Dal sito della trasmissione di RAI 3 "Chi l'ha visto?"
Condannati a 11 anni i pirati che uccisero un bimbo a Torino
Torino, 12/7/2012 - Il gup di Torino Rosanna La Rosa ha condannato a 11 anni di reclusione per omicidio colposo, lesioni e omissione di soccorso un uomo di 34 anni e uno dei 2 accusati di aver investito una famiglia sulle strisce pedonali senza prestare soccorso il 3 dicembre 2011 a Torino, uccidendo un bambino di 7 anni. Per i due, arrestati ad Aosta un mese e mezzo dopo l'incidente, la condanna è più pesante di quella chiesta dal pm Gabriella Viglione, che aveva chiesto 8 anni e 4 mesi.
Da: Quotidiano Piemontese
Il gup di Torino Rosanna La Rosa ha condannato a 11 anni di reclusione per omicidio colposo, lesioni e omissione di soccorso Alessandro Cadeddu, e Francesco Grauso, accusati di aver investito una famiglia sulle strisce pedonali il 3 dicembre 2011 a Torino, uccidendo un bambino di 7 anni, e di essere poi fuggiti. Per i due la condanna è più pesante di quella chiesta dal pm Gabriella Viglione, che aveva chiesto 8 anni e 4 mesi. Cadeddu e Grauso hanno assistito alla lettura del dispositivo in aula in cui si trovava anche Simonetta Del Re, madre di Alessandro Sgrò, il bambino rimasto ucciso, e moglie di Calogero Sgrò, ancora in condizioni gravi anche se fuori pericolo di vita.
L’incidente avvenne la sera del 3 dicembre 2011. Cadeddu e Grauso erano andati a Torino per acquistare dell’eroina. e a bordo di una Renault Clio investirono l’intera famiglia Sgrò che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali dopo essere uscita da un negozio dove il piccolo Alessandro aveva scelto un regalo per Natale. Il bambino morì all’istante, il padre rimase in coma molti mesi e la madre accusò una frattura alla gamba.
I due proseguirono a tutta velocità, acquistarono la droga e tornarono ad Aosta. Furono individuati dalla polizia municipale di Torino soltanto a metà gennaio. La vettura, che riportava ancora i danni dell’urto, fu trovata nel garage dell’abitazione di Grauso.
sabato 1 settembre 2012
Una buona notizia
Labels:
Criminalità stradale
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Napolitano e le intercettazioni
DA: IL MESSAGGERO.IT
ROMA - «In questi
mesi tormentati il Quirinale è stato oggetto di attenzioni speciali e tentativi
di condizionamento impropri, e brutali, ai quali sono completamente estraneo, dei
quali sono un avversario deciso. La frittata non è rovesciabile». Lo afferma
Silvio Berlusconi in un'intervista al Foglio anticipata sul sito del
quotidiano.
«La giusta decisione di sollevare conflitto di attribuzione - afferma ancora l'ex premier - presso la Corte costituzionale non riguarda il settimanale mondadoriano, ma i comportamenti di una procura della Repubblica e i suoi portavoce a mezzo stampa, che oltre tutto per evidenti ragioni di piccola politica adesso litigano tra loro. I cittadini non sono stupidi, certe cose le capiscono al volo». E ancora: «Non gioisco per il fatto che questo metodo è arrivato, per calcoli politici precisi e direi di bassa lega, a lambire la massima istituzione dello stato. Anzi, proprio per evitare manovre torbide e destabilizzanti, italiane e internazionali, nell'interesse di un'Italia che amo e ho sempre amato, ho contribuito in modo determinante, nello scorso mese di novembre, al varo di un'operazione di emergenza imperniata sul governo del senatore Mario Monti e della sua compagine tecnica. Ritengo di essermi comportato da uomo di stato e da patriota».
Grasso: come nel '92 attacco a giudici e capo dello Stato. «È possibile che siamo in presenza di un ulteriore tentativo di destabilizzazione nel nostro Paese contro la magistratura e il capo dello Stato». Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Come nel '92 «oggi assistiamo a una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato», sottolinea Grasso. Intervenendo alla Festa del Pd, il magistrato sostiene: «Le stragi mafiose del '92 si inserivano in una strategia più ampia che tendeva a mantenere l'esistente ed a fermare la spinta al cambiamento. Oggi c'è una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato».
Messineo. «Anticipazioni di questo genere concorrono a quella logica politica di tensione, di ricerca di determinate soluzioni politiche, che c'è in questo momento». Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ha commentato così il servizio del settimanale Panorama sulle intercettazioni delle telefonate tra Napolitano e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino. «Da cittadino, ragionando secondo logica - ha aggiunto - potrei dire che lo scopo di queste propalazioni è quello di far salire la temperatura. La divulgazione di questi presunti contenuti è senza dubbio un episodio inquietante».
«Da Panorama anticipazioni senza fondamento». «Da magistrato - ha proseguito Messineo intervistato a Klauscondicio - non sono in grado di spiegare le ragioni di questa pubblicazione, non so quali siano le fonti di Panorama. Io non vorrei inserirmi in questo tipo di discussione, perché anche affermare che una ricostruzione è infondata significa, in un certo senso, dare delle indicazioni. In un certo senso, comunque, si è verificato un episodio che pone un problema, e non sto parlando di verità interna o di fondatezza, anche se concordo sul fatto che non mi risulta che queste anticipazioni abbiano un fondamento».
«Distruggere le intercettazioni». «È auspicabile che le intercettazioni irrilevanti ai fini del processo siano distrutte, il problema è soltanto il percorso per arrivare all'eliminazione», ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. «Siamo tutti d'accordo sul fatto che devono essere distrutte, sono prive di valenza penale e interesse investigativo; che possano o meno avere una valenza politica non ci riguarda come autorità giudiziaria, come magistrati inquirenti, è un fatto accessorio che rende ancora più auspicabile che vengano distrutte», ha proseguito Messineo.
«La divergenza è solo sul modo in cui pervenire a questa distruzione. Noi sosteniamo che lo debba fare il giudice nel contesto di un'udienza, alla quale avrebbero il diritto di partecipare le parti, eventualmente interessate, mentre altrove si sostiene che, trattandosi di intercettazioni che riguardano il Presidente delle Repubblica, si debba distruggerle nel contesto di un'udienza segreta e non accessibile, prima si era detto da parte del pubblico ministero, oggi si dice da parte del Gip. Ad ogni modo, anche questa è una tesi in diritto sostenibilissima e assolutamente legittima».
«Con il Quirinale - ha proseguito il procuratore di Palermo - c'è ovviamente una divergenza di vedute sulla normativa di diritto positivo che regola attualmente la distruzione delle intercettazioni, ma si tratta di una questione giuridica, non politica. Nonostante questo non ci sottrarremo, naturalmente, a ciò che la Corte Costituzionale deciderà e riterrà nel caso in esame», ha precisato Messineo, ribadendo che «se la Corte Costituzionale dovesse dare delle indicazioni che sono nel senso della tesi sostenuta dal Quirinale, noi ovviamente vi presteremmo il massimo ossequio, perché ripeto, è un problema di carattere giuridico, nulla di più, e noi siamo dispostissimi e favorevolissimi a ricevere delle indicazioni autorevoli».
Cancellieri. Quello delle intercettazioni è «uno strumento preziosissimo», ma «non è nemmeno pensabile che si possa intercettare il capo dello Stato», interviene il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ai microfoni di Prima di tutto, su Radio 1 Rai, definendo «inaccettabile» quanto sta accadento intorno al presidente Napolitano. «Sono fatti inaccettabili, siamo di fronte ad una istituzione davanti alla quale tutti dobbiamo portare rispetto e considerazione. Nel momento in cui un Paese perdesse certi principi che sono fondamentali per il vivere civile - ha aggiunto - credo che smarrirebbe se stesso». Riferendosi poi alla pubblicazione delle presunte intercettazioni sul settimanale Panorama, il ministro ha affermato che «sono cose che non possono essere consentite perché non si può consentire che la più alta istituzione dello Stato venga posta in questa maniera all'attenzione e venga in qualche modo offuscata la sua immagine perché è un'immagine di altissima specchiatura».
«Io credo - ha precisato - che bisogna distinguere la necessità delle intercettazioni», «uno strumento preziosissimo che ha portato a risultati veramente molto significativi in tantissime inchieste», ma «contemporaneamente non si può sopportare cose di questo genere. La pubblicazione - ha concluso - deve seguire delle regole molto serie e molto precise e poi comunque qui parliamo del Capo dello Stato che non dev'essere nemmeno intercettato, cioè, non è nemmeno pensabile che si possa intercettare il Capo dello Stato».
Severino. «Non comprendo davvero perché‚ alcuni organi di stampa proseguano con la pubblicazione di una ridda di illazioni, insinuazioni e congetture» sul presidente della Repubblica «presentandole come fatti», dice anche il ministro della Giustizia Paola Severino in una intervista al quotidiano cattolico Avvenire, aggiungendo che quanto pubblicato «non sono fatti, sono solo illazioni, camuffate da pseudo-notizie».
Venerdì 31 Agosto 2012 - 16:59
«La giusta decisione di sollevare conflitto di attribuzione - afferma ancora l'ex premier - presso la Corte costituzionale non riguarda il settimanale mondadoriano, ma i comportamenti di una procura della Repubblica e i suoi portavoce a mezzo stampa, che oltre tutto per evidenti ragioni di piccola politica adesso litigano tra loro. I cittadini non sono stupidi, certe cose le capiscono al volo». E ancora: «Non gioisco per il fatto che questo metodo è arrivato, per calcoli politici precisi e direi di bassa lega, a lambire la massima istituzione dello stato. Anzi, proprio per evitare manovre torbide e destabilizzanti, italiane e internazionali, nell'interesse di un'Italia che amo e ho sempre amato, ho contribuito in modo determinante, nello scorso mese di novembre, al varo di un'operazione di emergenza imperniata sul governo del senatore Mario Monti e della sua compagine tecnica. Ritengo di essermi comportato da uomo di stato e da patriota».
Grasso: come nel '92 attacco a giudici e capo dello Stato. «È possibile che siamo in presenza di un ulteriore tentativo di destabilizzazione nel nostro Paese contro la magistratura e il capo dello Stato». Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Come nel '92 «oggi assistiamo a una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato», sottolinea Grasso. Intervenendo alla Festa del Pd, il magistrato sostiene: «Le stragi mafiose del '92 si inserivano in una strategia più ampia che tendeva a mantenere l'esistente ed a fermare la spinta al cambiamento. Oggi c'è una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato».
Messineo. «Anticipazioni di questo genere concorrono a quella logica politica di tensione, di ricerca di determinate soluzioni politiche, che c'è in questo momento». Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ha commentato così il servizio del settimanale Panorama sulle intercettazioni delle telefonate tra Napolitano e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino. «Da cittadino, ragionando secondo logica - ha aggiunto - potrei dire che lo scopo di queste propalazioni è quello di far salire la temperatura. La divulgazione di questi presunti contenuti è senza dubbio un episodio inquietante».
«Da Panorama anticipazioni senza fondamento». «Da magistrato - ha proseguito Messineo intervistato a Klauscondicio - non sono in grado di spiegare le ragioni di questa pubblicazione, non so quali siano le fonti di Panorama. Io non vorrei inserirmi in questo tipo di discussione, perché anche affermare che una ricostruzione è infondata significa, in un certo senso, dare delle indicazioni. In un certo senso, comunque, si è verificato un episodio che pone un problema, e non sto parlando di verità interna o di fondatezza, anche se concordo sul fatto che non mi risulta che queste anticipazioni abbiano un fondamento».
«Distruggere le intercettazioni». «È auspicabile che le intercettazioni irrilevanti ai fini del processo siano distrutte, il problema è soltanto il percorso per arrivare all'eliminazione», ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. «Siamo tutti d'accordo sul fatto che devono essere distrutte, sono prive di valenza penale e interesse investigativo; che possano o meno avere una valenza politica non ci riguarda come autorità giudiziaria, come magistrati inquirenti, è un fatto accessorio che rende ancora più auspicabile che vengano distrutte», ha proseguito Messineo.
«La divergenza è solo sul modo in cui pervenire a questa distruzione. Noi sosteniamo che lo debba fare il giudice nel contesto di un'udienza, alla quale avrebbero il diritto di partecipare le parti, eventualmente interessate, mentre altrove si sostiene che, trattandosi di intercettazioni che riguardano il Presidente delle Repubblica, si debba distruggerle nel contesto di un'udienza segreta e non accessibile, prima si era detto da parte del pubblico ministero, oggi si dice da parte del Gip. Ad ogni modo, anche questa è una tesi in diritto sostenibilissima e assolutamente legittima».
«Con il Quirinale - ha proseguito il procuratore di Palermo - c'è ovviamente una divergenza di vedute sulla normativa di diritto positivo che regola attualmente la distruzione delle intercettazioni, ma si tratta di una questione giuridica, non politica. Nonostante questo non ci sottrarremo, naturalmente, a ciò che la Corte Costituzionale deciderà e riterrà nel caso in esame», ha precisato Messineo, ribadendo che «se la Corte Costituzionale dovesse dare delle indicazioni che sono nel senso della tesi sostenuta dal Quirinale, noi ovviamente vi presteremmo il massimo ossequio, perché ripeto, è un problema di carattere giuridico, nulla di più, e noi siamo dispostissimi e favorevolissimi a ricevere delle indicazioni autorevoli».
Cancellieri. Quello delle intercettazioni è «uno strumento preziosissimo», ma «non è nemmeno pensabile che si possa intercettare il capo dello Stato», interviene il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ai microfoni di Prima di tutto, su Radio 1 Rai, definendo «inaccettabile» quanto sta accadento intorno al presidente Napolitano. «Sono fatti inaccettabili, siamo di fronte ad una istituzione davanti alla quale tutti dobbiamo portare rispetto e considerazione. Nel momento in cui un Paese perdesse certi principi che sono fondamentali per il vivere civile - ha aggiunto - credo che smarrirebbe se stesso». Riferendosi poi alla pubblicazione delle presunte intercettazioni sul settimanale Panorama, il ministro ha affermato che «sono cose che non possono essere consentite perché non si può consentire che la più alta istituzione dello Stato venga posta in questa maniera all'attenzione e venga in qualche modo offuscata la sua immagine perché è un'immagine di altissima specchiatura».
«Io credo - ha precisato - che bisogna distinguere la necessità delle intercettazioni», «uno strumento preziosissimo che ha portato a risultati veramente molto significativi in tantissime inchieste», ma «contemporaneamente non si può sopportare cose di questo genere. La pubblicazione - ha concluso - deve seguire delle regole molto serie e molto precise e poi comunque qui parliamo del Capo dello Stato che non dev'essere nemmeno intercettato, cioè, non è nemmeno pensabile che si possa intercettare il Capo dello Stato».
Severino. «Non comprendo davvero perché‚ alcuni organi di stampa proseguano con la pubblicazione di una ridda di illazioni, insinuazioni e congetture» sul presidente della Repubblica «presentandole come fatti», dice anche il ministro della Giustizia Paola Severino in una intervista al quotidiano cattolico Avvenire, aggiungendo che quanto pubblicato «non sono fatti, sono solo illazioni, camuffate da pseudo-notizie».
Venerdì 31 Agosto 2012 - 16:59
Riporto un Commento sotto l'articolo del "Messaggero.it"
le intercettazioni sono
giudiziarie
|
e non politiche! Che razza di
ragionamento è mai questo, sono giudiziarie verso il più alto politico
rappresentante il paese, e pare poco. Solo in questo paese esistono immagini di
alta specchiatura, Cancellieri? Il presidente della Germania lo era altrettanto
e si è dimesso, quindi queste specchiature come vengono da lei chiamate, si
graffiano, si offuscano anche con il tempo, e si presentano come fatti perché
essi esistono e capiamo il vostro interesse a passarci un panno sopra, chi ve
l'avrebbe detto che avreste di botto occupato una poltrona sì in alto, ed
ora i cattivoni del popolo vi stanno tirando giù? E lei Severino, se queste sono
illazioni, ve ne stiamo chiedendo la prova, altrimenti la specchiatura è
compromessa per sempre, maggiormente se ne cancellate l'esistenza senza che il
popolo se ne sia accertato. Il POPOLO QUELLO SOVRANO che manda la gente al
governo con il suo voto e non con i sotterfugi come ci siete arrivati voi, è
bene che lo capiate, intesi?
|
Commento inviato il
31-08-2012 alle 20:16 da thalia36
///////////////////////////////////////////////////////////////////
|
Ho riportato un commento di tale "thalia36" per dare un saggio di come la gente, non tutta, non si fa manipolare.
Non l'ho riportato perché io sia d'accordo su tutto quanto questa persona scrive, ma sono d'accordo su alcune cose.
Diciamo subito che non sono d'accordo su "...chi ve l'avrebbe detto che avreste di botto occupato una poltrona sì in alto, ed ora i cattivoni del popolo vi stanno tirando giù?" Certo, è vero, ma quelli che le hanno occupate in precedenza negli anni non erano esattamente quello che il popolo voleva, pur avendoli votati! Lo hanno dimostrato con il loro operato fino a screditare i Partiti da cui provenivano.
Il problema non è se votati o meno, il problema è se si è degni o meno di servire la Nazione e di incarnare l'Istituzione affidatagli/le.
"Il POPOLO QUELLO SOVRANO che manda la gente al governo con il suo voto e non con i sotterfugi come ci siete arrivati voi, è bene che lo capiate, intesi?" Ecco, il Popolo Sovrano dovrebbe esserlo, ma che mandi al governo la gente giusta su questo ho molti dubbi... Sarà per il meccanismo perverso delle elezioni, sarà per le successive scelte perverse dei Partiti, sarà perché Uomini specchiati che si accontentano solo della giusta prebenda della carica ricoperta ce ne sono pochini, fatto è che i precedenti ministri ed i precedenti Capi di Governo non si fanno certo rimpiangere visto che di decennio in decennio hanno ridotto il nostro splendido Paese come vediamo tutti!
Sul resto di quello che scrive l'ignoto commentatore, che si nasconde dietro uno pseudonimo, dimostrando così, come molti, troppi, di non avere il coraggio di firmare quello che pensa, sono abbastanza d'accordo.
Non di intercettazioni fatte SUL TELEFONO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA si trattava, bensì su quello di NICOLA MANCINO per acclarare se, quando egli era Ministro, ci sia stata una trattativa con la Mafia.
Il Magistrato Ingroia (che fra poco sarà inviato ad altro incarico in Guatemala mi pare...) indagava correttamente su Mancino e le intercettazioni erano sensatamente autorizzate per questo. Se poi Mancino chiama il Presidente della Repubblica per lamentarsi con lui "dei magistrati di Palermo" è un falso di altissima ipocrisia dire che si stava intercettando la più alta Istituzione dello Stato e che questo è inammissibile ed allora le intercettazioni... "si debba distruggerle nel contesto di un'udienza segreta e non accessibile".
Questo è realmente inaccettabile. Tuttalpiù: ..."sosteniamo che lo debba fare il giudice nel contesto di un'udienza, alla quale avrebbero il diritto di partecipare le parti, eventualmente interessate,".
Non è ammissibile nulla di contrario a questo perché la VERITA', in una democrazia VERA, non deve fare paura a nessuno, se si vuole parlare di un'immagine di altissima specchiatura! Altrimenti ha ragione "thalia36": ...."queste specchiature come vengono da lei chiamate, si graffiano, si offuscano...".
Non dimentichiamo che un Presidente della Repubblica, tale Leone, fu costretto a dimettersi per fatti gravissimi, dunque non basta incarnare "una istituzione davanti alla quale tutti dobbiamo portare rispetto e considerazione".
Dunque ha ragione il Procuratore Capo di Palermo nel dire che "...affermare che una ricostruzione è infondata significa, in un certo senso, dare delle indicazioni..." E allora cito di nuovo "thalia36": E lei Severino, se queste sono illazioni, ve ne stiamo chiedendo la prova, altrimenti la specchiatura è compromessa per sempre, maggiormente se ne cancellate l'esistenza senza che il popolo se ne sia accertato.
Non riporto questa immagine per il Partito che prese l'iniziativa della commemorazione, ma per la citazione riportata a destra della foto, pensiero di un Presidente senza ombre.
Labels:
Politica
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
venerdì 31 agosto 2012
Assicurazioni misteriose...
Dirigente Rai cade in bici, risarcito con 500mila euro. Ma continua a pedalare
Gianfranco Comanducci, che a viale Mazzini tratta i contratti con le assicurazioni, a seguito dell'incidente riscuote la cifra. Eppure qualche giorno fa, scrive il Messaggero, "sulle strade dell’Argentario e in Costa Smeralda il vicedirettore generale pedalava senza sosta"
di Carlo Tecce
Gianfranco Comanducci, compagno di calcetto di Cesare Previti al Circolo Canottieri Lazio, pedalava già con la squadra Rai di Letizia Moratti presidente. Tirava le fughe. E così bene che i berlusconiani l’hanno spinto quasi sino al gradino più alto: vicedirettore generale di viale Mazzini con delega ai servizi di funzionamento.
Però, Comanducci pedala davvero. È un “ciclista straordinario”, tanto per citare le modeste cronache romane. Anche un ciclista di professione può cadere a villa Borghese e alzarsi un po’ malconcio: per esempio, con una frattura a una clavicola. E poi che fa, il ciclista? Per lavoro, tratta i contratti con le assicurazioni; per il ruolo che ricopre, beneficia di polizze molto gustose. E dunque, l’anno scorso, Comanducci chiese un risarcimento. Qui potete persino avere un moto di umana compassione. Al dirigente di viale Mazzini certificano un’invalidità permanente di un certo rilievo. Qualche mese fa, il nostro sportivo incassa una liquidazione di 500mila euro. Una cifra spropositata per l’infortunio in bicicletta tra i prati romani che sormontano piazza del Popolo. Ora direte che il mezzo milione di euro può alleviare il trauma di un ciclista costretto a parcheggiare la bicicletta per sempre. E che questo racconto spigoloso potrebbe ispirare il regista di Forrest Gump. Non temete, non piangete.
Pagine “Giorno e Notte”, il Messaggero (edizione di Roma) del 22 agosto 2012: “Sulle strade dell’Argentario prima e nei giorni scorsi in Costa Smeralda, per quasi tre ore al giorno, il vicedirettore generale Comanducci pedalava senza sosta. A Porto Ercole condivide la passione per la bici con un altro grande sportivo come Matteo Marzotto. Entrambi molto allenati, si possono permettere il lusso di farsi accompagnare nelle loro uscite in Maremma da un campione come l’ex ciclista Max Lelli”. Qualcosa non torna. L’omonimo di Comanducci pedala per tre ore senza sosta? È un atleta molto allenato? Sfida un ex ciclista in Maremma, un tipo tosto che s’è fatto 14 Tour de France? Speriamo per Comanducci che non sia lo stesso Comanducci. Tanto per capire, proviamo a contattare il vicedirettore generale che, direttamente al telefono e tramite l’ufficio stampa, non smentisce e non commenta: “Privacy”.
Ora dimenticate il Comanducci ciclista e pensate al Comanducci dirigente. Quasi contemporanemente al premio bonificato da Fondiaria, la stessa compagnia disdice unilateralmente il contratto con viale Mazzini. E Comanducci, versione vicedirettore generale, deve trovare un’assicurazione per garantire le dovute coperture ai dirigenti Rai, che ricevono trattamenti ben diversi dei dipendenti o dei giornalisti. Il giochino costa a viale Mazzini il 30 per cento in più, visti i precedenti (e i casi stile Comanducci), la nuova compagnia aumenta il prezzo. Interpellato anche per chiarire questa curiosa coincidenza, l’ufficio stampa Rai fa sapere: “Come si può verificare dal bando di gara, l’andamento del rapporto premi-sinistri degli ultimi anni è stato sfavorevole per la compagnia di assicurazione”. Quanti Comanducci ci sono in Rai? Oltre il Comanducci che s’aggira per l’Argentario e la Maremma con un’invalidità permanente?
da Il Fatto Quotidiano del 25 agosto 2012
Gianfranco Comanducci, compagno di calcetto di Cesare Previti al Circolo Canottieri Lazio, pedalava già con la squadra Rai di Letizia Moratti presidente. Tirava le fughe. E così bene che i berlusconiani l’hanno spinto quasi sino al gradino più alto: vicedirettore generale di viale Mazzini con delega ai servizi di funzionamento.
Però, Comanducci pedala davvero. È un “ciclista straordinario”, tanto per citare le modeste cronache romane. Anche un ciclista di professione può cadere a villa Borghese e alzarsi un po’ malconcio: per esempio, con una frattura a una clavicola. E poi che fa, il ciclista? Per lavoro, tratta i contratti con le assicurazioni; per il ruolo che ricopre, beneficia di polizze molto gustose. E dunque, l’anno scorso, Comanducci chiese un risarcimento. Qui potete persino avere un moto di umana compassione. Al dirigente di viale Mazzini certificano un’invalidità permanente di un certo rilievo. Qualche mese fa, il nostro sportivo incassa una liquidazione di 500mila euro. Una cifra spropositata per l’infortunio in bicicletta tra i prati romani che sormontano piazza del Popolo. Ora direte che il mezzo milione di euro può alleviare il trauma di un ciclista costretto a parcheggiare la bicicletta per sempre. E che questo racconto spigoloso potrebbe ispirare il regista di Forrest Gump. Non temete, non piangete.
Pagine “Giorno e Notte”, il Messaggero (edizione di Roma) del 22 agosto 2012: “Sulle strade dell’Argentario prima e nei giorni scorsi in Costa Smeralda, per quasi tre ore al giorno, il vicedirettore generale Comanducci pedalava senza sosta. A Porto Ercole condivide la passione per la bici con un altro grande sportivo come Matteo Marzotto. Entrambi molto allenati, si possono permettere il lusso di farsi accompagnare nelle loro uscite in Maremma da un campione come l’ex ciclista Max Lelli”. Qualcosa non torna. L’omonimo di Comanducci pedala per tre ore senza sosta? È un atleta molto allenato? Sfida un ex ciclista in Maremma, un tipo tosto che s’è fatto 14 Tour de France? Speriamo per Comanducci che non sia lo stesso Comanducci. Tanto per capire, proviamo a contattare il vicedirettore generale che, direttamente al telefono e tramite l’ufficio stampa, non smentisce e non commenta: “Privacy”.
Ora dimenticate il Comanducci ciclista e pensate al Comanducci dirigente. Quasi contemporanemente al premio bonificato da Fondiaria, la stessa compagnia disdice unilateralmente il contratto con viale Mazzini. E Comanducci, versione vicedirettore generale, deve trovare un’assicurazione per garantire le dovute coperture ai dirigenti Rai, che ricevono trattamenti ben diversi dei dipendenti o dei giornalisti. Il giochino costa a viale Mazzini il 30 per cento in più, visti i precedenti (e i casi stile Comanducci), la nuova compagnia aumenta il prezzo. Interpellato anche per chiarire questa curiosa coincidenza, l’ufficio stampa Rai fa sapere: “Come si può verificare dal bando di gara, l’andamento del rapporto premi-sinistri degli ultimi anni è stato sfavorevole per la compagnia di assicurazione”. Quanti Comanducci ci sono in Rai? Oltre il Comanducci che s’aggira per l’Argentario e la Maremma con un’invalidità permanente?
da Il Fatto Quotidiano del 25 agosto 2012
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Come sono strane le Assicurazioni... In questa Italia molte cose sono strane... Soprattutto è strano quello che, in uguali circostanze, può avvenire a chi è un cittadino qualsiasi, che si muove pensando che le regole sono regole quindi uguali per tutti in una Democrazia, il quale, al contrario, invece di essere risarcito si trova a dover pagare anche le spese di giudizio.
Sapete che scrivo no? Dunque vi racconterò una storia... vera però... come quasi tutto quel che scrivo.
Una signora di mezza età raggiunge il marito che l'aspetta davanti ad un Grande Magazzino provvisto di un ampio parcheggio.
Parcheggiata l'auto si avvia a raggiungerlo: lui dovrebbe attenderla davanti alle porte a vetri. La signora lo cerca con gli occhi in lontananza, mentre una folla consistente di persone sciama verso l'entrata in ordine sparso o ne esce raggiungendo il parcheggio dal quale lei proviene, nascondendole in parte la visione. Mentre cammina a tratti guarda in terra ed a tratti rialza lo sguardo davanti a sé. Il cammino è contrassegnato da piccole strisce pedonali che però finiscono in una grande pozzanghera che, essendo d'estate e calzando dei sandali, attraversandola la signora si bagnerebbe i piedi. Non è piovuto, dunque, si chiede la signora a cosa sarà dovuta quella enorme pozzanghera? Forse ad una perdita d'acqua? Chissà. Procede deviando alla sua destra su quello che sembra essere un vialetto, largo e lungo, delimitato da tubi di ferro ai lati. Rialza gli occhi camminando e all'improvviso il suo passo è tagliato da qualcosa che le sbarra le caviglie e lei si trova a cadere come un tronco a faccia avanti in un istante, senza poter fare altro che mettere istintivamente un braccio davanti a sé per riparare la caduta. Il braccio riceve un colpo ma non le evita di sbattere la faccia che riporterà escoriazioni sulla fronte e sul naso. Suo marito a qualche decina di metri da lei non vede nulla, per via della folla che va e viene. Accorrono un uomo ed una donna che si chinano su di lei premurosamente. Vorrebbero rialzarla ma lei sente un forte dolore al braccio e come un mancamento, dunque dice ai pietosi soccorritori di non muoverla. Accorre anche un ragazzone negro che è lì ad aiutare chi esce con i carrelli della spesa per caricarla in auto, per guadagnare qualche soldo con questa attività abusiva. Capisce che la signora deve essersi rotta il braccio e, nel suo stentato italiano, si offre di tirarglielo subito "perché al suo Paese si fa così". L'anziana donna si difende con le deboli forze rimastele e gli dice: "No, no, no!!" Il ragazzone desiste dal suo generoso proposito.
La signora gentile, ancora china su di lei si offre di chiamare il personale del Grande Magazzino, un'ambulanza... Ma la donna oppone un cortese diniego e chiede solo di essere accompagnata dal marito: la porterà lui, se mai, in ospedale.
La signora l'aiuta a tirarsi su con l'uomo e, accertatasi che può camminare e che non vuole altro, si congeda, mentre l'uomo di mezza età la sostiene e la conduce fino ad una panchina poco più avanti. La donna avverte nausea e lo comunica all'uomo, il quale minimizza e dice: "Sarà per lo spavento." Invece è per l'osso dell'avambraccio, il radio, che ha riportato una frattura scomposta, che l'organismo risponde con la nausea. Seduta sulla panchina, ringraziato il signore che ve l'ha accompagnata, la donna infortunata chiama il marito con il cellulare indicandogli dov'è e accennandogli brevemente l'accaduto. L'uomo arriva quasi subito. Decidono di andare nel più vicino ospedale e, sorretta dal marito, si avviano verso l'auto di lui tornando verso il parcheggio. Nel fare la strada a ritroso la donna gli indica il punto in cui è caduta e lei stessa vuole vedere cosa le ha tagliato il cammino: un tubo di ferro posto ad una decina di centimetri dall'asfalto corre orizzontalmente al vialetto che lei aveva imboccato. Non v'è null'altro. Solo più tardi si apprenderà che quello che sembrava uno sgombro camminamento altri non era che il ricovero di giganteschi carrelli in uso in quel Grande Magazzino che vende anche oggetti di grosse dimensioni. Nessuna sbarra più alta di quei dieci centimetri circa chiude il cammino del ricovero carrelli a metà del camminamento, solo quel tubo in basso, in orizzontale, in cui da due parti fronteggiantisi si possono riporre i carrelloni ma, in mancanza di essi, appare come uno spazio vuoto e libero. Più tardi si vedrà che dei cartelli all'inizio di quel camminamento dicono che lì si possono riporre i carrelli.
Ma se il cartello sfugge in assenza di un qualsivoglia carrello che richiami l'uso di quel posto?
La donna viene ricoverata, operata e dopo una decina di giorni di degenza torna a casa con gesso e ferri di Kirschner infissi nell'osso.
Dato che ancora non è in pensione perde un bel po' di soldi sullo stipendio, essendo la sua retribuzione basata essenzialmente sulle indennità legate alla presenza. Perde inoltre i rimborsi sui pasti, in mancanza di una mensa nella struttura dove lavora, che costituiscono anch'essi una piccola entrata. Scrive una raccomandata ai Grandi Magazzini, spiegando l'accaduto e, a prova della sua buona fede, porta il fatto che non ha neppure preso il nome dell'uomo e della donna che l'hanno soccorsa per eventuali testimonianze in giudizio. Chiede solo un risarcimento per quanto sta perdendo della sua abituale retribuzione e denuncia che la situazione del luogo dove è caduta non è sufficientemente segnalata e che va cambiata perché costituisce pericolo.
L'Ufficio legale dei Grandi Magazzini passa tutto alla compagnia di Assicurazione che nomina un perito il quale contatta la signora e le chiede di essere presente alla perizia sul posto.
Il perito sotto gli occhi dell'infortunata dichiara: "L'insidia c'è, non vi è dubbio che c'è."
Passa il tempo e la signora chiama il perito dell'Assicurazione il quale le dice di aver trasmesso da tempo la perizia alla Compagnia di Assicurazione e la consiglia di recarsi presso la sua sede e parlare con il liquidatore. Cosa che la signora fa puntualmente per sentirsi rispondere che la Compagnia non paga, senza alcuna spiegazione. Meravigliata la signora fa notare che il loro perito ha detto che "L'insidia c'è.." Risposta dura quanto laconica del liquidatore: "Il perito fa il suo mestiere ma a decidere siamo noi."
Indubbiamente è come venire schiaffeggiati e la signora si rivolge ad uno studio di avvocati che lavorano all'americana: nessun compenso ma una percentuale sul risarcimento qualora ottenuto. L'unica spesa è la registrazione della causa in Tribunale: circa euro 400.
Il giovane titolare dello studio, figlio di avvocato, è sicuro di vincere e stabilisce anche quanto, a suo avviso, deve essere l'ammontare del risarcimento: euro 14.000, di cui lo studio prenderà il 25%, ma per la signora è una questione di principio e non di soldi e insiste per l'80% della cifra allo studio in caso di vittoria della causa. L'avvocato ed i suoi collaboratori sorridono meravigliati da una simile presa di posizione. Il perito di parte, pagato dallo studio, è un Ingegnere. Si torna sul luogo: come per la prima perizia, effettuata dal perito dell'Assicurazione, la zona della caduta è stata stranamente delimitata da nastri bianchi e rossi da parte dei Grandi Magazzini. Anche questo perito sentenzia che: "L'insidia c'è." La perizia medico legale la fa un conoscente della signora, Medico Legale e Professore Universitario, dopo aver visionato la cartella clinica e averla visitata, senza costi, perché carinamente rifiuta ogni compenso.
La causa si svolge nell'arco di due anni e quando arriva la sentenza, stilata da una giovane magistrato donna, tutti restano esterrefatti: la signora non merita alcun risarcimento, perché non guardava sempre per terra e ogni tanto guardava avanti per scorgere il marito, dunque deve anche pagare le spese di causa e l'avvocato dell'Assicurazione: euro 2.600. Può, naturalmente, fare ricorso... Ma la signora, sfiduciata da una simile "giustizia", rinuncia paventando solo altre spese...
Dopo l'incidente il luogo è stato così modificato: come si vede ora c'è una barra a metà altezza d'uomo... A riprova che i due periti delle due parti in causa avevano ragione...
MORALE: GUARDATE SEMPRE PER TERRA ALTRIMENTI, SE L'INSIDIA E' VERSO I VOSTRI PIEDI, AVETE TORTO A NON AVERLA VISTA E NON POTETE CHIEDERE ALCUN RISARCIMENTO... PERO' HO UN DUBBIO... E SE MENTRE GUARDATE PER TERRA VI SI PARA DINNANZI UN'INSIDIA VERTICALE... TIPO UN PALO?
SE LO SARA' POSTO QUESTO QUESITO IL MAGISTRATO DONNA CHE HA STILATO LA SENTENZA SECONDO VOI?
Labels:
Costume,
Cronache giudiziarie
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
martedì 21 agosto 2012
Criminalità automobilistica
Pirata strada uccide carabiniere
L'uomo sarebbe stato individuato, in corso ricerche
21 agosto 2012Poco prima dell'una, un'Audi non si e' fermata all'alt e ha travolto il brigadiere. Il conducente dell'auto ha proseguito poi la sua fuga. Sarebbe gia' stato identificato, i carabinieri sono sulle sue tracce.
Intanto il povero Carabiniere è morto: ad un passo dalla pensione. Stava lavorando all'una di notte, quando altri dormono... L'assassino gli è piombato addosso senza remore, con tutta la forza, e i medici non hanno potuto fare molto per lui, anche se è stato soccorso immediatamente, come ovvio, ed è morto alle h. 4:30 del mattino.
Se prendono questo soggetto spero che la pena sia massima e, mi dispiace per la pietà che la Severino dimostra per lo stato dei carcerati, ma onestamente non me ne importa un fico secco se la cella dove lo metteranno è confortevole o meno.
Condizioni disumane dice la Severino? Uccidere è umano forse? Cancellare la vita di un pover'uomo strafregandosene delle regole è umano?
Le celle per questi soggetti debbono essere adeguate al reato.
Celle migliori per chi ha solo rubato e celle adatte alla gravità del reato per gli efferati assassini.
Labels:
Criminalità stradale
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
lunedì 20 agosto 2012
Marco mi comunica che Anna ha un nuovo programma su RAI3
Marco Omizzolo, Responsabile di Legambiente per la Provincia di Latina, mi comunica che la bella e brava Anna Scalfati, che ho avuto il piacere di conoscere grazie alle lodevoli iniziative del Circolo Larus Legambiente di Sabaudia, ha una nuova trasmissione su RAI TRE che si chiama "Percorsi". Il 7 settembre prossimo ci sarà Marco e sarà interessante seguire la puntata e le successive dato che le trasmissioni affidate ad Anna, anche in passato, hanno destato sempre vivo interesse di pubblico e anche in me quando ancora non la conoscevo se non dal piccolo schermo.
Chiedo scusa per la riproduzione dell'articolo di "Latina Oggi" che, essendomi stato inviato in pdf, per renderlo immagine leggibile ha preso molto spazio, sconfinando sulle scritte fisse della Home Page.
Labels:
Ambiente,
Comunicazioni,
TV
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Non mi stupisco più... - Novella
Da: "Le verità nascoste: racconti comici... ma non troppo
Non mi stupisco più…
“Ma come è possibile?!” Chiese quasi a sé stessa la signora.
“Io non mi stupisco più, perché con il lavoro che faccio, andando per le case… ne vedo tante.” Luisa, con la sua faccia buona e rubiconda un poco somigliante alla Camusso, lo disse con semplicità, senza ironia, malizia o sarcasmo.
“Due, che abitano proprio nella sua strada, un po’ più avanti, vivono lei al piano di sopra e lui al piano di sotto. La villa è di lei e dal marito si fa pagare l’affitto per la parte di sotto che occupa lui…”
“Addirittura l’affitto…” Commentò sempre più meravigliata la signora.
“Hanno una figlia sposata a Bergamo e quando la vanno a trovare partono insieme. Lei crede che i parenti del marito lo sappiano? Io credo di no. Si presentano insieme, quelli che ne sanno di come vivono.”
“Non c’è nulla di male a dire che si vive separati…”
“Sì, ma secondo me quelli non lo dicono. Partono insieme come se andassero d’amore e d’accordo, arrivano là… La figlia neppure lo saprà che il padre deve pagare l’affitto alla madre.”
“Ma che squallore…” La signora aveva una faccia triste. Bevve un altro sorso di caffè e Luisa continuò con la sua filosofica accettazione della realtà.
“Ora perché lei aveva sua cugina che la conosceva da anni, altrimenti…”
“No, no, eh, beh no! L’avevamo capito anche da soli, frequentandoli. Come lo trattava! Lui che restava sempre calmo in modo innaturale… E poi lei glielo ha detto pure in faccia più di una volta. Tentava di farcelo accettare come normale senza dircelo apertamente… Saggiava il terreno. Poi ha capito che non eravamo di quella pasta ed allora si inventava altre storie: chiacchiere in ufficio per invidia di lavoro… Ha tentato anche di screditare mia cugina ai miei occhi temendo che, prima o poi, mi avrebbe detto qualcosa… Cosa che poi è avvenuta del tutto casualmente e… debbo dire che non pensavo fino a questo punto…”
“Tanta gente vive così…”
“Ma non è meglio separarsi? Fanno finta davanti alla gente saggiando il terreno se quelli accettano una simile situazione… E’ brutto quando lo fa il marito, ma a me sembra ancora peggio se a farlo è la moglie.”
“E’ brutto comunque. Intanto vede le figlie? Si sono adattate e stanno sempre con loro.”
“E’ vero. Fingono pure tra di loro oltre che con la gente: dopo che ho tagliato i rapporti con queste persone, ho sentito un giorno la figlia più grande che diceva alla nonna paterna che non avevano più rapporti con me perché io sono matta perché dico che la loro madre ha l’amico.”
Luisa ora rise sinceramente divertita.
“E la madre del padre, secondo me, fa finta di niente anche lei, perché si limitò ad un debole: “Uh! E tuo padre che dice?!”
Luisa rideva ancora. “Già, che dice?”
“La ragazza rispose che non diceva niente, tanto io ero matta!”
Luisa continuò a ridere senza cattiveria.
Ora rise anche la signora. “Sembra la storia del “Berretto a sonagli” di Pirandello…”
“Cosa dice questa storia?” Chiese la donna semplice con curiosità.
“E’ una commedia di Pirandello, il grande scrittore siciliano. Vi si narra, di un uomo che sa benissimo di essere cornuto, ma fa finta di niente e guai a chi gli mette la verità così davanti da non poter più fingere di non vederla. Una moglie tradita, il cui marito va con sua moglie, non accetta le corna e fa uno scandalo. Lui, allora, va a casa di questa donna e le dice che non ci sono scelte: deve farsi passare per pazza, perché lo ha messo nella condizione di non poter più fingere di non sapere quello che fa sua moglie.”
Luisa sorrideva incuriosita e ascoltava quasi incredula. “E’ una commedia però!”
“Sì, ma Pirandello era un genio e quello che scriveva conteneva verità universali e non erano “pochades”… Ha avuto il Premio Nobel per la Letteratura.”
A Luisa faceva piacere sentire quello che non aveva potuto apprendere a scuola. I suoi studi si erano fermati alla licenza della scuola media inferiore e dopo aveva sempre lavorato come collaboratrice domestica e non aveva tempo per leggere.
“… E il berretto a sonagli che c’entra?”
“L’uomo tradito dice che se l’altra tradita non si fa passare per pazza per aver rivelato la tresca, lui sarà costretto a mettersi un berretto con i sonagli e così girare per la strada esposto al pubblico beffeggio. E’ il simbolo del ridicolo della vergogna che ormai avrebbe addosso…”
“Capisco.” Luisa era intelligente, dato che la semplicità di pensieri e di sentimenti non esclude l’intelletto, anzi, senza sovrastrutture culturali forse arriva prima a certe verità.
“Questa che lei ha scansato, però, è anche pericolosa. Ricorda il gas?”
La signora si fece seria. “Sì. La prima volta che lei trovò le due bombole allentate non lo misi in relazione a questa folle ed al suo complice cornuto. Perché deve aver avuto qualcuno che le faceva da palo… per forza.”
“Ha fatto bene a togliere quelle scalette. Perché è sicuramente passata da lì… dal cancelletto e poi da lì. Doveva fare solo un piccolo tratto riparato dagli sguardi, la casa accanto era disabitata, e si è infilata subito nelle scale in discesa, ha allentato le due bombole ed è risalita su.”
“Mio marito lasciava sempre la chiave per poterle montare e smontare nell’abitacolo… Avrà usato quella. Ma la prima volta, anche se il fenomeno è sembrato strano a tutti noi, non ero arrivata a pensare una cosa del genere. So che è malata per le cose che dice e che fa, ma come potevo pensare che anche lui…”
“Ma uno che riesce a vivere così non è normale neppure lui. Lei mi ha raccontato delle cose…”
“Cose che ci hanno detto loro! Poi, certo, a certe azioni abbiamo assistito anche noi: come quella volta che staccava il busto dalla sedia e poi lo riappoggiava mentre era seduto, avanti ed indietro, avanti ed indietro, in modo inconsapevolmente ossessivo…”
“Quel giorno arrivai e lei non era ancora andata in cortile e trovai tutta quella puzza di gas!”
“Per fortuna che non accendemmo nulla!”
“Dopo un mese risuccesse.”
“Già, e lì mio marito cominciò a trovare molto strano che quello che non era accaduto in venti anni ora accadeva così di frequente: bombole con la chiusura difettosa.”
“Poi non accadeva mai durante il giorno, ma solo la mattina si trovavano le bombole allentate ed il gas che fuoriusciva.” Ricordò Luisa.
“La squilibrata si alza molto presto…”
“Poi ci fu l’episodio della camicia di suo figlio tagliata con le forbici.”
“Già. A quel punto andai a controllare il cancelletto e mi accorsi che era stato aperto. Però, prima di dirlo a mio marito, lo feci vedere a lei e le chiesi cosa notava…”
“Erano allentati i ganci.”
“Poi ci portai mio figlio, senza dirgli cosa avevo visto, e gli chiesi di guardare il cancelletto. Lui guardò e disse: “Ma questo è stato aperto.” A quel punto mi rivolsi a mio marito, senza dirgli quello che avevamo già notato in tre persone diverse, e gli dissi solo di guardare e dirmi se vedeva qualcosa che non andava: e lui disse “Questo cancello è stato aperto”.”
“Avete fatto bene a togliere le scalette.” Ribadì Luisa.
“Ma quelle le abbiamo tolte solo per allargare il vano di servizio dov’è la caldaia. In realtà mettemmo la catena con il lucchetto: per passare ora la pazza doveva tranciarla o farlo al lucchetto.”
“Ci vuole una sega da ferro… Ci vuole tempo… e si vede subito.” Concluse Luisa.
“Tutto questo solo perché gli abbiamo fatto capire che ci fanno schifo.”
“Capisco che gli può fare rabbia, ma queste sono cose da pazzi!” Commentò la brava domestica.
“Quando sono venuta qui ne conobbi un’altra. Ma quella non era pazza, era… è … solo una sporcacciona.” Si corresse sorridendo la signora.
“Chi sarebbe?”
“Graziella Monichelli. La conosce? Qui la conoscono tutti.”
“Oh, sì che la conosco. Vendeva le case.”
“E’ così che l’abbiamo conosciuta. Cercavamo una casa e lei lavorava per uno che aveva una specie di Agenzia, ci hanno detto che era un mezzo delinquente… Ci presentò un tizio che vendeva la sua villa, poi abbiamo scoperto che non aveva facoltà di venderla perché non aveva pagato il mutuo ed era sotto sequestro della banca.”
“Ma pensa un po’!”
“Questo tipo diceva che lui i soldi del mutuo li dava al titolare dell’Agenzia di cui si fidava “perchè era un amico”…”
“E non si faceva dare nemmeno una ricevuta? Pensi che scemo!”
“Graziella Monichelli difendeva il suo datore di lavoro e diceva che era questo tizio che faceva debiti e che fra i creditori che si erano messi in coda insieme alla banca c’era addirittura la Stock, perché questo tizio, che aveva perso la casa anche se ci abitava ancora e si atteggiava a impossibile venditore, mandava cassette di liquori a destra e a manca per fare il grande e farsi bello con la gente. Insomma una storia assurda di gente assurda.”
“Ah, signora, io non mi stupisco più di niente!”
“Io invece mi voglio stupire, Luisa, altrimenti qua ci fanno sembrare tutto normale, tutto giusto…”
“Giusto no! Però la gente è così. Io ne vedo tante.”
“Comunque io non credo alle chiacchiere se non tocco con mano e sulla Monichelli ero incredula quando quella sciroccata della moglie del pilota di aerei mi disse che ci aveva provato con suo marito.”
Luisa rideva di nuovo. Ora avevano finito il caffè ed avevano ripreso a sfaccendare.
“Poi ci ha creduto però?”
“Eh, sì. Perché la moglie di Andrea, il pilota, è vero che è una nevrotica, perché glielo hanno scritto addirittura sulla cartella clinica quando finì nell’ospedale qua vicino, però di certo non è una mitomane come la squilibrata che forse ha aperto le nostre bombole… E quando mi raccontò che con Graziella erano amici e che, una sera che lei l’aveva invitata con suo marito a cena, questa, con la scusa di aiutare Andrea che stava sparecchiando, lo aveva seguito in cucina portando dei piatti e, una volta riposti nel lavandino, gli aveva fatto delle "avances"… ci ho dovuto credere.”
“Con il marito che stava di là?”
“Che fa, si stupisce Luisa?” Scherzò la signora.
Rise anche lei: “No… però…”
“Allora le dirò anche il resto: la moglie di Andrea mi disse che Graziella gli aveva messo la mano in quel posto!”
Luisa smise di pulire la macchina del gas: “No?!!!”
“Ebbene sì. Disse che il povero Andrea non sapeva come fare. Imbarazzante! Anche perché Graziella è un poco racchia vicino alla moglie di Andrea, che è una bella ragazza!”
Luisa rideva: “Per fortuna!”
“Lo disse anche lei: “Fortuna che è brutta, altrimenti io che cosa avrei fatto?” Aveva ragione.”
“Aveva ragione sì!”
“Bella amicizia! Comunque disse anche altre cose che mi lasciarono esterrefatta. Disse: “Per me il marito manda avanti la moglie…Lui è d’accordo.” E siccome io non capivo il senso di quello che mi stava dicendo, aggiunse: “Non hai visto come è effeminato? Porta la sciarpa di seta al collo…” Io continuavo a guardarla senza capire ed obiettai che avevano tre figli e non lo vedevo come omosessuale, e poi il fatto che in casa portasse la veste da camera e la sciarpa di seta al collo l’avevo visto anch’io, una volta che ero andata a cercare la Monichelli per la faccenda della casa che voleva venderci, quando ancora non sapevo come fosse impicciata, ma poteva essere uno che teneva all’eleganza… Ma lei niente… Insistette che quei due erano ambigui.”
“Volevano fare lo scambio di coppie…”
“Forse volle insinuare proprio una cosa del genere. Comunque debbo dire che quando Graziella Monichelli, sfumato l’improbabile acquisto che ci aveva proposto, vide che, tramite una agenzia immobiliare seria, avevamo acquistato proprio nel condominio dove abitava Andrea Pretori, mi disse con aria contrita: “Siete fortunati perché avete come vicini i Pretori che sono delle ottime persone. Eravamo amici…Poi c’è stato un equivoco…Mi è dispiaciuto molto, è stata colpa mia, di quell’equivoco… e l’amicizia è finita.” Riportai questa frase alla moglie di Andrea quando mi raccontò i fatti e lei disse che c’era poco da equivocare, ma che di equivoco c’erano solo Graziella e suo marito.”
“Certo che è difficile trovare gente normale.” Sospirò a questo punto la buona domestica.
“Non mi abituerò mai! – Ribadì la signora. – Vedo che l’anomalia è più frequente della normalità ma non sottolinearla equivale ad accettarla. Questa squilibrata di cui sospettiamo sia l’autrice dell’apertura delle bombole e del taglio della camicia stesa ad asciugare, dette subito dei segnali di anomalia….”
“Sì. Lo so: diceva di avere il cancro e non era vero…”
“Ma di follie ne dice tante, perché è una mitomane… Ma non è solo questo: cerca di distorcere la realtà degli altri e proprio sull’argomento che la riguarda da vicino!”
“Le corna!” Disse Luisa ridendo.
“Anche, ma non solo. Come sa cerca di accreditare in giro la voce che io sono scema o pazza e le figlie ed il marito sono complici anche in questo.”
“Devono coprire la loro situazione e sminuiscono chi dimostra di non credere alle follie che dice la loro madre e moglie e li evita… chi fa capire che sa delle corna… Gli altri non è che non sanno o non capiscono… E’ che sono ipocriti: fingono di essere gentili e poi gli ridono dietro.”
“Lo so, lo so. Il primo a dire che era matta fu mio figlio, il medico. Tornai a casa dal lavoro e mi disse: “Mamma ha telefonato Cristina, la vicina, non ho capito niente di quello che ha detto… Dice che stava in un salone di bellezza per donne e uomini e che ha incontrato un collega di papà e lei si è fatta passare per te e quello ha detto che ti conosceva, che ti aveva conosciuta ad una festa da ballo dell’Ente dove lavora suo marito… Non ci ho capito niente e non so perché telefona per dire simili stupidaggini.”
“E’ proprio scema … Ma era poi vero?”
“E chi lo sa. Dopo ha raccontato altre volte questo episodio, non si sa se interamente inventato o distorto dalla sua mente malata. La persona che descriveva mio marito ha detto che esiste davvero, lui lo conosce come un mezzo cretino, ma io credo che non l’ho mai conosciuto, non solo perché non sono mai stata a balli aziendali, che trovo di una tristezza infinita, ma se io avessi conosciuto altrove questo tizio e lui ricordasse male il luogo della presentazione di certo la squilibrata non avrebbe mai potuto farsi passare per me: non abbiamo proprio nulla in comune! Se uno mi ha visto almeno una volta non può ravvisarmi in un soggetto così diverso!”
“Io non l’ho mai vista da vicino ma effettivamente non mi sembra…”
“Ha un viso triangolare, magro e il mio è tondo e con gli zigomi alti… E’ una nana, tanto che io vicino a lei mi sento alta! Ha pochi capelli di un incerto castano…io, lo vede, ho una massa di capelli scuri!”
“Mi sembra bionda….”
“Perché si schiarisce con delle “mèches”… Ma, al di là del colore dei capelli che una donna può anche cambiare… proprio non si può, nell’insieme, ravvisare la mia persona in quella lì! Quindi, o quello ha conosciuto qualche signora che le assomiglia e quando la pazza si è presentata con il mio nome ha erroneamente confuso un collega con un altro, o si è inventata parte dell’episodio.”
“E’ comunque scorretto usare il cognome di qualcun altro.” Disse seria Luisa.
“Ma è pazza veramente, non per insulto: è malata, credo si tratti di un grave disturbo della personalità. Pensi che fra le mille follie che non sto a raccontarle si era messa in testa di regalare al mio figlio medico una cravatta... a tutti i costi. Io avevo rifiutato di prenderla e lei sa cosa ha fatto?"
"Cosa?"
"Gli ha telefonato a casa alle sette del mattino per dirgli che gli voleva regalare la cravatta ed io non avevo voluto prenderla!"
"Alle sette del mattino?!"
"Ebbene sì e mio figlio, che come sa vive solo, mi ha detto "Mamma, quella pazza mi ha telefonato a quell'ora per dirmi che mi voleva regalare una cravatta, ed io avevo fatto la notte di guardia in ospedale e mi ero appena addormentato!"
"Ma pure se non avesse fatto la guardia, se invece dormiva da tutta la notte, non si telefona alla gente a quell'ora, a meno che non sia successo qualcosa di grave o di importante!"
"L'unico modo per difendersi da certa gente è stare loro lontani." Concluse la signora e Luisa assentì.
Labels:
Novelle
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
sabato 18 agosto 2012
Viva le multe per abbandono dei rifiuti
COMUNICATO CIRCOLO LARUS LEGAMBIENTE DI SABAUDIA
18 AGOSTO 2012
ANCORA RIFIUTI ABBANDONATI A SABAUDIA, IN VIA DELLA GUARDIA, TRA
LA MIGLIARA 56 E LA MIGLIARA 58
UNA VERGOGNA CHE DEVE TERMINARE SUBITO
LA BONIFICA DEL SITO E IL SUPERAMENTO DI QUESTA EMERGENZA CHE
RISCHIA DI DIVENTARE ANCHE SANITARIA, INSIEME A CONTROLLI PIÙ
EFFICACI E AD UN SERVIZIO DI RACCOLTA DEI RIFIUTI MIGLIORE SONO
ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILI E URGENTI
Non smette di crescere la montagna di rifiuti abbandonati lungo il ciglio della strada in via della Guardia, a Sabaudia, tra la migliara 56 e la migliara 58. Un centinaio di metri di rifiuti di ogni genere, urbani e non solo, che insieme al cattivo odore, offendono il decoro e la bellezza della campagna di Sabaudia.
La ripetuta maleducazione e incivilità di troppi rischia di generare problemi anche per la salute dei residenti, considerando che alcuni hanno pensato di dare fuoco al cumulo di rifiuti.
Il circolo Larus già in passato aveva denunciato l'accumulo di rifiuti abbandonati proprio in quell'area e dopo una prima azione risolutiva da parte dell'Amministrazione comunale, la “discarica” ora si è ripresentata, peraltro con dimensioni nettamente superiori alla precedente.
Chiediamo il pronto intervento dell'Amministrazione di Sabaudia, della ditta incaricata alla raccolta dei rifiuti per consentire la bonifica del sito e un servizio di raccolta degli stessi e di vigilanza migliore, perchè il problema non si ripresenti in futuro.
Sul sito www.laruslegambiente sono pubblicate altre foto del sito denunciato.
Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia
///////////////////////////////////////////////////////
Da: Cittadini.it
Sabaudia: discariche abusive, multe a raffica
A quanti hanno immediatamente recepito il “messaggio” dell’amministrazione e del sindaco Maurizio Lucci, che si è speso e si sta spendendo in prima persona perché Sabaudia torni ad essere una città realmente pulita, si contrappone una fascia della popolazione, che resta sorda all’innovazione. In altre parole c’è ancora molto da fare perché il “porta a porta” entri nel dna di ogni cittadino. E dal momento che sinora non sono serviti opuscoli, dibattiti ed incontri con il sindaco e gli operatori della ditta “Sangalli” il Comune ha deciso di dichiarare lotta ad oltranza ad “abbandono selvaggio”. Braccio armato dell’amministrazione gli agenti della polizia municipale coordinati dal capitano Tiziana Ventura che hanno proceduto ad effettuare una sorta di mappatura delle aree e dei quartieri più a rischio; con controlli ed appostamenti che si sono tradotti in decine di ammende da 110 euro ciascuno e che hanno consentito di avere un quadro abbastanza esauriente sia della tipologia di rifiuto, che continua ad essere abbandonato in strada, che delle zone più martoriate dal fenomeno. E le sorprese non sono mancate. L’abbandono a cielo aperto non riguarda soltanto le zone decentrate ma anche e soprattutto strade del centro urbano, come via degli Arciglioni, via Oddone, via Carlo Alberto, via Belsito. Per risalire ai trasgressori si adotta il metodo “tedesco”. Si rimesta nei sacchi e sacchetti alla ricerca di un indizio utile (una bolletta della luce; una contravvenzione, le buste della corrispondenza et ect) per risalire al “reo” e nove volte su dieci la ricerca si rivela decisamente fruttuosa.
di Romano Tripodi
////////////////////////////////////////////////////////////
Evviva! Finalmente un Sindaco con la "S" maiuscola che ha capito che l'unico modo è multare, multare, multare!!!
Il reato di scarico dei rifiuti in giro è molto grave, dunque le multe non devono essere fatte solo agli automobilisti scorretti...
L'ho ricordato tante volte su questo blog: le Leggi per multare ci sono e sono chiarissime, come lo è il Codice della Strada, dunque perché i Comuni non le applicano?
Il sistema "tedesco", poi, fu illustrato una volta dalla civilissima trasmissione di RAI 3 "Chi l'ha visto": non ricordo a margine di quale indagine venne fuori questa notizia. La Polizia tedesca poteva aprire i sacchetti e vedere dalla corrispondenza o altro chi erano i proprietari della mondezza abbandonata. Vorrei aggiungere che anche gli elettrodomestici abbandonati lungo la strada (nel comune di Rocca Priora dove vivo è la norma) hanno un numero di serie impresso all'interno dal quale si può risalire dove è stato venduto e quindi all'acquirente...
E' insopportabile l'inciviltà e va severamente punita. Nel Comune di Rocca Priora esiste la discarica dove conferire i rifiuti come gli elettrodomestici ed altro: basta informarsi presso il Comune per il luogo e l'orario di apertura. Ma è una fatica che i barbari non possono fare... Preferiscono uscire la notte e, come i ladri, compiere un gesto sommamente incivile ed illegale defecando i loro rifiuti al margine delle strade o nei boschi.
Labels:
Ambiente
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Roberta Ragusa all'undicesimo posto
Se l'edit della pagina del blog consentisse di inserire un numero superiore a 10 dei post più popolari, l'undicesimo sarebbe quello del 25/03/2012 intitolato: "Roberta Ragusa come tante, troppe".
Mi fa piacere che l'attenzione sia alta su questo argomento, perché il numero di persone fatte sparire in circostanze chiarissime ma senza prove consistenti sul piano processuale è in aumento. Questa circostanza potrebbe indurre certi soggetti a pensare di emulare l'agire di chi "fa sparire" tanto sono alte le probabilità di farla franca.
So che, per questo caso, la magistratura e la polizia stanno ancora lavorando e glie ne dò atto, ma rimane il fatto che certe indagini scientifiche, fatte a distanza di mesi e non dovunque andavano fatte, hanno costituito un sicuro vantaggio per chi aveva tutto l'interesse per far sparire le prove.
Labels:
Statistiche visite blog
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
venerdì 17 agosto 2012
Protervia automobilistica
Da: Il Sole 24 ore
Multato perché telefona guidando. Si oppone - tenevo il cellulare in bocca - perde, ma fa ricorso in appello
//////////////////////////
E spero che il Comune vinca. E' così raro che soggetti scorretti al volante vengano multati, che un Comune virtuoso, i cui Vigili Urbani fanno il proprio dovere, deve poter esercitare il diritto-dovere di punire gli scorretti: che sono tanti e, nelle zone dove io giro in auto, troppi ed impuniti.
Nessuno li ferma, anche se passa in quel momento una macchina dei Carabinieri o della Polizia Municipale. Una volta ho chiesto conto della ragione, mi è stato risposto: "Noi stiamo andando a fare un altro servizio".
E' una delle tante cose in cui il cittadino corretto sente lo Stato assente.
Ad una "Rotonda all'europea", in cui convergono strade di vari comuni dei Castelli Romani, una donna con il telefono tenuto all'orecchio mi ha tagliato la strada senza darmi la precedenza mentre ero in rotonda e lei si immetteva ignorando i triangoli che delimitano l'accesso e che vogliono ricordare "dare precedenza". Niente precedenza e con il telefono all'orecchio mi ha guardato tranquilla continuando a parlare. Andarle addosso? Tanto poi la ragione era la mia... Ma intanto l'auto scassata, i tempi lunghissimi per il risarcimento dell'Assicurazione, e il tempo mio, automobilista corretto, speso in mezzo alla strada per colpa dell'incidente...
Allora l'incidente lo evita la persona corretta e gli impuniti continuano. A decine ne vedo ogni giorno sfrecciare con il telefono all'orecchio. Eppure esistono gli auricolari. Troppo scomodi per gli impuniti: tanto nessuno li ferma e nessuno toglie loro i punti dalla patente, come minacciosamente e ridicolmente (visto che non lo fanno) si dice.
Labels:
Costume,
Criminalità stradale
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
giovedì 16 agosto 2012
Bava Beccaris nel 2012: altro luogo, sempre fame e repressione
Gli arrestati della sommossa vengono condotti in carcere, foto di Luca Comerio 1898 | |
| Stato | |
|---|---|
| Luogo | Milano |
| Obiettivo | Cittadini milanesi che protestavano contro le miserabili condizioni di vita |
| Data | 6-9 maggio 1898 |
| Tipo | Repressione dell'esercito con cannoni e armi da guerra |
| Morti | Non documentati; fra 88 e oltre 300 |
| Feriti | Non documentati; fra un minimo di 400 e un massimo di 800 |
| Responsabili | Truppe comandate dal generale Fiorenzo Bava Beccaris su ordine del governo |
| Motivazione | Repressione delle agitazioni |
Da: La Stampa.it
Sudafrica, la polizia spara:
strage di minatori in sciopero
I corpi dei minatori abbattuti
Le violenze sono iniziate venerdì, a causa di una disputa legata agli stipendi,
secondo la direzione della miniera, che si trova ad una centinaio di chilometri
da Johannesburg e appartiene alla Lomlin, un società quotata in Borsa. Domenica,
due vigilantes della miniera sono stati uccisi dai manifestanti, e due minatori
sono morti poi in una serie di pesanti scontri, lunedì. Oggi, la polizia ha
sparato contro i manifestanti, che in tutto erano circa 3 mila, dopo avere
tentato di disperderli con gli idranti, i lacrimogeni e le granate non
offensive. Dalle immagini diffuse dalla tv all news non è stato possibile capire
che cosa ha spinto i responsabili delle forze dell’ordine, armati fino ai denti
e protetti dalle tute antisommossa, ad aprire il fuoco. Le immagini diffuse in
tutto il mondo hanno fatto vedere ad un certo punto un ufficiale che grida
«cessate il fuoco». Subito dopo, in mezzo alla polvere, si notavano diversi
corpi stramazzati al suolo, molti dei quali in una maschera di sangue.
==============================
Labels:
Assassini e vittime,
Italia ed estero
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Iscriviti a:
Post (Atom)







