mercoledì 6 aprile 2016

Petrolio

Oggi nella trasmissione di RAI 3 "Agorà" sono riusciti a fare informazione.
Non sempre ci riescono: spesso passano superficialmente da un commento all'altro dando i fatti su cui si discetta in modo fuorviante, elusivo e di parte.
Oggi, anche grazie al governatore della Puglia Emiliano, che a me non piace molto ma, siccome la penso come Voltaire, sono sempre pronta a riconoscere le cose giuste da qualsiasi bocca escano, ho capito un poco meglio come stanno le cose riguardo la legge sulle piattaforme petrolifere in mare in Italia, che vogliono abrogare con il referendum del 17 aprile 2016.

Da: INTERNAZIONALE S.p.a.

Cosa chiede il quesito referendario?

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Quali effetti può avere il sì al referendum?

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.
Nella scheda sarà scritto:
“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”

Da: LeggiOggi.it articolo di Giacomo Sacchetti
L’oggetto del referendum del 17 aprile sono solo le trivellazioni che effettuate entro le 12 miglia marine (che corrispondono a circa venti chilometri). 
Queste vengono effettuate da compagnie estrattive diverse, sulla base di una concessione che dura inizialmente 30 anni, poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. In totale: 40 anni. Più altri cinque possibili.
Cosa succede dopo i 40/45 anni? Secondo la normativa vigente oggi, scaduta la concessione, finisce la trivellazione.
Il provvedimento del governo Renzi, cioè la norma inserita nella legge di stabilità, dice che anche quando il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce.
I referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza “naturale” delle concessioni.
Il quesito del referendum del 17 aprile oltre a non riguardare le trivellazioni oltre le 12 miglia, non riguarda neanche possibili nuove trivellazioni entro le 12 miglia che rimangono vietate per legge. Si decide il destino di 21 trivellazioni già esistenti e in funzione nel nostro mare, entro le 12 miglia. Il decreto legislativo 152 prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia, per cui il referendum agisce solo su quelle già in essere.

Emiliano stamane ha detto qualcosa che fino ad ora non avevo sentito, e cioè che la norma inserita nella legge di stabilità, dando libertà alle Società titolari della concessione di continuare l'estrazione fino ad esaurimento del giacimento, concede loro la decisione di quando i pozzi possano essere chiusi e, dato che la chiusura è una fase delicatissima per il rischio ambientale e comporta considerevoli costi, non è accettabile lasciare questa discrezionalità nelle mani delle Società petrolifere interessate. 
A questo punto l'ardua sentenza a chi andrà a votare, perché io non ci andrò.
Mi sembra una questione importante ma che lascia comunque fuori molte piattaforme petrolifere: dunque a che serve? Non certo ad evitare altri paventati eventuali disastri ambientali.
C'è già una legge che vieta l'impianto di altre piattaforme entro le 12 miglia... Dunque?
Quanto alla polemica sul fatto che questo referendum si poteva accorpare alle elezioni amministrative e così invece spendiamo di più, ho esaminato la legge che NON CONSENTE che si possa votare per un referendum insieme alle amministrative:
è l’applicazione dell’attuale legge che concerne la questione elezioni, il Decreto Legge n. 98 del 6 Luglio 2011, articolo 7
Per accorpare, dunque, bisognava cambiare l'attuale Legge che regola le elezioni.
E' legittimo fare un decreto legge ad hoc per ogni questione sollevata da qualcuno? Io credo di no, e non mi meraviglio che il faccia tosta Antonio Di Pietro, invitato a dire la sua nella trasmissione da Gerardo Greco, abbia urlacchiato che "si poteva accorpare per far risparmiare gli italiani"! Come al solito contando sulle battute ad effetto e sul fatto che non tutti sanno che la legge ATTUALE NON lo CONSENTE. Ma lui lo DOVREBBE SAPERE però... non è egli un uomo di legge?
Infine, trovo allucinante che, dovendo importare petrolio, secondo certi ambientalisti (ricordo che io sono ambientalista) noi non si debba sfruttare quel poco che abbiamo nel nostro territorio; ma trovo stupefacente che non lo sfrutti solo l'ENI, che ha piattaforme in acque libiche ed egiziane con costi  che, le recenti vicende dei tecnici italiani e la triste storia di Giulio Regeni, comportano morte e il doversi barcamenare in rapporti diplomatici con Paesi che praticano la tortura. 


lunedì 4 aprile 2016

Attacco a Renzi

Da: Il Tempo 12 marzo 2016

D’Alema attacca Renzi "Arrogante e fazioso"

Mentre i rapporti tra la maggioranza renziana e la sinistra Pd restano tesissimi dopo il caos primarie e i presunti brogli ai danni di Bassolino a Napoli, è Massimo D’Alema a reputare «gravissima» la situazione in cui versa il proprio partito e ad attaccare frontalmente il principale responsabile, il premier e segretario Matteo Renzi, definito «arrogante e fazioso».
Il Lìder Massimo è preoccupatissimo per la piega che sta prendendo la dialettica tra Renzi e l’opposizione interna, tanto che non esclude affatto che il malessere della sinistra Dem si trasformi «in un altro partito».
Nello stesso giorno la minoranza Pd si riunisce a Perugia per lanciare l’attacco al vertice del partito, ma nessuno parla di scissione, anzi, Bersani ironizza: «Se Renzi se ne vuole andare...».

Da: Il Messaggero 4 aprile 2016

Pd, Cuperlo contro Renzi: non sei all'altezza e sei un capo arrogante

«Matteo, io non penso che tu sia una persona onesta, io penso che tu sia una persona profondamente onesta e appassionata della politica ma io penso anche che tu non ti stia mostrando all'altezza del ruolo che ricopri, non stai mostrando in questi passaggi delicati della vita del Paese e della sinistra la statura di un leader e a volte coltivi l'arroganza dei capi». Lo ha detto Gianni Cuperlo, della minoranza dem, intervenenedo alla direzione del Pd dopo il segretario Matteo Renzi.

«Tu non stai facendo il segretario e stai spingendo diversi ad andarsene via» magari «in cambio avrai applausi da destra, ma rischiamo di perdere pezzi della sinistra. Io sento il peso di stare in un partito che non ha molto delle ragioni che me lo hanno fatto scegliere e ora magari tu mi risponderai con un faticoso e meditato "ciao"», ha continuato Cuperlo rivolto a Renzi.

«Qui non c'è nessuno che ha più titoli di altri a chieder lealtà. Noi siamo impegnati a far vincere i nostri candidati alle amministrative e sono anche pronto a una moratoria sul confronto tra noi ma nella chiarezza sento il dovere di dirti quello che penso», ha aggiunto l'esponente della minoranza dem.

«La vicenda Tempa Rossa non si può chiudere nella sintesi "ho deciso io". Non è importante solo chi ma anche come si decide. C'è un emendamento stoppato e poi inserito di notte perché lo decide il premier? La questione non è una telefonata o l'inadeguatezza di un ministro ma il processo e il luogo della decisioni», ha rilevato poi Cuperlo.

«Ancora l'altroieri hai usato la riforma costituzionale come non si deve mai fare. Hai detto che le opposizioni verranno spazzate via e chi dovrebbe rimanere dopo che hai spazzato via chi non la pensa come te? Quello non è il tuo referendum ma l'occasione di superare il bicameralismo e più lo personalizzi e lo carichi di significati impropri più alimenti le ragioni di dissenso anche nel tuo campo e nel tuo partito», ha sottolineato ancora Cuperlo.
Eppure è grazie a Matteo Renzi che mio marito ed io, pur non essendo del PD, siamo usciti di casa per ben due volte per andare nei seggi dove si votava il candidato del PD prima, il segretario poi, pagando gli euro dovuti e l'abbiamo votato. Mio marito, poi, ha dato anche il suo voto al PD. Io no, l'ho dato ai 5Stelle. Infine l'anno passato ho dato per la prima volta il contributo per un partito sul 730, in vista della totale abolizione del finanziamento pubblico: e l'ho dato per il PD. Significherà qualcosa questo? E non siamo i soli, naturalmente.
Arroganza? Ma chi è stato ed è più arrogante di Massimo D'Alema? Vogliamo rifare la sua storia? Come divenne Presidente del Consiglio?  Come condannò il suo agire Romano Prodi? Ricordo il termine: "spietatezza".
Cuperlo è senza memoria? D'Alema è senza ritegno e se l'avesse dovrebbe solo stare zitto: basta pensare solo a come ha gestito la faccenda del Cermis! Ma su lui tutti zitti e tutti nel partito a leccargli il culo.
Funzionarietti di partito che recitano il nobile ruolo di "uomini di sinistra" che non si sa più cosa vuol dire e non lo sanno più neppure loro...
Uno degli ultimi VERI uomini di sinistra è stato Pietro Ingrao, e lo era in modo così concreto che lo percepivi nello stile di vita dei suoi familiari, due dei quali ho avuto modo di frequentare: niente barche e scarpe da un milione di euro per capirci...

Parenti... serpenti..

Silvio (più giovane) e Gabriele Muccino: veri fratelli, nati dalla stessa coppia di genitori.
Vale la pena di specificarlo vista la confusione ingenerata da un giornalismo elusivo e fuorviante che NON chiama più le cose con il giusto nome: fratellastro o sorellastra, quando si ha in comune un solo genitore, vengono  chiamati da questa specie di giornalismo "fratello" o "sorella". Oppure moglie o marito quando il vincolo matrimoniale non esiste in nessun documento ufficiale.

Silvio Muccino accusa il fratello Gabriele: «Picchiava la moglie, per lui ho mentito al giudice»

Non voglio qui riportare il bell'articolo di
"Il Messaggero", che scrive un riassunto delle ormai annose vicende fra questi due fratelli, di cui pubblico solo il titolo e la foto di Silvio e Gabriele Muccino.
Chiunque può leggerlo sul sito del giornale che l'ha pubblicato e può leggere anche altro su questa vicenda dolorosa, come sempre sono i conflitti fra persone legate da rapporti di parentela, su altri giornali. Il fatto che si tratti di personaggi esposti per la loro professione rende il tutto ancora più difficile, perché ci si trova costretti a darne conto agli altri. Così ho letto in passato che i problemi dei Muccino nascono da lontano, come spesso accade, nelle radici familiari... Non dico altro su questa vicenda, ma ne prendo spunto per una mia idea che mi gira in testa da tempo: scrivere dei racconti a tema "Parentopoli", come ho raccolto racconti sotto il tema "Pidocchiopoli"... E' una materia ridondante di fatti, di possibilità di approfondimento psicologico e di tanto altro.

Favole di Pasqua "La casa delle rondini"

Favole di Pasqua


La casa delle rondini

Scendendo per la scala esterna che portava al piano seminterrato, Maria vide davanti a sé, nel sottosolaio del lastricato solare che circondava tutta la villa, una macchia scura in alto a destra, all'angolo con la porta del sottoscala che fungeva da magazzino attrezzi. Quel solaio faceva da soffitto al pianerottolo in fondo alla scala dove, a sinistra, si apriva la porta interna del garage e degli altri vani del seminterrato, e a destra, appunto, il deposito attrezzi da giardino ed altro.

Dalla macchia scura, a forma di cono, spuntò un capino semovente... poi un secondo!
"Enrico!" Chiamò risalendo la scala: "Le rondini hanno fatto il nido anche da noi!"
Il marito scese cauto a vedere. Ma certo le rondini dovevano essere avvezze al loro passaggio per accedere al seminterrato e avevano eletto ugualmente quel luogo per costruire la loro casa.

La grande scala che scendeva su un primo pianerottolo, costituendo il tetto del magazzino sottoscala, si divideva poi in due scale gemelle, una a destra ed una a sinistra, ciascuna per una abitazione. La figlia di Maria si affacciò dalla sua parte di casa e disse: "Da me hanno fatto il nido anche l'anno scorso e l'hanno lasciato per ritornarci questa primavera."
Maria scese la scala che portava al piano garage di sua figlia e vide subito il nido di rondine: era anch'esso in alto a destra e, data la speculare simmetria delle due abitazioni, all'angolo con il portoncino del garage.
"Certo che sporcano..." Commentò la madre, vedendo tanti piccoli schizzi di fango sulla parete del piccolo atrio e i rifiuti di escrementi caduti dal nido sul pavimento.
"Che importa, - fece saggiamente la figlia - sono belle, fanno parte della Natura!"
"Hai ragione." Convenne sua madre.

Le rondini uscivano dal nido planando rapide verso l'alto per superare il muro che circondava le scale. Il loro volo leggero, saettando, dava una lievezza al cuore e la convivenza con l'uomo era assolutamente gradevole  per entrambe le due specie.
"Hai visto mamma? Le uova si sono schiuse e sono nati i piccoli!"
Maria non se ne era accorta. A volte, scendendo, capitava che guardasse su, verso la casa delle rondini, ma era successo che anche la rondine, un po' sollevata perché in cova, la guardasse e lei temeva di essere indiscreta, che quella sdegnasse il nido per la sua presenza e lo abbandonasse.
"Non mi sembra che nel mio ci siano nati.. Ora vado a vedere!"
"Ci sono! Stefania, ci sono! Vedo tre testoline da qui!"
"Da me sono quattro. Forse uno non lo vedi perché sta più sotto."
Ma quando la madre arrivò con il cibo e i pulcini si agitarono, allungando il collo e spalancando i becchi desiderosi di cibo, spuntò anche la testolina del quarto.
"Mi sembra un poco più piccolo e malandato degli altri, - disse a sua figlia qualche giorno dopo - e gli altri gli stanno sopra perché il nido è stretto. Mi chiedo come facciano a starci in sei! Uno sull'altro!"
"C'è sempre uno che soccombe perché non arriva al cibo come gli altri.." Disse saggiamente sua figlia.

Arrivò il momento delle prove di volo per i nuovi nati.
Maria scendendo trovò il più piccolo sul pianerottolo, che agitava debolmente il suo corpicino inerme.
"Sei caduto dal nido! Poverino che alucce strapazzate... Sembri quasi morto! - Gli disse tenendolo cautamente nel palmo della mano. Pensò per un attimo al suo nutrimento ma, ricordi antichi di passeri caduti e morti dopo inutili tentativi di far mangiare loro briciole di pane e insetti, decise di rimetterlo nel suo habitat naturale.
Prese la scala e, con molta cautela, lo depose in mezzo ai suoi fratelli, decisamente più grossi di lui.
Qualche giorno dopo lo ritrovò in terra. Era un poco cresciuto e le alucce meno implumi.. 
"Eh ma allora sei cretino! Fatti valere! Quelli si prendono tutto lo spazio ora che sono cresciuti e tu ti fai più di due metri di caduta ogni volta! Così prima o poi ci rimani!" Lo raccolse, sempre con la stessa dolcezza, e lo rimise nel nido. "Speriamo che tua madre ti aiuti! Va bene la selezione naturale... però.."
"Non tutti arrivano a compimento." Commentò realisticamente Stefania. 

Ma grande fu la soddisfazione di Maria quando constatò che il nido ora era vuoto: tutti i rondinotti erano volati via, anche il più debole aveva spiccato il volo e né in terra, né nel nido giacevano cadaverini! 

Poi partirono tutte le rondini. 
"Torneranno l'anno prossimo". Dissero Maria e Stefania.
Stefania lasciò il nido accanto al portoncino del suo garage, senza curarsi degli schizzi di fango sul muro, risultato dei tentativi di costruzione delle rondinelle che, per quanto abili in modo stupefacente, non sempre il fango o il filo d'erba secca che portavano nel becco andava a segno.
Quanti voli rapidi senza stancarsi mai per costruirlo!
Ma Maria era come la Marta del Vangelo: sempre in faccende e sempre a pulire.
"Non posso lasciare questo sporco fino all'anno prossimo!" Disse. E prese a pulire. Ma se le cacchine sul pianerottolo sotto il nido si tolsero facilmente, non fu la stessa cosa per il muro. Voleva lasciare un poco del nido togliendo solo un po' di guano... Ma quello venne in gran parte via. "Lo ricostruiranno." Si disse. "Ormai sono partite."
"Guarda che la sera da me tornano a dormirci almeno due rondini." La informò sua figlia Stefania.
Infatti verso sera, scendendo nel garage, Maria si trovò di fronte una grossa rondine che, appollaiata su quel che restava del suo disfatto nido la guardò fissa, senza volarsene via. A Maria  sembrò di leggere in quello sguardo una sorpresa, come a dirle "Cosa hai fatto del mio nido? Perché? Dopo la fatica che ho fatto per realizzarlo: sai quanti voli ci vogliono portando goccia a goccia frammenti di fango e filo a filo d'erba?"
Dopo quel lungo, interrogativo sguardo, la rondine volò via.
"Vedrai, non tornerà l'anno prossimo." Le disse sua figlia.
Allora Enrico, il padre, salì sulla scala e mise sotto il residuo del nido due tavolette, una in verticale ed una in orizzontale, incollandole con una potentissima colla.
"Vedrai che ora quel che resta del nido potrà accoglierle: gli facilitiamo le cose."
Maria non ci sperava, ma tornarono in primavera e rifecero il nido poggiandolo su quelle due tavolette.
Erano felici del buon risultato ma un giorno, scendendo nel piano seminterrato, Maria si arrestò inorridita: un piccolo uovo giaceva rotto sul pianerottolo, con tutto il suo contenuto giallo fuori ed un altro era poco discosto ancora intero.. Guardò in alto e vide che la tavoletta messa da suo marito, a sostegno del nido, aveva ceduto, rovesciando a terra tutto il suo contenuto di vita futura.
"Ora davvero non verranno più!" Disse desolata. "Hanno perso la loro covata!"
Enrico decise che avrebbe rimesso le tavolette a posto per l'anno prossimo, ma con gli stop!!
Si mise al lavoro e ora le tavole erano salde, con sopra un residuo di paglia dello sfortunato nido tradito dalla colla!
"Non verranno più! Non si fideranno più!" Disse Maria senza più speranza di rivedere la vita in quell'angolo del piccolo solaio.

Invece quest'anno eccole ancora! Ottimiste ed indomite! Hanno ricostruito il nido sopra le due tavolette a forma di L, aggiustando la paglia che era rimasta con un consolidamento di fango fatto a regola d'arte! 
Maria ha guardato con preoccupazione i tre stop con cui Enrico ha fissato le tavolette al muro: "Reggeranno?" Si è chiesta. Poi ha visto che sono ben messi e si è rassicurata. 

sabato 2 aprile 2016

Cronache di pazzie quotidiane - Senza ritegno

Senza ritegno

"'Sta puttana, zozza, schifosa! Tutti 'sti soldi buttati pe' 'sta siepe e mo' l'avemo dovuta tajà!" 
La voce chioccia e volgare della insana donna giunse nel giardino dei confinanti mentre stavano tranquillamente cenando all'aperto con i figli. Il marito dell'insana, altrettanto volgare, era però alienato in modo diverso: il suo carattere pauroso lo teneva a freno. Il figlio, pavido come il padre, le disse brevi frasi per contenerla, imitato dal padre che temeva l'incontinenza della donna.
La vicina, che la conosceva bene e proprio per questo la evitava come la peste, guardò allarmata i commensali temendo che avessero udito l'attacco insultante della spostata e, dunque, potessero reagire innescando una lite che lei proprio sdegnava, non volendo avere nulla da spartire con quella donna che, oltre l'evidente alienazione, nella sua vita comportamentale agiva proprio in modo da meritare a pieno titolo quegli aggettivi qualificativi che ora pronunciava contro di lei.  

"Ci vuole proprio una faccia come la sua per dare della "zozza schifosa, nonché puttana a me!"  Pensò Anna, senza dire niente agli altri che, per fortuna, avevano ignorato lo squallido gruppetto al di là della siepe, perché stavano parlando e scherzando fra loro mentre mangiavano.

Da anni Anna e famiglia spazzavano le foglie che la siepe dell'insana rilasciava sul loro impiantito: uno spazio davanti alla cucina vivibile e godibile dove avevano anche un piccolo barbecue, un tavolo ed un ombrellone. Un muro di cinta separava le due proprietà ed era totalmente costruito all'interno del terreno della famiglia di Anna, essendo la parte esterna sul filo del confine. La spesa di tale costruzione era stata totalmente a carico della famiglia che subiva la sporcizia della siepe. Inoltre Anna avrebbe voluto mettere dei vasi ed altri oggetti di abbellimento sulla sommità del suo muro, ma non poteva farlo per l'invasione della siepe della scadente coppia, che l'aveva piantata senza prevedere la sua inevitabile crescita.
Dapprima avevano sopportato, per evitare di avere a che fare con la donna palesemente instabile e violenta, sapendo che lo sciocco marito non poteva prendere alcuna decisione se la moglie non lo permetteva. Ma alla fine le piante erano così cresciute da sbordare dentro la proprietà dei pazienti vicini di almeno mezzo metro.
La donna che aiutava Anna ogni tanto nella cura della casa glielo disse: "Ma signora Anna, a me non importa niente, dove pulisco pulisco... Ma lei mi paga per pulire lo sporco di questi... Che spazzi lei o spazzi io non fa differenza: lei perde il suo tempo e i suoi soldi! Ma glielo dica! A parte che dovrebbero accorgersene da soli che la loro siepe invade la vostra casa..."
Anna sospirò: "Cara Beatrice, lei ha ragione... Debbo fare qualcosa.. Ma parlare con questi non è possibile! Conosce la situazione.. Lei è una pazza vera, non per modo di dire.. Lui è un minorato che vive come un burattino di cui lei fa quello che vuole."
"Gli faccia scrivere dall'avvocato allora!"
"Non ne vale la pena Beatrice. Non valgono i soldi dell'avvocato. Ci penso io."

Anna, pur non essendo laureata in legge, aveva una buona cultura generale che le consentiva, fino ad un certo segno, di sbrigare le noiose faccende burocratiche e legali da sé. Prese il Codice Civile, che aveva comperato molto tempo prima insieme al Codice Penale per mera consultazione e, trovati gli articoli che le servivano, stilò una lettera in cui richiamava i due sconsiderati ai loro doveri civili, invitandoli a provvedere senza costringerla a ricorrere veramente ad un avvocato.

Ad Anna costò solo il prezzo di una raccomandata, per rendere la cosa più legale possibile.
A casa dell'insana fu come un fulmine a ciel sereno. La squilibrata andò subito su di giri e il pavido consorte faticò non poco per rabbonirla aiutato dal figlio che, guarda il caso, era laureato proprio in Giurisprudenza. La calmò solo la parola del figlio che a lei, ignorante perché di bassa scolarizzazione, appariva di grandissima competenza.
"La dovete tajà. Nun ce so' santi!" Le disse il figlio con il tono più deciso che riuscì a trovare.
"Ma nella lettera c'è scritto che non vogliono che la togliamo del tutto..." Provò a dire il padre a cui, proprio perché era un uomo terra terra, non mancava un concreto senso pratico ed utilitaristico.
"Fate come ve pare, ma 'e piante non ponno sporcaje 'a casa!" Concluse il figlio con aria competente. 
A questo punto la donna nevrastenica si rimise al marito, che si teneva proprio perché aveva bisogno di un uomo che la sollevasse da incombenze che lei non sapeva affrontare.
L'uomo si fece aiutare in parte da un giardiniere e in parte lo fece lui e rasò la parte delle piante che davano verso il confine, tagliandone rami e ricacci in modo da creare uno spazio fra il muro dei confinanti e le sue piante, che non ne rimasero affatto danneggiate, nonostante l'accusa e gli insulti della proprietaria. Da allora la siepe non fece che rilasciare qualche foglia ogni tanto nell'impiantito dei vicini e Anna poté finalmente usufruire del suo muro.

Ma voi pensate che gente così abbia avuto coscienza di essere in torto?
Naturalmente no. Il sottomesso marito, come tutti i miseri, cercava di rifarsi delle frustrazioni che accettava dalla moglie parlando da ardito, con altri confinanti, sulla pretesa di quelli che gli avevano imposto di rasare la siepe: "Nun posso nemmeno potare la siepe che si lamentano. Sono matti." Il confinante con cui parlava era un rozzo operaio che, da una baracca tirata su con quattro tufi, aveva ricavato quella che lui riteneva essere una villa: totalmente abusiva. 
"Beh, certo, - disse quello - se sa che, se uno pota, quarche ramo po' cascà pure dall'artra parte! E che sarà mai!"
Con altri si fece ancora più ardito: "Se me stufo tiro su un muro pure io accosto al loro!"
Chi l'ascoltava non doveva essere di migliore intelletto perché rise stoltamente e commentò: "Così quella matta - intendendo Anna - ce va a sbatte con la macchina!"
Lo stolto parlava senza conoscere Anna e senza sapere che la famiglia di Anna non accedeva con le proprie auto su quel lato della propria casa.
Ma l'insana coppia non si dette la pena di spiegarglielo, paga del fatto che, comunque, quello aveva dato loro ragione.

venerdì 1 aprile 2016

Italia: poco se mi valuto, tanto se mi confronto

Di mali l'Italia ne ha tanti e quello che auspico personalmente è che tutti noi si porti la nostra briciolina per migliorare le cose.
Non accetto il disfattismo, che non porta mai nulla di buono ma che è una comoda scusa per non fare nulla, alcun tentativo per combattere le storture del sistema.
In questo momento storico, che per noi che lo viviamo è cronaca quotidiana, ci stiamo accorgendo che forse questa nostra Italietta ce la dobbiamo tenere stretta e la dobbiamo difendere da egoismi europei, sopraffazioni estere, e... dagli italiani che pensano a senso unico.
Chi sono gli italiani che pensano a senso unico? Ma coloro che sposano una teoria e la portano avanti e la difendono contro ogni logica, possibile riflessione e conseguente accettazione almeno di parte dei pareri contrari.
E' legittimo pensare liberamente: è il sale della democrazia. Ma non tenere conto di altri aspetti oltre le proprie convinzioni è stupida partigianeria.
Argomento: energia.
L'Italia ha scarse fonti energetiche: petrolio poco e niente, e deve importarlo con grande spesa sulla voce del Bilancio dello Stato chiamata Importazione. Gas, poco, idem per la voce Importazione. Energia nucleare: i governi hanno applicato il referendum anche oltre l'esatta scelta dei tre quesiti referendari... La importiamo dalla Francia che ha le centrali anche al confine con l'Italia la quale, dunque, in caso di incidenti si becca le radiazioni esattamente come se la centrale fosse in territorio italiano. 
Queste non sono mie opinioni: sono esatta informazione.
Dunque si ha come conseguenza che in Italia il costo energetico è altissimo, mentre Paesi come l'Arabia Saudita, per esempio, con le materie prime per produrre energia si fanno ricche.
Ma in Italia c'è una corrente di opinioni, che si dicono ambientaliste, che non vogliono nulla: né l'energia nucleare, né le perforazioni per produrre almeno un poco di gas e petrolio nostrani per alleggerire la bilancia dei pagamenti, ma nemmeno le pale eoliche, che pure fanno parte di quei sistemi di produzione dell'energia cosiddetti ambientali..

La domanda che mi viene da porre a costoro è: vogliono tornare alle candele e al caminetto?
Non è una domanda peregrina e meramente provocatoria: è una domanda concreta.
Se costoro ragionano a senso unico, cioè solo considerando i fastidi che la produzione di energia comporta, debbono scegliere COME vogliono illuminarsi, riscaldarsi, far muovere le loro automobili, e debbono scegliere di NON prendere più aerei, treni, traghetti e di non protestare se ad esempio l'ALCOA ha smesso di produrre Alluminio, giacché il processo elettrolitico necessario abbisogna di molta energia, rendendo tale produzione non competitiva proprio per i costi di produzione eccessivi.  Ci vuole coerenza nelle proprie affermazioni e scelte, altrimenti si ragiona come bambini che, per inesperienza, affermano di volere anche cose impossibili.
E' stupefacente come tanta gente si agiti senza preoccuparsi delle conseguenze delle proprie asserzioni, dimostrando di non curarsi di proporre alternative fattibili a ciò che vogliono abolire.
Allora si è bambini, ma bambini sciocchi, che si lamentano per i poveri sardi senza lavoro per la chiusura di ALCOA e non sanno neppure documentarsi sulle vere cause di quella chiusura.
Ho chiesto ad un Fisico se una fabbrica come ALCOA possa essere mandata avanti con l'energia eolica, visto che in Sardegna certo non manca il vento: mi ha risposto di sì, con una grande centrale eolica e magari coadiuvata da una centrale ad energia solare e un geotermico...
Ma allora perché i governi, prima di mandare a spasso tanti padri di famiglia, non hanno provveduto?
A questo lo scienziato non mi ha saputo rispondere, giacché sono scelte di politica economica...
Ma poi penso a quegli italiani che non vogliono NEPPURE la pale eoliche...
Ecco questi sono gli italiani nemici del proprio Paese. E lo dice una che è ambientalista convinta, ma non in modo stupido ed ottuso.
Poi ci sono quelli esperti "nello sputo in alto": che gli ricade in faccia però!
Quelli  che vantano sempre gli altri Paesi a discapito del nostro, senza conoscere fino in fondo i mali di certi Paesi.
Ora lo stiamo drammaticamente vedendo: la roboante intenzione di Hollande, dopo la strage del Bataclan, sulla "possibilità di togliere la nazionalità francese a chi abbia un doppio passaporto e sia stato condannato in via definitiva per crimini terroristici", si è fermata di fronte alle polemiche interne. Fosse accaduto da noi avrebbero tacciato il Governo di irresolutezza!
Il Belgio ha dimostrato di non saper difendere affatto i propri cittadini: la capitale è stata paralizzata da pochi assassini belgi di etnia araba.
La Norvegia tiene uno sterminatore nazista in un grazioso appartamentino, che chiama prigione, per soli 20 anni, e si fa anche prendere in giro da uno che ha ucciso circa 75 giovani e osa far causa allo Stato Norvegese "perché è trattato male"! Mi ha fatto impressione vedere la scena in tribunale dove dei poliziotti gli hanno compitamente stretto la mano per il saluto formale: mani lorde di sangue innocente!
Ecco, l'Italia non è giunta a questi abissi di tragico ridicolo. 
Uscendo dall'Europa: ci hanno ammazzato barbaramente due tecnici che erano andati in Libia solo per lavorare nello stabilimento che l'ENI ha lì. A proposito, mi sono chiesta perché l'ENI è in quei tristi luoghi e in Egitto ma in Basilicata c'è la TOTAL...
Certo in quei luoghi, così pericolosi per noi, c'è tanto petrolio, e ritorniamo al fabbisogno energetico dell'Italia... Ma proprio perché ne abbiamo poco non capisco perché il nostro giacimento non lo sfrutta l'ENI invece della TOTAL...

Tabella: Concessioni di coltivazione di olio greggio in Basilicata
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Dunque penso che dovremmo volerci più bene come Paese, combattere la corruzione senza arrenderci mai, e renderci conto che altrove non c'è l'Eden né l'Eldorado.
L'Egitto ha mostrato la sua faccia feroce nel caso imprevedibile e inaccettabile della tortura medievale ad un giovane dottorando italiano, Giulio Regeni, un martirio che sicuramente viene comminato anche ai giovani egiziani che cercano un po' di quella "primavera araba" in cui avevano sperato in tanti. Stretti fra pazzi assassini infoiati di aliene motivazioni religiose, quelli del Daesh o Isis o Is, e tiranni che impoveriscono e soffocano il popolo, tanti giovani egiziani normali vengono imprigionati ed eliminati.
Infine l'India che, qualora fosse vero, ma mai provato in un processo sempre rinviato con scuse varie, che i due pescatori indiani siano morti per errore di identificazione da parte dei fucilieri italiani, si potrebbe parlare tutt'al più di "omicidio colposo", non essendoci certo l'intenzione di uccidere pacifici pescatori, trattiene da 4 lunghi anni un militare italiano in ostaggio!
L'Italia deve destreggiarsi in mezzo a tutto questo. E non dimentichiamo che quei militari erano sulla petroliera sempre per lo stesso motivo: approvvigionamento energetico! Quanto paghiamo questa nostra dipendenza! Erano lì per difendere il carico dall'assalto dei pirati che arrivavano dalla Somalia!
Questo quadro d'insieme sulla posizione italiana rispetto agli altri Paesi non va dimenticato quando si prendono delle posizioni.
L'Europa egoista, che ci ha lasciati soli per tanto tempo mentre gli africani assaltavano le nostre coste, vedendo nelle televisioni e sui loro cellulari che qui diamo quello che nei loro Paesi i loro governanti non danno, ora, sotto la spinta dei veri profughi di guerra siriani, mostra il suo volto protezionista. 
Le nazioni che hanno mantenuto la loro moneta, come la Gran Bretagna, meditano che forse non conviene loro accettare le restrizioni della UE sulle scelte economiche, mentre noi le abbiamo subite e le subiamo... Le nazioni che hanno usufruito di corposi aiuti economici in passato ora mostrano il loro egoismo ed innalzano muri, dirottando così la marea umana verso la solita Italia. 

domenica 27 marzo 2016

Telecom/Tim: un copione già pronto per Crozza!

Ricordate?

mercoledì 27 gennaio 2016


TELECOM o TIM non cambia: sempre telenovela è



Era un post che parlava di come funziona il software di 
TELECOM/TIM che il 187, unico interlocutore con l'utenza, chiama "il settore WEB".

Il "settore WEB" fa schifo e non è facilmente fruibile dalla povera utenza, la quale perde il suo tempo a cercare di consultare la propria bolletta in un farraginoso sistema che, lungi dal dare immediata visione e facile accesso a ciò che interessa l'utente, presenta una serie di spot inutili che pubblicizzano i prodotti più disparati, senza dare immediata visione di ciò che serve al cliente.

Gli incapaci che gestiscono questo WEB per un po' di tempo mandavano la e-mail in cui scrivevano che la bolletta era on-line e che bastava cliccare sullo spazio messo in risalto al centro pagina colorato di arancione.
Ai voglia a cliccare... Non si apriva un bel niente.

Ora debbono aver corretto il tiro e la bolletta di marzo, scadente l'8 aprile p.v., si apre: miracolo!!!
Eh no! Troppa grazia! Arrivi solo fino all'elenco delle fatture e puoi leggere solo la cifra da pagare. Se sei uno pignolo e vuoi pure vedere i costi o il traffico addebitato c'è un altro step! Come in una caccia al tesoro in chiave informatica: vogliono la password!
Noi, essendo anziani, la password per accedere ai cosiddetti Servizi WEB di TELECOM/TIM ce la siamo scritta e fino a ieri ha funzionato: poi la dava per errata. Non potendo quindi leggere i costi e le voci di addebito abbiamo richiamato il 187.
Qui andiamo in un vero copione pronto per il comico Crozza:
l'addetto del 187 non può fare niente, solo segnalare al Settore WEB il problema della password, saremo richiamati.
"A quale numero volete essere richiamati?"
"Ma a questo da cui stiamo parlando".
"Sarebbe meglio un cellulare."
"Lo avete già, quello dell'intestatario del contratto, ma questa è una zona con cattivo campo.."

Alla richiesta della lettura della bolletta, se per favore la può leggere lui per noi, egli risponde che ci hanno rimborsato euro 7,80 per l'interruzione di linea fissa e linea ADSL dal 4 al 9 febbraio.
"Ma due chiamate fa al 187 una sua collega ha detto che sarebbero stati euro 12 in quanto comprensivi di IVA.."   
"No, l'IVA non è compresa.
"Ma allora perché la sua collega ha dato questa informazione? Come mai ognuno di voi da informazioni diverse e contrastanti?"

Inutile insistere. Questo è il Servizio 187 messo a disposizione dell'utenza!!! 
Della serie "nun sanno manco quello che stanno a dì".

La telenovela prosegue con l'arrivo di una e-mail, immaginiamo al posto della chiamata per la quale hanno chiesto addirittura il cellulare (che già avevano), in cui scrivono che la nostra password è stata resettata e ce ne inviano una tipo $°§*^? con la quale poter finalmente accedere alla nostra bolletta per poi cambiarla con una del tutto nuova!

Vano ogni tentativo. Addirittura abbiamo cercato di entrare chiamando il sito via Google; inutile farlo tramite il link inviato nella e-mail che, secondo loro, avrebbe consentito di accedere alla scritta IL MIO PROFILO dove poi poter inserire la loro password per l'accesso, indi poi scegliere una nuova password. Mio marito, giustamente incazz.... ha detto "Ma rimettici la stessa! Ma perché ne dobbiamo memorizzare un'altra?!!!"  
Giusto. Ma il problema era entrare con quella inviata allo scopo dai poveri cervelli che gestiscono questo software!

Ridendo, perché io ormai rido, non riesco neppure più ad arrabbiarmi, ho detto a mio nipote sedicenne, e come tutti quelli della sua generazione un informatico, "Provaci tu."
Lui si è messo al lavoro sicuro. Lo guardavo sorridendo fare gli stessi tentativi fatti da me: link da loro inviato, tentativo da Google chiamando Mio TIM fisso ecc. ecc..
Dopo un po' mi ha guardato perplesso ed ha desistito sconfitto.

I poveretti che gestiscono questo schifo di sito WEB di TELECOM/TIM sono troppo anche per questi giovani nati con l'informatica incorporata!

Ma mio marito è testardo e... è un Fisico che i software li scriveva per far funzionare gli hardware che creava a fini scientifici. Si è seduto al PC e da Google ha cercato di entrare nelle varie pagine di questo aggrovigliato sistema che povere menti incapaci hanno creato, ed è entrato nel profilo per poter leggere le nostre bollette: indovinate come?
CON LA PASSWORD CHE NON ACCETTAVA E CHE HANNO SCRITTO DI AVER RESETTATO!!!!!

C'è bisogno di altre prove per dimostrare che è un sistema di m....? Non credo.

Ultima considerazione provata: alice.it è fra i server di posta che NON garantiscono la crittografia della posta.
Gmail, fornita da Google, invece si. 

Infatti solo sulla mia posta alice.it ricevo le e-mail "truffa", quelle di Banche farlocche, Poste Italiane strafarlocche, e financo finta TELECOM che invia fatture in allegato farlocche che se l'aprite vi fotte parecchia memoria del PC, per poi inviarvi una e-mail in cui vi si offre il ripristino dietro pagamento (praticamente un sequestro di memoria con riscatto). 

CHE "CERVELLONE" QUESTO SOFTWARE TELECOM/TIM ! 

sabato 26 marzo 2016

Due "onesti" a confronto

Da: ONLINE NEWS

Giachetti (Pd) ha scelto l’avversario: è la Raggi (M5S)


E’ il giorno dell’incontro plenario e della scelta del nemico. Roberto Giachetti sale sull’onda della polemica per il tonfo in borsa di Acea, “spinta” al ribasso dalle dichiarazioni di Virginia Raggi sul futuro del management, e spara ad alzo zero sulla candidata a Cinque Stelle.
E visto che al ballottaggio sono destinati in due è bene far capire subito i torni che il Pd che vorrebbe Giachetti sindaco intende usare: “Cara Raggi io ho una storia che parla, altro che magna magna, con me il magna magna è finito – tuona io sono una persona per bene. Mentre altri mangiavano io digiunavo per i diritti civili e il rispetto delle regole”.
Sulla differenza di “stile” tra Pd e M5S, va giù duro: “Il partito è una cosa seria, non una srl. Il nostro è un grande partito e il vostro candidato è certamente una persona onesta, ma questo non basta. Raggi continua a buttarla in caciara, evita di confrontarsi nel merito. “Oggi ho letto accuse ridicole dopo le sue dichiarazioni improprie su Acea. Apprendo da lei che io sarei amico di Caltagirone. Non ho mai avuto piacere di conoscerlo – ha aggiunto – io sono amico dei romani e lei dimentica che il 51% di Acea è proprietà del Comune, dei romani. Il Rutelli boy fa parte di quella squadra che nel ’97 tagliò milioni di metri cubi anche a Caltagirone”.
Ancora sulle differenze, stavolta personali: “Partiamo dal fatto che siamo tutti e due onesti, tra di noi c’è una piccola differenza: io ho amministrato per anni, ho firmato delibere per miliardi e non ho avuto nemmeno un biglietto di auguri dalla Procura o dalla Corte dei Conti – ha spiegato – la differenza sta nell’amministrare. Io ho provato la mia onestà nell’amministrare, tu devi ancora provarla”. E ha detto ancora: “Ma come faccio a fidarmi di te sulle aziende, quando i Cinque Stelle hanno dimostrato il loro fallimento dove hanno governato, soprattutto a Livorno? Bella, qui siamo io e te e dobbiamo scegliere il sindaco di Roma. Lascia stare Renzi e Grillo, parla di noi due, se ci credi”.

Con una destra che si presenta con la faccia tronfia di un rovinoso ex Presidente della Regione Lazio, Storace, con una Meloni recuperata all'ultimo momento, con un Bertolaso che ha capito che gli conviene buttarsi su Marchini, è ovvio che la partita si gioca fra i due portabandiera dell'onestà, qualità ormai preziosa e rara, Raggi e Giachetti.
Come Shakespeare fa dire ad Antonio "Cesare è uomo d'onore", così possiamo dire che questa donna e quest'uomo sicuramente lo sono!
Ma c'è un ma: Giachetti, come ho scritto, ha un peccato originale, che egli rivendica: l'essere stato dentro l'Amministrazione di Roma con tutte e due le gambe.
Ebbene, egli rivendica di aver fatto bene ed onestamente il suo lavoro e nessuno glielo contesta ma... appunto c'è quel ma.. Come mai non si è accorto dell'abbandono del Patrimonio Immobiliare del comune in mani di affitti parassitari?
Come mai non sa, ma ora gliel'ho segnalato e qualcuno del suo staff lo leggerà per lui, che nelle scuole romane di proprietà comunale abitano persone NON aventi diritto?
So, per triste esperienza politica, che "NON SAPERE", quando si hanno grosse responsabilità, non è segno di trasparenza... anzi... Poi, però, i nodi vengono al pettine e si scopre che NON SI VOLEVA VEDERE E SAPERE...

Raggi, se davvero ha nuociuto al titolo in borsa di ACEA, lungi dalla propaganda che l'accusa di aver creato danno alle tasche dei romani, credo che questo le abbia fatto guadagnare molti voti, visto quello che di ACEA pensano, a buon diritto, i romani e non solo.
Quanto all'esempio della gestione Nogarin di Livorno, sicuramente il Sindaco ha dimostrato che non basta avere una Laurea in Ingegneria Aereospaziale presa all'Università di Pisa per essere un buon amministratore. Ci vuole fiuto politico e sapersi destreggiare fra le insidie ed i burocratici bastoni fra le ruote... messi da chi ha interesse a farlo.

venerdì 25 marzo 2016

Paolo Poli e .. bei ricordi

Da: La Repubblica.it

FIRENZE - E' morto stasera il grande attore di teatro Paolo Poli. Avrebbe compiuto fra poco 87 anni. E' stato uno dei più importanti attori teatrali italiani, una lunga carriera che ha spaziato anche fra il cinema e la televisione. Nato a Firenze il 23 maggio del 1929, laureato in Letteratura francese, cominciò a lavorare in teatro negli anni Cinquanta. Spesso definito enfant terrible del teatro italiano, geniale, irriverente, non ha mai fatto mistero della propria omosessualità, raccontando spesso gli amori, le avventure, la serenità con cui la sua condizione veniva vessuta in famiglia, dai genitori, papà carabiniere e mamma maestra.


Ineffabile Paolo Poli!
Credo sia l'aggettivo più adatto a quest'uomo intelligentissimo, godibilissimo nella sua Arte.

E' molto brava anche sua sorella, Lucia Poli. Di lei ricordo un raffinato spettacolo al Teatro Flaiano di Roma, dove andai in quanto aveva messo in scena i testi di una scrittrice che a me piaceva moltissimo: Dorothy Parker. Mentre camminavo per Via del Gesù, centro di Roma, chiesi ad una signora che portava a spasso il cane dove fosse il Teatro in cui non ero mai stata: la signora mi rispose dandomi l'indicazione, era poco più avanti in Via Santo Stefano del Cacco, la ringraziai e subito dopo mi girai a riguardarla nella luce fioca della strada, perché mi aveva colpito la sua voce che avevo riconosciuta all'improvviso: era Ilaria Occhini! 

Dio, religione: solo una scusa per uccidere

Lasciamo stare la Storia: le Crociate, la dominazione araba in Italia e Spagna... Tutte cose che non hanno più legami con l'odio feroce dei terroristi in nome di un Dio che non da segnali di esserci. Restiamo all'oggi. Restiamo ai musulmani in genere. I nostri politici, destra esclusa, i giornalisti, gli esperti opinionisti di varie discipline o di nessuna disciplina, ci bombardano con le loro opinioni e le loro soluzioni al problema del mondo musulmano. 
Posso dire che mi sono rotta i coglioni di sentire il coacervo di irresponsabili stronzate che escono da tante bocche?
Ecco, l'ho scritto, con tanto di parolacce, che danno il segno della mia esasperazione che, mi pare, è condivisa anche da altri.

Ho già portato l'esempio, di cui nessun commentatore dei miei stivali parla, degli Italiani costretti ad emigrare in Belgio, in Germania e altrove ma, nel caso specifico, segnatamente in Belgio. Non è che andavano ad abitare nei quartieri alti! Qualcuno si ripassi la Storia di dove abitavano i minatori Italiani! Quindi chi se ne frega che i terroristi di origine araba, ma molti nati in Belgio, abitassero a Molenbeek o a Schaerbeek, e che qualche commentatore faccia risalire alla presunta emarginazione il loro feroce agire.
Nessuno vieta loro di sacrificarsi e di migliorare, come hanno fatto gli Italiani, trattati come ho ricordato in un post di poco precedente a questo. Invece scopriamo che, uno di quelli che si è fatto saltare, tutto quello che aveva saputo fare nella vita era macchiarsi di rapina e spaccio di droga. Chissà la sua mente bacata come se l'era aggiustata questa cosa con gli insegnamenti di Maometto!

Con amarezza ho appreso stasera dal Telegiornale che Patricia Rizzo, funzionaria italo-belga che lavorava all'interno del Palazzo della Commissione Europea presso l'ERCEA, l'agenzia del Consiglio Europeo per la Ricerca, è morta come si temeva. Per saperlo hanno usato il suo DNA, giacché si può immaginare che, come altri, era finita in pezzi.
Patricia con suo cugino
Qualche giornale ha detto che suo nonno era emigrato in Belgio per lavorare come minatore... E questo mi stimola la considerazione amara che quell'uomo ha accettato umilmente tutto e ha creato una discendenza che ha saputo crescere ed arrivare dove Patricia lavorava... Mentre questi miserabili arabi sanno solo macellarsi e macellare...
Mi spiace ma è difficile non odiare.
Sentire poi quell'essere indefinibile che è D'Alema dire alla Radio della RAI, mantenuta con le nostre tasse, "che bisogna costruire le Moschee con i soldi pubblici", suscita in me una rabbia e un disprezzo notevoli.

Ripeto che sono stanca, e con me tante persone, con cui parlo, di vari orientamenti politici o ormai di nessuna politica perché non credono più a niente, di sentire che dobbiamo preoccuparci dei musulmani, di come si turbano di fronte alle manifestazioni esteriori della religione cattolica nei luoghi pubblici, come le scuole, e altre scemenze di questo tenore... Sono laica ma difendo la sovranità dell'Italia ed il suo insindacabile diritto a mostrare ed esporre i simboli delle sue tradizioni culturali.
Ma come mai nessuno si preoccupa se i simboli religiosi del Cattolicesimo possano mai turbare i cittadini Italiani ebrei?
Eppure ci sono stati Presidi, addirittura se non ricordo male magistrati, che hanno deciso autonomamente che il crocefisso turbava gli alunni di religione musulmana!! E gli ebrei? Loro non si turbavano?
Qualcuna di codeste teste pensanti si è mai preoccupata degli immigrati cinesi che in gran numero vivono e lavorano in Italia? Le religioni che seguono sono confucianesimo, taoismo e buddismo.  Avete mai sentito che qualcuno si sia preoccupato che il Presepe fatto a scuola abbia turbato un bimbo cinese? E la comunità indiana?
Pare di no. Questi arrivano nel nostro Paese e si turbano, secondo qualche testa bacata che occupa anche posti di responsabilità!

La Storia insegna che i popoli sono stati portati alla rovina da gente stolta che ha preteso di imporre le proprie stolte idee, elucubrate da cervelli mal funzionanti... Cerchiamo di non farci trascinare nel baratro delle loro imbecillità e reagiamo votando per chi non dice simili baggianate e non le appoggia.