mercoledì 8 febbraio 2012

Antonio Di Pietro sbaglia di nuovo

Sulla vicenda del Governo battuto alla Camera sull'emendamento della Lega Nord  Di Pietro afferma: "E' una vendetta contro i magistrati".
E avverte: "Ho paura che questa volta, dopo vent'anni, non ci sarà solo una Mani Pulite giudiziaria, ma una nuova Mani Pulite del popolo che alzerà i forconi". Per il leader dell'Idv a Montecitorio si è consumato "un atto di vendetta, un'ammonizione ai giudici perché si limitino a fare i notai e i passacarte".

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Da: Il Post

Il governo ieri è stato battuto alla Camera su un emendamento sulla giustizia. Discutendo la legge comunitaria, infatti, il deputato della Lega Nord Gianluca Pini aveva proposto un emendamento volto a introdurre la responsabilità civile dei giudici, questione storica del dibattito politico italiano, con una formulazione particolarmente dura e intransigente. Il governo, nella persona del ministro Moavero, aveva dato parere negativo. La Lega aveva chiesto e ottenuto di votare l’emendamento con voto segreto. E il voto segreto ha dato ragione alla Lega e torto al governo, come era già apparso evidente dagli interventi in aula: PdL, Lega e Responsabili, la vecchia maggioranza, hanno votato di nuovo insieme, con i Radicali e qualche franco tiratore da PD e Terzo Polo. Alla fine i voti a favore dell’emendamento Pini sono stati 264, quelli contrari 211.
L’emendamento Pini di fatto supera quanto stabilito dalla legge Vassalli, la 117 del 1988. Quella legge, varata un anno dopo il referendum che a larghissima maggioranza vide vincere i favorevoli alla responsabilità civile dei giudici, la introdusse soltanto per i casi di “dolo” e “colpa grave”, e non per i casi di mancata o scorretta applicazione della legge, fermo restando la possibilità di fare causa allo Stato e non direttamente al magistrato. I Radicali denunciarono da subito, e continuano da allora, il tradimento del mandato referendario. L’Unione Europea ha più volte deferito l’Italia per la mancata corrispondenza della legge Vassalli con quanto previsto dal diritto comunitario. Il PdL ha più volte, negli ultimi anni, utilizzato questa proposta in modo minaccioso e vendicativo nei confronti dei magistrati.
L’emendamento Pini stabilisce che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento” di un magistrato “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia”, possa rivalersi facendo causa sia allo Stato che al magistrato per ottenere un risarcimento. Le novità rispetto alla legge Vassalli sono due: la responsabilità è genericamente estesa alla “manifesta violazione del diritto” e il cittadino può citare in giudizio direttamente il magistrato e non solo lo Stato.
Una norma simile non trova paragoni nella maggior parte dei paesi europei, dove il cittadino può far causa allo Stato e poi è semmai lo Stato, in caso di condanna, a rivalersi sul magistrato. È vero però che in Italia questa procedura è particolarmente articolata, per usare un eufemismo: perché lo Stato venga condannato in via definitiva a causa del comportamento di un magistrato servono infatti nove gradi di giudizio – tre per l’ammissibilità del procedimento, tre per individuare la responsabilità, tre per l’eventuale rivalsa da parte del ministero della Giustizia – affidati tra l’altro ad altri magistrati. Maria Antonietta Calabrò sul Corriere della Sera di oggi ricorda che “dal 1988 a oggi sono state appena 406 le cause effettivamente avviate da cittadini nei confronti di un giudice”. Le citazioni dichiarate ammissibili sono state 34, le condanne sono state appena 4.
Il dibattito sulla responsabilità civile dei giudici è proseguito negli anni e tutt’ora il centrodestra e il centrosinistra non hanno posizioni militarmente contrapposte sul tema: oltre a chi è molto contrario, come i sindacati dei magistrati, circolano nel centrosinistra diverse posizioni favorevoli a una modifica della legge Vassalli ma prive dell’intento vendicativo più popolare nel centrodestra. Un paio di giorni fa Luciano Violante, ex magistrato, aveva parlato della vicenda di Ottaviano Del Turco, dimessosi da presidente dell’Abruzzo nel 2008 dopo il suo coinvolgimento in un’inchiesta che ha visto poi traballare qualsiasi riscontro fattuale alle accuse, dicendo che «se alla fine del processo Del Turco dovesse risultare innocente, è chiaro che il magistrato inquirente dovrebbe risponderne direttamente». Ieri Antonio Polito sul Corriere della Sera scriveva che “oltre a una carriera politica distrutta e a un uomo fatto a pezzi, se il pm ha sbagliato c’è stato anche un sovvertimento per via giudiziaria della sovranità popolare”, visto che poi dopo le dimissioni di Del Turco in Abruzzo stravinse il centrodestra.
Perché la responsabilità civile dei giudici come introdotta dall’emendamento Pini diventi legge, il testo dovrà essere approvato anche dal Senato: la cosa oggi appare improbabile, visto che sia Alfano che altri membri del PdL si sono detti disponibili a modificare la norma e lo stesso ministro della Giustizia, Paola Severino, ha detto che la norma “dovrà essere migliorata, perché interventi spot su questa materia possono rendere poco armonioso il quadro generale”. Rimane però il problema politico: ieri il governo per la prima volta nella sua breve vita è stato battuto alla Camera. Ieri sera Mario Monti ha convocato a cena i leader dei tre principali partiti che sostengono il governo, Alfano, Bersani e Casini.
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Fra molti articoli che parlano dell'argomento ho scelto questo del giornale on-line "Il Post" perché mi è sembrato il più esaustivo e chiaro sulla faccenda.
I telegiornali danno notizie non sempre pienamente comprensibili e questo articolo chiarisce bene i risvolti della questione.
Al di là degli interessi dei partiti politici, ritengo che se si fa un referendum e questo dà un risultato chiarissimo il popolo va ascoltato e si deve fare la legge che vuole.
Molto tempo fa ascoltai alla Radio della RAI un dibattito fra un magistrato ed un avvocato, entrambi rappresentanti di non ricordo quali Associazioni, i quali convennero che "la montagna aveva partorito un topolino". La montagna era il referendum ed il topolino era la legge che il Parlamento aveva successivamente emanato. Con qualche risolino di imbarazzo ammisero che, nel caso in cui il cittadino potesse ottenere giustizia nei riguardi di un magistrato che sbaglia, chi paga sono i contribuenti, cioè lo Stato, mentre il magistrato viene da tale legge abbastanza salvaguardato per quel che attiene il suo patrimonio personale. 
Dunque perché mai oggi Antonio Di Pietro tuona che è una legge punitiva non si sa, perché il popolo si era espresso così e la sua volontà non si era concretizzata, ma era stata fatta una legge risarcitoria dell'eventuale errore giudiziario che gravava sulle spalle di chi quel referendum ha votato. Insomma paga sempre Pantalone.
La posizione di Antonio Di Pietro appare vieppiù contraddittoria se si pensa che lui negli ultimi anni non ha fatto altro che ricorrere all'istituto referendario per ogni cosa. Dunque dovrebbe, a rigor di logica, avere un grande rispetto per la volontà popolare.
Purtroppo quello che dicevano in tanti è vero sulla contraddittorietà del creatore di Italia dei Valori: tuona su una cosa e poi assume posizioni opposte. Il referendum è valido quando pare a lui? O è valido sempre?
I magistrati si sentiranno inibiti ad emettere sentenze? Io non credo se applicano la legge e se non ne danno interpretazioni troppo personali. Le leggi lasciano troppa discrezionalità ai giudici? Male. Non si può dipendere dall'umore discrezionale del magistrato: riscriviamo meglio le leggi e le norme, con indicazioni precise a cui attenersi.
Se il popolo ha votato in modo "punitivo", secondo Di Pietro, chiedendo che i magistrati abbiano una responsabilità civile del loro operato, non è che forse c'è un motivo? Oppure all'epoca del referendum milioni di persone erano tutti delinquenti che non volevano essere giudicati ? Non si affaccia alla mente del Presidente di Italia dei Valori il dubbio che forse questa categoria giudica troppo spesso in modo insoddisfacente per detto popolo? Che detto popolo non "sente" di ricevere troppo spesso giustizia?
Personalmente ogni volta che mi sono rivolta alla Giustizia della Magistratura non l'ho avuta. Ho accettato il verdetto ma senza molta convinzione che fosse giusto. Ho speso solo molti soldi inutilmente, cosa che fa desistere dal cercare di averla questa Giustizia. Votai anch'io per la Responsabilità Civile dei Giudici. Di Pietro è stato inchiodato alla sua contraddizione da molti commentatori recentemente, quando ha sparato indignato contro la Consulta che aveva bocciato i referendum da lui promossi. Giustamente gli è stato ricordato che lui dice sempre che bisogna fidarsi del giudizio della Magistratura... però, nel caso che dà torto a lui come si indigna!!


Concludendo: Di Pietro si sbaglia, il popolo "non alzerà i forconi", proprio perché nel 1987 aveva votato a favore.  

Nevicata eccezionale

Mi scuso con chi legge, ma dal video non sono riuscita ad eliminare lo spot pubblicitario di pochi secondi che lo precede.
Cliccando sul link si può vedere una zona che conosco bene perché è quella dove ho scelto di vivere da più di 32 anni, in fuga da una città, Roma, che non appariva più umana e vivibile come lo è stata per i miei primi 25 anni.


Rocca Priora è una delle tante zone di Italia che si sono trovate in difficoltà a causa di questa nevicata eccezionale. Come dice la giornalista del Corriere nel video, questa zona conosce la neve tutti gli anni e posso testimoniare che è vero. Ma certo non un metro di neve come è accaduto questo anno.


Anche Roma si è trovata in serie difficoltà e penso che Alemanno ha sbagliato alcune cose, ma non trovo giusto il dileggio pubblico a cui è stato sottoposto, anche ieri sera nella trasmissione, sempre interessante, "Ballarò".


Non lo trovo giusto perché anche qui ai Castelli Romani i Sindaci non hanno brillato insieme alle varie istituzioni. E questo è ancora più grave se si tiene conto che a Rocca Priora la neve cade tutti gli inverni e più volte nello stesso inverno. Dunque, diversamente da Roma, dovrebbe prevedere con varie provvidenze allo scopo.

Invece i cittadini si sono trovati da soli, a parte lo sgombero delle vie comunali e della statale Tuscolana. Nel video, nell'ultima parte, la macchina dei benemeriti Carabinieri, lasciata la statale Tuscolana, percorre la Via Comunale Mediana, proprio quella dove abito io e, nella parte finale si addentra in altre strade vicinali della località denominata Piani di Caiano. La viabilità, come si vede, era assicurata, ma tale località è piena di strade private che, per essere liberate, sono state lasciate all'iniziativa dei singoli cittadini i quali hanno provveduto di tasca propria, come nel caso del condominio dove abita la sottoscritta. Anch'io ho spalato la neve con mio marito nonostante l'età non più verde. Altri sono rimasti con le mani in mano aspettando non si sa cosa e lamentandosi di tutto. Questo va detto, perché non è accettabile in una situazione eccezionale la totale inanità. 
Queste tipologie umane purtroppo esistono ovunque: individualiste, non collaborative, capaci solo di lamentarsi. 
Detto questo rimane il fatto che l'ENEL da venerdì 3 febbraio h. 14:00, quando è sparita l'energia elettrica nella nostra zona, fino a sabato h. 15:00 quando, dopo l'intervento di tre uomini rumeni, spalatori manuali da noi chiamati per liberare la strada del condominio a spese dello stesso, ce ne siamo andati in un'altra casa che (fortunatamente) possediamo al mare, rispondeva con un disco senza dire quando l'energia elettrica sarebbe stata ripristinata. Chi è rimasto, perché non aveva dove andare, ci ha detto che l'energia elettrica è tornata la sera di sabato: almeno nella nostra zona. Altrove la cosa è perdurata.


La Comunità Montana, invece, è stata la prima istituzione da noi chiamata, già giovedì 2 febbraio. Non chiedevamo che il sale: ci è stato risposto CHE NON L'AVEVANO.
A cosa servono le  Comunità Montane? Da tanto tempo se ne discute. Dobbiamo risparmiare, siamo in crisi, si chiedono sacrifici... Dunque eliminiamole.
Può una Comunità Montana rispondere che "NON HA IL SALE" quando le previsioni metereologiche di tutti i telegiornali, con ampio anticipo, hanno comunicato l'arrivo della perturbazione con precisione? Inutile chiedere spalaneve o altro. Non avevano neppure il sale giovedì 2 febbraio mattina.

Dopo questa telefonata abbiamo chiamato la Protezione Civile di Rocca Priora e ha risposto Matteo, un giovanottone efficiente che ci ha portato un sacco di sale e, per arrivare fino al nostro cancello, ha pulito con un piccolo spalaneve la strada.
Nei gioni successivi la Protezione Civile dava sempre occupato e anche i Carabinieri di Rocca Priora al numero diretto che, però, erano raggiungibili attaverso il 112.
I Carabinieri sono stati gli unici a darci notizie.

Causa alberi lasciati liberi di crescere anche in prossimità dei pali della linea telefonica aerea e della linea elettrica, ci sono state interruzioni per caduta di pali, tirati giù dai rami...
Un consiglio ed un suggerimento all'ENEL e alla TELECOM: fate girare ogni tanto gli operai e date loro mandato di fare rapporto quando ci sono alberi i cui rami dondolano pericolosamente ad ogni alito di vento, toccando i cavi telefonici o elettrici, e imponetene il taglio ai legittimi proprietari, oppure tagliateli voi ed addebitatene le spese al proprietario, oppure elevate multe, sanzioni o quello che vi pare per interruzione di pubblico servizio. Sono certa che gli strumenti legislativi per operare questa semplice prevenzione ci sono: ADOPERATELI. Costa molto di più al Bilancio dello Stato il danno che questa incuria crea.

Infine una "chicca" anche sulla RAI che ci ricorda continuamente di "essere un servizio pubblico". Non avendo il numero di TGR Regione Lazio, (senza corrente elettrica non potevo certo collegarmi ad Internet), ho tentato di chiamare il centralino della RAI, che invece era sull'elenco telefonico, per farmelo dare, nel tentativo di comunicare quanto stava accadendo qui ai Castelli Romani. Era sabato mattina e l'orario che era dato partiva dalle h. 8:00. Alle h. 8:15 c'era ancora il disco. Stavo per desistere pensando che, come spesso accade in Italia, era un servizio fasullo, un numero che squillava nel NULLA... Quando ecco che...miracolo...risponde una voce umana e dà anche un nome: Beatrice!! La fiducia nelle istituzioni è durata lo spazio di poche frasi: Beatrice: "Non posso passarle né darle il numero che mi chiede."
Rita: "Perché, scusi, è un centralino..."
Beatrice: "Posso darle solo una e-mail."
Rita: "???... Ma le ho già detto che non ho corrente elettrica..."
Beatrice: "Non posso che darle la e-mail."
Rita: "Ripeto: ho solo il telefono, non ho elettricità... "
Beatrice: "Non posso stare con lei più di un minuto, mi dispiace."
E mette una musichetta, invece di chiudere, facendo così supporre che poi forse succederà qualcosa... Dopo diversi minuti che non accade nulla ma la Telecom guadagnerà di più, chiudo e rifaccio il numero. Risponde sempre  Beatrice, e capisco che è stata messa lì da sola, al posto di un disco, con i potenti mezzi economici della RAI, "servizio pubblico", e siccome io penso di essere "pubblico" dato che pago il canone (chissà perché si ostinano a chiamarlo così quando "si tratta in realtà di un’imposta sul possesso del televisore risalente al 1938 - Regio decreto n. 246 del 21 febbraio 1938, articolo 1" ) insisto:
Rita: "Ma scusi, Beatrice, perché mi ha lasciato con una musichetta, poteva chiudere se non può fare altro. Perché farmi spendere più soldi di telefono?"
Beatrice: "Io non posso fare altro per lei, mi dispiace, non posso stare più di un minuto a telefonata e ne ho tante."
La saluto desolata, pensando "Ma che ce l'hanno messa  a fare povera Beatrice: risponde al centralino RAI 06-38781 ma non è di fatto un centralino perché può dare solo e-mail ma non numeri telefonici, (come sarebbe ovvio essendo un centralino telefonico, così definito sull'elenco Telecom), e le hanno dato la tabella di marcia di una telefonata al minuto. Cosa potrà dire a chi telefona oltre al diniego di qualsiasi richiesta che non sia una e-mail? Ma chi possiede l'elettricità e una linea Internet perché dovrebbe telefonare al  centralino RAI ? Bastandogli collegarsi sui siti delle varie trasmissioni RAI dove fra i contatti si trovano anche gli indirizzi e-mail..."


Questa la breve cronistoria di un'esperienza diretta. Lungi dalla facile critica, mi sembra che chi organizza certi servizi non lo sappia proprio fare, dunque percepisce uno stipendio e spende denaro pubblico solo per darci dimostrazione della propria incapacità di gestione. Ci sono tante persone capaci senza lavoro, l'offerta sul mercato è alta, dunque perché tenere in certi posti chi non sa lavorare mettendo a dura prova la pazienza dei cittadini? La Fornero parla di "abituarsi" alla precarietà del lavoro: perché allora certa gente che non sa fare il proprio lavoro viene mantenuta nel proprio ruolo? Incapaci stipendiati e capaci a spasso?

venerdì 3 febbraio 2012

De Falco e il dovere

L'intervista a La Repubblica: "Non sono io l'eroe"

Di quella maledetta notte di venerdì - rivela nell'intervista a La Repubblica di oggi - ricorda tanti eroi. 
Ma non ditegli che lui è uno di loro.
"Vi posso chiedere un favore"?: dice ai due inviati Carlo Bonini e Marco Mensurati, "Dimenticatevi di me. Smettete di parlare di me. Non sono io l'eroe". "L'eroe - prosegue - è il mio sottocapo Alessandro Tosi. E' lui che alle 22,07 guardando un puntino verde su un monitor mi ha detto: 'Capitano, quella nave da crociera va troppo piano, 6 nodi...che ci fa a 6 nodi e a rotta invertita la Concordia'".
Ancora, per De Falco, l'eroe è "un ragazzo del nostro elisoccorso di nome Marco Savastano...è questo il nome che dovete scrivere...E dovreste fare una pagina intera di soli nomi di marinai della Guardia Costiera, della Marina Militare, della Finanza, dei Carabinieri, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, che quella notte hanno dimenticato se stessi per gli altri". 


Gregorio De Falco 

LIVORNO - Capita di essere o diventare quello che forse si è ma che non si vuole essere. Neppure per il breve spazio di un giorno. Un eroe. "Gesù, che ho fatto di straordinario? Io ho fatto solo il mio dovere. Quello che avrebbe fatto qualunque altro uomo, donna, marinaio al mio posto quella notte". Il capitano di fregata Gregorio De Falco, classe 1964, ha la cantilena dolce di chi è nato a Napoli ed è cresciuto a Ischia. "Sant'Angelo di Ischia. Ci tengo". Ed è l'unica civetteria di un uomo che non dorme da quattro giorni, con le gote traslucide della pomata che serve a mare per evitare che la pelle si spacchi per il freddo e il sole.

"Comandante, comandante c'è un mayday" lo richiama una sorridente sottocapo della Guardia costiera. Lui si gira di scatto: "Ma che dici?". E lei ridendo: "Sono le sue figlie, vorrebbero sapere se è ancora vivo, e soprattutto dov'è". Maria Rosaria e Carla hanno 12 e 5 anni e con la madre, Raffaella sono il suo mondo. Alloggiano con lui in una delle foresterie della guardia costiera di Livorno dove lui, Gregorio, è arrivato nel 2005, come capo della sezione operativa. Arrivava da tre anni di comando della Capitaneria di porto di Santa Margherita Ligure e, prima di allora, da Genova e Mazzara Del Vallo. Le sue prime destinazioni, dopo il concorso in Guardia costiera nel 1994, l'accademia a Livorno e una laurea in giurisprudenza da fuori sede alla statale di Milano.
Da: La Repubblica.it, 18 gennaio 2012

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Il capitano di fregata Gregorio De Falco e tutti gli altri che lui stesso ricorda sono l'Italia migliore.

Un altro deluso

31 gennaio 2012 Sandro Trento
Questa è la lettera che ho inviato alla segreteria dell'Italia dei Valori annunciando e spiegando le mie dimissioni dal Dipartimente Economia e Finanze e la mia rinuncia alla tessera del partito.

Caro Antonio [Di Pietro, ndr] e cari amici,
scrivo per manifestare tutto il mio disagio. Vedo che si tratta Monti come se fosse Berlusconi e questo proprio non riesco a sopportarlo.
Sono entrato in IDV e ho accettato di lavorare nel Dipartimento Economia e Finanze per varie ragioni: IDV mi sembrava allora una forza di stampo liberale, che intendeva offrire all’Italia un progetto riformista, moderno, non ideologico. La giusta enfasi sui temi della legalità poteva associarsi a quelli del libero mercato, della meritocrazia, della riforma del capitalismo italiano, che è sempre stato chiuso e collusivo.
Nel mio intervento al Congresso nazionale avevo sostenuto la necessità di posizionarci al centro dello schieramento, per occupare un’area preziosa, quella del riformismo liberale, per raccogliere i voti del ceto medio e della piccola impresa. Suggerivo di diventare un moderno “partito d’azione di massa”. Se avessimo seguito quella strada, che anche altri nel partito condividono, oggi saremmo protagonisti della partita politica. Nell’ultimo anno invece la strada seguita è stata quella della protesta un po’ estremistica e spesso populistica.
L’Italia nel frattempo è precipitata in una crisi catastrofica dalla quale si può forse uscire solo con il rigore fiscale e con una profonda opera di riforma dei mercati e dei comportamenti individuali. È il momento della responsabilità e dei sacrifici. Si tratta in queste ore di avere a cuore le sorti del paese. Avevamo provato a immaginare un’alternativa di sola sinistra: con Vendola e Bersani. Ma noi in quell’alleanza avremmo dovuto fare la parte dei difensori del rigore, delle regole, del merito, del mercato, dei valori liberali. Chi sosteneva la socialdemocrazia o l’operaismo ottocentesco già c’era, in quello schieramento a tre. Non è andata così. E la foto di Vasto è stata un tragico canto del cigno.
Di fronte al pericolo di catastrofe, fortunatamente, si è arrivati alla caduta di Berlusconi e alla nascita del governo Monti. IDV, tuttavia, si è fatta trovare del tutto impreparata a questo appuntamento. L’immagine che diamo ogni giorno è quella di un partito che non sa che strada prendere. Viviamo alla giornata. Usiamo una terminologia contro Monti e ora anche contro la Corte Costituzionale e contro il Presidente della Repubblica che davvero è sconvolgente. Li accusiamo dei crimini peggiori senza renderci conto che Monti è l’unica e ultima speranza per evitare il fallimento dello Stato e la miseria di massa e che la Corte Costituzionale ha ripetutamente dimostrato in questi anni di essere un baluardo della democrazia. Napolitano del resto è uno dei migliori presidenti della Repubblica di tutto il dopoguerra. Al mattino lasciamo credere che siamo pronti a difendere i tassisti e la sera invece ci ritroviamo su posizioni liberali.
Ammetto di essere inesperto in campo politico e forse in questo modo si possono accrescere i voti alle prossime elezioni. Ma aumentare il proprio peso politico cavalcando la rabbia repressa nel paese è, a mio avviso, una strategia fallimentare. Il risultato è che ora siamo isolati da tutti. Abbiamo rotto l’asse con il PD. Non possiamo presentarci come forza matura, capace di governare il Paese. Ma finiamo per competere per i voti in un'area sovraffollata, con Vendola, Rifondaroli più o meno rifatti, Verdi e Grillini. Tra questi molti (soprattutto i grillini) sono molto più credibili come “arruffapopolo”. Per molti anni ancora l’Italia sarà sottoposta al vaglio continuo dei mercati finanziari internazionali. E purtroppo ho molti dubbi sul fatto che IDV sia apprezzata da quei mercati, per la sua moderazione e per il suo senso di responsabilità. Abbiamo completamente gettato alle ortiche la possibilità di costruire una forza di sinistra liberale-azionista, che era secondo me la più sensata strategia di lungo periodo che si poteva seguire (per il bene del nostro partito, oltre che per quello dell’Italia, cui tengo molto).
Avevamo annunciato una svolta, avevamo detto che volevamo costruire una grande forza di governo. Ma per fare questo bisognava:
a)      Avere senso di responsabilità e idee credibili.
b)      Rinnovare il partito e reclutare persone competenti, capaci di rendere credibile la svolta annunciata.
Avremmo dovuto ricostruire la nostra credibilità davanti ai ceti produttivi e moderati, tenuto anche conto che dalle nostre fila sono usciti personaggi come Scilipoti e Razzi. E dovremmo renderci affidabili agli occhi di tutti gli italiani non solo di una minoranza urlante. È con grande dolore che constato il fatto che non siamo riusciti a coniugare le idee liberali e moderate con le posizioni di protesta. È colpa anche mia. Per me si tratta di una vera sconfitta personale: avevo aderito a IDV con grande entusiasmo e per la prima volta avevo deciso di impegnarmi in politica perché mi rassicurava l’onestà del ceto dirigente di IDV.
Ma oramai mi sembra evidente che siamo su strade troppo distanti. Non credo più agli annunci cui poi fa seguito sempre la solita pratica. La direzione è cambiata rispetto a Vasto del 2009 quando per la prima volta io sono salito sul palco e ho parlato al fianco di imprenditori ed altri economisti. La posizione attuale del partito non è quella decisa al Congresso nazionale. Ci si è attestati su posizioni di radicalismo di vecchio stampo, con una sola logica elettorale. Io non sono più disposto ad assistere alla continua oscillazione tra un liberalismo virtuale e un concreto estremismo populista. La mia storia personale mi impedisce di restare in silenzio. Sono abituato per formazione a dire sempre quello che penso. Ho la netta sensazione che anche questa mia condotta non sia apprezzata.
Le numerose volte che ho provato a organizzare un convegno con i piccoli imprenditori o con gli artigiani mi sono sentito dire che “IDV è il partito degli estremisti oltranzisti” e quindi nessuno era disposto a venire.  In varie occasioni ho pensato che fare politica significhi anche rispettare la linea del partito ma penso che ora siamo a un punto di non ritorno. Ho pensato di impegnarmi in politica per provare a fare qualcosa di bene per l’Italia e per i giovani; non per ambizione personale. E comunque le idee contano molto di più del tornaconto personale. Non mi spaventa quindi rinunciare a una possibile candidatura al Parlamento. Ho già un lavoro che mi da soddisfazioni.
Mi dimetto pertanto dall’incarico di Responsabile del Dipartimento Economia e Finanze; e restituisco la tessera del partito. Non ho alcuna intenzione di sollevare scontri sanguinosi. Vorrei uscire di scena senza recriminazioni e senza rancore. La questione è politica e non personale, vorrei che questo fosse chiaro.
Spero di mantenere, con tutti voi, rapporti di stima e di amicizia personale.
Un caro saluto,

Sandro Trento


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Sandro Trento

Si è laureato in Economia e commercio presso “La Sapienza” di Roma (1986); ha conseguito un M.A. in economia presso la Northwestern University (1990); è stato visiting scholar presso la Stanford University (1995-1996). Dal 1990 al 2004 ha svolto attività di ricerca presso il Servizio Studi della Banca d’Italia, dove è stato anche Capo dell’Ufficio Analisi settoriali e territoriali e poi Condirettore. Dal 2004 è stato Capo della Divisione Analisi e studi sul sistema del Servizio Concorrenza, Normativa e affari generali della Banca d’Italia. Dal 2006 è Direttore del Centro Studi Confindustria. È autore di numerosi articoli e saggi su temi di economia industriale, regolazione, antitrust, corporate governance. Nel 2005 ha pubblicato Economia e politica della concorrenza. Antitrust e regolamentazione, Roma, Carocci, seconda edizione (con C. Bentivogli); e Proprietà e controllo delle imprese in Italia. Alle radici delle difficoltà competitive della nostra industria, Bologna, il Mulino (con M. Bianchi, M. Bianco, S. Giacomelli e A. Pacces).

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Siamo in tanti ad essere delusi da Italia dei Valori. Da non confondere con chi se ne va perché pensava di ottenere subito una poltrona: quelli che erano entrati per approfittarsene sono un genere facile da vedere. Si agitano, cercano di avere visibilità senza particolari meriti... Sono artificiali ed artificiosi... Credo che questo professore di Economia fosse spinto dalla voglia di impegnarsi e credeva che fosse ... amore...invece era un "calesse".
Un calesse da cui gente sale e gente scende: ho visto gente che dichiarava alle riunioni che proveniva da Forza Italia, che poi metteva la moglie in lista alle regionali... Per fortuna senza riuscire a farla eleggere... Ne ho viste di tutti i colori. Speravo, come tutti, che tante cose Antonio Di Pietro non le sapesse... Ma mi sono dovuta  arrendere che è impossibile che non le sappia, anche perché la gente gli scrive e gliele dice. 
Chissà qual'è il suo disegno finale, forse andare al potere comunque e con chiunque: con riciclati di tutte le risme... Continuando a parlare di una trasparenza che non c'è, dei partiti che mettono i loro uomini nei C.d.A. delle società partecipate dagli Enti Locali, e poi lo fa pure lui e per di più questi uomini di IdV, che lui si tiene, fanno tutto meno che gli interessi della comunità; continuando a parlare di Coordinatori eletti dalla base... quando la base ne ha viste di tutti i colori ai Congressi: date apprese all'ultimo minuto, delegati che non erano delegati ma poi hanno potuto votare lo stesso, tessere prese ad inizio anno che in prossimità dei congressi sparivano per impedirti di votare... poi riapparivano... Mi fermo qui. Non provasse a negare lo staff ancora in auge a IdV, perché ho tante persone deluse, che si sono allontanate in silenzio, altre con lettere di dimissioni, che sono testimoni del fatto che quel che scrivo, purtroppo, è vero.
Dov'è l'anima di questo partito Di Pietro? Mi dicevano: "E' un partito come tutti gli altri." Ed io non ci credevo. Sono come S. Tommaso, ho toccato con mano e ci ho dovuto credere per forza.  

giovedì 2 febbraio 2012

Non va bene!

Da: La Repubblica.it - Economia


Marcegaglia: ...ha illustrato quali sono i casi in cui è indispensabile considerare il reintegro: "Pensiamo  - ha detto - che il tema del reintegro deve valere per tutti i casi di licenziamenti discriminatori o casi per cui la legge dice che il licenziamento è nullo. Ci sono casistiche molto chiare per cui la reintegra deve valere. È un fatto di civiltà. In tutti gli altri casi - ha aggiunto la leader degli industriali - dobbiamo diventare europei. Ci deve essere un'indennità di licenziamento". Infine ha aggiunto: "Il ministro Fornero ha parlato di licenziamenti per motivi economici, senza il tema del reintegro, ma solo con l'indennità di licenziamento. "

Sembra, dunque, che la Marcegaglia sia più "buona" della Fornero!
Come al solito si parla girando intorno al nocciolo perché non si vuole dire la verità: che i giudici applichino realmente l'Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori senza reintegrare chi truffa il datore di lavoro timbrando il cartellino ma andando poi in giro, chi ruba lo stipendio non eseguendo a regola d'arte il proprio lavoro, ma trascurandolo, chi si assenta senza ragione valida (malattia reale, impedimento o disgrazia grave). Il problema sono i giudici, non l'Art. 18.

Monti, invece, ha dichiarato che i giovani debbono abituarsi alla provvisorietà del lavoro.
E' una vecchia questione. Anni fa Pirani scrisse sul quotidiano "La Repubblica" un articolo in tal senso. Gli scrissi che andava bene se la provvisorietà si applicava a TUTTI, anche a chi già aveva il culo al caldo in un posto pubblico, conquistato con i concorsi così come vengono svolti in questo Paese.
Mi rispose dopo un anno che "conveniva con me che qualche pubblico concorso era come dicevo io." Ma Pirani fa il giornalista e scrive di un mondo che non conosce, oppure è ipocrita.
Oggi Monti riparla dell'argomento ed io ripeto quello che scrissi a Pirani: allora provvisorietà totale per tutti, pubblico e privato! Vedrete che la gente non si raccomanderà più per il posto fisso e sicuro in qualche istituzione mantenuta con i soldi di noi contribuenti. Non può esserci una società divisa fra garantiti e non garantiti! Che ci sia selezione per merito. Che si licenzi secondo giusta causa, senza giudici che reintegrano gli infingardi o quelli della timbratura truffaldina!
Altrimenti, mi dispiace, ma il Prof. Monti non è credibile. Queste dinamiche del lavoro vanno messe a punto: queste sono le riforme da fare, non l'Art. 18, che non è un "totem", come dice chi vuole attaccarlo, ma è l'unica garanzia contro l'arbitrio. Sono i giudici che reintegrano anche chi non deve esserlo a renderlo attaccabile.
Con tutto che esiste l'Art. 18 i lavoratori sono soggetti a subdole forme di licenziamento senza giusta causa: mobbing attraverso il demansionamento, difficilmente attaccabile sul piano legale, trasferimento ad altra città della struttura lavorativa, con conseguente difficoltà economica a spostare una intera famiglia ecc. ecc..

E mentre si cerca di spremere al massimo i più indifesi, assistiamo alla presa in giro dei "tagli" ai costi della politica, da noi mantenuta nostro malgrado.
Non voglio aggiungere niente a quanto già tutti leggiamo sui giornali e sentiamo in radio e TV. La Casta rinuncia a poco e niente sul piano personale: deputati, senatori, consiglieri regionali, componenti dei C.d.A. di strutture varie, che beneficiano dei soldi dello Stato, continuano a guadagnare troppo in proporzione al servizio reso, di cui spesso possiamo benissimo fare a meno.

Dopo l'ennesimo scandalo di cifre stratosferiche, rubate ai contribuenti aggirando in modo vergognoso il risultato di un referendum, messe in tasca propria da un senatore, si parla dell'ovvio: questi soldi non sono dovuti perché gli italiani avevano votato NO al finanziamento pubblico dei partiti, perché li conoscevano bene e sapevano benissimo che tale finanziamento non avrebbe morigerato nessuno, che avrebbero preso comunque soldi da qualsiasi parte fossero venuti e, dunque, il denaro pubblico non avrebbe evitato cointeressenze varie con privati, potentati ecc. ecc..
Ora c'è la prova provata che di questo enorme fiume di denaro, sottratto a mille bisogni del popolo italiano, fanno quello che vogliono.
Abbiamo avuto notizia di "investimenti" fatti dalla Lega Nord (vedi il mio post del 9 gennaio u.s. "Lega Nord: provenienza fondi") con i soldi dei rimborsi elettorali. Girano voci, non confermate, di altri partiti o leader di partiti che avrebbero "investito" fondi, incassati per il finanziamento della politica, in immobili in Paesi dell'Est Europa. 
Questi soldi non dovevano essere dati ai partiti; fare la Legge, contravvenendo al risultato referendario, è quanto di più antidemocratico esista e non sono le parole che possono cancellare i fatti. Che, oltre a ciò, già di per sé gravissimo, si faccia un uso personale di tali soldi pubblici o usandoli per "fare finanza" è insopportabile!!
Tutto questo mentre chi va a lavorare con i mezzi pubblici sale su treni trascurati oltre ogni civile decenza, che non rispettano orari... e che proprio in questi giorni hanno mostrato in immagini televisive la loro desolazione...
Basta dire "non ci sono soldi"!!! Ci sono per quello che decidono i politici, ma i soldi sono nostri!  

COMUNICATO STAMPA: ACQUA E FOGNATURE AI CASTELLI ROMANI

A seguito di tutti i miei post sul problema di ACEA ATO2, riassunti nell'ultimo intitolato "La battaglia dell'acqua" del 29 gennaio 2012, ricevo e diffondo il seguente Comunicato Stampa del Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani     

CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE
COMUNICATO STAMPA
GRANDE SUCCESSO DELL’ASSEMBLEA PUBBLICA A GROTTAFERRATA  IL 28 GENNAIO 2012 
CASTELLI ROMANI:  SINDACI E CITTADINI UNITI A DIFESA DELL’ACQUA BENE COMUNE

Grande successo dell’assemblea pubblica sulla gestione idrica nei Castelli Romani: 150 persone tra cittadini e sindaci hanno preso parte al primo incontro–dibattito promosso dall’Amministrazione comunale di  Grottaferrata in collaborazione con il Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani  per unire le forze e rilanciare un’azione comune dopo il successo referendario.  L’incontro si è svolto a Grottaferrata il 28 gennaio 2012 presso il Teatro  S. Cuore via Garibaldi 19.
La sala  era gremita all’inverosimile, in molti hanno trovato posto solo in piedi.  Lunghi applausi hanno sottolineato gli interventi dei relatori. Vivace ed acceso il confronto tra i cittadini e gli amministratori locali. L’inquinamento dell’acqua dei Castelli Romani e la ripubblicizzazione del servizio idrico sono stati i temi principali della discussione.  Presenti sindaci, assessori e  presidenti dei consigli comunali di Grottaferrata, Marino,  Rocca di Papa, Lanuvio,  Rocca Priora,  Castel Gandolfo, Albano, Genzano, Ariccia e Velletri. 
Sindaci, cittadini e movimenti dei Castelli Romani insieme nella battaglia a difesa dell’acqua come bene comune.    L’impegno di tutti i presenti è stato quello di riproporre a breve una seconda assemblea  e il comune  di Ariccia ha  già dato la sua disponibilità. 
Il dibattito voleva contribuire a definire uno spazio comune in cui i Comuni e i cittadini possano avviare un’analisi delle problematiche relative alla gestione dell’acqua individuando le strategie utili e percorribili per un miglioramento del servizio, per la riduzione degli sprechi e per il controllo costante della qualità dell’acqua.  Molte le proposte emerse e gli impegni presi: da un maggior coordinamento tra i sindaci del territorio , soprattutto per portare delle proposte condivise alle prossime conferenze dei  sindaci di Ato2 in tema di regolamento dell'utenza, all’impegno a  modificare gli statuti per sancire che l'acqua è un bene comune ed irrinunciabile  per la vita e, in generale, a pronunciarsi in maniera netta contro le disfunzioni del servizio ad opera del gestore. Più amministratori hanno infatti denunciato le mancanze di Acea:  si va dal mancato recapito delle bollette (a cui però ha fatto seguito la richiesta di mora agli ignari utenti), al mancato intervento per interruzioni del servizio, e, cosa ancora più drammatica, alla tariffa sociale che, benché applicata , non basta, in questo periodo di crisi, a non gettare nello sconforto le categorie più disagiate. 
E’ stato poi affrontato in particolare il drammatico problema dell’inquinamento dell’acqua.  Il Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani ha presentato  analisi indipendenti relative all’incredibile concentrazione di arsenico ed altri inquinanti presenti nei diversi comuni dell’area castellana con idee e proposte di superamento del problema. Il tema del rispetto del bilancio idrico in un'area fortemente antropizzata ha richiamato particolarmente l'attenzione dei presenti. 
Altro tema molto sentito è quello dei distacchi, che il gestore è autorizzato a fare, in molte occasioni anche sbagliando. Questo crea disagi drammatici ai cittadini nonché alle pubbliche amministrazioni perché, con il distacco dell’acqua (per errore o morosità), si crea un potenziale problema sanitario ed è compito dei sindaci intervenire. La richiesta dei comitati è che sia inserita una figura terza in grado di valutare ogni singola azione di distacco promossa dal gestore evitando così errori e ingiustizie.


Sono state trattate  anche le  problematiche relative al percorso di ripubblicizzazione dei servizi idrici in  attuazione dell’esito referendario . Sempre in relazione a quest’ultimo, i comitati  acqua bene comune  hanno presentato la campagna di obbedienza civile, ovvero di autoriduzione delle bollette idriche, che partirà in tutta Italia il prossimo 4 febbraio per dare concreta attuazione  all'eliminazione della c.d. “Remunerazione del capitale”, una delle componenti utilizzate per il calcolo del “Ricavo garantito del gestore”. Tale cifra è pari al 7% del capitale investito più gli investimenti  previsti nell’anno solare di riferimento. Nel caso dell’Ato 2, secondo i calcoli basati sull’ultima revisione del piano tariffario, la “remunerazione “  incide per circa il 18% sulla bolletta inviata da Acea Ato 2 Spa alle famiglie. Una somma che ora i cittadini non devono più pagare ma che gestori e Ato ancora pretendono in barba all’esito del referendum.  L'autoriduzione si applica per il periodo successivo al 20 luglio 2011, data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale con il decreto di proclamazione del risultato elettorale. Ricordiamoci che dalla privatizzazione ad oggi Acea Ato2 ha già guadagnato circa 500 milioni di euro. Soldi andati al gestore che erano (e sono)  invece fondamentali per modernizzare le reti idriche della Provincia.
Infine è stato messo in evidenza che è possibile non pagare la quota della tariffa relativa alle spese di depurazione e fognatura nei casi in cui  non si usufruisca di tali servizi, così come è possibile richiedere la restituzione dei canoni già pagati, sempre per tali servizi.
Al termine dell'assemblea è stata anche proposta l'elaborazione successiva di un documento di impegni da sottoporre ai sindaci per la sottoscrizione in modo da  vincolare  l'azione delle amministrazioni
A cura del Coordinamento dei  Comitati Acqua Bene Comune dei Castelli Romani  
Per info : acquapubblica.castelliromani@gmail.com http://acquabenecomunecastelliromani.com

mercoledì 1 febbraio 2012

Già, sullo stesso carro...ma c'è chi tira e chi si fa tirare...

Ricevo da Silvia O. la seguente comunicazione:
400 anni fa la situazione economico finanziara era uguale alla nostra di oggi. Colbert diventò Ministro dell'Economia  dopo la morte del Mazzarino. Il dialogo era scritto in portoghese, io l'ho ricevuto da Emilio nella traduzione spagnola, e te  lo mando  tradotto in italiano da me.

Y hoy, cuatro siglos después........ este  diálogo está siempre vigente.
E oggi, quattro secoli dopo……Questo dialogo è sempre  attuale
Mazzarino e Colbert alla corte del Re Sole
.

Il dialogo: (reale o immaginario?)

Colbert: 
Bisogna trovare  i soldi! Però… arriva il momento  in cui  ingannare (il contribuente) non è più possibile.
Mi piacerebbe  signor Sovrintendente che mi spiegasse  come è possibile continuare a spendere quando si è già indebitati fino al collo ...

Mazzarino:
 Se si tratta di  un semplice mortale, ovviamente, quando si è coperti di debiti, si va in galera.
Però lo Stato……!! Quando si parla dello  Stato è tutto  diverso! Non è possibile mandare in  prigione lo  Stato. Pertanto lo Stato può continuare ad indebitarsi ... Tutti gli stati lo fanno!

Colbert:
 Ah, sì? La pensa così? Tuttavia, abbiamo bisogno di soldi.
E come possiamo ottenerli se già abbiamo creato   tutte le tasse possibili e  immaginabili?

Mazzarino:
 se ne creano altre

Colbert: 
Ma non è più possibile  creare   tasse sui poveri.

Mazzarino: 
certo , questo non è più possibile.

Colbert:
 allora sopra i  ricchi?

Mazzarino:
 sopra i ricchi neppure.. Essi non spenderebbero più.. Un uomo ricco che non  spende non permette di vivere a centinaia di poveri. Un ricco che spende, sì.

Colbert: 
Allora, come possiamo fare?

Mazzarino:
 Colbert! Tu ragioni  come se il tuo cervello fosse  un formaggio di Gruviera! C'è una quantità enorme di persone che stanno  tra i  ricchi e i  poveri: coloro che lavorano sognando di diventare ricchi e  temono di  diventare poveri. È a questi che dobbiamo prendere più tasse, ogni volta di  più…. sempre di più! A questi, quanto più gli togliamo, tanto  più lavoreranno per compensare quello che gli togliamo. Si tratta di un serbatoio inesauribile.

Giulio Mazzarino (1602-1661), di origine italiana, di Pescina, vicino L’Aquila, fu educato dai gesuiti e nominato nunzio papale in Francia nel 1634, conquistandosi la stima del cardinale Richelieu, Richelieu che ricordiamo essere stato promotore dell’assolutismo francese. Fu la vedova di Luigi XIII, Anna d’Austria, a volerlo primo ministro e tutore del figlio Luigi XIV. Mazzarino, energico di carattere, rafforzò l’autorità del re, a discapito dei diritti dei nobili. Di quegli anni si ricorda un periodo di guerre civili, ostilità contro la corona (1648-1653), note col nome di Fronda, che Mazzarino dovette combattere con l’esercito. Una prima insurrezione fu quella parlamentare (Fronda parlamentare), seguita da quella dei principi (Fronda dei principi): ambedue debellate. Fu allora che si rafforzò l’autorità del re. In aggiunta: un crescente malcontento popolare dovuto all’aumento delle tasse a causa della guerra e a un’insufficienza di generi alimentari di prima necessità. Cresciuto Luigi XIV, questi prese in mano le redini del governo, pur sempre consigliato dal cardinale. Mazzarino raccolse una grande fortuna, pregiate opere d’arte che poi lasciò al suo sovrano.    
                    
Alla morte di Giulio Mazzarino entra in scena Jean Baptiste Colbert (1619-1683), ministro delle finanze. Colbert comincia con essere già nel 1651 amministratore privato del cardinale che, prima di lasciare il corpo, lo raccomanderà al giovane sovrano. Jean Baptiste si guadagnò la fiducia del re svelando le irregolarità di numerose transazioni finanziare commesse da Fouquet, l’allora intendente al tesoro dello stato, che fu successivamente arrestato con l’accusa di frode.

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Infine una vignetta attuale


Una gatta, un affetto...a TORINO

AIUTO: sono ipovedente e ho perso ELETTRA a TORINO Lungodora Firenze ... sigh sigh

AIUTO: Sono ipovedente.Ho perso la gatta a TORINO Lungodora Firenze  ... sigh sigh

Sono  tanto disperata Ho perso ELETTRA una gatta rossa moltissimo paurosa lunedì 30 genn 2012 dalle 18 in poi. Ha 13 anni ed è sterilizzata. Mi aiutate a trovarla per favore? Sono ipovedente e la ricerca mi è molto più difficle anche se sono fortunata ad aver vicini e vicine  stupende che mi stanno aiutando. Forse visto la neve e la paura, ELETTRA si è nascosta in qualche solaio, cantina di Lungo Dora Firenze, via Aosta, via Alessandria, via Bologna o è sotto qualche macchina vicino al fiume.. Tel 339 4111700 - jolandabonino@alice.it  grazie grazie grazie da jolanda bonino .
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Se mi legge qualcuno da Torino potete aiutare questa persona a ritrovare il suo affetto?

martedì 31 gennaio 2012

François Cheng - Elegia di Lerici, un altro pezzo della lunga poesia

Questa meravigliosa Poesia, che il Poeta mi ha inviato dopo la sua pubblicazione su una rivista letteraria francese, è molto lunga, per questo ho scelto di pubblicarla un poco per volta, non potendo immediatamente farne la traduzione per mancanza di tempo... I primi due pezzi li ho pubblicati il 10 dicembre 2011 e l'11 gennaio 2012.
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin. 


François  Cheng

"Élégie de Lerici"


à Shelley
Ô  toi qui ressens, dis-nous ce que tu connais.
Dis-nous jusqu'à quel degré de l'atroce
L'homme est à même de creuser. Jusqu'au
Sans-fond? L'oubli n'étant plus de mise,
La mort  même n'y mettrait point fin?
Toi qui as vécu de quête en quête, et péri
Par les vagues en furie, ces hautes vagues
Qui ne sont que de ce globe sans pareil,
Dis-nous ce que tu as appris sur son destin.


Lieu clos de damnation au sein d'un cosmos
Infini? Lieu d'expérimentation sans fin
Pou la génie du mal? Terre nôtre, astre noir!
Ce qui pouvet, il y a deux siècles, habiter
Ton immaginaire? Arène aux lions où la chair vive,
Portée par les vivats, se laissait déchiqueter
En lambeaux; salle de torture et bûcher public
Où la chair vive, à bout de cris, se consumait
Sous le fer rouge ou la flamme; champ de bataille
Où, s'offrant aux armes blanches, la même chair
Se faisait taillader jusqu'aux os, puis livrer
Aux corbeaux. L'humanité, en constant progrès,
Progresse certes, trop souvent dans l'horreur!
Ce dont nous pouvons témoigner après toi:
Aux femmes enceintes éventrées voyant leurs bébés
Projetés en l'air, aux hommes contraints de creuser
Leur fosse pour y être enterrés vifs, se joignent
Les victimes sans nombre des monstres modernes,
Bombes à fractions, à neutrons... toujours plus superbes,
Armes Chimiques, bactériologiques... toujours plus subtiles,
Wagons à bestiaux propres à broyer toute face humaine,
Usines à mort pour réduire en cendres âmes et corps.
Poussières d'entre les  poussières, vanité
Des vanités? L'oubli nous est-il encore permis?
La mort peut-elle encore nous servir d'issue?
Nous sommes fils des damnés, nous sommes 
Fils des martyrs! Leur soif, leur faim
Sont les nôtres. Leurs sanglots ravalés
Sont les nôtres. Nous leur devons de respirer
Le printemps, d'expirer l'éternel étè,
Nous leur devons de vivre la vie d'ici, d'y
Chercher encore les possibles jades enfouis.



Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:


Elegia di Lerici
a Shelley
O tu che senti, dicci quel che tu conosci.
Dicci fino a quale grado dell'atroce
L'uomo è in grado di scavare. Fino
al fondo estremo? Non essendo più l'oblio la veste,
Vi metterà fine la morte stessa?
Tu che hai vissuto cercando, e sei perito
Per le onde infuriate, queste alte onde 
Che sono solo di questo globo senza pari,
Dicci cosa hai appreso del suo destino. 


Luogo chiuso di dannazione o seno di un cosmo 
Infinito? Luogo di sperimentazione senza fine
Per il genio del male? Terra nostra, astro nero!
Poteva ciò due secoli fa abitare 
Il tuo immaginario? Arena dei leoni dove la carne viva
Portata dagli evviva, si lasciava dilaniare
in brandelli; sala di tortura e rogo pubblico
Dove la carne viva, all'estremo si consumava
Sotto il rosso ferro o la fiamma; campo di battaglia
Dove, offrendosi alle bianche armi, la stessa carne
Si faceva sfregiare fino alle ossa, poi consegnare
Ai corvi. L'umanità, in progresso costante,
Progredisce certamente, troppo spesso nell'orrore!
Quello di cui noi possiamo testimoniare dopo di te:
Alle donne incinte sventrate che vedono i loro piccoli
proiettati in aria, agli uomini costretti a scavare
Le loro fosse per esservi sotterrati vivi, si aggiungono
Le innumerevoli vittime dei mostri moderni,
Bombe a grappolo, a neutroni...sempre più superbe,
armi chimiche, batteriologiche, sempre più ingegnose
Carri bestiame atti a stritolare ogni faccia umana,
Fabbriche di morte per ridurre in cenere anime e corpi.
Polveri fra le polveri, vanità
Delle vanità? L'oblio è ancora permesso?
Può ancora la morte  servirci come uscita?
Siamo figli dei dannati, siamo 
Figli dei martiri! La loro sete, la loro brama
Sono le nostre. I loro singhiozzi umiliati
Sono i nostri. Dobbiamo loro il respirare
La primavera, espirare l'eterna estate,
Gli dobbiamo il vivere la vita qui, cercarvi
Ancora le possibili seppellite pietre.  

lunedì 30 gennaio 2012

Non lasciatelo solo

DA: Corriere della Sera.it

Cetraro, minacce al prete antimafia
Una testa di maiale mozzata davanti casa

Alla vittima, don Ennio Stamile, una settimana fa era stata sfregiata l'auto

Nel Cosentino, in un paese dove la 'ndrangheta non si nasconde Cetraro, minacce al prete antimafia
Una testa di maiale mozzata davanti casa
Alla vittima, don Ennio Stamile, una settimana fa era stata sfregiata l'auto


Don Ennio StamileDon Ennio Stamile
CETRARO - Nei giorni scorsi gli avevano danneggiato la macchina, parcheggiata nel centro storico del paese. Questa volta, invece, hanno deciso di mandargli un messaggio più esplicito, lasciandogli sul pianerottolo di casa una testa di maiale mozzata con un pezzo di stoffa a guisa di bavaglio. È successo a Cetraro, paese del Cosentino che s'affaccia sul Tirreno.
IL PRETE - Vittima degli atti intimidatori è un prete, don Ennio Stamile. Un parroco che negli anni non s'è mai sottratto al suo dovere morale di combattere la criminalità, in un paese dove la 'ndrangheta esiste e non si nasconde. Don Ennio per un periodo è stato anche presidente dell'Osservatorio sulla Legalità, e ha promosso numerose iniziative di sensibilizzazione, cercando di coinvolgere soprattutto i giovani. Lui, come Paolo Borsellino, è convinto che la lotta alla mafia sia soprattutto un fenomeno culturale. E anche per questo nelle sue omelie sa alzare la voce, quando serve. Lo aveva fatto nelle ultime settimane, ad esempio, perché a Cetraro è tornata quell'aria pesante che si respirava negli anni Ottanta. Erano gli anni in cui un consigliere comunale del Pci di nome Giannino Losardo denunciava l'avanzare incontrastato della 'ndrangheta sul territorio. Lo freddarono, il primo giorno dell'estate 1980. Erano anni bui, di faide e paure, in cui l'omertà la faceva da padrona. Per questo nelle sue ultime prediche, don Ennio, aveva esortato i fedeli a denunciare a non essere omertosi. Un messaggio che non deve essere piaciuto a tutti. Tanto che una settimana fa ignoti gli avevano sfregiato l'automobile. Proprio dopo questo episodio l'uomo aveva ribadito con forza il suo impegno per la legalità e la sua preoccupazione per la recrudescenza del crimine in paese. Poi due sere fa, tornando a casa da un incontro con un'associazione, don Ennio ha trovato sul pianerottolo una testa di maiale mozzata. In bocca un pezzo di stoffa, come un bavaglio. Qualcuno vuole che don Ennio taccia.
Biagio Simonetta   29 gennaio 2012

!!!!!!!!!!!!!!!! 


Don Giuseppe Puglisi

Ricordate Don Puglisi ucciso dalla mafia nel 1993? Un'anima pura e coraggiosa che si è battuta per la Giustizia.

Don Cesare Boschin

Ucciso nel 1995 probabilmente dalla camorra che sversava rifiuti tossici nella provincia di Latina. Vedere, quale pro-memoria, il mio post del 5 dicembre 2011 "Guardate il video". Cliccando sul link in esso riportato si ricorda nel servizio video la vicenda del coraggioso Don Boschin.

Non lasciate solo Don Ennio Stamile.

So, per informazione diretta di una persona che mi è cara ed è nata e cresciuta nel cosentino, che Cetraro è luogo inquinato dalla delinquenza da tanto tempo. Dunque la gente lo sa. Aspettiamo le Istituzioni, fra cui la Chiesa che DEVE proteggere i suoi figli migliori, quelli che VERAMENTE applicano il messaggio cristiano, con tutto il suo potere che, come sappiamo tutti, non è poco e viene usato spesso per cause meno nobili di questa.