venerdì 13 gennaio 2017

Massoneria: né Giustizia, né Stato

Da: Affaritaliani.it

Occhionero, Renzi, Draghi. Magaldi: "Ecco i segreti del caso cybersecurity"

Il Gran Maestro del Grande Oriente Democratico Gioele Magaldi: "Cyberspionaggio e Occhionero: ecco tutti i segreti"

l clamoroso caso delcyberspionaggio è sulla bocca di tutti. L'attività di hackeraggio che, stando alle indagini della Procura di Roma, avrebbero condotto i fratelli Occhionero ai danni delle più importanti cariche pubbliche compresi Matteo Renzi Mario Draghi, è tanto vasta quanto oscura. Tutti si interrogano sui motivi di questa gigantesca attività di raccolta dati. Quali erano le finalità degli Occhionero? Chi sono davvero i due fratelli? C'era qualcuno dietro di loro a manovrarli? E loro ne erano consapevoli? Domande inevitabili.Le teorie e le ipotesi a riguardo si susseguono. Tra queste teorie, più o meno verosimili, Affaritaliani.it ha raccolto in questi giorni diverse testimonianze tra cui oggi quella avanzata da Gioele Magaldi, gran maestro del Grande Oriente Democraticomovimento massonico di area progressista nato dopo la scissione dal Grande Oriente d'Italia. Rispondendo alle domande in forma rigorosamente scritta come lui stesso ha richiesto ad Affari, Magaldi, autore del libro “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges” (Chiarelettere), rilascia una serie di dichiarazioni clamorose, che pubblichiamo per completezza e dovere di cronaca, che riguardano diversi personaggi tra i quali Mario Monti, Anna Maria Tarantola, Marco Carrai e gli stessi Renzi e Draghi ai quali, ovviamente, Affari fornirà in qualsiasi momento la possibilità di replica alle tesi indubbiamente reboanti di Magaldi.

GIOELE MAGALDI:  gran maestro del Grande Oriente Democratico


Gioele Magaldi, chi sono davvero gli Occhionero? Quali sono i loro contatti?

Giulio e Francesca Romana Occhionero hanno agito in piena sintonia e reciproca consapevolezza di quello che ciascuno faceva. E sono stati coperti e protetti, per anni, accumulando molti dati sensibili a favore di chi li proteggeva e ispirava. Lo ripeto: i fratelli Occhionero hanno accumulato, per conto terzi, una mole infinitamente più grande di dati rispetto a quella sinora scoperta dagli investigatori. Giulio Occhionero ambiva a far parte di una specifica Ur-Lodge (superloggia) sovranazionale, operante principalmente tra Usa, Regno Unito, Malta e il Medio Oriente. Al fratello Occhionero stava stretta l’appartenenza ad una loggia, la “Paolo Ungari-Nicola Ricciotti Pensiero e Azione” all’Oriente di Roma, che fa parte di una Obbedienza ordinaria e nazionale come il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, cioè di una di quelle entità massoniche ormai in stato di declino e di relativa marginalità rispetto a quei circuiti delle superlogge che ho iniziato a descrivere nel libro “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges”, Chiarelettere, Milano 2014, e che continuerò a illustrare nel secondo volume della serie di “Massoni”, di prossima pubblicazione, intitolato “Globalizzazione e Massoneria”.

Possono davvero aver fatto tutto da soli?

Come dicevo prima, Giulio Occhionero ma anche la sorella Francesca Romana coltivavano l’ambizione di essere ammessi a una specifica superloggia sovranazionale. Si tratta della “White Eagle”. Hanno agito su commissione di personaggi collegati come affiliati o come ‘compagni di strada/aspiranti affiliati’ di questa Ur-Lodge.

Qual è il ruolo della massoneria in questa vicenda?

La massoneria sempre meno rilevante del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani c’entra poco, con questa intrigata vicenda. Poco, ma in qualche modo c’entra. Lo ‘spionaggio’ ai danni di alcuni Dignitari del GOI era soprattutto un’esigenza personalistica di Giulio Occhionero, qualcosa di irrilevante per i suoi mandanti in ‘super-grembiulino’. Invece, la sorveglianza del Gran Maestro Stefano Bisi va ricondotta allo spionaggio sul fratello Mario Draghi (mi dicono avvenuta anche su altre utenze rispetto a quelle sin qui individuate dagli investigatori), di cui Bisi è in qualche modo un servizievole esecutore per questioni massoniche di natura locale. Ciò, sin dai tempi del ‘groviglio armonioso’ legato al Monte dei Paschi di Siena, allorché Draghi, come Governatore di Bankitalia, non vigilò adeguatamente su alcune condotte del management della banca senese e Bisi, come massone e giornalista (caporedattore e poi vicedirettore del Corriere di Siena) influente a Siena, aveva le mani in pasta in diverse questioni MPS, ispirando la sua azione di concerto con il fratello Draghi e con la sorella libera muratrice Anna Maria Tarantola, capo della Vigilanza di Bankitalia, la quale, in virtù della sua clamorosa ‘mancata vigilanza’ sulle questioni più scabrose in capo a MPS, fu premiata dal massone Mario Monti con la nomina a Presidente RAI nel 2012. La massoneria che invece c’entra molto, con tutto questo affaire del cyber spionaggio imputato ai fratelli Occhionero, è quella della Ur-Lodge sovranazionale neoaristocratica “White Eagle”.

Chi potrebbe essere il committente del cyberspionaggio?

Se dal nome della superloggia sovranazionale coinvolta andiamo nel particolare dei personaggi che hanno fatto da tramite con Giulio e Francesca Romana Occhionero, la questione si fa clamorosa. Uno dei personaggi che consiglio agli inquirenti di ascoltare con attenzione su questa vicenda è il massone conservatore e reazionario Micheal Leeden, appunto affiliato di peso alla “White Eagle”. Un altro personaggio che varrebbe la pena sentire come ‘persona informata dei fatti’ è Marco Carrai, wannabe supermassone (con specifica propensione proprio verso la “White Eagle”) come il suo caro amico Matteo Renzi.

Quale potrebbe essere l'obiettivo di questa attività di spionaggio?

Qualcuno, per anni, ha raccolto e utilizzato le informazioni sensibili che i fratelli Occhionero gli hanno passato, coprendone e proteggendone in vario modo le attività. Cari e fraterni amici in capo a importanti strutture di intelligence militare e civile di area euro-atlantica mi dicono che, da qualche tempo, Giulio e Francesca Romana Occhionero erano diventati ‘sacrificabili’ per ottenere, cinicamente, attraverso uno scandalo fatto scoppiare ad arte sulla loro vicenda, una ristrutturazione della cybersecurity italiana a livello nazionale. Una ristrutturazione che, sin qui, non si era potuta realizzare e che avrebbe potuto portare al suo vertice una persona gradita a Matteo Renzi, ma sgradita a diversi ambienti massonico-progressisti dell’intelligence italiana e statunitense, con cui quella italiana tradizionalmente collabora in modo privilegiato. Ciascuno faccia le sue debite deduzioni e, per parte mia, mi riservo di approfondire (c’è molto da dire anche sulla simbologia massonica del nome “Eye Pyramid”) in altre sedi e occasioni le informazioni che acquisirò nel corso del tempo su tutta questa clamorosa vicenda. Di certo, la massoneria del Grande Oriente Democratico (sito ufficiale: www.grandeoriente- democratico.com) e i circuiti liberomuratori progressisti sovranazionali vigileranno attentamente affinché nessuno strumentalizzi questo scandalo per far conferire ad ‘amici degli amici’ incarichi tali da mettere in pericolo proprio quella sicurezza nazionale informatica italiana che si pretenderebbe di voler tutelare. Analoga vigilanza sarà esercitata, sul piano politico, dal Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com) da me presieduto, particolarmente impegnato nella salvaguardia di quel sistema di pesi e contrappesi nelle istituzioni (e nelle strutture di cyber security e intelligence tout-court) che soli possono davvero garantire la democrazia liberale sostanziale e il diritto alla privacy per ogni cittadino.


Letto che Giulio Occhionero aveva fatto parte di una Loggia Massonica, sia pure, da quello che rileva Magaldi, non molto importante, unito al fatto che egli ha fatto parte per due anni del Comitato Investimenti del Monte dei Paschi di Siena, ho pensato che tutto questo scandalo poteva essere frutto di una guerra fra Logge, dunque tutto dovuto proprio alla Massoneria.
Ma il mio è stato soltanto un pensiero deduttivo... Niente di più...



Un bel passato, un presente angoscioso

Da: Huffington Post



Marisa Ferrari Occhionero: "I miei figli ricchi e spioni? Gli pagavo ancora la pizza"

La madre dei fratelli Occhionero - Giulio e Francesca Maria sono stati arrestati con l'accusa di cyberspionaggio ai danni di personaggi delle istituzioni, tra cui Matteo Renzi e Mario Draghi - difende a spada tratta i suoi ragazzi. Li chiama proprio ragazzi in un colloquio con il Corriere della sera, nonostante i due siano già adulti da un pezzo. Secondo lei se i suoi figli sono così abili con il computer lo Stato li dovrebbe assumere.

 «Ma quali spioni? Se fossero così bravi, i miei figli, Giulio e Francesca Maria, così abili con i computer, allora lo Stato non li dovrebbe prendere a lavorare? Potrebbero dare una mano ai nostri servizi, no? La verità, purtroppo, è solo un’altra e ben più amara: con questa storia me li hanno proprio fatti a pezzi i miei ragazzi. Tri-tu-ra-ti». La professoressa Marisa Ferrari Occhionero, sociologa di fama internazionale, ex docente della Sapienza, editor della International review of Sociology, con libri tradotti in tante lingue (quello a cui è più affezionata s’intitola «Disagio sociale e malessere generazionale») ora non fa che rispondere al telefono nel salotto di casa, a Vigna Clara, con il gatto rosso Lancillotto che le si strofina sulle gambe. «Anch’io sto malissimo, ho avuto problemi di cuore e questa cosa certo non mi giova...», dice senza perdere il suo aplomb di donna fascinosa.
La stanno chiamando da almeno 48 ore ex colleghi, allievi, amici, parenti, per esprimerle tutti solidarietà. Il suo, con loro, è uno sfogo lungo e doloroso: «Ho letto sui giornali che Giulio e Francesca Maria sarebbero super ricchi e condurrebbero una vita da nababbi. Ma allora perché stanno con le pezze al sedere? Sono almeno 5 anni che non li pagano. Da quando la loro società, la Westlands, sta ancora aspettando di ricevere soldi non so da chi, non di sicuro dal governo americano, credo piuttosto da Taranto, dove sapevo che dovevano partecipare a qualche lavoro per il porto».
Già, la vita da ricchi. Marisa Ferrari Occhionero sorride e alza le spalle alle obiezioni degli amici che hanno letto delle feste mondane. «Lusso? Giulio è in affitto a 800 euro al mese in periferia. Io pure sono in affitto. A mia figlia Francesca Maria ho pagato il mutuo per comprare l’abitazione. Ho dovuto vendere per 50 mila euro una casetta a Santa Marinella». E le cene di lusso e i salotti? «Francesca Maria è sposata da vent’anni con il professor Gabriele Favero, professore di chimica, conosciuto trent’anni fa sui banchi dell’università e sono io a invitarli fuori a mangiarci una pizza di tanto in tanto. Tutte balle. Hanno scritto persino di supercar. Ne vogliamo parlare? Giulio guida la mia vecchia Yaris del 2001 e così io non ho più neanche la macchina, Francesca ha una Fiat 500 e un’altra auto è stata proprio rottamata...».
Francesca e Giulio Occhionero 




I miei figli più grandi mi hanno telefonato dopo un giorno o due che il cognome Occhionero era sbattuto sulle pagine dei giornali e nei TG per chiedermi se si trattava proprio degli Occhionero che conoscevamo e che abbiamo frequentato molti anni fa per affettuosa amicizia, essendo Franco Occhionero, uno dei Fisici più prestigiosi che abbiamo avuto in Italia fino alla sua prematura morte, amico e collega di mio marito.
Ho detto subito di no ad entrambe le telefonate, sicura che così non poteva essere. Mia figlia però ricordava che il figlio maschio si chiamava proprio Giulio, mentre io, forse per la vecchiaia, ricordavo Lorenzo, dunque per me non era possibile.. Anche mio marito era perplesso e avevamo pensato che, al massimo, poteva trattarsi di parenti con lo stesso cognome, se non addirittura, come spesso accade, con il medesimo cognome ma senza alcuna parentela.
Ma quando il TG ha fatto il nome della madre purtroppo non vi sono stati più dubbi che non fossero proprio loro.
Marisa, bellissima donna, colta e di garbatissimi modi, amica generosa che, tanti anni fa, sapendo che cercavo lavoro, mi offrì di fare dei rilievi statistici per la sua Cattedra, allora facente parte della Facoltà di Statistica dell'Università "Sapienza" di Roma. Lavoro che non feci, ma di cui le fui grata comunque per la sua sensibilità e comprensione per la difficoltà che stavo attraversando e che poi risolsi accettando altri lavori... 
Come sia potuto accadere tutto questo non so: sono sbalordita ed addolorata.
Di Giulio ricordo un episodio che mi raccontarono i suoi genitori a cena nella mia casa di Roma di allora: aveva messo le sue inconsapevoli manine sul vetro del forno acceso il quale, evidentemente non abbastanza isolato, era caldo al punto che il bimbo vi rimase attaccato con le manine e quando i genitori, costernati, gliele avevano staccate, sul vetro era rimasta la pelle in un'impronta impressionante ma fortunatamente superficiale e senza gravi conseguenze: Giulio aveva allora forse 5 anni!
L'ultima volta che stemmo insieme fu qui, nella mia villetta dei Castelli Romani, vennero Franco e Marisa con la loro figlia Francesca, allora tredicenne...
Ne è passato del tempo.. La vita, gli impegni diversi, a volte fanno sì che non ci si veda più per tanto tempo, senza strappi o cattiva volontà... Poi apprendemmo che Franco si era ammalato e mio marito lo rincontrò all'Università che già era stato operato, forse era il 1999... Sembrava stare meglio. Poi, forse due o tre anni dopo, apprendemmo da comuni conoscenze universitarie che era morto...
Voci dicevano che fosse morto solo.. Sapendo che bella coppia fossero lui e Marisa non potetti crederci. La cercai per dirle il nostro dispiacere, la nostra partecipazione.. Ma a causa di un mio errore la cercai con il cognome del suo patrigno, essendo la madre vedova di guerra e risposata con un valoroso generale dei Carabinieri.. Invece all'Università ella era la Prof.ssa Ferrari.. Non potei dunque sapere se quelle voci che giravano in Ateneo fossero vere. Ora so che non erano vere affatto: Franco quando si è ammalato ha avuto accanto tutta la sua famiglia e anche i parenti di Marisa. 
Spero che per i due figli di Franco e Marisa tutto si chiarisca al meglio e al più presto.   



mercoledì 11 gennaio 2017

Una Preside parla chiaro per tutti!

Da: TGCOM24 11 GENNAIO 201711:59
A scuola per un giorno e poi torna in congedo, la preside: "Ma perché?"

Padova, istituto tecnico: il titolare di Diritto non fa lezione dal primo giorno di scuola. La supplente si trova il 2 dicembre ma lui la fa saltare rientrando il 23 dicembre e poi sparendo di nuovo

Vince la cattedra di Diritto in un istituto tecnico industriale ma resta assente dal primo giorno di lezione "per motivi familiari". La scuola, il "Severi" di Padova, riesce a trovare una supplente, valida, brava, motivata, solo il 2 dicembre. Ma la deve "licenziare" il 23 dicembre perché il titolare rientra. Per chiedere di nuovo il congedo dal 9 gennaio e lasciare i suoi allievi ancora senza prof. Perché, chiede la preside al docente? "E' una situazione comune in tutte le scuole italiane - spiega la dirigente a Tgcom24. - E' garantita la tutela del lavoratore, non la continuità didattica che è un diritto degli studenti".
La storia viene raccontata sul "Corriere della Sera" proprio attraverso le parole della dirigente scolastica dell'istituto, Nadia Vidale, che scrive una lettera all' "egregio professore" titolare della cattedra chiedendogli semplicemente perché presentarsi per un giorno, far perdere ai ragazzi la supplente faticosamente rintracciata e tornarsene tranquillamente in congedo ancora per "motivi familiari".

La lettera

Egregio professore - scrive la preside -, lei ha avuto la sorte fortunata — tale ha da ritenersi, nella difficile contingenza economica attuale — di avere ottenuto recentemente un posto di lavoro statale: insegnante di Diritto in una bella e grande scuola di una città importante. Data la sua età, forse non se l’aspettava, questa sorpresa. Ma penso che l’abbia gradita, perché ha accettato la proposta. Un motivo familiare, tuttavia — così si è espresso di fronte agli studenti della nostra classe prima, il 23 dicembre scorsole aveva impedito di assumere servizio. Dal 12 settembre 2016 (primo giorno di scuola), infatti, lei era assente e noi ci siamo impegnati, con mille difficoltà, per trovarle un sostituto. Lei forse non sa, non avendo, nonostante l’età, alcuna esperienza di scuola, che trovare un supplente è difficilissimo: nel suo caso, ci siamo riusciti, finalmente, il 2 dicembre. Abbiamo anche noi avuto una fortuna: quella di trovare una giovane docente, entusiasta e coinvolgente. Gli studenti erano contenti, i genitori confortati.

Ma l’ho licenziata il 22 dicembre: in obbedienza al suo superiore diritto di occupare quel posto, in quanto docente titolare. E, finalmente, il 23 dicembre, il giorno prima delle vacanze di Natale, lei si è presentato alle classi. Professore, io mi impegno a trasmettere le sue parole ai ragazzi e ai loro genitori che, insieme a me, si chiedono: cosa è venuto a fare? Poche ore dopo l’ingresso nella scuola, presentava all’ufficio personale una nuova richiesta di congedo, stavolta dal 9 gennaio 2017.
Noi non ci siamo persi d’animo: la tenacia è una delle virtù della scuola italiana, bellissima e disgraziata. Abbiamo ricominciato, durante le vacanze di Natale, a cercare un nuovo supplente. Perché, come lei — che insegna Diritto — sa bene, non si può richiamare il supplente precedente, per bravo che sia, se il periodo di assenza è stato interrotto dal rientro del titolare, pur se per un giorno soltanto.

I ragazzi avevano trovato un’insegnante volenterosa e capace, contenta di far loro da guida nel cammino.
Lei, professore, è stato qui un solo giorno, per sparire subito. Gli studenti e i loro genitori vorrebbero ora dare almeno un senso al danno ingiusto che hanno subito: nessun insegnante per settimane, poi finalmente un docente bravo, poi finalmente il titolare, poi di nuovo chissà... Ma purtroppo, professore, io non trovo parole per spiegare: vuole dirlo lei, per favore? Cosa ci è venuto a fare, nella nostra scuola, il 23 dicembre?


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La preside a Tgcom24: "Non è un caso isolato né illecito, ma ingiusto" Raggiunta al telefono da Tgcom24 la preside Nadia Vidale è intervenuta durante la Direttissima per spiegare le ragioni della sua denuncia diventata plateale. "E' una lettera che ho scritto agli studenti, ai genitori e al consiglio di classe e poi è finita sulla stampa, dietro mia autorizzazione", ha affermato.

"Ma non voglio sparare contro la persona - ha sottolineato - che agisce così in base a istituti giuridici legittimi. La situazione è ingiusta ma non illecita e frequente in tutte le scuole d'Italia: la tutela del lavoratore è assolutamente garantita, non è alla pari garantito il diritto degli studenti alla continuità didattica, perché a ogni rientro dal congedo dal titolare bisogna cercare un nuovo supplente e non è facile". E alla fine dell'intervista una buona notizia: "Forse abbiamo trovato il supplente".

Plauso e tutta la  mia ammirazione per questa Dirigente Scolastica che, con garbo e  fermezza, ha voluto in questo modo rendere pubblica una delle  varie situazioni difficili in cui la Scuola si trova causa di norme che creano codeste situazioni, ed altre, in cui a rimetterci sono gli studenti e le famiglie, le quali  si rivolgono al Preside credendo in buonafede, non conoscendo Leggi e Regolamenti, che egli NON VOGLIA risolvere situazioni come questa, potendo invece intervenire.
Questo grazie  anche alla  propaganda  che diceva che la Legge  107 sulla renziana  Buona Scuola desse ai Presidi  poteri che in  realtà non hanno affatto,  avendo  essenzialmente  enormi carichi  di lavoro dovuti all'uso del Ministero e dei  Provveditorati  di scaricare  tutto su chi sta  in frontiera. La stupida  propaganda  che ha   definito il  Dirigente Scolastico  uscito dalla  Legge 107:  il "Preside    Sceriffo"! 
Dunque ha fatto  benissimo la  Prof.ssa Nadia Vidale a scoperchiare la pentola, probabilmente stanca di dover spiegare ai genitori la ragione dell'interruzione della continuità didattica e la sua impossibilità ad intervenire richiamando la supplente il cui contratto era stato interrotto dal ripresentarsi del titolare di cattedra in precisi giorni studiati, evidentemente, a tavolino. 
La realtà non è quella che poi la gente scrive nei commenti sotto l'articolo di TGCOM24: "il Ministero lo deve licenziare" (il titolare ad intermittenza)... Giacché il nostro Paese si muove sui binari di Regole imposte e, se il titolare di cattedra si muove all'interno di codeste Regole che gli consentono questo comportamento, il Ministero non può licenziarlo affatto. D'altra parte la Prof.ssa Nadia Vidale lo dice chiaramente che questa situazione non riguarda soltanto la sua Scuola: ma tutte le Scuole di Italia! E non per la Legge 107 di Renzi, bensì per un Decreto Ministeriale (D.M. 13 giugno 2007) che stabilisce codeste Regole in base ad un Combinato Disposto tra il Regolamento delle Supplenze (art. 7) e il Contratto di Lavoro dei Docenti. Leggendo questo art. 7 del Regolamento si capisce perché il Preside ha le mani legate, non potendo più richiamare la supplente gradita agli studenti e perché sarà costretta a ricominciare la farraginosa ricerca di un altro supplente, vista la studiata, ma consentita dalla legge, intermittente presenza del titolare.
Mi astengo dal tediare chi mi legge con la spiegazione di quello che un Preside deve fare ogni volta per richiedere un nuovo supplente! Cose da andare al manicomio! E se sbaglia nel fare il contratto rischia di dover pagare di tasca propria l'intero importo al supplente!
Insomma, chi ha concertato quelle norme ha reso la vita difficile a tanta gente, creando disagi, disservizio e abusi della norma da parte di quei titolari di cattedra che si comportano come il professore di Diritto di cui si parla nell'articolo.

martedì 10 gennaio 2017

Fatti un nome e vendi pure il fumo

Da: WIKIPEDIA

Ipotesi sull'omicidio di Yara Gambirasio

Saviano è stato accusato di diffamazione per alcuni passaggi del libro Zero Zero Zero (2013), riguardanti l'imprenditore, ritenuto colluso con il traffico di droga, Pasquale Claudio Locatelli[77] e i figli Massimiliano e Patrizio, con l'azienda Lopav diPonte San Pietro, che Patrizio aveva amministrato prima del fallimento.[78] Tra le altre cose, Saviano riporta l'ipotesi di un possibile legame tra la morte di Yara Gambirasio, tredicenne di Brembate di Sopra uccisa nel 2011, la criminalità organizzata e la Lopav, accennando legami tra la Lopav e Fulvio Gambirasio, il padre di Yara, indicando così un'ipotesi alternativa all'accusa della procura di Bergamo, rivolta poi contro il muratore Massimo Giuseppe Bossetti (accusato nel 2014 di aver ucciso la ragazzina).[78] Saviano sostenne che Fulvio Gambirasio, geometra nei cantieri edili, avrebbe infatti testimoniato in un processo a Napoli contro Pasquale Claudio Locatelli, lasciando intendere che quest'ultimo potesse aver attuato una ritorsione contro la famiglia Gambirasio.[78] Il pm Maria Cristina Rota ha interrogato l'uomo, che ha ribadito di non aver mai testimoniato in un processo contro Locatelli, e in seguito ha iscritto Saviano nel registro degli indagati per diffamazione nei confronti del geometra Gambirasio, il quale non ha comunque sporto querela contro lo scrittore campano, e della famiglia Locatelli. Lo stesso pm Rota ha però archiviato l'accusa il 21 maggio 2014.

Da tempo, e un poco alla volta, ho iniziato ad avere delle perplessità su questo giovane scrittore e giornalista tanto osannato, fino al punto di averne fatto una specie di totem intoccabile, per alcuni. E guai ad esprimere queste perplessità con appunti o lievi critiche che ne mettano in evidenza le contraddizioni, si rischia di essere sbranati dai ciechi seguaci!
Ecco, già il fatto che ci siano ciechi seguaci, del tipo che ne ha anche Beppe Grillo, la cosa non va bene. Purtroppo esistono persone che hanno bisogno di crearsi un idolo da adorare e non tollerano critiche a chi hanno eletto a portatore del verbo!
Mi spiace, ma ormai, a 70 anni compiuti, non ho più dubbi che le persone intelligenti non eleggono nessuno a persona perfetta e incriticabile. E chi lo fa appartiene a quella massa di imbecilli che, in alcuni momenti della Storia, può diventare pericolosa!
Dunque Saviano è un giovane scrittore che ottiene un grande successo con il libro "Gomorra", che io non ho letto ma, ad esempio, uno dei miei figli ha in casa, avendolo letto sia lui che la moglie, i quali dicono che a loro è piaciuto anche se in alcuni punti "è forte", intendendo con questo aggettivo che parla di cose crude.
Certo, si parla di malavita, e della peggior specie: quell'organizzazione criminale chiamata Camorra, dedita alla vendita all'ingrosso e al dettaglio della droga e non solo e che per questo uccide senza remore.
Non l'ho letto e non leggo nulla sulla criminalità perché mi basta l'orrida cronaca nera. Appoggio incondizionatamente l'opera delle Forze dell'Ordine che combattono contro questa melma della Società, insieme alla magistratura più sana, e a loro va la mia solidarietà per il duro compito e la mia gratitudine.
Quello che scrive Saviano serve senz'altro, perché illustra, a chi non sa o ignora questo marciume della Società, la realtà dei fatti. Sono felice per lui e per il successo della sua Opera, che è stata anche trasposta in film, aumentando così i suoi giusti guadagni... Ma non capisco perché lo Stato debba pagargli per questo una scorta di Polizia pagata da noi tutti! L'ho già scritto e lo ripeto in questo post, dove però andrò ancora più a fondo su questo scrittore-giornalista che ora è diventato, anche per sua volontà, un personaggio.
Un personaggio che da scrittore e giornalista molto settorializzato si è trasformato in "maître à penser", invitato dai Fazio in TV a parlare di tutto come un saggio.
Insomma, mi sembra che si esageri: sia Saviano, che non sembra darsi una regolata mettendo i piedi per terra, sia chi gli da corda come i Fazio (che, beh!, ha invitato nella trasmissione da lui condotta anche Adriano Sofri, un pessimo "maître à penser")! 

A proposito del suo libro "Zero, Zero, Zero" ( che io non ho letto, ma che, sembra, sia stato molto gradito dal trafficante di droga detto El Chapo) in un mio post del 16 gennaio 2016 Rita Coltellese *** Scrivere: Zero Zero Zero di Roberto Saviano riportavo con sconcerto la presentazione del suo libro sul sito di Feltrinelli:


trovo inquietante quel che scrive lui stesso o chi per lui sul sito di Feltrinelli, quasi come in una nemesi ineluttabile: 

"La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina (?!) o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa... Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio.(?!) Se non è tuo figlio, è il tuo capoufficio... Se non è lui, è l’infermiera che sta cambiando il catetere di tuo nonno e la coca le fa sembrare tutto più leggero, persino le notti.(?!)Se non è lei, è l’imbianchino che sta ritinteggiando la stanza della tua ragazza, che ha iniziato per curiosità e poi si è trovato a fare debiti. Chi la usa è lì con te. La usa il portiere del tuo palazzo, ma se non la usa lui allora la sta usando la professoressa che dà ripetizioni ai tuoi figli...(?!)Il sindaco da cui sei andato a cena. Il costruttore della casa in cui vivi, lo scrittore che leggi prima di dormire... Ma se, pensandoci bene, ritieni che nessuna di queste persone possa tirare cocaina, o sei incapace di vedere o stai mentendo. 

Viene il legittimo dubbio che chi ha scritto questo la usi la cocaina, tanto ha deformato la realtà a misura dei consumatori, facendone una nemesi ineluttabile, fino a fare un vero spot pubblicitario alla droga e al suo consumo.

E a leggere quello che Saviano se ne è uscito a dire sull'assassinio della tredicenne Yara viene da pensare che, o è un mestatore in malafede che parla deliberatamente per fare rumore e far parlare di sé, o è in buonafede ma affetto da preoccupanti sconnessioni logiche e ignoranza scientifica totale: prima che si svolgesse ed arrivasse a conclusione un'indagine a tutto campo, lunga, difficile e con solide basi scientifiche che nulla hanno lasciato al caso, si poteva anche ipotizzare, e si fece pure, che ci potessero essere legami fra il lavoro del Geom. Gambirasio e l'uccisione di sua figlia, ipotesi che venne quasi subito esclusa per il nulla di qualsiasi dato in tal senso, ma dopo un processo ed un'indagine scientificamente condotta ad una inoppugnabile conclusione, che il DNA intero nella sua sequenza di basi puriniche e pirimidiniche era di un uomo e solo di quell'uomo... mi chiedo cosa delira Saviano??!!!

Da: IL NAZIONALE
 «La scienza sbaglia, Massimo è figlio di mio marito» ha riferito la signora Arzuffi al Corriere della Sera. Ma il PM Letizia Ruggeri oggi, in conferenza stampa, ha a sua volta sconfessato la donna.
Come ricorda il magistrato: «Damiano Guerinoni –il frequentatore della discoteca vicina al luogo del delitto, sottoposto come molti altri avventori al test del DNA NdR- aveva il tratto y che coincideva con il DNA trovato sulle mutandine della bambina. Scorrendo l’albero genealogico della famiglia non riuscivamo a trovare a chi appartenesse. Abbiamo ripercorso l’albero genealogico fino al 1815». Il comandante dei Ros Mario Parente ha evidenziato la difficoltà delle indagini. «Abbiamo provato un forte senso di frustrazione quando si è capito che si trattava di un figlio illegittimo -ha detto- Poi però abbiamo individuato una rosa di 532 donne che potevano essere entrate in contatto con l’autista di autobus. Tra queste c’era anche Ester Arzuffi, la madre del Bossetti».



Il papà di Yara smentisce Saviano:
«Mai testimoniato contro Locatelli»

Fulvio Gambirasio è stato interrogano nell’ambito delle indagini su una querela per diffamazione sporta dal figlio del narcotrafficante arrestato in Spagna

I genitori della piccola Yara, Fulvio Gambirasio e Maura PanareseI genitori della piccola Yara, Fulvio Gambirasio e Maura Panarese
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«Io non ho mai testimoniato contro Pasquale Claudio Locatelli»: Fulvio Gambirasio, il papà di Yara, è stato interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica Maria Cristina Rota nell’ambito delle indagini nate da una querela per diffamazione da parte del figlio di Locatelli nei confronti di Roberto Saviano, per il capitolo dedicato al padre nel libro «Zero Zero Zero», sui grandi trafficanti di stupefacenti. In un breve colloquio con il pubblico ministero il padre della ragazzina rapita e uccisa il 26 novembre del 2010, ha messo formalmente la parola fine su una sfilza di voci che si rincorrevano già dal periodo in cui erano in corso le ricerche di Yara. «Non ho nemici», disse allora. Concetto ribadito di fronte al pubblico ministero, che ha comunque chiesto l’archiviazione per lo scrittore, pur ravvisando imprecisioni ed errori: il giudice deve ancora esprimersi.


Freddo polare anche in riva al mare

Da: h24Notizie.it


Sabaudia LT - Lago di Paola ghiacciato per le temperature scese in questi giorni molto al di sotto dello zero anche a livello del mare. Nello sfondo la zona dunale che divide le acque salmastre del Lago dal mare.
Sabaudia LT - Lago di Paola ghiacciato