lunedì 7 gennaio 2013

Ciechi veri e ciechi falsi


EDITORIALE: CECITÀ SOCIALE E CECITÀ LEGALE 

Alcuni nostri soci, e soprattutto amici giornalisti, mi hanno chiesto di scrivere un breve articolo chiarificatore circa il concetto di cecità legale nell'ordinamento giuridico italiano.
Il motivo è semplice: i recenti scandali relativi al presunto continuo smascheramento di fantomatici "falsi ciechi" ci impone di puntualizzare alcuni concetti purtroppo ancora poco conosciuti.
Nel linguaggio comune, e quindi nell'immaginario collettivo, si intende con la parola "cieco" colui che è completamente privo della vista, colui che vive nelle tenebre, che non percepisce alcuna luce. Tipici corollari di questa condizione sono gli occhiali scuri, il bastone bianco e il cane guida.
Se questo però è il significato della parola in lingua italiana, ben diversa appare invece la definizione legislativa contenuta nella legge n. 138 / 2001. Questo testo ha innovato profondamente la normativa precedente introducendo, nella disciplina della disabilità visiva, anche il parametro del campo visivo. Si è trattato indubbiamente di un importante passo avanti in quanto, nel passato, la sola considerazione dell'acutezza visiva o "visus" aveva dato luogo a innegabili distorsioni e penalizzazioni inaccettabili.
Per rendere più comprensibile la situazione creatasi possiamo fare un paragone con la assai più nota definizione di morte. Nel senso comune si definisce morta una persona che non respira più il cui cuore ha inoltre cessato di battere. Alcuni anni fa però il legislatore, allo scopo di favorire la donazione degli organi, ha introdotto nel diritto il concetto di "morte cerebrale". Secondo questa normativa è da considerarsi legalmente morta una persona con encefalogramma piatto da almeno sei ore, anche se il suo cuore continua a battere, il corpo è caldo e il respiro, sia pur aiutato strumentalmente, continua a persistere.
Nessun giornalista si azzarderebbe però a scandalizzarsi constatando il prelievo di un organo da un individuo ancora tecnicamente "vivo". Si possono certamente criticare e non condividere questi artifici giuridici, tipici di una filosofia del diritto chiamata "positivismo". Io sono infatti fra coloro che non amano questi "giochi lessicali". Non è corretto però ignorare che tale prassi è ormai invalsa universalmente nella cultura contemporanea che pare sempre più dilettarsi nel tentativo di modificare la realtà tramite l'uso distorto del linguaggio, anzichè adeguando, come sarebbe giusto, le parole alla realtà stessa e, in fin dei conti,  alla verità.
Questa e però la situazione di fatto è nessuno ha il diritto di negarla. Ebbene, sia chiaro, oggi per la legge italiana la parola cieco ha un significato diverso. Vediamolo più da vicino.
La sopra citata legge n 138/2001 definisce il cieco totale come colui che non vede nulla, o riesce a distinguere la luce dal buio, o riconosce il movimento di una mano mossa davanti al suo viso oppure, e quì sta la maggiore differenza, presenta un residuo perimetrico binoculare inferiore al 3%. 
In altre parole: chi vede come da un buco della serratura, ma in quel pezzettino di campo visivo presenta un'acutezza anche di 10 / 10, è da considerare, a tutti gli effetti, CIECO TOTALE.
Le ragioni di questa disciplina vanno ricercate nel fatto che il campo visivo, al pari del visus, rappresenta un elemento altamente invalidante nello svolgimento delle attività quotidiane.
Ci sono poi anche i cosiddetti "ciechi parziali" che possono vedere fino ad 1 / 20 o avere un residuo perimetrico binoculare inferiore al 10%. Anche costoro, seppure accompagnati all'aggettivo "parziale", sono considerati comunque "ciechi" dall'ordinamento italiano.
Si può certo discutere sulla logicità o sull'opportunità di questa classificazione. Chi volesse però avventurarsi in tali giudizi dovrebbe tuttavia almeno avere un'idea concreta di cosa sia possibile fare o non fare, magari dopo un ciclo di riabilitazione visiva, quando si rientri nei requisiti legali della cecità.  
Ecco qualche esempio in proposito: teoricamente, ammesso che ne esistano, un soggetto con campo visivo inferiore al 3% ma con visus di 10 / 10 potrebbe essere in grado di leggere il testo degli articoli di giornale o i bugiardini dei medicinali. Paradossalmente si troverebbe più a suo agio nel leggere tali piccoli caratteri rispetto ai titoli cubitali.
Un maculopatico grave, al contrario, non leggerà mai nulla ma potrebbe essere in grado di spostarsi, anche con scioltezza, lungo percorsi ben conosciuti.
Ci sono infine attività quotidiane, come cucinare, cucire, alcuni lavori di meccanica o bricolage, fare le pulizie ecc., che si riescono a recuperare attraverso cicli di riabilitazione sanitaria o sociale. Perchè allora gettare la croce addosso a chi, sempre con dolore e sacrifici, è riuscito a rendersi autonomo nonostante una minorazione sensoriale così grave?
La conferma della fondatezza di queste nostre considerazioni la si può trovare, anche se i mass-media non ne riportano le notizie, nel gran numero di archiviazioni ed assoluzioni che fanno seguito alla maggioranza dei casi indagati. Presto speriamo di poter diffondere dati precisi in proposito ma i presupposti vanno indubbiamente in questa direzione. 
Chiediamo dunque, ancora una volta, attenzione ed onestà intellettuale, da parte dei giornalisti come dei magistrati, delle forze dell'ordine come degli operatori  sanitari. Sparare sulla "Croce Rossa" non fa onore a nessuno.

Marco Bongi   



CIRCOLARE INPS: REDDITO FAMIGLIARE PER GLI INVALIDI AL 100%
La circolare INPS n. 149 del 28 dicembre 2012 ha dichiarato che, a partire dal 1 gennaio 2013, per poter fruire della pensione di invalidità civile al 100% non si dovrà superare il tetto reddituale di circa 16.000 euro annui, considerato però cumulativamente con quello del coniuge. La nuova e sorprendente disposizione, che per ora non coinvolge ciechi, sordi e invalidi parziali, prende le mosse da una discussa sentenza della Corte di Cassazione pronunciata nel mese di novembre scorso. La decisione dell'INPS sta suscitando ovviamente notevoli reazioni critiche da parte delle organizzazioni che rappresentano le persone disabili.   
Da parte nostra, anche se la questione non ci riguarda ancora direttamente, non possiamo che esprimere la più viva preoccupazione e la nostra piena solidarietà nei confronti di chi sarà penalizzato dalla nuova normativa. Costringeranno forse gli invalidi civili a separarsi legalmente, magari "pro forma"? provocazione per provocazione, non abbiamo paura di affermarlo. Tanto, a lor signori, cosa interessa delle famiglie e dei problemi reali della povera gente?

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Sempre nell'intento di dare informazioni e spunti di riflessione, pubblico questo editoriale firmato da Marco Bongi dell'Associazione torinese per Ipovedenti A.P.R.I.; in esso vengono chiariti aspetti importanti sul piano legislativo ed oculistico che danno la possibilità di "vederci chiaro" riguardo ai controlli operati dalla Guardia di Finanza sui falsi ciechi e sull'indebita percezione di pensioni di invalidità. 
Prima di proporre le mie riflessioni di invalida civile senza alcuna pensione di invalidità, vorrei commentare l'informazione sulla Circolare INPS. In essa viene scritto: "..per ora non coinvolge ciechi, sordi e invalidi parziali, .." O chi ha scritto questa nota si è sbagliato e voleva dire invalidi totali, oppure non si capisce il senso... Perché mai l'applicazione del tetto di reddito lascerebbe per ora fuori i ciechi, legalmente riconosciuti come tali, ed i sordi (cosa comprensibilissima) e anche gli invalidi parziali? Questi ultimi percepiscono forse una pensione? E qualora così fosse (non ne ho informazione) perché un tale trattamento di favore,(per ora!), come chi è riconosciuto cieco o sordo?
Spero che qualcuno che legge possa illuminarmi in proposito.
Ed ora le mie riflessioni.
Personalmente ho capito molto bene le dotte spiegazioni di Bongi, essendo io affetta dai primi mesi di vita da una corioretinite maculare bilaterale, non dovuta a toxoplasma ma di origine ignota.
Sono stata fortunata e le numerose recidive che potevano portarmi a cecità quasi totale hanno risparmiato, anche grazie a massicce cure cortisoniche, la macula dell'occhio sinistro, consentendomi così di leggere, scrivere, vedere la TV e guidare l'automobile.
Se chiudo l'occhio sinistro con il destro posso certamente muovermi a piedi, ma con molta prudenza se dovessi attraversare una strada ad alto traffico, e non mi avventurerei in bicicletta, come ho visto fare a "non vedenti" che percepivano la pensione di invalidità!
Dunque qualche truffatore che percepisce indebitamente la pensione di invalidità c'è di sicuro, a giudicare dai filmati trasmessi da tutte le TV. 
Il mio occhio destro, oltre a lesioni alla periferia della retina, ha una lesione sulla macula, dove c'è la visione centrale, quella della messa a fuoco per capirci. Al posto della visione centrale c'è una macchia scura che occupa tutto il campo visivo. Con quell'occhio vedo con la periferia della retina dove non ci sono lesioni... Insomma è come una pellicola che ha preso luce ed ha alcune parti semicancellate e sfuocate. Con il sinistro, quello che chiamo l'occhio buono, ho solo lesioni periferiche.
Questa disabilità ha consentito alla Commissione medica per gli invalidi civili di darmi un'invalidità del 37%. Che non mi è mai servita a nulla. Nemmeno per il lavoro. Essendo stata in graduatoria, nei vari concorsi esterni ed interni alla Pubblica Amministrazione che ho dato, sempre con un punteggio non pari a quello di eventuali altri concorrenti: unico vantaggio che avrei potuto avere era solo su un altro concorrente a parità di punteggio.
Questa  invalidità, insieme ad una grave forma di osteoporosi, non è stata sufficiente, ormai ultrasessantenne, a farmi ottenere la cosiddetta Legge 104: I lavoratori che sono riconosciuti portatori di handicap ai sensi della legge 104/92 comma 3, possono usufruire di n. 3 giorni di permesso mensile.
La Commissione medica della ASL Roma H, preposta a giudicare, ha ritenuto che non ne avessi il diritto. 
Però, un'altra Commissione medica, quella per il rinnovo della patente per gli invalidi civili, ha ritenuto che dovessi stare un anno ferma e di ripresentarmi per il rinnovo un anno dopo!!
Naturalmente, in questo secondo caso, ho fatto ricorso!
Ma non si può non fare alcune riflessioni sulla totale inaffidabilità di codesti medici messi nelle Commissioni!
Come può essere possibile che uno stesso invalido è ritenuto non bisognoso di riposo per i suoi occhi (lavoravo sul PC per diverse ore al giorno), ma bisognoso di star fermo un anno per la guida??!! 
Quest'ultima follia, poi, meriterebbe una Commissione d'inchiesta (se si fosse in un Paese in cui il Diritto del Cittadino venisse rispettato) per capire come può un malato di corioretinite maculare MIGLIORARE in un anno!
L'oculista che ha scritto questo dovrebbe essere richiamato dall'Ordine Provinciale dei Medici in cui è iscritto per valutarne le capacità professionali!
La retina è un tessuto nervoso che, una volta leso e cicatrizzato come avviene nella mia malattia, non può rinnovarsi! Magari si potessero cancellare le lesioni ed al loro posto rinascere il tessuto retinico! SAREBBE UNA SCOPERTA DA PREMIO NOBEL!!
Dunque, perché teniamo questi soggetti nelle Commissioni? Perché li pagano anche con le mie tasse?
Come tutto in Italia la risposta è: per vessare il suddito-cittadino che non ha alcuno strumento di difesa contro codesti soprusi.

sabato 5 gennaio 2013

Marò italiani e militari USA: differenze.

Da: Quotidiano.Net

Kochi, riprende la libertà vigilata dei due marò
La stampa indiana loda la correttezza italiana

Il 15 gennaio di nuovo dal giudice



BATTUTE E LA RICONOSCIUTA CORRETTEZZA ITALIANA
Il ritorno dei marò in India ha scatenato una serie di battute su Twitter e commenti lusinghieri sulla stampa indiana.
‘’Così i marines italiani sono tornati a Kochi! Come mai gli italiani sono così attratti dal nostro Paese che non vogliono mai andare via?’’ scherza Suhel Seth, pubblicitario e star dei talk show, alludendo alla potente presidente del Congresso, l’italo-indiana Sonia Gandhi.
Il giornalista del Times of India Anshul Chaturve  invece riflette sulla correttezza dimostrata dai marò e scrive : ‘’Noi non siamo così abituati, vero?’’. In un altro post ci si domanda se il ritorno dei militari ‘’sia dovuto alla fermezza del governo del Kerala o piuttosto all’etica degli italiani’’.
In un lungo editoriale intitolato ‘’Vedete, sono tornati’’, lo storico quotidiano The Telegraph di Calcutta, sottolinea invece il contrasto tra il comportamento degli imputati italiani e quello degli indiani che spesso evadono dalla libertà vigilata. Cita poi l’ex ambasciatore indiano negli Usa, Ronen Sen, secondo il quale l’India ha ‘’un complesso derivante dall’era coloniale secondo il quale c’è la tendenza a pensare che i nostri governanti agiscano dietro pressioni esterne. Ma il mondo è cambiato e l’India è cambiata’’. ‘’Bisogna prendere atto - conclude - che il governo italiano ha agito in buona fede’’.

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Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Strage del Cermis
EA-6B Prowlers over Mount Rainier.jpg
Coppia di Grumman EA-6B Prowler in volo
Stato bandiera Italia
Luogo Cavalese
Data 3 febbraio 1998
Tipo omicidio plurimo colposo
Morti 20
Responsabili cap. Richard Ashby, pilota
cap. Joseph Schweitzer, navigatore

Il termine strage del Cermis è utilizzato in Italia per identificare la morte di 20 persone ad opera di un aereo statunitense nei cieli italiani.
Il 3 febbraio 1998 alle ore 15:13 un Grumman EA-6B Prowler, aereo militare statunitense del Corpo dei Marines al comando del capitano Richard Ashby, decollato dalla base aerea di Aviano alle 14:36 per un volo di addestramento, tranciò le funi del tronco inferiore della funivia del Cermis, in Val di Fiemme. La cabina, al cui interno si trovavano venti persone, precipitò da un'altezza di circa 150 metri schiantandosi al suolo dopo un volo di 7 secondi. Il velivolo, danneggiato all'ala e alla coda, fu comunque in grado di far ritorno alla base.
Nella strage morirono i 19 passeggeri e il manovratore, tutti cittadini di Stati europei: tre italiani, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese.

L'inchiesta 

Nonostante la presenza di testimoni, la dinamica dei fatti non apparve subito chiara. Solo la prontezza dei magistrati trentini, che sequestrarono immediatamente l'aereo incriminato nella base di Aviano, ha permesso di chiarire le responsabilità. In effetti l'aereo era già pronto per essere smontato e riparato. La dinamica poté essere provata solo dopo che all'interno del taglio sull'impennaggio di coda furono trovati resti della fune tagliata. Le autorità militari statunitensi, visti alcuni precedenti, provarono a insinuare che la funivia fosse caduta da sola: infatti, vent'anni prima nella stessa zona era accaduta una simile tragedia, il Disastro della funivia di Cavalese, nella quale erano morte 42 persone.

Conseguenze immediate 

Il presidente degli Stati Uniti d'America Bill Clinton si scusò per l'incidente alcuni giorni dopo, e promise alle famiglie delle vittime risarcimenti in denaro. L'episodio creò un clima di tensione tra statunitensi e italiani. Il primo ministro italiano Romano Prodi presenziò dopo pochi giorni una rappresentanza del governo in terra statunitense.
I media italiani diedero forte risalto all'episodio[2][3].
I pubblici ministeri italiani richiesero di processare i quattro marine in Italia, ma il giudice per le indagini preliminari di Trento ritenne che, in forza della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951 sullo statuto dei militari NATO, la giurisdizione sul caso dovesse riconoscersi alla giustizia militare statunitense.
Inizialmente tutti e quattro i membri dell'equipaggio furono indagati, ma solo il pilota cap. Richard Ashby e il suo navigatore cap. Joseph Schweitzer comparirono effettivamente davanti al tribunale militare americano per rispondere dell'accusa di omicidio colposo.

L'equipaggio del Prowler 

Processo 

Il processo contro Ashby fu celebrato a Camp Lejeune nella Carolina del Nord. La Corte militare accertò che le mappe di bordo non segnalavano i cavi della funivia e che l'EA-6B stava volando più velocemente e a una quota molto minore di quanto permesso dalle norme militari. Le prescrizioni in vigore al tempo dell'incidente imponevano infatti un'altezza di volo di almeno 2000 piedi (609,6 m). Il pilota dichiarò che egli riteneva che l'altezza di volo minima fosse di 1000 piedi (304,8 m). Il cavo fu tranciato ad un'altezza di 360 piedi (110 m). Il pilota sostenne che l'altimetro dell'aereo era mal funzionante, e affermò di non essere stato a conoscenza delle restrizioni di velocità. Nel marzo del 1999 la giuria assolse Ashby, provocando l'indignazione dell'opinione pubblica italiana ed europea. Anche le accuse di omicidio colposo nei confronti di Schweitzer non ebbero seguito.
I due militari furono nuovamente giudicati dalla corte marziale USA per intralcio alla giustizia per aver distrutto un nastro video registrato durante il volo nel giorno della tragedia. Per tale capo d'accusa furono riconosciuti colpevoli nel maggio del 1999. Entrambi furono degradati e rimossi dal servizio. Il pilota fu inoltre condannato a sei mesi di detenzione, ma fu rilasciato dopo quattro mesi e mezzo per buona condotta.
Nel febbraio 2008 i due piloti hanno impugnato la sentenza e richiesto la revoca della radiazione con disonore, allo scopo di riavere i benefici finanziari spettanti ai militari; hanno anche affermato che, all'epoca del processo, accusa e difesa strinsero un patto segreto per far cadere l'accusa di omicidio colposo plurimo, ma di aver voluto mantenere l'accusa di intralcio alla giustizia «per soddisfare le pressioni che venivano dall'Italia». È comunque stato riconosciuto che l'aereo viaggiava a bassa quota e che la velocità era eccessiva considerati gli ostacoli presenti in zona.

La confessione di Joseph Schweitzer 

Nel gennaio 2012, un'inchiesta di National Geographic fa luce su alcuni retroscena della vicenda grazie alla testimonianza inedita degli investigatori americani che tentarono invano di far condannare i responsabili e di Joseph Schweitzer, navigatore dell'aereo, che per la prima volta parla e descrive il video turistico distrutto per impedire che si arrivasse alla verità (e per la cui distruzione fu accusato di intralcio alla giustizia): «Ho bruciato la cassetta. Non volevo che alla Cnn andasse in onda il mio sorriso e poi il sangue delle vittime».

Risarcimenti ai familiari 

Nel febbraio 1999 il Senato degli Stati Uniti ha stanziato circa 40 milioni di dollari per i risarcimenti ai familiari delle vittime e per la ricostruzione dell'impianto di risalita, ma nel maggio dello stesso anno lo stanziamento, respinto da una commissione del Congresso, non è stato confermato dal governo nella persona del ministro della difesa William Cohen.

Dei risarcimenti hanno quindi dovuto farsi carico, quantomeno in prima istanza, la Provincia Autonoma di Trento e il Parlamento Italiano.

Nell'immediatezza del fatto, la Provincia Autonoma di Trento ha stanziato cinquantamila euro per ogni vittima come concorso alle spese immediate, ed è intervenuta per finanziare la ricostruzione dell'impianto di risalita. Tali somme sono state rimborsate alla Provincia dallo Stato italiano nel settembre del 2004.

Il 13 luglio 1998, la Federazione italiana lavoratori trasporto della provincia di Trento e altri avevano convenuto in giudizio davanti al tribunale di Trento gli Stati Uniti d'America, chiedendo che fosse accertato e dichiarato che l'attività di addestramento svolta dai velivoli militari statunitensi sopra il territorio della provincia autonoma arrecava grave pericolo all'incolumità fisica degli abitanti, chiedendo in via principale la pronuncia di una condanna del governo statunitense alla cessazione immediata dell'attività pericolosa accertata, e in particolare il sorvolo del territorio con i caccia militari, e in via subordinata l'adozione di ogni più opportuna cautela per limitare tale attività, al fine di escludere qualsiasi pericolo per la vita, la salute e l'integrità fisica dei lavoratori addetti ai trasporti su fune. Tuttavia, con regolamento preventivo di giurisdizione, gli Stati Uniti d'America e il Governo italiano proposero ricorso alla Corte di Cassazione perché dichiarasse il difetto assoluto di giurisdizione del giudice italiano, in forza del principio di diritto internazionale generalmente riconosciuto della cosiddetta immunità dalla giurisdizione civile dello Stato estero; le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 530/2000, in accoglimento del ricorso, pronunciarono il difetto assoluto di giurisdizione e la condanna della Federazione dei lavoratori trentini a rifondere le spese di lite. La Suprema Corte precisò nella circostanza che, in base all'art. 10, comma 1 Cost., le consuetudini internazionali formatesi anteriormente all'entrata in vigore della Costituzione, come l'immunità dalla giurisdizione civile dello Stato estero in relazione alle attività in cui si esplica il suo potere sovrano (acta iure imperii), sono recepite automaticamente e senza limiti nell'ordinamento interno, sicché doveva essere dichiarato il difetto di competenza giurisdizionale del giudice italiano, che non poteva quindi entrare nel merito e concedere il provvedimento inibitorio urgente richiesto.

La legge del Parlamento italiano su risarcimenti 

Nel dicembre del 1999 il Parlamento Italiano ha approvato una legge, che prevedeva un indennizzo per i familiari dei deceduti, pari a 4 miliardi di lire per ogni vittima. In conseguenza di tali provvedimenti delle autorità italiane, e in ottemperanza ai trattati NATO, il governo degli Stati Uniti ha dovuto risarcire allo Stato italiano il 75% delle somme complessivamente erogate.

Vittime 

  • Hadewich Antonissen (24, Vechelderzande), belga;
  • Stefan Bekaert (28, Lovanio), belga;
  • Dieter Frank Blumenfeld (47, Burgstädt), tedesco;
  • Rose-Marie Eyskens (24, Kalmthout), belga;
  • Danielle Groenleer (20, Apeldoorn), olandese;
  • Michael Pötschke (28, Burgstädt), tedesco;
  • Egon Uwe Renkewitz (47, Burgstädt), tedesco;
  • Marina Mandy Renkewitz (24, Burgstädt), tedesca;
  • Maria Steiner-Stampfl (61, Bressanone), italiana;
  • Ewa Strzelczyk (37, Gliwice), polacca;
  • Philip Strzelczyk (14, Gliwice), polacco;
  • Annelie (Wessig) Urban (41, Burgstädt), tedesca;
  • Harald Urban (41, Burgstädt), tedesco
  • Sebastian Van den Heede (27, Bruges), belga;
  • Marcello Vanzo (56, Cavalese), manovratore della Cabina in discesa, italiano;
  • Stefaan Vermander (27, Assebroek), belga;
  • Anton Voglsang (35, Vienna), austriaco;
  • Sonja Weinhofer (22, nata a Monaco, domiciliata a Vienna), austriaca;
  • Jürgen Wunderlich (44, Burgstädt), tedesco;
  • Edeltraud Zanon-Werth (56, nata ad Innsbruck, residente a Bressanone), italiana.  
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L'incidente di oggi sul Cermis, provocato da imprudenza nella guida di una slitta da neve, ha riportato alla memoria dei telegiornali gli incidenti di vario genere avvenuti in quei luoghi e, fra questi, principalmente quello provocato da incoscienti e spericolati piloti di aerei militari statunitensi.
Inevitabile l'accostamento alle vicende in cui, loro malgrado, perché non si sa nemmeno se sono stati proprio loro gli autori dei colpi che hanno ucciso i due pescatori indiani, sono stati coinvolti i due corretti militari italiani.

Quello che si evince dall'accostamento fra le due vicende è che paghiamo sempre noi, anche quando non abbiamo fatto niente:
1 - I marò italiani difendevano una nave commerciale, che trasportava materiale importante per il nostro Paese, da attacchi di pirati.
1 - I militari statunitensi scorrazzavano per i nostri cieli senza rispettare nemmeno le regole di quota e solo per divertimento.
2 - I marò italiani hanno sempre dichiarato, insieme a tutti coloro che sono stati testimoni dei fatti e che erano sulla nave italiana, di aver sparato in aria e l'ora in cui hanno incrociato una barca, presumibilmente di pirati, non corrisponde con quella in cui sono morti i due pescatori. C'erano altre navi nella zona e l'unica che ha accostato in porto quando le autorità indiane hanno segnalato l'avvenimento è stata quella italiana.
2 - Sia i militari autori della strage di 20 persone, sia le autorità sopra di loro, hanno cercato di non assumersi la responsabilità del fatto eclatante e addirittura di nascondere le prove.
3 -  Da un anno i due marò, pur avendo avuto fiducia nella giustizia indiana, insieme alle Autorità italiane, aspettano che si faccia chiarezza che, pur essendoci i mezzi per farla, non si fa, congelando la loro libertà personale, tenendoli lontani dalle loro famiglie, chiedendo soldi per la nave costretta in porto e per i militari stessi detenuti. 
3 - Gli irresponsabili militari statunitensi furono rimandati a casa pur essendo provata la loro responsabilità della strage.
4 - Le Autorità italiane, pur non essendoci ancora prova che gli spari che hanno ucciso i 2 pescatori siano partiti dai fucili italiani, hanno rifuso le famiglie per la parte pecuniaria.
4 - Le Autorità USA, addirittura dopo la parola del Presidente, hanno deciso di non pagare le vittime, quasi tutte di Paesi europei, oltre ai pochi italiani! E i primi risarcimenti li ha pagati il popolo italiano con le proprie tasse!

Potrei continuare con questo parallelismo perdente...
Ma perché stiamo sempre dalla parte dei fessi? Con gli scorretti e prepotenti statunitensi come con gli indiani!
Che razza di classe politica abbiamo sempre avuto e continuiamo ad avere?!
La summa dell'ignominia è: la condanna della Federazione dei lavoratori trentini a rifondere le spese di lite! Dopo che: gli Stati Uniti d'America e il Governo italiano proposero ricorso insieme!!!

Vergogna governo italiano! Vergogna! 
Governo D'Alema (21.10.1998 - 22.12.1999).
  





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Monti ambiguo scopre le carte

Da: Il Post
Ma Monti si può candidare?

Al di là della questione politica, cerchiamo di capire una volta per tutte se è o non è tecnicamente possibile (la risposta è sì)

13 dicembre 2012

Ma è possibile, tecnicamente, che il senatore a vita Mario Monti si candidi alle prossime politiche ed è possibile che sia nuovamente presidente del Consiglio? Circola qualche equivoco, anche per via di quanto detto da Napolitano lo scorso 22 novembre («è senatore a vita: non si può candidare al Parlamento»). Esaminiamo le possibilità, sapendo che molte sono solamente casi teorici con scarsa o nulla concretezza.
La risposta è certamente sì. La Costituzione, negli articoli in cui si occupa della figura del presidente del Consiglio (sono quattro: artt. 92, 93, 95 e 96), non stabilisce alcun requisito particolare per la carica di presidente, tranne che deve essere nominato dal presidente della Repubblica e che deve avere la fiducia del parlamento. Quindi il presidente del Consiglio può anche non essere un parlamentare e non essersi candidato alle politiche: questo è già successo ad esempio nel nel 1993, con Carlo Azeglio Ciampi, che non aveva mai ricoperto cariche elettive e non era parlamentare al momento di ricevere l’incarico.
Parentesi. Il prossimo presidente del Consiglio sarà nominato dal presidente della Repubblica, ma quasi certamente non si tratterà di Napolitano. Il mandato di Giorgio Napolitano scade il 15 maggio 2013, ma l’attuale presidente della Repubblica ha già lasciato capire che lascerà l’incarico in anticipo per non essere lui a designare il presidente del Consiglio con cui avrà a che fare soprattutto il suo successore. Normalmente, le Camere in seduta congiunta e i rappresentanti delle Regioni che hanno il compito di eleggere il Presidente della Repubblica si riuniscono 30 giorni prima della scadenza del mandato e dunque, attualmente, il 16 aprile 2013.
Il presidente della Repubblica, per prassi (la Costituzione non le prevede), dà l’incarico al presidente del Consiglio designato dopo le cosiddette “consultazioni” con i principali leader politici: e il centro (l’UdC di Casini e FLI ad esempio) hanno detto che, attualmente, hanno l’intenzione di proporre al capo dello Stato il nome di Mario Monti. Quindi, riassumendo, è possibile che Monti sia il prossimo presidente del Consiglio e una parte dello schieramento politico lo vuole.
Veniamo alla questione della candidatura. Il punto principale è che in Italia non esiste l’elezione diretta del presidente del Consiglio: i cittadini eleggono unicamente i parlamentari. L’attuale legge elettorale, il famigerato Porcellum, prevede però che le coalizioni indichino prima delle elezioni non solo il programma, ma anche un “capo” della coalizione che è informalmente il candidato alla presidenza del Consiglio. Anche in questo caso, Monti potrebbe quindi comparire come “capo” o addirittura nel nome e nel simbolo di qualche lista: essere o non essere parlamentare o candidato al Parlamento non ha alcun peso.
Monti potrebbe però anche comparire all’interno di qualche lista, anche se qui le cose si fanno più complicate: Monti infatti è attualmente un senatore a vita, nominato da Napolitano il 9 novembre 2011 (lo stesso giorno delle dimissioni di Berlusconi). Per candidarsi al Parlamento, Monti dovrebbe prima dimettersi. Ma i senatori a vita possono dimettersi? La Costituzione prevede solo una “rinunzia” prima che questo venga accettato, ma il problema si pose in concreto quando l’ex presidente della Repubblica – e dunque senatore a vita di diritto – Francesco Cossiga presentò le sue dimissioni con una lettera al presidente del Senato, nel giugno del 2002.
Si decise allora che le dimissioni di un senatore a vita erano possibili e che, in secondo luogo, che per esse bisognava seguire per loro la stessa procedura delle dimissioni per i senatori ordinari: ovvero la votazione del Senato a scrutinio segreto. Il Senato votò il 19 giugno 2002 e respinse le dimissioni. Cossiga annunciò che non intendeva insistere, ma la pratica di fatto creò un precedente: i senatori a vita si possono dimettere, così come tutti gli altri senatori. In teoria Monti potrebbe persino candidarsi alla Camera prima ancora di dimettersi dal Senato, trovandosi poi costretto a optare per una delle due cariche – che sono incompatibili – una volta eventualmente eletto.
Quindi anche la risposta alla prima domanda è sì: Mario Monti potrebbe presentare le sue dimissioni da senatore a vita, il Senato potrebbe approvarle – ma a questo punto si porrebbe il problema del comportamento delle forze politiche con poco interesse alla sua ricandidatura, a voler approfondire il romanzo – e a quel punto, da comune cittadino, Mario Monti potrebbe presentare la sua candidatura sia alla Camera che al Senato.
Si potrebbe anche pensare a una trama del romanzo che appartenga direttamente alla fantascienza? L’Italia potrebbe dichiarare guerra a un paese estero: in quel caso, e solo in quello, la durata delle Camere può essere prorogata per legge. A quel punto i problemi delle dimissioni e della candidatura non si porrebbero: Monti resterebbe presidente del Consiglio anche oltre la fine teorica di questa legislatura.

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A questa domanda che il titolo dell'articolo del quotidiano on-line "Il Post" si poneva il 13 dicembre 2012, ha risposto ieri sera Monti stesso nella trasmissione di Lilli Gruber sulla TV "La 7".
Debbo dare atto a "Il Post" di essere chiaro ed esplicativo di sovente su vari argomenti, cosa che dovrebbe fare sempre il buon giornalismo ma non fa, sia nei giornali on-line, sia in TV, e persino negli articoli dei giornali cartacei. Cioè entrare nei particolari della notizia spiegando al lettore la faccenda di cui tratta nell'articolo. La gente è bombardata, invece, da un'informazione superficiale, che elude la sostanza dell'argomento trattato, cosicché le persone non vengono informate realmente, non ci capiscono niente e restano con molti punti interrogativi. Questa è pessima informazione.
Dunque in questo articolo c'è già tutto.
Monti, ieri sera, ha dato un'immagine di sé sincera ma sempre prudente e lievemente elusiva. In certi momenti, alle domande anche ovvie della Gruber, è apparso in imbarazzo, sia pure mantenendo il suo "aplomb" molto "english" e poco "italian style". La telecamera ha frugato molto da vicino il suo viso e si è visto un deglutire composto ma segno di imbarazzo.
Di certo non si può non notare qualche contraddizione. Forse perché è umano anche lui...
Egli dice che non rinuncerà certo al seggio di senatore a vita, perché non si candida per il Parlamento.. e, dato che senatore lo è già, neppure per il Senato, ovviamente.
Dunque egli, suo malgrado, perché gli costa, sente il dovere di impegnarsi a fare di nuovo il Capo del Governo ma con un Parlamento che condivida la sua Agenda. Cioè un programma: se non è zuppa è pan bagnato, e lo si può chiamare come si vuole ma questo è. Anche i Partiti hanno sempre presentato i loro Programmi alle elezioni, per poi non rispettarli affatto...
Mi è sembrato abbastanza in buona fede... però, anche accettando quello che in molti avevamo sospettato, e cioè che certe cose non gliele hanno fatte fare i mascalzoni che già sedevano sugli scranni, non lo voterò anche se ben due persone della mia famiglia hanno detto che lo faranno e non capisco perché.
Non capisco perché giacché trattasi di due laureati di oltre 40 anni, l'uno che ha scelto di non fare il Commercialista per scelta obbligata dalle Leggi inique di questo Stato: tre anni di sfruttamento dopo la Laurea senza stipendio, per avere un attestato da un privato professionista che gli avrebbe consentito di dare un Esame di Stato per l'iscrizione all'Albo, non si sa mai con quali esiti. Sono state cambiate queste Leggi e conseguenti regolamenti dal Governo Monti? Non so, ma non mi pare.
Lo stesso laureato che ha dovuto rinunciare ad una strada di umiliante sfruttamento ha dato concorsi pubblici riuscendo bene, ma senza lavoro. Perché? Ma sempre per i cancelli-leggi a protezione di tutto tranne di chi vuole costruirsi un avvenire con le proprie capacità.
Concorso per collaboratore tributario, VII qualifica funzionale. Idoneo. Ma, chiamati i più alti in graduatoria, la stessa viene fatta scadere e, nel caso il Ministero delle Finanze abbia bisogno di questa importante figura professionale data l'alta evasione fiscale, si bandisce un altro concorso con relativa spesa! Perché?
Perché non si va a pescare dalla graduatoria degli idonei del precedente concorso? Si risparmierebbe sulla spesa pubblica: argomento di cui tanto si parla!
La ragione non c'è. Dunque si può legittimamente pensare che fare sempre nuovi concorsi conviene a qualcuno. Qualcuno che può, esercitando un potere in modo illegittimo, piazzare le proprie clientele... E chi se ne frega degli idonei.
Concorso per l'insegnamento nella Scuola Pubblica. Vinto. Il futuro elettore di Monti bis è professore. Ma non può vivere esercitando questo titolo. Perché? Ma perché lo chiamano per delle supplenze che non può accettare, dato che nei periodi in cui le supplenze non ci sono come vive? Se accetta un altro lavoro presso ditte o società private non può licenziarsi per andare ad insegnare per 15 giorni e poi restare di nuovo senza reddito.
Dunque non capisco perché mai voglia votare per Monti che, di sicuro, non sa neppure come funziona quest'anatra zoppa  che è il sistema Italia e non ne ha certo corretto i cancelli, non li ha aperti.
L'altra possibile elettrice era un quadro di una multinazionale che si è dimessa perché oggetto di mobbing. In questo Paese è pressocché impossibile dimostrare il mobbing in sede giudiziaria... Questi ultraquarantenni di cui parlo hanno amici avvocati... e dunque lo sanno bene.
Perché mai vorrà votare per Monti una donna che, pur avendo un'alta professionalità, nel suo Paese non viene riassorbita dal mondo del lavoro, nonostante lo cerchi con determinazione, e rischia che dieci anni di versamenti INPS resteranno nelle casse dell'Ente e non torneranno mai nelle sue? 
Le Leggi di questo Stato sono tutte contro queste due persone (e anche contro molte altre) dunque non capisco perché dicono che vogliono votare per Monti e quelli che lo sostengono.

giovedì 3 gennaio 2013

Antipolitica?


Negli ambulatori del Parlamento 60 camici bianchi a 2 milioni di euro all’anno

Con una nuova delibera datata 18 dicembre, Palazzo Madama punta a rafforzare ulteriormente il presidio di cardiologi e infermieri interni: aperte le selezioni per altri cinque cardiologi e altrettanti tra anestesisti e rianimatori

Aula Senato
La via crucis del ri-candidato si fa più stretta e incerta che mai. Una corsa al cardiopalma, roba da rimanerci secchi. Sarà per questo che il presidente del Senato, Renato Schifani ha deciso di rafforzare il presidio di cardiologi e infermieri presso l’Ambulatorio di Palazzo Madama. Sotto l’albero di Natale, il 18 dicembre, è arrivata una delibera dell’ufficio di presidenza che apre ufficialmente le selezioni per cinque specialisti in cardiologia e cinque in anestesia e rianimazione. Non tirocinanti di primo pelo ma laureati con almeno 105/110 ed esperienza professionale minima di cinque anni per i medici e di quattro per gli infermieri.
Quello del Senato, del resto, è un ambulatorio di tutto rispetto: aperto tutto l’anno, 24 ore su 24, gratuito e a uso esclusivo degli inquilini del palazzo. E lì per legge da ben 27 anni: in origine, spiegano da Palazzo Madama, doveva garantire ai senatori non residenti a Roma l’assistenza sanitaria dei loro colleghi della Capitale, ma col tempo il mini-ambulatorio è diventato maxi. La platea dei pazienti si è infatti allargata a deputati, ex parlamentari, dipendenti del Senato e dei gruppi, mentre il personale conta oggi un medico e quattro infermieri in pianta stabile, più altri 26 camici bianchi retribuiti a prestazione per assicurare i turni h24. E così sono lievitati i anche i costi: nel 2011, ultimo dato disponibile, sono arrivati a 650mila euro. Non è difficile crederlo, visto che per quasi trent’anni il presidio è stato aperto anche quando il palazzo era semideserto e gli inquilini in vacanza, nei week end, perfino a Natale e ad agosto.
Solo qualche mese fa il Consiglio di Presidenza ha deciso di chiuderlo dalle 13 di sabato alle 8 del lunedì, durante i festivi infrasettimanali e nei giorni di ferie con un risparmio di circa 240mila euro. Ma niente panico. Quando l’ambulatorio è chiuso l’assistenza medica è assicurata da una società esterna (Medical Care) a un costo di 20 mila euro l’anno. A Palazzo Madama spiegano che non sono soldi buttati perché nel presidio medico si lavora a pieno regime: in un anno si effettuano 13mila prestazioni, più 700 soccorsi, in maggioranza di tipo cardiologico. Un dato sorprendente se rapportato al numero dei senatori e alla platea dei potenziali marcatori di visita. In un giorno di normale attività parlamentare al Senato, infatti, entrano più o meno 2.500 persone. Forse lavorare in Parlamento è più usurante di quanto si pensi e questo potrebbe spiegare anche quei 7,7 milioni di euro chiesti da senatori (e parenti) per prestazioni sanitarie integrative.
I deputati non sono da meno. I servizi sanitari d’emergenza alla Camera sono assicurati da un ambulatorio con personale medico-infermieristico rinforzato da un servizio distaccato dall’Asl di Roma e da una convenzione diretta con il Policlinico Gemelli. Un presidio che conta su una trentina di camici bianchi tra interni ed esterni che costa 1,4 milioni di euro l’anno. La convenzione per i presidi di palazzo Montecitorio e dei palazzi Marini, in corso dal 2007, conta quattro medici dirigenti e due unità di personale infermieristico che prestano servizio per 36 ore la settimana. Tutti ben retribuiti. Un medico alla Camera costa 60 euro lordi l’ora che diventano 90 dopo le 22, il sabato e nei giorni festivi.
A fine anno il camice bianco a Montecitorio porta a casa 90-100 mila euro. E sono in quattro. Gli infermieri, prendono 44 mila euro l’anno più maggiorazioni e sono in due. Ma vanno poi aggiunti i turnisti esterni e i 435mila euro per la convenzione con il Policlinico. Il conto finale è così salato da spiazzare gli stessi beneficiari del servizio (che in teoria dovrebbero godere di ottima salute, visti i 10 milioni di rimborsi sanitari dello scorso anno). Rita Bernardini (Pd), ad esempio, il 12 ottobre scorso ha chiesto al Collegio dei Questori di optare per uno dei due servizi. Il parere è stato accolto e protocollato ma non si sa se sortirà qualche effetto. L’emergenza sanitaria in Parlamento, a quanto pare, continua.
da Il Fatto Quotidiano del 2 gennaio 2013
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E' appena iniziato il 2013 e ci avviamo verso le elezioni con la legge "porcellum", con le prebende dei parassiti inalterate e noi sempre più poveri.
Chiudono gli ospedali statali ma a "Versailles" (leggi Palazzo Madama e Montecitorio) tutto continua come prima: scorrazzano le auto blù, uomini delle Forze dell'Ordine fanno da scherani ai politici aprendo loro gli sportelli delle auto... Tutto come prima e meglio di prima.
L'unica preoccupazione è se riusciranno a continuare a stare a "Versailles".
L'odio nella gente cresce, il disprezzo per la loro categoria cresce... Ma loro la chiamano "Antipolitica".
Che fate? Antipolitica? Non siete contenti che un Consigliere Regionale guadagni euro 10.000 circa al mese? Fate Antipolitica!
Non siete contenti che i politici con cariche varie possano cumulare tre, quattro pensioni, mentre a voi ne concedono solo due e la seconda ve la decurtano? Fate Antipolitica!

Dovete essere contenti che loro vivono come Luigi XVI e Marie Antoinette! Altrimenti fate Antipolitica!

Io, come voi plebe, ho chiesto una visita per il mio diabete a dicembre 2012 e me l'hanno data per luglio 2013! E' giusto! 
Loro hanno il loro ospedale personale con stipendi d'oro pagati da noi per i loro medici... Chissà con quali criteri selettivi li assumono... Visto come sono pagati i Dirigenti Medici vincitori di Concorso a tempo indeterminato del SSN nei nostri Ospedali Statali in via di smantellamento... sarebbe da farci un pensierino... ma forse si sa già il nome ed il cognome di chi assumono...

Voi che dite, andiamo a votare? Oppure facciamo qualcos'altro?

Quasi un anno per una decisione

Da: Il Messaggero.it

Licenza finita, i marò tornano in India. Ora la decisione della Corte suprema






di Roberto Romagnoli

ROMA Licenza finita. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tornano in India. I due marò, autorizzati a partire dall’Alta Corte del Kerala dietro il pagamento di una cauzione di 820mila euro e una serie di garanzie del nostro governo, erano atterrati a Roma il 22 dicembre. Faranno ritorno a Kochi, nell’albergo che li ospita in condizioni di libertà vigilata, dal 2 giugno. Il 15 gennaio dovranno presentarsi davanti al tribunale di Kollam dove è in sospeso l'inizio del processo di primo grado nei loro confronti, imputati per la morte di due pescatori indiani.

Uno stop dovuto alla necessità di attendere che la Corte Suprema di New Delhi si esprima sulla questione della giurisdizione che deve essere applicata nel loro caso, indiana o italiana. Un parere che l’Italia riteneva potesse arrivare prima delle feste natalizie e che invece è inspiegabilmente slittato. Ieri la Corte Suprema, dopo la pausa per le festività di fine anno, ha riaperto i battenti e ora è ripartita l’attesa dei marò per una decisione che potrebbe rispedirli subito in Italia oppure spalancargli le porte di un processo-incubo. Rinviati a giudizio con quattro capi di imputazione (omicidio, tentato omicidio, associazione per delinquere, danneggiamenti) potrebbero anche essere condannati alla pena di morte. Un’eventualità che il governo italiano, strafiducioso delle proprie richieste, esclude.

LE FAMIGLIE
Le due settimane in famiglia sono trascorse nel più rigoroso riserbo e anche alla vigilia della partenza per l'India i marò non sono venuti meno alle consegne di riservatezza e di sobrietà imposte loro dalla precarietà della vicenda che stanno vivendo prima ancora che dai consigli delle autorità italiane. Per questo hanno preferito non parlare. Ieri però, parlando con l’agenzia Ansa, qualcosa è emerso dal loro circolo familiare.

«La licenza di due settimane - ha detto la moglie di Salvatore Girone, Vania - scade tra due giorni. Loro hanno una parola: rientreranno in India con l'auspicio che, in breve tempo, la loro vicenda possa avere una soluzione positiva. Siamo sempre stati fiduciosi - ha aggiunto - e continuiamo assolutamente a esserlo perché confidiamo che questa brutta storia possa avere al più presto termine». «Partiranno perché sono militari - ha sottolineato il nipote di Latorre, Christian D'Addario -. La speranza è che questa vicenda possa concludersi presto e bene».

Una vicenda cominciata il 15 febbraio scorso davanti alle coste del Kerala, nell’India meridionale. Quella sera Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, assieme ad altri 4 marò, si trovano a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie in servizio di antipirateria. Poco prima del tramonto, questa le versione di Latorre e Girone, viene avvistata in avvicinamento un’imbarcazione che si teme possa essere di pirati.

Nonostante gli avvisi lanciati dalla Lexie, l’imbarcazione non si ferma. Girone e Latorre affermano di aver sparato colpi di avvertimento in aria. Dopo alcune ore dal porto di Kochi giunge la notizia della morte di due pescatori indiani a bordo di un peschereccio. Il presunto incidente avviene in acque internazionali ma stupidamente, o per calcolo commerciale, la Lexie, su invito della autorità portuali, torna a Kochi. Quattro giorni dopo Latorre e Girone vengono prelevati dalla polizia di Kochi.

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L'Italia mantiene la parola. L'Italia ha sopportato rinvii su rinvii inspiegabili.
Basta un'immagine satellitare per vedere dove stava la nave Enrica Lexie.
Le Autorità Italiane hanno avuto un profilo di grande responsabilità ed autocontrollo per salvare i nostri due militari e loro altrettanto.
Sono ottimi militari: obbediscono.
Non capisco il capo di imputazione "associazione per delinquere": militari a difesa della pirateria, dati di scorta ad una nave commerciale che trasporta materiale importante per il nostro Paese, non sono delinquenti associati per compiere azioni criminali... E' l'ennesimo affronto che stiamo sopportando e che fa tremare per la sorte di questi due giovani. 

ACEA ATO2: illegalità protetta dal Potere Politico?

Il comitato acqua pubblica di Velletri ha di certo tanti difetti. Ma ha anche una virtù, la memoria. Oggi leggendo l’ordinanza numero 538 del 28 dicembre scorso firmata dal sindaco Fausto Servadio, abbiamo deciso di ripercorrere la storia recente che ha portato a questa nuova “emergenza”. Annunciata, prevedibile, colpevole e carica di responsabilità, politiche e gestionali.
Sul banco degli imputati è finito il pozzo Le corti, che fornisce una notevole quantità di acqua – non più potabile – nella rete idrica – sempre fatiscente – di Velletri. C’è un primo dato che balza agli occhi: quella fonte non era presente tra gli interventi programmati da Acea nel 2008, un anno e mezzo dopo la concessione alla multinazionale romana. Ed è un fatto decisamente curioso. Occorre, a questo punto, ripercorrere la storia, con le carte alla mano.

Emergenza arsenico. Misteri e responsabilità politiche
Nel novembre del 2006 il comune di Velletri firma il verbale di consegna del sistema idrico integrato ad Acea Ato 2 spa. A pagina sei si legge: “Il Gestore (ovvero Acea) ha redatto il programma per i prelievi e le analisi di laboratorio delle acque prelevate dalle suddette fonti riservandosi di effettuare le analisi sulla rete di distribuzione successivamente alla presa in carico del servizio”.

Arriviamo al 2007, quando il sistema idrico di Velletri è già gestito da Acea Ato 2 spa. Nel piano di rientro presentato nel 2008 – vediamo come più avanti – è allegata una tabella con i risultati dei prelievi effettuati sui vari pozzi gestiti. Il pozzo Le Corti presenta, secondo Acea, questi valori il 22 giugno del 2007: Fluoruri 1,24, Arsenico 6,1 e Vanadio 17,7. Tutto nella norma, nessuno sforamento, nessuna emergenza. Questo accadeva cinque anni fa. I conti, però, non tornano. Nello stesso documento, a pagina 11, sono riportati i risultati dei campionamenti effettuati nei punti di prelievo. In via Le Corti – stessa zona dunque del pozzo in questione – abbiamo avuto tra il 2007 e il 2008 ben cinque sforamenti su sei prelievi riportati, per quanto riguarda il parametro Arsenico. Ma per Acea quel pozzo era perfetto.

Nel maggio del 2008 Acea presenta il primo studio per il rientro dei parametri Fluoruro, Arsenico e Vanadio nella normalità. Come abbiamo già visto il pozzo Le Corti non entra nella lista dei lavori da effettuare. C’è di più. Acea evidenzia come la rete di Velletri sia insufficiente, tanto da far prevedere per il 2015 una mancanza cronica di acqua (fabbisogno di 470,2 litri secondo contro i 350 litri secondo disponibili nel 2008; non disponiamo al momento di dati aggiornati). Di fronte a questo problema – il vero problema – la multinazionale si appella al tempo: “I tempi esigui per il rientro delle emergenze non sono compatibili con la completa risistemazione della rete”. Bisogna fare in fretta, dunque.

La strategia di Acea puntava allora decisamente al risparmio. Per quanto riguarda i pozzi privati con acqua fuori norma, saranno i proprietari “a realizzare e gestire gli impianti di potabilizzazione”. Dovranno essere loro, in altre parole, a spendere per investire e il piano di rientro presentato all’epoca teneva conto di questo impegno. E infatti quel piano su un buco nell’acqua: secondo Acea tutto doveva essere risolto entro il 31 dicembre 2010. Così non è stato.

Arriviamo al dicembre di due anni fa, quando i comitati dell’acqua scoprono il documento della Commissione europea che negava l’ultima deroga sull’arsenico, rendendolo pubblico. Scoppia il panico. Il 28 gennaio 2011 al comune di Velletri si tiene una riunione con tutti i soggetti coinvolti. Questa volta è chiaro a tutti che il pozzo Le Corti aveva notevoli problemi (nati quando? Visto che nel 2007 tutto era nella norma, secondo Acea), con una concentrazione di arsenico di 20,4 microgammi litro (dato del 24 gennaio 2011). Di nuovo arriva la promessa del gestore: : “Acea Ato 2 attuerà ogni possibile azione per realizzare tali impianti (superamento emergenza per pozzi Marmi e Le Corti, nda) prima dell’inizio del periodo estivo”. Ovvero prima dell’estate del 2011. Ovvero tutto doveva essere risolto un anno e mezzo fa.

Arriviamo all’epilogo, o almeno all’ultima puntata della saga. Il 13 novembre del 2012 Acea pubblica un report sui piani di rientro. Sono passati quattro lunghissimi anni dal primo studio del maggio 2008… Scrive Acea: “A causa dell’impossibilità di portare a compimento 2 interventi, tra quelli pianificati, entro la scadenza delle deroghe, una limitata porzione della popolazione dei comuni di Velletri e Lanuvio, dal 1° gennaio 2013 avrà acqua non conforme ai limiti previsti dal Dlgs 31/2001”. Ovvero non potabile. Leggendo l’ordinanza del sindaco appare chiaro quale parte della città è in emergenza: le vie fornite dal pozzo Le Corti.

Non sappiamo se in questa storia vi siano responsabilità amministrative o di altro genere. Non è nostro compito giudicare questi aspetti. Di certo ricordiamo bene le tante promesse di investimenti arrivate da Acea, non ultimo durante l’ultima conferenza dei Sindaci, quando si doveva discutere del profitto abrogato dai referendum (la remunerazione del capitale investito). Quella percentuale prevista dalla legge del 7% sugli investimenti realizzati alla fine è rimasta di fatto inalterata, beffando il voto di milioni di italiani. Di certo c’è una responsabilità dell’intera classe politica, che poco o nulla ha fatto per bloccare lo strapotere della multinazionale, che, mentre eroga acqua non potabile per una parte della popolazione di Velletri, chiude i rubinetti alle famiglie in difficoltà, che non riescono a pagare tutte le bollette. Il comitato acqua pubblica chiede ancora una volta che la gestione del sistema idrico torni nelle mani della collettività, mandando a casa un’azienda che non è riuscita a garantire la qualità minima del servizio.

Comitato Acqua Pubblica Velletri

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ricevo e pubblico con amara indignazione questo documento.
Dunque ACEA ATO2 lucra e non reinveste.
Le conseguenze visibili le ho più volte documentate su questo blog: perdite continue nelle strade per tubature rotte, interventi per ripararle dopo giorni o settimane, fatturazioni gravate da IVA per servizi non resi, fornitura di acqua non potabile....
Tutto questo in un Paese che si dice industrializzato?! Un Paese che è Europeo? Siamo sicuri che non sta scendendo sempre più verso i sistemi africani? 
La classe politica consente tutto questo. Siamo NELLA TOTALE  ILLEGALITA'!
La democrazia è morta, ed anche questo l'ho già scritto. 
Cosa andremo a votare fra poco? Gente che pensa solo a come conquistare di nuovo la poltrona per sé e per le proprie congreghe! 
Gente che si mette sotto i piedi i Referendum.
Gente che se ne strafotte della salute pubblica.
ACEA non è un privato, a parte le azioni che ha Caltagirone naturalmente (parente di Pierferdinando Casini), e si comporta così... Ma non dimenticate che nei C.d.A. dei vari ATO ci sono gli uomini dei partiti. L'ho scritto, lo ripeto: l'ho constatato in prima persona militando dentro uno dei partiti che "si dice" più pulito degli altri!