giovedì 13 ottobre 2011

Di scandalo in scandalo con disinvoltura....

dal settimanale CHI, in edicola il 25 marzo 2008.

Paziente e filosofica, la De Feo ricorda il suo rapporto con il marito: "Emilio ha sempre attratto le ragazze. Per mascherare i suoi passi falsi è sempre stato un grande bugiardo, ma le sue bugie hanno le gambe corte un centimetro. C’è sempre qualcuno che dice di averlo visto dove non dovrebbe essere".

E ancora: "Passo sopra tante cose, considerando i suoi legami come amori ancillari d’altri tempi, visto che una sua collaboratrice ha avuto il cattivo gusto di definirsi “badante di Emilio Fede” (Raffaella Zardo). Io mi rifiuto di prendere sul serio queste storie, ma ultimamente sono in crisi. Certi rapporti disturbano il mio buon gusto."



dall'Unità.it 11 ottobre 2011

«Quando ho cominciato a leggere quelle cose sui giornali» e cioè dell`incontro tra Emilio Fede e Ruby nel settembre del 2009 e del presunto reato di induzione alla prostituzione, «mi sono molto arrabbiata» e «ho pensato di andare dall`avvocato e chiedere la separazione. Poi ci ho ripensato e ho deciso di non chiedere la separazione ma piuttosto i danni per 'lesione di immagine'. Sono un senatore della repubblica, la mia immagine è legata al nome della storia dell`arte, della cultura, non voglio vederla appannata».


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Ci sono tante persone, anche non senatori della repubblica e non figli di persone potenti come la signora De Feo, figlia di Italo De Feo (potentissimo direttore e poi vicepresidente RAI dal 1964 al 1975), che vivono poco dignitosamente con corna visibili a tutti. Se a loro sta bene così, agli altri importa poco o niente, tuttalpiù possono riderne perché, appunto, si tratta di situazioni poco dignitose che suscitano imbarazzo.

Quello che è maggiormente risibile è che queste persone vorrebbero giustificare la loro incapacità a vivere in situazioni limpide e chiare dando lezioni di vita agli altri, quelli che alle corna preferiscono una pulita separazione o una decorosa solitudine, usando argomenti del tipo "amori ancillari d’altri tempi", "è un rapporto civile", "quello che conta sono i figli". Con il risultato che fanno ridere di più: capisco che la signora De Feo sia da sempre abituata a sentirsi al di sopra dei comuni mortali, ma suo marito non è un nobile né un imperatore dedito agli amori ancillari, ma soltanto un giornalista con il vizio del gioco d'azzardo, e l'ancella Zardo, ad esempio, altri non è che una delle tante belle ragazze pronte a tutto per entrare nel mondo dello spettacolo, invischiata nel primo scandalo Vallettopoli e prontamente salvata e riportata sugli schermi dal giornalista. Ecco alcune dichiarazioni della Zardo a proposito di Fede:
"Tra noi c’è un grande affetto e rispetto, insieme ci divertiamo da pazzi. Quando usciamo con i nostri amici ridono tutti a crepapelle. Gli voglio bene, per lui ci sarò sempre, sarò il bastone della sua vecchiaia. Gli devo molto per la chance che mi ha dato, non lo dimenticherò mai."
Insomma non è un "rapporto d'altri tempi", ma un rapporto dei tempi passati, presenti e futuri: il marito sporcaccione che va con le più giovani e belle e la moglie tollerante perché ha una morale altamente adattativa. Affari loro, ma è inutile usare le parole come foglia di fico.

mercoledì 12 ottobre 2011

Quelli che cambiano canale con Ferrara ancora ricoperto dai titoli di apertura.....

Ogni tanto una bella notizia fa bene al cuore e bisogna metterla in risalto: il giornalista, che ha la "phisique du rôle" dell'Orco delle favole, non ha ascolti. La gente cambia canale appena appaiono i titoli di apertura del programma. Lo scrive "Il Fatto Quotidiano" e mi fa molto piacere scoprire che non sono sola a compiere questo gesto. Se per caso in famiglia siamo distratti perché stiamo parlando a cena, appena appare l'invedibile Ferrara è tutto un affannarsi a cercare il telecomando e un dire: "Gira, gira, cambia cambia...!!!"
E' la pura verità e sapere che non si è isolati conforta di molto.

Nei giorni scorsi, per caso, sono capitata in quel decente programma della terza rete, che si occupa di critica televisiva, che si chiama "TV Talk" proprio in un momento in cui Giuliano Ferrara urlava in modo indecente difendendo chi lo paga profumatamente con i nostri soldi, non con i suoi purtroppo, e cioè Silvio Berlusconi. Il civilissimo Massimo Bernardini, conduttore garbato della trasmissione, sorrideva visibilmente imbarazzato, non sapendo come arginare la sguaiata sceneggiata di basso livello cafonesco dell'urlante ciccione che, ahimé, si autodefinisce "elefantino". Ho immediatamente cambiato canale come quando, (mi è venuta in mente questa immediata associazione), chiusi di botto il cancello della mia casa, che avevo appena schiuso, trovandomi davanti un gigantesco cane addestrato all'attacco che, abbaiandomi contro con voce cavernosa, provò a saltarmi addosso.  


martedì 11 ottobre 2011

Riflessioni per chi vota certi soggetti

La Mussolini canta Forza Gnocca. Ormai manco più la vergogna (Un giorno da pecora - trasmissione radiofonica di RAI 2)

Video Mussolini http://www.youtube.com/watch?v=E6AwCKZGs9s


La parte del "Grillo Parlante" della favola, altamente educativa, di "Pinocchio", è una parte scomoda, ma nella deriva morale, etica e civile di questo Paese è una parte necessaria.

In fondo, nella parte del "Grillo", mi limito solo a raccogliere lo sconcerto di tante persone che si incontrano nella quotidianeità: la televisione e la radio, poi, trasformano la realtà e chi parla e si agita dietro ai microfoni sembra sempre più un malato mentale, lontano dalla realtà quotidiana.

Chi sono allora coloro che danno a gente come la Mussolini, come il giovanissimo figlio di Bossi che ha dovuto dare tre volte l'esame di maturità (in tempi in cui la selezione scolastica si è di molto addolcita, rispetto agli esami di maturità di un tempo), e ad altre "macchiette" che siedono sulle poltrone e poltroncine di comando da dove decidono dei nostri destini e dei nostri soldi, il VOTO?
Senza il VOTO non sarebbero nessuno: è ovvio.
Dunque se stanno dove stanno la colpa è di tutti quelli che li hanno votati. Anche se sono stati scelti ed appoggiati dai partiti, si poteva NON DARE il voto alla lista dove stavano e ora starebbero a fare un qualsiasi lavoro a loro consono, non a beccare tutti quei soldi mensili che un italiano medio guadagna con un anno di lavoro, pagandosi i mezzi per andarci e tutto il resto: quando un lavoro ce l'ha, beninteso! 

Si rendono conto coloro che votano di quello che fanno?
Ha ragione chi dice che queste persone rappresentano buona parte degli italiani: sicuramente le migliaia di persone che li hanno votati. Vorrei proprio conoscerne almeno uno e chiedergli cosa gli passa per la testa.






 

Da questo sito ho scelto la foto più castigata della deputata Alessandra Mussolini. Sono foto che, evidentemente, ha fatto quando pensava di intraprendere la carriera di attrice, anche con l'aiuto della zia Sophia Loren, ma ce ne sono alcune che con l'arte della recitazione non si capisce quale attinenza possano avere. La deputata vi appare su un letto, con il seno scoperto completamente, a gambe allargate ed un lenzuolo a coprire quello che c'è in mezzo.
In fondo, bisogna dire che, quello che dice su "Forza Gnocca", dimostra la sua coerenza.

GLI ITALIANI VOGLIONO ESSERE RAPPRESENTATI DA QUESTE PERSONE?
ALLORA NON SI LAMENTINO DI COME VANNO LE COSE.
DIPENDE SOLO DAL VOTO, SENZA VOTO QUESTI DUE ESEMPI UMANI FAREBBERO UN ALTRO MESTIERE.
OVVIAMENTE QUESTO VALE ANCHE PER ALTRI SOGGETTI CHE DECIDONO COME SPENDERE I NOSTRI SOLDI.
Spesso mi sento dire: "Se non sono "così" non ce li fanno arrivare..." E' un pensiero comune a gente di tutti gli strati e stati sociali, di tutte le età..... Allora, se questa è la selezione, NON VOTATE, io l'ho fatto per molti anni e tante persone come me .... Sceglietevi quei pochi che si salvano... Non importa il partito, tanto sono tutti uguali... e anche questo me lo sento dire da tante persone.

lunedì 10 ottobre 2011

Italia dei Valori ligure

Una mia amica ligure mi segnala il link sotto riportato che dovete copiare ed incollare sul browser, qualora non funzionasse semplicemente cliccandovi sopra, e vi condurrà ad un sito di una Associazione onlus che si chiama "Casa della legalità". Vi si parla del partito Italia dei Valori in Liguria.

Sotto ancora il link del sito:

Sono sempre più triste perché non vedo speranze per il futuro. A questo punto, forse, l'unico partito non infiltrato da mafie, camorre ecc. e dal loro fare affari con i nostri soldi, amministrati dai politici che si inseriscono, rastrellando voti, nelle poltrone e poltroncine del potere, è il Partito Democratico.
Altrimenti meglio non votare affatto per non essere complici di ciò che ci fanno.

domenica 9 ottobre 2011

Un'altra vittima

"Chi si mette alla guida di un'auto lo faccia essendo sicuro del proprio stato e delle proprie capacità." E' l'appello di Cindy Owens.

Per il resto rimando al mio post del 13 giugno 2011 e soprattutto a quello successivo del 21 agosto.

Sicuramente per chi si mette alla guida sotto l'effetto di alcool in forti dosi, peggio ancora di droghe, non si deve più parlare di omicidio colposo ma volontario. E' fin troppo ovvia la volontà di uccidere. L'auto è un mezzo per uccidere come una pistola: se la punto ed è carica il rischio che io possa uccidere è alto ed io lo so. Se guido un'auto con il cervello obnubilato da forti dosi di alcool e droghe, o solo una delle due cose, so che posso uccidere. Se non lo so, sono da ritenere incapace di intendere e non può essermi rilasciata una patente di guida.
La legge deve essere applicata senza prescindere dal buonsenso comune. Basta con assurde elucubrazioni giustificative.

Il caso clamoroso della bella e giovane ragazza statunitense ha fissato l'attenzione di tutti su un fatto purtroppo diventato frequente: chi uccide scappa. E' un altro segno del degrado morale della società italiana: altrove non so. Bisogna vivere in altri Paesi per sapere come vanno le cose lì.

In questo caso è un omicidio senza alcool e droghe, sembra. Perché per saperlo bisognava fare il test subito sull'uccisore. Il motivo da lui addotto, a cui i suoi familiari mostrano di credere, è il colpo di sonno. Questo toglierebbe la volontarietà all'atto, ma se uno si è alzato alle tre del mattino ed ha tirato sveglio, faticando in bicicletta per una gara, fino al momento del ritorno, dovrebbe pensare che è meglio fermarsi, schiacciare un pisolino, poi riprendere il viaggio. Un uomo maturo doveva pensarlo ed ora la mamma Cindy avrebbe ancora la sua "bambina". Sembra, alla logica comune, un bel castello costruito al solo scopo di sfangarla con il minimo della pena: buttando tutta la pena vera e per sempre solo sulla famiglia della vittima.
Il colpo di sonno toglie dunque la volontarietà dell'atto. Ma il massimo del teatro è in quel "non se ne è accorto". Dormiva profondamente da non vedere Allison sul suo parabrezza, poi volare e ricadere. Ha pensato di aver solo strusciato il guard-rail... Si è guardato in giro e... non ha visto nulla... Neppure un gatto! Per questo, ignaro, è risalito in macchina e se ne è andato! Così abbiamo eliminato anche l'omissione di soccorso! L'ignaro ha appreso, con disperazione racconta il figlio, dalla televisione di aver commesso il fatto! Quando hanno ritrovato il corpo ha detto: "Vuoi vedere che sono stato io???!!"

Mi chiedo se i magistrati non trovino che questo prenderli per il c...... sia un'aggravante, oltre all'essersi messo al volante ciucco di sonno e ad aver portato l'auto subito a riparare il giorno dopo in una provincia che non è né quella dove è avvenuto il fatto, né quella dove risiede e lavora. Quanti di voi, se strusciate un muretto o un guard-rail, si precipitano il giorno dopo dal carrozziere?


venerdì 7 ottobre 2011

Desolazione

DA: Quotidiano.net
Quotidiano nazionale

Omar Favaro in tv: se l'orrore fa audience


Torino, 7 ottobre 2011 - Ha la faccia da bravo ragazzo, la stessa di quando usciva dalla villetta di Novi Ligure. Con una faccia così e il passato che ci sta dietro, in un mondo normale Omar Favaro farebbe una cosa sola: non potendo dimenticare, cercherebbe almeno di essere dimenticato. Proverebbe a trovare il senso del ricordo e del perdono dentro di sé, cancellando le coordinate della propria espiazione sul sentiero che si deve per forza percorrere in solitudine. Invece ora che è un adulto con nome e cognome, e una vita da ricostruire, un lavoro da trovare, va in televisione. Dove, senza cattiveria, nel cortocircuito di logica e buongusto che rende ugualmente luminosi i premi Nobel, i calciatori e gli assassini, finisce per violentare i fantasmi e il dolore di chi è rimasto.


E’ un peccato che lo strazio dignitoso dell’ingegner De Nardo, l’unico a non avere mai aperto bocca nei postumi del massacro, non abbia insegnato niente. Né a chi ha ammazzato sua moglie e il suo bambino, né a chi sta alla regia di questa folle deriva spettacolare. Se la puntata di Matrix viene considerata un grande colpo giornalistico e rimedia ascolti conturbanti nel deserto di idee, significa che Omar non è l’unico colpevole, il solo a non essere ben consigliato. Da dove arriva l’ispirazione ad allestire di nuovo un goffo tribunale adesso che i conti sono chiusi e anche Erika sta per tornare libera? Come è possibile scambiare uno studio televisivo per un ufficio di collocamento? «This is not Hollywood» avevano scritto sui muri quei poveretti di Avetrana. E invece sì, tutto il mondo è paese.

AMANDA KNOX appena rispedita a Seattle ha già ricevuto un’offerta da una casa di produzione pornografica. E scriverà un libro, farà un film accontentandosi nel frattempo di vendere il suo inferno alle televisioni per milioni di dollari.

Una preghiera al papà di Erika De Nardo, ai genitori di Yara Gambirasio che hanno taciuto: provate a scriverlo voi un libro. Gratis, perché non avrebbe prezzo. Lasciate che vada da solo per il mondo a raccontare il frastuono della sofferenza e le ragioni del silenzio.

Viviana Ponchia

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Non ho molto da aggiungere a quanto ha scritto questa brava giornalista, se non un commento di DESOLAZIONE per come sta andando avanti questa società mondiale, anche grazie ad una televisione ed ad una editoria prive di valori che, però, evidentemente hanno un pubblico, perché, se così non fosse, sarebbe antieconomico.
Se questa è la biada di cui tante persone si nutrono, vuol dire che l'etica è l'ultima cosa di cui si interessano nella loro vita. O forse è assenza di intelligenza che induce a cercare l'orrore delle azioni sul viso di chi le commette: questo spiegherebbe certi commenti tipo "faccia da bravo ragazzo", "viso d'angelo", "ragazza della porta accanto". Allora a questa gente dico: state attenti alla ragazza della porta accanto, perché il fatto che vi abiti vicino non è un elemento che escluda la possibilità che sia un mostro. Il "colore" del cervello non si vede.

giovedì 6 ottobre 2011

"Questa è la verità processuale, non quella reale"

Da: La Stampa.it

Intervista di GUIDO RUOTOLO al Presidente della Corte d'Assise d'Appello


INVIATO A PERUGIA

Amanda e Raffaele possono anche essere responsabili della morte di Meredith, ma non ci sono le prove. Quelle che abbiamo valutato in dibattimento, non le abbiamo ritenute sufficienti a farli condannare». Claudio Pratillo Hellmann è un signore molto distinto, un vecchio magistrato benestante che, presidente della Corte d’assise d’appello, si è ritrovato a presiedere il processo per l’omicidio di Meredith Kercher. Pretore a Spoleto, poi presidente della sezione Lavoro della Corte d’appello e catapultato a presiedere un processo di cui avrebbe volentieri fatto a meno, e lui stesso non lo nega, con grande distacco e serenità commenta le polemiche che lo hanno coinvolto: «Siamo sereni, non ci hanno minimamente coinvolto le polemiche e il tifo da stadio che avevamo previsto».


Presidente, Amanda è libera a Seattle. Raffaele a casa, a Bisceglie. Liberi perché innocenti?

«Certo. Il dispositivo della sentenza non lascia margini di dubbio. Liberi, per non aver commesso il fatto. Ma questa è la verità processuale, non quella reale. Che può essere diversa».

Nella stanza di Mez c’era Rudy? Cosa è successo in via della Pergola, la notte del primo novembre del 2007?

«Certamente Rudy sa quello che è accaduto e non l’ha detto. Forse lo sanno anche i due imputati perché, ripeto, la nostra pronuncia d’assoluzione è il risultato della verità che si è determinata nel processo. Quindi forse lo sanno anche loro, ma a noi non risulta».

Amanda e Raffaele visti dall’altra parte. Dallo scranno della Corte, che impressione le hanno fatto?

«Due ragazzi di vent’anni. Ben educati, composti, provati da un’esperienza di questo genere».


La sera della sentenza, il tifo da stadio fuori al Tribunale. Urla: «Vergogna, vergogna». Impressionato?

«No. L’avevamo messo in conto. E prima di ritirarci in camera di consiglio l’avevamo anticipato. La piazza non conosceva il processo e devo dire con la massima serenità che mai siamo stati condizionati dall’attenzione dei mass media».

Presidente, a Roma, nei palazzi della politica, c’è già chi parla polemicamente di errore giudiziario, naturalmente riferendosi alle indagini e al processo di primo grado.

«Se fossi stato il pm avrei agito come hanno agito i pm del processo. Nessun errore da parte loro. Solo che abbiamo valutato diversamente le prove. Il codice stabilisce che basta un piccolo dubbio, purché ragionevole, per assolvere. E noi siamo stati coerenti con i nostri convincimenti».

E questo dubbio quando è che si è insinuato tra voi?

«Con la perizia, non c’è dubbio. Noi cercavamo la metodologia per la valutazione degli elementi genetici. E la risposta che cercavamo non l’abbiamo avuta».

I pm sono stati implacabili contro la perizia e i periti.

«Hanno difeso strenuamente il loro punto di vista. Per noi la perizia ha segnato un cambio di passo nel dibattimento».

Presidente, consenta il parallelo con un processo che ha diviso l’opinione pubblica nazionale: il processo Andreotti celebrato a Palermo. Pur documentati, i rapporti del senatore a vita con Cosa Nostra fino al 1980, il reato è stato prescritto. Dopo, l’insufficienza di prova.

«Nel nostro caso non abbiamo richiamato il secondo comma dell’articolo 530 del Codice (la vecchia insufficienza di prove, ndr). Non posso anticipare le motivazioni ma leggendole capirete. La nostra valutazione è che non è stato sufficiente l’impianto accusatorio ma indubbiamente gli elementi c’erano. Per noi, però, erano contraddittori, non soddisfacenti per arrivare alla condanna».

Se Rudy è colpevole di violenza sessuale e concorso in omicidio, chi ha ucciso Mez? E la vostra sentenza non entra in contraddizione con quella passata in giudicato di Rudy?

«Non c’è assolutamente un conflitto tra giudicati. La sentenza Guede riguarda un solo imputato. Nelle motivazioni, la Cassazione esordisce precisando che la pronuncia non può coinvolgere o avere riflesso nella vicenda di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Abbiate pazienza. Quando leggerete le motivazioni capirete».


Presidente Pratillo, il processo per l’omicidio di Meredith Kercher non ha assicurato gli assassini alla giustizia? Si può parlare di più colpevoli o dobbiamo accontentarci di un solo responsabile in concorso, Rudy Guede?

«Mi consenta un pensiero rivolto ai genitori di Meredith, alla loro sofferenza. Credo che dal punto di vista del processo, la verità purtroppo rimarrà insoluta. Noi non possiamo condannare senza prove».

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Ricordo che il giudice Priore disse la stessa cosa che ora dice il giudice Pratillo Hellmann: "questa è la verità processuale, non quella reale. Che può essere diversa" Lo disse in un'accesa discussione, trasmessa per radio dalla RAI, con il politico Giovanardi sulla verità su Ustica.
Tutti sappiamo che anche quelle vittime dell'aereo dell' ITAVIA abbattuto non hanno avuto giustizia.
Con le conoscenze ed i mezzi scientifici che abbiamo oggi, le perizie si basano essenzialmente su questi elementi.
Commentando non ricordo quale indagine, scrissi che mi chiedevo come facevano un tempo per individuare gli assassini: qualcuno mi rispose che una volta c'erano più innocenti in galera.
Oggi, però, forse ci sono più assassini in libertà.
Le vittime non possono parlare ed i loro parenti sono annichiliti dal dolore. Le loro vite sono inevitabilmente cambiate in peggio per sempre.
La prova principe dovrebbe essere che, mentre gli assassini uccidono, arriva qualcuno e li vede nell'atto di uccidere.
Ma gli assassini sono fortunati a quanto pare.
L'ultimo in ordine di tempo è l'omicidio stradale della giovane guida turistica statunitense appena giunta in Italia.
Sembra che la strada dove è stata ritrovata sia trafficata anche di domenica pomeriggio: quando è stata uccisa. Eppure nessuno ha visto nulla. L'assassino ha avuto un'incredibile fortuna: l'ha presa in pieno e non si è fermato neppure un attimo, e nessuno arrivava dietro di lui, nessuno era davanti a lui, nessuno giungeva dalla carreggiata opposta. Un attimo sospeso nel deserto, evidentemente.

mercoledì 5 ottobre 2011

E ti pareva...

Da: La Repubblica.it - oggi

Angelino Alfano l'ex Guardasigilli che ieri aveva parlato di "magistrati che non pagano mai".
All'attuale segretario del Pdl ha risposto, anche se indirettamente, il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti: "Parlare di errori giudiziari - ha detto - di fronte a una sentenza di secondo grado che modifica il verdetto del Tribunale significa ignorare il funzionamento del nostro sistema giudiziario". Diretto l'attacco del segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Cascini: "E' cattiva propaganda, ormai qualunque occasione è buona per parlare male dei magistrati".

"Ma quali errori, è la prassi". Vietti pone la questione su un piano tecnico: ciò che dice Alfano è sbagliato, non solo polemico: "Il sistema - ha detto a Radio1- prevede tre gradi di giudizio, e all'interno di questo sistema avvengono le inevitabili correzioni. Non credo sia uno scandalo che la Corte d'appello abbia preso una decisione diversa dal primo grado. Se questo dovesse scandalizzare non vedo a cosa servirebbe l'appello". Parlare di "errori" è doppiamente improprio, secondo il vicepresidente del Csm: "Mi stupisce sentir parlare di errori giudiziari. Gli errori giudiziari sono quelli in cui si appalesano colpe da parte del magistrato, qui sino a prova contraria stiamo parlando di valutazioni, sempre opinabili, soprattutto quando la sentenze si fondano su perizie molto sofisticate di carattere tecnico-scientifico che mutando, ovviamente, possono mutare le valutazioni da parte del collegio e quindi la valutazione definitiva del giudizio".
Basta tifo da stadio. Il processo, tra l'altro, non è affatto finito: "In questo caso - ha detto Vietti - si tratta di una diversa valutazione delle prove e quindi delle responsabilità degli imputati. Valutazione che potrebbe ancora mutare in sede di Cassazione, quindi inviterei tutti a essere prudenti".
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Alfano ha immediatamente portato acqua al suo mulino di incensatore dei casi giudiziari di chi l'ha "creato" politicamente, senza timore di apparite un ex Ministro della Giustizia della nostra Repubblica ignorante di Procedura Penale, con l'aggravante che è laureato in Giurisprudenza.

E' ovvio che, come molti di questi tempi, parla per interesse e non per vero convincimento.
I magistrati non potevano non ricordargli la lezione.
Errori giudiziari ce ne sono, ma non nel caso del processo di Perugia che ha ribaltato il giudizio di primo grado cancellandolo, peraltro con gravi dubbi che tale giudizio, purtroppo non discutibile, sia veramente giusto. Se ne fanno carico le coscienze che hanno deciso che i due imputati non erano presenti al fatto.
Vietti ricorda l'ovvio: "Valutazione che potrebbe ancora mutare in sede di Cassazione".
Già, ma chi la riacchiappa più la cittadina statunitense?
Sembra che non ci sia trattato di estradizione fra l'Italia e gli U.S.A. e noi non riusciamo ad ottenere gli assassini nemmeno dal Brasile, dove invece l'accordo per l'estradizione c'è.

Non nascondo un sentimento di avvilita frustrazione come italiana. Come essere orgogliosi di questo Paese visto come viene gestito da chi ha il potere?
Nella mia mente, ed ho scoperto poi nella mente di molti altri, è tornato il ricordo del Cermis.
Anche lì le vittime erano quasi tutte di altri Paesi, come la povera Meredith, ma il crimine è stato compiuto sul suolo italiano: il Presidente del Consiglio era all'epoca D'Alema.

Foto del genocidio del Cermis rimasto impunito

Avevo 15 anni quando mio padre mi condusse al cimitero americano di Anzio: non ho dimenticato quelle croci bianche e l'età di quei giovani. Siamo grati a tutti quei martiri per la nostra libertà: avevamo un cancro e loro sono stati la nostra chemioterapia..... Ma dopo più di 60 anni abbiamo pagato il nostro debito di riconoscenza spero! Ancora scaviamo e troviamo le loro bombe e quelle degli altri alleati.... Si sa, la chemio fa male... ma è necessaria...
Allora chiediamo ai nostri governanti che non si arrivi a pagare con il sangue di persone innocenti un debito che non può esserci più, altrimenti è usura!

martedì 4 ottobre 2011

Potere a pochi... Problemi a molti....

03-10-11


CGIL: "FIAT NON VUOLE REGOLE E NEGA RAPPRESENTANZA"

(ASCA) - Roma, 3 ott - ''E' la conferma dei nostri timori su di una scelta gia' compiuta e decisa da tempo da parte di chi non vuole rispettare le regole e nega la rappresentanza''.

Cosi' in una nota il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere, commenta la decisione dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, di uscire da Confindustria a partire da gennaio.

Purtroppo, prosegue, ''questa posizione trova sostengo da parte di un governo giunto al capolinea e che non ha mai avuto la capacita' di farsi rispettare e di far rendere conto alla Fiat delle scelte compiute. Un governo che ha sempre rincorso il Lingotto e che tutte le volte lo ripaga con scelte che non aiutano il Paese''. Inoltre, aggiunge il dirigente sindacale, ''e' spiacevole che proprio dalla piu' grande azienda italiana continuino ad esserci scelte che puntano a mettere in discussione i passi avanti fatti con gli accordi che hanno come obiettivo la ricostruzione di regole nell'ambito di nuove e rinvigorite relazioni sindacali''.

Scudiere sottolinea inoltre che ''intestardirsi nell'applicazione dell'articolo 8 poi, sta diventando un esercizio inutile perche' e' l'ulteriore pretesto dell'Ad di Fiat per giustificare decisioni industriali non chiare, insieme a piani industriali e ad investimenti tanto annunciati quanto frequentemente rimessi in discussione''.

''Sarebbe utile - conclude il sindacalista - che tutti la smettessero di rincorrere l'ingegner Marchionne, mettendolo di fronte alle proprie responsabilita', e difendessero allo stesso tempo gli accordi interconfederali sottoscritti''

Fonte della Foto AbruzzoWEB
il presidente della Fiat, John Elkann  (fratello di Lapo Elkann) e l'amministratore delegato, l'abruzzese Sergio Marchionne

Spigolando qua e là ..........

Da: Il Messaggero.it

Lapo Elkann blocca tram a Milano con il suv: multato e insultato dai passanti


 


Foto Paolo Salmoirago ANSA

ROMA - Ha parcheggiato la sua Jeep Grand Cherokee sulle rotaie del tram e se n'è andato. Per mezz'ora, il traffico in corso San Gottardo nel centro di Milano è rimasto bloccato per colpa di Lapo Elkann e del suo particolare suv di colore mimetico che ha bloccato un tram della linea 3. E quando è tornato per spostare la macchina, ha ricevuto non solo una doppia multa ma anche gli insulti dei passanti.
È successo oggi tra le 15.30 e le 16 circa e l'Atm ha dovuto allestire un servizio sostitutivo di autobus per raccogliere i passeggeri rimasti bloccati sui tram che avevano già imboccato il corso, prima che l'intera linea venisse deviata da piazza Abbiategrasso fino a piazza XXIV maggio.
Oltre alla sanzione per divieto di sosta, Elkann riceverà quindi una salatissima multa per interruzione di pubblico servizio che sarà tra i 1.000 e i 1.500 euro visto che i tecnici dell'Atm la stanno ancora calcolando tenendo conto di numerosi parametri, come il personale e mezzi impiegati per risolvere l'emergenza.
Maglietta blu e cappellino grigio calato in testa, Elkann è subito salito in macchina senza rispondere agli insulti. Quello provocato da Lapo non è un incidente raro per Atm visto che sono circa 1.500 gli episodi di questo genere che si verificano ogni anno a Milano all'anno, con circa 200 minuti ogni giorno di fermo dei mezzi bloccati da auto parcheggiate sulle rotaie.

Mercoledì 07 Settembre 2011 - 21:55 Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Settembre - 20:48

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Fondazione Italia USA Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


La Fondazione Italia USA ((EN) Italy-USA Foundation) è una fondazione non profit sostenuta da contributi pubblici e privati ed è sorta sotto l'egida dell'Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, alla presenza del ministro consigliere per gli affari pubblici della rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti a Roma.

Ha come scopo di approfondire in Italia la cultura americana. La Fondazione, nelle finalità statutarie, dichiara infatti di voler promuovere l'amicizia tra Italia e Stati Uniti senza implicazioni commerciali ed economiche.

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Alla Camera dei Deputati il Premio America della Fondazione Italia USA

La cerimonia di conferimento del Premio America, promosso dalla Fondazione Italia USA, si terrà a Roma il 6 ottobre 2011, alle ore 17, presso la Camera dei Deputati, Sala delle Conferenze di Palazzo Marini, con l’adesione del Presidente della Repubblica Italiana, on. Giorgio Napolitano. I premiati per l’edizione 2011 sono Laura Biagiotti, stilista, Lapo Elkann,.........ecc. ecc.
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Da: Giornalettismo.com

 
4 ottobre 2011
Amanda Knox
Prima di partire per gli States la ragazza scrive alla Fondazione Italia Usa, che l’ha aiutata.

All’indomani della sentenza di assoluzione per l’omicidio di Meredith Kercher e a poche ore dalla sua partenza per gli Usa, Amanda Knox ha fatto avere una sua lettera alla Fondazione Italia Usa, i cui dirigenti sono stati costantemente al suo fianco durante i quasi quattro anni di detenzione.

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DI QUALI "NOBILI" CAUSE si occupa la  Fondazione Italia Usa ................
Meditate, gente, meditate ..................