lunedì 15 aprile 2013

MATTEO RENZI: se non esistesse bisognerebbe inventarlo!!!

Da: La Repubblica


Caro direttore,

nel delicato puzzle che i partiti stanno componendo per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica torna in queste ore prepotentemente in voga l'espressione: "Ci vuole un presidente cattolico". In particolare questa espressione viene richiamatata dai sostenitori, bipartisan, di Franco Marini che provano così a giustificare la candidatura del proprio beniamino. Non è questa la sede per pronunciarsi sulla possibile scelta. Se la politica non avesse perso i legami con il territorio basterebbe una banalità: due mesi fa Marini si è candidato al Senato della Repubblica dopo aver chiesto (e ahimè ottenuto) l'ennesima deroga allo Statuto del Pd. Ma clamorosamente non è stato eletto. Difficile, a mio avviso, giustificare un ripescaggio di lusso, chiamando a garante dell'unità nazionale un signore appena bocciato dai cittadini d'Abruzzo. Dunque, non è il no a Marini - già candidato quattordici anni fa - che mi spinge a riflettere sulla frase "Ci vuole un Presidente cattolico".

Mi sembra invece gravissimo e strumentale il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese. Faccio outing: sono cattolico, orgoglioso di esserlo e non mi vergogno del mio battesimo. Cerco, per quanto possibile, di vivere la fedeltà al messaggio e ai valori di Cristo e - peccatore come tutti, più di tutti - vivo la mia fede davanti alla coscienza. Nell'esperienza da Sindaco, naturalmente, agisco laicamente:
ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo. Rappresento la città, tutta intera, non solo quelli con cui vado alla Messa la domenica. E sono tuttavia convinto che l'ispirazione religiosa, non solo cattolica non solo cristiana, possa essere molto utile alla società.
In queste ultime settimane la Chiesa Cattolica ha scelto (in tempi decisamente più rapidi della politica, ma questa è un'altra storia) una guida profondamente innovativa. Papa Bergoglio sta rendendo ragione della speranza cristiana con gesti di altissimo valore simbolico e di rara bellezza. Muove e commuove il pontefice argentino, parlando al cuore dell'uomo del nostro tempo, con uno stile che regala emozione e suscita pensieri. Francesco parla anche alle altre confessioni, ai non credenti, agli agnostici: si pone come portatore di entusiasmo e di gioia di vita. Questo, del resto, dovrebbe essere il Vangelo, la Buona Notizia.

I politici che si richiamano alla tradizione cattolica, invece, sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida. Non c'è peggior rischio di incrociare il cammino con i moralisti, specie quelli senza morale. Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità. Questo atteggiamento, così frequente in larga parte del mondo politico cattolico, è a mio giudizio perdente. Ma ancora più in basso si colloca chi utilizza la propria fede per chiedere posti. Per pretendere posti. Per reclamare posti non in virtù delle proprie idee, ma della propria confessione.

Proprio ieri il Vangelo della domenica riportava l'entusiasmo di Pietro sulla barca incontro al suo Signore. Quanta bellezza, quanta umanità, quanto impeto. Poi ti capita di tornare alla politique politicienne e trovi il candidato che si presenta in quanto cattolico, riducendo il messaggio di fede a un semplice chiavistello per entrare nelle stanze dei bottoni.

Mi vergogno, da cattolico ma prima ancora da cittadino, di una così bieca strumentalizzazione. Non mi interessa che il prossimo presidente sia cattolico. Per me può essere cristiano, ebreo, buddista, musulmano, agnostico, ateo. Mi interessa che rappresenti l'Italia. Che sappia parlare all'estero. Che sia custode dell'unità in un tempo di grandi divisioni. Che parli nelle scuole ai ragazzi. Che spieghi il senso dell'identità in un mondo globale. Che non sia lì per accontentare qualcuno. Mi interessa che sia il Presidente applaudito per le strade come è stato quel galantuomo di Giorgio Napolitano. E che sappia dialogare, ascoltare, rispettare. Che sia al di sopra di ogni sospetto e al di là di ogni paura. Mi interessa che sia il Presidente di tutti, non solo il Presidente dei cattolici.
Chi rivendica spazio in nome della confessione religiosa tradisce se stesso. E strumentalizza la propria fede. Tanti, forse troppi anni di vita nei palazzi, hanno cancellato una piccola verità: non si è cattolici perché si vuole essere eletti, ma perché si vuole essere felici. C'è di mezzo la vita, che vale più della politica. E il Quirinale non potrà mai essere la casa di una parte, ma di tutti gli italiani.

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Non volevo scrivere di nuovo di Matteo Renzi: ho già scritto perché lo avevo votato alle primarie del PD, io che, pur avendo dato il mio voto al maggiore partito di sinistra qualche volta negli anni e via via che cambiava nome, non sposo interamente l'ideologia di sinistra, ma certo non potrò mai votare per il PdL, c'è un limite a tutto, anche ad un voto strategico.
Matteo piace a mio marito, addirittura di idee liberali e più a destra delle mie, se così si può ancora dire, e a poco a poco l'ho capito anch'io questo giovane uomo dalle idee chiare, pulite, innovative, limpido, sincero... e per questo inviso alle cariatidi del suo partito.
L'ho scritto: il PD non si ringalluzzisca per l'afflusso alle primarie, infatti non ha avuto i voti che si aspettava alle elezioni politiche. Io ho dato il mio voto ai "rivoluzionari senza ghigliottina" del Movimento 5 Stelle, mio marito, è per me quasi incredibile, a Bersani.
Bersani che nella precedente campagna elettorale, abbiamo appreso da tutti i media, ha accettato euro 98.000 per la sua campagna elettorale datigli dal padrone dell'ILVA di Taranto.
Per beneficenza? Cos'è Bersani un bambino africano bisognoso che gli portino l'acqua o gli costruiscano una scuola?
Solo dei dementi possono non capire. Ma mio marito "si è turato il naso" di montanelliana memoria e l'ha votato.
Ora costui attacca Matteo Renzi perché gli dice schiettamente quello che pensa: e giù insulti.
Ha già dimenticato la lealtà del compagno di partito che, sconfitto, si è ritirato in buon ordine, anzi, l'ha aiutato a promuoversi appoggiandolo.
Ora il suo peccato è NON ESSERE IPOCRITA come altri papaveri del partito. Prima fra tutti la Finocchiaro, quella che non prende certo esempio dai politici di certe nazioni del nord Europa che vanno democraticamente in bicicletta a fare la spesa o con la loro auto: no! Lei come una regina (proletaria però perché si dice di sinistra) la spesa la fa con tre uomini di scorta! (vedere mio post del 24 maggio 2012: titolo "PUAH!").
Questa sussiegosa vecchia esponente del Partito si permette di chiamare il giovane Renzi  miserabile, ignobile, e che "non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato".
Una vera vipera che come tale si rivolta e morde perché è stata toccata.
Una vera ipocrita che dice ora che "Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli."
Tutti hanno visto i suoi sorrisi compiaciuti quando qualche giornalista le poneva domande su una sua eventuale candidatura e tutti sanno che invece ci aveva sperato eccome! Si schermiva, ma dentro di sé ci credeva che quella sua aria da "signora che ha sempre servito le istituzioni" potesse valerle il Quirinale.
Renzi viene attaccato per la sua sincerità e chi lo attacca sincero non lo è affatto, perché ha sempre vissuto con una pirandelliana maschera!
Largo ai giovani! Lo dice una che ha 66 anni, mio marito 73, ed abbiamo i figli più vecchi di Renzi!
Aria fresca ci vuole! Azione! Basta balle! Queste cariatidi ancora resistono dentro i loro bozzoli corazzati di ipocrita indignazione!
Il Movimento che io ho votato non vuole entrare nel Governo? Bene, purché faccia qualcosa, qualsiasi cosa per fare pulizia. Il paese langue, lo ha detto a chiare lettere il Presidente di Confindustria. Il lavoro chi lo dà all'infuori delle greppie statali? Loro: gli imprenditori. Sveglia! 


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Il Fazioso - 26 ottobre 2012

Scandali censurati e poco considerati. Non se ne può parlare perchè, ovviamente, riguardano la sinistra.
Melchiorre Fidelbo. Chi è? Il marito dell’integerrima senatrice del Partito Democratico, Anna Finocchiaro. E che succede? Succede che Fidelbo è stato rinviato a giudizio, insieme ad altre tre persone, nell’ambito dell’inchiesta sulla procedura amministrativa che aveva portato, a Catania, all’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre. Non solo. Pare che la Finocchiaro possa entrare nel Consiglio superiore della magistratura. Ma, a questo punto, sarà il caso?
Nel dettaglio, gli imputati devono rispondere di abuso di ufficio e di truffa su un appalto da 1,7 milioni di euro per l’informatizzazione del sistema ospedaliero. Secondo l’accusa, Fidelbo avrebbe fatto delle pressioni indebite sui dirigenti dell’Asp, e dalle indagini risulta che anche Scavone avrebbe avuto un ruolo importante nel favorire l’affidamento dell’appalto alla Solsamb.


sabato 13 aprile 2013

Opinioni su "L'ultimo Papa Re"

Da: Corriere della Sera


Papa o papà? Di mezzo c'è solo un accento, ma la differenza non è da poco. I giovani turchi della Nouvelle Vague combattevano con sfrontatezza cinefila contro «le cinéma de papa», il cinema di papà, quel cosiddetto cinema di qualità che consisteva soprattutto nella trasposizione di romanzi famosi. I giovani autori della tv italiana dovrebbero ora combattere contro la fiction di papà, ben rappresentata da «L'ultimo Papa Re» (Raiuno, lunedì e martedì, ore 21,15). Di solito la fiction di Raiuno, per stimolare l'effetto nostalgia e fare facili ascolti, ama mettere in scena qualcosa che già appartiene all'immaginario del suo pubblico. Questa volta ripropone le vicende raccontate nel film di Luigi Magni, In nome del Papa Re . Chi interpretava quella pellicola? Nino Manfredi. Chi ha prodotto la miniserie tv? Roberta Manfredi, la figlia. E chi l'ha diretta? Luca Manfredi, il figlio. Ecco come nasce la fiction di papà.

La storia inizia nell'ottobre 1867, quando tre giovani patrioti, per appoggiare il tentativo di Giuseppe Garibaldi di conquistare Roma, fanno saltare in aria una caserma degli zuavi, i mercenari francesi di Papa Pio IX. Inizia così il contrasto fra il cardinale Colombo da Priverno (Gigi Proietti), che sovrintende la polizia pontificia e il potente «Papa Nero», il belga Joseph Beckx (Jerzy Stuhr), capo dei gesuiti e anima nera della Chiesa, che manovra a suo piacere il debole Pio IX (nella speranza che l'attuale Pontefice, gesuita, non abbia seguito la miniserie). Per dare un po' di sapore alla storia, si scopre che Colombo è il papà di uno dei giovani patrioti (nato da una relazione con una contessa, il birichino). Come al solito, tutta l'operazione si regge sulle spalle di Gigi Proietti, visibilmente indeciso se essere se stesso o rendere omaggio a Nino Manfredi. Nell'incertezza registica, largo spazio al macchiettismo.

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La critica dell'esperto che lo fa di mestiere si può anche accettare, ma se fa un'analisi che serve a comprendere meglio un'Opera: sia questa televisiva, che cinematografica, che teatrale o anche un libro... Può descriverne i difetti, i limiti, motivandoli... Ma in certi casi, come in questo, mi sembra una critica acidina e pretestuosa, che non motiva il giudizio con elementi tecnici realistici e dunque non la comprendo.
Ho visto anche la critica fatta in video su Corriere TV da Aldo Grasso su questo sceneggiato televisivo in due puntate che, secondo una moda da cui dissento, viene definito "miniserie".
Nella critica in video parla degli spettatori come se fossero dei poveri rimbambiti: dice che RAI 1 è seguita in prevalenza da gente con i capelli bianchi, sarà, io ho 66 anni e seguo tutte le reti, anche le private qualora ci sia qualcosa di decente, cosa rara. Dunque, partendo dall'assunto che RAI 1 è vista solo da rimbambiti, si spinge nel dire che "quando si hanno i capelli bianchi si torna un po' bambini". E qui mi viene da dire alla romana: "Parla pe té!!" Poi presuppone che, essendo tornati un poco bambini, ci piace risentire sempre le stesse storie e dunque da parte degli autori, riproporre una storia di cui è già stato fatto un film, è farci rivedere una cosa che conosciamo, così vanno sul sicuro, lui dice "risentire la stessa canzone".
Ora mi chiedo se Grasso abbia presente i film sequel seguiti da giovani adulti e non rimbambiti, come quelli recenti sui pirati con protagonista Johnny Depp nella parte di Capitan Jack Sparrow, o quelli del maghetto Harry Potter.
Come spiega quei successi con gran numero di spettatori e di incassi? 
La storia riproposta nello sceneggiato diretto da Luca Manfredi è stata trattata da Luigi Magni e, personalmente, non mi risulta sia stata raccontata tante volte da costituire una storia ripetuta per "vecchi tornati bambini", come lui testualmente si è spinto a dire.
Inoltre la produzione filmica in generale, sia italiana che estera, ha attinto innumerevoli volte, anche nel passato, dal romanzo, riportando le storie molte volte, riprese in produzioni diverse, con cast e registi differenti, e nessuno si è mai lanciato in simili azzardati commenti. Mi sembra addirittura inutile accennare a qualcuna di queste opere: dalla "Signora delle Camelie" ai "Tre moschettieri", da "Madame Bovary" a "Cime Tempestose", "Da Rebecca la prima moglie" a tanti tanti altri film riprodotti in molte produzioni e sempre ben accolti dal pubblico, alcuni ben fatti altri meno... ma è lì che la critica dovrebbe appuntarsi, non sul fatto che la storia è già stata raccontata una volta e che il Cardinale Colombo nel film di Magni lo interpretava Nino Manfredi. 
Nino Manfredi ha interpretato tanti di quei film di successo... E allora? 
Lino Toffolo e Gigi Proietti in una scena dell'Opera televisiva diretta da Luca Manfredi 
Poi la stroncatura anche di Proietti è il massimo! Ma dove l'ha vista l'indecisione fra una sua personale interpretazione della parte di Colombo e quella fatta a suo tempo da Nino Manfredi? Proietti ha un suo stile inconfondibile, che ha fatto Scuola, e Nino Manfredi aveva una sua recitazione personalissima che metteva in tutti i personaggi, i più diversi, che interpretava.
Infine le macchiette... Ma raccontare una storia anche con il sorriso per Aldo Grasso è "fare macchiette"? Anche nel film di Magni, (per fortuna!), si rideva: la vita vera è così, lo sa Grasso? Si ride, si piange... si vive. Ma forse lui non lo sa.    


Lotta all'abusivismo edilizio


Newsletter circolo Larus

Novità da laruslegambiente.it

Ripresa degli abbattimenti a Quarto Caldo (by marco panista, published Venerdì 12 Aprile 2013 14:59)
12.04.2013

RIPRENDANO PRESTO GLI ABBATTIMENTI DEGLI “SCHELETRI DI QUARTO CALDO” E SI PROCEDA
CON DETERMINAZIONE CON LA RIQUALIFICAZIONE NATURALISTICA DELL'AREA


Legambiente si è da sempre distinta per la determinazione manifestata contro ogni forma di abusivismo edilizio, soprattutto all'interno del Parco nazionale del Circeo. Dopo anni di battaglie, con l'impegno del Comune di San Felice Circeo e dell'Ente Parco nazionale del Circeo, salutammo con gioia, la mattinata del 31 ottobre del 2012, sotto una pioggia battente, l'abbattimento dei primi edifici della tristemente nota lottizzazione abusiva di Quarto Caldo, in piena area protetta, in una delle zone più delicate e prestigiose del Circeo.

Abbiamo salutato con gioia quelli abbattimenti, convinti che fossero l'inizio di un percorso virtuoso per ristabilire la legalità in un territorio martoriato dall'abusivismo edilizio e dal malaffare.

Siamo ancora convinti che quell'evento abbia restituito dignità e coraggio ad un territorio che vuole uscire dalla morsa del cemento e dell'illegalità.

A distanza di diversi mesi, però, siamo costretti a registrare l'arresto degli abbattimenti, nonostante il finanziamento erogato copra per intero gli stessi, compreso il trasporto del materiale di risulta. Un arresto che ci preoccupa, che non condividiamo e che rischia di tramutare un vittoria collettiva in uno smacco inaccettabile.

Per questa ragione, siamo a domandare all'amministrazione comunale di San Felice Circeo il riavvio immediato degli abbattimenti degli “scheletri di Quarto Caldo” e la riqualificazione naturalistica del territorio, perché di quella speculazione non resti che il ricordo e al suo posto torni a vivere rigogliosa la splendida macchia mediterranea del Parco nazionale del Circeo.


Il direttivo del circolo Larus Legambiente di Sabaudia 

Ospedali di proprietà delle Congregazioni Religiose Cattoliche, quindi dello Stato Vaticano

IERI
Da: Sky.it
18 Luglio 2011 -  

San Raffaele, a Milano suicida il vice di Don Verzè

Mario Cal, storico braccio destro di Don Verzè nella gestione dell’ ospedale San Raffaele , si è suicidato.
Cal si sarebbe sparato un colpo alla testa nel suo ufficio all'interno dell'istituto con una calibro 38 regolarmente detenuta.
Ad avvisare i soccorritori è stata la sua segretaria che, dopo aver sentito l'esplosione, è entrata nella stanza trovando l'uomo disteso a terra. E' morto poco dopo al pronto soccorso dello stesso ospedale. 

L'avvocato: "Era preoccupato" - Prima di togliersi la vita, Cal avrebbe lasciato due lettere. Lo ha affermato il suo avvocato e amico, Rosario Minniti, spiegando che per ora non si conosce il loro contenuto e sarebbero indirizzate una alla moglie Pina e l'altra, probabilmente, alla segretaria.
"Il San Raffaele non è coinvolto in nessuno scandalo di natura finanziaria – ha detto a SkyTG24 il legale  – il dottor Cal non è stato mai indagato, ma è stato sentito come persona informata sui fatti".
L'avvocato ha voluto anche precisare che il suo assistito non era preoccupato per l'inchiesta "ma per la situazione del San Raffaele, perché non c'era più la liquidità per pagare i fornitori".

Aperta un'inchiesta - Il pm Maurizio Ascione ha aperto un fascicolo di indagine a modello 45, cioè senza ipotesi di reato né indagati, sul suicidio di Mario Cal. Il pm ha disposto l'autopsia sul suo corpo e ha ordinato agli uomini della polizia scientifica un'ispezione dell'ufficio in cui Cal si è ucciso, con relativi rilievi fotografici; inoltre, sentirà nelle prossime ore come testimoni tutte le persone che potrebbero dare un contributo alle indagini. Sia la lettera alla moglie che quella alla segretaria sono state sequestrate e il pm vuole verificarne l'autenticità.

Il giallo della pistola - La pistola con cui l'ex vice presidente del San Raffaele, Mario Cal, si è ucciso sarebbe stata spostata e infilata in un sacchetto da una persona che deve essere ancora identificata, probabilmente una delle prime ad entrare nella stanza dove l'ex braccio destro di Don Verzè si è ucciso. Per questo il pm di turno Maurizio Ascione ha disposto degli accertamenti per arrivare ad identificare chi, probabilmente in buonafede, ha spostato l'arma senza rendersi conto di aver inquinato la scena del suicidio.

Il buco del San Raffaele e l'audizione di Cal con il pm - Cal si era presentato nei giorni scorsi come testimone davanti al pm Luigi Orsi nell'ambito dell'inchiesta sulla crisi del gruppo ospedaliero e in relazione al buco da quasi un miliardo di euro nei conti dell'istituto di Don Verzè , prima che il Vaticano aggregasse alcuni soggetti economici intorno a un piano di salvataggio .
Settantuno anni, originario di Treviso, Mario Cal aveva per anni affiancato il fondatore dell'ospedale milanese. Storico braccio destro di Don Verzè e vicepresidente della Fondazione San Raffaele, solo venerdì scorso era stata sancita la sua uscita di scena con l'elezione di un nuovo cda per la fondazione e la nomina a vicepresidente di Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù di Roma, cui sono passate le deleghe operative per la gestione del gruppo ospedaliero.

OGGI
Da: RAI News 24
Milano, 12-04-2013

Sono circa una quarantina le lettere di licenziamento partite oggi per i lavoratori dell' ospedale San Raffaele di Milano, di cui 20 riguardano dipendenti dell'area amministrativa, e 20 dell'area sanitaria. E' quanto conferma Margherita Napoletano, delegato Usb e membro della rappresentanza sindacale unitaria.

"Tra le circa 40 lettere di licenziamento partite - spiega - una riguarda anche un delegato sindacale. Nelle prossime ore ci riuniremo insieme agli altri colleghi per decidere le iniziative, ma già da ora è stata fissata per lunedì mattina un'assemblea dei lavoratori, e ci attiveremo per avviare la procedura per una nuova data di sciopero".
Stamani invece una delegazione dei sindacati ha incontrato, presso la sede del consiglio regionale, il presidente del consiglio, Raffaele Cattaneo, l'ufficio di presidenza e i capi gruppo. "Abbiamo proposto come Usb e Usi - continua Napoletano - di chiudere la procedura di licenziamento, chiedere l' applicazione del contratto della sanità pubblica a tutto il privato convenzionato, maggiore trasparenza con la pubblicazione di bilanci e stipendi di dirigenti e consulenti. Cattaneo dal canto suo si è impegnato a far riaprire il tavolo della trattativa, mentre la commissione consiliare di sanità ci convocherà per una audizione".

San Raffaele: licenziamenti esito inevitabileL'ospedale San Raffaele "conferma che le lettere di licenziamento rappresentano l'inevitabile esito del mancato accordo con la rappresentanza sindacale unitaria (rsu) e rappresentano oggi uno strumento necessario per affrontare il grave stato di crisi dell'ospedale". E' quanto si legge in una nota. "Purtroppo - prosegue la nota - l'intesa raggiunta con la rsu il 21 gennaio 2013 al ministero del Lavoro e delle politiche sociali - intesa che consentiva, tramite altri strumenti, di evitare i licenziamenti - è stata respinta nel referendum interno con il 55% dei voti, e successivamente la rsu ha anche respinto la mediazione del prefetto di Milano e rifiutato di indire un nuovo referendum come richiesto da una petizione firmata da 919 dipendenti".

"In questo contesto i licenziamenti diventano pertanto necessari secondo la tempistica prevista dalla legge 223 - si conclude - anche se l'amministrazione ospedaliera non esclude che, in presenza di fatti nuovi, l'intera procedura possa essere rivista".
Cattaneo: scriverò una lettera a Maroni e agli assessori competentiSulla situazione dell'ospedale San Raffaele di Milano e delle lettere di licenziamento in arrivo per i primi 40 lavoratori "scriverò una lettera al presidente della Giunta" Roberto Maroni, "e agli assessori competenti, Mantovani e Aprea". Ad annunciarlo è Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale lombardo, in una nota diffusa nelle stesse ore in cui arrivavano le conferme dell'avvio della procedura per una tranche dei 244 licenziamenti annunciati.

Nella missiva, in cui si riassume quanto emerso durante l'incontro con i rappresentanti sindacali dell'ospedale, Cattaneo sottolineerà "la necessità di trovare il modo di riaprire un tavolo di trattativa per trovare una soluzione immediata ad una vicenda critica".

"La tempestiva convocazione dei rappresentati sindacali - spiega - è testimonianza concreta della grande attenzione e della disponibilita' all'ascolto da parte dell'Assemblea regionale lombarda e di tutte le forze politiche. Una disponibilita' che confido i lavoratori possano trovare ora anche nelle altre sedi competenti".
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Il 20 settembre 1870 ci siamo presa Roma ma non ci siamo liberati degli interessi economici del Vaticano che incassa sempre e non paga mai.
Gli Ospedali di proprietà dello Stato Vaticano, gestiti e amministrati dalle Congregazioni Religiose, agiscono dentro il nostro Stato Italia godendo di molte agevolazioni e privilegi e, quando fanno i buchi, quando i soldi spariscono, a loro gli incassi e a noi, Stato Italiano, le perdite.
Primi a rimetterci sono i lavoratori. Come sempre "volano gli stracci". Ma codesti lavoratori non sono dovuti passare per le forche caudine dei pubblici concorsi, da cui entri solo se sei bravissimo o raccomandatissimo (vista la corruzione che avvolge questa nostra povera Italia),  come avviene per gli ospedali di proprietà dello Stato Italiano. 
Questi lavoratori degli ospedali di proprietà del Vaticano hanno un contratto che regola " il privato convenzionato" e che i sindacati ora chiedono venga trasformato in "contratto della sanità pubblica".
Siamo alle solite: la commistione fra l'economia, sempre salvaguardata, del Vaticano, e la nostra continua, nell'ipocrita ricatto della salvezza dei lavoratori, dopo che le casse, non certo controllate dallo Stato Italiano, sono state svuotate!
Il recente caso dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata (I.D.I.) ripete il copione ormai collaudato.


ORA
Da: ANSA.it

Roma: tre arresti all'Idi, fatture false per 14 mln

Arrestati padre Franco Decaminada, fino al 2011 consigliere delegato, assieme a 2 imprenditori

04 aprile, 
ROMA  - Con l'accusa di aver effettuato fatture false e un'appropriazione indebita per circa 14 milioni di euro è stato arrestato a Roma padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell'Idi fino al dicembre 2011. Insieme a lui, ai domiciliari, la Guardia di Finanza di Roma, ha arrestato anche due imprenditori.

Gli imprenditori arrestati su disposizione del gip di Roma sono Domenico Temperini e Antonio Nicolella. Sono tutti accusati di appropriazione indebita ed emissione di fatture false.

Si aggira intorno ai 4 milioni di euro la somma che padre Franco Decaminada avrebbe distratto dalle casse dell'Idi. E' quanto accertato dagli uomini del nucleo di polizia di Tributaria della Guardia di Finanza di Roma nell'ambito dell'operazione "Todo Modo" che ha portato anche all'arresto di altri due imprenditori.
"Sono state ricostruite operazioni di prelevamento di denaro contante dalle casse dell'Idi - scrive in una nota la Gdf -, presso il cui ufficio economato confluivano quotidianamente gli incassi giornalieri dell'intero comparto Idi-Sanità". A titolo "di asseriti e non documentati 'rimborsi spese' o, più frequentemente, addirittura senza alcuna formale giustificazione: Padre Decaminada risulta essersi appropriato di oltre 2,1 milioni di euro", mentre Temperini ha effettuato prelievi non giustificati per oltre 250 mila euro. Decaminada, in totale, ha accumulato circa 4 milioni di euro: almeno 2,1 milioni li ha prelevati direttamente, in contanti, dalle casse della Provincia Italiana ed altri 1,8 milioni gli sono giunti da una serie di società "che ne hanno schermato la reale destinazione con una serie di fatture false emesse da un'altra società, rappresentata dal responsabile pro tempore del settore commerciale dell'Idi".

Si trovava a casa di amici a Soiano sul Lago di Garda, provincia di Brescia, padre Franco Decaminada quando gli uomini della Guardia di Finanza gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa in relazione alla vicenda dell’Idi e in particolare sulla bancarotta della societa’ Elea Formazione Professionale. L’ex amministratore dell’Idi, secondo quanto disposto dal giudice, dovrà stare ai domiciliari nella sua abitazione di Roma, nella zona di via di Bravetta. Il giudice Antonella Capri, nel provvedimento, sottolinea che a Decaminada è stato imposto il "divieto di intrattenere, con qualsiasi mezzo, rapporti anche telefonici con persone diverse da quelle conviventi".
La guardia di Finanza del comando provinciale di Roma, che stamani ha eseguito gli arresti di padre Franco Decaminada, che ha ottenuto i domiciliari, e di due imprenditori, ha sequestrato un immobile in Toscana, acquisito - secondo quanto si è appreso - con fondi distratti dall'Istituto dermatologico italiano. Da questa mattina sono in corso anche 14 perquisizioni sia a Roma sia in altre città.

GIP,CASSE SVUOTATE IN PIENA CRISI FINANZIARIA OSPEDALI  - "Le condotte di spoliazione delle casse dell'Idi sono tanto più gravi se si considera che i prelievi più ingenti sono stati effettuati tra il 2010 ed il 2012 quando, cioé, la crisi finanziaria che attanaglia ancora gli istituti ospedalieri che, come ricordato, ha condotto l'ente proprietario a chiedere l'ammissione al concordato preventivo, era ormai divenuta irreversibile". E' un passaggio dell'ordinanza di custodia cautelare di circa 20 pagine firmata dal gip Antonella Capri, notificata oggi a padre Franco Decaminada e altri due imprenditori. Ai tre il procuratore aggiunto Nello Rossi contesta i reati, a seconda della posizione, che vanno dall'appropriazione indebita, alla bancarotta fraudolenta e alle false fatturazioni. Decaminada, in particolare ha effettuato "prelievi, tra il 2006 ed il 2012, per un totale di oltre 400mila euro a titolo di 'rimborso spese', per le quali la contabilità non è stata rinvenuta alcuna documentazione giustificativa relativa alle spese asseritamente sostenute ed oggetto del rimborso, e negli anni 2011 e 2012 - spiega ancora il gip Capri - ha preso contanti per un totale di 1,7 milioni di euro senza neanche indicare in contabilità una sia pure apparente, ragione del prelievo".

Non si può, in nome del salvataggio dei lavoratori, continuare a tappare i buchi degli Ospedali del Vaticano, quando si pretende di chiudere i nostri perché la Sanità Italiana è in crisi per le malversazioni, i gonfiamenti di spesa, la corruzione e tutti i mali che la politica NON ha saputo sanare, anzi, ne è la causa.
Lo salvasse il Vaticano da cui dipende.
Noi con le nostre tasse paghiamo tutto, anche la convenzione con la Regione, dunque perché, secondo i sindacati, dobbiamo pagare là dove i buchi li fanno quelli con l'abito talare che incassano e versano nelle casse del Vaticano gli introiti?

venerdì 12 aprile 2013

Visualizzazioni

Ho constatato che, a seconda del browser che si usa, alcune parti della Home Page di questo blog non sono visibili: ad esempio i Lettori Fissi e il numero delle Visualizzazioni totali che compare in fondo alla pagina a sinistra in basso.
Per questa ragione vi aggiornerò ogni tanto sugli ingressi (o visualizzazioni) che posso prendere dalla mia bacheca delle Statistiche.
Visualizzazioni di pagine: tutta la cronologia
 38.835
Non contare le tue visualizzazioni di pagina

La scritta soprastante è l'opzione che ho scelto di non inserire nel conteggio il numero delle mie visualizzazioni.
Altro dato che Google mi mette in bacheca è quello che riguarda i Paesi da cui provengono gli ingressi:
Italia
23971
Stati Uniti
5938
Francia
1232
Germania
833
Regno Unito
640
Israele
512
Spagna
447
Ucraina
415
Polonia
286
Cina
277

giovedì 11 aprile 2013

Presidente della Repubblica: scegliamo bene!

Visto come siamo ridotti diamoci almeno un Presidente della Repubblica che non ci squalifichi agli occhi del mondo!


Dei nomi che girano alcuni sono preoccupanti, altri accettabili.


Accettabili

Inizierò dall'unica donna: Emma Bonino.
E' voce comune che sia persona che ha operato bene nelle cariche che ha finora ricoperto.
Potrebbe essere gradita anche al PdL visto che in passato ha appoggiato questo partito insieme al bizzarro Pannella.
Per me andrebbe bene e sarebbe il primo Presidente donna, finalmente!
Quando si presentò per la carica di Presidente della Regione Lazio, contro la candidata del PdL Polverini, io votai per lei. 

Gustavo Zagrebelsky potrebbe andare bene, essendo sicuramente un costituzionalista e dunque quanto di meglio per il rispetto della nostra Costituzione e la sua competente conoscenza. E' una figura più che presentabile anche a livello internazionale. 

Romano Prodi è una carta ancora spendibile, sia per la sua esperienza di Governo in Italia che per la carica rivestita in passato a livello europeo.

Pietro Grasso, altro nome possibile... ma allora perché non il magistrato Caselli? E' forse Caselli persona meno onorevole?

Raffaele Guariniello a me piace meno dei due precedenti: lo ritengo meno rappresentativo. 

Preoccupanti
Giuseppe De Rita è stato presidente del CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro). È membro della Fondazione Italia USA, e quest'ultima cosa non depone a suo favore per me, basta leggere i miei post in cui sono riportate le notizie di alcune iniziative di cui si è occupata tale Fondazione che gode di finanziamenti pubblici dei contribuenti italiani: il sostegno alla calunniatrice condannata in via definitiva per tale reato Amanda Knox, cittadina statunitense a cui è stato concesso di riavere il passaporto e di tornarsene al suo Paese senza attendere il terzo grado di giudizio, ed ora che la Cassazione ha annullato il verdetto di Appello di nuovo indagata per omicidio della dolce Meredith cittadina inglese; altra meritevole iniziativa di tale Fondazione di cui De Rita è membro è stata dare un premio a Lapo Elkann per il merito di essere un discendente degli Agnelli credo, essendo nipote di Gianni Agnelli e figlio di Margherita. Altri meriti non si conoscono, visto il livello culturale espresso di sovente anche in televisione e le poco onorevoli gesta di cronaca legate a transessuali e droga.

Dario Fo, lo ha proposto Beppe Grillo e mi sembra uno scherzo. Intanto confesso che non ho mai capito il Premio Nobel per la Letteratura Italiana che gli hanno dato. Perché non l'hanno dato al grande Eduardo De Filippo allora? Pensavo che tale scelta fosse legata al fatto che ha scritto le sue Opere in dialetto napoletano. Ma Fo le sue le ha scritte in un dialetto addirittura inventato: il  grammelot. E cosa dire del suo "errore di gioventù"?
Da Wikipedia:
Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, a seguito della chiamata alle armi della neonata Repubblica Sociale Italiana si arruola giovanissimo volontario[3] nelle file dell'esercito fascista, prima nel ruolo di addetto alla contraerea a Varese e successivamente come paracadutista nelle file del "Battaglione Azzurro" di Tradate, partecipando anche ad azioni di rastrellamento contro i partigiani.
La scoperta di questa militanza, emersa per la prima volta negli anni '70, provocherà smentite, polemiche, querele e processi da parte di Dario Fo - all'epoca attivo rappresentante in campo artistico della cultura della sinistra italiana - che si trascineranno per alcuni decenni. L'attore, infine, ha giustificato questa scelta con motivazioni di vario tipo, invocando l'incoscienza della giovane età, lo stato di necessità, la volontà di fornire un alibi al padre antifascista.
Da un eccesso all'altro: nero addirittura da Repubblica Sociale prima, rosso estremo dopo. L'ago della bilancia in Fo non sta in equilibrio. Posso comunque testimoniare, come molti credo, di aver visto, pubblicata su giornali, una sua foto dell'epoca con camicia nera e Fez.

Massimo D'Alema, vi basta il Cermis? Lo vogliamo pure fare Presidente della Repubblica del "Cala le braghe"?

Franco Marini, questo l'ho messo per ultimo perché, non so se ci avete fatto caso, l'elenco ha una logica discendente in tutti i sensi. Costui fa parte di quella genia di sindacalisti che sul sindacalismo (difesa dei lavoratori?) hanno fondato le loro ricchezze e fortune. Costui, atteggiandosi come molti di costoro con pipa o sigaro per fare la parte attoriale di stare dalla parte dei poveracci, finì in un'interessante inchiesta sulle Case degli Enti date a due soldi di affitto a potenti vari, anche se case di prestigio, come quella toccata a lui ai Parioli su due piani e che poi, grazie all'opzione perché la occupava, ha comperato ad un prezzo molto ma molto inferiore del suo reale valore!
31 agosto 2007 - Inchiesta del settimanale "L'Espresso"
"Case a politici e sindacalisti a prezzi super-scontati"
di SERENELLA MATTERA

ROMA - Case a prezzi stracciati per vip, politici e sindacalisti. Lo rivela un'inchiesta de L'Espresso in edicola oggi, dal titolo "Casa nostra". Una squadra "vasta e assortita", è la denuncia del settimanale, ha potuto comprare appartamenti a Roma a costi di molto inferiori a quelli di mercato. Una squadra bipartisan che va dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, agli ex presidenti di Camera e Senato Luciano Violante e Nicola Mancino. Dalla famiglia del leader Udc Pier Ferdinando Casini a quelle del ministro della Giustizia Clemente Mastella e del primo cittadino di Roma Walter Veltroni. Coinvolti nell'inchiesta anche altri potenti, come il presidente della Consob Lamberto Cardia e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni.

Le prime anticipazioni, trapelate ieri, hanno sollevato la reazione di alcuni dei politici chiamati in causa. Mastella ha annunciato una querela, mentre Cossiga si è limitato a spiegare: "Ho comprato a prezzi scontati, ma non ingiustamente". Duro il presidente del Senato, Franco Marini: "Sono false le notizie che mi riguardano (due piani di un palazzo ai Parioli pagati 1 milione di euro, ndr). Io non ho avuto nessuno sconto ma ho comprato a prezzo di mercato la casa che avevo in affitto da circa 20 anni. Mi pare si stia superando ogni limite con queste pseudo-denunce". 


L'onorevole è seminterrato
Le reazioni di Marini, Bonanni e Cardia

MariniEgregio direttore,
in merito all'articolo de 'L'espresso' dedicato alla vendita delle case da parte degli enti pubblici due chiarimenti su dati di fatto riportati, palesemente non veri, ed una conclusiva considerazione. Primo: non ho usufruito dello sconto del 30% stabilito dalla legge e utilizzato da decine di migliaia di cittadini italiani. Infatti, poiché la palazzina nella quale si trova il mio appartamento è stata qualificata 'di pregio', questo esclude la concessione di qualsiasi agevolazione per l'acquisto. Secondo: è vero che l'appartamento si trova su due livelli ma è del tutto improprio chiamarli 'due piani' in quanto si tratta di un piano rialzato e di un seminterrato. La conclusione: non esito a dire che non condivido la decisione dell'Agenzia per il Territorio di classificare la palazzina come 'immobile di pregio'. Aggiungo che, se fossi rientrato nella regola generale, sarei stato ben contento di utilizzare lo sconto previsto dalla legge per tutti i cittadini affittuari degli enti e questo in quanto non riesco proprio a capire perché un politico non debba ricevere lo stesso trattamento previsto dalla legge per tutti gli altri cittadini interessati al problema.
Franco Marini
Il presidente del Senato ha acquistato nel 2007, da Scip, 14 vani catastali (pari a 355 mq.) ai Parioli, pagandoli un milione di euro. 

mercoledì 10 aprile 2013

Luca Manfredi meglio di Magni

Finalmente la RAI ha mandato in onda uno sceneggiato in due puntate perfetto. Chi scorre questo blog sa che ci sono pochi post con l'etichetta TV, a causa dello scadimento generale dei prodotti televisivi e quindi del mio relativo disinteresse per essi.   Negli sceneggiati prodotti in questi ultimi anni ci sono sempre incongruenze, imprecisioni, assurdità, superficialità a tirar via, storie poco credibili, mal recitate e, soprattutto, mal dirette, perché, diciamocelo, quello che conta di più è la regia. Il regista cura e muove la scena, la riprende, suggerisce agli attori come recitarla... E nello sceneggiato "L'ultimo Papa Re", liberamente ispirato al film di Luigi Magni "In nome del Papa Re", il regista, Luca Manfredi, è stato bravissimo.
La cura dei particolari è stata perfetta, gli attori principali, come i caratteristi, ben scelti... Debbo dire che mi è piaciuto molto di più del film di Magni a cui si è ispirato. E' un gusto personale, naturalmente, ma ho molto apprezzato la cura dei particolari a cui solo mio marito è riuscito a fare due appunti: la bandiera italiana sventolata dopo la Breccia di Porta Pia, a suo avviso, doveva riportare lo stemma sabaudo che, sembra, solo dopo la caduta della monarchia fu tolto. Non sono una cultrice della Storia come lui, dunque non posso obiettare, dovrei fare delle ricerche in proposito per potergli dare torto o ragione. Il secondo appunto riguarda la pistola che il Cardinale Colombo (il sempre superbo attore Gigi Proietti) porge al figlio, dicendogli che era di suo padre. Secondo mio marito è una Colt costruita pressappoco intorno al 1850 e, svolgendosi l'azione nel 1867, è poco probabile che il padre di un uomo dall'apparente età di 60 anni almeno, come sembra essere il personaggio del Cardinale, possa aver posseduto una pistola di appena 17 anni prima, dunque relativamente nuova. Questa realtà però non mi sembra poi così non plausibile, immaginando il Cardinale quarantatreenne con un padre anche ultrasessantenne che acquista una pistola appena uscita. La scena, è vero, sembra dare un messaggio che darebbe ragione all'appunto di mio marito, e cioè che il Cardinale-Proietti dà al figlio la pistola, dicendo che era di suo padre, come se il nonno l'avesse usata per chissà quali gesta eroiche che, plausibilmente, è difficle pensare avesse compiuto ormai in tarda età.
Ma questi sono appunti di una persona che la Storia forse la conosce troppo bene... e nell'insieme dell'Opera sono peccati veniali qualora gli appunti fossero giusti. Il resto è perfetto. Ci è piaciuta molto la regia di Luca Manfredi: alcune inquadrature sembravano dei quadri. L'arte di narrare per immagini deve essere, appunto, un'arte.
Da qualche anno, anche nei film di oltreoceano, va di moda l'inquadratura da "mal di mare" o quella del "pedicello"; intendo quel modo di fare le riprese muovendo la camera fino al punto che è intollerabile seguire il filmato, pena la nausea. Ormai, qualsiasi sia la storia, noi smettiamo di vedere questo genere di film girati in questo stupido ed inutile modo che, forse, nella mente di chi lo realizza, crede essere innovativo. Altro modo "innovativo" è la ripresa sul  "pedicello": un modo ironico per descrivere le riprese fatte su particolari dei visi degli attori, continue, per tutto lo svolgimento dell'opera, che non si capisce cosa vogliano dimostrare. Non danno l'idea dell'espressione del viso che andrebbe visto nell'insieme e, meglio, inquadrato in una più ampia scena che dà l'idea del contesto, dell'interazione con altri personaggi qualora siano presenti in quella scena. Invece la camera si concentra fastidiosamente su un punto del viso che occupa tutto il campo della ripresa: una cosa senza senso!
Viva dunque la bella regia di Luca Manfredi.
Bravissimi tutti gli attori: dal grande Gigi Proietti, al perfetto Lino Toffolo nella parte del fido "perpetuo" del Cardinale Colombo; intensa e bella l'attrice Sandra Ceccarelli che dà il volto alla Contessa Flaminia; bravi Francesco Venditti e Marco Cassini che interpretano i due sfortunati eroi del Risorgimento Monti e Tognetti; Massimo Wertmuller è sempre l'attore di classe e bravura che tutti conoscono; Paola Tiziana Cruciani brava e vera nella parte della popolana romana madre del martire Tognetti; perfetti Renato Scarpa e Camillo Milli, attori comprimari che danno la rifinitura indispensabile ad ogni Opera ben fatta per la loro bravura.
Foto ripresa da DaringTodo, quotidiano di arte, informazione culturale e spettacolo

lunedì 8 aprile 2013

La Padania inventata

Da: Il Giornale.it


Volgare ed efficace come sempre, Umberto Bossi fotografa una Lega Nord in crisi: «Chi ha detto che tutto va bene è un leccaculo". 


L'asso nella manica di Maroni, tanto per ricordare a Bossi come andavano le cose quando era lui il segretario, sono alcune buste alzate al cielo: contengono «i diamanti di Belsito», l'ex tesoriere leghista indagato. Bobo ha invitato i segretari a consegnare i 13 diamanti («valgono 10mila euro l'uno») alle «sezioni più meritevoli» perché «i veri diamanti sono i militanti».

Ho visto in televisione, come tutti, pezzi filmati della riunione della Lega Nord a Pontida e mi sono chiesta: "Ma queste persone hanno dimenticato cosa faceva Belsito, con l'assenso di Bossi, dei soldi del finanziamento pubblico ai partiti che un referendum popolare aveva bocciato? Hanno dimenticato gli 800.000 euro (in Lire un miliardo e seicento milioni) dati alla scuoletta privata della seconda moglie di Bossi? Hanno dimenticato i filmati in cui il figlio non proprio intelligente di Bossi incamerava soldi contanti (sempre dei contribuenti) per le sue spese personali? Hanno dimenticato le altre ruberie della "badante" che, ahimé, sedeva in parlamento? Trovano giusto che una persona che nulla ha dato alla Società, che andava a comperarsi lauree fasulle nei Paesi dell'Est, prendesse mensilmente quello che i loro figli guadagnano si e no in sei mesi?
Sono tutti pazzi? Poco intelligenti? Tanto da trovare tutto questo normale e da andare addirittura a litigare fra loro sotto il palco dove un tecnico, che si è vantato di essersi laureato senza averlo mai fatto, ormai ridotto male da un ictus, continua a gettare fuori parole, parole, parole, di fronte ai fatti sopra elencati? 
Non ho francamente risposte. Solo tanta meraviglia.
Penso, però, che sia un fatto culturale. Lì di vera cultura ce ne è poca, e dove c'è ignoranza c'è chiusura, egoismo, ottuso individualismo.
In questo blog ho trattato altre volte l'argomento Lega Nord, sempre sotto l'etichetta Politica. Penso con desolazione che la maggior parte dei Lombardi ha votato Maroni quando avevano una persona pulita come Ambrosoli a disposizione.
E' la solita storia: Cristo o Barabba ed hanno scelto Barabba.
 L'unica Pianura Padana esistente geograficamente, il resto è pura invenzione


Da: Il Giorno.it


Inchiesta Lega, Rosi Mauro: "Cifre irrisorie per il Sinpa"

La senatrice si è commossa fino alle lacrime e ha parlato di "complotto all'interno della Lega nei suoi confronti"
Renzo Bossi e Rosy Mauro al centro, ai lati Francesco Belsito e Roberto Calderoli (ImagoEconomica)
Renzo Bossi e Rosy Mauro al centro, ai lati Francesco Belsito e Roberto Calderoli (ImagoEconomica)


Milano, 8 gennaio 2013 - Rosi Mauro, accompagnata dal suo legale Pier Paolo Caso, dopo il colloquio con il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini ha spiegato che ‘’e’ provato che i diamanti sono stati acquistati con i miei soldi. E quindi voglio uscire da questa situazione’’. La senatrice ha fatto riferimento ad una serie di articoli di stampa e servizi televisivi e ha aggiunto ‘’arrivare a tutte queste illazioni quotidiane...non ci sto’’.

Riguardo al Sinpa, altro punto su cui l’inchiesta milanese ha effettuato una serie di accertamenti, ha ribadito essere ‘’tranquillissima’’. ‘’Non posso pensare dunque - ha affermato Rosi Mauro - che si continui a scrivere che ho usato i soldi della Lega per un mio investimento’’. Inoltre la parlamentare si e’ sfogata parlando di un ‘’complotto’’ all’interno della Lega nei suoi confronti ‘’partito da lontano quando Bossi e’ stato male con la storia della badante. In quel periodo Maroni dove era? E Calderoli? E Giorgetti?’’.  La senatrice ha inoltre aggiunto di essersi ‘’fatta buttare fuori’’ dal Carroccio per non aver accettato ‘’i diktat di Maroni’’.
Quanto alla candidatura proposta dalla Lega di Tremonti premier non si è mostrata molto convinta: "L'ex ministro dell’Economia è uno che ha bloccato il federalismo fiscale, non e’ stato in grado di attuarlo’’ quando era ‘passato’ in Consiglio regionale in Lombardia ‘’con l’accordo trasversale di tutti i partiti’’, e che sarebbe servito come modello per il resto d’Italia. Rosi Mauro che davanti ai giornalisti a un certo punto si e’ commossa fino alle lacrime, si era gia’ presentata in Procura a dicembre per essere ascoltata come indagata nell’inchiesta sui presunti rimborsi illeciti in Regione Lombardia. La vice presidente del Senato aveva chiarito di avere acquistato lecitamente alcuni prodotti tecnologici per i suoi collaboratori.

domenica 7 aprile 2013

Morire di Inps

La tragedia di Civitanova Marche è lo spunto drammatico di riflessione su quanto del nostro destino è dovuto a noi stessi, alle nostre scelte, alla nostra capacità o incapacità di muoverci e quanto è dovuto alle scelte di chi crea leggi e regolamenti che stabiliscono confini dentro i quali dobbiamo muoverci.

Da: Cronache maceratesi.it sabato 6 aprile 2013 - Ore 20:26
Dai tre suicidi di Civitanova emerge un paese poco civile
Le colpe della politica e la cieca visceralità di tanta gente comune: da una parte l’abbandono degli “esodati” e dall’altra l’avversione, stavolta assurda, per gli immigrati
liuti-giancarlo



di Giancarlo Liuti



Sono pieno di rabbia perché non è un paese civile quello in cui un essere umano rimane di colpo senza lavoro, non riesce a trovarne un altro e non ha né cassa integrazione né pensione. Forse Romeo Dionisi non rientrava, formalmente parlando, nella categoria degli esodati. Ma il punto non è questo. Il punto è che lui, la moglie Anna Maria Sopranzi  e il cognato Giuseppe che abitava con loro hanno deciso di suicidarsi e dunque di esodarsi da soli nel senso proprio dell’esodo biblico di Mosè verso la terra promessa. Quale terra? Non la nostra di oggi, impietosa, crudele, perfino feroce. Una terra sognata, l’unica capace di cancellare le angosce e rendere sereni. La terra che c’è dopo la morte.
suicidio_civitanova_0Indagare sulle ragioni che hanno spinto tre persone a farla finita e tentare di renderle esaurienti e financo giustificabili rischia di essere una profanazione degli indecifrabili misteri che si affollano nei sentimenti e nelle coscienze degli individui. La famiglia Dionisi non era poverissima, come oggi s’usa definire l’estrema povertà in base alle fredde statistiche sul reddito. Giuseppe, ex operaio calzaturiero, aveva una pensione di circa 900 euro mensili, Anna Maria ne aveva una di circa 500. E il capomastro Romeo, messo sul  lastrico da un’impresa edile napoletana che poi era svanita nel nulla senza pagarlo, aveva pensato di potersela cavare da solo, rispettando le regole, mettendosi in proprio, aprendo una partita Iva, ottenendo un mutuo da una banca e da una finanziaria per versare i contributi che gli avrebbero garantito una decorosa vecchiaia. Ma, poi, la riforma Fornero: altri anni di attesa, col peso sempre meno sostenibile di 700 euro al mese per far fronte agli impegni e con l’aggiunta di 500 euro per l’affitto. Fatti i conti e posto che ogni risorsa fosse messa in comune, restavano 200 euro per tirare avanti in tre. Lui cercava lavoro, abbassandosi a manovale, in qualunque settore. Ma non aveva il Durc (altro ostacolo burocratico: “Documento Unico di Regolarità Contributiva”) e i lavori occasionali – molto rari e pagati pochissimo – non potevano essere che in nero. Debiti per i mutui? Debiti con l’Inps? Diecimila euro, pare. Da ultimo una cartella di Equitalia con la minaccia di pignorare la vecchia Panda. Fin qui le notizie fornite dall’informazione televisiva, cartacea e online. Notizie di cui prendo atto.
Oggi pomeriggio i funerali di Anna Maria Sopranzi, Romeo Dionisi e Giuseppe Sopranzi
Oggi pomeriggio i funerali di Anna Maria Sopranzi, Romeo Dionisi e Giuseppe Sopranzi
Ma c’è un particolare che emerge da ogni cronaca: la dignità di Romeo, di Anna Maria e di Giuseppe, il loro rifiuto di chiedere – quasi mendicare – un qualsiasi aiuto anche pubblico, il considerarsi  titolari di un diritto – il diritto, appunto, alla dignità – di fronte alla cui violazione (per la crisi economica, la speculazione finanziaria, l’evasione fiscale, la diffusa illegalità nella società civile) si sentivano impotenti e penosamente rassegnati. E’ questo, credo, che ha spalancato in quegli animi l’abisso di una ineluttabilità impossibile da affrontare con le loro deboli forze. (“Io voglio mettermi a posto con la legge”, diceva Romeo illudendosi, da uomo onesto, nella supremazia di quel diritto). Lo sconforto, l’incubo dello sfratto (“Tranquilli”, li rassicurava inutilmente il proprietario dell’appartamento, “sono vostro amico, mi pagherete quando potrete”). E, infine, il rischio del pignoramento dell’auto. Il fallimento, così parve a loro, di un’intera esistenza. Forse il rimorso per gli errori commessi. Forse qualche reciproco dissapore. Ma ripeto: nel gesto estremo di uccidersi c’è sempre qualcosa che prescinde dalla realtà oggettiva dei fatti, qualcosa che riguarda la fragilità della psiche e dell’istinto di sopravvivenza. Qui mi fermo: questo confine non va superato, la pietà esige un attonito e misericordioso silenzio.
La presidente della Camera Laura Boldrini stamattina al Comune di Civitanova tra il sindaco Corvatta e il vice- sindaco Silenzi
La presidente della Camera Laura Boldrini stamattina al Comune di Civitanova tra il sindaco Corvatta e il vice- sindaco Silenzi
Ma ribolle in me un altro genere di rabbia che non voglio nascondere, perché non è un paese civile quello in cui una simile tragedia scatena, come sta accadendo, sfrenate speculazioni politiche in vista di probabili nuove elezioni e tanta cosiddetta gente comune – si leggano parecchi commenti su Cm – ne trae l’occasione di aggredire verbalmente sia il sindaco Tommaso Claudio Corvatta per avere ospitato a casa sua, a Natale, una famiglia Rom con una donna incinta e un’altra malata di cancro, sia Laura Boldrini, il nuovo presidente di Montecitorio e già collaboratrice dell’Onu sullo scottante tema mondiale dei rifugiati per guerre, persecuzioni  e genocidi. Con la terribile vicenda di Romeo, Anna Maria e Giuseppe l’amministrazione comunale civitanovese non c’entra assolutamente nulla  e nulla avrebbe potuto fare per impedirla e nulla le era stato chiesto – per dignità, per pudore – dalle stesse vittime. Ancora meno c’entra Laura Boldrini, la cui figura di donna non militante in alcun partito e portatrice di lunghe esperienze internazionali  rappresenta invece un passo avanti – non sgradito perfino ai Cinque Stelle – nell’evoluzione democratica del nostro paese. Eppure questa orribile storia ha fatto emergere, assurdamente e paradossalmente, quel viscerale disprezzo verso gli immigrati, ai quali tutto – e troppo – si può magari rimproverare ma la cui presenza non va in alcun modo collegata al suicidio di Romeo, Anna Maria e Giuseppe. Perché, allora, questa totale perdita del lume degli occhi? Perché questa incapacità di distinguere, riflettere, capire? Solo collera contro la politica? Diciamo di sì. Anche in questa sciagura, infatti, la politica – la vecchia politica, quella di due, quattro, dieci, venti, trent’anni fa – ha le sue colpe e l’ho detto all’inizio. Ma temo che alla radice ci sia qualcosa di peggio. Ed è che purtroppo, per un verso e per l’altro, non siamo un paese civile.

Ho scelto questo articolo di una cronaca più locale perché, a differenza della genericità di altri, dice più precisamente i fatti, dai quali non si può prescindere se si vuole fare una serena riflessione. 
Primo dato è la reale situazione economica della famiglia dal punto di vista dell'introito mensile: in tutto euro 1.400, giacché il fratello di lei, che si è suicidato dopo di loro, viveva insieme alla coppia.
Non era certo una gran cifra, ma era sempre qualcosa.
Quello di cui ha colpa la società, invece, è la situazione di Romeo, il punto debole che ha ulteriormente indebolito la già risicata situazione economica.
Non è vero che egli fosse un esodato, come sottolinea l'articolista e come io avevo capito filtrando le notizie che arrivano in ogni forma, colpa di un giornalismo superficiale ed ignorante. La figura dell'esodato ha una connotazione ben precisa: è una persona che ha fatto un patto con lo Stato e che lo Stato non ha rispettato, causa la dissennata gestione della Cosa Pubblica degli ultimi vent'anni almeno. Senza stipendio e senza pensione ci stava pure Romeo COME gli esodati, ma per ragioni affatto diverse.
L'impresa edile per la quale lavorava era fallita e non l'aveva pagato. Ecco, prima colpa di come lo Stato si dà leggi e regolamenti che non tutelano l'onesto e consentono al disonesto di approfittare sempre e comunque. Nella mia esperienza di vita, per ragioni diverse ed ambienti diversi, ho constatato che in questo Paese si può creare una Società, fallire, sparire dando un indirizzo fittizio, poi ricicciare con altre ragioni sociali a più riprese continuando a far piangere dipendenti e fornitori.
Possibile che non ci sia un modo per porre fine a queste "economie truffaldine"? Magari con un maggior rigore e controllo su queste Società? Magari privando chi le mette su dei salvacondotti che consentono di non rifarsi sui beni dell'imprenditore e dei suoi familiari a cui, di solito, intestano i beni di famiglia per salvaguardarli dal fallimento? 
Romeo DOVEVA essere messo in grado dalle leggi di questo Paese di avere i suoi soldi. Invece, spesso per non dire sempre, servono altri soldi per avvocati per recuperare quelli dei propri crediti. In questo aspetto sta una parte della colpa della morte di Romeo e dei suoi cari conviventi.
E qui subentra l'INPS. Romeo apre una partita IVA e deve versarsi i contributi per una pensione che ora non prenderà più, ma quei contributi l'INPS se li terrà, come molti altri. Perché? L'INPS deve essere una PREVIDENZA, ed invece si è trasformata in una sanguisuga, in un Moloc che vuole i contributi ciecamente, anche senza logica, col solo scopo di impinguare le proprie casse.
Ma Romeo era la vittima sacrificale giusta: era l'uomo onesto che non può che vivere rispettando le regole.
Se si faceva furbo avrebbe potuto fare i suoi lavoretti in nero e poi, dopo una certa età, chiedere la pensione sociale, se i contributi che il datore di lavoro gli aveva versati (ammesso e non concesso che l'avesse fatto!) non erano sufficienti per ottenerla! Senza la proprietà di una casa e senza lavoro credo ne avesse i requisiti. Attendo smentite da chi ne sa più di me in materia.
E qui bisogna parlare della disonestà di tanta gente comune che i lavoretti in nero NON LI PAGA, o li paga con immensi ritardi... Anche questa gente ha ucciso un po' Romeo e la sua dignità per prima... So da persone che hanno fatto piccoli lavori edili presso la mia abitazione che noi siamo un'eccezione, perché paghiamo subito il saldo, il giorno che il lavoro finisce, perché prima abbiamo già dato un anticipo... Ci raccontano cose che dimostrano che sì, è vero, la nostra società non è civile affatto. Ma per questo e non solo per la ragione che l'articolista mette nel suo articolo. Infatti, dalla mia serena posizione di persona aperta a tutte le razze e a tutte le culture, posso serenamente dissentire su quello che il giornalista Giancarlo Liuti scrive: "quel viscerale disprezzo verso gli immigrati". Se c'è è di pochi, gli Italiani sono un popolo abbastanza accogliente. Quello che non va bene è l'immigrazione forzata ed illegale che comporta altre spese e disordine sociale ed ignorarlo è ipocrita. Non bisogna poi ignorare che certa immigrazione fa comodo a certe Associazioni senza fini di lucro, che così possono succhiare finanziamenti pubblici e quindi vivere.
Mi spiace ma non posso neppure essere indulgente con il sindaco che ospita a Natale la famiglia Rom con la donna incinta e una malata di cancro. A che pro? Per dimostrare cosa? Non tutti gli zingari, ma molti, non si vergognano di mendicare, anzi, fa parte della loro cultura, per me inaccettabile perché presuppone che ci sia un'altra cultura che produce per loro, quindi la loro è una cultura parassitaria. Se io scelgo di vivere come i Rom sono dunque da non giudicare male se faccio dormire i miei figli in una roulotte, se li mando a mendicare? Oppure debbo rispettare le leggi di questo Paese? Se mi ammalo di cancro o se debbo partorire è giusto che gli ospedali mi  accolgano perchè pago le tasse da generazioni, e lo posso dimostrare. Perché i Rom non pagano le tasse per avere gli stessi diritti? E non mi si venga a tirare fuori la carità, perché qui stiamo parlando di diritti e di doveri. Anna Maria, Romeo, Giuseppe, avevano avuto i prelievi dello Stato dai loro magri introiti e SI VERGOGNAVANO A MENDICARE, a differenza dei Rom. Per questo e solo per questo la gente si indigna. Bisogna essere pragmatici, guardare in faccia la realtà e non i gesti di pura facciata come quello fatto dal sindaco a Natale.
Ma torniamo sull'INPS ed al tanto sospirato DURC da Romeo che, pateticamente, nel foglietto che il Presidente del Consiglio Comunale ha mostrato alle telecamere aveva scritto "DURCH".
Quel documento gli serviva solo nel caso in cui avesse dovuto fatturare ad un Ente Pubblico, giacché solo le Pubbliche Amministrazioni non possono pagare se il fornitore del servizio non è in regola con la contribuzione INPS, INAIL e, se non ricordo male, Cassa Edili nel suo caso. Ma la gente come Romeo ha paura, subisce in toto le regole che vengono dall'alto, anche quando, come nei casi come il suo, sono regole che non si attenuano per le situazioni di estrema necessità. Per contro, apprendo dal TGR Lazio, che a Latina prendevano la pensione INPS delle zingare per invalidità dovuta a depressione...
Da una parte i rubinetti chiusi, a meno che gente come Romeo non si indebiti per "metterci l'acqua", e dall'altra il furto dei rubinetti rotti con "l'acqua che esce a rotta di collo"! Anche questa gente ha ucciso un po' Romeo.
Bisogna riformare l'INPS, ma non come ha fatto "lacrime di coccodrillo" Fornero. 
Bisogna consentire alla gente l'opzione di scegliere di non pagare i contributi all'INPS e farsi un'assicurazione se gli va, oppure niente, visto che quasi niente avranno pure quelli che riusciranno a versare contributi fino a 70 anni (sempre se ci arrivano!). Basta con questo Carrozzone Statale che dà pensioni a chi lo truffa e chiede soldi ai Romeo!
Ho già scritto in un post che è vergognoso ed insensato che non ci sia aumento di pensione oltre i 40 anni di contributi ma, se si continua a lavorare, l'INPS pretenda ugualmente i versamenti. Per farne cosa se non incamerarli proditoriamente? Quale legge, quale regolamento iniquo consente un simile obbrobrio a senso unico? Non hai contributi sufficienti? Mi incamero quelli che hai oppure vai ad indebitarti per pagarmeli!
Hai superato i 40 anni di contributi? La pensione è sempre quella legata a quei versamenti, ma se vuoi lavorare devi versarmi altri contributi ugualmente! Per quale previdenza? Perché di previdenza si tratta, o no??!! Allora è furto.
Avete presente la mitica scena del film "Non ci resta che piangere"? Con quei due geni di Massimo Troisi e Roberto Benigni: i gabellieri ottusi che ripetevano sordamente senza pensare e senza ragionare "Un fiorino, un fiorino, un fiorino", qualsiasi movimento i due esterrefatti protagonisti facessero avanti o indietro. Ecco è lo specchio della nostra Previdenza applicata ottusamente.