martedì 7 luglio 2015

Troppo spazio ed importanza alla matta di turno


Da: Il Secolo XIX

«Decapitiamo in nome della Sharia»: parla Fatima, la jihadista italiana

Dopo giorni di silenzio, torna a parlare, per la prima volta attraverso il suo profilo Skype, Maria Giulia Sergio, alias Fatima, la jihadista italiana ricercata per associazione con finalità di terrorismo. «Noi quando decapitiamo qualcuno, dico noi perché anche io faccio parte dello Stato islamico, quando facciamo un’azione del genere, stiamo obbedendo alla sharia», dice. Gli audio sono stati pubblicati in esclusiva dal Corriere.it.
La ragazza, 28 anni, originaria di Torre del Greco e residente a Inzago, nel Milanese, si è convertita all’Islam qualche anno fa. Nel novembre del 2014 è partita per la Siria assieme al marito, l’albanese Aldo Kobuzi. Per mesi è stata intercettata dalla Digos, ma lei ha continuato a parlare via Skype anche quando ha saputo che la storia era finita sui giornali e la sua famiglia è stata interamente arrestata.
La matta di turno


Di gente fuori di testa ce n'è tanta in giro. A partire dagli anni '70 si è vista una deriva dei freni inibitori in nome della lotta per la libertà. Ci siamo così liberati che ormai ogni nullità senza intelligenza, senza un "Io" ben strutturato, si butta a fare qualcosa che, secondo lui, lo renderà diverso, speciale, rispetto alla massa "che non può capire". Si sentono speciali questi "minus" e pontificano pure proclamando le loro scempiaggini.
Noi siamo l'ambiente in cui ci siamo formati, la nostra cultura, poi ci si può evolvere con l'esperienza oppure.... involvere.
C'è stato un tempo in cui delle matte, spesso dopo aver "scopato" con qualche "rivoluzionario" che con lo sperma evidentemente passava loro anche delle idee rivoluzionarie, si sono messe a sparare a inermi passanti rei di non pensarla come loro, oppure si sono messe a fare le vivandiere di anziani uomini politici tenuti prigionieri pensando di compiere chissà quale nobile impresa, per poi ripensarci dopo la galera: vedi la Faranda.
Cosa hanno cambiato di questa nostra Società costoro? Assolutamente niente. Al massimo si sono fatti usare senza nemmeno capirlo, senza capire chi in realtà faceva il gioco più grande di loro...
Oggi va di moda il mondo islamico impazzito e le matte si mettono uno straccio in testa (che tiene pure caldo), si danno un nome esotico, invece che Carmelina come ci si aspetterebbe venendo da Torre del Greco, e si sentono speciali e i nostri sciocchi giornalisti danno loro spazio in modo che noi dobbiamo stare a sentire che loro ammazzano la gente in nome di Allah!
Povero Allah! Le ignorantone coattone ovviamente non sanno che c'è stato un tempo in cui il mondo arabo ha portato civiltà all'Occidente... La coattona che si vanta di fare la macellaia in nome di Allah non sarà mai stata a Cordoba, né a Siviglia, né a Granada... Anche quelli credevano in Allah ma costruivano splendidi palazzi decorati di magnifici mosaici, circondati da giardini di fiaba e convivevano pacificamente con gli ebrei e con i cristiani: era circa l'anno 1000, in Spagna. Eppure credevano in Allah.
La matta a cui si da tanto spazio e importanza invece proclama di essere partita per stare con i barbari che vogliono distruggere Palmira...
Non date risalto ed importanza a questa gente: altri deboli di mente li seguiranno... è sempre così... è un déja vu.   

domenica 5 luglio 2015

MA.... ANNA' A LAVORA' NO??!

Da: Il Tempo.it

Fassina: «Non mi nascondo Voglio fondare un partito»

Inutile fare troppi giri di parole: «Siamo qui per fare un partito». Chiarito l’approdo, nei prossimi mesi Stefano Fassina dovrà definire il percorso e con chi farlo. Un’indicazione è arrivata dall’a...

++ PD: BERSANI, NON CAPISCO RICHIESTA DIMISSIONI FASSINA ++
Inutile fare troppi giri di parole: «Siamo qui per fare un partito». Chiarito l’approdo, nei prossimi mesi Stefano Fassina dovrà definire il percorso e con chi farlo. Un’indicazione è arrivata dall’assemblea che Fassina ha organizzato a Roma, insieme a Monica Gregori a dieci giorni dall’uscita dal Pd, al teatro Palladium nel cuore della Garbatella.
Un appuntamento al quale hanno partecipato Sergio Cofferati, Pippo Civati, Sel con il coordinatore Nicola Fratoianni, e una considerevole rappresentanza della sinistra d’antan, tanto che il richiamo fatto dall’ex segretario della Cgil, in un passaggio del suo discorso, non è stato forse troppo casuale. «Serve generosità da parte di tutti - ha detto Cofferati - ognuno di noi può dare un contributo. La mia generazione non può rivendicare nulla ma deve mettere disposizione di altri l’esperienza che ha accumulato, per costruire una nuova classe dirigente».

Pare che Fassina una laurea in Economia e Commercio ce l'ha... Perché non va a lavorare finalmente? Dobbiamo tenerceli a vita quelli che vivono di Politica? Capisco che rende e rende bene. Ognuno apre il suo negozietto... Almeno seguissero il consiglio che gli ho dato nel post del 23 giugno ultimo scorso: "Saggia decisione"...

Riflettesse sulla determinazione del Movimento 5 Stelle che dice e ribadisce che NON SI DEVE FARE IL POLITICO DI PROFESSIONE, e dopo 2 legislature... a casa a lavorare..
Sempre, beninteso, che uno sappia fare qualcosa...
Ma, se non vogliamo fare la fine della Grecia spendacciona, non bisogna solo riformare e tagliare le pensioni dei cittadini, bisogna TOGLIERE IMMEDIATAMENTE I VITALIZI ai Politici che hanno avuto, anche per breve tempo, cariche istituzionali molto ben pagate: io stessa firmai una proposta di legge di iniziativa popolare che giace, mai discussa, in una Commissione parlamentare (ne ho parlato e dato gli estremi in diversi post), per uniformare le stratosferiche prebende e benefit degli eletti italiani almeno a quelle equivalenti  degli eletti del resto dei Paesi Europei: di molto inferiori.

Invece niente risparmi su quel fronte: si continua allegramente a sperperare e quando il debito crescerà costoro non pagheranno, ma pagheranno i pensionati come quello greco disperato nelle foto che hanno fatto il giro del mondo.






Riflettete, gente, che ancora andate dietro a questi che si dicono di sinistra e vivono di Politica succhiando i soldi allo Stato.


In una recente trasmissione su La7 il senatore di M5S, Morra, a politici in studio come Corradino Mineo, che non ha ribattuto niente,  ha detto con semplicità"Dopo 2 legislature a casa. Ma perché uno deve arricchirsi con la Politica?"

E non solo loro si fanno strapagare: notizie del 2012:
 alla Germania potrebbe dare fastidio che il nostro ambasciatore a Berlino, Michele Valenzise, guadagna 20.000 € al mese mentre la Merkel ne guadagna 9.000 di euro. 2) Che il Quirinale costa 228 milioni di euro all' anno, il doppio dell' Eliseo e sei (6) volte la corona Inglese! 3) Che (ad esempio) Antonio Malaschini, sotto segretario ai rapporti con il parlamento, percepisce una pensione annua di 590.000 euro, che sommata a 190.000 euro di stipendio arriva a 59.083 di retribuzione mensile. 4) Che un mutuo fatto ad un cittadino italiano di 180.000 € costa in più di 105.212, rispetto alla stessa operazione fatta da un parlamentare. 5) Gli euro burocrati sono costati 1.058.8 milioni di € nel 2008, e nel 2013 costeranno 1473 milioni di €,

Guardate che non è cambiato nulla dal 2012.
Grecia sprecona e usurata per i debiti, e noi?
Dobbiamo non arrenderci a questi sprechi indegni, vergognosi, che ci porteranno alla rovina.


venerdì 3 luglio 2015

Prostituzione


(AGI) - Milano, 3 lug. - "Si ricordera' che le dissi, e diverse volte, di stare attento a non dare banconote da 500 euro a Ruby perche' era pericoloso, perche' andava in giro con buste piene di banconote da 500 e non si preoccupava di farle vedere". Lo scrive Luca Risso, l'ex compagno della ragazza marocchina, in una lettera a Silvio Berlusconi depositata tra gli atti dell'inchiesta Ruby 'ter' in cui l'ex premier, una ventina di ragazze e l'avvocato Luca Giuliante sono indagati per corruzione in atti giudiziari. Nella missiva, Risso ricorda a Berlusconi "di quello che mi promise, e perlomeno mi aiuti come puo'" e aggiunge: "Le dissi di dargli meno soldi e tagli piu' piccoli e magari di avvalersi dell'aiuto di Giuliante visto che io ormai ero fuori gioco.

Prima:
Casa Chiusa prima della legge Merlin

Dopo: 
Sederi nudi in strada ovunque, di giorno e di notte.
Una giovane mamma giorni fa passando in auto si è sentita chiedere dal suo bambino di 5 anni:
"Mamma perché la signora ha il sedere nudo? Sta in mezzo alla strada e tu mi hai detto che bisogna coprirsi se non si fa il bagno o la cacca."
La mamma ha arrangiato una risposta, ma era arrabbiata per essere costretta a dover dare una spiegazione al sudiciume che non poteva spiegare ad un bimbo di 5 anni.
Ha chiamato i Carabinieri dicendo che c'era una donna in mezzo alla strada senza mutande che mostrava il sedere verso le auto in transito. "Cosa pensavano di fare?"
Il Carabiniere ha risposto con aria stanca che potevano fare ben poco stante le attuali Leggi.
"L'oltraggio al comune senso del pudore non c'è più?"
Ha chiesto ancora la giovane madre indignata. "Allora usciamo tutte senza mutande da domani, visto che la Legge lo consente!"

Prima: uno che mangiava su una prostituta si definiva "pappone", "lenone", sfruttatore...


Dopo: oggi è invalso l'uso di chiamare l'ex-pappone "fidanzato", "compagno", "convivente"...

Il pudore a quanto pare c'è: sta nelle parole che definiscono le figure più squallide della prostituzione.
Questo è il costume corrente: si attenua con il lessico quello che merita solo disprezzo.



giovedì 2 luglio 2015

Servizio Sanitario Nazionale


Scusandomi per la definizione della foto, ripresa con il mio economico cellulare, e per la C di "comunitari", nel cartello mezzo cancellata, la pubblico quale informazione che a me mancava.
Questo cartello appare presso gli Ambulatori della ASL Roma H, siti in Via S. Biagio, 21 a Velletri RM.
Dunque il Servizio Sanitario Regionale (SSR) Lazio ha preso una decisione che approvo e spero sia applicata anche in altre Regioni di questa Italia, che chiede sacrifici ai suoi figli ed elargisce provvidenze a chi non paga.
Si tratta di cittadini dell'UE che sono nel nostro Paese senza un lavoro: giustamente, se vogliono usufruire del nostro Servizio Sanitario, debbono pagarsi una assicurazione.
Mi sembra il minimo!

Squilli dal passato - dalla raccolta "Le Verità Nascoste": II parte

Squilli dal passato

Novella della raccolta "Le Verità Nascoste": II parte


*****

In quella stessa casa il telefono squillò e questa volta rispose il marito di Renata, perché lei era al lavoro.
"Pronto."
"C'è Renata?" Chiese una voce femminile leggermente incrinata come da una rattenuta emozione.
"No, è al lavoro. Chi la desidera?" Chiese con cortesia l'uomo.
"Sono Rita Gianni." Disse la voce incrinata. L'uomo ammutolì dalla sorpresa.Anche se, in questo caso, di anni ne erano passati almeno dieci, aveva ben presente chi fosse la persona, anche perché non aveva detto, come la scema Elisa, solo il nome, ma anche il cognome.
Sapeva chi era perché, anche se erano almeno dieci anni che non si faceva viva con loro, era una persona la cui casa frequentava uno dei suoi figli, ormai uomo fatto che sceglieva chi frequentare. E di quella casa, di quella persona e della sua famiglia, ogni tanto arrivavano notizie attraverso quel figlio di Renata e suo, che da tempo non viveva più con loro, essendo sposato, ma che ogni tanto parlava spontaneamente delle vicende di quelle persone. Erano frammenti di notizie a cui non seguivano domande da parte di Renata e di suo marito che, per valide ragioni, ritenevano tali persone infrequentabili.
L'uomo era molto ben educato e seppe dissimulare la sorpresa di quella voce che tornava da un passato in cui c'era stata una breve conoscenza attraverso suo figlio, la quale si era interrotta perché Rita Gianni, suo marito e suo figlio erano letteralmente spariti ed i loro scarsi contatti si erano volatilizzati, né Renata e suo marito li avevano cercati o incentivati.
La ragione di quella improvvisa telefonata dopo dieci anni era alquanto strana giacché, frequentando suo figlio, sia pure sporadicamente, la donna sapeva che egli abitava altrove e raramente era in visita a casa dei genitori. Inoltre aveva un cellulare, dunque volendo lo si poteva rintracciare attraverso quello: comunque aveva chiesto di Renata.
Ma in mancanza di Renata la donna si aggrappò al marito, senza ritegno alcuno, eppure l'uomo era persona riservata, che non invitava certo alla confidenza. 
"Sono disperata, - esordì lasciando l'uomo basito e senza parole - a causa dei vostri vicini, i Disegni. Vi dobbiamo delle scuse, voi ci avevate avvertito... ci avevate detto di stare attenti, ma noi...." L'uomo taceva aspettando il resto, mentre pensava che allora l'avviso l'avevano recepito, anche se avevano fatto finta di nulla ed avevano preferito sparire con chi li aveva preavvisati piuttosto che con le conoscenze appena fatte. “Affaracci loro" avrebbe pensato Renata a posto suo, ma l'uomo era più educato di sua moglie o... forse ... più inibito e  rimase in ascolto meravigliato ma sulla difensiva. Ricordava che quella donna un poco volgare e superficiale aveva pensato e cercato di sfruttare le profferte della loro vicina, che si metteva a disposizione per elargire favori vantando poteri che non aveva ma, chiedendo ad ometti che corteggiava, a volte riusciva ad ottenere qualcosa. Era, così, paga nel suo malato narcisismo e credeva di dar ad intendere che lei era una donna importante. In realtà era una donnetta ignorante e molto disturbata che, da informazioni che Renata aveva avute casualmente ma inconfutabilmente, allacciava relazioni con uomini a cui poi chiedeva soldi o favori per sé, per i suoi familiari o per terzi, a cui li offriva in cambio di regali che poi quelli le facevano per ringraziarla. 
"Da due anni so che mio marito è l'amante di Cristina, la vostra vicina, - disse con voce tesa - lo so con certezza perché me l'ha confessato lui quando ha avuto l'infarto. La cosa dura da dieci anni." L'uomo non sapeva cosa dire a quella esternazione che gli entrava in casa dalla diretta interessata, la quale confessava comunque qualcosa che lui e Renata già sapevano per altre vie, pur rimanendo a distanza da quelle persone che, certo, se l'erano voluta. Cosa poteva mai volere da loro ora quella donna? Addirittura faceva loro delle scuse... Evidentemente per piena coscienza di essersi comportati male con loro, sparendo per far piacere a quel soggetto che tanto bene si era intrufolato nella loro precaria esistenza.
"Io non posso perdere tutto, - stava dicendo intanto la donna - ho fatto tanti sacrifici! Ma il marito di questa Cristina che razza di uomo è?!! E' morale o immorale?!!" Chiese disperata all'esterrefatto interlocutore, il quale non seppe cosa rispondere a quella domanda che già conteneva in sé la risposta. Cosa voleva da lui? Che l'appoggiasse e la sostenesse in un giudizio morale che era nei fatti? Per risponderle qualcosa disse:
"Ma i vostri figli cosa dicono?" Sapeva che uno dei  figli era al corrente della situazione ed era quella una delle vie attraverso le quali già conosceva quei fatti, che drammaticamente la donna veniva a riversare su di loro dopo dieci anni di silenzio e di distanza. Lei non si stupì di quel riferimento, dando forse per scontato che la sua situazione fosse nota a molti.
"I miei figli hanno detto che siamo maggiorenni e vaccinati..." 
"Ed hanno pure ragione..." Pensò l'uomo. Uomini di trenta anni e più cosa potevano dire o fare, non volevano proprio entrarci  in affari così squallidi riguardanti i loro genitori ormai alle soglie della vecchiaia. Un'età che dovrebbe essere della saggezza e del buon esempio... invece.. davano scandalo rendendosi grotteschi più che ridicoli. Ma la donna andò allo scopo della telefonata, che, come quella di Elisa, un fine l'aveva:
"Posso venire da voi?" L'uomo si allarmò.
"Per...?"
"Per parlarne." 
"Ma parlare di che?"- Pensò il marito di Renata. Poi: "Cosa c'entriamo noi?" E pensò che sua moglie aveva fatto più che bene ad allontanare gli scomodi vicini che invece Rita Gianni e suo marito avevano scelto di frequentare. Cercò una plausibile scusa:
"In questo periodo stiamo andando spesso nella casa al mare che abbiamo comperato da poco... Siamo un po' occupati perché la stiamo arredando..."
La donna capì che il suo disperato tentativo di coinvolgere i vicini di chi le stava creando tanti problemi era fallito. Ringraziò e salutò, battendo in ritirata.
Il marito di Renata raccontò a sua moglie l'assurda telefonata allibito. Sua moglie fu come al solito cattiva e sarcastica: "Quella voleva venire qui a fare la piazzata alla vicina chiamandola "puttana" dal nostro cortile e chiedere conto "all'immorale" delle loro comuni corna, te lo dico io! Hai fatto benissimo a scaricarla! Li avevamo avvertiti credendoli due persone perbene, lo sanno ed infatti ha chiesto scusa al plurale, quindi anche per lui a cui, sicuramente, sta carpendo soldi con qualche ricatto. Qualcuno l'ha detto: "Lo ricatta, lo ricatta." Non so su cosa, non voglio saperlo, che stiano a distanza.
"Infatti ha detto proprio: "Io non posso perdere tutto, ho fatto tanti sacrifici." "
"Già. - Concluse la moglie asciutta. - Ricordi quello che ci raccontò il nostro figlio più piccolo degli affittuari di Giulia? Sì, quello che spacciava all'ingrosso e si era messo con quella modella fallita da cui aveva avuto una figlia. Nostro figlio era tornato dal liceo, aveva mangiato e si era seduto sul muretto a prendere un po' di sole in attesa che io tornassi dal lavoro: sentì quei rumori pazzeschi che facevano quei due copulando... Probabilmente avevano assunto quello che lui vendeva... Per fare quei versi, così forte... Ricordo ancora la faccia sbalordita di nostro figlio quando me lo raccontò appena rientrata... Poi scoprimmo che in casa c'era la figlia che lui aveva avuto dalla moglie, una ragazzina di tredici anni che era ospite del padre in quei giorni... La ragazzina deve aver telefonato alla madre chiedendole di venirla a riprendere e la madre venne il giorno dopo. Di nuovo nostro figlio mi venne incontro con gli occhi sbalorditi: "Mamma..." mi disse, ed io pensai "L'hanno fatto di nuovo: copula con strilli e versi.." Ma lui mi lesse nel pensiero dall'espressione del viso e mi disse: "No, no! Oggi no! Però è venuta la madre della ragazzina  a riprendersela ed è rimasta fuori e, mentre la ragazzina usciva per raggiungerla, la modella è uscita sul balcone e quella ha cominciato ad urlarle: "Puttana, sei una lurida puttana!" E l'altra, per nulla intimorita, le urlava dal balcone le stesse cose. Mamma, una scena da borgatari quali sono: se ne sono dette di tutti i colori! "
"Sapendo chi sono i soggetti abbiamo evitato di essere coinvolti, nostro malgrado, in una scena simile; - disse il marito di Renata - l'unico modo che Rita Gianni aveva per avvicinarsi alla casa di quella lì era dal nostro cortile, è chiaro."

Con tutta la simpatia per Matteo... però...



Cari compagni e amici del PD,
da domani l'Unità torna in edicola. Era un mio impegno personale, oggi è una promessa mantenuta.
Ha poco senso oggi piangere sul latte versato (e sui tanti denari versati). Purtroppo le vicende del passato non si possono sistemare. Ma il futuro è nelle nostre mani. E allora abbiamo lavorato con passione – grazie innanzitutto al tesoriere del PD Francesco Bonifazi, alla proprietà, al direttore Erasmo d'Angelis – per riportare in edicola questa testata gloriosa. Per darle un futuro. Perché la nostalgia è un sentimento nobile, ma costruire la speranza è ancora più bello.
Non sarà solo l'Unità cartacea. Ma anche il sito, la web-tv (Unità TV prende il posto di YouDem), le feste che già dallo scorso anno sono tornate a chiamarsi Festa dell'Unità. Abbiamo bisogno di un partito che rafforzi i suoi ideali ma anche la sua organizzazione. La discussione partito liquido-partito solido non ha senso: ormai la differenza è tra un partito organizzato bene e uno organizzato male. E noi dobbiamo migliorare a Roma, come in ciascuno dei circoli.
Ho chiesto che l'Unità sia uno spazio di libertà, di confronto, di discussione. Che ci aiuti a raccontare l'Italia bella, quella che non si arrende, quella dei tantissimi circoli che fanno iniziative di livello, quella del volontariato e dell'associazionismo. L'Unità che vuol bene all'Italia.
Vorrei che gli iscritti e i circoli la sentissero come loro patrimonio. Non solo dando una mano sia negli abbonamenti che nella diffusione alle feste. Ma anche partecipando. Scrivendo, commentando, criticando, proponendo.
L'abbiamo riportata in edicola. Adesso tocca a tutti noi averne cura.
Conto, come sempre, sul vostro impegno
Grazie,
Matteo




Da: La Repubblica - 24 marzo 2015

L'Unità, via libera del tribunale alla riapertura

Il giornale potrà tornare in edicola. L'annuncio dato su Twitter dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi

Il concordato, per evitare il fallimento della Nuova Iniziativa Editoriale, attuale proprietaria della testata, era stato modificato dopo la decisione del collegio dei giudici di configurare l'operazione come una cessione di ramo d'azienda e non come una semplice vendita della testata. Ciò aveva aperto la strada all'accordo siglato tra la nuova proprietà e il cdr, che prevede la riassunzione dalla vecchia redazione, composta da 56 giornalisti (in cassa integrazione a zero ore per due anni), di 16 giornalisti con rapporto di lavoro dipendente (10 a Roma e 6 a Milano) e 9 giornalisti con rapporto di collaborazione. Sarà il direttore ad avviare i colloqui e fare le scelte. I poligrafici riassunti saranno invece 4.

La cordata, che fa capo a Guido Veneziani, editore di magazine come 'Stop' o 'Vero' (detentore del 60% delle quote), vede in campo anche il Gruppo Pessina, che comprende non solo le aziende di costruzioni ma anche le acque minerali (detentore del 35%), e il Pd con la Fondazione Eyu, acronimo di Europa-Youdem-Unità (con il 5%). L'offerta è di dieci milioni per l'iniziale affitto del ramo d'azienda (con un canone di 90 mila euro al mese) e la successiva acquisizione definitiva, che dovrebbe avvenire dopo l'indizione di un'asta a dicembre. Le somme dovrebbero servire a soddisfare solo parte dei creditori della Nie, gravata da debiti totali per oltre 20 milioni di euro.

"Il via libera del Tribunale alla riapertura dell'Unità è una buona notizia per i giornalisti del giornale e per tutta l'editoria, che sta attraversando una crisi senza precedenti - ha commentato Stefano Pedica del Pd - L'auspicio ora è che il giornale torni presto in edicola e che vengano salvaguardati tutti i posti di lavoro. Neanche una persona deve restare a casa".


La politica è necessariamente compromesso... Purché sia a fin di bene. Nel senso che se Matteo, che firma la lettera che mi è giunta nella posta di oggi, si deve piegare a tante cose per arrivare al fine di rendere un buon servizio al Paese, come lo vedo io, posso abbozzare.
Per il resto BASTA all'editoria finanziata con soldi pubblici: BASTA!!
Dall'articolo esplicativo di La Repubblica SEMBRA che di soldi pubblici non ce ne siano e che quel 5% del Partito sia, probabilmente, quello che ancora rimane nelle casse dei partiti, dopo la ventilata abolizione del finanziamento pubblico, rispettosa dell'esito del Referendum...
Staremo a vedere.
Per ora noto ancora una volta come certa gente si ricicli invece di andare a casa, come pare che faranno i parlamentari del M5S per non vivere di Politica soltanto: Stefano Pedica, naufrago dell'IdV, pur di essere rieletto ha cambiato di nuovo la casacca e il PD, che si prende tutto, pure Nencini PSI, se lo è preso.
Staremo a vedere... 

Essere ed apparire

Da: Il Messaggero

Roma, 15enne violentata da un militare: l'orco tradito dalla bici lasciata in strada

«È lui». Angela ha un sussulto quando gli investigatori della Mobile le mostrano le foto dell'uomo che hanno appena fermato. Il cuore le batte a mille, ha riconosciuto il finto poliziotto che lunedì notte l'ha violentata in un piccolo campo abbandonato di via Casale Strozzi, vicino a via Teulada, alle spalle del Tribunale. «Sei sicura?» le chiedono ancora i poliziotti, «osservalo bene». «Sì», risponde la ragazzina, «sono sicurissima».

È durata 48 ore la caccia a Giuseppe Franco, 31 anni, calabrese di Cassano Ionio, sottocapo di seconda classe della marina militare, addetto all'armeria, di stanza sulla nave Vesuvio: è accusato di avere violentato Angela (il nome è di fantasia), quasi 16 anni, la notte del 29 giugno scorso a Prati, un quartiere centrale della città. L'uomo è stato tradito da una telefonata e dalla bici, quella che gli aveva prestato il fratello di due anni più piccolo per farlo girare in città, una Bmx nera, che aveva lasciata legata a un palo, in via Bafile, la strada dove ha notato Angela e le sue due amiche bere una birra. L'uomo è stato ripreso anche dalle telecamere di un locale di via Mirabello, lì vicino. Il sottufficiale si trovava a Roma per motivi di servizio, oggi avrebbe dovuto imbarcarsi per una missione, ma agli alloggi della Difesa, aveva preferito la casa del fratello a San Lorenzo.
LA VIOLENZA
Anche Angela si trova a Roma ospite di un'amica, quella sera, per loro, era incominciata con la meraviglia dei fuochi d'artificio a Castel Sant'Angelo, uno spettacolo sul fiume per la festa di San Pietro e Paolo. In via Bafile vengono avvicinate da un uomo che si qualifica come poliziotto e le spaventa dicendo che sono troppo piccole per bere e mostra un tesserino. Secondo la ricostruzione degli investigatori della Mobile guidata da Luigi Silipo, il tesserino è quello della marina, ma nell'oscurità le ragazzine non possono vederlo bene e capire la differenza tra un tesserino della marina e uno della polizia di stato.

Angela è l'unica ad avere i documenti di identità, il sottufficiale le dice che deve seguirlo al commissariato vicino per identificarla. Lei lo segue impaurita, ma non può immaginare l'inganno. Le amiche restano lì ad aspettarla, dopo mezz'ora la vedono arrivare in lacrime. Piange, dice che è stata violentata, quell'uomo non era un poliziotto e l'ha costretta ad avere un rapporto orale. Le amiche si abbracciano, tornano a casa di una di loro, non abitano lontano, che chiama la madre. La donna le raggiunge, in quel momento vedono passare il finto poliziotto, Angela grida «è quel bastardo», lo rincorrono, ma lui si dilegua. La fuga viene ripresa dalle telecamere di un locale.

La polizia ha le immagini registrate, a Angela ha parlato anche della bici: «L'ha lasciata in via Bafile, è arrivato con quella, lo abbiamo visto». Gli agenti si appostano, per un giorno intero nessuno va a riprendere la Bmx, poi martedì notte arriva il fratello del sottufficiale. La polizia lo blocca, vuole sapere di chi è la bicicletta, e mentre lo incalzano Giuseppe lo chiama sul cellulare. Il marinaio è agitato, probabilmente la notte che è fuggito ha visto anche che c'erano le telecamere. Per questo, secondo gli inquirenti, aveva detto al fratello di lasciare lì la Bmx. Ma lui non aveva nessuna intenzione di lasciar stare «non volevo perdere la bici, Giuseppe mi aveva detto che aveva fatto una cosa brutta, ho pensato che avesse investito qualcuno» dice e aggiunge pure che il fratello da due anni faceva uso di anabolizzanti. In casa sua gli agenti trovano i pantaloncini che Giuseppe Franco indossava la sera della violenza, erano stati lavati. «Lei era consenziente», prova a dire il marinaio. Scatta il fermo. 

Da: Il Secolo XIX

Era in servizio a La Spezia il militare accusato di stupro

La Spezia - A bocca aperta, increduli, per l’intera giornata di ieri, guardando decine di volte le immagini degli agenti della squadra mobile di Roma che portano via Giuseppe Franco, 31 anni, originario del cosentino.
«È lui, è lui, non ci posso credere», continua a ripetere un dipendente dell’Arsenale. Franco ha passato poco più di tre mesi alla Spezia, da luglio a ottobre 2014, poi è partito per una missione.
«Io sono stato imbarcato con lui sulla Grecale. Beppe è un motorista, un militare per vocazione, non uno che è entrato nella Marina perché non sapeva che fare – spiega un commilitone che vuole rimanere anonimo – abbiamo partecipato insieme ad una missione umanitaria nel Mediterraneo. So che si è difeso, dicendo che il rapporto è stato consenziente. Voglio pensare che sia innocente, non è capace di stuprare una ragazzina».
In Arsenale non vogliono credere alle accuse mosse nei confronti di Franco. La vittima però lo ha riconosciuto, ha dichiarato che è stato lui a violentarla lunedì sera in un’area verde a due passi da piazzale Clodio a Roma. Il sostituto procuratore Eugenio Albamonte ha disposto il fermo per l’uomo.
Franco risulta imbarcato prima sulla nave Bersagliere e poi sulla Grecale. «Io gli ho parlato solo un paio di volte abbiamo effettuato un’ispezione a una nave insieme – racconta un dipendente civile del ministero della Difesa – mi sembrava un tipo a posto. Lo prendevo in giro perché era un po’ fissato con la palestra, curava molto il proprio aspetto ma mi sembra normale essendo un ragazzo giovane».
Altri lo ricordano bene in Arsenale, Franco. Anche perchè il 9 ottobre scorso, partecipò ad un evento che portò molti vip e tante televisioni alla Spezia: il varo del sommergibile “Pietro Venuti” alla Fincantieri del Muggiano. Quel giorno fra gli ospiti d’onore c’erano anche il ministro della difesa Roberta Pinotti e il capo di stato maggiore della Marina Militare Giuseppe De Giorgi.
Giuseppe Franco era tra il personale comandato per servire gli ospiti della cerimonia.
Sono tutti rimasti stupiti del suo fermo per lo stupro, quando la notizia è volata di bocca in bocca in Arsenale. Franco in città era solito frequentare anche bar e pizzerie vicine alla base Militare. Anche qui tutti sono rimasti sconcertati quando lo hanno visto salire sull’auto della polizia, dopo l’arresto.

Questo triste e squallido episodio per l'ennesima volta mi ha fatto riflettere su quanta gente appare in un modo e nella sua vera essenza è tutt'altro.
Ho sempre pensato, anche quando ero giovanissima e senza alcun riscontro di esperienza di vita, che l'equilibrio di una persona sta nella perfetta corrispondenza fra la sua mente, che non si vede, e quello che si riesce ad esprimere di sé all'esterno. A questo ho sempre teso, eppure mi è capitato di essere equivocata: a volte da persone in buonafede, più spesso da persone che per malevolenza volevano vedermi diversa da come sono.
Ma la verità si impone sempre in chi vuol vederla: si impone con i fatti anche nei meno empatici.
Ci sono mille segnali che fanno affiorare la falsità di un soggetto che vuole apparire migliore di quello che è interiormente. Basta volerli vedere. Non serve cultura né grande intelligenza: basta essere un poco meno ingenui di come eravamo da giovanissimi e aperti a ricevere quei segnali che ti dicono se una persona è vera o finge.
Di certo allora non ci si stupirebbe più quando questa persona, apparentemente normale, commette un atto anomalo o abnorme.
In questo caso, stando ai particolari riportati da questi due articoli, quest'uomo di 31 anni tanto giusto dentro di sé non doveva essere, nonostante lo stupore odierno di chi ci lavorava insieme.
Ha avuto pienamente coscienza di trovarsi di fronte a ragazze minorenni, per recitare la sua squallida recita di finto poliziotto che le riprendeva proprio perché minori "che non potevano bere".
L'atto deliberato che ha compiuto dà indicazione di una personalità irresponsabile, ancora più grave perché aveva un ruolo militare, una mente che si approfitta di chi crede più debole, usando la finzione per ottenere una prestazione sessuale, subordinando in piena coscienza una minore messa in soggezione.
Praticamente una personalità debole, instabile, stupidamente criminale.
La dichiarazione finale, poi, che la prestazione orale, a cui ha costretto l'ingenua e sprovveduta ragazzina, fosse "consenziente" denota illogicità infantile, nel senso di immaturità grave data l'età del soggetto.
Anche la ragazzina però, se è assolta dalla sua giovanissima età, denota una eccessiva immaturità per l'età che ha, in un mondo dove i giovani hanno la possibilità di ricevere una grande informazione che, ad esempio, all'epoca dei miei 15 anni non c'era. Eppure ricordo molto bene la quindicenne che ero e mai nessuno avrebbe potuto subordinarmi ed impormi un atto del genere. Non capisco perché questa ragazzina non abbia urlato, non si sia divincolata, anche se lo ha creduto un poliziotto...
Forse, senza offesa, è anche una questione di intelligenza. 

mercoledì 1 luglio 2015

Terra: tutto qui il Mondo in cui possiamo vivere e sopravvivere

Da: ADNKronos

Samantha: "Siamo tutti astronauti, la Terra è una navicella da proteggere"




 Quello che ha detto questa donna intelligente, capace, con competenze eccezionali, raggiungibili solo con grande applicazione e studio, mi ha fatto tornare alla memoria quello che mi disse Umberto Guidoni al ritorno dal suo primo viaggio nello spazio. Gli avevo chiesto che sensazioni aveva provato vedendo la Terra da lassù e lui mi aveva risposto che aveva provato la sensazione di doverla proteggere. 
Da fuori ci si rende conto della finitezza di questo pianeta che da dentro, chiusi nelle nostre piccole cose quotidiane di pressoché microbi in essa, non è percepibile nella sua fragilità azzurra, immersa in uno spazio immenso e buio, se non quando la stella Sole non la illumina nell'emisfero che volge verso i suoi raggi.
Samantha è una donna eccezionale eppure semplicissima nei modi, come l'amico Umberto.
Purtroppo viviamo ogni giorno in mezzo a microbi presuntuosi che credono di sapere tutto, di saper fare tutto, senza un briciolo di umiltà, chiusi in un mondo di sciocca supponenza.   









martedì 30 giugno 2015

Roma periferica


  • Roma X Municipio Cinecittà
  • PASSO LOMBARDO VIA DI     nella Mappa di Roma di Geoplan  N1- 03


Servizio raccolta rifiuti non più di 1 mese fa.
Sarà un caso, ma da quando sono iniziate le pressioni per far dimettere il Sindaco Marino la zona è stata ripulita e i cassonetti rimossi. Questa situazione non era eccezionale: era la norma.

Stesso giorno poco distante Via J. Carcopino, anche qui rifiuti sparsi: è la norma.

MA CHI ABITA QUI PAGA LA TASSA SUI RIFIUTI....
SIAMO VICINO ALL'UNIVERSITA' TOR VERGATA E ALL'OMONIMO POLICLINICO

lunedì 29 giugno 2015

Banalizzazione della morte

L'Uomo uccide. Il mito di Caino è sempre vivo e presente. 
Il secolo scorso, in cui io sono nata, si è caratterizzato per orribili bagni di sangue in cui, anche chi non era Caino dentro di sé, ma Abele, è stato costretto ad uccidere per non essere ucciso, restandone segnato per sempre: le due Grandi Guerre ne sono stata la causa.
Essendo nata in Italia nel 1946 ho potuto godere di un momento storico in cui il Paese voleva solo la pace. Ma dopo poco più di 20 anni c'era già chi pensava di risolvere le ingiustizie sociali sparando: si pensi alle varie organizzazioni che, ritenendosi rivoluzionarie, sparavano ai servitori dell'ordine, ai magistrati, ai professori universitari, ai giornalisti... insomma anche  ad uomini inermi e disarmati, a tradimento.
Cosa c'è di più vile che sparare su un uomo disarmato tendendogli un agguato che non si aspetta mentre cammina tranquillamente per le strade del suo Paese?
Oggi una devianza nel mondo dell'islam genera mostri che, apparentemente normali, trovano "normale" sparare a freddo su persone inermi, intente a svolgere le più pacifiche attività..
Si figurano un Allah che vuole il sangue, la morte della gente che non vive secondo i precetti che loro si sono dati in nome di Allah.
La morte, certezza finale per tutti noi, viene comminata da un folle che decide, che si erge a Dio: può essere l'ingegnere mancato sconvolto dalla morte per disgrazia di un fratello colpito da un fulmine, che trova sfogo alla sua depressione nel terrorismo islamista, può essere un giovane tedesco che sa guidare macchine complesse come un aereo di linea ma che comunque è Caino, un Caino come tanti che decide della vita altrui. 
Noi, gente normale nel vero senso della parola, che cerca di vivere senza nuocere agli altri, siamo sconvolti.
Vorremmo, là dove si può, là dove la società civile non è disgregata, avere giustizia. Ma, quando Caino colpisce, non sempre ci si riesce.
Ed allora assistiamo ad una banalizzazione della Morte: diffusa sui mezzi d'informazione prende la forma della Banalità!
Lo vediamo nelle sentenze assurde, lo leggiamo in certi commenti sotto gli articoli dei giornali on line, oppure sul WEB in generale.
E' una devianza orribile del pensare comune, soprattutto in chi deve amministrare la Giustizia che tende ad essere cauto nella pena, uccidendo chi la vittima amava una seconda volta.
Innumerevoli purtroppo sono i casi ormai.
Due giovani, due fratelli, trascorrono insieme una serata di svago, già il fatto di stare insieme invece che in comitive diverse dice che sono due ragazzi che sono cresciuti in una famiglia che ha insegnato loro ad amarsi, a condividere dunque anche lo svago. Sono le due di notte, non tanto tardi per gli usi comuni nella nostra Società, e scelgono di fermarsi un poco al Gianicolo prima di rientrare a casa. Siamo a Roma e il Gianicolo è uno dei luoghi più belli da cui si può ammirare un panorama superbo della città illuminata: si vedono i monumenti, le cupole, e si apprezza il fresco degli alberi e delle siepi del Gianicolo. Fa caldo, uno scende dall'auto lasciando l'autoradio accesa, la tiene un poco alta per sentirla anche da fuori mentre prende il fresco e ammira il panorama. Al Gianicolo non ci sono palazzi, abitazioni, solo costruzioni lontane dalla strada e immerse nel verde. Dunque non si può disturbare la quiete di nessuno. Siamo in una città che è la mia città e che io conosco bene: ormai chi abita nei quartieri, del centro o in periferia non fa differenza, ai piani bassi d'estate non può tenere le finestre aperte, perché "bori" di ogni tipo ritengono loro diritto tenere "a palla" le loro autoradio sotto le vostre finestre. 
Questo giovane non poteva sapere che il Gianicolo veniva usato come "campeggio" dalla roulotte, generosamente elargita dalla Comunità caritatevole di S. Egidio, abitata da un indiano pregiudicato, il quale disturbato dalla musica è uscito e ha infilato un lungo cacciavite nella pancia del giovane sotto gli occhi orripilati del fratello. 

lunedì 28 aprile 2014


Italiani dovete subire e pagare

Ho firmato per la petizione voluta dalla sfortunata ma coraggiosa mamma di questo ragazzo, Carlo, ucciso da un indiano a cui la Comunità di S.Egidio aveva dato una roulotte sistemata al Gianicolo (neanche fosse un campeggio) che, ritenendo di essere disturbato da Carlo e da suo fratello che si erano fermati alle 2 di notte, di ritorno da una serata insieme, proprio lì, ha ficcato un lungo cacciavite nella pancia di questo giovane davanti agli occhi sgomenti e orripilati del fratello.



Ciao Rita,

Sono qui per annunciarvi che grazie alle vostre firme avremo un albero per Carlo. Grazie! 
Due giorni dopo il lancio della petizione sono stata contattata dal Sindaco Marino, il quale sabato mattina è venuto a visitarmi a casa. È stata una visita ufficiale, nella quale il Sindaco ci ha annunciato che l’amministrazione capitolina è al nostro fianco. E tutto grazie alla petizione. 
L'assessore all'urbanistica Caudo ha effettuato con me un sopralluogo in Piazza di San Pietro in Vincoli per stabilire dove mettere a dimora un albero in memoria di Carlo. In attesa dei passaggi burocratici, il professor Giovanni Longobardi dell’Università di Roma Tre si è già messo al lavoro per un nuovo disegno della piazza, che preveda il posizionamento dell’albero. Inoltreuna targa ricorderà Carlo nel luogo dove ha perso la vita
Il nostro avvocato infine sarà contattato dall’avvocatura comunale per capire quale tipo di sostegno l'amministrazione potrà dare nel percorso giudiziario. 
Cinquantaduemila grazie. 
Giuliana
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Questa la petizione dal mio sito su facebook:

Rita Coltellese
24 aprile tramite Change.org

Sono tutt'altro che razzista ma l'accoglienza non 

vuol dire SOCCOMBENZA.

Ai politici dico: diamoci una regolata!

A tutte queste organizzazioni cattoliche che si 

danno tanto da fare per gente che qui non

dovrebbe starci perché senza lavoro, senza

cittadinanza italiana, senza permesso di

soggiorno, dico metteteli tutti dentro il Vaticano 

se siete tanto caritatevoli.

Il Vaticano, Stato che non accoglie nessuno, che 

mantiene le sue strade ed i suoi giardini pulitini,

perfetti! Ma dice a noi di accogliere gente che

non ha motivo di risiedere nel nostro disastrato

Paese: pieno di immondizia nei giardini, nelle 

strade... senza soldi neppure per chi ci è nato e 

paga le tasse da 4 generazioni! 


Oggi, una madre ferita, allibita, viene umiliata nel suo dolore dalla sentenza: l'assassino deve scontare solo 14 anni di carcere!!

Se un italiano qualsiasi si fosse fermato a campeggiare al Gianicolo penso che sarebbero subito intervenuti i Vigili Urbani per farlo sloggiare pena una grossa multa.

Perché quella roulotte era lì stabilmente, Sindaco Marino?
Ma lei si è mai fatto un giro per la città che pretende di amministrare guardando e vedendo come è tenuta? Gli illeciti sono ovunque.

Si è preoccupato di Via dei Fori Imperiali, di andare a dare la sua solidarietà al Gay Pride, che un uomo di equilibrio e buongusto come Zeffirelli giustamente definì già anni fa "un troiaio", di trascrivere i matrimoni fra omosessuali contratti all'estero sui registri dello Stato Civile di un Paese che non ha questa Istituzione... Ma non si è preoccupato della gente come Carlo e un albero non basta per ricordarlo, perché la gente perbene lo ricorda comunque giacché pensa: poteva accadere a mio figlio!