giovedì 17 settembre 2015

XV Municipio di Roma: Sindaco Marino non si vergogna?

La XX Circoscrizione di Roma nel 2013 è diventata il XV Municipio ma questa è l'unica novità: il resto è rimasto uguale.
La Zona di Cesano, che ne fa parte, comprende una vasta area di villini nuovi abitati in prevalenza da militari di tutte le armi, compresi Carabinieri e militari impiegati nel Servizio Segreto.
Ma il Sindaco Marino ignora come i Servizi Municipali tengono codesta zona e bisogna che qualcuno glielo faccia vedere:

Via Pietro Bellino oggi
E' così ogni giorno a tutte le ore
Decoro urbano visto da vicino

Sindaco e Presidente del XV Municipio, chi abita in questa zona paga la Tassa sui Rifiuti per avere questo schifo?
Per non parlare della salatissima TASI: le strade hanno erbacce che crescono indisturbate da anni, come d'altronde in moltissime parti di Roma!!!
Povera Capitale ridotta ovunque con erbacce e rifiuti sparsi!!




Stefano Cucchi: giustizia che non vede l'ovvio

Da questo blog

venerdì 31 ottobre 2014


Stefano Cucchi non è morto perché era un tossico

Non si è voluto accertare il momento in cui da una situazione "normale" il giovane è passato ad una situazione di persona traumatizzata: ricostruito quel passaggio non dovrebbe essere difficile capire chi lo ha pestato.

Di questo post di circa un anno fa riporto solo il mio commento focalizzato sul fulcro di questa faccenda: l'ovvio, a cui i giudici hanno girato intorno cercando non si sa cosa...

Rileggete il post: vi ho riportato i fatti scritti in un articolo de Il Manifesto a firma Cinzia Gubbini del 18 dicembre 2009!!!

Solo leggendo quei fatti ricostruiti dalla brava giornalista si capisce l'ovvio!!

Se, prelevato da casa stava normale e la mattina, dopo essere stato nelle mani di "quei" Carabinieri, non si reggeva in piedi...
Ma cosa andavano cercando i giudici? Due processi per...?

Da: Il Fatto Quotidiano 

Stefano Cucchi, finalmente qualcuno inizia a parlare



Due carabinieri hanno finalmente parlato. Hanno raccontato che quel giorno di ottobre del 2009 in cui Stefano Cucchi fu portato nella loro caserma, un maresciallo aveva concitatamente detto loro che un ragazzo era stato massacrato. Ci sono voluti sei anni.

Ma... scusate... c'era bisogno che due Carabinieri dessero testimonianza di qualcosa che era facilmente accertabile, visto che il fatto è successo ad ottobre 2009 e Il Manifesto il 18 dicembre 2009 già riportava una chiara ricostruzione della sequenza dei fatti?!
Bastava che i giudici chiedessero i nomi dei carabinieri che l'avevano tradotto da casa alla caserma!
Ora se la prendono con il vicecomandante di quella caserma... E perché non anche con i due testimoni Carabinieri che parlano solo ora, pur essendo venuti a conoscenza dei fatti nell'immediato proprio dallo sconvolto vicecomandante che lo riferiva al Comandante suo superiore??!! 
E perché non anche con il suo superiore che in presenza dei due testimoni riceveva quella informazione?
Ho l'impressione che il Vicecomandante si sia trovato con Cucchi ridotto male dalle botte dopo essere stato nelle mani di diversi carabinieri (tutti oggi individuati con nome e cognome) e si sia rivolto al suo Comandante per sapere cosa doveva fare. Insomma il Vicecomandante Mandolini si è trovato solo con la responsabilità di decidere lui se denunciare i suoi colleghi e riferendo al Comandante, per di più davanti a due testimoni che parlano SOLO ora, sperava di avere un appoggio che, però, non c'è stato. Il Comandante Mastronardi perché non è indagato?
A questo punto Mandolini mi fa quasi pena perché gli stanno facendo fare la parte del vaso di coccio: in mezzo e spezzato.
E i giudici? I giudici continuano a fare "ammuina" prendendosela solo con il povero Vicecomandante Mandolini.
Leggete anche:


da: Il Manifesto del 16 settembre 2015

Stefano Cucchi, perché quei due carabinieri occultati?

Giustizia. Lo strano caso dei pm, due processi e quattro omissioni

Scuola: la Politica la impantana

Mi viene da ridere: il Fatto Quotidiano scrive ora quello che io ho scritto il 26 luglio ultimo scorso. Ma a cosa serve una informazione che non arriva subito alle ovvie conclusioni che sono nei fatti?


Da: Il Fatto Quotidiano
14 settembre 2015
METÀ PROF AD ANNO IN CORSO – Tutta l’estate è stata caratterizzata dal dibattito sul piano straordinario di assunzioni. I criteri scelti dal governo, i numeri promessi e quelli effettivi, l’incubo esodo per tanti precari. Per gli studenti ed il funzionamento delle scuole, però, conta soprattutto quanti saranno i nuovi docenti in cattedra a settembre: solo la metà, sul totale dei posti creati dalla riforma. Non è una sorpresa, il Ministero lo aveva chiarito fin da subito: le difficoltà nell’approvazione in Parlamento del ddl hanno reso impossibile effettuare subito tutte le assunzioni. Per il momento le immissioni in ruolo sono state “solo” 38mila (di cui 7mila fuori dalla Regione di appartenenza), sui posti vacanti e disponibili. Gli altri 55mila prof, a cui toccherà ilpotenziamento, arriveranno solo ad autunno inoltrato. E i supplenti già nominati sono solo a termine, in attesa che arrivino le nuove graduatorie d’istituto e gli “aventi diritto al ruolo”. Tanti insegnanti mancano all’appello, altri ci sono e verranno sostituiti. Non la condizione ideale per garantire la continuità dell’offerta formativa.

DA questo BLOG
26 luglio 2015

Scuola in ritardo ma non per colpa di Matteo Renzi


Arriveranno a Scuola ad anno scolastico inoltrato perché, nonostante la volontà di Matteo Renzi e le sue raccomandazioni di fare presto, chi ha messo stupidamente e pretestuosamente il bastone fra le ruote a questa Riforma ha ottenuto questo bel risultato: non tutti subito e in ritardo.
Un'altra bella cosa che hanno ottenuto i soliti disfattisti all'italiana è che nella Riforma era inserita la possibilità per gli Istituti Scolastici di avere finanziamenti attraverso il 5xmille.
Ora, grazie all'opposizione con motivi pretestuosi, non più.
Chi dirige una Scuola o chi l'ha diretta con coscienza anche nel ruolo di Vicepreside sa che il bilancio annuale standard per le spese si aggira sui 5.000 euro l'anno, cifra con la quale si deve fare tutto: dalla carta per le fotocopie al resto.
A chi ha giovato togliere dalla legge questa possibilità per le Scuole di accedere al 5xmille come voleva Renzi?
Ma alle onlus impegnate nei vari Servizi Sociali che dovrebbe dare lo Stato ma che, in un Paese senza Lavoro,  forniscono loro dando lavoro a tanti facenti parte della "parrocchietta", cattolica o di sinistra non fa differenza, e usufruendo di una summa di agevolazioni fiscali indecente.
Il 5xmille alla Scuola lo avrebbe sottratto a loro.
Ormai siamo il Paese delle Organizzazioni senza fini di lucro (apparentemente), delle Cooperative volte al Sociale (vedi Buzzi) e chi ha tolta questa possibilità di finanziamento delle attività basilari delle Scuole ha favorito queste organizzazioni non governative.
Quanta gente l'avrà capito? Quanta gente sa veramente come funziona una Scuola? A cosa mai saranno serviti i "Decreti delegati" che dovevano, secondo la sinistra, coinvolgere i genitori nella gestione scolastica se, al fondo, questi non hanno capito niente? 
Si chiedessero perché debbono in certe Scuole provvedere con i loro privati soldi a comperare persino la carta igienica per i bagni dove vanno i loro figli.

Non la Ragione impera in Italia, bensì la stupida Demagogia.

mercoledì 16 settembre 2015

Vendo appartamento in multiproprietà


Portorotondo - OT (Olbia-Tempio) - Località Punta Asfodeli - Comunione Residence Punta Asfodeli visto dall'alto. L'appartamento di mia proprietà turnaria (vuol dire che sono proprietaria con rogito notarile dell'immobile con altri ed il godimento turnario in proprietà piena riguarda le prime due settimane di settembre).
Il mio appartamento, composto da 1 salone con angolo cottura, 1 camera, 1 bagno e un ampio patio coperto è localizzato al piano giardino davanti alla piscina di acqua di mare visibile in foto sulla punta. I posti letto sono 5: tre nel salone e 2 nella camera.
Il Residence è provvisto di 2 campi da tennis (nella foto ne è visibile solo 1, l'altro è adiacente). Tali campi sono in comproprietà con tutti gli altri multiproprietari, come la piscina, il piccolo bar della piscina e il giardino con tutti gli annessi e connessi (docce della piscina, docce della spiaggia, campo di bocce, campo di palla a volo, parcheggi coperti, vano lavanderia a gettone ecc.).
Il tutto ha un Amministratore scelto dall'Assemblea dei proprietari che si riunisce una volta l'anno a Roma. Attualmente l'Amministratore da noi scelto è Eurotel Italia con sede a Bolzano. Esso provvede al personale di servizio: direzione alla reception, pulizie, manutenzione.
Il godimento dell'appartamento inizia alle h. 17:00 dell'inizio del periodo e termina alle h. 10:00 del 15° giorno.
Tutto ciò che è in comproprietà è fruibile senza esborsi di denaro oltre la dovuta quota annuale che costituisce una fattispecie di condominio dell'ammontare di euro 800 circa, quota variabile in meno o in più a seconda del bilancio annuale.
La piscina è provvista di lettini ed ombrelloni ed è fruibile tutto il giorno, i campi da tennis sono fruibili previa prenotazione presso la reception comunicando le ore in cui si vuol  giocare (per ovvi motivi di sovrapposizioni con altri proprietari).
Questa è la vista di fronte al mio appartamento. Si vedono la piscina ed il piccolo chiosco bar. Il vialetto, scendendo, porta all'appartamento a cui si accede con un successivo vialetto che nasconde dalla vista  di chi passa sul vialetto principale.
Sono proprietaria di questo appartamento dal 1989 e il motivo della vendita è dovuto alle mutate necessità della mia famiglia dopo 26 anni di bellissime vacanze! 
Questa è parte della vista che si gode dal mio appartamento verso sinistra: è visibile il piccolo porticciolo con il molo, NON di proprietà della Comunione Residence ma di una Società che con una modica cifra giornaliera affitta l'ormeggio con uso di acqua dolce per la cura dei natanti.
La proprietà del nostro Residence finisce dopo il campo di palla a volo ed è delimitata dalla siepe. La spiaggetta, ovviamente demaniale, è comunque corredata di lettini bianchi, provvisti dall'Amministratore del Residence, che si intravedono oltre la siepe.




Il Residence visto dalla riva opposta del Golfo di Cugnana su cui affaccia.
L'architettura, una delle più belle di Portorotondo, si immerge nella natura in perfetto equilibrio con essa.


Vista del Residence dall'alto


La piscina: coperto dalla siepe c'è un piccolo anfiteatro dove la sera vengono offerti spettacoli di intrattenimento compresi nella quota annuale di circa euro 800.
Durante il giorno sono comprese varie attività di ginnastica per gli adulti e una persona dell'équipe intrattiene i bambini.

Il prezzo della mia quota di proprietà piena con godimento turnario per le prime 2 settimane di settembre è di Euro 9.000 (prezzo già ribassato).

Portorotondo centro è raggiungibile anche a piedi  in circa 15 minuti attraverso una strada che, passando dietro al Residence, fra questo a la famosa spiaggia dell'Ira, è percorsa anche da un bus urbano.

Per gli interessati: la mia e-mail si trova cliccando sul mio profilo a destra nella Home Page, altrimenti il cellulare, messo a disposizione anche negli annunci sulle Immobiliari on-line, è 3397142325.


  

martedì 15 settembre 2015

Nascere e lasciarsi amare

Da: Milano Today
Carmine Ranieri Guarino 11 settembre 2015

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Giacomino, capotreno per un giorno prima di morire per una leucemia a tre anni

Giacomino, capotreno per un giorno prima di morire a tre anni

La storia del piccolo Giacomo, un bimbo di tre anni affetto da leucemia in fase di inarrestabile progressione. Aveva un solo sogno: fare il capotreno. E il comitato Maria Letizia Verga, con Trenord, lo hanno realizzato
Giacomino morto a 3 anni
Giacomino, capotreno per un giorno prima di morire per una leucemia a tre anni
Giacomino voleva soltanto una cosa. Forse anche lui, in cuor suo, sapeva che non avrebbe potuto vincere una battaglia che a tre anni non avrebbe mai dovuto affrontare. E per questo chiedeva solo di sorridere, di essere felice, di essere amato. 
Giacomino, capotreno per un giorno prima di morire per una leucemia a tre anni
E a mamma e papà, col suo sorriso splendente, confessava un piccolo segreto, un piccolo desiderio: fare il capotreno, almeno per un minuto. Indossare quel cappello un po’ troppo grande per la sua testa, mettere al collo quel fischietto e tenere in mano il “volante” del treno. 

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Giacomino, capotreno per un giorno prima di morire per una leucemia a tre anni
Giacomino voleva soltanto una cosa. Forse anche lui, in cuor suo, sapeva che non avrebbe potuto vincere una battaglia che a tre anni non avrebbe mai dovuto affrontare. E per questo chiedeva solo di sorridere, di essere felice, di essere amato. E a mamma e papà, col suo sorriso splendente, confessava un piccolo segreto, un piccolo desiderio: fare il capotreno, almeno per un minuto. Indossare quel cappello un po’ troppo grande per la sua testa, mettere al collo quel fischietto e tenere in mano il “volante” del treno. 
Almeno questo a Giacomino lo si doveva. E, almeno questo, a Giacomino è stato dato. 
Nei mesi scorsi, il comitato Maria Letizia Verga e Trenord hanno fatto in modo che il sogno di un bimbo malato di leucemia diventasse realtà. Giacomo è salito su un treno in partenza da Monza alle 11.33 e ha “tenuto i comandi” fino alle 11.54, quando il Besanino è arrivato nella stazione di Macherio. 
“Il suo sorriso - racconta il dottor Momcilo Jankovic sul notiziario del Comitato - è stato unico ed inimitabile. Tutto è stato meraviglioso”. 
Esaudito il suo sogno, poi, Giacomino è volato via. Tutta colpa di quella leucemia in “fase di inarrestabile progressione” che non gli ha lasciato scampo. Ma che ha lasciato negli occhi e nel cuore di mamma e papà tante “foto” di quei sorrisi che il piccolo non negava a nessuno. 
Giacomino “ha affrontato ricoveri di mesi sempre sorridendo e felice - scrivono i genitori in una lettera indirizzata al Comitato Maria Letizia Verga per ringraziarli della loro vicinanza e del loro lavoro -. Perché era felice pur essendo chiuso in una stanza di ospedale? Perché con lui c’erano sempre la mamma, il papà e i nonni, i suoi grandi affetti. Ecco quindi che in nome di un grande affetto da cui dipendi e che ti sostiene, riesci ad obbedire anche alla realtà più dura”. 
“Siamo grati al Signore - scrivono i genitori - perché con Giacomo abbiamo capito cosa significa lasciarsi amare per ciò che si è senza fare nulla di più. Ecco perché abbiamo scelto questa frase che bene lo descrive: l’importante nella vita non è fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare.

"Siamo come le foglie al vento..." Scriveva Grazia Deledda.
Nasciamo e non sappiamo cosa ci tocca in sorte...
E' atroce a volte il destino, contro cui i progressi della Scienza sono impotenti nonostante tutti gli sforzi.
Questi genitori sono sorretti dalla Fede in qualcosa di trascendente: buon per loro, che sia per loro sostegno.
Per vicissitudini familiari ho conosciuto un reparto pediatrico delle malattie del sangue e non dimentico lo strazio di quei bambini e dei loro genitori. Io sono stata fortunata... solo fortunata. 


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lunedì 14 settembre 2015

Beppe Grillo, il nucleare e il professore

La notizia l'ho letta su vari giornali on-line per farmene un'idea, ma tutti ripetono "a pappagallo" la stessa cosa, omettendo quei particolari che fanno la differenza fra la verità oggettiva e una verità non delineata, in modo che, nebulosamente detta la notizia, nessuno possa farsene una giusta opinione. Allora pubblico quello che ne ha scritto lui, il diretto interessato, sul suo blog. Sarà una notizia vista dalla sua parte, ma almeno è di una parte chiara.  


Dal Blog di Beppe Grillo 
Beppe Grillo condannato a un anno di prigione
Oggi è stata emessa la sentenza dal tribunale di Ascoli Piceno contro di me per diffamazione, per aver detto in un comizio che il professor Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria “Enzo Ferrari” dell'Università di Modena e Reggio affermava delle coglionate in merito al nucleare. Il fatto risale all'11 maggio 2011, in occasione di un mio comizio elettorale a San Benedetto del Tronto in vista del referendum sul nucleare.
«Vi invito a non pagare più il canone, io non lo pago più perché - dissi davanti al pubblico del comizio - non puoi permettere ad un ingegnere dei materiali, nemmeno del nucleare, parlo di Battaglia, un consulente delle multinazionali, di andare in televisione e dire, con nonchalance, che a Chernobyl non è morto nessuno. Io ti prendo a calci nel c...o o e ti sbatto fuori dalla televisione, ti denuncio e ti mando in galera», dissi riferendomi alla partecipazione di Battaglia ad una puntata di Anno Zero.

Il Pm aveva chiesto una multa di 6.000 euro. Il giudice mi ha invece tolto la condizionale condannandomi a un anno di prigione e a 50.000 euro di risarcimento.
Io sono fiero di aver contribuito a evitare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. E' un'eredità che lascio ai nostri figli che potranno evitare incidenti come Chernobyl e Fukushima.
A Chernobyl non è morto nessuno?
Forse fa paura che il Movimento 5 Stelle si stia avvicinando al governo?
Se Pertini e Mandela sono finiti in prigione potrò andarci anch'io per una causa che sento giusta e che è stata appoggiata dalla stragrande maggioranza degli italiani al referendum.
In alto i cuori.
PS: contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di informazione la pena non è stata sospesa




Questo quanto si apprende da Grillo stesso.
Colpisce che il Giudice sia stato più severo dello stesso PM, ma non mi meraviglio giacché ho ampiamente sperimentato dalla cronaca e da esperienze dirette di cosa sono capaci i giudici, per questo negli Italiani non c'è molta fiducia nella Giustizia.
Ovviamente non entro nel merito della sentenza che punisce Grillo, immagino appellabile, ma alcune considerazioni per amore di realtà oggettiva mi viene da farle: una è quella sulla condizionale che Grillo dice gli è stata tolta.
Non sono laureata in Giurisprudenza ma da quel poco di cultura generale che ho mi sembra che della condizionale si possa usufruire una sola volta... e, qualora così fosse, Beppe Grillo dovrebbe averne già usufruito per quella condanna per Omicidio Colposo plurimo di molti anni fa. 
Per il resto ho rivisto il video da Grillo pubblicato sul suo blog della puntata incriminata di Anno Zero.
Per sicurezza l'ho rivisto con un'altra persona e confrontandoci non ci sembra che il professore querelante abbia detto che "a Chernobyl non è morto nessuno". Ha detto che se si girano ospedali pediatrici, ed ha citato ad esempio varie località, si troveranno ugualmente bambini malati come a Chernobyl.
Purtroppo chiunque cerchi i dati in tal senso si rende conto che questa personale opinione del professore querelante non corrisponde a verità, e che la percentuale di malattie tumorali nei bambini della zona di Chernobyl  è stata altissima e fuori dai normali standard citati dal professore Ingegnere.

Altra inesattezza nell'intervento dell'Ingegnere in quella trasmissione è il parallelo fra le zone dove sono state gettate le bombe di Hiroshima e Nagasaki e la zona di Chernobyl che, secondo il suo parere, sono abitabili allo stesso modo entrambe, portando a testimonianza che Hiroshima e Nagasaki sono state ricostruite ed abitate nei medesimi luoghi dove scoppiarono le rispettive bombe atomiche.

Dato che ho la fortuna di avere a disposizione tre Fisici in famiglia, uno Teorico che ha lavorato con un Presidente dell'INFN, una che ha lavorato al CERN scendendo in quello che chiamano "il Pozzo"(munita degli appositi dosimetri ovviamente) e uno che è un Astrofisico, ho posto loro alcune domande ed ho diligentemente stenografato le risposte che qui riporto:

Le situazioni residuali di una Bomba e di un Reattore esploso sono completamente diverse.

La Bomba esplode e rilascia nuvole di materiali radioattivi, un Reattore esploso non brucia tutto il combustibile, non libera tutta l'energia in un momento come la Bomba, ma continua a bruciare nuclearmente per anni e decenni inquinando l'intero ambiente circostante (il nucleo di Chernobyl emette neutroni e radiazioni gamma). 

Detto questo sinteticamente e perché lo possano capire tutti, riporto la situazione attuale del sarcofago creato per contenere il nocciolo radioattivo di Chernobyl come aggiornato su Wikipedia: 

Negli ultimi anni si teme fortemente che il sarcofago del reattore n.4 possa cedere, anche per via delle radiazioni, che facilitano la decomposizione del sarcofago. Il vecchio sarcofago, progettato per durare fino al 2016, deve essere infatti ormai rimpiazzato al più presto perché si teme che una nuova nube composta da 5 tonnellate di polveri radioattive (sulle 198 tonnellate di nocciolo radioattivo), si liberino nell'atmosfera europea.

Ora questo contendere riporta alla mia memoria che su questo piccolo blog ho trattato l'argomento Referendum sul nucleare, riportando dati oggettivi per far riflettere sui pro e i contro e mettendo in risalto che i tre quesiti non erano formulati per un NO netto, bensì erano tre richieste specifiche su scelte specifiche. Però è stato interpretato come un NO categorico con un rigore che non ho visto per altri Referendum molto precisi e quasi plebiscitari come quello sul Finanziamento Pubblico dei Partiti, quello sulla Responsabilità Civile dei Magistrati, quello sull'Acqua Pubblica!
Strano Paese davvero!

consiglio: da questo blog

martedì 7 aprile 2015


Noi italiani si che siamo furbi!

sabato 12 settembre 2015

"Mai la disperazione dell'anima!": Teresa Vidoni

La citazione è di mia madre: donna cattolicissima, con una visione della vita e del mondo mistica.
Per quanto si possa essere infelici o depressi il suicidio per lei era un peccato gravissimo e la frase che riporto nel titolo del post gliel'ho sentita ripetere tante volte con un'espressione quasi di paura.

La Fede Vera che ha sorretto mia madre per i suoi 85 anni di vita io non l'ho più, ma credo che certi insegnamenti ricevuti con l'educazione ci sorreggano sempre.

La gente si suicida per motivi concreti che l'hanno condotta alla disperazione: tracolli economici, lutti devastanti, abbandoni di amori che appaiono non superabili... Ma anche per motivi molto più gravi di questi: ricordo, fra mille tristi notizie della abbastanza recente Guerra in Jugoslavia, un caso che mi colpì di una giovane ventenne la quale, non reggendo all'orrore che vedeva, si impiccò ad un albero.
Ricordo con dolore questo amaro episodio perché a quella ragazza hanno tolta la vita, annichilendone il valore, coloro che compivano atti immondi le cui immagini arrivavano fino a noi tramite i corrispondenti di guerra:  ricordo una vecchia con grembiule, fazzoletto ed occhiali, ormai storti di lato sul viso, morta uccisa in mezzo ad una strada, che somigliava in modo impressionante ad una mia nonna; ricordo orribili notizie di stupri di bambine, uccise poi con sventagliate di mitra a forma di croce... Capisco che trovarsi a vivere in mezzo a tanto orrore possa far desiderare di uscirne in ogni modo possibile: anche il suicidio.

Più difficile sono da capire suicidi apparentemente senza ragione, perché privi di qualsivoglia motivazione e che spesso non vengono chiariti neppure dal lasciare, da parte di chi si suicida, un rigo di spiegazione...

I medici parlano giustamente di grave depressione clinica, tanto da superare l'istinto animale di conservazione. Ma a volte codeste depressioni non hanno dato prima segni visibili... Dunque? Torniamo a constatare che la mente umana è di sovente uno scrigno chiuso ed inaccessibile anche alle persone più vicine al suicida.

Cesare Pavese scrisse: "I suicidi sono degli omicidi timidi." E lui se ne intendeva, perché si suicidò tirandosi un colpo in testa in uno squallido alberghetto. Sembra per amore, per essere stato abbandonato da un'americana, sua amante, che se ne era tornata negli Stati Uniti. Aveva 42 anni. Non c'è limite d'età al suicidio: a oltre 40 anni si dovrebbe aver superato il peggio, le insicurezze dell'adolescenza e della prima giovinezza. Invece non è così.

Dunque forse Pavese aveva ragione a definire i suicidi senza forti ragioni degli "omicidi timidi"?
Forse sì, perché di fatto uccidono chi li amava, che non potrà mai farsene una ragione in mancanza di motivazioni scatenanti.

Ricordo due casi che mi sono rimasti impressi nella memoria: uno mi fu raccontato da una portinaia che prestava servizio domestico ad ore in casa mia; parlandomi della famiglia di un vicequestore, dove lavorava la mattina, mi disse che "stavano molto giù" a causa di un brutto accadimento occorso ad una famiglia di loro amici che abitavano all'EUR: una dei loro figli, dodicenne, si era impiccata.
Nessuno sapeva il perché. Famiglia unita, borghese, perbene... Perché mai nel cervello di una bambina di 12 anni si era affacciato un simile orribile pensiero? Ovviamente erano annichiliti.
L'altro caso riguarda un fatto di cronaca nera letto sui giornali molto tempo fa: una ragazza di circa vent'anni si era impiccata in un bagno della Stazione Tiburtina, qui a Roma, tappandosi le narici con dei batuffoli di ovatta per rendere più sicura la morte. Quello che mi colpì fu la motivazione, lasciata in un biglietto ai poveri genitori, che diceva più o meno così: "Mi avete ingannata descrivendomi un mondo che non esiste." Una cosa atroce, sia per la modalità, andarsi ad uccidere in un luogo anonimo e squallido, sia per la cattiveria assurda della spiegazione.
Se tu, essere umano messo al mondo ed allevato con  amore, preservato per quanto possibile dalle brutture da buoni genitori, non sai accettare il disvelarsi inevitabile della realtà del mondo con le sue pagine buie... ne dai la colpa a chi ti ama e, in pratica, li uccidi?

Perché, per quanta pietà faccia chi rinuncia volontariamente alla vita, non posso non avercela con chi compie questa scelta avendo tutto: benessere, amore incondizionato, salute... l'unica pietà nasce pensando ad una malattia mentale nascosta, non ancora evidente.. Ma lo strazio del dolore di chi resta e si interroga incolpandosi, pur se totalmente innocente, è quello che fa più male, perché sommamente ingiusto. Sono le vittime del suicida, malato e sommamente egoista.
Poi ci sono gli immancabili stupidi, sempre presenti negli umani dolori, i quali spargono sale sulle ferite delle vittime, vive e dolenti, insinuando che "chissà cosa hanno sbagliato" per giungere a questo.
Nulla, in molti casi, nulla, essendo il segreto chiuso nella mente di chi sbatte la porta contro la vita e contro i propri cari. 


Piero Chiara: autobiografismo e novelle

Da questo blog: 15 ottobre 2013 - Piero Chiara

Quando non ho niente da leggere vado nella mia libreria e tiro fuori un libro letto in gioventù, sperando di non ricordarmelo troppo.

Ho tirato fuori Il cappotto di Astrakan in una edizione di Mondadori stampata nel gennaio 1978.
Non lo ricordavo perché dal momento dell'acquisto non lo avevo più riletto.
Mi è piaciuto. Ho subito notato i segni autobiografici dell'ambientazione nei luoghi dove lui ha vissuto le sue esperienze di vita. Probabilmente anche il materiale umano che usa per animare i suoi personaggi è fatto di gente da lui conosciuta.
Alla faccia di mio marito, unico critico del mio modo di scrivere, che disprezza l'autobiografismo, che pure è di tanti scrittori di narrativa, anche grandissimi.
Ho voluto rileggermi la sua vita e vi ho trovato dei punti insospettati, come i suoi insuccessi scolastici che fanno sorridere al pensiero di quanto una intelligenza possa essere sorprendente e svilupparsi attraverso canali ad  essa congeniali.
Infatti gli era congeniale lo scrivere e citava con civetteria "...unico successo pieno fu un tema su Luino, che mi valse un bel dieci" .
Mi si perdoni l'accostamento ma, pur andando a scuola senza infamia e senza lode, non ero molto amata dalla maestra Lelli che però il giorno che dette un tema, "Storia di una sciarpa di lana", arrivata a leggere il mio tema dopo quelli dei miei compagni, tutti abbastanza piatti nel descrivere come si lavorava ai ferri la sciarpa che portavano e se gliela aveva lavorata la nonna o la mamma, saltò in piedi letteralmente dalla sedia, dove pigramente sedeva dietro la cattedra, con il mio quaderno in mano (e non dimenticherò mai il mio spavento, temendo di aver commesso chissà quale errore) dicendo che avevo scritto un piccolo capolavoro che disse: "Deve leggerlo il Direttore!" E da lui portò il mio quaderno, ed i miei genitori ed io (tutta felice) fummo informati che "il Direttore voleva tenersi quel quaderno per tenerlo fra le glorie della Scuola Luigi Pianciani di Roma". Praticamente avevo iniziato parlando in prima persona come se io fossi la lana e ricordo che più o meno iniziava così: "Ero il vello di una pecora..." E terminavo "ora sono una sciarpa intorno al collo di un bambino".
Non tutti diventiamo grandi scrittori ma certo le stimmate dello Scrivere le ho avute fin da bambina.
Tornando a Piero Chiara mi ha fatto sorridere leggere l'ironia allusiva con cui si definiva un “libertino”... perché ricordo una sua intervista letta tanto tempo fa su un giornale in cui faceva capire che non era molto fedele alla compagna che aveva in quel momento... Sincero perché proprio in quel periodo lo incontrai casualmente in Via Veneto, dove passavo in fretta per qualche commissione in zona, che passeggiava vestito con un cappotto color cammello dando il braccio a una ragazza molto bella con una costosa  e vistosa pelliccia dai colori rossicci sfumati: lei era molto più giovane di lui e truccata sapientemente. Capii subito dall'atteggiamento che rapporto c'era fra i due.
Qualche tempo dopo vidi la ragazza in televisione: faceva la giornalista... 

    
Così scrivevo 2 anni fa e, piuttosto che ripeterlo ora che sto leggendo le Novelle di Chiara della Raccolta dal titolo "Il Capostazione di Casalino", lo ripubblico risposando ogni parola.
In quel post riportavo, copiata, la Vita di Piero Chiara perché sempre, quando leggo un Autore, cerco di conoscere la sua vita e sempre vi scopro il segreto della sua scrittura: che sia essa molto o poco autobiografica ci si ritrovano i motivi del suo scrivere. 
Se Pirandello, ad esempio, colloca i suoi personaggi sempre nei luoghi dove ha vissuto, la sua "Girgenti" o Roma, Piero Chiara non solo scrive assolutamente dei luoghi che ha attraversato nel corso della sua vita ma, nelle novelle che sto leggendo, nemmeno maschera sé stesso in questo o quel personaggio, ma parla in prima persona raccontando frammenti, episodi della sua vita.  
Pur non arrivando a tanto debbo dire che anch'io traggo la linfa dei miei racconti dalla realtà e leggere grandi Autori come Chiara, che va anche oltre, arrivando ad una biografia frammentata da cui trae spunto per riflessioni utili a chi vuol pensare, mi conforta in questa mia scrittura. Il successo poi è dovuto non soltanto alla qualità della produzione letteraria, ma a tanti fattori quali, primo fra tutti, la promozione pubblicitaria di un Autore.

Alcune brevi parti di questa Raccolta di Novelle:
dal racconto "Tutto si accomoda, volendo"

"Chissà quante storie sono rimaste sepolte dentro le case, dietro i muri e nell'ombra dei giardini, nelle città di provincia!"

e più avanti:
"Non solo aveva, forse per pudore, tenuto nascosto il suo vero luogo di nascita, ma per chissà quale disegno di prudenza, si era anche attribuito il nome longobardo di  Ermengarda, mentre in verità, come si seppe a suo tempo, si chiamava Ermelinda. Che fosse sposata e che vivesse col marito, dovettero saperlo, per ragioni di sicurezza, tutti quelli che si erano succeduti nella sua confidenza o meglio nella sua intimità."

dal racconto "L'italiano Pettoruto"

"In fondo una bella gita, funestata dall'incontro con un italiano, unico vivente con cui finii con l'imbattermi, ma a ben guardare, proprio quello che mi occorreva per una storia da raccontare".

Ecco la differenza fra uno scrittore (scrittore a mio avviso si nasce) e una persona che non ha in sé questa costruzione mentale: chi ha in sé questa inclinazione osserva la realtà cogliendone aspetti che sugli altri scivolano via superficialmente, mentre nello scrittore nato rimangono e vengono analizzati ed amplificati per rimetterli sulla carta come cosa viva che fa pensare.