO SCRIVERSI ANCHE LE CIRCOLARI INTERNE.

L'organigramma delle Scuole che compare sul sito del MIUR è uno specchietto per le allodole: si tratta di docenti ad orario pieno, con compiti di supporto organizzativo e didattico, pagati meno di una colf, rispetto al lavoro che fanno in più. Ci sarebbe anche da dire che il DS deve anche occuparsi di guidare i docenti nella costruzione di un progetto didattico-educativo d'istituto, magari per diversi ordini di scuola  o diversi indirizzi nel caso delle superiori: i programmi ministeriali non esistono più da tempo, ci sono solo "indicazioni" sui traguardi che debbono raggiungere, il COME (contenuti, strategie) lo debbono scrivere i DS in una sorta di manifesto della scuola, il Curricolo d'istituto, che con tutte le attività extrascolastiche costituisce il Piano dell'offerta formativa (POF) della scuola.
Con la Riforma Renzi nessuno verrà assunto e licenziato dai DS: chi è nell'albo è assunto a tempo indeterminato e pagato regolarmente. Solo che adesso i docenti scelgono la scuola e i DS non hanno voce in capitolo, in futuro dovranno scegliersi a vicenda. Chi non è scelto? Va nelle cattedre che avanzano (quelle più scomode, sicuramente) oppure come jolly per coprire le supplenze su gruppi di scuole. Esistono già albi di questo genere, sono i docenti DOP (dotazione organica provinciale), che di solito hanno perso la cattedra perché appartenenti ad insegnamenti in esaurimento.
Bisogna essere giusto Superman!

Se qualche giornalista professionista vuole fare la fatica di andare in giro ad intervistare i Dirigenti Scolastici, ex Presidi, (ammettendo che possano dedicare loro un poco del loro prezioso ed affannato tempo), potranno verificare se in questo post c'è anche la più piccola menzogna! Sarebbe sicuramente un lavoro più serio che pubblicare stupidi slogan tipo "Preside Sceriffo"! Senza Colt per di più!!
TANTO PER RIDERE.....

venerdì 22 maggio 2015

Stralci da un Romanzo

Nascere e morire, null'altro




CAPITOLO I  - Rione Colonna e Rione Ponte intorno al 1949-1952
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Spesso andiamo negli ambulatori dell'ENPAS, che è la mutua degli statali come papà. Mamma dice che sta dietro al Parlamento. Sono ambulatori puliti, luminosi, addirittura eleganti. Anche lì andiamo a piedi. Qui è tutto vicino quello che ci serve.
Quando mamma non ha tempo per portarmi al Pincio a giocare mi conduce a "Fontan de' Trevi": lei la chiama così. Non c'è quasi nessuno. Lei si siede sui sedili di marmo bianco e lavora ai ferri qualcosa di lana, mentre io gioco. Sempre da sola, a meno che non incontro la mia amichetta più alta di me, tanto che io debbo alzare il viso verso il sole per guardare il suo bel visino color cioccolato chiaro circondato da una corona di riccioli scuri leggeri. Con lei gioco bene: è buona, gentile, ben educata e siamo in grande armonia. Il padre legge il giornale seduto su una panchina e ha una gamba tesa, non la può piegare. Un giorno è passato anche papà e mi ha detto che quel signore, dalla pelle del colore di quella della mia amichetta, è un mutilato di guerra di prima categoria. L'ha detto con rispetto e quasi ammirazione, aggiungendo: "Io sono solo di seconda categoria." Ho capito che dipendeva dalla gamba. Forse il padre della mia compagna di giochi era somalo ma era cittadino italiano e aveva dovuto combattere in guerra come mio padre, che non voleva, ma ci era dovuto andare lo stesso altrimenti, diceva, "ti fucilavano". Papà aveva sofferto molto di andare "a uccidere gente che non ti ha fatto niente". Parlava di Mussolini dicendo che "era un pazzo", "aveva gli occhi da pazzo", "quel mascalzone", "quel delinquente", "quel pagliaccio": lo odiava perché, diceva, "sono partito per la guerra che ero un uomo e sono tornato che ero mezz'uomo". 
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Mamma racconta che appena sposati, per un tempo breve, hanno abitato in uno degli appartamenti fatiscenti che papà aveva comperato in Trastevere: due in Vicolo del Moro e due in Vicolo del Cinque. Poi papà due li aveva rivenduti allo stesso prezzo che li aveva pagati a zio Gianni, per gratitudine, perché l'aveva fatto lavorare come cameriere la sera, nelle trattorie che lui prendeva in gestione. Così, oltre allo stipendio del Telegrafo, aveva potuto guadagnare qualcosa in più.
Gli altri due li aveva venduti guadagnandoci  e con quei soldi aveva comperato un appartamento affittato in Via Ottaviano.
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Intanto il nostro contratto d'affitto per la soffitta era scaduto e, dato che quelli non se ne volevano andare, siamo andati ad abitare nella grande casa  del Sig. Micarelli in Via dei Soldati. 
Mica c'eravamo solo noi anche lì! Noi avevamo una stanza grandissima e papà aveva comperato i mobili nuovi per la casa  di Via Ottaviano e la nostra stanza era la più bella. Nelle altre, oltre al proprietario di quell'immenso appartamento e a suo figlio, il giovane Ing. Micarelli, c'erano tante famiglie. 
Accanto alla nostra stanza c'era la famiglia Russo: padre, madre, un figlio di circa la mia età e una figlia un poco più grande. Parlavano con un accento del nord ed erano bianchissimi di pelle! La loro stanza era un terzo della nostra, poverini, e ci stavano in quattro! Poi c'era una cucina grandissima e ognuno aveva il suo fornello a gas a due fuochi. Quello nostro era il più nuovo e ne aveva tre. Tutta questa gente a volte aveva qualche attrito, ma dirimeva tutte le questioni il Sig. Micarelli: un vecchio alto e magro, sempre con il cappello in testa, anche in casa, che girava in canottiera e pantaloni appoggiandosi lievemente ad un bastone per aiutare le gambe insicure. Quando c'era qualche problema più grosso interveniva il giovane ingegnere: alto e magro come il padre, bello e molto rispettato perché era laureato!

giovedì 21 maggio 2015

Oro bianco

Da: StrettoWEB.com

“Oro bianco”: il narcotraffico della ‘ndrangheta raccontato da Gratteri e Nicaso

Il nuovo libro di due massimi esperti di ‘ndrangheta: in “Oro bianco” vengono ricostruite le rotte della cocaina, un business planetario, dall’America alla Calabria

Frutto di una proficua collaborazione tra il magistrato Nicola Gratteri e lo scrittore Antonio Nicaso, il loro nuovo libro “Oro bianco”, edito da Mondadori.
Come è noto, Gratteri è da anni impegnato nella lotta contro la ‘ndrangheta, convinto di dover portare avanti questo onere rimanendo e combattendo nella sua terra di origine, la Calabria.
Antonio Nicaso, invece, storico amico del magistrato, è un giornalista, scrittore, ricercatore e consulente italiano, nonché uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta a livello internazionale. Non per niente, dalla sua Caulonia, nel reggino, è partito, diventando autore di diversi libri, tra cui vari bestseller internazionali; ad oggi vive e lavora in Nord America.
Già in passato, Gratteri e Nicaso hanno collaborato per dare “vita” a delle storie che hanno avuto molto successo, anche e soprattutto tra i giovani; proprio questo venerdì Nicola Gratteri incontrerà gli studenti del Liceo Classico di Reggio Calabria, “Tommaso Campanella” e quelli del Liceo Scientifico “A. Volta” per parlare dei suoi bestseller “Fratelli di sangue” e “Dire e non dire”, scritti proprio con Antonio Nicaso.
E di Nicaso e Gratteri è anche il sopracitato “Oro Bianco”, un libro che ripercorre le tappe di un business a cui la ‘ndrangheta tiene molto, quello della cocaina, divenuta ormai frutto di un commercio planetario. Un vero e proprio “viaggio”, quello descritto nel libro, che parte dalla Colombia e arriva fino in Calabria: i due autori hanno visitato la Bolivia, il Perù, l’Argentina, il Brasile, il Canada, il Messico, gli Stati Uniti, entrando nei laboratori dove dalla foglia della pianta viene ricavata la “pasta base”; ma non solo, il viaggio continua verso l’Africa, l’Australia (il Paese primo nella classifica dei consumatori di droga al mondo), per proseguire in Germania, in Austria, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda, in Belgio, in Olanda.
Le rotte della cocaina ricostruite nel libro sono quelle d’aria, ma anche quelle tracciate via mare e via terra dai produttori della droga, che fanno viaggiare la “polvere bianca” fino ai consumatori per pura sete di guadagno.  Il tutto è arricchito da approfondimenti e interviste a decine di investigatori, esperti, giornalisti, e dall’aiuto offerto ai due autori dalle forze di polizia italiana e straniere specializzate in un narcotraffico che da “elite” quale era almeno fino agli anni Novanta, è oggi diventato di massa.
Secondo l’Unodc,si riporta, l’ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, nel 2012 nel mondo 243 milioni di persone fra i 15 e i 64 anni hanno assunto almeno una volta sostanze illecite; tra queste, la cocaina risulta essere la più richiesta e venduta dalla ‘ndrangheta.
Varie operazioni si sono susseguite nel corso degli anni, e in molte di queste è stato coinvolto il magistrato Nicola Gratteri, che anche attraverso quest’ultimo lavoro insieme a Nicaso ha voluto offrire un “reportage” su un tema di grande attualità, e al tempo stesso trasmettere anche la voglia di combattere la ‘ndrangheta e tutti gli “sporchi” traffici ad essa legata.
Per promuovere il suo libro inchiesta sulla cocaina e l'enorme ricchezza che la sua vendita comporta per l'organizzazione criminale chiamata 'Ndrangheta, Gratteri sta girando da tempo per l'Italia: il 13 aprile è stato in RAI, ospite nella trasmissione "Che tempo che fa", il 16 aprile è stato a Roma, presso il  centro commerciale Cinecittàdue, il 9 maggio a Catanzaro e così via ovunque per comunicare il risultato della sua inchiesta:
Del suo viaggio, racconta ancora il magistrato, "mi ha colpito il controllo assoluto del territorio. Ci sono zone dove l'esercito ha paura ad entrare, e 'ndranghetisti che entrano ed escono da questi territori". Ci sono, aggiunge, "sottomarini che possono trasportare fino a 14 tonnellate di cocaina. I narcos hanno anche la possibilità di affittarsi un satellite per controllare il radar degli Stati Uniti quando passa a controllare l'America Centrale, e quando non guarda quel pezzo di mare i narcos passano con i sottomarini".
Oggi la cocaina, spiega Gratteri, "costa 50 euro al grammo, il prezzo lo decidono domanda e offerta. Solo la Procura di Reggio Calabria sequestra ogni anno 3 tonnellate di cocaina, ma sono il 10% di ciò che arriva in Europa. Bisognerebbe cambiare le regole del gioco omologando i sistemi giudiziari, quantomeno in Europa, dove ancora ci muoviamo in ordine sparso, e gli 'ndranghetisti man mano che salgono verso nord sono sempre meno controllati, non c'è la cultura del controllo del territorio". Sulla liberalizzazione della marijuana, precisa il magistrato, "non si risolverebbe il problema perchè in farmacia costerebbe comunque di più rispetto al mercato nero, altrimenti lo Stato non rientrerebbe con i costi". Un panorama, quello descritto da Gratteri, dove comunque "c'è spazio per il realismo e la denuncia, perchè non bisogna mai assuefarsi".

E' ovvio che il denaro, tanto denaro, tutto corrompe: dunque il potere della 'Ndrangheta è comperare uomini ovunque, nelle banche, nelle strutture dello Stato, i voti per far eleggere chi poi può usare per i suoi sporchi fini.

Ma chi da questo immenso potere a questi venditori di droga? 
Chi la consuma, e ne consuma tanta!!
Perché gli uomini, tanti uomini, ne hanno bisogno?
Sono questi che creano il potere dell'organizzazione criminale, dunque sono loro i colpevoli dell'immenso potere della 'Ndrangheta.
Non esiste dire "poveri drogati": c'è una scelta, dunque niente "poveri", non è il cancro che viene pure se non lo vuoi.
Questa gente è colpevole quanto chi gliela vende. Spesso uccidono guidando le auto sotto l'effetto delle droghe.
Per me sono criminali quanto i loro fornitori in quanto, se non ci fosse richiesta, per i trafficanti non ci sarebbe nemmeno convenienza a commerciarla.