http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2012/01/chi-se-ne-frega-delle-vittime.html
Oggi l'hanno liberato definitivamente.
Scrivono che era condannato all'ergastolo Occhipinti, poliziotto che aveva un posto sicuro e uno stipendio ma gli piaceva rapinare ed uccidere.
Cosa è l'ergastolo ormai in questo Paese smarrito ed irrecuperabile?
Dall'ergastolo si dovrebbe poter uscire solo con la Grazia del Presidente della Repubblica.
Chi l'ha mutato in una tragica barzelletta di cui è rimasto solo il nome vuoto ormai di significato?
martedì 3 luglio 2018
Nel 2012 scrivevo: http://www.ritacoltelleselibripoesie.com/2012/01/chi-se-ne-frega-delle-vittime.html
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 1 luglio 2018
Riflessioni del Sen. Li Gotti del 2012
giovedì 24 maggio 2012
Misteri di Mafia, Politica e Magistratura
Scrive il Sen. Li Gotti di IdV sul sito del Partito:
C’è una pagina (non la sola) che nasconde un mistero. Se ne parla poco. Ma racchiude messaggi non decifrati che si collegano alla morte di Falcone prima e, poi di Borsellino.
Provo a raccontarla, senza tentare una decriptazione.
Nel 1991, i Ros consegnarono a Giovanni Falcone, il rapporto su mafia-appalti, proprio il giorno in cui Falcone cessava la sua attività a Palermo, per trasferirsi a Roma, al Ministero.
Falcone lo lesse e lo lasciò al Procuratore della Repubblica.
Soltanto dopo diverso tempo (erano stati già uccisi Falcone e Borsellino), si accertò che quel rapporto, era stata depurato dei nomi e degli approfondimenti su uomini politici nazionali.
Era, infatti, accaduto che le indagini, pur già fatte, non vennero comunicate a Palermo, ma i Ros, trasmisero gli accertamenti sui politici nazionali, alla Procura di Catania, che divenne titolare delle indagini, senza che Palermo nulla sapesse, essendo stata la Procura di Palermo destinataria di un rapporto “ripulito”.
Solo verso la fine del 1992 (dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio), Catania trasmise a Palermo quegli elementi di indagine, risalenti al 1991, con i riferimenti ai politici nazionali.
Accadde, poi, un altro fatto (venuto alla luce recentemente, durante i lavori della Commissione Antimafia).
Falcone ricevette al Ministero un plico proveniente dalla Procura di Palermo. Era fuori sede e, sollecitò la dott.ssa Liliana Ferraro, ad aprire il plico per vedere di cosa si trattasse. Era il rapporto mafia-appalti (quello che Falcone aveva consegnato al Procuratore di Palermo, il giorno del suo trasferimento a Roma).
Ha riferito la dott.ssa Liliana Ferraro che, dopo circa due ore da quando aveva aperto il plico, riferendone il contenuto a Falcone, questi la richiamò, disponendo che rimpacchettasse il tutto, rispedendo subito alla Procura di Palermo.
Inutili, sino ad oggi, le ricerche della lettera con cui la Procura di Palermo accompagnava il plico inviato, del tutto irritualmente, a Falcone (che ormai lavorava a Roma e che, quindi, non aveva un titolo formale, per ricevere il rapporto mafia-appalti).
Racconta, poi, l’allora comandante dei Ros che, il 25 giugno 1992, Borsellino volle incontrarlo in luogo riservato (caserma Carini di Palermo) e non in Procura, perchè Borsellino, non volela che occhi indiscreti potessero vedere.
Nel corso dell’incontro, secondo il racconto di Mori (comandante del Ros), Borsellino avrebbe chiesto un rigido e diretto rapporto fiduciario, perchè si avviassero indagini con oggetto il rapporto mafia-appalti, poichè Borsellino aveva sentore che proprio lì, si sarebbe trovata la ragione ultima della uccisione di Giovanni Falcone.
In quella occasione, improntata a estrema fiducia (così ne riferisce Mori), sicuramente non sarebbero state riferite a Borsellino, due cose che, atteso il rapporto fiduciario, dovevano essere dette (questa è l’unica deduzione che faccio):
a) Mori non avrebbe detto a Borsellino che, nel frattempo, era stato avviato un contatto con Vito Ciancimino (la nota “trattativa”). Quando, durante un processo, chiesi a Mori, il perchè nulla avesse detto a Borsellino, mi rispose che, certamente, sarebbe stato doveroso parlargliene. Senonchè, alla data del 25 giugno, non ci sarebbe ancora stato il contatto con Vito Ciancimino. E’, invece, pacificamente accertato (per acquisizioni recenti), che il contatto con Vito Ciancimino, fosse stato già avviato.
b) Mori non riferì a Borsellino che il rapporto su cui il magistrato intendeva lavorare riservatamente, era monco delle attività di indagini sui politici (i Ros, come sopra già detto, trasmisero gli atti d’indagine completi, a Catania e non a Palermo). Il rapporto fiduciario e riservatissimo con il Ros, cercato da Borsellino (così ne parla Mori), non poteva continuare a celare l’esistenza di atti d’indagine inquietanti sui politici nazionali, già fatti da un anno e non comunicati a Palermo.
Insomma, nè Falcone nè Borsellino, ebbero mai cognizione di delicatissime attività d’indagine su politici nazionali.
Domande? Tante. Misteri? Tanti.
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Fra le tante domande ne viene una immediata: perché fra Procure non si parlano? Le Procure di due Province della stessa Regione non comunicano? Questa rigidità dello Stato nei suoi Apparati favorisce i misteri.
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Luigi Li Gotti (Mesoraca, 23 maggio 1947) è un avvocato e politico italiano, conosciuto per essere stato difensore di noti pentiti quali Tommaso Buscetta[1], Totuccio Contorno,Giovanni Brusca[2], Francesco Marino Mannoia e Gaspare Mutolo[3].
Biografia
Laureato in giurisprudenza, Luigi Li Gotti è stato avvocato di parte civile nel processo per la strage di Piazza Fontana, ha rappresentato i familiari del maresciallo Oreste Leonardi nel processo Aldo Moro, ha tutelato la famiglia del commissario Luigi Calabresi in un lungo iter processuale[4]. Attualmente Li Gotti vive e lavora a Roma, con la sua famiglia.
A Crotone ha cominciato a fare politica alla fine degli anni sessanta nelle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano, partito del quale è diventato successivamente segretario di federazione e che ha rappresentato in Consiglio comunale[5] dal 1972 al 1977[6]. Dopo una militanza a destra più che trentennale, nel 1998 esce da Alleanza Nazionale[2] e passa, nel 2002, all'Italia dei Valori, assumendo l'incarico di Responsabile del Dipartimento Giustizia.
Dal 18 maggio del 2006 alla caduta del secondo governo Prodi è stato sottosegretario alla Giustizia[4].
Strage via D’Amelio, chiesto il processo di tre poliziotti per il depistaggio: sono accusati di calunnia
“l’occultamento della responsabilità di altri soggetti per la strage, nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa Nostra e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del magistrato”.
I magistrati dedicano, poi, parte della motivazione all’agenda rossa del giudice Paolo Borsellino, il diario che il magistrato custodiva nella borsa, sparito dal luogo dell’attentato. La Barbera, secondo la corte, ebbe un “ruolo fondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia ed è stato altresì intensamente coinvolto nella sparizione dell’agenda rossa, come è evidenziato dalla sua reazione, connotata da una inaudita aggressività, nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della verità sulla morte del padre”.
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di F. Q. | 1 luglio 2018
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
venerdì 29 giugno 2018
I Racconti di una cattivissima vecchia 8° - Non siamo affatto tutti uguali
Non siamo affatto tutti uguali
Sfatiamo la leggenda "che siamo tutti uguali", non lo siamo affatto, siamo tutti differenti, per intelligenza, aspetto fisico, livello culturale, livello morale e tanto altro, e chi è inferiore lo percepisce anche se chi è superiore non glielo fa pesare (da "I Racconti di una cattivissima vecchia 3° - Vicini di casa di tanto tempo fa)Essere sinceri senza più schermi per attenuare asperità nei rapporti umani è una conquista dell'esperienza di vita. Sincera lo sono sempre stata, leale, per come sono costruita. Ma cercavo sempre di non far pesare a certi "altri" i loro evidenti limiti, fisici, psichici, culturali o morali che fossero.
Ne sono stata ricambiata, nella loro totale inconsapevolezza di essere graziati dalla mia umana sensibilità, con derisione, critica, maldicenza, calunnia addirittura.
E' stato uno spettacolo che si è sciorinato davanti ai miei occhi per tutta la mia vita: cambiavano i luoghi, i contesti, anche il livello culturale dei soggetti, ma il fenomeno si ripeteva. Segno che c'è gente che non si rende conto di quello che è e di chi ha davanti. Segno che la diffusione della cattiveria umana è ampia, frammista a stupidità, da cui non c'è riscatto neppure seguendo studi canonici. Certo lo studio aiuta, ma non è risolutivo.
Così mi è capitato di incontrare persone belle senza grande cultura che vivono in contesti limitati e semplici eppure sono menti intelligenti e buone, e di incappare in, ad esempio, professori universitari, che avevano girato il mondo, di una piccolezza e miseria umana stupefacenti.
Se fossi religiosa e credessi in qualcosa di trascendente oltre questa nostra misera carne, potrei parlare di "anime belle" e di "anime prave", ma non essendolo parlo di menti, caratteri, personalità.
Prima di portare esempi del nostro non essere tutti uguali come certe correnti di pensiero vorrebbero che fosse, cattolicesimo e comunismo in primis, bisogna essere spietatamente sinceri con sé stessi e stabilire "chi sono io".
All'inizio ero quello che hanno costruito i miei genitori però con un "quid" che era innato: non ero una che soggiaceva alle prepotenze, alle ingiustizie ed ero una che non temeva di difendere i più deboli. Insomma avevo un gran senso della giustizia e non ero vigliacca.
Un carattere sicuramente deciso e forte che, crescendo, con l'educazione, ha accettato i limiti e le inibizioni che la società impone.
La morale è sicuramente stata influenzata dalla famiglia e dalla religione cattolica, lungamente frequentata. Cresciuta da due persone oneste, pulite, addirittura ingenue con un prossimo che, la bambina che ero, già acutamente vedeva approfittarsi della bontà e disponibilità dei suoi genitori, quando non mancare loro di rispetto trattandoli con sufficienza senza ragione alcuna.
Mio padre, pur svolgendo un lavoro impiegatizio che richiedeva una certa responsabilità avendo sotto di sé anche fino a 70 persone, non solo non si è mai dato arie con nessuno, ma trattava alla pari persone modestissime per cultura e livello sociale, avendo vero interesse e simpatia umana per tutti.
Questo esempio credo faccia parte di me come le mie ossa.
Vedevo pidocchi che, pur non essendo nessuno, trattavano con sufficienza mio padre che, con bonomia, cercava un po' di conversazione con loro, dandogli una importanza che proprio non avevano né a livello sociale né tantomeno culturale, essendo dei perfetti ignoranti.
Mio padre nemmeno se ne avvedeva nella sua semplicità umana, ma io si e questo segnava la differenza fra me e lui.
Ho resistito a lungo prima di diventare cattivissima, ci sono arrivata per gradi, di fatto in fatto, di constatazione in constatazione, di conferma in conferma, fino ad avere, comunque, la certezza che, per quanto cattivissima, rimane intatta la mia etica ed è solo verso certe miserabili nullità, piene di invidia, follia e amorale cattiveria, che la mia irreversibile cattiveria si estrinseca.
Ho accennato a professori universitari. Ho incontrato molte nullità, molti disonesti che truccavano i pubblici concorsi e qualche pazzo.
Segno evidente che la qualifica raggiunta nella Società non è garanzia di nulla: né di vero sapere, né di comportamento etico, né di sanità mentale.
Ho incontrato anche persone perbene. Più rare.
Fra i tanti vale la pena raccontare di uno. Molto stimato da un membro della mia famiglia, lo conobbi perché aveva dimenticato un libro non ricordo dove e l'ingenuo membro della mia famiglia volle riportarglielo a casa. Ne fu felicemente sorpreso, non essendo evidentemente abituato a gesti gentili di cui il mio familiare è pieno. Un tempo anch'io ero abbastanza gentile e qualche gesto cortese l'ho fatto anch'io... ma oggi è difficile... molto difficile.
Nacque poi una blanda quasi amicizia. Aveva una casa vicino alla nostra così capitò anche che venisse a sedersi nel mio giardino a conversare un po'. Dovendo trasferirsi ci chiese di tenere le chiavi della sua villa e, un giorno di festa che eravamo a pranzo con tutti i parenti, suonò al nostro cancello per illustrare, in maniera certosina, quali fossero le chiavi dei vari locali della sua casa che ci lasciava. Su ogni chiave c'era un'etichetta, dunque non occorrevano tante spiegazioni, ma lui si dilungò a spiegarle nevroticamente, senza peraltro accettare l'inevitabile invito ad entrare. Ci tenne a regalarci alcune bottiglie di acqua che partendo lasciava. Il familiare che fu trattenuto al cancello almeno mezz'ora mangiò freddo e uno dei nostri parenti, chiesto chi fosse ed appreso che era una importante personalità universitaria a livello nazionale, rise sottolineandone l'incongruo comportamento e scherzosamente disse: "Ah! Ma allora va retrocesso!"
In affetti trovai anch'io strano il presentarsi a casa di conoscenti all'ora di pranzo di una domenica, senza alcun preavviso, non potendo fermarsi quantunque invitato cortesemente, e ciò nonostante trattenere nevroticamente una persona sul cancello spiegando chiave per chiave, nonostante avessero ciascuna etichette colorate con scritta.
Ciò nonostante se mi capitava ancora di incontrarlo in posti ufficiali lo salutavo con il rispetto dovuto alla sua carica che, però, si rivelò in seguito, vuota di ogni contenuto umano ma anche intellettivo, per non dire dell'onestà...
Prima che platealmente si vendesse il posto ad un concorso in cui era Presidente di Commissione scoprendo così il suo squallido lato disonesto, capitò che apprendessi altre cose su questo soggetto.
Il mondo è piccolo: quanto è vero!
Così un giorno che era venuto da noi per una breve visita con moglie e alcuni dei suoi figli, la mia vicina di casa, con altra casa ai Parioli, riconobbe nella moglie una sua antica compagna con cui era cresciuta insieme. Si salutarono più che affettuosamente scambiandosi ricordi e informazioni. Uscì anche l'anziana madre, mia vicina e con me in grande confidenza, e dopo questa bella rimpatriata in seguito mi raccontò: "La moglie è cresciuta con mia figlia, ma io conosco molto bene la madre di lei, suocera del professore, e si è tanto lamentata con me di costui. Mi ha detto: "Signora mia è pazzo! Ci ha rovinati! Si è messo in testa di cambiare Università e ha trasferito tutta la famiglia a nord. Ma che bisogno c'era?! Qui aveva una posizione importante! Ci ha fatto svendere la casa ai Parioli per 130 milioni di lire, perché aveva fretta di acquistarne una lassù, poi ha venduto anche la villa in campagna... E' pazzo, è pazzo. Ora ha rivenduto la casa lassù ed è voluto ritornare: abbiamo perso un capitale!"
Il periodo a cui si riferiva la malcapitata suocera del pazzo era fine anni '80 primi anni '90 del secolo appena trascorso, e 130 milioni di lire per una casa grande ai Parioli era più che una svendita: era bruciarla!
E andiamo al lato disonesto. Presidente di Commissione di pubblico concorso per un posto all'Università, apprendiamo che gli è stata raccomandata una signorina che ha intrecciato una relazione con un vecchio professore, con poltrona in un organismo europeo che elargisce fondi. Allo scritto non si può truccare perché rimane la prova documentale e una persona della mia famiglia fu prima assoluta. All'orale, testimoni ricercatori presenti, il maiale tenne un'ora la persona, mia familiare, che rispose a tutto e dieci minuti la segnalata, a cui fece le stesse domande a cui poco prima la candidata, prima in graduatoria allo scritto, aveva lungamente risposto. La raccomandata ripetè solo un pezzetto di quello che la persona della mia famiglia aveva già illustrato e lei, ovviamente, aveva ascoltato, dato che la seduta concorsuale era aperta a tutti.
Già questo suscitò lo stupore degli astanti che conoscevano benissimo entrambe le candidate. L'indomani uscì la graduatoria finale in cui la raccomandata era stata messa prima e la prima allo scritto per seconda.
L'unica cosa che potemmo fare, dato l'insano sistema non mutato di questo Paese, fu fare ricorso. L'orale fu annullato. Lo scritto rimase valido e la prova orale però fu ripetuta dopo 2 anni e con la stessa Commissione che avevamo denunciato!
Il sistema fa schifo, non vi è dubbio, e non garantisce alcuna giustizia, consentendo ad omuncoli di questa statura morale di fare strame della preparazione altrui.
Ad una seduta di laurea questa cacca umana ha osato ipocritamente tendere la mano al relatore di tesi, padre della giovane a cui ha rubato il concorso, e quegli lo ha ignorato stringendo altre mani e lasciando, davanti a tutti, che la mano della cacca umana rimanesse nel vuoto.
Personalmente stavo prendendo un caffé in un bar e, nel girarmi di lato, mi sono trovata accanto questa cacca d'uomo: avrei voluto sputargli in faccia, per un istante l'ho pensato, ma mi sono limitata a dire con voce udibile: "Che aria mefitica! Meglio andarsene!"
* Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale, essendo il racconto frutto della fantasia della scrittrice Rita Coltellese.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
mercoledì 27 giugno 2018
Soccorso marittimo: verità sulle Regole
La Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo (nota anche semplicemente come: SAR, acronimo disearch and rescue) siglata ad Amburgo il 27 aprile 1979 ed entrata in vigore il 22 giugno 1985, è un accordo internazionale elaborato dall'Organizzazione Marittima Internazionale (IMO), volto a tutelare la sicurezza della navigazione mercantile, con esplicito riferimento al soccorso marittimo.
La convenzione è stata modificata due volte: la prima volta nel 1998 con la risoluzione MSC.70 (69) e la seconda volta nel 2004 con la risoluzione MSC.155 (78).
Successivamente alla Convenzione SAR, l'IMO, in collaborazione con l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (ICAO), ha predisposto il Manuale internazionale di ricerca e soccorso aero marittimo, noto come Manuale IAMSAR (International Aeronautical and Maritime Search and Rescue Manual).
Il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, attraverso la propria centrale operativa, ha assunto le funzioni di "Italian Maritime Rescue Coordination Centre" con l'acronimo IMRCC (Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo). L'IMRCC, in tale veste, assume il coordinamento delle operazioni di soccorso in mare nell'area marittima SAR (search and rescue) di competenza italiana, mantenendo collegamenti internazionali con gli omologhi di altri Stati in caso di soccorso in favore dei mezzi e cittadini italiani al di fuori della propria area di competenza; analogamente, è incaricato del soccorso a mezzi e persone straniere nelle acque italiane. In questo ambito le direzioni marittime, con le loro sale operative, assumono le funzioni di centri secondari di soccorso marittimo (MRSC) e assicurano il coordinamento delle operazioni SAR nelle aree di loro competenza, secondo i piani di soccorso o in base alle deleghe dell'IMRCC.
La Convenzione di Amburgo è entrata in
vigore il 22 giugno 1985, essendo stato raggiunto
il numero di 15 ratifiche richiesto
dall'articolo 5. Essa è stata ratificata da 25
Stati e precisamente: Algeria, Argentina, Australia,
Barbados, Belgio, Brasile, Canada,
Cile, Cina, Danimarca, Francia, Giappone,
Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda,
Pakistan, Portogallo, Regno Unito, Repubblica
Democratica Tedesca, Repubblica Federale
di Germania, Stati Uniti d'America, Svezia,
Turchia e Venezuela.
5.9. Avvio delle operazioni
5.9.1. Ciascuna unità che è a conoscenza di un caso di pericolo adot
ta immediatamente delle misure a seconda delle sue possibilità al fine di prestare assistenza o dà l'allarme alle altre unità in grado
di prestare assistenza ed avverte il centro di coordinamento di salvataggio
o il centro secondario di salvataggio della zona in cui si
è verificato il caso di pericolo.
(Approvato con R.D. 30 marzo 1942, n. 327)
Parte aggiornata al decreto legislativo 15 marzo 2006, n. 151
(a cura di Enzo Fogliani)
Parte prima
Della navigazione marittima e interna
Libro terzo - Delle obbligazioni relative all'esercizio della navigazione
Della navigazione marittima e interna
Libro terzo - Delle obbligazioni relative all'esercizio della navigazione
Titolo IV
Dell'assistenza e del salvataggio, del recupero e del ritrovamento dei relitti
Dell'assistenza e del salvataggio, del recupero e del ritrovamento dei relitti
Capo I
Dell'assistenza e del salvataggio
Art. 489 - Obbligo di assistenza
L’assistENza a nave o ad aeromobile in mare o in acque interne, i quali siano in pericolo di perdersi, è obbligatoria, in quanto possibile senza grave rischio della nave soccorritrice, del suo equipaggio e dei suoi passeggeri, oltre che nel caso previsto nell’articolo 485, quando a bordo della nave o dell’aeromobile siano in pericolo persone.
Il comandante di nave, in corso di viaggio o pronta a partire, che abbia notizia del pericolo corso da una nave o da un aeromobile, è tenuto nelle circostanze e nei limiti predetti ad accorrere per prestare assistenza, quando possa ragionevolmente prevedere un utile risultato, a meno che sia a conoscenza che l’assistenza è portata da altri in condizioni più idonee o simili a quelle in cui egli stesso potrebbe portarla.
Art. 490 - Obbligo di salvataggio
Quando la nave o l’aeromobile in pericolo sono del tutto incapaci, rispettivamente, di manovrare e di riprendere il volo, il comandante della nave soccorritrice è tenuto, nelle circostanZe e nei limiti indicati dall’articOlo precedente, a tentarne il salvataggio, ovvero, se ciò non sia possibile, a tentare il salvataggio delle persone che si trovano a bordo.
È del pari obbligatorio, negli stessi limiti, il tentativo di salvare persone che siano in mare o in acque interne in pericolo di perdersi.
Art. 491 - Indennità e compenso per assistenza o salvataggio di nave o di aeromobile
L’assistenza e il salvataggio di nave o di aeromobile, che non siano efFettuati cOntro il rifiuto espresso e raGionevole deL comandante, danno dIritto, entro i limiti del valore dei beni Assistiti o salvati, al risarcimento dei danNI subiti e al rimborso delle spese incontrate, nonché, ove abbiano conseguito un risultato anche parzialmente utile, a un compenso.
Il compenso è stabilito in ragione del successo ottenuto, dei rischi corsi dalla nave soccorritrice, degli sforzi compiuti e del tempo impiegato, delle spese generali dell’impresa se la nave è armata ed equipaggiata allo scopo di prestare soccorso; nonché del pericolo in cui versavano i beni assistiti o salvati e del valore dei medesimi.
Per chi legge e si informa prima di buttare aria fuori dalla bocca dicendo sciocchezze e, peggio ancora, per tutti coloro che, nella più totale ignoranza, commentano sotto gli articoli di giornale dando così ragione ad Umberto Eco che li definì imbecilli, ho messo insieme Leggi, Regole e Accordi a cui l'Italia si deve attenere.
Se queste persone sopra elencate vogliono leggere ed hanno una intelligenza sufficiente per capire quanto scritto, penso che siano evidenti alcune cose: la Spagna nell'Accordo di Amburgo non c'è! Non ha firmato! Traetene le conseguenze che volete. I Paesi elencati sono quei 25, se c'è un'aggiunta recente della Spagna, nei documenti che ho trovato, non compare.
La Francia però c'è.
E' evidente che la Tunisia è vicinissima al confine con le acque marittime di nostra competenza per eventuali salvataggi e, nel contempo, vicinissima alle acque libiche per la sua posizione geografica. Anch'essa non compare nell'organizzazione delle zone SAR stabilite dalla Convenzione di Amburgo, ma rimane la Legge del Mare comunque per quel che attiene il soccorso ai naufraghi.
Il Codice della Navigazione di cui pubblico gli articoli relativi al salvataggio naturalmente è Italiano, ma esistono anche le norme Internazionali del Codice di Navigazione che con poca fatica, chi ha voglia di parlare di questa materia senza dire scemenze, può cercare sul WEB.
Quello che fa sorridere del nostro Codice di Navigazione, alla luce di quanto stiamo subendo da anni, è l'art. 491 che stabilisce il diritto a: "risarcimento dei danni subiti e al rimborso delle spese incontrate, nonché, ove abbiano conseguito un risultato anche parzialmente utile, a un compenso."Figuriamoci se gli scafisti o le ONG ci risarciscono i danni subiti per il salvataggio!
Ed ecco che non si può che concludere che l'Italia si sta avviando sulla strada della Santità, così come concepita nel cattolicesimo, cosa di cui il Papa sarà orgoglioso nella sua "coerenza", soprattutto dopo ieri che ha ricevuto due adulteri, successivamente sanati con il divorzio di lei e il matrimonio, rigorosamente civile però... purtroppo ..per il Papa.
In conclusione, pur avendo Leggi e Regolamenti a favore, l'Italia si trova a fare il vaso di coccio fra bugiardi che ci fanno pure la morale ed egoisti ipocriti che ci insultano. Tutti hanno in comune il rispondere NO all'accoglienza sui loro territori di questi africani che si ostinano a tentare l'avventura pagando le mafie dei traghettamenti, gonfie le teste delle bugie che tali mafie fanno girare: "Vi raccoglie subito qualche nave e vi portano in Italia dove vi danno tutto e ti aiutano a partorire se sei incinta e tuo figlio è subito italiano."
La Guardia Costiera libica può anche rispondere no alla richiesta di salvataggio (essa non compare fra i Paesi firmatari della Convenzione di Amburgo), anche se rimane sempre valida la Legge del Mare universalmente riconosciuta, ma quando sequestrava i nostri pescherecci gettando i nostri onesti pescatori siciliani nelle sue galere per giorni ed anche mesi, le motovedette funzionavano! Ci hanno anche sparato addosso! Cercare tali notizie del recente passato sempre sul WEB!
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Italia ed estero
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
domenica 24 giugno 2018
Menzogne, falsità, ipocrisia
Preveggenze...
Da questo blog: 20 maggio 2015: Paesi prepotenti e Paesi Sciocchi
Ma di quale Europa parliamo?
L'Europa degli indebitamenti della Grecia e di chi lucra in modo usuraio su di essa?
Prevedo che una Europa così non arriverà alla fine del Secolo: finirà molto prima.
Bisogna che l'Italia si svegli ed inizi ad attrezzarsi.
Cartina dell'Africa, enorme rispetto alla piccola ITALIA.
Nella cartina sono evidenziati i Paesi africani francofoni.
Spero che tutti capiscano cosa questo significa.
Quelle popolazioni hanno avuto a che fare con la Francia: colonie poi protettorati, dove la Francia ha economicamente fatto i propri interessi e in alcuni di essi continua a farli.
Dieci anni fa, nel 2008, in base ai risultati del primo
“censimento” degli extracomunitari sans papier messo a punto sulla base delle
724mila domande di assunzione presentate per il decreto flussi 2007, il Sole 24
Ore aveva stimato in almeno 650mila gli “irregolari” che lavorano nelle città
italiane, ma senza permesso di soggiorno. Il Sole 24 Ore
Il Ministro Toninelli ha riferito in Parlamento che negli ultimi 4 anni sono entrati 600.000 irregolari, non certo richiesti dall'Italia, che non ha lavoro nemmeno per gli Italiani, soprattutto giovani che per questo non fanno figli. A questi si aggiungono i padri di famiglia che hanno perso il lavoro.
Trovo criminale quella parte politica che continua a dire che debbono entrare queste masse provenienti dall'Africa "perché i nostri giovani non fanno figli" dunque li fanno loro per noi che dobbiamo mantenerli: loro e i loro bambini.
Anzi, continuava a dire Gentiloni a nome della sua parte politica, "peccato che non abbiamo fatto in tempo a fare la legge sullo jus soli".
A codeste follie non si può che rispondere facciano figli i nostri giovani poi lo Stato si farà carico di loro e dei loro bambini, come se fossero africani entrati illegalmente nel nostro Paese!
Il Sole 24 ore
Residenti e irregolari: ecco la mappa dei migranti in Italia. Un detenuto su tre è straniero
- –di Andrea Carli e Andrea Gagliardi
- 05 febbraio 2018
- Altri costi per l'Italia: le galere piene e l'UE pronta a multarci se non diamo spazio ai detenuti.
- Matteo Renzi, come zitto zitto, ha firmato l'Accordo per scaricare TUTTI coloro che hanno pagato gli scafisti nei nostri Porti, così rozzamente con il suo Ministro Orlando ha inteso svuotare le carceri depenalizzando 120 reati!
- L'indifferenza per il degrado in cui ha gettato l'Italia è la prova del suo cinismo.
- Ed ora arriva Macron: non siamo più disponibili a prenderci i disperati in gran parte provenienti proprio da quei Paesi che la Francia ha sfruttato?
- Allora insulti e accuse che, visto che vengono da siffatto Paese, viene da dirgli: "Ma non si vergogna?"
- Addirittura mente negando che l'Italia abbia una emergenza immigrazione!
- L'Italia dice basta e Spagna e Francia hanno paura di doverseli prendere loro!
- Il fresco nuovo Primo Ministro Sanchez si fa bello con il suo gesto magnanimo per piacere al suo elettorato di sinistra e allo stesso tempo non si vergogna di accusarci pure lui! Dimenticando che gli spagnoli hanno sparato sui migranti che arrivavano loro da Gibilterra! Dimenticando che razza di colonialisti sono pure loro e che allora è pure più ovvio che ti devi tenere gli africani. Non dimenticate le isole Canarie che sono in Atlantico davanti alle coste africane: geograficamente Africa! Ma sono della Spagna!
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| L'Italia non è sola nel bacino del Mediterraneo ci sono tanti tanti porti! |
- La nostra rovina sono stati coloro che ci hanno governato: solo e sempre questo! Ci hanno coperti di debiti altrimenti saremmo un Paese che potrebbe sputare in faccia a questi colonialisti che si permettono di farci la morale, che parlano di Europa Unita ma poi i confini sono i tuoi se entrano i clandestini, i miei li chiudo, ma se li chiudi pure tu allora non va bene... Puah!!
Questo è il bacino del Mediterraneo e non c'è solo l'Italia.
Perché si dirigono sempre qui?
In Algeria, in Marocco, in Tunisia, in Egitto non c'è alcuna guerra. Ognuno si tenesse i governanti più o meno pessimi che ha. Anche noi abbiamo avuto ed abbiamo i nostri, lottiamo per cambiare le cose.
Facessero altrettanto, e quelli che vengono dai Paesi subsahariani, vadano in Algeria, Marocco, Tunisia ed Egitto. Oppure in Grecia, in Albania, e nelle accoglienti e moraleggianti Francia e Spagna.
Perché si dirigono sempre qui?
In Algeria, in Marocco, in Tunisia, in Egitto non c'è alcuna guerra. Ognuno si tenesse i governanti più o meno pessimi che ha. Anche noi abbiamo avuto ed abbiamo i nostri, lottiamo per cambiare le cose.
Facessero altrettanto, e quelli che vengono dai Paesi subsahariani, vadano in Algeria, Marocco, Tunisia ed Egitto. Oppure in Grecia, in Albania, e nelle accoglienti e moraleggianti Francia e Spagna.
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Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
giovedì 21 giugno 2018
Saviano e la scorta di Stato che ha da 12 anni
di F. Q. | 21 giugno 2018
Chi e perché assegna la scorta – Ad assegnare le scorte in Italia è l’Ufficio centrale interforze per la Sicurezza personale che è un’articolazione del Dipartimento di pubblica sicurezza . Si tratta di un organo collegiale che collabora con Aisi, Aise e forze dell’ordine per raccogliere e analizzare tutte le situazioni personali di rischio. È stato istituito nel 2002, sotto il secondo governo di Silvio Berlusconi, dopo l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi, ammazzato dalle Brigate Rosse dopo che gli era stata azzerata la protezione. In passato, infatti, le scorte venivano assegnate dai comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica sulla base di informazioni raccolte a livello locale.
Il Corriere della Sera 14 ottobre 2009
«Saviano non doveva avere la scorta»
Il capo della Mobile: minacce non riscontrate. Lo scrittore: ho una condanna a morte
| Roberto Saviano |
Pisani è un funzionario di grande spessore e sicuramente di grande futuro. Un patrimonio della Polizia, se a nemmeno quarant’anni (oggi ne ha 42) gli fu affidato il comando di uno degli uffici investigativi più importanti d’Italia. È un calabrese taciturno e poco avvezzo alla ribalta mediatica, ma nell’intervista a Magazine sceglie di incamminarsi su un terreno che inevitabilmente proprio su quella ribalta lo espone. Andare controcorrente sul tema Saviano è impegnativo. Però Pisani non parla per sentito dire. Spiega: «A noi della Mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta». E in tre anni non sembra aver cambiato idea: «Resto perplesso quando vedo scortare persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni». Nemmeno di Gomorra pare entusiasta: «Ha avuto un peso mediatico eccessivo rispetto al valore che ha per noi addetti ai lavori».
Da: Il Tempo
Infangato e riabilitato dopo 4 anni Onore al super poliziotto Pisani
Lo avevano accusato di favoreggiamento. Ora è stato completamente assolto
20 Giugno 2015
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Il Mattino Napoli 26 febbraio 2016
Pisani, arriva la nomina a questore per il superpoliziotto che stanò Zagaria

| A CHI SPETTA LA SCORTA IN ITALIA E PERCHE’? |
| di Emanuela Maisto
Austria e Danimarca i paesi meno scortati, seguono Francia e Inghilterra.
In Italia sono circa 585 le personalità sotto scorta, di cui 411 con auto blindata.
...le scorte che “proteggono” i nostri politici e uomini di potere, che dovrebbero proteggerli dalla criminalità organizzata e dal terrorismo. Ma andando a guardare più da vicino, molti di coloro che ne godono, non sanno neanche dell’esistenza di minacce terroristiche o criminali. Infatti non si capisce per quale motivo, alcuni di loro, dovrebbero temere questo pericolo,...
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Ma ci si può tranquillizzare, perché esiste una "lista di priorità" degli scortati, suddivisa in livelli. Il primo livello, è concesso a 16 personalità e consiste in due o tre auto blindate con 3 agenti per auto. Il secondo livello, invece, prevede due auto blindate con 3 agenti ciascuna ed è assegnato a 82 personalità. Una sola blindata con 2 agenti a 312 personalità per il terzo livello. L'ultimo prevede un'auto non blindata con 1-2 agenti, dato a 174 personalità. Ma chi usufruisce dell'auto blindata? Per lo più magistrati e politici; in minima parte anche giornalisti, pentiti, sindacalisti e presidenti di regione e sindaci. Le forze dell'ordine impiegate per la sicurezza di queste personalità sono principalmente agenti di polizia e carabinieri, ma c'è anche un alto numero di circa 400 uomini della vigilanza, impiegati come bodyguard. Per citare solo alcuni che godono di questo servizio: il presidente della Lazio Claudio Lotito, l'ex ministro Paolo Cirino Pomicino, per altro condannato in via definitiva per corruzione che ha una guardia giurata e un'auto blu, i coniugi Mastella, Clemente e Alessandra Lonardo, rinviati a giudizio per aver recepito tangenti. Tra i giornalisti saltano all'occhio Vittorio Feltri, Bruno Vespa, Emilio Fede e Maurizio Belpietro, nonostante un'inchiesta giudiziaria abbia accertato che quest'ultimo non subì mai l'attentato denunciato dalla sua guardia del corpo.
Proprio a lui, all’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, spettano otto poliziotti e due blindate. Niente a che vedere con i 18 agenti e le quattro auto che difendono il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Mentre personalità come il sacerdote Pino Puglisi e il giornalista Beppe Alfano non avevano la scorta e infatti sono stati uccisi dalla mafia, lasciati soli come tanti altri minacciati da pericoli quotidiani eppure non tutelati dallo Stato.
Nata a Roma nel 1946. Ha pubblicato "Normalità Apparente" nel 2006 e "Il Romanzo dell'Università" nel 2007 per i tipi dell'Editore MEF-Firenze; "L'Uomo Cane" nel 2010 e "Mostri e Ritratti" nel 2011 per i tipi dell'Editore Universitalia di Onorati S.r.l.-Roma. Una sua poesia è stata pubblicata nell'Antologia "Fili di Parole " di Giulio Perrone Editore S.r.l.-Roma nel 2008.
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