Purtroppo non basta ridurre ad una sola Camera le decisioni, giacché questa sarebbe cosa buona se tali decisioni fossero sempre in favore di chi questo Paese lo mantiene pagando le tasse.
Ma così non è sempre... anzi.
Il Senato residuale, frutto probabilmente di vari pareri, è fatto di gente che, dice Renzi, non sarà pagata due volte, come sindaco e come senatore, come consigliere regionale e come senatore... Ma le spese per le riunioni a Roma di questi signori le pagheremo sempre noi contribuenti, e sappiamo, per triste esperienza, che costoro sui rimborsi spese ingrassano e noi ci impoveriamo.
Ciò nonostante, avendo tanto sperato in un cambiamento che ci facesse uscire dalla palude, ero disponibile anche a votare Si, sia pure con qualche interiore incertezza.
Ma il caos della prima importante Riforma portata avanti dal Governo Renzi, quella della Scuola, mi ha sconcertato.
Come si può lasciare nelle mani di una incompetente, che sorride sempre davanti al disastro di tante vite umane gettate nell'incertezza esistenziale, l'attuazione di una simile riforma, che persona addetta ai lavori, che pure ha sofferto e soffre sulla sua pelle responsabilità continue che il Ministero getta sulle sue spalle, mi dice essere buona, ma attuata malissimo da Dirigenti Ministeriali superpagati e tutt'altro che efficienti.
Renzi ha detto che "avrebbe fatto una guerra spietata alla burocrazia", ebbene sono i burocrati che hanno creato il caos dell'attuazione della Riforma della Scuola. Se debbo accettare, da persona competente e molto preparata, che la Legge 107/2015 è buona, come mi posso fidare che la Riforma della Costituzione non comporti nell'attuazione gli stessi sconguassi?
Quello che si vede nella vita minuta di ogni giorno è che i burocrati sono sempre lì e non pagano mai!!!
Paga chi è in frontiera. Chi si interfaccia con il pubblico. E sono coloro che vengono pagati peggio.
Nella Sanità, purtroppo a gestione regionale, si osservano mali antichi. Gente di valore non usata al meglio della sua professionalità, nonostante il Paese abbia speso per la sua formazione; anzi, per malinteso senso del risparmio, "si butta l'acqua con tutto il bambino"! Mentre i soliti baroni, più o meno validi sul piano della cura dei pazienti, impongono diktat aggirando le disposizioni di legge, bandendo concorsi e aumentando la spesa pubblica, quando ci sono professionalità a disposizione già stipendiate ma non usate al meglio.
Renzi si occupa del macroscopico del Paese, ma deve avere validi sensori nel microscopico, perché è quello il punto della percezione della gente: quello che vede e che sente ogni giorno!
Sui soldi tolti alla RAI e al suo mondo dorato, (a spese nostre), ho già scritto.
C'erano mille modi diversi di recuperare l'evasione e Renzi ha scelto il peggiore. Ha cattivi consiglieri che hanno scelto la via più facile: pagare l'imposta indiscriminatamente tramite TUTTI i contratti elettrici!
Troppa fatica esonerare chi era già "schedato" con un numero di abbonamento? Ad ogni abbonamento corrispondono un nominativo ed un codice fiscale, oltre che un indirizzo anagrafico. Con i codici fiscali, inoltre, è semplicissimo per l'anagrafe dell'Agenzia delle Entrate associare l'abbonato ai componenti del suo nucleo familiare e dunque non costringerli a dover dimostrare un bel nulla!
Inoltre, nonostante questo iniquo e grossolano meccanismo di recupero dell'evasione, sembra che si sia recuperato meno di quel che ci si aspettava, mentre la pubblicità RAI è a livello delle Reti Televisive che vivono di sola pubblicità!
Sono tutti fallimenti di cambiamenti che non migliorano in niente la vita dei cittadini... anzi..
La guerra a cui assistiamo per la Legge Elettorale è una guerra di potere, non di preoccupazione per meglio rappresentare il popolo in una democrazia.
Capilista scelti dal partito e bloccati? Ma non era decaduto il Patto del Nazareno?
Infine, nella Enews 446 del 10 ottobre, Renzi parla di sviluppo scientifico e di imprese grandi e a lungo respiro... Ma esiste un'Italia che vorrebbe contribuire allo sviluppo economico e all'innovazione di questo Paese con idee innovative, con brevetti... Che controllo ha il Ministero dello Sviluppo Economico su come funziona l'Ufficio Brevetti? Sui cavilli burocratici posti da certi funzionari sulla righetta, la paroletta... a discapito delle idee? La burocrazia ottusa e.. non solo.. soffoca e impedisce le idee.
Temo che non vi sia alcun controllo su questo settore...
Scusate l'ironia ma... sul sito del Governo in una pagina non hanno aggiornato neppure il nome del Ministro dello Sviluppo Economico, essendoci ancora Federica Guidi! In compenso persino Wikipedia ha aggiornato il nome: Carlo Calenda.
martedì 11 ottobre 2016
Si o No e la Enews 446 di Matteo Renzi
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Politica
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
lunedì 10 ottobre 2016
Elena Ferrante è la moglie di Domenico Starnone
Ecco il mio commento:
L'unico appunto che posso fare a questo bellissimo racconto è il passaggio,che la Ferrante fa in diversi punti, dall'imperfetto al presente: bruscamente, senza ragione narrativa o stilistica, mi pare.
Un esempio: "Avvampavo, mi ficcai sotto la doccia. Acqua fredda. Me la lascio scorrere addosso a lungo, fissando la sabbia che scivola giù nera dalle gambe, dai piedi, sullo smalto bianco della pedana. Il caldo passa quasi subito. ecc." Ecco non c'è motivazione a questi passaggi di tempo...
Da: Il Sole 24 Ore
Ecco la vera identità di Elena Ferrante
- di Claudio Gatti
- siano stati scritti da Raja a quattro mani con il marito Domenico Starnone è il fatto che quest’ultimo non ci risulta aver ottenuto retribuzioni equivalenti da parte della casa editrice di Sandro Ferri e Sandra Ozzola (anche se non si può certamente escludere che Starnone abbia dato un rilevante contributo intellettuale).
- Da visure catastali abbiamo poi appreso che nel 2000, dopo il successo del film ispirato al primo romanzo di Ferrante per la regia di Mario Martone, L’amore molesto, Anita Raja ha acquistato, da sola e non con il marito, un appartamento di sette vani in una zona nobile di Roma e nel 2001 ha poi comprato una piccola casa di campagna in un paesino della Toscana noto per essere frequentato dall’élite giornalistico-letteraria italiana.
Ma come abbiamo detto, da un punto di vista dei risultati economici, i libri di Ferrante hanno preso il volo solo dopo i successi registrati molto più recentemente nei mercati in lingua inglese, in particolare quello americano, dove e/o pubblica tramite una sua sussidiaria. Ed è quindi significativo che quattro mesi fa, nel giugno scorso, Domenico Starnone risulti aver comprato un altro appartamento a Roma a pochi passi da quello intestato a sua moglie. Si tratta di 11 vani e mezzo per un totale di 227 metri quadri all’ultimo piano di un’elegante palazzina dei primi del ’900 in una delle strade più belle di Roma il cui valore di mercato si aggira tra 1,2 e 2 milioni.
Il fatto che l’appartamento sia intestato a Starnone ovviamente non significa che il denaro utilizzato sia suo e non di sua moglie perché, come noto, in regime di separazione dei beni quando un coniuge ha già una casa intestata conviene sempre che la seconda sia intestata all’altro.
Per i dovuti riscontri, il Sole 24 Ore ha lasciato messaggi al cellulare di Domenico Starnone e del fratello di Anita Raja elencando le prove trovate e le conclusioni a cui siamo giunti. Ma la traduttrice non ha mai risposto o accettato il contraddittorio.
Anche Sandra Ozzola e Sandro Ferri, i due comproprietari di e/o, hanno respinto il confronto. In una breve conversazione telefonica, Ferri è stato perentorio: «Se mi dice che fa un articolo in cui fa delle rivelazioni, io le dico subito che non le possiamo né dare i nostri dati né io le posso rispondere.
[…] Noi siamo abbastanza seccati da questa violazione della privacy, nostra e di Ferrante, e se l’articolo è in quella direzione, le dico che mi dispiace ma noi non possiamo collaborare».
Certo è che da 24 anni, da quando cioè ha pubblicato il suo primo libro, Ferrante si cela dietro un nome studiato a tavolino in evidente omaggio a Elsa Morante. E da allora, con la complicità della sua casa editrice, più o meno controvoglia, l’autrice ha partecipato a questo gioco mediatico sfamando la vorace curiosità di giornalisti, critici e lettori, prima con informazioni sporadiche e poi con un epistolario pubblicato su impulso dei suoi editori. A sollecitarlo era stata una lettera aperta in cui Sandra Ozzola osservava che la curiosità dei lettori «meriterebbe forse una risposta più generale. Non solo per placare quanti si perdono nelle ipotesi più arzigogolate sulla tua reale identità, ma anche per un sano desiderio dei tuoi lettori di conoscerti meglio».
Era nata così La Frantumaglia, unica opera non fiction pubblicata da Ferrante nel 2003 e di cui è appena uscita in Italia un’edizione aggiornata. In quelle pagine i lettori avevano appreso che la scrittrice ha tre sorelle, che la madre era una sarta napoletana incline a esprimersi «nel suo
- dialetto», e che lei aveva vissuto a Napoli fin quando non ne era «scappata via» avendo trovato lavoro altrove.
- Nessuno di questi dettagli corrisponde alla vita di Anita Raja. Come la madre di Elsa Morante, la sua era infatti un’insegnante, non una sarta. E non era affatto napoletana. Ebrea (come la madre di Morante) era nata a Worms, in Germania, da una famiglia emigrata dalla Polonia e parlava italiano con un evidente accento teutonico (si veda l’articolo nella pagina seguente). In più Raja non ha sorelle, solo un fratello minore, e a Napoli è nata ma ha passato solo i primi tre anni di vita. In realtà è cresciuta e ha sempre vissuto a Roma.
Ma in La Frantumaglia, Ferrante aveva avvertito i lettori. Non una, bensì due volte. «Io non odio affatto le bugie, nella vita le trovo salutari e vi ricorro quando capita per schermare la mia persona», aveva scritto. E, poco più avanti, aveva aggiunto: «Italo Calvino nel 1964 scriveva a una studiosa che chiedeva informazioni personali: “Mi chieda pure quel che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità. Di questo può star sicura”. Questo passo mi è sempre piaciuto e almeno parzialmente l’ho fatto mio».
Mentendo – o meglio, annunciando che, qua e là avrebbe mentito – a nostro giudizio la scrittrice ha però compromesso il diritto che ha sempre sostenuto di avere (e che comunque solo parte del vasto mondo dei lettori e dei critici le hanno riconosciuto): quello di scomparire dietro ai suoi testi e lasciare che essi vivessero e si diffondessero senza autore. Anzi, si può dire che abbia lanciato una sorta di guanto di sfida a critici e giornalisti.

