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sabato 11 febbraio 2012
Visite giornaliere
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Statistiche visite blog
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
venerdì 10 febbraio 2012
Ringrazio chi mi legge
Queste le visite anche da Paesi lontani.
Nella cartina si evidenziano con un verde più scuro i Paesi con maggiori ingressi nel blog.
E' un servizio che mette a disposizione Google Apps con cui ho fatto il contratto per il blog.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
François Cheng - ancora Elegia di Lerici
In mezzo a tanta amarezza che viene dalla politica, da una società violenta che si sfoga contro gli indifesi e la fa franca, da una Giustizia che non sa dare giustizia, da una società che non premia i meritevoli e paga bene gli incapaci.... rinfreschiamoci con un poco di Poesia....
Continuo a pubblicare sul mio blog un altro pezzo della lunga Poesia di François Cheng, grande scrittore, poeta e calligrafo.
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin.
François Cheng
La poesia è stata pubblicata sulla rivista letteraria "Po&Sie", n. 134 Editore Belin.
François Cheng
"Élégie de Lerici"
à Shelley
Posons-nous, inlassables, les questions en chaîne:
L'homme rongé par le mal radical, ce mal
Qui vient de son ingéniosité que rien ne frene,
Peut-il sans honte se prétendre la mesure
De toutes choses? N'est-il plutôt en mesure
De détruire l'ordre de la Vie même?
N'est-il temps qu'il redevienne plus serviable,
Plus en accord avec sa prime vocation, et celle-ci
Plus en accord avec le tout de l'univers
Dont l'avènement, les Anciens l'ont vu,
Fut une gloire? N'est-il temps qu'il célèbre
À nouveau l'impensable don de la Donation?
Si le feu prométhéen demeure toujours vivant,
La voie christique demeure, elle, ouverte.
Per chi non conosce il francese tento qui una traduzione per la comprensione del testo:
Elegia di Lerici
a Shelley
Poniamoci, instancabili, le domande ad una ad una:
L'uomo roso dal male radicale, questo male
Che viene dalla sua ingegnosità che nulla frena,
Può senza vergogna pretendere per sé la misura
Di ogni cosa? Non è egli piuttosto nella misura
Di distruggere l'ordine della Vita stessa?
Non è tempo che egli ridivenga più servizievole,
Più in accordo con la sua prima vocazione, e questa
Più in accordo con tutto l'universo
Di cui l'avvento, gli Antichi l'hanno visto,
Fu una gloria? Non è tempo che egli celebri
Di nuovo l'impensabile dono della Donazione?
Se il fuoco di Prometeo rimane sempre vivo
La strada cristica rimane, essa, aperta.
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François Cheng
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
giovedì 9 febbraio 2012
Strage degli innocenti
08/02/2012 Da: La Stampa.it
Bimbo di 8 mesi ucciso a Genova. Il broker Rasero assolto in appello
Antonio Giovanni Rasero (destra) abbraccia il suo Avvocato dopo l'assoluzione nell'aula del tribunale di Genova
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"Non ha commesso il fatto": Condannato a ventisei anni in primo grado, il compagno della mamma sarà scarcerato."Oggi finisce il mio incubo"
Se non è stato lui, Giovanni Antonio Rasero, chi ha ucciso il piccolo Alessandro Mathas, 8 mesi, morto con la testa massacrata contro un muro nella notte tra il 15 e il 16 marzo 2010? La sentenza della corte d’assise d’appello del tribunale di Genova, pronunziata dopo oltre 5 ore di camera di consiglio, che ha completamente riformato la sentenza di primo grado con la quale Rasero era stato condannato a 26 anni di reclusione per omicidio volontario, pone questa domanda come fondamentale per ottenere giustizia.
Chi è stato? Chi, quella notte, ha preso la testa del piccolo Alessandro e l’ha sbattuta ripetutamente contro il muro, chi ha massacrato un bambino così piccolo, chi non ne ha ascoltato il pianto disperato? Secondo la corte d’assise d’appello non è stato Giovanni Antonio Rasero che con la madre di Alessandro, Katarina Mathas, condivideva il letto e la cocaina. Dopo quella notte orrenda, Rasero e la Mathas si sono accusati reciprocamente e oggi, dopo che la corte d’assise d’appello, in nome della vecchia norma che prevede un’ assoluzione in presenza d’insufficienza di prove, ha restituito la libertà a Rasero è lei che torna sotto la lente d’ingrandimento della giustizia. È e resta indagata, Katerina Mathas, che stasera si dice «allibita» per quell’assoluzione.
Il processo è stato lungo e difficile, pieno di contraddizioni e versioni dei fatti sempre diverse, di accuse reciproche, racconti fatti e smentiti, perizie e consulenze, le accuse di un ex amante alla madre di Alessandro. E dubbi, tanti dubbi. Katerina Mathas era stata per qualche tempo in prigione poi venne scarcerata mentre Rasero rimase in carcere. Eppure, nella sentenza della corte d’assise la madre di Alessandro non ne usciva completamente indenne. Scriveva il giudice: «L’atteggiamento complessivamente inerte e omissivo della Mathas è una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella morte del figlio Alessandro». «Aspetteremo le motivazioni della sentenza per valutare cosa fare nei confronti di Katerina Mathas», si limita a dire il procuratore capo facente funzioni di Genova, Vincenzo Scolastico. Che spiega: «Noi abbiamo esercitato l’azione penale, convinti che ci fossero solidi elementi di accusa nei confronti di Rasero. Spetterà ora al Procuratore generale valutare le argomentazioni della Corte d’Assise d’Appello e decidere se impugnare o meno la sentenza». La difesa di Rasero si aspetta il ricorso in Cassazione, ma si dice anche pronta a difendere fino in fondo l’innocenza del giovane. «Negli atti ci sono tutti gli elementi - è la tesi dell’avvocato Luigi Chiappero, che assiste il broker insieme a Andrea Vernazza - per dire che è innocente. Questa è una sentenza importante, non era facile pronunciarla per la grande pressione mediatica sul caso». Ma non è finita: a due anni di distanza la morte del piccolo Ale non ha ancora un colpevole.
Elena Romani
Ricorderete tutti il caso della piccola Matilda che morì a soli a 22 mesi all’interno della sua casa di Roasio in provincia di Vercelli. Era il 2 luglio del 2005 quando la piccola vita fu stroncata nel luogo dove sarebbe dovuta essere al sicuro; al momento della morte si trovava in casa con la madre, Elena Romani, ed al fidanzato della donna di quel periodo, Antonio Cangialosi.
Il medico legale asserì che in base agli esiti dell’autopsia, Matilda era deceduta a causa di gravi traumi riportati al fegato, alla milza e a un rene. Le cause della morte furono imputabili a gravi lesioni fisiche, e a ripetute percosse, nello specifico, si ipotizzò che la morte fu decretata da un violento calcio all’addome.
Elena Romani fu imputata di essere la responsabile di quella morte prematura con la precisa accusa di omicidio preterintenzionale; invece Cangialosi, dopo il primo coinvolgimento, fu quasi subito prosciolto da qualsiasi accusa. La madre della piccola che si è sempre proclamata innocente, è già stata assolta due volte da quest’accusa; la prima nel novembre del 2007 dalla Corte d’assise di Novara e la seconda nel 2009 dalla Corte d’assise d’Appello di Torino.
In seguito alla seconda assoluzione era stato avanzato il ricorso della Procura di Torino per ribaltare questo risultato giuridico. In data 27 ottobre 2011, invece è arrivata la terza sentenza proclamata dalla Cassazione, che ha decretato in modo definitivo l’assoluzione della donna, nonché madre della vittima, dalla terribile accusa di essere lei l’assassina di sua figlia.
La corte d’appello di Torino inoltre aveva anche invitato la procura di Vercelli ad inoltrare delle ulteriori indagini sul possibile coinvolgimento dell’uomo – Antonio Cangialosi – sulla morte della piccola Matilda. Oggi con quest’ennesima sentenza di assoluzione, la morte di Matilda rimane senza un colpevole, giustizia non è stata ancora fatta.
Da: Pianeta Mamma
Assolta la mamma di Matilda
Oggi dopo 5 anni di indagini è stata assolta la mamma di Matilda. Ricordate la bambina uccisa 5 anni fa?
Elena Romani, 35 anni, è stata assolta dall'accusa di omicidio della piccola Matilda, uccisa nel luglio 2005, a soli 22 mesi.
Chi è stato? Chi, quella notte, ha preso la testa del piccolo Alessandro e l’ha sbattuta ripetutamente contro il muro, chi ha massacrato un bambino così piccolo, chi non ne ha ascoltato il pianto disperato? Secondo la corte d’assise d’appello non è stato Giovanni Antonio Rasero che con la madre di Alessandro, Katarina Mathas, condivideva il letto e la cocaina. Dopo quella notte orrenda, Rasero e la Mathas si sono accusati reciprocamente e oggi, dopo che la corte d’assise d’appello, in nome della vecchia norma che prevede un’ assoluzione in presenza d’insufficienza di prove, ha restituito la libertà a Rasero è lei che torna sotto la lente d’ingrandimento della giustizia. È e resta indagata, Katerina Mathas, che stasera si dice «allibita» per quell’assoluzione.
Il processo è stato lungo e difficile, pieno di contraddizioni e versioni dei fatti sempre diverse, di accuse reciproche, racconti fatti e smentiti, perizie e consulenze, le accuse di un ex amante alla madre di Alessandro. E dubbi, tanti dubbi. Katerina Mathas era stata per qualche tempo in prigione poi venne scarcerata mentre Rasero rimase in carcere. Eppure, nella sentenza della corte d’assise la madre di Alessandro non ne usciva completamente indenne. Scriveva il giudice: «L’atteggiamento complessivamente inerte e omissivo della Mathas è una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella morte del figlio Alessandro». «Aspetteremo le motivazioni della sentenza per valutare cosa fare nei confronti di Katerina Mathas», si limita a dire il procuratore capo facente funzioni di Genova, Vincenzo Scolastico. Che spiega: «Noi abbiamo esercitato l’azione penale, convinti che ci fossero solidi elementi di accusa nei confronti di Rasero. Spetterà ora al Procuratore generale valutare le argomentazioni della Corte d’Assise d’Appello e decidere se impugnare o meno la sentenza». La difesa di Rasero si aspetta il ricorso in Cassazione, ma si dice anche pronta a difendere fino in fondo l’innocenza del giovane. «Negli atti ci sono tutti gli elementi - è la tesi dell’avvocato Luigi Chiappero, che assiste il broker insieme a Andrea Vernazza - per dire che è innocente. Questa è una sentenza importante, non era facile pronunciarla per la grande pressione mediatica sul caso». Ma non è finita: a due anni di distanza la morte del piccolo Ale non ha ancora un colpevole.
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da: Daily blog
Omicidio Matilda: la madre assolta definitivamente dalla cassazione
Di Tiziana Cazziero il 28 ottobre 2011 ore 23 : 24 PM
Elena RomaniRicorderete tutti il caso della piccola Matilda che morì a soli a 22 mesi all’interno della sua casa di Roasio in provincia di Vercelli. Era il 2 luglio del 2005 quando la piccola vita fu stroncata nel luogo dove sarebbe dovuta essere al sicuro; al momento della morte si trovava in casa con la madre, Elena Romani, ed al fidanzato della donna di quel periodo, Antonio Cangialosi.
Il medico legale asserì che in base agli esiti dell’autopsia, Matilda era deceduta a causa di gravi traumi riportati al fegato, alla milza e a un rene. Le cause della morte furono imputabili a gravi lesioni fisiche, e a ripetute percosse, nello specifico, si ipotizzò che la morte fu decretata da un violento calcio all’addome.
Elena Romani fu imputata di essere la responsabile di quella morte prematura con la precisa accusa di omicidio preterintenzionale; invece Cangialosi, dopo il primo coinvolgimento, fu quasi subito prosciolto da qualsiasi accusa. La madre della piccola che si è sempre proclamata innocente, è già stata assolta due volte da quest’accusa; la prima nel novembre del 2007 dalla Corte d’assise di Novara e la seconda nel 2009 dalla Corte d’assise d’Appello di Torino.
In seguito alla seconda assoluzione era stato avanzato il ricorso della Procura di Torino per ribaltare questo risultato giuridico. In data 27 ottobre 2011, invece è arrivata la terza sentenza proclamata dalla Cassazione, che ha decretato in modo definitivo l’assoluzione della donna, nonché madre della vittima, dalla terribile accusa di essere lei l’assassina di sua figlia.
La corte d’appello di Torino inoltre aveva anche invitato la procura di Vercelli ad inoltrare delle ulteriori indagini sul possibile coinvolgimento dell’uomo – Antonio Cangialosi – sulla morte della piccola Matilda. Oggi con quest’ennesima sentenza di assoluzione, la morte di Matilda rimane senza un colpevole, giustizia non è stata ancora fatta.
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Da: Pianeta Mamma
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| Matilda |
Oggi dopo 5 anni di indagini è stata assolta la mamma di Matilda. Ricordate la bambina uccisa 5 anni fa?
Elena Romani, 35 anni, è stata assolta dall'accusa di omicidio della piccola Matilda, uccisa nel luglio 2005, a soli 22 mesi.
Per l’opinione pubblica era un secondo caso Cogne: una giovane madre, una bambina uccisa, una scarpa come arma del delitto e una «confessione» carpita all’assassina grazie a un’intercettazione ambientale.
Ma Elena Romani non è Annamaria Franzoni, Roasio non è Cogne. E così, testimone dopo testimone, perizia dopo perizia, le «granitiche» prove iniziali si sono sfaldate una dopo l’altra. La scarpa, una décolleté rosa con una fibbia a mezzaluna, non è compatibile con la ferita, l’intercettazione ambientale è confusa. Anzi, secondo i giudici della Corte d’Assise di Novara, perfettamente spiegabile con quanto poi dichiarato dalla madre. Elena Romani, l’hostess di Legnago accusata di aver ucciso la sua bimba di 22 mesi, Matilda, è stata assolta in primo grado perché le prove erano insufficienti.
Ieri, dopo che il processo d’Appello a Torino ha portato alla luce nuove circostanze, è stata assolta con formula piena. Roasio non è Cogne. Il 2 luglio 2005, il giorno in cui Matilda è stata uccisa, Elena Romani non era sola in casa come Annamaria Franzoni. Accanto a lei c’era il suo compagno dell’epoca, Antonio Cangialosi, un vigilantes conosciuto qualche mese prima in un centro commerciale. Cangialosi, dall’inchiesta, uscì subito: per due volte il sostituto procuratore di Vercelli Antonella Barbera aveva chiesto nei suoi confronti il non luogo a procedere. E per due volte il Gip aveva chiesto, invece, di approfondire.
Poi, a pochi giorni dall’inizio del processo contro Elena Romani, la Cassazione aveva dato ragione alla procura: nessun sospetto su Cangialosi. Ora tutto è cambiato. La Corte d’Assise d’Appello di Torino, presieduta dal giudice Alberto Oggè (tra l’altro lo stesso che ha condannato la Franzoni), non solo ha assolto Elena Romani ma ha predisposto l’invio degli atti alla procura di Vercelli perché si valuti la revoca del proscioglimento nei confronti di Cangialosi. Le indagini, secondo la corte, devono ripartire.
Un successo su tutta la linea per Elena Romani e i suoi due difensori, Tiberio Massironi e Roberto Scheda, che hanno sempre sostenuto che le indagini su Cangialosi erano state chiuse troppo in fretta. «All’epoca si parlava solo del processo Cogne, tutti volevano vedere in Elena Romani l’assassina della sua bambina, nessuno ha indagato su Cangialosi, nemmeno quando si contraddiceva sugli orari». A ribaltare la situazione in Appello sono state le perizie dell’anestesista Elsa Margaria e alla neuropsichiatra Maria Fagiani.
Le due esperte hanno stabilito che la bambina non poteva aver subito quelle ferite (frattura della costa, recisione del rene, spappolamento del fegato e scapsulamento del due organi per la violenza del colpo) senza lamentarsi. Un elemento fondamentale nella ricostruzione che Romani e Cangialosi fanno di quel pomeriggio: la bambina è nella camera da letto quando vomita. La Romani, che dorme sul divano con Cangialosi, si alza per andarla ad accudire.
Poco dopo si sveglia Cangialosi. La Romani gli affida la bambina ed esce per stendere fuori federe e cuscino sporcati da Matilda. Mentre la mamma è fuori, la piccola perde conoscenza. Diventa fredda, bianca, non respira. I due si prodigano, chiamano i soccorsi, ma quando arrivano i medici è ormai troppo tardi. La tesi della procura di Vercelli, ripresa in appello dal Pg Vittorio Nessi che ha chiesto 10 anni per la Romani, è sempre stata una: il colpo, inferto dalla madre, ha avuto i suoi effetti quando la bimba era con Cangialosi, che invece è innocente.
Ma le perizie pongono un dubbio pesante: come ha fatto la bimba, dopo un colpo del genere, a camminare, parlare e venir presa in braccio senza lamentarsi? Per questo la Corte ha chiesto nuove indagini su Cangialosi. Elena Romani, novella assolta, non può fare a meno di lanciare un appello a Cangialosi: «E’ finita. Sii uomo, confessa quel che è successo. Fallo per Matilda». Elena Romani non è Annamaria Franzoni. E Cogne non è Roasio. Le indagini non sono ancora concluse.
Fonte: la stampa
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Mi è terribilmente penoso scrivere di questi argomenti, ma non si può non rilevare quanto sia incapace la Magistratura di condannare e dare almeno giustizia a questa strage di innocenti.
Piccoli fiori umani che andrebbero solo difesi e amati e che, invece, vengono fatti a pezzi nel modo più vigliacco e brutale da adulti preoccupati solo del proprio egoistico vivere, che non tiene conto in nulla della loro piccola presenza, avvertita solo come un fastidio.
Chi uccide delle creature indifese è un mostro. Ho già scritto e ribadisco che le pene previste (e non date in questi due terribili casi) sono un'offesa alla società civile che, con queste pene risibili per reati così ripugnanti, dimostra di non esserlo affatto civile.
Chi ha una coscienza ed una logica si interroga con sconcerto su come sia possibile che una creatura in tenerissima età, affidata a chi ne ha la responsabilità legale, la madre, venga uccisa, massacrata di botte e che le madri siano assolte!! Madri presenti nei luoghi dei misfatti! Non lontane al lavoro!
Tutti innocenti: loro, le custodi legali di quelle povere creature, ed i loro occasionali compagni!
Non si può non dire con sarcastica amarezza: SONO MORTI DA SOLI ALLORA!!! Le persone presenti sono solo state a guardare un evento soprannaturale che spezzava le ossa tenere e gli organi di quei sfortunati bambini!!
Una Giustizia che non riesce a risolvere nemmeno questi casi plateali è un FALLIMENTO DI SISTEMA GIUDIZIARIO.
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Assassini e vittime
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I Professori ci danno lezioni
Il popolo italiano ha tanti difetti ma anche tante qualità e una di queste è la pazienza nel sopportare di tutto da chi ci governa.
La nausea data dal fetore che emana da una classe politica profittatrice e bugiarda ha fatto sì che gli italiani, spaventati dallo "spread" (molti non sanno neppure cosa sia) e dalle minacce di fallimento tipo Grecia, accettassero (chi più chi meno) il Prof. Monti ed il suo Governo sperando nella salvezza.
Passato il primo periodo ed accettati tutti i sacrifici però gli italiani hanno cominciato a vedere che, se a loro veniva chiesto di mangiare poco pane, i politici che tanto ci costano storcevano il naso per rinunciare a qualche "brioches"!
I telegiornali RAI sono quasi muti sull'entità di queste presunte rinunce che sembra si riducano a poco o niente.
Gli italiani si sentono presi come al solito per il culo. Mi scuso per il linguaggio scurrile, ma proprio non se ne può più!!
E mentre tutto procede "more solito" il popolo si sente fare pistolotti dalle varie Fornero e Cancellieri.
Riporto qui sotto materiale che non è farina del mio sacco ma informazioni e considerazioni che mi vengono da quello che io chiamo "il mio Agente all'Avana":
“I giovani si abituino a non avere più il posto fisso. Che monotonia. È bello cambiare ed accettare le sfide”.
Appena l’ho sentita l’ho associata a due frasi storiche di Padoa Schioppa: la prima “è bello pagare le tasse” e la seconda quando aveva definito i giovani , costretti per motivi finanziari a convivere con i genitori, “bamboccioni”. Questi “illuminati” , con le loro uscite infelici, dimostrano di essere lontani milioni di anni luce dalla realtà di chi vive un quotidiano di incertezze e precarietà.
La figlia del ministro del Lavoro Elsa Fornero, di posti ne ha ben due. Silvia Deaglio è ricercatrice in genetica medica, professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, proprio lo stesso ateneo in cui insegnano, alla facoltà di Economia, il padre Mario e la madre neoministro. Il secondo impiego, invece, è quello di responsabile unità di ricerca, ruolo assegnatole dalla HuGeF, fondazione che ha come mission la ricerca di eccellenza e la formazione avanzata nel campo della genetica, genomica e proteomica umana". La HuGeF è un’istituzione creata e finanziata dalla Compagnia di San Paolo, lo stesso ente del quale il ministro Fornero è stato vicepresidente dal 2008 al 2010.
Commento mio: la realtà universitaria italiana, l'ho scritto anche nel mio libro "Il Romanzo dell'Università", è nota anche a chi non è addetto ai lavori: ci sono innumerevoli articoli di giornale sull'argomento con nomi e cognomi dei figli di professori che "ereditano" la carriera universitaria dei genitori. Tutti più bravi di chi ha magari il padre calzolaio e concorre per lo stesso posto? Non prendiamoci per i fondelli per piacere. Le fondazioni, poi, come altre istituzioni, danno i finanziamenti per la ricerca solo se si ha una rete di conoscenze nel campo universitario e del mondo della ricerca. Ho un'esperienza vissuta con i miei occhi dall'età di 20 anni e ne ho 65. Nulla è cambiato da allora, anzi, forse è peggiorato. Perché qualche decennio fa ancora qualche "figlio di nessuno" poteva sperare di farsi strada con le proprie capacità.
Il posto fisso è una noia. La Cancellieri è una vita che fa il Prefetto ed ora è a capo di tutti i prefetti. Chissà come si annoia! Però si è comprata 14 case con gli emolumenti di questo lavoro noioso. Monti ne ha una ventina...
La noia del lavoro fisso , a certi livelli, rende in termini economici.
Commento mio: l'intelligenza reagisce all'impudenza con l'ironia, unica strada per non ricorrere alla violenza che certe espressioni impudenti suscitano.
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Sempre dal mio Agente all'Avana:
I figli dei ministri? Tutti geni (con posto fisso e vicino a mammà) – Nomi, foto, storie
Sarà forse una questione genetica ma i figli di questi ministri incartapecoriti, che da una settimana somministrano al Paese dosi mai viste di delirio senile, sono tutti ma proprio tutti dei grandi fenomeni della natura, una sfida alle leggi della statistica. Oh nemmeno uno “sfigato” ma tutti autentici geni con uno o più posti fissi e con compensi che i comuni mortali possono solo sognare. O forse no. Forse sono solo i figli di una classe dirigente che predica bene e razzola malissimo. Forse sono soltanto la punta dell’iceberg di un sistema malato, fondato sul nepotismo e sulla clientela e ostile al merito. E tuttavia, le sparate di Monti, Fornero e Cancellieri, ci offrono una grande opportunità, ossia quella di aprire nel Paese una grande discussione sul tema della mobilità sociale. Dobbiamo interrogarci su come sia possibile offrire a tutti (al figlio di Monti come a quello dell’operaio) le stesse condizioni di partenza e le stesse opportunità così come recita l’articolo 3 della Costituzione che qui ricordiamo: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Commento mio: questo articolo della Costituzione non solo viene disatteso da tempo, ma si applica il contrario, creando ostacoli, tipo commissioni concorsuali proclivi alla segnalazione, con scambio di favori fra membri della Classe Dirigente, insormontabili per chi ha solo la propria preparazione culturale e le proprie capacità intellettuali e morali.
GIOVANNI MONTI (figlio di Mario)
39 anni. A poco più di 20 anni è già associato per gli investimenti bancari per la Goldman Sachs, la più potente banca d’affari americana, la stessa in cui il padre Mario ricopre il ruolo apicale di International Advisor. A 25 anni è già consulente di direzione da Bain & company, dove rimane fino al 2001. Dal 2004 al 2009, vale a dire fino al suo approdo alla Parmalat, Giovanni Monti ha lavorato prima a Citigroup e poi a Morgan & Stanley: a Citigroup è stato responsabile di acquisizioni e disinvestimenti per alcune divisioni del gruppo, mentre alla Morgan si è occupato in particolare di transazioni economico-finanziarie sui mercati di Europa, Medio Oriente e Africa, alle dipendenze dirette degli uffici centrali di New York.
SILVIA DEAGLIO (figlia di Elsa Fornero)
37 anni. A soli 24 anni, mentre già svolgeva un dottorato in Italia, ottiene un incarico presso il prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center di Harvard, il prestigioso college di Boston. La figlia del ministro inizia ad insegnare medicina a soli 30 anni. Diventa associata all’università di Torino a 37 anni con sei anni di anticipo rispetto alla media di accesso in questo ruolo. Il concorso lo vince a Chieti, nel 2010, nella facoltà di Psicologia, prima di essere chiamata a Torino, l’università dove insegnano mamma e papà, nell’ottobre 2011. alla professoressa Deaglio ha certamente giovato nella valutazione comparativa il ruolo di capo unità di ricerca all’Hugef, ottenuto nel settembre 2010 quando era ancora al gradino più basso della carriera accademica, e a ridosso dell’ultima riunione della commissione di esame che l’ha nominata docente di seconda fascia. Come detto, l’Hugef è finanziato dalla Compagnia di San Paolo, all’epoca vicepresieduta da mamma Elsa Fornero.
PIERGIORGIO PELUSO (figlio di Annamaria Cancellieri)
Appena laureato viene catapultato subito all’Arthur Andersen. Un fenomeno della natura. Da lì balza a Mediobanca. Passa poi per diversi enti e dirigenze bancarie tra cui Aeroporti di Roma (consigliere d’amministrazione), Gemina (consigliere) Capitalia, Credit Suisse First Boston e Unicredit per finire, poco tempo fa, alla Fondiaria Sai dove ricopre il ruolo di direttore generale con compenso da 500mila euro all’anno.
MICHEL MARTONE (figlio di Antonio)
Figlio di Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, amico di Previti e Dell’Utri e Brunetta, già nominato da Brunetta presidente dell’authority degli scioperi, ruolo da cui si è dimesso dopo essere stato coinvolto come testimone nell’inchiesta P3. Il superaccomandato Michel Martone ha una carriera universitaria molto rapida: a 23 anni ha un dottorato all’università di Modena. A 26 anni diventa ricercatore di ruolo all’università di Teramo. A 27 anni diventa professore associato. Al concorso, tenutosi tra gennaio e luglio 2003, giunse al secondo posto su due candidati, in seguito al ritiro di altri 6. Presentò due monografie, una delle quali in edizione provvisoria (ossia non ammissibile); ottenne 4 voti positivi su 5, con il parere negativo di Franco Liso, contro i cinque voti positivi ricevuti dall’altra candidata, 52enne con due lauree e 40 pubblicazioni. Tuttavia fu Martone ad ottenere il posto da ordinario. A 37 anni diventa viceministro del governo Monti.
MassimoMalerba
MassimoMalerba
Fonti: Wikipedia, Linkedin, governo.it, gemina.it, Gazzetta di Parma, eco di Torino
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Dunque niente di nuovo sotto il sole. Niente che io non abbia visto con i miei occhi e vissuto.
Perché dunque questi signori hanno il coraggio di parlare come parlano? Sono così folli da non aver presente di essersi mossi in un mondo di privilegi in cui le conoscenze e le posizioni hanno avuto il loro peso per i loro figli? Non ricordano come si sono mossi? O sono come i camorristi, mafiosi, ndranghetosi, sacra corona affiliati, che tutti sanno chi sono ma non si possono incarcerare senza prove precise e circostanziate?
Dobbiamo mostrare le foto, i filmati, le intercettazioni telefoniche per dimostrare come elegantemente si sono mossi per garantire ai loro figli il meglio?
Nulla di nuovo sotto il sole: i Professori sono come tutti gli altri.
Hanno ragione solo su una cosa: è vero, ci sono italiani che, pur non essendo privilegiati, si sono serviti del privilegio altrui. Sono i loro autisti, impiegati, cameriere, che hanno chiesto la raccomandazione per i loro figlioletti... Per avere il posto sicuro e vicino a mammà. E con il loro sleccamento ed i loro servili modi l'hanno ottenuto.
L'ho già scritto e basta andare a verificare nei vari ministeri, atenei, istituti pubblici: sono pieni di interi nuclei familiari. I concorsi non si passano con il DNA, dunque è evidente che la strada è quella della segnalazione a danno di chi, magari più bravo, non ha nessuno all'interno di quella istituzione pubblica.
I Professori dessero un segnale di cambiamento rendendo il posto pubblico uguale a quello privato e si sarà fatto un passo importante nell'uguaglianza sociale nel campo del Lavoro.
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Politica
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