martedì 7 agosto 2012

Interesse e disinteresse

I post più letti, secondo i numeri forniti da Google Apps, gestore del blog, sono quelli che appaiono nell'elenco a destra della Home Page in ordine di visualizzazioni numericamente maggiori dall'alto in basso.
Quelli meno letti o ignorati per ora sono solo 2: quello del 04/05/2012 "Comunicato", riguardante la manifestazione contro il mancato rispetto del Referendum da parte di ACEA ATO2, e quello più recente sui falsi ciechi che percepivano una pensione in maniera fraudolenta del 30/07/2012.
Mi sorprende invece l'interesse per il post su Scalfaro che, in assoluto, è quello che ha avuto più visualizzazioni.

Riflessioni sulla scrittura

"...Ma se si guarda bene, si scopre che alla radice della letteratura c'è proprio il pettegolezzo. Non è pettegolo Monsieur Montesquieu con le sue Lettere persiane? quelle missive che si accavallano grondanti di umorismo e di malignità? non è pettegolo il nostro signor Alighieri? chi più di lui si diverte  a riferire tutti i segreti vizi e le debolezze degli amici e dei conoscenti..."
L'umorismo a cui gli scrittori si abbeverano con tanta grazia da cosa deriva se non dal mettere in luce i difetti altrui?...

Da : "La lunga vita di Marianna Ucrìa" di DACIA MARAINI

Dacia Maraini (bellissimo nome, mentre il suo ex-compagno Moravia si chiamava più banalmente Pincherle) fa dire ad un personaggio del suo libro sulla nobile siciliana Marianna Ucrìa le parole che testualmente riporto sopra.
Gli scrittori fanno dire ai loro personaggi quel che pensano, non sempre naturalmente, a volte li usano per mettere in luce quello che, invece, aborriscono... Comunque è il pensiero dello scrittore che, in tutte le sue sfaccettature, la sua filosofia, si esprime nella sua opera. Mi fa dunque molto piacere leggere questa analisi che la Maraini fa di un aspetto della letteratura...
Riflettere su queste parole mi rafforza nella strada che ho intrapreso con questa raccolta di racconti un po' umoristici e un po' amarognoli che è "Le Verità nascoste...".  

lunedì 6 agosto 2012

La gente dimentica

Dal sito della RAI, dallo spazio dato a Massimo Carlotto, come lui si racconta...

Il suo passato, racconta, lo ha stivato in cinque grandi casse di legno e quando ha tentato di sollevarlo ha rischiato di rimanerne schiacciato. Erano atti giudiziari, perizie, articoli di giornale, lettere, telegrammi e appelli. Lo ha sistemato in cantina e ogni volta che trasloca - gli è accaduto tre volte da quando è uscito di prigione - lo spolvera, lo imballa e lo trascina con sé. 

E fa bene a portarselo dietro, perché fa parte di lui, qualsiasi cosa voglia raccontarsi o raccontarci.
Le prove non sono acqua fresca, soprattutto quando si è potuto usufruire di tanti processi e quindi di tanti giudici diversi che hanno esaminato e riesaminato i verbali, i fatti, da ogni angolazione e punti di vista, anche dei difensori.
Ha ucciso. Questa è la sentenza, questa è la verità scaturita da questi processi, gira che ti rigira... E' fuori solo per la Grazia concessa su richiesta, quindi con il presupposto di accettazione della sentenza definitiva, a cui ha tentato in ogni modo di sfuggire, lecitamente con i ricorsi dei suoi legali, ed illecitamente fuggendo all'estero.
Ma la Grazia che lo ha reso libero lo ha reso anche presenza sgradevole, per chi non dimentica che ha ucciso una ragazza inerme, troppo spesso nella televisione di Stato che si fa spot per i suoi mediocri libri di nera, materia di cui si intende bene.
Forse perché ha tanti amici nella cosiddetta "intellighenzia di sinistra", lui che militava in Lotta Continua?

domenica 5 agosto 2012

Differenze - Da: "Le verità nascoste: racconti comici... ma non troppo


Differenze

Sotto il grande ombrellone, distesi sulle comode sdraio dai cuscini imbottiti, con il mare azzurro davanti a loro, brillante di gocce d'oro che il Sole vi accende, tre uomini parlano sorseggiando fresche bibite colorate.
"Fra il cornuto e il tradito c'è una differenza, anzi, più di una." Fa l'uomo robusto sulla sessantina.
"E quale sarebbe?" Chiede perplesso quello più o meno della sua stessa apparente età, alto e magro.
"Il cornuto è sempre una figura squallida, perché si adatta alla situazione, mentre il tradito è uno che si fida e la cui fiducia viene tradita. Anche quando lo scopre, se lo scopre, il tradito reagisce sempre con dignità, non si adatta come fa il cornuto. Pure se le circostanze lo costringono a restare non finge, dimostra con l'atteggiamento il rifiuto della situazione, altrimenti umiliante per lui..."
"Ma se resta..." Fa il lungo.
"Ci sono tanti motivi che costringono a restare. Primo fra tutti i figli, se ci sono, poi motivi economici, di lavoro insieme alla fedifraga.... Tanti possono essere i motivi. Ma è l'atteggiamento che lo distingue dal cornuto, sempre spregevole. Il cornuto si adatta, accetta la sua umiliazione, se ne fa una corazza cinica e spesso reagisce contro gli altri, quelli che sanno della sua condizione."
"E come vuoi che reagisca..." Fa con un gesto del braccio il lungo, come a sottolineare l'inutilità della supposta reazione.
"Ti potrei portare tanti esempi...."
"Fammene qualcuno."
Il terzo uomo, più giovane dei due, fra i quaranta ed i cinquanta, ascolta e basta.
"Al paese mio - fa il robusto ridacchiando sornione - c'era uno, non so se è ancora vivo..., che lo chiamavano "Il Sordo". Sai com'è nei paesi, si sa tutto di tutti, le corna non si possono nascondere..."
"Se è per questo allora nemmeno in città." Interviene finalmente il terzo uomo.
Il robusto continua il suo racconto con un sorriso sulle labbra: "Questo sordo un po' lo era, ma un po' ci faceva per non reagire a tutte le cose che sentiva in giro. Salutava facendo finta di niente quello di cui la moglie era innamorata cotta, uno scapolo, che poi era anche un mio zio... Io stesso, allora bambino, una volta li ho visti appartarsi nella stalla dei maiali. Il Sordo però si sfogava facendo insinuazioni destituite di ogni fondamento sulle sorelle di mio zio, dando fastidio ad una mia cuginetta... Insomma cercava di compensare la sua umiliazione cercando di gettare discredito sulle femmine della famiglia dell'amante di sua moglie. Senza riuscirci perché nei piccoli paesi si sa tutto di tutti... Lui continuava a vivere con la moglie e i due figli,  anche se in paese dicevano che la figlia più grande era di mio zio. Da piccolo non me ne rendevo conto, ma poi da grande ho capito che era proprio così: sia per la somiglianza di questa ragazza con mio zio, sia perché la madre doveva averle detto qualcosa, perché lei volle che una mia zia facesse da madrina a suo figlio." 
"Sarà stato per le condizioni economiche... Era gente che viveva di agricoltura..." Riflette quello alto.
"Anche - ammette il robusto - ma non solo. Per un paese così piccolo di cornuti ce ne erano diversi... Ma un paio hanno provato a reagire, pur nelle stesse condizioni socio-economiche... E quelli li annovero fra i traditi, poveracci..." 
"Hanno rispettato la media nazionale comunque..." Commenta con un sorriso appena ironico l'uomo più giovane.
"Uno dei traditi si chiamava Gaspare, detto Gasperino, una bravissima persona. La moglie nemmeno la faceva lavorare nei campi, perché avevano un'osteria con annesso un negozio di alimentari e affittavano pure delle camere. In paese c'era uno che pare fosse superdotato... è andata con quello, come altre eh! Una addirittura ha scodellato un figlio che somigliava come una goccia d'acqua al figlio che il superdotato aveva avuto dalla moglie. Pensate che la moglie a volte si sbagliava incontrandolo per le strade del paese e lo chiamava scambiandolo per il figlio!" Ride.
Ridono pure gli altri due. "E il marito della porca?" Chiede sempre il lungo.
"Poveraccio, - si fa serio il robusto - che doveva fare. L'ha menata, girava con un occhio nero... Lo sapevano tutti... Lui era povero e pieno di figli... La moglie gli serviva in casa perché lui doveva lavorare la terra tutto il giorno. Come vuoi che facesse con tutti quei bambini... Se l'è tenuto in mezzo alla sua cucciolata. Ma questo io lo considero un tradito, con la sua umile dignità, non ha mai tentato di calunniare gli altri per pareggiare i conti..."
"E quel Gasperino?" Chiede l'uomo più giovane.
"Eh, quello reagì con tanta dignità. Fece la valigia e se ne voleva andare. Lasciava due figli con quella vacca della moglie e pensate che era tutta roba sua: l'osteria, la locanda, il negozio... Tutta roba che gli aveva lasciato suo padre."
"Poi?" Ancora il più giovane dei tre.
"Poi restò perché qualcuno lo raggiunse lungo la strada e gli parlò dei figli... Ma non è stato più lo stesso. Prima era sempre sorridente, dopo era senza sorriso, gli occhi tristi."
Rimangono un po' in silenzio, bevono le loro bibite. Poi parla quello più giovane.
"Sai, c'è del vero in quello che tu dici... Io conosco uno che è proprio un cornuto come dici tu... Lo è da tanti tanti anni e la moglie è andata con diversi... Non so come sarà stato all'inizio, forse avrà sofferto, non dico di no... Ma comunque è rimasto. Poteva tornare a vivere con i genitori che stavano da soli; l'unica sorella, che era sposata, è morta... Invece è rimasto. Forse per le figlie. Non so. So che quando l'ho conosciuto io era un blocco monolitico di cinica indifferenza. Ma la cosa più brutta è come dici tu, cerca di buttare discredito su tutti, insinuando da niente... Come "Il Sordo" di cui hai raccontato."
"Vedi? - Fa il robusto soddisfatto. - Vedi che la mia analisi è giusta? Guarda che io sono un osservatore dei comportamenti umani... Non mi servono gli psicologi: basta osservare i fatti, e sono comportamenti che si ripetono in molti cornuti. Pensano di rifarsi sugli altri della loro situazione umiliante!"
"Ma non è altro che il banale meccanismo del "mal comune mezzo gaudio"! Minimizza quello alto e magro.
"Un po' sì, - Ne conviene l'uomo fra i quaranta e i cinquanta. - Ma fino ad un certo punto. Questo che conosco io è un imbecille che arriva a sottolineare che chissà dove vanno le vicine quando escono la mattina a fare la spesa... E' proprio un'anima persa... Si è chiuso come in un bunker in cui fa resistenza contro l'avversa realtà negando tutto, protegge quella squilibrata della moglie facendo muro. Dovresti sentirlo come parla con voce sicura, fino quasi all'arroganza."
"Ma la moglie ci ha i soldi?" Chiede il robusto con un sorriso ammiccante.
"Sì, non tanti, ma dice che quello che hanno è tutta roba sua."
"Ma lo dice lei o lui?" Chiede il robusto.
"Lei, lei!" Fa il più giovane.
Ridono. "Allora gli conviene!" Fa il magro.
"Ce magna!" Rincara il robusto.
"Non lo so come stanno le cose, ma certo ci sono tanti fatti che sono inconfutabili e questo personaggio per me è incomprensibile." Conclude il più giovane scuotendo la testa.
"Ma che altro fa contro gli altri oltre ad insinuare che sono tutte come sua moglie?" Chiede ridendo il robusto.
"Dice che sono matti tutti quelli che dicono che ha le corna. Ma la gente che colpa ne ha se i fatti vengono fuori da più parti? Mica possono fare come lui che fa lo struzzo con la testa sotto la sabbia!" 
"Ma ci infila pure le corna sotto la sabbia?!" Ride grassamente l'uomo robusto. Quello alto e magro sorride.
Il più giovane continua: "Mica può pretendere che la gente ignori dei fatti! Conosco un professore a cui ha telefonato a casa una conoscente, disperata perché il marito da dieci anni è l'amante di questa zozza della moglie di questo cornuto, chiedendogli che razza d'uomo immorale è questo..."
"Ma questo professore che c'entra?" Chiede interessato il robusto.
"Niente! Ha la disgrazia di abitare vicino a questa squallida coppia e di conoscere questa signora che gli ha detto che questa sporcacciona sta levando i soldi al marito, che è impaccato di soldi, e lei era molto preoccupata per questo."
Gli altri due scoppiano a ridere. "Ah! Solo per i soldi si preoccupa la signora... Dieci anni, perbacco!!" Commentano insieme.
"Il cornuto deve aver saputo che l'altra cornuta aveva cominciato ad agitarsi e che era arrivata a sfogarsi con il professore..."
"E che ha fatto?" Sempre il robusto.
"Ha cominciato a cercare di screditare il professore. Una cosa ridicola. Questo è uno ormai in pensione che, un po' per passare il tempo e un po' perché gli piace, dà ripetizioni gratuite a chi gliele chiede. Vanno a casa sua ragazzini delle medie come persone adulte che debbono magari fare dei concorsi. Per un periodo c'è andata la mia ex-fidanzata che doveva fare una prova per accedere ad un Corso. E' una donna sui quaranta anni. Per altro le lezioni gliele ha fatte gratis proprio per me, perché mi conosce bene, e questo cornuto ha cominciato a dire in giro che "riceveva" una donna quando la moglie non c'era. Perché la moglie lavora ancora e torna il pomeriggio tardi. E mi hanno detto che faceva pure il moralista, diceva: "Io questo non lo capisco... A casa mai... La casa è sacra per la famiglia..." 
"Ma questo è proprio una merda!" Commenta duro l'uomo alto e magro.
"Eh, sì! Per non parlare di quella sordida della moglie che fa insinuazioni su altre donne del vicinato e anche sulla moglie di questo professore, usando termini che sono tutti attribuibili a lei: puttana, zozza, schifosa ecc."
"Ma nessuno li querela a questi?" Chiede finalmente serio l'uomo robusto.
"Ma a chi gli va di buttare i soldi e di trovarsi in un tribunale con persone così? Tanto chi vuol vedere vede e chi vuol capire capisce." Conclude facendo spallucce l'uomo più giovane.


sabato 4 agosto 2012

Bravi i nostri Carabinieri


Imprenditore aggredito in villa
Figlia sventa la rapina, 4 arresti

CITTA' DI CASTELLO - Una rapina già vista in Umbria. L'aggressione armata al buio, alle spalle, i rapinatori che arrivano in casa, svegliano gli abitanti puntando loro i coltelli alla gola e legano tutti, poi rubano ogni cosa abbia valore. Ma quella dell'alba di oggi in una villetta a Galliano, frazione di Città di Castello, è finita bene.

Dei quattro banditi, due sono stati arrestati poco dopo la fallita rapina. Gli altri due, ricercati dall'alto con un elicottero e nelle campagne del tifernate con le pattuglie, sono stati fermati in un secondo momento. I gioielli, i contanti, l'oro e tutto quello che avevano rubato dalla villa di un imprenditore, è stato recuperato. La vittima è il titolare di un night club che si trova in provincia di Arezzo, aggredito verso le 4.30 mentre stava rientrando a casa. I quattro l'hanno bloccato armati di pistole e coltelli. L'hanno aggredito e portato dentro casa.

Poi l'hanno legato. Hanno svegliato la moglie e due dei figli, minacciandone uno con un coltello alla gola, e hanno legato anche loro. Ma non si sono accorti della presenza di una terza figlia, di circa 30 anni, che ha chiamato il 112 mentre i rapinatori erano ancora in casa. Nascosta, senza farsi sentire, ha telefonato ai militari del radiomobile di Città di Castello che sono arrivati mentre i quattro stavano scappando a bordo del fuoristrada dell'imprenditore.

L'inseguimento è stato violento, i rapinatori hanno speronato una delle auto dei carabinieri ma sono finiti fuori strada dove sono stati bloccati. Dei quattro, due sono riusciti però a continuare la fuga mentre gli altri, albanesi, sono stati arrestati. Uno di questi, l'unico del quale si conosce l'identità, è stato ferito a un braccio da un colpo di pistola dei carabinieri, ma non è grave ed è stato trasferito in carcere. Altri due, anche loro di nazionalità albanese, sono stati portati nel commissariato di polizia di Città di Castello e secondo gli agenti sono "fortemente sospettati" di aver preso parte alla rapina. Erano nei pressi di un abbeveratoio di campagna, stavano cercando di lavarsi.

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Ancora plauso ai benemeriti Carabinieri che, con non eccelse paghe, rischiano la loro incolumità nello svolgimento del loro compito contro una delinquenza violenta e senza scrupoli.
Speriamo che i nostri strani magistrati non se la prendano con il carabiniere che ha giustamente sparato, visto che i nostri militi sono stati aggrediti e speronati.  

Incontro fra Bersani e Rubalcaba


RUEDA DE PRENSA EN ROMA
Rubalcaba: "“Estamos ante un ataque al euro, especulando sobre la deuda" y "lo que está pasando es que le están dando una patada al euro en el culo de España y de Italia"

"Estamos preocupados y defraudados" por las declaraciones de Draghi, porque no es razonable "que el BCE se desentienda de la suerte del euro"

El Secretario General, Alfredo Pérez Rubalcaba, aseguró hoy que los socialistas se encuentran “hondamente preocupados y defraudados” por las declaraciones que ha realizado este mediodía el Presidente del Banco Central Europeo, Mario Draghi, porque el “BCE ha quedado muy lejos de lo que esperaba, no solo España e Italia, sino Europa, EEUU y el mundo”. “Lo que no ve normal ningún ciudadano en Europa es que haya un BCE que se desentienda de la suerte del euro”, añadió.
Durante una rueda de prensa junto al Secretario Nacional del Partido Democrático italiano, Pier Luigi Bersani, tras la reunión que ambos han mantenido en Roma, Rubalcaba remarcó que “de lo que Draghi dijo en Londres a lo que ha dicho hoy hay un abismo”. “Esperemos que en los próximos días esta primera decepción se pueda corregir y que el BCE adopte medidas concretas para salir de la crisis”.
A juicio del responsable socialista, es probable que si España no estuviera en el euro nuestra prima de riesgo se situaría entre 200 y 300 puntos, porque entre esta prima y una de 600 “hay 300 puntos que España está pagando por su pertenencia al euro, no por nuestros fundamentos económicos”. “Estamos ante un ataque al euro en toda regla, especulando sobre la deuda española e italiana” y “lo que está pasando es que le están dando una patada al euro en el culo de España y también en el de Italia”, sentenció.
“Al final estamos hablando del seguro de desempleo de los españoles, de sus pensiones, de los hospitales y de las escuelas y sobre eso la gente está esperando una respuesta”, dijo el líder socialista.
“Europa debe tener conciencia -dijo- de que estamos en un momento económicamente muy difícil- también política e históricamente-, porque está en juego algo más que la salida de una crisis económica; nos jugamos la zona euro”.
Durante su comparecencia, Rubalcaba defendió que Europa necesita “opciones progresistas” y reiteró que “solo con recortes sociales no vamos a salir de la crisis, que hace falta poner en práctica políticas de crecimiento”. “España no va a salir adelante solo con recortes, recortes y recortes, sino que, al revés, vamos a aumentar el sufrimiento de los españoles y, probablemente, nuestra recesión y el desempleo”. En este sentido, consideró “significativo” el dato del paro conocido hoy, que calificó como “un mal dato de empleo para nuestro país”.
Además, Rubalcaba dijo coincidir con Bersani, con Monti y con Rajoy en que “es fundamental aplicar ya las decisiones que tomó el Consejo Europeo hace ya bastantes semanas, porque es muy importante que Europa aplique las cosas que acuerda”.
El Secretario General del PSOE hizo estas declaraciones tras la reunión que mantuvo con el Secretario Nacional del Partido Democrático, Pier Luigi Bersani, en la sede de esta formación en Roma, en la que también participó la Vicesecretaria General, Elena Valenciano


venerdì 3 agosto 2012

Marilyn Monroe un mito? Perché?

"Non basta andare a letto per diventare una star. . .  Ci vuole di più, molto di più. Però aiuta. Un sacco di attrici hanno avuto la loro prima occasione grazie a quello. Gran parte degli uomini sono talmente orribili, meritano che se ne cavi tutto quanto si può!".
  Marilyn Monroe

Questo triste giudizio attribuito a  Marilyn Monroe fa pensare al modo di vedere gli uomini che hanno le prostitute: il loro accettare tutti i contatti, tutte le brutture, giustificato dalla moneta che ne possono ottenere.
Al di là dell'aspetto, dentro la testa la persona che era questa attrice pensava in modo necessariamente cinico ed utilitaristico sugli uomini.
In parte questo era dovuto alla sua storia infantile di abbandono affettivo, di solitudine affettiva, e di brutali tentativi di sopraffazione da parte di esseri umani orribili, come ce ne sono tanti ed ovunque, che cercano di predare le creature che sentono deboli e indifese.



DA: La Repubblica

 L' ultima diva nata dal divano fu probabilmente Marilyn Monroe, che non tentò mai di nasconderlo: "Tutte l' hanno fatto. Faceva quasi parte del mestiere. Loro volevano assaggiare la mercanzia e se dicevi di no ce ne erano almeno altre venticinque disposte a dire di sì. Non era un dramma". Cinicamente, gli autori sostengono che se Marilyn non fosse andata a letto, tra un marito e l' altro, con chiunque glielo chiedesse come fosse un suo dovere,  un suo atto di cortesia, oggi non sarebbe un mito ma una cameriera troppo in carne in qualche self-service: non tenendo conto che anche per lei sarebbe stato meglio esser viva che morire giovane e disperata, dopo l' ennesimo aborto e l' ennesima orgia organizzata da Peter Lawford, cognato dei Kennedy che di lei non volevano più saperne. Eppure quella specie di macelleria che fu Hollywood, almeno da come la racconta Selwyn Ford, fu anche uno dei luoghi dei massimi sogni, delle speranze più accanite per migliaia di ragazze: una di loro, diventata brava attrice e di cui il libro non fa il nome ha detto agli autori: "Avete un' idea dell' attrazione sessuale che i proprietari di quei sofà esercitavano su di noi? Non pensate a com' erano fisicamente, credetemi, non c' è afrodisiaco più forte al mondo di un uomo che può realizzare un sogno. Non credo che molte di noi siano state trascinate verso il sofà mentre scalciavano e urlavano".

di NATALIA ASPESI

Ecco, le cose stavano così... Se una donna accettava di prostituirsi, perché di questo si tratta, lo faceva per ottenere uno scopo che per lei era più importante di una ingombrante eventuale etica o morale. Era una scelta calarsi le mutande davanti al potere.
La virtù di Marilyn Monroe sta solo nell'averlo ammesso senza ipocrisie. E questo è già qualcosa rispetto agli abissi di immoralità e di disponibilità ad ogni compromesso di certe dive e divi del cinema. 
Perché allora farne un mito? Anch'io, quando a sedici anni quell'estate del 1962  appresi della sua morte prematura, provai sgomento, quasi che la morte non potesse riguardare un essere umano simbolo di fama, di bellezza, di fortuna... Ma questo era dovuto alla mia scarsissima percezione della realtà del mondo e della vita per assenza totale di esperienza.
Poi imparai che la morte può cogliere tutti a tutte le età e in molteplici modi, e non c'è splendore e fortuna che possa evitarlo.
Come si forma il mito? Sicuramente in questo caso per essere morta nel fiore della bellezza e della fama.  Il resto sono splendori e miserie di una bellissima donna, molto sfortunata nella sua infanzia ed adolescenza, ma come ce ne sono tante... e non tutte vengono ripagate con bellezza e successo.
Certo, abbiamo visto che il successo l'ha perseguito pagando la moneta della prostituzione, ma l'ha fatto volontariamente... Ha poi continuato anche per diletto, conquistando ogni uomo le capitasse a tiro. Emblematico è l'episodio con Yves Montand, sedotto sotto gli occhi della umiliata moglie, Simone Signoret, che se ne tornò in Europa lasciandole il rimbambito Yves che stava girando un film con lei.
Erano tutti irresistibili grandi amori o esercizio crudele del suo fascino per umiliare, usare, per soddisfare il suo sconfinato e malato narcisismo?
Chi ne parla come di una specie di Santa pagana giustifica tutto con la sua mancanza di amore negli anni della sua formazione. E' possibile... ma non giustificabile. Poteva cogliere le occasioni di affetti veri che la vita le ha messo davanti, un esempio è il campione di base-ball Joe Di Maggio. Basta leggere le varie notizie su di lei e lui, quando era suo marito e, soprattutto, dopo, per capire che lui l'ha amata veramente e non solo come un simbolo sessuale o come un batterio su un vetrino da esaminare freddamente come ha fatto Arthur Miller.
Lei era troppo nevrotica per saper costruire qualcosa di duraturo e ha divorziato dall'unico uomo che l'ha rispettata come essere umano solo perché lui era geloso e qualche volta, sembra, l'ha picchiata per questo.
Ma qualcosa bisogna pur sopportare in questo mondo che non è un Eden e, invece di rassicurarlo, ha preferito lasciarlo, continuando a prostituirsi con il Potere, che ora non doveva più darle lavoro nel cinema, ma solo la soddisfazione di andare a letto con lei, non importa se erano due fratelli, i confini della morale di Marylin Monroe erano sfilacciati, non c'erano a far da argine e puntello alla sua deriva. 
Il mondo è la fogna che è ed è la nostra scelta che ci salva o ci perde. Lei si è persa e non c'è nulla di mitico in questo, anzi...
In mezzo a tanta poesia sprecata per questa donna nevrotica e bellissima, riporto qui sotto un articolo che non celebra con parole assurde un mito che non c'è:



Da: Il Secolo XIX

I peggiori nemici di Marilyn Monroe sono stati i suoi estimatori. Non il pubblico che si è fatto confondere dalla beatificazione dell’attrice, ma artisti e intellettuali, uno per tutti Norman Mailer, che si sono intestarditi nel farne un simbolo. Di cosa non si capisce nemmeno adesso, a mezzo secolo dalla morte. Non è mai stata una grande attrice, tanto è vero che se ne decanta solo l’appeal fisico, al massimo la simpatia come in “Quando la moglie è in vacanza” o”A qualcuno piace caldo”. Parliamoci chiaro: nell’ultimo film della sua carriera, “Gli spostati” del 1961, afflitto da disgrazie a non finire perché nel giro di poco sono morti i tre interpreti principali, Clark Gable, Montgomery Clift e la Monroe, proprio l’attrice non dà il massimo.
Ma non è l’unico caso. Per Marilyn vale la più crudele delle nemesi maschili: concupita per un corpo voluttuoso, è sempre stata considerata meno di un’oca. Al massimo una ragazza fragile da consolare. Possibilmente di notte. Alla Monroe, così irresistibile a parole, non è mai stato risparmiato nulla. Nemmeno di aver avuto un amore lesbico a sedici anni, come suggerisce, con tempismo sospetto, lo scrittore newyorkese Tony Jerris nella biografia “Marilyn Monroe: My little secret told by Jane Lawrence”. Non contento di svelare un rapporto delicato e lacerante, le due erano minorenni, Jerris batte sul solito tasto della Sodoma e Gomorra hollywoodiana: sì, la Monroe ha amato Liz Taylor, Marlene Dietrich, Barbara Stanwyck e pure Joan Crawford. Sai che scoperta.
Promiscuità, leggerezza, depressione, sesso facile con più uomini, al punto che l’essere stata amante sia di John che di Robert Kennedy è sempre passato come un’impresa. Qualcosa in linea con la libertà degli anni ’60, invece, è la relazione che l’ha uccisa emotivamente e, secondo le teorie cospiratorie ricorrenti in America, probabilmente quella che le è costata la vita se è stata avvelenata. Se vi sembra un’icona, bisogna capire di cosa. «Ci sono stati emotivi che Marilyn non può controllare a lungo» dicevano sui suoi set «quando dice di stare male, è vero. Lei crede di essere malata. Può anche avere la febbre, ma è un malessere interiore. Tutto di testa».
Dopo la sua morte, nessuno si è preoccupato di ristabilire la verità artistica. Era o non era una brava attrice, era o non era un sex symbol? Al contrario, come succede spesso a chi se ne va relativamente giovane, tutto viene proiettato come un missile verso lo strato più alto e rarefatto della fama. L’abito che si alza, per il getto di aria calda in “Quando la moglie è in vacanza”? Un segno di arte pop. Il che è risibile, semmai è un’idiozia della sceneggiatura. Invece di quella posa oscena, di quel sorriso orgasmico si fanno statuette per qualsiasi uso. Innocente, sì, ma destinato all’iperuranio dell’universalità.
I tre matrimoni naufragati? Passi per il primo, quando ha 16 anni, ma quelli con il campione di baseball Joe Di Maggio e con il drammaturgo Arthur Miller sono sempre visti dall’orgoglio nazionale, la star erotica che sposa due eroi: l’atleta e lo scrittore. Peccato che la considerazione per Marilyn sia più o meno quella che si concede a una sgualdrina. I fans che le scrivono 5 mila lettere alla settimana, e che le chiedono la mano a dozzine, accettano un massacro mediatico scambiato per complicità. Un pasticcio simile non si vedrà mai più.
La Monroe è più oggetto di caricatura che del desiderio. Vi pare che abbia dettato la moda come scrivono a vanvera oggi? Semmai chiedete un tubino alla Audrey Hepburn o un tailleur o un abito da cocktail alla Grace Kelly, che fra l'altro ha dato il suo nome alla più bella delle Hérmès. Non mi pare che sia mai toccato a un succinto abitino di Marilyn. No. Intorno a questa ragazza sfortunata ma mediocre, sulla quale hanno fatto soldi e popolarità tutti, compreso l’Elton John di “Goodbye Norma Jean”, è nato un culto che non porta da nessuna parte. La diva più mirabile, Greta Garbo, se ne stava zitta. Marilyn cinguettava a sproposito. Riposi in pace.
Renato Tortarolo

Non condivido tutto quello che scrive Tortarolo, né che per illustrare l'articolo Il Secolo XIX abbia pubblicato una foto di una delle tante sosia della vera Marilyn scrivendone sotto il nome come se fosse lei, dimostrando di non saperla neppure riconoscere, ma ho riportato questo articolo solo perché non è la solita ridicola campana che celebra un mito che non ha motivo di essere.
Dietro il suo sorriso che copriva depressione, sconfitte e rinunce per quel successo accanitamente perseguito, c'erano anche tanti aborti:
"...la stessa Marilyn disse di aver avuto quattordici interruzioni di gravidanza."
Voglio dare su di lei il mio semplice parere di spettatrice dei suoi film: per me era una brava attrice, una brava professionista che sapeva tenere la scena, ed era molto bella. Tutto qui.


Promuovere per rimuovere


Il 26 luglio 2012 il CSM ha dato il via libera al collocamento fuori ruolo del Procuratore aggiunto di Palermo Ingroia che smetterà le vesti di PM per un anno per andare a dirigere in Guatemala un'unità di investigazione per la lotta al narcotraffico su incarico dell'ONU.


Se ha accettato l'incarico Ingroia può avere un unico motivo: sa che se rimane gli fanno fare la fine di Falcone e Borsellino.
Il 21 maggio 2012 Ingroia era stato ospite della trasmissione di Oliviero Beha su RAI3 che va in onda al mattino: si è parlato di Falcone e Borsellino ed è stato detto dal conduttore che Ingroia era sotto minaccia di fare la stessa fine. Rivolto ad Ingroia ne ha chiesto conferma ed il magistrato, con uno sguardo triste che non posso dimenticare, non ha potuto smentire. 
Un Paese che non sa proteggere i suoi uomini migliori che Paese è?

giovedì 2 agosto 2012

Stragi senza Giustizia, solo vittime da ricordare

Da: La Stampa
Come ogni anno Bologna non dimentica la strage che ha mandato in frantumi le vite e i sogni di 85 persone e altri duecento feriti: trentadue anni dopo la città si riunisce ancora per ricordare la tragedia alla stazione. Presente alla cerimonia anche il il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. Quello di quest’anno è un anniversario particolarmente sofferto a causa della tensione che negli ultimi giorni si è alzata tra il ricordo e il dolore di chi il 2 agosto 1980 ha perso genitori, figli o amici, e le nuove piste sui mandanti che continuano ad alimentare le polemiche.
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Non è solo Bologna che non dimentica: non dimenticano tanti Italiani.
Gli stessi Italiani che non dimenticano la strage di Ustica, quella del treno Italicus, quella di Piazza della Loggia a Brescia ecc. ecc.. Purtroppo... ecc. ecc..
E la strage di Bologna non solo  "ha mandato in frantumi le vite e i sogni di 85 persone e altri duecento feriti" ma ad ogni morto, ad ogni ferito, sono legate altre vite spezzate dal dolore del male fatto ai propri cari.
Tutte queste stragi hanno un denominatore comune: passano i decenni e passeranno dunque le generazioni ma non si sa e non si saprà mai la Verità.
Perché? Per incapacità di chi indaga o per forze oscure che condizionano chi di volta in volta indaga?
Non abbiamo risposte se non quelle che, di pezzo in pezzo sparso di piccole verità, ci siamo date immaginando l'insieme.
Le vittime sono vittime e perdono sempre. Come gli ebrei nei campi di sterminio messi su dai nazisti: la storia condanna quegli uomini mostri che godevano a sterminare e far soffrire altri uomini, ma quelle creature umane sono morte soffrendo e di loro non vi è più nulla se non qualche memoria. Ma erano persone che volevano vivere, come tutti, visto che erano stati messi al mondo dalle loro madri e "la Storia", sempre orribile, ha voluto che venissero cancellati.
Così sono le vittime delle stragi: qualcuno ha deciso che non dovevano vivere, che c'era un motivo più importante delle loro vite, dei loro affetti, per cancellarli, e non si deve a chi sopravvive neppure una spiegazione, ma solo verità camuffate da giustizia.



mercoledì 1 agosto 2012

Valorizzazione


Dalla Raccolta "Le verità nascoste"
Valorizzazione

Il matrimonio l'aveva delusa. Cercava distrazione. Si era iscritta ad un gruppo di amanti della montagna. Fu lì che un tipo, non signorile come suo marito per la verità, cominciò a fissarla e ad essere gentile con lei. Si sentì di nuovo viva: piaceva a qualcuno. Era un tipo buono, tranquillo... Certo non era fine come suo marito... Nell'aspetto... Ma cercava di sembrarlo. Certo non sfoggiava la sua cultura come suo marito... Che peraltro la sfoggiava troppo, fino ad essere pedante.
Comunque iniziò una storia ed al suo matrimonio dette un taglio definitivo. Suo marito con tutta la sua finezza, cultura e signorilità l'aveva resa infelice. Ora voleva godersi la vita che le era rimasta. Ne aveva il diritto! I figli dovevano capire!
Lui si chiamava Giovanni e girava con un'auto color oro, un po' vecchia... Certo... color oro! Pazienza, per andare in giro insieme con lui usava la sua... benzina compresa per la verità... Certo sarebbe stato carino se lui avesse fatto almeno il gesto di voler pagare quando si fermavano dal benzinaio... Ma non lo faceva. Sempre con quella faccia buona, con un'espressione indefinibile, un sorriso che quasi non era un sorriso...
Conobbe la sua famiglia. Lui era divorziato senza figli. Seppe da sua sorella che la moglie lo umiliava in pubblico. Si vergognava di lui. Lo trattava da persona poco intelligente ed incolta. Eppure lui era diplomato. Certo non laureato come suo marito e come lei... Ma aveva così interesse per la parte bella della vita! Gli piaceva viaggiare, avere belle auto nuove, vestire bene, vivere in una bella casa, andare per musei e mostre dove, finalmente, lei non doveva più andare da sola!
In realtà lui viveva in una specie di monolocale. Era suo però. Per comodità si trasferì a casa di lei che, nel frattempo, si era separata dal marito che, per accordi presi fra di loro, era andato a vivere altrove: in affitto. Tanto era ricco!
Giovanni aveva un buon posto in un Ente. Lo stesso dove lavorava in un ruolo importante la moglie precedente. Prima di quel posto lui faceva l'imbianchino. La moglie l'aveva conosciuta così: ridipingendole la casa. Lei, stanca di storie con uomini sposati, che pure l'avevano aiutata a fare carriera, voleva sentirsi moglie... Stava invecchiando e quel giovane così gentile, calmo e... accudente poteva diventare un marito. Bastava ripulirlo un pò: e lo fece entrare nell'Ente dove, grazie ai suoi maturi amanti, aveva ottenuto un certo potere.
Non bastò, però, vestirlo bene e metterlo in un ufficio di prestigio. La gente è cattiva e lei non sopportava i sorrisetti, gli sguardi ironici, di fronte alla goffaggine di lui, al suo non capire, ai suoi strafalcioni. Certo si vedeva che lei aveva dieci anni di più... E anche questo attirava un sottile sarcasmo. Si sfogava arrabbiandosi con lui: e il matrimonio finì. 
Ora i due reduci da sfortunati matrimoni cercavano di ricostituire una serenità insieme. Lei non amava scandagliare i suoi pensieri, anzi, preferiva distrarsi, non soffermarsi ad analizzare. Però qualcosa le serpeggiava sotto la superficie e, quasi inconsapevolmente, ne parlava ad una sua amica: "Sai Sonia, Giovanni sta ristrutturando il suo monolocale..."
"Approfitta del fatto che abita da te, naturalmente."
"No, - si allarmò lei - non approfitta..."
"Ma cosa hai capito Ivana! Non volevo dire che approfitta perché sta risparmiando vivendo da te... Volevo dire che stando qui... la sua casa è libera e può approfittarne per eseguire dei lavori di ristrutturazione!"
"Ah! Ecco! Certo è così... Però forse vuole tornarci... dopo. Gli ho detto che, se dopo che l'ha fatta risistemare l'affitta, gliela rovinano..."
Sonia si accorse della sua insicurezza: la donna temeva che la ristrutturazione fosse il preludio di un ritorno a casa sua. "Non preoccuparti Ivana, vorrà affittare per avere un reddito maggiore. Fate tutti questi viaggi, ha cambiato auto..."
"Ma pago tutto io!"
L'amica cercò di nascondere educatamente il suo disappunto. La colpiva il modo con cui Ivana le comunicava questi fatti imbarazzanti: con un'espressione di candida ed acritica meraviglia. Cosa voleva da lei? Che le dicesse che non era una bella cosa? Forse non lo sapeva da sola? O forse voleva sentirselo dire perché aveva anche lei la consapevolezza che non fosse giusto, ma non aveva il coraggio di affrontare da sola la verità?

Alla festa di compleanno del suo convivente invitò un sacco di amici. Sonia gli regalò un libro su una figura politica che in quel momento faceva molto parlare di sé: il titolo era "L'escluso". Invece di ringraziarla l'uomo si adombrò lasciando Sonia di sasso. Notando la faccia rabbuiata del festeggiato, si avvicinò Ivana e sbirciò la copertina del libro che riportava la foto dell'uomo politico. La povera Sonia, che non riusciva  a capire la reazione di chi riceveva il dono, guardò con meravigliata attesa il volto di Ivana, la quale guardò il libro poi il viso corrucciato del suo convivente e forse intuì qualcosa che solo loro due capivano e, invece di rimediare alla indelicatezza dell'uomo, disse allarmata: "No! Perché?"
Sonia era esterrefatta da quell'assurdo e scortese comportamento e, non sapendo come uscire dall'imbarazzante situazione non certo creata da lei, e di questo ne aveva perfetta consapevolezza, disse: "N..non ti piace?" 
"No." Fu la secca risposta dell'ex-imbianchino. Che continuò a non sorridere imbronciato.
Sonia non si era mai trovata in una simile assurda situazione: anche se un regalo non piace, e succede spesso, si dissimula con un minimo di cortesia l'inutilità del dono con un sorriso ed un grazie, se non altro perché chi lo porge si è dato la pena di acquistarlo!
La sua amica, poi, di solito educata e dai modi signorili, era solo preoccupata dell'effetto che quel libro aveva avuto sul suo convivente, tanto da passare sopra alla sua evidente villania senza cercare di porvi rimedio con una qualsiasi frase di circostanza.
Fu di nuovo Sonia a parlare: "Non ti piace D'Abruzzi?" Chiese cercando di sorridere nonostante tutto e di dare una motivazione possibilmente plausibile a tanta assurdità. "No." Ripeté con lo stesso tono e la stessa espressione il cafone senza concedere nulla. Sonia guardò ancora il volto della sua amica e la vide turbata. Comunque stava cercando di riprendersi grazie alla possibilità offertale dalle parole di Sonia e disse con un filo di educazione: "Beh, sì a lui D'Abruzzi non piace..." Certo non era sufficiente a giustificare una simile reazione, ma per uscirne Sonia disse anche: "Mi dispiace, - rivolta al villano - non sapevo..." A questo punto, con il suo accento romanesco, l'uomo disse: "Piace a lei.. " E con malgarbo porse il libro a Ivana, completando così la cafonata. Lei lo accolse con un sorrisetto, finalmente, imbarazzato: "Vorrà dire che lo leggerò io!" Sonia non disse altro.

In seguito seppe dalla stessa Ivana che il convivente insisteva per farsi sposare. Sonia non lo sapeva, ma questo le fece accendere un lumicino sulla scena che aveva vissuto al compleanno del convivente "così buono e così servizievole". Certo non si spiegava se non con un'interpretazione da psicanalisi! Ivana disse che lei non capiva l'insistenza, stavano bene così... Ormai avevano una certa età e persino sua figlia conviveva e non si sposava con l'uomo da cui aveva avuto due bambini!
"Già, - rispose Sonia - che bisogno c'è?"
"Certo - disse - hai ragione. Non capisco neppure io."
Al solito Ivana navigava nei suoi timori, lasciandoli però sotto la superficie della sua coscienza e parlando come Alice nel Paese delle Meraviglie.
"Pago tutto io. Vive qui ma non contribuisce alle spese delle bollette, dei consumi... Quando andiamo al supermercato non fa neppure il gesto di voler pagare lui... A Natale eravamo a casa dei suoceri di mio figlio e gliel'ho detto scherzosamente:"Tu spendi i miei soldi, spendi i miei soldi!". Sorridevo e l'ho stuzzicato un po'."
"E lui?" Chiese Sonia dissimulando il suo imbarazzo. Si vergognava per lei.
"Niente, lui niente!" Disse Ivana con l'aria meravigliata, ma senza dar le viste di trarne alcuna conseguenza.
Sonia si chiedeva fino a che punto si possa praticare l'autoinganno senza scivolare nella vera e propria patologia psichiatrica.

In successive circostanze Ivana le apparve tutta allegra. Facevano continuamente viaggi all'estero molto costosi che, anche se l'uomo ne avesse pagato il solo cinquanta per cento che gli spettava, non erano all'altezza del suo reddito, incomparabilmente inferiore alle possibilità economiche di Ivana che era, incontestabilmente, una donna ricca.
Le disse che lui insisteva per sposarsi e che erano andati ad una mostra di Chagall: "A Giovanni piace molto Chagall!" La informò Ivana, lasciando Sonia interdetta. Infine le propose di fare un viaggio a Londra con loro. Sonia accettò. 
A Londra scoprì che Giovanni pensava di parlare inglese perché aveva fatto un corso ad una scuola serale. Lei era cauta nell'uso del suo scarso inglese: lo aveva studiato per cinque anni alla scuola superiore ed aveva poi seguito dei corsi di aggiornamento pagati dalla struttura per la quale lavorava. Ma sapeva che, se non vivi per un periodo in un posto in cui si parla tutto il giorno inglese, tendi a perdere l'uso della lingua. Invece Giovanni si lanciava in vere e proprie conversazioni in cui Sonia, che conosceva molto bene la grammatica e la costruzione della frase inglese, ravvisava parole inventate e terribili costruzioni sintattiche. Lui però sembrava non accorgersi che l'interlocutore lo guardava senza capire molto di ciò che diceva.
Un giorno che stavano aspettando Ivana, che era andata a parcheggiare l'auto poco lontano, lui guardò il cartello che indicava l'orario del parcheggio: "Chissà che vuol dire a.m. e p.m.?" Disse riflettendo serio e senza imbarazzo. 
"Ma ante meridiem e post meridiem." Gli rispose Sonia senza nascondere la sua meraviglia.
Lui la guardò incerto: "Ma sei sicura?" Le chiese non convinto.
"Ma certo! In inglese l'ora viene indicata così: loro non dicono le ore 15:00 come facciamo noi, ma le 3 p.m., e le 3 a.m. sono le tre di notte,!"
Lui rimase a guardarla attonito, non del tutto convinto, mentre Sonia si chiedeva in che scuola serale di inglese era andato mai, visto che una delle prime cose che insegnano è proprio come si esprime l'ora... Se non altro per coprire le necessità più elementari appena si arriva in un Paese! Era desolata per la sua amica. Lui aveva qualche anno meno di lei ma era pur sempre un uomo ultracinquantenne!
Poco tempo dopo quel viaggio ricevette la loro partecipazione di nozze. Avevano "regolarizzato" la loro posizione, mentre la figlia di Ivana conviveva ancora con il padre dei suoi figli.