giovedì 16 febbraio 2012

Trenitalia: quarta puntata della favola kafkiana

Per chi volesse ripassarsi la Brutta Favola Kafkiana di questa storia, troppo simile a tante altre, i passaggi precedenti sono riassunti nei miei post del :
20/01/2012 "Trenitalia: terza puntata della "favola kafkiana",
04/01/2012 "Monoliti Italiani: TRENITALIA", 
06/11/2011 "FF.SS.".

Il motivo per cui continuo a seguire questa ridicola storia è perché l'unico modo che abbiamo per spubblicare le Istituzioni, gli Apparati statali e/o partecipati dallo Stato, è quello di rendere nota l'anomalia, l'abuso, il calpestare i diritti, il calpestare i regolamenti, tutte cose che si traducono in un danno al cittadino ed in uno spreco di denaro pubblico.
Erano euro 7, ma se fossero stati 70 o 700 il perverso meccanismo della NON restituzione sarebbe stato lo stesso. Nessuno ripaga il cittadino del disservizio subito, ma almeno che gli si restituiscano i propri soldi.

Questi gli ultimi sviluppi,le e-mail sono in sequenza dall'ultima alla prima:

----- Original Message -----
Sent: Thursday, February 02, 2012 12:23 PM
Subject: R: richiesta rimborso


Cordialmente le rispondo informandola che il problema  tecnico “DENUNCIATO” riguarda i database del programma aziendale che gestisce i mandati di pagamento.
Nella speranza che i suoi 7 euro le pervengano in breve tempo, e nella ulteriore speranza di averle fornito le informazioni di cui necessita sia lei che suo marito, sono a porgerle i miei cordiali saluti.

Da: Rita.Coltellese@gmail.com [mailto:rita.coltellese@gmail.com]
Inviato: martedì 31 gennaio 2012 15.04
A: Rimborsi Trenitalia DR Toscana
Oggetto: Re: richiesta rimborso

Gentile Sig. L. S. C.
della Direzione Toscana di Trenitalia
Ufficio Vertenze e Rimborsi
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La ringrazio dell'informazione che però mi appare non del tutto chiara nella motivazione del mancato rimborso:..."per un problema ai database informatici". Il Vs. database? Oppure quello delle Poste Italiane S.p.A. dove è il c/c a cui l'accredito deve essere destinato? Ed esattamente:

Si richiede il rimborso di tale biglietto per l'intero importo di euro 7,00 e a tale scopo si forniscono le coordinate bancarie del c/c Poste Italiane intestato a G. Natali e Rita Coltellese: Codice IBAN ecc. ecc.

Fino al 30 novembre 2011 sono stata un Funzionario Amministrativo della Pubblica Amministrazione, ora in pensione, e negli ultimi due anni di servizio ho fatto, fra l'altro, centinaia di mandati di pagamento tramite bonifico bancario senza avere alcun problema informatico né della struttura universitaria dove lavoravo né delle varie Banche a cui veniva fatto il bonifico.
Qualora il disservizio da Lei denunciato sia attribuibile a Banco Posta (sarebbe in assoluto la prima volta, perché fino ad ora ha sempre funzionato molto bene)ce lo comunichi in modo che noi si possa presentare giusto reclamo.
Sperando che non si verifichino altri intoppi, la ringrazio e la saluto cordialmente.

Rita Coltellese in Natali    
----- Original Message -----
Sent: Tuesday, January 31, 2012 11:53 AM
Subject: richiesta rimborso

Gentile cliente, dalle verifiche effettuate risulta che la domanda di rimborso effettuata a nome di suo marito sig. Natali Giuliano, per un problema ai database informatici, pur essendo stato autorizzato e ritornato con esito negativo e conseguente riaccredito. Abbiamo pertanto disposto un nuovo bonifico bancario per l’importo di 7 euro, nella speranza che l’operazione vada a buon fine, scusandoci per l’inconveniente, siamo a porgerle i nostri cordiali saluti.

L. S. C.

Ufficio Vertenze e Rimborsi
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Alla data di ieri, 15 febbraio 2012 non risultavano accreditati i soldi del biglietto pagato per soppressione del treno regionale per sciopero. 
Dato che il Sig. S. C. dell'Ufficio Vertenze e Rimborsi Trenitalia Direzione Regione Toscana scrive di aver  disposto un nuovo bonifico bancario, dato che il precedente per un problema ai database informatici, pur essendo stato autorizzato è ritornato con esito negativo e conseguente riaccredito, in data 31 gennaio 2012, verosimilmente, dopo 15 giorni l'accredito avrebbe dovuto esserci. Ma non c'è.
Considerazioni:  il Sig. S. C. scrive che il problema  tecnico “DENUNCIATO” riguarda i database del programma aziendale che gestisce i mandati di pagamento, dunque hanno un programma aziendale che non consente una cosa semplicissima come l'evasione dei mandati... Come faranno a pagare con un mandato di pagamento (sostanzioso) le fatture della ditta che gestisce tale software? Andranno a buon fine quei mandati? Oppure torneranno indietro come i 7 euro del mio rimborso, che sono soldi miei e non dei contribuenti come quelli che Trenitalia paga alla ditta che gestisce tale software!

L'Italia non si risolleverà mai da una situazione che riguarda troppi Apparati statali o comunque che stanno in piedi con i soldi dello Stato: essendo troppo capillare il disservizio dove nessuno viene chiamato a rispondere di nulla, ed a pagare è sempre e comunque il cittadino.
In codesto andazzo chi viene pagato per una certa funzione, in questo caso i Rimborsi di biglietti pagati per un Servizio non reso, se non raggiunge il fine per il quale è lì, pagato, ha sempre e comunque una scusa, è sempre colpa di qualcun altro. Se non funziona il programma di contabilità non si fa pagare una penale alla Ditta che ha vinto l'appalto e la morale è sempre e comunque: "Ma chi se ne frega del cittadino? Ma chi è? Che può fare? Mi può denunciare per abuso d'ufficio? Ma figurati! Gli costa di più del rimborso che aspetta!"

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NOTA: Il pubblico dipendente di Trenitalia, che ha fornito le informazioni soprariportate sullo stato del mancato rimborso del nostro biglietto, ha chiesto cortesemente l'anonimato e, nel rispetto del suo riserbo, abbiamo cancellato il suo nome dal post.

Uomini che uccidono donne

Omicidio funzionaria prefettura - Arrestato tecnico della polizia

L'uomo, su cui sin dall'inizio si erano concentrati gli investigatori, è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Rossella Goffo scomparve nel 2010 e i suoi resti vennero ritrovati lo scorso anno in un bosco dell'Ascolano.


ASCOLI PICENO - E' stato arrestato ad Ascoli Piceno Alvaro Binni, il tecnico della polizia indagato per l'omicidio di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona scomparsa dal capoluogo nel maggio 2010, i cui resti furono ritrovati il 6 gennaio del 2011 in un bosco dell'Ascolano.

Da subito su di lui si erano concentrate le attenzioni degli investigatori per la scomparsa, prima, e l'omicidio poi della donna. E' stato arrestato questa mattina dalla squadra mobile di Ancona e da quella di Ascoli Piceno. A suo carico le accuse sono di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il provvedimento di ordinanza di custodia cautelare in carcere è stato emesso dal gip di Ascoli Carlo Calvaresi su richiesta della Procura di Ascoli titolare dell'inchiesta.

Binni aveva con la donna una relazione contrastata. All'origine dell'omicidio ci sarebbe stata la volontà di Rossella Goffo - sposata e madre di due figli - di andare a vivere con il tecnico, a sua volta sposato e padre, che invece non voleva saperne. Binni si è sempre difeso dicendo che la moglie era al corrente della passione di Rossella, e che dunque la propria situazione familiare non poteva costituire un movente per liberarsi della Goffo, che peraltro era arrivato anche a denunciare per stalking.

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Da anni seguo la trasmissione di RAI 3 "Chi l'ha visto", vera televisione di servizio alla gente che si trova di fronte alla drammatica situazione della scomparsa di un proprio caro: può essere un familiare come un amico, non importa, è comunque qualcuno di cui non si sa più nulla. Ho visto in tanti anni centinaia di casi e che le scomparse possono riguardare chiunque, gente di ogni età e di ogni estrazione sociale. Le persone che si trovano a vivere questa esperienza terribile non sanno dove sbattere la testa: spesso polizia e carabinieri non vogliono accettare da subito la denuncia di scomparsa, dicono di aspettare 24 ore, forse nella speranza che si tratti di un evento momentaneo e dunque per non avere dell'inutile lavoro in più. Però spesso questo iter risulta fatale perché la persona scomparsa, qualora immediatamente cercata, può essere strappata per tempo ad una sorte letale con un immediato soccorso.
Spesso, troppo spesso, molte di queste scomparse, soprattutto di donne, si risolvono in realtà in omicidi, come il caso soprariportato. E sempre c'è di mezzo il sesso e mai un sesso sano, normale ed alla luce del sole. Nel caso riportato si trattava di due persone sposate che avevano intrecciato una relazione adulterina e, invece della moglie, l'uomo ha preferito eliminare l'amante, ossessiva e, forse, minacciosa.
Ma moltissimi casi di sparizione di donne-mogli hanno dimostrato di avere come autore dell'assassinio e relativo occultamento del cadavere il marito. E questo mi colpisce per la frequenza. Sempre c'era di mezzo un'amante oppure dei conflitti in cui era evidente la prepotenza dell'uomo sulla donna.
Anche le donne uccidono, la storia della cronaca nera lo dimostra, ma sicuramente l'incidenza dell'uomo che uccide la moglie, la compagna, la fidanzata, l'amante è terribilmente frequente. E questo è visibilissimo nei casi che segue "Chi l'ha visto". 

mercoledì 15 febbraio 2012

Molestie telefoniche commerciali

Quante volte, allo squillo del telefono, vi siete precipitati a rispondere perché poteva essere un figlio, oppure la vecchia madre o una chiamata per il lavoro, e vi siete trovati invece ad ascoltare una voce, spesso femminile, che vi chiedeva se eravate disposti a rispondere ad un sondaggio, oppure vi offriva un contratto per un servizio molto conveniente per voi o un acquisto di un qualsivoglia prodotto? Magari eravate in bagno, o sotto la doccia, oppure a cuocere qualcosa sul fornello... Se vi siete stizziti avete ragione. Io rispondo sempre con educazione per rispetto verso chi, comunque, lavora nel call center, ma sono cortesemente drastica. Esistono leggi e regole e chi accetta questo tipo di lavoro lo sa molto bene, perché i datori di lavoro li avvertono e danno loro delle precise strategie. 
Un esempio di questa mattina:
Rita: "Pronto."
Voce femminile che parla con la "o" aperta: "Buongiorno, lei è la signora Rita? Moglie di Giuliano?"
Rita pensa che sull'elenco telefonico di nome ne compare solo uno, dunque l'addetta del call center ha qualche informazione in più rispetto al semplice numero telefonico, ma risponde comunque: "Sì", aspettando il resto.
Voce con sottofondo di rumore di altre voci e squilli: "Può rispondere a qualche domanda per un sondaggio statistico sulla salute?"
Rita: "Chi fa questo sondaggio?"
Voce femminile: "Siamo un' Agenzia che fa sondaggi per delle statistiche."
Rita: "E come si chiama questa Agenzia?" (Domanda più che legittima per sapere chi ci sta chiamando e visto che si vuole che si risponda a delle domande).
Voce femminile un po' reticente: "Si chiama Mopa."
Rita: "E per conto di chi fate queste statistiche?"
Esitazione della  addetta del call center, poi: "Buongiorno signora." E chiude la comunicazione senza nemmeno aspettare il saluto di chi ha volontariamente chiamato. 
Morale: chiamano per fare domande, ma non vogliono rispondere alle vostre legittime richieste di chiarimenti. 
Ho fatto una piccola ricerca ed ho trovato quello che pubblico qui sotto:

OTTENERE APPUNTAMENTI COMMERCIALI E' LA SPECIALIZZAZIONE DI MOPA UN'AGENZIA DI TELEMARKETING BTB CON SEDE A PADOVA

Mopa è una agenzia di telemarketing service che supporta  qualunque esigenza di contatto commerciale. Appuntamenti commerciali, indagini di mercato, sondaggi di customer satisfaction gestioni numeri verdi, help desk, gestione reclami. Professionalità e competenza per la vostra crescita e per il successo di ogni business.
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Leggete bene questo articolo, può servire per difendervi dai molestatori telefonici

Le aziende e i call center che, avvalendosi della deroga prevista fino al 31 dicembre 2009 dal cosiddetto decreto "Milleproroghe", contatteranno gli utenti per fare promozione e offerte commerciali, dovranno utilizzare solo banche dati costituite sulla base degli elenchi telefonici precedenti al 1 agosto 2005. Non potranno servirsi del periodo di deroga per chiedere il consenso degli interessati per futuri contatti né potranno cedere i dati che utilizzano a terzi.
Con un provvedimento che verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il Garante per la privacy ha precisato le regole che dovranno seguire le società che svolgono attività di marketing nell'usare i dati degli abbonati. Il decreto "Milleproroghe", di recente convertito in legge, stabilisce che i numeri di telefono e gli indirizzi presenti nelle banche dati costituite sulla base dei vecchi elenchi telefonici sono utilizzabili per fini promozionali fino al 31 dicembre 2009 da coloro che hanno creato tali banche dati precedentemente al 1 agosto 2005.
Il provvedimento del Garante intende chiarire rigorosamente i limiti entro i quali società che effettuano attività promozionale anche tramite call center possono avvalersi della deroga. Il mancato rispetto del provvedimento comporta una sanzione amministrativa che va da 30 mila a 180 mila euro e che, nei casi più gravi, può raggiungere anche i 300 mila euro.
  • Le società dovranno innanzitutto documentare in modo adeguato che la banca dati, costituita con i numeri telefonici e gli indirizzi degli abbonati, sia stata effettivamente creata prima del 1 agosto 2005. Le società dovranno usare questi dati direttamente e non potranno cederli a nessun titolo ad altre aziende.
  • Gli operatori che telefoneranno agli abbonati dovranno ad ogni contatto specificare per quale società chiamano e ricordare agli interessati i loro diritti. Ma soprattutto dovranno registrare immediatamente l'eventuale contrarietà dell'abbonato ad essere nuovamente contattato. L'utente che non intende essere più disturbato avrà il diritto di conoscere l'identificativo dell'operatore al quale ha comunicato la sua volontà.
  • I dati presenti nelle banche dati dovranno essere utilizzati solo a fini promozionali e non potranno in alcun modo essere usati per acquisire nuove informazioni o il consenso degli abbonati ad effettuare chiamate dopo la data del 31 dicembre 2009. Questo significherebbe di fatto costituire nuove banche dati, andando al di là delle finalità stabilite dalla legge e prorogando oltre il termine previsto gli effetti della deroga temporanea.
  • Le società che svolgono attività di marketing dovranno comunicare al Garante, entro 15 giorni dalla pubblicazione in G.U., di essere in possesso di banche dati costituite anteriormente al 1 agosto 2005 e di volerle utilizzare per attività promozionali. Dovranno chiarire se il trattamento di dati venga effettuato anche per conto terzi.
Fonte: Garante per la protezione dei dati personali.

Una Storia da "Libro Cuore"

Savona - Si chiama Giovanni, ma tutti alla scuola elementare savonese di Legino lo chiamano Giancarlo, «bidello Giancarlo». E lui, come ultimo atto prima di andare in pensione, ha voluto salutare la comunità scolastica della “sua” scuola lasciando in dono un regalo particolare ad alunni e maestre, «ma soprattutto ai bambini»: ha ridipinto tutte le aule e i corridoi della scuola, scegliendo colori vivaci, «i più appropriati» per i bimbi.
Lo ha fatto di sua spontanea volontà, nelle pause concesse dall’orario di lavoro, «perché non mi è mai piaciuto stare senza far niente», ha raccontato.
Il sindaco di Savona, Federico Berruti, è venuto casualmente a saperlo: durante una visita alla scuola gli è stato riferito che quelle aule e quei corridoi “scintillanti” erano frutto della dedizione alla scuola del signor Giancarlo, andato in pensione lo scorso anno. Così Berruti ha chiesto di incontrarlo personalmente e oggi lo ha invitato alla riunione della giunta comunale e lo ha premiato con un attestato del Comune.
«Non mi è mai piaciuto stare senza fare niente» ha ripetuto anche davanti al primo cittadino, il bidello-imbianchino Giovanni Garulla, da anni “custode” a Legino delle scuole elementari Mignone. Quelle scuole sono state le ultime in cui ha svolto il suo incarico di lavoro, e lui le ha custodite come se fossero sue. Così, prima di lasciarle per andare in pensione, ha voluto donare loro un’ultima testimonianza di affetto: le ha volute lasciare «in ordine», cioè con i muri delle aule imbiancati di fresco, con colori che piacciano ai “suoi” bambini: «Mentre svolgevo le mie mansioni di bidello ho deciso di utilizzare tutto il tempo libero che avevo a disposizione per dipingere le aule e i corridoi».

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Questa è la riprova che è l'individuo che, al di là delle Istituzioni, fa la Società.
Tanti «bidello Giancarlo» fanno una Società migliore, anche come esempio per le Istituzioni che, in questo caso,  hanno colto il messaggio silenzioso e schivo di Giovanni detto Giancarlo e l'hanno premiato.
L'esempio viene troppo spesso da uomini che vanno in pensione, dunque con una formazione "antica".
Restando nella scuola, di recente è andato in pensione il bidello della portineria di una scuola in zona Vermicino, al confine fra il comune di Frascati e quello di Roma, la scuola però appartiene al territorio del comune di Roma. La vicepreside mi diceva: "Ora è andato in pensione Mario... e come lui c'era solo lui per dedizione.." Mario andava oltre il suo stretto dovere di servizio, troppo spesso evocato negli ultimi decenni da tanti pubblici dipendenti con frasi tipo: "non mi spetta", "questo va oltre le mie mansioni"... Credo che, anche da pensionato, ogni tanto passa a scuola e aiuta. 
Ho 65 anni e ancora ricordo il portinaio della mia scuola, Cesare,  che aveva lì anche l'abitazione per la sua famiglia. Una piccola abitazione quale guardiania. Portava una divisa compresa di cappello. Era buono ed orgoglioso del suo ruolo e lo rispettavano tutti: studenti e professori. C'era poi un bidello, anche lui aveva una divisa, che sono tornata a trovare dopo tanti anni: aveva i capelli ingrigiti e si ricordava ancora di me e della mia amica del cuore per le nostre birichinate... Quante volte ci ha ripreso bonariamente... Ecco, credo che il successo di ogni lavoro stia in questo: nel venire ricordati con sentimento e rispetto. Il tempo passa e tutto cancella ma io, anziana, ricordo con affetto queste persone. Non credo che verranno ricordati allo stesso modo coloro che dicono: "non mi spetta", "non rientra nelle mie mansioni".  

martedì 14 febbraio 2012

Famiglia Rea: esempio di dignità, correttezza ed umanità

Melania:figlia parte civile contro padre

Nonna-tutore dara' mandato a legale.Udienza 12 marzo a Teramo

14 febbraio, 17:32

 (ANSA) - TERAMO - La figlia di due anni di Melania Rea, Vittoria, sara' parte civile contro il padre Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore accusato di aver ucciso la moglie.

Sara' la nonna Vittoria Garofalo, nominata curatrice speciale della piccola a dare mandato al legale per indicare come parte civile anche la bambina. Uguale riconoscimento chiederanno, i genitori di Melania, il fratello e lo zio. L'udienza dinanzi al gip del tribunale di Teramo e' fissata per il 12 marzo prossimo.

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Mi sembra logico e giusto. Questa bambina è stata privata della madre per sempre. La figura sostitutiva, la nonna materna, si è occupata di lei fin da quando Carmela Rea la partorì stando presso i genitori, che l'hanno sempre assistita, mentre il padre della bimba non si sapeva dove fosse al momento del parto, e giustamente e fortunatamente per la piccola è stata nominata curatrice della nipotina dal tribunale dei minori.
Speriamo che almeno si faccia Giustizia, certo Vittoria avrà comunque la vita segnata da tutta questa storia atroce, povera innocente. 

lunedì 13 febbraio 2012

Povera Chiara...

DELITTO GARLASCO

Materiale pedopornografico: condannato Stasi

I video incriminati erano stati ritrovati nel suo computer



Alberto Stasi (Ansa)(Ansa) - Corriere della Sera.it
MILANO - Condannato per detenzione di materiale video pedopornografico con trenta giorni di reclusione e 1.400 euro di multa convertiti in una pena pecuniaria complessiva di 2.540 euro oltre all'interdizione dei pubblici uffici. È la pena inflitta dal tribunale di Vigevano ad Alberto Stasi, fidanzato di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco, in provincia di Pavia.
FRAMMENTI VIDEO - L'interdizione dai pubblici uffici, per Stasi, si riferisce «in perpetuo da qualunque incarico di ogni ordine e grado nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Finito davanti al giudice per l'udienza preliminare di Vigevano nel 2009 con la doppia accusa di detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico, l'ex bocconiano - assolto lo scorso dicembre anche in secondo grado dall'accusa di aver ucciso Chiara Poggi, trovata uccisa nella sua casa il 13 agosto 2007 - era stato prosciolto per la divulgazione di filmati hard con protagonisti bambini anche in tenera età. Rinviato a giudizio per il solo reato di detenzione di video proibiti, quindi, Stasi ha visto restringersi l'accusa ai 17 frammenti di immagini per i quali il giudice ha deciso di condannarlo. «Leggeremo con attenzione le motivazioni della sentenza e valuteremo la possibilità di ricorrere in Cassazione», ha commentato uno dei legali di Alberto Stasi, l'avvocato Giulio Colli, difensore del giovane insieme al professor Angelo Giarda.
Redazione Online13 febbraio 2012 | 18:47
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Spero per tutti i bambini che la Cassazione confermi.



Genova: Primarie per l'elezione del sindaco


ROMA - «Le primarie hanno una loro logica. Quando si accetta che alla gara partecipino più candidati del Pd, poi se ne devono accettare gli esiti». Così Pier Luigi Bersani invita ora a «lavorare con entusiasmo» perchè «si vince con Doria. Ora si lavora con entusiasmo e passione per vincere alle amministrative con il candidato del centrosinistra. Ora si vince con Doria».
Lunedì 13 Febbraio 2012 - 16:12


Doria è il candidato appoggiato da Nicola Vendola, detto Nichi.
Da: Libero.it: "Non ha vinto un partito, bensì una domanda di rinnovamento", ha festeggiato dopo il successo Nichi Vendola.
Nato a Genova il 13 ottobre 1957, Doria ha conseguito la maturità classica al liceo D'Oria nel 1976 e si è laureato nel 1981 in Storia contemporanea all'Università di Genova. Dopo il servizio militare, inizia una rigorosa carriera universitaria all'insegna dell'impegno sociale: borsa di studio alla Fondazione Einaudi di Torino, ricerca sulla storia dell'Ansaldo tra 1985 e 1988 all'European University Institute (Firenze), quindi docente nelle scuole secondarie superiori fino al 1995 quando ottiene un posto da ricercatore universitario in storia economica alla Facoltà di Economia dell'Università di Genova. Diventa poi professore associato, sempre in storia economica, e nel 2010 vince un concorso da professore ordinario, continuando a lavorare nell'Ateneo genovese.
Sono d'accordo con Vendola. La gente quando vede i disastri cerca di cambiare (vedi il mio post del 07/11/2011 "Nessuna Coscienza" sulla Vincenzi e l'alluvione di Genova) e questo Bersani l'ha capito, visto quello che ha detto.
Chi non ha capito, invece, è la Vincenzi e l'altra che si era messa in lizza.
A riprova del fatto che certa gente, chiusa nella bolla del potere politico, non avverte più il sentire vero delle esigenze delle persone e si perde dietro ai conti della serva sui voti divisi ecc. ecc..
E' vero che c'è gente che vota come gli dicono di fare quelli del proprio partito (altrimenti non ci sarebbero certi Consiglieri Regionali tipo il figlio di Bossi ed altri), ma per fortuna c'è anche chi non porta il cervello all'ammasso.
Speriamo che Doria faccia bene per Genova e trovo stupido che certi giornali di destra mettano l'accento sul fatto che è comunista anche se è nobile, marchese pare. Ricordo a costoro che il compianto Enrico Berlinguer era conte.

Vittime delle Foibe - Esodo dall'Istria e Dalmazia

Pubblico qui questo comunicato perché ne condivido lo spirito, pur NON essendo per idee vicina a FLI. Soprattutto perché ritengo squalificato Gianfranco Fini, il leader di questa formazione politica, come si evince da alcuni miei post precedenti su questo blog. La partigianeria non mi appartiene, mi appartengono le idee e, se queste sono buone e giuste, le apprezzo e le condivido.
Vedo che questo mio modo di pensare è anche di persone come il Sindaco di Frascati, ad esempio, come si legge in questo comunicato. Sindaco che, mi si dice, ha fatto molte cose buone per il suo Comune.


ANDREA TITTI (FLI): PERCHE' AD ALBANO NON SI SONO RICORDATE LE VITTIME DELLE FOIBE?

"Certamente le avverse condizioni meteorologiche e l'emergenza neve hanno rappresentato delle giustissime priorità per l'amministrazione di Albano Laziale - dichiara in una nota Andrea Titti, Responsabile del Circolo Territoriale di Futuro e Libertà di Albano - tuttavia, non possiamo non dirci fortemente rammaricati e delusi per come l'amministrazione in carica abbia, praticamente ignorato la "Giornata del Ricordo", celebrata dalla Repubblica Italiana il 10 Febbraio, in onore delle vittime delle Foibe e dell'Esodo dalle terre di Istria e Dalmazia a cavallo del secondo dopoguerra. Nulla di nulla, neppure uno striminzito comunicato stampa - aggiunge Andrea Titti - eppure questa ricorrenza è divenuta legge dello Stato dal marzo 2004, non come celebrazione di parte ma come patrimonio comune a tutta la nostra comunità nazionale. Onorare tutti coloro che in nome dell'Italianità hanno sacrificato tutto, financo la loro vita, credo rappresenti un dovere morale per tutti coloro che rappresentano le Istituzioni, ad ogni livello. La giunta e la maggioranza che governano la nostra città - incalza il giovane esponente del partito di Gianfranco Fini - si sono caratterizzate, pur se tra mille difficoltà, per una fervente e vivace attività culturale, che ha coinvolto molte realtà sociali del territorio. La mancanza che oggi ci troviamo a sottolineare, non vorremmo che fosse l'ultimo strascico di certi cascami ideologici del secolo scorso, che magari, ma speriamo non sia così, ancora trovano albergo in qualche piccolo cantuccio di qualche segmento di partito oggi al potere ad Albano. La costruzione di una memoria condivisa deve essere meta comune a tutte le forze politiche, ma per farlo occorre diffondere e ripartire da tutte le verità storiche e fattuali, senza celarne alcuna, soprattutto agli occhi dei più giovani. I pensieri sobri e costruttivi che qui esprimo, a nome mio e di tutti gli iscritti a Futuro e Libertà di Albano - dichiara Titti - non sono volti ad una sterile polemica, non siamo usi agitare le pagine della storia Patria come fossero bandiere da comizio, ma perchè crediamo sia necessario approfondire e far conoscere a tutti ciò che fino ad ora è stato misconosciuto, nascosto e mistificato, come gli accadimenti del nostro confine orientale. Non ci appassiona la toponomastica - conclude Titti - non siamo qui a chiedere intitolazioni di vie o piazze, ma auspichiamo con forza che nelle scuole del territorio l'amministrazione si faccia promotrice, unitamente alle autorità scolastiche, di un percorso di studio e approfondimento sul tema delle Foibe e dell'Esodo. In ultima analisi vorrei ringraziare il Sindaco di Marino Adriano Palozzi ed il primo cittadino di Frascati Stefano Di Tommaso, per non aver dimenticato la ricorrenza del 10 Febbraio. Due sindaci di diverso colore politico, testimonianza di un ricordo che deve essere comune e condiviso".

Cacciati dalle loro case                          




domenica 12 febbraio 2012

La dittatura dei partiti

La Costituzione italiana stabilisce che “ la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”(art.1). “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità...” (art.2). “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi” (art.17) nonchè diassociarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non siano vietati dalla legge penale” (art.18).”Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione “(art.21).

L’associazione partitica – come uno dei modi possibili di associazione popolare – è prevista dall’art. 49 “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale “.

La nostra Costituzione è chiarissima: L’associazione partitica è uno dei modi possibili di associazione popolare NON L'UNICO.

La divisione lista civica/partito politico è una categorizzazione solo sociale dato che la Costituzione Italiana non fa distinzione alcuna. 

Di fatto, invece, i partiti politici si sono a poco a poco impadroniti della nostra democrazia varando, tutti d'accordo, leggi a loro favore e CONTRO il vero interesse del popolo, alterando così il dettato Costituzionale.

Il potere distorcente che esercitano ha piegato la rigida norma costituzionale, di volta in volta, alle loro necessità ed interessi, con scuse circonvolute, illogiche e non credibili fino all'impudenza, tanto che il popolo paziente non crede più a niente di quel che fanno e dicono, eccezion fatta da quella parte di popolo che, all'interno o all'esterno di essi, spera di trarre vantaggio e protezione sociale dai partiti stessi. Infine c'è una percentuale minoritaria di idealisti illusi che sperano sempre che i partiti possano migliorare.

Nel presente siamo giunti al punto più basso della credibilità di queste aggregazioni di potere tanto che, per salvare il Paese, si è dovuti ricorrere ad un Governo messo insieme da una persona colta, preparata e moralmente a posto. 
I partiti, coscienti del disastro provocato dalla loro egoistica gestione della Cosa Pubblica, hanno acconsentito, con l'eccezione di un partito impudente più degli altri, la Lega Nord, e di un altro che parla bene e razzola male, Italia dei Valori, a che la cosiddetta "volontà popolare" venisse esautorata e che governasse qualcuno  NON eletto dal popolo.

Ma, in realtà, dove sta questa concretezza della volontà popolare? E, al di là della attuale da tutti esecretata legge elettorale, si è mai concretizzata realmente, in modo veramente pragmatico, la volontà popolare?

E' innegabile che in passato abbiamo avuto qualche personalità politica pulita. Era l'epoca in cui i partiti si reggevano sulle tessere. Certo non si poteva pretendere la perfezione, c'erano sempre anomalie, ma ora siamo al marciume e il popolo dovrebbe con liste civiche a livello nazionale riappropriarsi della Cosa Pubblica, oppure rassegnarsi a farsi governare ALMENO da chi CI CAPISCE.
Antonio di Pietro con il figlio di primo letto Cristiano

Il sistema dei partiti, infatti, oltre a selezionare furbi opportunisti, fa sì che crescano perfetti ignoranti che poi pretendono di governarci, quindi prendere decisioni. D'accordo che si circondano di consiglieri e di consulenti, ma non basta se non sono in grado di discernere la materia di cui si stanno occupando.

In tutto questo, comunque, chi vota certe figure come il figlio di Bossi, detto "Il Trota", è colpevole quanto i politici stessi, perché senza il consenso di tanti voti certi soggetti non arriverebbero dove arrivano. Questo è un meccanismo difficilmente sanabile. Ad esempio, chi ha dato al figlio di Antonio Di Pietro tanti voti da consentirgli di arrivare sulla poltrona di Consigliere Regionale? E perché è stato votato, visto che la sede del partito di Termoli si era opposta alla candidatura nepotistica del figlio del Presidente e fondatore del partito? Tutte le persone che hanno approvato con il loro voto la scelta prepotente del leader del partito hanno avallato come un gregge un'imposizione venuta dall'alto.
Bossi padre e Bossi figlio
Il 31 agosto 1975 Umberto Bossi si sposa con Gigliola Guidali, commessa di Gallarate, sua compagna da cinque anni. Bossi ha 34 anni e non ha, all'epoca, un lavoro fisso. È iscritto alla Facoltà di Medicina dell'Università di Pavia. Nel 1979 i coniugi Bossi hanno un figlio, Riccardo. La moglie dà al marito un ultimatum: un lavoro stabile è necessario per portare avanti la famiglia. Nel 1982, Gigliola Guidali chiede e ottiene la separazione. Più tardi, in un'intervista, raccontò di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore, dicendole «ciao amore, vado in ospedale», senza essersi però mai laureato; al marito mancano infatti sei esami.
Renzo Bossi, avuto dalla seconda moglie, a 21 anni e sei mesi, con 12.893 voti, è il più giovane consigliere regionale mai eletto in Lombardia!

Dal blog Politica e Società20

Renzo Bossi terzo flop alla maturità: la Trota di Umberto è pronta per la politica


Senza tanti voti queste persone non sarebbero nessuno ed andrebbero a guadagnarsi il pane quotidiano come tutti. Dunque i partiti impongono la loro "dittatura" ma il gregge lo consente.

sabato 11 febbraio 2012

La “diagnosi” del palo… Novellina

Una novellina divertente da inserire nella raccolta "Le verità nascoste"

La “diagnosi” del palo…


La vecchietta aveva un aspetto ordinario, non fine ma neppure rozzo o agreste. Il viso magro e le gambe storte e stecchite contrastavano con un sedere e dei fianchi grossi. Camminava con il busto, che reggeva un grande seno, flesso in avanti, come se dovesse controbilanciare il peso del sedere che, altrimenti, l’avrebbe sbilanciata all’indietro. Passava lentamente guardando diritta avanti a sé senza salutare nessuno, oppure abbassava le palpebre guardando in basso per evitare il saluto. 
Viveva con il figlio in quella villetta circondata da un ampio giardino, con le siepi mal curate che, diventate enormi sui tronchi, si riversavano all’esterno nella totale noncuranza del proprietario se potessero o meno creare disturbo od incomodo agli altri condomini.
Non si sa se la vecchietta vi risiedesse stabilmente, perché il figlio a volte aveva strani ospiti alquanto rumorosi. Il professore che abitava ad un centinaio di metri da quella casa, ad esempio, raccontava di essere stato costretto ad avvicinarsi ad essa perché, essendo d’estate ed avendo per ovvi motivi le finestre aperte, era stato invaso da una musica assordante che proveniva da lì, così forte da essere preoccupante. Si era di mattina e neppure una discoteca avrebbe potuto suonare con quei decibel!
L’uomo raccontava di essersi avvicinato al cancello e un uomo alto, dall’aspetto prestante lo aveva apostrofato con rudezza dandogli del tu: “Che vuoi?!”
Sorpreso per la villania e l’aggressività il professore aveva chiesto conto del chiasso e quello gli aveva risposto sempre con il “tu”, nonostante l’età avanzata del distinto professore, e con malgarbo gli aveva detto di “non rompere i coglioni”. Per niente intimorito il professore, abituato a tenere a bada studenti da una vita, gli aveva ribattuto per le rime che la sua musica arrivava a cento metri di distanza e spaccava i timpani pure laggiù, dunque chi stava rompendo agli altri era lui! Si era poi allontanato disgustato rientrando nella sua abitazione e la musica era stata comunque abbassata dall’assatanato.
Un’altra condomina incrociò l’ossesso della musica lungo il viale di  accesso del condominio: era a piedi e raccontò che sorrideva fra sé in modo ambiguo ed aveva un aspetto belloccio ma alquanto volgare.
Era un ospite del figlio della vecchietta e di certo lei in quel periodo non c’era. Forse viveva altrove ed ogni tanto veniva a soggiornare dal figlio, che viveva da solo in una casa molto grande per uno scapolo solitario.
L’ultimo dell’anno però faceva grandi feste, addirittura con fuochi d’artificio da far invidia a quelli della festa del patrono. Con i condomini non aveva alcun contatto, si sapeva solo, dall’amministratore del condominio, che era uno psichiatra e che lavorava in un piccolo ospedale di un paese della provincia.
Un consigliere del condominio passando vide che nel giardino dello psichiatra c’era qualcuno intento a fare dei lavori, forse un uomo di fatica, forse un giardiniere, con accanto la vecchietta e colse l’occasione per segnalare il problema della siepe che non era più tale, ma un insieme di alberi in fila i cui rami si piegavano verso la strada di comune  passaggio, sfiorando i fili della linea telefonica.
“Mio figlio è un medico, non c’è.” Il consigliere si sorprese pensando che anche se faceva il meccanico non ci sarebbe stato essendo al lavoro, ma cosa ci azzeccasse con la richiesta di provvedere alla cura della siepe pericolosa non si sa. Notò comunque che, nonostante l’aspetto dimesso, la vecchia aveva assunto un’aria di grande superiorità, mettendosi una mano su un fianco nel dire: “Mio figlio è un medico.” 
Il consigliere riferì a sua moglie con ironia la incongrua risposta della madre dello psichiatra e la donna rise: “Potevi risponderle che tu hai un figlio Chirurgo in un grande ospedale della metropoli!”
La vecchietta doveva ritenere l’essere madre di un medico un attestato di nobiltà. Curava molto i suoi capelli che portava avvolti sul capo in un’accurata acconciatura. Fece amicizia solo con un’altra condomina che aveva un figlio (non medico) quarantacinquenne, il quale viveva ancora con lei e di cui non si era vista mai nessuna fidanzata.
Le due, se passava qualcuno per la via del condominio, lo ignoravano come se fosse invisibile, intente a parlare fra loro.

Ci fu una grande nevicata e le siepi mal curate dello psichiatra tirarono giù due o tre pali della linea telefonica. Egli non si curò del fatto, mentre alcuni condomini, in attesa che intervenisse la Società dei Telefoni, chiamarono degli operai per sgomberare la strada e metterli in provvisoria sicurezza.
Mentre erano intenti a sistemare la cosa con gli operai pagati dal condominio, uscì in auto lo psichiatra e dovette rallentare perché uno dei pali, tirato giù dai suoi alberi, non si sapeva bene come e dove poggiarlo. Tre condomini più tre operai lo stavano adagiando in diagonale lasciando che poggiasse sulla recinzione della villa di fronte a quella dello psichiatra, in modo da consentire proprio a lui il passaggio, essendo l’unico ad avere l’uscita ostruita da tale palo, ma anche l’unico a non far nulla, mentre gli altri tre si stavano dando da fare…
“No, non poggiatelo così, stendetelo per terra!” Intervenne frettolosamente passando.
I tre lo guardarono stupiti e gli rispose solo il consigliere, padre del Chirurgo, uomo pratico: “Ma sta meglio poggiato, altrimenti il filo del telefono finisce sotto la neve, così almeno rimane a mezz’aria e forse il telefono funzionerà ancora per un po’, prima che gli operai addetti possano intervenire per la riparazione.”
“Ma lo so! Io sono un medico, non me lo deve spiegare! Sono un medico, vuole che non sappia come deve stare il palo?!” E si allontanò con la sua auto lasciando i tre condomini e gli operai attoniti.