DA: Il Secolo XIX
Patrizia Moretti, madre di
Federico Aldrovandi morto a
Ferrara nel 2005, ha presentato ai carabinieri di Ferrara «una denuncia-querela
per diffamazione e qualunque altro reato che sia ravvisabile» contro
il
gruppo-associazione “Prima Difesa” che gestisce una pagina Facebook ,
cui partecipano molti rappresentanti delle forze dell’ordine.
Tra i reati ipotizzati anche le minacce perchè uno dei titoli della
discussione, di una persona che gestisce la pagina Facebook, recita: «
Avete
sentito la mamma di Aldrovandi... fermate questo scempio, vuole che i 4
poliziotti vadano in carcere... io sono una bestia». Le dichiarazioni fatte dal
poliziotto su Facebook sono state poi rimosse dal Social network.
«Tutto questo - commenta Patrizia Moretti -
è una cosa preoccupante.
Si sono permessi di dire di tutto sul nostro conto, anche dopo la sentenza della
Cassazione. È la prima volta che presento una querela in questa lunga vicenda,
l’ho fatto per dire basta, dopo la sentenza definitiva, alle offese che
riceviamo. Ancora tanti continuano a ribadire le stesse cose, con insulti: ci
sono voluti 7 anni di processi per affermare che erano solo balle. Non è
servito, e adesso basta, basta davvero».
Lo scorso 21 giugno
la Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi
di reclusione per gli agenti di polizia Monica Segatto, Enzo Pontani, Paolo
Forlani e Luca Pollastri accusati dell’omicidio colposo, per eccesso dei mezzi
di contenimento, dello studente ferrarese Federico Aldrovrandi. Il ragazzo morì
verso le sei del mattino del 25 settembre 2005 dai colpi ricevuti quando era già
ammanettato e che gli hanno provocato lo schiacciamento del torace.
Nella pagina Facebook molti dei commenti sono di
Paolo Forlani, uno dei 4
agenti condannati con pena definitiva a 3 anni e 6 mesi (3 indultati) per la
morte di Federico. Forlani commenta sulla madre: «che faccia da c... aveva sul
tg, una falsa e ipocrita, spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (2
milioni di euro, risarciti dal ministero degli interni alla famiglia Aldrovandi,
ndr) possa non goderseli come vorrebbe, adesso non sto più zitto dico quello che
penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie».
E ancora: «Vedete gente, non puoi fare 30 anni questo lavoro ed essere
additato come assassino solo perché qualcuno è riuscito a distorcere la verità,
io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico
è morto per le lesioni che ha subito...ma noi paghiamo per le colpe di una
famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non ha fatto niente per
aiutarlo, mi fa inc... un pochino e stiamo pagando per gli errori dei genitori,
massimo rispetto per Federico ma mi dispiace, noi non lo abbiamo ucciso...».
Il Secolo XIX
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Aldrovandi, Cancellieri e la vergogna | italia | Il Secolo XIX:
Sanzione in arrivo per Paolo Forlani, uno dei quattro poliziotti
condannati per l’uccisione del ventenne Federico Aldrovandi. L’agente aveva postato su Facebook commenti con insluti rivolti
allla madre del ragazzo. Oggi è intervenuto il ministro dell’Interno,
Annamaria Cancellieri, che ha definito «vergognose e gravemente
offensive» le parole di Forlani ed ha disposto «l’immediato avvio di un
procedimento disciplinare per sanzionare l’autore del gravissimo gesto».
Per Forlani e per i colleghi Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri,
giovedì scorso
la Cassazione aveva confermato la condanna in via definitiva a tre
anni e sei mesi: erano state le loro percosse a causare la morte del giovane
la sera del 25 settembre 2005 a Ferrara. Il giorno dopo la sentenza,
una
frase del ministro Cancellieri aveva irritato la famiglia dello studente:
«se ci sono stati, come sembrerebbe, degli abusi gravi è giusto che vengano
colpiti». «Perché - avevano replicato i genitori di Aldrovandi, Lino e Patrizia
Moretti - il ministro usa il condizionale? Quel condizionale è fuori luogo,
inopportuno e poco rispettoso delle Istituzioni».
La polemica si rinfocola poi due giorni fa, quando sulla pagina
Facebook dell’associazione `Prima Difesa appare una serie di commenti
offensivi, alcuni firmati da Paolo Forlani che se la prende con la madre di
Aldrovandi: «una - scrive l’agente - falsa e ipocrita, spero che i soldi che ha
avuto ingiustamente (2 milioni di euro, risarciti dal ministero degli interni
alla famiglia Aldrovandi, ndr) possa non goderseli come vorrebbe, adesso non sto
più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di
ingiustizie». La donna non ci sta e querela l’associazione. Oggi l’intervento
del ministro dell’Interno. Soddisfatta Patrizia Moretti, ma, sottolinea, «il
vero intervento che io e noi familiari di Federico attendiamo dal ministro è il
procedimento disciplinare che porti al licenziamento degli agenti condannati per
la morte di mio figlio: un procedimento che ci era stato annunciato dal capo
della polizia Antonio Manganelli».
«Era ora - commenta su Twitter il presidente di Sel,
Nichi Vendola -
decisione Cancellieri per provvedimento disciplinare. Aspettiamo di vedere
esito. Non c’è posto per queste persone nelle forze dell’ordine della
Repubblica. Giustizia e rispetto per Aldrovandi». Anche il segretario di
Rifondazione comunista Paolo
Ferrero giudica positivamente l’intervento
di Cancellieri. «Ora però - aggiunge - il ministro dell’Interno dovrebbe
assumersi l’impegno affinché la vicenda Aldrovandi
non finisca come il G8 di
Genova, con i colpevoli che sono stati promossi». Andrea Sarubbi (Pd) ha
rivolto al ministro un’interrogazione parlamentare per chiedere «di allontanare
dalla Polizia l’agente che ha offeso pubblicamente la signora Moretti e, in
questo modo, anche tutte le forze dell’ordine».
Per i quattro poliziotti condannati, la sentenza della Cassazione non ha
previsto pene accessorie come l’interdizione dai pubblici uffici. Gli agenti
sono dunque ancora in servizio. Per loro, come da regolamento, si è aperto il
procedimento disciplinare. Saranno ascoltati da un’apposita commissione che poi
deciderà eventuali sanzioni. Per Forlani c’è da oggi un procedimento
supplementare: quello disposto dal ministro per i suoi insulti su
Facebook.
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Un giovane è morto, nelle foto vediamo il suo viso: era bello... Sicuramente i quattro poliziotti non volevano certo ucciderlo, ma solo tenerlo fermo nello stato di grande anomala esaltazione in cui il giovane si trovava. Sicuramente era un'esaltazione, dalla descrizione che ne hanno fatto i media, dovuta a non ben precisate sostanze stupefacenti.
Avranno fatto gli esami tossicologici sul cadavere, voglio sperare, e avranno individuato che tipo di sostanza aveva assunto Federico? Sempre dai media ho appreso che forse non lo sapeva neppure Federico cosa un "amico" gli aveva dato. Certo però lui quello che gli ha dato l'ha accettato ed ingerito e insieme all'alcool, che non può che far male se addizionato a sostanze psicotrope, siano queste psicofarmaci che droghe, ha avuto su di lui un effetto esplosivo. I testimoni che avevano chiamato la Polizia descrivono un ragazzo sconvolto da uno stato violento e terribile che lo aveva reso incontrollabile. I poliziotti hanno sbagliato nel tentativo di tenerlo fermo e lo stato di eccesso in cui il giovane si trovava, addizionato alla compressione violenta sul torace, ne hanno provocato la morte.
Difficile fare Giustizia con la G maiuscola. Di certo non era quello il modo di tenerlo fermo. Avrebbero dovuto prima chiamare l'ambulanza ed agire poi di concerto con il consiglio del personale sanitario.
Persino con i cani aggressivi che attaccano l'uomo, mettendone in pericolo l'incolumità e la vita, le forze dell'ordine sono tenute ad avere cautela, a non abbatterli nonostante stiano sbranando qualcuno. E' successo recentemente a Lariano, vicino Roma, un pitbull lasciato incustodito dai padroni, che sono stati in seguito denunciati, aveva aggredito una povera signora che portava a spasso il suo cagnolino.
23 giugno 2012 - Da ROMA TODAY"Una donna di 50 anni è in gravi condizioni
dopo essere stata azzannata in strada da un pitbull lasciato
incustodito. L'episodio è avvenuto questa mattina a
Lariano, vicino a Roma. La donna stava
passeggiando con il suo cagnolino quando il pitbull si è avventato sull'animale
sbranandolo e uccidendolo, e poi ha azzannato la cinquantenne. Sono intervenuti
i carabinieri di Lariano e gli agenti della polizia municipale: un militare, nel
tentativo di portare via il cane, è rimasto ferito. La donna è stata trasportata
all'ospedale di Velletri, ai Castelli Romani,
per le gravi lesioni subite, ma non è in pericolo di vita. Il proprietario del
cane sarà rintracciato e denunciato. (Fonte Ansa)"
Io stessa ho vissuto in prima persona uno sgradevolissimo episodio, che si verificava per la seconda volta, sempre da parte degli stessi cani di una razza definita nel decreto Sirchia "bisognosa di una particolare custodia", nel quale ho potuto constatare che il preciso maresciallo dei Carabinieri che è intervenuto ha dovuto rispettare un altrettanto preciso protocollo: ha dovuto chiamare il veterinario della ASL e l'accalappiacani, i quali hanno catturato le due bestie molto aggressive con cautela e badando di non fare loro male, mentre il carabiniere si teneva all'interno dell'auto di servizio con lo sportello semiaperto e la mano sulla fondina in cui era custodita la pistola di ordinanza, nell'evenienza di un attacco. Tutto questo per consentirmi di rientrare nella mia abitazione dopo una giornata di lavoro dato che, circondata la mia auto dai due bestioni, non potevo scendere. E meno male che esistono i cellulari.
Dunque tanta cautela per dei cani sicuramente aggressivi e nessuna per un giovane sia pure fuori di testa. Hanno sicuramente sbagliato, perché se la legge prescrive che per catturare cani di una razza aggressiva deve esserci oltre che l'accalappiacani anche il veterinario, che deve vigilare che tutto si svolga con ogni garanzia per l'incolumità dell'animale, non si capisce perché per un giovane, che ha sbagliato ad assumere sostanze che ne hanno alterato le funzioni psichiche, non si sia chiamata prima l'ambulanza e non lo si sia immobilizzato almeno con le cautele usate per i cani!!
Ho dovuto portare questi due esempi estremamente concreti nella loro drammaticità per far capire ancora meglio quanto si sia sbagliato nei confronti di Federico Aldrovandi.
Il poliziotto poteva risparmiarsi il brutto commento su una donna che preferirebbe avere qui suo figlio e non due milioni di euro al suo posto.

Federico Aldrovandi