giovedì 3 maggio 2018

I Racconti di una cattivissima vecchia: 7° - Vicini di casa di tanto tempo fa


Vicini di casa di tanto tempo fa

Dai vecchi ci si aspetta saggezza e... bontà.
L'unica bontà che riesco ancora a provare è verso gli innocenti, non solo i bambini che subiscono la follia degli adulti, ma anche gli adulti vittime innocenti di pazzi, disgraziati senza morale ed etica. Dai miei precedenti racconti si è capito che non ho indulgenza per i folli. 
Chi sta così male con la testa da fuggire totalmente la realtà è anch'egli indifeso, gli altri lo disprezzano, lo beffeggiano, quando non gli fanno del male... 
Ma ci sono i pazzi che, pur con le storture delle loro nevrosi e psicosi, mantengono un rapporto sia pur fuorviato con la realtà e sono quelli che creano problemi agli altri. L'aspetto peggiore è come cercano poi di coprire le loro malefatte mentendo cinicamente e cercando di gettare sugli altri le motivazioni dei loro distorti comportamenti.
Nella vasta genìa delle persone perniciose ricadono colleghi di lavoro, vicini di casa, oltre coloro che incrociate per strada guidando l'automobile!
E' inutile dire ipocritamente che il vivere fra esseri umani sia facile e che i rapporti siano tutti zuccherosi!
Se sei già una carogna da giovane non ti accorgerai molto di quanto siano carogne gli altri, dato che le fai e te le aspetti!
Ma se sei una persona perbene ti accorgerai vivendo che se è vero che "chi trova un amico trova un tesoro"  è ancora più vero che chi trova un collega leale e corretto trova un tesoro e chi trova un vicino di casa perbene che rispetti il suo prossimo trova un tesoro!
D'altra parte se esiste un simile proverbio sull'amicizia vuol dire che gli esseri umani non sono tanto bravi e buoni e che trovarne costituisce una rarità!
Un parente di mio padre non molto intelligente, poco scolarizzato ed elementare nei rapporti sociali, mi disse un giorno che "avere dei buoni vicini di casa era una ricchezza"!
Ero giovane e pensai a quelli dei miei genitori. Di solito si trovano buone persone se sei persona semplice, dall'aria indifesa, cosa che fa scattare il bisogno di proteggere e la voglia di aiutare in molta gente. Aiutando chi sente inferiore a sé in qualche cosa la gente si sente importante.
Capitò a mia madre appena urbanizzata: timidissima, fu presa sotto l'ala protettrice della portinaia del palazzo dove abitava in affitto. Gentilissima le indicò dove doveva recarsi per i vari uffici pubblici dandole tutte le informazioni su come muoversi in città, e mantenne verso di lei un'aria di protezione affettuosa che si estendeva anche verso di me bambina piccola. Questa rara persona ho appreso recentemente che ebbe poi un grande dolore: la sua figlia femmina, mia compagna di giochi, diventata adulta faceva l'indossatrice, segno che era diventata molto alta e molto bella, ma si ammalò di leucemia e morì ancor giovane.. La vita è trascorsa senza che io avessi più notizie di quel luogo, di quel palazzo, ma una mia parente aveva mantenuto dei rapporti con quel luogo e, parlando del nostro passato e delle persone conosciute allora, mi ha dato questa triste notizia di fatti avvenuti ormai tanto tempo fa.
Dopo i miei genitori non hanno più avuto la fortuna di buoni vicini di casa, anche se loro erano molto buoni, rispettosi ed accoglienti. Segno che ho ragione a dire che le persone perbene sono una rarità e con il procedere del tempo e del degrado sociale sono diventate sempre più rare.
A dire il vero un paio di famiglie brave capitarono nella casa di fronte alla nostra. Avevamo acquistato un appartamento sul cui pianerottolo si affacciava solo un altro appartamento e negli anni che abitammo lì in quell'appartamento si avvicendarono molte famiglie.
Dapprima c'erano un fratello ed una sorella: scapolo lui, nubile lei. Lui aveva una gamba offesa e lavorava in casa. A volte mi facevano entrare in casa loro e la sorella mi mostrava orgogliosa i lavori di suo fratello: erano attestati, diplomi, certificati, scritti in bei e vari colori, in caratteri che sembravano di stampa, ma lui li realizzava a mano, questa era la sua arte. Doveva aver studiato bella calligrafia, un tempo si usava, e sapeva scrivere in corsivo inglese, gotico ed altri tipi di caratteri calligrafici. Quel lavoro credo fosse il loro unico sostentamento.
Quando diventai più grande, ormai non abitavano più lì, mi chiesi per chi mai redigesse quei diplomi.. Di certo le scuole pubbliche, dovendo rilasciare diplomi tutti uguali, li dovevano ordinare alle tipografie, forse era lo stesso Ministero della Pubblica Istruzione che provvedeva a tale bisogna... Chi mai poteva ordinare al nostro vicino di casa diplomi, attestati ed altro che erano copie uniche, fatte a mano con tanta perizia?! Di certo non poteva trattarsi di attestati, certificati e diplomi che significassero titoli rilasciati legalmente da organismi statali...
Poi arrivò una famiglia molto perbene. La signora Fraschetti aveva due maschi adolescenti e li educava molto bene. Ricordo la sua inflessibilità nell'imporre ad uno di loro, liceale, di andare a scuola, anche se lui diceva di non sentirsi tanto bene: ma la mamma subdorava che si trattasse di una scusa per evitare qualche interrogazione non avendo studiato abbastanza bene. A questi vicini dettero fastidio invece i miei genitori per un loro tremendo litigio che mi spaventò moltissimo e la dolce e ferma signora Fraschetti mi prese in braccio e mi portò in casa sua dove io, tremante, mi vergognai moltissimo dei suoi due educatissimi ragazzi, perché avevo solo una vesticciola da notte che mi lasciava scoperte le gambette di pudicissima bambina. 
Infine, altra perla rara, venne ad abitare in quell'appartamento una famiglia che aveva un chiosco di frutta nell'elegante quartiere della Vittoria. Lui sembrava un gran signore non un fruttivendolo. La mattina usciva prestissimo con un grembiule color carta da zucchero abbottonato sopra i vestiti  e, dovendo lavorare all'aperto, spesso portava un cappello di lana ed una sciarpa. Parlava in perfetto italiano e sorrideva e salutava educatamente. La moglie ugualmente ed era una gran bella signora. Avevano una sola figlia, Sandra, che crescevano come una principessa: ottime scuole ed ottima educazione. Se ne andarono quando acquistarono una casa proprio nella via dell'elegante quartiere della Vittoria dove avevano il chiosco.
Arrivò un'altra coppia di fruttivendoli. Anche loro si alzavano presto, molto presto: all'alba, avendo un banco in un mercato non si sa dove collocato. Questi avevano l'aspetto di gente molto semplice ed elementare, ma quando ci si incontrava sul pianerottolo salutavano rispettosamente. Senonchè un giorno sentimmo un gran trambusto: grida sul pianerottolo. Aprimmo la porta e vedemmo una giovane alta, molto dignitosa, che non rispondeva se non con frasi educate alle urla della fruttivendola, la quale le rovesciava addosso frasi volgari di cui, in particolare, ne ricordo una che mi stupì per la sua trivialità. La giovane cercava di chiudere delle valigie che la fruttivendola le aveva scaraventato sul pianerottolo e che si erano aperte e alla sua frase: "Ma dove le metto le valigie?" Quella le gridò: "Mettitele nella fregna!" Scoprimmo così che i fruttivendoli affittavano una stanza a quella giovane e, per qualche contenzioso che era sopravvenuto fra loro e l'affittuaria, l'avevano cacciata scaraventandole poco urbanamente le valigie in mezzo al pianerottolo.
Le due splendide persone che erano i miei genitori nei riguardi del loro prossimo li indussero a consolare la giovane dall'aria seria e dignitosa e ad offrirsi di tenerle per qualche giorno le valigie nel nostro ingresso, in attesa che lei trovasse un'altra sistemazione. 
Avevo tredici anni ma già non ero come i miei genitori, vedendoli troppo accondiscendenti con il loro prossimo. Forse il seme della cattiveria era già in me.. L'idea di avere il nostro ingresso occupato per giorni da quei fagotti non mi piaceva affatto e lo dimostrai senza infingimenti. Ma ovviamente prevalse la bontà e disponibilità dei miei genitori.
La giovane si recò dai Carabinieri per denunciare i nostri dirimpettai e tornò accompagnata da un Carabiniere. Come andarono i loro contenziosi legali non lo so, ricordo solo che il Carabiniere l'accompagnò poi da noi e io chiesi quanto tempo dovevano stare i bagagli della ragazza nel nostro ingresso. Venne fuori che i due giorni detti approssimativamente erano diventati almeno una settimana. Il Carabiniere, vista la mia contrarietà che contrastava con la dolcezza di mia madre, disse: "Quanti anni ha?" "Tredici." Risposi. Mia madre sorrideva quasi a scusarsi, la ragazza mi guardava in silenzio seria, e il Carabiniere con un sorriso mite guardando mia madre  disse:"Così piccola e già così dura." Non mi offesi. Era la constatazione di un fatto: sapevo di essere proprio così. Inflessibile con me stessa e con gli altri. Amavo l'ordine in tutti i suoi aspetti, a cominciare dai comportamenti umani.
La ragazza venne più volte a prendere delle cose dalle sue valigie e, ammirata dal suo contegno serio e dignitoso, un giorno scambiai con lei qualche frase.
Aveva 19 anni ed era di un paese più a nord: disse il nome.. Glielo feci ripetere perché non l'avevo mai sentito ed aveva un suono non particolarmente accattivante sul piano turistico: suonava come "...gonchio..". Anche il suo nome non era usuale dalle nostre parti: era un nome breve, più da uomo ma al femminile, e il cognome anch'esso non frequente nel centro Italia.
Mi disse che era a Roma per studiare canto e che per pagarsi le lezioni cantava nei locali da ballo e nelle serate. Ma anche la sua mamma l'aiutava. Veniva dal mondo contadino e "La mia mamma ha le galline e si vende le uova per aiutarmi" disse. Nelle valige teneva gli abiti da sera per le serate e una volta venne proprio a prenderne uno perché aveva una serata. Mi disse che prendeva lezioni da un famoso Maestro di musica leggera che lavorava in televisione, disse il nome, e disse che da altre allieve si faceva pagare in natura... Anche se avevo 13 anni capii. "Ma io pago seimila lire l'ora - ci tenne a dire con un certo orgoglio - grazie alla mia mamma che mi manda i soldi e al mio lavoro." Credeva nelle sua capacità vocali e si vedeva dal suo serio impegno. Le chiesi come era la sua voce: pensò un attimo guardando sopra la mia testa, era molto alta, poi rispose: "Fra Mina e Milva."
Quando venne a riprendere definitivamente le sue valigie salutò i miei genitori promettendo di invitarli ad una sua serata per far sentire la sua voce. I miei sorrisero benevolmente e non si offesero quando poi lei non si fece più viva: capirono che era troppo impegnata a costruire con mille problemi il suo avvenire. Io, invece, notai che non aveva mantenuto la promessa: "Avuto il favore arrivederci e grazie!"
Tre anni dopo, ero in casa di una mia amica, e lei mise sul giradischi un 45 giri dicendomi: "Senti che voce questa nuova cantante!" Era una voce bellissima, potente, particolarissima e il ritornello ripeteva: "Come ti vorrei, vorrei, vorrei..." 
Sulla copertina del disco c'era la foto di questa nuova cantante: bella, truccata e pettinata in modo raffinato. Non ricordai subito il suo nome scritto sulla copertina, perché non misi immediatamente in relazione quella giovane raffinata con il viso acqua e sapone della seria ragazza che aveva lasciato le sue valigie in casa mia tre anni prima: i capelli castano chiari di quella ragazza erano pettinati con la "banana" sulla nuca fermati da mollette, il viso senza un filo di trucco, l'abito di una foggia semplice, di una stoffa che andava molto in quel momento, colore verde militare a quadri. Questa della copertina aveva i capelli corti e vaporosi acconciati in una pettinatura alla moda e resi di un bel colore castano fulvo, ben diverso dal colore smorto naturale.. Il trucco, non pesante, valorizzava la bella bocca e i grandi occhi... La riconobbi dal naso: un naso importante... e ricordai il nome. Aveva avuto il successo che meritava, sia per la sua serietà, sacrificio ed impegno, sia per la sua splendida voce.
Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale, essendo il racconto frutto della fantasia della scrittrice Rita Coltellese.

lunedì 23 aprile 2018

Massimo Giletti: l'innominato

Massimo Giletti: "l'innominato".
Ma non come quello dei "Promessi Sposi"!
.La trasmissione di intrattenimento politico di RAI 3 "Agorà" è diventata da tempo la trasmissione più comica della RAI.
Noi la vediamo per farci quattro risate. 
Nonostante gli sforzi di Gerardo Greco il PD ha perso a rotta di collo: segno che alla gente, di quello che diceva lui e che pensava di guidare a far dire a coloro che invitava, non gliene fotte né punto né poco, anzi...
Serena Bortone

Serena Bortone è ancora più esilarante. Ma diciamo che è la RAI che è esilarante, come lo è ogni apparato o persona che tenta di coprire la realtà con copertine troppo corte, quindi risibili.

Oggi siamo arrivati al punto che il comico (un poco noioso) Bertolino, nella sua lunga (e noiosa) rassegna stampa che dovrebbe far ridere, ma ci riesce poco, fa ridere di più la trasmissione come la conduce la Bortone, ha citato il brutto episodio dell'ex Ministro Landolfi che ha schiaffeggiato il dignitoso giornalista Lupo, collaboratore della trasmissione "Non è l'Arena" condotta dall'esiliato (dalla RAI) Massimo Giletti su La 7, cercando di farci della satira ma SENZA CITARE né Giletti né la sua interessante trasmissione, ma dicendo "una trasmissione di una rete"!
Siamo a questo punto! Che per paura di fargli pubblicità non lo si nomina!
Enrico Bertolino



Non si sa se l'iniziativa sia di qualche Dirigente RAI avvelenato verso un così bravo e gradevole giornalista per motivi suoi, oppure sia un eccesso di zelo di Bertolino o della conduttrice!
Fatto è che, nonostante la noia, questa voluta omissione ha fatto risvegliare la sonnacchiosa platea di casa mia facendoci molto ridere!

Che dire? Ormai la domenica, subito dopo pranzo, senza "L'Arena" penso che gli ascolti scendano, non solo di quantità, ma anche di qualità dell'ascolto, restando solo qualche persona anziana culturalmente inerme a sentire Cristina Parodi che annuncia tutta giuliva che ci sarà uno scoop: la nascita del terzogenito dell'erede al trono della Gran Bretagna! 
Camomilla domenicale: Cristina Parodi

domenica 22 aprile 2018

Per ridere un po': Le comiche: "Gita alla Landriana con squilibrata"



"Gita alla Landriana con squilibrata"










Defi Cent - "Dai, Schizzosa, vieni anche tu alla Landriana!"




Schizzosa Invidiosa - "Oh sì! Mi piacerebbe! Io amo così tanto le piante! Mica come "la matta" che non distingue la magnolia giapponese preziosa che ho da quella normale!  Ma Villana è d'accordo?"





Defi Cent - "Ma certo! Le piaci così tanto! E poi le dispiace che sei depressa a causa della  "matta" e che te ne stai a sentire quello che dice ... Tu sei laureata, dirigente, consulente, una donna importante! Che ti importa se quella non ci crede! Saresti matta tu se dicessi tutte queste cose e non lo fossi! Villana lo sa e lei ti crede perché è intelligente, mica come quella scema della "matta"!



Villana Analfabeti - "Venite, venite pure in giardino, sono quasi pronta!"








 







"Defi Cent "Ma qui, su questo muretto, non c'era un vasetto di begonie?"










Villana Husband -  "Ma nun me pare!"




 "Defi Cent "Ma si c'era, io mi ricordo! Non ve lo avrà rubato "la matta" per dispetto?"








Villana Husband -  "Ma no! E che mo' scavarca?! Mica è matta! L'avrà spostato Villana, prima c'era e mo' nun c'è più... Ah! ecco arriva Villana, semo pronti! Annamo!"





Moglie Boh?: "Te la immagini una povera anziana signora che scavalca un muretto sormontato da rete metallica per fare dispetti ai vicini?"
Marito Boh?: "Oppure che scavalca il cancello di questi sottosviluppati..."
Moglie Boh?: "Questa Defi Cent un giorno chiedeva insistentemente a Blue Guitar cosa volesse significare il titolo "Mostri e Ritratti", quello provava a spiegarglielo ma lei insisteva dicendo: "Si ma chi sono i Mostri, perché Mostri?"
Marito Boh?: "Quelli come lei? Scherzo, ma questa è deficiente di nome e di fatto! Non ha mai visto il vecchio film "I Mostri" oppure il successivo "I Nuovi Mostri?" Tutti capiscono cosa vuol dire: persone con aspetti mostruosi nel comportamento!"
Moglie Boh?: "L'unico da cui ancora non ho sentito dire scemenze o puttanate è Blue Guitar .
Blue Guitar 


Marito Boh?"Ma nemmeno il suono di una nota però!"

venerdì 20 aprile 2018

Trattativa Stato-Mafia: ATTENTI ALLE DATE!

Trattativa Stato Mafia | Che cos'è | Sentenza | Condanne

Trattativa Stato Mafia | Che cos'è | Sentenza | Condanne

20 aprile 2018 Lo Stato ha trattato con la Mafia per fermare le bombe: i protagonisti del "grande ricatto"

La sentenza della corte d’assise di Palermo dopo 5 anni di processo alla Trattativa Stato Mafia. Condannati a 12 anni l'ex generale dei Ros Mario Mori e l'ex senatore Marcello Dell'Utri, 8 anni anche al testimone chiave Massimo Ciancimino. Condannato a 28 anni Bagarella, assolto l'ex ministro Mancino

Potrebbe interessarti:http://www.today.it/cronaca/trattativa-stato-mafia-sentenza.html
Per i particolari leggete l'articolo o altri su altre testate giornalistiche che riportano questa conclusione della Corte d'Assise. Ci saranno, poi, l'Appello e la Cassazione: come sempre.
Ho letto vari articoli e debbo dire che nessuno ha chiarito alcune mie perplessità. 
Prima fra tutte il far risalire la responsabilità della trattativa Stato-Mafia a Berlusconi tramite Dell'Utri. Non ci siamo con le date e potete controllare dove volete ma le date sono queste:
Andreotti è Capo del Governo dal 13 aprile del 1991 al 24 aprile del 1992.
Lo era stato precedentemente dal 1989 al 1991.
Tutti sanno che la sua corrente era forte per i voti che gli garantiva Salvo Lima in Sicilia.
Erano voti veicolati dalla Mafia.
La Mafia chiedeva in cambio di poter agire tranquilla nei suoi sporchi affari. Il potere politico garantiva.
Una cosa orrenda, giacché lo Stato deve garantire gli onesti i quali, al contrario, erano lasciati in balìa del pizzo nelle loro attività produttive.
Ma torniamo al governo Andreotti 1991-1992.
Vice Presidente e Ministro della Giustizia era Claudio Martelli.
Le voci sulla connivenza di Andreotti con la Mafia sono sempre più pressanti. Egli è di nuovo al potere dal 1989 con due governi di seguito. Tira i remi in barca con le garanzie ai mafiosi e il risultato è: 12 marzo 1992 Omicidio di Salvo Lima Mondello (Palermo) 
24 aprile del 1992 Andreotti si dimette finisce il suo governo dunque anche le garanzie per la Mafia.
23 maggio 1992 Strage di Capaci (PA)  muore Falcone
Martelli aveva chiamato a Roma Falcone a dirigere la sezione Affari Penali del Ministero.
Subentra Amato il 28 giugno 1992
Martelli continuerà a fare il Ministro della Giustizia anche in questo governo. 19 luglio 1992 Strage di via D'Amelio Palermo muore Paolo Borsellino
17 settembre 1992 Omicidio di Ignazio Salvo Santa Flavia (PA). Ignazio Salvo era strettamente legato a Lima.
22 aprile 1993 termina il governo Amato.

29 aprile 1993 -13 gennio 1994 Governo Ciampi. Ministro dell'Interno Nicola Mancino, Ministro della Giustizia Giovanni Conso, che era subentrato in questa carica a Martelli durante il governo Amato il 12 febbraio 1993 e lo sarà ancora nel governo Ciampi, durante il quale avverranno i seguenti fatti:

14 maggio 1993 Fallito attentato di via Fauro Roma 
27 maggio 1993 Strage di via dei Georgofili Firenze 
27 luglio 1993 Strage di via Palestro Milano 
28 luglio 1993 Autobomba a San Giovanni in Laterano Roma 
28 luglio 1993 Autobomba a San Giorgio in Velabro Roma

La Mafia, rimasta senza coperture politiche ha ucciso Lima, poi Ignazio Salvo, anelli di congiunzione con chi governa, ed ora cerca con la sua voce feroce nuovi interlocutori: troverà una trattativa per far smettere le stragi.
E' credibile che Ufficiali dei Carabinieri prendessero una simile iniziativa da soli? Senza l'input di una figura politica istituzionale?
Con quali garanzie?
Oggi il Tribunale ha detto che non è stato il Ministro dell'Interno del Governo Ciampi, Nicola Mancino. Eppure le stragi hanno le date pubblicate sopra.
Perché Giovanni Conso allentò il 41bis in quel periodo?
Lo scrissero tutti i giornali in un'alea di dubbio.


Conso e la polemica sul 41 bis 3 agosto 2015 "Il Secolo D'Italia" sulla morte di Giovanni Conso.

Nel marzo ’93, a un anno dalla strage di Capaci, destò molto clamore la decisione di Conso, all’epoca Guardasigilli, di non rinnovare il 41 bis a circa 300 mafiosi sottoposti a carcere duro. In seguito, davanti alla Commissione parlamentare antimafia e alla procura di Palermo che lo interrogheranno, dirà che si trattò di una scelta assunta in totale autonomia e non concordata con nessuno per indurre Cosa Nostra a smettere con le stragi. Il 3 febbraio scorso, citato a deporre al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, Conso non si era presentato per motivi di salute.
Giovanni Conso con Ciampi

Rivediamo le date: nel marzo 1993 siamo sotto il governo Amato e Conso è subentrato a Martelli come Ministro della Giustizia il 12 febbraio 1993.
Ora come si possa addebitare tale trattativa a Berlusconi, che arriverà al governo soltanto l'11 maggio 1994,  proprio non lo capisco. Berlusconi durerà fino al 17 gennaio 1995!
Sembra quello che arriva a cose fatte e gli lasciano il cerino in mano!
Tornerà al governo soltanto nel 2001 e fino al 2005, poi 2005-2006, infine 2008-2011.
Che la Mafia abbia cercato contatti anche con lui quando subentrò a chi aveva vissuto quella stagione stragista 1992-1993 è sicuro. Tramite Dell'Utri, è possibile, ma per protezione futura, dato che il patto per le stragi era precedente.

STANDA NEL MIRINO, RAFFICA DI ATTENTATI

Luglio 1994 "La Repubblica"
ROMA - Una notte e un giorno di fuochi. Attentati incendiari a raffica in sei città, compresa proprio Milano: è stato un attacco in piena regola alla Standa, la catena di supermercati che appartiene al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. A Roma, Firenze, Modena, Brescia e Trento, con le stesse modalità e spesso negli stessi reparti, scatolette collegate a rudimentali ma efficaci congegni hanno portato il fuoco nei grandi magazzini. I danni sono contenuti, tranne che a Modena. A Milano, lo vedremo, cambia qualcosa. Ciò che brucia adesso è altro. E' il movente oscuro,

Il movente è invece chiarissimo. Berlusconi dovette soggiacere pure ad avere un mafioso in casa facendolo passare per stalliere: Mangano.

Vittorio Mangano (Palermo18 agosto 1940 – Palermo23 luglio 2000) è stato un mafioso italiano pluriomicida legato a Cosa Nostra conosciuto con il soprannome de «lo stalliere di Arcore», data l'attività che svolgeva presso la villa brianzola di Silvio Berlusconi. Fu definito da Paolo Borsellino una delle «teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia»

Berlusconi di certo non è un angelo, ma ognuno deve prendersi le sue responsabilità e non scaricare le proprie su colui che tanto di colpe ne ha già tante, quindi una più una meno è uguale. 
Le date smentiscono certe ricostruzioni di comodo e, anche se Mancino è stato scagionato, Di Matteo  dovrebbe ricordarsi molto bene quando chiese che non venissero cancellate le registrazioni con l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, invece, furono distrutte.

1 giugno 2016 www.antimafiaduemila.com
Il Corriere scrive dei controlli sull'esistenza di copie dei colloqui, già distrutti
di Aaron Pettinari
E' una storia senza fine quella delle intercettazioni tra l'ex ministro Nicola Mancino (all'epoca indagato ed oggi imputato al processo trattativa Stato-mafia) e l'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano (all'epoca ancora al Quirinale). L'Ispettorato del ministero della Giustizia è tornato, per l'ennesima volta, a chiedere chiarimenti ai pm titolari dell'inchiesta sulla trattativa Stato-mafia predisponendo anche verifiche tecniche. A dare la notizia, oggi, è stato il Corriere della Sera e ambienti del ministero
SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA

AUDIZIONE DELL’AVVOCATO NICOLA MANCINO, SUI GRANDI DELITTI E LE STRAGI DI MAFIA DEGLI ANNI 1992-1993, IN QUALITA` DI MINISTRO DELL’INTERNO PRO TEMPORE 60ª seduta: lunedı` 8 novembre 2010

Senato della Repubblica Camera dei deputati –2– Commissione antimafia 58º Res. Sten. (8 novembre 2010)

l’onorevole Mancino viene  ascoltato in libera audizione nella sua qualita` di ministro dell’interno pro tempore, dal primo luglio del 1992 al 19 aprile del 1994.

Incontro tra Mancino e Borsellino. Faccio un passo indietro per parlare del presunto incontro, del quale ancora si discute, tra l’allora ministro dell’interno e il giudice Borsellino, il giorno del suo insediamento al Viminale, appunto il primo luglio 1992. Ho sempre sostenuto di non avere mai incontrato il predetto magistrato, ne´ quel giorno e neppure successivamente. Intanto, escludo perentoriamente di avere avuto con lui un colloquio; se presente nel lungo e largo corridoio antistante il mio ufficio al Viminale, fra le centinaia di persone presenti quel pomeriggio per salutarmi e augurarmi buon lavoro, avro` anche potuto stringergli la mano, come avvenne con molti a me ignoti dei non pochi presenti (c’era ressa nel corridoio). Era mai possibile che un magistrato dello spessore del dottor Borsellino, senza appuntamento, senza conoscermi – anch’io, fisicamente, non lo conoscevo –, con la ressa formatasi all’ingresso del mio ufficio, potesse essere venuto, proprio il giorno del mio insediamento, per comunicarmi che egli era dell’avviso di evitare trattative tra Stato e mafia? La domanda e`: antecedentemente al primo luglio 1992 c’erano trattative? Eppure si e` sostenuto, e ancora si sostiene, che nell’agenda rossa di quel magistrato fosse annotato l’appuntamento con il «ministro Mancino». Si da` il caso che nella mia agenda, alla pagina comprendente il giorno del primo luglio, non fosse contenuta nessuna annotazione di incontro con il dottor Borsellino (conservo le agende dal 1990 ad oggi e sono in grado, a richiesta, di esibirle all’onorevole Commissione, come del resto faccio adesso, mostrandovi quella riferita all’anno 1992). Onorevole Presidente, dall’agenda si evince che il giorno 30 giugno 1992, non avendo ancora preso possesso della funzione ministeriale, incontro alle ore 20,30 il professor Galloni e che il primo luglio non e` riportata nessuna annotazione in assoluto. E` un’agenda, fra le tante, che conservo.


giovedì 19 aprile 2018

Come si vive a Rocca Priora

Quando nel 1979 facemmo la scelta di andare a vivere in campagna perché già avvertivamo il degrado civile di Roma, approdammo a Rocca Priora, non per scelta elettiva, ma perché i prezzi delle ville erano di molto inferiori a quelli di Frascati, dove mio marito lavorava, di Grottaferrata, di Monteporzio e perfino di Montecompatri. 
Eravamo comunque felici della nostra scelta e del Sindaco di allora, Eugenio Tisbi, un democristiano che d'estate portava compagnie teatrali con attori del calibro di Marina Malfatti per spettacoli gratuiti all'aperto di classici come "Elettra". Spendeva bene i soldi dei contribuenti curando anche la cultura dei suoi concittadini, semplici montanari che non scendevano certo a Roma per andare a Teatro.
C'erano certo cose da conquistare e il mio spirito civico mi spinse subito a raccogliere firme di cittadini per presentare poche legittime istanze:

La prima firma è la mia e ne seguono altre 160.
Non fu la mia l'unica iniziativa: altri raccolsero firme prima di me e dopo di me. 
Non arrivò tutto subito. I cacciatori smisero di entrare nei nostri giardini credendoli terreni di caccia, ma per eliminare gli allagamenti sulla via comunale ci sono voluti almeno 35 anni e una causa intentata dal mio condominio durata 10 anni. Le fognature le stiamo ancora aspettando ma qualcuno le paga anche se non esiste alcun contratto di allaccio... Cose che accadono solo in certe zone d'Italia... Non in tutte..
All'inizio della mia via, che incrocia la Via Tuscolana, c'era uno spartitraffico con sopra una colonnina segnaletica di forma conica a bande rosse e bianche, visibili anche di notte..
Ora che il traffico è grandemente aumentato, con l'arrivo di altri abitanti, l'isola spartitraffico non c'è più, né tanto meno la colonnina, e il rischio di entrate contromano da parte di automobilisti scorretti è quotidiano, insieme al fatto che a volte l'uscita dalla via è quasi chiusa da auto che usano l'imbocco sulla statale come un parcheggio.. L'attuale Sindaco, interpellato di persona da me e da mio marito, ha detto che lo spartitraffico, che eviterebbe sia le entrate contromano che l'uso della immissione della via come parcheggio, non si può fare, lui ha chiesto all'Ufficio Tecnico e gli hanno detto "che qualcuno potrebbe farsi male urtando sull'isoletta spartitraffico, infatti non si usano più"..
Peccato che basta andare altrove per vedere che si usano ancora ovunque; un esempio vicino: Via Domenico Seghetti a Frascati...
Ora alcune cose sono migliorate: non ci sono più i cassonetti, ma abbiamo la raccolta differenziata.. Il Comune ha fatto appello alla collaborazione dei cittadini e i civili collaborano; esistono ancora sacche di incivili purtroppo che gettano i loro rifiuti ovunque: di certo costoro non pagano la TARI, altrimenti vorrebbero usufruire del Servizio, a Rocca Priora particolarmente caro.
Ma c'è chi, pur pagando la TARI e tutte le altre tasse, il servizio di ritiro rifiuti non ce l'ha come dovrebbe essere scritto nell'appalto, che dovrebbe obbligare il Comune a richiami e sanzioni nei riguardi della Società appaltatrice Sarim.
Per giorni, in certe zone lontane dal centro e ai confini territoriali comunali, la Sarim non si vede e questo è il risultato:

Le intemperie e gli animali producono questo risultato sui rifiuti non ritirati


In giro sudiciume sparso vicino alle ville


Al degrado dei Servizi si aggiunge il degrado civile: 

Lumi esterni di una villa fatti oggetto di sassaiola


mercoledì 18 aprile 2018

Macron: che faccia tosta!

Da: La Repubblica.it

Macron: "Fermare egoismi, rischio guerra civile europea". Juncker: "Siamo 27, non solo francesi e tedeschi"



Macron: "Fermare egoismi, rischio guerra civile europea". Juncker: "Siamo 27, non solo francesi e tedeschi"
Il presidente francese Emmanuel Macron al Parlamento Europeo (afp)

Il presidente francese all'Europarlamento per rilanciare la Ue. Ottanta iniziative in vari ambiti, dalla zona Euro al programma Erasmus, fino alla tassazione dei giganti digitali. Ma deve incassare la frecciata del presidente della Commissione.
Suvvia! Un po' di autocritica non farebbe male prima di aprire bocca!
Parla di egoismi lui che rappresenta la Francia!
La Francia che ha negato all'Italia l'acquisto di una Società Elettrica francese: 27/02/2006
Prodi interviene sul caso Enel-Suez: «Quello che è successo in questi giorni dimostra mancanza di reciprocità»
ROMA - «Non è possibile avere in Europa mancanza di reciprocità e quello che è successo in questi giorni dimostra mancanza di reciprocità». Lo dice Romano Prodi parlando della vicenda che ha stoppato la scalata di Suez da parte di Enel. «Non è mica solo un problema di violazioni di legge - ha aggiunto il leader dell'Unione - reciprocità vuol dire leggi che siano rispettose dei diritti di tutti e comportamenti che siano rispettosi dei diritti di tutti i paesi. Non c'è mica solo al violazione di legge...». Anzi, su un eventuale violazione- puntualizza il leader dell'Unione- «non mi pronuncio perchè non è la mia funzione, ma non è possibile avere sempre una situazione in cui un paese sia oggetto di acquisizioni e l'altro invece protagonista di acquisizioni».
E vogliamo parlare del fatto recente dei Cantieri francesi?

La Francia ha deciso di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire

L'accordo con Fincantieri, che avrebbe dovuto acquistare due terzi delle azioni della società navale, è saltato. (La Repubblica.it)


E vogliamo ricordare i respingimenti a Ventimiglia di gente africana in gran parte proveniente da Paesi ex colonie francesi e attualmente alcuni ancora protettorati?

E Macron ci viene a parlare di egoismi?
Si guardasse allo specchio la mattina!