Ho acquistato questo libro dopo la morte dello scrittore avvenuta quest'anno il 23 maggio e aver sentito sui media che stavano per dargli il premio Nobel per la Letteratura.
Non amo molto gli scrittori statunitensi ma ho voluto esplorare quello che veniva descritto come un gigante della Letteratura.
Fra i suoi vari Romanzi ho scelto "Il Teatro di Sabbath" pubblicato nel 1995.
Leggendo le prime 60 pagine circa ho cominciato a pensare che il mondo celebra un pornografo, tante e tali sono le descrizioni lubriche delle imprese del protagonista, Sabbath, e di una sua amante, Drenka.
Il linguaggio usato non mi sento di riprodurlo su questo blog, ma dirò solo che Roth usa continuamente la parola pene nel suo sinonimo più volgare e ugualmente fa per la parola vulva, sempre nella sua accezione più triviale.
Le prime 60 pagine circa descrivono la vita di un burattinaio di strada che dimostra molta fantasia e una certa genialità e che, per un periodo della sua vita, ha anche fatto il regista di Teatro.
Nel presente narrato però egli ha ormai 64 anni e la narrazione è un continuo chiudere un paragrafo passando, nel capoverso successivo, ad un altro paragrafo in cui si parla dei ricordi della vita precedente. Senza un ordine preciso, ma agganciando gli episodi della vita passata al presente che egli sta vivendo come se fossero ricordi che in qualche modo influenzano quello che Sabbath è diventato. E questo, che può apparire confuso, in realtà, nel fluire del racconto, è qualcosa di molto vero e reale nella vita di ciascuno di noi, giacché gli avvenimenti passati hanno costruito il nostro presente.
Sabbath è un erotomane che è ossessionato dal sesso da quando aveva 17 anni, età in cui ha iniziato a frequentare i bordelli del Centro e del Sud America, essendosi imbarcato sui mercantili.
Nelle prime 60 pagine circa è tutta una descrizione dei suoi amplessi parossistici e ripetuti con una donna che lui adora ed apprezza, Drenka, sposata con un uomo che ignora ciecamente le imprese erotiche di sua moglie, la quale non si limita ad essere l'amante di Sabbath di cui dice essere "il suo uomo", ma va con tutti: manutentori dell'albergo che gestisce con suo marito, clienti dello stesso, il medico presso il cui studio si reca per visita e ricette, uomini incontrati casualmente a cui lei fa capire di voler copulare con loro, in una bulimia di amplessi che la donna consuma senza sosta e senza alcuna remora morale o senso di colpa nei riguardi del suo inconsapevole marito.
A me lettrice questa figura di donna appare orribile e malata: praticamente una ninfomane. Ma Roth ce la descrive come una donna felice ed allegra che dona allegria anche a Sabbath perfettamente conscio, a differenza del marito, delle imprese erotiche della donna di cui è complice, amando farsi raccontare i particolari minuti degli incontri sessuali di lei.
Leggendo le prime 60 pagine circa pensavo con stupore: "Questo è colui a cui qualcuno voleva dare il Premio Nobel per la Letteratura"? E un'altra cosa che mi colpiva negativamente era il parlare del mondo femminile come un indistinto bacino di "vulva", scritto però sempre con il sinonimo più volgare.
Ora anch'io scrivo, senza giganteggiare come Roth, ma scrivo, e so che sempre quello che si scrive è il punto di vista dello scrittore: sempre. La visione della realtà è della mente che la rappresenta.
Ricordo, ad esempio, che una mia giovane collega, che aveva acquistato il mio Romanzo breve (o Racconto lungo) "Normalità apparente", alla domanda se le era piaciuto mi rispose con imbarazzo, che celava a stento la sorpresa sgradevole fra come lei mi conosceva e quello che avevo scritto, che no, non le era piaciuto affatto per la crudezza delle situazioni in esso riportate. La giovane, ancora fidanzata, pura e inconsapevole delle brutture del mondo, era stata sgradevolmente colpita dal racconto, purgatissimo quanto a lessico, di situazioni purtroppo reali raccolte attraverso la mia esperienza. Mi disse che preferiva leggere cose poetiche, ma purtroppo di situazioni poetiche intorno a me ne ho viste poche e sono quelle patologiche, che più mi colpiscono, di cui scrivo.
Queste narrate da Roth vanno molto oltre la descrizione di situazioni patologiche, giacché c'è un compiacimento nel descrivere con particolari osceni e minuti il degrado affettivo e morale dei personaggi Sabbath e Drenka. Quello che colpisce è la totale mancanza di vergogna o senso di disagio o di colpa nelle psicologie descritte. I due vivono in una ossessiva ricerca del piacere immersi in un egoismo che non tiene conto di nessuno: dell'offesa al marito di Drenka, la quale non si preoccupa minimamente di umiliarlo e di renderlo ridicolo, sia pure a sua insaputa, dell'inganno alla moglie di lui. I due si sentono nel pieno diritto di vivere così, ma non per questo escono alla luce del sole, bensì stanno bene attenti a fingere.
Se al lettore con una idea morale dell'esistenza, come sono io, Drenka appare come una bestia sleale, di solo corpo, senza giustificazioni per il suo agire, data la descrizione della sua vita precedente e presente, Sabbath, via via che lo scrittore svela i suoi passati dolori, può far pensare che si è ridotto una bestia in perenne fregola per reazione ad essi. Ma nel proseguire della narrazione si scopre che, a parte l'indifferenza affettiva nei suoi riguardi in cui è caduta sua madre dopo la morte del suo fratello maggiore, il resto se l'è voluto: la sparizione della prima moglie dopo che probabilmente ha scoperto che la tradiva con colei che poi diventerà la sua seconda moglie. Sabbath, dunque, è un uomo sleale, che inganna e tradisce, non sapendo essere monogamo. Dunque la sua vita è senza luce e ricava il sale dell'esistenza solo dalle terminazioni nervose dei suoi genitali: come Drenka, che per questo lui ritiene la sua anima gemella.
Non è una cupa disperazione che ha ridotto questi due esseri a due bestie in eterna fregola, ma la loro stessa natura bestiale, ed è da questa natura senza regole e ragione che scaturisce il fallimento esistenziale di Sabbath.
Egli dialoga con il fantasma di sua madre che è come un suo doppio o una sua dissociazione, e ne fa il suo "grillo parlante".
Incontra la morte più volte nel corso della sua vita, come è naturale per tutti, ma anche questa è vissuta in modo patologico sia da sua madre, che rinuncia a vivere dopo la morte del figlio più grande fino a non dare più amore a quello minore, lui, Sabbath, sia dalla sua prima moglie quando perde sua madre.
Se, come scrivono tutti, il grande merito di Roth è descrivere la società americana del nostro tempo, quella che ci rappresenta è una società nevrotica, che non sa vivere in modo naturale, che non sa crescere in modo armonico, sempre addebitando ai propri genitori i propri guasti esistenziali e mai ammettendo i propri errori.
Così, se Sabbath addebita il suo essersene andato di casa a 17 anni alla tetraggine di sua madre, non si può non pensare che il padre, pur avendo vissuto lo stesso lutto della moglie, gli è rimasto accanto affettivamente e viene da lui non considerato. Con lo stesso egoismo Drenka lascia in Croazia due genitori a cui nulla può addebitare, infischiandosene della loro solitudine affettiva e non solo. La prima moglie di Sabbath, Nikki, ha avuto un padre volgare e pesante che la madre ha inteso lasciare portandola con sé, mentre la madre della seconda moglie ha abbandonato le due figlie per fuggire, da un marito bevitore e violento, ma con un altro uomo. Solo in un secondo tempo, a relazione finita, è tornata chiedendo che le figlie andassero a vivere con lei. Perché non subito come ha fatto la madre di Nikki?
Ferite, certo, ma che non possono giustificare tendenze suicide, dipendenze da alcool, erotismo sfrenato...
Sono le problematiche personali in gioco: egoismo ed egocentrismo in primis. Le parole sincerità, lealtà nella propria condotta, coerenza, per non parlare di sacrificio ed abnegazione, sono bandite dalle esistenze narrate, che pensano di compensare con farmaci e droghe la loro depressione e le loro tendenze suicide.
Leggendo ho pensato a Moravia il quale ebbe a dichiarare che ci sono tanti modi di raccontare la realtà ed egli aveva scelto di narrarla attraverso il sesso, una delle spinte portanti della vita degli esseri umani. Ma Moravia vicino a Roth appare un'educanda. L'ossessione del sesso, in Moravia, tocca il suo culmine nel 1971 con il libro " Io e lui", dove "lui" è il suo pene. Ma in Moravia il raccontare la vita attraverso il sesso ha anche un risvolto morale, è come se lo scrittore, nel descrivere certe vite, le guardasse però dall'esterno con un occhio moralistico, rappresentandocele nel loro disfacimento morale: questo è palese ne "Gli Indifferenti" e in "Agostino".
Mentre in Roth non si sente alcun giudizio morale nel seguire le vicende non nobili di Sabbath. Anzi, in certi momenti ci descrive i suoi pensieri come di una persona che sta un pezzo avanti rispetto ad altri personaggi, pensieri acuti, analitici e consapevoli della realtà, che però non scalfiscono in alcun modo il suo procedere per la sua strada, volta ad ascoltare più le esigenze del suo basso ventre piuttosto che quelle dell'intelletto, senza alcuna sensibilità per i sentimenti delle sue due mogli: la prima che scompare per sempre dopo averlo visto, come lui stesso pensa, in atteggiamenti inequivocabili con colei che diventerà la sua seconda moglie, e quest'ultima a cui nega dei figli e tradisce in continuazione e in modo irresponsabile provocando scandali fatali.
Eppure Sabbath, quando analizza gli sconvolgimenti esistenziali della prima come della seconda moglie, sembra non attribuire mai veramente a se stesso e al suo orribile agire la loro fine, quanto ad attribuire tali fallimenti sempre alle loro infanzie, in una interpretazione freudiana dell'esistenza. Quando invece i traumi della prima parte dell'esistenza non possono essere un alibi per assolvere gli individui dalle scelte sbagliate o scellerate di una intera vita.
La seconda parte del romanzo è noiosa sia per la costruzione narrativa sia per le ripetute descrizioni particolareggiate di masturbazioni e accoppiamenti depravati, inutili ai fini del racconto ma di cui evidentemente Roth si compiace facendomi pensare ad una sua depravazione personale nel descrivere così accuratamente gesta genitali.
In conclusione il romanzo si fa leggere, ma non ha alcuna grandezza narrativa che mi possa far capire perché a quest'uomo si voleva dare il Nobel per la Letteratura.
martedì 19 giugno 2018
"Il Teatro di Sabbath" di Philip Roth
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Letture
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
mercoledì 13 giugno 2018
Ripasso di memoria
mercoledì 22 marzo 2017
Invasione dell'Italia
L'invasione continua.
E continua la propaganda sotto forma di analisi della realtà a beneficio della ineluttabilità dell'invasione, vestita di tanto in tanto anche di teorie di utilità: vedi "ci pagheranno le pensioni del domani".
La propaganda ha poi il filone del discredito di chi non accetta l'ineluttabilità e le teorie di utilità: si va dal razzismo alla xenofobia, oppure più tenuemente alla semplice paura.
Niente di tutto questo invece abita la mente di chi vede la realtà nuda e cruda per quella che è.
E la realtà è che c'è una volontà politica di radice sinistroide e clericale che per specifici fini, (soldi dei contribuenti alle ONLUS caritatevoli e cooperative sociali), porta avanti questa fintamente ineluttabile immissione di africani.
L'ho già scritto: negli anni scorsi nei TG avevano la faccia tosta di definire etnie nerissime, con i nasi camusi, "siriani" che scappavano dalla guerra. Poi qualcuno, di sicuro questo blog, ha sottolineato la risibile giustificazione come assurda e insultante per gli spettatori televisivi pensanti.
Allora hanno cambiato registro e si sono spostati su altri argomenti, alcuni vaghi (scappano dalle guerre) che, puntualizzati con i fatti che le orde vengono anche dai Paesi africani dove guerra non ve ne è, hanno retto poco, venendo poi affiancati da motivi più vicini alla realtà ma attenuati: vengono perché scappano dalla fame, sono migranti economici.
Da queste variegate giustificazioni si evince la malafede delle scelte politiche attuali. Renzi in questo ha fatto il suo massimo errore. E quando ha cercato di coinvolgere il resto d'Europa, pur facendo bene, si è vista la fuga della Gran Bretagna, grande colonialista anche in Africa, dove ha ancora protettorati, e i respingimenti dalla Francia a Ventimiglia nonostante i patetici passi forniti ai "migranti" da un Paese Schengen come l'Italia.
Eppure anche la Francia è stata colonialista in Africa, dove mantiene dei protettorati proprio in Paesi da cui provengono molti "migranti" economici, definiti dalla propaganda profughi.
Oggi ci hanno informati che gli ennesimi arrivi se li sono andati a prendere a 20 miglia dalle coste libiche.
Questa è una scelta politica.
Una scelta diversa e di responsabilità verso il popolo italianopotrebbe concretizzarsi nel pattugliamento delle nostre acque territoriali al limite di quelle internazionali. Nessuna legge del mare ci obbliga ad andare a raccattare per il Mediterraneo gente che paga i traghettatori di uomini per farsi portare in un Paese che non li vuole, tentando un'entrata illegale e forzosa. Né è accettabile l'imposizione caritatevole che "gente che ha fame va sfamata".
In tutto il pianeta ci sono infiniti luoghi dove la gente muore di fame: dobbiamo andare a prenderceli tutti e portarli qua?
L'insensatezza di una simile argomentazione è nei fatti.
E mentre la Gran Bretagna corre ai ripari per paura di Calais e ritira il ponte levatoio, noi facciamo entrare il Cavallo di Troia. E di Troia faremo la fine.
Cassandra?
Questi che discettano in televisione argomentando e filosofeggiando "sui flussi migratori inarrestabili" e deridono Trump e la Gran Bretagna che a lui si uniforma, si sentono nel giusto e chi non è d'accordo per loro è nel torto...
Oggi pensavo a mio padre, a un ragazzo nato nel 1916 dove in questo periodo il terremoto ha distrutto tutto, che è andato a lavorare a 16 anni, che ha potuto studiare solo fino a quella che oggi si chiama scuola media dell'obbligo, e che pensava che ciò che diceva la propaganda del suo tempo per bocca di un Maestro di Scuola, diplomato, poi giornalista, quindi per i tempi uno colto molto più di lui, ci avrebbe portato alla rovina: ed aveva ragione lui e NON il Maestro di Scuola, diplomato, poi giornalista Benito Mussolini!
Rita Coltellese *** Scrivere: Immigrazione utile ed inutile
Rita Coltellese *** Scrivere: Invasione, immigrazione, negazione
Rita Coltellese *** Scrivere: I terremotati rimasti senza niente e quelli dell'arrembaggio alle nostre accoglienti coste.
Rita Coltellese *** Scrivere: Immigrazione utile ed inutile
Rita Coltellese *** Scrivere: Invasione, immigrazione, negazione
Rita Coltellese *** Scrivere: I terremotati rimasti senza niente e quelli dell'arrembaggio alle nostre accoglienti coste.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
martedì 12 giugno 2018
L'Italia non è il centro del mondo
| Aquarius | |
|---|---|
| Descrizione generale | |
| Tipo | nave SAR |
| Armatore | Hempel Shipping GmbH |
| Proprietà | Aquarius GmbH & Co. KG |
| Registro navale | DNV-GL |
| Porto di registrazione | Gibraltar |
| Identificazione | nominativo internazionale ITU: numero MMSI: 236527000 numero IMO: 7600574 |
| Utilizzatore principale | org. non governativa SOS Méditerranée |
| Ordine | 30 dicembre 1975 |
| Costruttori | Lürssen |
| Cantiere | Brema, Germania |
| Impostazione | 9 giugno 1976 |
| Varo | 19 novembre 1976 |
| Completamento | 9 dicembre 1977 |
| Nomi precedenti | Meerkatze (09/12/1977 - 01/05/2009) |
| Caratteristiche generali | |
| Stazza lorda | 1 812 tsl |
| Stazza netta | 544 tsn |
| Portata lorda | 611,08 tpl |
| Lunghezza | (fuori tutto) 77,01 m (tra le p.p.) 66,68 m (gallegg. est.) 68,33 m |
| Larghezza | 11,75 m |
| Pescaggio | (max) 5,78 m |
| Propulsione | Dieselel-elettrica 2 × Siemens AG Dynamowerk IP 4330-2 DM 04 |
| Velocità | 15 nodi (28 km/h) |
L'Italia non è il centro del mondo, bisogna finirla di pretendere, con le motivazioni più varie e tutte ipocrite e pretestuose, che mezza Africa sbarchi qui.
Siamo una Nazione non un rifugio per chiunque pensi di trovare qui quello che il suo Paese non gli da.
Quello che abbiamo l'abbiamo pagato noi Italiani contribuenti e gli stranieri che qui sono regolari e pagano le tasse.
Dal PD e verso sinistra andando ci stanno raccontando bugie da anni per farci accettare l'inaccettabile.
Basta finti profughi, si tratta di persone che vogliono migliorare le loro condizioni di vita forzando le Leggi sull'emigrazione, usando dei delinquenti che incassano i loro soldi per gettarli in mare tanto poi ci sono le ONG che faranno da staffetta fino in Italia. Illusi e speranzosi credono che ci sia già lo jus soli tanto promesso dal PD e le donne si danno da fare per arrivare qui già incinte.
![]() |
| Bellissima creaturina: ma i figli si fanno se si è in grado responsabilmente di mantenerli, non contando sulla carità altrui. |
Insulti pretestuosi falsi ed ipocriti, essendo la legittima difesa del proprio Paese un dovere che nulla ha a che fare con la razza nera, giacché se fossero Vichinghi sarebbe la stessa identica cosa!
Ed uso la parola razza volutamente contro l'ipocrisia recente che ghettizza una parola scritta nella nostra Costituzione, oltre che sui libri di Antropologia, innocua e non dispregiativa se usata per definire caratteristiche fisiche appunto razziali.
Ed uso la parola razza volutamente contro l'ipocrisia recente che ghettizza una parola scritta nella nostra Costituzione, oltre che sui libri di Antropologia, innocua e non dispregiativa se usata per definire caratteristiche fisiche appunto razziali.
In questi anni abbiamo sentito le interpretazioni più fantasiose sul Diritto del Mare, sempre contando sulla disinformazione della gente, come quando facce nerissime venivano spacciate per profughi siriani dalla vera crudele guerra che da anni martirizza la Siria.
L'Africa ha Paesi che stanno meglio e Paesi che stanno peggio.
Molti sono stati colonie inglesi e francesi: quelli che oggi non li vogliono ma ritengono che se la gente, volontariamente gettatasi in mare, affoga gli assassini siamo noi.
La verità è talmente chiara e palese che sembra sfinente ed inutile continuare a spiegarla, come sembra inutile mettere in evidenza l'ipocrita menzogna delle bocche che continuano a parlare di "accoglienza" per forza dovuta dall'Italia, stabilita da loro per diritto divino!
La colpa, naturalmente è dell'Italia che fino ad ora se lo è fatto fare e sappiamo perché e i motivi non sono puliti e giusti neppure per chi ha consentito tutto questo, altrimenti non avrebbe detto tante bugie ridicole a giustificazione di una simile scellerata scelta.
Lode ai Ministri Salvini e Toninelli che io non ho votato ma di cui condivido pienamente le scelte.
Ci saranno resistenze, è sicuro, cori di ipocriti urleranno contro chi vuole fermare questo stupro del Paese, che per loro è giusto continuare, ciascuno con i propri egoistici e inconfessabili motivi: i volontari dell'accoglienza che restano senza lavoro, le ONG, le navi, le Associazioni "umanitarie" e tutti quelli della catena, fino ai delinquenti che favoriscono questo esodo verso un promesso Eldorado che non c'è, non vorranno restare a secco! E grideranno contro i supposti razzisti, fascisti e disumani che vogliono fermare questa follia. Le Nazioni Europee, ciascuna pensando ai propri interessi, fingeranno comprensione per l'Italia mista a paletti difensivi dei loro confini. Ormai l'Africa HA MESSO IL SUO PIEDE FRA LO STIPITE ITALIANO E LA SUA PORTA e non lo vuole ritirare.
Sarà una lotta difficile, ma l'Italia ce la deve fare, e allora questo governo va sorretto, perché nasce dopo una montagna di ipocrisia che ci ha ricoperti di merda che le nostre strade ci mostrano in tutto il loro degrado.
Esempio di ipocrisia e di bugia fra i tanti:
lo stesso codice della navigazione citato a sproposito da tutti
quelli che vogliono usarlo per giustificare i traghettamenti di clandestini
sancisce chiaramente che chi si mette volontariamente in condizioni di pericolo
e causa l'intervento di salvataggio (mettendo a rischio anche le vite dei
soccorritori) commette un reato e va sanzionato di conseguenza
Purtroppo molti aprono bocca e danno fiato alle parole senza
aver mai letto il Diritto di Navigazione e relativo Codice. Altro argomento
spesso sciorinato è la giustificazione al fatto di portare il "naufrago"
nei porti Italiani perché ci sarebbe scritto "nel porto più vicino in caso
di pericolo di vita". Ma all'istante in cui i "naufraghi" volontari vengono
caricati sulla nave Ong non c'è più alcun pericolo di vita e interviene invece
il Codice che dice che il "naufrago" è ospitato dalla nazione della
bandiera che inalbera la nave. Questi argomenti, spesso sentiti nei dibattiti
televisivi, sono fuorvianti e menzogneri, tanto è vero che la verità è poi
venuta fuori per bocca di Emma Bonino che ha svelato quello che aveva firmato
Matteo Renzi: tutti nei nostri porti in cambio dello sforamento di bilancio per
gli investimenti per la crescita. Un capestro.
Nel caso attuale della nave "Aquarius" si è verificato l'ennesimo scoperchiamento della verità riguardo "nel porto più vicino in caso di pericolo di vita": Malta, porto più vicino, come tante altre volte ha detto NO!
I fresco nuovo Premier spagnolo ha fatto il gesto magnanimo per darsi risalto, essendo uomo della sinistra spagnola.
Ma rimane un gesto in mezzo ad una marea di navi straniere che hanno scaricato nei nostri porti di tutto!
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
giovedì 7 giugno 2018
Leggendo Philip Roth
Nella mia libreria ci sono pochi scrittori statunitensi, e questo vorrà pure dire qualcosa.
E' indicativo del mio essere profondamente europea. La mia formazione culturale e psicologica è europea e dunque mi ritrovo in un mondo mentale europeo, fatto di Storia, quindi esperienza, del vecchio continente.
Tutti gli scrittori che vi compaiono sono italiani e europei. Ci sono pochissime eccezioni di altri Paesi non europei ed una in particolare: François Cheng. Ma Cheng, pur essendo cinese di nascita ed intriso di quella cultura, più vicina comunque al mio sentire rispetto a quella statunitense, ha molto vissuto e vive presentemente in Francia, e molto ha soggiornato in Italia imbevendosi delle nostre copiose opere d'Arte.
I pochissimi scrittori statunitensi che sono nella mia libreria rispondono al nome di James Fenimore Cooper, Jack Kerouac, James Thurber e Dorothy Parker: quest'ultima costituisce un'eccezione per come ho amato ed amo la sua scrittura, giacché in lei ho trovato un modo di vedere il mondo e le cose che mi è congeniale, vicino.
Dunque si può trovare un'anima formatasi altrove, con esperienze diverse, che ti somiglia, in cui ti ritrovi. Mi accade con pochi ed uno di questi è un uomo cinese: François Cheng.
Mi è capitato di leggere Steinbeck e Francis Scott Fitzgerald, ma non hanno catturato il mio interesse tanto da acquistare le loro opere.
Evidentemente c'è qualcosa in me che non mi fa amare queste menti statunitensi. Recentemente ho acquistato un libro di novelle di Ray Bradbury, giacché avevo letto molti anni fa alcuni suoi racconti di fantascienza che mi erano molto piaciuti, ma queste novelle fra il realistico e il fantastico, ma non fantascientifico, le ho lette con fatica, trovandole molto meno piacevoli del mondo della fantascienza in cui Bradbury sa condurti ed interessarti.
Confesso che ho acquistato "Il Teatro di Sabbath" sull'onda mediatica del Nobel non dato a Philip Roth a causa della sua morte.
Ed ora lo sto leggendo. Lo stile di questo scrittore, celebrato come grandissimo, mi appare subito confuso, un narrare zigzagando che, però, a tratti riprende il filo legando pezzi di narrazione precedentemente detti ad altri successivi e così chiarendo meglio il quadro. Non trovo, per ora, grandi ed universali verità che mi colpiscano... Dunque, non trovando per ora la grandezza e iniziando a pensare a modo mio dei personaggi di cui Roth ci narra, ho voluto confrontarmi con altri lettori e l'ho fatto sul sito di IBS dove, sotto ogni testo, ci sono le recensioni dei lettori, ove presenti. E qualcosa di ciò che vado pensando io vedo che lo rilevano anche altri, pur dicendosi entusiasti dello scrittore: alcuni rilevano lo stile confuso e il tempo ora al presente ora al passato e il narrare ora in prima ed ora in terza persona... Altri confessano di non aver sempre capito quello che lo scrittore voleva dire in certi passaggi del racconto, altri ancora definiscono Sabbath un pervertito, confortandomi nella mia autocritica che mi faceva temere di essere moralista, giacché mi trovo a pensare che il protagonista sia un depravato e ancor di più la sua amante. Un lettore, dando solo due stelle contro il massimo che è 5, dichiara che torna ai classici, essendo stato deluso nelle aspettative su questo scrittore dichiarato dai più un genio.
Io per ora mi fermo qui. Darò il mio giudizio sull'intera opera quando avrò finito di leggere il libro, ma già adesso sono perplessa perché ho letto recensioni che dicono che questo è il suo libro migliore, con poche eccezioni che scrivono di preferire "Pastorale americana".
E' indicativo del mio essere profondamente europea. La mia formazione culturale e psicologica è europea e dunque mi ritrovo in un mondo mentale europeo, fatto di Storia, quindi esperienza, del vecchio continente.
Tutti gli scrittori che vi compaiono sono italiani e europei. Ci sono pochissime eccezioni di altri Paesi non europei ed una in particolare: François Cheng. Ma Cheng, pur essendo cinese di nascita ed intriso di quella cultura, più vicina comunque al mio sentire rispetto a quella statunitense, ha molto vissuto e vive presentemente in Francia, e molto ha soggiornato in Italia imbevendosi delle nostre copiose opere d'Arte.
I pochissimi scrittori statunitensi che sono nella mia libreria rispondono al nome di James Fenimore Cooper, Jack Kerouac, James Thurber e Dorothy Parker: quest'ultima costituisce un'eccezione per come ho amato ed amo la sua scrittura, giacché in lei ho trovato un modo di vedere il mondo e le cose che mi è congeniale, vicino.
Dunque si può trovare un'anima formatasi altrove, con esperienze diverse, che ti somiglia, in cui ti ritrovi. Mi accade con pochi ed uno di questi è un uomo cinese: François Cheng.
Mi è capitato di leggere Steinbeck e Francis Scott Fitzgerald, ma non hanno catturato il mio interesse tanto da acquistare le loro opere.
Evidentemente c'è qualcosa in me che non mi fa amare queste menti statunitensi. Recentemente ho acquistato un libro di novelle di Ray Bradbury, giacché avevo letto molti anni fa alcuni suoi racconti di fantascienza che mi erano molto piaciuti, ma queste novelle fra il realistico e il fantastico, ma non fantascientifico, le ho lette con fatica, trovandole molto meno piacevoli del mondo della fantascienza in cui Bradbury sa condurti ed interessarti.
Confesso che ho acquistato "Il Teatro di Sabbath" sull'onda mediatica del Nobel non dato a Philip Roth a causa della sua morte.
Ed ora lo sto leggendo. Lo stile di questo scrittore, celebrato come grandissimo, mi appare subito confuso, un narrare zigzagando che, però, a tratti riprende il filo legando pezzi di narrazione precedentemente detti ad altri successivi e così chiarendo meglio il quadro. Non trovo, per ora, grandi ed universali verità che mi colpiscano... Dunque, non trovando per ora la grandezza e iniziando a pensare a modo mio dei personaggi di cui Roth ci narra, ho voluto confrontarmi con altri lettori e l'ho fatto sul sito di IBS dove, sotto ogni testo, ci sono le recensioni dei lettori, ove presenti. E qualcosa di ciò che vado pensando io vedo che lo rilevano anche altri, pur dicendosi entusiasti dello scrittore: alcuni rilevano lo stile confuso e il tempo ora al presente ora al passato e il narrare ora in prima ed ora in terza persona... Altri confessano di non aver sempre capito quello che lo scrittore voleva dire in certi passaggi del racconto, altri ancora definiscono Sabbath un pervertito, confortandomi nella mia autocritica che mi faceva temere di essere moralista, giacché mi trovo a pensare che il protagonista sia un depravato e ancor di più la sua amante. Un lettore, dando solo due stelle contro il massimo che è 5, dichiara che torna ai classici, essendo stato deluso nelle aspettative su questo scrittore dichiarato dai più un genio.
Io per ora mi fermo qui. Darò il mio giudizio sull'intera opera quando avrò finito di leggere il libro, ma già adesso sono perplessa perché ho letto recensioni che dicono che questo è il suo libro migliore, con poche eccezioni che scrivono di preferire "Pastorale americana".
Tre Immagini di Roth: dall'alba al tramonto
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
Il Governo sul vetrino del microscopio
Come è bello essere liberi di poter scrivere guardando solo alla realtà dei fatti, senza condizionamenti di appartenenza a partiti, senza ottuse scelte preconcette, ma solo avendo oneste opinioni su quello che vedo e che sento.
Ad onor del vero ero così anche quando ho preso l'unica tessera di partito della mia vita: quella di Italia dei Valori, credendo al magistrato simbolo di Mani Pulite. Si può ancora trovare sul WEB qualcosa del blog del creatore di IdV quando glielo gestiva Casaleggio Associati, e del successivo con il suo nome quando aveva cambiato gestore: e lì trovare i miei commenti sempre oggettivi sui fatti... E a furia di oggettività, via via ho capito che non era quello che voleva sembrare e ne sono uscita, prima ancora degli scandali dei vari soggetti imbarcati da Di Pietro, bastando il coacervo di contraddizioni fino a qual momento accumulate.
Ora su questo Governo, non da me votato, vedo un accanimento di cani intorno all'osso perso per loro stessa colpa.
Lo dico serenamente, pur temendo certe scelte del M5S, come il Reddito di Cittadinanza, che potrebbero trascinarci in una situazione economica insostenibile.
Serenamente dico che hanno il diritto di lavorare comunque e spero che facciano il meglio per noi tutti, per questo il saltargli addosso addirittura al momento dell'insediamento, accanendosi su particolari insignificanti alcuni, pretestuosi altri, lo trovo di uno squallore tristissimo, che offre uno spettacolo misero di coloro che ci hanno governato.
Del Rio, poi, che si attacca al nome di Piersanti Mattarella, che Conte non ha fatto, facendo riferimento ai volgari attacchi rivolti al Presidente della Repubblica, sfumando sulla parola congiunto, lo trovo meschino ed inutile; una precisazione inopportuna, perché tutti conosciamo quel nome martirizzato dalla Mafia siciliana, e a mio modesto parere Conte ha voluto solo dimostrare il suo dispiacere per gli ignobili e beceri attacchi di certa gente di bassa lega sbavante odio e livore, che è fideista pro Lega o M5S. Nient'altro che questo, e l'ha fatto con delicatezza, senza richiamare in modo roboante il nome del martire a tutti noto, ma sfumando sul dato più intimo e personale del Presidente Sergio chiamandolo appunto congiunto. Non la figura Istituzionale uccisa andava richiamata: ma il fratello, il fratello ucciso del Presidente della Repubblica!
Dunque questo è un esempio della strisciante piccineria che si è impadronita del PD che non gli fa bene. Invece di guardare ai loro errori che hanno portato a questo, attaccano chi ne ha giovato.
Renzi era riuscito a guadagnare il voto di mio marito al PD! Uomo da sempre di idee liberali, critico da sempre con le idee ispirate al comunismo.
Non il mio, che nel 2013 l'avevo dato al M5S. Ma Renzi comunque mi piaceva e l'ho seguito in molte sue scelte, stavo maturando l'idea di dare poi il mio voto al PD e nel 2016 detti il mio 2xmille al PD. Ma già nel 2017, di fronte alla rovina di un'invasione dissennata di mezza Africa, di fronte all'insistenza sulla legge dello jus soli, mentre non ci si preoccupava di una legge che aggiornasse la Legge Merlin al presente inaccettabile degrado, mentre assistevo all'applicazione della legge 107/2015 in modo dissennato con la sola ammissione del suo estensore che "l'algoritmo era stato sbagliato" ma senza alcun rimedio, ho dato il mio 2xmille a Giorgia Meloni e al suo partito, unico che parla di questi problemi a me cari, e nel 2018 le ho dato anche il mio voto e, di nuovo, il mio 2xmille.
Ad onor del vero ero così anche quando ho preso l'unica tessera di partito della mia vita: quella di Italia dei Valori, credendo al magistrato simbolo di Mani Pulite. Si può ancora trovare sul WEB qualcosa del blog del creatore di IdV quando glielo gestiva Casaleggio Associati, e del successivo con il suo nome quando aveva cambiato gestore: e lì trovare i miei commenti sempre oggettivi sui fatti... E a furia di oggettività, via via ho capito che non era quello che voleva sembrare e ne sono uscita, prima ancora degli scandali dei vari soggetti imbarcati da Di Pietro, bastando il coacervo di contraddizioni fino a qual momento accumulate.
Ora su questo Governo, non da me votato, vedo un accanimento di cani intorno all'osso perso per loro stessa colpa.
Lo dico serenamente, pur temendo certe scelte del M5S, come il Reddito di Cittadinanza, che potrebbero trascinarci in una situazione economica insostenibile.
Serenamente dico che hanno il diritto di lavorare comunque e spero che facciano il meglio per noi tutti, per questo il saltargli addosso addirittura al momento dell'insediamento, accanendosi su particolari insignificanti alcuni, pretestuosi altri, lo trovo di uno squallore tristissimo, che offre uno spettacolo misero di coloro che ci hanno governato.
Del Rio, poi, che si attacca al nome di Piersanti Mattarella, che Conte non ha fatto, facendo riferimento ai volgari attacchi rivolti al Presidente della Repubblica, sfumando sulla parola congiunto, lo trovo meschino ed inutile; una precisazione inopportuna, perché tutti conosciamo quel nome martirizzato dalla Mafia siciliana, e a mio modesto parere Conte ha voluto solo dimostrare il suo dispiacere per gli ignobili e beceri attacchi di certa gente di bassa lega sbavante odio e livore, che è fideista pro Lega o M5S. Nient'altro che questo, e l'ha fatto con delicatezza, senza richiamare in modo roboante il nome del martire a tutti noto, ma sfumando sul dato più intimo e personale del Presidente Sergio chiamandolo appunto congiunto. Non la figura Istituzionale uccisa andava richiamata: ma il fratello, il fratello ucciso del Presidente della Repubblica!
Dunque questo è un esempio della strisciante piccineria che si è impadronita del PD che non gli fa bene. Invece di guardare ai loro errori che hanno portato a questo, attaccano chi ne ha giovato.
Renzi era riuscito a guadagnare il voto di mio marito al PD! Uomo da sempre di idee liberali, critico da sempre con le idee ispirate al comunismo.
Non il mio, che nel 2013 l'avevo dato al M5S. Ma Renzi comunque mi piaceva e l'ho seguito in molte sue scelte, stavo maturando l'idea di dare poi il mio voto al PD e nel 2016 detti il mio 2xmille al PD. Ma già nel 2017, di fronte alla rovina di un'invasione dissennata di mezza Africa, di fronte all'insistenza sulla legge dello jus soli, mentre non ci si preoccupava di una legge che aggiornasse la Legge Merlin al presente inaccettabile degrado, mentre assistevo all'applicazione della legge 107/2015 in modo dissennato con la sola ammissione del suo estensore che "l'algoritmo era stato sbagliato" ma senza alcun rimedio, ho dato il mio 2xmille a Giorgia Meloni e al suo partito, unico che parla di questi problemi a me cari, e nel 2018 le ho dato anche il mio voto e, di nuovo, il mio 2xmille.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 3 giugno 2018
I commenti dei lettori su "Il Fatto Quotidiano"
I commenti dei lettori su "Il Fatto Quotidiano" spesso sono così partigiani e aggressivi da non poterci ragionare. Oggi, invece, ho letto dei commenti istruttivi che informano come e meglio di certi giornalisti. L'argomento è il dignitoso imprenditore Bramini, fallito perché delle Amministrazioni Statali non hanno pagato quanto gli dovevano per i Servizi resi dalla sua Ditta. Questi i commenti:
maurice1✔Sostenitore
●
10 ore fa
Il Fq mette in rilievo che "il leader Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, ha chiamato Sergio Bramini, l’imprenditore fallito per i mancati versamenti da parte della Pa...". ma corrisponde al vero che... i mancati versamenti sono di un ATO siciliano, "il cui maggior azionista è il comune di Ragusa, città amministrata da 5 anni da un sindaco del M5S che non ha versato due di quattro milioni di euro, facendo fallire l'azienda dell'imprenditore di Monza"? IL FQ non dovrebbe approfondire la notizia?
Il Tribunale di Monza ha ricostruito la vicenda https://bin.iene.mediaset.it/images/2018/05/03/121018730-6e1999f6-8306-441f-9a00-b60b9577eb39.pdf https://bin.iene.mediaset.it/images/2018/05/03/121010611-09079d9b-545f-4c76-a2d1-5fdce294b3a3.pdf La tesi del Bramini è che i suoi debiti erano inferiori ai crediti vantati nei confronti della P.A. La P.A. non ha pagato il dovuto facendolo così fallire. Il Tribunale chiarisce invece che i crediti sono in realtà inferiori a quello che è il passivo fallimentare. La società ha € 3.500.000 di debiti. Bramini dice di avere crediti insoluti per 4.000.000. Il Tribunale ha invece accertato che i crediti sono circa la metà del debito. Resta quindi un buco di € 1.750.000 che l'imprenditore non avrebbe potuto coprire anche se fosse stato saldato per tempo dalla P.A. (che in questo caso non era lo Stato ma un ente territoriale a guida M5S...). In sostanza, a prescindere dai ritardi della P.A., il Bramini sarebbe fallito comunque.
Immagino che lei sia un dipendente. Se avesse fatto l'imprenditore non avrebbe scritto certe sciocchezze. Non venire pagati, dopo che si sono sostenuti dei costi, genera ulteriori costi per interessi. Se la situazione perdura è ovvio che i debiti superino i crediti, perché mentre i primi continuano a crescere in assenza di fondi per restituire il debito, i secondi restano fermi. La mia azienda ha crediti per poco meno di 200 mila euro, alcuni in fallimenti che sono aperti da oltre dieci anni, nei quali il curatore, con il beneplacito del giudice, si è liquidato oltre cinquantamila euro, mentre molti creditori non hanno visto un soldo. Crediti sui quali abbiamo pagato Iva e tasse. In un caso non sono ancora riuscito ad insinuarmi nel fallimento nonostante abbia una sentenza passata in giudicato che condanna il debitore a pagare. Uno dei giudici è sotto inchiesta per aver favorito l'acquisto da parte di familiari di un bene di un fallito, ma continua bellamente a stare al suo posto, avallando pratiche scorrette da parte del curatore. Non so se Bramini sia onesto, capace e quindi vittima. Ma la sua chiusa è una congettura fatta da chi non ha idea di come funzioni. Lo Stato è il principale nemico di aziende e cittadini, rapace quando deve avere e inefficiente quando deve dare. Se Bramini avesse potuto ottenere il pagamento per vie giudiziarie, diciamo in un anno, forse oggi non sapremmo neppure chi sia.
Come qualche giorno fa erano tutti esperti di costituzione ora sono tutti esperti di fisco. Continueranno a criticare tutto e tutti perchè sono saccenti ma a mio avviso la scelta di usare l'esperienza di Bramini al servizio della collettività è la strada giusta per cambiare questi meccanismi perversi.
Caro Antonio, permettimi di rassicurarti: le tue osservazioni si possono condividere benissimo anche essendo dei lavoratori dipendenti. Rilevo che paradossalmente son proprio i debiti verso l'erario quelli che aumentano di più a causa delle sanzioni inique che vengono applicate a chi non può pagare.
Bramini è solo un simbolo (peraltro non pertinente) della piccola imprenditoria italiana, che soffre la crisi economica e sta agonizzando, mandando all'aria una rete produttiva che tradizionalmente offriva sbocchi alla disoccupazione e rappresentava l'eccellenza del made in Italy. Il nuovo governo dovrebbe aiutare il popolo delle partite IVA (piccoli imprenditori, artigiani, professionisti, ecc.) mediante la SEMPLIFICAZIONE FISCALE ed altre misure agevolative. Questa è tutta gente che NON CHIEDE STIPENDI ALLO STATO e campa con il proprio onesto lavoro, pagandosi la propria pensione con contributi previdenziali pesantissimi. Speriamo davvero che Di Maio abbia voglia di sostenere questo importante settore della società italiana, facendo riaprire le botteghe artigiane, i piccoli commercianti, i contadini e le libere professioni di ogni tipo.
In realtà è il pd che ha scritto le leggi e non certo il sindaco di Ragusa. Quindi grazie per portare alla luce l'ennesimo caso di malgoverno del pd.
erano debiti per lavori realizzati nel 2005, quando il M5S ancora non esisteva.
Te l'ho detto mille volte, evita di commentare con le tue solite baggianate soprattutto se vedi mie risposte in giro perché di fronte a post del genere sono biologicamente portato a risponderti e farti fare figure pessime. Ammesso e non concesso che la colpa sia del comune di Ragusa, e direi che il non concesso è reale perché i soldi devono sempre arrivare dallo Stato non è che li prendono dalle vendite delle bancarelle per la festa patronale, il M5s amministra Ragusa dal 2013 mentre Bramini già nel 2010 parlava dell'insolvenza dell'ATO quando l'amministrazione era a marchio FI mi pare o comunque area Berlusconi. E in ogni caso certo non 5s. Un'altra pessima figura per il maurice di turno. Ciaone.
A parte questo ultimo commento, che appartiene più al genere a cui ho accennato nell'incipit di questo post, gli altri sono tutti molto istruttivi ed interessanti.
Apprendiamo che il Tribunale Fallimentare di Monza ha dato cifre precise che sembrerebbero alleggerire l'insolvenza dello Stato nei riguardi dell'imprenditore fallito. Ma un imprenditore, che si firma con nome e cognome, Antonio Zappa, interpreta alla luce della propria esperienza quanto riportato da Claudio S. riportando in capo allo Stato la responsabilità della situazione debitoria del Bramini con una serie di considerazioni che a me appaiono giuste, pur essendo stata io una lavoratrice dipendente dello Stato, ma avendo avuto esperienze di lavoro precedenti sia come titolare di una Partita Iva, sia come prestatrice d'opera professionale occasionale.
La sperequazione fra quanto lo Stato, così come è presentemente, impone al cittadino ma non a se stesso è qualcosa che incide, a mio modesto avviso, sul concetto di Stato Democratico e sui Diritti del cittadino così come stabiliti in Costituzione. Questa sperequazione è tale che talvolta il cittadino è totalmente inerme davanti ad uno Stato che si fa tiranno cieco ed ingiusto fino al totalitarismo. Eppure Leggi e regolamenti ci sono e, in molti casi, vengono applicate da chi svolge lavoro burocratico all'interno della Pubblica Amministrazione. Un esempio concreto l'ho vissuto nell'ultimo periodo del mio lavoro, qualche anno prima della pensione, in cui mi sono occupata anche di pagamenti di fornitori e prestatori d'opera in un Dipartimento Universitario. Il Segretario di Dipartimento, che firmava i mandati congiuntamente al Direttore di Dipartimento, si preoccupava che le fatture fossero pagate entro la scadenza in esse scritta: di solito 60 gg., altrimenti, diceva, ci fanno scrivere dall'avvocato e dobbiamo anche pagare le spese di ingiunzione e, da bravo amministratore, riteneva questa possibilità quasi infamante del suo operato, temendo di poter essere accusato di gonfiare la spesa pubblica con una spesa in più, dovuta solo alla lentezza del nostro operato per non aver pagato entro i termini stabiliti in fattura.
Se queste regole esistevano per noi, essendo contabilità generale dello Stato, dovrebbero esistere per tutti!
Come mai così non è?
A mio modesto avviso il baco profondo sta nelle strutture amministrative e soprattutto nelle persone che ci lavorano. Ho constatato, da cittadina, che a me vengono richiesti pagamenti anche per un solo euro in meno non pagato per errore, mentre viene ignorato il mio credito verso una data struttura dello Stato.
Credo che questo dipenda dall'impunità di questi Pubblici Amministratori che non vengono puniti per le loro inadempienze e, non avendo il rigore del Segretario di Dipartimento che ho citato come esempio, se ne infischiano alla grande, tanto lo stipendio lo prendono lo stesso e il cittadino al massimo può provare a denunciarli personalmente per omissione d'atti d'ufficio e per abuso d'ufficio, ma spesso per qualsiasi rivendicazione o protesta il sistema indirizza al TAR. Dunque il burocrate inadempiente si copre dietro la struttura di cui fa parte: lo Stato, non rispondendo individualmente del proprio operato.
In altri casi, che mi appaiono folli ed estremi, invece, ci sono ruoli dello Stato in cui il Pubblico Dipendente deve rispondere anche con il suo stipendio di inadempienze che non sono a lui addebitabili, dato che lo Stato stesso non gli mette a disposizione gli strumenti per sopperire all'adempimento che gli viene però richiesto. E' questo il caso dei Dirigenti Scolastici, ex Presidi, i quali non erano gravati, nelle vecchie normative attinenti a questa figura ora estinta, dagli obblighi richiesti a questa nuova figura dirigenziale.
Ma a parte l'eccezione che conferma la regola, il burocrate classico andrebbe riformato e dovrebbe essere maggiormente responsabilizzato sul piano individuale.
Come cittadina ho mille esempi in cui ho subito imposizioni e danni dallo Stato e silenzio e inadempienza nei miei riguardi là dove lo Stato ha commesso errori o mi doveva dei soldi.
Su questo blog ne ho lungamente scritto documentando il tutto, ma vale la pena ricordarne qualcuno:
1) Mio marito sbaglia il conteggio IMU della casa di Sabaudia e paga euro 1 in meno. Il Comune spende per una raccomandata molto più dell'euro da riscuotere, più ore di lavoro di impiegati per redigere l'ingiunzione a pagare euro 1! Possibile non ci sia una norma che vieti a costoro un simile ridicolo spreco? Tipo compensazione addebitando euro 1 nel pagamento successivo mediante avvertimento via pec senza costi aggiuntivi per lo Stato? Se l'utente è sprovvisto di un indirizzo di posta elettronica si può sempre raggiungere per telefono! Siamo ad una rigidità ottocentesca!
2) L'esatto contrario: Comune di Rocca Priora, si era ancora in Lire, in corso d'anno il Comune abbassa l'aliquota ICI dunque al saldo di dicembre si paga meno. Abitando in campagna non vediamo l'affissione comunale che comunica questa variazione e paghiamo Lit. 45.000 in più conteggiando la stessa aliquota dell'anticipo di giugno. NESSUNO CI SCRIVE né ci rinvia indietro ciò che il Comune ha indebitamente riscosso per nostro errore. Un esempio di come NON ESISTA IL CONCETTO DI RECIPROCITA' fra la P.A. e il cittadino.
Farlo non è impossibile, anzi, deve essere doveroso, ma non lo è!
In Norvegia, un italiano che ha lavorato lì, si è visto arrivare un assegno a casa per contributi pagati in più e non dovuti di cui lui non sapeva nulla!
In Italia quello che qualsiasi struttura pubblica incassa in più se lo tiene. Eppure se paghi qualcosa in meno scattano cartelle ingiuntive con la mora!
Il Comune di Rocca Priora, che non fece un fiato sulle Lit. 45.000 pagate in più, pur avendo necessariamente notato l'errore in eccesso dato che di quelli in difetto se ne accorge, ci ha inviato cartella con mora per un errore di applicazione dell'aliquota IMU sulla metà di proprietà della casa a nome di mio marito. Gli interessi applicati hanno gonfiato enormemente la differenza della cifra dovuta. Perché con lo stesso automatismo non mi ha restituito le mie Lit. 45.000 con gli interessi?
Questo sistema impositivo sul cittadino senza reciprocità con qualsiasi Amministrazione del denaro pubblico, dunque dello Stato, è da cambiare perché contraddice una serie di affermazioni a cominciare dal dettato costituzionale.
Su questo blog ne ho lungamente scritto documentando il tutto, ma vale la pena ricordarne qualcuno:
1) Mio marito sbaglia il conteggio IMU della casa di Sabaudia e paga euro 1 in meno. Il Comune spende per una raccomandata molto più dell'euro da riscuotere, più ore di lavoro di impiegati per redigere l'ingiunzione a pagare euro 1! Possibile non ci sia una norma che vieti a costoro un simile ridicolo spreco? Tipo compensazione addebitando euro 1 nel pagamento successivo mediante avvertimento via pec senza costi aggiuntivi per lo Stato? Se l'utente è sprovvisto di un indirizzo di posta elettronica si può sempre raggiungere per telefono! Siamo ad una rigidità ottocentesca!
2) L'esatto contrario: Comune di Rocca Priora, si era ancora in Lire, in corso d'anno il Comune abbassa l'aliquota ICI dunque al saldo di dicembre si paga meno. Abitando in campagna non vediamo l'affissione comunale che comunica questa variazione e paghiamo Lit. 45.000 in più conteggiando la stessa aliquota dell'anticipo di giugno. NESSUNO CI SCRIVE né ci rinvia indietro ciò che il Comune ha indebitamente riscosso per nostro errore. Un esempio di come NON ESISTA IL CONCETTO DI RECIPROCITA' fra la P.A. e il cittadino.
Farlo non è impossibile, anzi, deve essere doveroso, ma non lo è!
In Norvegia, un italiano che ha lavorato lì, si è visto arrivare un assegno a casa per contributi pagati in più e non dovuti di cui lui non sapeva nulla!
In Italia quello che qualsiasi struttura pubblica incassa in più se lo tiene. Eppure se paghi qualcosa in meno scattano cartelle ingiuntive con la mora!
Il Comune di Rocca Priora, che non fece un fiato sulle Lit. 45.000 pagate in più, pur avendo necessariamente notato l'errore in eccesso dato che di quelli in difetto se ne accorge, ci ha inviato cartella con mora per un errore di applicazione dell'aliquota IMU sulla metà di proprietà della casa a nome di mio marito. Gli interessi applicati hanno gonfiato enormemente la differenza della cifra dovuta. Perché con lo stesso automatismo non mi ha restituito le mie Lit. 45.000 con gli interessi?
Questo sistema impositivo sul cittadino senza reciprocità con qualsiasi Amministrazione del denaro pubblico, dunque dello Stato, è da cambiare perché contraddice una serie di affermazioni a cominciare dal dettato costituzionale.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
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