martedì 17 gennaio 2012

Sofri e gli altri liberi e vivi... Calabresi morto.

Da: La Repubblica.it

Adriano Sofri torna a essere un uomo libero
Ha scontato la pena per l'omicidio Calabresi

Luca Sofri - figlio di Adriano                           Adriano Sofri

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Il Commissario Calabresi, invece, è stato "spento" tanto tempo fa. Ha smesso di esistere, di vedere nascere il figlio che sua moglie portava in pancia, di vedere crescere gli altri due figli e amare sua moglie.
La moglie di Leonardo Marino chiamava Sofri "Il Piccolo Principe".
Marino era operaio alla Fiat, avvelenato dalla demagogia che spinge l'operaio contro il padrone... L'intellettuale Sofri lo trattava alla pari e questo lo gratificava... Poi, quando si è ritrovato in mezzo alla strada, al freddo, a vendere frittelle, ha capito. Sofri era sempre nel suo casale sulle colline toscane, circondato da amici noti e importanti, lui invece aveva perso tutto: il posto alla Fiat, lo stipendio sicuro e i contributi per la pensione e la mutua. Al freddo, in silenzio, aspettando gli sparuti clienti, ha capito. Ha capito che come operaio almeno aveva una dignità. Ha capito che l'intellettuale di sinistra, a cui non manca mai l'amico che lo fa scrivere sull'importante giornale, era sempre a galla dopo l'ubriacatura della violenza gridata ed incitata... mentre lui, l'operaio manipolato, illuso, era in mezzo alla strada.
Allora ha parlato.
I signori che gridavano fascista anche a chi non lo era neppure un po', (bastava solo non essere come loro), hanno preso la via della fuga e Sofri, orgoglioso, è rimasto. Ha potuto godere del giudizio di otto diversi processi che hanno acclarato la sua colpevolezza e quella degli altri correi. Ha potuto godere di un carcere che tanti carcerati per reati minori se lo sognano: ha potuto stare a casa sua...
Ora è definitivamente fuori. Calabresi no, non potrà uscire dalla tomba. 
Commissario Luigi Calabresi francobollo commemorativo 
Copertina del libro del figlio di Luigi Calabresi Mario
Nell'immagine la famiglia del Commissario assassinato con l'ultimo nato che non ha mai potuto conoscere il padre

domenica 15 gennaio 2012

Un appello: lo stesso dell'8 dicembre 2011

http://www.petizionionline.it/petizioni/categoria-scuola-ed-educazione-14

APPELLO IN DIFESA DEGLI INSERIMENTI SCOLASTICI DEGLI ALUNNI DISABILI NELLA SCUOLA ITALIANA


L'Associazione Il Delphino, con sede in Toscana, che ha avuto l'iniziativa di cui ho parlato nel mio post dell'8 dicembre 2011, mi prega di informare chi legge questo blog che ora la petizione è on-line e sarà più facile dare la propria adesione.


Grazie a tutti.


Rita Coltellese

Purché qualcuno fermi Bashar Assad

Da: La Stampa.it
14/1/2012 - Convergenze con Washington e legami con i fondamentalisi
Il Qatar: "Truppe arabe in Siria per fermare la repressione"
L'Emirato di Doha si conferma in prima fila sulle crisi regionali, dall'Iran all'Afghanistan
L'Emiro del Qatar propone l'invio di truppe arabe per proteggere i civili siriani dalla repressione, ribadendo la volontà di Doha di recitare un ruolo di primo piano nelle maggiori crisi che segnano il mondo musulmano: dall'Afghanistan all'Iran.
Hamad bin Khalifa al-Thani sceglie un'intervista alla Cbs per compiere un passo teso ad accrescere la pressione su Damasco. "In una situazione del genere, al fine di porre fine alle uccisioni, bisognerebbe mandare delle truppe" afferma lo sceicco che guida l'Emirato di Doha, riferendosi alle circa 5000 vittime che, secondo l'Onu, si contano in Siria dall'inizio delle manifestazioni anti-regime in marzo. Il passo di Khalifa al-Thani coincide con l'assedio delle truppe siriane alla cittadina di Zabadani, controllata dall'opposizione vicino al confine libanese, e la possibile decisione della Lega Araba di aumentare di 40 unità i 165 osservatori in Siria. "La violenza infuria nonostante la presenza di osservatori" sottolinea lo sceicco di Doha, lasciando capire che il prossimo passo da parte della Lega Araba potrebbe essere l'invio di un contingente per proteggere i civili, in aperto segno di sfida al presidente Bashar Assad che ha promesso di usare il "pugno di ferro" contro le proteste.
La mossa siriana di Khalifa al-Thani segna una continuità con la decisione presa nel 2011 di partecipare all'operazione della Nato contro il regime di Gheddafi in Libia e coincide con il ruolo che il Qatar sta giocando su almeno altri due scenari regionali. A Doha infatti è in arrivo il premier cinese Wen Jiabao, impegnato in una missione che lo porterà anche in Arabia Saudita ed Emirati Arabi per trovare fonti di petrolio alternative all'Iran. E' stata l'amministrazione Obama a premere su Pechino per diminuire la dipendenza energetica da Teheran - pari al 17 per cento del proprio fabbisogno - al fine di partecipare alle pressioni contro il programma nucleare iraniano ed il fatto che Wen Jiabao abbia scelto Doha come prima tappa lascia intendere che le trattative petrolifere con il Qatar sono a buon punto. Se a ciò aggiungiamo che a Doha si trova il quartier generale delle forze Usa in Medio Oriente non è difficile comprendere perché Washington consideri il Qatar un alleato strategico nelle crescenti tensioni con Teheran sullo Stretto di Hormuz. Ma non è tutto perché Khalifa al-Thani ha messo lo zampino anche sullo scacchiere afghano, consentendo ai taleban di aprire una rappresentanza diplomatica a Doha destinata a diventare protagonista dei negoziati con gli Stati Uniti sulla conclusione del conflitto. Il fatto che i taleban abbiano accettato il Qatar come sede dei negoziati si spiega con i forti legami che gli sceicchi dell'Emirato hanno con i gruppi islamici fondamentalisti. Non a caso quando Yusuf al-Qaradawi, il più noto leader religioso dei Fratelli Musulmani egiziani, andò a parlare ad un milione di fedeli Piazza Tahrir in febbraio, arrivò al Cairo con un volo da Doha così come il Qatar negli ultimi anni è divenuto uno dei maggori finanziatori di moschee e gruppi islamici in Europa, dalla Francia alla Croazia. La sovrapposizione convergenze strategiche con Washington e legami con i gruppi fondamentalisti trasforma il Qatar in un rivale di fatto dell'Arabia Saudita, il gigante della regione.


di: Maurizio Molinari
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Solo il mondo musulmano può fermare la mano assassina di Assad senza rischi di un conflitto mondiale. L'Iran e chi lo appoggia non permetterebbe una intrusione dell'odiato mondo USA e dei suoi alleati negli affari del paese amico Siria. Ma non si può assistere senza sentirsi colpevoli al massacro di chi aspira alla giustizia ed alla libertà. Il mondo del popolo arabo, pur restando nella sua cultura, così diversa dalla ebraico-cristiana, si sta risvegliando e prendendo coscienza che i propri governanti lo opprimono e lo sfruttano vivendo, invece, nella opulenza e nella ricchezza sulle spalle di un popolo troppo povero.
Non si può assistere indifferenti al versamento di sangue in nome della libertà e della giustizia. Allo stesso tempo la cautela per non innescare la miccia di un conflitto più esteso deve essere presa in considerazione. Dunque non rimane che sperare nell'iniziativa dello stesso mondo arabo per fermare questa odiosa repressione. 

sabato 14 gennaio 2012

Cimitero Flaminio di Roma - Prima Porta


 Giovedì 12 gennaio 2012, h. 13:00 Cimitero Flaminio - Prima Porta immagini del degrado

Non è la prima volta che trovo in questo luogo segni di un inaccettabile degrado.
Quando ho iniziato a frequentarlo era il 1971 e non era così.
Nel tempo il degrado si è affacciato ed è avanzato diventando cronico.
Gli evidenti lavori di muratura sulle tombe dovrebbero indurre chi gestisce i Servizi cimiteriali ad imporre che i rifiuti vengano smaltiti nell'immediato e non già lasciati come si vede nelle immagini da me riprese.
Questo triste spettacolo dà un senso di desolazione al luogo già di per sé non felice ma che, se ben tenuto, potrebbe rasserenare i vivi e onorare i morti.

venerdì 13 gennaio 2012

La morte di Roberto e gli stupidi corvi televisivi

Parlo di Roberto Straccia, che è uscito a fare jogging a Pescara ed è stato ritrovato morto a Bari. Saranno i magistrati che coordinano le indagini, coadiuvati dalle Forze dell'Ordine e dai referti degli Scienziati della Medicina che forse sapranno dare una risposta al come e perché il giovane è morto.
Nel frattempo corvi stupidi, invitati in qualità di "esperti di non si sa cosa" nei salottini di varie trasmissioni televisive, si esercitano in supponenti ed azzardate ipotesi basandosi sul nulla.
Non si sa in base a cosa queste persone vengano invitate a fare supposizioni e perché si presentino in trasmissione a farle: per il gettone di presenza che noi contribuenti dobbiamo nostro malgrado pagargli? Oppure per pura narcisistica vanità? O perché sperano nella televisione come promozione delle loro attività, quindi per un beneficio economico?
Qualsiasi sia la ragione trovo penoso che un tizio, assolutamente ignoto ai più, venga interrogato sulle sorti di Roberto Straccia "perché scrittore!" Se sei uno scrittore puoi avere, a seconda di quello scrivi, molta fantasia ed inventiva, oppure una particolare sensibilità nell'osservare le umane faccende e nel saperle scandagliare... ma quelle che rientrano nella tua personale esperienza, non quelle di cui non sai assolutamente nulla! Quello della morte di Roberto è un giallo su cui si stanno cimentando persone che fanno il mestiere di indagare e le indagini si basano sui fatti. Abbiamo dovuto sentire l'ignoto scrittore asserire che "tutti abbiamo dei segreti"... Ma chi l'ha detto? Io non li ho ad esempio, né li aveva mio padre, né mia madre... anzi ci è sempre piaciuto vivere senza segreti, parlando umilmente anche dei propri sbagli ... perché ci si sente meglio. Probabilmente lo scrittore, che avrà dei conoscenti in RAI e per questo, essendo noto a loro, lo invitano a dire minchiate su qualunque argomento, ha dei segreti e dunque, ragionando come fanno molti, pensa: "Se li ho io li hanno tutti." Questa visione egocentrica dell'umanità è limitata ed è più grave se pretendi di fare lo scrittore.
Infine ci è toccato sentire le più sciocche elucubrazioni ed insinuazioni sulla possibilità che si sia suicidato, basandosi su inezie a cui si dava grande e soggettiva importanza: "E' strano che portasse una bustina di zucchero con sé". Faceva una "esperta di non si sa cosa", aggiungendo con un sorriso di intelligenza: "Io non porto mai bustine di zucchero con me quando faccio jogging." E allora? Dico io. E aggiungerei: chi se ne frega. Questa asserzione ha lo stesso valore di quella dello scrittore sui segreti che lui ha e allora li dobbiamo avere tutti. Infine una psicoterapeuta, l'unica che avesse un senso in quel salotto-portineria, diceva la sua in base alla sua esperienza professionale e le cose che diceva potevano almeno avere un senso statistico.
Questi penosi salottini del nulla a cosa servono? Ad intrattenere le comari invece che in portineria? La funzione della portinaia la fa il conduttore o la conduttrice, invece delle comari ci sono gli esperti e le esperte tutte in tiro: tette in vista e gambe al vento!
Conduttori di salottini-portineria

mercoledì 11 gennaio 2012

François Cheng - Elegia di Lerici

Ancora il Poema di François Cheng "Élégie de Lerici" di cui ho pubblicato l'inizio nel post del 10 dicembre 2011 : qui pubblico la parte successiva.
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin. 


"Élégie de Lerici"
à Shelley

Nuit, nuit, ténèbres sans bornes. Que sait-elle
Du mystère de la lumière? Que prévoit-elle
Pour le Soleil et la planète Terre? Et toi,
Qu'en as-tu vu, toi, le chantre élu,
L'éclaireur de notre insensée aventure?
Poussière d'entre les  poussières, vanité
Des vanités? Vains les abîmes sur lesquels
Nous nous sommes penchés? Vaines les cimes
Vers lesquelles nous avons tendu? Vains
Nos défis face aux tyrannies, nos effrois
Devant les cruautés humaines?  Vains eux-mêmes
Ces moments d'extace que nous avons dérobés
Au circulant suffle rythmique? Y a-t-il
Une autre patrie que l'habitat terrestre?
Un enfer autre que la terre nôtre?

Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:


Elegia di Lerici


a Shelley
Notte, notte, tenebre senza limiti. Che sa essa
Del mistero della luce? Cosa prevede
Per il sole ed il pianeta Terra? E tu,
Che ne hai visto tu, il poeta eletto,
L'esploratore della nostra insensata sorte?
Polvere fra le polveri, vanità
Delle vanità? Vani gli abissi sui quali
Ci siamo sporti? Vane le cime
Verso le quali ci siamo protesi? Vane
Le nostre sfide di fronte le tirannie, i nostri sforzi
Davanti le crudeltà umane? Vani anch'essi
Questi attimi d'estasi che abbiamo rubato
Al circolante afflato ritmico? C'è
Un'altra patria oltre l'habitat terrestre?
Un altro inferno oltre la terra nostra? 
  

L' Eleganza è un'altra cosa

Da: La Stampa.it

All’hotel Pellicano “Il cliente Malinconico? Un gran signore”


La piscina e il mare davanti all’hotel Pellicano all’Argentario
GRAZIA LONGO
inviata a Porto Ercole
La vista dalla costa rocciosa ingentilita dalla macchia mediterranea è mozzafiato. Non a caso si chiama Panoramica l’unica strada che si inerpica verso il Pellicano, il super esclusivo resort a 5 stelle che è costato la poltrona all’ex sottosegretario Carlo Malinconico.

E’ chiuso per la pausa invernale questo Relais Chateaux con il ristorante due stelle Michelin che nel passato tanto era caro a Charlie Chaplin e oggi annovera tra i suoi clienti Sting e Bono degli U2. Ma dietro il cancello verde non si ferma mai l’attività del personale per renderlo sempre più accogliente. E’ appena terminata la manutenzione dell’ascensore che conduce gli ospiti direttamente sulla spiaggia e il proprietario Roberto Sciò, padre dell’attrice Yvonne, con gentilezza risponde alle domande dei cronisti che vogliono sapere di quel cliente tanto chiacchierato. «Un gran signore, non c’è che dire - esordisce senza manie da vip e con un garbato modo di fare. Mi era stato personalmente raccomandato da Francesco De Vito Piscicelli, fratello di una mia cara amica, la contessa Alessandra».

Sul perché della richiesta di «attenzioni di massimo riguardo» non ha dubbi. «Piscicelli mi disse che aveva bisogno di questa cortesia per questioni di lavoro. Il problema, durante il primo dei cinque week end trascorsi nel mio hotel dal professor Malinconico, era la stanza. Piscicelli voleva la più bella delle suite, ma purtroppo era già prenotata. In verità tutto l’albergo era pieno. Fortunatamente però ci fu una disdetta e riuscimmo a trovare una suite carina per accontentare il professore». Che al Pellicano è sempre andato insieme alla moglie e «non ha mai pranzato o cenato con Piscicelli. Non ricordo di averli mai visti insieme. Piscicelli ha una villa abbastanza vicina al Pellicano, ma nei giorni in cui c’era Malinconico non è mai venuto. Ci sentimmo al telefono: commentò che in tempi difficili per il lavoro era importante mantenere buoni rapporti».

Al Pellicano - sei villette che fanno corona ad una villa centrale per un totale di 34 stanze, 5 junior suite e 11 deluxe suite, più di 1.600 euro a notte per una suite in alta stagione - l’ex presidente della Federazione editori e consorte hanno goduto della privacy più assoluta. In quest’angolo di paradiso la riservatezza viene prima di tutto: il via vai dei vip diventa di dominio pubblico solo grazie all’intraprendenza di qualche paparazzo. E’ così che si è scoperta, per esempio, la presenza di politici del calibro di Gianfranco Fini, Mara Carfagna, Gianni Alemanno e divi del piccolo schermo come Paolo Bonolis e Fabrizio Frizzi. Le pagine del gossip erano state finora risparmiate a Carlo Malinconico, che durante i suoi soggiorni ha goduto del relax più totale. «Non ha mai avanzato necessità o pretese particolari - ricorda Roberto Sciò -, a sua disposizione c’erano, come per tutti gli altri clienti che trattiamo sempre con la stessa esclusività, i giri in barca, la piscina e i campi da tennis. Oltre al piacere della cucina dei nostri due ristoranti seguiti dallo chef Antonio Guida mezzo mondo ci invidia».

L’hotel a 5 stelle risale al 1965, venne realizzato da Michael Graham, asso dell’Aeronautica e Patsy Dazsel, jet setter americana, per sugellare la loro love story in un luogo incontaminato - e nel 1979 venne rilevato da Sciò che continua a renderlo un posto elegantemente suggestivo, al top del comfort.

I clienti non badano a spese. E alla domanda su come si sia comportato Malinconico al momento del conto, il patron del Pellicano glissa con un vago «non rammento esattamente perché non gestisco io direttamente quell’aspetto». Poco importa se in un’intercettazione dei Ros si sente chiaramente la sua voce che assicura Piscicelli di controllare personalmente che l’ex sottosegretario non si trovasse nelle condizioni di dover sborsare anche un solo euro. Di «semplice goliardia» parla poi a proposito di un’altra intercettazione in cui dice a Piscicelli «diamoci una mano». Quel che conta, per Roberto Sciò, è «la signorilità con cui abbiamo sempre servito il professor Malinconico. La stessa che riserviamo a tutta la clientela e alla quale Malinconico ha risposto con altrettanta signorilità. Il resto non è affar mio».
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Che dire? Siamo alle solite. In Italia per fare l'imprenditore bisogna pagare, in qualche modo più o meno volgare (Tarantini) o elegante come in questo caso, ma bisogna pagare.
Come al solito l'economia non può non risentire di questa strisciante o, in altri casi, esplosiva corruzione.
Ieri sera a "Ballarò" Di Pietro disquisiva (si fa per dire) con Fitto, su diverse posizioni come si può immaginare, che in fondo NON è reato accettare un regalo come ha fatto Malinconico...
Stiamo sul "filo di lana" come si dice popolarmente... 
Su una cosa siamo tutti d'accordo: HA FATTO BENE A DIMETTERSI ed aggiungo che LO DOVEVA FARE!
Ma andiamo! O si è onesti o non lo si è: se si cominciano a fare i distinguo... è la fine.
Nel nostro piccolo tutti noi ci siamo trovati ad accettare il pensierino, purché non sottintendesse una richiesta in cambio...
Vado agli esempi: l'insegnante non può rifiutare una scatola di cioccolatini o dei fiori da uno studente o dalla sua famiglia in occasione delle Festività, perché sarebbe scortese respingere un pensiero gentile che vuol essere un riconoscimento al proprio lavoro se ben svolto, ma se il nonno di uno studente (esperienza vissuta da un mio familiare) ti telefona a casa avendo ottenuto, non da te, il tuo numero di telefono e ti dice che lui fa il rappresentante della pasta Agnesi e te ne vuole mandare a casa una cassa... se tu accetti sei un Malinconico dei poveri, e se non accetti sei veramente una PERSONA ELEGANTE e, aggiungo, onesta.
Credo che si potrebbero fare tanti di questi esempi che ciascuno di noi può vivere nel proprio piccolo mondo, lontano dai paradisi del massimo lusso. E' uno stile di vita, che o lo si ha o non lo si ha. Se si preferiscono le "regalìe" e le "comodità" pagate graziosamente da altri, non ci si può nascondere dietro un dito, perché, come diceva un mio amico, comandante pilota dell'Alitalia, in modo un poco greve: "Se sei una vacca non ti puoi nascondere dietro un dito, perché sei troppo grossa e sporgi." 

lunedì 9 gennaio 2012

Chi se ne frega delle vittime

Da: Repubblica.it

Uno bianca, Occhipinti in semilibertà
l'ex poliziotto in carcere dal 1994

Condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, compiuto durante un assalto a un furgone portavalori davanti alla Coop di Casalecchio (Bologna) nel 1988, era in prigione a Padova e aveva già usufruito di un permesso nel 2010. Associazione delle vittime: "Siamo fuori dalla grazia di dio"

VENEZIA - Marino Occhipinti, uno dei componenti della 'banda della Uno bianca' condannato all'ergastolo per i reati di associazione a delinquere, omicidio volontario e rapine, ha ottenuto la semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Venezia. L'ordinanza è stata depositata dopo che è stata emessa in camera di consiglio, come si apprende da autorevoli fonti del Tribunale stesso.

Occhipinti è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia giurata Carlo Beccari, compiuto durante un assalto a un furgone portavalori davanti alla Coop di Casalecchio (Bologna) il 19 febbraio 1988. Ex poliziotto della squadra mobile di Bologna, è in carcere a Padova dal 1994 e ha già usufruito di un permesso nel 2010 quando per cinque ore e mezza, partecipò a una Via crucis a Sarmeola di Rubano, nel Padovano, assieme ad altri detenuti e accompagnato da operatori sociali. Quel giorno a Occhipinti fu accordato anche di incontrare la famiglia.

In prigione dal 29 novembre 1994, Occhipinti aveva chiesto più volte permessi premio, sempre rifiutati per sedici anni. con un decreto firmato dal giudice Giovanni Maria Pavarin. La decisione di accordare l'uscita concessa allora dal giudice Giovanni Maria Pavari, non piacque all'associazione delle vittime né a Luigi Beccari, il padre 75enne di Carlo, la guardia giurata uccisa durante l'assalto al furgone: "Non sono d'accordo nemmeno su un permesso di poche ore - disse allora -. Lui mi ha rovinato la vita e deve stare dentro".

Nella banda della Uno bianca erano implicati un gruppo di poliziotti, un gruppo criminale guidato da Fabio Savi, che restò in azione in Emilia Romagna dal 1987 al 1994 causando ventiquattro morti, 102 feriti, e 103 azioni criminali. Marino Occhipinti al momento dell'arresto, avvenuto il 29 novembre 1994, era vicesovrintendente della sezione narcotici della Squadra mobile.

"Siamo fuori dalla grazia di dio", ha dichiarato Rosanna Zecchi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca. "Gli auguro solo - ha detto - di non pentirsene". La notizia "amareggia" l'associazione, anche se dopo la richiesta fatta nei giorni scorsi "io me lo immaginavo, ma speravo che tenessero conto di quello che lui ha fatto. Ne prendo atto, ma sono perplessa. Non so cosa dire".
(09 gennaio 2012)
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Ha ragione la Presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della Uno Bianca a "Non saper cosa dire", perché di fronte a certe decisioni si resta senza parole.
Va bene che il carcere dovrebbe essere recupero e redenzione ma, intanto, il recupero può avvenire all'interno del carcere con attività lavorative, con meditazioni con psicologi e preti messi a disposizione, e non necessariamente all'esterno visto che si è meritato l'ergastolo, pena massima data dal nostro ordinamento solo in casi di estrema criminalità e crudeltà.
Un essere umano adulto che, pur avendo un lavoro sicuro in Polizia, preferisce rapinare ed uccidere come secondo lavoro, a mio avviso non cambierà mai in una pecorella smarrita e recuperata. Non sono credibili le sentenze dette da certi preti e psichiatri che, a mio avviso, dovrebbero leggere e studiare di più: "Si cambia, si dimentica, è una persona diversa". Non è che il carcere "pialla" il cervello, cancella la personalità: se una persona, in questo caso un uomo che doveva far rispettare la legge, arriva in piena coscienza, perché matto non è, a fare quello che hanno fatto quelli della Uno Bianca, non sarà mai una persona diversa da quella che è: una persona capace di ingannare il Corpo a cui appartiene, capace di non rispettare il giuramento fatto allo Stato, capace di condurre una doppia vita nella società, dunque capace di mentire, spergiurare, oltre che capace di affrontare a mano armata chi stava lavorando come il povero Carlo Beccari  ed uccidere per arraffare il denaro, pur avendo un posto di lavoro statale sicuro.
Non ci sono scappatoie ad una mente simile né credo al ravvedimento. Credo alla finzione per ottenere un vantaggio, questo sì.
A me la vita insegna, anche perché ricordo. Questi Giudici comprensivi con i criminali ricordano?
Ricordano per esempio il caso del criminale nazista Reder? Quello della strage di Marzabotto?
Nel 1964 Reder si appellò al sindaco di Marzabotto per ottenere il perdono dei sopravvissuti e ottenere la libertà. La piccola comunità espresse 282 voti contrari e 4 a favore. Nel dicembre 1984 Reder, in una lettera inviata agli abitanti del paese emiliano, espresse un profondo rammarico e pentimento per il suo gesto.
Il 24 gennaio 1985, il governo Craxi, indifferente alle proteste dei familiari delle vittime e a quelle delle associazioni partigiane, si servì della «prevista possibilità» di scarcerazione anticipata prevista dalla sentenza del 1980 e ne decise la liberazione e il rimpatrio in Austria, su un aereo messo a disposizione dal governo italiano.
Nel gennaio 1986, in un comunicato al settimanale austriaco Die ganze Woche, Reder dichiarava "Non ho bisogno di giustificarmi di niente" e ritrattava la richiesta di perdono avanzata nel 1964 agli abitanti di Marzabotto attribuendone l'iniziativa al suo difensore.


Io ricordo un'intervista al cappellano del carcere militare di Gaeta dove il boia di Marzabotto era detenuto: si diceva certo del suo pentimento e che egli era un uomo nuovo!

Lega Nord: provenienza fondi

Da: Il Secolo XIX.it

I soldi della Lega emigrano all’estero

08 gennaio 2012
  | Giovanni Mari


Genova - La Lega Nord investe. Gestisce milioni di euro e compra quote di fondi, titoli di Stato, valuta straniera. Nell’ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l’estero. La fetta più grossa è stata stanziata per un fondo basato in Tanzania da 4,5 milioni. Quindi 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro e poco più di un milione di euro investiti in corone norvegesi. In tutti i casi si tratta dei quattrini di finanziamento pubblico dello Stato incassati dal Carroccio come “rimborsi elettorale”.
È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione. Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive. E tutto ruota attorno al Banco popolare. I movimenti-base sono gestiti attraverso diversi conti correnti ordinari nelle varie filiali; i movimenti straordinari sono invece coordinati da Banca Aletti, il capillare sistema di private e investment banking dello stesso Banco popolare.
I movimenti-base sono vistosi spostamenti, in entrata e in uscita: nell’ultimo semestre dai soli conti liguri sono stati trasferiti almeno 700 mila euro ad altri conti della Lega Nord, sono stati emessi almeno 450 mila euro in assegni circolari e lo stesso Belsito ha ritirato in contanti almeno 50 mila euro. Più sostanzioso il programma di investimenti gestito per la Lega Nord attraverso Banca Aletti tra Natale e Capodanno. Anzi, gli spostamenti di massa di denaro sono cominciati a metà del mese scorso: un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%. Il fatto curioso, che emerge immediato, è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente. Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo “Krispa Enterprise ltd”. Il fondo è basato a Larnaca, città turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord. Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania.
È l’ultimo spostamento dell’anno appena trascorso e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord: quasi otto milioni in una decina di giorni. L’operazione in purchase investment sui fondi africani coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” dell’ultimo governo Berlusconi, Aldo Brancher (si dimise dopo 17 giorni perché indagato sulle scalate ad Antonveneta).
!!!!!!!!!!!
Sicuramente il giornalista del Secolo XIX ha delle fonti certe d'informazione, altrimenti rischierebbe la querela per sé e per l'Editore del quotidiano.
I cittadini ormai da un po' debbono soggiacere al controllo dei propri spostamenti di denaro nei propri c/c, anche per poche migliaia di euro. Già da un po' di tempo, infatti, ci si sente fare la domanda: "Cosa deve fare con questi soldi che ritira?" E' accaduto ad un mio familiare già qualche tempo fa e ne rimase esterrefatto, commentando: "E che debbo rendere conto alla mia Banca di quello che faccio con i miei soldi quando li ritiro?" 
Quindi immagino che questi grandi movimenti di denaro operati dalla Lega e che denuncia il Secolo XIX siano controllati e che il fisco ne sia perfettamente a conoscenza e che, inoltre, siano leciti. Ad esempio che NON siano investimenti operati con denaro pubblico del finanziamento ai partiti (contro il quale si è espresso un referendum popolare). Perché se così fosse la già gravissima scelta di chiamare tale finanziamento "rimborso elettorale", eludendo in modo incostituzionale il risultato di un Referendum popolare, sarebbe aggravata ulteriormente dall'uso improprio di denaro dei contribuenti che migrerebbe verso l'estero. 

 DA: eiacuelezioniprecoci.b...

venerdì 6 gennaio 2012

Roberto Straccia e gli altri

Roberto Straccia

Dal sito del Ministero dell'Interno:

Il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse. L’Autorità è preposta a gestire e monitorare un fenomeno di rilevante allarme sociale. L'Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, istituito con decreto del Ministro dell´Interno, è la struttura posta alle sue dirette dipendenze con compiti di supporto all’attività del Commissario, di monitoraggio, studio ed analisi dei dati e delle informazioni acquisite dai soggetti pubblici e privati, anche con riferimento ai singoli casi di persone per le quali non sia accertata la volontarietà della scomparsa.

La trasmissione "Chi l'ha Visto" della terza rete RAI, una se non l'unica che svolge un vero servizio pubblico mettendo a disposizione il potentissimo mezzo televisivo per le persone in difficoltà e riuscendo ad essere d'aiuto alle Forze dell'Ordine, si è battuta per avere l'Istituzione sopra riportata, di cui si sentiva l'effettivo bisogno. Una banca dati interforze, che possa consentire lo scambio di informazioni anche con le Morgue degli ospedali dove giacciono cadaveri senza identità per periodi lunghissimi, è costruzione non difficile con i mezzi informatici che abbiamo oggi.

Non vi è nulla di più raggelante ed angosciante che non sapere dove è una persona cara e cosa le è accaduto.
Quando si trova anche morta, pur essendo una scoperta terribile, si sa la realtà e inizia una sofferenza diversa, un lutto da vivere ma non un tunnel di angosciosa paura come quando non si sa assolutamente nulla.

Seguendo la trasmissione  "Chi l'ha Visto"  dal suo esordio, ho visto casi di ogni tipo e il mondo del vuoto terribile in cui si muovono i familiari degli scomparsi. La trasmissione è indispensabile perché, fatta la denuncia di scomparsa, i parenti vivono nel buio più assoluto, appesi a visite alle forze dell'ordine chiedendo notizie, mentre ogni minuto che passa è una sofferenza indicibile. La trasmissione li segue e li sostiene in questa agonia senza fine. Le loro sono vite sospese nell'attesa. I Carabinieri, la Polizia di Stato, fanno moltissimo, ma sappiamo bene che hanno anche altri carichi, altre indagini, e mezzi sempre troppo scarsi. Io credo moltissimo in queste istituzioni e vorrei che gli uomini e le risorse venissero usate per la società, mentre troppi di loro sono confinati in servizi di protezione ed accompagno della Casta dei politici.

Dal 1989 ho constatato che gli allontanamenti volontari sono in minoranza rispetto ad altre cause delle sparizioni. Questi sono in stragrande maggioranza costituiti da minori in fuga. Di sovente vengono ritrovati. Sono più rari quelli misteriosi ed uno di questi fu il piccolo Guido Coen Castellino che sparì sciando sul Plateau Rosa. Inutili furono le ricerche anche in primavera ed estate con il disgelo.
Spesso i bambini sono vittime dei mostri pedofili. A volte se ne ritrovano i corpicini, a volte mai più.
Poi ci sono le donne: nella stragrande maggioranza, se non si tratta di allontanamento volontario, ma allora si ritrovano quasi sempre vive o morte per incidente o suicidio, sono state vittime di omicidio e, purtroppo, gli autori sono spesso i mariti o i compagni. Escludendo le prostitute, la cui vita le espone anche a questa brutta sorte di venire uccise da clienti maniaci, le donne in genere sono vittime di violenza. Spesso ne fanno sparire i corpi in modo che il marito o il compagno, quantunque sospettato per molti indizi concordanti, la fa franca per l'assenza del corpo della vittima. 

Gli uomini sono anche loro vittime di sparizioni omicidiarie, a volte si tratta di suicidi, raramente di allontanamenti volontari i quali, quasi sempre, si risolvono con il ritorno alla luce dal buio che li aveva inghiottiti.

Ma quando una persona sparisce per lungo tempo ho visto che la ragione è che non è più in vita ed il corpo chissà dove è.

Quello che fa paura è che la grande variabilità dei soggetti che scompaiono e delle circostanze in cui avvengono le sparizioni, fa pensare che può avvenire a chiunque in qualunque momento di sparire o di perdere il contatto con una persona cara.

Un uomo, un padre di famiglia, va a pescare la mattina presto, come fa spesso la domenica, a Fiumicino. Sparisce e non se ne sa più nulla per un anno. La povera moglie deve rispondere a domande sulla loro vita coniugale senza ombre, si insinua il dubbio che avesse nascostamente un'altra donna e che se ne sia andato. Forse nella mente smarrita della povera donna si sarà affacciato anche questo sospetto, l'avrà sfiorata, non trovando alcuna spiegazione. L'unico indizio che si rivelerà, dopo un anno, come la chiave di tutto, lo danno da subito gli altri compagni occasionali di pesca mattutina sul molo: l'uomo se ne era andato prima del tempo accusando un forte mal di testa. Il corpo viene ritrovato fortuitamente da qualcuno dentro la sua auto in mezzo ad una macchia di cespugli della tenuta della Presidenza della Repubblica a Castelporziano. Si ricostruisce che l'uomo, che stava cercando di tornare a casa con il suo letale mal di testa, probabilmente ha avuto un'emorragia cerebrale che gli ha tolto parte delle capacità di vista e coscienza e, continuando a guidare, ha perso il controllo del mezzo che si è spostato a lato della strada abbattendo un palo della recinzione, la quale si è abbassata, consentendo all'auto di proseguire la sua corsa nello sterrato della tenuta che scorre parallelo alla strada che lui stava percorrendo, finché, persa totalmente la coscienza il poveretto, l'auto ha finito la sua corsa in un avvallamento a lato dello sterrato circondato da fitti cespugli che ne nascondevano la vista dalla strada, tante volte percorsa sia dalla famiglia che dalle forze dell'ordine nella sua disperata ricerca. La stranezza è che quel palo si è piegato con la rete ma non risultava giù. Ha funzionato come una molla rialzandosi da solo o qualcuno, inconsapevolmente, l'ha riaggiustato senza sapere che poteva essere l'unico indizio di un incidente? Comunque questo è avvenuto: banalmente.
Altri casi simili mi è capitato di sentire a "Chi l'ha visto": una donna che tornava a casa a mezzanotte in auto da una serata con le amiche in un paese vicino al suo, dopo aver preso un gelato insieme, spariva. La zona era di quelle in cui le strade spesso costeggiano dei canali. Lunghe ricerche in essi: senza risultato. Dopo mesi, la luce particolare del sole e l'acqua forse più chiara, facevano intravedere a qualcuno il tettuccio rosso della sua utilitaria mezzo metro sotto il pelo dell'acqua... Sempre dopo un anno ritrovarono un altro scomparso in Sardegna nel porto di Olbia: la sua auto con lui dentro era appena sotto il molo; era stato un incidente, una manovra sbagliata, ma nessuno aveva visto niente...