mercoledì 2 marzo 2016

Novelle Nuove - Oggetti smarriti: rubini e brillanti

OGGETTI SMARRITI: Rubini e brillanti

Aprì il cofanetto incerta se mettere l'anello o no. L'aveva messo poche volte. Suo marito voleva sempre regalarle gioielli per gli anniversari, ma lei aveva spesso rifiutato: i soldi servivano per tante cose più importanti, e i gioielli non erano fra queste per lei.
Quell'anello così originale, a più spire di oro bianco in cui erano incastonati tanti piccoli rubini e brillanti, l'aveva voluto ben stretto all'anulare per paura di perderlo, visto quanto era costato. Se non che quando le si gonfiavano un poco le dita, come avviene a tutti, l'anulare diventava violaceo perché l'anello era troppo stretto. Se lo passava al mignolo però era un poco largo.. Insomma non era della misura giusta in nessun dito..
"Devo decidermi a riportarlo al gioielliere dove l'abbiamo comperato per farlo allargare e poterlo rimettere all'anulare." Pensò.
Il gioielliere era lontano dalla sua zona, allora aveva provato in due gioiellerie vicine alla sua casa per farlo allargare: entrambe le avevano detto che era un gioiello particolare per la sua fattura e che doveva portarlo dal gioielliere che lo aveva creato.
Indecisa lo prese e lo infilò nel dito mignolo della mano sinistra: "Devo stare attenta perché è un po' largo.." Pensò. Ma decise di metterlo, giacché non aveva senso tenerlo senza metterlo mai.
Suo marito l'avvertì che sua figlia era arrivata: li aspettava in auto fuori dal cancello.
Lei si sbrigò ad andare in bagno per mingere prima di uscire: aveva un'autonomia di un'ora e mezza ormai, data l'età.
I pantaloni che indossava erano del tipo di moda: aderenti alla gamba come una calza ed elastici. Li sbottonò e dopo cercò di sbrigarsi a richiuderli pensando alla figlia che li stava aspettando. Aveva messo su un po' di pancetta e, anche se erano elastici, faticava sempre a chiudere la cerniera lampo, soprattutto ora che, data la giornata fredda, aveva messo una maglia intima più pesante, che spinse più volte in basso giacché tendeva ad arricciarsi verso l'alto, impedendo la già difficile chiusura della lampo.
Uscì prima di suo marito e salutò la amatissima figlia con cui stavano andando ad assistere ad un concerto in una cittadina vicina.
Arrivati, faticarono un poco a trovare il Teatro intitolato all'attore scomparso. Trovarono un parcheggio distante, dal luogo dove si sarebbe svolto il concerto, non più di dieci minuti a piedi. Arrancarono, camminando sui sampietrini, con un vento che li sferzava. La giornata non era delle migliori.
Giunti sul posto furono accolti con gentilezza da un signore addetto al desk. Lei richiuse l'ombrello, con cui si era riparata da una pioggerellina spruzzata fastidiosamente dal vento, e lo pose nell'affollato portaombrelli.
Salirono in galleria e salutarono la figlia che, per il suo ruolo, doveva salire sul palco per il saluto ai musicisti. Li avrebbe raggiunti dopo.
Con la mano scostò una doppia pesante tenda che immetteva alla balconata. Era buio e trovarono comunque di che sedersi.
La musica iniziò e lei ascoltava intenta.
Una tizia arrivò e si pose nella fila davanti a loro, in piedi, chinata appena verso una signora che vi era già seduta. Parlottò, poi ancora e ancora, sempre coprendo la visuale a lei e a suo marito, nonché disturbando l'ascolto. Suo marito si girò verso di lei e la guardò significativamente. Lei contraccambiò lo sguardo condividendone la riprovazione. Alla fine la donna si tolse da quella posizione e si spostò, sempre in piedi, di lato, dando la faccia verso di loro. Lei allora disse: "Siamo venuti qui per questo: per guardare lei."
Quella non capì e chiese: "Come?"
E lei, fermamente e duramente, ripeté la frase ironica.
La donna capì e disse qualcosa per giustificarsi, ma lei non l'ascoltò, essendo tornata a guardare il palco e ad ascoltare la musica. Suo marito, invece, aveva dato ascolto alle poche frasi della donna e, quando quella si fu allontanata salendo in su nella galleria, si girò verso di lei già nemico: "Potresti tenerti no?!" Le disse rimproverandola. Lei non gli rispose, continuando a guardare il palco e cercando di seguire la musica, ma gli fece un deciso cenno negativo con l'indice della mano sinistra. Come per dire che non era d'accordo. Lui borbottò qualcos'altro accennando al fatto che non doveva farlo, giacché si era lì per la figlia che aveva un certo ruolo.
Lei non rispose, tranquilla e sicura del fatto suo. Conosceva suo marito, non era come lei, aveva sempre timore di qualcosa, anche quando si era nel giusto, e spesso non capiva le persone e le situazioni.
Lei capiva che egli temeva che quella donna fosse in qualche modo legata al mondo della figlia e che, dunque, il richiamo fattole da sua moglie potesse in qualche modo esporla a chissà quali imbarazzi!
Ma lei era certa che quella non aveva proprio nulla che la legasse alla loro figliola e, anche qualora fosse stato, il suo comportamento la relegava in un ruolo che nulla poteva avere da spartire con quello della loro figliola. Il Teatro registrava la presenza di persone diverse, molte legate alla cittadina dove il concerto si svolgeva, che nulla avevano a che fare con l'ambiente di lavoro della loro figliola.
Ecco che, comunque, si era creata la solita ostilità, mista a riprovazione, di suo marito nei suoi confronti. Ma lei si sentiva nel giusto e non condivideva il suo modo di essere: egli si risentiva di sovente della villania della gente, ma, o non reagiva, o se lo faceva si arrabbiava offrendo il fianco a reazioni scomposte del villano di turno. Lei era fredda e ragionata, invece, usando l'arma dell'ironia con poche parole taglienti.
Seguendo la musica cercò di leggere il programma che aveva riposto in borsa. Al buio lo trasse fuori. Non si riusciva a leggere nulla al riverbero della luce del palco e allora lo rimise nella borsa. Ne trasse il fazzoletto e lo passò sul naso che sentiva umido. Ripose il fazzoletto nella borsa e.. mentre traeva la mano fuori da essa sentì di non avere più l'anello al mignolo della mano sinistra.
Sentì un'onda di calore salirle alla testa: aveva perso il preziosissimo anello!
Cercò di razionalizzare e, con calma apparente, cercò con la mano, a tatto, dentro la borsa, sperando che le si fosse sfilato nel prendere e rimettere le cose in essa. Ma non lo trovò. Con il cuore stretto cominciò a togliere ad uno ad uno gli oggetti dalla borsa tenendoli in una mano, mentre l'altra frugava nello spazio vuoto. Ma non trovò nulla. Sentendo scemare quella speranza a cui si era aggrappata, azzardò a far luce all'interno della borsa con il piccolo schermo del suo antiquato cellulare: ma, niente, l'anello non c'era!
Guardò suo marito accanto a sé: era ancora imbronciato e non si era accorto della sua ambascia. Con molta cautela e stando attenta a non disturbare nessuno, visto che poco prima aveva censurato l'agire della donna in piedi, si chinò sotto il sedile illuminando il pavimento con la fioca luce del display del suo cellulare: niente, l'anello non c'era. Poco prima aveva passato più volte le mani ai lati della poltrona imbottita e dietro cercando a tatto l'anello. Ormai era nella desolante situazione di chi si rende conto di aver fatto un grosso danno per una leggerezza; non doveva metterlo, non in quella circostanza, in un luogo pubblico dove, perdendolo, non si sarebbe più trovato, visto che nell'unico dito in cui entrava scivolava via facilmente..
Si girò verso suo marito che ora si era accorto che qualcosa non andava dal suo chinarsi a cercare qualcosa.
"Che c'è?" Sussurrò l'uomo.
Lei rispose a bassissima voce con desolata autoaccusa: "Ho perso l'anello. Non l'ho più al dito. Esco a cercarlo." Concluse decisa. Il marito sgranò gli occhi ma non disse nulla. Entrambi sapevano che era un gioiello di grande valore. Lei si alzò senza disturbare, con apparente calma e si avviò a quella ricerca che in cuor suo sapeva disperata, ma non poteva lasciare nulla di intentato.
Scostò la pesanti tende e guardò in terra: che si fosse sfilato mentre le scostava e fosse caduto lì? Ma subito dopo pensò desolata che vi erano passati in molti, avanti e indietro, e qualcuno lo avrebbe già raccolto e fatto sparire.. Scese triste e rassegnata le scale. Nell'atrio prese l'ombrello, lo aprì: "Fosse caduto qui dentro quando l'ho chiuso.." Sperò, ma non era neppure lì. Guardò il signore del desk che le aveva porto il programma: forse le era caduto quando aveva allungato la mano per prenderlo? Dubitò di lui. Pensò che aveva l'aria di far finta di niente, non le chiedeva nulla, perché mai fosse lì invece che dentro mentre si svolgeva il concerto.. Forse aveva già in tasca il suo anello e lei non poteva fare nulla. Inutile chiedergli se aveva trovato qualcosa in terra. Se fosse in buonafede e avesse trovato un anello, vedendola lì a guardarsi intorno e per terra, glielo avrebbe detto: "Signora ha perso qualcosa?" Invece nemmeno la guardava.. Ebbe quasi la certezza che quello aveva proprio l'aria di nascondere qualcosa..
"Ora gli dico che ho perso un anello di grande valore e che farò denuncia di smarrimento ai Carabinieri o al Commissariato, così se l'ha raccolto lui avrà timore e lo tirerà fuori." Ma non disse nulla ed uscì per fare il percorso a ritroso fino all'automobile. Camminava guardando in terra, anche se sapeva che era pressoché impossibile ritrovarlo se le si fosse sfilato camminando. Chiunque passando poteva averlo raccolto.
Il vento aveva rafforzato e le sferzava il viso, ma lei camminava ferma nel suo tentativo, che sentiva inutile, ma che andava fatto.
Intanto cercava di richiamare alla mente un momento in cui l'aveva visto sulla mano durante quella sera, ma non le veniva nulla, nessuna immagine.
Arrivata all'auto vi sbirciò dentro. Non c'era molta luce nel parcheggio, ma sembrava proprio che sul sedile dove era stata non c'era nulla. Avrebbe visto meglio dopo, quando vi sarebbe ritornata con sua figlia, che aveva le chiavi, per far ritorno a casa.
Piano piano, sentendosi in colpa per la perdita di un oggetto di valore, si riavviò verso il Teatro.
Il vento era sempre fortissimo e, alla svoltata sulla stradina che la riportava al Teatro, vide dei cocci in terra che all'andata non c'erano. Pensò che fosse caduto un vaso da qualche finestra, forse fissato male al davanzale e il forte vento l'aveva spinto di sotto.
"Poteva cadermi in testa se fosse venuto giù nel momento che passavo di qui.." Pensò. "Sono stata fortunata.. Morire per cercare un anello perduto, sarebbe stato il colmo della stupidità!"
Ora era quasi arrivata e vide sua figlia e suo marito che tornavano lentamente via dal Teatro. Il concerto era finito. Non se ne rammaricò: quella giornata era andata così per una sua stupida leggerezza.
"Non l'hai trovato?" Chiese sua figlia sapendo la risposta. Il padre doveva averle detto tutto. Mentre faceva la sua disperata ed inutile ricerca, le erano arrivati due sms della figliola, che le diceva di aver finito il suo impegno con i professori di musica e che sarebbe salita dalla platea in galleria per sedersi accanto a loro. Lei le aveva risposto che c'era posto accanto al padre senza aggiungere altro. Camminando le era ancora più difficile premere i tasti così piccoli di quel vecchio cellulare per inviare sms.
Il marito disse: "Ho preso l'ombrello. Era questo no?"
"Si." Disse lei.
"Hai guardato dentro?" Chiese lui.
"Sì, non c'è."
"Io non l'ho aperto perché l'ho trovato chiuso così." Disse l'uomo. L'ombrello infatti era totalmente arrotolato e chiuso con la sua fascetta adesiva.
"Ma io non l'ho chiuso, - disse lei - l'ho lasciato aperto come stava perché era bagnato. Non l'hai chiuso tu così?"
"Te l'ho già detto, - fece lui irritato - l'ho trovato già chiuso così!"
Lei glielo tolse dalle mani e lo aprì, era identico al suo ma con delle strisce scolorite che le confermarono che non era il suo.
"Non è il mio, lo riporto dentro, tanto debbo andare in bagno prima di ritornare."
"Era uguale al tuo, io non potevo sapere che tu l'avevi lasciato non arrotolato.." Continuava a protestare lui come se questo fosse importante, mentre lentamente la seguiva ritornando sui suoi passi insieme con la figlia silenziosa.
Fuori dal Teatro, davanti alla porta, erano delle persone chiacchierando, una era appoggiata di schiena ad essa, ed il marito tirò la maniglia per far entrare la moglie senza accorgersi di quella, che si sentì spinta dalla porta tirata e si scostò senza dire nulla, suo marito non si scusò distratto e lei riconobbe la donna che aveva coperto loro la visuale durante il concerto e disse un rapido: "Scusi." Per conto di suo marito.
Entrò e la figlia e il marito l'aspettarono fuori. L'uomo del desk era cambiato. Il nuovo la salutò e lei, scambiando l'ombrello e riprendendosi il suo, disse: "Abbiamo rubato un ombrello." Lui sorrise. Allora lei prese coraggio e gli disse del suo anello e che avrebbe fatto denuncia di smarrimento. L'uomo si dispiacque per lei ma, quando lei gli chiese quando avrebbero fatto le pulizie e se poteva avvertire il personale dell'accaduto, l'uomo rispose che egli non era un dipendente, ma solo un parente di uno dei musicisti che si era offerto di dare il cambio al desk per i programmi, ora che l'incaricato era andato via.
"Mi spiace, - disse - ma io con il Teatro non ho alcun contatto, non so nulla dell'organizzazione."
Lei si scusò e lo ringraziò per la sua gentilezza, avviandosi a questo punto verso il bagno. In piena luce riguardò nella borsa poggiandola su un ripiano nell'antibagno e svuotandola del tutto. Poi entrò per mingere. Il bagno era piccolo e luminosissimo. Slacciò di nuovo i calzoni che la fasciavano, di nuovo spinse la maglia intima in basso per bene, affinché  la lampo si richiudesse senza troppa fatica.
Uscì dal bagno ma, prima di andare via definitivamente da quel posto in cui si era accorta di non avere più al dito il suo anello, fece un tentativo estremo: rientrò nella sala in cui si stava svolgendo la seconda parte del concerto e che era sempre al buio. China per non disturbare alzò il sedile dove era stata e riguardò con il cellulare, anche se suo marito, poco prima, le aveva detto di aver fatto quel tentativo con il display del suo, dopo che lei era andata via.
Rientrò la signora che le era stata seduta accanto, con una bambina, essendo uscita per una necessità. Lei si scusò e la fece passare dicendole che aveva perso un anello di valore. La signora si mostrò dispiaciuta e le chiese se poteva aiutarla. Lei la ringraziò ma le disse che non si poteva fare nulla di più. Passò poi alla fila davanti, sempre china per non incorrere in quello per cui si era lamentata; passò rapidamente il cellulare sotto il sedile direttamente davanti al suo, e la signora, con cui quella da lei rimproverata si era intrattenuta a parlare mentre era seduta, la guardava senza partecipazione. Lei disse: "Scusi, ma ho perso un anello di valore." Ma quella la guardò senza commentare.
Tornò fuori dove l'aspettavano i suoi cari.
Si avviarono. Sua figlia e suo marito sentivano la sua mortificazione e provavano a consolarla: "Se le cose si mettono si possono pure perdere. Altrimenti le lasci al chiuso come faccio io che non le metto mai, anche perché non amo i gioielli."
"Questa è la mia influenza". Pensò la donna senza dirlo.
"Ma allora uno che ce li ha a fare?" Disse invece.
"E allora devi accettare che si possa perderli!" Disse la figlia.
"Te lo ricompero." Disse generosamente suo marito, come sempre.
"Ma io non voglio spendere soldi, - fece lei - e mi dispiace che l'ho perso perché me lo avevi regalato tu, ma anche perché costava tanto."
Arrivati all'angolo mostrò loro i cocci, dicendo che era stata fortunata ad averli scampati.
"Ma non è un vaso, - disse il marito - questa è una tegola. Peggio!"
"Che vento!" Disse la figlia guardando in alto.
"Piovono tegole, - disse la madre - infatti non c'è terra, come accade quando è un vaso."
Intanto erano arrivati all'auto. La figlia si attivò subito con una torcia, ma lei aveva già passato la mano sul sedile e aveva visto che il prezioso gioiello non c'era.
Mentre guidava sulla strada del ritorno la figlia raccontava di quando pensava di aver perso un orologio in un posto ed invece l'aveva ritrovato dopo un anno dentro uno scarpone da sci dei figli.
"A te sembra di averlo perso in Teatro, ma quello è solo il momento in cui te ne sei accorta, ma chissà dove l'hai perso. Io avevo riposto gli scarponi dei miei figli mettendoci dentro della carta per mantenerli asciutti, prima di riporli in soffitta, e l'orologio si era sfilato mentre facevo questa operazione. Invece io credevo di averlo perso altrove, quando ho preso coscienza di non averlo più al polso."
"Ricordi, - disse il marito - il mio orologio? Credevo di averlo poggiato sulle tegole del muretto dopo essermi lavate le mani alla fontanella, ed invece l'ho ritrovato dopo tanto tempo dentro il portabagagli sotto la ruota di scorta, dove mi era caduto quando, appunto, avevo riposto la ruota riparata."
Lei pensava e pensava. "Prima di uscire sono andata in bagno a casa e siccome ho i pantaloni molto aderenti ho spinto con la mano sinistra la maglia che si arrotolava. Potrebbe essersi sfilato quando l'ho ritirata su.."
"Guarderai in bagno a casa ora che torniamo. - Disse il marito.
"Oppure potresti averlo dentro i pantaloni. - Disse la figlia.
"Lo sentiresti, - rise il marito - senti niente?"
"Ci ho pensato mentre voi due parlavate e ho tastato bene tutta la parte superiore, fino all'attaccatura delle cosce.. Sono così aderenti che lo sentirei. Fortuna che sulle gambe sono come una seconda pelle, altrimenti in questa ipotesi sarebbe scivolato via lungo le gambe."
"Mamma, non volevo dirtelo.. ma tu sei andata in bagno in Teatro e se fosse così.. quando ti sei tirata giù i pantaloni potrebbe esserti caduto.."
"Ho pensato anche a questo.. ma il bagno era piccolo e molto illuminato, avrei sentito il rumore metallico in quel piccolo spazio.. e mi pare che ho guardato quando ho tirato lo sciacquone e in terra non c'era niente."
Però le restava il dubbio a questo punto. Che beffa se lo avesse avuto nei pantaloni e le fosse caduto lì!
A questo punto fu preso dai dubbi anche suo marito: "Ma sei andata in bagno anche prima, quando sei uscita?" Chiese preoccupato.
"No, solo alla fine, prima di andare via."
L'ultimo controllo volle farlo la figlia con torcia e fari dell'auto puntati davanti al cancello di casa, dove lei era salita in macchina. Infine lei la baciò ringraziandola e scusandosi con dolcezza, dicendole di andare pure a casa: pazienza. Suo marito guardò per terra percorrendo il vialetto di casa e lei fece altrettanto senza speranza. Andò dritta in bagno e vide subito che sul pavimento non c'era nulla.
Rassegnata e avvilita dalla stupidaggine che aveva commesso, iniziò a spogliarsi: sfilò i pantaloni che alla caviglia erano aderentissimi. Per toglierli asportò anche la calza a gambaletto e fu in quel momento che qualcosa cadde facendo un rumore metallico. Guardò in giro nel bagno, non certo grande, e non vide nulla sul pavimento. Per un attimo aveva sperato l'insperabile! Poi pensò che forse, chinandosi per sfilare il pantalone insieme alla calza, il ciondolo della lunga collana che aveva indosso avesse sbattuto contro il bordo del bidet..
"Ma no! Il rumore è stato troppo forte!" 
Si chinò a guardare sotto l'unico punto coperto del pavimento dal mobiletto sottolavello: e lo vide!
Eccolo là l'anello immaginato perduto!
Era stato tutto il tempo dentro i suoi pantaloni e, a poco a poco, con tutto quello che aveva fatto, camminare avanti e indietro dal Teatro all'auto e viceversa, girare, andare in bagno abbassando di nuovo i pantaloni, per sua fortuna quello era sceso nella gamba e da lì ancora più giù, quasi alla caviglia dove il pantalone era fasciante quasi come una calza, ed era fuoriuscito solo quando lei aveva tirato via pantalone e calza...
Era stato sempre con lei ed era stata fortunata, fortunatissima a non averlo perduto.
Chiamò suo marito, poi al telefono sua figlia, per dare la buona notizia.
Ora non l'avrebbe più messo, finché non fosse tornato dal gioielliere per avere la larghezza giusta per l'anulare!

martedì 1 marzo 2016

Mondo incredibile che supera ogni fantasia

Da: Il Messaggero.it di Silvia Natella

Yacht alla deriva, al timone una mummia: Manfred era scomparso nel 2009


Macabra scoperta nell'Oceano Pacifico al largo delle Filippine. Su uno yacht abbandonato alla deriva è stato trovato il corpo mummificato di un uomo, uno skipper scomparso nel 2009. Sembra si tratti di un tedesco di 59 anni,Manfred Fritz Bajorat, impegnato in un'avventura in solitaria in giro per il mondo. Sono ancora sconosciute le cause della morte. A rinvenire il corpo è stato il 23enne Christopher Rivas al largo di Barobo, Surigao del Sur.
Quando il giovane è salito sull'imbarcazione non poteva credere ai suoi occhi: il corpo del proprietario era mummificato e solo dai documenti si è riusciti a risalire all'identità dello skipper. La polizia del posto ha diffuso in rete le foto e spiegato che l'albero maestro dello yacht era distrutto e gran parte della cabina era sott'acqua. Questo, complici i venti e il clima di quelle zone, avrebbe mantenuto il cadavere. "Era un velista molto esperto, non credo che avrebbe navigato in una tempesta e penso anche che l'albero si sia rotto dopo che Manfred era già morto", il commento alla Bild di un conoscente, anch'egli navigatore esperto. 

Fritz si era separato dalla moglie nel 2008, la donna è poi morta di cancro. Si aspettano i risultati dell'autopsia e le indagini degli investigatori filippini. Sembra però che non ci sia traccia di un'altra persona a bordo. 

Solitudine estrema, morte solitaria in mezzo all'Oceano.
La Morte ci coglie dove vuole e come vuole..
In quest'uomo c'è stata comunque una scelta: via da tutto in navigazione solitaria.
Gli scrittori non debbono inventare: la realtà supera sempre la fantasia.

lunedì 29 febbraio 2016

Ennio Morricone

Da: QN
Oscar 2016, Morricone e la dedica alla moglie. "Questa vittoria è per te"
Los Angeles, 29 febbraio 2016 - C'è gloria anche per l'Italia agli Oscar 2016. La statuetta per la miglior colonna sonora originale va a Ennio Morricone, al secondo Oscar, il primo 'sul campo' dopo quello alla carriera del 2007. "Dedico questa vittoria a mia moglie Maria", dice il maestro ritirando la statuetta per la musica di "The Hateful Eight", scritta appositamente per il regista Quentin Tarantino. "Non c'è musica importante senza un grande film che la ispiri", ha sottolineato il compositore italiano che centra la statuetta al primo film col regista di 'Pulp fiction' e 'Kill Bill'. Morricone ha poi reso omaggio agli altri nominati "e in particolare a John Williams" che ha firmato la musica di "Star Wars: The Force Awakens". Ad accompagnarlo sul palco, il figlio Giovanni. 



Sia nella ripresa filmica dei momenti del Premio Oscar, sia nelle interviste fatte a negozianti che hanno contatti nella quotidianità con il Maestro Ennio Morricone, appare un aspetto meraviglioso del carattere del Grande Musicista: l'umiltà.
Una semplicità di modi che lo rende amabile ed accessibile a tutti e che, nella mia piccola esperienza, ho avuto modo di constatare grazie all'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata"per la quale ho lavorato fino alla fine di novembre 2011, che presso l'Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia, dedicato poi al Maestro Ennio Morricone, a cura del Maestro Gino Lanzillotta e dell’Orchestra Roma Sinfonietta, organizza da anni incontri musicali di altissimo livello.
Era il 2002 e il Maestro Morricone ci onorò della sua presenza. Chiunque gli si accostava, in quella che era l'Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia, poteva stringergli la mano, e lui fu amabile e semplice con tutti. Solo la mia timidezza mi impedì di farlo pur stando a pochi metri da lui.
Mi colpì il suo non darsi né importanza né arie, che ho constatato essere una peculiarità dei Grandi, avendo avuto l'onore di parlare con François Cheng e con Rita Levi Montalcini. 
Queste persone, veramente di valore, sono di una semplicità disarmante e ti compensano di tanti incontri con umano Nulla superbo ed arrogante.
Il figlio Andrea, Direttore d'Orchestra, in quella circostanza diresse l'Orchestra Roma Sinfonietta come da sottostante programma che ho conservato:


In seguito ho avuto modo di ascoltare altra musica diretta da Andrea Morricone presso l'Auditorium dedicato a suo padre: il 15 marzo 2004 e l'11 marzo 2009.

Leggi folli

Da: La Repubblica.it

Masterchef, gli animalisti denunciano Cracco: "Ha cucinato un piccione in tv" Aidaa: "E' un animale protetto dalla legge, abbiamo presentato denuncia al tribunale di Milano"






Masterchef, gli animalisti denunciano Cracco: "Ha cucinato un piccione in tv"

Premesso che a me il piccione, e la selvaggina in genere, fa schifo fin dalla più tenera infanzia, quando mio padre, cacciatore, mangiava le quaglie che aveva ucciso e che mia madre gli cucinava con la foglia di alloro, trovo questa notizia folle, ma purtroppo assolutamente vera.
Il giornale pubblica anche la copia della denuncia in cui è citata la Legge n. 968 del 27/12/1972:

Per quello che ho capito io, dunque, si sarebbe trattato di un particolare tipo di piccione, il piccione selvatico. Quello che mi chiedo, però, se altri tipi di selvaggina si possono mangiare o no.
Come la mettiamo ad esempio con i fagiani? Altro tipo di selvaggina ambita dai palati dei buongustai? A me sembra tutta una follia, anche alla luce di quello che si legge sul WEB in fatto di cucina:
Da:Edizioni Pubblicità Italia
Eurocarni nr. 5, 2010

Nera o bianca, la carne di piccione è sempre ottima

Innumerevoli sono i modi di cucinarlo, che costituiscono anche un prezioso “spaccato” della nostra arte culinaria

Rubrica: Gastronomia
Articolo di Manicardi N.
(Articolo di pagina 99)
Da un punto di vista nutrizionale e gastronomico il piccione, ossia il colombo addomesticato, appartiene alla categoria della selvaggina da penna, tant’è vero che le sue carni sono definite “nere” per distinguerle da quelle “bianche” (pollo, tacchino) e “rosse” (bovino, suino, equino, ovicaprino). I piccioni presenti sul mercato, essendo quasi esclusivamente di allevamento, sono animali giovani (del peso di 3 o 4 ettogrammi) e, per questo motivo, con carne più chiara e tenera. È anche il motivo per cui essa in genere non necessita di frollatura prolungata, come occorre invece per la maggior parte della selvaggina. Differente è la carne dell’animale selvatico, detto anche “palombaccio” o “colombaccio”, che appare più scura e consistente e, soprattutto, con quel gusto di selvatico che non a tutti i palati risulta gradito. Questi ultimi animali però, per svariati motivi (tra cui l’abolizione del tiro al piccione, le difficoltà di allevamento rispetto ad altri pennuti, le preoccupazioni igieniche acuite dalla considerazione dello stato di salute precario dei colombi di città e dalla paura per il diffondersi dell’influenza aviaria), sono ormai quasi completamente scomparsi dall’uso alimentare, almeno quello quotidiano, a favore di altri volatili quali quaglie e pernici. Preparato solitamente arrosto o alla griglia, rimane comunque molto apprezzato dagli amanti della cacciagione. Quello che è cambiato comunque, nel caso del piccione, non è tanto il suo successo in tavola come prodotto in sé e per sé (anzi, tra molti dei ristoratori di fama è diventato uno dei piatti di maggior vanto), quanto soprattutto il modo di cuocerlo e cucinarlo e, appunto, la scelta delle tipologie di animale, due fattori che influenzano in maniera considerevole il gusto delle carni. 

Si noti che la Legge è del 1972, la Direttiva CEE è del 2009 e l'articolo della rivista è del 2010, successivo a codeste normative, eppure vi si parla della "carne dell’animale selvatico, detto anche “palombaccio” o “colombaccio”, che appare più scura e consistente e, soprattutto, con quel gusto di selvatico che non a tutti i palati risulta gradito", senza alcun accenno alla proibizione a cibarsene...

Opinioni a confronto

Da: RAI NEWS

Matteo Renzi:
"Giusta la battaglia contro l'utero affitto" Renzi scrive ancora: "La stragrande maggioranza degli italiani - pare di capire anche in Parlamento - condanna con forza pratiche come l'utero in affitto che rendono una donna oggetto di mercimonio: pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto. In Italia tutto ciò è vietato, ma altrove è consentito: rilanciare questa sfida culturale è una battaglia politica che non solo le donne hanno il dovere di fare" - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Unioni-civili-Renzi-ora-che-Il-Parlamento-voti-Giusta-la-battaglia-contro-utero-in-affitto

Vendola:
Vendola: volgarità squadristi non turba gioia nascita   "Non c'è volgarità degli squadristi della politica che possa turbare la grande felicità che la nascita di un bimbo provoca". Lo afferma il presidente della Puglia Nichi Vendola replicando ai commenti negativi giunti alla nascita del figlio suo e del compagno Ed Testa. "Condivido con il mio compagno una scelta e un percorso che sono lontani anni luce dalla espressione 'utero in affitto'". "Questo bambino - ha aggiunto il presidente di Sel e governatore della Puglia- è figlio di una bellissima storia d'amore, la donna che lo ha portato in grembo e la sua famiglia sono parte della nostra vita. Quelli che insultano e bestemmiano nei bassifondi della politica e dei social network mi ricordano quel verso che dice: 'ognuno dal proprio cuor l'altro misura' (anche se capisco che citare Dante non faccia audience)". - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Un-figlio-in-arrivo-per-Vendola-e-compagno-Salvini-Utero-in-affitto-Egosimo-disgustoso-La-repllca-Squadristi-non-turbano-gioia-06e1c2c0-e3a2-49b9-aa41-a3e4d6844e9e.html

Ha detto bene Vendola: 'ognuno dal proprio cuor l'altro misura' (Dante Alighieri), ma non ha pensato nel dirlo con molta alterigia che la cosa è assolutamente reciproca: egli nel suo cuore misura gli altri con il suo metro e dunque taccia di squadrismo chi non è d'accordo con la complicata pratica egoistica della procreazione surrogata.
Questo modo di reagire con violenza mentale e verbale alle idee diverse dalle proprie è tipica della peggiore mentalità di sinistra. Gli anni '70 sono stati, per chi li ha vissuti senza condividere gli eschimo come una divisa e le irrisioni di chi si proclamava di sinistra, un continuo sentirsi dire fascista anche se non lo eri neppure lontanamente. E la cosa ancora continua in modo da volerti chiudere la bocca, in modo da rendere ridicole e risibili le tue opinioni, in modo da schiacciare e annullare quello che dici...
Ebbene, lo dico da figlia di un vero antifascista, Salvini e Gasparri hanno ragione e la loro è un'opinione di buonsenso che con lo squadrismo non ha nulla da spartire.
Quello che vale per Vendola e il suo compagno vale anche per le coppie eterosessuali che già praticavano questa alchimia biologico-economica  andando all'estero. Non è questione di omosessualità, ma di etica.

Dovranno riscrivere la Psicologia evolutiva per quelli come Tobia

Da: Libero Quotidiano 28 Febbraio 2016

FIOCCO AZZURRO

È nato Tobia, il figlio di Vendola. Lo scoop: ecco chi è la madre



Ieri nel tardo pomeriggio (ora italiana) in una clinica californiana top secret è nato Tobia Antonio Testa. Le prime notizie in Puglia sono arrivate verso le 19. È dunque un maschietto il figlio di Nichi Vendola e del suo compagno trentottenne, l’italo-canadese Ed Testa. La madre genetica (la proprietaria dell’ovulo), secondo alcune indiscrezioni, sarebbe californiana, mentre l’utero dovrebbe essere di una donna di origine indonesiana residente negli Stati Uniti. Un bel pot-pourri di nazionalità che porterà il piccolo ad avere tre passaporti. I due papà, in base alle prime notizie, torneranno in Italia non prima di fine marzo. Probabilmente dopo Pasqua.
Non è facile avere altre notizie o conferme, vista la cortina fumogena alzata dai famigliari dei neo papà. Nei giorni scorsi uno dei fratelli di Nichi, su Facebook, aveva addirittura scritto che Vendola era negli States per curarsi una «otite con epididimite ingravescente» che lo affligge da quando aveva 12 anni. In realtà Nichi è partito a fine gennaio per andare ad assistere all’ultimo mese di gravidanza la donna di cui è stato «affittato» l’utero, una pratica legale in California, proibita nel nostro Paese. Vendola potrà veder riconosciuta ufficialmente la propria paternità in Canada, Paese del suo compagno, ma non in Italia fin quando non sarà approvata la legge sulla cosiddetta «stepchild adoption», ovvero quella sull’adozione del figlio del compagno nelle coppie gay. A meno di un (probabile) intervento di un giudice. Infatti il padre genetico di Tobia Antonio è Ed, quasi 20 anni più giovane del cinquantassettenne Nichi. Una scelta ragionata quella della coppia che è servita a trasmettere al bimbo il patrimonio genetico dell’aspirante padre più giovane, lo stesso che, prevedibilmente, potrà vivere accanto al figlio più a lungo.

Da: La Repubblica.it
Vendola e il compagno diventano genitori. Salvini: "Disgustoso egoismo"
Critiche anche da Gasparri (Fi): "La sinistra italiana usa questo turpe metodo per inventarsi genitori dei figli di altri". Diviso il mondo social: chi condanna, chi esulta, chi ci scherza su.




Vendola e il compagno diventano genitori. Salvini: "Disgustoso egoismo"
Nichi Vendola con il compagno Ed Testa (ansa)


Matteo Renzi, su cui tanto avevo sperato, ha delle priorità che non sono le mie, anche se non ho nulla contro chi vive la propria sessualità affettiva con dignità, discrezione, senza sbatterla in faccia agli altri, e desidera visibilità e legalità. Dunque anche l'Italia ha l'Istituto delle Unioni Civili. Non sono riusciti a far passare la ridicola formula espressa in inglese, anche se in italiano è chiarissima, (ma forse proprio per questo si esprimono in un ridicolo inglese): adozione di un figlio avuto con persona necessariamente del sesso opposto da parte dell'altro elemento della coppia omosessuale. Ed ecco il capo di SEL che aveva il pupo pronto. Ora capisco. Bisogna accontentare chi ha piazzato la Boldrini quale Terza Carica dello Stato e dunque vota quello che Renzi e compagni decidono. La Serracchiani infatti si è immediatamente impegnata a rivedere la legge sulle Adozioni.
Sono anni che a nessuno gliene frega niente delle coppie di coniugi, sposati con Matrimonio previsto dalla Costituzione, desiderose di adottare. Ora, all'improvviso, la materia va rivista!
L'Omicidio Stradale? Intanto non ne parla più nessuno.
E dicevano che Berlusconi faceva Leggi per sé e per gli amici spacciandole "per gli Italiani"!!!
Il figlio di Vendola non è di Vendola, naturalmente, è un miscuglio di tre persone: lo spermatozoo del suo convivente da 11 anni, l'ovulo di una donna che "lo dona" (vende 23 cromosomi suoi, tanti ne contiene l'ovulo, quindi parte del suo patrimonio genetico, del suo DNA) e, costituito l'embrione, viene ospitato da un'altra donna che affitta il suo utero per nove mesi dietro pagamento. 
Vendola lo adotterà perché in Canada, più civile di noi, ma io non sono sicura che questa sia da ritenersi civiltà, l'adozione è possibile. Intanto la Serracchiani, su ordine di Renzi, si dà da fare perché possa adottarlo anche in Italia al più presto.

Ora, credo di averlo già scritto in un altro post, mi è capitato di conoscere una donna nubile che, rimasta sola dopo la morte del suo convivente e la perdita del bimbo che aspettava da lui, è andata in Spagna e si è fatta mettere dentro un embrione formato con gameti di "donatori", lei dice controllatissimi sul piano della salute, e dopo nove mesi ha partorito il "suo" bambino che ha nutrito con il suo sangue (almeno questo!). Il bimbo è carino e sano. Cresce con una madre nubile e forse gli mancherà solo la figura paterna. Ma mi chiedo cosa potrà rispondere in una anamnesi medica a domande del tipo: "Che malattie ha avuto in famiglia?" "Di cosa è morto suo padre?".. Domande che i medici non fanno per impicciarsi degli affari del paziente, ma per avere un quadro sulla predisposizione genetica dello stesso per la prevenzione e cura della sua salute.

Altra cosa che ho già scritto in altri post sull'argomento è che, oltre a creare complicate forme di procreazione manipolata, si creano esseri umani che crescono con due uomini o con due donne e per loro bisognerà ricreare una Scienza Psicologica a parte. Ai voglia che questi sperimentatori continuino a dire "che i figli che già ci sono nelle coppie omosessuali crescono sereni e bene". Quali e quanti sono i numeri per tirare una statistica valida sul piano del reale?
E comunque dove lo mettiamo Freud e i suoi discendenti sia pure con le loro diverse teorie? Psicologia, Psicanalisi, non reggono di fronte a queste nuove creature così cresciute. Bisogna rivedere tutte le teorie... Il complesso edipico dove lo mettiamo? Come farà il maschietto del compagno di Vendola a svilupparlo? Niente complesso edipico.
Quando da giovane leggevo di Psicologia, conoscendo nella vita reale una donna malata di gelosia nei riguardi del figlio fino a rendere triste la vita della nuora, pensai: "Ma perché parlano di complesso edipico e non del complesso di Giocasta?" Eppure sui libri non avevo mai letto di un complesso così denominato. Per scoprire in seguito che se non ne aveva parlato Sigmund Freud ne parlerà qualcun altro nel 1920.
Che complessi nuovi nasceranno in chi si trova a crescere con due padri o con due madri?
Necessariamente dovranno nascere nuovi modelli di studio.

domenica 28 febbraio 2016

Psichiatria burocratica

Da: Il Fatto Quotidiano 27 febbraio 2016

di Antonello Caporale

Scuola, insegnante licenziata per una multa di 21 anni fa. “Ora sono precaria. E supplente di me stessa”

L'insegnante nel 1995 fu condannata dall'Inps a pagare un'ammenda per quando faceva la bracciante: "Ho perso il posto a scuola per non aver portato il certificato penale. Richiamata per la sostituzione"
“Sono una insegnante supplente. Sono supplente di me stessa”. La straordinaria storia di P., 42 anni, italiana, maestra elementareassunta in ruolo dopo anni di precariato il 1° settembre scorso e licenziata il 22 gennaio 2016, chiamata tre giorni dopo a fare lasupplente di se stessa, dunque con contratto provvisorio a colmare l’assenza dell’altra sé fino al prossimo 18 giugno, pare un non agevole caso di psichiatria burocratica e conclude una breve rassegna dei cavilli che inguaiano la vita, a volte l’annientano, sicuramente diagnosticano che la Pubblica amministrazione ha un male endemico e forse incurabile. Anche P. sceglie l’anonimato per timore che la pubblicità della sua vicenda possa influenzare negativamente gli sviluppi dei ricorsi giudiziari.
La storia ha inizio al sud tanti anni fa in un campo di nocciole.Facevo il penultimo anno del magistrale e a settembre, per dare aiuto alla famiglia, sono andata a raccogliere frutta. Lavoro stagionale da bracciante agricola che ho svolto anche negli anni seguenti.
Accade però…Accade che l’Inps svolge una serie di accertamenti sulle giornate di lavoro effettive e io mi trovo in difetto.
Come bracciante agricola ha più contributi delle giornate lavorate.Mi denunciano, si fa un processo.
Il processo finisce nel 1995.Sì, 21 anni fa. Pago una ammenda e la storia si chiude lì.
La storia però si riapre.Nel novembre del 2013, dopo anni che avevo lasciato i campi e insegnavo da precaria, mi chiamano in segreteria e mi dicono che dai tabulati in loro possesso risulta questa condanna che non avevo riferito al momento di dichiarare i miei carichi penali passati. Mi sforzo di ricordare quale fosse quella condanna, chiamo subito il mio avvocato che mi tranquillizza: domani chiedi il certificato penale e vedrai che risulta nulla. Hai avuto solo una contravvenzione, non hai taciuto condanne. Ringrazio e riferisco al dirigente che mi dice che mi avrebbe però dovuto comminare una piccola sanzione: una multa pari a due giorni di lavoro. Accetto e pare che la cosa finisca lì.
Il peggio doveva accadere.A settembre, dopo un decennio di precariato, sbattuta da una scuola all’altra della provincia, sono convocata per l’assunzione in ruolo. È un grande giorno, firmo, sono felice.
Ma il giorno dopo?Ventiquattro ore passano e mi riconvocano: c’è da notificarmi un atto con cui il Provveditorato apriva un nuovo provvedimento disciplinare nei miei confronti.
Nuovo il provvedimento, vecchio e superato il motivo.Sempre quello, sempre la raccolta della frutta, la multa di 25 anni fa, il fatto che non l’avessi dichiarata al momento dell’assunzione.
Eppure era già stata convocata e aveva dato spiegazioni esaurienti e documentato l’assenza di condanne.Esatto. Però non bastava. Ho dovuto ingaggiare un avvocato e illustrare le mie giustificazioni.
Intanto però a scuola andava da insegnante di ruolo.Il mio legale mi dice: un mese e sapremo. Invece ne passano quattro.
E arriviamo a gennaio scorso.Il 22 di gennaio la notifica: ero stata depennata dal ruolo.Licenziata, cacciata via per indegnità. Lei non sa cosa si prova, non può immaginare la mia condizione. Licenziata per non aver fatto nulla, per non aver prodotto uno stupido certificato penale che avrebbe attestato il nulla. E sebbene quel certificato l’avessi poi consegnato in segreteria la forma aveva subito un vizio assoluto che mandava in fumo il mio lavoro, la mia pensione, il mio futuro.
La sua vicenda ha un approdo ancor più lunare.Devo invece dire grazie alla Cgil che mi invita a presentare subito, alla segreteria della scuola che mi aveva con dispiacere dovuto licenziare, una domanda di supplenza fuori dagli elenchi. E così, essendo esaurite le graduatorie, chiamano me a sostituire l’insegnante licenziata, che sarei sempre io. L’incredibile si fa certo. Almeno riesco a campare, a pagare il fitto di casa, a mangiare e ad avere i soldi per affrontare il processo del lavoro nel quale ho naturalmente chiesto il reintegro. 

Lei è supplente di se stessa. Io supplisco me. Mi siedo in cattedra, e la sedia è quella che mi hanno tolto. È un crudele gioco dell’oca: ho 42 anni, un figlio grande. Sono tornata indietro di vent’anni, di nuovo precaria, di nuovo senza diritti, e con la paura che questa storia mi insegua per tutta la vita.



Mi viene voglia di urlare! Sarà grave?
Ma in che razza di Paese viviamo?
Ogni giorno subiamo il resoconto telegiornalistico di quanto e come siamo stati derubati da chi amministra la Cosa pubblica, ben pagato, ma non gli basta: deve rubare.
Ogni giorno sentiamo di protervi delinquenti che vivono minacciando chi lavora, che deve pagare loro il pizzo altrimenti viene annientato, oppure che spacciano droga a chi gliela paga e li fa ingrassare, ogni giorno più scandali e al massimo questa gente viene confinata nel proprio domicilio...
Poi questo! Siamo tornati al Medioevo quando la gente inerme veniva vessata da chi gestiva il Potere!
Renzi, che si dichiara orgoglioso delle Unioni Civili delle coppie omosessuali, ma non si vergogna delle promesse fatte a chi ha avuto i propri cari uccisi da delinquenti che si mettono al volante sotto l'effetto di droghe, psicofarmaci e alcool, e se ne sbatte della legge sull'Omicidio Stradale che giace silente in Senato. aveva anche dichiarato "guerra totale alla Burocrazia": questo è il risultato.
Ha scritto bene Antonello Caporale: siamo alla Psichiatria Burocratica!!  
Io aggiungo che è gravissimo questo andazzo persecutorio nei riguardi della gente perbene, che si sacrifica studiando e lavorando e viene privata di anni ed anni di sacrifici per bazzecole, mentre nel Parlamento del suo Paese siedono pregiudicati!!
O forse sarà che tutto ciò accade proprio per questo? Non è questo un Paese per la gente ONESTA che deve essere schiacciata ed eliminata, per governare meglio facendo vivacchiare delinquentelli, delinquenti .. Mafia, N'drangheta, Sacra Corona Unita!  

Così funziona la Regione Lazio

Ogni mese l'IRPEF regionale erode la mia pensione. E' mio dovere pagare le TASSE: ma la Regione NON ADEMPIE AI PROPRI DOVERI.
I cittadini della zona hanno rinunciato a pretendere il giusto: un disincanto irridente verso le Istituzioni li ha pervasi, come avviene ovunque in Italia.
Io non mi rassegno, non è nel mio carattere, costoro debbono rispondere delle loro azioni o omissioni.
La prima civile richiesta di intervento risale al 2012!


----- Original Message -----
Sent: Tuesday, February 16, 2016 9:07 AM
Subject: Fw: Fascia frangivento, cura eucalipti, relazione tecnica Antonini

Spett.li Responsabili della Cura degli eucalipti facenti parte del Patrimonio della Regione Lazio
Dopo la visita di n. 6 persone, dipendenti della Regione Lazio e dell'Ente Bonifica, il giorno 23 novembre 2015 per visionare la situazione di incuria, e di conseguente mia preoccupazione per "danno temuto", degli eucalipti sorgenti sulla fascia frangivento di proprietà regionale, nulla è avvenuto e la situazione, a parte i due interventi straordinari dei VV.FF. di Latina in questi anni, è rimasta quella già denunciata dalla mia famiglia dapprima all'Ente Bonifica in data 13 dicembre 2012, e successivamente alla Regione Lazio il 17 aprile 2014 con lettera raccomandata, ripetuta anche con gli allegati via PEC il 29 luglio 2014.
Dato che il 23 novembre 2015 era stato promesso che la Regione avrebbe provveduto all'intervento in primavera 2016, essendo il periodo adatto alle potature, prego codesti Responsabili di preavvisare la sottoscritta dell'eventuale atteso intervento in quanto, in totale assenza di ogni cura della fascia frangivento, la mia famiglia ha personalmente provveduto in questi anni al taglio dell'erba della fascia frangivento prospiciente il civico 25 di Strada Colle Piuccio, Sabaudia LT, per ovvie ragioni di pericolosità dell'erba alta, sia in ordine alla presenza di animali, sia in ordine al rischio di eventuali incendi innescati da passanti gettando mozziconi di sigaretta accesi.
La mia richiesta nasce anche dal fatto che, per il decoro della strada, abbiamo a nostre spese piantato delle piante di oleandro su detta striscia di terreno in abbandono e non vorremmo che l'intervento di potatura effettuato senza attenzione distruggesse tali piante.
In attesa di un cortese riscontro porgo
Distinti saluti.
Rita Coltellese Natali
----- Original Message -----
Sent: Friday, November 13, 2015 12:50 PM
Subject: Re: Fascia frangivento, cura eucalipti, relazione tecnica Antonini

Spett. Geom. Trentini,
in allegato le invio le ricevute della spedizione tramite Posta Certificata (che ora non ho più, in quanto il gov.it le ha tolte tutte e bisognava rifare richiesta per un rinnovo, che però sarebbe stato della durata di un solo anno e per ora non l'ho fatto);
il messaggio PEC ha tutti gli allegati che già avevo inviato tramite raccomandata n. 14610027692-4 del 17/04/2014 a: Presidente Regione Lazio c/o Direzione Regionale Demanio Patrimonio e Provveditorato - Via Rosa Raimondi Garibaldi, 7 - 00145 Roma. Mittente Giuliano Natali, mio marito.
Il mio telefono di casa è: 069406613.
Contraccambio i saluti.
Rita Coltellese in Natali

----- Original Message -----
Sent: Friday, November 13, 2015 11:20 AM
Subject: R: Fascia frangivento, cura eucalipti, relazione tecnica Antonini

Buongiorno,
ci stiamo interessando per risolvere rapidamente la sua problematica.
Le chiedo cortesemente se mi puo’ indicare la data di invio  della PEC e della documentazione citata nella mail sottoindicata  e  un suo recapito telefonico per contattarla (se non la disturba).
La saluto cordialmente
Geom. Alessandro Trentini

Grandi caratteristi

Luigi Pavese (Asti25 ottobre 1897 – Roma13 dicembre 1969) è stato un attore e doppiatore italiano.

Notevole caratterista, era dotato di una grandissima versatilità.[1] È tra i personaggi più presenti nel cinema italiano di tutti i tempi. Durante la sua carriera, durata oltre quarant'anni,[1] è apparso in più di 170 pellicole.


Luigi Pavese con Peppino De Filippo e Totò

"Tout passe, tout casse", dicono i francesi e questo è il nostro destino. Poche cose rimangono nella memoria dei posteri e non sono sempre le più eccelse e commendevoli.
Persone ignobili e pazze, sommo esempio Adolf Hitler, restano nella memoria dei posteri: se ne parlerà per sempre... e nasceranno anche nuovi estimatori.. Non deve scandalizzare: è così, è la natura umana in ogni campo..
Nel cinema, dove pure il gradimento è dato dal pubblico, emergono e restano spesso figure di attori mediocri a cui vengono dati anche premi.. E' una strana alchimia che si crea intorno a certe figure fortunate, a cui arride un successo inspiegabile data la loro scarsa bravura. Altre figure, eccezionali nella loro arte, cadono nel dimenticatoio. Questa è la sorte di molti bravissimi caratteristi che danno sale e senso ai films, agli sceneggiati televisivi, alle commedie, quando la televisione le trasmetteva con cadenza regolare, consentendo al popolo, che non poteva andare a Teatro, di godere della Letteratura Teatrale che non era uso leggere e quindi non conosceva.
Luigi Pavese è uno di quei volti di cui non si ricorda mai il nome, ma che abbiamo visto in tantissimi films degli anni quaranta, cinquanta e sessanta del secolo appena trascorso.
Attore bravissimo, dotato di una voce unica, di quelle che si ricordano nella mente senza riascoltarle, ha dato un'impronta unica nelle storie raccontate.
Senza attori come lui le storie sarebbero state scialbe e piatte, con i soliti protagonisti, non sempre bravi, ma chissà perché più noti e amati dal pubblico.