venerdì 7 settembre 2012

La filosofia di vita di Schettino


Concordia: Schettino, "Fabi', ci mettim a fa' nat lavoro!"

Concordia: Schettino, Fabi, ci mettim a fa nat lavoro!
07 SET 2012
(AGI) - Roma, 7 set. - "Praticamente stiamo imbarcando acqua, tanto e' calma piatta, e poi Dio ci pensi..dobbiamo solo mettere i passeggeri a mare, se ci mandate dei mezzi per cortesia...con molta velocita". Sono le 22.32 e 45 secondi del 13 gennaio e la Costa Concordia ha impattato sullo scoglio dell'Isola del Giglio da quasi un'ora. E' Francesco Schettino a parlare al telefono con la Capitaneria di porto di Livorno, come risulta da un'anticipazione della perizia suppletiva della scatola nera, pubblicata da La Stampa. I passeggeri, scrive il giornale, inizialmente informati solo del black-out e non della collisione, iniziano a scendere sulle scialuppe prima ancora "dell'emergenza generale" per l'abbandono della nave. Schettino, pressato dagli ufficiali, si decidera' a renderlo esecutivo solo ale 22.43 e 12 secondi.
 
Il comandante, sottolinea La Stampa, tergiversa sia nell'ordinare l'abbandono della nave sia nel lanciare il cosiddetto 'distress', cioe' la richiesta di soccorso. Alle 22.30 e 43 secondi qualcuno gli chiede: "Diamo l'emergenza generale?". E un altro: "Abbandono nave?". Ma lui frena: "Aspetta come siamo con...". Il caos sulla nave, intanto, cresce e alle 22.30 il safety officer Pellegrini incalza: "Diamo l'emergenza comandante?". A ruota anche l'environmental officer Di Lena domanda: "Che facciamo?". Alle 22.33 Schettino informera' Ferrarini (manager delle emergenze Costa, ndr) di aver dato l'emergenza generale.
  Ma, prosegue La Stampa, sulla nave succede altro perche' "chi e' sulla plancia non ricorda i codici d'emergenza". I periti nominati dal gip Valeria Montesarchio sottolineano nella bozza: "Voci cercano i codici d'emergenza per dare l'allarme, non conoscono i codici d'emergenza".
Passa cosi' altro tempo prezioso e alle 22.51 finalmente scatta l'ordine. Schettino: "Oh, lo vogliamo dare quest'abbandono nave...?". Poi corregge: "Diamo d'abbandono nave dai, basta cosi'! No, piu' che abbandonare nave dici 'mettiamo i passeggeri a terra...'".
  Il comandante ha pero' ormai pienamente capito la gravita' dell'accaduto, tanto che alle 23.08 confessa (presumibilmente alla moglie Fabiola): "Fabi', ho finito la mia carriera di comandante". Poi la rassicura, anche se disperato: "Fabi' nun te preoccupa'...e togliamo questo navigare da mezzo e ci mettim a fa' nat lavoro...". (AGI) .

Senza parole... come si scrive sotto certe barzellette la cui assurdità comica è esplicita.
Solo che qui non vi è nulla da ridere perché questo è un Pulcinella tragico. Se avesse fatto il suo dovere e dato l'allarme subito molte persone sarebbero sicuramente ancora in questo mondo con i propri cari. 

Bobo dice che.....


Da: Il Tempo.it

Bobo Craxi: "L'America voleva cambiare regime in Italia"

di Maurizio Gallo Intervista a Bobo Craxi: "Gli Stati Uniti volevano cambiare regime in Italia".

L’attacco vero era all’autonomia dell’Europa e ai suoi alfieri. Nel Belpaese tra loro c’erano Bettino Craxi e Giulio Andreotti. E, «se le rivelazioni dell’ex ambasciatore americano Reginald Bartholomew fossero state pubblicate prima, si sarebbe reso un gran servizio alla democrazia e sarebbe stato possibile per l’Italia diventare un Paese normale». Bobo Craxi, che fu sottosegretario nel governo D’Alema, commenta così lo scoop del corrispondente Usa de «La Stampa» Maurizio Molinari sull’inchiesta Mani Pulite.
Che succede, onorevole?
«Succede che, dopo vent’anni, emergono i fatti nella loro interezza. E si tratta di rivelazioni impressionanti e, direi, scandalose. Ci fu un’evidente influenza straniera sull’azione dei giudici contro i partiti di governo dell’epoca. Noi lo dicevamo e oggi lo conferma un importante diplomatico, che si accorse dello strano intreccio fra il console Usa a Milano e i pm».
Era una cosa che già qualcuno sapeva?
«In quegli anni si sospettava che il console fosse il capo di una sorta di "cellula" che aveva orientato in perfetto stile sudamericano l’azione giudiziaria. Ma non si pensava fino a questo punto...».
Ha mai avuto occasione di parlare dell’inchiesta su Tangentopoli con i pubblici ministeri che la gestirono?
«Recentemente mi sono ritrovato assieme a Gherardo Colombo in un dibattito pubblico e gli ho detto che ormai quella "guerra" era finita e che sarebbe stato bene se i suoi protagonisti avessero rivelato come veramente andarono le cose. Aggiunsi che si diceva che lui fosse legato alla Cia e Di Pietro al Fbi. D’altra parte Di Pietro era stato negli Usa ben quattro volte durante l’inchiesta...».
E lui?
«Lui non smentì. Sbiancò in volto, ma non disse nulla, non replicò».
Perché Bartholomew ha detto quello che ha detto?
«Rientrata l’emergenza Mani Pulite, Bartholomew fece sparire le prove, come avviene in tutti i colpi di Stato. Alla fine della sua vita ha voluto levarsi un peso, probabilmente, rendendosi conto che il coinvolgimento Usa si era spinto troppo in là».
Ma le tangenti c’erano. Questa non era un’invenzione...
«Certo. Non si può negare la degenerazione del sistema partitocratico, che, peraltro, è aumentata in misura industriale con la seconda Repubblica. Però si creò un vuoto politico con influenze extraistituzionali ed extranazionali. Ora non c’è più dubbio».
Qualcuno pensa che l’episodio di Sigonella segnò una frattura collegata all’atteggiamento americano durante Mani Pulite. Le risulta?
«No. Tutto nasce dall’89, dalla fine della logica di Yalta, che ha imposto agli Usa un altro orientamento. Era utile sbarazzarsi di alcuni leader, come Andreotti e Craxi in Italia, che avevano contribuito a costruire l’Europa. Quelli che mostravano una certa autonomia dagli Stati Uniti, anche se non erano sleali o infedeli».
La Cia ebbe un ruolo importante?
«Sicuramente. Lo spiega anche Bartholomew, sottolineando le ragioni si sicurezza interna e internazionale. Ricordo un bellissimo discorso all’Onu del presidente cileno Salvador Allende nel 1972, in cui delineava con lungimiranza questo sistema, sottolineando come forze economiche sovranazionali che non rispondevano alle regole democratiche erano in grado di orientare e distruggere le sovranità nazionali dei Paesi».
Lo scopo era cambiare un «regime» con un altro?
«Esatto. E la sinistra comunista vi contribuì».
Perché?
«Mani Pulite parte da sinistra e finisce a destra. L’idea originale, coltivata dai comunisti, era quella di un’azione liberatrice dalla partitocrazia che si è conclusa nel populismo più becero. Un populismo tuttora presente in personaggi come Berlusconi, Di Pietro e Grillo. I comunisti commisero un errore clamoroso: pensarono di approfittare di tangentopoli per eliminare il "pericolo" socialdemocratico e s’inebriarono di quella sbornia. Bisogna ricordare che i rapporti di forza elettorali fra socialisti e comunisti erano quasi in equilibrio nel ’92. I comunisti, spaventati da una leadership socialista della sinistra intera, si vendicarono su mio padre. E ci fu anche un effetto pardossale...».
Quale?
«Chi aveva spinto l’Europa verso l’89, verso la dissoluzione del blocco comunista, usciva sconfitto dalla guerra fredda e dalla logica di Yalta. Tra loro, c’erano mio padre e i socialisti».
Come sarebbe andata senza queste influenze, secondo lei?
«Nel ’92 un governo di unità nazionale di Dc, Psi e Pds avrebbe portato a un sistema politico totalmente europeo. Ed era questo che si voleva evitare. Come sarebbe andata? Saremmo rimasti o diventati un Paese normale. Scelga lei il termine più adatto...».

Mi sono sempre chiesta se all'anagrafe è registrato proprio come "Bobo", se così fosse sarebbe un'indicibile cattiveria da parte dei suoi genitori perché è un nome da cane. 
Stessa cosa per Chicco Testa: un vecchio che si trascina un nome da neonato! Boh?!
Ma andiamo all'intervista. Può essere che quello che dice l'ex-ambasciatore USA sia vero: senza prove certe si può credere tutto ed il contrario di tutto ... Ma al di là di ciò non è che suo padre e altri con lui sono stati processati senza prove certe! Le prove c'erano e ci sono tutte negli atti dei processi e, finché non gli daranno fuoco, continueranno ad esserci!
Dunque complotto o non complotto, dietrologia a parte, suo padre è stato dichiarato un ladro ed è fuggito in Tunisia ed è morto da latitante.
Perché si è comportato così? Perché voleva per il suo partito le tangenti per consentire alla gente di lavorare in Italia?
Perché così facendo ha drogato l'economia italiana facendo lievitare enormemente la spesa pubblica?
Bobo, guarda che la spesa pubblica la paga il popolo. Tuo padre, Bobo, non è stato condannato con prove false costruite da qualcuno e, se voleva il bene del suo Paese e dell'Europa, poteva non chiedere tangenti e non sarebbe morto da latitante. 

Stefania e Bobo Craxi: poltrone politiche ereditarie sempre pagate dal popolo

Stasera RAI 3 Anna Scalfati h. 23:45


ANSA/ TV: ANNA SCALFATI,TORNA PERCORSI E RACCONTA ITALIA DI OGGI DAL 7/9 SU RAI3, VOCE ALLE PROPOSTE DI CHI E' ESCLUSO DAI MEDIA

(ANSA) - ROMA, 28 AGO - Le baby gang, l'allarme amianto, le cattedrali nel deserto, la droga, il sesso violento, l'illegalita', la negazione dei diritti, le istanze dei 'diversi': dalle ''emergenze non finite'' del Paese riparte 'Percorsi', il programma ideato e condotto da Anna Scalfati, con la collaborazione di Nicola Sassano, che torna su Rai3 il 7 settembre, il venerdi' alle 23.45 per cinque appuntamenti.

Partita dall'esperienza pasoliniana dei 'Comizi d'amore, la trasmissione e' nata nel 2003 ed e' andata in onda con successo fino a giugno 2008, realizzando centinaia di filmati sui temi sociali e di costume al centro del dibattito di questi anni.

''Ci siamo resi conto - racconta Anna Scalfati - che in questi materiali c'erano tanti spunti per un racconto aggiornato del nostro paese, tanti segnali di fenomeni che si sono poi sviluppati e oggi sono anche piu' familiari al pubblico della tv, che li vede trattati sui giornali. E' un racconto 'politico' nella misura in cui affronta alcuni problemi, ma avanza anche proposte, che spesso arrivano da giovani di 30-40 anni che non si sono iscritti ai partiti, ma sono ugualmente impegnati sul territorio e chiedono con forza un cambiamento, anche se non vanno a urlare in tv''.

In uno studio sobrio (''siamo un programma a costo zero'', sottolinea Scalfati), 'Percorsi' proporra' infatti interviste a personaggi normalmente esclusi dai media: nella prima puntata tocca a Marco Omizzolo, presidente provinciale di Legambiente Lazio. ''Marco - racconta la giornalista - ha 36 anni, viene da una famiglia modesta, ha conseguito la laurea e due master e viene a parlarci della sua esperienza di giovane che ha scelto la strada delle associazioni per lavorare per la ricostruzione politica e sociale del Paese''. Nella seconda puntata la testimonianza sara' quella di Giuseppe Pagano, responsabile dell'associazione Libera a Casal di Principe: ''Ci raccontera' - anticipa Scalfati - l'Italia che ogni giorno ha a che fare con l'illegalita', si misura con la paura, ma puo' vantare il coraggio di chi ha scelto di restare e di lottare sul suo territorio''.

Al ritorno sul piccolo schermo dopo alcuni anni in cui ha conciliato il giornalismo con l'impegno da consigliere comunale a Sperlonga, Anna Scalfati non nasconde le difficolta' della collocazione: ''Andiamo in onda in un orario che puo' intercettare spettatori in 'libera uscita' da altre proposte. A me piacciono le sfide: spero di ritrovare il mio pubblico, uno zoccolo duro grazie al quale portare avanti questa esperienza. Altrimenti, senza incolpare nessuno, accettero' che i gusti sono cambiati''. (ANSA).

mercoledì 5 settembre 2012

Spot pubblicitari sul TG1

Oggi, sul TG1 delle h. 13:30, verso la fine dello stesso, gli utenti, costretti a pagare l'Imposta sul possesso dell'apparecchio televisivo che incassa l'URAR, hanno assistito a due spot pubblicitari inseriti in tale notiziario: uno era un Servizio che pubblicizzava con particolari da perfetto spot pubblicitario l'auto Peugeot 508 e l'altro era uno spot su Achille Coppola Presidente dei Commercialisti di Napoli che consigliava di rivolgersi a loro, viste le nuove norme fiscali...
E' bene ricordarsi che il cosiddetto canone di abbonamento Rai e' in realta' un'imposta sul possesso del televisore da pagare indipendentemente dal fatto che si guardino o meno i programmi della tv di Stato. Pertanto, per smettere di pagare questa imposta, il contribuente dovra' chiedere il suggellamento del proprio televisore, oppure denunciarne la cessione a terzi (regalo, vendita, rottamazione, furto etc.). La sigla U.R.A.R. vuol dire: Ufficio del Registro Abbonamenti Radio e Televisione e da qualche tempo è stato sostituito da: 
1° ufficio entrate Torino
S.A.T Sportello Abbonamenti Tv
Casella postale 22
10121 Torino

a cui ci si deve rivolgere perché incassa l'Imposta.

Dunque, se non si vuole vedere un Telegiornale in cui spot pubblicitari vengono spacciati per notizie ed informazione, si deve farsi suggellare il televisore e non si ha il diritto di vedere su di esso le cassette registrate della nonna defunta che ci piace teneramente ricordare, né come eravamo quando si era più giovani.
Né abbiamo il diritto di vedere cassette di film, o DVD, comunque quello che ci pare, comprese le reti private che non incassano l'Imposta in quanto questa va allo Stato!
Uno Stato che, però, ci tratta da pecore beote a cui si può ammannire tutto! Tanto cosa possono fare le pecore? Giusto protestare! E facciamole protestare e noi ci incassiamo i soldi di una continua pubblicità, con la scusa che l'Imposta, impropriamente chiamata canone, non basta a pagare i nostri sprechi. Poco importa se poi le pecore beote pensano: "Ma come fanno le TV private a vivere solo di pubblicità?" "Perché alla RAI non basta la pubblicità che ci commina esattamente come le TV private, visto che ha l'Imposta da noi pagata, e ci chiama pure "abbonati", ma abbonati a cosa se è un'imposta? Casomai siamo contribuenti coatti e basta!"
E non bastando la pubblicità con cui interrompono i film e tutto il resto (ricordate che anni fa si erano inventati che le reti berlusconiane erano fuori legge perché interrompevano con la pubblicità le "opere d'arte" e che non si doveva fare?) ora ce la danno pure mascherata da notizia nel telegiornale.
Per un breve periodo nella mia vita ho fatto anche l'agente pubblicitario ed ho imparato che esistono dei Servizi Pubblicitari mascherati da informazione: si chiamano "spot editoriali".
Ecco: quanto ha pagato la Peugeot per pubblicizzare sul nostro TG1 in un'ora di punta il suo prodotto?
La Rete ha permesso questa promozione della casa francese gratis? Allora due conti in Economia: facciamo pubblicità sui nostri telegiornali alle auto straniere? Bene. Incentiviamo le Importazioni invece delle Esportazioni: anche chi non capisce niente di Economia e di Bilancio dello Stato dovrebbe recepire il messaggio. Già gli italiani son fin troppo esterofili negli acquisti, basta girare per strada e vedere quante auto italiane circolano rispetto alle francesi, tedesche, coreane, giapponesi ecc.. Questo vuol dire che garantiamo il lavoro agli operai metalmeccanici francesi, tedeschi, coreani, giapponesi ecc.. La Fiat non vende e peggio per le nostre fabbriche che chiudono. Può sembrare semplicistico, ma non lo è.
Passiamo all'altro spot.     
DA: Repubblica.it 
Arriva il presidente dei commercialisti
I RIFLETTORI sono puntati soprattutto su Vittorio Russo, l' uomo indicato dal presidente della Provincia Luigi Cesaro. Doveva andare alla Asl di Sant' Antimo, dove la famiglia Cesaro ha un enorme centro diagnostico, poi la rivolta di De Mita e del centrosinistra lo ha dirottatoa Castellammare (Napoli Sud). Vittorio Russo è già stato negli anni Ottanta componente del Comitato di gestione e coordinatore sanitario della Usl 24. Ex primario al Cardarelli è però tuttora presidente della sezione regionale Anpo (Associazione nazionale primari ospedalieri). Nella Asl di Sant' Antimo (Napoli Nord) va invece Francesco Rocca, commissario della Croce Rossa, indicato al presidente Caldoro dal coordinatore cittadino Pdl e assessore regionale Marcello Taglialatela. Rocca è componente del nucleo di valutazione della fondazione Pascale, consulente dell' Alenia Marconi System e collaboratore della Caritas. A Napoli città, come annunciato da tempo, arriva il presidente dei commercialisti Achille Coppola che guida anche il nucleo di valutazione dei dirigenti del Comune. Ad Avellino altro sbarco annunciato con il napoletano Sergio Florio, commissario straordinario della fondazione Pascale dal 2001 al 2003 e varie esperienze nelle Asl del Molise. A Benevento arriva Enrico Di Salvo, città in cui è nato sessant' anni fa. Professore ordinario di chirurgia generale nella facoltà di medicina della Federico II, ex direttore scientifico del Pascale, Di Salvo è stato responsabile per la sanità di Forza Italia in Campania. Altro professore universitario a Caserta, Ferdinando Romano, docente alla Sapienza, è presidente uscente della commissione per la valutazione dei direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere della Campania. Un professore, anzi un preside di facoltà, a Salerno. Francesco De Simone guida Farmacia a Fiasciano ed è l' uomo indicato da Ciriaco De Mita la cui designazione ha risolto dopo un mese il braccio di ferro tra Udc e Pdl.
ottavio lucarelli




lunedì 3 settembre 2012

Degrado e indifferenza delle Amministrazioni Comunali

20 aprile 2012

Comune di Rocca Priora, Via Tuscolana K. 27,500

Questa la situazione da me fotografata e pubblicata nel post del 20 aprile di questo anno. Il COTRAL o l'ATAC (secondo i passaggi delle società partecipate dallo Stato che cambiano gestione ma non l'andazzo) è responsabile della pensilina e, nonostante la segnalazione, non l'ha riparata. 
Il Comune, sotto la cui giurisdizione questo degrado cade, non si è preoccupato né di far togliere i vetri o plastiche che siano (anche pericolose se qualcuno cade inciampandovi), né di inviare i vigili per elevare multe a chi affigge manifesti là dove non devono essere affissi. Eppure la legge e la regola per farlo c'è. E' possibile identificare chi li ha affissi partendo proprio da loro: i manifesti abusivi. Il marciapiede è stato fatto dal Comune: perché da aprile non lo fa pulire?

3 settembre 2012 (5 mesi dopo)
Possibile che nessuno si vergogni?
Questo invece è il marciapiede di Via Mediana, a pochi metri dalla vergognosa pensilina di attesa dell'autobus, frantumato dall'inizio di questo anno e ignorato dal Comune. Eppure la gente che abita in questa zona paga le tasse: IMU e Tarsu, oltre all'IRPEF comunale... 
La domanda è d'obbligo: cosa ci fate con i soldi dei contribuenti? Quali servizi ci date?

Poco più giù, scendendo in direzione Roma, si passa per il Comune di Grottaferrata dove si vantano di aver attuato la raccolta differenziata. Eccola! L'ho fotografata oggi la raccolta dei rifiuti "differenziati" di Grottaferrata: in Via Anagnina, salendo subito dopo l'incrocio con Via del Fico, sotto un semaforo e sotto gli occhi di tutti!
 Via Anagnina, all'altezza del civico 257 circa 
Purtroppo sono spettacoli usuali ma chi ha la responsabilità di tutto questo in comune o non ha gli occhi o se ne infischia 

Affile ha un Sindaco che ammiro


Da: Il Messaggero.it
Collage di 2 articoli 

Affile celebra il gerarca fascista
esposto del Pd alla Corte dei conti

Sdegno per il memoriale al generale Graziani: petizione on line





ROMA - «Mayor of Affile: Stop celebrating fascist war criminals». È il titolo di una petizione che sta raggiungendo 1.000 adesioni su internet (il sito è specializzato in questo tipo di iniziative www.change.org) lanciata da un autore di teatro londinese.

La petizione ricorda che il sindaco di Affile ha dichiarato che spera che il suo paese diventi la Predappio del Lazio, che con soldi pubblici ha realizzato un memoriale per uno dei generali più fedeli a Mussolini. Chiede al Governo Italiano e al sindaco di Affile di ricordare piuttosto le vittime dei massacri «in Etiopia e Libia», di scusarsi per come la memoria di quelle vittime sia stata offesa, di dedicare piuttosto un monumento a chi lottò contro il fascismo.

Il caso di Affile che ha speso 130 mila euro (finanziamenti regionali) per il monumento a Graziani ha ormai fatto il giro del mondo, gli ultimi grandi quotidiani a occuparsene sono stati il New York Times ed El Pais. Per ora il presidente della Regione, Renata Polverini, non ha commentato, mentre un suo assessore, Francesco Lollobrigida, partecipò all’inaugurazione del memoriale. In Regione, la replica che circola anche se nessuno la dice tra le virgolette, è che anche la giunta Marrazzo finanziò un altro parco dedicato a Graziani a Filettino.
ROMA - «L'amministrazione comunale ha voluto semplicemente onorare un illustre concittadino, che ha avuto sempre a cuore il nostro Paese e la cui memoria è stata in passato ingiustamente infangata». Così il sindaco di Affile, Ercole Viri, torna sulle polemiche per la dedica di un sacrario nel paesino romano a Rodolfo Graziani, ministro della Guerra della Repubblica sociale e accusato di crimini di guerra in Africa negli anni '30.

Della vicenda del Parco Radimonte, in cui è stato realizzato il mausoleo con fondi della Regione Lazio, si è occupata la stampa nazionale ed estera. Graziani è sepolto ad Affile. «Graziani non fu un criminale di guerra, tanto è vero che non fu condannato a Norimberga - scrive Viri in un comunicato -. Egli fu giudicato da un tribunale militare, da quegli stessi militari che aveva combattuto praticamente fino al giorno prima e che di certo non possono essergli definiti amici. Ebbene, dopo un'accurata istruttoria che niente trascurò e niente lasciò in ombra, il generale fu condannato per collaborazionismo con l'alleato tedesco». «Delle due una: o siamo di fronte a malafede di un giornalismo militante targato a sinistra oppure di estrema superficialità», scrive Viri.

Il sindaco di Affile ribatte poi all'accusa di aver sperperato soldi pubblici, sostenendo di aver assegnato i lavori per il Parco Radimonte al massimo ribasso, «restituendo alla Regione la somma di circa 60 mila euro». Viri afferma inoltre che nel 2008 la Giunta regionale Marrazzo (di centrosinistra) assegnò 260 mila euro al Comune di Filettino (nel Frusinate, vicino ad Affile, città di nascita di Graziani) «per la riqualificazione del parco Graziani». Viri si chiede se di questo non si parli perché l'allora sindaco di Filettino era del Pd.

Monumento in memoria del Maresciallo Rodolfo Graziani  inserito nell'ampio Parco Radimonte

Il capogruppo del Pd, Esterino Montino, fa sapere: «La notizia non ha scandalizzato solo gli esponenti del Pd accusati, lo ricordo, da autorevoli voci del Pdl di disinformazione e ignoranza su un soldato pluridecorato. È approdata sulle prime pagine di una quarantina di Paesi stranieri, dall'Algeria al Venezuela, generando un moto unanime di condanna. Chiedo l'immediata revoca del finanziamento regionale che è stato erogato sotto la precedente legislatura per il completamento di un semplice parco pubblico. Farò anche un esposto alla Corte dei Conti per distrazione di fondi pubblici. Un criminale di guerra come Graziani non merita alcun rispetto, figuriamoci un monumento».



Ercole Viri Dati di Nascita: 29/01/1960 - Luogo: Affile
dati Elezione: 13/04/2008 (nomina: 15/04/2008)
Partito: Lista Civica
Categoria Professione: Insegnanti di Scuola Elementare e Assimilati
Titolo di Studio: Licenza di Scuola Media Superiore o Titoli Equipollenti
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Nulla sapevo di questo polverone ma stamane, guardando distrattamente RAI 1 dove stavano trasmettendo "Uno mattina Estate", un servizio ha attirato la mia attenzione. Si parlava di questo Monumento alla Memoria del Maresciallo Rodolfo Graziani che un piccolo Comune, più o meno come questo in cui io ho scelto di vivere 33 anni fa, ha dedicato a questa figura storica legata al Fascismo.

Da bambina conobbi un parente del Maresciallo Rodolfo Graziani, un cugino che molto gli somigliava, in quanto era un buon conoscente di mio padre con il quale, pur essendo molto più anziano del mio genitore, si intratteneva a parlare a lungo, seduti entrambi ad un tavolo di un bar del quartiere Prati di Roma, dove vivevamo. Mio padre apprezzava la conversazione con questo personaggio elegante, con il cappello panama, come amava portare anche mio padre, e con un bastone di bambù... Era una consuetudine per loro incontrarsi in quel bar quando mio padre era libero dal lavoro e li ricordo seduti piacevolmente; anche se papà è sempre stato antifascista ed odiava Mussolini che, diceva, "aveva rovinato l'Italia", pur riconoscendo, da persona intelligente, tutto quello che di buono aveva fatto, soprattutto nelle opere pubbliche, spesso lungimiranti ed avveniristiche.

Ecco, è questo il punto: "da persona intelligente".

Si può essere antifascisti e dare un parere storico negativo a quel periodo pur senza estremismi ed isterismi. Mio padre non voleva andare in guerra perché riteneva una vera follia la scelta di Mussolini giacché, diceva, "era una guerra di aggressione" e le armi sono giuste solo se devi difendere la Patria. Ebbe la salute rovinata per sempre per quella guerra ed odiava il sistema che l'aveva scatenata. 

Io non sono certo fascista, penso che molte cose che dice la sinistra siano giuste, altre no... Insomma penso con la mia testa e non la metto dentro il sacco della demagogia, dunque ho guardato con occhi spassionati l'intervista al Sindaco di Affile e ho visto un uomo in buonafede, mentre non si può dire altrettanto del giornalista conduttore e della sua "spalla", il sociologo Ferrarotti, che gli aveva messo accanto. 

Non lo facevano parlare, sparavano domande e risposte dandogli sulla voce e l'anziano Ferrarotti addirittura gli metteva la mano sul braccio fermandolo quando provava a parlare: una scena inelegante, una specie di meschino agguato che però gli è andato male! Perché il Sindaco non ha mai perso le staffe e ha continuato con fermezza e con un educato sorriso a cercare di parlare. Per nulla intimidito per essere stato invitato sulla rete ammiraglia della RAI (come forse pensavano il fesso giornalista e l'arrogante "spalla" Ferrarotti) il Sindaco del piccolo paese Affile ha dimostrato a quei due, e non soltanto a loro, di non essere, come forse loro supponevano, uno dei tanti meschinelli provinciali che si sentono gratificati ed intimiditi di fronte "all'onore" di essere stati invitati su RAI 1, ma ha cercato civilmente di dire il suo punto di vista, corredato da fatti, anche se dopo due parole quelli si mettevano ad urlare entrambi come comari al mercato. Alla fine, sereno e sincero ha detto: "Ma che mi avete invitato a fare se non mi fate parlare? A lui (indicando Ferrarotti) gli avete mandato la macchina anche se abita qua vicino, io ho fatto 80 chilometri perché i patti erano diversi e dovevo parlare anche di altro... il vino cesanese di Affile..." Gli hanno di nuovo dato sulla voce, il tempo era scaduto diceva l'incauto giornalista... Ma il Sindaco ha dimostrato che era più intelligente e corretto di loro e li ha messi educatamente in mutande svelando il meschino amo con il quale lo avevano attirato lì: parlare, da bravo Sindaco, anche del paese che rappresenta, dei suoi prodotti, delle sue attrazioni ed iniziative.

Caro giornalista e caro il sociologo dei miei stivali, soprattutto il sociologo che dovrebbe per il suo mestiere capire meglio di altri "la società", la gente non si manipola e voi avete dimostrato di volerlo fare e non siete riusciti a farlo: che pena! Onore al Sindaco ed alle sue ragioni che, poi, sono quelle di ricordare uno dei pochi cittadini illustri che di solito un piccolo paese può avere. Il giudizio storico è quello che è, certo, Graziani era essenzialmente un militare che ha servito il suo Paese in quel momento storico condividendone le idee: mio marito, studioso anche di storia, dice che fu un vigliacco, e mi riporta fatti, avvenimenti e date... Ma se i cittadini di Affile in maggioranza la pensano come il Sindaco non ci scandalizziamo. Riporto per tutti un commento di un cittadino di Affile, dall'apparenza semplice, che i reporter di RAI 1 hanno intervistato raccogliendo opinioni in loco: "Ha ammazzato tanta gente, ma l'hanno fatto tutti: gli americani, i giapponesi... pensiamo a Hiroshima allora...". La verità, scevra da ipocriti sussulti di parte, come vedete non è manipolabile e sta anche nella mente semplice, anzi, meglio e di più. 

Quattro nuove etichette per il Cesanese di Affile

L'Azienda Colline di Affile ha presentato tre nuove etichette: "Gaiano", "Le caese" e "1930".

Anche di questo voleva parlare il Sindaco di Affile...


Invece a Rocca Priora, qualche anno fa, un Sindaco ed il suo Consiglio Comunale hanno fatto un monumento ad... un cavallo rampante... che è costato, mi dicono, euro 80.000!!! E, a parte l'enorme cifra se paragonata ad un Monumento ed a un Parco ed al fatto che è stato realizzato già da qualche anno quando i costi erano più bassi, non attira né giornalisti, né attenzione, né un bel niente! E' solo ridicolo e può, tuttalpiù, attirare il riso!

sabato 1 settembre 2012

Una buona notizia


  • Dal sito della trasmissione di RAI 3 "Chi l'ha visto?"

    Condannati a 11 anni i pirati che uccisero un bimbo a Torino

    Torino, 12/7/2012 - Il gup di Torino Rosanna La Rosa ha condannato a 11 anni di reclusione per omicidio colposo, lesioni e omissione di soccorso un uomo di 34 anni e uno dei 2 accusati di aver investito una famiglia sulle strisce pedonali senza prestare soccorso il 3 dicembre 2011 a Torino, uccidendo un bambino di 7 anni. Per i due, arrestati ad Aosta un mese e mezzo dopo l'incidente, la condanna è più pesante di quella chiesta dal pm Gabriella Viglione, che aveva chiesto 8 anni e 4 mesi.

    Da: Quotidiano Piemontese


    Il gup di Torino Rosanna La Rosa ha condannato a 11 anni di reclusione per omicidio colposo, lesioni e omissione di soccorso Alessandro Cadeddu, e Francesco Grauso,  accusati di aver investito una famiglia sulle strisce pedonali il 3 dicembre 2011 a Torino, uccidendo un bambino di 7 anni, e di essere poi fuggiti. Per i due la condanna è più pesante di quella chiesta dal pm Gabriella Viglione, che aveva chiesto 8 anni e 4 mesi. Cadeddu e Grauso  hanno assistito alla lettura del dispositivo in aula in cui si trovava anche Simonetta Del Re, madre di Alessandro Sgrò, il bambino rimasto ucciso, e moglie di Calogero Sgrò, ancora in condizioni gravi anche se fuori pericolo di vita.
    L’incidente avvenne la sera del 3 dicembre 2011. Cadeddu e Grauso erano andati a Torino per acquistare dell’eroina. e a  bordo di una Renault Clio investirono l’intera famiglia Sgrò che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali dopo essere  uscita da un negozio dove il piccolo Alessandro aveva scelto un regalo per Natale. Il bambino morì all’istante, il padre rimase in coma molti mesi e la madre accusò una frattura  alla gamba.
    I due proseguirono a tutta velocità, acquistarono la droga e tornarono ad Aosta. Furono individuati dalla polizia municipale di Torino soltanto a metà gennaio. La vettura, che riportava ancora i danni dell’urto, fu trovata nel garage dell’abitazione di Grauso.

Napolitano e le intercettazioni


DA: IL MESSAGGERO.IT

ROMA - «In questi mesi tormentati il Quirinale è stato oggetto di attenzioni speciali e tentativi di condizionamento impropri, e brutali, ai quali sono completamente estraneo, dei quali sono un avversario deciso. La frittata non è rovesciabile». Lo afferma Silvio Berlusconi in un'intervista al Foglio anticipata sul sito del quotidiano.

«La giusta decisione di sollevare conflitto di attribuzione - afferma ancora l'ex premier - presso la Corte costituzionale non riguarda il settimanale mondadoriano, ma i comportamenti di una procura della Repubblica e i suoi portavoce a mezzo stampa, che oltre tutto per evidenti ragioni di piccola politica adesso litigano tra loro. I cittadini non sono stupidi, certe cose le capiscono al volo». E ancora: «Non gioisco per il fatto che questo metodo è arrivato, per calcoli politici precisi e direi di bassa lega, a lambire la massima istituzione dello stato. Anzi, proprio per evitare manovre torbide e destabilizzanti, italiane e internazionali, nell'interesse di un'Italia che amo e ho sempre amato, ho contribuito in modo determinante, nello scorso mese di novembre, al varo di un'operazione di emergenza imperniata sul governo del senatore Mario Monti e della sua compagine tecnica. Ritengo di essermi comportato da uomo di stato e da patriota».

Grasso: come nel '92 attacco a giudici e capo dello Stato. «È possibile che siamo in presenza di un ulteriore tentativo di destabilizzazione nel nostro Paese contro la magistratura e il capo dello Stato». Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso. Come nel '92 «oggi assistiamo a una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato», sottolinea Grasso. Intervenendo alla Festa del Pd, il magistrato sostiene: «Le stragi mafiose del '92 si inserivano in una strategia più ampia che tendeva a mantenere l'esistente ed a fermare la spinta al cambiamento. Oggi c'è una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato».

Messineo. «Anticipazioni di questo genere concorrono a quella logica politica di tensione, di ricerca di determinate soluzioni politiche, che c'è in questo momento». Il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, ha commentato così il servizio del settimanale Panorama sulle intercettazioni delle telefonate tra Napolitano e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino. «Da cittadino, ragionando secondo logica - ha aggiunto - potrei dire che lo scopo di queste propalazioni è quello di far salire la temperatura. La divulgazione di questi presunti contenuti è senza dubbio un episodio inquietante».

«Da Panorama anticipazioni senza fondamento». «Da magistrato - ha proseguito Messineo intervistato a Klauscondicio - non sono in grado di spiegare le ragioni di questa pubblicazione, non so quali siano le fonti di Panorama. Io non vorrei inserirmi in questo tipo di discussione, perché anche affermare che una ricostruzione è infondata significa, in un certo senso, dare delle indicazioni. In un certo senso, comunque, si è verificato un episodio che pone un problema, e non sto parlando di verità interna o di fondatezza, anche se concordo sul fatto che non mi risulta che queste anticipazioni abbiano un fondamento».

«Distruggere le intercettazioni».
«È auspicabile che le intercettazioni irrilevanti ai fini del processo siano distrutte, il problema è soltanto il percorso per arrivare all'eliminazione», ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. «Siamo tutti d'accordo sul fatto che devono essere distrutte, sono prive di valenza penale e interesse investigativo; che possano o meno avere una valenza politica non ci riguarda come autorità giudiziaria, come magistrati inquirenti, è un fatto accessorio che rende ancora più auspicabile che vengano distrutte», ha proseguito Messineo.

«La divergenza è solo sul modo in cui pervenire a questa distruzione. Noi sosteniamo che lo debba fare il giudice nel contesto di un'udienza, alla quale avrebbero il diritto di partecipare le parti, eventualmente interessate, mentre altrove si sostiene che, trattandosi di intercettazioni che riguardano il Presidente delle Repubblica, si debba distruggerle nel contesto di un'udienza segreta e non accessibile, prima si era detto da parte del pubblico ministero, oggi si dice da parte del Gip. Ad ogni modo, anche questa è una tesi in diritto sostenibilissima e assolutamente legittima».

«Con il Quirinale - ha proseguito il procuratore di Palermo - c'è ovviamente una divergenza di vedute sulla normativa di diritto positivo che regola attualmente la distruzione delle intercettazioni, ma si tratta di una questione giuridica, non politica. Nonostante questo non ci sottrarremo, naturalmente, a ciò che la Corte Costituzionale deciderà e riterrà nel caso in esame», ha precisato Messineo, ribadendo che «se la Corte Costituzionale dovesse dare delle indicazioni che sono nel senso della tesi sostenuta dal Quirinale, noi ovviamente vi presteremmo il massimo ossequio, perché ripeto, è un problema di carattere giuridico, nulla di più, e noi siamo dispostissimi e favorevolissimi a ricevere delle indicazioni autorevoli».

Cancellieri. Quello delle intercettazioni è «uno strumento preziosissimo», ma «non è nemmeno pensabile che si possa intercettare il capo dello Stato», interviene il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri ai microfoni di Prima di tutto, su Radio 1 Rai, definendo «inaccettabile» quanto sta accadento intorno al presidente Napolitano. «Sono fatti inaccettabili, siamo di fronte ad una istituzione davanti alla quale tutti dobbiamo portare rispetto e considerazione. Nel momento in cui un Paese perdesse certi principi che sono fondamentali per il vivere civile - ha aggiunto - credo che smarrirebbe se stesso». Riferendosi poi alla pubblicazione delle presunte intercettazioni sul settimanale Panorama, il ministro ha affermato che «sono cose che non possono essere consentite perché non si può consentire che la più alta istituzione dello Stato venga posta in questa maniera all'attenzione e venga in qualche modo offuscata la sua immagine perché è un'immagine di altissima specchiatura».

«Io credo - ha precisato - che bisogna distinguere la necessità delle intercettazioni», «uno strumento preziosissimo che ha portato a risultati veramente molto significativi in tantissime inchieste», ma «contemporaneamente non si può sopportare cose di questo genere. La pubblicazione - ha concluso - deve seguire delle regole molto serie e molto precise e poi comunque qui parliamo del Capo dello Stato che non dev'essere nemmeno intercettato, cioè, non è nemmeno pensabile che si possa intercettare il Capo dello Stato».

Severino. «Non comprendo davvero perché‚ alcuni organi di stampa proseguano con la pubblicazione di una ridda di illazioni, insinuazioni e congetture» sul presidente della Repubblica «presentandole come fatti», dice anche il ministro della Giustizia Paola Severino in una intervista al quotidiano cattolico Avvenire, aggiungendo che quanto pubblicato «non sono fatti, sono solo illazioni, camuffate da pseudo-notizie».
Venerdì 31 Agosto 2012 - 16:59

Riporto un Commento sotto l'articolo del "Messaggero.it"
le intercettazioni sono giudiziarie
e non politiche! Che razza di ragionamento è mai questo, sono giudiziarie verso il più alto politico rappresentante il paese, e pare poco. Solo in questo paese esistono immagini di alta specchiatura, Cancellieri? Il presidente della Germania lo era altrettanto e si è dimesso, quindi queste specchiature come vengono da lei chiamate, si graffiano, si offuscano anche con il tempo, e si presentano come fatti perché essi esistono e capiamo il vostro interesse a passarci un panno sopra, chi ve l'avrebbe detto che avreste di botto occupato una poltrona sì in alto, ed ora i cattivoni del popolo vi stanno tirando giù? E lei Severino, se queste sono illazioni, ve ne stiamo chiedendo la prova, altrimenti la specchiatura è compromessa per sempre, maggiormente se ne cancellate l'esistenza senza che il popolo se ne sia accertato. Il POPOLO QUELLO SOVRANO che manda la gente al governo con il suo voto e non con i sotterfugi come ci siete arrivati voi, è bene che lo capiate, intesi?
Commento inviato il 31-08-2012 alle 20:16 da thalia36
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Ho riportato un commento di tale "thalia36" per dare un saggio di come la gente, non tutta, non si fa manipolare.
Non l'ho riportato perché io sia d'accordo su tutto quanto questa persona scrive, ma sono d'accordo su alcune cose.
Diciamo subito che non sono d'accordo su "...chi ve l'avrebbe detto che avreste di botto occupato una poltrona sì in alto, ed ora i cattivoni del popolo vi stanno tirando giù?" Certo, è vero, ma quelli che le hanno occupate in precedenza negli anni non erano esattamente quello che il popolo voleva, pur avendoli votati! Lo hanno dimostrato con il loro operato fino a screditare i Partiti da cui provenivano.
Il problema non è se votati o meno, il problema è se si è degni o meno di servire la Nazione e di incarnare l'Istituzione affidatagli/le.
"Il POPOLO QUELLO SOVRANO che manda la gente al governo con il suo voto e non con i sotterfugi come ci siete arrivati voi, è bene che lo capiate, intesi?"  Ecco, il Popolo Sovrano dovrebbe esserlo, ma che mandi al governo la gente giusta su questo ho molti dubbi... Sarà per il meccanismo perverso delle elezioni, sarà per le successive scelte perverse dei Partiti, sarà perché Uomini specchiati che si accontentano solo della giusta prebenda della carica ricoperta ce ne sono pochini, fatto è che i  precedenti ministri ed i precedenti Capi di Governo non si fanno certo rimpiangere visto che di decennio in decennio hanno ridotto il nostro splendido Paese come vediamo tutti!
Sul resto di quello che scrive l'ignoto commentatore, che si nasconde dietro uno pseudonimo, dimostrando così, come molti, troppi, di non avere il coraggio di firmare quello che pensa, sono abbastanza d'accordo.
Non di intercettazioni fatte SUL TELEFONO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA si trattava, bensì su quello di NICOLA MANCINO per acclarare se, quando egli era Ministro, ci sia stata una trattativa con la Mafia.
Il Magistrato Ingroia (che fra poco sarà inviato ad altro incarico in Guatemala mi pare...) indagava correttamente su Mancino e le intercettazioni erano sensatamente autorizzate per questo. Se poi Mancino chiama il Presidente della Repubblica per lamentarsi con lui "dei magistrati di Palermo" è un falso di altissima ipocrisia dire che si stava intercettando la più alta Istituzione dello Stato e che questo è inammissibile ed allora le intercettazioni... "si debba distruggerle nel contesto di un'udienza segreta e non accessibile".
Questo è realmente inaccettabile. Tuttalpiù: ..."sosteniamo che lo debba fare il giudice nel contesto di un'udienza, alla quale avrebbero il diritto di partecipare le parti, eventualmente interessate,".
Non è ammissibile nulla di contrario a questo perché la VERITA', in una democrazia VERA, non deve fare paura a nessuno, se si vuole parlare di un'immagine di altissima specchiatura! Altrimenti ha ragione "thalia36": ...."queste specchiature come vengono da lei chiamate, si graffiano, si offuscano...".
Non dimentichiamo che un Presidente della Repubblica, tale Leone, fu costretto a dimettersi per fatti gravissimi, dunque non basta incarnare  "una istituzione davanti alla quale tutti dobbiamo portare rispetto e considerazione".
Dunque ha ragione il Procuratore Capo di Palermo nel dire che "...affermare che una ricostruzione è infondata significa, in un certo senso, dare delle indicazioni..." E allora cito di nuovo  "thalia36": E lei Severino, se queste sono illazioni, ve ne stiamo chiedendo la prova, altrimenti la specchiatura è compromessa per sempre, maggiormente se ne cancellate l'esistenza senza che il popolo se ne sia accertato.
Non riporto questa immagine per il Partito che prese l'iniziativa della commemorazione, ma per la citazione riportata a destra della foto, pensiero di un Presidente senza ombre.

venerdì 31 agosto 2012

Assicurazioni misteriose...


Dirigente Rai cade in bici, risarcito con 500mila euro. Ma continua a pedalare

Gianfranco Comanducci, che a viale Mazzini tratta i contratti con le assicurazioni, a seguito dell'incidente riscuote la cifra. Eppure qualche giorno fa, scrive il Messaggero, "sulle strade dell’Argentario e in Costa Smeralda il vicedirettore generale pedalava senza sosta"

di

Gianfranco Comanducci, compagno di calcetto di Cesare Previti al Circolo Canottieri Lazio, pedalava già con la squadra Rai di Letizia Moratti presidente. Tirava le fughe. E così bene che i berlusconiani l’hanno spinto quasi sino al gradino più alto: vicedirettore generale di viale Mazzini con delega ai servizi di funzionamento.
Però, Comanducci pedala davvero. È un “ciclista straordinario”, tanto per citare le modeste cronache romane. Anche un ciclista di professione può cadere a villa Borghese e alzarsi un po’ malconcio: per esempio, con una frattura a una clavicola. E poi che fa, il ciclista? Per lavoro, tratta i contratti con le assicurazioni; per il ruolo che ricopre, beneficia di polizze molto gustose. E dunque, l’anno scorso, Comanducci chiese un risarcimento. Qui potete persino avere un moto di umana compassione. Al dirigente di viale Mazzini certificano un’invalidità permanente di un certo rilievo. Qualche mese fa, il nostro sportivo incassa una liquidazione di 500mila euro. Una cifra spropositata per l’infortunio in bicicletta tra i prati romani che sormontano piazza del Popolo. Ora direte che il mezzo milione di euro può alleviare il trauma di un ciclista costretto a parcheggiare la bicicletta per sempre. E che questo racconto spigoloso potrebbe ispirare il regista di Forrest Gump. Non temete, non piangete.
Pagine “Giorno e Notte”, il Messaggero (edizione di Roma) del 22 agosto 2012: “Sulle strade dell’Argentario prima e nei giorni scorsi in Costa Smeralda, per quasi tre ore al giorno, il vicedirettore generale Comanducci pedalava senza sosta. A Porto Ercole condivide la passione per la bici con un altro grande sportivo come Matteo Marzotto. Entrambi molto allenati, si possono permettere il lusso di farsi accompagnare nelle loro uscite in Maremma da un campione come l’ex ciclista Max Lelli”. Qualcosa non torna. L’omonimo di Comanducci pedala per tre ore senza sosta? È un atleta molto allenato? Sfida un ex ciclista in Maremma, un tipo tosto che s’è fatto 14 Tour de France? Speriamo per Comanducci che non sia lo stesso Comanducci. Tanto per capire, proviamo a contattare il vicedirettore generale che, direttamente al telefono e tramite l’ufficio stampa, non smentisce e non commenta: “Privacy”.
Ora dimenticate il Comanducci ciclista e pensate al Comanducci dirigente. Quasi contemporanemente al premio bonificato da Fondiaria, la stessa compagnia disdice unilateralmente il contratto con viale Mazzini. E Comanducci, versione vicedirettore generale, deve trovare un’assicurazione per garantire le dovute coperture ai dirigenti Rai, che ricevono trattamenti ben diversi dei dipendenti o dei giornalisti. Il giochino costa a viale Mazzini il 30 per cento in più, visti i precedenti (e i casi stile Comanducci), la nuova compagnia aumenta il prezzo. Interpellato anche per chiarire questa curiosa coincidenza, l’ufficio stampa Rai fa sapere: “Come si può verificare dal bando di gara, l’andamento del rapporto premi-sinistri degli ultimi anni è stato sfavorevole per la compagnia di assicurazione”. Quanti Comanducci ci sono in Rai? Oltre il Comanducci che s’aggira per l’Argentario e la Maremma con un’invalidità permanente?
da Il Fatto Quotidiano del 25 agosto 2012
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Come sono strane le Assicurazioni... In questa Italia molte cose sono strane... Soprattutto è strano quello che, in uguali circostanze, può avvenire a chi è un cittadino qualsiasi, che si muove pensando che le regole sono regole quindi uguali per tutti in una Democrazia, il quale, al contrario, invece di essere risarcito si trova a dover pagare anche le spese di giudizio.
Sapete che scrivo no? Dunque vi racconterò una storia... vera però... come quasi tutto quel che scrivo.
Una signora di mezza età raggiunge il marito che l'aspetta davanti ad un Grande Magazzino provvisto di un ampio parcheggio. 
Parcheggiata l'auto si avvia a raggiungerlo: lui dovrebbe attenderla davanti alle porte a vetri. La signora lo cerca con gli occhi in lontananza, mentre una folla consistente di persone sciama verso l'entrata in ordine sparso o ne esce raggiungendo il parcheggio dal quale lei proviene, nascondendole in parte la visione. Mentre cammina a tratti guarda in terra ed a tratti rialza lo sguardo davanti a sé. Il cammino è contrassegnato da piccole strisce pedonali che però finiscono in una grande pozzanghera che, essendo d'estate e calzando dei sandali, attraversandola la signora si bagnerebbe i piedi. Non è piovuto, dunque, si chiede la signora a cosa sarà dovuta quella enorme pozzanghera? Forse ad una perdita d'acqua? Chissà. Procede deviando alla sua destra su quello che sembra essere un vialetto, largo e lungo, delimitato da tubi di ferro ai lati. Rialza gli occhi camminando e all'improvviso il suo passo è tagliato da qualcosa che le sbarra le caviglie e lei si trova a cadere come un tronco a faccia avanti in un istante, senza poter fare altro che mettere istintivamente un braccio davanti a sé per riparare la caduta. Il braccio riceve un colpo ma non le evita di sbattere la faccia che riporterà escoriazioni sulla fronte e sul naso. Suo marito a qualche decina di metri da lei non vede nulla, per via della folla che va e viene. Accorrono un uomo ed una donna che si chinano su di lei premurosamente. Vorrebbero rialzarla ma lei sente un forte dolore al braccio e come un mancamento, dunque dice ai pietosi soccorritori di non muoverla. Accorre anche un ragazzone negro che è lì ad aiutare chi esce con i carrelli della spesa per caricarla in auto, per guadagnare qualche soldo con questa attività abusiva. Capisce che la signora deve essersi rotta il braccio e, nel suo stentato italiano, si offre di tirarglielo subito "perché al suo Paese si fa così". L'anziana donna si difende con le deboli forze rimastele e gli dice: "No, no, no!!" Il ragazzone desiste dal suo generoso proposito.
La signora gentile, ancora china su di lei si offre di chiamare il personale del Grande Magazzino, un'ambulanza... Ma la donna oppone un cortese diniego e chiede solo di essere accompagnata dal marito: la porterà lui, se mai, in ospedale.
La signora l'aiuta a tirarsi su con l'uomo e, accertatasi che può camminare e che non vuole altro, si congeda, mentre l'uomo di mezza età la sostiene e la conduce fino ad una panchina poco più avanti. La donna avverte nausea e lo comunica all'uomo, il quale minimizza e dice: "Sarà per lo spavento." Invece è per l'osso dell'avambraccio, il radio, che ha riportato una frattura scomposta, che l'organismo risponde con la nausea. Seduta sulla panchina, ringraziato il signore che ve l'ha accompagnata, la donna infortunata chiama il marito con il cellulare indicandogli dov'è e accennandogli brevemente l'accaduto. L'uomo arriva quasi subito. Decidono di andare nel più vicino ospedale e, sorretta dal marito, si avviano verso l'auto di lui tornando verso il parcheggio. Nel fare la strada a ritroso la donna gli indica il punto in cui è caduta e lei stessa vuole vedere cosa le ha tagliato il cammino: un tubo di ferro posto ad una decina di centimetri dall'asfalto corre orizzontalmente al vialetto che lei aveva imboccato. Non v'è null'altro. Solo più tardi si apprenderà che quello che sembrava uno sgombro camminamento altri non era che il ricovero di giganteschi carrelli in uso in quel Grande Magazzino che vende anche oggetti di grosse dimensioni. Nessuna sbarra più alta di quei dieci centimetri circa chiude il cammino del ricovero carrelli a metà del camminamento, solo quel tubo in basso, in orizzontale, in cui da due parti fronteggiantisi si possono riporre i carrelloni ma, in mancanza di essi, appare come uno spazio vuoto e libero. Più tardi si vedrà che dei cartelli all'inizio di quel camminamento dicono che lì si possono riporre i carrelli. 
Ma se il cartello sfugge in assenza di un qualsivoglia carrello che richiami l'uso di quel posto?
La donna viene ricoverata, operata e dopo una decina di giorni di degenza torna a casa con gesso e ferri di Kirschner infissi nell'osso.
Dato che ancora non è in pensione perde un bel po' di soldi sullo stipendio, essendo la sua retribuzione basata essenzialmente sulle indennità legate alla presenza. Perde inoltre i rimborsi sui pasti, in mancanza di una mensa nella struttura dove lavora, che costituiscono anch'essi una piccola entrata. Scrive una raccomandata ai Grandi Magazzini, spiegando l'accaduto e, a prova della sua buona fede, porta il fatto che non ha neppure preso il nome dell'uomo e della donna che l'hanno soccorsa per eventuali testimonianze in giudizio. Chiede solo un risarcimento per quanto sta perdendo della sua abituale retribuzione e denuncia  che la situazione del luogo dove è caduta non è sufficientemente  segnalata e che va cambiata perché costituisce pericolo.
L'Ufficio legale dei Grandi Magazzini passa tutto alla compagnia di Assicurazione che nomina un perito il quale contatta la signora e le chiede di essere presente alla perizia sul posto.
Il perito sotto gli occhi dell'infortunata dichiara: "L'insidia c'è, non vi è dubbio che c'è."
Passa il tempo e la signora chiama il perito dell'Assicurazione il quale le dice di aver trasmesso da tempo la perizia alla Compagnia di Assicurazione e la consiglia di recarsi presso la sua sede e parlare con il liquidatore. Cosa che la signora fa puntualmente per sentirsi rispondere che la Compagnia non paga, senza alcuna spiegazione. Meravigliata la signora fa notare che il loro perito ha detto che "L'insidia c'è.." Risposta dura quanto laconica del liquidatore: "Il perito fa il suo mestiere ma a decidere siamo noi."
Indubbiamente è come venire schiaffeggiati e la signora si rivolge ad uno studio di avvocati che lavorano all'americana: nessun compenso ma una percentuale sul risarcimento qualora ottenuto. L'unica spesa è la registrazione della causa in Tribunale: circa euro 400.
Il giovane titolare dello studio, figlio di avvocato, è sicuro di vincere e stabilisce anche quanto, a suo avviso, deve essere l'ammontare del risarcimento: euro 14.000, di cui lo studio prenderà il 25%, ma per la signora è una questione di principio e non di soldi e insiste per l'80% della cifra allo studio in caso di vittoria della causa. L'avvocato ed i suoi collaboratori sorridono meravigliati da una simile presa di posizione. Il perito di parte, pagato dallo studio, è un Ingegnere. Si torna sul luogo: come per la prima perizia, effettuata dal perito dell'Assicurazione, la zona della caduta è stata stranamente delimitata da nastri bianchi e rossi da parte dei Grandi Magazzini. Anche questo perito sentenzia che: "L'insidia c'è." La perizia medico legale la fa un conoscente della signora, Medico Legale e Professore Universitario, dopo aver visionato la cartella clinica e averla visitata, senza costi, perché carinamente rifiuta ogni compenso.
La causa si svolge nell'arco di due anni e quando arriva la sentenza, stilata da una giovane magistrato donna, tutti restano esterrefatti: la signora non merita alcun risarcimento, perché non guardava sempre per terra e ogni tanto guardava avanti per scorgere il marito, dunque deve anche pagare le spese di causa e l'avvocato dell'Assicurazione: euro 2.600. Può, naturalmente, fare ricorso... Ma la signora, sfiduciata da una simile "giustizia", rinuncia paventando solo altre spese...
  
Dopo l'incidente il luogo è stato così modificato: come si vede ora c'è una barra a metà altezza d'uomo... A riprova che i due periti delle due parti in causa avevano ragione...
MORALE: GUARDATE SEMPRE PER TERRA ALTRIMENTI, SE L'INSIDIA E' VERSO I VOSTRI PIEDI, AVETE TORTO A NON AVERLA VISTA E NON POTETE CHIEDERE ALCUN RISARCIMENTO... PERO' HO UN DUBBIO... E SE MENTRE GUARDATE PER TERRA VI SI PARA DINNANZI UN'INSIDIA VERTICALE... TIPO UN PALO?
SE LO SARA' POSTO QUESTO QUESITO IL MAGISTRATO DONNA CHE HA STILATO LA SENTENZA SECONDO VOI?

martedì 21 agosto 2012

Criminalità automobilistica


Pirata strada uccide carabiniere

L'uomo sarebbe stato individuato, in corso ricerche

21 agosto 2012

Pirata strada uccide carabiniere (ANSA) - NUORO, 21 AGO - Un carabiniere di Oliena (Nuoro), Paolo Corbeddu, 58 anni, e' stato investito e ucciso da un pirata della strada alla periferia di Orune, in provincia di Nuoro. Il brigadiere, in servizio alla Stazione di carabinieri di Orune, stava effettuando con un collega un posto di blocco.

Poco prima dell'una, un'Audi non si e' fermata all'alt e ha travolto il brigadiere. Il conducente dell'auto ha proseguito poi la sua fuga. Sarebbe gia' stato identificato, i carabinieri sono sulle sue tracce.

Intanto il povero Carabiniere è morto: ad un passo dalla pensione. Stava lavorando all'una di notte, quando altri dormono... L'assassino gli è piombato addosso senza remore, con tutta la forza, e i medici non hanno potuto fare molto per lui, anche se è stato soccorso immediatamente, come ovvio, ed è morto alle h. 4:30 del mattino.  
Se prendono questo soggetto spero che la pena sia massima e, mi dispiace per la pietà che la Severino dimostra per lo stato dei carcerati, ma onestamente non me ne importa un fico secco se la cella dove lo metteranno è confortevole o meno.
Condizioni disumane dice la Severino? Uccidere è umano forse? Cancellare la vita di un pover'uomo strafregandosene delle regole è umano?
Le celle per questi soggetti debbono essere adeguate al reato.
Celle migliori per chi ha solo rubato e celle adatte alla gravità del reato per gli efferati assassini.